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IN LAVORAZIONE
8 MARZO 2026
Per tutte le Donne cattoliche,
sappiate che la bibbia
è un libro di testo nelle scuole pubbliche italiane:CITAZIONI DAI PADRI DELLA CHIESA CATTOLICA ROMANA “Le donne servono soprattutto per soddisfare la libidine degli uomini. ”S. Giovanni Crisostomo, 349-407 dottore della Chiesa.
La citazione "Le donne servono soprattutto per soddisfare la libidine degli uomini" è attribuita a San Giovanni Crisostomo (349-407), dottore della Chiesa, in diverse discussioni online e articoli critici, spesso citata nel contesto della visione patristica sulle donne.
Tuttavia, è fondamentale inquadrare tale frase nel contesto storico e letterario:
Contesto delle Omelie: Crisostomo, noto come "Bocca d'Oro", ha scritto ampiamente sul matrimonio e sulla sessualità. In molte sue omelie (es. Omelie su Matteo o su Efesini), egli critica aspramente l'immoralità sessuale e la lussuria maschile, spesso descrivendo la donna come una tentazione per l'uomo sconsiderato che non controlla i propri sensi.
Visione Misogina o Pastorale? Alcuni studi evidenziano come i Padri della Chiesa, incluso Crisostomo, spesso utilizzassero espressioni dure e iperboliche per ammonire i cristiani contro le passioni carnali, in linea con la cultura patriarcale del IV secolo che considerava la donna come il soggetto più debole o la causa di distrazione.
Posizioni Contraddittorie: Al tempo stesso, Crisostomo ha scritto pagine elevate sull'amore coniugale, descrivendo il matrimonio come un mezzo per la reciproca santificazione e le mogli come compagne di vita, non semplici oggetti.
In sintesi, sebbene la citazione rifletta l'atteggiamento rigorista e talvolta misogino presente in certi scritti patristici dell'epoca, la visione di Crisostomo sul matrimonio è complessa e include anche l'esaltazione dell'unione casta e virtuosa tra marito e moglie.
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“La donna è un essere inferiore, che non fu creato da Dio a Sua immagine. Secondo l’ordine naturale, le donne devono servire gli uomini.” Sant’Agostino, 354-430, padre e dottore della Chiesa.La citazione riportata, attribuita a Sant'Agostino d'Ippona (354-430 d.C.), riflette una visione gerarchica e patriarcale dei rapporti di genere comune a molti pensatori ecclesiastici dell'antichità e del medioevo, sebbene spesso contestualizzata o estremizzata nella ricezione successiva.
Ecco alcuni punti chiave basati sul pensiero agostiniano e sulla sua analisi:
Gerarchia Naturale: Sant'Agostino, in particolare nelle sue Questioni sull'Eptateuco (1, 153), sostiene l'idea che la sottomissione della donna all'uomo faccia parte dell'ordine naturale creato, interpretando la "giustizia naturale" come il "minore che serve il maggiore".
Immagine di Dio: Per Agostino, la donna partecipa all'immagine di Dio nel suo spirito razionale, ma secondo alcune interpretazioni, egli considerava l'uomo come la piena manifestazione di tale immagine, specialmente quando la donna viene considerata nel suo ruolo di "aiuto" procreativo.
Ruolo di Aiuto: Agostino tende a definire la funzione della donna principalmente legata alla procreazione (aiuto nel generare figli), paragonandola metaforicamente alla terra che aiuta il seme.
Contesto Storico e Teologico: Queste affermazioni si basano su un'esegesi letterale di Genesi 2 (la creazione da Adamo) e 1 Timoteo 2 (il ruolo della donna), comune nel contesto culturale dell'epoca, che interpretava la subordinazione come conseguenza della caduta o come ordine gerarchico del creato.
In sintesi, la frase citata riassume la visione teologica che Agostino ha sulla sottomissione femminile nell'ambito dell'ordine sociale e domestico, sostenendo la necessità del governo maschile su quello femminile.
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“Il valore principale della donna è costituito dalla sua capacità di partorire e dalla sua utilità nelle faccende domestiche". Tommaso d’Aquino, santo e dottore della Chiesa, 1225-1275
La citazione attribuita a Tommaso d'Aquino, che riduce il valore della donna alla capacità riproduttiva e domestica, è spesso citata ma contestualizzata all'interno del pensiero medievale. Sebbene rispecchi la visione patriarcale dell'epoca (Aristotele-Tommaso), necessita di un'analisi accademica approfondita per verificarne l'esatta provenienza testuale e l'interpretazione completa nel contesto della Summa Theologiae.
Contesto storico: Tommaso d'Aquino operava nel XIII secolo, in un contesto filosofico e teologico che interpretava la biologia e i ruoli sociali in chiave gerarchica, fortemente influenzato dalla filosofia aristotelica.
Pensiero teologico: Pur considerando la donna "sottomessa" per natura (secondo la visione del tempo), Tommaso ne riconosceva la pari dignità spirituale e la capacità razionale in quanto essere umano creato a immagine di Dio.
Interpretazione: Frasi simili vengono talvolta isolate per riassumere una visione funzionalista della donna nel Medioevo, ma vanno lette nell'insieme del suo pensiero, che distingue tra ordine naturale (gerarchico) e ordine spirituale (uguale).
In sintesi, la citazione rispecchia la mentalità medievale accettata da Tommaso, ma va analizzata con rigore filologico per non ridurre la complessità del suo pensiero teologico.
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“La donna deve velarsi il capo, perché non è l’immagine di Dio.” S. Ambrogio, dottore della Chiesa, 339-397, patrono di MilanoLa frase citata rispecchia l'interpretazione teologica tradizionale e patristica basata sulla Prima Lettera ai Corinzi (11,7) di San Paolo, spesso commentata dai Padri della Chiesa nei primi secoli, incluso Sant'Ambrogio di Milano (339-397).
Ecco alcuni punti di contesto storico e teologico sulla questione:
Il contesto paolino (1 Cor 11,7): San Paolo afferma che l'uomo non deve coprirsi il capo perché "immagine e gloria di Dio", mentre la donna è "gloria dell'uomo".
L'interpretazione patristica: Sant'Ambrogio, commentando le scritture, sosteneva che la donna dovesse velarsi il capo come segno di sottomissione e distinzione gerarchica nell'ordine della creazione, evidenziando che l'immagine di Dio si riflette in modo diverso nei due generi.
Significato del velo: Storicamente, il velo era interpretato come un simbolo di umiltà, modestia e reverenza verso Dio durante la liturgia.
Ambrosiaster : Talvolta, pensieri simili sono stati attribuiti all'autore noto come
"Ambrogiastro - Ambrosiaster " (uno pseudo-Ambrogio del IV secolo), che scriveva: "La donna deve coprire il capo perché non è la somiglianza di Dio, ma è soggetta".
È bene notare che la teologia cattolica contemporanea, a partire dal Concilio Vaticano II, ha riletto questi passi nel contesto della dignità fondamentale di ogni persona, uomo e donna, entrambi creati a immagine di Dio, interpretando le affermazioni paoline come legate al contesto culturale dell'epoca.
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“Un feto maschile diviene un essere umano dopo 40 giorni, uno femminile dopo 80 giorni. Le femmine nascono a causa di un seme guasto o di venti umidi.” S. Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa e patrono delle università cattoliche.Sì, l'affermazione attribuita a San Tommaso d'Aquino riflette fedelmente il suo pensiero, fortemente influenzato dalla biologia aristotelica dell'epoca.
Ecco i punti chiave basati sulle sue opere (in particolare la Summa Theologiae):
Animazione ritardata (40/80 giorni): Tommaso d'Aquino, seguendo Aristotele, credeva che l'anima razionale venisse infusa da Dio solo quando il corpo del feto era adeguatamente formato (cosiddetta "animazione ritardata"). Sosteneva che la formazione maschile avvenisse intorno ai 40 giorni, mentre quella femminile richiedeva più tempo, spesso citando circa 80 giorni.
La femmina come "maschio mancato" (mas occasionatus): Nella Summa Theologiae (I, q. 92, a. 1), Tommaso definisce la donna "un uomo mancato" o "difettoso" (occasionatus), intendendo che, secondo la biologia medievale, il seme maschile tenderebbe a produrre un maschio, e la nascita di una femmina sarebbe causata da una debolezza nel seme, da materia indisposta o da fattori esterni.
Cause naturali e ambientali: Nella medesima opera, Tommaso cita il parere del "Filosofo" (Aristotele) secondo cui venti umidi o meridionali possono influenzare la fecondazione, portando alla generazione di femmine a causa dell'umidità che ostacola la piena "cottura" o sviluppo del seme maschile.
Contesto storico: È fondamentale comprendere che queste posizioni non erano considerate teologia rivelata, ma piuttosto l'applicazione della scienza biologica aristotelica del XIII secolo alla teologia. Tommaso integrava la filosofia antica con la fede cristiana, e la biologia del tempo non conosceva il ruolo dell'ovulo o la genetica moderna.
Sebbene queste idee siano considerate errate e misogine secondo la scienza e la sensibilità moderna, rappresentano il pensiero prevalente nelle università medievali di cui Tommaso era un esponente principale.
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“Quando vedi una donna, pensa che si tratti del diavolo! Essa è come l’inferno!” Papa Pio II, 1405-1464.
ANTOLOGIA
https://www.frasicelebri.it/frase/pope- ... che-sia-u/non certa la fonte di questa frase attribuita a a questo papa ...
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“Le donne sono destinate di natura al comune godimento.” Capocrate, cristiano dei primi tempi.
e fondatore di un convento.
La frase citata è attribuita a Carpocrate (II secolo d.C.), un filosofo cristiano alessandrino considerato eretico dalla Chiesa ortodossa, e alla sua scuola gnostica, i Carpocraziani.
Ecco alcuni punti chiave per inquadrare questa affermazione e la figura:
Il contesto gnostico: Carpocrate e suo figlio Epifane insegnavano che le anime, per liberarsi dalla materia (creata da potenze inferiori o "costruttori"), dovevano fare esperienza di ogni tipo di vita e azione possibile.
Comunità di donne: I Carpocraziani sostenevano che la giustizia divina implicasse "comunione con uguaglianza". Di conseguenza, rifiutavano la proprietà privata, incluse le donne, che dovevano essere "condivise" (comuni) tra gli uomini della comunità.
La citazione: Clemente di Alessandria riporta che i seguaci di Carpocrate ed Epifane ritenevano che "le mogli [fossero] comuni" (o "destinate al comune godimento"), vedendo il matrimonio tradizionale come una violazione della comunione naturale.
Accuse di licenziosità: I Padri della Chiesa (come Ireneo, Clemente, Teodoreto) descrivono le pratiche carpocraziane come orgiastiche e immorali, accusandoli di usare questa dottrina come scusa per peccare.
Non un "fondatore di convento": Storicamente, Carpocrate è descritto come un maestro gnostico itinerante o alessandrino, non come il fondatore di un convento nel senso moderno o cenobitico del termine (i quali nacquero successivamente). Le loro erano "scuole" o comunità misteriche.
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“In nessuna religione o cultura la donna viene rispettata e onorata come nel cristianesimo!” Il teologo cattolico Bernhard Häring nel XX° secolo.La frase citata riflette la prospettiva del teologo cattolico Bernhard Häring (1912-1998), una figura di spicco nella teologia morale post-conciliare, nota per il suo approccio dialogico e personalista alla fede. Sebbene la citazione esatta non compaia testualmente nei risultati della ricerca, essa è coerente con la visione teologica che Häring ha sviluppato, incentrata sulla valorizzazione della persona, della coscienza e della dignità umana alla luce del Vangelo.
Ecco alcuni punti chiave relativi al contesto della visione di Häring e la posizione della donna nel cristianesimo:
Dignità e Vocazione: Häring ha contribuito a reindirizzare la teologia morale da un approccio "legalistico" (basato su leggi e sanzioni) a uno basato sulla "legge di Cristo" e sulla risposta responsabile della coscienza al dono di Dio. In questo quadro, la donna non è vista come inferiore, ma come co-erede della grazia e dotata di pari dignità intrinseca, come insegnato dalla Chiesa cattolica.
Rispetto nel Cristianesimo: La tesi condivisa da molti teologi, tra cui Häring, è che il cristianesimo, fin dalle sue origini, abbia introdotto una visione rivoluzionaria in cui la donna viene trattata con misericordia, rispetto e dignità, distinguendosi dalle pratiche di molte culture antiche in cui la donna era considerata proprietà o inferiore.
Maria come Modello: Il rispetto cristiano per le donne è spesso collegato alla figura di Maria, madre di Gesù, onorata come figura femminile suprema.
Evoluzione del Pensiero di Häring: Verso la fine della sua vita, Häring ha mostrato posizioni aperte, arrivando a desiderare una Chiesa in cui sia uomini che donne potessero accedere all'ordinazione sacerdotale.
In sintesi, la frase citata interpreta la visione di Häring del cristianesimo come una fede che, fondandosi sull'amore e la dignità della persona, offre il più alto riconoscimento del valore della donna, contrapponendosi a forme di discriminazione.
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“Le ragazze che portano la minigonna finiranno all’inferno.” Il gesuita Wild nel XX° secolo.
La frase citata riflette il clima di forte opposizione conservatrice, talvolta anche in ambito religioso, che accompagnò la diffusione della minigonna negli anni '60 e '70. La minigonna, popolarizzata a metà degli anni '60, divenne un simbolo di liberazione femminile e di cambiamento culturale.
Contesto: Durante il XX secolo, in particolare dopo il 1965, il rapido accorciamento delle gonne provocò reazioni severe da parte di esponenti conservatori che vedevano nella nuova moda un cedimento morale e un'occasione di peccato.
Aforismi religiosi: Esistono diverse citazioni attribuite a varie figure religiose dell'epoca che associavano l'abbigliamento "immodesto" a condanne teologiche, spesso utilizzate per esortare le donne alla modestia.
Sebbene la frase specifica sia un esempio di tale retorica, non risultano dai risultati della ricerca pubblicazioni o attribuzioni dirette e verificate di un "Gesuit Wild" con questa esatta citazione all'inferno negli archivi storici digitalizzati.
La frase rispecchia comunque l'atteggiamento di una parte del clero e dei laici tradizionalisti del tempo.
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“La donna ha il diritto di vestirsi solo a lutto. Non appena ha rag- giunto l’età adulta, dovrà ‘coprire il suo viso che è fonte di tanti pericoli, altrimenti rischia di perdere la beatitudine eterna.” Tertulliano, apologeta 155 - 230.La citazione attribuita a Tertulliano (circa 155-230 d.C.), noto apologeta cristiano e teologo cartaginese, riflette la sua visione radicale e ascetica riguardante la condotta femminile, in particolare nell'opera De virginibus velandis (Sul velo delle vergini) e De cultu feminarum (Sull'abbigliamento delle donne).
Ecco i punti chiave del suo pensiero su questo tema:
Il Velo come Obbligo: Tertulliano insisteva affinché le donne, non appena raggiunta la pubertà (età adulta), coprissero il capo e il viso con un velo, estendendo l'obbligo citato da San Paolo (1 Corinzi 11) anche alle vergini, non solo alle donne sposate.
"Fonte di Pericoli": Considerava la bellezza femminile, e in particolare il viso scoperto, come una tentazione pericolosa per gli uomini, capace di indurli in peccato e di "incendiare" la concupiscenza.
Abbigliamento a Lutto: Nei suoi scritti, esortava le donne a vestirsi con abiti semplici e dimessi, quasi a lutto, per espiare la colpa originaria di Eva (il peccato originale), descrivendo la donna come "la porta del diavolo".
Beatitudine Eterna: La copertura del capo era interpretata come un segno di sottomissione, modestia e disciplina cristiana, fondamentale per la salvezza e per non perdere la "beatitudine eterna", distinguendosi dalle abitudini mondane.
In sintesi, Tertulliano sosteneva che il velo fosse necessario per proteggere sia la castità della donna che la virtù degli uomini, in un contesto in cui la vanità e l'ostentazione erano viste come nemiche della fede.
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“Nessuna donna può entrare dove si intrattiene un sacerdote.” Sinodo di Parigi, 846.
“Vicino alle chiese non possono abitare donne.” Sinodo di Coyaca, 1050.
“I sacerdoti che ospitano donne sospette dovranno essere puniti. Il vescovo dovrà vendere le donne come schiave.” Secondo sinodo di Toledo, 589.
“La sola consapevolezza del proprio essere dovrebbe costituire una vergogna per le donne.”
Clemente Alessandrino, prima del 215.
“Le donne non possono né scrivere, né ricevere lettere a proprio nome.” Sinodo di Elvira, 4° sec.
“Le donne non possono cantare in chiesa.”San Bonifacio, missionario benedettino e apostolo dei tedeschi, 675-754.
“La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare o dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. […] Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia.”. San Paolo Apostolo.
“La sola consapevolezza del proprio essere dovrebbe costituire una vergogna per le donne.”Clemente Alessandrino, Padre della Chiesa, teologo apologeta 150-215ca.
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“La donna ha il diritto di vestirsi solo a lutto. Non appena ha raggiunto l’età adulta, dovrà ‘coprire il suo viso che è fonte di tanti pericoli, altrimenti rischia di perdere la beatitudine eterna.” Tertulliano, Padre della Chiesa, teologo apologeta 160-220ca.La citazione riportata è attribuita a Tertulliano (Quinto Settimio Florente Tertulliano, ca. 155-230 d.C.), noto teologo, scrittore e apologeta cristiano cartaginese, figura fondamentale della teologia latino-occidentale.
Il pensiero espresso rispecchia la posizione estremamente rigorista e ascetica che Tertulliano assunse nel suo trattato De cultu feminarum (L'ornamento delle donne), in particolare nel Libro II, e nel De virginibus velandis (Sul velo delle vergini).
Ecco alcuni punti chiave nel contesto:
Il contesto storico-teologico: Tertulliano scriveva in un'epoca in cui la Chiesa stava definendo la morale cristiana e le forme di pudicizia, spesso in contrapposizione ai costumi romani pagani, ritenuti eccessivi e immorali.
La donna come "Porta del Diavolo": In De cultu feminarum (I, 1), Tertulliano si rivolge alle donne con parole durissime, definendole la "porta del diavolo" (diaboli ianua) e responsabili della caduta dell'umanità (citando Eva), sostenendo che la donna deve espiare il proprio peccato attraverso un abbigliamento penitenziale.
Lutto e Penitenza: La sua esortazione a vestirsi "sempre a lutto" (o con abiti trasandati, rags and mourning) e a "coprire il viso" mirava a nascondere la bellezza femminile, considerata fonte di tentazione ("pericoli") e di peccato, per preservare la salvezza dell'anima.
Il velo come "Giogo": Nel De virginibus velandis,
Tertulliano argomenta con forza che le donne devono coprire il capo (e spesso il volto) in pubblico e specialmente in chiesa, definendo il velo come un "giogo" necessario per la sottomissione e la modestia.
In sintesi, la frase sintetizza la visione intransigente di Tertulliano che vedeva la bellezza femminile come un'insidia diabolica e chiedeva alle cristiane una vita di costante penitenza e velamento.
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“Tutto il sesso (femminile) è debole e sventato. Esse giungono alla salvezza solo tramite i figli.” San Giovanni Crisostomo, Dottore della Chiesa 349-407.
“Le donne non possono cantare in chiesa.” San Bonifacio, 675-754.
“La donna è meno morale dell’uomo essendo imbevuta di più liquido, elemento mutevole. Il che la rende volubile, curiosa: quando ha un rapporto con un uomo desidera farsi penetrare anche da un altro. Credimi, se le dai fiducia sarai deluso. Credi ad un esperto maestro. La donna è un uomo malriuscito che cerca di ottenere ciò che desidera con la falsità, con inganni demoniaci. L’uomo deve guardarsi da ogni donna, come da un serpente velenoso e un diavolo cornuto. Se raccontassi ciò che so sulle donne, il mondo ne rimarrebbe strabiliato. .. Nel rapporto sessuale l’uomo si assimila alla bestia ... - il seme maschile fa nascere forme perfette, ossia maschili, ma se per qualche avversità esso si guasta, allora fa nascere femmine…. perché nel coito c’è solo deformità, turpitudine, immondizia, ribrezzo.” Sant’Alberto Magno, Dottore della Chiesa 1206-1280.
“La donna è un errore della natura, con la sua eccessiva secrezione di liquidi e la sua bassa temperatura essa è fisicamente e spiritualmente inferiore, è una specie di uomo mutilato, fallito e mal riuscito, la piena realizzazione della specie umana è costituita solo dall’uomo.” San Tommaso d'Aquino, Dottore della chiesa e patrono delle università cattoliche 1225-1275.
“Quando vedi una donna, pensa che si tratti del diavolo! Essa è come l’inferno!” Papa Pio II 1405-1464.
“La donna sacerdote è un’offesa a Cristo! ”Papa Giovanni Paolo II, XX sec. Santo subito.
E per essere in tema con l’attualità qualche citazione dai Sinodi della Chiesa:
“Le donne non possono né scrivere, né ricevere lettere a proprio nome.” Sinodo di Elvira IV sec..
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“I sacerdoti che ospitano donne sospette dovranno essere puniti. Il vescovo dovrà vendere le donne come schiave.” Secondo Sinodo di Toledo 589.La citazione riportata è parzialmente imprecisa riguardo alla datazione e all'attribuzione specifica, sebbene rifletta il clima normativo di alcuni concili ispanici medievali.
Il contesto storico (589 d.C.): Il Terzo Sinodo (o Concilio) di Toledo del 589 d.C. è famoso per la conversione ufficiale dei Visigoti dall'arianesimo al cattolicesimo. Sebbene si occupasse di disciplina ecclesiastica, la specifica sanzione della vendita come schiave delle donne conviventi con sacerdoti non è il canone principale di quel concilio.
La norma sulla vendita delle donne: La disposizione che prevede la riduzione in schiavitù delle donne che convivono con il clero (chiamate subintroductae o concubine) è storicamente attestata nel Quarto Concilio di Toledo del 633 d.C. (e successivi), presieduto da Isidoro di Siviglia. Il Concilio decretò che le donne che avevano relazioni proibite con i chierici venissero separate, "vendute dal vescovo" (o vendute come schiave) e il chierico punito.
Sinodi successivi: Regole simili, con punizioni severe, furono emanate nel corso del VII secolo e riprese in epoche successive (come nel sinodo di Pavia del 1022 o citazioni di Pier Damiani nell'XI secolo) per imporre il celibato ecclesiastico.
In sintesi, la prassi di punire le donne conviventi con il clero tramite la vendita in schiavitù è una norma riscontrabile nei concili visigoti del VII secolo (in particolare Toledo IV, 633), e non è il canone centrale del Concilio di Toledo III del 589.
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“Nessuna donna può entrare dove si intrattiene un sacerdote." Sinodo di Parigi 846.
La frase “Nessuna donna può entrare dove si intrattiene un sacerdote”, attribuita al Sinodo di Parigi dell'846, è citata in studi storici e articoli sulla condizione femminile nella Chiesa medievale come esempio delle rigide restrizioni imposte al clero riguardo alla convivenza o al contatto con donne.
Questo provvedimento faceva parte di una serie di canoni ecclesiastici volti a imporre o rafforzare il celibato sacerdotale e a limitare la presenza femminile nelle case dei preti (le cosiddette subintroductae), per evitare scandali o relazioni improprie.
Contesto storico:
Sinodo di Parigi (846): In questo periodo, sotto l'impero carolingio, i sinodi locali cercavano di riformare la disciplina del clero, spesso con norme severe riguardo alla vita privata dei sacerdoti.
Altri provvedimenti simili: La stessa fonte cita norme stringenti in altri sinodi, come il divieto di far abitare donne vicino alle chiese (Sinodo di Coyaca, 1050) o la punizione drastica per i preti che ospitavano "donne sospette" (2° sinodo di Toledo, 589).
Tali norme evidenziano una tradizione ecclesiale che per secoli ha cercato di separare nettamente la figura del sacerdote da quella femminile, spesso interpretando la presenza di donne come un pericolo per la purezza del ministero.
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“Vicino alle chiese non possono abitare donne.” Sinodo di Coyaca 1050.
E ricordiamolo, Ipazia di Alessandria, filosofa neoplatonica e scienziata, fu uccisa dai monaci cristiani 355-415, anche in odio alle donne libere.
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https://www.bartolomeodimonaco.it/lette ... li-uomini/Bibbia e religione degli uomini
8 Febbraio 2010
in Letteratura
di Maria Antonietta Pinna
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Maschio o femmina?
Cosa?
Si, Dio, voglio dire, maschio o femmina?
Maschio,ovvio.
Ovvio?
Si.
Per chi?
Per tutti.
Tutti chi?
Tutti tutti.
Per quale motivo i traduttori della Bibbia hanno dimenticato che la Deità è originariamente androgina? La parola Heloim è un plurale femminile, tradotto impropriamente come un singolare maschile. Heloim è formato dal femminile ALH, Eloh + il maschile IM.
“Ma poichè IM è solitamente la terminazione del plurale maschile, ed è qui aggiunto a un nome femminile, esso dà alla parola Elohim il senso di una potenza femminile unita a un’idea maschile e quindi capace di prolificare. Sentiamo parlare molto del Padre e del Figlio, nelle comuni religioni attuali, ma nulla si dice della Madre”[1]. Nella Qabalah la madre è Elohim.
E Elohim è detto in Genesi IV, 26, “Facciamo l’uomo”. Adamo, fatto a somiglianza di Elohim, era maschio e femmina contemporaneamente, metafora dell’umanità.
La religione parla anche di Spirito Santo come entità maschile.
Ma è proprio così?
La parola ebraica RVCh, Ruach, Spirito, è femminile come è detto nel Sepher Yatzirah.
Nell’immagine dell’Elohim c’è la donna e c’è l’uomo che per la Qabalah sono uguali, nonostante la misoginia cattolica voglia farci credere il contrario.
La donna. Il lato sinistro dell’universo.
La Bibbia scritta dagli uomini.
Il cattolicesimo è la religione degli uomini, fatta per gli uomini.
Dice il Levitico: “L’uomo non deve velarsi il capo, essendo egli immagine e riflesso di Dio; mentre la donna è riflesso dell’uomo”.
San Tommaso d’Aquino, Summa Teologica, Suppl., q. 39, art 1: “Sul conferimento degli Ordini (ad una donna), essa non potrà riceverli, perchè dal momento che un sacramento è un segno, non solo la cosa, ma anche la significazione della cosa è richiesta in tutte le azioni sacramentali; …Poichè non è possibile nel sesso femminile significare una eminenza di grado, dato che la donna è in uno stato di soggezione, segue che una donna non può ricevere gli Ordini sacramentali.”
Prima lettera di San Paolo ai Corinzi: “L’uomo è il capo della moglie. Solo l’uomo è immagine e gloria di Dio… L’uomo non è stato creato per la donna, ma la donna è stata creata per l’uomo”.
San Giovanni Crisostomo, a cui Papa Ratzinger è particolarmente devoto: “La donna è male sopra ogni altro male, serpe e veleno contro il quale nessuna medicina va bene… Le donne servono soprattutto per soddisfare la libidine degli uomini.”.
Leggete Sant’Ambrogio, Sant’Agostino, San Paolo, San Giovanni Crisostomo o l’acidità del Tertulliano del De cultu Foeminarum.
Leggete la religione degli uomini.
[1] Magia della Cabala a cura di S.L. MacGregor Mathers, Mediterranee, 1981, p. 31.
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