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Stellare
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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 05/07/2018, 13:14 
state andando ampiamente fuori tema mi sa.



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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 05/07/2018, 18:21 
rew63 ha scritto:
Al "tempo" do questa definizione:Il tempo è come un signore di una "certa età",egocentrico e narcisista,infastidito perchè "nessuno" lo "notava"
creò esseri intelligenti ,affinché ne ammirassero il suo trascorrere,
perchè senza un'osservatore il tempo non esiste
Ma chi osserva?

La "coscienza" non è assoggettata alla "legge" del tempo se non "dorme".Passato,Presente,Futuro coesistono ancor prima di "nascere"
I "messaggi" numerici hanno trovato riscontro nelle mie esperienze,tre numeri in particolare hanno segnato momenti per importanti
Dapprima non riuscivo a capire "l'apparire" sempre dello stesso numero fino all'avverarsi dell'evento,poi con l'aiuto di una persona capii il significato

La ricapitolazione è molto importante e non si può improvvisare,va fatta in un luogo adatto,da soli, senza che nessuno disturbi,
nella prima fase, bisogna rivivere l'esperienza senza giudicare,da perfetto osservatore,senza emettere opinioni,
nella seconda fase bisogna "identificarsi" nell'evento e fare propria l'emozione che ne scaturi,non importa se negativa o positiva,l'emozione è una,
bisogna "lavorare" su quell'emozione e trasformarla in "fuoco"
Nella terza fase si può interloquire con se stessi,o meglio con la "persona" che a quel tempo compii l'evento, che era molto diversa da quella di adesso,
possiamo "suggerire" anche dei numeri che associamo all'evento,i numeri "sono più "facili" da veicolare" rispetto ad un "lungo discorso"
Con la giusta preparazione può accadere che nella terza fase le " tre coscienze" del passato,presente,futuro "interagiscono " contemporaneamente

Sembra complicato,ma con un po di pazienza si possono ottenere ottimi risultati


Una definizione stupenda, acuta e poetica.
Proverò a cimentarmici seriamente, ti ringrazio davvero molto Rew63 e scusa se ti ho costretto ad andare ot. Scusate tutti.



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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 06/07/2018, 21:06 
argla ha scritto:
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Tornando in topic, segnalo un articolo interessante del Corvo:

Cita:
06 luglio 2018
Scienziato italiano: Siamo stati manipolati geneticamente

Guarda su youtube.com


Caro Diario,
Il biologo Pietro Buffa in questo video presenta interessanti prove della manipolazione del genere umano da parte di qualcuno. Un problema a nostro parere che non appartiene solo al passato.



C’è un gap tra il primo rappresentate del genere umano, l’homo habilis, e quel genere antropomorfico che definiamo astralopitecus. Si teorizza che l’essere umano sia derivato dall’astralopitecus, ma non sappiamo come. L’Homo Habilis sembra spuntato dal nulla con tutte le caratteristiche pronte. Il genere umano ad un certo punto cambia l’assetto cromosomico: tutti gli ominidi avevano 48 cromosomi, 24 coppie, ad un certo punto qualche nostro antenato, comincia ad avere 46 cromosomi, 23 coppie. Quelli che adesso possediamo anche noi, l’homo sapiens.

Non sappiamo nè quando è avvenuto questo cambio cromosomico, nè come sia avvenuto, nè come si sia diffuso.

Le scimmie antropomorfe come l’orango, i gorilla, gli scimpanzè hanno tutti 48 cromosomi che hanno mantenuto per milioni di anni. SOLO l’uomo presenta 46 cromosomi. Dalle ultime ricerche sappiamo che non abbiamo perso quei 2 cromosomi, ma essi si sono fusi in un punto e hanno creato un cromosoma piu’ lungo. Quel che ci differenzia è il cromosoma 2.
Noi umani abbiamo un cromosoma 2 molto lungo, che e' formato dalla fusione dei due cromosomi 2 (2a e 2b) delle scimmie.

Questa situazione si chiama in genetica traslocazione robertsoniana:

i portatori di una traslocazione robertsoniana possiedono un fenotipo normale, ma hanno una più alta probabilità di generare figli affetti da disturbi genetici. Ad esempio, gli individui affetti da traslocazione robertsoniana nel cromosoma 21 hanno un'alta probabilità di generare figli affetti dalla sindrome di Down. Altri disturbi associati alle traslocazioni sono il cancro e l'infertilità sia maschile sia femminile.

I nostri antenati non avevano queste patologie, il cromosoma si è fuso e diffuso senza che questo fatto abbia portato a problemi.
L'unica spiegazione logica e' che, all'improvviso, un intero gruppo abbia subito la mutazione contemporaneamente.
quindi, nella nostra linea evolutiva, a un intero gruppo di nostri progenitori e' stato cambiato questo assetto cromosomico. Ma non sappiamo quale progenitore: potrebbe essere stato l’homo habilis o erectus, in ogni caso qualcuno ha cambiato l’assetto cromosomico umano artificialmente, fin qui Buffa.
Tuttavia vi sono 2 cose che Buffa (e soprattutto Biglino ) non considerano:
le entita' che hanno fatto tutto questo NON sono "extraterrestri", venuti in visita tanto per, o ancora meno "per estrarre oro". Si tratta di Entita' Dimensionali che condividono un intera ecologia con noi

Il processo di trasformazione degli umani e' tuttora in corso.
Come ho documentato in Apocalisse Aliena, i racconti dei cosiddetti "Addotti dagli Alieni" illustrano in maniera consistente che le EME stanno creando una nuova razza umana.
Fonte



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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 07/07/2018, 14:36 
Angel_ ha scritto:
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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 07/07/2018, 15:22 
argla ha scritto:
Come dicevo sopra anche a Rew, adesso non voglio disturbare oltre con un ot ma sarebbe bello, se non avete un topic ad hoc, aprirne uno in futuro in cui raccogliere le preziose indicazioni che mi state dando e magari sviscerarle.
Mi servirebbe un po' di guida perché da sola non so se ce la posso fare... se ti va, se vi va ovviamente [:I]

Di topic ad hoc ce ne sono molti e spesso interconnessi tra loro, ti ho già indicato i maggiori, tuttavia puoi, se vuoi, aprire tu stessa una discussione, puoi scegliere tutto, sezione, titolo, argomento...ma non cercare mai maestri o guide e sopratutto non dire mai più che da sola non ce la puoi fare, nessuno è mai solo e il necessario è già tutto dentro di te!



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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 07/07/2018, 20:34 
Angel_ ha scritto:
sopratutto non dire mai più che da sola non ce la puoi fare, nessuno è mai solo e il necessario è già tutto dentro di te!


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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 12/07/2018, 15:05 
Cita:
Tante culle africane per l'umanità

I primi uomini moderni si sono evoluti in Africa, ma non deriverebbero da un’unica popolazione ancestrale, bensì da diversi gruppi di popolazioni affini evolutesi in regioni ecologicamente differenti e con tratti fisici e culturali alquanto diversi. Le nostre origini sarebbero cioè multiregionali e multiculturali

La nostra specie ha avuto origine in Africa, ma non ha avuto un’unica culla. È invece il frutto del rimescolamento di popolazioni affini che, rimaste separate per lungo tempo in una molteplicità di regioni del continente africano hanno sviluppato caratteri fisici e culturali diversi per poi dar vita a una varietà di meticciati. È la conclusione a cui è giunto un consorzio internazionale di ricercatori che ha effettuato una metanalisi sul complesso di dati paleoantropologici, genetici, archeologici raccolti dalle diverse discipline interessate all’origine della nostra specie. Lo studio è stato pubblicato su “Trends in Ecology and Evolution”.

L’origine della nostra specie è ancora controversa, ma molti ricercatori hanno ipotizzato che i primi esseri umani moderni abbiano avuto origine da un’unica popolazione ancestrale relativamente numerosa, al cui interno sarebbe avvenuto un continuo e intenso scambio di geni e tecnologie, come quelle per la produzione di manufatti in pietra.

Immagine

Manufatti in pietra provenienti dall'Africa settentrionale e meridionale. (Cortesia Eleanor Scerri/Francesco d'Errico/Christopher Henshilwood)
”Le tipologie degli strumenti in pietra e di altri artefatti, la cosiddetta cultura materiale, formano raggruppamenti ampiamente distribuiti nello spazio e nel tempo”, osserva Eleanor Scerri, del Max-Planck-Institut per la storia dell’essere umano e dell’Università di Oxford, coautrice dello studio. “Anche se si osserva una tendenza a livello continentale verso una cultura materiale più sofisticata, questa ‘modernizzazione’ non ha origine in una regione o in un periodo determinati”.

E lo stesso vale per i fossili umani; nel corso degli ultimi 300.000 anni “in tutto il continente vediamo una tendenza alla forma umana moderna, ma diverse caratteristiche moderne appaiono in luoghi diversi in tempi diversi,
e alcune caratteristiche arcaiche erano presenti ancora poco tempo fa”, aggiunge Scerri.

Immagine

sempio di cambiamenti evolutivi della forma del cranio all'interno del lignaggio di Homo sapiens. (Cortesia Philipp Gunz, Max-Planck-Institut per l'antropologia evolutiva)
Infine, anche il confronto fra i modelli genetici che si osservano nelle popolazioni africane attuali, e nel DNA estratto da ossa di africani vissuto negli ultimi 10.000 anni, non depone a favore dell’esistenza di un’unica popolazione umana ancestrale; al contrario, suggerisce collegamenti molto ridotti fra le popolazioni del passato più remoto, con la presenza di “alcuni lignaggi genetici molto antichi e livelli di diversità generale che difficilmente si sarebbero potuti conservare in una singola popolazione ancestrale”, conclude Mark Thomas, dello University College London e co-autore della ricerca.

Secondo i ricercatori, i numerosi e radicali cambiamenti che hanno caratterizzato le condizioni ambientali del continente africano nel passato avrebbero fatto in modo che le popolazioni umane attraversassero molti cicli di isolamento – con un conseguente adattamento locale e lo sviluppo di una cultura materiale propria – a cui avrebbero fatto seguito periodi di mescolamento genetico e culturale.

“L’evoluzione delle popolazioni umane in Africa è stata multiregionale. I nostri antenati erano multietnici. E l’evoluzione della nostra cultura materiale è stata multiculturale”, ha concluso la Scerri. “Dobbiamo guardare a tutte le regioni dell’Africa per capire l’evoluzione umana.”



http://www.lescienze.it/news/2018/07/11 ... 43611/?rss


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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 13/07/2018, 17:54 
Cita:

In Cina i più antichi manufatti creati da Homo


Su un altopiano della Cina centro-settentrionale sono stati trovati manufatti litici risalenti a 2,1 milioni di anni fa e attributi al genere Homo. La scoperta fa così retrodatare la migrazione dei primi ominidi al di fuori del continente africano

Risalgono a circa 2,1 milioni di anni fa i manufatti litici trovati in un sito in prossimità della località di Shangchen, nella Cina centrale. La loro scoperta retrodata di circa 270.000 anni la più antica testimonianza della presenza di rappresentanti del genere Homo al di fuori dell’Africa. A identificarli e datarli è stato un gruppo di ricercatori dell’Accademia cinese delle scienze, di diverse università del paese e della britannica Università di Exeter, che firmano un articolo pubblicato su “Nature”.

Finora le prime testimonianze di ominidi al di fuori dell’Africa provenivano da Dmanisi, in Georgia, dove sono stati ritrovati strumenti e ossa di Homo erectus databili a 1,85 milioni di anni fa. Altri fossili risalenti a un periodo compreso tra 1,5 e 1,7 milioni di anni fa sono stati trovati in Cina e a Java, una delle isole che formano l’arcipelago indonesiano. In assoluto, il più antico reperto fossile attribuito a un ominide del genere Homo finora noto è un mascella rinvenuta nel 2013 nel sito di Ledi-Geraru, nella regione dell’Afar in Etiopia, che risale a circa 2,8 milioni di anni fa.

Finora quindi sembrava che ci fosse un enorme lasso di tempo fa la separazione di Homo da Australopithecus e la sua comparsa al di fuori del continente africano – un milione di anni circa – ma ora questo intervallo inizia a ridursi: i primi ominidi migrarono dall'Africa almeno qualche decina di migliaia di anni prima di 2,1 milioni di anni fa.

Immagine

Uno dei 96 strumenti litici rinvenuti a Shangcheng. (Cortesia Prof. Zhaoyu Zhu)
Accanto alle pietre scheggiate – tra cui nuclei, schegge, raschietti, punte e percussori – Zhaoya Zhu e colleghi hanno trovato anche resti animali, che fanno ipotizzare che alcuni di quegli strumenti possano essere stati usati per macellarli e disossarli, anche se
per una dimostrazione conclusiva di questo uso saranno necessarie ulteriori analisi sui manufatti.

Il sito si trova sul cosiddetto altopiano cinese del Loess, una vasta distesa di circa 270.000 chilometri quadrati, su cui nel corso degli ultimi 2,6 milioni di anni sono stati depositati tra i 100 e i 300 metri di polvere portata dal vento, nota come loess, a cui si alternano strati di altri tipi di suolo. I primi sono indicativi di un periodo dal clima fresco e asciutto, i secondi di un clima più caldo e umido.

Gran parte dei 96 manufatti identificati sono stati trovati prevalentemente in 11 diversi strati di suoli fossili formatisi nei periodi più caldi, che coprono un periodo compreso fra 1,2 e 2,12 milioni di anni fa. La maggior parte dei reperti sono stati ottenuti usando quarziti e altre rocce simili che probabilmente provenivano dai piedi delle montagne Qinling, a una decina di chilometri di distanza dal sito, dai corsi d’acqua che scendono da essi.

“La scoperta - ha osservato Tobin Dennell, coautore dello studio - implica che è necessario riconsiderare il momento in cui i primi esseri umani hanno lasciato per la prima volta l’Africa”.



http://www.lescienze.it/news/2018/07/12 ... 43999/?rss


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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 03/08/2018, 18:52 
Cita:

L'eredità misteriosa dello 'Hobbit' indonesiano


Resta avvolta nel mistero l'eredità genetica dello 'Hobbit', una specie di ominide diffusa nell’isola indonesiana di Flores decine di migliaia di anni fa. Lo scheletro fossile trovato nel 2004 in una grotta sull'isola era stato soprannominato lo "Hobbit" per via delle piccole dimensioni, che ricordano gli amabili personaggi del 'Signore degli Anelli' - ufficialmente il suo nome è Homo floresiensis - Ebbene, secondo uno studio pubblicato su 'Science', il piccolo ominide non sembra avere un legame genetico con i moderni pigmei che oggi abitano l'isola.

La popolazione pigmea curiosamente vive in un villaggio proprio vicino alla grotta di Liang Bua, dove sono stati trovati i fossili. Un team internazionale di scienziati ha mappato e analizzato il genoma di 32 persone del villaggio, a 'caccia' di un legame con l'Homo floresiensis. L'analisi ha rivelato cambiamenti evolutivi associati alla dieta e alla bassa statura nella popolazione pigmea, ma i ricercatori non hanno trovato tracce di elementi genetici che potrebbero provenire dall'Homo floresiensis.

"Se ci fosse qualche possibilità di riconoscere lo 'Hobbit' a partire dai genomi degli esseri umani esistenti" sarebbero state trovate delle tracce precise, "ma non c'è alcuna indicazione di un flusso genetico dallo Hobbit alla popolazione moderna", ha detto Richard E. Green, associato di ingegneria biomolecolare all'University of California di Santa Cruz e fra gli autori dello studio. Finora, nessuno è stato in grado di recuperare del Dna dai fossili di H. floresiensis. I ricercatori hanno quindi analizzato il genoma pigmeo per evidenziare eventuali sequenze di Dna da un'ignota linea umana antica e sconosciuta.

Green e altri studiosi avevano in precedenza recuperato e mappato il Dna da fossili di altri antichi esseri umani - i Neanderthal e l'Homo di Denisova - scoprendo che il genoma di alcune popolazioni moderne include ancora delle sequenze di Dna ereditate da quelle specie ormai estinte. Questi risultati indicano incroci avvenuti nel lontano passato. Il genoma dei pigmei dell'Isola di Flores include piccole quantità di Dna Neanderthal e dell'Homo di Denisova. Ma non dello Hobbit. Inoltre i ricercatori hanno trovato un'alta frequenza di varianti genetiche associate all'altezza ridotta. La bassa statura nei pigmei di Flores sarebbe dunque il risultato della selezione naturale.

I fossili indicano che l'H. floresiensis era significativamente più piccolo dei pigmei di Flores: circa 106 centimetri contro 145 centimetri. Per ora, dunque, nonostante la genetica, le origini e le 'relazioni' dello Hobbit indonesiano restano avvolte nel mistero.



http://www.adnkronos.com/salute/2018/08 ... Cc2QM.html


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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 22/08/2018, 22:07 
Cita:

Scoperta la "prima figlia" di padre Denisova e madre Neanderthal

Aveva una madre neanderthaliana e un padre Denisova l'adolescente vissuta 50.000 anni fa in Siberia, dei cui resti è appena stata pubblicata una serie di approfondite analisi. L'analisi genetica, in particolare, indica inoltre che il padre denisovano aveva anch'egli una lontana ascendenza Neanderthal, dimostrando quindi che le due popolazioni si incrociarono non una, ma almeno due volte, a distanza di decine di migliaia di anni(red)


In Melanesia le tracce viventi della terza specie di HomoIn Melanesia le tracce viventi della terza specie di Homo
I melanesiani, unici eredi dell'uomo di DenisovaI melanesiani, unici eredi dell'uomo di Denisova
Sempre più preciso l'identikit dell'uomo di DenisovaSempre più preciso l'identikit dell'uomo di Denisova
L'ultimo antenato
Homo di Denisova: completato il sequenziamento del DNAHomo di Denisova: completato il sequenziamento del DNA
Scoperta un'antica specie di Homo vissuta in SiberiaScoperta un'antica specie di Homo vissuta in Siberia


Una ragazzina di 13 anni vissuta 50.000 anni fa in Siberia ha fornito la prova che uomini Neanderthal e uomini di Denisova si incrociarono tra loro. La scoperta è di un gruppo di ricercatori del Max Planck Institut per l'antropologia evolutiva a Lipsia, in collaborazione con l’Università di Novosibirsk, in Russia, che illustrano la loro ricerca in un articolo su “Nature”.


L’incrocio fra Neanderthal e uomini moderni è ben noto, e ricerche recenti hanno dimostrato che la nostra specie si incrociò anche con i denisovani, del cui genoma sono state trovate tracce nelle attuali popolazioni dell'Estremo Oriente e di Papua.

Mancava però una prova certa anche di un incrocio fra uomini di Denisova e neanderthaliani – le cui linee evolutive si separarono circa 390.000 anni fa - anche se gli antropologi ne sospettavano la possibilità: tracce della presenza di Neanderthal sono infatti emerse anche nelle regioni abitate dai denisovani, dei quali invece sono stati trovati resti fossili – circa 2000 frammenti – soltanto nella grotta di Denisova, nelle montagne dell'Altai, in Siberia.

Scoperta la "prima figlia" di padre Denisova e madre Neanderthal
La valle su cui si affaccia la grotta di Denisova. (Cortesia Bence Viola, Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology)
L'analisi morfologica, radiologica, densitometrica e delle proteine del collagene di uno di questi frammenti – denominato Denisova 11 - ha rivelato che apparteneva a un soggetto morto all’età di 13 anni circa. L’analisi genetica ha poi mostrato che si trattava di una femmina, figlia di un padre denisovano e di una madre neanderthaliana.

"Sapevamo da studi precedenti che Neanderthal e denisovani dovevano avere occasionalmente avuto figli insieme", ha detto Viviane Slon, coautrice dello studio. "Ma non avrei mai pensato che saremmo stati così fortunati da trovare una discendente diretta dei due gruppi".

Ma le sorprese
non sono finite qui. Approfondendo le analisi, i ricercatori hanno scoperto che anche nella genealogia del padre di Denisova 11 vi erano antenati Neanderthal. La componente genetica neanderthaliana del padre risaliva però a un periodo molto precedente, stimato in circa 300-600 generazioni.

Il genoma materno, invece, è risultato più simile a quello dei Neanderthal vissuti in Europa occidentale in un’epoca più recente rispetto ai neanderthaliani insediati in tempi remoti nella regione di Denisova.

Ciò significa, concludono i ricercatori, che ci devono essere state due distinte migrazioni di Neanderthal: una molto antica, che ha portato ai denisovani la componente genetica neanderthaliana riscontrata nel padre di Denisova 11; l’altra, molto più recente, che ha condotto in Siberia il gruppo a cui appartenevano la madre o i suoi recenti antenati.

"Un aspetto interessante di questo genoma – ha detto Fabrizio Mafessoni, coautore dello studio - è che ci permette di conoscere meglio due popolazioni: i neanderthaliani da parte della madre e i denisovani da parte del padre."



http://www.lescienze.it/news/2018/08/22 ... 82718/?rss


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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 23/08/2018, 17:47 
Anche:

nokkiero ha scritto:
Mamma di Neanderthal, padre di Denisova: trovata l'erede dei due gruppi di ominidi.

Il frammento di osso trovato nel 2012 a Denisova e che rappresenta la figlia di una donna di Neandertal e un uomo di Denisova


Partendo da un piccolo frammento di osso ritrovato nel 2012 in Russia i ricercatori del Max Planck Institute hanno sequenziato il genoma di Denny, scoprendo il primo "ibrido". La ricerca è stata pubblicata su Nature

di MARIA FRANCESCA FORTUNATO

22 agosto 2018

I CONTATTI tra l'uomo di Neanderthal e quello di Denisova - i nostri più vicini parenti estinti - sono stati già documentati in passato. Il primo, dalle regioni più occidentali d'Europa, si era spinto parecchio a est nelle sue migrazioni, fino in Uzbekistan e Siberia centrale, lì dove è localizzata la cava di Denisova in cui furono trovati i resti dell'ominide che da quella grotta prese il nome. Ora gli studiosi hanno trovato l'erede dei due gruppi, una ragazza di circa 13 anni, morta 90mila anni fa e ribattezzata dai ricercatori Denny.

Il team di ricercatori del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology dall'analisi del genoma ha ricostruito "l'albero geneologico" dell'ibrido Denny, partendo da un piccolo frammento di osso recuperato in Russia nel 2012 in mezzo ad altri 2mila resti non identificati, e ha scoperto che si trattava della figlia di una donna di Neandertal e di un uomo di Denisova. Una circostanza piuttosto fortunata per i ricercatori. "L'aspetto interessante di questo genoma - spiega Fabrizio Mafessoni, uno degli autori dello studio pubblicato su Nature - è che ci permette di imparare nuove cose su entrambe le popolazioni". Si è scoperto ad esempio che il padre denisoviano doveva aver avuto almeno un antenato di Neanderthal e che il quadro dei rapporti tra i due gruppi poteva essere più complesso.

La madre, invece, era molto più vicina ai neanderthaliani trovati in Croazia, rispetto a quelli già trovati a meno di un metro dalla stessa cava russa che custodiva i resti di Denny. I Neanderthal croati sono scomparsi circa 55mila anni fa, molto tempo dopo rispetto a Denny, mentre quelli ritrovati in Russia avevano circa 120mila anni. Le ipotesi formulate dai ricercatori sono due: un gruppo di neanderthaliani può essere migrato da ovest verso i monti Altai, e quindi Denisova, poco prima della nascita di Denny oppure essere andati via da lì e tornati in Europa poco dopo.

"È incredibile aver trovato un figlio di Neandertal/Denisova nel gruppetto di antichi individui i cui genomi sono stati sequenziati - commenta Svante Paabo, direttore del dipartimento di Genetica evolutiva del Max Planck - Neandertaliani e Denisoviani potrebbero non aver avuto molte occasioni di incontrarsi, ma quando lo hanno fatto devono essersi accoppiati spesso. Molto più di quanto ipotizzato finora".



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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 14/11/2018, 22:15 
Cita:

La vita dei Neanderthal era meno violenta del previsto
La vita degli uomini di Neanderthal vissuti fra 80.000 e 20.000 anni fa non era così violenta come si pensava finora

La vita degli uomini di Neanderthal vissuti fra 80.000 e 20.000 anni fa non era così violenta come si pensava finora: il livello di brutalità e i conseguenti traumi fisici che quegli uomini sperimentavano ogni giorno era confrontabile a quello dei loro cugini e nostri antenati, i Sapiens.

Lo dimostra l’analisi dei loro scheletri pubblicata sulla rivista Nature dal gruppo dell’università tedesca di Tubinga coordinato da Katerina Harvati. Secondo la ricercatrice la scoperta “demolisce l’ipotesi che i Neanderthal fossero più inclini a ferirsi alla testa rispetto ai Sapiens a causa del loro comportamento violento e della capacita’ di caccia inferiori”.

Pertanto, secondo l’esperta, la cattiva reputazione di questi uomini primitivi e’ ingiusta e deve essere “riconsiderata”. I Neanderthal si sono guadagnati la brutta nomea di ‘violenti’ a causa delle lesioni alla testa e al collo trovate in molti fossili.

Questo aveva portato a immaginare che questi uomini primitivi, vissuti in Europa e Asia occidentale nel periodo compreso tra 400.000 a 40.000 anni fa, avessero uno stile di vita brutale e pericoloso, sia a livello sociale, con i membri di altri gruppi, sia per le tecniche di caccia usate.

I Neanderthaliani cacciavano infatti con lance che usavano a distanza ravvicinata e questo li portava a stretto contatto con le prede, con il rischio di incidenti anche mortali. Queste ipotesi erano state fatte a partire dalle lesioni osservate su singoli fossili e mai sulla base di analisi statistiche a livello di popolazione e dal confronto con i cugini.

La ricerca pubblicata su Nature per la prima volta confronta i fossili di Neanderthal con quelli di Sapiens vissuti nello stesso periodo, analizzando circa 800 resti. L’analisi dimostra che non ci sono differenze nella quantita’ di lesioni alla testa tra i Neanderthal e gli uomini moderni del Paleolitico superiore e che in entrambi i gruppi erano i maschi ad avere un maggior numero di ferite, rispetto alle donne, probabilmente a causa della divisione del lavoro e delle attività.




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MessaggioInviato: 27/11/2018, 18:35 
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I tanti incroci di Neanderthal e Homo sapiens


È assai improbabile che un unico incrocio tra Neanderthal ed esseri umani possa aver dato origine all'attuale distribuzione dei frammenti genetici neanderthaliani nel nostro DNA. Lo afferma una nuova analisi, effettuata anche grazie all'aiuto dell'apprendimento automatico, che supporta l'ipotesi di contatti e incroci molteplici avvenuti in epoche diverse(red)


Meno di 100.000 anni fa, Homo sapiens viveva quasi esclusivamente nel continente africano. I nostri antichi cugini – cioè le altre specie di Homo, come i Neanderthal e i Denisova – erano invece già sparpagliati nel continente euroasiatico, rispettivamente a occidente e a oriente. Poi però è cambiato tutto. I nostri antenati sono emigrati dall’Africa verso nord e si sono incrociati non una ma più volte con i neanderthaliani. È quanto emerge da uno studio pubblicato su “Nature Ecology & Evolution” a firma di Fernando Villanea e Joshua Schraiber della Temple University a Philadelphia, negli Stati Uniti.


Il risultato probabilmente chiude in modo definitivo un dibattito che dura da anni e riguarda il possibile numero d’incontri tra le due specie di Homo, cioè sapiens e neanderthalensis. Il dato incontrovertibile è che una percentuale variabile tra il 2 e il 6 per cento del genoma delle persone che non sono di origine africana deriva dai Neanderthal e dai Denisova.

Ma l’ipotesi più semplice per questo dato, cioè che il mescolamento genetico sia avvenuto come conseguenza di un unico incontro, era già stata criticata perché nelle popolazioni asiatiche, la percentuale del DNA derivato dai Neanderthal è del 12-20 per cento più alta rispetto agli europei. E questo secondo dato faceva ipotizzare altri contatti che, nel corso della storia remota delle due specie, avrebbero potuto aumentare gli incroci genetici.

Per fornire una solida base sperimentale all’ipotesi di più incontri, Villanea e Schraiber hanno analizzato le banche dati più complete sulla distribuzione dei geni neanderthaliani nel DNA di soggetti asiatici ed europei. Usando diversi modelli teorici e ricorrendo
anche alla tecnica di apprendimento automatico nota come deep learning, gli autori hanno concluso che il modello di un singolo evento d’incrocio non è il più adatto a spiegare i dati empirici. Quindi bisogna dedurre che gli incroci sono stati più di uno.

Come sottolinea Fabrizio Mafessoni, del Max-Planck-Institut per l’antropologia evoluzionistica di Lipsia, in Germania, in un articolo di commento pubblicato sullo stesso numero di “Nature Ecology & Evolution”, lo scenario degli episodi multipli d’incrocio tra esseri umani e neanderthaliani è in accordo con un modello emergente di interazioni frequenti e complesse tra i diversi gruppi di ominidi. Recentemente, infatti, sono state scoperte prove dirette di un incrocio tra Neanderthal e Denisova, ed era già noto che gli stessi Denisova si fossero incrociati sia con Homo sapiens sia con altri ominidi.

Rimane tuttavia da spiegare una differenza: l’impronta sul nostro DNA lasciata dai Denisova ha due componenti distinte, invece nel caso dell’impronta neanderthaliana non si osservano componenti distinte e chiaramente riconoscibili. La prima ipotesi è che all’epoca in cui H. sapiens iniziò la sua diaspora nel continente euroasiatico, la popolazione dei Neanderthal era molto omogenea, come peraltro confermato sperimentalmente dalla limitata variabilità degli antichi DNA neanderthaliani prelevati in Europa occidentale e in Siberia. L’alternativa è che i primi incontri siano avvenuti in una regione geograficamente ristretta, e che altri siano seguiti in epoca successiva, quando le popolazioni di H. sapiens europei e asiatici già si erano separate.





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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 28/11/2018, 13:08 
Migrazioni di massa come avvengono anche oggi dopotutto...



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MessaggioInviato: 04/04/2019, 19:34 
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Da antichi denti indizi di un lontano parente dell'uomo
Quattro fossili scoperti in Cina, risalenti a circa 200 mila anni fa, non sembrano appartenere a nessuna specie di ominide conosciuta, lasciando intuire che la nostra storia potrebbe essere più complessa di quanto pensiamo

Immagine

Un'immagine composita dei quattro denti, che mostrano un mosaico di caratteristiche antiche e moderne. Fotografia di S. Xing
Vedi anche


Quattro denti fossili trovati in una grotta nella contea di Tongzi, nella Cina meridionale, stanno diventando un bel grattacapo per gli scienziati.

Nel 1972 e nel 1983, i ricercatori hanno riportato alla luce i quattro denti, risalenti a circa 200 mila anni fa, tra i sedimenti fangosi della grotta di Yanhui, catalogandoli inizialmente come appartenenti a Homo erectus. Analisi successive hanno però rivelato dettagli che li rendevano in realtà incompatibili, lasciando l'intera vicenda in standby per quasi due decenni.

Ora un nuovo studio pubblicato sul Journal of Human Evolution torna a prendere in esame questi denti con i nuovi metodi di indagine messi a punto nel frattempo. Le nuove analisi hanno nuovamente escluso che i denti siano di Homo erectus, così come di Neandertal, senza però riuscire a svelare a chi appartenessero.

"E' strano, non sappiamo in quale casella inserirli", dice l'autore dello studio Song Xing dell'Istituto di paleontologia dei vertebrati e paleoantropologia di Pechino.

I quattro denti si aggiungono al crescente numero di reperti scoperti in Cina che non si riesce ad attribuire in maniera chiara a nessun ramo dell'albero dell'evoluzione umana conosciuto sino ad ora, lasciando intendere che in questa regione la storia del genere umano è più complessa di quanto ritenuto.

Pensiamo sempre all'Africa come alla culla dell'umanità", dice un altro autore dello studio, María Martinón-Torres, direttore del Centro Nacional de Investigación sobre la Evolución Humana spagnolo. "Io direi piuttosto che è la culla probabilmente della specie Homo sapiens". Ma un tempo sulla Terra si aggiravano diverse specie umane e ciò che sta avvenendo in Asia è verosimilmente "cruciale per capire l'intero quadro".

La storia del genere umano si è fatta via via più complessa negli ultimi anni con sempre nuovi capitoli che venivano aggiunti. La migrazione di ominidi simili a Homo erectus iniziò qualcosa come 2 milioni di anni fa, come evidenziato da sorprendenti antichi utensili scoperti recentemente nella Cina centrale. Nel corso delle successive centinaia di migliaia di anni altri gruppi hanno continuato a vagabondare, disseminando le loro testimonianze in giro per il mondo.

Mano a mano che queste esplorazioni raggiungevano terre più lontane e climi diversi, si sono diversificati in un ventaglio di popolazioni. I pionieri Neandertal si sono diffusi per l'Europa e il Medioriente. Altri ominidi si sono diretti verso il Sud-est asiatico, dando il via anche all'avvento del piccolo Homo floresiensis in quella che è l'attuale Indonesia.

Allora a chi appartengono i denti trovati a Tongzi? "Abbiamo solo un piccolo numero di reperti", dice Xing. "Ma possiamo lavorare un po' di immaginazione".

Gli ultimi studi hanno affrontato le strutture e i segni sui denti di Tongzi, mettendo in rilievo la loro superficie e il loro interno attraverso la microtomografia. Il gruppo di studio ha messo a confronto i dati raccolti sia con altri denti antichi sia con denti moderni presi in Africa, Asia ed Europa.


Immagine

Hanno quindi scoperto che i denti trovati a Tongzi comprendono sia tratti antichi che moderni. In particolare il tessuto sotto la dentina manca degli elementi rivelatori dei denti di Homo erectus. Molti sono invece di una grande semplicità associata alle specie di Homo successive, come i Neandertal. Nel loro insieme i denti non rientrano però in nessuna categoria.

Una possibilità eccitante è che appartengano all'enigmatico gruppo di ominidi conosciuto come Homo di Denisova che si ritiene si separò dai Neandertal almeno 400 mila anni fa. Sappiamo della sua esistenza solo grazie a tre molari, un mignolo e ad un frammento di cranio trovati in una caverna della Siberia e lo conosciamo soprattutto grazie all'impronta genetica. Tracce del loro DNA sono ancora presenti nelle popolazioni moderne di Asia e Oceania.

Un grosso problema è che i denti di Tongzi e quelli dei Denisova non possono essere comparati direttamente perché non corrispondono alla stessa posizione della bocca, dice il paleoantropologo Bence Viola della University of Toronto, che ha rivelato il rtirovamento del frammento di cranio denisoviano la scorsa settimna nel corso di un congresso nell'Ohio.

I denti sembrano essere piuttosto grandi, una caratteristica tipica dell'Homo di Denisova, ma le piccole dimensioni dei resti trovati rendono difficile affermare qualunque cosa che non sia confermata da prove genetiche. E conservare la delicata struttura del DNA è un'impresa nel caldo e nell'umidità della Cina meridionale.

"Si tratta chiaramente di una popolazione distinta. Se si tratti della stessa popolazione dei denisoviani non è del tutto chiaro", dice Viola, che è anche membro della diramazione siberiana dell'Accademia russa delle scienze.

Shara Bailey, paleoantropologa dei denti presso la New York University, è scettica rispetto all'affinitità dei denisoviani con questo particolare campione. "Fino a quando non abbiamo del buon materiale mandibolare e cranico con cui compararlo è come tirare a indovinare", dice.

Un'altra possibilità è che i nuovi fossili cinesi siano di una qualche linea ibrida. Quando i denisoviani si sono inoltrati nell'Asia potrebbero ad esempio aver incontrato una popolazione già presente sul posto, l'Homo erectus, e si sono incrociati creando un gruppo che ha prodotto i denti di Tongzi, dice Viola. Un mistero nel DNA dei denisoviani potrebbe rafforzare questa supposizione: passate analisi genetiche hanno suggerito che una piccola percentuale di DNA denisoviano proveniva da uno sconosciuto ominide antichissimo. Ma in mancanza di DNA dai fossili di Tongzi gli scienziati possono solo fare ipotesi.

Al momento lo studio rappresenta un importante passo verso la piena comprensione della storia umana. C'è una grande quantità di fossili trovati in Cina risalenti a un periodo compreso tra i 360 e i 100 mila anni fa che non possono essere catalogati in nessuna categoria conosciuta.

"Credo in Cina ci sia un qualcosa di "separato" e che ciò si possa affermare anche in mancanza di DNA", dice Chris Stringer del London's Natural History Museum. Ma per essere più precisi gli scienziati avranno bisogno di ulteriori prove.

Per dirla con le parole usate via email da Kristin Krueger della Loyola University, "lo studio mostra un cambio culturale nella paleoantropologia per cui si prende atto che la nostra storia è molto più intricata e complessa di quanto pensassimo e che cambia in continuazione".




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