La Dea prima di Dio
Inviato: 22/05/2011, 10:57
Penso che molti conoscano già le teorie riguardo l’esistenza di un culto preistorico di una Grande Dea Madre che avrebbe dominato incontrastato l’area del Mediterraneo, dell’Europa e del Medio Oriente fino all’Indo, prima dell’inizio delle civiltà storiche, fin dalla lontana epoca dei primi Cro-Magnon giunti in Europa Occidentale circa 35.000 anni fa.
Tale culto sarebbe stato alla base di società preistoriche, fino al neolitico, fondate su modelli di tipo matriarcale, e sarebbe proseguito anche all’interno delle società patriarcali successive, sotto forma dei vari culti delle Dee Madri come per esempio Iside, Ishtar, Astarte, Afrodite, Demetra, Diana, Kalì e via dicendo.
Si tratta di teorie, che ancora devono essere dimostrate e che trovano non pochi detrattori.
Quando si parla di culture preistoriche, cioè anteriori all’esistenza di documenti scritti, esistono solo due fonti che ci possono dire qualcosa: i reperti archeologici, le tradizioni orali e i costumi popolari più antichi.
Ed è indubitabile che, anche se non dimostrano chiaramente tale tesi, tutte queste fonti in Europa e oltre mostrano chiari indizi sulla natura di questo antichissimo culto.
E oltre a questo, io personalmente porto un’altra argomentazione, che potremmo chiamare antropologica e filosofica.
Qual è la prima persona che ogni essere umano conosce nella sua vita? La madre, ovviamente. Con chi ha il primo rapporto, ancora prima di nascere? Con la madre, ovviamente. Qual è il primo rapporto umano in assoluto? Il rapporto fra madre e figlio, ovviamente.
Quindi, quando l’uomo guarda al divino, cioè all’Origine e al senso di tutte le cose, qual è la prima immagine a cui il divino stesso viene associato, istintivamente e quasi invincibilmente? Quella della madre, ovviamente.
Da un punto di vista astratto, si dice normalmente che Dio è senza sesso, senza forma e senza immagine. Praticamente uguale al vuoto assoluto. Almeno, questo è il risultato che ci porta una concezione puramente illuministica, intellettuale di Dio. Qualcosa di lontano ed astratto che alla fine serve solo come sfondo a un mondo che ha bisogno di essere concepito come ordinato razionalmente.
Ma di fatto, l’uomo della strada, non avendo bisogno di un Dio astratto, ha sempre seguito divinità dotate di precise immagini, anche se variabili e spesso contraddittorie. E di fatto, dobbiamo ammettere che l’umanità si è sempre sentita più vicina alle immagini della Dea Madre, piuttosto che a quelle del Dio Padre, che ha finito nella maggior parte dei casi per apparire lontano e distaccato dal mondo.
È quindi facile immaginare, anche se non è di per sé una prova, che le prime manifestazioni religiose dell’umanità siano state votate al culto di una Dea Madre, e che tale figura sia ancora attuale e diffusa, come di fatto è.
Per cominciare il nostro excursus fra le religioni antiche e moderne, cominciamo dalla prima fonte della classicità antica: l’antica Grecia.
Esisteva in Grecia un mito più arcaico degli altri più noti miti degli Dei dell’Olimpo, riferito da Esiodo nella sua raccolta di miti ellenici: “Le Opere e i Giorni”.
Tale mito proveniva dagli antichi Pelasgi, le antiche popolazioni pre-elleniche e pre-indoeuropee che vivevano in Grecia prima dell’arrivo delle orde indoeuropee nel 2000 a. C., popolazioni presumibilmente imparentate con altre popolazioni pre-indoeuropee come i Berberi del Nord Africa, o i Baschi dei Pirenei o gli Etruschi italici, e perciò provenienti da un’antica preistoria che conosciamo solo tramite i reperti archeologici, forse legata alle antiche popolazioni Cro-Magnon europee.
Secondo tale mito, in origine esisteva solo l’Abisso di acque fredde e buie, come in tanti altri miti cosmogonici, e in esso viveva una divinità originaria: Eurinome, cioè “Colei che vaga per ampi spazi”.
Poiché tutto era freddo e buio, Eurinome si mette a danzare per scacciare il freddo, e il vento del Nord la vede e la concupisce. Eurinome afferra il vento e lo trasforma in un serpente, Ofione, che si avvolge attorno a lei e la mette incinta.
Eurinome partorisce un uovo cosmogonico, poi riprende a danzare mentre Ofione, con le spire avvolte attorno al guscio, lo cova in attesa della sua schiusa.
Quando il guscio si rompe, le due metà del guscio si separano e la metà del superiore diventa il cielo, mentre la metà inferiore diventa la terra.
Eurinome ed Ofione diventano i Signori dell’Universo, ma Ofione pretende di essere l’unico padrone e di avere tutto il merito della Creazione, e perciò Eurinome lo getta giù dal cielo e lo relega nel mondo sotterraneo, dove rimarrà per sempre. Eurinome quindi organizza il dominio dell’universo per conto suo, e affida i sette cieli a sette Titani e sette Titanesse, mentre il primo uomo viene creato nella terra di Arcadia.
I Titani difatti erano presumibilmente le divinità dei Pelasgi che, una volta sconfitti e invasi dai primi Greci, videro le loro divinità venire relegate in secondo piano ed esiliate negli Inferi, sostituite da Zeus e le altre divinità classiche, che però conservavano tratti dell’antica religione.
Si noti che nel mito pelasgico la divinità principale è una Dea e non un Dio, Madre dell’Universo, che precipita giù dal cielo il Grande Serpente Ofione, esattamente come il Dio ebraico-cristiano scaraventa giù dal cielo sulla Terra e negli Inferi l’angelo ribelle Lucifero, che viene chiamato anche il Serpente Antico. Proprio come se a un certo punto la Dea Madre fosse stata sostituita da un Dio Padre, che originariamente era lo stesso Ofione, dato che nel mito lui era il Padre dell’Universo, e inoltre il serpente per gli antichi era un simbolo fallico e fluviale, simbolo di fecondità maschile.
Ma il Dio Padre delle religioni bibliche non è un Dio della fecondità, bensì un Dio astratto, la cui paternità è solo una relazione astratta. Il Dio Padre biblico è padre nello stesso senso in cui può esserlo un padre adottivo, o un artista nei confronti della sua opera. Nel Dio Padre del Cristianesimo la maternità è scomparsa, in quanto troppo “carnale”, e la paternità, tolto ogni riferimento sessuale, è ridotta a pura astrazione.
Ma in Grecia il culto della Dea Madre non scomparve. Certo, ora era Zeus il Re degli Dei, ma doveva vedersela con i culti misterici, che avevano molti seguaci.
Il prestigio del culto dei Misteri Eleusini nell’antica Grecia e nel mondo antico era molto diffuso, e scomparve solo quando il Cristianesimo la ebbe vinta, molti anni dopo l’Editto di Costantino nel 313 d.C.
I Misteri Eleusini si fondavano appunto sul culto di una Dea Madre, Demetra, e di Sua Figlia, Persefone, o anche Core (nome che significa “fanciulla”).
Poiché si trattava di culti misterici, ovviamente non ne conosciamo i particolari, dato che venivano rivelati solo ai suoi seguaci, e non potevano essere trasmessi per iscritto, però possiamo ricostruirne le linee guida attraverso le testimonianze storiche che parlano dei suoi aspetti pubblici.
Tale culto aveva il suo centro in un ipogeo presso la città ellenica di Eleusi, e tale culto durò circa mille anni.
Come forse saprete, su Demetra e sua figlia Persefone era diffuso un mito in Grecia, che mostrava come le due Dee fossero state essenzialmente delle divinità “ctonie”, cioè sotterranee, legate alla Terra e agli Inferi, in contrapposizione alle divinità celesti come Zeus.
Il nome di Demetra pare derivi dalla composizione delle parole “da” e “mater”, cioè “madre terra”. Ella infatti era la Dea delle Messi e quindi della Terra.
Pare che il suo culto sia proseguito fino quasi ai nostri giorni presso i contadini e i pastori delle isole dell’Egeo, a dimostrazione di quanto siano più legati agli antichi culti pagani i contadini, soprattutto nelle comunità più isolate.
Demetra aveva avuto una figlia dal fratello Zeus, di nome Persefone. Quando ancora era una fanciulla, Persefone fu rapita da Ade, fratello di Zeus e Demetra e Dio dell’Oltretomba, posto negli Inferi. Per questo l’aldilà veniva chiamato dai Greci con il nome del suo stesso Dio: Ade.
Per il dolore e la rabbia, Demetra si ritira dal mondo e la vita delle piante e degli animali cessa: gli alberi perdono le foglie e le messi non danno più frutto, la vita della Terra, senza il suo spirito vitale, rischia di estinguersi.
Per evitare la catastrofe universale, Zeus alla fine decide una situazione di compromesso fra i suoi due fratelli: Persefone alloggerà negli Inferi come sposa di Ade per metà dell’anno, mentre per l’altra metà tornerà con la madre sulla superficie della Terra.
A causa di questo fatto, nacquero le stagioni. Mentre durante l’autunno e l’inverno Persefone dimora nell’Ade con il suo sposo, di primavera e d’estate torna invece con la madre Demetra, e la Natura rifiorisce.
Questo mito, che noi moderni consideriamo solo una bella favola, ha invece un preciso significato simbolico, come ce l’hanno tutti i miti.
La dottrina dei Misteri Eleusini era infatti una dottrina salvifica fondata sul culto delle Due Dee come garanti della beatitudine nell’aldilà. Chi era devoto al culto delle Dee, riceveva in ricompensa dopo la morte l’eterno soggiorno in un paradiso sotterraneo, i Campi Elisi o l’Elisio, mentre chi non era stato seguace di Demetra e Persefone avrebbe avuto una grigia e spenta esistenza nell’Ade, come una sorta di vuoto fantasma.
È probabile che molti delle classi meno abbienti avessero abbracciato i Misteri Eleusini, in quanto prometteva una vita beata nell’aldilà, in contrapposizione alla vita di miserie che subivano in questo mondo, e anche dato che il culto di Zeus e degli altri Dei olimpici non parlava affatto di ricompense nell’aldilà.
Non deve stupire l’idea di un paradiso sotterraneo, in quanto per molti popoli antichi era un concetto molto comune. Mentre altri popoli, come gli Egiziani, i Cinesi e certi popoli precolombiani, immaginavano che la sede dei defunti fosse in cielo, ce ne erano altri che credevano che tale sede fosse nel sottosuolo, in base a dove si trovavano gli Dei maggiori adorati dal popolo stesso.
Se un popolo adora il Sole e la volta celeste, sarà portato a pensare la sede dei defunti in cielo, mentre se un popolo adora la Terra, ovviamente lo concepirà nel sottosuolo, come nel caso del culto di Demetra e Persefone.
In realtà, Demetra e Persefone sono due diversi aspetti della Dea Terra e dei suoi processi vitali.
Tutta la vita nasce dalla Terra, e ad essa ritorna. Gli uomini stessi alla fine vengono riaccolti nuovamente nel grembo della Terra dopo morti, ma la Terra genera sempre vita, così che la morte è sempre seguita dalla vita.
In origine, non doveva essere Ade il Dio degli Inferi, bensì Persefone, in quanto anche in altre tradizioni la divinità dell’oltretomba non è un Dio, ma una Dea, come la mesopotamica Ereshkigal o la nordica Hela. E la cosa non deve lasciare perplessità, proprio perché è la Madre Terra la sede ultima dei defunti, perlomeno se essi vengono inumati.
Così, come la Terra promette di riportare in vita le piante e le messi in primavera dopo l’inverno, Demetra e Persefone promettono di restituire la vita ai loro adoratori, concedendogli un soggiorno eterno e beato nei Campi Elisi, nell’eterna primavera.
L’immagine di Persefone che riemerge dall’Ade e riporta la primavera sulla Terra è il simbolo della vita eternamente rinnovantesi sia in questa vita che nell’aldilà, così come Demetra è il simbolo della forza vitale della Terra sulla sua superficie, che origina ogni vita.
In pratica, mentre Demetra è l’immagine della Dea Madre in questa vita, Persefone è l’immagine della stessa Dea nell’aldilà, due immagine unite da un’unica forza vitale.
I Misteri Eleusini dimostrano quanta forza ha il culto della Dea Madre, e il suo valore salvifico che ricorda in certi aspetti il messianismo cristiano e la fede nella vita eterna, anche se in un contesto molto diverso.
Finisco qui il primo brano della mia trattazione sulla storia della Dea Madre nel mondo occidentale, in quanto si tratta di un lavoro molto lungo, che richiederà molti messaggi scritti.
Tale culto sarebbe stato alla base di società preistoriche, fino al neolitico, fondate su modelli di tipo matriarcale, e sarebbe proseguito anche all’interno delle società patriarcali successive, sotto forma dei vari culti delle Dee Madri come per esempio Iside, Ishtar, Astarte, Afrodite, Demetra, Diana, Kalì e via dicendo.
Si tratta di teorie, che ancora devono essere dimostrate e che trovano non pochi detrattori.
Quando si parla di culture preistoriche, cioè anteriori all’esistenza di documenti scritti, esistono solo due fonti che ci possono dire qualcosa: i reperti archeologici, le tradizioni orali e i costumi popolari più antichi.
Ed è indubitabile che, anche se non dimostrano chiaramente tale tesi, tutte queste fonti in Europa e oltre mostrano chiari indizi sulla natura di questo antichissimo culto.
E oltre a questo, io personalmente porto un’altra argomentazione, che potremmo chiamare antropologica e filosofica.
Qual è la prima persona che ogni essere umano conosce nella sua vita? La madre, ovviamente. Con chi ha il primo rapporto, ancora prima di nascere? Con la madre, ovviamente. Qual è il primo rapporto umano in assoluto? Il rapporto fra madre e figlio, ovviamente.
Quindi, quando l’uomo guarda al divino, cioè all’Origine e al senso di tutte le cose, qual è la prima immagine a cui il divino stesso viene associato, istintivamente e quasi invincibilmente? Quella della madre, ovviamente.
Da un punto di vista astratto, si dice normalmente che Dio è senza sesso, senza forma e senza immagine. Praticamente uguale al vuoto assoluto. Almeno, questo è il risultato che ci porta una concezione puramente illuministica, intellettuale di Dio. Qualcosa di lontano ed astratto che alla fine serve solo come sfondo a un mondo che ha bisogno di essere concepito come ordinato razionalmente.
Ma di fatto, l’uomo della strada, non avendo bisogno di un Dio astratto, ha sempre seguito divinità dotate di precise immagini, anche se variabili e spesso contraddittorie. E di fatto, dobbiamo ammettere che l’umanità si è sempre sentita più vicina alle immagini della Dea Madre, piuttosto che a quelle del Dio Padre, che ha finito nella maggior parte dei casi per apparire lontano e distaccato dal mondo.
È quindi facile immaginare, anche se non è di per sé una prova, che le prime manifestazioni religiose dell’umanità siano state votate al culto di una Dea Madre, e che tale figura sia ancora attuale e diffusa, come di fatto è.
Per cominciare il nostro excursus fra le religioni antiche e moderne, cominciamo dalla prima fonte della classicità antica: l’antica Grecia.
Esisteva in Grecia un mito più arcaico degli altri più noti miti degli Dei dell’Olimpo, riferito da Esiodo nella sua raccolta di miti ellenici: “Le Opere e i Giorni”.
Tale mito proveniva dagli antichi Pelasgi, le antiche popolazioni pre-elleniche e pre-indoeuropee che vivevano in Grecia prima dell’arrivo delle orde indoeuropee nel 2000 a. C., popolazioni presumibilmente imparentate con altre popolazioni pre-indoeuropee come i Berberi del Nord Africa, o i Baschi dei Pirenei o gli Etruschi italici, e perciò provenienti da un’antica preistoria che conosciamo solo tramite i reperti archeologici, forse legata alle antiche popolazioni Cro-Magnon europee.
Secondo tale mito, in origine esisteva solo l’Abisso di acque fredde e buie, come in tanti altri miti cosmogonici, e in esso viveva una divinità originaria: Eurinome, cioè “Colei che vaga per ampi spazi”.
Poiché tutto era freddo e buio, Eurinome si mette a danzare per scacciare il freddo, e il vento del Nord la vede e la concupisce. Eurinome afferra il vento e lo trasforma in un serpente, Ofione, che si avvolge attorno a lei e la mette incinta.
Eurinome partorisce un uovo cosmogonico, poi riprende a danzare mentre Ofione, con le spire avvolte attorno al guscio, lo cova in attesa della sua schiusa.
Quando il guscio si rompe, le due metà del guscio si separano e la metà del superiore diventa il cielo, mentre la metà inferiore diventa la terra.
Eurinome ed Ofione diventano i Signori dell’Universo, ma Ofione pretende di essere l’unico padrone e di avere tutto il merito della Creazione, e perciò Eurinome lo getta giù dal cielo e lo relega nel mondo sotterraneo, dove rimarrà per sempre. Eurinome quindi organizza il dominio dell’universo per conto suo, e affida i sette cieli a sette Titani e sette Titanesse, mentre il primo uomo viene creato nella terra di Arcadia.
I Titani difatti erano presumibilmente le divinità dei Pelasgi che, una volta sconfitti e invasi dai primi Greci, videro le loro divinità venire relegate in secondo piano ed esiliate negli Inferi, sostituite da Zeus e le altre divinità classiche, che però conservavano tratti dell’antica religione.
Si noti che nel mito pelasgico la divinità principale è una Dea e non un Dio, Madre dell’Universo, che precipita giù dal cielo il Grande Serpente Ofione, esattamente come il Dio ebraico-cristiano scaraventa giù dal cielo sulla Terra e negli Inferi l’angelo ribelle Lucifero, che viene chiamato anche il Serpente Antico. Proprio come se a un certo punto la Dea Madre fosse stata sostituita da un Dio Padre, che originariamente era lo stesso Ofione, dato che nel mito lui era il Padre dell’Universo, e inoltre il serpente per gli antichi era un simbolo fallico e fluviale, simbolo di fecondità maschile.
Ma il Dio Padre delle religioni bibliche non è un Dio della fecondità, bensì un Dio astratto, la cui paternità è solo una relazione astratta. Il Dio Padre biblico è padre nello stesso senso in cui può esserlo un padre adottivo, o un artista nei confronti della sua opera. Nel Dio Padre del Cristianesimo la maternità è scomparsa, in quanto troppo “carnale”, e la paternità, tolto ogni riferimento sessuale, è ridotta a pura astrazione.
Ma in Grecia il culto della Dea Madre non scomparve. Certo, ora era Zeus il Re degli Dei, ma doveva vedersela con i culti misterici, che avevano molti seguaci.
Il prestigio del culto dei Misteri Eleusini nell’antica Grecia e nel mondo antico era molto diffuso, e scomparve solo quando il Cristianesimo la ebbe vinta, molti anni dopo l’Editto di Costantino nel 313 d.C.
I Misteri Eleusini si fondavano appunto sul culto di una Dea Madre, Demetra, e di Sua Figlia, Persefone, o anche Core (nome che significa “fanciulla”).
Poiché si trattava di culti misterici, ovviamente non ne conosciamo i particolari, dato che venivano rivelati solo ai suoi seguaci, e non potevano essere trasmessi per iscritto, però possiamo ricostruirne le linee guida attraverso le testimonianze storiche che parlano dei suoi aspetti pubblici.
Tale culto aveva il suo centro in un ipogeo presso la città ellenica di Eleusi, e tale culto durò circa mille anni.
Come forse saprete, su Demetra e sua figlia Persefone era diffuso un mito in Grecia, che mostrava come le due Dee fossero state essenzialmente delle divinità “ctonie”, cioè sotterranee, legate alla Terra e agli Inferi, in contrapposizione alle divinità celesti come Zeus.
Il nome di Demetra pare derivi dalla composizione delle parole “da” e “mater”, cioè “madre terra”. Ella infatti era la Dea delle Messi e quindi della Terra.
Pare che il suo culto sia proseguito fino quasi ai nostri giorni presso i contadini e i pastori delle isole dell’Egeo, a dimostrazione di quanto siano più legati agli antichi culti pagani i contadini, soprattutto nelle comunità più isolate.
Demetra aveva avuto una figlia dal fratello Zeus, di nome Persefone. Quando ancora era una fanciulla, Persefone fu rapita da Ade, fratello di Zeus e Demetra e Dio dell’Oltretomba, posto negli Inferi. Per questo l’aldilà veniva chiamato dai Greci con il nome del suo stesso Dio: Ade.
Per il dolore e la rabbia, Demetra si ritira dal mondo e la vita delle piante e degli animali cessa: gli alberi perdono le foglie e le messi non danno più frutto, la vita della Terra, senza il suo spirito vitale, rischia di estinguersi.
Per evitare la catastrofe universale, Zeus alla fine decide una situazione di compromesso fra i suoi due fratelli: Persefone alloggerà negli Inferi come sposa di Ade per metà dell’anno, mentre per l’altra metà tornerà con la madre sulla superficie della Terra.
A causa di questo fatto, nacquero le stagioni. Mentre durante l’autunno e l’inverno Persefone dimora nell’Ade con il suo sposo, di primavera e d’estate torna invece con la madre Demetra, e la Natura rifiorisce.
Questo mito, che noi moderni consideriamo solo una bella favola, ha invece un preciso significato simbolico, come ce l’hanno tutti i miti.
La dottrina dei Misteri Eleusini era infatti una dottrina salvifica fondata sul culto delle Due Dee come garanti della beatitudine nell’aldilà. Chi era devoto al culto delle Dee, riceveva in ricompensa dopo la morte l’eterno soggiorno in un paradiso sotterraneo, i Campi Elisi o l’Elisio, mentre chi non era stato seguace di Demetra e Persefone avrebbe avuto una grigia e spenta esistenza nell’Ade, come una sorta di vuoto fantasma.
È probabile che molti delle classi meno abbienti avessero abbracciato i Misteri Eleusini, in quanto prometteva una vita beata nell’aldilà, in contrapposizione alla vita di miserie che subivano in questo mondo, e anche dato che il culto di Zeus e degli altri Dei olimpici non parlava affatto di ricompense nell’aldilà.
Non deve stupire l’idea di un paradiso sotterraneo, in quanto per molti popoli antichi era un concetto molto comune. Mentre altri popoli, come gli Egiziani, i Cinesi e certi popoli precolombiani, immaginavano che la sede dei defunti fosse in cielo, ce ne erano altri che credevano che tale sede fosse nel sottosuolo, in base a dove si trovavano gli Dei maggiori adorati dal popolo stesso.
Se un popolo adora il Sole e la volta celeste, sarà portato a pensare la sede dei defunti in cielo, mentre se un popolo adora la Terra, ovviamente lo concepirà nel sottosuolo, come nel caso del culto di Demetra e Persefone.
In realtà, Demetra e Persefone sono due diversi aspetti della Dea Terra e dei suoi processi vitali.
Tutta la vita nasce dalla Terra, e ad essa ritorna. Gli uomini stessi alla fine vengono riaccolti nuovamente nel grembo della Terra dopo morti, ma la Terra genera sempre vita, così che la morte è sempre seguita dalla vita.
In origine, non doveva essere Ade il Dio degli Inferi, bensì Persefone, in quanto anche in altre tradizioni la divinità dell’oltretomba non è un Dio, ma una Dea, come la mesopotamica Ereshkigal o la nordica Hela. E la cosa non deve lasciare perplessità, proprio perché è la Madre Terra la sede ultima dei defunti, perlomeno se essi vengono inumati.
Così, come la Terra promette di riportare in vita le piante e le messi in primavera dopo l’inverno, Demetra e Persefone promettono di restituire la vita ai loro adoratori, concedendogli un soggiorno eterno e beato nei Campi Elisi, nell’eterna primavera.
L’immagine di Persefone che riemerge dall’Ade e riporta la primavera sulla Terra è il simbolo della vita eternamente rinnovantesi sia in questa vita che nell’aldilà, così come Demetra è il simbolo della forza vitale della Terra sulla sua superficie, che origina ogni vita.
In pratica, mentre Demetra è l’immagine della Dea Madre in questa vita, Persefone è l’immagine della stessa Dea nell’aldilà, due immagine unite da un’unica forza vitale.
I Misteri Eleusini dimostrano quanta forza ha il culto della Dea Madre, e il suo valore salvifico che ricorda in certi aspetti il messianismo cristiano e la fede nella vita eterna, anche se in un contesto molto diverso.
Finisco qui il primo brano della mia trattazione sulla storia della Dea Madre nel mondo occidentale, in quanto si tratta di un lavoro molto lungo, che richiederà molti messaggi scritti.
















