Giovanni di Gamala
Inviato: 25/11/2012, 05:20
Buonumore da Facebook.
Questa gustosa barzelletta mi ha fornito lo spunto per esporre, all'attenzione di chi legge, un importante aspetto nel quale mi sono imbattuto circa 8 anni fa, nel corso delle mie 'mitiche' scorrerie in Internet, alla ricerca di dati utili per le mie ricostruzioni storiche, concernenti le origini (quelle VERE!) del catto-cristianesimo.
Sebbene io negli anni passati l'abbia sottoposto più volte all'attenzione dei lettori di vari forum, tuttavia ho raccolto sino ad ora solo scetticismo (a parte le solite poche eccezioni favorevoli). Il tutto dovuto al solito 'feroce' ostracismo dei soliti cattoidolatri di turno, i quali hanno sempre cercato 'disperatamente' di svuotare di credibilità tutto quello che ho esposto sino ad oggi in vari contesti 'comunitari'.
L'aspetto a cui mi riferisco è quello riguardante la cosiddetta 'INVENZIONE DI S. STEFANO'.(*)
Al fine di sgomberare subito il campo da possibili (e giustificabili!) equivoci, è necessario premettere che il termine 'invenzione', almeno nei primi secoli della nostra era, non era utilizzato solo per descrivere il concetto dell'invenzione vera e propria, vale a dire creare dal nulla una idea o un oggetto mai esistito prima di allora (in pratica lo stesso significato che per noi ha oggi il termine 'invenzione'), ma anche per indicare il ritrovamento di un corpo (o scheletro) o di una reliquia sacra attraverso un sogno o una 'visione' trascendentale.
Nel caso dell''invenzione' di S. Stefano, il termine si riferisce al ritrovamento delle spoglie del santo in oggetto, grazie ad una visione avuta da tale prete Luciano, vissuto a cavallo del IV-V secolo della nostra era. Sembrerebbe che tale prete abbia avuto una 'visione' notturna nientemeno di Gamaliele, noto personaggio citato negli Atti degli Apostoli.
Nel corso di tale 'visione, Gamaliele ('strano' nome che ricorda la celeberrima Gamala) avrebbe rivelato a prete Luciano il luogo in cui era stato sepolto, aggiungendo che nella stessa sua tomba si trovasse anche lo scheletro di S. Stefano, il cui corpo sarebbe stato trafugato 'rocambolescamente' dalla sua sepoltura in Gerusalemme, e trasferito poi nel sito di KEFAR GAMALA (ebraico per 'villaggio di Gamala'), il quale si trovava a circa 25-30 miglia a nord-est di Gerusalemme, non molto distante dalla sponda occidentale del Lago di Tiberiade.
In realtà, il nome originario (o 'biblico') del sito era BEIT GEMAL ('casa di GEMAL', tradotto in inglese con 'Jemal') ed il cambiamento del nome fu funzionale alla necessità di mistificare un evento estremamente imbarazzante per il clero falsario delle origini e dei loro successori: vale a dire quello del trafugamento del corpo di GIOVANNI ASMONEO, nativo di GAMALA, dalla croce alla quale era stato inchiodato (per il trafugamento, v. i vangeli canonici e Tertulliano, 'De Spectaculis')
Sembrebbe che prete Luciano, 'grazie' alle indicazioni fornite da Gamaliele in 'Eurovisione', non solo avrebbe ritrovato la tomba con i resti di S. Stefano e Gamaliele, ma anche i resti del figlio di quest'ultimo!.. Naturalmente, essendo stato Gamaliele un genuino giudeo, il quale NULLA ebbe a che fare con il catto-cristianesimo, era molto noto nell'ambiente rabbinico del tempo, presso il quale era ben conosciuto il VERO luogo di sepoltura di Gamaliele: assolutamente diverso da quello presunto 'individuato' dal prete Luciano, dipendente dal patriarcato (o diocesi) di Gerusalemme.
Tale ingenua 'invenzione' (nel senso moderno del termine!) non era nata dal nulla. Probabilmente il prete Luciano era venuto a conoscenza della vera dinamica degli eventi che portarono successivamente a creare il 'mito' del Gesù Cristo crocifisso, e così si era recato sulle montagne del Golan alla ricerca dei resti della cittadina di Gamala, rasa al suolo dalle legioni di Tito/Vespasiano nel corso della prima Guerra Giudica.
E' legittimo ipotizzare che Luciano abbia pensato che una tomba, contenente i resti dell'asmoneo Giovanni di Gamala, forse era rimasta intatta, malgrado la devastazione pressochè totale della sfortunata città, tragico simbolo della disperata resistenza giudaica all'invasore romano. In pratica, se le cose andarono realmente così, ciò di cui si era messo alla ricerca il prete Luciano, era uno scheletro con su le mani e sui piedi i segni di una palese crocifissione.
Si sa che le ossa ritrovate da Luciano nel sito di Beit Jemal, vennero inviate a varie chiese, anche esterne alla Palestina. Tuttavia non è conosciuto se tali ossa presentavano i segni dei chiodi della crocifissione.
La natura spuria dell''invenzione' è rimarcata anche dal fatto che Agostino rigettò la validità di tale presunto ritrovamento: probabilmente conscio del fatto che NESSUN testo neotestamentario o patristico dei primi secoli, riportava l'allucinante vicenda/favola della presunta trafugazione del corpo di S. Stefano dalla tomba di Gerusalemme.
Dopo il 1947, quando si diede vita al nuovo Stato israeliano, le autorità governative restituirono il nome originario al sito di 'Kefar gamala', vale a dire 'Beit Jemal'. Lo stesso avvenne anche per altri siti, a cui il clero falsario, quando ebbe il potere di farlo (cioè prima dell'espansionismo islamico), aveva cambiato il nome per motivi di mistificazione storica. (v. anche Dalmanutha/Magdala)
Secondo il contestato 'Rotolo di Safed', Gesù sarebbe stato salvato dalla croce e trasportato presso i suoi compagni, i quali provvidero a curarlo e guarirlo; dopodichè egli sarebbe fuggito in India per mai più fare ritorno.
Ovviamente il personaggio in questione non fu affatto Gesù, il quale NON FU MAI crocifisso (visto che morì lapidato circa due anni dopo la fine ufficiale della prima Guerra Giudaica), ma Giovanni di Gamala, il personaggio del quale i padri 'fondatori' cercarono 'disperatamente' di far scomparire tutte le tracce storiche. Tuttavia, la presunta 'fuga' in India fa parte del bagaglio delle storie e leggende che avvolgono la figura del personaggio Gesù di Nazareth(**).
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(*) - l'evento ebbe luogo nel primo decennio del V secolo.
(**) - oggi non è difficile stabilire che ciò che viene narrato nel Rotolo di Safed (di cui sembra si siano 'perse' le tracce: esattamenete come l'originale della lettera di Clemente Alessandrino scoperta da Mortom Smith) è in realtà una sorta di 'medley' di più racconti e di diverse situazioni non contemporanee, coinvolgenti più di un personaggio 'protagonista'.
Veritas
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Ok, stemperiamo un attimino...
Vecchia barzelletta: A Gerusalemme viene scoperta una tomba, risalente a circa 2mila anni fa. Il cadavere che viene ritrovato al suo interno è in pessimo stato di conservazione, ma sono ancora visibili i segni dei chiodi su entrambi i polsi e sulle caviglie. L'identificazione è resa ancora più facile dalla presenza di una corona di spine e da una ferita sul costato, ma se ciò non bastasse a dissipare i dubbi la tomba contiene anche un cartiglio che riporta la sigla "J.N.R.I.".
La notizia bomba giunge in vaticano dove il Ratzy, con vari cardinali, sta ricevendo una delegazione di francescani e una di domenicani. Tutti comprendono subito l'immediata implicazione della scoperta: se il cadavere é ancora nella tomba non c'è stata nessuna resurrezione. Nell'ampia sala, riccamente addobbata di opere d'arte, di marmi finemente lavorati e di decorazioni auree cala un silenzio pieno di profonda costernazione...
I primi a riprendersi sono i francescani, cuorcontenti come loro solito, che dicono "Beh, almeno avremo delle nuove reliquie da adorare", cui fanno coro i domenicani "e noi troveremo nuove maniere di interpretare le scritture per adottarle ai fatti". Tutti i frati sono felici, a questo punto, e vanno via. Nell'enorme sala rimangono solo il papa ed i cardinali, in "religioso" silenzio...
Il primo a parlare è proprio il "santo padre" che rompe l'imbarazzo generale dicendo: "Ma quindi è esistito davvero"!
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Questa gustosa barzelletta mi ha fornito lo spunto per esporre, all'attenzione di chi legge, un importante aspetto nel quale mi sono imbattuto circa 8 anni fa, nel corso delle mie 'mitiche' scorrerie in Internet, alla ricerca di dati utili per le mie ricostruzioni storiche, concernenti le origini (quelle VERE!) del catto-cristianesimo.
Sebbene io negli anni passati l'abbia sottoposto più volte all'attenzione dei lettori di vari forum, tuttavia ho raccolto sino ad ora solo scetticismo (a parte le solite poche eccezioni favorevoli). Il tutto dovuto al solito 'feroce' ostracismo dei soliti cattoidolatri di turno, i quali hanno sempre cercato 'disperatamente' di svuotare di credibilità tutto quello che ho esposto sino ad oggi in vari contesti 'comunitari'.
L'aspetto a cui mi riferisco è quello riguardante la cosiddetta 'INVENZIONE DI S. STEFANO'.(*)
Al fine di sgomberare subito il campo da possibili (e giustificabili!) equivoci, è necessario premettere che il termine 'invenzione', almeno nei primi secoli della nostra era, non era utilizzato solo per descrivere il concetto dell'invenzione vera e propria, vale a dire creare dal nulla una idea o un oggetto mai esistito prima di allora (in pratica lo stesso significato che per noi ha oggi il termine 'invenzione'), ma anche per indicare il ritrovamento di un corpo (o scheletro) o di una reliquia sacra attraverso un sogno o una 'visione' trascendentale.
Nel caso dell''invenzione' di S. Stefano, il termine si riferisce al ritrovamento delle spoglie del santo in oggetto, grazie ad una visione avuta da tale prete Luciano, vissuto a cavallo del IV-V secolo della nostra era. Sembrerebbe che tale prete abbia avuto una 'visione' notturna nientemeno di Gamaliele, noto personaggio citato negli Atti degli Apostoli.
Nel corso di tale 'visione, Gamaliele ('strano' nome che ricorda la celeberrima Gamala) avrebbe rivelato a prete Luciano il luogo in cui era stato sepolto, aggiungendo che nella stessa sua tomba si trovasse anche lo scheletro di S. Stefano, il cui corpo sarebbe stato trafugato 'rocambolescamente' dalla sua sepoltura in Gerusalemme, e trasferito poi nel sito di KEFAR GAMALA (ebraico per 'villaggio di Gamala'), il quale si trovava a circa 25-30 miglia a nord-est di Gerusalemme, non molto distante dalla sponda occidentale del Lago di Tiberiade.
In realtà, il nome originario (o 'biblico') del sito era BEIT GEMAL ('casa di GEMAL', tradotto in inglese con 'Jemal') ed il cambiamento del nome fu funzionale alla necessità di mistificare un evento estremamente imbarazzante per il clero falsario delle origini e dei loro successori: vale a dire quello del trafugamento del corpo di GIOVANNI ASMONEO, nativo di GAMALA, dalla croce alla quale era stato inchiodato (per il trafugamento, v. i vangeli canonici e Tertulliano, 'De Spectaculis')
Sembrebbe che prete Luciano, 'grazie' alle indicazioni fornite da Gamaliele in 'Eurovisione', non solo avrebbe ritrovato la tomba con i resti di S. Stefano e Gamaliele, ma anche i resti del figlio di quest'ultimo!.. Naturalmente, essendo stato Gamaliele un genuino giudeo, il quale NULLA ebbe a che fare con il catto-cristianesimo, era molto noto nell'ambiente rabbinico del tempo, presso il quale era ben conosciuto il VERO luogo di sepoltura di Gamaliele: assolutamente diverso da quello presunto 'individuato' dal prete Luciano, dipendente dal patriarcato (o diocesi) di Gerusalemme.
Tale ingenua 'invenzione' (nel senso moderno del termine!) non era nata dal nulla. Probabilmente il prete Luciano era venuto a conoscenza della vera dinamica degli eventi che portarono successivamente a creare il 'mito' del Gesù Cristo crocifisso, e così si era recato sulle montagne del Golan alla ricerca dei resti della cittadina di Gamala, rasa al suolo dalle legioni di Tito/Vespasiano nel corso della prima Guerra Giudica.
E' legittimo ipotizzare che Luciano abbia pensato che una tomba, contenente i resti dell'asmoneo Giovanni di Gamala, forse era rimasta intatta, malgrado la devastazione pressochè totale della sfortunata città, tragico simbolo della disperata resistenza giudaica all'invasore romano. In pratica, se le cose andarono realmente così, ciò di cui si era messo alla ricerca il prete Luciano, era uno scheletro con su le mani e sui piedi i segni di una palese crocifissione.
Si sa che le ossa ritrovate da Luciano nel sito di Beit Jemal, vennero inviate a varie chiese, anche esterne alla Palestina. Tuttavia non è conosciuto se tali ossa presentavano i segni dei chiodi della crocifissione.
La natura spuria dell''invenzione' è rimarcata anche dal fatto che Agostino rigettò la validità di tale presunto ritrovamento: probabilmente conscio del fatto che NESSUN testo neotestamentario o patristico dei primi secoli, riportava l'allucinante vicenda/favola della presunta trafugazione del corpo di S. Stefano dalla tomba di Gerusalemme.
Dopo il 1947, quando si diede vita al nuovo Stato israeliano, le autorità governative restituirono il nome originario al sito di 'Kefar gamala', vale a dire 'Beit Jemal'. Lo stesso avvenne anche per altri siti, a cui il clero falsario, quando ebbe il potere di farlo (cioè prima dell'espansionismo islamico), aveva cambiato il nome per motivi di mistificazione storica. (v. anche Dalmanutha/Magdala)
Secondo il contestato 'Rotolo di Safed', Gesù sarebbe stato salvato dalla croce e trasportato presso i suoi compagni, i quali provvidero a curarlo e guarirlo; dopodichè egli sarebbe fuggito in India per mai più fare ritorno.
Ovviamente il personaggio in questione non fu affatto Gesù, il quale NON FU MAI crocifisso (visto che morì lapidato circa due anni dopo la fine ufficiale della prima Guerra Giudaica), ma Giovanni di Gamala, il personaggio del quale i padri 'fondatori' cercarono 'disperatamente' di far scomparire tutte le tracce storiche. Tuttavia, la presunta 'fuga' in India fa parte del bagaglio delle storie e leggende che avvolgono la figura del personaggio Gesù di Nazareth(**).
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(*) - l'evento ebbe luogo nel primo decennio del V secolo.
(**) - oggi non è difficile stabilire che ciò che viene narrato nel Rotolo di Safed (di cui sembra si siano 'perse' le tracce: esattamenete come l'originale della lettera di Clemente Alessandrino scoperta da Mortom Smith) è in realtà una sorta di 'medley' di più racconti e di diverse situazioni non contemporanee, coinvolgenti più di un personaggio 'protagonista'.
Veritas
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