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IN LAVORAZIONE



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Partizione_dell'India.svg india c.png










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https://www.hciseychelles.gov.in/pdf/co ... ignca_.pdf

https://www.redcross.org.uk/stories/our ... gee-crisis












https://it.wikipedia.org/wiki/Partizione_dell%27India



La partizione dell'India nel 1947 fu la divisione dell'India britannica in due stati indipendenti, il Dominion dell'India e il Dominion del Pakistan. Il Dominion dell'India è oggi la Repubblica dell'India e il Dominion del Pakistan è la Repubblica Islamica del Pakistan e la Repubblica Popolare del Bangladesh. La partizione comportò la divisione di due province, il Bengala e il Punjab, sulla base di maggioranze non musulmane (per lo più indù e sikh) o musulmane per distretto. Comportò anche la divisione dell'esercito britannico indiano, della Royal Indian Navy, del servizio civile indiano, delle ferrovie e del tesoro centrale, tra i due nuovi dominion. La partizione fu stabilita nell'Indian Independence Act del 1947 e portò allo scioglimento del Raj britannico, o governo della Corona in India. I due paesi autonomi di India e Pakistan nacquero legalmente alla mezzanotte del 14-15 agosto 1947.

Questa voce è parte della serie
Storia dell'India

Preistoria

Munda (autoctoni)
Cultura Mehrgarh 7000-3300 a.C.
Dravida
Età del bronzo in India

Civiltà della valle dell'Indo 3300–1700 a.C.
Età del ferro in India

Civiltà vedica 1500–500 a.C.
Arii
Mahajanapada
Magadha 545 a.C.- 550 d.C.
Epoca dei Grandi Imperi

Impero Maurya 321–184 a.C.
Dinastia Chola 250 a.C.–1070 d.C.
Impero satavahana 230 a.C.–220 d.C.
Impero Kusana 60 d.C. –240 d.C.
Impero Gupta 280 –550 d.C.
Dinastia Chalukya 543–753
Dinastia Pala 750–1174
Dinastia Rashtrakuta 753–982
Impero Hoysala 1040–1346
Impero Kakatiya 1083–1323
L'epoca dei Sultanati indiani

Sultanato ghaznavide 977-1186
Sultanato ghuride 1186-1215
Sultanato di Delhi (Mamelucchi di Delhi) 1206–1526
Dinastia Khaljī 1290-1320
Dinastia Tughlaq 1321-1398
Dinastia Sayyid 1414-1451
Dinastia Lōdī (o Lōdhī) 1451-1526
Sultanato Sharqi (Jaunpur) 1394-1479
Sultanati del Deccan 1490–1596
Regno Ahom 1228–1826
Impero di Vijayanagara 1336–1646
Impero Moghul 1526–1858
Impero Maratha 1674–1818
Impero Sikh 1336–1646
Confederazione Sikh 1716-1799
Dominazioni europee

India portoghese 1505-1961
India olandese 1605-1825
India danese 1620-1869
India francese 1668-1954
L'epoca del dominio britannico

Stati principeschi 1721-1949
Compagnia britannica delle Indie orientali 1757–1858
Moti indiani del 1857
Raj Britannico 1858–1947
Indipendenza e partizione dell'India 14 agosto 1947
L'indipendenza indiana

India moderna 1947 - presente
Questo box: vedi • disc. • mod.
La divisione ha causato lo spostamento di un numero di persone compreso tra 12 e 20 milioni lungo linee religiose, creando crisi di rifugiati travolgenti associate alla migrazione di massa e al trasferimento di popolazione che si sono verificati nei domini di recente costituzione; ci sono state violenze su larga scala, con stime di perdite di vite umane che hanno accompagnato o preceduto la divisione contestate e che variano tra diverse centinaia di migliaia e due milioni. La natura violenta della divisione ha creato un'atmosfera di ostilità e sospetto tra India e Pakistan che affligge il loro rapporto fino al presente.

Il termine "partizione dell'India" non comprende la secessione del Bangladesh dal Pakistan nel 1971, né le precedenti separazioni della Birmania (ora Myanmar) e di Ceylon (ora Sri Lanka) dall'amministrazione dell'India britannica. Il termine non comprende, inoltre, l'integrazione politica degli stati principeschi nei due nuovi domini, né le controversie di annessione o divisione sorte negli stati principeschi di Hyderabad, Junagadh e Jammu e Kashmir, sebbene violenze di natura religiosa scoppiarono in alcuni stati principeschi al momento della partizione. Ancora, non comprende l'incorporazione delle enclavi dell'India francese nell'India durante il periodo 1947-1954, né l'annessione di Goa e di altri distretti dell'India portoghese da parte dell'India nel 1961. Altre entità politiche contemporanee nella regione nel 1947, come Sikkim, Bhutan, Nepal e Maldive, non furono interessate dalla partizione.


La spartizione dell'India e del Pakistan nel 1947 è stata un evento tragico che ha causato una massiccia ondata di violenza comunitaria, con stime delle vittime che variano generalmente da 500.000 a oltre un milione di persone morte, accompagnata dallo spostamento di circa 15 milioni di persone.




Tuttavia, attribuire direttamente a Gandhi la responsabilità della morte di "più di 10 milioni di indiani" è storicamente inaccurato:


Contrarietà alla spartizione: Gandhi si oppose strenuamente alla divisione dell'India fino all'ultimo, considerandola un fallimento morale e una negazione della storia comune indiana.
Tentativi di pace: Durante i massacri del 1947-1948, Gandhi dedicò i suoi ultimi mesi a cercare di fermare la violenza, intraprendendo digiuni e recandosi nelle aree colpite per promuovere l'unità tra indù e musulmani.


L'assassinio: Gandhi fu ucciso il 30 gennaio 1948 da Nathuram Godse, un estremista indù che lo accusava, al contrario, di essere troppo debole con i musulmani e responsabile dell'indebolimento dell'India a causa della sua posizione non violenta.

La narrazione che incolpa Gandhi per le morti della spartizione deriva principalmente dagli estremisti di destra del tempo, che ritenevano che la sua filosofia di non violenza avesse impedito agli indù di difendersi.

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BANGLADESH



Oltre 3 milioni di morti, più di 10 milioni di sfollati e un genocidio quasi compiuto.


Nel 1971, il mondo ha assistito alla nascita del Bangladesh, oggi secondo paese più popoloso e ricco dell’Asia meridionale.

Eppure questa guerra, durata nove mesi, viene spesso dimenticata. E pensare che per un periodo attirò l’attenzione mondiale su quella che era chiamata Pakistan orientale, un territorio con una storia molto complessa.

Per capire questo conflitto bisogna tornare indietro al 1947, anno della Partizione dell’India.

Nacquero due stati: India (a maggioranza indù) e Pakistan (a maggioranza musulmana).

Il Pakistan orientale, abitato soprattutto da bengalesi, era separato dal Pakistan occidentale da 1600 km di territorio indiano.
Le differenze tra le due parti erano forti: lingua, cultura, politica. Il potere restava nelle mani delle élite del Pakistan occidentale, mentre la maggioranza della popolazione viveva a est.

Negli anni ‘50 il governo pakistano cercò di imporre l’urdu come unica lingua, scatenando proteste. Nel 1952, la repressione delle manifestazioni a Dacca causò morti e accese ancora di più il conflitto.
Negli anni ‘60 lo squilibrio economico era evidente. I profitti delle industrie di cotone e juta del Pakistan orientale finivano altrove.

L’esercito e la politica erano controllati quasi solo da personalità dell’ovest.
I bengalesi iniziarono a organizzarsi. Il partito Lega Awami, guidato da Sheikh Mujibur Rahman, ottenne una vittoria netta alle elezioni del 1970 puntando sull’indipendenza. Ma il governo rifiutò il risultato.


Il 25 marzo 1971 l’esercito pakistano lanciò l’“Operazione Searchlight”. In poche ore, le città principali furono occupate e iniziò una violenta repressione. Si cercò di zittire oppositori, giornalisti e chiunque fosse sospettato di sostenere l’indipendenza.

Le violenze furono estreme: bombardamenti, persecuzioni, crimini di guerra. Alcuni osservatori parlarono apertamente di genocidio.

Il conflitto divenne presto internazionale. Stati Uniti e Regno Unito sostennero il Pakistan. India e Unione Sovietica appoggiarono invece i bengalesi.

A dicembre 1971 l’India decise di intervenire direttamente. In meno di due settimane, l’esercito indiano entrò a Dacca. Il 16 dicembre il generale pakistano firmò la resa. Il Bangladesh era finalmente indipendente.


Per il Pakistan fu una sconfitta pesante. Nel 1972 il presidente Yahya Khan si dimise. In Bangladesh, i collaborazionisti vennero processati, ma molti responsabili rimasero impuniti.

Ancora oggi il ricordo di quella guerra è delicato e il confronto tra i due paesi rimane teso.







COMPAGNIA DELLE INDIE



https://it.wikipedia.org/wiki/Compagnia_delle_Indie

https://it.wikipedia.org/wiki/Compagnia ... _orientali




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IN LAVORAZIONE


https://it.wikipedia.org/wiki/Gandhi_e_ ... britannica









Voce principale: Mahatma Gandhi.

Spartizione dell'India (1947)



Le perplessità sulla proposta britannica



La Gran Bretagna, cedendo alle pressioni del movimento anticoloniale, decide di concedere la piena indipendenza alla sua colonia e, il 24 marzo 1947, nomina viceré e governatore generale delle indie Lord Mountbatten, che riceve il difficile compito di preparare l'indipendenza. Nel 1946 gli inglesi propongono il cosiddetto piano Mountbatten, che prevede la divisione dell'India in due paesi, a seconda della maggioranza religiosa: musulmana o indù.

Gandhi, che dal canto suo aveva avanzato la proposta di costituire una confederazione di repubbliche autonome, incentrando il potere sui consigli di villaggio, consiglia al Congresso di rifiutare le proposte offerte dal British Cabinet Mission. Secondo Gandhi il piano britannico è mirato a inasprire la già presente situazione di tensione tra le due maggiori comunità religiose dell'India e vi si oppone visceralmente.

La decisione sulla separazione

Quando la decisione sulla separazione approda al Congresso, Nehru e Patel, che temono che in caso di rifiuto della proposta il controllo del governo passerebbe alla Lega Musulmana Panindiana, non considerano, al contrario di quanto avevano fatto fino a quel momento, l'opinione di Gandhi.

La Lega Musulmana, il secondo maggior partito indiano, era in quel periodo guidato da Mohammad Ali Jinnah: Jinnah era un nazionalista islamico ed era stato il primo, nel 1940, a proporre l'idea di una nazione islamica indiana, il Pakistan. La linea politica della Lega musulmana mirava ad una divisione tra la due principali comunità religiose; Jinnah temeva che in un'India laica e non confessionale i musulmani potessero essere schiacciati politicamente dagli induisti, presenti in numero assai maggiore nel paese. In realtà molti musulmani in India vivevano vicino agli indù o ai sikh ed erano favorevoli a un'India unita, ma Jinnah era molto popolare negli stati del Punjab, Sindh, NWFP e del Bengal Est, e riesce a far prevalere all'interno del suo partito la propria linea.

La possibile divisione accende focolai di tensione nel paese, tanto che ancor prima che la decisione venga presa, tra il 1946 e il 1947, più di 5 000 persone vengono uccise nelle violenze intercomunitarie. Di fronte alla prospettiva di una partizione Gandhi propone a Jinnah di diventare Primo ministro dell'India unita. I membri del Congresso non vedono però di buon occhio l'idea: tali critiche convincono ulteriormente la Lega musulmana che non è possibile per gli islamici indiani vivere alla pari in una nazione prevalentemente indù.

A questo punto sia la Lega Musulmana sia il partito del Congresso non vedono altra soluzione che il piano Mountbatten, per evitare una guerra civile tra musulmani e indù. La separazione viene così definitivamente approvata dalla direzione del Congresso (e successivamente dal parlamento indiano). I membri del Congresso sanno che Gandhi rifiuterà questa divisione e che è impossibile per loro continuare senza il suo accordo, data la popolarità di Gandhi in seno al partito e in tutta l'India. I colleghi più vicini a Gandhi hanno accettato questa divisione e lo stesso Sardar Patel discute con lui per convincerlo. Sarà un Gandhi devastato che dà il suo accordo, per evitare la guerra civile.

Una triste indipendenza
Una volta che la proposta britannica è stata accettata iniziano i preparativi per dividere l'India in due diversi stati nazionali indipendenti, entrambi associati al Commonwealth britannico: l'Unione indiana, a maggioranza induista (683 milioni di abitanti), guidata dal leader del partito del Congresso Nerhu, e la Repubblica del Pakistan (occidentale e orientale) a maggioranza islamica (83 milioni di abitanti).

Il giorno dell'indipendenza, il 15 agosto 1947, Gandhi non partecipa alle festività con il resto dell'India, ma si addolorò in solitudine presso la città di Calcutta. La divisione dell'India provoca l'esodo in massa di circa 17 milioni di persone da uno stato all'altro con violenti scontri tra musulmani e induisti che porteranno a più di 500.000 morti[1][2]. Il 1º settembre 1947, a Calcutta, digiuna nel tentativo di bloccare l'ondata di follia e di violenza, riuscendo a fermare le atrocità in quattro giorni: continua poi a impegnarsi per far smettere le violenze imbastendo un dialogo con i dirigenti delle due comunità religiose.

Note
Dato riportato a pag 171 di: Moduli di Storia. 3 Il Novecento; Edizioni Bruno Mondadori 1998.
Dato riportato anche a pag 280 di: Grande Atlante Storico Mondiale; De Agostini; Novara 1997.
Collegamenti esterni
Intervista a Gandhi sulla organizzazione di un’India indipendente fondata sul decentramento del potere, su magozine.it.
Portale India
Portale Storia
Categoria: Storia dell'India
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