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| Autore: | barionu [ 15/03/2026, 18:38 ] |
| Oggetto del messaggio: | SALVIANO DI MARSIGLIA |
-------------------------------- https://it.wikipedia.org/wiki/Salviano_ ... ite_note-6 -------------- https://www.repubblica.it/cronaca/2011/ ... -14561724/ Invertiti, musulmani, darwiniani Le crociate dello scienziato De Mattei Continuano a far discutere le prese di posizione del vicepresidente del Cnr. A Radio Maria sostiene l'attualità di un autore cristiano del V secolo che imputava la caduta di Roma agli omosessuali puniti dai barbari invasori di MARCO PASQUA 06 APRILE 2011 DOPO le sue frasi choc sulla tragedia che ha sconvolto il Giappone (le catastrofi "sono una voce terribile ma paterna della bontà di Dio"), sul web circola un nuovo intervento radiofonico del vicepresidente del Cnr, Roberto De Mattei: l'impero romano, sostiene lo studioso, sarebbe caduto per colpa degli "invertiti" che infestavano Cartagine. La Provvidenza, infatti, si sarebbe servita dei barbari per liberare l'impero romano dagli omosessuali. De Mattei, le cui posizioni riecheggiano quelle dei cattolici integralisti, si serve dei microfoni di Radio Maria per dar voce alla posizione antistorica di un autore cristiano del V secolo, Salviano di Marsiglia, contenuta nell'opera "De Gubernatione Dei". Non solo non ne prende le distanze, ma la avalla. Quest'opera, sostiene la seconda carica del Cnr, "mai perde la sua attualità", nonostante i sedici secoli di differenza. L'intervento radiofonico, rilanciato dal sito laicista "Razionalismo", risale allo scorso mese di gennaio. E già raccoglie centinaia di commenti critici, da YouTube ai blog. "Cartagine, la capitale dell'Africa romana, contendeva ad Alessandria e ad Antiochia il primato della dissolutezza e godeva della reputazione di essere il paradiso degli omosessuali", esordisce De Mattei, che è anche docente di Storia del Cristianesimo e della Chiesa presso l'Università Europea di Roma. "Salviano interpreta l'invasione dei barbari come un castigo per questa trasgressione morale". Cartagine, diceva questo autore del V secolo, era afflitta più che da "un vizio", da una "peste, anche se i travestiti non erano moltissimi". "Succedeva però che l'effeminatezza di alcuni pochi, contagiava la maggioranza", legge De Mattei. "Si sa che per quanti pochi siano ad assumere atteggiamenti svergognati, sono molti a contagiarsi con le oscenità di quella minoranza. Un'unica prostituta, ad esempio, fa fornicare molti uomini. E lo stesso succede con l'abominevole presenza di pochi invertiti, che infettano un bel po' di gente. E non saprei dire che sia più colpevole davanti a Dio, dal momento che sia gli invertiti che le loro vittime sono condannati alla medesima punizione. Gli uomini effeminati e gli omosessuali non avranno parte al Regno di Dio". L'omosessualità, secondo Salviano, non sarebbe stata presente tra i barbari. "Salviano - spiega ancora De Mattei - vuole dimostrare che il giudizio di Dio non si esercita solo alla fine del mondo, ma in ogni momento storico. I barbari che hanno invaso l'Occidente nel IV secolo sono uno strumento del giudizio di Dio. La Provvidenza, che trae il bene dal male, si serve di essi per purificare una società corrotta e decadente, quale era quella romana". E a distanza di secoli, il pensiero di Salviano andrebbe tenuto ancora in considerazione: "Le sue parole meritano di essere meditate, perché noi oggi viviamo in un'epoca in cui i peggiori vizi vengono alimentati dai mass media e addirittura vengono iscritti nelle leggi come diritti umani. Dio non si disinteressa di quanto accade nella storia. Ogni male deve avere il suo castigo". Che l'omosessualità sia per il vicepresidente del Cnr qualcosa da "combattere", risultava già chiaro quando, in un'intervista, De Mattei dichiarò: "Vale in politica l'effettività del risultato finale e mi sembra molto meglio avere al governo un omosessuale che lotti realmente contro la stessa, che un non-omosessuale che poi la tolleri o la permetta. In sostanza meglio predicare bene e non razzolare male". Il pensiero di De Mattei, dichiaratamente antidarwiniano, si nutre della retorica cattolica più intransigente, e viene rilanciato da siti come Pontifex, noti per ospitare spesso tesi antisemite, omofobe e razziste. Tra video e interviste, il docente si scaglia contro la costituzione Europea e sembra persino voler criticare la lotta alle discriminazioni. Lo scorso 21 ottobre, nel corso del primo congresso nazionale "Persona Sessualità Procreazione", tenuto nella sede del Cnr (sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica), attacca la risoluzione del consiglio d'Europa del 31 marzo 2010, e una successiva "che propone una distinzione non più in due sessi, ma in cinque generi". E, ancora, critica "i principi di Yogyakarta per l'applicazione delle leggi internazionali sui diritti umani in relazione all'orientamento sessuale e identità di genere". Per De Mattei, "c'è chi vede in tali presupposti, il reale pericolo di trasformare la battaglia contro le discriminazioni, nell'imposizione di un inammissibile divieto di critica morale del comportamento sessuale". Di omosessualità ha parlato anche nel convegno "Identità e futuro" (aprile 2008, Roma), dove ha contestato la carta dei diritti fondamentali dell'Europa. "Nella costituzione europea - sostiene in un video che circola su YouTube - c'è qualcosa di più del rinnegamento formale della propria identità attraverso l'espulsione del riferimento alle radici cristiane. La carta dei diritti fondamentali varata a Nizza il 7 dicembre del 2000 ha il suo cuore nell'articolo 21, che recita questo: 'è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica e sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinione politiche di qualsiasi altra natura, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali'. Sottolineo questo ultimo punto: questo articolo attribuisce forza giuridica al cosiddetto principio di non discriminazione. Traduce in termini giuridici la teoria del gender, in cui si opera una distinzione tra sesso biologico e l'identità sessuale (chiamata gender). Si attribuisce alla differenza tra uomo e donna non un significato naturale, ma un significato storico e culturale: la differenza tra uomo e donna sarebbe il frutto di una costruzione culturale. La sessualità diventa una tendenza, un orientamento, una scelta soggettiva: non si tratta di fantasia". "Il femminismo ha preparato l'omosessualismo - sostiene ancora il docente - Ma l'omosessualità è ancora un polarità forte. Il passaggio ulteriore è l'ermafroditismo, l'androginia: è una condizione umana, o già postumana, asessuata, analoga a quella dell'Unione europea, che, secondo le parole di Giuliano Amato, non è né maschio e né femmina. All'utopia si contrappone la natura, che ha la sua stabilità, le sue leggi, la sua verità, che discrimina il vero dal falso, il bene dal male". La nuova Europa lo spaventa: "Il diritto in questa nuova Europa, il diritto postmoderno è creato da individui e gruppi che attribuiscono significato giuridico a quelli che sono sentimenti, pulsioni, istinti, bisogni puramente personali". In tema di immigrazione, lo storico teme quella che viene descritta come un'invasione musulmana: "Qualcuno potrebbe obiettare che l'immigrazione potrebbe compensare le mancate nascite. Ma non c'è da illudersi. La pacifica integrazione di decine di milioni di musulmani in una futura Europa multiculturale, è un'utopia non diversa da quella da quella della globalizzazione. La prospettiva di un'Europa in cui, come è successo in Kosovo, gli immigrati musulmani rovesceranno i rapporti di forza demografica, senza peraltro rinunciare alla loro identità religiosa, è la prospettiva di un regime di libertà vigilata, di sottomissione all'Islam, senza la possibilità di poter difendere e diffondere il cristianesimo". Concetto che ribadisce parlando con il sito ultracattolico Pontifex: "L'Islam è indubbiamente una religione basata sulla violenza e sulla sopraffazione, esiste poco da discutere su questo. Difficilmente l'integrazione con gli islamici é possibile e ritengo questo evento davvero poco probabile e ipotetico". Tra i problemi dell'Italia, lo storico rileva il deterioramento della morale: "Si tollera e si vuole approvare la pillola abortiva, una barbarie, il testamento biologico e la istituzione di quella cosa campata in aria che è il reato di omofobia. Con queste premesse come non gridare ad una etica ormai alla deriva?". Sul web, intanto, c'è chi rilancia la richiesta di dimissioni avanzata, tra gli altri, da ricercatori e professori del Cnr, mentre una petizione on-line registra circa settemila adesioni. ------------------------- Salviano piange la fine di Roma - Salviano versione latino Vastata est italia barbarorum incursionibus, obsessa est urbs Roma et expugnata; totum Romanorum imperium praeda gentium barbararum est. Visigothae Galliam inundaverunt; transcenderunt in Hispaniam Africamque populi Vandalorum. Omnia quae olim magna sacraque fuerunt, nunc aut erepta aut deleta sunt: sola vitia creverunt. Ubi est Romani Imperii potentia? Ubi antiqua populi Romani dignitas? Ubi animus ac vis? Quondam Romani tam fortes erant ut omnes barbarorum nationes subigerent, nunc tam imbelles sunt ut a barbaris subigantur. Olim in romanis civibus tantus erat amor libertatis ut sine timore mortem oppeterent, ut rem publicam libertatemque defenderent, nunc tantus est timor mortis ut libenter libertatem proiciant, ut vitam servent. Olim Romani barbaris imperabant ut arma deponerent, nunc nos sponte barbaris arma tradimus. Timebantur Romani veteres, nos timemus: vectigalia illis solvebant barbari, nos vectigales barbaris sumus -------------------------- https://www.skuolasprint.it/libro-latin ... -roma.html L’Italia è devastata (fu devastata) dalle incursioni dei Barbari, Roma pasciuta città è stata (fu) espugnata; l’impero dei romani è preda di tutte le genti barbare. Anticamente i romani ordinavano ai barbari di deporre le armi, ora noi lasciamo ai barbari le armi. I Visigoti hanno invaso (invasero) la Gallia i popoli dei vandali sono passati (passarono) in Spagna e in Africa. Tutte le cose (omnia) che una volta furono (sono state) grandi e sacre ora o sono state buttate via o sono state cancellate. Solo i vizi sono aumentati (aumentarono). Dove è (finita) la potenza dell’impero romano? Dov’è l’antica dignità del popolo romano, dov’è (il suo) animo e la (sua) forza. Anticamente i romani erano talmente forti da sottomettere tutte le nazioni dei barbari ora (invece) ci sono così tanti codardi da essere sottomessi dai barbari. Una volta nei cittadini romani vi era un (tale) amore di libertà da affrontare la morte senza timore, da difendere lo stato e la libertà, ora tanto è il timore della morte da abbattere la libertà volentieri per salvarsi la vita. Anticamente i romani ordinavano ai barbari di deporre le armi, ora noi lasciamo ai barbari le armi spontaneamente. Gli antichi romani erano temuti, noi ora abbiamo timore: i barbari davano loro (a loro) le imposte, noi siamo barbari che paghiamo le imposte. nota: abbiamo tradotto al passato prossimo anichè remoto perché ritieniamo fili meglio visto che Salviano sta facendo un discorso comunque abbiamo messo i passati remoti fra parentisi ------------------------- TRADUZIONE N. 2 (ALTRA PROPOSTA DI TRADUZIONE PER LO STESSO PASSO) L' Italia fu devastata dalle incursioni dei barbari, la città di Roma fu assediata ed espugnata; tutto l'impero è preda delle genti barbare. I Visigoti invasero la Gallia; le popolazioni dei Vandali passarono nelle terre dell'Africa e della Spagna. Tutte le cose che una volta furono grandi e sacre, furono o rapite o distrutte: le sole colpe aumentarono. Dov'è la potenza dell'impero romano? Dov'è l'antica dignità del popolo romano? Un tempo i Romani erano tanto forti da sottomettere tutte le nazioni dei barbari, adesso sono tanto deboli da essere sottomessi dai barbari. Una volta nei cittadini romani l'amore per la libertà era tasnto grande che affrontavano la morte senza timore, per difendere lo stato e la libertà, adesso il timore della morte è tanto grande che rinunciano volentieri alla libertà per salvarsi la vita. Gli antichi romani erano temuti, noi temiamo: i barbari pagavano tributi ai Romani, ora noi siamo tributari dei barbari. -------------------- https://www.vatican.va/spirit/documents ... ia_it.html La sapienza e la cura di Dio conservano il creato "Ma forse la prova maggiore che Dio trascura tutto in questo mondo e riserva tutto al giudizio futuro è, secondo te, il fatto che i buoni soffrono sempre tutti i mali e i cattivi li commettono. Non sembra un’asserzione del tutto contraria alla fede, tanto più che si ammette il futuro giudizio di Dio. Anche noi affermiamo che il genere umano sarà allora giudicato da Cristo, nella convinzione tuttavia che anche ora Dio regge e dispensa tutto come gli pare conveniente; e asseriamo che egli giudicherà nel giudizio futuro, insegnando tuttavia che anche in questo mondo pur sempre egli giudica. Se Dio infatti sempre governa, sempre giudica, perché lo stesso governare è giudicare. Come vuoi che proviamo questa nostra asserzione? Con la ragione, con gli esempi o con le testimonianze? Se vuoi che lo proviamo con la ragione: chi è tanto privo di intelligenza umana e tanto lontano dalla verità stessa di cui parliamo, da non vedere e ammettere che la splendida realtà del mondo e l’ineffabile magnificenza degli esseri superni e immortali viene retta da colui da cui è stata creata, e così chi ha fatto gli elementi, lo stesso anche li governa? Egli che tutto ha strutturato con potenza e maestà, tutto dirige con provvidenza e intelligenza; tanto più che anche nell’ambito delle realtà umane nulla sussiste senza guida intelligente, e che come il corpo riceve la vita dell’anima, così queste realtà possono continuare a sussistere per la guida previdente che le governa; e perciò in questo mondo non solo gli imperi e le province, la vita civile e quella politica, ma anche gli uffici minori e le case private, i greggi e perfino i piccoli animali domestici vengono retti dal consiglio e dalla disposizione umana, quasi fosse una mano che regge il timone. E tutto ciò, senza dubbio, non avviene senza la volontà e la decisione del sommo Iddio: cioè perché, secondo il suo esempio, la stirpe umana governi le cose particolari e quasi le membra, mentre egli governa il complesso di tutto il corpo delle realtà terrene. Ma tu obietti che tutto ciò altro non è che la disposizione e l’ordine impresso da Dio nel creato al principio; disposto poi e strutturato l’universo, egli depose e allontanò da sé ogni cura delle realtà terrestri; forse per sfuggire la fatica se ne tiene lontano, per evitare ogni molestia e preoccupazione, oppure perché occupato in altri affari ha abbandonato a se stessa una parte della realtà, quasi egli fosse incapace di governarla tutta! Secondo la tua idea, dunque, Dio non si prende nessuna cura dei mortali. Ma che senso ha allora per noi il culto di Dio? Per quale motivo adoriamo Cristo e speriamo di rendercelo propizio? Se Dio non si dà cura del genere umano in questo mondo, perché innalziamo ogni giorno le mani al cielo, perché con frequenti preghiere invochiamo la misericordia di Dio, perché ci affolliamo nelle chiese e supplichiamo dinanzi agli altari? Non vi è nessuna ragione di pregare, se si toglie la speranza di ottenere. Vedi dunque quanto è stolto e vano asserire tali idee: chi le accoglie non salva proprio nulla del culto divino. Ma tu forse ricorri all’argomento che noi prestiamo culto a Dio per paura del giudizio e che ogni nostra osservanza dei doveri religiosi tende a farci ottenere misericordia nel giorno del giudizio futuro. Ma allora che vuole l’apostolo Paolo quando ci comanda e ci impone di offrire ogni giorno al nostro Dio, nella Chiesa, orazioni, suppliche, preghiere e ringraziamenti (1Tm 3,1)? Tutto ciò, a che scopo? Quale, se non quello da lui stesso proposto: Perché ci sia concesso di trascorrere una vita quieta e tranquilla, in tutta castità? Per le realtà presenti, come si vede chiaramente, egli ci comanda di pregare, di supplicare Dio: e non ce lo comanderebbe, se non avesse per certo che possiamo essere esauditi. Come può dunque credere qualcuno che le orecchie di Dio siano aperte per le preghiere intese a ottenere i beni della vita futura, e siano chiuse e sorde a quelle intese ai beni presenti? E come possiamo noi, pregando nella Chiesa, supplicare Iddio per la nostra salute quaggiù, se riteniamo che egli non ci ascolti affatto? Nessun voto dobbiamo perciò fare per la nostra salvezza e incolumità. Anzi, perché la modestia della richiesta ottenga il favore a chi supplica, dovremmo forse dire così: «Signore, non chiediamo la prosperità di questa vita, né ti supplichiamo per i beni presenti; sappiamo infatti che le tue orecchie sono chiuse a questa preghiera e che tu non ascolti simili richieste; noi ti preghiamo solo per ciò che ci avverrà dopo la morte». È possibile che una tale preghiera non sia priva di utilità, ma è certo priva di ragionevolezza. Se infatti Dio non si dà nessuna cura per ciò che riguarda questo mondo e chiude le orecchie alle preghiere di chi lo supplica, senza dubbio egli, che non ci ascolta per i beni presenti, non ci ascolterà neppure per quelli futuri: a meno che noi non crediamo che Cristo offra e rifiuti ascolto secondo la qualità delle preghiere: che chiuda cioè le orecchie quando lo preghiamo per il presente, e le apra quando lo preghiamo per il futuro. Ma basta parlare di questi argomenti. Sono tanto stolti, infatti, e frivoli, da temere che il discorso, inteso alla gloria di Dio, non si tramuti in ingiuria contro Dio: tanto grande, tanto sacra e tremenda è la divina maestà, che non solo dobbiamo aborrire ciò che essi dicono contro la religione, ma dobbiamo anche proporre con grande timore e correttezza ciò che noi asseriamo in favore della religione. Così, è stolta ed empia l’opinione che la divina pietà disprezzi le realtà umane e non se ne prenda cura. Essa non le disprezza. Se non le disprezza, poi, le governa. Ma se le governa, anche le giudica: non si può infatti governare se colui che regge non è anche giudice." Salviano di Marsiglia, Il divino governo del mondo, 1,4-5 --------------------------- |
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| Autore: | barionu [ 15/03/2026, 18:58 ] |
| Oggetto del messaggio: | Re: SALVIANO DI MARSIGLIA |
------------ da instagram Non importa che l’Islam politico abbia una visione teocratica dello Stato, che sia antifemminista, patriarcale e reazionario sul piano sociale. All’amore non si comanda: il progressista occidentale ha avuto il colpo di fulmine e perdona tutto. L’importante è che sia antiamericano. Chi, preoccupato o infastidito, prova ad avanzare qualche riserva viene subito tacciato di islamofobia. Sei solo un abietto razzista, un essere moralmente indegno. Sarà anche, ma a me non sembra di avere questa natura islamofoba… mi è anche simpatico Battiato, ho persino letto una trentina di pagine di Gurdjeff, mi piacciono i kilim, le spezie colorate, l’hummus, ho appena fatto indigestione di cous cous, e trovo belli i danzatori Sufi roteanti. Come alla fine lo è ogni persona che si trova nel suo ambiente d’origine che, per inciso, per quanto mi riguarda, più è incontaminato meglio è. Mi piacciono decisamente meno: i giubbotti esplosivi, le teste mozzate, le impiccagioni, Charlie Hebdo, il Bataclan, il 7 ottobre, Rushdie senza un occhio e le altre amenità assortite. E, senza allontanarsi troppo, mi infastidiscono parecchio pure i coltelli, gli stupri, i crocchi di maranza appollaiati che ti guardano male, le continue rivendicazioni identitarie, come la cappa nera di Belfagor e tutti gli altri tendaggi sulla faccia, comprese le africane col velo (che trovo essere la cosa più triste del mondo). In definitiva è il disprezzo che nutrono per noi che allarma. Perché, è inutile girarci intorno: il rifiuto della mamma islamica invitata alla festina di compleanno e il velo che oggi la ragazza ostenta, quando trenta anni fa avrebbe mostrato il piercing all’ombelico, non sono timidezza né riservatezza, sono disprezzo per la società in cui hanno scelto di andare a vivere. È islamofobia questa? Può anche essere. Però mi chiedo: se fossimo davvero dei razzisti, come mai in noi non c’è spazio per sinofobie, afrofobie, indofobie o balcanofobie? Forse perché queste culture non vengono percepite come minacce al nostro stile di vita. --------------- Il tuo discorso centra il punto, ma la questione va ben oltre l'ipocrisia dei progressisti o le fobie. Quella che descrivi come 'minaccia al nostro stile di vita' non è solo uno scontro culturale, è pura meccanica storica. L'antropologo J.D. Unwin lo aveva già dimostrato nel 1934: le civiltà che destrutturano i propri limiti morali e sociali per abbracciare l'emancipazione e la libertà individuale assoluta perdono inevitabilmente la loro 'energia sociale'. Diventano sterili, perdono coesione e, di fatto, smettono di funzionare. Ed è una legge inesorabile della storia che una civiltà che perde la sua funzionalità venga prima o poi sostituita da una più strutturata. Elenchi giustamente i tratti illiberali dell'Islam (teocratico, patriarcale, reazionario), ma la cruda verità è che oggi, da un punto di vista strettamente sociologico e darwiniano, l'Islam è un sistema molto più funzionale del nostro. Mentre l'Occidente si sfilaccia in un individualismo estremo, perdendo spinta demografica e senso del limite, il mondo islamico mantiene un'identità collettiva granitica, regole ferree e una fortissima vitalità. Il disprezzo che noti (dal velo al rifiuto di integrarsi) nasce proprio da questo: loro percepiscono la nostra debolezza strutturale. Non ci stanno invadendo, stanno semplicemente riempiendo il vuoto lasciato da una civiltà ormai troppo 'libera' ed esausta per sopravvivere. ---------------------------- Il concetto di 'moderato' o 'estremo' è sempre relativo e dipende dalla lente con cui si guarda. Noi vediamo il radicale islamico come un estremista, ma dal suo punto di vista siamo noi a essere degli estremisti nella nostra totale deregolamentazione sociale e morale. Non sto affatto dicendo che dobbiamo per forza abbracciare l'Islam o diventare dei fanatici per sopravvivere. Il punto è un altro: dal momento in cui l'Occidente ha deciso di smantellare le proprie strutture sociali tradizionali, si trova davanti a un bivio. O è in grado di crearne di nuove che siano ugualmente forti e funzionali per mantenere la coesione (e il nostro modello attuale, purtroppo, non lo è), oppure verrà inevitabilmente sostituito da culture più solide. La storia non fa sconti e la natura non tollera i vuoti. Le civiltà che perdono la loro 'energia sociale' e la loro funzionalità vengono rimpiazzate da altre più strutturate, a prescindere da quanto si ritenessero evolute. È un ciclo inesorabile che si è già ripetuto identico per Atene, per l'Impero Romano e per innumerevoli altre civiltà prima di noi. --------------------------- il paragone che fai con l'Impero Romano è calzante, Roberto, ma va letto fino in fondo. Roma era la 'luce' e i barbari erano visti come incivili, eppure alla fine Roma è caduta. Perché? Le migrazioni barbariche non hanno abbattuto un impero nel pieno delle sue forze, ma hanno riempito il vuoto di una civiltà avanzatissima che però aveva perso la sua spinta vitale e la sua struttura interna. L'attuale immigrazione islamica in Europa segue una dinamica storica quasi identica. Per quanto riguarda il tema delle donne: non c'è dubbio che la loro visione sia brutale e inaccettabile per la nostra morale. Tuttavia, dal punto di vista puramente funzionale, loro possiedono qualcosa che a noi oggi manca totalmente. Hanno un sistema morale e di regole ferree che imbriglia l'energia vitale e la incanala in modo costruttivo per la sopravvivenza del loro gruppo (favorendo la demografia e la coesione). Quando una civiltà distrugge queste regole, come abbiamo fatto noi, quelle stesse energie sociali si disperdono nel vuoto: finiscono sprecate nell'inutile edonismo e in una sfiancante competizione sessuale. Il risultato? L'uomo medio, che piaccia o no è sempre stato il fondamento materiale e difensivo di ogni civiltà, perde il suo baricentro. Smette di avere gli stimoli per sacrificarsi, per costruire un nucleo e per proteggere la società. È esattamente il collasso strutturale che stiamo vedendo oggi in tutto l'Occidente e nell'Asia occidentalizzata. Possiamo anche sentirci culturalmente ed eticamente superiori, proprio come si sentivano i Romani, ma la storia insegna che la natura premia i popoli che mantengono la loro funzionalità e vitalità, non quelli che si consumano nell'individualismo. 3 gRispondi ------------------------- l'epoca che citi, Renato, è stata probabilmente l'ultima vera prova di forza di una società occidentale che possedeva ancora una sua vitalità e una struttura solida. Ma pensare che oggi potremmo 'rifarlo se serve' è una grande illusione ottica. Oggi sarebbe letteralmente impossibile veder nascere un nuovo fascismo (o un qualsiasi altro grande movimento di massa storico), per il semplice fatto che manca totalmente la materia prima: la coesione sociale. Non esiste più un 'noi' in grado di compattarsi. Allo stesso modo, oggi non c'è più nemmeno la forza materiale o psicologica per abbattere un qualsiasi sistema di potere. L'uomo medio contemporaneo è stato completamente destrutturato, isolato nel suo individualismo edonista e, di fatto, svirilizzato. È stato svuotato di quello spirito di sacrificio, di quella disciplina e di quegli stimoli primari che sono i fondamenti necessari per fare fronte comune, costruire o combattere. I Romani annientavano i nemici quando la loro civiltà era all'apice dell'energia sociale e del rigore. Il nostro Occidente attuale non assomiglia affatto a quella Roma espansiva, ma alla Roma del tardo Impero: disunita, stanca e senza più l'istinto vitale per mettere in atto una vera reazione. ------------------------ Io tutto questo monolitismo dell'Islam lo ridimensionerei un attimo. Se non fosse per il collante palestinese, che ha trovato sponda facile in una parte minoritaria ma rumorosa del mondo occidentale, l'identità granitica del mondo islamico deve fare i conti con una realtà che è esattamente il contrario. Vuoi per la sua stessa costituzione, vuoi per le vicende che ne hanno accompagnato la diffusione, l'islam mantiene quella caratteristica tribale delle etnie da cui si è originato. Prova ne sia che tutte le spinte verso un panarabismo islamico (senza contare la divisione in sciitismo e sunnitismo) si sono ripetutamente scontrate con le velleità dei suoi rappresentanti (da Gheddafi ad Arafat) morte prima ancora di cominciare; così come si sottovaluta l'atteggiamento di quella parte dell'islam saudita che con l'Occidente ha scelto di condividere ideali, oltre che mercati. Aggiungo, i parallelismi che si tirano fuori spesso con la caduta di Roma o di altre civiltà antiche sono poco più che un esercizio linguistico. Il mondo di 2000 anni fa è qualcosa di totalmente diverso. Non c'è angolo del pianeta, se eccettuiamo le tribù amazzoniche, che non sia in qualche modo ormai occidentalizzato, se non nei suoi principi sicuramente nell'influsso culturale e tecnologico che l'Occidente ha prodotto nell'ultimo secolo. Quindi occhio a non farsi ingannare dalla lente distorcente dei media, il web in primis, per arrivare a cantare il de profundis ----------- |
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