"dare la caccia alle bufale é inutile"
Inviato: 28/10/2015, 16:45
Lo dice una ricerca in gran parte italiana e pubblicata in pdf a questo indirizzo
Dopo aver esaminato quasi 50.000 post di facebook inerenti complottismo, misteri, e argomenti affini, i ricercatori sono giunti alla conclusione che soltanto 100 utenti su 9 MILIONI si fanno convincere dall'azione di debunking. Questo, sempre secondo la ricerca, dipende dal fatto che non c'è comunicabilità tra le diverse correnti di pensiero: in pratica non trovano una ragione comune e, anzi, alimentano il conflitto.
Ovviamente non poteva mancare la replica di Attivissimo, il primo a sentirsi tirato in causa, colui che fa del debunking la sua principale (e forse unica) ragione di vita.
http://attivissimo.blogspot.ch/2015/10/ ... utile.html
Basta leggere il titolo dell'articolo di replica scritto nel suo blog, dove dice che sarà pure inutile fare il debunker ma che continuerá cmq a farlo, per rendersi conto di quanto stia rosicando. Un perfetto esempio di come la scienza, quella vera, si schiera contro coloro che credono di saper fare scienza, ridimensionando il loro ego e sputtanandone le capacitá. Dev'essere stata una bella mazzata per lui...
Oltre al titolo, un'altra cosa interessante che si nota nel suo articolo è la critica al metodo di ricerca utilizzato, che secondo lui è sbagliato perché concentra il suo campo d'azione esclusivamente su un social network. Infatti secondo lui, fuori da facebook é pieno di gente più "sveglia", in grado di ascoltarlo e di dargli ragione. Come se coloro che vivono nella vita reale non fossero anche gli stessi che scrivono su facebook...
Ma poi, caro attivissimo, le bufale circolano soltanto su internet. Quindi dove diavolo andavano presi i campioni se non su un sociali network?
Il coordinatore della ricerca, tale Walter Quattrociocchi, riporta sul suo profilo facebook l'articolo scritto da Attivissimo, diagnosticandogli un certo vizietto mentale che coglie un pó tutti noi (ma soprattutto gli incoerenti e gli ipocriti), e che è il bias di conferma: ovvero, quando si tratta di rafforzare le nostre convinzioni, troviamo tutte le strategie possibili. Ce le inventiamo tutte (che poi è la stessa accusa che lui stesso rivolge ai complottisti, non ce lo dimentichiamo...)
Al che ho chiesto allo stesso Quattrociocchi, appena aggiunto su fb, se esiste anche una motivazione psicologica che porta individui come Attivissimo a lavorare (finalmente lo possiamo dire, INUTILMENTE) per il "bene" degli altri. Perché io penso che passare una vita intera a tentare di far cambiare idea alla gente su qualcosa, sia veramente avvilente. Oltretutto perché da questa attivitá non riceve nulla in cambio: infatti la prima cosa che si può vedere sul suo blog è una misera richiesta di sostentamento a lui e al suo sito (una vera e propria elemosina, che lo dovrebbe imbarazzare), e poi anche perché, come dice lui stesso e come dice anche la ricerca in questione, il debunker non è in grado di persuadere nessuno. Quindi a che serve fare un lavoro del genere cosí improduttivo e che non ripaga nemmeno un pó? O ci sei o ci fai!
Dopo aver esaminato quasi 50.000 post di facebook inerenti complottismo, misteri, e argomenti affini, i ricercatori sono giunti alla conclusione che soltanto 100 utenti su 9 MILIONI si fanno convincere dall'azione di debunking. Questo, sempre secondo la ricerca, dipende dal fatto che non c'è comunicabilità tra le diverse correnti di pensiero: in pratica non trovano una ragione comune e, anzi, alimentano il conflitto.
Ovviamente non poteva mancare la replica di Attivissimo, il primo a sentirsi tirato in causa, colui che fa del debunking la sua principale (e forse unica) ragione di vita.
http://attivissimo.blogspot.ch/2015/10/ ... utile.html
Basta leggere il titolo dell'articolo di replica scritto nel suo blog, dove dice che sarà pure inutile fare il debunker ma che continuerá cmq a farlo, per rendersi conto di quanto stia rosicando. Un perfetto esempio di come la scienza, quella vera, si schiera contro coloro che credono di saper fare scienza, ridimensionando il loro ego e sputtanandone le capacitá. Dev'essere stata una bella mazzata per lui...
Oltre al titolo, un'altra cosa interessante che si nota nel suo articolo è la critica al metodo di ricerca utilizzato, che secondo lui è sbagliato perché concentra il suo campo d'azione esclusivamente su un social network. Infatti secondo lui, fuori da facebook é pieno di gente più "sveglia", in grado di ascoltarlo e di dargli ragione. Come se coloro che vivono nella vita reale non fossero anche gli stessi che scrivono su facebook...
Ma poi, caro attivissimo, le bufale circolano soltanto su internet. Quindi dove diavolo andavano presi i campioni se non su un sociali network?
Il coordinatore della ricerca, tale Walter Quattrociocchi, riporta sul suo profilo facebook l'articolo scritto da Attivissimo, diagnosticandogli un certo vizietto mentale che coglie un pó tutti noi (ma soprattutto gli incoerenti e gli ipocriti), e che è il bias di conferma: ovvero, quando si tratta di rafforzare le nostre convinzioni, troviamo tutte le strategie possibili. Ce le inventiamo tutte (che poi è la stessa accusa che lui stesso rivolge ai complottisti, non ce lo dimentichiamo...)
Al che ho chiesto allo stesso Quattrociocchi, appena aggiunto su fb, se esiste anche una motivazione psicologica che porta individui come Attivissimo a lavorare (finalmente lo possiamo dire, INUTILMENTE) per il "bene" degli altri. Perché io penso che passare una vita intera a tentare di far cambiare idea alla gente su qualcosa, sia veramente avvilente. Oltretutto perché da questa attivitá non riceve nulla in cambio: infatti la prima cosa che si può vedere sul suo blog è una misera richiesta di sostentamento a lui e al suo sito (una vera e propria elemosina, che lo dovrebbe imbarazzare), e poi anche perché, come dice lui stesso e come dice anche la ricerca in questione, il debunker non è in grado di persuadere nessuno. Quindi a che serve fare un lavoro del genere cosí improduttivo e che non ripaga nemmeno un pó? O ci sei o ci fai!
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