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Grigio
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 Oggetto del messaggio: Re: Modelli Quantistici della Coscienza
MessaggioInviato: 13/11/2017, 18:03 
Cita:
Dai risultati del test, e da altri risultati raccolti in precedenza, risulta che il processo di volizione (il potenziale di prontezza motoria) comincia 550 ms prima dell’azione. Lo sconcertante risultato rivela che la consapevolezza inizia in media solo 200 ms prima dell’azione. Dunque noi cominciamo a volere prima di rendercene conto; come spiegare questi 350 ms di scarto tra il tempo soggettivo della decisione e il tempo neurale?

Esperimento interesssante ma, secondo me, dimostra solo che esiste una parte coscienziale (anima) che decide e una parte fisica che elabora ed esegue, in ritardo.
Se presupponi che noi siamo il nostro cervello allora arrivi alle conclusioni di Libet, ma se consideri che noi siamo la nostra coscienza (anima) il libero arbitrio potrebbe essere una prerogativa di quest'ultima, quindi le scelte vengono fatte dalla coscienza secondo la logica del libero arbitrio ed il cervello deve solo elaborare ed eseguire (avatar).
Il vero problema è che non sappiamo nulla sulla parte che prende le decisioni, coscienza o anima che sia (noi stessi), e non sappiamo se è influenzata da una realtà diversa da quella che conosciamo.
Questa ricerca di Libet è un'altro di quei dettagli che dovrebbe farci riflettere ...
Ci fa capire che esiste una parte decisionale (volitiva) estranea alla parte fisica ma non sappiamo nemmeno dove sia esattamente, supponiamo che sia all'interno del nostro cervello ma forse è chiusa in una scatola/alveare sul lato nascosto della luna, gestita da un software [:300]


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Stellare
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 Oggetto del messaggio: Re: Modelli Quantistici della Coscienza
MessaggioInviato: 14/11/2017, 14:09 
Dipende che si intende per libertà.

Se per libertà si intende quella di prendere decisioni ragionate, razionali allora la risposta è no, almeno per quel che riguarda scelte importanti. La parte cosciente prende semplicemente atto e sviluppa una serie di ragionamenti logici che la giustificano ma di fatto non decide nulla.

Prendiamo l'amore. Ci si innamora e poi i cerca di capire cosa e perchè ci ha fatto innamorare di una persona.

E' la parte inconscia del cervello che elabora le informazioni provenienti dai sensi (i canonici 5 più quelli sfruttato inconsciamente come le percezioni "extrasensoriali" della coscienza collettiva, o le influenze che il futuro ha sul presente al pari del passato) e decide cosa e come trasmetterlo a NOI cioè alla parte cosciente, il pilota è lì, la parte cosciente di noi è solo il mezzo.


Il punto è: il pilota DECIDE o esegue solo meri calcoli e prende atto del risultato?

Io penso che lo scarto tra visione inconscia e conscia sia dovuta al lag esistente tra la parte inconscia del cervello che elabora le informazioni e la parte consocia che ne prende atto e le rende "reali" per noi.

Ci sono tanti esperimenti del genere alcuni fatti anche con persone cieche da un occhio (apparato visivo intatto ma zona del cervello relativa danneggiata) le quali pur in teoria non vedendo quando gli si ponevano davanti immagini sorridenti queste rispondevano col il medesimo riflesso condizionato. Quindi di fatto NOI vediamo delle cose, ma il nostro cervello le elabora in modo diverso a seconda se debbano essere gestite dalla parte conscia o meno. quindi come possiamo essere liberi di decidere se nel prendere le decisioni non usufruiamo di tutti i dati che invece sono possesso di quella automatica? :)



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la prima religione nasce quando la prima scimmia, guardando il sole, dice all'altra scimmia: "LUI mi ha detto che TU devi dare A ME la tua banana. (cit.)
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 Oggetto del messaggio: Re: Modelli Quantistici della Coscienza
MessaggioInviato: 15/11/2017, 17:54 
MaxpoweR ha scritto:
E' la parte inconscia del cervello che elabora le informazioni provenienti dai sensi (i canonici 5 più quelli sfruttato inconsciamente come le percezioni "extrasensoriali" della coscienza collettiva, o le influenze che il futuro ha sul presente al pari del passato) e decide cosa e come trasmetterlo a NOI cioè alla parte cosciente, il pilota è lì, la parte cosciente di noi è solo il mezzo.
Il punto è: il pilota DECIDE o esegue solo meri calcoli e prende atto del risultato?
Io penso che lo scarto tra visione inconscia e conscia sia dovuta al lag esistente tra la parte inconscia del cervello che elabora le informazioni e la parte consocia che ne prende atto e le rende "reali" per noi.

Secondo me l'esperimento dice una cosa diversa ma potrei avere capito male
Libet sostiene che l'azione volitiva (decisionale) avviene prima di quella del cervello, sia conscio che inconscio
Gli strumenti di Libet rilevano l'attività cerebrale, sia conscia che inconscia, e sostiene che tale attività è in ritardo rispetto all'azione volitiva (coscienza)
Per questo motivo arriva a concludere che non abbiamo il libero arbitrio, secondo la logica del suo esperimeto la parte volitiva sembra essere esterna all'uomo poichè Libet ritiene che il nostro "io" sia la consapevolezza, ovvero il cervello. Quindi per Libet la coscienza (parte volitiva) decide prima della consapevolezza (cervello).
Ma se noi consideriamo il nostro "io" nella coscienza (parte volitiva) possiamo arrivare alla conclusione che stiamo usando il corpo come un avatar


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 Oggetto del messaggio: Re: Modelli Quantistici della Coscienza
MessaggioInviato: 17/11/2017, 21:19 
Sto rileggendo questo materiale e mi sembra alquanto in tema...

Cita:
Dr. Neruda –
Perché la LERM è l’equivalente della genetica per la coscienza, e la coscienza è l’equivalente della formulazione della realtà per gli esseri senzienti. Così se capisce la LERM, capisce il sistema causale che opera nel non-tempo e nel non-spazio che fondamentalmente costituisce la struttura della realtà di spazio, tempo, energia e materia. Gli oggetti quantistici che operano nel costrutto della LERM hanno un’esistenza totalmente differente dai macro-oggetti come questo tavolo o quella sedia.
Gli oggetti quantistici nel loro stato reale non sono mai stati visti dall’uomo. Gli scienziati hanno testimoniato gli effetti e alcune proprietà degli oggetti quantistici, ma la loro natura causale non è visibile con degli strumenti scientifici... e non importa quanto siano potenti, perché gli strumenti scientifici sono fisici e di conseguenza sono correlati a spazio e tempo. Mentre gli oggetti quantistici non sono in relazione con spazio e tempo se non attraverso un osservatore.

Sarah –

Così sta dicendo che i mattoni della materia, questi oggetti quantistici, non esistono a meno
che qualcuno non li stia osservando... che la coscienza li fa apparire reali e fissati nel tempo e spazio? E
questo che sta dicendo?

Dr. Neruda –
In un certo senso, ma non esattamente. Vorrei provare a spiegarglielo in quest’altro modo: la coscienza nasce o si origina dal non-tempo e non-spazio come una forma di energia che è il mattone fondamentale della LERM. La coscienza si localizza quando diventa fisica. In altre parole, la coscienza diventa uomo, o animale, o pianta o un oggetto con caratteristiche fisiche. Mi segue fino a qui?

Sarah –

Sì.

Dr. Neruda –

Bene. Quando la coscienza diventa un oggetto fisico localizzato, in sostanza orchestra la LERM a conformarsi a una matrice di realtà che è stata codificata nelle proprietà genetiche o fisiche dell’oggetto che è diventata. In altre parole, la coscienza si sposta dal non-spazio e non-tempo per diventare materia, e poi orchestra la LERM a produrre la realtà fisica coerente con le proprietà genetiche codificate dell’oggetto fisico che è diventata. Se l’oggetto è un essere umano, allora gli attivatori che sono esclusivamente umani diventano gli strumenti della coscienza attraverso i quali allestisce la sua realtà.
La LERM è essenzialmente un campo infinito di possibilità o, come lo definì Aristotele, Potenza.
Questa Potenza è come un suolo fertile dal quale si creano gli oggetti fisici.
Coloro che riescono a orchestrare la LERM attraverso l’applicazione della loro coscienza sono in grado di portare in manifestazione la realtà e non semplicemente di reagire ad essa. Questa manifestazione può essere istantanea perché, come ho detto, gli oggetti quantistici hanno origine nel non-tempo e non-spazio...

Tratto dalla seconda Intervista al dr. Jamisson Neruda
Interviste



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 Oggetto del messaggio: Re: Modelli Quantistici della Coscienza
MessaggioInviato: 13/01/2018, 19:31 
Cita:
La percezione di altre realtà

Matteo SIMONE

Carlos Castaneda, studioso, antropologo, interessato alla scoperta del mondo e di più mondi afferma in una intervista: “Secondo la visione degli antichi veggenti, l’essere umano è essenzialmente una creatura la cui prima ragion d’essere consiste nel percepire. La percezione è il senso della vita, è su di essa che si fonda e prende forma la realtà. Il problema è che l’essere umano si è ridotto a percepire un’unica realtà, quando invece fu creato per percepire e per vivere anche in altre realtà, in altri mondi sviluppando così il proprio essere in un continuo processo evolutivo.” (1)

Secondo Castaneda la percezione ordinaria ci racconta solo una parte della verità. “La percezione ordinaria non ci rende consapevoli dell’intera verità. Vi è ben altro al di là del semplice transitare sulla terra, del nutrirsi e del riprodursi”, “Il buon senso non è altro che la risultante di un lungo processo educativo che ci impone quale unico strumento di verità la percezione ordinaria. L’arte della stregoneria consiste proprio nell’imparare a smascherare e distruggere questo pregiudizio percettivo”.

Castaneda afferma come la fenomenologia gli abbia offerto la struttura teoretico-metodologica cui è ricorso per apprendere gli insegnamenti di don Juan. Secondo questa disciplina, l’atto del conoscere dipende dall’ intenzione, non dalla percezione. Quest’ultima è sempre soggetta alle mutazioni storiche, vale a dire alla conoscenza acquisita dall’individuo che, inevitabilmente, si trova a vivere in una determinata cultura.

“Il compito che don Juan mi aveva affidato”, dice, “consisteva nell’incrinare, a poco a poco, i pregiudizi percettivi, fino ad arrivare a una loro completa rottura”. La fenomenologia “sospende” il giudizio e pertanto si limita alla descrizione del puro atto intenzionale.” (1)

“L’altro mondo – cui don Juan aveva accennato fin dal primissimo nostro colloquio – era sempre stato solo una metafora, un’oscura maniera per etichettare una qualche distorsione percettiva, o tutt’al più un modo di alludere a qualche indefinibile stato dell’essere. Benché don Juan mi avesse fatto percepire indescrivibili caratteristiche di quel mondo “di la”, non potevo considerare le mie esperienze altro che un gioco della percezione, un inganno dei sensi, una sorta di miraggio che lui, don Juan, mi aveva procurato, o mediante delle erbe psicotropiche, o con altri mezzi che non potevo comprendere razionalmente. Ogni volta che ciò era accaduto, io mi ero consolato all’idea che l’unità dell’”io” che mi era familiare fosse stata solo temporaneamente spiazzata. Inevitabilmente – non appena ripristinata quell’unità – il mondo tornava ad essere un santuario inviolabile per il mio “io” razionale.” (2)

“Don Juan mi spiegò che per loro percepire l’essenza energetica delle cose rappresentava la meta più alta. Era di tale importanza che la trasformarono nella premessa fondamentale della stregoneria. Oggi, dopo una vita di esercitazioni e disciplina, gli stregoni acquistano la capacità di percepire l’essenza delle cose, e la chiamano vedere.

“Che significato avrebbe per me percepire l’essenza energetica delle cose?” chiesi una volta a don Juan.

“Vorrebbe dire che percepisci l’energia direttamente” mi rispose. “Separando la parte sociale, tu percepirai l’essenza di tutto. Qualsiasi cosa noi percepiamo è energia, ma poiché non siamo in grado di recepirla direttamente, trattiamo la nostra percezione in modo che si adatti a una forma. Questa è la parte sociale che tu devi separare.”

“E perché devo separarla?”

“Perché riduce deliberatamente la portata di quanto può essere percepito e ci fa credere che la forma cui abbiamo adattato le nostre percezioni è la sola cosa che esista. Sono sicuro che per la sopravvivenza di un uomo, oggi, la sua percezione deve cambiare alla base sociale.”

“Che cos’è questa base sociale della percezione, don Juan?”

“La certezza fisica che il mondo è fatto di oggetti concreti. Io la definisco base sociale perché tutti esercitano un serio e considerevole sforzo per condurci a percepire il mondo così.”

“Come dovremmo percepirlo, il mondo?”

“Tutto è energia. L’intero universo è energia. La base sociale della nostra percezione dovrebbe essere la certezza fisica che l’energia è ciò che conta. Dovremmo fare un grande sforzo per portarci a percepire l’energia come tale. Dopo, avremmo a disposizione entrambe le alternative.”

“E’ possibile preparare qualcuno in questo senso?” domandai.

Don Juan rispose di sì, spiegandomi che era proprio quello che stava facendo con me e con gli altri apprendisti. Ci stava insegnando una nuova via alla percezione, primo, rendendosi consapevoli del processo cui sottoponiamo la percezione per adattarla a una forma e, secondo, guidandoci con fermezza a percepire direttamente l’energia. Mi assicurò che questo metodo era molto simile a quello usato per insegnarci a percepire il mondo della quotidianità.

Secondo don Juan, il nostro convincimento a trattare la percezione perché si adatti a una forma sociale, perde la sua forza quando ci accorgiamo che abbiamo accettato questa forma, quasi come un’eredità dei nostri antenati, senza preoccuparci di esaminarla.” (3)

Ci capita di stare con qualcuno, davanti a qualcuno, di vederlo, di guardarlo, ma di non stare veramente in contatto con questa persona, di non cogliere aspetti interessanti, fondamentali.

Scrive J. Zinker: “Negli anni ho scoperto che tanta gente soffre di cecità funzionale. Non solo non notiamo i particolari visivi del nostro mondo, ma spesso ci sfugge l’evidenza. Nel mio lavoro uso molto gli occhi; qualche volta mi aiutano a scoprire ciò che il linguaggio della persona non mi dice….

Nella psicoterapia della Gestalt iniziamo un incontro vedendo chiaramente il paziente in superficie. La sola superficie può dirci un sacco di cose, poiché contiene molti indizi sulla vita interiore della persona. La visione castanediana fa un salto creativo al di là di questo incontro visivo iniziale. Attraversa la superficie della persona per giungere al suo centro, alla sua essenza. E’ come se il mio stesso centro diventasse una sorgente di luce, di chiarezza, diretta al centro dell’altra persona.”

L’incontro castanediano è un incontro “cuore a cuore”, In quei rari momenti in cui si è in condizioni tali da riuscire a penetrare come un laser nell’altra persona, si possono rompere alcune regole standard di preparazione e gradualità ed entrare velocemente nel dialogo con l’esperienza interiore dell’altro.” (4)

Ancora Castaneda: “Ti ho ripetuto migliaia di volte che essere troppo razionale è un handicap. Gli esseri umani hanno un senso della magia molto profondo. Noi facciamo parte del misterioso. La razionalità è solo una vernice superficiale. Se grattiamo quella superficie, sotto troviamo uno stregone. Tuttavia alcuni di noi hanno grandi difficoltà ad arrivare sotto lo strato superficiale, mentre altri lo fanno con facilità estrema.” (5)

A proposito di altre realtà, soprattutto nell’ambito di culture altre, voglio citare Alejandro Jodorowky che tra le tante esperienze considerate fuori dalla normalità quotidiana ha sperimentato un modo di curare abbastanza inusuale: “Un amico mi aveva parlato della famosa Pachita, una donna di ottant’anni che la gente veniva a consultare anche da molto lontano nella speranza di essere curata.

Pachita faceva distendere il paziente su un lettino, sempre illuminato da una candela, dato che, secondo lei, la luce elettrica poteva arrecare danno agli organi interni. Poi indicava il punto del corpo che avrebbe “operato”, lo circoscriveva con del cotone e vi versava un litro di alcol. L’odore si propagava per tutta la stanza: sembrava di essere in una vera sala operatoria. La guaritrice era sempre accompagnata da due assistenti – spesso uno ero io – e da una mezza dozzina di adepti ai quali era categoricamente proibito accavallare le gambe, incrociare le braccia o le dita, per facilitare la libera circolazione dell’energia. In piedi al suo fianco, l’ho vista “cambiare il cuore” a un paziente, a cui sembrava aver aperto il petto con le mani facendone fuoriuscire il sangue… Pachita mi obbligò a mettere la mano nella ferita: palpavo la carne lacerata e ritiravo le mia dita insanguinate. Da un barattolo di vetro che aveva di fianco, ho estratto un cuore arrivato chissà da dove – dal “deposito” o dall’ospedale – che lei “trapiantava” magicamente nel malato: non appena lo appoggiava sul petto, il cuore spariva all’interno, come risucchiato dal corpo. Questo fenomeno di “aspirazione”, o risucchio, era comune in tutti i suoi trapianti: Pachita prendeva un tratto d’intestino che, non appena posato sul corpo del paziente, spariva al suo interno. L’ho vista aprire una testa e introdurvi le mani.” (6)

“Non oserei dire che le manipolazioni di Pachita fossero vere e proprie operazioni; ma non posso neppure dire che non lo fossero… E, alla fine, sono arrivato alla conclusione che non ha importanza. Le domande di questo genere ci preoccupano perché crediamo in un mondo “obiettivo”, perché la nostra mentalità moderna si autodefinisce razionale. Pretendiamo sempre di assumere il ruolo di spettatori distanti di un fenomeno che supponiamo essere esterno, i cui meccanismi devono essere chiaramente delineati. Nella mentalità “sciamanica”, al contrario, questo tipo di dilemma non si pone. Non esiste né un soggetto osservatore né un soggetto osservato, esiste solamente il mondo, sogno formicolante di segnali e simboli, campo di interazione nel quale confluiscono forze e influssi molteplici. In questo contesto, tentare di stabilire se le operazioni di Pachita fossero “reali” o meno, non ha senso. Di quale realtà stiamo parlando? Nel momento in cui penetri nel campo magnetico della guaritrice, entri nella sua realtà e lei nella tua, entrambi seguite un’evoluzione all’interno di una realtà in cui le tecniche di guarigione si rivelano operative. E il fatto è che molte persone sono realmente guarite! D’altra parte, attenendomi al punto di vista cosiddetto “obiettivo”, non sono mai riuscito a scoprire il trucco, nonostante fossi stato al suo fianco ore e ore, settimana dopo settimana… Comunque sia, non si può non riconoscere che Pachita fosse geniale. Se il suo era teatro, che grande attrice! Se era illusionismo, quella donna è stata la più grande illusionista di tutti i tempi! E che psicologa…” (6)

Aneddoto di Jodorowsky: “Preoccupato, Isan chiese a suo maestro Gyosan:

“Maestro, la vita mi preoccupa. Mi sento inondato dalla sua molteplicità. Milioni di cose mi vengono addosso e mi attraggono. Ne sono invaso. Questo mi fa disperare.”

“Non ti preoccupare. La tua percezione non può captare più di una cosa per volta. Perciò è inutile che ti preoccupi in anticipo. Vivi ogni cosa nel momento in cui si presenta, esso è unico. Non è tutti gli oggetti. Accettalo per quello che è e vivilo. Non esistono milioni di istanti da vivere. Non esiste altro che l’istante presente. Gli altri verranno dopo. Sono in cammino per trasformarsi nell’istante presente, ma se rimani calmo e tranquillo, senza metterti a fare troppe elucubrazioni o farti prendere dall’ansia, verranno uno dietro l’altro e la tua vita scorrerà serena.”



(1) Si vive solo due volte : interviste a Carlos Castaneda, Roma, Stampa alternativa, 1997, (Già pubbl. in: Details magazine, Mutantian e Magical bland. - Trad. di Roberto Fedeli, Matteo Guarnaccia).

(2) C. Castaneda, Il secondo anello del potere, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 1990:301-301

(3) C. Castaneda, L’arte di sognare, Milano, Rizzoli, 2000:14-15.

(4) J. Zinker, Processi creativi in Psicoterapia della Gestalt, Francoangeli , 2001:221-222.

(5) C. Castaneda, Il potere del silenzio, Milano, Rizzoli, 2001:184.

(6) A. Jodorowsky, Psicomagia, Milano, Feltrinelli, 1997:85.

Fonte



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Marziano
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 Oggetto del messaggio: Re: Modelli Quantistici della Coscienza
MessaggioInviato: 13/01/2018, 20:59 
il qbit è incomprensibile per il cervello umano,a meno che sia integrato e funzionante al meglio.
Inoltre,di solito,il cervello umano non capisce più di 7 bit contemporanei.
Quindi ben lungi dall'essere quantistico.
Visto poi lo stato miserando dei cervelli-massa...muah...è giá un miracolo che funzionino ancora.
In particolare,ignoro ciò che sembra ancora far funzionare il cervello dei ticinesi [:297] [:302]


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