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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 09/02/2022, 01:03 
In Francia e Germania aumenta l'uso del carbone

A causa delle tensioni geopolitiche, degli investimenti in calo, della transizione green che sta cambiando l'offerta con la domanda che resta, però, uguale, la fonte energetica che, almeno per ora esce vittoriosa, è quella più inquinante


AGI - Mentre l'Europa litiga se inserire nella tassonomia il gas e il nucleare, Francia e Germania incrementano l'uso del carbone per produrre elettricità. A causa delle tensioni geopolitiche, degli investimenti in calo, della transizione green che sta cambiando l'offerta con la domanda che resta, però, uguale, la fonte energetica che, almeno per ora esce vittoriosa, è quella più inquinante. Nel terzo trimestre del 2021 le fonti di energia 'convenzionali' rappresentavano oltre la metà dell'elettricità prodotta in Germania (il 56,9%). In Francia invece il governo ha aumentato la quota di energia prodotta dal carbone per sopperire alla manutenzione di molte centrali nucleari che fanno accendere il paese.

In Germania, il carbone, sempre nel periodo luglio-settembre, ha rappresentato il 31,9% del mix energetico. Un forte incremento sia a livello tendenziale (26,4% nello stesso periodo di un anno prima) che rispetto al secondo trimestre del 2021. La quota di carbone utilizzata per produrre elettricità, spiega l'Ufficio Federale di statistica, nel terzo trimestre del 2020 era al 26,4% mentre si attestava al 27,1% nella prima metà del 2021.

Il 13 dicembre scorso il nuovo governo tedesco, formato dalla cosiddetta coalizione semaforo, ha approvato il piano per limitare l'impatto del cambiamento climatico. Questo include l'obiettivo di generare l'80% dell'elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030. Il che significa, quasi il raddoppio della produzione in meno di un decennio. Secondo il piano green, Berlino dovrebbe chiudere tutte le miniere di carbone entro il 2038. Allo stesso tempo, le tre centrali nucleari del paese ancora in funzione dovranno essere spente entro la fine del 2022.
In calo anche gas e rinnovabili

Nel mix energetico tedesco risulta in calo anche la quota di gas naturale che nel trimestre chiuso a settembre era dell'8,7%, in calo di un terzo rispetto allo stesso periodo del 2020 quando era al 14,4%. Secondo Destatis, ciò è in gran parte dovuto al rally dei prezzi nella seconda metà dello scorso anno. La quota di gas naturale ha rappresentato il valore trimestrale più basso dal terzo trimestre del 2018. In leggera diminuzione anche la quota delle fonti di energia rinnovabile: -0,8% rispetto al terzo trimestre del 2020. A fine settembre, solare ed eolico contavano nel mix per il 29,9% rispetto al 30,9% dello stesso periodo del 2020. In forte rialzo, invece, la quantità di elettricità importata in Germania balzata del 13,6% rispetto al terzo trimestre 2020. Gran parte dell'elettricità importata arriva dalla Francia, che al contrario di Berlino punta decisamente sul nucleare.
Anche in Francia aumenta uso del carbone

Ma anche Parigi, nonostante l'atomo, è dovuta ricorrere al carbone per garantire le forniture elettriche del paese. Proprio oggi il governo ha pubblicato sulla Gazzetta ufficiale che aumenta temporaneamente l'utilizzo del carbone. La misura "sarà strettamente limitata ai mesi di gennaio e febbraio 2022" e "non cambierà il calendario per la chiusura delle centrali a carbone", ha detto il ministero della transizione ecologica.

La decisione è stata presa proprio perchè la fornitura di elettricità del paese è sotto pressione a causa della bassa disponibilità del parco nucleare, che fornisce circa il 70% dell'elettricità francese. La legge sul clima del 2019 aveva fissato una soglia annuale di 0,7 chilotonnellate di biossido di carbonio equivalente per megawatt di capacità elettrica installata, segnando la fine graduale della generazione di elettricità da carbone, che è già molto limitata. Questo tetto di emissioni di gas a effetto serra "corrisponde a circa 700 ore di funzionamento annuale per una centrale termica a carbone", ha spiegato il governo.

Secondo il testo pubblicato oggi, il tetto è portato a una chilotonnellata fino alla fine di febbraio per coprire il picco di consumi invernale. "Questo corrisponde a circa 1.000 ore di funzionamento durante questo periodo" delle centrali a carbone, spiega il governo. Il presidente Emmanuel Macron aveva promesso di chiudere le ultime centrali a carbone entro il 2022. "Gli impianti di Le Havre e Gardanne sono già stati chiusi e l'impianto di Saint-Avold chiuderà come previsto nella primavera del 2022", ha detto il ministero della transizione ecologica. La centrale di Cordemais (Loire-Atlantique) potrebbe continuare a funzionare, nonostante gli impegni del governo, a causa del rischio di tensioni sulla rete fino al 2024, data in cui il reattore nucleare Epr di Flamanville entrerà in servizio.


https://www.agi.it/economia/news/2022-0 ... -15522982/


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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 14/02/2022, 14:02 
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https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/1 ... o/6439404/



Francia, altro incidente nella centrale nucleare di Tricastin (a 250 km da Torino).

Le autorità: “Nessuna contaminazioni al di fuori del sito”




Le acque sotterranee sono state contaminate da trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno. Un episodio avvenuto nei giorni dello stop a quattro reattori chiusi a causa di un difetto rilevato in una tubatura. Per ragioni di sicurezza sono stati fermati tutti gli impianti dello stesso tipo, due a Civaux e due a Chooz, al confine con il Belgio. Decisione che ha fatto precipitare in borsa il gruppo Électricité de France.

di Luisiana Gaita | 28 DICEMBRE 2021

Ennesima tegola sulle centrali nucleari francesi. Un incidente all’impianto di Tricastin, uno dei più ‘datati’ del Paese, avvenuto a fine novembre ma su cui stanno emergendo i particolari in questi giorni, ha portato a contaminazione da trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno, nelle acque sotterranee dell’unità di produzione di energia elettrica. L’autorità per la sicurezza nucleare (Asn) ha assicurato che la perdita è stata contenuta e che non è stata rilevata alcuna contaminazione nelle acque sotterranee al di fuori del sito, ma lo stesso gestore pubblico Électricité de France (Edf), segnalando l’accaduto, ha parlato di “evento significativo”. E dopo aver effettuato un sopralluogo, l’Asn ha confermato: “Circa 900 litri di effluenti contenenti trizio sono penetrati nel terreno tra il 25 novembre e l’8 dicembre 2021”. Un episodio, tra l’altro, avvenuto nei giorni dello stop a quattro reattori nucleari chiusi a causa di un difetto rilevato in una tubatura. Per ragioni di sicurezza sono stati fermati tutti gli impianti dello stesso tipo, due a Civaux e due a Chooz, al confine con il Belgio. Decisione che ha fatto precipitare in borsa il gruppo Électricité de France.


E mentre Parigi ha perso un terawattora di elettricità in un anno, nel bel mezzo di una crisi energetica, novembre è stato il mese dei dubbi. Prima con la notizia, pubblicata da Le Monde, di un’azione legale intrapresa da un ex dirigente della centrale di Tricastin che avrebbe denunciato un “politica di occultamento” di incidenti e deviazioni in materia di sicurezza e poi con le rivelazioni fornite alla ong francese, Criirad, da un informatore che lavora nell’industria atomica e che, a proposito dell’incidente di giugno alla centrale nucleare di Taishan 1, in Cina, ha parlato di un difetto nel design a cui sarebbero esposti tutti i reattori Epr (Reattore nucleare europeo ad acqua pressurizzata).

L’incidente – L’ultima tegola, l’incidente alla centrale di Tricastin, nella Drôme, dove sono operativi 4 reattori ad acqua pressurizzata (Pwr) da 915 MW ciascuno. Gli effluenti radioattivi liquidi vengono trasferiti in diversi serbatoi di stoccaggio che, uno alla volta, vengono riempiti. Il 25 novembre scorso qualcosa è andato storto. Uno dei serbatoi non aveva volume libero sufficiente per contenere gli effluenti trasferiti che, tracimati, sono finiti in un pozzetto di recupero. Mentre gli operatori hanno iniziato a dirigere i liquidi verso un altro serbatoio, il pozzetto ha continuato a riempirsi oltre la capacità, tanto che parte di effluenti sono finiti in grondaie di raccolta dell’acqua piovana non progettate per essere a tenuta stagna. L’8 dicembre 2021, dopo forti piogge, le grondaie sono state svuotate riportando gli effluenti al pozzetto di recupero, ma mentre una parte di liquidi radioattivi è stata recuperata, 900 litri contenenti trizio si sono infiltrati nel terreno “causando un’attività radiologica anormale”.


La contaminazione e i guasti rilevati – Il valore massimo, misurato il 12 dicembre, è stato di 28.900 Bq/l (Becquerel per litro) di trizio e da allora è in costante diminuzione. Tanto per avere un’idea, per l’Organizzazione mondiale della sanità la soglia per l’acqua potabile è 10.000 Bq/l. La segnalazione all’Asn è partita il 15 dicembre. E se da un lato non è stata rilevata contaminazione della falda esterna al sito, l’ispezione dell’Asn (effettuata il 21 dicembre) ha rivelato guasti dei sensori di allarme di alto livello nei serbatoi di stoccaggio. Gli ispettori hanno chiesto di limitare il volume utilizzabile nelle vasche degli effluenti, in attesa del ripristino dei sensori. Poiché l’inquinamento è confinato all’interno del recinto geotecnico del sito, questo evento è stato classificato al livello zero della scala internazionale degli eventi nucleari Ines.


L’impianto – I reattori della centrale di Tricastin sono tra quelli francesi a cui si è deciso di prolungare di dieci anni l’operatività. Greenpeace aveva lanciato un appello affinché l’ex ministero dell’Ambiente Sergio Costa, chiedesse ufficialmente a Parigi che i cittadini italiani avessero voce nella consultazione pubblica che si è svolta in Francia, sui requisiti per continuare a far funzionare per altri dieci anni 32 impianti. E, in effetti, Costa e l’allora sottosegretario Roberto Morassut avevano inviato una nota a Parigi per chiedere che anche l’Italia fosse coinvolta. Quattro, in particolare, le centrali nucleari più vicine al confine italiano: Cruas, Saint Alban, Bugey e Tricastin, situate tra l’altro in zone di moderato o medio rischio sismico. Proprio Tricastin (a circa 250 chilometri da Torino), attiva dal 1974, destava le maggiori preoccupazioni, in caso di incidente serio. Non è questo il caso, anche se le ong hanno manifestato alcune perplessità e, comunque, non si è trattato del primo incidente. Nel 2008, in quella che fu la terza fuga radioattiva nel giro di tre settimane, furono contaminati un centinaio di tecnici durante le operazioni di manutenzione del reattore 4, nel 2011 un incendio divampò nella zona 1 della centrale, ma il disastro fu evitato perché nell’area non erano presenti materiali nucleari. Nel 2013, invece, un incidente simile a quello avvenuto a fine novembre, con la falda contaminata da trizio dopo fuoriuscite dai reattori 2 e 3.



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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 14/02/2022, 17:23 
barionu ha scritto:
fermati tutti gli impianti dello stesso tipo, due a Civaux e due a Chooz, al confine con il Belgio

te ne sei accorto? o sei inciampato di là [:o)] quando ti ho risposto? mmh!..dimenticavo che sei anche paragnosta... [8] [:297] [8D]

[:295]



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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 14/02/2022, 19:28 
FABIOSKY63 ha scritto:
barionu ha scritto:
fermati tutti gli impianti dello stesso tipo, due a Civaux e due a Chooz, al confine con il Belgio

te ne sei accorto? o sei inciampato di là [:o)] quando ti ho risposto? mmh!..dimenticavo che sei anche paragnosta... [8] [:297] [8D]

[:295]


l' incidente che fiuto da oltre 2 anni è una cosa tipo Chernobyl ....

ripropongo :

Guarda su youtube.com



https://www.youtube.com/results?search_ ... ore+geiger



zio ot [:305]



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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 16/02/2022, 04:40 
intanto i germani proseguono con la denuclearizzazione...come da tabella... [:290] [:305]

https://tg24.sky.it/mondo/2022/01/01/ge ... e-centrali

hanno capito che se gli si alza il livello dell'acqua NON avranno più NEMMENO la terra per coltivale le PATATE! maaa i francesi ancora NO invece!..aspettano la PRIMA "bomba"... [:303] [:305]

[:295]



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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 25/02/2022, 18:55 
Ucraina: Draghi, ipotesi riapertura centrali carbone
Nuovo intervento per calmierare il prezzo dell'energia


(ANSA) - ROMA, 25 FEB - "Potrebbe essere necessaria la riapertura delle centrali a carbone, per colmare eventuali mancanze nell'immediato".

Lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nell'informativa alla Camera sul conflitto tra Russia e Ucraina. Il premier si è detto "pronto a intervenire per calmierare ulteriormente il prezzo dell'energia, ove questo fosse necessario" sottolineando poi "è necessario".

Draghi ha affermato che "le sanzioni che abbiamo approvato, e quelle che potremmo approvare in futuro, ci impongono di considerare con grande attenzione l'impatto sulla nostra economia". "La maggiore preoccupazione - ha aggiunto riguarda il settore energetico, che è già stato colpito dai rincari di questi mesi: circa il 45% del gas che importiamo proviene infatti dalla Russia, in aumento dal 27% di dieci anni fa".

"Le vicende di questi giorni - ha aggiunto - dimostrano l'imprudenza di non aver diversificato maggiormente le nostre fonti di energia e i nostri fornitori negli ultimi decenni. In Italia, abbiamo ridotto la produzione di gas da 17 miliardi di metri cubi all'anno nel 2000 a circa 3 miliardi di metri cubi nel 2020 - a fronte di un consumo nazionale che è rimasto costante tra i 70 e i 90 miliardi circa di metri cubi. Dobbiamo procedere spediti sul fronte della diversificazione, per superare quanto prima la nostra vulnerabilità e evitare il rischio di crisi future". (ANSA).


https://www.ansa.it/canale_ambiente/not ... 9fa9c.html


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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 27/02/2022, 21:27 
andreacorazza ha scritto:
una domanda: se accadrà davvero il black out, come farò a vedere il Grande Fratello in tv?


e vedi che per continuare a vedere il GF et similia costringeranno la Francia a porre sotto stress le nucleari ;

con la chernobyl francese servita ...

lo sto dicendo da 2 anni ....

munirsi di geiger



https://originidellereligioni.forumfree.it/?t=78483005


zio ot [:305]



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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 07/03/2022, 19:44 
Guerra in Ucraina, Elon Musk: bisogna aumentare la produzione di gas e petrolio

Elon Musk è intervenuto sulle conseguenze della guerra in Ucraina e, in particolare, su quelle di carattere energetico. Dichiarazioni da un certo punto di vista "sorprendenti" visto che conosciamo molto bene le sue posizioni sulla sfruttamento del petrolio ma che giustifica vista l'attuale situazione.

Attraverso il suo account su Twitter, il CEO di Tesla sottolinea che per quanto non gli piaccia doverlo dire, è necessario aumentare la produzione di petrolio e di gas perché tempi straordinari richiedono misure straordinarie. Musk è poi consapevole che questa scelta potrebbe "penalizzare" Tesla ma evidenzia che le fonti energetiche sostenibili non possono reagire istantaneamente per compensare le esportazioni di gas e di petrolio dalla Russia.

Ma non è finita qui perché Elon Musk, successivamente, ha anche affermato che l'Europa dovrebbe riattivare le centrali nucleari inattive ed aumentare la produzione di energia da quelle già in funzione. Per il CEO di Tesla si tratterebbe di una misura fondamentale per la sicurezza nazionale ed internazionale.

Insomma, Elon Musk in questi tempi molto difficili prova a dire la sua su come affrontare il tema della crisi energetica anche se le sue parole vanno contro la filosofia dell'azienda. Del resto, le conseguenze della guerra sui prezzi dell'energia in generale sono già evidenti e servono sicuramente misure straordinarie per bloccare la corsa di questi costi che pesano sulle famiglie e sulle aziende.

Musk poi esorta gli ucraini a tenere duro e attraverso Twitter rinnova la sua simpatia per il popolo russo che non vuole la guerra di Putin.


https://www.hdmotori.it/tesla/articoli/ ... -nucleare/


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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 05/04/2022, 19:54 
Ue, proposta per ridurre delle emissioni di CO2: limiti ad allevamenti, miniere e giga fabbriche
L'Ue propone due nuovi regolamenti per controllare i gas fluorurati ad effetto serra e le sostanze che riducono lo strato di ozono


La Commissione Europea ha proposto due nuovi regolamenti per controllare piu’ strettamente i gas fluorurati ad effetto serra (F-gas) e le sostanze che riducono lo strato di ozono (Ods). “A livello dell’Ue, i gas fluorurati rappresentano attualmente il 2,5% delle emissioni totali di gas serra. La proposta della Commissione Europea di un nuovo regolamento sui gas fluorurati permettera’ di risparmiare l’equivalente di 40 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica (CO2) entro il 2030, oltre la riduzione prevista dalla legislazione attuale, raggiungendo un risparmio totale aggiuntivo equivalente a 310 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2050“, ha spiegato la Commissione.

“L’adozione di questi regolamenti rappresenterebbe un passo significativo verso la limitazione dell’aumento della temperatura globale in linea con l’Accordo di Parigi. La proposta sui gas fluorurati contribuira’ anche a ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030 e a rendere l’Europa neutrale rispetto al clima entro il 2050. Entrambe le proposte insieme potrebbero portare ad una riduzione totale delle emissioni di gas serra (Ghg) dell’Ue di 490 Mt (CO2 equivalente) entro il 2050″, ha aggiunto la Commissione.

I nuovi settori proposti per la copertura della direttiva Ue sulle emissioni industriali includono gli impianti dell’industria estrattiva (miniere), che comprendono metalli, metalli delle terre rare e minerali industriali, mentre i minerali energetici, come il carbone, e le cave di aggregati sono esclusi; le “giga-fabbriche” per le batterie per l’elettromobilita’, “un settore in crescita, rilevante per la trasformazione industriale, e che integra il regolamento sulle batterie, per impianti su larga scala“; l’allevamento di bestiame su larga scala e ulteriori allevamenti di suini e pollame, ha specificato l’esecutivo europeo.

“Tutti gli allevamenti di bovini, suini e pollame con piu’ di 150 unita’ di bestiame (Lsu) rientreranno nel campo di applicazione della direttiva. Cio’ comportera’ un aumento della copertura degli allevamenti intensivi di bovini, suini e pollame per raggiungere un nuovo totale del 13% degli allevamenti di bestiame piu’ grandi dell’Ue in generale, di cui gli allevamenti di bovini sono inclusi per la prima volta. Queste aziende, 185 mila in totale, sono insieme responsabili del 60% delle emissioni di ammoniaca e del 43% del metano nell’Ue“, ha aggiunto la Commissione Europea.

L’esecutivo europeo ha specificato che “la proposta rafforzerebbe il sistema di quote per gli idrofluorocarburi (Hfc phase-down), riducendo il potenziale impatto sul clima dei nuovi Hfc che arrivano sul mercato Ue del 98% tra il 2015 e il 2050. Introduce anche nuove restrizioni per assicurarsi che i gas fluorurati siano usati solo in nuove attrezzature dove non sono disponibili alternative adeguate. Per esempio, l’SF6, il piu’ potente gas serra, sara’ gradualmente eliminato in tutte le nuove attrezzature per la trasmissione elettrica (“switchgear”) entro il 2031″.

La Commissione ha evidenziato che con la proposta di oggi sara’ “piu’ facile” per le autorita’ doganali e di sorveglianza controllare le importazioni e le esportazioni, “reprimendo il commercio di gas fluorurati e attrezzature illegali“. Inoltre, “le sanzioni diventeranno piu’ severe e piu’ standardizzate” e “verrebbe coperta una gamma piu’ ampia di sostanze e attivita’ e le procedure per la segnalazione e la verifica dei dati verrebbero migliorate“. Infine, la proposta sui gas fluorurati abolirebbe alcune esenzioni e porterebbe il phase-down degli Hfc dell’Ue “pienamente in linea con il Protocollo di Montreal”.


https://www.meteoweb.eu/2022/04/ue-prop ... 2/1782385/


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MessaggioInviato: 16/04/2022, 17:28 
Il Messico si prepara a nazionalizzare il litio: brutte notizie per Cina, Spagna e USA
Le mosse del Messico per nazionalizzare la sua industria del litio danneggeranno gli interessi sia della Cina che dell'Europa, ma potrebbero peggiorare anche le relazioni con gli USA


Giorni fa, il Presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador ha firmato una legge di riforma del settore minerario nell’ambito della quale viene assegnata una protezione speciale allo sfruttamento del litio, che resterà nella sfera pubblica. Questa legge sarà inviata con procedura d’urgenza alla Camera dei deputati lunedì prossimo nel caso in cui domenica non si riuscisse ad approvare la riforma del settore elettrico, voluta dal capo dello Stato, e che è avversata dall’opposizione, dalle imprese private e dagli Stati Uniti.

“Se domenica non si arriverà ad avere i due terzi per l’approvazione della riforma del settore elettrico per l’azione di lobbisti, di interessi stranieri, invierò il progetto di riforma del settore minerario, che ho già firmato e che non richiede i due terzi per l’approvazione. Il litio è oro bianco, ed è per questo che sono contrari alla riforma della Costituzione”, ha sostenuto Lopez Obrador.

La Camera dei deputati ha all’ordine del giorno domenica la discussione e il voto sull’iniziativa di riforma del settore elettrico che implica modifiche agli articoli 25, 27 e 28 della Costituzione, proponendo di rafforzare un organismo pubblico, la Commissione federale per l’energia elettrica (Cfe), e stabilendo che lo sfruttamento del litio appartiene solo alla Nazione.

L’affermazione di Lopez Obrador sulle riserve di litio della nazione non sorprende, dato il crescente appetito del mondo per il passaggio ai veicoli elettronici e l’allontanamento da fonti di energia che emettono carbonio. Il litio è un elemento importante per i produttori di batterie per veicoli elettrici. Con l’aumento dei prezzi del litio e la potenziale carenza di litio incombente, il Messico sta intensificando i suoi sforzi per controllare meglio le sue riserve, che potrebbero avere un impatto sulla già accesa guerra dei veicoli elettrici tra Cina e Occidente.

La mossa del Presidente messicano ha fatto irritare il governo degli Stati Uniti e l’UE perché le società spagnole perderanno la loro quota dominante nel mercato. Il Messico si è coordinato con altri Paesi ricchi di litio, come la Bolivia e l’Argentina, per sviluppare la risorsa mantenendo la sovranità su di essa. In questo modo, sta creando un potente blocco di litio per infliggere un duro colpo a nazioni come Stati Uniti, Cina e Spagna.
Il ruolo della Cina

Sia la Cina che l’Europa hanno fortemente investito nel settore minerario del Messico. Attualmente, ci sono 17 concessioni di litio attive in Messico, di cui molte nel nord del Paese detenute da Bacanora Lithium, di proprietà della Cina. L’azienda è una sussidiaria della cinese Genfeng Lithium e sta sviluppando il gigantesco progetto Sonora, che dovrebbe produrre 35.000 tonnellate di metallo all’anno a partire dal 2023. Una volta avviato il processo di estrazione, il Messico potrebbe guidare il mondo nella produzione di litio.
La Spagna è destinata a perdere molto

D’altra parte, anche le grandi società spagnole stanno attualmente dominando il settore minerario del litio del Paese. Ma quando l’elemento sarà nazionalizzato, la Spagna e l’UE perderanno il controllo sul litio del Paese. Il voto di Lopez Obrador di cambiare le leggi minerarie nella nazione, quindi, ha fatto irritare l’UE e gli Stati Uniti.

Le mosse del Messico per nazionalizzare la sua industria del litio danneggeranno gli interessi sia della Cina che dell’Europa. L’opposizione di Lopez Obrador sta criticando con veemenza le sue mosse, citando la mancanza di esperienza del Paese nelle operazioni minerarie e il possibile isolamento del Messico nelle catene di approvvigionamento del litio del mondo.
Gli Stati Uniti

Le mosse di Lopez Obrador potrebbero anche peggiorare le relazioni tra Stati Uniti e Messico poiché l’emendamento comporterebbe una violazione delle disposizioni dell’accordo USA-Messico-Canada raggiunto nel 2018, che impediscono ad uno Stato di utilizzare la sua posizione di monopolio per impegnarsi in pratiche anticoncorrenziali in regime di non monopolio.


https://www.meteoweb.eu/2022/04/messico ... o/1785740/


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 Oggetto del messaggio: Re: LA TRUFFA - FREGATURA DELLE RINNOVABILI
MessaggioInviato: 16/04/2022, 19:31 
vimana131 ha scritto:
Il Messico si prepara a nazionalizzare il litio: brutte notizie per Cina, Spagna e USA
Le mosse del Messico per nazionalizzare la sua industria del litio danneggeranno gli interessi sia della Cina che dell'Europa, ma potrebbero peggiorare anche le relazioni con gli USA


Giorni fa, il Presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador ha firmato una legge di riforma del settore minerario nell’ambito della quale viene assegnata una protezione speciale allo sfruttamento del litio, che resterà nella sfera pubblica. Questa legge sarà inviata con procedura d’urgenza alla Camera dei deputati lunedì prossimo nel caso in cui domenica non si riuscisse ad approvare la riforma del settore elettrico, voluta dal capo dello Stato, e che è avversata dall’opposizione, dalle imprese private e dagli Stati Uniti.

“Se domenica non si arriverà ad avere i due terzi per l’approvazione della riforma del settore elettrico per l’azione di lobbisti, di interessi stranieri, invierò il progetto di riforma del settore minerario, che ho già firmato e che non richiede i due terzi per l’approvazione. Il litio è oro bianco, ed è per questo che sono contrari alla riforma della Costituzione”, ha sostenuto Lopez Obrador.

La Camera dei deputati ha all’ordine del giorno domenica la discussione e il voto sull’iniziativa di riforma del settore elettrico che implica modifiche agli articoli 25, 27 e 28 della Costituzione, proponendo di rafforzare un organismo pubblico, la Commissione federale per l’energia elettrica (Cfe), e stabilendo che lo sfruttamento del litio appartiene solo alla Nazione.

L’affermazione di Lopez Obrador sulle riserve di litio della nazione non sorprende, dato il crescente appetito del mondo per il passaggio ai veicoli elettronici e l’allontanamento da fonti di energia che emettono carbonio. Il litio è un elemento importante per i produttori di batterie per veicoli elettrici. Con l’aumento dei prezzi del litio e la potenziale carenza di litio incombente, il Messico sta intensificando i suoi sforzi per controllare meglio le sue riserve, che potrebbero avere un impatto sulla già accesa guerra dei veicoli elettrici tra Cina e Occidente.

La mossa del Presidente messicano ha fatto irritare il governo degli Stati Uniti e l’UE perché le società spagnole perderanno la loro quota dominante nel mercato. Il Messico si è coordinato con altri Paesi ricchi di litio, come la Bolivia e l’Argentina, per sviluppare la risorsa mantenendo la sovranità su di essa. In questo modo, sta creando un potente blocco di litio per infliggere un duro colpo a nazioni come Stati Uniti, Cina e Spagna.
Il ruolo della Cina

Sia la Cina che l’Europa hanno fortemente investito nel settore minerario del Messico. Attualmente, ci sono 17 concessioni di litio attive in Messico, di cui molte nel nord del Paese detenute da Bacanora Lithium, di proprietà della Cina. L’azienda è una sussidiaria della cinese Genfeng Lithium e sta sviluppando il gigantesco progetto Sonora, che dovrebbe produrre 35.000 tonnellate di metallo all’anno a partire dal 2023. Una volta avviato il processo di estrazione, il Messico potrebbe guidare il mondo nella produzione di litio.
La Spagna è destinata a perdere molto

D’altra parte, anche le grandi società spagnole stanno attualmente dominando il settore minerario del litio del Paese. Ma quando l’elemento sarà nazionalizzato, la Spagna e l’UE perderanno il controllo sul litio del Paese. Il voto di Lopez Obrador di cambiare le leggi minerarie nella nazione, quindi, ha fatto irritare l’UE e gli Stati Uniti.

Le mosse del Messico per nazionalizzare la sua industria del litio danneggeranno gli interessi sia della Cina che dell’Europa. L’opposizione di Lopez Obrador sta criticando con veemenza le sue mosse, citando la mancanza di esperienza del Paese nelle operazioni minerarie e il possibile isolamento del Messico nelle catene di approvvigionamento del litio del mondo.
Gli Stati Uniti

Le mosse di Lopez Obrador potrebbero anche peggiorare le relazioni tra Stati Uniti e Messico poiché l’emendamento comporterebbe una violazione delle disposizioni dell’accordo USA-Messico-Canada raggiunto nel 2018, che impediscono ad uno Stato di utilizzare la sua posizione di monopolio per impegnarsi in pratiche anticoncorrenziali in regime di non monopolio.

https://www.meteoweb.eu/2022/04/messico ... o/1785740/

Ma certo. É da anni che si sta organizzando "il tutto".
É da anni che qui nessuno vuole piú l'intromissione USA.
Da quando il presidente ha fatto pulizia in Pemex* le cose sono cambiate e sono cambiate drasticamente per gli USA i quali compravano una buona parte dell'estrazione.
Poi ha attuato la "Reforma Energetica" di CFE (la compagnia nazionale della corrente elettrica, quello che era l'ENEL).
Ha sempre fatto pressione per l'approvazione della non privatizzazione del litio.
Anche tutte le miniere del Paese non potranno essere piú in mano a compagnie straniere (=USA/Canada).
E ci sta riuscendo perché cosí il Paese vuole.
I grandi capitalisti messicani lo appoggiano, non vogliono piú gringos tra i piedi.

*Petroleos Mexicanos, la compagnia di estrazione nazionale, era in mano di collusi con gli USA.
Intere navi petroliere venivano "vendute" ai vicini senza alcun registro né fatturazione.
Alla fine ci sono state molte denunce a messicani e alcuni funzionari del Texas -game over-



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MessaggioInviato: 23/04/2022, 18:50 
"Con soltanto auto elettriche saremo nelle mani della Cina"

L'allarme di Bonometti (Confindustria): "C'è il rischio di fare come con il gas russo". Le perplessità di Tavares


Nuovo allarme sui danni che una mobilità privata solo elettrica arrecherebbe a economia e occupazione. A preoccupare Marco Bonometti, presidente del gruppo Omr nonché membro del consiglio generale di Confindustria, è il rischio reale di una sempre maggiore dipendenza dalla Cina, simile a quella per il gas con la Russia. In gioco, avverte Bonometti, sono milioni di posti. Il presidente di Omr, intervistato dall'Agi, ha tracciato un quadro nefasto. «Puntare solo sull'auto elettrica - ha affermato - è un suicidio. Può essere una delle soluzioni per ridurre le emissioni, ma nella situazione attuale non è sostenibile avere in Europa tutte auto a batteria: non c'è sufficiente energia, come quantità e di qualità, cioè pulita. Da parte italiana, inoltre, non abbiamo energia sufficiente per far girare stabilimenti e dipendiamo al 95% dal gas».

«La geografia dell'auto elettrica era nota da tempo - l'analisi di Andrea Taschini, manager automotive e advisor Bain - e ora si sta prendendo atto che, se fosse imposta, la dipendenza che essa creerebbe da Pechino sarebbe peggiore rispetto a quella dal gas russo. Si potevano evitare una moltitudine di proclami e investimenti semplicemente approfondendo con onestà intellettuale il tema».

La requisitoria di Bonometti si sofferma, quindi, sulle materie prime, il «cuore» delle batterie. «Mancano litio e nichel - puntualizza - ma anche se dovessero esserci in futuro, se prima dipendevamo dal gas russo, con l'auto elettrica dipenderemo da componenti che arrivano dall'Asia, soprattutto Cina e Taiwan». Insomma, «se oggi siamo in mano alla Russia per il gas, domani saremo in mano alla Cina per le batterie».

Bonometti mette in guarda la Ue sui problemi che il «tutto elettrico», previsto dal 2035, potrebbe portare a un'economia già fiaccata da pandemia, guerra e caro energia, mentre il ministro alle Infrastrutture e Mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, difende con convinzione le intenzioni di Bruxelles. «L'obiettivo - dice - è accelerare la transizione ecologica, riducendo drasticamente nei prossimi 8 anni le emissioni inquinanti e climalteranti nei trasporti; per l'Italia è una grande sfida verso un modello di sviluppo sostenibile e per le nostre imprese una grande opportunità di innovazione e business».

E i costruttori? Continuano a investire miliardi sull'elettrico e annunciano gamme a batteria insieme all'addio ai motori endotermici. Ma sono convinti al 100%? Nonostante i piani già tracciati, non mancano timori e perplessità. Carlos Tavares, ad di Stellantis, intervistato da Auto, ribadisce, a esempio, che «se si vuole avere un impatto significativo nella riduzione delle emissioni, si devono diffondere tantissime auto elettriche, ma finché costano tanto, il 50% in più come ora, non rimpiazzeremo la produzione di vetture tradizionali». E aggiunge: «Bisogna poi esseri certi che l'energia per caricare le batterie sia prodotta in modo pulito. Ora non lo è. Altrimenti si sposta solo il problema all'origine della produzione d'energia, invece che al tubo di scarico». Partita apertissima.


https://www.ilgiornale.it/news/economia ... 28415.html


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MessaggioInviato: 28/04/2022, 18:12 
Energia, in arrivo decreto: 4 centrali carbone a regime

Impianti di Civitavecchia, Brindisi, Monfalcone e Fusina. Cdm slitta a lunedì


Sono passati solo sei mesi, eppure sembrano trascorsi secoli. Il G20 a Roma nel segno della spallata al carbone: stop a nuove centrali dal 2022, una riduzione progressiva dell'uso di combustibili fossili. Poi è arrivata la guerra in Ucraina, l'impennata dei prezzi delle materie prime, il terrore nei mercati, le bollette che mettono in crisi famiglie e imprese. Con inevitabili cambi di passi, anche dolorosi.

Nel decreto che il governo si appresta a varare -atteso domani ma slittato a lunedì della prossima settimana- dovrebbe trovare spazio anche una norma che punta ad aumentare la produzione a carbone, portando subito a 'regime' 4 impianti: Brindisi, Civitavecchia, Fusina e Monfalcone. Questa misura consentirebbe di 'risparmiare' circa 3 miliardi di metri cubi di gas, che non verrebbero 'bruciati' per produrre elettricità. Altri tre miliardi, dunque, altro tassello nel puzzle che il governo sta mettendo in piedi per emanciparsi da Mosca, dopo quelli incasellati con gli accordi stretti in Congo, Angola, Mozambico, Algeria, Qatar.

Per tagliare il traguardo dell'indipendenza energetica dalla Russia, dunque, il governo è pronto anche a portare ai massimi giri di motore le 4 centrali a carbone. Del resto lo stesso premier Mario Draghi, nell'informativa alle Camera del 25 febbraio scorso, aveva ventilato la possibilità di tornare sulla produzione a carbone per affrancarsi dal gas russo. E il momento sembra essere arrivato, certo in uno spazio temporale circoscritto. "Si tratterebbe di uno sforzo di due anni, non più", assicurano autorevoli fonti di governo all'Adnkronos.

Da un lato il carbone, dunque, dall'altro lo sforzo green, pilastro del governo Draghi. Sempre nello stesso decreto, infatti, ci saranno norme per snellire gli iter burocratici per l’autorizzazione a produrre energia da fonti eoliche e fotovoltaiche, le cosiddette rinnovabili. Tra le misure più attese nel decreto, la proroga per un altro mese -al 30 giugno dunque- del taglio delle accise sui carburanti che, insieme alla minor Iva, riduce di 30,5 centesimi il prezzo alla pompa di benzina e diesel in scadenza proprio lunedì prossimo, 2 maggio.

Oltre alla proroga, il decreto dovrebbe contenere il rifinanziamento del fondo di garanzia sui prestiti alle Pmi; risorse per l'accoglienza dei profughi ucraini; proroga degli interventi contro il caro bollette; meccanismi di adeguamento dei prezzi degli appalti, bonus per le imprese energivore. Con il decreto -che dovrebbe essere unico, sembra infatti sfumare l'idea di due provvedimenti distinti, uno su aiuti l'altro sul pacchetto energia- si stanno studiando anche i meccanismi da adottare per calmierare il prezzo delle materie prime.

L’obiettivo è aiutare le imprese italiane a far fronte ai rincari, anche perché il problema rischia di incidere negativamente sulle gare del Pnrr. Sono allo studio, inoltre, interventi ad hoc per aiutare le imprese più colpite dai contraccolpi delle sanzioni adottate contro la Russia, come ad esempio per il comparto della ceramica. C'è chi assicura che il decreto -su cui continuano a susseguirsi riunioni al Mef e a Palazzo Chigi- slitterà alla settimana prossima proprio perché "molto più corposo di quanto ci si attenda".


https://www.adnkronos.com/energia-in-ar ... 0qv5wormbA


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MessaggioInviato: 04/05/2022, 19:38 
"Stiamo sottostimando il costo della transizione green?" Il dilemma di Prometeia


Prometeia, società di consulenza strategica, ha pubblicato un report sul tema analizzando come la transizione energetica e il tema dei costi delle materie prime e dei combustibili stiano giocando un ruolo decisivo nella discussione odierna sul volo dei prezzi per i consumatori


Prometeia scende in campo nell'analisi della transizione energetica e della finanza sostenibile e si pone un'importante domanda: i decisori politici ed economici stanno curando in maniera realistica il capitolo dei costi che questo processo avrà. La società di consulenza strategica ha pubblicato un report sul tema analizzando come la transizione energetica e il tema dei costi delle materie prime e dei combustibili stiano giocando un ruolo decisivo nella discussione odierna.

La cronaca di questi mesi lo testimonia. Già prima dello scoppio della guerra russo-ucraina prezzi dell'energia hanno fatto discutere gli analisti, i consumatori, gli investitori e i responsabili politici per molti mesi. I prezzi del petrolio, ricorda Prometeia, "dopo aver raggiunto i loro valori più bassi in due decenni nei primi mesi della pandemia di Covid (21 dollari al barile di petrolio greggio Brent nell'aprile 2020), si sono intensificati da allora, superando la soglia dei 100 dollari al barile alla fine di febbraio, spinti dalla guerra in Ucraina".

Nel frattempo, i prezzi del gas naturale in Europa (TTL olandese) sono saliti alle stelle, passando da 23 dollari / MWh all'inizio del 2021 a un picco di 247 dollari per MWh il 7 marzo 2022 e successivamente scendendo a 136 dollari/MWh alla fine del mese, circa sei volte i livelli di partenza. Queste impennate dei prezzi "hanno sostanzialmente aumentato i costi energetici delle famiglie e aumentato il dibattito in Europa sulla necessità di fonti energetiche affidabili, più economiche e più verdi".

In quest'ottica, si chiede Prometeia, un tema fondamentale sarà capire in che misura in futuro banche, investitori, imprese e governi sapranno interiorizzare i calcoli su i costi reali della transizione nei loro processi aziendali. E "tutto nei correnti modelli di predizione lascia presagire che i prezzi rimarranno più alti del previsto anche nel prossimo futuro", a causa di un preciso circolo vizioso. L'economia sarà più in affanno per la sua dipendenza da gas e petrolio, questo ridurrà i margini fiscali per le politiche di investimento, a sua volta ciò protrarrà i termini della transizione e renderà più complesso e aleatorio stimarne i costi.

E di fronte a caos legati alle crisi globali in atto, stiamo vivendo un superciclo delle materie prime in cui, nota Prometeia, sia sul fronte dei combusitbili fossili che dei materiali strategici per le infrastrutture su cui sviluppare la transizione "la domanda sta spiazzando l'offerta". Si realizzano dunque i timori legati agli scenari che analisti come Gianclaudio Torlizzi hanno costruito. Torlizzi, in Materia Rara ha scritto del rischio che la transizione green alimenti il superciclo delle materie prime in un'ottica di medio-lungo periodo.

Torlizzi nel saggio nota che "dei 12.000 miliardi di dollari in stimoli fiscali varati" tra 2020 e 2021 dalle economie occidentali contro la crisi economica da Covid, "800 miliardi sono destinati specificamente a piani per contrastare il cambiamento climatico, premiando così quelle materie prime direttamente coinvolte nella transizione energetica verso la decarbonizzazione, come i metalli" e surriscaldandone la domanda. In teoria, "i processi di decarbonizzazione si sarebbero dovuti tradurre in una discesa dei prezzi petroliferi proprio in ragione della previsione di una riduzione dei consumi di energia fossile. E invece anche i prezzi petroliferi hanno assistito, dallo scoppio della pandemia a oggi, a forti rincari in scia al calo dell’offerta prevista a causa delle politiche ambientali sempre più stringenti"; questo si è visto con forza durante il varo del Green New Deal europeo.

Da quando in primavera del 2021 l’Unione Europea ha iniziato ad annunciare le strategie che, mediando tra pragmatismo e ideologia, hanno avviato il Green New Deal, come i “dazi verdi” proposti per colpire le nazioni che in questa fase storica hanno standard ambientali più labili e il piano Fit for 55 con annesse strategie di fuoriuscita dalle energie fossili, i permessi di inquinamento hanno iniziato a decollare nelle quotazioni assieme ai prezzi dell'energia. Quanto oggi messo nero su bianco da Prometeia è l'attestazione che il pragmatismo deve guidare i governi nelle scelte e nelle analisi. L'utopismo senza contrafforti economico-industriali chiari, la stretta ambientale senza focus sullo sviluppo e l'ideologia fine a sé stessa rischiano di essere rovinosi.

Nel pieno della tempesta ucraina l'Europa sembra essersene resa conto e ora procede in maniera sistemica cercando di lavorare separatamente all'indipdendenza dal gas russo e all'inserimento dell'oro blu come combustibile ponte per la transizione, evitando eccessive utopie. Ma stimare concretamente prezzi e dinamiche di costo per il proseguio di una transizione che si prevede destinata a puntare al 2050 è ancora oggi paragonabile a navigare in mare aperto senza bussola.


https://www.ilgiornale.it/news/finanza- ... 31068.html


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MessaggioInviato: 25/05/2022, 21:07 
La Germania riattiverà le centrali a carbone se la Russia taglierà il gas
Secondo un decreto di emergenza, in caso di carenze di gas, la Germania potrà riattivare le centrali a carbone che avrebbero dovuto essere chiuse



La Germania prevede di riattivare centrali a carbone e petrolio se il Presidente russo Vladimir Putin deciderà di tagliare le esportazioni di gas nel Paese. Oggi il Ministro dell’Economia Robert Habeck presenterà un decreto di emergenza che consentirà al governo, in caso di carenze di gas, di riattivare le centrali che avrebbero dovuto essere chiuse in linea con il piano di uscita dal carbone della Germania.

“Ciò significa che l’utilizzo a breve termine delle centrali a carbone nel settore elettrico è reso possibile su richiesta, in caso di necessità“, secondo il decreto visionato da Bloomberg. Il decreto di emergenza consentirebbe al governo di attivare le centrali a carbone senza l’approvazione del parlamento per un massimo di sei mesi. Il decreto di emergenza sarà valido fino al 31 marzo 2024.

“Questa richiesta di ulteriore produzione di energia elettrica dal carbone si verifica solo quando c’è una carenza di gas, o se c’è una minaccia di carenza di gas e il consumo di gas nella produzione di energia deve essere ridotto“, secondo la proposta di legge.

Le utility tedesche avevano già detto che avrebbero potuto mettere a disposizione le centrali se necessario. Uniper ha affermato che potrebbe inviare fino a 3 gigawatt di generazione di energia dal carbone per rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento, mentre RWE AG ha affermato che sta esaminando quali centrali elettriche potrebbero essere riattivate. La Germania ha attualmente 4,3 gigawatt di centrali a carbone e 1,6 gigawatt di impianti petroliferi come riserva.

Tuttavia, salvaguardare l’approvvigionamento energetico nel principale acquirente di gas russo in Europa non sarà facile. Il continente fa affidamento sulla Russia per la stragrande maggioranza del carbone termico che importa per far funzionare le centrali inquinanti, molte delle quali la Germania si era già impegnata a chiudere quest’anno e il prossimo.

L’Europa acquista due tipi di carbone dalla Russia: quello termico, bruciato dalle centrali elettriche, e quello metallurgico, utilizzato nella produzione dell’acciaio. La quota russa delle importazioni di carbone termico dell’UE è quasi il 70%, con Germania e Polonia particolarmente dipendenti.


https://www.meteoweb.eu/2022/05/germani ... o/1796529/


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