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 Oggetto del messaggio: BAAL IL PRIMO SOTER CHE MUORE E RISORGE
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בַּעַל




1 RE XVIII , 19





יט וְעַתָּה, שְׁלַח קְבֹץ אֵלַי אֶת-כָּל-יִשְׂרָאֵל--אֶל-הַר הַכַּרְמֶל; וְאֶת-נְבִיאֵי הַבַּעַל אַרְבַּע מֵאוֹת וַחֲמִשִּׁים, וּנְבִיאֵי הָאֲשֵׁרָה אַרְבַּע מֵאוֹת, אֹכְלֵי, שֻׁלְחַן אִיזָבֶל.




19 Su, con un ordine raduna tutto Israele presso di me sul monte Carmelo insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Asera, che mangiano alla tavola di Gezabele






1. In ebraico, "baal" vuol dire signore, possessore o marito. Quando è usato con un suffisso, la parola ha di solito questo significato, ma in generale Baal nell'Antico Testamento è il nome del dio principale di Canaan (2). Da altri documenti storici, si sa che aveva come consorte Astarte, ed è chiamato il figlio di Dagon. La parola può riferirsi anche ad altri dèi pagani, soprattutto quando è usato il plurale Baali (Giudic 10:10; 1Re 18:18; 2Cr 17:3). Da quando Israele entrò nel paese di Canaan, cominciò a seguire e servire Baal e i suoi idoli (Giudic 2:11, 13; 3:7; 8:33; 10:6; 1Sam 12:10; 16:31-32; 1Re 22:54; 2Re 17:16; 21:3; Ger 2:8; 9:14; Os 2:8, 13) e così via. Un confronto importante fra Dio e Baal avvenne sul monte Carmelo con Elia (1) (1Re 18:16-40); pochi anni dopo tutti gli adoratori di Baal furono uccisi da Ieu (5) (2Re 10:18-28). Solo una volta il Nuovo Testamento ha un riferimento a Baal (Rom 11:4).

2. Figlio di Reaia (2) e padre di Beera (1), della tribù di Ruben (1Cr 5:5).

3. Un figlio di Gabaon (2) della tribù di Beniamino (1), della famiglia di Saul (3) (1Cr 8:30; 9:36).

4. Un villaggio nel territorio di Simeone (1) (1Cr 4:33).





DEI CHE MUOIONO E RISORGONO di Richard Carrier



https://originidellereligioni.forumfree ... y619963129

Consiglio di scaricare e stampare questo testo :

QUANDO UN DIO MUORE di Paolo Xella

https://www.academia.edu/42773033/Quand ... diterranee

anche qui

https://originidellereligioni.forumfree ... y614159361




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 Oggetto del messaggio: Re: BAAL IL PRIMO SOTER CHE MUORE E RISORGE
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Dèi che muoiono e risorgono:

è pagano, ragazzi.

Fatevene una ragione.

Parte 1

Di Richard Carrier

29 Marzo 2018




TRADUZIONE DI ROXI






Quest'anno la Pasqua capita molto appropriatamente il primo di Aprile. Perché, in effetti, la risurrezione di Gesù è simile alla più grande presa per i fondelli della storia. Non perché qualcuno l’abbia effettivamente inventata (anche se l’evidenza che ci resta, rimane pienamente coerente con il fatto che l’abbiano inventata: vedi il capitolo di Robert Price "Explaining the Resurrection without Recourse to Miracle" in The End of Christianity, un libro che consiglio vivamente per tutto il suo ottimo contenuto). Ma piuttosto, perché i racconti del suo avvenimento - scritti un'intera generazione dopo che il credo ebbe inizio, in una terra e in una lingua straniere, dopo che tutti i veri testimoni sembrano essere morti e lontani da dove siano mai vissuti - sono davvero una presa per i fondelli. Storie false, che i cristiani moderni ingoiano completamente, e se le bevono completamente, i veri pesci d'aprile sono loro.

Naturalmente il credo originale iniziò da "visioni" (allucinazioni o sogni che si credeva o si sosteneva che fossero comunicazioni reali di Gesù risorto nello spazio) ispirate da letture "ispirate" delle Scritture (che portarono alcuni settari marginali a credere che il messia sarebbe morto e risorto, e che questo avrebbe indicato l'inizio della fine del mondo); e non da veri incontri con Gesù che se ne andava in giro in un corpo risorto. Questa idea fu inventata molto dopo il fatto. Come il disco volante di Roswell, che iniziò solo con alcuni bastoncini e una stagnola che qualche scemo trovò nel deserto, ma che poi si evolse - nello stesso identico periodo di tempo - in un'intera astronave conservata nell'Area 51, con all’interno corpi di alieni sottoposti ad autopsia. Forse la seconda più grande presa per i fondelli della storia.

In ogni caso, l'idea di un dio salvatore personale, che moriva e risorgeva dai morti per vivere di nuovo, non fu originale del cristianesimo. Anzi, era di moda. Molte culture che si trovavano ai confini della Giudea e viaggiavano e commerciavano attraverso la Giudea stessa, ne avevano uno. Era di gran moda. Non fu quindi sorprendente in quel contesto che alcuni ebrei marginali decidessero di inventarne uno proprio. E potrebbero averlo fatto deliberatamente, nel tentativo di riformare quello che credevano fosse un sistema religioso corrotto; o devono averlo fatto inconsciamente, quando le loro menti inconsce "lessero nelle" Scritture idee che avevano inconsapevolmente assorbito da tutte quelle culture e mode straniere, e poi "convinsero" le loro menti coscienti che era vero, facendo apparire dal nulla visioni che confermavano le loro intuizioni sottilmente influenzate. Ad ogni modo, Gesù fu solo l’ultimo arrivato. Un altro dio salvatore personale che muore e risorge. Solo che, questa volta, è ebreo.



Comprendere il Contesto

Entro i confini di quello che era allora l'Impero romano, molto prima e durante l'alba del Cristianesimo, c'erano molti dèi che morivano e risorgevano. E sì, erano dèi - alcuni anche semidèi, semiumani, perché erano di origine divina o magica, proprio come Gesù (Giovanni 1: 1-18; Matteo 1: 18-25; Luca 1: 26-35; Filippesi 2: 6-8 e Romani 8: 3). E sì, morivano. Ed erano morti. E sì, poi venivano riportati in vita; e continuavano a vivere, ancora più potenti di prima. Alcuni ritornavano nello stesso corpo in cui erano morti; alcuni vissero la loro seconda vita in corpi ancora più potenti e magici di quelli in cui erano morti, come fece Gesù (1 Corinzi 15: 35-50 e 2 Corinzi 5: 1-10). Alcuni lasciavano tombe vuote o sepolture; o avevano cadaveri che si perdevano o svanivano. Proprio come Gesù. Alcuni tornavano in vita il "terzo giorno" dopo la morte. Proprio come Gesù. Tutti continuavano a vivere e regnare in cielo (non sulla terra). Proprio come Gesù. Alcuni, perfino, visitavano la terra dopo essere risorti, per consegnare un messaggio a discepoli o seguaci, prima di salire nei cieli. Proprio come Gesù.

Nel 2016 ho scritto uno studio su tutti i molti diversi tipi di credi nella "nascita verginale" che esistevano nell'ambiente culturale al momento in cui una nascita del genere fu assegnata a Gesù (Virgin Birth: It’s Pagan, Guys. Get Over It ). Ognuno di quei credi era diverso dall'altro. Le differenze sono ciò che li definisce come dèi differenti, e non solo versioni rinnovate dello stesso dio. Le differenze sono irrilevanti. La diffusione culturale e il sincretismo per definizione producono sempre differenze tra i credi originanti ed esistenti ed i nuovi credi che ne risultano. Quindi è illogico sostenere che poiché il Dio A è "diverso" dal Dio B, allora la mitologia del Dio B non è stata adattata dal Dio A. Al contrario, le idee che sono testimoniate come pervasive (molti diversi tipi di nascite verginali, molti diversi tipi di resurrezione) sono viste come recanti una comunanza culturale ("una" nascita verginale, "una" resurrezione) e tale comunanza viene poi adattata ad un sistema di credo specifico, creando una nuova religione. Il processo implica sempre la trasformazione: la creazione di differenze. Queste differenze sono ciò che viene apportato dalla cultura nativa e adottante, e che poi viene aggiunto, per trasformare la cultura adottata.

La nascita totalmente verginale e letteralmente spontanea del dio Ra dalla dea egiziana Neith, per esempio, ben nota in tutto l'impero al tempo in cui furono scritti i vangeli, aveva già ispirato l’attribuzione di una fecondazione magica da parte di forze spirituali anche in altre dee vergini, come Danae, fecondata dalla pioggia d’oro di Dio, o come Olimpiade, fecondata dai fulmini celesti di Dio, o Nana, fecondata toccando una mandorla magica. Questi adattamenti non sono significativamente diversi dalla fecondazione di Maria da parte di Dio per mezzo di un fluido magico chiamato Spirito Santo. Fu "trovata con il bambino dello Spirito Santo" (ek pneumatos hagiou: Matteo 1:18), come era stato detto anche dall'angelo del Signore a Giuseppe (in Matteo 1:20) o a Maria (in Luca 1:35): "Lo Spirito Santo verrà su di te" (epeleusetai epi se) "e il potere dell'Altissimo ti coprirà" (episkiasei soi), ed è per questo che "la Santa Cosa che partorirai" sarà "chiamata il Figlio di Dio". L'ossessiva rimozione di ogni implicazione letterale del sesso è l'aggiunta ebraica al mitema adottato. Eppure anche quello aveva dei precedenti - in Ra dell’Egitto, molto chiaramente una cultura vicina alla Giudea; ma anche in Olimpiade, dove un fulmine, nell'antica concezione religiosa, non è significativamente differente da una magica colomba che vola dentro Gesù. Ad ogni modo, è solo una manifestazione del "potere dell'Altissimo" che entra per trasformare i benedetti. E quando il personaggio in cui entra è una vergine, e tale rimane fino alla nascita (come con Danae e Nana), il parallelo è sufficientemente completo.



Lo stesso vale per gli dèi risorti.

Ogni dio che muore e risorge è diverso. Ogni morte è diversa. Ogni risurrezione è diversa. Tutto irrilevante. La comunanza è che c'è una morte e una resurrezione. Tutto il resto è una miscela di idee sincretiche provenienti da culture che prestano e che sono prese in prestito, per produrre un dio e un mito nuovo ed unico. Nel mio articolo sulle nascite verginali, ne faccio menzione anche per quanto riguarda gli dèi risorti, con le citazioni di tutte le evidenze che ho già pubblicato sotto peer-review in On the Historicity of Jesus (pp. 45-47, 56-58, 98-100, 105- 06, 168-73, 225-29). Ho anche elencato e discusso molte delle evidenze e delle teologie della resurrezione nel mondo da cui il cristianesimo è nato e nella piena conoscenza di esse - sia ebree che pagane - in Not not Impossible Faith (capitolo 3). Ma sul mio blog, nello stesso paragrafo, ho anche menzionato l'articolo di Derreck Bennett,, "Ehrman Errs: Yes, Bart, There Were Dying & Rising Gods", come un inizio per dimostrare tutto questo. Anche se ho detto che sentivo che c'erano degli errori in questo, e che un giorno avrei io stesso scritto di questo, per spiegare i fatti e capirli nel modo più corretto possibile, nello stesso modo in cui ho fatto per il concetto di nascita verginale. Beh, eccoci qua.



Il mitema del dio salvatore


Non nell’antica Asia. Né altrove. Solo in Occidente, dalla Mesopotamia al Nord Africa e all’Europa. Ci fu un mitema molto comune e popolare che era sorto nel periodo ellenistico - almeno dalla morte di Alessandro Magno nel 300 AEC, attraverso il periodo romano, almeno fino a Costantino nel 300 EC. Quasi ogni cultura ne creò e ne rese popolare uno: gli Egizi ne avevano uno, i Traci ne avevano uno, i Siriani ne avevano uno, i Persiani ne avevano uno, e così via. Gli Ebrei in realtà arrivarono molto dopo gli altri a costruirne uno proprio, nella forma di Gesù Cristo. Soltanto che non divenne popolare tra gli Ebrei, e così finì in una religione gentile. Ma se a qualche erudito e religioso studioso del 1 EC fosse stato chiesto "Se gli Ebrei avessero inventato uno di questi dèi, a cosa avrebbe assomigliato?" avrebbero descritto l'intera religione cristiana alla perfezione. Prima che esistesse. Non può essere una coincidenza.

Le caratteristiche generali condivise da tutti questi culti sono (quando eliminiamo tutte le loro differenze e quello che rimane è solo ciò che hanno in comune):



• Sono culti di salvezza personali (spesso evoluti da culti agricoli precedenti).

• Garantiscono all'individuo un buon posto nell'aldilà (una preoccupazione non presente nella
maggior parte delle precedenti forme di religione).

• Sono culti di cui diventi membro (contrariamente alle comuni religioni aperte).

• Costruiscono un gruppo di parentela fittizia (i membri ora sono ora tutti fratelli e sorelle).

• Sono uniti attraverso il battesimo (l'uso di rituali di contatto con l'acqua per effettuare un'iniziazione).

• Sono mantenuti attraverso la comunione (pasti sacri regolari che simulano la presenza del dio).

• Implicavano insegnamenti segreti riservati solo ai membri (e alcuni solo ai membri di un certo grado).

• Usavano un vocabolario comune per identificare tutti questi concetti e il loro ruolo.

• Sono sincretici (modificano questo comune insieme di idee con concetti distintivi della cultura adottante).

• Sono mono o enoteisti (predicano un dio supremo dal quale e al quale tutte le altre divinità sono create e subordinate).

• Sono individualistici (si riferiscono principalmente alla salvezza dell'individuo, non della comunità).

• E sono cosmopoliti (volutamente attraversano i confini sociali di razza, cultura, nazione, ricchezza, o anche genere).


Potreste iniziare a notare che abbiamo già descritto quasi completamente il Cristianesimo. Ma si può migliorare. Questi culti avevano tutti una centrale e comune divinità salvifica, che condivideva tutte queste caratteristiche (quando, ancora una volta, eliminiamo tutte le differenze e quello che rimane è solo ciò che hanno in comune):



• Sono tutti "dèi salvatori" (letteralmente noti così e cosiddetti).

• Sono tutti il "figlio" di un dio supremo (o occasionalmente "figlia").

• Tutti subiscono una "passione" (una "sofferenza" o una "lotta", in greco è letteralmente la stessa parola, patheôn).

• Questa passione è spesso, ma non sempre, una morte (seguita da una risurrezione e un trionfo).

• Con la quale "passione" (di qualsiasi tipo) ottengono la vittoria sulla morte.

• La quale vittoria condividono poi con i loro seguaci (in genere attraverso il battesimo e la comunione).

• Tutti hanno anche storie su di loro ambientate nella storia umana sulla terra.

• Eppure, per quanto possiamo dire, nessuno di loro è mai esistito realmente.



Questo sembra cristianesimo ancora di più, vero? Strano. Mescolate le caratteristiche culturalmente distinte dell'ebraismo con quello con cui è stato sincretizzato, come il messianismo, l'apocalitticismo, lo scritturalismo e le idee tipicamente ebraiche sulla resurrezione - come anche la soteriologia, la cosmologia e i rituali ebraici, e altre cose peculiari dell’ebraismo, come una ripugnanza per la sessualità e un'ossessione per l'espiazione di sangue e il sacrificio sostitutivo - e avete letteralmente enunciato pienamente il cristianesimo. Prima ancora che esistesse.

Potete trovare tutte le evidenze e gli studi che stabiliscono questi fatti in Element 11 e 31 del mio libro On the Historicity of Jesus (pp. 96-108; 168-73). Questo "pacchetto comune" fu in effetti semplicemente "sincretizzato" con elementi, idee, requisiti e sensibilità ebraici (per esempio, Element 17, ibid., pp. 141-43). Il mitema fu semplicemente giudaizzato. E da lì nacque il cristianesimo. Le "differenze" sono l'elemento ebraico. Le somiglianze sono quello che fu adottato da mitemi diffusi, che spopolavano ovunque intorno a loro.



Il mitema del dio che muore e risorge

Non tutti questi dèi salvatori erano dèi che morivano e risorgevano. Questo era un sotto-mitema. In effetti, gli dèi che muoiono e risorgono (e i semplici uomini) erano un mitema più ampio; perché gli esempi abbondavano anche al di fuori del contesto dei culti di salvatori conosciuti (fornirò una lista quasi completa qui sotto). Ma all'interno dei culti del salvatore nacque un particolare tipo di dio che muore e risorge. E Gesù corrisponde più strettamente a quel mitotipo.

Altri dèi salvatori in questo contesto hanno sperimentavano "passioni" che non comportavano la morte. Per esempio, Mitra subì una grande sofferenza e lotta (non abbiamo molti dettagli), attraverso i quali acquisì il suo potere sulla morte che poi condivide con gli iniziati nel suo culto, ma siamo abbastanza sicuri che non fosse una morte. Nel mitraismo, le menzioni della resurrezione come insegnamento sembra che riguardassero il destino futuro dei suoi seguaci (in accordo con la nozione persiana zoroastriana di una risurrezione generale, in seguito presa in prestito dagli ebrei). E allora, tutti quei memi di internet che classificano Mitra come un dio che muore e risorge? Non sono veri. Quindi, per favore, smettete di ripetere questa affermazione. Allo stesso modo, per quanto possiamo dire, Attis non divenne un dio che risorge fino a ben dopo l'inizio del cristianesimo (e anche allora il suo mito fu a malapena paragonato ad una resurrezione, autori precedenti hanno interpretato male le evidenze per il contrario). Per la maggior parte degli altri, tuttavia, abbiamo evidenze abbastanza solide di dèi salvatori che davvero morivano e davvero risorgevano.



Ho notato, nel mio articolo sul mitema della nascita verginale:

“Bart Ehrman è uno di quegli storici laici che, troppo spesso, non si prende la briga di controllare i fatti, ma scimmiotta ripetutamente gli apologeti cristiani, più e più volte, sia sul mitema del morire e risorgere (no, dott. Ehrman, Jonathan Z. Smith non ha confutato il mitema [del dio che muore e risorge], non ha affrontato nemmeno il 99% delle evidenze di esso, ma ha completamente ignorato quasi tutto, e si è concentrato su un solo esempio oscuro e di conseguenza irrilevante – come ha fatto N.T. Wright), che sul mitema della nascita verginale.”


Per quanto riguarda la parte della nascita verginale, l'ho già ampiamente trattata. Ora tratterò la parte del dio che muore e risorge. La trattazione sull'argomento da parte di N.T. Wright (in The Resurrection of the Son of God, pp. 80-84; 64-68) ignora egregiamente grandi quantità di evidenze, da essere in effetti fraudolenta (l'ho già dimostrato nel capitolo 3 di Not the Impossible Faith ). La stessa cosa vale per i trattamenti di Ronald Nash (The Gospel and the Greeks, per esempio pp. 159-62) e di Eddy & Boyd (The Jesus Legend, pp. 142-46). Questi autori essenzialmente non fanno vera ricerca e travisano grossolanamente i fatti. La metodologia valida è sostituita dalla retorica apologetica. Il loro lavoro sull'argomento è del tutto inutile per qualsiasi studioso serio. Anche il notorio (e notoriamente obsoleto) saggio di Bruce Metzger sull'argomento è sfidato dai fatti ed è illogico (si veda il mio trattamento di questo in OHJ, 97, 72). Per uno studio più onesto sugli dèi che muoiono e risorgono, si veda Element 31 in On the Historicity of Jesus (specialmente gli studiosi e le fonti primarie citate nelle numerose note a piè di pagina).

Gli storici tendono ancora ad essere dogmaticamente ignoranti dei fatti reali relativi a questi dèi, rifiutandosi di considerare qualsiasi evidenza. Questa mancanza li discredita su questo punto. Non si può avere un'opinione corretta, ignorando tutti i fatti pertinenti al riguardo. Per esempio, Bart Ehrman ha ignorantemente affermato che la nozione di Osiride che "ritorna alla vita sulla terra dopo essere resuscitato dai morti" è una invenzione perché "nessuna fonte antica dice qualcosa di simile su Osiride (o sugli altri dèi)". È così incredibilmente falso che è scioccante che uno studioso onesto lo possa dire (come ho già dimostrato). Controlliamo l’evidenza. La vera evidenza. Sapete, come si dovrebbe fare. Ma prima un controllo logico ...




Naturalmente molti atei hanno già citato la lamentazione del secondo secolo dell'apologeta cristiano Giustino Martire (Dialogo 69):

“Quando diciamo ... che Gesù Cristo ... fu prodotto senza unione sessuale, fu crocifisso e morì, resuscitò e ascese al cielo, non proponiamo nulla di nuovo o di diverso da ciò in cui credete riguardo a quelli che chiamate Figli di Dio. [In realtà] ... se qualcuno obietta che [Gesù] fu crocifisso, questo è in comune con i figli di Zeus (come li chiamiate voi) che hanno sofferto, come precedentemente elencato [ha elencato Dioniso, Ercole ed Asclepio]. Dal momento che le loro fatali sofferenze sono tutte narrate non come simili, ma diverse, quindi la sua particolare passione non sembrerebbe peggiore".


Notate come Giustino sia meno stupido dei moderni apologeti cristiani. Ammette che le differenze non contano. Poiché ognuno degli dèi che soffrono e muoiono viene ucciso con mezzi diversi, non si può sostenere che il mitema richieda esattamente lo stesso mezzo di morte. "Ma Osiride non può aver ispirato il mito di Gesù perché Osiride non fu inchiodato ad una croce" è una discussione stupida. Il mitema è semplicemente la morte. Essere ucciso. Soffrire e morire. L'esatta modalità della morte può variare liberamente. Non fa differenza per l'esistenza e l'influenza del mitema. È semplicemente la particolare istanziazione di un'astrazione generica. E l'argomentazione di Giustino (che Satana inventò queste false religioni per confondere le persone) implica che Giustino era d'accordo sul fatto che il mitema esisteva: anzi, fu promulgato in modo demoniaco, molteplici volte. Intenzionalmente.

Allo stesso modo, Giustino nota che il mitema non è la nascita verginale, ma il concepimento senza sesso. Molti esempi del quale erano già diventati popolari nella mitologia pagana (ci sono stati anche esempi di vere vergini che hanno partorito dèi). E con la sua argomentazione (che il diavolo stava deliberatamente emulando il mitema Gesù, in anticipo), Giustino accettava chiaramente lo stesso principio del "risorgere" dopo la morte: l’esatta metafisica della risurrezione poteva, come l’esatto metodo della morte o del concepimento, variare liberamente. Il mitema consiste unicamente nell'astrazione: ritornare alla vita. In un modo o nell’altro. In qualche modo. Diremmo corporeamente, come minimo. Ma quale tipo di corpo (lo stesso, uno nuovo, uno mortale, uno immortale), non aveva importanza. Se ne avesse avuto, Giustino avrebbe argomentato che "quegli dèi" non erano realmente risorti. Ma questo argomento non gli viene mai in mente. Né è venuto in mente a nessun altro apologeta dei primi tre secoli.

Gli antichi cristiani sapevano bene che non c'era nulla di nuovo nel loro dio morente. Non rispetto al mitema. Le loro affermazioni erano unicamente che la sua particolare istanziazione era migliore, e l'unica che fosse realmente accaduta. Non inventarono le stupide argomentazioni moderne secondo le quali i miti del dio che muore e risorge non esistevano o non facevano parte di un mitema comune, che tutti conoscevano. Ad esempio, nello stesso secolo, Tertulliano, in Prescrizione contro gli eretici 40, fa esattamente la stessa argomentazione di Giustino. Divertente. Avevano un accesso all’evidenza migliore del nostro. Sapevano davvero come stavano le cose. Dovremmo ascoltarli.

Ma ora diamo un'occhiata alle evidenze che sopravvivono ...



Osiride

Non solo Plutarco dice che Osiride ritornò alla vita e fu creato di nuovo, i termini esatti per la resurrezione (anabiôsis e paliggenesia: Su Iside e Osiride 35, vedi la mia discussione in The Empty Tomb, pp. 154-55), ma descrive anche il suo ritorno fisico sulla terra dopo la sua morte (Plutarco, Su Iside e Osiride 19), ma la risurrezione fisica del cadavere di Osiride è esplicitamente descritta nelle iscrizioni pre-cristiane delle piramidi!

Plutarco scrive che "Osiride venne da Horus dall'altro mondo e lo esercitò e lo addestrò per la battaglia", e che gli insegnò lezioni, e poi che "Osiride si unì a Iside dopo la sua morte e lei divenne madre di Arpocrate". È difficile essere più espliciti di così. Contrariamente a Ehrman, non c’è è alcuna menzione del fatto che Osiride non era a quel punto nel suo corpo risorto. Al contrario, ogni versione del suo mito lo fa rinascere solo dopo che Iside ha ricomposto e rianimato il suo cadavere. Come dice Plutarco, "l'anima di Osiride è eterna e imperitura, ma spesso Tifone smembra il suo corpo e lo fa scomparire, e Iside vaga qua e là alla sua ricerca, e di nuovo lo ricompone" (Su Iside e Osiride 54 ).

E infatti, scolpite sui muri delle piramidi, secoli prima che il cristianesimo iniziasse, c'erano le dichiarazioni della dea Iside (o di Horus, o dei loro agenti), "Sono venuto da te ... affinché io possa farti rivivere, affinché io possa riunire per te le tue ossa, affinché io possa raccogliere per te la tua carne, affinché io possa radunare per te i tuoi arti smembrati ... alzati, re, [in riferimento a] Osiride; tu vivi! "(Testi delle Piramidi 1684a-1685a e 1700, = Incantesimo 606 ); "Alzati; scrollati di dosso la polvere; togli la sporcizia che è sul tuo viso; sciogli le tue bende! "(Testi delle Piramidi 1363a-b, = Incantesimo 553); "[In riferimento a] Osiride, raccogli le tue ossa; sistema le tue membra; scrollati di dosso la polvere; sciogli le tue bende; la tomba è aperta per te; le doppie porte della bara sono aperte per te; le doppie porte del cielo sono aperte per te ... la tua anima è nel tuo corpo ... alzati! "(Testi delle Piramidi 207b-209a e 2010b-2011a, =Incantesimo 676). Questo sicuramente mi sembra una resurrezione fisica del corpo di Osiride. (Come confermato anche dalla traduzione più recente di James P. Allen , cfr. Pp. 190, 224-25, 272. Gli incantesimi che spiega, sono cantati per il faraone residente, e riguardano il faraone residente, ma nel ruolo di Osiride, che riceve la stessa resurrezione di Osiride, ad esempio " è stato fatto per me ciò che è stato fatto per mio padre Osiride nel giorno in cui le ossa sono state rimesse insieme, e i piedi sono tornati attivi", "fa’ per lui quello che hai fatto per suo fratello Osiride nel giorno in cui … " eccetera.)

Plutarco prosegue affermando esplicitamente che questa resurrezione sulla terra (ambientata nella storia della terra reale) nello stesso corpo in cui è morto (riassemblato e riportato in vita) era il credo popolare, pubblicizzato dai sacerdoti in racconti allegorici - come lo era anche la successiva discesa dell dio per regnare nell'Ade. Ma il "vero" credo segreto, insegnato tra i sacerdoti iniziati, era che Osiride si incarna, muore e risorge ogni anno in una segreta battaglia cosmica nei cieli sublunari. Quindi, contrariamente a Ehrman (che evidentemente non ha mai realmente letto nessuna delle fonti su questo argomento), Plutarco dice che il credo che Osiride andò nell'Ade era falso (Su Iside e Osiride 78); eppure, anche in quel racconto "pubblico", Osiride regna nell'Ade nel suo vecchio corpo di carne, riportato alla vita. Perciò è ancora chiaramente risorto. Ma come spiega Plutarco (Su Iside e Osiride 25-27 e 54 e 58), la verità esoterica era che la morte e la resurrezione del dio avvenivano nello spazio sublunare, dopo che, ogni anno, scendeva e prendeva un corpo mortale per morire; e quell'evento sicuramente implicava il risorgere in un nuovo corpo superiore, nel quale Osiride ascende ad un regno superiore per regnare dall'alto, esattamente come si diceva del Gesù risorto (che non rimase sulla terra più di quanto fece Osiride). L'unica differenza è che quando questo lo importiamo nel giudaismo, che non aveva una concezione ciclica-eterna ma lineare-apocalittica della storia teologica, essi convertirono la morte e resurrezione del dio in un singolare evento apocalittico.

E questo è solo Osiride. Chiaramente risorto dalla morte nel suo originale corpo defunto, riportato alla vita; che visitò le persone sulla terra nel suo corpo risorto; e poi regnò dall’alto dei cieli. E questo avveniva proprio accanto alla Giudea, nel mezzo di una grande popolazione ebraica di Alessandria, ed era popolare in tutto l'impero. Ma come diceva Plutarco in On the “E” at Delphi 9, molte religioni del suo tempo "narrano morti e sparizioni seguite da ritorni alla vita e resurrezioni". Non solo quella. Plutarco nomina Dioniso come un esempio (e con gli altri nomi di "Zagreo, Nyctelius e Isodaetes"). E sappiamo per certo che Dioniso non era l'unico esempio di cui Plutarco sarebbe stato a conoscenza. Plutarco lo nomina solo perché era così strettamente associato a Osiride, e il più famoso.







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Dèi che muoiono e risorgono:

è pagano, ragazzi.


Fatevene una ragione.

Parte 2

Di Richard Carrier




Traduzione di roxi



Dioniso

Dioniso (noto anche popolarmente come Bacco) aveva molte storie diverse che venivano raccontate su di lui, proprio come Osiride. Ma in una popolarmente conosciuta, fu ucciso da bambino mediante smembramento (Giustino Martire, Apologia 1.21; Plutarco, Su Iside e Osiride 35; Diodoro, Biblioteca della Storia 5.75.4 e 3.62.6); fu poi resuscitato da una donna umana (Semele) che concepì per lui un nuovo corpo nel suo grembo, dopo aver bevuto un liquido magico fatto con pezzetti del suo cadavere (Igino, Fabulae 167). Questa è, ancora, una resurrezione letterale, solo che ha un meccanismo elaborato. Il dio certamente muore, e poi ritorna alla vita acquisendo lo stesso tipo di corpo che aveva una volta, assemblato e "ricresciuto" da parti del suo vecchio corpo. In questa versione del suo mito, egli è pienamente un dio (figlio di Zeus e Persefone), ma è ancora mortale (capace di essere ucciso per smembramento, come un vampiro); poi "rinasce" come semidio (dal grembo di una donna umana del tutto mortale). Era il dio salvatore centrale per i misteri bacchici, uno dei più conosciuti e celebrati nel mondo occidentale del tempo. Coloro che venivano battezzati nel suo culto, ricevevano la vita eterna in paradiso; e proprio come i cristiani (1 Corinzi 15:29), i dionisiaci potevano persino battezzarsi per conto dei propri cari defunti, e così salvare quelli che erano già morti.

Zalmoxis

Anche Zalmoxis era un salvatore risorto. I greci, che si prendevano gioco del culto dei Traci che lo adoravano, polemizzavano che non morì davvero, ma si nascose in una grotta e fingeva quindi di essere risorto dai morti. Ma questa polemica ci dice che i Traci credevano che Zalmoxis fosse morto e risuscitato dai morti, e che apparve ai discepoli sulla terra per dimostrarlo (vedi la mia discussione in Not the Impossible Faith, pp. 100-05). I suoi discepoli perciò credevano che avrebbero tratto beneficio dal suo potere di portarli nella vita eterna in paradiso. In un libro che divenne una lettura standard nelle scuole di retorica, che tutti gli autori biblici cristiani dovevano aver frequentato per scrivere opere così complesse in greco, come fecero, Erodoto riferisce che Zalmoxis "nutriva i leader tra i suoi concittadini" in una sala "e insegnava loro che né lui né i suoi ospiti né i loro discendenti sarebbero mai morti, ma che sarebbero andati in un posto dove avrebbero vissuto per sempre e avrebbero avuto tutte le cose buone, "e poi sarebbe sparito sottoterra" per tre anni, mentre i Traci desideravano che tornasse indietro e lo piangevano per morto ", e poi "nel quarto anno apparve ai Traci, che così giunsero a credere a ciò che aveva detto loro ", usando così la propria resurrezione per dimostrare la loro (Storie 4.94-95-96; però mi chiedo se siano stati in realtà tre giorni e non tre anni, come avveniva nei culti di resurrezione di Osiride, Inanna e Adone, come vedremo tra poco). La storia implica che questi settari credevano nella morte corporale e nella resurrezione del loro dio salvatore. Perché questo è l'unico modo in cui avrebbe senso la polemica dei Greci che Erodoto cita, poiché essa immagina che Zalmoxis apparve nel suo stesso corpo e visitò i suoi seguaci per confermare che era di nuovo vivo - e che non apparve semplicemente in visioni, né come un fantasma. Di conseguenza, Celso, il primo critico noto del cristianesimo, incluse Zalmoxis nella sua lista di divinità resuscitate (come attestato da Origene, Contro Celso 2.55).

Inanna

Inanna è la prima divinità risorta conosciuta. Di lei, esiste un chiaro racconto di morte inscritto su tavolette d'argilla in Sumeria più di mille anni prima del cristianesimo, che descrive chiaramente la sua umiliazione, processo, esecuzione e crocifissione, e la sua resurrezione tre giorni dopo. Dopo essere stata denudata e dopo che un giudizio è pronunciato contro di lei, Inanna viene "trasformata in un cadavere" e "il cadavere fu appeso a un chiodo" e "dopo tre giorni e tre notti" i suoi assistenti chiedono il suo cadavere e la resuscitano ( nutrendola con "acqua" e "cibo" della vita), e "Inanna risorse" secondo quello che era stato il suo piano per tutto il tempo, perché sapeva che suo padre "mi avrebbe sicuramente riportato in vita", esattamente come accade nella storia (le citazioni provengono dalle tavolette, adattando la traduzione di Samuel Noah Kramer in History Begins at Sumer). Questo culto continuò ad essere praticato nel periodo cristiano, e Tiro era un centro importante del suo culto. Ma per allora, c'è qualche evidenza che la sua storia di resurrezione venne spostata al suo consorte Tammuz, una delle varie divinità risorte che i Greci chiamavano Adone.

Adone

Adone era il titolo di almeno uno, se non di diversi, salvatori risorti al tempo in cui il cristianesimo iniziò, a volte equiparato a Tammuz, o forse soltanto confuso con Tammuz, ma in entrambi i casi certamente un dio risorto. Lo studio dettagliato di Tryggve Mettinger The Riddle of Resurrection: "Dying and Rising Gods" in the Ancient Near East (2001) include la discussione del manoscritto precristiano di una lettera privata in cui un uomo paragona la sua capacità di sopravvivere a diverse ribellioni mortali all'abilità di Tammuz di tornare sempre dai morti (pagina 201), il che suggerirebbe certamente che Tammuz era ormai diventato il centro del culto della sua propria resurrezione. Questo è lo stesso dio per la cui morte piangevano anche le donne di Gerusalemme (Ezechiele 8: 14-15). Non ci sono prove che sia rimasto morto; quella lettera da sola attesta che era comunemente noto che tornò in vita.

Nel III secolo EC lo studioso cristiano Origene dice nei suoi Commenti su Ezechiele (spiegando proprio lo stesso passaggio) che Tammuz era ancora adorato ai suoi tempi sotto il titolo di Adone, e come tale "certi riti di iniziazione sono praticati" per lui , "primo, che piangono per lui, poiché è morto; secondo, che si rallegrano per lui perché è resuscitato dai morti "(apo nekrôn anastanti). Questo è confermato un secolo dopo da Girolamo (Commentario su Ezechiele 3.8.14). Recenti scoperte pre-cristiane attestano che in effetti un periodo di gioia seguiva il pianto per la morte di Tammuz, che corrisponde alla descrizione di Origene (vedi la discussione di Benjamin Foster su questa nuova prova in "Descent of Ishtar to the Netherworld,” Before the Muses: An Anthology of Akkadian Literature [3a ed., 2005], pp. 498-505). E questo è descritto in modo simile da un autore pagano (o Luciano o qualcun altro del II secolo EC.), che descrive le cerimonie nazionali di lutto per la morte di Adone che sono seguite il giorno dopo dalle celebrazioni del suo ritorno alla vita e della sua ascesa nello spazio. Ucciso da una bestia, diventa "una persona morta", poi viene sepolto e pianto, e il giorno dopo "proclamano che vive" ed ascende (Sulla Dea Siriana 6-8).

È molto più probabile che la resurrezione di questo Adone sia stata celebrata molto prima dell'inizio del cristianesimo, piuttosto che essere una recente innovazione. Se lo fosse stata, sicuramente Origene l’avrebbe saputo, e l’avrebbe ridicolizzata. Sarebbe altrettanto incredibile che anche in questa prima fase grandi culti pagani celebrati da intere nazioni avrebbero cambiato radicalmente la loro intera religione per emulare il cristianesimo, che era un culto poco conosciuto, del tutto ininfluente, che raramente piaceva anche quando qualcuno ne aveva sentito parlare. Questa conclusione è abbastanza solida se combinata con le evidenze pre-cristiane che collegano Tammuz allo stesso ritorno alla vita; e con altre evidenze, come il poema precristiano di Teocrito (Idillio15), che parla di una celebrazione di Adone in Egitto, in cui è pianta la morte di Adone, ma poi anticipa il suo ritorno, concludendo, "Arrivederci, Adone caro; e confido solo che tu possa trovare tutti noi in prosperità, quando verrai il prossimo anno!"

Romolo

Romolo era un altro dio risorto pre-cristiano ampiamente conosciuto. Non un salvatore personale, per quanto ne sappiamo, ma nazionale, chiamato Quirino nella sua forma esaltata. Secondo le fonti antiche, questo semidio era un essere divino preesistente che si incarnò per stabilire un regno, concependo per se stesso un corpo nel grembo di una vergine (forse con mezzi sessuali; non è chiaro), che fu assassinato dal Senato romano (l'equivalente romano del Sinedrio), dopo di che il suo cadavere sparisce, il sole si oscura e la gente fugge per la paura e piange la sua morte; poi egli ritorna sulla terra vivo di nuovo, risorto in un nuovo corpo divino, per predicare il suo vangelo al discepolo Proculo prima di partire per regnare dall'alto. Secondo alcuni racconti, Romolo ascese direttamente al cielo e il suo corpo mortale fu bruciato in cielo; ma in entrambi i casi, il suo corpo mortale muore ("Ho terminato la mia vita mortale", dice a Proculo, come riporta Dionigi), e torna a predicare in un corpo immortale, poi ascende al cielo, proprio come Gesù (1 Corinzi 15:35 -50). Il nostro racconto più completo proviene da Plutarco (Vita di Romolo 27-28), che scrive alla fine del I secolo EC. Ma la morte e il ritorno alla vita di Romolo sono attestati in numerose fonti pre-cristiane (Cicerone, Leggi 1.3 e Repubblica 2.10; Livio 1.16 ; Ovidio, Fasti 2.491-512 e Metamorfosi 14.805-51; Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane 2.63.3-4).

Asclepio

Anche Asclepio era un popolare dio risorto. Gli apologeti cristiani vogliono cercare di negarlo dicendo che Asclepio, come Cesare, semplicemente "ascese al cielo" come un fantasma alla sua morte. Ma non è quello che dicevano gli antichi adoratori. Celso riferiva che "moltissimi Greci e barbari affermano di aver visto spesso, e ancora vedono, non un semplice fantasma, ma Asclepio stesso" (Origene, Contro Celso 3.24). Asclepio fu ucciso da un fulmine e seppellito (Esiodo, Frammenti 125, Euripide, Alceste 1-7, Cicerone, Sulla natura degli Dei 3.22.57, Origene, Contro Celso 3.23). Fu poi riportato indietro dalla morte per diventare un dio vivente. Come dice Ovidio, "da dio [fu] trasformato in un cadavere senza sangue, e poi da cadavere divenne un dio, rinnovando due volte [il suo] destino" (Metamorfosi 2.647-648). Che ciò fosse considerato una resurrezione è pienamente confermato dal racconto. Zeus uccise Asclepio per resuscitare i morti, ma quando il padre dell’ucciso, Apollo, se ne lamentò, Zeus cedette e riportò in vita Asclepio, questa volta come un dio immortale. Ovidio osserva quindi che "Zeus fece per il bene [di suo figlio] quello che lui proibiva di fare" (Fasti 6.761); in altre parole, Zeus proibiva di resuscitare i morti, ma fece un'eccezione per Asclepio. Si comprende così che Zeus resuscitò Asclepio dalla morte. Era stato un cadavere. E così sarebbe rimasto. Ma per un miracolo di dio, ora era vivo, eterno e immortale, potente in modo soprannaturale. Proprio come Gesù.



Baal (o "Ba'al") era uno dei più antichi dèi risorti.

La sua morte è probabilmente la stessa che veniva pianta sotto il nome Hadad-Rimmon in Zaccaria 12:11. Ma se sia così oppure no, nei testi pre-cristiani il cadavere di Baal viene trovato da Anat, così nel suo mito il dio è senza dubbio morto; un testo dice anche, chiaro e tondo, "e gli dèi sapranno che sei morto" e molti dèi in effetti lo dichiarano morto; viene poi sepolto e vengono eseguiti riti funebri (Mettinger, Riddle, pp. 60-62). Ci sono poi chiari riferimenti alla resurrezione di Baal. Di fatto, il suo ritorno alla vita e il suo vivere per sempre sono usati come analogie negli incantesimi pre-cristiani per l’ immortalità (Mettinger, Riddle, pp. 69-71). Anche se questo dio non era ancora un salvatore personale, ma una metafora della salvezza della comunità agricola, questo avveniva prima dell'ellenizzazione. Fu trasformato in uno dei tanti dèi salvatori personali della regione, di cui sentiamo parlare agli albori del Cristianesimo (Giove Dolicheno), ma non ci è permesso di sapere nulla, a causa della distruzione cristiana medievale delle evidenze pagane. Per esempio, Ippolito dedicò due interi capitoli della sua Confutazione di tutte le eresie ai culti misterici e alle loro divinità salvatrici. Curiosamente, questi sono gli unici due libri interamente distrutti. Pensa un po’. Cosa stavano cercando di nascondere i Medievali? Cosa volevano che non leggessimo? Lascerò che la vostra immaginazione ci pensi su.

Ercole

Melqart è un'altra delle più antiche divinità resuscitate, simile a Baal sia nelle sue origini che nelle possibili future cooptazioni nei successivi culti misterici ellenistici. La sua leggenda si fuse con quella di Ercole. Secoli prima del Cristianesimo, ed attestato da autori del periodo romano, Eudosso di Cnido scrisse che Ercole fu "ucciso da Tifone, ma Iolao gli portò una quaglia e, dopo averla messa vicino a lui", e dopo averla ritualmente bruciata, "egli la annusò e ritornò alla vita "(Ateneo, I Deipnosofisti 9.392de, vedi Mettinger, pagina 86). E Giuseppe Flavio attesta le continue celebrazioni della "Resurrezione di Ercole" (tou Hrakleous egersin: in Antichità Giudaiche 8.146, mal tradotto in Whiston: vedi Mettinger, pp. 88-89). In entrambi i racconti, si dice esplicitamente che si tratta di una storia di Ercole di Tiro, che sappiamo che significava Melqart, il cui centro di culto era a Tiro.

Diodoro ci racconta un'altra storia di Ercole ucciso dal fuoco – essendo morto avvelenato, viene bruciato su una pira. Poiché le sue ossa poi sparirono quando Iolao cercò di raccoglierle, la storia prosegue, si concluse che Ercole era risuscitato e asceso al cielo (Diodoro, Biblioteca della Storia 4.38.5). La supposizione della resurrezione alla sparizione di un cadavere non era solo un motivo comune nell'antichità, è essenzialmente la storia raccontata su Gesù (per uno studio completo di questo mitema nell'antichità, si veda il libro di Richard Miller del 2017 Resurrection and Reception in Early Christianity; e Il libro di Ava Chitwood del 2004, Death by Philosophy). L'aggiunta di narrative dell’apparizione a concludere il tutto, accompagna anche molti di questi racconti (Romolo, per esempio). E potrebbero essercene state per Ercole. Ma in ogni caso, fu chiaramente creduto che fosse morto, ed era stato risuscitato dai morti, e poi era asceso al cielo col potere divino. Proprio come Gesù.

Mettinger trova un gran numero di evidenze pre-ellenistiche che si riferiscono a "coloro che resuscitano Melqart" ed a Melqart come "il risorto" e alla sua cerimonia come "la resurrezione" (pp. 90-97). Che di per sé trovo ambiguo, ma è più significativo nel contesto. Poiché la rimanente evidenza per un risorto Ercole di Tiro, il Melqart ellenistico, è decisiva. Forse l’evidenza migliore per Meqart è un oggetto votivo che raffigura in realtà la morte, la sepoltura, il lutto e la risurrezione di Melqart (Mettinger, pp. 98-100, anzi, qui è di nuovo implicita una sequenza di tre giorni: p 102). Come l’acuto Luciano nel secondo secolo osservava, la credenza popolare è che alla morte "di tutte le cose corporee ... un uomo si spoglia e le abbandona prima di ascendere, come Eracle che bruciò sul monte Oeta prima della deificazione; anche lui rinunciò a qualunque cosa di umano che avesse ricevuto da sua madre, e s’innalzò agli dèi con la sua parte divina pura e incontaminata, passata al vaglio del fuoco "(Luciano, Hermotimus 7, si veda lo studio in Not the Impossible Faith, p. , 13). E ancora una volta, anche se la sua "resurrezione" è raffigurata come un'ascesa diretta al cielo, tuttavia egli morì, era morto, e poi si liberò del suo cadavere, e tornò in vita, ascendendo, nel suo corpo divino superiore, dopo che la sua materia mortale fu bruciata sulla pira.






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