Il risveglio degli antichi
Inviato: 21/01/2023, 18:33
MISTERI DELLA TERRA, MISTERI DEL COSMO
Marco Zagni
Ci si sente francamente schiacciati da enormi difficoltà quando si ha l’intenzione, sia pure con il concorso di altri autori, di dare un quadro plausibile delle possibili influenze “esterne” sullo sviluppo storico-sociale, oserei dire antropologico, dell’Umanità sulla Terra. Eppure questo immodesto scopo il nostro gruppo di ricerca se lo è proposto. Partendo da alcuni spunti, che in queste righe verranno esposti, durante la fase creativa del saggio ci si era resi conti che il discorso tendeva generalmente a crescere troppo, giungendo a livelli di multidisciplinarietà che potevano portare a continui nuovi problemi interpretativi ed esplicativi. Il nostro limite di esseri umani, l’impossibilità di andare “oltre” certe questioni filosofiche e tecnologiche, ha preso alla fine il sopravvento, facendoci rimanere ai fatti presentati nell’opera. Siamo convinti però di aver fatto tutto il possibile per rendere di dominio pubblico determinati argomenti che definire “scottanti” sarebbe il minimo. Ma, almeno per chi sta scrivendo questa Introduzione, come ha avuto realmente inizio tutta questa storia? Nel 1998 ero stato il primo italiano a raggiungere sulle Ande del Perù Centrale lo straordinario altopiano di Marcahuasi, meraviglioso affresco roccioso amerindio, i cui misteri preistorici vennero in seguito da me descritti nel saggio L’impero Amazzonico.4 Le enormi strutture a forma umana e di animali, abbozzate sulle rocce dell’altipiano probabilmente da un’antichissima civiltà sconosciuta, mi avevano enormemente impressionato. Avendo scattato diverse fotografie di queste strutture “organiche”, così chiamate dal primo scopritore dell’altipiano, il dottor Daniel Ruzo nel 1952, cercavo in quel periodo delle conferme geologiche sulla possibilità che gli esecutori di questi notevoli “affreschi” megalitici potessero appartenere, a quanto si diceva in Perù, a un’epoca antidiluviana. Tramite una mia conoscente scrittrice, L. Bat Adam, entrai in contatto nella primavera del 2000 con il prof. Floriano Villa, un Geologo molto famoso (è deceduto nel 2014), discepolo del grande Ardito Desio, di cui tutti hanno sempre ammirato le numerose gesta in giro per il Mondo e sull’Himalaya (io stesso, tra le altre cose, avevo conosciuto personalmente Desio, diversi anni prima, per motivi legati alla mia Tesi di Laurea in Storia Economica). L’incontro con Villa avvenne così nell’aprile del 2000 nel suo studio di Milano centro. Un resoconto di questo incontro si può leggere nell’articolo L’ultima Civiltà pubblicato sulla rivista Nexus nei nn. 60 e 61 ma, nella sostanza, si verificò questo: il professore, dopo aver appreso delle mie indagini peruviane e dopo alcuni minuti di tensione (reciproca) e di timore, capì che ero un esploratore puro, semplicemente appassionato dei tanti misteri del nostro Mondo, senza alcun secondo fine e, dopo aver fatto uscire il suo assistente dalla stanza, mi disse che, dalla sua attività professionale e dalle stranezze che gli erano capitate nel corso di una vita intera, era rimasto assolutamente convinto che le civiltà umane fossero cicliche, si ripresentavano a distanza di centinaia di migliaia, milioni di anni, e pertanto si erano verificate delle diverse fasi umane di ascesa e declino culturale, nel corso di tempi immemorabili. Lui stesso, mi disse per esempio, era rimasto personalmente coinvolto in quello che chiamava il “Caso Nizza”, quando negli Anni Sessanta, da giovane Geologo, durante degli scavi per costruzioni a Nizza — si voleva costruire un centro commerciale — aveva assistito al ritrovamento di resti di case ed appartamenti di tipo moderno, con tanto di servizi igienici, esistenti in strati argillosi vergini sotto la città, strati datati di almeno 600.000 (seicentomila) anni. Naturalmente l’intervento di componenti dei “Servizi segreti” occidentali aveva impedito che la notizia trapelasse… Tutto questo, ovviamente, Villa non aveva mai potuto riferirlo durante le sue lezioni universitarie: erano argomenti Top Secret, ma ora che aveva lasciato l’ambiente accademico dopo decine d’anni di insegnamento (quarant’anni circa) nel corso di nostri successivi incontri riservati che avvennero praticamente a cadenza annuale, il professore mi riassunse le sue idee e le sue esperienze, che oggi si possono descrivere con i concetti seguenti, che ritengo essere degni di nota.
Primo punto — Le civiltà umane sono di carattere ciclico. Esse si sviluppano e poi scompaiono, si auto-distruggono o vengono distrutte da catastrofi naturali terrestri o provenienti dallo spazio (impatti di asteroidi e comete), a distanza di enormi intervalli di tempo. Infatti sono stati ritrovati crani umani di tipo moderno (del tipo sapiens-sapiens), in strati geologici definiti “certi” dalla Scienza — e cioè non ci sono state intrusioni da altri strati geologici — di milioni di anni fa, anche in Italia. (Un caso clamoroso fu il ritrovamento a Castenedolo in provincia di Brescia, nella seconda metà dell’Ottocento, di un cranio femminile moderno in uno strato di almeno due milioni di anni fa, se non addirittura cinque milioni). Sarebbe un buon esempio di quello che l’Archeologia misterica definisce come OOPART (Out Of Place Artifacts , cioè gli “Oggetti Fuori Posto”).
Secondo punto — I convegni tra scienziati “a porte chiuse”. Diversi scienziati ne parlano tra di loro, in incontri a livello internazionale, ma mantenendo il più assoluto riserbo. Alcuni incontri hanno riguardato la “non spiegabilità” in termini convenzionali della formazione preistorica di alcune catene montuose (generalmente montagne “giovani”, come le Ande, per esempio, o le nostre stesse Alpi) presenti sulla Terra: alcune incredibile spiegazioni emerse in questi incontri Top Secret hanno chiamato in causa concetti impressionanti come quello della “orografia artificiale” (e cioè la formazione di catene montuose come fenomeni voluti da un “disegno intelligente” di tipo umano o preterumano), o addirittura le cronache indiane vediche — forse le più fedeli rappresentazioni della Storia antica della Terra e degli esseri umani, come mi disse Villa — dove esplosioni atomiche di enorme potenza, per causa di guerre atomiche del passato, avevano contribuito ad innalzare dalle acque marine alcune delle catene montuose più note.
Terzo punto — Nella nostra attuale civiltà “tecnologica” gli equilibri non devono essere alterati. Questo lo vuole chi detiene il “vero potere” — tutti possono capire a quali settori ci si riferisce, soprattutto di questi tempi. Gli “equilibri” sono di ogni genere, sociali, culturali, storico-religiosi, ma soprattutto economico-tecnologici, anche a scapito dell’ambiente terrestre, dell’amore per il vero progresso e della vera scienza (che ormai non esisterebbe più, dato che ormai anche la “ricerca pura” risentirebbe esclusivamente del fattore economico). Di conseguenza, come puro esempio, con il petrolio come fonte energetica dovremmo andare avanti ancora per un pezzo — almeno un secolo — perché lo sviluppo tecnologico ed i suoi relativi salti, con l’utilizzo di altre forme di energia più pulite e più a basso costo, è in realtà già stato programmato solamente tramite passaggi tecnologici, distanti tra loro centinaia di anni. I passaggi di tecnologia verrebbero quindi programmati da “chi comanda” e sarebbero il frutto di “accordi” con chi può cedere nuove tecnologie, già ora esistenti, ma per il momento ritenute proibite. Leonardo da Vinci, Nikola Tesla, Viktor Schauberger, Wilhelm Reich e, nello specifico caso che affronteremo, l’Ingegner Alessandro Porro, insieme a tanti altri, hanno tentato in verità nel corso della Storia di accorciare questi tempi lunghissimi già programmati e concordati dai potenti, ma non ci sono riusciti pienamente, o gli è stato addirittura impedito di farlo. Con ogni mezzo. In ogni caso, nell’autunno del 2005, le mie ricerche personali, nonostante gli incontri annuali con il professore, erano giunte ormai ad un punto morto: Villa aveva certo collaborato segretamente negli Anni Sessanta con un gruppetto di ricercatori “di frontiera” che comprendeva, oltre a lui, un Ingegnere, un Giornalista, un Medico e un’Artista che fungeva da segretaria del gruppo e pochissime altre persone, ma in ogni caso privatamente e nell’ambito comunque delle rispettive famiglie. Le “scoperte” di questo manipolo di cercatori erano state strabilianti, incredibili, forse troppo. Il problema era che tutto questo lavoro enorme di ricerca era stato “secretato” dagli stessi attori in gioco ed inoltre, a partire da metà degli Anni Settanta, il gruppo si era sciolto e dei suoi vecchi amici il professore aveva perso ogni traccia. Che fare, allora? Ero molto indeciso e amareggiato. Dietro consiglio del Direttore della rivista Nexus, Tom Bosco, decisi di far pubblicare l’articolo L’ultima Civiltà, sopra citato, a mo’ di “esca”. Se qualcuno degli amici del professore fosse stato ancora in vita, leggendo Nexus (rivista leader nel settore delle pubblicazioni alternative, e di diffusione internazionale) avrebbe potuto tentare di mettersi in contatto con il sottoscritto. Avevo apportato alcune leggere modifiche cronologiche rispetto a quanto mi era stato riferito da Villa proprio per attirare maggiore attenzione dagli attori principali, e farmi magari correggere. Fui fortunato: nel giro di poco tempo mi contattò la signora Luciana Petruccelli (scomparsa nel 2010), che era stata la “segretaria” del gruppo segreto di ricerca. In un nostro incontro nel 2006 in Liguria (Sori), Luciana mi confermò tutto: ogni cosa che mi era stata raccontata dal professor Villa era assolutamente vera, in più lei stessa aveva conservato parte della documentazione classificata di quel periodo, e infine poteva farmi incontrare con il Giornalista che per quasi dieci anni aveva allora seguito e annotato tutte le ricerche in un “Diario”: Mario Miniaci, Giornalista per Il Corriere della Sera e La Domenica del Corriere, ai tempi delle “ricerche segrete”. Questo fu il mio successivo, e definitivo, contatto. Mario Miniaci da più di trent’anni viveva isolato in una villetta tra i bei boschi del Varesino, nei pressi del Lago di Varese: un personaggio notevole e affascinante, un vero galantuomo d’altri tempi di cui diventai ben presto amico. Aveva allora già più di novant’anni, ma li portava ancora benissimo (è deceduto alla fine del 2009, e lo andai a trovare per l’ultima volta una ventina di giorni prima che se ne andasse). Certamente, Miniaci ricordava tutto: il “Caso Porro”, così come lo chiamava lui, era stato l’avvenimento più impressionante della sua vita, ed anche per questo motivo aveva deciso di eclissarsi e starsene in pace e discrezione per ben trentacinque anni… Ma certo, mi disse, gli avrebbe fatto piacere rivedere il professor Villa. Erano troppi anni che non si vedevano più… Si organizzò così una cena, a casa di Miniaci, con i suoi figli, il professor Villa e chi vi scrive. Fu un evento emozionante, e non solo per il sottoscritto. Una storia nascosta, misteriosa, perduta e dimenticata dell’Italia della metà del secolo scorso, ma che, se vera, poteva interessare tutta la Storia della Terra, dello scibile umano e dell’intero nostro Cosmo, ritornò alla luce nei ricordi di quelle persone fuori dall’ordinario, in quella serata varesina di ottobre del 2007. Il fulcro di tutta la faccenda, mi dissero, era stata l’invenzione di uno straordinario strumento rabdomantico, chiamato “rabdomante elettronico”, un apparecchio inventato dall’Ingegner Alessandro Porro alla fine degli Anni Cinquanta. Tramite alcuni articoli di Mario Miniaci apparsi su La Domenica del Corriere (vedi tra i Documenti a fine testo) nei primi Anni Sessanta, il “rabdomante elettronico” di Porro aveva goduto di una certa notorietà, e lo strumento, nelle mani del suo creatore, aveva contribuito alla scoperta di alcuni importanti ritrovamenti archeologici e a ricerche petrolifere, gassose e idrogeologiche. Ma, improvvisamente, così come la notorietà popolare era comparsa, tutto era ritornato nell’ombra. Cos’era successo? Questo: secondo l’Ingegner Porro, lo strumento funzionava “troppo” bene, poteva “vedere” e sondare rabdomanticamente sino a 800-1000 metri di profondità, una cosa impensabile anche per i nostri attuali “geo-radar”, rivelando così un incredibile trascorso preistorico per la nostra Italia, per l’Europa ed il Mondo intero. Tracce di una “Umanità” di decine di milioni di anni fa, tracce di sconvolgimenti geologici tremendi, di “Guerre fra mondi”, di declino culturale e di nuove “Umanità”. Insomma, la nostra società attuale è veramente l’“Ultima Civiltà” in ordine di tempo, ma vi sono state altre precedenti, favolose civiltà, e ve ne saranno molte altre… E sempre sarà così, sino alla fine fisica del nostro Pianeta quando, tra cinque miliardi di anni, il nostro attuale Sole, mutatosi in Stella gigante, ci divorerà, letteralmente… Un’alternanza di cosmici alti e bassi cronologici, così sulla Terra come in tutta la Storia dell’Universo. Le “scoperte” erano state ovviamente troppo invasive e sconvolgenti, colpendo alla radice l’esistenza stessa del gruppo di ricerca, che si era di fatto sciolto intorno al 1974 dopo uno shoccante “incontro sul Lago di Garda” con dei misteriosi “Guardiani” dell’Evoluzione di questa attuale Società umana (vedi al Capitolo 2). Questi “Veglianti” sarebbero delle persone speciali, esseri umani che nascono, vivono e muoiono esattamente come noi, ma che allo stesso tempo sono dotati di “Memoria Ereditaria”: eredi genetici (per via paterna, in questo caso specifico) non solo del patrimonio ereditario genetico dei genitori come tutti noi, ma anche della memoria della vita vissuta e del sapere raggiunto dai loro Antenati, sino a centinaia di migliaia, milioni di anni or sono. Persone troppo importanti per i Gruppi di potere mondiale, con i quali collaborano e di cui essi stessi fanno, a volte, parte. Uomini destinati al controllo evolutivo/tecnologico del nostro Pianeta, che portano la Scienza verso “nuove” grandi scoperte per il nostro Mondo solo quando si ritiene che sia arrivato il momento giusto. Proviamo allora a cercare di descrivere una recente storia segreta del secolo scorso sulla base di tutto questo. A partire dai primi decenni del XX Secolo è plausibile che alcuni scienziati abbiano cominciato a rendersi conto che “qualcosa non quadrava” nella storia ufficiale della Terra e dei suoi abitanti più preziosi, gli esseri umani. È possibile che qualche scienziato tra quelli più capaci abbia cominciato a rendersi conto che, per vari motivi, dietro leggende come la Terra cava, i più antichi racconti storico religiosi conosciuti (per esempio le Guerre Vediche), i racconti di esploratori sopravvissuti a situazioni apparentemente impossibili, all’apparizione di misteriosi fenomeni celesti, potesse esistere un’altra verità storica e scientifica. Un personaggio ancora oggi carismatico e misterioso come Georges I. Gurdjieff e alcuni suoi discepoli, come il francese René Daumal per esempio, o una normale attività di intelligence investigativa, potrebbe aver rivelato qualche segreto a qualche scienziato, o per via iniziatica a qualche politico, a qualche imprenditore propenso al credere, di più ampie vedute e con grossi mezzi finanziari da impiegare in ricerche segrete. Dall’esperienza personale dello scrivente ci si è assolutamente resi conto di come campi apparentemente così lontani come la Scienza, la Politica, la Religione, la Storia e l’Esoterismo siano in realtà collegati da persone, situazioni e vicende quanto mai contigue anche se insospettabili o ritenute impossibili. Tutto questo potrebbe allora dare una spiegazione, per esempio, alle ricerche apparentemente assurde di alcuni scienziati ed esploratori tedeschi compiute sotto il nazismo (per esempio i ricercatori Otto Rahn ed Edmund Kiss), impegnati nella ricerca di sacre reliquie, ansiosi di scoprire “mondi sotterranei”, pronti ad impostare vie per una nuova scienza radicalmente conflittuale con quella riconosciuta ed ufficiale a quel tempo. In sostanza, dietro tutto questo, partendo dal mistero degli UFO (dischi volanti “terrestri” o “extraterrestri”) fino a giungere all’inizio degli Anni Cinquanta, con il controverso caso Adamsky per esempio, si ritiene che ci sia stata una sorta di “fuga di notizie” non meglio definita e qualificata, ma importante. Qualcosa poteva essere effettivamente successo e qualcun altro poteva essersi reso conto dell’esistenza di una più sconvolgente realtà che riguardava la Storia della Terra e la reale situazione attuale. Arriviamo quindi ai primi Anni Sessanta: è da questo periodo postbellico che partono le testimonianze dirette di coloro con cui si era entrati in contatto. Nei primi Anni Sessanta, appunto, durante le opere di sbancamento nella città di Nizza in Costa Azzurra, necessarie per la costruzione di un centro commerciale, si verificò una clamorosa scoperta: in uno strato geologico sicuramente vecchio di almeno 600.000 anni, i tecnici coinvolti assistettero sgomenti al ritrovamento di resti di caseggiati ed appartamenti architettonicamente di tipo moderno, con tanto di tracce di servizi igienici, ma dall’età, infatti, spaventosamente antica. Era una conferma certa della teoria ciclica delle civiltà. Il Geologo Villa là intervenuto, come abbiamo già letto, voleva divulgare la clamorosa notizia ai media, ma fu prima bloccato e poi minacciato dai Servizi segreti occidentali — probabilmente francesi ed americani congiuntamente — di non osare fare una cosa simile. Egli sarebbe stato ritenuto pazzo e la sua carriera sarebbe finita. Il Geologo tenne così forzatamente la bocca chiusa. Passiamo oltre. Sulla scorta del fatto che ci si era accorti che le prime sonde lunari che si schiantavano sul nostro satellite in diversi casi, al momento dell’impatto, facevano risuonare la Luna (secondo i sismografi terrestri) come una “campana”, e quindi rivelavano l’esistenza di enormi cavità al suo interno, congiuntamente al fatto che si verificavano registrazioni di misteriosi lampi luminosi sul suolo lunare, forse dovute ad esplosioni (provocate?) od impatti di meteoriti, la NASA decise — fu questo il vero motivo? — di organizzare delle missioni lunari con esseri umani a bordo. Quanto è stato riferito dal gruppo di ricerca indipendente corrisponde in gran parte con quanto già testimoniato su una rivista già da diversi anni dall’ex tecnico della NASA Richard Hoagland: si scoprirono resti di una misteriosa antichissima civiltà sulla Luna, e furono presi dei reperti che poi servirono per lo sviluppo tecnologico attuale della Terra per gli Anni Ottanta, Novanta e Duemila.5 Veniamo adesso ad alcune connessioni. Negli Anni Settanta Neil Armstrong, il “primo” uomo a camminare sulla Luna, si ritrovò catapultato in una missione tra le Ande e le foreste dell’Ecuador, con una improvvisa missione occidentale (scozzese) per visitare una strana grotta, la Cueva de los Tayos, a trecento metri di profondità e lunga circa 10 chilometri, per visionare strane formazioni megalitiche trovate sul fondo di questo tunnel naturale Sud Americano. A Neil Armstrong sarebbe stato fatto vedere e confrontare quanto aveva visto sulla Luna con quello che esisteva all’interno della Cueva de los Tayos sulla Terra.6 In ben determinati livelli accademici e di potere costituito ci si interrogava così su quale tipo di azioni prendere per fare in modo che la gente comune non potesse indagare ulteriormente e si ponevano seri dubbi sul fatto se o no l’umanità dovesse venire a conoscenza di determinate scoperte. Il caso che mi era stato riferito riguardava così, in particolare, l’Ingegner Alessandro Porro, deceduto ormai da tempo (nell’estate del 1976). Negli Anni Sessanta questa persona, insieme ad altri tecnici, sulla scorta di ricerche sotterranee compiute per conto di grossi Trusts economici internazionali, compiva i suoi studi analizzando il sottosuolo della Valle Padana e delle Prealpi: diverse volte, a centinaia di metri di profondità lo strumento da lui creato (il rabdomante elettronico) rivelava l’esistenza di decine e decine di grosse sfere metalliche, forse cave all’interno. In altri casi era impossibile descrivere quello che si trovava se non ricorrendo ad una spiegazione paradossale: sembravano essere stati sotterrati enormi macchinari sconosciuti, dalle strutture arditissime, o ci si trovava di fronte a caverne che sembravano ospitare vere e proprie “città” sommerse da decine di metri di terra e pietre. In altri casi i sonar di ricerca impazzivano letteralmente, i raggi di ricerca venivano deviati da forze telluriche contrarie inspiegabili. Sembravano forze provenienti da macchinari sconosciuti “ancora in attività”. Questo Ingegnere, preso dall’inquietudine si confidò con altri suoi colleghi e venne così deciso di continuare queste ricerche “in privato”, anche per il fatto che, saltuariamente, diverse di quelle misteriose sfere di metallo e cemento, dopo qualche mese che venivano scoperte, esplodevano sottoterra e si distruggevano (o venivano distrutte). Si era ormai nei primi Anni Settanta, e il risultato di questo pool di ricercatori fu incredibile, ma per loro vero: delle “intelligenze” agivano sulla Terra, mandando probabilmente degli impulsi da una non meglio specificata “base” sulla Luna, distruggendo le sfere metalliche, per non farle recuperare e studiare meglio da questi ricercatori. Questo scienziato fu poi contattato improvvisamente sul Lago di Garda nel 1974 da dei misteriosi personaggi. Facevano parte di un gruppo di persone dalle particolari capacità tendenti a preservare “geneticamente” la memoria atavica di tutte le conoscenze scientifiche e filosofiche apprese in milioni di anni dell’alternarsi delle varie civiltà umane. Erano loro che, periodicamente e purtroppo, erano costretti, in varie parti del mondo, a far saltare quelle sfere metalliche cave, che contenevano in realtà uomini messi in ibernazione da tempo immemorabile, da altre civiltà precedenti: in alcuni casi erano riusciti a “risvegliare” questi esseri ibernati facendoli rivivere con loro ma, in altri casi, per timore che fossero scoperte, eliminavano le sfere ed il loro “contenuto”. Fu detto a questo Ingegnere che, dato il verificarsi di varie situazioni di pericolo, nel giro di milioni di anni qualsiasi corpo celeste, come la Terra ad esempio, corre, per causa di enormi catastrofi, di subire terremoti o impatti di asteroidi dall’esterno, e così le varie civiltà umane più evolute saltuariamente avevano trasferito uomini e mezzi sulla Luna, o su Marte o all’interno di tunnel nella Terra stessa per preservare la specie e, passato il pericolo, o verificatosi l’evento tragico, dopo millenni ritornavano sulla Terra o sulla sua superficie. Era sempre stato così, così come da decenni vigeva un accordo con le autorità più importanti del Pianeta di questa attuale civiltà per non divulgare queste notizie, in cambio di una “graduale cessione” di tecnologie innovative. Una loro “base” era ancora attiva, ma celata, sulla Luna , ed era stato questo avamposto a far esplodere altre basi sulla superficie lunare negli anni precedenti, nel tentativo (infruttuoso) che le missioni NASA non le scoprissero. Ma gli astronauti le scoprirono. Questo gruppo di “Guardiani” contava infine sulla “discrezione” ed il senso di responsabilità dell’Ingegnere per mantenere il segreto, e così fu, almeno per il grande pubblico sino ad oggi. Ma, appunto in questi ultimi anni, altri studiosi che facevano parte del gruppo “dissidente” di ricerca universitario, per ragioni che io ignoro, hanno deciso di rivelare tutto quanto ho riferito in questa breve Introduzione. Per dovere di nota, in un incontro dell’anno 2005 ci si chiese se dietro tutto questo non ci fossero anche altri accordi o, piuttosto contatti esterni, con civiltà aliene o “extraterrestri” o “infraterrestri” ma chi ha risposto ha detto che non lo sapeva, anche se non lo escludeva, vista l’incomparabile realtà che si era rivelata, dopo decine d’anni di pericolose indagini. Ecco un estratto degli appunti presi durante l’incontro del 2005.
INCONTRO IN MILANO del 30 settembre 2005 h.08.30. Quarto (o quinto) incontro con il prof. Villa, Geologo dell’Unione Europea, in cinque anni. L’incontro è stato molto interessante: conferma quanto detto fondamentalmente da Richard Hoagland nell’intervista con Tom Bosco pubblicata su Nexus n. 53 del gennaio 2005… Anzi, ha detto che sarebbe meglio ricontattarlo fino a che “Hoagland rimane vivo” e di mandargli le fotocopie dell’articolo… Nel giro di milioni e milioni di anni, mi ha detto, si sono alternate varie specie umane che hanno raggiunto enormi gradi di civiltà… Nell’impossibilità, in alcuni casi di evitare enormi catastrofi naturali esogene o endogene la Terra, si erano trasferiti, in alcuni casi, e alternativamente, su Marte e sulla Luna… La NASA e i Poteri Forti sanno tutto, ma non rivelano, non possono farlo… perché esiste “un Cerchio interno dell’Umanità” di eredi genetici di queste antiche specie umane (per esempio, forse Leonardo da Vinci era uno di questi), in grado di padroneggiare varie discipline “scientifiche diverse” acquisite in milioni di anni di cultura e che ha raggiunto una forma di accordo con i “Grandi” padroni della nostra civiltà attuale… Alcuni di questi uomini vivono sotto terra, altri ancora sulla Luna, dove hanno qualche centro di controllo… Furono loro a far saltare molte delle cupole vetrose di cui parla Hoagland nei primi Anni Sessanta per tentare di cancellare determinate tracce agli astronauti americani che stavano arrivando… Ma la cosa non ha funzionato ed alla fine si è arrivati ad un accordo di “congiura del silenzio”… Armstrong andò nel 1975-1976 a visitare la Cueva (grotta) de los Tajos in Ecuador proprio per trovare riscontri a tutta questa faccenda… La storia del tesoro all’interno delle grotte è tutto un depistaggio. Il suo amico Ing. Porro, da tempo deceduto in strane circostanze… (aveva saputo da personaggi misteriosi quando sarebbe morto ed in quale giorno), aveva rintracciato sottoterra in provincia di Bergamo grazie ad un suo apparecchio, nelle valli Bergamasche, strane sfere metalliche che probabilmente contenevano altri di questi antichi esseri umani ibernati… Sfere che, in alcuni casi o vengono distrutte da questi esseri quando si teme che vengano scoperte durante scavi di varia natura o che contengono uomini vengono riportati in vita dallo stato di ibernazione… Questi uomini “risvegliati” vengono posti tra noi con lo scopo di controllarci… Sono praticamente uguali a noi, abbastanza alti con la testa un po’ grande, quasi sproporzionata (solo come esempio mi disse di vedere il film Cittadino dello Spazio, degli Anni Cinquanta). In altri casi sono uomini della nostra civiltà attuale che invece lavorano per loro… Il professore ha confermato ancora tutto il resto..cioè tutto quanto mi disse nel corso degli scorsi anni e si è accommiatato dicendomi di stare molto attento e di contattare ancora Richard Hoagland … del quale comunque non aveva mai sentito parlare… Aspettava da me le fotocopie dell’articolo di Nexus e l’indirizzo e-mail del sito web di Hoagland.
Sarà meglio concludere così questa Introduzione, senza gettare troppa “carne al fuoco” del sapere. Per i dettagli specifici si vedrà ai Capitoli successivi descritti dal nostro attuale gruppo di indagine, un Team che molto temerariamente si è messo in testa di attualizzare le ricerche di un gruppo di coraggiosi studiosi, oggi purtroppo tutti scomparsi, che negli Anni Sessanta portarono alla luce una delle vicende più controverse del nostro tempo.
Marco Zagni
Ci si sente francamente schiacciati da enormi difficoltà quando si ha l’intenzione, sia pure con il concorso di altri autori, di dare un quadro plausibile delle possibili influenze “esterne” sullo sviluppo storico-sociale, oserei dire antropologico, dell’Umanità sulla Terra. Eppure questo immodesto scopo il nostro gruppo di ricerca se lo è proposto. Partendo da alcuni spunti, che in queste righe verranno esposti, durante la fase creativa del saggio ci si era resi conti che il discorso tendeva generalmente a crescere troppo, giungendo a livelli di multidisciplinarietà che potevano portare a continui nuovi problemi interpretativi ed esplicativi. Il nostro limite di esseri umani, l’impossibilità di andare “oltre” certe questioni filosofiche e tecnologiche, ha preso alla fine il sopravvento, facendoci rimanere ai fatti presentati nell’opera. Siamo convinti però di aver fatto tutto il possibile per rendere di dominio pubblico determinati argomenti che definire “scottanti” sarebbe il minimo. Ma, almeno per chi sta scrivendo questa Introduzione, come ha avuto realmente inizio tutta questa storia? Nel 1998 ero stato il primo italiano a raggiungere sulle Ande del Perù Centrale lo straordinario altopiano di Marcahuasi, meraviglioso affresco roccioso amerindio, i cui misteri preistorici vennero in seguito da me descritti nel saggio L’impero Amazzonico.4 Le enormi strutture a forma umana e di animali, abbozzate sulle rocce dell’altipiano probabilmente da un’antichissima civiltà sconosciuta, mi avevano enormemente impressionato. Avendo scattato diverse fotografie di queste strutture “organiche”, così chiamate dal primo scopritore dell’altipiano, il dottor Daniel Ruzo nel 1952, cercavo in quel periodo delle conferme geologiche sulla possibilità che gli esecutori di questi notevoli “affreschi” megalitici potessero appartenere, a quanto si diceva in Perù, a un’epoca antidiluviana. Tramite una mia conoscente scrittrice, L. Bat Adam, entrai in contatto nella primavera del 2000 con il prof. Floriano Villa, un Geologo molto famoso (è deceduto nel 2014), discepolo del grande Ardito Desio, di cui tutti hanno sempre ammirato le numerose gesta in giro per il Mondo e sull’Himalaya (io stesso, tra le altre cose, avevo conosciuto personalmente Desio, diversi anni prima, per motivi legati alla mia Tesi di Laurea in Storia Economica). L’incontro con Villa avvenne così nell’aprile del 2000 nel suo studio di Milano centro. Un resoconto di questo incontro si può leggere nell’articolo L’ultima Civiltà pubblicato sulla rivista Nexus nei nn. 60 e 61 ma, nella sostanza, si verificò questo: il professore, dopo aver appreso delle mie indagini peruviane e dopo alcuni minuti di tensione (reciproca) e di timore, capì che ero un esploratore puro, semplicemente appassionato dei tanti misteri del nostro Mondo, senza alcun secondo fine e, dopo aver fatto uscire il suo assistente dalla stanza, mi disse che, dalla sua attività professionale e dalle stranezze che gli erano capitate nel corso di una vita intera, era rimasto assolutamente convinto che le civiltà umane fossero cicliche, si ripresentavano a distanza di centinaia di migliaia, milioni di anni, e pertanto si erano verificate delle diverse fasi umane di ascesa e declino culturale, nel corso di tempi immemorabili. Lui stesso, mi disse per esempio, era rimasto personalmente coinvolto in quello che chiamava il “Caso Nizza”, quando negli Anni Sessanta, da giovane Geologo, durante degli scavi per costruzioni a Nizza — si voleva costruire un centro commerciale — aveva assistito al ritrovamento di resti di case ed appartamenti di tipo moderno, con tanto di servizi igienici, esistenti in strati argillosi vergini sotto la città, strati datati di almeno 600.000 (seicentomila) anni. Naturalmente l’intervento di componenti dei “Servizi segreti” occidentali aveva impedito che la notizia trapelasse… Tutto questo, ovviamente, Villa non aveva mai potuto riferirlo durante le sue lezioni universitarie: erano argomenti Top Secret, ma ora che aveva lasciato l’ambiente accademico dopo decine d’anni di insegnamento (quarant’anni circa) nel corso di nostri successivi incontri riservati che avvennero praticamente a cadenza annuale, il professore mi riassunse le sue idee e le sue esperienze, che oggi si possono descrivere con i concetti seguenti, che ritengo essere degni di nota.
Primo punto — Le civiltà umane sono di carattere ciclico. Esse si sviluppano e poi scompaiono, si auto-distruggono o vengono distrutte da catastrofi naturali terrestri o provenienti dallo spazio (impatti di asteroidi e comete), a distanza di enormi intervalli di tempo. Infatti sono stati ritrovati crani umani di tipo moderno (del tipo sapiens-sapiens), in strati geologici definiti “certi” dalla Scienza — e cioè non ci sono state intrusioni da altri strati geologici — di milioni di anni fa, anche in Italia. (Un caso clamoroso fu il ritrovamento a Castenedolo in provincia di Brescia, nella seconda metà dell’Ottocento, di un cranio femminile moderno in uno strato di almeno due milioni di anni fa, se non addirittura cinque milioni). Sarebbe un buon esempio di quello che l’Archeologia misterica definisce come OOPART (Out Of Place Artifacts , cioè gli “Oggetti Fuori Posto”).
Secondo punto — I convegni tra scienziati “a porte chiuse”. Diversi scienziati ne parlano tra di loro, in incontri a livello internazionale, ma mantenendo il più assoluto riserbo. Alcuni incontri hanno riguardato la “non spiegabilità” in termini convenzionali della formazione preistorica di alcune catene montuose (generalmente montagne “giovani”, come le Ande, per esempio, o le nostre stesse Alpi) presenti sulla Terra: alcune incredibile spiegazioni emerse in questi incontri Top Secret hanno chiamato in causa concetti impressionanti come quello della “orografia artificiale” (e cioè la formazione di catene montuose come fenomeni voluti da un “disegno intelligente” di tipo umano o preterumano), o addirittura le cronache indiane vediche — forse le più fedeli rappresentazioni della Storia antica della Terra e degli esseri umani, come mi disse Villa — dove esplosioni atomiche di enorme potenza, per causa di guerre atomiche del passato, avevano contribuito ad innalzare dalle acque marine alcune delle catene montuose più note.
Terzo punto — Nella nostra attuale civiltà “tecnologica” gli equilibri non devono essere alterati. Questo lo vuole chi detiene il “vero potere” — tutti possono capire a quali settori ci si riferisce, soprattutto di questi tempi. Gli “equilibri” sono di ogni genere, sociali, culturali, storico-religiosi, ma soprattutto economico-tecnologici, anche a scapito dell’ambiente terrestre, dell’amore per il vero progresso e della vera scienza (che ormai non esisterebbe più, dato che ormai anche la “ricerca pura” risentirebbe esclusivamente del fattore economico). Di conseguenza, come puro esempio, con il petrolio come fonte energetica dovremmo andare avanti ancora per un pezzo — almeno un secolo — perché lo sviluppo tecnologico ed i suoi relativi salti, con l’utilizzo di altre forme di energia più pulite e più a basso costo, è in realtà già stato programmato solamente tramite passaggi tecnologici, distanti tra loro centinaia di anni. I passaggi di tecnologia verrebbero quindi programmati da “chi comanda” e sarebbero il frutto di “accordi” con chi può cedere nuove tecnologie, già ora esistenti, ma per il momento ritenute proibite. Leonardo da Vinci, Nikola Tesla, Viktor Schauberger, Wilhelm Reich e, nello specifico caso che affronteremo, l’Ingegner Alessandro Porro, insieme a tanti altri, hanno tentato in verità nel corso della Storia di accorciare questi tempi lunghissimi già programmati e concordati dai potenti, ma non ci sono riusciti pienamente, o gli è stato addirittura impedito di farlo. Con ogni mezzo. In ogni caso, nell’autunno del 2005, le mie ricerche personali, nonostante gli incontri annuali con il professore, erano giunte ormai ad un punto morto: Villa aveva certo collaborato segretamente negli Anni Sessanta con un gruppetto di ricercatori “di frontiera” che comprendeva, oltre a lui, un Ingegnere, un Giornalista, un Medico e un’Artista che fungeva da segretaria del gruppo e pochissime altre persone, ma in ogni caso privatamente e nell’ambito comunque delle rispettive famiglie. Le “scoperte” di questo manipolo di cercatori erano state strabilianti, incredibili, forse troppo. Il problema era che tutto questo lavoro enorme di ricerca era stato “secretato” dagli stessi attori in gioco ed inoltre, a partire da metà degli Anni Settanta, il gruppo si era sciolto e dei suoi vecchi amici il professore aveva perso ogni traccia. Che fare, allora? Ero molto indeciso e amareggiato. Dietro consiglio del Direttore della rivista Nexus, Tom Bosco, decisi di far pubblicare l’articolo L’ultima Civiltà, sopra citato, a mo’ di “esca”. Se qualcuno degli amici del professore fosse stato ancora in vita, leggendo Nexus (rivista leader nel settore delle pubblicazioni alternative, e di diffusione internazionale) avrebbe potuto tentare di mettersi in contatto con il sottoscritto. Avevo apportato alcune leggere modifiche cronologiche rispetto a quanto mi era stato riferito da Villa proprio per attirare maggiore attenzione dagli attori principali, e farmi magari correggere. Fui fortunato: nel giro di poco tempo mi contattò la signora Luciana Petruccelli (scomparsa nel 2010), che era stata la “segretaria” del gruppo segreto di ricerca. In un nostro incontro nel 2006 in Liguria (Sori), Luciana mi confermò tutto: ogni cosa che mi era stata raccontata dal professor Villa era assolutamente vera, in più lei stessa aveva conservato parte della documentazione classificata di quel periodo, e infine poteva farmi incontrare con il Giornalista che per quasi dieci anni aveva allora seguito e annotato tutte le ricerche in un “Diario”: Mario Miniaci, Giornalista per Il Corriere della Sera e La Domenica del Corriere, ai tempi delle “ricerche segrete”. Questo fu il mio successivo, e definitivo, contatto. Mario Miniaci da più di trent’anni viveva isolato in una villetta tra i bei boschi del Varesino, nei pressi del Lago di Varese: un personaggio notevole e affascinante, un vero galantuomo d’altri tempi di cui diventai ben presto amico. Aveva allora già più di novant’anni, ma li portava ancora benissimo (è deceduto alla fine del 2009, e lo andai a trovare per l’ultima volta una ventina di giorni prima che se ne andasse). Certamente, Miniaci ricordava tutto: il “Caso Porro”, così come lo chiamava lui, era stato l’avvenimento più impressionante della sua vita, ed anche per questo motivo aveva deciso di eclissarsi e starsene in pace e discrezione per ben trentacinque anni… Ma certo, mi disse, gli avrebbe fatto piacere rivedere il professor Villa. Erano troppi anni che non si vedevano più… Si organizzò così una cena, a casa di Miniaci, con i suoi figli, il professor Villa e chi vi scrive. Fu un evento emozionante, e non solo per il sottoscritto. Una storia nascosta, misteriosa, perduta e dimenticata dell’Italia della metà del secolo scorso, ma che, se vera, poteva interessare tutta la Storia della Terra, dello scibile umano e dell’intero nostro Cosmo, ritornò alla luce nei ricordi di quelle persone fuori dall’ordinario, in quella serata varesina di ottobre del 2007. Il fulcro di tutta la faccenda, mi dissero, era stata l’invenzione di uno straordinario strumento rabdomantico, chiamato “rabdomante elettronico”, un apparecchio inventato dall’Ingegner Alessandro Porro alla fine degli Anni Cinquanta. Tramite alcuni articoli di Mario Miniaci apparsi su La Domenica del Corriere (vedi tra i Documenti a fine testo) nei primi Anni Sessanta, il “rabdomante elettronico” di Porro aveva goduto di una certa notorietà, e lo strumento, nelle mani del suo creatore, aveva contribuito alla scoperta di alcuni importanti ritrovamenti archeologici e a ricerche petrolifere, gassose e idrogeologiche. Ma, improvvisamente, così come la notorietà popolare era comparsa, tutto era ritornato nell’ombra. Cos’era successo? Questo: secondo l’Ingegner Porro, lo strumento funzionava “troppo” bene, poteva “vedere” e sondare rabdomanticamente sino a 800-1000 metri di profondità, una cosa impensabile anche per i nostri attuali “geo-radar”, rivelando così un incredibile trascorso preistorico per la nostra Italia, per l’Europa ed il Mondo intero. Tracce di una “Umanità” di decine di milioni di anni fa, tracce di sconvolgimenti geologici tremendi, di “Guerre fra mondi”, di declino culturale e di nuove “Umanità”. Insomma, la nostra società attuale è veramente l’“Ultima Civiltà” in ordine di tempo, ma vi sono state altre precedenti, favolose civiltà, e ve ne saranno molte altre… E sempre sarà così, sino alla fine fisica del nostro Pianeta quando, tra cinque miliardi di anni, il nostro attuale Sole, mutatosi in Stella gigante, ci divorerà, letteralmente… Un’alternanza di cosmici alti e bassi cronologici, così sulla Terra come in tutta la Storia dell’Universo. Le “scoperte” erano state ovviamente troppo invasive e sconvolgenti, colpendo alla radice l’esistenza stessa del gruppo di ricerca, che si era di fatto sciolto intorno al 1974 dopo uno shoccante “incontro sul Lago di Garda” con dei misteriosi “Guardiani” dell’Evoluzione di questa attuale Società umana (vedi al Capitolo 2). Questi “Veglianti” sarebbero delle persone speciali, esseri umani che nascono, vivono e muoiono esattamente come noi, ma che allo stesso tempo sono dotati di “Memoria Ereditaria”: eredi genetici (per via paterna, in questo caso specifico) non solo del patrimonio ereditario genetico dei genitori come tutti noi, ma anche della memoria della vita vissuta e del sapere raggiunto dai loro Antenati, sino a centinaia di migliaia, milioni di anni or sono. Persone troppo importanti per i Gruppi di potere mondiale, con i quali collaborano e di cui essi stessi fanno, a volte, parte. Uomini destinati al controllo evolutivo/tecnologico del nostro Pianeta, che portano la Scienza verso “nuove” grandi scoperte per il nostro Mondo solo quando si ritiene che sia arrivato il momento giusto. Proviamo allora a cercare di descrivere una recente storia segreta del secolo scorso sulla base di tutto questo. A partire dai primi decenni del XX Secolo è plausibile che alcuni scienziati abbiano cominciato a rendersi conto che “qualcosa non quadrava” nella storia ufficiale della Terra e dei suoi abitanti più preziosi, gli esseri umani. È possibile che qualche scienziato tra quelli più capaci abbia cominciato a rendersi conto che, per vari motivi, dietro leggende come la Terra cava, i più antichi racconti storico religiosi conosciuti (per esempio le Guerre Vediche), i racconti di esploratori sopravvissuti a situazioni apparentemente impossibili, all’apparizione di misteriosi fenomeni celesti, potesse esistere un’altra verità storica e scientifica. Un personaggio ancora oggi carismatico e misterioso come Georges I. Gurdjieff e alcuni suoi discepoli, come il francese René Daumal per esempio, o una normale attività di intelligence investigativa, potrebbe aver rivelato qualche segreto a qualche scienziato, o per via iniziatica a qualche politico, a qualche imprenditore propenso al credere, di più ampie vedute e con grossi mezzi finanziari da impiegare in ricerche segrete. Dall’esperienza personale dello scrivente ci si è assolutamente resi conto di come campi apparentemente così lontani come la Scienza, la Politica, la Religione, la Storia e l’Esoterismo siano in realtà collegati da persone, situazioni e vicende quanto mai contigue anche se insospettabili o ritenute impossibili. Tutto questo potrebbe allora dare una spiegazione, per esempio, alle ricerche apparentemente assurde di alcuni scienziati ed esploratori tedeschi compiute sotto il nazismo (per esempio i ricercatori Otto Rahn ed Edmund Kiss), impegnati nella ricerca di sacre reliquie, ansiosi di scoprire “mondi sotterranei”, pronti ad impostare vie per una nuova scienza radicalmente conflittuale con quella riconosciuta ed ufficiale a quel tempo. In sostanza, dietro tutto questo, partendo dal mistero degli UFO (dischi volanti “terrestri” o “extraterrestri”) fino a giungere all’inizio degli Anni Cinquanta, con il controverso caso Adamsky per esempio, si ritiene che ci sia stata una sorta di “fuga di notizie” non meglio definita e qualificata, ma importante. Qualcosa poteva essere effettivamente successo e qualcun altro poteva essersi reso conto dell’esistenza di una più sconvolgente realtà che riguardava la Storia della Terra e la reale situazione attuale. Arriviamo quindi ai primi Anni Sessanta: è da questo periodo postbellico che partono le testimonianze dirette di coloro con cui si era entrati in contatto. Nei primi Anni Sessanta, appunto, durante le opere di sbancamento nella città di Nizza in Costa Azzurra, necessarie per la costruzione di un centro commerciale, si verificò una clamorosa scoperta: in uno strato geologico sicuramente vecchio di almeno 600.000 anni, i tecnici coinvolti assistettero sgomenti al ritrovamento di resti di caseggiati ed appartamenti architettonicamente di tipo moderno, con tanto di tracce di servizi igienici, ma dall’età, infatti, spaventosamente antica. Era una conferma certa della teoria ciclica delle civiltà. Il Geologo Villa là intervenuto, come abbiamo già letto, voleva divulgare la clamorosa notizia ai media, ma fu prima bloccato e poi minacciato dai Servizi segreti occidentali — probabilmente francesi ed americani congiuntamente — di non osare fare una cosa simile. Egli sarebbe stato ritenuto pazzo e la sua carriera sarebbe finita. Il Geologo tenne così forzatamente la bocca chiusa. Passiamo oltre. Sulla scorta del fatto che ci si era accorti che le prime sonde lunari che si schiantavano sul nostro satellite in diversi casi, al momento dell’impatto, facevano risuonare la Luna (secondo i sismografi terrestri) come una “campana”, e quindi rivelavano l’esistenza di enormi cavità al suo interno, congiuntamente al fatto che si verificavano registrazioni di misteriosi lampi luminosi sul suolo lunare, forse dovute ad esplosioni (provocate?) od impatti di meteoriti, la NASA decise — fu questo il vero motivo? — di organizzare delle missioni lunari con esseri umani a bordo. Quanto è stato riferito dal gruppo di ricerca indipendente corrisponde in gran parte con quanto già testimoniato su una rivista già da diversi anni dall’ex tecnico della NASA Richard Hoagland: si scoprirono resti di una misteriosa antichissima civiltà sulla Luna, e furono presi dei reperti che poi servirono per lo sviluppo tecnologico attuale della Terra per gli Anni Ottanta, Novanta e Duemila.5 Veniamo adesso ad alcune connessioni. Negli Anni Settanta Neil Armstrong, il “primo” uomo a camminare sulla Luna, si ritrovò catapultato in una missione tra le Ande e le foreste dell’Ecuador, con una improvvisa missione occidentale (scozzese) per visitare una strana grotta, la Cueva de los Tayos, a trecento metri di profondità e lunga circa 10 chilometri, per visionare strane formazioni megalitiche trovate sul fondo di questo tunnel naturale Sud Americano. A Neil Armstrong sarebbe stato fatto vedere e confrontare quanto aveva visto sulla Luna con quello che esisteva all’interno della Cueva de los Tayos sulla Terra.6 In ben determinati livelli accademici e di potere costituito ci si interrogava così su quale tipo di azioni prendere per fare in modo che la gente comune non potesse indagare ulteriormente e si ponevano seri dubbi sul fatto se o no l’umanità dovesse venire a conoscenza di determinate scoperte. Il caso che mi era stato riferito riguardava così, in particolare, l’Ingegner Alessandro Porro, deceduto ormai da tempo (nell’estate del 1976). Negli Anni Sessanta questa persona, insieme ad altri tecnici, sulla scorta di ricerche sotterranee compiute per conto di grossi Trusts economici internazionali, compiva i suoi studi analizzando il sottosuolo della Valle Padana e delle Prealpi: diverse volte, a centinaia di metri di profondità lo strumento da lui creato (il rabdomante elettronico) rivelava l’esistenza di decine e decine di grosse sfere metalliche, forse cave all’interno. In altri casi era impossibile descrivere quello che si trovava se non ricorrendo ad una spiegazione paradossale: sembravano essere stati sotterrati enormi macchinari sconosciuti, dalle strutture arditissime, o ci si trovava di fronte a caverne che sembravano ospitare vere e proprie “città” sommerse da decine di metri di terra e pietre. In altri casi i sonar di ricerca impazzivano letteralmente, i raggi di ricerca venivano deviati da forze telluriche contrarie inspiegabili. Sembravano forze provenienti da macchinari sconosciuti “ancora in attività”. Questo Ingegnere, preso dall’inquietudine si confidò con altri suoi colleghi e venne così deciso di continuare queste ricerche “in privato”, anche per il fatto che, saltuariamente, diverse di quelle misteriose sfere di metallo e cemento, dopo qualche mese che venivano scoperte, esplodevano sottoterra e si distruggevano (o venivano distrutte). Si era ormai nei primi Anni Settanta, e il risultato di questo pool di ricercatori fu incredibile, ma per loro vero: delle “intelligenze” agivano sulla Terra, mandando probabilmente degli impulsi da una non meglio specificata “base” sulla Luna, distruggendo le sfere metalliche, per non farle recuperare e studiare meglio da questi ricercatori. Questo scienziato fu poi contattato improvvisamente sul Lago di Garda nel 1974 da dei misteriosi personaggi. Facevano parte di un gruppo di persone dalle particolari capacità tendenti a preservare “geneticamente” la memoria atavica di tutte le conoscenze scientifiche e filosofiche apprese in milioni di anni dell’alternarsi delle varie civiltà umane. Erano loro che, periodicamente e purtroppo, erano costretti, in varie parti del mondo, a far saltare quelle sfere metalliche cave, che contenevano in realtà uomini messi in ibernazione da tempo immemorabile, da altre civiltà precedenti: in alcuni casi erano riusciti a “risvegliare” questi esseri ibernati facendoli rivivere con loro ma, in altri casi, per timore che fossero scoperte, eliminavano le sfere ed il loro “contenuto”. Fu detto a questo Ingegnere che, dato il verificarsi di varie situazioni di pericolo, nel giro di milioni di anni qualsiasi corpo celeste, come la Terra ad esempio, corre, per causa di enormi catastrofi, di subire terremoti o impatti di asteroidi dall’esterno, e così le varie civiltà umane più evolute saltuariamente avevano trasferito uomini e mezzi sulla Luna, o su Marte o all’interno di tunnel nella Terra stessa per preservare la specie e, passato il pericolo, o verificatosi l’evento tragico, dopo millenni ritornavano sulla Terra o sulla sua superficie. Era sempre stato così, così come da decenni vigeva un accordo con le autorità più importanti del Pianeta di questa attuale civiltà per non divulgare queste notizie, in cambio di una “graduale cessione” di tecnologie innovative. Una loro “base” era ancora attiva, ma celata, sulla Luna , ed era stato questo avamposto a far esplodere altre basi sulla superficie lunare negli anni precedenti, nel tentativo (infruttuoso) che le missioni NASA non le scoprissero. Ma gli astronauti le scoprirono. Questo gruppo di “Guardiani” contava infine sulla “discrezione” ed il senso di responsabilità dell’Ingegnere per mantenere il segreto, e così fu, almeno per il grande pubblico sino ad oggi. Ma, appunto in questi ultimi anni, altri studiosi che facevano parte del gruppo “dissidente” di ricerca universitario, per ragioni che io ignoro, hanno deciso di rivelare tutto quanto ho riferito in questa breve Introduzione. Per dovere di nota, in un incontro dell’anno 2005 ci si chiese se dietro tutto questo non ci fossero anche altri accordi o, piuttosto contatti esterni, con civiltà aliene o “extraterrestri” o “infraterrestri” ma chi ha risposto ha detto che non lo sapeva, anche se non lo escludeva, vista l’incomparabile realtà che si era rivelata, dopo decine d’anni di pericolose indagini. Ecco un estratto degli appunti presi durante l’incontro del 2005.
INCONTRO IN MILANO del 30 settembre 2005 h.08.30. Quarto (o quinto) incontro con il prof. Villa, Geologo dell’Unione Europea, in cinque anni. L’incontro è stato molto interessante: conferma quanto detto fondamentalmente da Richard Hoagland nell’intervista con Tom Bosco pubblicata su Nexus n. 53 del gennaio 2005… Anzi, ha detto che sarebbe meglio ricontattarlo fino a che “Hoagland rimane vivo” e di mandargli le fotocopie dell’articolo… Nel giro di milioni e milioni di anni, mi ha detto, si sono alternate varie specie umane che hanno raggiunto enormi gradi di civiltà… Nell’impossibilità, in alcuni casi di evitare enormi catastrofi naturali esogene o endogene la Terra, si erano trasferiti, in alcuni casi, e alternativamente, su Marte e sulla Luna… La NASA e i Poteri Forti sanno tutto, ma non rivelano, non possono farlo… perché esiste “un Cerchio interno dell’Umanità” di eredi genetici di queste antiche specie umane (per esempio, forse Leonardo da Vinci era uno di questi), in grado di padroneggiare varie discipline “scientifiche diverse” acquisite in milioni di anni di cultura e che ha raggiunto una forma di accordo con i “Grandi” padroni della nostra civiltà attuale… Alcuni di questi uomini vivono sotto terra, altri ancora sulla Luna, dove hanno qualche centro di controllo… Furono loro a far saltare molte delle cupole vetrose di cui parla Hoagland nei primi Anni Sessanta per tentare di cancellare determinate tracce agli astronauti americani che stavano arrivando… Ma la cosa non ha funzionato ed alla fine si è arrivati ad un accordo di “congiura del silenzio”… Armstrong andò nel 1975-1976 a visitare la Cueva (grotta) de los Tajos in Ecuador proprio per trovare riscontri a tutta questa faccenda… La storia del tesoro all’interno delle grotte è tutto un depistaggio. Il suo amico Ing. Porro, da tempo deceduto in strane circostanze… (aveva saputo da personaggi misteriosi quando sarebbe morto ed in quale giorno), aveva rintracciato sottoterra in provincia di Bergamo grazie ad un suo apparecchio, nelle valli Bergamasche, strane sfere metalliche che probabilmente contenevano altri di questi antichi esseri umani ibernati… Sfere che, in alcuni casi o vengono distrutte da questi esseri quando si teme che vengano scoperte durante scavi di varia natura o che contengono uomini vengono riportati in vita dallo stato di ibernazione… Questi uomini “risvegliati” vengono posti tra noi con lo scopo di controllarci… Sono praticamente uguali a noi, abbastanza alti con la testa un po’ grande, quasi sproporzionata (solo come esempio mi disse di vedere il film Cittadino dello Spazio, degli Anni Cinquanta). In altri casi sono uomini della nostra civiltà attuale che invece lavorano per loro… Il professore ha confermato ancora tutto il resto..cioè tutto quanto mi disse nel corso degli scorsi anni e si è accommiatato dicendomi di stare molto attento e di contattare ancora Richard Hoagland … del quale comunque non aveva mai sentito parlare… Aspettava da me le fotocopie dell’articolo di Nexus e l’indirizzo e-mail del sito web di Hoagland.
Sarà meglio concludere così questa Introduzione, senza gettare troppa “carne al fuoco” del sapere. Per i dettagli specifici si vedrà ai Capitoli successivi descritti dal nostro attuale gruppo di indagine, un Team che molto temerariamente si è messo in testa di attualizzare le ricerche di un gruppo di coraggiosi studiosi, oggi purtroppo tutti scomparsi, che negli Anni Sessanta portarono alla luce una delle vicende più controverse del nostro tempo.