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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 06/12/2021, 15:06 
https://economiacircolare.com/raee-terr ... gromining/

https://auto.hwupgrade.it/news/batterie ... 00386.html

http://www.arpat.toscana.it/notizie/arp ... lettronici


GROSSETO, SIENA, AREZZO


Urban mining: estrazione mineraria urbana da rifiuti elettrici ed elettronici




E’ in aumento la raccolta di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (raee), in Europa scarseggino le materie prime e siamo il primo continente per importazione, ma ancora poco si parla di urban mining, ovvero di un processo che consente il recupero ed il successivo re-impiego di materiali ad alta criticità e valore aggiunto proprio come le terre rare o i materiali preziosi contenuti nei raee137-12 - Urban mining: estrazione mineraria urbana da rifiuti elettrici ed elettronici
Ecodom, il Consorzio italiano per il Recupero e Riciclaggio degli Elettrodomestici, ha presentato, di recente, il rapporto di sostenibilità per l’anno 2011. I risultati sono incoraggianti, l’ammontare dei rifiuti elettrici ed elettronici (frigoriferi, congelatori, condizionatori, lavatrici, lavastoviglie, forni e cappe) gestiti da questo consorzio si mostra in aumentato, si tratta del 6% in più rispetto al precedente anno (2010).

I materiali recuperati, 74.272 tonnellate di materie prime, costituite prevalentemente da ferro, plastica, alluminio e rame, sono state reinserite nei processi produttivi.

Tutto questo ha prodotto un risparmio energetico di 158 milioni di kWh, pari ai consumi domestici di 140.000 persone. Il processo di trattamento dei RAEE realizzato da Ecodom ha inoltre evitato l’immissione in atmosfera di circa 1,46 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2).

Molte altre materie possono essere recuperate dal trattamento dei RAEE, non solo plastiche e metalli, ma anche terre rare e metalli preziosi come l’oro ed altri anche rari. Stiamo parlando di elementi, come l’ittrio, l’europio, il neodimio, che l’Europa importa e che, in natura, si trovano diluiti in particolari rocce e sono utilizzati nel settore dell’elettronica, della biomedica o delle energie rinnovabili.

Le moderne tecnologie consentono di recuperare anche le terre rare dai prodotti giunti a fine vita, questo già di per sé costituisce un vantaggio per l’ambiente, infatti, il recupero di materia risulta meno impattante rispetto all’estrazione. Oggi, purtroppo, la percentuale di terre rare riciclate è ancora piuttosto basso, e molto c’è da fare in questo settore. In Italia sono molto pochi gli impianti che riescono a estrarre le varie terre rare da apparecchi elettrici ed elettronici.

Per questo si comincia a parlare di Urban mining, estrazione mineraria urbana, ovvero un processo che consente il recupero ed il successivo re-impiego di materiali ad alta criticità e valore aggiunto proprio come le terre rare o i materiali preziosi.

L’Urban mining consente di chiudere il ciclo dei rifiuti per una categoria di materie la cui domanda è in rapido aumento a livello europeo e mondiale, considerato il loro uso in settori molto avanzati, come energie rinnovabile, biomedica ecc.

Secondo uno studio condotto da un’importante azienda giapponese, la Yokohama metal co ltd, impegnata nella fusione e raffinamento di metalli non ferrosi, una tonnellata di minerale estratta da una miniera d’oro produce appena 5 grammi di oro di media, mentre una tonnellata di cellulari scartati può rendere 150 grammi.

Di urban mining si è parlato anche recentemente a Roma, in occasione di un convegno organizzato dalla Provincia di Roma, in collaborazione con ENEA e Bioprojectgroup srl, dal titolo “Tecnologie e strategie per una politica industriale sostenibile. Urban Mining e Riciclo delle materie prime. Una proposta per l’area metropolitana di Roma”.

Lo scopo del convegno è stato quello di indagare la possibilità di realizzare nell’area metropolitana di Roma impianti tecnologici per il recupero e riciclo di materie prime dai rifiuti, in particolare dai rifiuti elettrici ed elettronici in modo da implementare la green economy.

La realizzazione di questo progetto richiede una comunione di intenti tra istituzioni pubbliche e mondo della ricerca, per questo ENEA ha affiancato la provincia di Roma nella realizzazione del progetto con il contributo anche di Bioprojectgroup srl. L’ENEA infatti detiene le conoscenze scientifiche nell’applicazione delle tecnologie ambientali indispensabili per la realizzazione di tale progetto mentre la Provincia di Roma offre il proprio supporto per affrontare le complesse problematiche legate alla realizzazione di impianti di riciclo dei RAEE.


Il recupero dei RAEE in Toscana

Raetech è un azienda toscana, ma che opera in tutta Italia, specializzata nella raccolta, smantellamento, disassemblaggio, selezione, recupero e riciclo (per oltre il 90% delle materie prime presenti nel rifiuto) dei RAEE. L’azienda si occupa di smantellare e recuperare centrali di telecomunicazione e ponti radio, recuperare e riciclare telefoni fissi, cellulari e mobili (Etacs-Cordless-DECT) e qualsiasi altra apparecchiatura elettrica ed elettronica.

Revet è un'azienda specializzata nella raccolta, selezione e trattamento di materiali destinati al riciclaggio e opera prevalentemente in Toscana. Nei suoi impianti si seleziona vetro, plastiche, barattoli di acciaio, lattine in alluminio, imballaggi in poliaccoppiato (come ad esempio il Tetra Pak) e si producono profilati destinati a costruttori e commercianti di arredi per esterni. Considerato che il corretto trattamento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche è una delle sfide più importanti, ma è anche una grande opportunità, per l'industria italiana del riciclo Revet (dopo i buoni risultati ottenuti con le plastiche eterogenee, il cui riciclo ha consentito di mettere in produzione particolari per automotive ed edilizia (persiane per prefabbricati), casalinghi e arredi per esterni) sta investendo in ricerca anche per poter trovare un nuovo canale di sbocco per manufatti realizzati a partire dal riciclo della plastica dei Raee e di rigenerati a base di ABS (acrilonitrile-butadiene-stirene), polimero termoplastico utilizzato per produrre oggetti leggeri e rigidi come le scocche dei monitor, i profili e le basi delle tv ultrapiatte, le controporte ed i cassetti interni di frigoriferi e congelatori.


http://www.arpat.toscana.it/notizie/arp ... lettronici

http://www.revet.com/it/

http://www.raetech.it/



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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 17/12/2021, 10:15 

Ecco perché il polo nord magnetico si sta spostando



https://www.romadailynews.it/attualita/ ... o-0460542/

https://www.google.com/search?q=POSSIBI ... e&ie=UTF-8

consiglio di comprare oro in lingotti .

e tenerli in deposito sicuro


interessante , ma di sto tizio mi fido molto poco ...

Guarda su youtube.com


https://it.wikipedia.org/wiki/Magnetosfera


zio ot [:305]



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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 18/12/2021, 18:28 
ENERGIA, TEMPESTA PERFETTA. E L’ENEL DEVE RIACCENDERE IL CARBONE ALLA SPEZIA


Il gas è in affanno, si spengono quattro reattori atomici in Francia, i prezzi del chilowattora impazziscono. E così l’Italia deve fare dietrofront.

La tempesta perfetta sull’energia. Il gas è in affanno, manca corrente in tutta Europa, si spengono quattro reattori atomici in Francia, i prezzi del chilowattora impazziscono, il Governo cerca strumenti per tenere a freno i rincari. E intanto l’Italia fa dietrofront: l’Enel deve rallentare il programma ecologico accelerato ed è costretta a riaccendere il carbone alla Spezia. Il metano scarseggia, il freddo spinge la domanda di corrente elettrica, il sole spegne il fotovoltaico prima delle 17, si è sopito il vento che fa girare le braccia all’eolico, così Terna, la Spa che governa i flussi dell’alta tensione, ha richiamato in servizio il gruppo a carbone della centrale elettrica spezzina per la quale l’Enel aveva appena ottenuto il via libera per spegnere il gruppo 3 e cambiare tecnologia, passando al metano. Niente metano, per ora; e lunedì scorso è stata riaccesa a tutto carbone la linea numero 3. Richiamati dallo sciopero i dipendenti per riavviare la centrale.


Ma era accaduto così anche una decina di giorni fa per la centrale a carbone dell’A2A a Monfalcone (Gorizia), che era stata spenta per i lavori di passaggio al metano: è stata richiamata in servizio a bruciar carbone, riaccesa per immettere corrente sulla rete di alta tensione. La manovra salva bollette che sta mettendo a punto il Governo potrebbe ridurre i rincari in arrivo dal 1° gennaio, rincari che molti pronosticano al 50% ma c’è chi teme un aumento del 70%.
Cronaca di una tempesta perfetta

La cronaca che corre sui fili dell’elettricità pare descrivere la tempesta perfetta del disastro energetico. In Francia l’EdF spegne per manutenzione alcune grandi centrali, pari al 10% del fabbisogno nazionale. Così in Francia e in tutta Europa le borse elettriche impazzano a prezzi da brivido, e in Italia la quotazione elettrica al Gme per le forniture all’ingrosso di venerdì 17 dicembre arriva a 329,72 euro per mille chilowattora, 387 per l’ora di punta quando il sole tramonta e il freddo fa accendere i termosifoni.

Anche la quotazione della CO2 corre all’impazzata e sui costi delle centrali a metano può rappresentare un rincaro finale nella bolletta della luce nell’ordine dei 25-30 centesimi in più al chilowattora.

Nel frattempo viene rinviata ancora una volta la liberalizzazione energetica, con i suoi contratti a prezzo fisso che hanno evitato i rincari a tanti consumatori liberi, liberalizzazione completa che slitta dal 2023 al 2024.

E il metano, il quale in molti Paesi (Italia compresa) è la fonte che determina il prezzo finale del chilowattora, in soli cinque giorni di transazioni alla borsa italiana del gas Psv è rincarato del 35%, passando da 34 a circa 46 dollari per milione di Btu, spinto dalle stesse ragioni che fanno rincarare il chilowattora: il freddo, scorte modeste, forniture dalla Russia inferiori al previsto, domanda in aumento.
In dettaglio: il nucleare francese e i prezzi elettrici

In un mercato dell’energia già nervoso, l’annuncio della chiusura di quattro reattori nucleari da parte di EdF, ha portato a un aumento record dei prezzi benchmark europei dell’energia elettrica. I reattori costituiscono quasi il 10% della capacità nucleare francese e con il calo previsto delle temperature nelle prossime settimane l’annuncio ha fatto subito crescere il costo energetico in Europa, con ricadute sui Paesi che importano la corrente elettrica atomica francese come in Germania, Spagna, Italia e Gran Bretagna.

Il costo dell’elettricità tedesca per il 2022 è cresciuta di oltre il 10% dopo l’annuncio, salendo fino a 227 euro per megawattora sull’European Energy Exchange AG. Per la Francia il prezzo medio dell’elettricità sul mercato Week-ahead ha avuto un aumento del 20% a 485 euro per mille chilowattora, mentre il contratto di gennaio è aumentato del 36%.Il prezzo dell’elettricità per consegne a gennaio è rincarato in Francia di oltre il 50% a 585 euro per mille chilowattora e in Germania i contratti a gennaio si collocano a 365 euro con un aumento del 19%.
Il ritorno al carbone: La Spezia

Due settimane fa il ministero della Transizione economica aveva dato all’Enel il via libera a spegnere il carbone per trasformare il gruppo 3 della centrale in una delle 48 nuove centrali a gas ad alta efficienza progettate per coprire le fluttuazioni delle rinnovabili più “meteopatiche”, cioè sole e vento.
Ma Terna ha chiesto di sospendere i lavori di smantellamento e ricostruzione del gruppo SP3 per “garantire la continuità del servizio e della sicurezza del sistema elettrico” ed è stato sospeso lo sciopero straordinario già programmato.
L’immensa macchina si è rimessa in moto.
Il ritorno al carbone: Monfalcone

Terna ha chiesto ad A2A di riaccendere la centrale elettrica di Monfalcone lungo il canale Valentinis, ferma da mesi. Il motivo è l’ondata di freddo con il picco nella domanda di energia.
L’impianto, costruito una cinquantina d’anni fa, occupa 30 ettari ed è formato da due gruppi indipendenti a carbone, uno da 165 megawatt e l’altro da 171. Il progetto dell’A2A, inserito nel piano energetico del Friuli-Venezia Giulia, prevede la fermata del carbone, lo smantellamento dell’impianto vecchio e la costruzione di nuove linee alimentate con metano ad alta efficienza con la possibilità di usare anche idrogeno. La nuova centrale sarà più compatta e occuperà meno spazio: una parte dell’area sarà data per usi collettivi condivisi con le comunità locali.

Fonte: Il Sole 24 Ore


https://www.attivitasolare.com/energia- ... la-spezia/


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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 22/12/2021, 18:30 
La Cina continua a puntare sul carbone: “sta utilizzando politiche climatiche solo per indebolire l’Occidente”
“Per il presidente Xi Jinping, l'agenda della decarbonizzazione è solo un modo molto semplice per indebolire l'Occidente. Le riduzioni di anidride carbonica hanno senso solo per coloro che Pechino desidera danneggiare e soppiantare”, si legge in un rapporto della Global Warming Policy Foundation


Un nuovo documento della Global Warming Policy Foundation avverte che la Cina non ha intenzione di decarbonizzare. Sebbene si dica che ridurrà le emissioni di CO₂, in realtà il potere dei comunisti svanirebbe senza la costante crescita economica che solo i combustibili fossili possono portare, secondo l’autrice del documento, l’esperta cinese Patricia Adams. Adams è un’economista e direttrice esecutiva di Probe International, una ONG con sede a Toronto che è stata coinvolta nel movimento ambientalista cinese sin dai suoi inizi a metà degli anni ’80.

Adams afferma che la Cina è intenzionata a diventare l’unica superpotenza mondiale e sta utilizzando tutti i mezzi a sua disposizione per assicurarsi i combustibili fossili per guidare la sua crescita. “Pechino ha svelato le sue carte alla COP26, assicurando che il testo fosse annacquato al punto da essere privo di significato”, sostiene Adams.

“Il vertice sui cambiamenti climatici COP26 a Glasgow, nel novembre 2021, è stato progettato per convincere 190 leader mondiali a impegnarsi a ridurre le emissioni di anidride carbonica e salvare il pianeta. L’obiettivo principale era il carbone, responsabile del 42% delle emissioni mondiali di anidride carbonica e molto più inquinante delle fonti energetiche alternative, compresi altri combustibili fossili. Ma all’ultimo minuto, India e Cina, i maggiori consumatori del mondo, hanno chiesto una modifica al testo dell’accordo. Senza la foglia di fico del sostegno di Pechino, in particolare, la finzione dei negoziati sul clima sarebbe finita. Il vertice della COP26 ha quindi ceduto e il linguaggio è cambiato, da un impegno urgente a “eliminare gradualmente” l’uso dell’energia dal carbone, a “ridurre gradualmente”, suggerendo una lenta marcia nelle riduzioni che consentirebbe l’uso continuato del carbone a tempo indeterminato. L’insistenza della Cina sul linguaggio che ha approvato l’uso continuato di combustibili fossili ha le sue radici in due esigenze urgenti. In primo luogo, senza carbone, petrolio e gas, la sua economia avrebbe prestazioni inferiori, screditando la legittimità del governo comunista. Altrettanto importante, senza combustibili fossili, il presidente cinese Xi Jinping non sarebbe in grado di raggiungere il suo obiettivo generale: rendere la Cina la potenza suprema del mondo entro l’anno 2049, il centenario della fondazione della Repubblica popolare cinese”, scrive Adams nel suo rapporto.

Secondo l’esperta, “la Cina usa l’agenda climatica sia come un modo per rafforzare la sua economia sia come un’arma per indebolire altri Paesi”. “Ora monopolizza le industrie eoliche e solari globali, sebbene la propria infrastruttura per le energie rinnovabili, come ovunque, sia inaffidabile (e quindi richieda il backup della generazione termica), costosa e soggetta ad alti tassi di riduzione. Ma i suoi siti nazionali di energie rinnovabili servono come efficaci progetti dimostrativi per i tour degli ambientalisti occidentali, che poi fanno pressioni sui loro governi per acquistare queste forme di energia costose e inaffidabili. Quando lo fanno, questo dà alla Cina due vittorie per le due sconfitte dell’Occidente. Sullo stesso modello di trarre profitto dalla vendita all’Occidente di tecnologie paralizzanti, la Cina spera di dominare il mercato dei veicoli elettrici”, afferma Adams.

“Perseguendo politiche climatiche unilaterali, i Paesi occidentali stanno ostacolando le loro economie attraverso l’aumento dei costi energetici, blackout elettrici e altre carenze di approvvigionamento come sicuramente potrebbero fare i sabotatori in tempo di guerra, solo che il danno è autoinflitto e a livello di sistema. Nessuna arma è più potente nel paralizzare le economie occidentali dell’agenda delle emissioni zero nette. L’esercito cinese qui include ONG ambientaliste e media occidentali, che insieme danno a politici ingenui i loro ordini di marcia”, si legge nel rapporto.

“Affinché il regime comunista sopravviva, e questa è sicuramente la massima priorità del Partito Comunista Cinese, i combustibili fossili per la crescita economica devono essere sicuri, il che spiega perché tutte le risorse dello stato sono messe a disposizione per questo compito. Il perseguimento delle riduzioni di CO₂ all’interno della Cina non servirebbe né all’obiettivo di preservare il dominio comunista né a diventare la principale superpotenza mondiale entro il 2049. Per la leadership cinese, è una follia. Per quanto riguarda il PCC, le riduzioni dell’anidride carbonica hanno senso solo per coloro che desidera danneggiare e soppiantare”, conclude Adams.

A proposito delle riduzioni di emissioni, un rapporto di Center for Research on Energy and Clean Air (CREA) e Global Energy Monitor (GEM), riferito all’anno 2020, mette in luce come la Cina non stia affatto intraprendendo la strada della decarbonizzazione, anzi. “Mentre l’interesse per nuovi investimenti nell’energia dal carbone sta rallentando in gran parte del mondo, è in aumento in Cina. Nel 2020, la Cina ha creato oltre tre volte la nuova capacità di energia a carbone di tutti gli altri Paesi del mondo messi insieme, l’equivalente di oltre una grande centrale a carbone a settimana. Inoltre, in Cina sono stati avviati oltre 73 gigawatt (GW) di nuovi progetti di energia a carbone, cinque volte tanto quanto in tutti gli altri Paesi, mentre anche i permessi di costruzione per nuovi progetti a carbone sono accelerati”, si legge nel rapporto.

I risultati chiave del rapporto includono:

La Cina ha commissionato 38,4 GW di nuove centrali a carbone nel 2020, oltre il triplo degli 11,9 GW commissionati nel resto del mondo.
La flotta a carbone della Cina è cresciuta di 29,8 GW netti nel 2020, mentre nel resto del mondo la capacità netta è diminuita di 17,2 GW.
La Cina ha avviato 73,5 GW di nuove proposte di centrali a carbone nel 2020, oltre cinque volte i 13,9 GW avviati nel resto del mondo messi insieme.
Le province cinesi hanno concesso l’approvazione alla costruzione di 36,9 GW di progetti di centrali a carbone nel 2020, oltre tre volte la capacità consentita nel 2019 (11,4 GW).
La Cina ha ora 247 GW di centrali a carbone in fase di sviluppo (88,1 GW in costruzione e 158,7 GW proposti per la costruzione) – un aumento del 21% rispetto alla fine del 2019 (205 GW) e quasi sei volte l’intera capacità a carbone della Germania (42,5 GW) .

“L’alto livello di sviluppo delle centrali a carbone in Cina è notevole, dato il recente impegno del presidente Xi Jinping a portare il Paese alle emissioni zero entro il 2060. Nonostante l’impegno, la crescita nello sviluppo delle centrali a carbone è stata resa possibile dalla supervisione permissiva del governo centrale, compreso l’allentamento delle restrizioni sulla costruzione di nuove centrali a carbone e sui permessi nella maggior parte delle province cinesi”, si legge nel rapporto.

Immagine

La variazione netta della capacità energetica globale a carbone 2000-2020 (linea continua) e la variazione netta senza la Cina (linea tratteggiata). Fonte: Global Coal Plant Tracker, Gennaio 2021


https://www.meteoweb.eu/2021/12/la-cina ... e/1749827/


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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 23/12/2021, 13:01 
Chi l'avrebbe mai detto... Se ci mettiamo anche le politiche nei confronti della Russia del tutto senza senso e con l'unico risultato plausibile tanto per tagliarci da soli anche l'altro cordone energetico si capisce bene che a guidare questo continente ci sono dei traditori del popolo europeo. Ci stanno suicidando.



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TAVOLA PERIODICA DEGLI ELEMENTI...

IN ESAURIMENTO!


Elisabetta Vincenzi


06 settembre, 2019


2019: l'anno della tavola periodica degli elementi… Ma, attenzione, esiste anche una tavola periodica degli elementi in via di esaurimento!

Il sistema che mette in ordine gli elementi chimici compie 150 anni: per celebrare il compleanno di uno strumento fondamentale per la scienza, l'UNESCO ha deciso di intitolargli il nuovo anno.

Mendeleev riorganizzò tutti i 63 elementi chimici all'epoca conosciuti preparando una scheda con le caratteristiche di ciascuno. Oggi li troviamo ordinati per numero atomico crescente (dato dal numero di protoni nel nucleo). Lo scienziato russo si accorse che proprietà chimiche simili si ripetevano a intervalli regolari, e che queste caratteristiche variavano gradualmente al crescendo del numero atomico.

La collocazione degli elementi nella tavola, basata sulle somiglianze nel comportamento chimico, fu usata anche per predire la proprietà degli elementi non ancora scoperti cui spettavano i "posti vuoti" nella griglia mendeleeviana. Oggi gli elementi noti della tavola periodica sono 118, ma gli scienziati stanno cercando il 119 e il 120.

Fino a poco tempo fa, l’umanità ha trattato la Terra come una risorsa infinita ma in realtà così non è: alcuni elementi, purtroppo, sono a “rischio estinzione”.
Tra quelli che subiscono una grave minaccia nei prossimi 100 anni ci sono l’argento, l’elio, lo zinco e il gallio.

Il numero atomico del gallio è 31. Si tratta di un metallo bianco-blu scoperto per la prima volta nel 1831, che possiede alcune proprietà inusuali, con un punto di fusione molto basso e la riluttanza all’ossidazione, che lo rendono utile come rivestimento per specchi ottici, una guarnizione liquida in apparecchi riscaldati e un sostituto del mercurio nelle lampade ultraviolette. E’ anche molto importante per rendere i display a cristalli liquidi utilizzati in televisori a schermo piatto e monitor per computer perchè può emettere luce da un impulso elettrico; viene usato in semiconduttori, LED, laser e nell'industria solare

Negli ultimi anni è aumentata la produzione di televisori a schermo piatto e monitor per computer e si ritiene che il gallio rappresenti lo 0,0015 per cento della crosta terrestre e non vi sono riserve concentrate.

Un altro elemento in pericolo di estinzione (numero 49 nella tavola periodica), simile per molti versi al gallio, è l’indio, un metallo morbido e malleabile che è disponibile in quantità ridotte sulla crosta terrestre, usato come additivo della benzina, o come componente delle barre di controllo utilizzate nei reattori nucleari, ma anche nel vostro telefono, computer o in qualsiasi altro schermo LCD.

Anche l’afnio, elemento 72, ha un destino segnato. Non abbiamo miniere di afnio intorno, si nasconde in quantità minime in minerali che contengono zirconio, da cui viene estratto con un processo complicato e viene usato molto nei chip dei computer.

Persino lo zinco, il vecchio zinco comune legato al rame per fare l’ottone, e che gli Stati Uniti hanno usato per le monete ordinarie di un centesimo quando il rame era in scarsità di approvvigionamento nella seconda guerra mondiale, ha un grosso rischio di estinzione. Lo zinco non è mai stato raro ma l’offerta è finita e la domanda infinita.

In altre parole, nelle nostre vite quotidiane dipendiamo da molti metalli che sono o poco comuni, o ambientalmente dannosi o che si trovano soltanto in luoghi come Cina, Bolivia o nella Repubblica Democratica del Congo dilaniata dalla guerra.

Ogni mese, nei Paesi dell'Unione Europea, 10 milioni di smartphone vengono gettati via. Essi non vengono attentamente riciclati, ma distrattamente buttati nella spazzatura.

E’ un grave problema, e non solo perché gli smartphone in disuso vanno ad aumentare il quantitativo di rifiuti elettronici, ma anche perché alcuni dei materiali che li compongono sono tutt'altro che abbondanti e, se non li recuperiamo dagli esemplari scartati, rischiamo di esaurirli.

Le parlamentari europee Catherine Stihler e Clare Moody sono ben coscienti di questo problema: per diffonderne la consapevolezza, hanno presentato a Strasburgo una particolare tavola periodica degli elementi elaborata da alcuni scienziati dell'Università di St. Andrews.

La particolarità di questa tavola, rispetto a quella normale, è che essa si concentra sui «90 elementi che compongono ogni cosa» e ne sottolinea visivamente la scarsità.

Dal diagramma si evince chiaramente come i materiali che finiscono negli smartphone siano in pericolo, vuoi perché non se ne trovano in abbondanza vuoi perché provengono da zone interessate da conflitti in corso.

Leggi l'articolo originale su ZEUS News

- https://www.zeusnews.it/n.php?c=27089

Una situazione del genere dovrebbe spingere a ripensare - sostengono le due europarlamentari, con l'appoggio dell'Associazione europea per le Scienze chimiche e molecolari (EuChemS) - la pratica fin troppo diffusa di sostituire lo smartphone ogni due anni circa, e invogliare a riciclare i vecchi apparecchi.

«È stupefacente vedere come tutto ciò che c'è nel mondo sia costruito con 90 mattoni, i 90 elementi chimici che si incontrano naturalmente» commenta David Cole-Hamilton, vicepresidente della EuChemS. «Di ciascuno c'è solo un quantitativo limitato, e noi usiamo alcuni di essi tanto rapidamente che spariranno dal mondo in meno di 100 anni. Molti di questi elementi sono invia di estinzione: dovete proprio cambiare il telefonino ogni due anni?».

Guardando ciascuno dei 62 metalli che usiamo oggi, compresa la scarsità di ogni elemento, la concentrazione in ciascuna nazione e la difficoltà di trovare sostituti adatti, lo studio crea una tavola periodica del rischio (o, come lo chiamano i ricercatori, “criticità”).

Zinco, rame ed alluminio – quelli più comunemente usati nelle industrie manifatturiere da molto prima della rivoluzione dei computer – pongono un piccolo rischio, pertanto hanno punteggi di “criticità” relativamente bassi. Tuttavia, a differenza dei metalli che erano comuni nelle ere passate, quelli usati nelle tecnologie più nuove ed emergenti, compresi smartphone, batterie, celle solari avanzate e varie applicazioni mediche, non sono altrettanto facili da ottenere in modo affidabile. Alcuni degli elementi, come l'arsenico
e il selenio, non possono essere estratti singolarmente; di solito sono un sottoprodotto di altri processi minerari.

Lo studio, pubblicato fra gli Atti dell'Accademia Nazionale delle Scienze, ha scoperto che i limiti di disponibilità sono più importanti per i metalli usati nell'elettronica, come il gallio e il selenio, anche se, per le implicazioni ambientali, i metalli come oro
e mercurio hanno dimostrato i rischi maggiori. Restrizioni di disponibilità imposte potrebbero alterare la disponibilità di metalli come il cromoe il niobio, che contribuiscono alla formazione di importanti leghe di acciaio, tungsteno e molibdeno, che vengono usati per leghe ad alta temperatura.

Il punto più importante per gli autori dello studio è quello di sottolineare la necessità di un programma di maggiore riciclaggio dell'elettronica così come di un cambiamento nel modo di pensare la progettazione. Più si rimettono in circolazione questi metalli, meno diventa la domanda di materiale fresco di miniera, osserva l'autore principale, l'ecologo industriale Thomas Graedel, che dice, “Penso che questi risultati dovrebbero mandare un messaggio ai progettisti dei prodotti: passare più tempo a pensare a cosa succede dopo che i loro prodotti non vengono più usati.”

La green economy viene presentata e sbandierata come la panacea di tutti i mali di questo secolo. Tutto questo e molto altro appartiene a un modello economico che non tiene mai conto dei limiti naturali di energia e materia prima che sono l’essenza di ogni cosa. Lo sviluppo delle energie rinnovabili in Europa potrebbe essere presto frenato dalla mancanza di disponibilità di alcune materie prime. Questo pericolo è al centro del rapporto messo a punto dall’Institute for Energy and Transport del Joint Research Centre della Commissione Europea. Il documento, intitolato Critical Metals in Strategic Energy Technologies, lancia l’allarme soprattutto su cinque materiali: indio, gallio, tellurio,
neodimio e disprosio, i primi tre utilizzati nel fotovoltaico, gli ultimi due per realizzare gli impianti eolici. Basti pensare che il governo cinese sta accumulando terre rare ormai da un po’ di anni, con l’obbiettivo di assicurare alla Cina la disponibilità di questi materiali strategici per la produzione di componenti tecnologici, la cui crescita è destinata a continuare nel futuro.

Quindi entriamo nel paradosso… per ottenere e sostenere energie pulite e per il progresso tecnologico rischiamo di estinguere alcune risorse di materie prime. Ancora una volta la risposta è nel riciclaggio responsabile dei rifiuti, che sempre più si delinea come una necessità imprescindibile.

ELISABETTA VINCENZI

http://www.arpat.toscana.it/notizie/not ... ti-chimici

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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 31/12/2021, 19:11 
barionu ha scritto:



08 mar 2020 09:26


LA PROFEZIA DI HITCHCOCK


( zio ot a fondo bancone .... )



Guarda su youtube.com





zio ot [:305]



E' LA FINE DEL MONDO .....



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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 01/01/2022, 14:05 
barionu ha scritto:
barionu ha scritto:

08 mar 2020 09:26
LA PROFEZIA DI HITCHCOCK

( zio ot a fondo bancone .... )
Guarda su youtube.com

zio ot [:305]

E' LA FINE DEL MONDO .....


Mi dice che non é disponibile

>buon anno



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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 01/01/2022, 19:25 
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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 01/01/2022, 20:22 
La Cina sta facendo enormi scorte di cibo
Maurizio Blondet 1 Gennaio 2022

(Kattifi Kinesi, il tono dell’articolo).

… a titolo di premessa, segnaliamo che attualmente la Cina conta circa il 18,5% della popolazione mondiale. Quali sono le capacità produttive cinesi in campo alimentare? Il 12% dei pascoli permanenti mondiali ed il 9% delle terre coltivate si trovano in Cina. La Cina è responsabile di circa il 25% della produzione mondiale di riso e patate e poco meno del 20% di quella del grano. Inoltre gli allevamenti cinesi producono circa il 40% della carne suina nel mondo.
La Cina si posiziona al primo posto per produzione di uova, con circa il 35% dell’output globale.
Si posizione in testa alla classifica anche nel campo della pesca e dell’acquacoltura, con il 36% della produzione totale.

Nonostante la Cina sia un leader mondiale nella produzione di cibo, come abbiamo appena visto, è anche il paese che ne importa di più. Nel solo 2020 le importazioni alimentari cinesi (escluse le bevande) ammontavano a 98 miliardi di dollari, una cifra talmente elevata da eclissare completamente le esportazioni. Pechino è anche il secondo più grande importatore di riso al mondo. Ma la situazione è più preoccupante di quello che pensate. Secondo i dati del Dipartimento dell’Agricoltura americano nella prima metà dell’annata di raccolta 2022 la Cina deterrà il 69% delle riserve di mais globali, il 60% del riso ed il 51% del grano.

Il capo dell’amministrazione delle riserve strategiche Qin Yuyun ha affermato che Pechino sta mantenendo delle riserve di cibo storicamente elevate, e che, per esempio, le riserve di grano sono sufficienti per soddisfare la domanda interna per 18 mesi. Non solo, ad aprile 2021 è stata approvata una legge che punisce severamente lo spreco alimentare: Pesanti ammende per i servizi di catering ed i ristoranti che non vegliano a che i clienti non sprechino il cibo e che non espongono cartelli ed avvisi che incoraggino la frugalità; Divieto di diffondere video di persone che si abbuffano, pena, nei casi ritenuti più gravi, la chiusura del media responsabile.

Il fatto che un paese che ha il 18% della popolazione mondiale importi e accumuli più del 50% dei cereali prodotti (oltre ad enormi quantità di carne) non può che avere una semplice conseguenza: penuria per tutti gli altri e conseguente aumento dei prezzi. Sempre secondo la FAO, a novembre 2021 l’indice dei prezzi era il 30% più alto che nello stesso periodo nel 2020, cosa che aggrava la situazione per quelle centinaia di milioni di persone in stato di malnutrizione e certamente non aiuta la ripresa in Occidente, dove milioni di famiglie hanno dato fondo ai risparmi per fronteggiare le conseguenze della pandemia. Ricordiamo che oltre all’aumento dei prezzi degli alimenti, ci troviamo di fronte ad un’impennata inaudita dei prezzi dell’energia. Ma oltre a tutto questo, c’è una domanda che dobbiamo porci: perché il regime cinese sta accumulando cibo ad un ritmo mai visto prima? Cosa pensano possa accadere nel mondo i leader del Partito Comunista Cinese? Non abbiamo una risposta certa a questa domanda, ma una cosa è chiara: se la Cina fa scorte di cibo, dovremmo cogliere il segnale ed irrobustire immediatamente la produzione domestica europea oltre che costituire delle riserve strategiche più importanti. Negli ultimi due anni il mondo è diventato un posto molto più instabile, piuttosto che un utopico ritorno “alla vita normale” bisognerebbe riflettere strategicamente, rafforzare la nostra società e renderla capace di sopportare e sopravvivere a crisi globali: che sia una pandemia, una guerra o le conseguenze del cambiamento climatico poco importa, ciò che conta è che la mancanza di cibo è la madre di tutte le problematiche che conducono al rovesciamento di un ordine costituito ed alla discesa nel caos di una società. Tratto dal link https://t.me/geopoliticalcenterfb/24285 al link https://t.me/geopoliticalcenterfb/24300

Io ho una risposta che più veloce non può essere!

La geopolitica del periodo è fortemente instabile, su questo blog abbiamo parlato di vari aspetti, quali il problema che in molte nazioni i raccolti sono stati scarsi https://www.orazero.org/more-crop-failu ... nd-brazil/
e di chi distrugge i raccolti https://www.orazero.org/il-governo-degl ... rifiutano/.
Ma in modo massiccio abbiamo parlato della crisi energetica e dell’emergere della crisi dei fertilizzanti:
-https://www.orazero.org/la-guerra-dei-fertilizzanti/
-https://www.orazero.org/energia-economia-inflazione-e-aziende-costrette-a-chiudere/
-https://www.orazero.org/urea-e-diesel-stanno-arrivando-tempi-pazzi-quando-non-basteranno-piu-i-soldi-per-comprare/
-https://www.orazero.org/un-piccolo-holodomor-e-in-arrivo-preparatevi-benvenuti-in-italzuela/
-https://www.orazero.org/world-energy-outlook-2021-il-disastro-che-sta-arrivando/

Ora vista la EVIDENTE scarsità di cibo che ne deriverà a livello globale tra il 2022 e il 2023, la forte instabilità occidentale, la follia portata avanti dalla politica green dai paesi occidentali, la mania di resettare l’occidente, ebbene è lapalissiano che la Cina si attrezzi a inglobare per se stessa le scorte per i prossimi 18 mesi, e credo che nemmeno ce le venderà a prezzo d’oro quando le nostre pancine saranno vuote.
Anzi credo che continuerà ad aumentare le scorte – per avere almeno una copertura di 24 mesi – fregandosene se i prezzi vanno alle stelle. Continuerà a comprare vista la follia occidentale e la grave situazione energetica e dei fertilizzanti.



commento
Spesso mi sento dire “la Cina alla fine invaderà la Siberia”, io dico che nel pantano siberiano nessun sano di mente ci vuole mettere il piede, è un territorio estremamente ostico, alla fine Pechino ha fatto semplici accordi bilaterali con la Russia per farsi inviare tutto il gas di cui aveva bisogno, perché invaderla se il tuo vicino ti fornisce quello di cui hai bisogno? E la Siberia non la conquisti facilmente, magari rischi seriamente di rimanerci stecchito in qualsiasi stagione dell’anno. E i russi sono anche persone che stipulano contratti a lungo termine nelle forniture energetiche.
Ehm già… i russi stipulano contratti a lungo termine nelle forniture energetiche… e noi europei – su mandato americano – non li abbiamo rinnovati.


https://www.maurizioblondet.it/la-cina- ... e-di-cibo/


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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 03/01/2022, 14:08 
CHIARA DILUCENTE

SCIENZA27.07.2021

Il 5% delle centrali elettriche mondiali

causa il 73% delle emissioni del settore


Secondo uno studio, interventi mirati sul club dei "super inquinatori"

potrebbero aiutare ad abbattere più velocemente le emissioni inquinanti

Ondate di calore eccezionali, alluvioni, incendi: gli effetti del cambiamento climatico si stanno palesando sul nostro pianeta in maniera sempre più evidente ed è ormai chiaro che l’eliminazione delle emissioni di anidride carbonica rappresenta una priorità assoluta del nostro futuro. Ognuno, in effetti, può fare qualcosa al riguardo, ma qualcuno deve più di altri.

Nel settore energetico, si tratta dei “super-inquinatori”, un numero limitato di strutture responsabili della maggior parte delle emissioni derivanti dalla produzione globale di elettricità. Colpendo in maniera mirata gli inquinatori più estremi di ogni nazione, quindi, si potrebbe raggiungere un abbattimento considerevole di tutte le emissioni di anidride carbonica, con grandi benefici a livello globale: è quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell'Università Boulder del Colorado, negli Stati Uniti.

Un problema per l’ambiente

Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, il settore energetico globale alimentato da combustibili fossili è in costante crescita, e con esso, anche il volume di anidride carbonica emesso in atmosfera. Negli ultimi due decenni, le emissioni di anidride carbonica derivanti dall’industria elettrica sono aumentate del 53% in tutto il mondo. E si prevede che, in futuro, oltre la metà di tutte le emissioni proverrà da questo settore. Numeri in aumento che si discostano in maniera netta da quelli che sono gli obiettivi per il clima, in cui i paesi delle Nazioni Unite si impegnano a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, con l'obiettivo intermedio di ridurre le emissioni di carbonio di almeno il 55% entro il 2030.

Come fare, allora, a perseguire questi obiettivi? Alcuni studiosi concordano nel limitare le emissioni di ciascuna struttura che si occupa di energia elettrica da combustibili fossili. Altri, invece, ritengono che sia più efficace un intervento mirato. Secondo diversi scienziati, infatti, il modo più efficace per affrontare il cambiamento climatico è prendere di mira la cosiddetta "élite degli inquinatori": individui che possiedono grandi quote di aziende di combustibili fossili e che sono tra il 10% più ricco della popolazione mondiale, e le carbon major, le cento aziende responsabili della fornitura del 70% di combustibili fossili a livello globale. Tra i settori analizzati c’è anche quello delle centrali elettriche a combustibili fossili, che bruciano ed emettono CO2 in atmosfera, come alcuni impianti a carbone negli Stati Uniti o in Cina.

Puntare ai pochi inquinatori

A fronte di queste evidenze, i ricercatori dell’Università del Colorado, guidati da Don Grant, hanno indagato le disuguaglianze tra i vari paesi del mondo nelle emissioni di anidride carbonica delle centrali elettriche, e stimato la percentuale di riduzione delle emissioni se i “super-inquinatori” attuassero delle azioni pratiche. I ricercatori hanno setacciato un archivio di dati di oltre 29mila centrali elettriche a combustibili fossili in 221 paesi, scoprendo che gli inquinatori estremi, pari al 5% del totale, sono responsabili del 73% delle emissioni globali derivanti dalla generazione di elettricità.

Secondo i calcoli dei ricercatori, inoltre,

basterebbe agire direttamente su queste centrali elettriche

per avere effetti apprezzabili sulla quantità di anidride carbonica nell’atmosfera.

Le emissioni globali, infatti, diminuirebbero di circa il 25% se i super inquinatori aumentassero la loro efficienza energetica;

di quasi il 30% se passassero dall’utilizzare il carbone o il petrolio al gas naturale come materia prima;

e di quasi il 50% se implementassero tecnologie di cattura del carbonio.

Pertanto, puntare ai super inquinatori del mondo potrebbe produrre benefici globali.




I punti poco chiari

L’indagine non è scevra di punti critici. Per alcuni impianti che non erano tenuti a segnalare la quantità di emissioni, i ricercatori sono stati costretti a fare una stima e non è stato possibile verificare tutti i livelli di emissioni. L’auspicio degli scienziati è, pertanto, quello di continuare a raccogliere, standardizzare e condividere più dati di questo tipo, in modo da affrontare il cambiamento climatico con maggiore consapevolezza.





CHIARA DILUCENTE

SCIENZA27.07.2021





https://www.wired.it/scienza/energia/20 ... emissioni/

vedi anche

https://www.sotacarbo.it/it/2020/05/cen ... confronto/

https://it.wikipedia.org/wiki/Carbone_pulito

https://www.google.com/search?q=central ... e&ie=UTF-8







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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 12/01/2022, 17:35 
Germania: più è “verde”, più divora carbone. Ed altri deliri più pericolosi.


La Stampa ha intervistato la ministra degli esteri tedesca, Alena Baerbock, che è anche la capessa dei Verdi, promotrice fanatica della politica green europea: durissime restrizioni contro l’uso d combustibili fossili e multe punitive contro le imprese che, bruciandoli, emanano “troppo” CO2” .

Il titolo della Stampa è:
La ministra degli Esteri tedesca: “Berlino pronta a bloccare Nord Stream 2, l’Ue punti sull’indipendenza energetica”

«Se Putin userà l’energia come arma agiremo insieme ai nostri partner europei»

Sancisce decisa la nuova politica di ostilità e distacco dalla dipendenza energetica europea dalla Russia “consigliata”, e non lo nasconde, da Washington:

“Come nuovo governo federale – dice – abbiamo stabilito che i progetti di politica energetica in Germania devono rispettare i requisiti europei, ciò vale anche per Nord Stream 2. Al momento questo non avviene, perciò ora il processo di certificazione è sospeso. E naturalmente Nord Stream 2 ha anche implicazioni geopolitiche. Questo è il motivo per cui nella “dichiarazione congiunta” con il Governo degli Stati Uniti abbiamo concordato che, qualora la Russia usasse l’energia come un’arma o commettesse altre azioni aggressive contro l’Ucraina, adotteremo misure efficaci insieme ai nostri partner europei. Sosteniamo questa dichiarazione”.

Tutta questa sicurezza,o sicumera energetica, e tutta la “purezza ecologica” di cui il nuovo governo in mano ai Gruenen si fa proclamatore, ha però il risultato descritto in queste poche righe di 24Ore:

Immagine

Berlino ha scelto questo momento (inverno) per chiudere tre centrali nucleari, e la scomparsa delle energia nucleare sarà compensata dal carbone: siccome la Germania è, apparentemente all’insaputa della Baerbock, un paese industriale, le industrie non possono fare a meno di energia ad alta intensità : quindi le centrali germaniche, che aumentano il consumo di carbone dal già enorme 37% al 44%. IL che farà aumentare le emissioni di CO2 nella quantità descritta da 24Ore, per cui il governo dovrà pagare le tariffe punitive decretate dalla UE.

Questa è la vera situazione dei governanti che sognano di sostituire le centrali con centinaia di migliaia di pale eoliche. Sol qualche giorno fa, il 9 gennaio, a Berlino c’è stato un blackout che ha lasciati senza elettricità e senza riscaldamento decine di migliaia di persone – si disse 50 mila – per diverse ore.

Si nota con inquietudine in questi fatti e atteggiamenti politici del nuovo governo dell’Egemone un carattere – il rifiuto del Principio di Realtà – che è l’indice più tipico e pericoloso di ogni ideologia totalitaria. L’ideologo che ne è posseduto fa colpa alla realtà di non adeguarsi alla sua immagine ideale, e la piega con corsetti, protesi obbligatorie, eventualmente eliminazione di “sabotatori” per renderla perfetta.

Evidentemente i miliardari fautori de Grand Reset sono posseduto dalla loro ideologia transumana a cui hanno il potere di piegare l’intera umanità occidentale procedendo alla “artificializzazione dell’uomo” come disse Attali. L’ideologia woke e della cancel culture infuria nelle università americane, Ma la vena ideologica ecologico-bellicista anti-Putin che ha preso piede in Germania,subalterna non è meno allarmante come versione della “negazione del Principio di Realtà”:

Leggiamo con vero spavento infatti un articolo apparso su DWN, Notizie Economiche Tedesche. Lo riportiamo

Ambasciatore ucraino a Berlino: “Nord Stream 2 deve essere demolito sul fondo dell’oceano

NOTIZIE ECONOMICHE TEDESCHE

L’ambasciatore ucraino in Germania, Andreii Melnyk, ha chiesto la distruzione del gasdotto Nord Stream 2 di fronte alle tensioni con la Russia. “Il nuovo governo federale dovrebbe agire preventivamente e prendere oggi una decisione politica per demolire il gasdotto Nord Stream 2 sul fondo del Mar Baltico”, ha detto Melnyk a Reuters martedì. “Sarebbe la migliore doccia fredda per Putin e per i suoi nuovi piani di aggressione”.

Il gasdotto, che è già stato completato ma non è stato ancora approvato per l’esercizio, è destinato a portare il gas russo nell’Europa occidentale.

Il governo ucraino ha poca comprensione della posizione secondo cui ulteriori dure sanzioni economiche contro la Russia dovrebbero essere decise solo dopo che Putin ha già colpito, ha affermato l’ambasciatore. Piuttosto, dice, devi adottare un approccio offensivo. “Non si possono ripetere gli errori del passato, come è avvenuto durante l’occupazione della Crimea”, ha detto. Melnyk ha avvertito di non aspettare ad agire fino a quando “l’aviazione russa non avrà bombardato le città ucraine, con migliaia di vittime, quando la marina russa avrà costruito un blocco navale contro Odessa e altri porti, quando Kiev e (Kharkiv) saranno state accerchiate”. “Sarebbe troppo tardi e avrebbe conseguenze fatali per noi”.

A quanto pare Melnyk sta cercando di aumentare la pressione sul cancelliere Olaf Scholz. “Oggi abbiamo bisogno della guida personale del cancelliere Olaf Scholz per costringere il presidente Vladimir Putin al tavolo dei negoziati”, ha affermato Melynk. “Sarebbe una cartina di tornasole per la nuova politica estera tedesca”. Melnyk ha chiarito che chiede alla Germania di intraprendere un percorso più duro verso Mosca: c’è “troppo dialogo e troppa poca durezza verso il Cremlino”.
Quattro richieste a Scholz

In particolare, l’ambasciatore ha avanzato quattro richieste al governo federale. In primo luogo, il governo semaforo dovrebbe demolire il gasdotto Nord Stream 2 “sul fondo del Mar Baltico”. In secondo luogo, la Germania dovrebbe promuovere la rapida adesione del paese dell’Europa orientale alla NATO e all’UE. “La chiave per l’adesione dell’Ucraina alla NATO risiede in gran parte nelle mani dei tedeschi”, ha sottolineato Melnyk. E questo vale anche per l’adesione all’UE.

In terzo luogo, Melnyk ha chiesto consegne di armi. “Ciò di cui abbiamo urgente bisogno sono le armi difensive tedesche per aumentare significativamente le capacità di difesa dell’Ucraina”, ha affermato. Il timore di enormi perdite dell’esercito russo in caso di una nuova invasione sarebbe il fattore di calcolo più importante per Putin, che potrebbe impedirgli una nuova guerra. La Germania è uno dei cinque più importanti esportatori di armi al mondo ed è in grado di aiutare l’Ucraina con le necessarie consegne di armi. Melnyk letteralmente: “L’esperienza tedesca per la riforma del governo locale ei loro migliori consulenti per il decentramento ci aiuteranno poco”.

In quarto luogo, Melnyk è favorevole a nuovi negoziati nel formato Normandia (Francia, Germania, Russia, Ucraina). “Chiediamo al cancelliere Scholz di convocare il vertice in Normandia a Berlino il prima possibile per costringere Putin al tavolo dei negoziati senza precondizioni e per osare un nuovo inizio”, ha affermato. Melnyk, tuttavia, era aperto a un cambiamento nella composizione. “È anche chiaro che abbiamo bisogno degli americani a bordo per negoziare con Putin con una voce sola e da una posizione di forza”.

L’Ucraina è ancora pronta ad adempiere coscienziosamente alla sua parte degli accordi di Minsk, ha affermato. Putin ha creato nuovi fatti negli ultimi anni, ad esempio rilasciando centinaia di migliaia di passaporti russi ai residenti delle regioni di Donetsk e Luhansk controllate dai separatisti filo-russi. Abbiamo quindi bisogno di “un approccio creativo all’accordo di Minsk” oggi. Anche l’ex cancelliera Angela Merkel ha ammesso che questo non era scolpito nella pietra, afferma Melnyk.

In vista dei colloqui tra Usa e Russia a Ginevra, Melnyk ha chiesto che l’Ucraina debba sedersi “assolutamente” al tavolo dei negoziati. “Il nostro principio di base è ‘nulla sull’Ucraina senza l’Ucraina’”, ha detto a proposito dei negoziati iniziati lunedì.

Era positivo che gli alleati occidentali avessero sottolineato che la possibile adesione dell’Ucraina alla NATO non era negoziabile e che la Russia non aveva diritto di veto. “D’altra parte, sarebbe estremamente pericoloso se, a seguito di questi colloqui, per riportare in sé Putin ed evitare un nuovo acuto pericolo di guerra, l’adesione dell’Ucraina alla NATO venisse rallentata e messa alle strette- quasi fino a Santo Mai .” Sarebbe un errore storico. ”

L’obiettivo dei colloqui russo-americani deve essere che la Russia accetti l’equilibrio strategico in Europa con lo status quo del 2013. Per fare ciò, la penisola di Crimea annessa dovrebbe essere restituita, le truppe e i mercenari russi ritirati dal Donbas e “miliardi in riparazioni di guerra per la ricostruzione” pagati.

Melnyk non ha affrontato le ragioni per cui l’escalation in Ucraina si è verificata alla fine del 2013, come il rovesciamento politico nel paese che può essere dimostrato essere stato organizzato con l’aiuto di organizzazioni occidentali o il graduale avanzamento della NATO verso est”.

Giudicate il tono trionfante con cui l’ambasciatore di Kiev dà disposizioni al “nuovo governo tedesco”, il delirante senso di poter vincere contro Putin senza cedere su niente; anzi pretende la restituzionne della Crimea, “miliardi” di risarcimento di danni… insomma il delirio ideologico e la negazione del Principio di Realtà : ma se ritiene di poterlo fare , di dare ordini a Berlino, vuol dire che è autorizzato a farlo.


https://www.maurizioblondet.it/germania ... ericolosi/


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MessaggioInviato: 14/01/2022, 19:58 
Perchè i Paesi NATO stanno facendo harakiri sull’energia?


C’è un enorme paradosso nell’atteggiamento militare sempre più aggressivo degli Stati Uniti e della NATO nei confronti della Russia e della Cina, soprattutto se messo a confronto con le politiche economiche chiaramente suicide dell’Agenda Verde nazionale degli Stati Uniti e dei Paesi NATO dell’UE. È in corso e sta guadagnando slancio una sorprendente trasformazione delle economie delle nazioni industriali più avanzate del mondo. Il cuore della trasformazione è l’energia e l’assurda richiesta di energia a “zero emissioni di carbonio” entro il 2050 o addirittura prima. Eliminare il carbonio dall’industria energetica non è possibile, nè ora nè (forse) mai e la promozione di questa politica significherà fare a pezzi le economie più produttive del mondo. Senza una base industriale energetica valida, i paesi NATO diventeranno militarmente irrilevanti. Non possiamo parlare di energia “rinnovabile” per il solare, l’eolico e l’accumulo tramite batterie. Dobbiamo parlare di energia inaffidabile. È una delle più colossali delusioni scientifiche della storia.

Il 31 dicembre il nuovo governo di coalizione tedesco ha chiuso definitivamente tre delle sei centrali nucleari rimaste. Lo ha fatto in un momento in cui le riserve di gas naturale sono estremamente basse, con un gelido inverno alle porte e con la possibilità che una qualsiasi ondata di freddo di una certa gravità possa portare a blackout elettrici. A causa del rifiuto tedesco di permettere la messa in funzione del secondo gasdotto russo, il Nord Stream 2, la Germania sta affrontando un aumento del 500% del prezzo spot dell’elettricità rispetto al gennaio 2021.

La crisi energetica dell’UE è deliberata

Nel 2011, quando la cancelliera Merkel aveva dichiarato la fine anticipata del nucleare, la famigerata Energiewende, per eliminare gradualmente il nucleare e passare alle fonti rinnovabili, 17 centrali nucleari garantivano in modo affidabile il 25% di tutta l’energia elettrica del Paese. Ora, i restanti 3 impianti dovranno essere fermati entro la fine del 2022. Allo stesso tempo, dal 2016 al gennaio 2022, l’agenda governativa per l’energia verde ha cancellato 15,8 GW generati da centrali a carbone. Per compensare il fatto che il solare e l’eolico, nonostante la continua propaganda, non sono in grado di far fronte a questa carenza, la rete elettrica della Germania deve importare una quantità significativa di energia dai Paesi confinanti dell’UE, Francia e Repubblica Ceca, energia che, ironia della sorte, proviene in gran parte dai loro impianti nucleari. Come risultato dell’Energiewende, nella Germania odierna il costo dell’elettricità è più alto che in qualsiasi altra nazione industriale.

In più, ora c’è un problema con la fornitura di elettricità nucleare dalla Francia. Nel mese di dicembre, l’EDF, l’agenzia nucleare statale francese, ha annunciato che quattro dei suoi reattori sarebbero stati chiusi per ispezioni e riparazioni in seguito alla scoperta di danni da corrosione. Il presidente Macron, in vista delle elezioni di aprile, sta cercando di assumere il ruolo di campione del nucleare nell’UE, in opposizione alla forte posizione antinucleare della Germania. Ma la strada del nucleare è vulnerabile ed è improbabile che, nonostante le recenti affermazioni, la Francia faccia nuovi investimenti importanti nel settore, visto che ha in progetto di chiudere dodici reattori nei prossimi anni (insieme ad alcune centrali a carbone, tra l’altro), cosa che lascerà sia la Francia che la Germania vulnerabili alle future carenze energetiche. Il programma Francia 2030 di Macron offre solo un misero investimento di 1,2 miliardi di dollari nella tecnologia nucleare delle piccole centrali.

Ma la questione nucleare non è l’unico cruccio energetico dell’UE. Tutti gli aspetti dell’attuale piano energetico sono progettati per distruggere una moderna economia industriale e gli artefici che finanziano generosamente i think tank verdi, come il Potsdam Institute in Germania, lo sanno. Che l’eolico e il solare, le uniche due alternative in corso di attuazione, possano sostituire il carbone, il gas e il nucleare, detto in due parole, è impossibile.

Pale eoliche e follia dei popoli

Per la Germania, un Paese con un’insolazione non ottimale, il vento è l’alternativa principale. Il problema del vento, come si era drammaticamente visto nell’inverno del 2021, è che non sempre soffia e, quando lo fa, lo fa in modo imprevedibile. Questo significa blackout o avere a disposizione sistemi alternativi affidabili, cioè centrali a carbone o a gas naturale, dato che il nucleare è in via di estinzione. Quando stati come la Germania vogliono vantarsi del progresso delle rinnovabili, allora valutano, in modo ingannevole, gli impianti eolici in termini di capacità teorica lorda.

In realtà, ciò che conta è la quantità reale di energia elettrica prodotta nel tempo, quello che viene chiamato fattore di capacità o fattore di carico. Per il solare, il fattore di capacità, di solito, è solo del 25% circa. Il sole nell’Europa del nord o nel Nord America non splende 24 ore al giorno. Né i cieli sono sempre senza nuvole. Allo stesso modo, il vento non soffia sempre ed è scarsamente affidabile. La Germania vanta un 45% lordo di energia rinnovabile, ma questa stima non è realistica. In uno studio del 2021, l’Istituto Frauenhofer aveva calcolato che la Germania dovrebbe aumentare da sei a otto volte l’attuale parco solare per raggiungere, nel 2045, l’obiettivo del 100% di energia senza emissioni di carbonio, un qualcosa per cui il governo si rifiuta di valutare i costi ma che le stime private calcolano nell’ordine dei trilioni. Il rapporto dice che dagli attuali 54 GW lordi di capacità solare si dovrà arrivare ben 544 GW entro il 2045. Questo significherebbe occupare un territorio di 3.568.000 acri o 1,4 milioni di ettari, più di 16.000 chilometri quadrati di pannelli solari in tutto il Paese. Aggiungeteci i grandi parchi eolici. È una ricetta per il suicidio.

Ora ci si comincia a rendere conto che è una follia considerare l’eolico e il solare come un’opzione fattibile per un’economia senza carbonio. Il 5 gennaio, in Alberta, Canada, dove il governo sta costruendo furiosamente siti eolici e solari, in una giornata molto fredda con temperature vicine ai -42°C, i 13 impianti solari dell’Alberta collegati alla rete, valutati a 736 MW, stavano contribuendo alla rete con 58 MW. I 26 parchi eolici, con una capacità nominale combinata di 2.269 MW, alimentavano la rete con 18 MW. Il totale delle energie rinnovabili era di soli 76 MW su un teorico 3.005 MW di presunta energia verde e rinnovabile. Il Texas, durante la forte nevicata del febbraio 2021, aveva avuto problemi simili con il solare e l’eolico, proprio come la Germania. Quando nevica i pannelli solari sono inutili.

Inoltre, per raggiungere le zero emissioni di carbonio da fonti rinnovabili, bisogna occupare enormi estensioni di territorio con pannelli solari o parchi di turbine eoliche. Secondo una stima, l’area necessaria ad ospitare i 46.480 impianti solari fotovoltaici previsti per gli Stati Uniti è di 650.720 miglia quadrate [1.685.357,06 Km. quadrati], quasi il 20% dei 48 stati contigui degli Stati Uniti. Si tratta delle aree di Texas, California, Arizona e Nevada messe insieme. Nel solo stato americano della Virginia una nuova legge verde, il Virginia Clean Economy Act (VCEA) ha creato un enorme aumento delle richieste per impianti fotovoltaici, con un impegno di territorio che, ad oggi, è di 780 miglia quadrate [2020 Km. quadrati]. Come sottolinea David Wojick, si tratta di circa 500.000 acri di campagna, terreni agricoli o foreste che saranno distrutti e asfaltati per realizzare circa 500 progetti separati, che copriranno gran parte della Virginia rurale e che richiederanno circa 160 milioni di pannelli solari, per lo più provenienti dalla Cina e tutti destinati a trasformarsi in centinaia di tonnellate di rifiuti tossici.

Milioni di posti di lavoro?

L’amministrazione Biden e lo zar delle rinnovabili, John Kerry, hanno affermato che la loro Agenda Verde o Build Back Better significherà milioni di nuovi posti di lavoro. Quello che non hanno detto è che i posti di lavoro saranno in Cina, che è di gran lunga il maggior produttore di pannelli solari, una posizione di quasi monopolio conquistata un decennio fa, dopo aver distrutto la concorrenza degli Stati Uniti e dell’Unione europea con pannelli economici sovvenzionati Made in China. Analogamente, la maggior parte delle turbine eoliche è prodotta in Cina da aziende cinesi. Nel frattempo, la Cina usa volumi record di carbone e ha rimandato di un decennio, al 2060, la promessa di arrivare a zero emissioni di carbonio, ben dopo l’UE e gli USA. I Cinesi non sono disposti a mettere in pericolo il loro dominio industriale per la teoria climatica basata su dati falsi e bugie che la CO2 starebbe per distruggere il pianeta. La federazione sindacale tedesca DGB ha recentemente stimato che, dal 2011, il Paese ha perso circa 150.000 posti di lavoro nel solo settore delle rinnovabili, soprattutto perché i pannelli solari prodotti in Cina hanno distrutto le principali aziende tedesche del settore. E la Germania è il paese più verde dell’UE. Dal momento che le rinnovabili, come l’eolico o il solare, hanno una produzione intermittente e inaffidabile, fanno lievitare i costi base dell’elettricità e fanno perdere più posti di lavoro nell’economia generale di quanti ne aggiungono.

Il collasso industriale dei Paesi NATO

Poiché il solare e l’eolico, in realtà, sono molto più costosi dell’elettricità convenzionale da idrocarburi o nucleare, fanno salire il costo complessivo dell’energia elettrica per l’industria, costringendo molte aziende a chiudere o a trasferirsi altrove. Solo le fraudolente statistiche ufficiali riescono a nascondere la cosa. L’Europa e il Nord America avranno bisogno di enormi volumi di acciaio e di cemento per posizionare milioni di pannelli solari e allestire i parchi eolici. Per questo serviranno enormi quantità di energia da carbone o nucleare. Inoltre, quante stazioni di ricarica saranno necessarie per alimentare i 47 milioni di veicoli elettrici previsti in Germania? Di quanto salirà la domanda di energia elettrica?

Negli Stati Uniti, un importante think tank che si occupa di energia verde, RethinkX, ha pubblicato nel 2021 uno studio propagandistico a favore delle rinnovabili intitolato Rethinking Energy 2020-2030: 100% Solar, Wind, and Batteries is Just the Beginning. La loro risposta ai problemi di bassa capacità per l’eolico e il solare è quella di costruirne il 500% o addirittura il 1000% in più del previsto per compensare il basso fattore di capacità del 25%. Affermano, senza alcuna prova concreta, che “la nostra analisi mostra che ottenere il 100% di elettricità pulita dalla combinazione di solare, vento e accumulo con batterie (SWB) sarà fisicamente possibile ed economicamente accessibile in tutti gli Stati Uniti continentali e nella stragrande maggioranza delle altre regioni popolate del mondo entro il 2030… questa sovrabbondanza di produzione di energia pulita – che noi chiamiamo superpotenza – sarà disponibile a costi marginali quasi nulli per gran parte dell’anno.” Questa affermazione viene fatta senza un briciolo di dati o un’analisi di fattibilità scientifica concreta, è solo un’affermazione dogmatica.

Il defunto architetto canadese dell’Agenda 21 dell’ONU, Maurice Strong, un petroliere miliardario amico di David Rockefeller, era stato sottosegretario delle Nazioni Unite e segretario generale della Conferenza di Stoccolma del giugno 1972 sulla Giornata della Terra. Era stato anche un fiduciario della Fondazione Rockefeller. Lui, più di chiunque altro, è da considerarsi responsabile dell’agenda di de-industrializzazione dell'”economia sostenibile” a zero emissioni di carbonio. Nel 1992, al Summit della Terra delle Nazioni Unite tenutosi a Rio de Janeiro, aveva apertamente patrocinato l’agenda dei sostenitori dell’eugenetica radicale Gates e Schwab: “Non è forse l’unica speranza per il pianeta che le civiltà industrializzate crollino? Non è nostra responsabilità far sì che ciò avvenga?” Quell’agenda è il Grande Reset di oggi.

La guerra adesso?

Se le economie degli Stati Uniti e dei Paesi europei della NATO, un tempo avanzate e ad alta intensità energetica, continueranno su questa strada suicida, la loro capacità di organizzare una difesa o un attacco militare convincente diventerà un miraggio. Recentemente la corrotta presidente tedesca della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che l’industria tedesca ad alta tecnologia della difesa e i suoi fornitori non dovrebbero poter accedere al credito bancario, questo perché non sarebbero abbastanza “verdi” o “sostenibili.” Sembra che le banche abbiano già ricevuto il messaggio. Insieme al petrolio e al gas ora viene presa di mira l’industria della difesa. La Von der Leyen, in qualità ministro della difesa è stata accusata da molti di aver permesso il crollo catastrofico dell’industria tedesca della difesa.

Nel loro perseguimento unilaterale della folle Agenda 2030 e dell’agenda Zero Carbon, l’amministrazione Biden e l’UE stanno portando la loro industria verso una deliberata distruzione che si concreterà ben prima della fine di questo decennio. È questo che sta guidando l’attuale agenda della NATO verso la Russia in Ucraina, Bielorussia, Armenia e ora in Kazakistan? Dal momento che le forze della NATO sanno che nel prossimo futuro perderanno le loro le infrastrutture industriali militari di base, pensano forse che sarebbe meglio provocare una guerra con la Russia ora, per eliminare una possibile resistenza alla loro agenda de-industriale? Insieme alla Cina, la Russia è l’unica che ha la possibilità di infliggere un colpo devastante alla NATO, se provocata.

Psicosi da formazione di massa o follia dei popoli

Nel 1852 lo storico inglese Charles Mackay aveva scritto un classico intitolato Memoirs of Extraordinary Popular Delusions and the Madness of Crowds [Memorie di straordinari deliri popolari e la follia dei popoli], in cui forniva una visione poco conosciuta dell’isteria di massa dietro le Grandi Crociate religiose del XII secolo, la Psicosi delle Streghe, quella dei Tulipani Olandesi e numerosi altri deliri popolari. È importante per capire questa corsa globale e irrazionale verso il suicidio economico e politico.

Gli stessi attori chiave, come Bill Gates e Papa Francesco, che per la Covid hanno patrocinato l’imposizione a livello globale dei lockdown e una vaccinazione con un prodotto sperimentale non testato che altera la genetica, sono dietro il Grande Reset del Forum Economico Mondiale di Klaus Schwab e la sua follia delle zero emissioni di carbonio dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, con l’unico fine di far accettare al mondo misure economiche draconiane e senza precedenti.

Questo richiederà che, per essere incanalata nella giusta direzione, la popolazione dovrà essere docile e fisicamente debole, una condizione che il professore di psicologia belga Dr. Mattias Desmet e il Dr. Robert Malone chiamano Mass Formation Psychosis, una psicosi della folla, una sorta di ipnosi di massa che ignora la ragione. È chiaro che sia il mito del riscaldamento globale che l’agenda della pandemia da coronavirus richiedono una tale ipnosi di massa – una “straordinaria illusione popolare.” Senza la paura isterica della COVID non avremmo mai permesso all’Agenda Verde di arrivare così lontano, al punto che le nostre stesse reti elettriche sono sull’orlo del blackout e le nostre economie quasi al collasso.

L’obiettivo finale sia della pandemia COVID dell’OMS che dell’Agenda Verde è una marcia verso il distopico Grande Reset di Schwab dell’intera economia mondiale a favore di una dittatura corporativa guidata da un piccolo nucleo di società globali, come BlackRock e Google-Alphabet.


https://comedonchisciotte.org/perche-i- ... llenergia/


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MessaggioInviato: 25/01/2022, 18:47 
Commissione Ue: Yacht e jet privati ​​ andrebbero esentati dalle tasse sul clima

Mentre ai cittadini comuni viene chiesto di pagare ingenti somme per “salvare il clima mondiale”, i giocattoli più importanti dei super ricchi devono essere esentati dalle previste tasse sul clima.
NOTIZIE ECONOMICHE TEDESCHE

Negli ultimi mesi, la Commissione Ue e i governi nazionali hanno annunciato misure estreme per rendere l’economia del continente indipendente dai combustibili fossili entro il 2050.

I cittadini degli stati nazionali pagheranno per questo – sia sotto forma di tasse speciali sulla CO2, tasse climatiche pianificate sui viaggi, aumento dei prezzi dell’elettricità a causa dello scambio di quote di emissione europeo o dell’effettivo divieto dei motori a combustione interna, che potrebbe costare centinaia di migliaia di euro di posti di lavoro nel continente.

Gli osservatori avvertono già del massiccio aumento dei costi energetici che nella sola Germania centinaia di migliaia di famiglie a basso reddito potrebbero scivolare nella povertà.

In questo contesto, sono notevoli le eccezioni a cui mira l’UE in vista delle previste tasse climatiche nel settore dell’aviazione e della navigazione.

Ad esempio, i jet privati ​​- che sono offerti principalmente da persone molto ricche o dirigenti aziendali – devono essere esentati dalle tasse speciali previste sul traffico aereo. Il portale Argus riporta: “I jet privati ​​godono di uno status eccezionale essendo classificati come ‘aviazione commerciale’. (…) Un’altra eccezione riguarda i “voli di piacere”, in cui un aeromobile è utilizzato per “scopi personali o ricreativi” e in cui non sono coinvolti affari.”

Il portale Trasporti&Ambiente riporta ora che la Commissione Ue vuole che gli yacht siano esentati dalle previste tasse speciali sul clima: “Nel luglio 2021, la Commissione Europea ha presentato una serie di misure per decarbonizzare il settore marittimo. Ma il previsto “sistema di determinazione dei prezzi del carbonio” (ETS) e lo standard più rigoroso per il carburante marittimo (FuelEU Maritime) non si applicano alle navi di peso superiore a 5.000 GT ed escludono anche un certo numero di tipi di navi come barche, pescherecci e yacht”.

Quindi è logico che il ministro dell’Ambiente italiano, Roberto Cingolani, sostenga che anche le auto sportive di lusso come Ferrari e Lamborghini debbano essere esentate dalle previste tasse sul clima, come riporta il quotidiano svizzero Handelszeitung.


https://www.maurizioblondet.it/commissi ... sul-clima/


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MessaggioInviato: 04/02/2022, 22:30 
Caro bollette e auto elettrica: ricarica a rischio?

I ricari generalizzati dell’energia stanno già producendo effetti anche sui prezzi delle ricariche per le auto elettriche.


IL CARO-ENERGIA FA PAURA - Le notizie sono allarmanti: i rincari colpiscono ovunque, dal bar al benzinaio e anche dentro casa o al supermercato. In questo contesto di aumenti generalizzati spicca la voce “energia”, con rincari molto elevati per gasolio, benzina, gas ed elettricità. Viene quindi subito da chiedersi: questi aumenti come si riflettono sui costi del “carburante” per le auto elettriche? La situazione è molto frastagliata con notizie inquietanti e altre che rasserenano il clima. L’operatore elettrico Duferco Energia, per esempio, ha inviato una lettera ai suoi clienti della sua tariffa Flat, comunicando sostanziosi aumenti del prezzo e una contestuale riduzione dei kWh forniti nel bundle; le variazioni avranno effetto fra 2 mesi. Il prezzo passa da 48,8 euro al mese (c’erano anche offerte da 30,5 euro, ad esempio comprando un’auto elettrica) a 129 euro mentre i kW compresi nel canone scendono da 300 a 200 al mese. Il prezzo a kWh, pari a 10,2 cent con l’offerta a 30,5 euro/mese e 16,3 per quella da 48,8 euro, vola quindi a 64,5 centesimi con un aumento impressionate, tenendo anche conto che la tariffa è valida solo per le colonnine in alternata e Fast fino a 50 kW.

SPERANZA PER IL FUTURO - Con questi aumenti appare competitiva la tariffa a consumo, sempre di Duferco, che prevede 0,65 euro al kWh sulle colonnine Quick e Fast fino a 50 kW e 0,79 euro al kWh per la ricarica Ultra Fast con potenza dai 50 kW in su. Va detto che l’azienda ha offerto la rescissione del contratto senza penali e si è detta certa che la situazione è contingente e legata al periodo invernale. Un’altra buona notizia arriva dal gestore di rete Arera che, dopo aver azzerato per il primo trimestre 2022 gli oneri generali di sistema per tutte le medie-grandi imprese con potenza impegnata pari o superiore a 16,5 kW, ha esteso questa misura per i gestori degli impianti di ricarica di veicoli elettrici accessibili al pubblico. Questo provvedimento, che dovrebbe generare una riduzione di circa il 20%, applica quanto previsto dal Decreto Sostegni-ter del 21 gennaio. Arera prescrive inoltre che ogni venditore dovrà garantire al cliente una riduzione della spesa pari alla differenza tra prima e dopo l’azzeramento degli oneri stessi: questa indicazione sarà rispettata?

MESI DIFFICILI - Nel 2021 il prezzo del metano nel mercato europeo è aumentato di quasi il 500%, passando da 21 a 120 euro per Megawattora, facendo schizzare i prezzi dell’energia elettrica da 61 a 288 euro/MWh. Gli analisti confidano però che il prezzo del gas possa iniziare a scendere fra non molto, portando come esempio la discesa dei futures su questa materia prima. Anche per chi può ricaricare a casa gli aumenti annunciati - a meno che non produca da sé l’elettricità con il fotovoltaico e/o il microeolico - sono consistenti. Arera ha stimato che una famiglia tipo (con un consumo annuo di 2.700 kWh di energia e circa 1.400 metri cubi di gas) pagherà circa 334 euro in più l’anno per l’energia elettrica e fino a 610 euro l’anno per il gas. Un aumento, quindi, di circa 12,4 centesimi al kWh, ossia circa 2 euro in più ogni 100 km, considerando un consumo di 16 kWh/100 km: non sono aumenti trascurabili e il consiglio di Marco Vignola dell’UNC (Unione Nazionale dei Consumatori) è di “consumare il meno possibile e limitare ogni spreco”. Cambiare in questo momento il gestore potrebbe essere un errore: il prezzo unico nazionale è ai massimi storici e quindi gli operatori non possono praticare tariffe più convenienti di quelle proposte fino a 6-7 mesi fa. Le offerte a prezzo bloccato che si vedono in giro sono da considerare con attenzione, dato che intorno all’estate è possibile che il prezzo dell’energia scenda e quindi chi ha il prezzo bloccato potrebbe pagare bollette più alte rispetto ai prezzi di mercato presenti fra 4/5 mesi.


https://www.alvolante.it/news/caro-boll ... hio-376868


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