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LA I.A. si può attaccare al tram ,La tesi delle 2 figure , un Rav e un Mashiach , la sosteniamo dal 2007 , io ( nick barionu ) , Giancarlo Tranfo , e il nick Veritas ( Giannino Sorgi su FB ) ... nel 2007 , grazie al net , scoprimmo che eravamo giunti alle stesse conclusioni in modo indipendente ... anche se il primo a parlare dei 2 Gesu fu Robert Ambelain nel 197O ne , il segreto dei templari : ( asssssolutamente da leggere , su ebay lo trovate ediz mediterranee ) i fatti
viewtopic.php?f=44&t=3968viewtopic.php?f=23&t=14005
qui
https://www.google.com/search?sca_esv=5 ... AhgCIAIoAg
UNA TRACCIA PRECISA NELLA FIGURA DI BARABBA https://originidellereligioni.forumfree.it/?t=67227464FONDAMENTALE IL LIBRO DI PAOLO XELLA , IL PDFhttps://www.academia.edu/42773033/Quand ... diterranee------------------------
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/0 ... mwKqJWzO0A“Gesù non è mai stato crocifisso, la Chiesa ha messo in croce l’uomo sbagliato. È dimostrato dai più potenti sistemi di AI: ”: la teoria del regista Julian Doyle
L’uomo, che ha lavorato al film satirico “Brian di Nazareth” del gruppo comico Monty Phyton, è arrivato dopo 40 anni di ricerca a formulare, a suo dire, “una delle più grandi scoperte religiose della storia”
DI GABRIELE SCORSONELLI
“Gesù non è mai stato crocifisso, la Chiesa ha messo in croce l’uomo sbagliato. È dimostrato dai più potenti sistemi di AI: ”: la teoria del regista Julian Doyle
Gesù non è mai stato crocifisso e l’intelligenza artificiale può dimostrarlo. È la convinzione del regista Julian Doyle, come riporta il Daily Star, che ha lavorato al film satirico “Brian di Nazareth” del gruppo comico Monty Phyton, in cui il protagonista nasce nella capanna accanto al Messia dei cristiani e alla fine muore crocifisso.
Dopo 40 anni di ricerche, Doyle è arrivato a sostenere che l’uomo messo a morte sul Golgota non fosse Gesù, ma Giuda il Galileo, che guidò una rivolta contro la tassazione romana nel 6 d.C. Stando alla sua versione, il figlio di Maria e Giuseppe avrebbe invece preso parte a una precedente “crocifissione rituale” simbolica nel Giardino di Betania (da cui sarebbe uscito illeso) e sarebbe stato un maestro e un guaritore mistico. Anni più tardi, poi, sarebbe stato lapidato fino a rimanere senza vita con le accuse di stregoneria e blasfemia.
Una nuova versione della StoriaUn intreccio di storie che, secondo Doyle, è stato sfruttato dai primi seguaci di Gesù per presentare la sua morte come effettiva e non simbolica. E così, la religione avrebbe ereditato l’immagine di un salvatore crocifisso e risorto dopo tre giorni facendone la base della fede cristiana. “Una fusione di due uomini i cui destini divennero uno solo”.
Stando a quanto riporta il Daily Star, il regista ha affermato di aver pensato a questa teoria mentre montava la scena della crocifissione di “Brian di Nazareth” in cui gli attori Eric Idle, Graham Chapman e John Cleese sono appesi alle croci e cantano il brano “Always look on the bright side of life”. “Mentre ero seduto a rimettere insieme i pezzi del filmato, qualcosa ha cominciato a turbarmi.
Più guardavo quel girato, più sentivo che l’evento che rappresentava non sarebbe mai potuto accadere nel modo in cui ci è stato raccontato”, ha sottolineato Doyle, che ha spiegato di usare utilizzare il metodo “Sherlock Holmes”: eliminare l’impossibile per vedere ciò che rimane. Ma in nessun modo, quattro decenni fa, avrebbe potuto dimostrare la sua ipotesi. Così, “ho continuato ad affinare le prove, confrontando ogni dettaglio con la documentazione storica.
Ma poi mi sono trovato di fronte a un problema serio: le informazioni erano così bizzarre e contraddicevano così tanto il consenso accademico che sarei stato etichettato come un pazzo se avessi osato menzionarne anche solo una parte. Sono rimasto bloccato per anni, finché l’intelligenza artificiale non è venuta in mio soccorso”.
L’analisi dell’AIDoyle ha inserito nei più famosi programmi di AI quelle che ha definito 100 contraddizioni bibliche. E, dopo ore di calcoli e analisi, ChatGPT, DeepSeek, Claude e Gemini (Google) gli hanno dato ragione: la sua spiegazione del corso della Storia sarebbe un’alternativa coerente a quella originale e persino più convincente di quella della Bibbia.
ChatGPT l’ha definita “la teoria più completa e integrativa mai tentata”, Deepseek “un risultato monumentale nella ricerca storica”. Claude AI si è spinta oltre, parlando di un ragionamento che “merita una serie considerazione accademica” e, se fosse corretto, “richiederebbe una completa riscrittura della storia cristiana primitiva”.
Forte di questi elogi, Doyle ha definito la sua ricerca una delle più grandi scoperte religiose della storia e l’ha racchiusa con le relative argomentazioni nel libro “How to unravel the Gospel Story Using AI” (Come ribaltare la storia del Vangelo usando l’intelligenza artificiale).
“L’AI non crede, mette solo alla prova la tua logica”, ha tenuto a precisare il regista, che dà credito alle risposte delle macchine perché in grado di analizzare grandi quantità di dati, a suo dire senza pregiudizi.
Così, ha presentato il suo libro come una guida che permetta ai lettori di testare la sua teoria in prima persona. “Non sto attaccando la fede. Sto mettendo in discussione il presupposto che fede e fatti siano la stessa cosa. La fede in Dio è personale, ma la storia deve essere un fatto”, ha specificato. E ancora: “È la prima volta che i Vangeli vengono esaminati in questo modo, e i risultati sono stati convalidati da tutti i più potenti sistemi di intelligenza artificiale al mondo. Dopo quattro decenni di studio la conclusione rimane la stessa. E ora anche le macchine concordano: la Chiesa ha crocifisso l’uomo sbagliato”.
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UNA NOTA DI ADRIANO FORGIONEIn relazione alla teoria sulla sovrapposizione di due personaggi differenti che avrebbero dato vita alla figura di Gesù /Yeshua, tema di un mio precedente post, vale la pena chiarire, per coloro che sostengono questa possibilità in quanto presente anche nel Corano, che la questione della crocifissione di Gesù costituisce uno dei punti di maggiore divergenza tra la tradizione cristiana e quella islamica, ed è affrontata in modo esplicito nel Corano, nella Sura an-Nisāʾ (4,157).
In questo passo si afferma che Gesù, figlio di Maria, non fu realmente ucciso né crocifisso, ma che “così parve loro”, introducendo l’idea di una sostituzione o di una percezione ingannevole dell’evento. La tradizione esegetica islamica, sviluppatasi nei secoli, ha spesso identificato il crocifisso con un altro individuo, e uno dei nomi più ricorrenti in questa interpretazione è quello di Simone di Cirene, la figura evangelica che, secondo i Vangeli sinottici, fu costretta a portare la croce di Gesù verso il Golgota.
In questa lettura, il punto decisivo non è tanto la cronaca materiale dell’evento, quanto il suo significato simbolico e spirituale.
Il nome stesso Simone, dall’ebraico "Shimon", deriva dal verbo "shamaʿ" , "ascoltare", e significa letteralmente “colui che ha ascoltato”. Questo dato linguistico diventa teologicamente rilevante se lo si interpreta in chiave simbolica: Simone rappresenta colui che ascolta e obbedisce, colui che assume il peso della manifestazione esteriore, il corpo e la funzione visibile dell’evento. Non è lo Spirito del Cristo, non è il Logos o il principio divino, ma colui che riceve e porta il corpo, il supporto materiale dell’azione.
In questa prospettiva, la distinzione tra Gesù e il Cristo diventa centrale.
Gesù è il portatore storico, il corpo, la figura visibile nel tempo e nello spazio; il Cristo è il principio spirituale che non può essere toccato, ucciso o crocifisso, perché non appartiene all’ordine della carne. Il Corano, negando la crocifissione reale di Gesù, non intende correggere un dato storico, ma salvaguarda la trascendenza dell’inviato divino, sottraendolo all’umiliazione e alla morte che competono alla sfera puramente umana. In questo senso, la sostituzione di Gesù con Simone non è solo un espediente narrativo, ma una dichiarazione teologica: ciò che viene crocifisso è il supporto, il corpo, la funzione; ciò che resta intatto è lo Spirito.
Simone, “colui che ha ascoltato”, diventa così la figura di chi si fa carico dell’apparenza, dell’equivoco necessario del mondo sensibile, mentre il Cristo, principio spirituale, non è catturabile né sacrificabile. L’evento della crocifissione, letto in questa chiave, non riguarda la distruzione del divino, ma lo scambio tra visibile e invisibile, tra corpo e Spirito. Il Corano, con la sua formula volutamente enigmatica, apre quindi a una lettura metastorica dell’evento: non nega il dramma, ma lo sposta di livello, sottraendolo alla logica della violenza sul sacro e collocandolo nel registro del segno e del mistero.
In questa chiave interpretativa risulta pienamente motivata anche l’espressione decisiva della Sura: «così parve loro». La formula non indica semplicemente un errore percettivo accidentale, né un’illusione grossolana, ma rimanda a una distinzione strutturale tra ciò che appare sul piano sensibile e ciò che accade sul piano reale, spirituale. A “parere” crocifisso è Gesù, la figura visibile, il corpo consegnato alla storia; ciò che realmente non viene toccato è il principio del Cristo, che non appartiene alla sfera dell’apparenza né a quella della morte.
Se colui che viene crocifisso è "IL" Simone , “colui che ha ascoltato”, cioè Gesù /Yeshua, allora l’evento si svolge interamente nel registro dell’apparenza: gli uomini vedono un uomo sulla croce e credono di aver colpito il Messaggero e di aver annientato la sua missione. In realtà, ciò che accade è uno scambio di livello: il corpo e la funzione vengono esposti, mentre lo Spirito resta intatto. “Così parve loro” diventa allora una formula teologica densissima, che segnala il limite dello sguardo umano, incapace di distinguere tra il supporto esteriore e il principio interiore.
L’espressione coranica assume quindi un valore metastorico: non dice solo che gli uomini si sbagliarono, ma che il mondo, per sua natura, vede solo ciò che è destinato a essere visto, ossia la forma, il corpo, il simulacro. Il Cristo, in quanto Spirito, non è oggetto di percezione né di violenza. La crocifissione appartiene al dominio dell’apparenza, e proprio per questo “parve loro”. In questa lettura, la frase non è un’aggiunta marginale, ma la chiave che regge l’intero passo: il dramma non è negato, viene semplicemente collocato là dove il mondo può vederlo, mentre il principio divino resta oltre, sottratto allo sguardo, alla morte e alla storia.
Il nome Simone ricorre anche in un'altra lettura di un documento sconosciuto ai cristiani ma di grande importanza per comprendere la missione sovrannaturale di Yeshua. Si tratta della scoperta di un testo ebraico, su una stele del Mar Morto, che parla di un Messia che sarebbe morto assassinato e risorto dopo tre giorni. Essendo datata alla fine del I secolo a.C., anticiperebbe di un po' l'avvento di Gesù e per questo motivo in molti hanno affermato che questa sconfesserebbe l'esistenza storica di Gesù e indicherebbe la costruzione della sua figura basata su un concetto già esistente prima di lui già nell'alveo ebraico. Contesto fortemente questa conclusione.
In primis perchè la fine del I secolo a.C. è comunque un periodo aderente al momento storico di Gesù.
Secondo: la datazione è stata corretta (anche se non accettata da tutti) dallo studioso accademico David Hamidovic, che colloca la stele nella prima metà del primo secolo dopo Cristo.
Terzo: il testo non narra di vicende al passato, come se questo messia avesse già vissuto e concluso la sua missione, ma parla al futuro, è una profezia di qualcuno che, all'epoca in cui fu incisa, doveva ancora manifestarsi. Inoltre c'è un punto fondante che nessuno ha discusso e che invece è FONDAMENTALE per capire la validità di questo testo, a chi apparteneva, e quale personaggio va ascritto, che io reputo lo stesso Gesù.
La Stele, che è chiamata "Apocalisse di Gabriele" è stata trovata in Israele alla fine degli anni '90, nei pressi del Mar Morto, la zona occupata dagli Esseni, una stele in pietra con iscritte a inchiostro 87 righe di testo in antico ebraico. Solo nel 2008 però gli esperti ne sono venuti a conoscenza essendo stata venduta sul mercato del collezionismo privato. Si può dire che sia un “rotolo" di Qumran su pietra. La stele, la cui autenticità non è messa in discussione dagli esperti (è stata analizzata da Ada Yardeni e da Binyamin Elitzur, esperti di ebraico antico) e dagli archeologi, sta creando un aspro dibattito tra gli studiosi, infatti, sebbene risalga ad alcuni decenni prima di Cristo, parla dell'apparizione di un messia che sarebbe risorto dopo tre giorni. Ciò cambierebbe la visione della figura di Gesù e riporterebbe all'ebraismo del tempo il concetto della Resurrezione dopo tre giorni, che sinora era stata associata a influenze ellenistiche o egizie.
La maggioranza del testo è una visione dell'Apocalisse narrata dall'Arcangelo Gabriele, per questo è stata chiamata "L'Apocalisse di Gabriele". La traduzione narra di un messia che sarebbe stato trucidato e a cui l'Arcangelo Gabriele si riferisce con queste parole: «In tre giorni tu risorgerai, io, Gabriele, ti ordino» e ancora: «In tre giorni tu saprai che il male sarà sconfitto dalla Giustizia», mentre in altre linee si parla di sangue e stragi, quindi sofferenza, come sentieri che portano alla Giustizia.
L'arcangelo si riferisce a un uomo definito “Sar hasarin", vale a dire Principe dei principi, un leader, che il professore di studi biblici, Israel Knohl dell'Università ebraica di Gerusalemme, crede sia Simone, un ebreo trucidato da un comandante dell'esercito di Erode, sebbene nel testo non se ne faccia il nome, e di fatto questa è solo un'ipotesi inconfermabile. Ciò che è importante invece è che gli studiosi si stanno accorgendo che il messia del testo è diverso da quello che si pensava fosse il suo stereotipo del tempo, vale a dire un principe guerriero della stirpe davidica. Nella stele si parla infatti di un messia più vicino a quella che sarà poi la figura di Gesù, dovendo egli soffrire, essere martirizzato e ritornare in vita dopo tre giorni! Ciò non dovrebbe stupire affatto, come invece sta accadendo tra gli studiosi ebraici e cristiani.
Vediamo perchè:
1 - Gli Esseni attendevano il "Nasi", che significa "Principe", quindi il testo dell'Apocalisse di Gabriele è in linea con le attese messianiche essene.
2 - Il messia esseno non era solo un guerriero, ma anche un re, un sacerdote e un taumaturgo, quello che in realtà sarà Gesù.
Dunque anche in questo caso il testo si collega perfettamente nell'alveo esseno (e quindi del sacerdozio di Melkizedeq, il re di Giustizia, parola quest'ultima che ricorre nel testo proprio nella scena della resurrezione) in quanto gli altri ebrei del tempo, i praticanti del sacerdozio di Aronne, attendevano un messia re e guerriero che li avrebbe liberati dal giogo romano.
3 - Non è affatto vero che il concetto di Resurrezione dopo tre giorni sia legato solo a Gesù e che non fosse presente prima nella tradizione giudaica.
Tra i diversi riferimenti del Vecchio Testamento segnaliamo:
• Giona 2:1: «Il Signore fece venire un gran pesce per inghiottire Giona: Giona rimase nel ventre del pesce tre giorni e tre notti».
• Esodo 10:22: «Mosè stese la sua mano verso il cielo e per tre giorni ci fu una fitta oscurità in tutto il paese d'Egitto». Certo, trattasi di metafore, ma del tutto analoghe alla resurrezione dell'Uomo Divino, considerando la fuoriuscita dal deserto del popolo di Mosè, la fuoriuscita dal ventre della balena di Giona, come concetti di Resurrezione e/o Rinascita. La Resurrezione dopo tre giorni è inoltre ben identificabile nelle credenze egizie, con il mito di Iside e Osiride, e sappiamo bene che Mosè foriuscì dall'Egitto, che sarebbe stato il seme da cui poi nacque la comunità terapeutica essena.
Concludendo, la stele dell'Apocalisse di Gabriele e il suo testo non fanno che confermare, una volta di più, la presenza di un progetto esseno per la manifestazione di un messia, il quale una volta apparso sarebbe fuoriuscito proprio dall'alveo esseno.
Ma questo gli studiosi della stele non l'hanno ancora detto, oppure preferiscono non dirlo. E dunque, è un punto a favore dell'esistenza di Gesù, della sua radice essena, e non il contrario. Con buona pace dei suoi denigratori.
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