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Stellare
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MessaggioInviato: 09/09/2012, 20:47 
O_O non ci ho capito niente, qualcuno nobile d'animo che me lo spiega in maniera più semplice? Probabilmente mi mancano parecchie conoscenze di base per capire i termini usati :|



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MessaggioInviato: 13/12/2014, 18:03 
Cita:
L’enigma della Sfinge e la sua controversa datazione
Scolpita sul luogo nella pietra calcarea, la Sfinge della Piana di Giza è una tra le più grandi statue al mondo. L'enigmatica statua leonina è oggetto di accesi dibattiti nella comunità scientifica, la quale non riesce ancora a trovare un parere univoco sulla sua datazione.

Immagine

La sfinge è una figura mitologica raffigurata come un mostro con il corpo di leone e testa umana (androsfinge).

La sua icona più famosa, tra le più grandi mai realizzate, si trova in Egitto, sulla piana di Giza, area che condivide con le famose tre piramidi.

Scolpita in loco nella pietra calcarea, la Sfinge di Giza è la più grande statua monolitica tra le sfingi egizie: lunga 73,5 metri, alta 20,22 metri e larga 19,3 metri di cui solo la testa è 4 metri. Il monumento fu probabilmente ricavato da un affioramento di roccia, mentre alcune parti sono state costruite o riparate con l’aggiunta di blocchi di roccia tagliati.

Comunemente, egittologi e storici ritengono che la Sfinge sia stata costruita durante il regno del faraone Chefren, intorno al 2500 a.C., in concomitanza con la costruzione delle piramidi.

Eppure, alcuni ricercatori ritengono che la Grande Sfinge di Giza potrebbe essere migliaia di anni più antica di quanto comunemente ritenuto, un dubbio che serpeggia nella comunità archeologica da decenni e che alimenta un acceso dibattito.

Immagine

All’inizio degli anni ’90, il dottor Robert M. Schoch, geologo presso la Boston University, è stato uno dei primi a mettere in discussione il dogma sulla datazione della Sfinge, annunciando che il monumento potrebbe essere stato realizzato tra il 9000 e il 5000 a.C., anticipando la cultura dinastica egiziana.

“Nel 1990, ho viaggiato in Egitto con il solo scopo di esaminare la Grande Sfinge da punto di vista della geologia”, spiega Schoch nell’articolo comparso su Epoch Times. “Ero convinto che la datazione degli egittologi fosse corretta. Ma, ben presto, ho scoperto che le prove geologiche non erano compatibili con quello che gli egittologi dicevano”.

Infatti, i rilievi geologici eseguiti sulla Sfinge sembrano puntare a tempi decisamente più remoti. Sul corpo della sfinge sono presenti evidenti segni di erosione dovuti all’esposizione continua all’acqua piovana, ipotesi accettata dalla comunità scientifica.

L’egittologia ufficiale non sa come spiegare questo fatto, considerando che le ultime piogge in grado di sortire tali effetti nella regione di Giza risalgono alla fine dell’ultima glaciazione.

“Ho riscontrato caratteristiche di erosione pesante, concludendo che tale fenomeno potrebbe essere stato causato solo da piogge intense”, spiega Schoch. “Il problema è che la Sfinge siede sul bordo del deserto del Sahara, una regione che è stata decisamente arida negli ultimi 5000 anni”.

Schoch ha avuto la possibilità di confrontare diverse strutture vicine risalenti a diversi periodi della storia egizia. Ebbene, queste strutture mostrano esempi precisi di erosione dovuta al vento e alla sabbia, fenomeno che differisce notevolmente rispetto all’erosione causata dall’acqua.

Si è tentato anche di spiegarne la causa con le esondazioni del Nilo, ma i segni dell’erosione presenti, che presentano un’erosione più marcata in alto e meno marcata in basso, sono incompatibili con quelli che causerebbe un’erosione dovuta all’acqua del fiume, che causerebbe segni di erosione più evidenti alla base della statua.

Tanto è bastato per far concludere al dottor Schoch che la Sfinge deve risalire ad un periodo molto più antico rispetto a quello indicato dall’egittologia dogmatica. A suo parere, la Sfinge “deve” risalire ad un periodo compreso tra il 9000 e il 5000 a.C., quando la zona era molto più interessata da precipitazioni intense.

Curiosamente, la più antica raffigurazione di sfinge conosciuta (una scultura) è stata trovata vicino a Göbekli Tepe in Turchia, nel sito di Nevali Çori, e viene datata al 9500 a.C.

Inoltre, ad un esame più attento, Schoch ritiene che il faraone Chefren abbia semplicemente ristrutturato la Sfinge, incorporandola nel suo complesso funerario. La Sfinge era già lì da migliaia di anni; essa potrebbe essere stata alterata per tutto il periodo dinastico dell’antico Egitto.

“È evidente a chiunque che l’attuale testa non è quella originale: essa avrebbe mostrato i stessi segni di erosione del corpo. È chiaro che è stata ri-scolpita e alterata durante i periodi dinastici. Chiaramente, nella ri-scultura la testa divenne più piccola”, continua Schoch. Egli ha suggerito che nella sua forma originale la Sfinge di Giza potrebbe non essere stata una sfinge, ma un leone gigantesco.

Immagine

Naturalmente, queste conclusione hanno scioccato molti scienziati, storici ed egittologi, i quali sostengono con forza che non ci sono prove di una civiltà che possa aver costruito un monumento come la Sfinge così indietro nel tempo.

Tuttavia, fin dai primi anni ’90, molti altri siti archeologici sono stati scoperti, i quali precedono ogni civiltà conosciuta. Uno di questi, guarda caso, è proprio il sito di Göbekli Tepe.


http://www.ilnavigatorecurioso.it/2014/ ... datazione/


Ultima modifica di vimana131 il 13/12/2014, 18:04, modificato 1 volta in totale.

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MessaggioInviato: 30/12/2014, 18:28 
Mi fanno ridere quando dicono "ma non ci sono prove di una civiltà precedente" e quella che cos'è allora??

A proposito di quel periodo 10-12 mila anni fa, vi segnalo questo documentario di 45 minuti che parla di molti manufatti che io non conoscevo, dell'africa occidentale, del sudamerica etc.. risalenti a quanto pare a quel periodo.

La storia nascosta della razza umana

[BBvideo]http://www.youtube.com/watch?v=vgqVhtJaINE[/BBvideo]


Ultima modifica di sanje il 30/12/2014, 18:30, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 30/12/2014, 19:07 
e poi non mi stancherò mai di dirlo ma qui c'è la risposta per la maggior parte dei misteri di cui si parla in questo forum:

http://thehiddenrecords.com/

con aggiornamenti costanti!



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MessaggioInviato: 30/12/2014, 21:24 
Cita:
La basanite, detta anche pietra Bekhen, è stata usata come pietra ornamentale dagli Egiziani e successivamente dai Romani per la costruzione di statue, lapidi e stele.

Dal punto di vista storico la basanite è uno dei primi materiali che l’uomo abbia mai lavorato, risalendo il suo utilizzo ad almeno tremila anni prima di Cristo. I Romani la sfruttarono intensamente e soprattutto nel primo secolo dopo Cristo.

Pur essendo stata largamente impiegata nella realizzazione di statue, essa non è considerabile un marmo nero, avendo una durezza molto superiore data l’abbondanza di quarzo nella sua composizione. La sua compattezza, la ridotta porosità e la suddetta composizione mineralogica, ne fanno una pietra dura di difficile lavorazione. Plinio paragonò questa roccia al ferro.

Dato il suo colore la pietra era utilizzata per stimare a occhio la purezza di altri minerali, e veniva quindi chiamata pietra di paragone. Da questo nome deriva l'espressione poi entrata nel linguaggio comune.

Il suo nome deriva dall’egizio bhn, tradotto come Litos Basanites dai greci e Lapis Basanites dai Romani.

La cava di questo materiale è referenziata nel cosiddetto Papiro delle miniere d'oro, realizzato intorno al 1160 a.C., trovato nella zona di Tebe intorno al 1820 e conservato nel Museo delle antichità egizie di Torino. La cava si trova in una area ad intensa attività tettonica nel Uadi Hammamat, tra le città di Qift sul Nilo e Quseir sul Mar Rosso, nel centro del Deserto Orientale dell'Egitto.

Il colore della roccia è molto scuro, tipicamente nero, o grigio scuro o grigio-verde in superficie.



Ma sono tutti veri quei manufatti? Mi riferisco soprattutto a quelli che illuminati con luce nera rispendono...



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MessaggioInviato: 30/12/2014, 21:47 
Cita:
sanje ha scritto:
La storia nascosta della razza umana


Questa la discussione relativa:

http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=12286



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"Soltanto chi non ha approfondito nulla può avere delle convinzioni" - Emil Cioran

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MessaggioInviato: 12/01/2015, 17:58 
Cita:
Un nuovo studio esclude che la catastrofe globale di 13 mila anni fa sia da attribuire all’impatto di una cometa
I catastrofici mutamenti climatici avvenuti circa 13 mila anni, che nel giro di un pochi di anni hanno portato all’estinzione dei grandi mammiferi che abitavano la Terra del Pleistocene fa, non sarebbero stati innescati da un disastroso impatto. È quanto sostiene un nuovo studio della University of California, che esclude definitivamente una serie di campioni ritrovati in Siria e da sempre portati a sostegno della tesi dell’impatto.

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Nella città di Los Angeles esistono dei pozzi di catrame conosciuti come La Brea Tar Pits o Rancho La Brea Tar Pits, un’ampia area protetta attraverso il registro dei luoghi nazionali americani.

I pozzi rappresentano uno dei maggiori depositi fossili vegetali ed animali dell’Era Glaciale.

Durante il Pleistocene, tigri dai denti a sciabola, mammut e bradipi giganti transitarono in questa zona per abbeverarsi da alcune pozze, ma rimasero intrappolati sulla superficie dal denso asfalto naturale bituminoso.

Nei pozzi di catrame si legge come in un libro antico di animali che abbondavano e che non si è mai ritenuto che fossero originari dell’America. Poi, un’immane catastrofe li ha spazzati apparentemente in pochi decenni, in un epoca che risale al 10.500 a.C., più di 12 mila anni fa.

“Gli animali più grandi, qualsiasi cosa più grande di un coyote, si estinsero nel giro di qualche decennio”, spiega il dottor John Harris, paleontologo e direttore del Page Museum di La Brea Tar Pits. “Si è trattato, in effetti, di una grande catastrofe”.

Dunque, una catastrofe avvenuta alla fine dell’ultima Era Glaciale: le temperature, rimaste relativamente stabili per migliaia di anni, improvvisamente aumentano, facendo segnare uno sbalorditivo aumento di 5° in un batter d’occhio, in un periodo dai tre ai dieci anni. L’incredibile scoperta è il frutto dei carotaggi eseguiti in Groenlandia dai climatologi.

“Alcuni chiamano i ghiacciai della Groenlandia la Stele di Rosetta del clima, perché permettono di vedere tutti i cambiamenti climatici avvenuti nella storia del pianeta Terra”, spiega il climatologo Gregory Zielinki”. Il cambiamento avvenuto 13 mila anni fa si è verificato in un periodo dai tre ai vent’anni, simile a quello che osserviamo oggi. Abbiamo osservato una struttura particolare nella formazione del ghiaccio e abbiamo scoperto che, in un periodo in cui i ghiacci cominciarono a sciogliersi, ci sono segni più numerosi di depositi vulcanici, di maggior concentrazione e portata di qualunque altra epoca negli ultimi undici mila anni”.

Eruzioni vulcaniche senza precedenti, unite a sconvolgimenti climatici e gigantesche alluvioni, mentre i ghiacciai spessi oltre un chilometro si sciolgono nel giro di pochi decenni. Il livello del mare si innalza di 1350 metri: improvvisamente appaiono mari dove prima c’era la terra emersa, un’epoca che secondo alcuni coinciderebbe con i miti del diluvio tramandati da numerose culture antiche e contemporanee.

Il Mito del Diluvio Universale

Il racconto di un grande diluvio che ha devastato la Terra in tempi antichissimi è giunto fino a noi grazie alla Bibbia, la quale riprende una tradizione ancora più antica, la cosiddetta Epopea di Gilgamesh, un racconto della letteratura sumera risalente al 4° millennio a.C.

Più tardi, nel 5° sec. a.C., anche il filosofo greco Platone parlerà di un cataclisma che provocò grandi inondazioni e la scomparsa del controverso continente di Atlantide.

Ma i resoconti della Bibbia e di Platone non sono gli unici. Il Popol Vuh, una raccolta di miti e leggende dei vari gruppi etnici che abitarono la terra Quiché (K’iche’), uno dei regni maya in Guatemala, parla di onde gigantesche, di alluvioni e di cieli oscurati per mesi, di un freddo indescrivibile, e di pioggia e grandine nere.

I testi dell’antico Egitto parlano di tempi di caos, di inondazioni e oscurità, da cui emersero gli dei per dare forma alla terra d’Egitto.

Secondo l’autore britannico Colin Wilson, supponendo che una serie di catastrofi abbia in effetti decimato i nostri antenati, e che i pochi sopravvissuti vivessero in piccoli gruppi sparsi sul tutto il pianeta, i catastrofici eventi globali avvenuti 13 mila anni fa calzerebbero con i miti tramandati dai popoli antichi come la scarpetta calzava ai piedi di cenerentola.

Al repentino scongelamento registrato dai climatologi è collegato un altro enigmatico evento, il cosiddetto Dryas recente, conosciuto anche come Grande Congelamento, nel quale si vide un rapido ritorno alle condizioni glaciali alle latitudini più alte dell’Emisfero Settentrionale tra i 12.900 e gli 11.500 anni fa, in netto contrasto con il riscaldamento della precedente deglaciazione.

Nel permafrost di Siberia e Alaska, sono state rinvenute ossa di milioni di animali, come quelle del mammut gigante. All’inizio del ‘900, alcuni cacciatori siberiani trovarono per caso il cranio congelato di un grosso animale, un mammut.

Quando lo tirarono fuori dal terreno, nel suo stomaco furono trovate piante tipiche di un clima più temperato non ancora digerite: l’animale era stato congelato più rapidamente di quanto sia in grado di fare qualsiasi freezer moderno.

Dunque, le estinzioni di massa, la massiccia attività vulcanica, la rapidità con cui si sciolsero i ghiacci e i misteriosi congelamenti improvvisi, sembrano suggerire che ci sia stata un’enorme rivoluzione climatica 13 mila anni fa. Ma da cosa è stata innescata?

Nel 2007, un gruppo di 26 ricercatori, guidati dal chimico nucleare Richard Firestone del Lawrence Berkeley National Laboratory in California, propose che il Dryas recente fu causato dall’impatto di una cometa o di un asteroide nel Nord America, il quale causò incendi diffusi e una coltre di polveri che oscurò la luce del Sole.

Leggi anche:

Da cosa fu causato il “Grande Congelamento” avvenuto 12800 anni fa?

È stata una cometa a sterminare i Mammut? Una possibile conferma

Tuttavia, uno studio prodotto dai ricercatori della University of California, pubblicato online dal Journal of Archaeological Science, sembra confutare l’ipotesi avanzata da Firestone. I ricercatori hanno analizzato le gocce di scorie silicee rinvenute in quattro siti in Siria settentrionale e risalenti a un periodo compreso fra 10mila e 13mila anni fa.

Confrontando i reperti con i frammenti portati a prova della teoria di impatto cosmico in relazione al Dryas recente, i ricercatori sono riusciti a dimostrare come tutti i reperti siano spiegabili come semplici scorie di antichissimi incendi di abitazioni primitive.

“Almeno per ciò che riguarda i reperti siriani, la teoria dell’impatto cosmico è da escludere”, commenta Peter Thy, ricercatore presso il Davis Department of Earth and Planetary Sciences della University of California e primo firmatario dello studio.

Dunque, siamo punto e a capo: cosa è successo esattamente 13 mila anni fa? Sembra che esistano dei fattori ignoti che non riusciamo a decifrare.

Quel che è certo è che antichi miti di culture distanti nello spazio e nel tempo parlano di alluvioni apocalittiche e di un diluvio di fuoco causato da eruzioni vulcaniche e terremoti, tramandando con un inquietante realismo di un passato che non riusciamo né a ricordare chiaramente, né a dimenticare del tutto.


http://www.ilnavigatorecurioso.it/2015/ ... na-cometa/


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MessaggioInviato: 12/01/2015, 21:53 
Potrebbero esserci stati più diluvi nel corso del tempo magari localizzati il cui ricordo si è fuso in unico mito



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MessaggioInviato: 12/01/2015, 22:01 
La penso esattamente così :) Lo scioglimenti dei ghiacciai potrebbe aver causato grandissime alluvioni su scala regionale al punto da indurre le popolazioni delle aree interessate a credere che tutto il mondo fosse sommerso :) anche perchè non credo che il disgelo sia avvenuto contemporaneamente ovunque...



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MessaggioInviato: 12/01/2015, 22:19 
Io invece sono sempre stato convinto e lo sono tutt'ora, che i miti del diluvio universale risalgano proprio alla fine dell'ultima glaciazione. Era il periodo in cui le società umane nascevano e quindi potevano ricordare il disastro subito e le fatiche per ricostruire...

edit: sì comunque più diluvi derivanti dalla fine della glaciazione, quindi come se fosse uno solo...


Ultima modifica di DarthEnoch il 12/01/2015, 22:21, modificato 1 volta in totale.

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MessaggioInviato: 22/01/2015, 16:19 
Ciao,
ho letto tutto questo post, veramente meraviglioso e assolutamente uno dei più belli di tutto il forum.
Ringrazio vivamente chi ha aperto il topic anche perchè questo tema mi affascina da sempre!!!!
Mi sono sempre chiesto: ma possibile che prima di 10000 anni fa circa eravamo tutti nomadi e poi tutto d'un tratto abbiamo iniziato ad edificare edifici e a scrivere? Possibile che nessuna civiltà si sia stabilizzata sedentariamente come è successo all'improvviso?

Mi rimangono alcuni dubbi leggendo questo 3d di cui condivido pienamente la teoria delle civiltà pre-diluvio con successivo abbandono degli dei:
1) Se la sfinge e le piramidi di Giza sono state edificate post diluvio, i sapiens sapiens come hanno fatto ad edificarle? Avevano gli strumenti abbandonati dagli dei per farlo?
2) Possibile che nel corso dei secoli tali strumenti, tali conoscenze sono andati perduti? Cioè la lavorazione e precisione della messa in opera dei blocchi di pietra di alcune strutture antiche supera anche la nostra conoscenza...

Ancora grazie per questo topic, veramente bellissimo


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 Oggetto del messaggio: Re: 14.000/12.000 A.C. alcuni indizi che ci portano lì
MessaggioInviato: 04/03/2015, 12:07 
Cita:
36.420 a.C.: lo Zep Tepi degli antichi egizi come fatto storico
Secondo i “Testi delle Piramidi”, ci fu un periodo primordiale dal quale emerse l'ordine dal caos e nel quale gli dèi governavano la Terra. Tale periodo è chiamato “Zep Tepi”. Si tratta solo di racconti mitologici, oppure ci sono fatti storici dietro la tradizione dello Zep Tepi? Armando Mei, un ricercatore italiano, è convinto che lo Zep Tepi si riferisce ad un preciso tempo storico databile al 36.420 a.C.

Immagine

I Testi delle Piramidi, la somma delle decorazioni e degli scritti murali rinvenuti in diversi monumenti egizi, ci hanno tramandato la maggior parte delle informazioni sui primi miti di creazione dell’Antico Egitto.

In tutti questi miti viene descritto un periodo lontano, definito TPJ ZP (talvolta trascritto come Zep Tepi, ovvero “prima occasione”).

Uno dei documenti più interessanti è certamente il Papiro di Torino, conosciuto anche come Papiro dei Re, un documento risalente alla XIX dinastia egizia che riporta, oltre all’elenco dei sovrani dall’unificazione dell’Alto e Basso Egitto fino al momento della compilazione, la lista dei re divini e semidivini del Periodo Predinastico.

Il calcolo a ritroso della cronologia contenuta nel Papiro di Torino indicherebbe che il periodo primordiale, ovvero quello del regno di Ptah, creatore e primo sovrano dell’Egitto, risalirebbe a circa 39 mila anni fa.

Immagine

La fonte citata riferisce che nel tempo primordiale gli dèi regnarono in Egitto 20 mila anni. Ad essi seguirono governanti semidei, noti come i “seguaci di Horus”, ed infine gli uomini mortali. Gli uomini mortali iniziarono a regnare sull’Egitto intorno al IV millennio a.C. con le dinastie dei faraoni a noi conosciute.

Come interpretare, dunque, queste informazioni? L’egittologia, e la storiografia, ufficiale ci dicono che tutto ciò che risale al periodo predinastico è da considerarsi come mito, quindi niente di storico!

Eppure, c’è un ricercatore italiano, Armando Mei che ha dedicato la sua vita di studioso proprio all’egittologia predinastica, ovvero il periodo che va dal 3.180 a.C. fino al tempo primordiale.

Nel 2005, Mei ha presentato una Ricerca sulla Piana di Giza, culminata nella formulazione della sua «Teoria sulla Datazione Storica dello Zep Tepi», presentata all’International Conference on Ancient Studies, tenutasi presso la Zayed University di Dubai nel 2010.


La storicità dello Zep Tepi

In un articolo scritto per Ancient Origins, Armando Mei spiega che i ricercatori hanno avanzato numerose teorie per quanto riguarda il complesso monumentale di Giza, siano essi appartenenti alla scuola accademica o a quella indipendente, proponendo diverse ipotesi sulla funzione dei complessi monumentali e sulle tecniche adottate per la loro costruzione.

In realtà, ad oggi, nonostante i molteplici tentativi di entrambe le scuole di pensiero non è stato ancora possibile rispondere ai tantissimi interrogativi che aleggiano sul misterioso complesso di Giza.

Certo, è innegabile che l’egittologia accademica abbia notevolmente contribuito alla nostra conoscenza di una civiltà unica e incomparabile, incredibilmente sviluppata dal punto di vista sociale, artistico e scientifico.

Tuttavia, gli stessi egittologi accademici hanno persistito nel voler far risalire alcuni reperti archeologici all’epoca dinastica, che secondo Mei poco, o niente, hanno a che vedere con quel periodo. Questo ha creato una certa confusione tra i ricercatori e ha influenzato non poco la nostra comprensione della preistoria d’Egitto.

Mei ritiene che una delle teorie più importanti degli ultimi 20 anni, in termini scientifici, sia quella proposta da Robert Bauval e nota come Teoria della Correlazione di Orione, secondo la quale il complesso monumentale di Giza non è altro che la proiezione terrena della Cintura di Orione, esattamente come si presentava nel 10.450 a.C. nel cielo sopra l’Egitto.

Nonostante sia stata stroncata a priori dagli ambienti accademici, questa teoria ha consentito lo sviluppo di nuove metodologie d’indagine che hanno, in parte, chiarito alcuni dei misteri legati al cosiddetto Periodo Predinastico.

Ed è proprio in questo filone d’indagine che si inserisce la teoria formulata da Armando Mei sviluppata in collaborazione con Nico Moretto. Attraverso l’applicazione di un modello matematico al complesso monumentale di Giza e l’analisi delle correlazioni astronomiche, i due ricercatori hanno retrodatato l’origine della Civiltà delle Piramidi al 36.900 a.C. dando un valore storico al mitologico Zep Tepi (o Primo Tempo di Osiride) e alla cronologia trascritta nel Papiro di Torino o Canone Reale.

Nello schema sottostante, è riprodotto la configurazione del cielo sopra la piana di Giza nell’anno 36.420 a.C. Ciò che colpisce è che all’alba dell’equinozio di primavera, all’inizio di un intero ciclo di precessione astronomica che terminerà nel 10.450 a.C., tutti i monumenti di Giza risultano perfettamente allineati con le costellazioni.

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La teoria di Mei differisce da quella di Bauval almeno per due aspetti. Innanzitutto, rispetto alla Correlazione di Bauval sulla scena astronomica è presente Sirio-Iside, completamente al di sotto dell’orizzonte celeste nella sua teoria. Inoltre, nel 10.450 a.C. sul meridiano celeste è presente Mintaka, corrispondente della piramide di Micerino, la più piccola tra le piramidi maggiori di Giza.

Questi elementi ci lasciano intendere che la nostra teoria sia esattamente in linea con il messaggio che i Costruttori hanno voluto tramandare. Cheope ed Al Nitak sono in corrispondenza nel 36.420 e non nel 10.450 e l’origine dei miti egizi sarebbe confermata dalla teoria. L’Epoca d’Oro ricordata dagli Egizi Dinastici troverebbe così un fondamento nella Teoria della Datazione Storica dello Zep Tepi.

Mei non si sofferma sulle tecniche utilizzate per la costruzione delle Piramidi che rimangono ancora un mistero. A suo parere, i costruttori hanno voluto segnare un’epoca, molto probabilmente per celebrare i fasti di una Civiltà ormai al culmine della propria evoluzione scientifica. Così Mei in un’intervista su Nexus Magazine:

«L’Egittologia, a nostro parere, ha avuto il grande merito di ricostruire un periodo storico importante compreso tra il 3.100 ed il 343 a.C. ma ha commesso l’improvvido errore di sottovalutare moltissimi reperti che collegano quelle Terre a civiltà evolute che nulla hanno a che fare con l’Egitto Dinastico.

Del resto ci chiediamo come sia stato possibile edificare Giza con le tecniche utilizzate dagli Egizi dell’Antico Regno. Non avevano né le competenze tecniche e neanche gli strumenti necessari per edificare quelle opere immortali. Inoltre, ci chiediamo come sia stato possibile, durante la IV Dinastia, costruire quei complessi monumentali, in maniera così precisa, senza una concezione minima del disegno tecnico.

Insomma, a nostro parere, i venti anni canonici attribuiti dagli Egittologi per la costruzione della Piramide di Cheope non sarebbero bastati neppure per la costruzione delle prime dieci file di blocchi!».


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 Oggetto del messaggio: Re: 14.000/12.000 A.C. alcuni indizi che ci portano lì
MessaggioInviato: 05/03/2015, 13:11 
io non ho mai capito perchè sullo stesso "documento\reperto" una parte viene definita storica ed una mitologica. Su quali basi? Per adattare il reperto ad una idea preconcetta della storiografia egizia o con elementi concreti? O solo perchè non poteva esistere una civiltà prediluviana? Ma così facendo non si scartano a priori possibile vie di indagine.

qual'è il compito di un archeologo proteggere la dottrina o correggerla e perfezionarla?

Cita:
Nonostante sia stata stroncataa priori dagli ambienti accademici, questa teoria ha consentito lo sviluppo di nuove metodologie d’indagine che hanno, in parte, chiarito alcuni dei misteri legati al cosiddetto Periodo Predinastico.



Questo la dice molto lunga...



Cita:
tutti i monumenti di Giza risultano perfettamente allineati con le costellazioni.


nonchè il vecchio corso del Nilo allineato con il centro della galassia...

Cita:
La precessione degli equinozi risulta da un movimento della Terra che fa cambiare in modo lento ma continuo l'orientamento del suo asse di rotazione rispetto alla sfera ideale delle stelle fisse.

L'asse terrestre subisce una precessione (una rotazione dell'asse attorno alla verticale, simile a quella di una trottola) a causa della combinazione di due fattori: la forma non perfettamente sferica della Terra (che è uno sferoide oblato, sporgente all'equatore) e le forze gravitazionali della Luna e del Sole che, agendo sulla sporgenza equatoriale, cercano di allineare l'asse della Terra con la perpendicolare al piano dell'eclittica.

Il risultato è un moto di precessione che compie un giro completo ogni 25.800 anni circa, periodo noto anche con il nome di anno platonico, durante il quale la posizione delle stelle sulla sfera celeste cambia lentamente. Di conseguenza, anche la posizione dei poli celesti cambia: infatti, tra circa 13.000 anni sarà Vega e non l'attuale Polaris, nota comunemente col nome di Stella Polare, a indicare il polo nord sulla sfera celeste.

La precessione non è perfettamente regolare, perché la Luna e il Sole non si trovano sempre nello stesso piano e si muovono l'una rispetto all'altro, causando una variazione continua della forza agente sulla Terra. Questa variazione influisce anche sul moto di nutazione terrestre.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Precessione_degli_equinozi


Durata secondo l'Unione astronomica internazionale[modifica | modifica wikitesto]
Come già detto i confini delle costellazioni sono arbitrari, e questo comporta che le diverse "ere astrologiche" in realtà abbiano una durata notevolmente diversa a seconda della convenzione adottata per definirne i confini. L'Unione Astronomica Internazionale (UAI) ha disegnato nel 1929 i confini delle diverse costellazioni che illuminano il cielo. Inoltre vengono attualmente contate nel numero di tredici, avendo incluso anche l'Ofiuco che si trova anch'esso sull'eclittica. Tali confini appaiono come delle rette orientate secondo i meridiani ed i paralleli celesti.

Codice:
Le cosiddette ere astrologiche quindi avranno queste caratteristiche:

Costellazione   Durata
Vergine   3160 anni
Leone   2570 anni
Cancro   1440 anni
Gemelli   2000 anni
Toro   2620 anni
Ariete   1770 anni
Pesci   2670 anni
Acquario   1710 anni
Capricorno   2010 anni
Sagittario   2380 anni
Ofiuco   1340 anni
Scorpione   480 anni
Bilancia   1650 anni
In base a quanto sopra, l'era dell'Aquario inizierà nel 2597.



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 Oggetto del messaggio: Re: 14.000/12.000 A.C. alcuni indizi che ci portano lì
MessaggioInviato: 05/03/2015, 13:17 
MaxpoweR ha scritto:
io non ho mai capito perchè sullo stesso "documento\reperto" una parte viene definita storica ed una mitologica.


Se conferma l'ortodossia accademica é storia... Se la mette in discussione é mitologia.

Semplice no?!

[:298]

Ed é un vero peccato che taluni accademici rifuggano il confronto ... sarebbe stato interessante leggere le spiegazioni che utenti oggi latitanti avrebbero presentato in merito a queste nostre considerazioni.

[:305]



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 Oggetto del messaggio: Re: 14.000/12.000 A.C. alcuni indizi che ci portano lì
MessaggioInviato: 05/03/2015, 13:54 
Davvero pensi di non sapere quali sarebbero le risposte?

"sciocchezze" e\o "baggianate"



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