giallop ha scritto:
Secondo me le parole scritte nella Bibbia derivano in gran parte dal buon senso delle persone che le hanno scritte, vedi i 10 comandamenti (regole da far rispettare per il bene della comunità). Di questi dieci comandamenti Gesù ne ha scelto uno in particolare (1° comandamento "amore per Dio e per il prossimo") mettendolo al primo posto perchè ha capito che da questo, derivano tutti gli altri comandamenti.
Se non ci si cala nella realtà delle cose (la quale non lascia alcuno spazio ai presunti "messaggi divini" e ad altre simili amenità), temo che non si riuscirà mai a venire a capo di ciò che si desidera scoprire. (semprechè questo sia un obiettivo per tutti...).
La realtà non è fatta di dogmatismi, ma di percezioni razionali, perchè il nostro cervello, se non "plagiato", è fatto così: naturalmente portato alla speculazione razionale e quindi antidogmatica. Ciò che è scritto nella Bibbia è quasi tutto dogmatico, dal momento che la maggior parte di ciò che vi è riportato è assolutamente irrazionale e si può ritenere che sia vero solo ricorrendo ad una "forte dose" di fede acritica!
Leggendo qualcosa sulla storicità dell'Antico Testamento, ho scoperto che il concetto di Dio unico è subentrato con Mosè, prima di lui il popolo d' Israele era politeista.
Lo stesso Mosè era politeista, solamente considerava Jhwe come il più "forte" (che liberò il suo popolo dalla schiavitù dell'Egitto) di tutti gli altri dèi . Ci sono voluti altri 500 anni per creare il monoteismo.
Se c'è un personaggio della Bibbia che non fu ASSOLUTAMENTE monoteista, questi fu proprio Mosè (come giustamente tu hai rilevato). Anzi, fu proprio la sua ribellione ad un "progetto" monoteista (quello del faraone Akhenaten) a portarlo precipitosamente fuori dall'Egitto, al fine di salvare la pelle!
Mosè, infatti, fu un sommo sacerdote del culto del dio Amen/Amon, poi divenuto "Amon-Rha" con l'unificazione dei due regni. Amon-Rha fu la massima divinità del pantheon egizio. Lo storico egizio Manetho, vissuto attorno al IV-III secolo a.c., al tempo dei Tolomei, ci informa, per l'appunto, che Mosè fu un sacerdote di Heliopolis, vale a dire di Tebe (la 'No-Ammon' biblica). A Tebe vi fu il massimo centro di culto del dio Amen/Amon. (esistono, ovviamente, molti altri indizi che confermano tutto ciò, vale a dire l'appartenza di Mosè al culto di Amen).
Quasi sicuramente, Mosè ed il resto della sua casta religiosa provarono ad opporsi alla riforna di Akhenaten, la quale toglieva loro ogni potere (e ne avevano tantissimo prima dell'ascesa al potere di Akhenaten!). Insieme a loro si schierarono un certo numero di soldati e di generali rimasti fedeli alla casta religiosa di Amen. Tuttavia essi furono sconfitti e costretti alla fuga, per sfuggire alle rappresaglie dell'infuriato Akhenaten.
E' probabile, come ipotizzò lo stesso S. Freud, il quale studiò accuratamente tale aspetto, che ai fuggitivi egizi si siano uniti anche un certo numero di ex schiavi o emigranti semiti (forse gli stessi discendenti degli Hyksos, i quali furono battuti dalle armate egizie e costretti ad abbandonare il paese che avevano conquistato poco più di un secolo prima), probabilmente perchè anche loro danneggiati dalla riforma di Akhenaten (o almeno i capi religiosi che li "gestivano"!).
Quasi sicuramente, il dio di riferimento di questi semiti, impiantati in terra d'Egitto, fu il dio di Abramo, e non quello di Mosè (Amen/Amon). Da tenere presente, infatti, che il termine ebraico-semitico ELHOIM non fu una sorta di strano "plurale maestatis", vale a dire un plurale apparente, ma un VERO e proprio plurale maschile, in quanto l'ebraismo delle origini fu un POLITEISMO e non un monoteismo! (gli ebrei delle origini avevano anche una loro trinità, formata da Amen (poi divenuto Yahweh, attraverso l'arbitraria vocalizzazione dell'acronimo "YHWH"), dal dio di Abramo e dalla divinità fenicio-babilonese Asherat/Astarte(*)
Il monoteismo giudaico risale alla seconda metà del VII secolo a.c., quando il re giudaico Gìosia, coadiuvato dal sommo sacerdote Helkya e dalla sua casta religiosa, trasformò il politeismo dell'ebraismo delle origini (vale a dire quello di Mosè e di Abramo) in un monoteismo. La nuova riforma, che sarà chiamata poi "giudaismo", per distinguerlo dall'ebraismo delle origini (il quale continuerà poi ad essere osservato da molte minoranze, come i samaritani, i nazareni, i nasurei, etc.), venne imposta con la coercizione.
I templi esistenti, e dedicati ai vari dèi del primitivo pantheon ebraico, vennero distrutti con la forza; i sacerdoti ed i fedeli che si rifiutarono di accettare la riforma vennero uccisi, le loro case incendiate. Molti di loro furono costretti a fuggire nelle aree limitrofe alla Giudea, come, ad esempio, nelle zone transgiordaniche, in Samaria, in Galilea ed in Fenicia (area del Monte Carmelo, dove si rifugiò gran parte dei "notzrim ha-beryth", vale a dire i nazareni, i quali costruirono un loro tempio in una delle valli del Monte Carmelo: la Wadi Essay), oltre un certo numero di villaggi sparsi attorno a quella zona. Nazareth fu appunto uno di questi villaggi.
Qualcosa di analogo accadrà nell'impero romano poco tempo dopo la morte di Costantino I (lasciamo perdere "il grande", in quanto assolutamente fuor di luogo!), il quale, mentre era in vita, aveva funzionato da "garante" (non dimentichiamo che egli fu un MITHRAISTA e non un cristiano!). Non appena i cattolici ebbero consolidato a sufficienza il loro potere, si abbandonarono ad ogni sorta di violenza e distruzione, nei confronti dei pagani (uccisioni dei sacerdoti, dei fedeli, saccheggi e distruzioni dei loro templi: gioielli inestimabili della più grande manifestazione artistica di ogni tempo!), nei confronti degli "eretici", degli gnostici, dei manichei, degli ebrei, etc. In pratica, si ripetè quanto era avvenuto in Giudea ai tempi della riforma monoteistica di Giosia.
Saluti
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Nota:
(*) - mentre il nome fenicio-cananeo Astarte derivava direttamente dal babilonese Ishtar, il termine "Asherat" fu invece coniato dalla casta sacerdotale ebraica che era in competizione con i sacerdoti canaanei dei culti di Baal e di Astarte: le massime divinità del pantheon canaaneo. Tali competizioni sfociavano spesso in sanguinosi scontri, come si evince dalla "leggenda" di Elyahu. Il nome Asherat derivava da "asher", il quale ha il significato di 'palo', o di elemento 'dritto'. In definitiva, Asherat stava per "quella del palo", intendendo con ciò la dea Astarte. Il perchè del palo ci è noto proprio attraverso la Bibbia, dove è detto che alcuni re ebrei (tra cui lo stesso Salomone) fecero innalzare dei pali sia davanti al tempio di Astarte che negli "alti luoghi" (montagne) su cui erano presenti degli altari dedicati a questa dea. Chiaramente si trattò di simboli fallaci, i quali facevano la coppia con il simbolo della maternità e della fertilità rappresentata dalla stessa dea Astarte (una dea "poliedrica", per la verità!).
Veritas
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