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 Oggetto del messaggio: LA DONNA NEL CATTOLICESIMO
MessaggioInviato: 29/08/2025, 09:38 
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1867



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https://www.viaggiatoriignoranti.it/202 ... spose.html




1962







2 esempi lampanti di come il carcinoma cattolico sia presente nella vita laica ...


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ed ecco come i Padri della hiesa Cattolica Romana parlano della donna ,

( in effetti un mero buco uso riproduzione , come l' attuale islam :

nel 1300 -500 era la posizione comune dei Cattolici ...


un nome a caso Tertulliano


Tertulliano e la donna come pericolo pubblico




Agli occhi di Tertulliano, filosofo e apologeta cristiano, la donna è un pericolo pubblico e l’uomo, a partire da Adamo, ha tutto da temere da queste creature. L’apologeta non perde occasione per ritrarre la femmina come vanitosa, presuntuosa, sensuale, frivola, avida e allo stesso tempo stupida e astuta.

Così nel De virginibus velandis (XVII, 1) stigmatizza le donne che adempiono all’obbligo di indossare il velo mettendo uno straccetto sulla sommità della crocchia in modo che ognuno possa ammirare durante la messa la ricercatezza delle loro capigliature.

Così nel De pallio (IV, 2) dove a suo parere le attività di Achille travestito da donna sarebbero consistite nel “render appariscenti le sue vesti, acconciarsi i capelli, curarsi la pelle, guardarsi allo specchio, abbellire il collo, effeminare persino gli orecchi perforandoli”.


Nell’Ad uxorem (II, 8, 3) ricompare il tema della vanità (ambitio, muliebris gloria) già condannata nel De cultu feminarum (I, 2, 1) assieme all’avidità che spinge la donna a calpestare ogni sentimento umano, per esempio disinteressandosi delle sofferenze dei minatori che estraggono i metalli preziosi per i suoi monili (I, 5). Inoltre decorandosi con la gemma che si trova sulla fronte dei draghi, essa non esita a prendere in prestito un ornamento di quel Tentatore di cui dovrebbe essere al contrario nemica ereditaria (I, 6: qui Tertulliano assimila il Serpente della Genesi ai draghi favolosi di Plinio il Vecchio).


L’ambizione e la cupidigia sono, con la sensualità, le ragioni principali che spingono una donna a sposarsi: ciò che in realtà essa desidera (Ad uxorem, I, 4, 6-7) è “dominare sulla proprietà altrui, appropriarsi della ricchezza degli altri, estorcere al prossimo ciò che le manca, sperperare denaro non suo”. La donna è comunque anche talmente stupida da disprezzare il vero bene e correre dietro a cose sbrilluccicanti, come l’oro, molto meno utile del ferro e del bronzo (De cultu feminarum, I, 5). oppure le perle, che sono solo una malattia del mollusco (I, 6, 2).


La sua intelligenza limitata non le permette di comprendere il valore relativo delle cose (I, 7,1; 9, 1; II, 10, 2): accumula stupidamente oggetti che in altre parti del mondo sono ignorati perché abbondano. Tuttavia è al contempo così astuta da riuscire a rovinare un uomo che nemmeno il diavolo avrebbe osato attaccare (I, 1, 2).

Sa adattare abilmente la legge divina in modo da potersi presentare a Dio tutta truccata e agghindata quando è scritto nel Vangelo che nessuno può cambiare un capello nero in bianco o viceversa (II, 6, 3) e trova un modo semplice per non contravvenire alle parole della Scrittura (“Nessuno può aumentare la taglia dei propri capelli”) raggruppando le crocchie di capelli finti dietro invece che sopra la testa (II, 7, 2).

Il più grande pericolo del trucco e della cura del corpo è indurre l’uomo in tentazione (De cultu feminarum, II, 2, 5). Persino patriarchi come Abramo ne furono vittime (II, 2, 6). E se è necessario credere al De resurrectione mortuorum (ego me scio neque alia carne adulteria commisisse neque nunc alia carne ad continentiam eniti, LIX, 3), lo stesso Tertulliano potrebbe esser caduto in qualche tranello muliebre. Ma qual è il mezzo per resistere a una bellezza che, ancor prima dell’invenzione della “toletta”, aveva sedotto gli angeli (De cultu feminarum, I, 2, 3)? Cosa fare per affrontare questo essere pericoloso e futile che è la donna?


Ovviamente mantenerla il più possibile in un ruolo subordinato. Le epistole di San Paolo, che appassionarono particolarmente l’apologeta, trattano della donna in diversi passaggi (ad es. che deve essere sottomessa a suo marito e in chiesa portare il velo e stare in silenzio), consigli che il Nostro sposerà in pieno.

Prima della caduta, Eva era considerata al pari di Adamo, “chiamata ad aiutare l’uomo e non a servirlo” (Adversus Marcionem, II, 11, 1: in adiutorium masculo, non in seruitium fuerat destinata); Tertulliano si affretta però a ricordare la maledizione della Genesi che ha introdotto col peccato l’ineguaglianza di fatto nell’uguaglianza di diritto. Inoltre, la donna ha sedotto gli angeli: come ricorda sempre l’Apostolo, essa deve indossare il velo nelle assemblee “a causa degli angeli”.

È giusto, infatti, che il volto che ha causato la caduta degli esseri celesti “sia sbiadito dalla sua umiliazione esterna e il velo steso sulla sua bellezza” (Ad. Marc., V, 8, 2). La questione del velo è così importante che, non contento di averle dedicato il De virginibus velandis, la affronta anche in lunghe digressioni nel De corona, nel De oratione e nell’Adversus Marcionem. La donna “tratta dall’uomo e fatta per l’uomo” deve portare sulla sua testa il marchio della potestas maschile, e lo stesso Tertulliano si rivolge alla moglie con identico proposito: praecipio igitur tibi (Ad uxorem, I, 1, 4).


Anche se la donna è descritta da Tertulliano come futile e depravata, al contempo essa è creatura di Dio e su questo non si discute: per esempio nel De anima (XXXVI) l’apologeta afferma che l’anima non ha un sesso prestabilito, cioè che non ci sono cuori femminili inferiori a quelli maschili. Cuore e carne “vengono seminati” contemporaneamente nell’utero al momento del concepimento..

Inoltre, come potrebbe il genere di Maria – sempre e ovunque glorificato da Tertulliano – essere di second’ordine? Se il sesso di Eva ha fatto cadere l’umanità confidando nel serpente, Maria, confidando in Gabriele, pone la femminilità al centro del mistero della Redenzione. L’unione dell’uomo e della donna (magnum sacramentum) simboleggia dunque l’unione di Dio e della Chiesa (Cast., V, 3, inter alia). La donna, infine, risorgerà come l’uomo nell’ultimo giorno, con la stessa sostanza e le stesse prerogative.

La santità è ciò che Tertulliano desidera per ogni donna: “Dovete essere perfette come il Padre vostro che è nei cieli” (De cultu feminarum, II, 1, 4). Il problema della predilezione muliebre per gli ornamenti viene affrontato dalla prospettiva della fede, delle promesse escatologiche, del peccato originale e delle sue conseguenze. La donna non deve mai perdere di vista la propria responsabilità nell’aver portato il male nel mondo, perché solo un’obbedienza assoluta alla volontà divina può espiare il disordine causato dalla sua disobbedienza.


La donna avrà perciò cura di evitare di modificare ciò che è naturale truccandosi, tingendosi i capelli, vestendosi con tessuti vistosi. Tutti questi artifici sono solo un modo per Satana di attaccare Dio attraverso di essa (De cultu feminarum, II, 5, 3). L’opera del divino vasaio, la plastica Dei, merita rispetto, e non solo da parte delle donne: l’atleta che ha acquisito un corpo “innaturale” o il lottatore col naso schiacciato e le cicatrici non sono meno colpevoli a questo riguardo della donna truccata (De Spectaculis., XXIII, 7; XVIII, 2).

La donna non sconvolgerà l’ordine voluto da Dio nel vestirsi con pietre preziose o metalli nobili, che Egli aveva avuto cura di nasconderle (De cultu feminarum, I, 2, 1). Rispetterà la Scrittura e ad essa conformerà la sua condotta, senza cercare di distorcerne i precetti, sia che si tratti di obbedire al marito o pettinarsi. Per Tertulliano nessun dettaglio, nemmeno dell’abbigliamento, è moralmente indifferente. Tutto ha una posizione pro o contro Dio: non c’è nessuno accordo tra Cristo e Beliar (I, 2, 5). Talvolta però il filosofo cristiano sorvola sulla fedeltà al concetto di “natura”, quando per esempio intima a una donna carina di dissimulare la propria bellezza naturale per evitare di essere un’occasione di peccato (De cultu feminarum, II, 2, 5; 3, 3).

La donna deve infine sopportare il martirio: in Ad Martyras (IV, 3) l’apologeta sollecita le donne ad accettare con tranquillità il tormento, e perfino a cercarlo per onorare il loro sesso: ut uos quoque, benedictae, sexui uestro respondeatis. Un marito, i figli, la vita domestica, il desiderio di apparire bella ed essere ammirata sono retinacula che le impediscono di obbedire al dovere. Dovrebbero quindi essere eliminati, in un continuo sforzo di rinuncia (De cultu feminarum, II, 13, 5).

Gli elogi alla donna sono estremamente rari in Tertulliano, e valgono solo per le madri, le vedove e le donne in età avanzata che “formate dall’esperienza di tutti i sentimenti [possono] offrire alle altre sostegno, consigli e consolazioni, essendo passate per tutti gli stati che possono mettere una donna alla prova”(De virginibus velandis, IX, 3).







ANTOLOGIA



«Ogni donna dovrebbe camminare come Eva nel lutto e nella penitenza, di modo che con la veste della penitenza essa possa espiare pienamente ciò che le deriva da Eva, l’ignominia, del primo peccato, e l’odio insito in lei, causa dell’umana perdizione. Non sai che anche tu sei Eva? La condanna di Dio verso il tuo sesso permane ancora oggi. La tua colpa rimane ancora. Tu sei la porta del Demonio! Tu hai mangiato dell’albero proibito! Tu per prima hai disobbedito alla legge divina! Tu hai convinto Adamo, perché il Demonio non era coraggioso abbastanza per attaccarlo!Tu hai distrutto l’immagine di Dio, l’uomo! A causa di ciò che hai fatto, il Figlio di Dio è dovuto morire!» (De cultu feminarum, I, 1)



«Il Signore ha detto, “Chiunque guarda una donna con lo sguardo della concupiscenza l’ha già violata nel suo cuore”. Ma chi la guarda pensando al matrimonio fa qualcosa di più o di meno? E chi la sposa ? Chi non vorrebbe averla e desiderarla per il matrimonio, senza guardarla con concupiscenza; a meno che sia possibile per una moglie essere sposata senza che sia vista e desiderata.

Riconosco che vi è una certa differenza se un uomo sposato o un uomo non sposato desidera un’altra donna.

Ogni donna, comunque, per un uomo non sposato, è sempre “un’altra”, così la desidera a chiunque appartenga; né vi è modo che colei che diventa una donna sposata non diventi per un altro un’adultera. Vi sono leggi che sembrano fare una differenza tra il matrimonio e le fornicazione; piccola differenza di illecito, a causa della natura della cosa. Inoltre che cosa avviene negli uomini e nelle donne con il matrimonio e la fornicazione?

La commistione della carne, naturalmente; la concupiscenza che il Signore ha messo sullo stesso livello della fornicazione. “Allora,” direbbe qualcuno,” tu nello stesso tempo vuoi distruggere l’una cosa e lo stesso matrimonio?”.

In tal caso sì, e non senza ragione; poiché esso è l’essenza stessa della fornicazione. Di conseguenza, la migliore cosa per un uomo è non toccare donna; e di conseguenza la verginità è la santità principale, perché è libera da qualsiasi affinità con la fornicazione» (De exhortatione castitatis, IX)




«Non è permesso a una donna parlare nella chiesa; né insegnare, né battezzare, né offrire, né pendere parte ad alcuna funzione virile, o ad alcun ufficio sacerdotale. […] Come, allora, Dio non ha voluto fare tale concessione all’uomo (più che alla donna), sebbene sul terreno di una maggiore intimità, l’uomo sia a sua immagine, o lo affatica sulla terra più dura? Ma se nulla (è stato concesso) all’uomo, tanto meno alla donna» (De virginibus velandis, IX-X)




«Come Cristo è libero, così è libero l’uomo cristiano e non ha alcun obbligo di portare la testa coperta, o portare un velo. Ma la testa di chi è sottomesso deve portare un velo, voglio dire la donna, come qualcuno che appartiene come un oggetto, e non una corona. Essa ha l’obbligo di sopportare il carico della sua umiltà. Se essa non dovrebbe apparire con la testa scoperta sul conto degli angeli, molto di più una donna con una corona sulla testa offende coloro che sono superiori. A cosa serve una una corona sulla testa di una donna, ad una bellezza che deve sedurre, come marchio di assoluta vanità, come segno di avere abbandonato la modestia, o come un fuoco di tentazione?» (De Corona, XIV).



l’assoluta superiorità dell’uomo


L’assoggettamento della donna è dedotta dalla sua origine: nata dalla costola d’Adamo, Eva non esiste che per lui; ella non è onorata da una creazione personale. P

er un lungo periodo di tempo si è interpretata la Genesi in senso letterale, che recita: «Le donne devono ricordarsi della loro origine», dice Bossuet, «e pensare che esse vengono da un osso soprannumerario».

Disillusa dalla scienza, Roma ammette infine che questa costola è simbolica, ma il fedele è tenuto a credere che «la prima donna fu formata dal primo uomo». La Chiesa non dimentica mai di ricordare, con tutta la delicatezza del caso, che Eva ha introdotto il peccato nel mondo, la maledizione e la morte: «È causa della donna che è iniziato il peccato ed è a causa sua che noi moriamo tutti» (Sir. 25: 24). L’inferiorità della donna è dunque naturale.

Aristotele aveva detto che essa «è un uomo mancato» e S. Tommaso precisava «secondo la natura il mascolino è il migliore, il feminino meno buono: mas occasionatus». Bonaparte, collegando il Codice civile al libro della Genesi, concluderà: «La donna non è che una costola, essa è schiava del marito».

Non è il culto di Maria che riabilita la donna: è la promozione sociale della donna che ha ispirato il culto di Maria.


E che non ci vengano a dire che il cristianesimo

ha emancipato la donna!





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Mauro trovami altre antologie horror [:305] dei padri della chiesa sul tema ...




zio ot



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 Oggetto del messaggio: Re: LA DONNA NEL CATTOLICESTIMO
MessaggioInviato: 19/03/2026, 11:05 
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IN LAVORAZIONE

8 MARZO 2026


Per tutte le Donne cattoliche,

sappiate che la bibbia

è un libro di testo nelle scuole pubbliche italiane:






CITAZIONI DAI PADRI DELLA CHIESA CATTOLICA ROMANA





“Le donne servono soprattutto per soddisfare la libidine degli uomini. ”S. Giovanni Crisostomo, 349-407 dottore della Chiesa.



La citazione "Le donne servono soprattutto per soddisfare la libidine degli uomini" è attribuita a San Giovanni Crisostomo (349-407), dottore della Chiesa, in diverse discussioni online e articoli critici, spesso citata nel contesto della visione patristica sulle donne.


Tuttavia, è fondamentale inquadrare tale frase nel contesto storico e letterario:
Contesto delle Omelie: Crisostomo, noto come "Bocca d'Oro", ha scritto ampiamente sul matrimonio e sulla sessualità. In molte sue omelie (es. Omelie su Matteo o su Efesini), egli critica aspramente l'immoralità sessuale e la lussuria maschile, spesso descrivendo la donna come una tentazione per l'uomo sconsiderato che non controlla i propri sensi.


Visione Misogina o Pastorale? Alcuni studi evidenziano come i Padri della Chiesa, incluso Crisostomo, spesso utilizzassero espressioni dure e iperboliche per ammonire i cristiani contro le passioni carnali, in linea con la cultura patriarcale del IV secolo che considerava la donna come il soggetto più debole o la causa di distrazione.


Posizioni Contraddittorie: Al tempo stesso, Crisostomo ha scritto pagine elevate sull'amore coniugale, descrivendo il matrimonio come un mezzo per la reciproca santificazione e le mogli come compagne di vita, non semplici oggetti.

In sintesi, sebbene la citazione rifletta l'atteggiamento rigorista e talvolta misogino presente in certi scritti patristici dell'epoca, la visione di Crisostomo sul matrimonio è complessa e include anche l'esaltazione dell'unione casta e virtuosa tra marito e moglie.






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“La donna è un essere inferiore, che non fu creato da Dio a Sua immagine. Secondo l’ordine naturale, le donne devono servire gli uomini.” Sant’Agostino, 354-430, padre e dottore della Chiesa.


La citazione riportata, attribuita a Sant'Agostino d'Ippona (354-430 d.C.), riflette una visione gerarchica e patriarcale dei rapporti di genere comune a molti pensatori ecclesiastici dell'antichità e del medioevo, sebbene spesso contestualizzata o estremizzata nella ricezione successiva.


Ecco alcuni punti chiave basati sul pensiero agostiniano e sulla sua analisi:

Gerarchia Naturale: Sant'Agostino, in particolare nelle sue Questioni sull'Eptateuco (1, 153), sostiene l'idea che la sottomissione della donna all'uomo faccia parte dell'ordine naturale creato, interpretando la "giustizia naturale" come il "minore che serve il maggiore".

Immagine di Dio: Per Agostino, la donna partecipa all'immagine di Dio nel suo spirito razionale, ma secondo alcune interpretazioni, egli considerava l'uomo come la piena manifestazione di tale immagine, specialmente quando la donna viene considerata nel suo ruolo di "aiuto" procreativo.

Ruolo di Aiuto: Agostino tende a definire la funzione della donna principalmente legata alla procreazione (aiuto nel generare figli), paragonandola metaforicamente alla terra che aiuta il seme.

Contesto Storico e Teologico: Queste affermazioni si basano su un'esegesi letterale di Genesi 2 (la creazione da Adamo) e 1 Timoteo 2 (il ruolo della donna), comune nel contesto culturale dell'epoca, che interpretava la subordinazione come conseguenza della caduta o come ordine gerarchico del creato.


In sintesi, la frase citata riassume la visione teologica che Agostino ha sulla sottomissione femminile nell'ambito dell'ordine sociale e domestico, sostenendo la necessità del governo maschile su quello femminile.










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“Il valore principale della donna è costituito dalla sua capacità di partorire e dalla sua utilità nelle faccende domestiche". Tommaso d’Aquino, santo e dottore della Chiesa, 1225-1275



La citazione attribuita a Tommaso d'Aquino, che riduce il valore della donna alla capacità riproduttiva e domestica, è spesso citata ma contestualizzata all'interno del pensiero medievale. Sebbene rispecchi la visione patriarcale dell'epoca (Aristotele-Tommaso), necessita di un'analisi accademica approfondita per verificarne l'esatta provenienza testuale e l'interpretazione completa nel contesto della Summa Theologiae.


Contesto storico: Tommaso d'Aquino operava nel XIII secolo, in un contesto filosofico e teologico che interpretava la biologia e i ruoli sociali in chiave gerarchica, fortemente influenzato dalla filosofia aristotelica.


Pensiero teologico: Pur considerando la donna "sottomessa" per natura (secondo la visione del tempo), Tommaso ne riconosceva la pari dignità spirituale e la capacità razionale in quanto essere umano creato a immagine di Dio.


Interpretazione: Frasi simili vengono talvolta isolate per riassumere una visione funzionalista della donna nel Medioevo, ma vanno lette nell'insieme del suo pensiero, che distingue tra ordine naturale (gerarchico) e ordine spirituale (uguale).


In sintesi, la citazione rispecchia la mentalità medievale accettata da Tommaso, ma va analizzata con rigore filologico per non ridurre la complessità del suo pensiero teologico.








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“La donna deve velarsi il capo, perché non è l’immagine di Dio.” S. Ambrogio, dottore della Chiesa, 339-397, patrono di Milano

La frase citata rispecchia l'interpretazione teologica tradizionale e patristica basata sulla Prima Lettera ai Corinzi (11,7) di San Paolo, spesso commentata dai Padri della Chiesa nei primi secoli, incluso Sant'Ambrogio di Milano (339-397).

Ecco alcuni punti di contesto storico e teologico sulla questione:
Il contesto paolino (1 Cor 11,7): San Paolo afferma che l'uomo non deve coprirsi il capo perché "immagine e gloria di Dio", mentre la donna è "gloria dell'uomo".


L'interpretazione patristica: Sant'Ambrogio, commentando le scritture, sosteneva che la donna dovesse velarsi il capo come segno di sottomissione e distinzione gerarchica nell'ordine della creazione, evidenziando che l'immagine di Dio si riflette in modo diverso nei due generi.
Significato del velo: Storicamente, il velo era interpretato come un simbolo di umiltà, modestia e reverenza verso Dio durante la liturgia.


Ambrosiaster : Talvolta, pensieri simili sono stati attribuiti all'autore noto come

"Ambrogiastro - Ambrosiaster " (uno pseudo-Ambrogio del IV secolo), che scriveva: "La donna deve coprire il capo perché non è la somiglianza di Dio, ma è soggetta".

È bene notare che la teologia cattolica contemporanea, a partire dal Concilio Vaticano II, ha riletto questi passi nel contesto della dignità fondamentale di ogni persona, uomo e donna, entrambi creati a immagine di Dio, interpretando le affermazioni paoline come legate al contesto culturale dell'epoca.



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“Un feto maschile diviene un essere umano dopo 40 giorni, uno femminile dopo 80 giorni. Le femmine nascono a causa di un seme guasto o di venti umidi.” S. Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa e patrono delle università cattoliche.


Sì, l'affermazione attribuita a San Tommaso d'Aquino riflette fedelmente il suo pensiero, fortemente influenzato dalla biologia aristotelica dell'epoca.

Ecco i punti chiave basati sulle sue opere (in particolare la Summa Theologiae):
Animazione ritardata (40/80 giorni): Tommaso d'Aquino, seguendo Aristotele, credeva che l'anima razionale venisse infusa da Dio solo quando il corpo del feto era adeguatamente formato (cosiddetta "animazione ritardata"). Sosteneva che la formazione maschile avvenisse intorno ai 40 giorni, mentre quella femminile richiedeva più tempo, spesso citando circa 80 giorni.


La femmina come "maschio mancato" (mas occasionatus): Nella Summa Theologiae (I, q. 92, a. 1), Tommaso definisce la donna "un uomo mancato" o "difettoso" (occasionatus), intendendo che, secondo la biologia medievale, il seme maschile tenderebbe a produrre un maschio, e la nascita di una femmina sarebbe causata da una debolezza nel seme, da materia indisposta o da fattori esterni.


Cause naturali e ambientali: Nella medesima opera, Tommaso cita il parere del "Filosofo" (Aristotele) secondo cui venti umidi o meridionali possono influenzare la fecondazione, portando alla generazione di femmine a causa dell'umidità che ostacola la piena "cottura" o sviluppo del seme maschile.

Contesto storico: È fondamentale comprendere che queste posizioni non erano considerate teologia rivelata, ma piuttosto l'applicazione della scienza biologica aristotelica del XIII secolo alla teologia. Tommaso integrava la filosofia antica con la fede cristiana, e la biologia del tempo non conosceva il ruolo dell'ovulo o la genetica moderna.

Sebbene queste idee siano considerate errate e misogine secondo la scienza e la sensibilità moderna, rappresentano il pensiero prevalente nelle università medievali di cui Tommaso era un esponente principale.













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“Quando vedi una donna, pensa che si tratti del diavolo! Essa è come l’inferno!” Papa Pio II, 1405-1464.


ANTOLOGIA

https://www.frasicelebri.it/frase/pope- ... che-sia-u/

non certa la fonte di questa frase attribuita a a questo papa ...





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“Le donne sono destinate di natura al comune godimento.” Capocrate, cristiano dei primi tempi.
e fondatore di un convento.



La frase citata è attribuita a Carpocrate (II secolo d.C.), un filosofo cristiano alessandrino considerato eretico dalla Chiesa ortodossa, e alla sua scuola gnostica, i Carpocraziani.


Ecco alcuni punti chiave per inquadrare questa affermazione e la figura:
Il contesto gnostico: Carpocrate e suo figlio Epifane insegnavano che le anime, per liberarsi dalla materia (creata da potenze inferiori o "costruttori"), dovevano fare esperienza di ogni tipo di vita e azione possibile.


Comunità di donne: I Carpocraziani sostenevano che la giustizia divina implicasse "comunione con uguaglianza". Di conseguenza, rifiutavano la proprietà privata, incluse le donne, che dovevano essere "condivise" (comuni) tra gli uomini della comunità.


La citazione: Clemente di Alessandria riporta che i seguaci di Carpocrate ed Epifane ritenevano che "le mogli [fossero] comuni" (o "destinate al comune godimento"), vedendo il matrimonio tradizionale come una violazione della comunione naturale.


Accuse di licenziosità: I Padri della Chiesa (come Ireneo, Clemente, Teodoreto) descrivono le pratiche carpocraziane come orgiastiche e immorali, accusandoli di usare questa dottrina come scusa per peccare.
Non un "fondatore di convento": Storicamente, Carpocrate è descritto come un maestro gnostico itinerante o alessandrino, non come il fondatore di un convento nel senso moderno o cenobitico del termine (i quali nacquero successivamente). Le loro erano "scuole" o comunità misteriche.








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“In nessuna religione o cultura la donna viene rispettata e onorata come nel cristianesimo!” Il teologo cattolico Bernhard Häring nel XX° secolo.


La frase citata riflette la prospettiva del teologo cattolico Bernhard Häring (1912-1998), una figura di spicco nella teologia morale post-conciliare, nota per il suo approccio dialogico e personalista alla fede. Sebbene la citazione esatta non compaia testualmente nei risultati della ricerca, essa è coerente con la visione teologica che Häring ha sviluppato, incentrata sulla valorizzazione della persona, della coscienza e della dignità umana alla luce del Vangelo.

Ecco alcuni punti chiave relativi al contesto della visione di Häring e la posizione della donna nel cristianesimo:

Dignità e Vocazione: Häring ha contribuito a reindirizzare la teologia morale da un approccio "legalistico" (basato su leggi e sanzioni) a uno basato sulla "legge di Cristo" e sulla risposta responsabile della coscienza al dono di Dio. In questo quadro, la donna non è vista come inferiore, ma come co-erede della grazia e dotata di pari dignità intrinseca, come insegnato dalla Chiesa cattolica.

Rispetto nel Cristianesimo: La tesi condivisa da molti teologi, tra cui Häring, è che il cristianesimo, fin dalle sue origini, abbia introdotto una visione rivoluzionaria in cui la donna viene trattata con misericordia, rispetto e dignità, distinguendosi dalle pratiche di molte culture antiche in cui la donna era considerata proprietà o inferiore.

Maria come Modello: Il rispetto cristiano per le donne è spesso collegato alla figura di Maria, madre di Gesù, onorata come figura femminile suprema.


Evoluzione del Pensiero di Häring: Verso la fine della sua vita, Häring ha mostrato posizioni aperte, arrivando a desiderare una Chiesa in cui sia uomini che donne potessero accedere all'ordinazione sacerdotale.

In sintesi, la frase citata interpreta la visione di Häring del cristianesimo come una fede che, fondandosi sull'amore e la dignità della persona, offre il più alto riconoscimento del valore della donna, contrapponendosi a forme di discriminazione.









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“Le ragazze che portano la minigonna finiranno all’inferno.” Il gesuita Wild nel XX° secolo.


La frase citata riflette il clima di forte opposizione conservatrice, talvolta anche in ambito religioso, che accompagnò la diffusione della minigonna negli anni '60 e '70. La minigonna, popolarizzata a metà degli anni '60, divenne un simbolo di liberazione femminile e di cambiamento culturale.

Contesto: Durante il XX secolo, in particolare dopo il 1965, il rapido accorciamento delle gonne provocò reazioni severe da parte di esponenti conservatori che vedevano nella nuova moda un cedimento morale e un'occasione di peccato.

Aforismi religiosi: Esistono diverse citazioni attribuite a varie figure religiose dell'epoca che associavano l'abbigliamento "immodesto" a condanne teologiche, spesso utilizzate per esortare le donne alla modestia.
Sebbene la frase specifica sia un esempio di tale retorica, non risultano dai risultati della ricerca pubblicazioni o attribuzioni dirette e verificate di un "Gesuit Wild" con questa esatta citazione all'inferno negli archivi storici digitalizzati.

La frase rispecchia comunque l'atteggiamento di una parte del clero e dei laici tradizionalisti del tempo.











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“La donna ha il diritto di vestirsi solo a lutto. Non appena ha rag- giunto l’età adulta, dovrà ‘coprire il suo viso che è fonte di tanti pericoli, altrimenti rischia di perdere la beatitudine eterna.” Tertulliano, apologeta 155 - 230.



La citazione attribuita a Tertulliano (circa 155-230 d.C.), noto apologeta cristiano e teologo cartaginese, riflette la sua visione radicale e ascetica riguardante la condotta femminile, in particolare nell'opera De virginibus velandis (Sul velo delle vergini) e De cultu feminarum (Sull'abbigliamento delle donne).


Ecco i punti chiave del suo pensiero su questo tema:
Il Velo come Obbligo: Tertulliano insisteva affinché le donne, non appena raggiunta la pubertà (età adulta), coprissero il capo e il viso con un velo, estendendo l'obbligo citato da San Paolo (1 Corinzi 11) anche alle vergini, non solo alle donne sposate.


"Fonte di Pericoli": Considerava la bellezza femminile, e in particolare il viso scoperto, come una tentazione pericolosa per gli uomini, capace di indurli in peccato e di "incendiare" la concupiscenza.
Abbigliamento a Lutto: Nei suoi scritti, esortava le donne a vestirsi con abiti semplici e dimessi, quasi a lutto, per espiare la colpa originaria di Eva (il peccato originale), descrivendo la donna come "la porta del diavolo".


Beatitudine Eterna: La copertura del capo era interpretata come un segno di sottomissione, modestia e disciplina cristiana, fondamentale per la salvezza e per non perdere la "beatitudine eterna", distinguendosi dalle abitudini mondane.

In sintesi, Tertulliano sosteneva che il velo fosse necessario per proteggere sia la castità della donna che la virtù degli uomini, in un contesto in cui la vanità e l'ostentazione erano viste come nemiche della fede.



























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“Nessuna donna può entrare dove si intrattiene un sacerdote.” Sinodo di Parigi, 846.
“Vicino alle chiese non possono abitare donne.” Sinodo di Coyaca, 1050.
“I sacerdoti che ospitano donne sospette dovranno essere puniti. Il vescovo dovrà vendere le donne come schiave.” Secondo sinodo di Toledo, 589.
“La sola consapevolezza del proprio essere dovrebbe costituire una vergogna per le donne.”
Clemente Alessandrino, prima del 215.
“Le donne non possono né scrivere, né ricevere lettere a proprio nome.” Sinodo di Elvira, 4° sec.
“Le donne non possono cantare in chiesa.”San Bonifacio, missionario benedettino e apostolo dei tedeschi, 675-754.
“La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare o dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. […] Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia.”. San Paolo Apostolo.
“La sola consapevolezza del proprio essere dovrebbe costituire una vergogna per le donne.”Clemente Alessandrino, Padre della Chiesa, teologo apologeta 150-215ca.




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“La donna ha il diritto di vestirsi solo a lutto. Non appena ha raggiunto l’età adulta, dovrà ‘coprire il suo viso che è fonte di tanti pericoli, altrimenti rischia di perdere la beatitudine eterna.” Tertulliano, Padre della Chiesa, teologo apologeta 160-220ca.



La citazione riportata è attribuita a Tertulliano (Quinto Settimio Florente Tertulliano, ca. 155-230 d.C.), noto teologo, scrittore e apologeta cristiano cartaginese, figura fondamentale della teologia latino-occidentale.

Il pensiero espresso rispecchia la posizione estremamente rigorista e ascetica che Tertulliano assunse nel suo trattato De cultu feminarum (L'ornamento delle donne), in particolare nel Libro II, e nel De virginibus velandis (Sul velo delle vergini).

Ecco alcuni punti chiave nel contesto:

Il contesto storico-teologico: Tertulliano scriveva in un'epoca in cui la Chiesa stava definendo la morale cristiana e le forme di pudicizia, spesso in contrapposizione ai costumi romani pagani, ritenuti eccessivi e immorali.

La donna come "Porta del Diavolo": In De cultu feminarum (I, 1), Tertulliano si rivolge alle donne con parole durissime, definendole la "porta del diavolo" (diaboli ianua) e responsabili della caduta dell'umanità (citando Eva), sostenendo che la donna deve espiare il proprio peccato attraverso un abbigliamento penitenziale.


Lutto e Penitenza: La sua esortazione a vestirsi "sempre a lutto" (o con abiti trasandati, rags and mourning) e a "coprire il viso" mirava a nascondere la bellezza femminile, considerata fonte di tentazione ("pericoli") e di peccato, per preservare la salvezza dell'anima.


Il velo come "Giogo": Nel De virginibus velandis,

Tertulliano argomenta con forza che le donne devono coprire il capo (e spesso il volto) in pubblico e specialmente in chiesa, definendo il velo come un "giogo" necessario per la sottomissione e la modestia.
In sintesi, la frase sintetizza la visione intransigente di Tertulliano che vedeva la bellezza femminile come un'insidia diabolica e chiedeva alle cristiane una vita di costante penitenza e velamento.












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“Tutto il sesso (femminile) è debole e sventato. Esse giungono alla salvezza solo tramite i figli.” San Giovanni Crisostomo, Dottore della Chiesa 349-407.
“Le donne non possono cantare in chiesa.” San Bonifacio, 675-754.
“La donna è meno morale dell’uomo essendo imbevuta di più liquido, elemento mutevole. Il che la rende volubile, curiosa: quando ha un rapporto con un uomo desidera farsi penetrare anche da un altro. Credimi, se le dai fiducia sarai deluso. Credi ad un esperto maestro. La donna è un uomo malriuscito che cerca di ottenere ciò che desidera con la falsità, con inganni demoniaci. L’uomo deve guardarsi da ogni donna, come da un serpente velenoso e un diavolo cornuto. Se raccontassi ciò che so sulle donne, il mondo ne rimarrebbe strabiliato. .. Nel rapporto sessuale l’uomo si assimila alla bestia ... - il seme maschile fa nascere forme perfette, ossia maschili, ma se per qualche avversità esso si guasta, allora fa nascere femmine…. perché nel coito c’è solo deformità, turpitudine, immondizia, ribrezzo.” Sant’Alberto Magno, Dottore della Chiesa 1206-1280.
“La donna è un errore della natura, con la sua eccessiva secrezione di liquidi e la sua bassa temperatura essa è fisicamente e spiritualmente inferiore, è una specie di uomo mutilato, fallito e mal riuscito, la piena realizzazione della specie umana è costituita solo dall’uomo.” San Tommaso d'Aquino, Dottore della chiesa e patrono delle università cattoliche 1225-1275.
“Quando vedi una donna, pensa che si tratti del diavolo! Essa è come l’inferno!” Papa Pio II 1405-1464.
“La donna sacerdote è un’offesa a Cristo! ”Papa Giovanni Paolo II, XX sec. Santo subito.
E per essere in tema con l’attualità qualche citazione dai Sinodi della Chiesa:
“Le donne non possono né scrivere, né ricevere lettere a proprio nome.” Sinodo di Elvira IV sec..





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“I sacerdoti che ospitano donne sospette dovranno essere puniti. Il vescovo dovrà vendere le donne come schiave.” Secondo Sinodo di Toledo 589.




La citazione riportata è parzialmente imprecisa riguardo alla datazione e all'attribuzione specifica, sebbene rifletta il clima normativo di alcuni concili ispanici medievali.


Il contesto storico (589 d.C.): Il Terzo Sinodo (o Concilio) di Toledo del 589 d.C. è famoso per la conversione ufficiale dei Visigoti dall'arianesimo al cattolicesimo. Sebbene si occupasse di disciplina ecclesiastica, la specifica sanzione della vendita come schiave delle donne conviventi con sacerdoti non è il canone principale di quel concilio.


La norma sulla vendita delle donne: La disposizione che prevede la riduzione in schiavitù delle donne che convivono con il clero (chiamate subintroductae o concubine) è storicamente attestata nel Quarto Concilio di Toledo del 633 d.C. (e successivi), presieduto da Isidoro di Siviglia. Il Concilio decretò che le donne che avevano relazioni proibite con i chierici venissero separate, "vendute dal vescovo" (o vendute come schiave) e il chierico punito.


Sinodi successivi: Regole simili, con punizioni severe, furono emanate nel corso del VII secolo e riprese in epoche successive (come nel sinodo di Pavia del 1022 o citazioni di Pier Damiani nell'XI secolo) per imporre il celibato ecclesiastico.


In sintesi, la prassi di punire le donne conviventi con il clero tramite la vendita in schiavitù è una norma riscontrabile nei concili visigoti del VII secolo (in particolare Toledo IV, 633), e non è il canone centrale del Concilio di Toledo III del 589.



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“Nessuna donna può entrare dove si intrattiene un sacerdote." Sinodo di Parigi 846.


La frase “Nessuna donna può entrare dove si intrattiene un sacerdote”, attribuita al Sinodo di Parigi dell'846, è citata in studi storici e articoli sulla condizione femminile nella Chiesa medievale come esempio delle rigide restrizioni imposte al clero riguardo alla convivenza o al contatto con donne.
Questo provvedimento faceva parte di una serie di canoni ecclesiastici volti a imporre o rafforzare il celibato sacerdotale e a limitare la presenza femminile nelle case dei preti (le cosiddette subintroductae), per evitare scandali o relazioni improprie.
Contesto storico:
Sinodo di Parigi (846): In questo periodo, sotto l'impero carolingio, i sinodi locali cercavano di riformare la disciplina del clero, spesso con norme severe riguardo alla vita privata dei sacerdoti.
Altri provvedimenti simili: La stessa fonte cita norme stringenti in altri sinodi, come il divieto di far abitare donne vicino alle chiese (Sinodo di Coyaca, 1050) o la punizione drastica per i preti che ospitavano "donne sospette" (2° sinodo di Toledo, 589).
Tali norme evidenziano una tradizione ecclesiale che per secoli ha cercato di separare nettamente la figura del sacerdote da quella femminile, spesso interpretando la presenza di donne come un pericolo per la purezza del ministero.

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“Vicino alle chiese non possono abitare donne.” Sinodo di Coyaca 1050.






E ricordiamolo, Ipazia di Alessandria, filosofa neoplatonica e scienziata, fu uccisa dai monaci cristiani 355-415, anche in odio alle donne libere.

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https://www.bartolomeodimonaco.it/lette ... li-uomini/

Bibbia e religione degli uomini
8 Febbraio 2010
in Letteratura
di Maria Antonietta Pinna

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Maschio o femmina?
Cosa?
Si, Dio, voglio dire, maschio o femmina?
Maschio,ovvio.
Ovvio?
Si.
Per chi?
Per tutti.
Tutti chi?
Tutti tutti.

Per quale motivo i traduttori della Bibbia hanno dimenticato che la Deità è originariamente androgina? La parola Heloim è un plurale femminile, tradotto impropriamente come un singolare maschile. Heloim è formato dal femminile ALH, Eloh + il maschile IM.

“Ma poichè IM è solitamente la terminazione del plurale maschile, ed è qui aggiunto a un nome femminile, esso dà alla parola Elohim il senso di una potenza femminile unita a un’idea maschile e quindi capace di prolificare. Sentiamo parlare molto del Padre e del Figlio, nelle comuni religioni attuali, ma nulla si dice della Madre”[1]. Nella Qabalah la madre è Elohim.

E Elohim è detto in Genesi IV, 26, “Facciamo l’uomo”. Adamo, fatto a somiglianza di Elohim, era maschio e femmina contemporaneamente, metafora dell’umanità.

La religione parla anche di Spirito Santo come entità maschile.
Ma è proprio così?

La parola ebraica RVCh, Ruach, Spirito, è femminile come è detto nel Sepher Yatzirah.

Nell’immagine dell’Elohim c’è la donna e c’è l’uomo che per la Qabalah sono uguali, nonostante la misoginia cattolica voglia farci credere il contrario.

La donna. Il lato sinistro dell’universo.
La Bibbia scritta dagli uomini.
Il cattolicesimo è la religione degli uomini, fatta per gli uomini.
Dice il Levitico: “L’uomo non deve velarsi il capo, essendo egli immagine e riflesso di Dio; mentre la donna è riflesso dell’uomo”.

San Tommaso d’Aquino, Summa Teologica, Suppl., q. 39, art 1: “Sul conferimento degli Ordini (ad una donna), essa non potrà riceverli, perchè dal momento che un sacramento è un segno, non solo la cosa, ma anche la significazione della cosa è richiesta in tutte le azioni sacramentali; …Poichè non è possibile nel sesso femminile significare una eminenza di grado, dato che la donna è in uno stato di soggezione, segue che una donna non può ricevere gli Ordini sacramentali.”

Prima lettera di San Paolo ai Corinzi: “L’uomo è il capo della moglie. Solo l’uomo è immagine e gloria di Dio… L’uomo non è stato creato per la donna, ma la donna è stata creata per l’uomo”.

San Giovanni Crisostomo, a cui Papa Ratzinger è particolarmente devoto: “La donna è male sopra ogni altro male, serpe e veleno contro il quale nessuna medicina va bene… Le donne servono soprattutto per soddisfare la libidine degli uomini.”.

Leggete Sant’Ambrogio, Sant’Agostino, San Paolo, San Giovanni Crisostomo o l’acidità del Tertulliano del De cultu Foeminarum.

Leggete la religione degli uomini.

[1] Magia della Cabala a cura di S.L. MacGregor Mathers, Mediterranee, 1981, p. 31.


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 Oggetto del messaggio: Re: LA DONNA NEL CATTOLICESTIMO
MessaggioInviato: 19/03/2026, 21:38 
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CACCIA ALLE STREGHE

IL PROCESSO ALLA FAMIGLIA

PAPPENHEIMER






Aprile 30, 2017

Durante il primo periodo della storia dell’Europa moderna, tra il 1450 e il 1750 circa, migliaia di persone, per la maggior parte donne, furono processate per il reato di stregoneria. Quasi la metà di queste persone fu condannata a morte, solitamente il rogo. Molti di questi processi si tennero nelle varie corti ecclesiastiche d’Europa, istituzioni che svolsero un ruolo importante nel disciplinare la vita morale e religiosa durante il Medioevo e all’inizio dell’età moderna.

Ma più comunemente, e i particolare dopo il 1550, i processi per stregoneria si svolgevano nelle corti di giustizia secolari, ovvero i tribunali dei vari regni. La distribuzione geografia dei processi fu estremamente irregolare: in certe giurisdizioni ve ne furono pochissimi mentre in altre furono giustiziate centinaia e a volte migliaia di persone.

Anche se il numero delle streghe e degli stregoni processati varia da luogo a luogo e da periodo a periodo, tutti i processi per stregoneria si possono fare rientrare in un’operazione giudiziaria di vastissima portata che fu posta in atto in Europa all’inizio dell’epoca moderna. Questo fenomeno storico è denominato ossessione europea per le streghe o caccia alle streghe.

Nel secolo scorso la responsabilità dell’ossessione verso le streghe fu attribuita alla Riforma, alla Controriforma, all’Inquisizione, all’uso della tortura nei processi, alle guerre di religione o allo zelo religioso del clero.
Nessuno potrà essere assolto.


La chiesa cattolica e la chiesa riformata sono colpevoli della tortura e dell’uccisione di decine di migliaia di donne.


Alcuni dei casi in cui mi sono imbattuto sono così cruenti da far vacillare la ferma convinzione nella forza della razionalità dell’essere umano.


Uno di questi processi riguarda una famiglia che viveva nella Baviera del 1600.


La famiglia Pappenheimer era composta dal padre, Paulus, dalla madre, Anna, e da tre figli, Jacob, Gumpprecht e Hoel.


I Pappenheimer erano una minoranza nella Baviera d’inizio Seicento: protestanti in una regione ancora legata al cattolicesimo.


Ancora non era passato un secolo da quel 31 ottobre del 1517 in cui Martin Lutero propose la discussione sulla dichiarazione del potere delle indulgenze, nota anche come le 95 tesi, che l’abbandono del cattolicesimo da parte di molte persone era uno stato del presente.

La famiglia Pappenheimer apparteneva all’ultimo stato della società tedesca, erano mendicanti provenienti dalla Svevia. Pappenheimer era un soprannome, il nome reale era Pamp o Gamperle.


Le cause che portarono all’arresto sono avvolte nel buio della notte: un ladro in stato d’arresto segnalò la famiglia Pappenheimer poiché, stando alle accuse del ladro, lo avrebbero aiutato negli omicidi di donne in stato di gravidanza allo scopo di realizzare candele con i feti non battezzati.


La motivazione dell’arresto era grave, tanto che convinse le autorità ad agire d’impulso e velocemente, ricorrendo all’arresto in massa di tutti i componenti del nucleo familiare nel corso della notte. I ragazzi e il bimbo furono strappati ai loro letti e portati in prigione senza preoccuparsi dell’età degli arrestati.

Il caso dovette scuotere notevolmente le coscienze poiché l’ordine di condurre i prigionieri a Monaco di Baviera fu dato dal duca Massimiliano I in persona.


Massimiliano I Giuseppe Leopoldo Ferdinando Wittelsbach, elettore e duca di Baviera, chiamato il Grande, nacque a Monaco di Baviera il 17 aprile 1573 e morì a Ingolstadt il settembre del 1651. Introduco brevemente il personaggio poiché, qualche anno dopo, sarà una figura centrale nella difesa del cattolicesimo bavarese dall’avanzare delle idee luterane.

Massimiliano I non interferì nella politica tedesca fino al 1607, quando gli fu affidato il compito d’eseguire il bando imperiale contro una città libera tedesca, fortezza protestante. Nel 1607 occupò militarmente Donauworth e furono intraprese azioni al fine di restaurare il cattolicesimo. I sovrani protestati, allarmati, formarono l’Unione Protestante per difendere i proprio interessi e in risposta, nel 1610, fu creata la Lega Cattolica, all’interno della quale Massimiliano I ricoprì un ruolo fondamentale.


Abbiamo lasciato la famiglia Pappenheimer in viaggio verso Monaco di Baviera su ordine di Massimiliano I. I componenti del nucleo familiare, una volta giunti nelle carceri della città della Baviera, furono sottoposti a torture feroci, che convinsero i genitori, Paulus e Anna, a confessare tutto quanto fu loro contestato. Furono ritenuti responsabili di ogni crimine irrisolto che si era verificato in Baviera negli anni precedenti.
I componenti della famiglia Pappenheimer confessarono centinaia di furti e omicidi.


Ammisero la stregoneria e segnalarono oltre 400 complici.

Gli inquisitori sapevano dove e come utilizzare tortura.

Contro questa famiglia, indigente e facente parte del substrato umile della Germania d’inizio Seicento, fu utilizzata ogni forma possibile di tortura. L’inquisitore fu talmente efficiente che, promettendo una pausa dagli strazi delle carni, riuscì a far confessare in un’unica sezione di dolore ben 99 nomi di complici, chiaramente presunti e senza nessun legame con la famiglia, dei misfatti di cui erano accusati i Pappenheimer.


La fine di questa disgraziata famiglia era segnata nel momento stesso dell’arresto.

Non potevano salvarsi.

I genitori e i figli maggiori furono giustiziati insieme con altri due uomini. I corpi degli uomini furono sottoposti allo stiramento per sei volte, ciascuna con ferro;

i seni di Anna furono strappati con delle tenaglie e spinti a forza nelle bocche dei suoi figli più grandi con l’intento di parodiare il ruolo della madre e provocarle un’estrema umiliazione.


Gli scheletri degli uomini furono frantumati dalla ruota.

Il padre fu soggetto a impalamento su una picca e, infine, furono bruciati sul rogo.

Tutto ciò ebbe luogo davanti al figlio più piccolo, Hoel, di dieci anni d’età, che fu testimone dell’esecuzione della sua famiglia. Egli fu portato sul cavallo dello sceriffo con l’intenzione di comprendere ed annotare le reazioni del fanciullo.

Nel dicembre del 1600, altre sei persone furono bruciate sul rogo a Monaco, fra le quali Hoel.

Ritengo che sia giusto riportare la fonte principale della vicenda, lo storico Joseph von Hormayr che, tramite un estratto trovato in una vecchia cronaca, inserì i dettagli sul caso della famiglia Pappenheimer nell’edizione del 1844 di una sua opera:



«il 29 luglio 1600, a Monaco di Baviera, sei persone furono giustiziate nel modo seguente: il vagabondo e mendicante Paul Gamperle venne impalato, la moglie aveva i seni tagliati e sia lei stessa sia due dei suoi figli avevano quei seni sulle loro bocche; inoltre, altri due uomini furono condannati e tutti e sei vennero pizzicati con pinze incandescenti: dopo che le loro braccia si ruppero a causa dell’urto della ruota, essi poi finirono bruciati vivi. Avevano confessato di essere devoti al Diavolo e, con il suo aiuto, in particolare facendo un diabolico, magico balsamo, di aver contribuito alla morte di almeno 400 bambini e più di 50 anziani, dopo aver applicato quel balsamo.

Paul Gämperl fu condannato per essere direttamente responsabile di 44 omicidi; in totale, i sei furono condannati per 74 omicidi. Inoltre, erano stati accusati di numerosi atti di rapina, furti e furti notturni, dove avevano saccheggiato case e ucciso la gente nelle case.

Inoltre, secondo le accuse, hanno incendiato diversi villaggi e mercati, principalmente per liberarsi delle merci nella confusione che ne deriva. Inoltre, avevano evocato il maltempo, ucciso le mucche nei campi, saccheggiato le chiese e venduto agli ebrei i sacri wafer. Il 27 novembre 1600 fu la successiva serie della banda giustiziata.

Questa era una madre e le sue due figlie, così come altri due uomini. L’ultimo ad essere giustiziato era il figlio dodicenne di Paul Gämperl, che nel frattempo era stato battezzato e aveva dato il nome Cipriano. Tuttavia, questo non lo ha aiutato, è stato prima strangolato e poi il suo cadavere è stato bruciato. Gli altri 5 furono bruciati vivi. Cipriano fu condannato per aver eseguito 8 omicidi da solo. I membri di tutto il gruppo avevano, sotto tortura, ammesso di aver contribuito alla morte di oltre 400 bambini, dopo aver ucciso, per mezzo della stregoneria, 39 individui e ammesso 62 omicidi»


Furono giustiziati barbaramente, benché innocenti.

Furono selvaggiamente torturati e straziati i corpi di bambini.


Questo caso è uno di quei rari esempi in cui appaiono citazioni sui bambini mandati al rogo perché figli di una donna, o un uomo, considerata strega malefica, o stregone.


Voglio ricordare che molti dati storici sono stati omessi, al fine d’inficiare volutamente ogni indagine storica sull’Inquisizione.


Il revisionismo storico sulla questione dei numeri ha tentato, invano, di circoscrivere questa immensa tragedia relativa all’omicidio delle donne considerate streghe. Molti autori hanno cercato di dimostrare che la Caccia alle Streghe fu un fenomeno di scarsa rilevanza.


Ai molti lettori di questo blog non sarà sfuggito che questa posizione è insostenibile.



BIBLIOGRAFIA


Brian Levack – La caccia alle streghe in Europa – Edizioni Laterza, 1987
Fabio Garuti – L’olocausto delle donne – Anguana Edizioni, 2016
Michael Kunze – Strasse ins Feuer: Vom Leben und Sterben in der Zeit des Hexenwahns – Kindler, 1982
Edwar Muir – Ritual in Early Modern Europe – Cambridge University Press, New York 1997
William E. Burns – Witch hunts in Europa and America: an encyclopedia – Greenwood Press, Westport 2003

https://www.viaggiatoriignoranti.it/201 ... eimer.html






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 Oggetto del messaggio: Re: LA DONNA NEL CATTOLICESIMO
MessaggioInviato: 20/03/2026, 14:48 
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in lavorazione

TERTULLIANO


https://womenpriests.org/it/tradizione/ ... rtulliano/


Tertulliano fu filosofo e teologo a Cartagine, nell'Africa del Nord. La sua sincerità di convertito venne a combinarsi con il suo rigorismo morale e la sua intransigenza contro le abitudini mondane. Ciò lo indusse ad abbandonare la Chiesa e ad unirsi ai Montanisti nel 210. più tardi fondò una propria setta.

Nota. Nonostante il suo errore, Tertulliano esercitò una grande influenza sui Padri Latini che lo seguirono. "Come iniziatore del pensiero ecclesiastico Latino,egli fu fondamentale nel plasmare il vocabolario e la mentalità della Cristianità Occidentale per i successivi 1000 anni.” (Robert L. Wilken in Enciclopedia Britannica).

Ecco alcuni passi dimostrativi del pensiero di Tertulliano nei confronti delle donne.







De Cultu Feminarum, libro 1, cap. 1.


Solo l'uomo, non la donna, è ad immagine di Dio
Ogni donna porta su di sè la maledizione di Eva, origine del peccato.
La donna è sorgente di tentazione.
Presso gli eretici le donne insegnano,disputano, guariscono, e forse battezzano
Le donne non possono insegnare,battezzare, o esercitare il ministero sacerdotale
La testa di una donna deve essere coperta, ma non da una corona
E' meglio per un uomo non sposarsi, perchè così non è contaminato dalla concupiscenza
L'uomo, e non la donna, è 'ad immagine di Dio'

“Tu, donna, hai distrutto così facilmente l'immagine di Dio, l'uomo.”




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Il Velo delle Vergini, cap. 10.


“Come, allora, Dio non ha voluto fare tale concessione all' uomo (più che alla donna),sebbene sul terreno di una maggiore intimità, l'uomo sia ' a sua immagine', o lo affatica sulla terra più dura ? Ma se nulla ( è stato concesso ) all'uomo, tanto meno alla donna.”



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Presso gli eretici le donne insegnano, disputano,curano, battezzano


Prescrizioni contro gli Eretici, cap. 41 §1.

“Non bisogna dimenticare la condotta degli eretici, quanto siano frivoli, mondani, meramente umani, senza serietà,senza autorità, senza disciplina, come il loro credo
§5. Le donne di questi eretici, come sono ridicole! Hanno il coraggio di insegnare, disputare, decretare esorcismi, curare e perfino battezzare.



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La donna non può insegnare, battezzare o avere alcun ministero sacerdotale

Il Velo delle Vergini , cap. 9.

“Non è permesso a una donna parlare nella chiesa; nè insegnare, nè battezzare, nè offrire, nè pendere parte ad alcuna funzione virile, o ad alcun ufficio sacerdotale.”

Nota. Questi versi mostrano come Tertulliano vieta alle donne di essere coinvolte nell'insegnamento, nel battesimo e nel ministero sacerdotale . Ma non sono prova di una valida tradizione ecclesiale.




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Ogni donna porta la maledizione di Eva

De Cultu Feminarum, libro 1, cap 1.


"Ogni donna dovrebbe camminare come Eva nel lutto e nella penitenza, di modo che con la veste della penitenza essa possa espiare pienamente ciò che le deriva da Eva, – l'ignominia , io dico, del primo peccato, e l'odio insito in lei, causa dell'umana perdizione.

"Nel dolore e nella inquietudine partorirai, donna; verso tuo marito sarà il tuo desiderio, ed egli sarà il tuo padrone ."


Non sai che anche tu sei Eva? La condanna di Dio verso il tuo sesso permane ancora oggi ; La tua colpa rimane ancora .”

Tu sei la porta del Demonio !
Tu hai mangiato dell'albero proibito!
Tu per prima hai disobbedito alla legge divina !
Tu hai convinto Adamo, perchè il Demonio non era coraggioso abbastanza per attaccarlo !
Tu hai distrutto l'immagine di Dio, l'uomo !
A causa di ciò che hai fatto, il Figlio di Dio è dovuto morire !”






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La donna è sorgente di tentazione .


Il Velo delle Vergini, cap 7.


“Ma se furono delle donne già contaminate quelle che quegli angeli avevano desiderato,ancor più 'a causa degli angeli ' è dovere delle vergini di velarsi, come se fosse possibile per le vergini essere ancora causa del peccato degli angeli.”





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E' meglio per un uomo non sposarsi, perchè ciò è fonte di contaminazione
Esortazione alla Castità, cap. 9. “Il Signore ha detto, ‘Chiunque guarda una donna con lo sguardo della concupiscenza l'ha già violata nel suo cuore .’ Ma chi la guarda pensando al matrimonio fa qualcosa di più o di meno? E chi la sposa ? – chi non vorrebbe averla e desiderarla per il matrimonio, senza guardarla con concupiscenza; a meno che sia possibile per una moglie essere sposata senza che sia vista e desiderata. Riconosco che vi è una certa differenza se un uomo sposato o un uomo non sposato desidera un'altra donna. Ogni donna, comunque, per un uomo non sposato , è sempre 'un'altra', così la desidera a chiunque appartenga ; nè vi è modo che colei che diventa una donna sposata non diventi per un altro un'adultera. Vi sono leggi che sembrano fare una differenza tra il matrimonio e le fornicazione ; piccola differenza di illecito, a causa della natura della cosa. Inoltre che cosa avviene negli uomini e nelle donne con il matrimonio e la fornicazione ? La commistione della carne, naturalmente ; la concupiscenza che il Signore ha messo sullo stesso livello della fornicazione."Allora," direbbe qualcuno," tu nello stesso tempo vuoi distruggere l'una cosa e lo stesso matrimonio?". In tal caso sì, e non senza ragione; poiché esso è l'essenza stessa della fornicazione .Di conseguenza, la migliore cosa per un uomo è non toccare donna; e di conseguenza la verginità è la santità principale, perché è libera da qualsiasi affinità con la fornicazione.”

Una donna dovrebbe avere la testa coperta, ma non da una corona
Sulla Corona, cap. 14. “Come Cristo è libero, così è libero l'uomo cristiano e non ha alcun obbligo di portare la testa coperta, o portare un velo. Ma la testa di chi è sottomesso deve portare un velo, voglio dire la donna, come qualcuno che appartiene come un oggetto, e non una corona. Essa ha l'obbligo di sopportare il carico della sua umiltà. Se essa non dovrebbe apparire con la testa scoperta sul conto degli angeli, molto di più una donna con una corona sulla testa offende coloro che sono superiori.A cosa serve una una corona sulla testa di una donna , ad una bellezza che deve sedurre, come marchio di assoluta vanità, come segno di avere abbandonato la modestia, o come un fuoco di tentazione? ?”














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https://giuseppemerlino.wordpress.com/2 ... tianesimo/


IN LAVORAZIONE













Riporto alcune frasi celebri di Santi, Papi e Teologi Cristiani sulla donna:

“In ogni caso la donna serve solo alla propagazione della specie. Tuttavia la donna trascina in basso l’anima dell’uomo dalla sua sublime altezza, portando il suo corpo in una schiavitù più amara di qualsiasi altra.” (San Tommaso d’Aquino, Summa Teologica).

“Le donne sono destinate principalmente a soddisfare la lussuria degli uomini. Dove c’è la morte ivi c’è il matrimonio e dove non c’è matrimonio ivi non c’è morte.”
(San Giovanni Crisostomo, cui è particolarmente devoto Herr Joseph Alois Ratzinger, papa Benedetto XVI°).




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“Mentre non sopportiamo di toccare uno sputo o uno escremento nemmeno con la punta delle dita, come possiamo desiderare di abbracciare questo sacco di escrementi? ( il sacco di escrementi è la donna…ndr)” (Sant’Oddone abate di Cluny).



La citazione attribuita a Sant’Oddone di Cluny (880-942), abate e santo benedettino del X secolo, è un noto esempio di misoginia medievale e di ascetismo radicale, spesso citato negli studi sulla condizione femminile nel Medioevo.

Ecco i punti chiave riguardo a questa affermazione:
Il testo: La frase originale, spesso riportata nei testi latini medievali, recita: “La bellezza del corpo sta tutta nella pelle. Infatti, se gli uomini vedessero quel che c'è sotto la pelle... la sola vista delle donne darebbe loro la nausea. Mentre non sopportiamo di toccare uno sputo o un escremento nemmeno con la punta delle dita, come possiamo desiderare di abbracciare questo sacco di escrementi?”.

Contesto: Oddone di Cluny era un monaco asceta che propugnava una severa separazione dai piaceri mondani. Il suo obiettivo, in linea con una certa tradizione monastica, era disprezzare il corpo fisico per esaltare l'anima, arrivando a paragonare la bellezza corporea – in particolare quella femminile, vista come principale tentazione per i chierici – a putredine nascosta.

La visione della donna: Nel contesto del pensiero di Oddone, la donna non è solo un "sacco di escrementi" (o letame/vomito in altre traduzioni), ma viene definita anche come "tempio costruito sopra una cloaca". Questa visione estrema serviva a mettere in guardia i monaci contro la concupiscenza, equiparando l'attrazione fisica a una forma di pazzia che nascondeva la realtà materiale del corpo.

Sebbene la santità di Oddone sia riconosciuta dalla Chiesa per le sue riforme monastiche, queste espressioni riflettono una mentalità misogina diffusa nel Medioevo, in cui la donna veniva spesso considerata "impura per antonomasia" o una porta per il peccato.





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“Le donne non dovrebbero essere illuminate o educate in nessun modo. Dovrebbero, in realtà, essere segregate poiché sono loro la causa di orrende ed involontarie erezioni di uomini santi.” (Sant’Agostino, padre della chiesa cristiana cattolica).

“La donna deve velarsi il capo, perché non è l’immagine di Dìo.” (Ambrogio, dottore della Chiesa, 339-397).

“Quando vedi una donna, pensa che si tratti del diavolo! Essa è come l’inferno!” (Papa Pio II, 1405-1464).

“La donna non è fatta a immagine e somiglianza di Dio. È nell’ordine della natura che le mogli servano i loro mariti ed i figli i loro genitori”. (Sant’Agostino, padre della chiesa cristiana cattolica).



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“Adamo è stato condotto al peccato da Eva, non Eva da Adamo. È giusto, quindi, che la donna accolga come padrone chi ha indotto a peccare.” (Sant’Ambrogio, padre della chiesa cristiana cattolica).



La citazione attribuita a Sant'Ambrogio di Milano (padre, vescovo e dottore della Chiesa cristiana cattolica, IV secolo) riflette un'interpretazione misogina del peccato originale diffusa in certa teologia patristica e medievale.


Il contesto della citazione: Il testo si trova spesso citato per illustrare la responsabilità attribuita a Eva (e per estensione alla donna) nella caduta dell'uomo (Adamo).
Significato: Ambrogio sostiene che, poiché Eva è stata la prima a cedere al serpente e a indurre Adamo a peccare, sia giusto che la donna sia sottomessa all'uomo ("accolga come padrone chi ha indotto a peccare").


Interpretazione teologica: Questa lettura interpreta la sottomissione femminile (menzionata in Genesi 3,16) non solo come conseguenza del peccato, ma come una "punizione" o ordine gerarchico diretto, ribaltando la responsabilità primaria su Eva.
Fonti: La frase è talvolta citata in studi storici e articoli sulla misoginia religiosa o sulla condizione della donna, come evidenziato in pubblicazioni che ne analizzano l'impatto storico.


È un esempio di come determinati padri della Chiesa abbiano interpretato il racconto della Genesi per giustificare le gerarchie di genere del loro tempo.







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“La donna è un tempio costruito su una cloaca. Tu, donna, sei la porta del diavolo, tu hai circuìto quello stesso maschio che il diavolo non osava attaccare di fronte. È a causa tua che il figlio di Dio ha dovuto morire; tu dovrai fuggire per sempre in gramaglie e coperta di cenci.” (Tertulliano, teologo cristiano).



Questa citazione è attribuita a Tertulliano, un influente teologo cristiano del II-III secolo d.C., tratta dalla sua opera De cultu feminarum (L'abbigliamento delle donne). Essa rappresenta una delle espressioni più estreme della misoginia presente in alcuni padri della Chiesa, legando la figura femminile al peccato originale, alla tentazione e alla colpa per la morte di Cristo, predicando penitenza e sottomissione.


Punti chiave del pensiero di Tertulliano nella frase:

"Porta del diavolo" (ianua diaboli): La donna è vista come il tramite attraverso cui il male entra nel mondo.
Colpevolezza della caduta: Eva (e per estensione tutte le donne) è ritenuta responsabile della caduta di Adamo e quindi del peccato originale.

Penitenza perpetua: A causa di questa "colpa" originaria, la donna deve vivere in uno stato di costante pentimento (cenci e gramaglie).


Questo pensiero rifletteva una visione dualistica e ascetica, comune in certi ambienti cristiani antichi, che mirava a colpevolizzare il corpo e la sessualità, spesso identificando la donna con la tentazione carnale.




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“Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea.”
(San Paolo, Prima lettera ai Corinzi, XIV, 34-35).

“Entrambe, la natura e la legge, mettono la donna in condizione subordinata rispetto all’uomo.” (Sant’Ireneo, Frammento n° 32)

“Dovere principale della moglie è provvedere al governo della casa in subordinazione al marito. All’uomo spetta l’ultima parola in tutte le questioni economiche e domestiche e la donna deve essere pronta all’obbedienza in tutte le cose: il suo posto è soprattutto in casa. Son da condannare gli sforzi di quelle femministe le cui pretese mirano ad un’ampia uguaglianza fra uomo e donna.” (Papa Paolo VI°)

“Se è un bene non toccare una donna, allora è un male toccarla: gli sposati vivono come le bestie, infatti nel coito con le donne gli uomini non si distinguono in nulla dai porci e dagli animali irragionevoli.” (San Girolamo, padre e dottore della chiesa cattolica).

“Le ragazze che portano la minigonna finiranno all’inferno.” (Il gesuita Wild nel XX° secolo).

“La sola consapevolezza del proprio essere dovrebbe costituire una vergogna per le donne.”
(Clemente Alessandrino, prima del 215).

“Le donne servono soprattutto per soddisfare la libidine degli uomini.”
(San Giovanni Crisostomo, Dottore della Chiesa 349-407).

“Iil seme maschile fa nascere forme perfette, ossia maschili, ma se per qualche avversità esso si guasta, allora fa nascere femmine, perché nel coito c’è solo deformità, turpitudine, immondizia, ribrezzo.”
(Sant’Alberto Magno, Dottore della Chiesa 1206-1280).

“Il valore principale della donna è costituito dalla sua capacità di partorire e dalla sua utilità nelle faccende domestiche.” (San Tommaso d’Aquino, Dottore della Chiesa e patrono delle università cattoliche 1225-1275).

“Quando una donna abbia flusso di sangue, cioè il flusso nel suo corpo, la sua immondezza durerà sette giorni; chiunque la toccherà sarà immondo fino alla sera.” (Bibbia – Levitico).

“Quando una fanciulla vergine è fidanzata e un uomo, trovandola in città, pecca con lei, condurrete tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete così che muoiano: la fanciulla, perché essendo in città non ha gridato, e l’uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo.” (Bibbia – Levitico).

“Trovo che amara più della morte è la donna, la quale è tutta lacci: una rete il suo cuore, catene le sue braccia. Chi è gradito a Dio la sfugge ma il peccatore ne resta preso.” (Bibbia – Levitico).



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