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 Oggetto del messaggio: Re: Essere Gnostici - Fiero di essere Eretico
MessaggioInviato: 06/01/2016, 18:28 
shighella ha scritto:
Atlanticus81 ha scritto:
Visto che si parla tanto in questo periodo delle tradizioni cristiane dell'Europa...

Immagine

[}:)]


[:264] [:300]

...... [:246]



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"…stanno uscendo allo scoperto ora, amano annunciare cosa stanno per fare, adorano la paura che esso può creare. E’ come la bassa modulazione nel ruggito di una tigre che paralizza la vittima prima del colpo. Inoltre, la paura nei cuori delle masse risuona come un dolce inno per il loro signore". (Capire la propaganda, R. Winfield)

"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

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 Oggetto del messaggio: Re: Essere Gnostici - Fiero di essere Eretico
MessaggioInviato: 07/01/2016, 10:13 
Atlanticus81 ha scritto:
Gurdjieff in diverse occasioni ha rivelato che l’essenza del suo insegnamento era Cristianesimo esoterico.

Oggi, soprattutto dopo le scoperte di Nag Hammadi, sappiamo che i cristiani gnostici perseguitati nei primi secoli dagli eresiologi, erano i principali esponenti di questa dimensione iniziatica del Cristianesimo che nei secoli successivi sopravvisse in segreto arrivando però fino ai giorni nostri.

Il Cristianesimo gnostico o Cristianesimo esoterico rappresenta la quintessenza degli insegnamenti del maestro armeno G.I. Gurdjieff e della Quarta Via.

Guarda su youtube.com



Le due scuole hanno in comune la ricerca che deve essere orientata alla scoperta del nostro vero "IO" vera essenza "immortale"

Gurdjieff dice che l'uomo non è unita ma dentro ognuno di noi "vivono" parecchi "io" che all'occorrenza prendono posto e decidono
autonomamente gli uni dagli altri,scopo dell'uomo è fare piazza pulita e riprendere possesso della nostra casa,come veri
padroni e non come "affittuari"
Per l'uomo che non compie un "lavoro" su stesso alla ricerca e sviluppo di quel "qualcosa" che può sopravvivere alla morte alla fine
egli sarà "cibo per la luna"

Cita:
L'uomo è una pluralità. Il nome dell'uomo è legione... L'alternarsi di questi io,
le loro lotte manifeste di ogni istante per la supremazia sono comandate dalle influenze esteriori accidentali...
Un piccolo io accidentale può, a un certo momento, fare una promessa, non a se stesso,
ma a qualcun altro, semplicemente per vanità o per divertimento...
Vite intere trascorrono così, per regolare dei debiti contratti da piccoli io accidentali


Cita:
Unità interiore, sono ottenute nell'uomo per frizione, per mezzo della lotta tra il sì' e il no'.
Se un uomo vive senza lotta interiore, se in lui tutto accade senza opposizione, se va sempre seguendo la corrente,
o come il vento lo spinge, allora resterà come è.

Ma se una lotta ha inizio in lui e soprattutto se questa lotta ha una linea definita,
allora gradualmente certe caratteristiche permanenti cominciano a formarsi in lui; egli comincia a cristallizzare.



Testi gnostici e vangeli apocrifi dicono la stessa cosa, chi non abbraccia il cammino della consapevolezza alla fine sarà cibo per il
Demiurgo padrone di questa realtà
Le due "discipline"indicano nella scoperta di se stessi la vera arma vincente per rompere il ciclo della sudditanza a questa realtà

Cita:
Se il padrone di casa sa che un ladro viene, starà in guardia prima che
venga e non gli permetterà di introdursi nella casa di suo possesso e di portar via le
masserizie. Voi dunque siate vigilanti di fronte al mondo e cingetevi i fianchi di grande
potenza, affinché i briganti non trovino il modo di giungere a voi, perché essi
troverebbero il punto debole che voi proteggete!


Il "padrone"di casa: vero IO permanente
Casa: la nostra vera "essenza"
Vigile: spirito d'opposizione
Cingersi i fianchi :Volontà
Briganti:Vari "io"



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 Oggetto del messaggio: Re: Essere Gnostici - Fiero di essere Eretico
MessaggioInviato: 08/02/2016, 11:18 
Non vorrei si generassero fraintendimenti con i vari "IO" o "briganti",come se fossero "entità" strane che vivono in noi o esseri diabolici che si sono impossessati
della nostra anima (questa e un'altra storia)
In questo caso i vari IO di cui parla Gurdjieff o briganti sono varie "espressioni" di noi stessi.
Prendiamo poche ore di vita di un uomo "normale" che chiameremo Giuseppe
Il signor Giuseppe è un uomo che "ama" la propria famiglia,sia la moglie che i figli sono al primo posto nella sua vita
infatti tutte le mattine prima di uscire di casa abbraccia e bacia i propri cari.Chiusa la porta di casa si imbatte nella vicina del secondo piano
che sta sistemando dei fiori,è chinata e in quella posizione le "forme" generose della signora sono evidenti,il signor giuseppe è "rapito"
da questa visione,ha un "debole" per i seni generosi e non c'è la fa a distogliere lo sguardo,azzarda qualche battuta ma il suo "pensiero"
in quel momento è solo "sesso",ha dimenticato la moglie e i figli che pochi minuti prima aveva salutato con tanto amore
Come tutte le mattine prima di andare in ufficio si reca al bar preferito,fa un ottimo caffè e le brioche al "cioccolato"
sono una "delizia",non "rinuncerebbe" per niente al mondo al rito mattutino.Sfortunatamente quella mattina la macchina del caffè è guasta
la cosa lo fa ""innervosire"egli non sa rinunciare a quel caffè che solo quel bar fa cosi buono
Arrivando in ufficio già nervoso nota sulla scrivania una marea di pratiche da lavorare,il mondo gli crolla addosso,un senso di odio
lo assale, quel lavoro per lui è una prigione,non c'è la fa più.Inizia a fantasticare per sfuggire alla realtà pronosticando
vincite certe a svariate lotterie,lui è sicuro che prima o poi vincerà ipotecando in questo buona parte dello stipendio

Potrei continuare ma credo che l'esempio basti a inquadrare la situazione,in poche ore dall'io iniziale nel signor giuseppe altri 4 o 5 io
hanno preso posto in lui e questi sono accadimenti in un certo senso "normali",immaginate in eventi più seri quello che avverrebbe
Questa è la condizione dell'uomo senza unità,non sa resistere,non si oppone , non c'è "frizione" tra il fare e il non fare,nella sua vita tutto "accade"
Manca la sola cosa che può aiutarlo il ricordo di se
Ricordare se stessi sempre e ovunque è prioritario,solo il ricordo di se ci può aiutare ma per ricordare se stessi dobbiamo prima "conoscerci"

La "Gnosi" non "cade" dal cielo ma occorre un "lavoro" su se stessi



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 Oggetto del messaggio: Re: Essere Gnostici - Fiero di essere Eretico
MessaggioInviato: 15/02/2016, 09:51 
Se vogliamo abbandonare la condizione infraumana di burattini, dobbiamo allontanarci dall'illusorio mondo dell'affascinazione ed avviare quel processo di rinnovamento interiore denominato "seconda nascita" e che porta alla formazione dell' "uomo reale".

Tale processo è simboleggiato dalla rottura dell'uovo. Per questo la Pasqua‬, festa di rinascita e di resurrezione, si collega nella cultura occidentale alla simbologia dell'uovo. Esso racchiude nel suo guscio l'uomo nuovo in attesa di essere liberato e portato alla luce.

Ma perchè, allora, se l'uomo conserva in sè la sua vera natura, in pratica vive poi come se essa non ci fosse - al punto di essere tentato di negarla - e, rinunciando quasi ad ogni forma di ‎esperienza‬ oggettiva, ritiene di non possedere al proprio interno null'altro che gli Aggregati psichici? In altri termini, dove si è smarrita l'‎Essenza‬? Perchè non si rivela?

Tentare una risposta non è semplice. Significa riandare all'inizio della storia dell'umanità, che parla di inganni e di paradisi perduti.

La ‪#‎coscienza‬ collettiva, attraverso l'elaborazione della favola e del ‪#‎mito‬, mantiene il ricordo di strane battaglie, di troni usurpati e insanguinati, di patrie dimenticate, di tesori rubati e nascosti, di lontane terra da riconquistare. Vicende che non è difficile riferire ai contenuti dello spazio psicologico, ad oscure lotte tra la parte cosciente e quella infracosciente della psiche.

Scopriamo allora che l'Essenza, nel corso della storia dell'uomo, è stata progressivamente vinta e catturata dall'Ego, che la tiene ancora saldamente prigioniera al proprio interno. Essa, che dovrebbe dimorare di diritto, unica ed indivisa, all'interno dello spazio psicologico individuale, non esiste più. Inutilmente, come Diogene, la potremmo cercare, perchè si trova, molteplice e frammentata, all'interno degli Aggregati della psiche.

Fornire le basi teorico-pratiche per la messa in pratica di tali momenti e per restituire all'uomo la sua legittima libertà è precisamente uno degli scopi degli studi gnostici.

http://www.gnosi.it/ego



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 Oggetto del messaggio: Re: Essere Gnostici - Fiero di essere Eretico
MessaggioInviato: 17/02/2016, 14:21 
Oggi che è l'anniversario della morte sul rogo di Giordano Bruno mi sarei aspettato qualche commento sul forum in merito. Pertanto provvedo a caricare in questo thread dedicato agli "eretici" di ogni luogo e tempo i seguenti articoli a lui dedicati

L’eroico furore della Conoscenza – Daniele Laganà

In viva morte morta vita vivo

“Venni, tra gli altri io, attratto dal desiderio di visitare la casa della Sapienza, ardente di contemplare codesto Palladio, onde non mi vergogno di aver sopportato la povertà, la malevolenza e l’odio dei miei, le esecrazioni, le ingratitudini di coloro ai quali volli giovare e giovai, gli effetti di un’estrema barbarie e d’una avarizia sordidissima; (…) Per il che non mi duole d’essere incorso in fatiche, dolori, esilio: che faticando profittai, soffrendo feci esperienza, vivendo esule imparai; che trovai in breve fatica lunga quiete, in leggera sofferenza gaudio immenso, in un angusto esilio una patria grandissima (Oratio valedictoria, in Opere latine)”.

Giordano Bruno è stato un Mago nel senso più alto del termine, poiché ha trasmutato completamente la sua Filosofia in vita. Aveva chiaro, lo si evince dai suoi stessi scritti, il senso d’una missione che, mettendolo in lotta con il suo tempo, poteva chiamarlo, e lo chiamò, e scelte eroiche.

“Ho lottato, è molto; credetti poter vincere (ma alle membra venne negata la forza dell’animo)e la sorte e la natura repressero gli studi e gli sforzi. È già qualcosa l’essersi cimentati; giacché vincere vedo è nelle mani del fato. Per quel che mi riguarda ho fatto il possibile, che nessuna delle generazioni venture mi negherà; quel che un vincitore poteva metterci di suo: non aver temuto la morte, non aver ceduto con fermo viso a nessun simile, aver preferito una morte eroica ad una vita imbelle” (De monade, 1590).

Bruno poteva aver salva la vita, ma non abiurò, non rinnegò; consapevole dell’alto valore della sua morte, quale Sacrificio che dà vita alla Verità, con animo distaccato disse ai suoi giudici: “avete più paura voi nell’emettere la condanna, che io nel riceverla”.

Il nolano non fu tanto il martire del libero pensiero, come spesso viene ricordato, ma piuttosto il Testimone, l’ultimo grande, del pensiero libero. La sua azione, cioè, non si svolse tanto su di un piano esteriore, politico o meta politico, quanto piuttosto in una sfera interiore. Si sforzò di mostrare all’uomo la via che conduce all’unica vera Libertà, ricordarsi della propria origine divina.

In un’epoca insanguinata dalle guerre di religione, Bruno girò l’Europa per diffondere l’Ermetismo quale superiore ideale di Ricerca.

Immagine

“Per ciò che si riferisce alle discipline intellettuali possa io tener lontano da me non solo la consuetudine di credere, instillata da maestri e genitori, ma anche quel senso comune che in molti casi e luoghi (per quanto ho potuto giudicare io stesso) appare colpevole di inganno e di raggiro; possa io tenerli lontani in maniera da non affermare mai nulla, nel campo della Filosofia, sconsideratamente e senza ragione; e siano per me ugualmente dubbie tutte le cose, tanto quelle che sono reputate astrusissime e assurde, quanto quelle che sono considerate le più certe ed evidenti, tutte le volte che vengono messe in discussione” (Epistola dedicatoria a Rodolfo II, in Articuli adversus mathematicos).

L’arte della memoria, di cui Bruno fu l’ultimo grande esponente, è in realtà una forma elevata di magia immaginativa, le cui complesse figure, traducendo i rapporti sottili che collegano il macrocosmo al microcosmo, sono, se intensamente realizzate, vere e proprie chiavi d’accesso ad altri stati della coscienza, sentieri che conducono alla contemplazione degli Archetipi viventi. Il pensiero immaginativo, magia inconsapevole dei bambini, è pensiero vivente, capace cioè di creare ed evocare Idee ed, in quanto tale, è la chiave della Scienza dei Magi.

“Non è dunque Filosofo, se non chi immagina e riproduce” (De triginta sigillorum).

L’importanza dell’immaginazione in Ermetismo ci viene confermata, tra gli altri, dal celebre esoterista napoletano Giuliano Kremmerz che, come Bruno, si richiamava alla medesima Sapienza egizia.

Sapienza che nella città partenopea, esattamente nella zona dove sorge il convento domenicano in cui il filosofo nolano studiò, ha avuto uno dei suoi principali centri di trasmissione. La mnemotecnica bruniana è la fonte della “magia astrale”, che insegna a padroneggiare la corrente delle immagini mentali, le cui conseguenze ultime non sempre vengono profondamente comprese.

Il segreto della volontà, la chiave operativa che conduce a trasmutare il desiderio in volontà magica, scrive infatti il Kremmerz, sta nella capacità di scolpire immagini vivide nel campo oscuro della mente.

Approfondire la natura della forza (la brama) che dal profondo muove, inconsapevolmente, l’immaginazione umana determinando tutto ciò che siamo, e di cui il Mago deve rendersi padrone, è un discorso che ci allontana dallo scopo di questi brevi note. Rimando, dunque, il lettore interessato ad approfondire questo fondamentale tema, a consultare lo scritto “La conoscenza delle Acque”, del kremmerziano Ercole Quadrelli (Abraxa), contenuto nel primo volume di Introduzione alla Magia del gruppo di Ur.

Sviluppando l’immaginazione, l’Ermetista giunge a prendere coscienza ed a padroneggiare, sciogliendo e coagulando, quella invisibile luce mentale, materia vibrate di cui sono fatti i pensieri ed i sogni, che i Magi chiamano astrale poiché sempre sfuggente. Questa Luce, nel suo polo più alto, è la Quintessenza che collega lo Spirito alla Materia; la chiave senza la quale non esiste Trasmutazione e l’Alchimia resta inganno di soffiatori, ance quando si veste di sofismi spirituali.

“C’è una sola semplice forma…la quale senza diminuzione si comunica a tutte le cose…Questa forma universale dell’essere è luce infinita…Attraverso questa forma, che in diversi modi si comunica ai diversi enti secondo diverse figure, si esplica la materia” (Sigillus Sigillorum) .

Giordano Bruno muore all’alba del 17 febbraio 1600. Poco tempo dopo, un altro filosofo, Cartesio, con il suo celebre cogito ergo sum giungerà a formalizzare l’ultima tappa dell’occultamento del principio spirituale nella sfera della materialità: la luce dell’immaginazione si vela nel pallido riflesso della ragione concettuale. Qui attende che il Cercatore ermetico vada a “liberarla”, percorrendo a ritroso il processo del pensiero logico fino a giungere a percepirne l’originario lampo intuitivo. Non a caso, ci suggerisce Rudolf Steiner, proprio in questo periodo riappare storicamente la corrente rosacrociana, che indicherà ai Filosofi le chiavi operative dell’Iniziazione dei nuovi tempi.

Cicada – chi dunque sarà savio, se pazzo è colui ch’è contento e pazzo è colui che è triste?

Tansillo – quel che non è contento, né triste.

Cicada – chi? Quel che dorme? Quel ch’è privo di sentimento? Quel ch’è morto?

Tansillo – no; ma quel ch’è vivo, vegghia ed intende; il quale considerando il male ed il bene, stimando l’uno e l’altro come cosa variabile e consistente in moto, mutazione e vicissitudine (di sorte ch’il fin d’un contrario è principio de l’altro, e l’estremo de ‘uno è cominciamento de l’altro), non si dismette, né si gonfia di spirito, vien continente nelle inclinazioni e temperato nelle voluptadi; stante ch’a lui il piacere non è piacere, come per avere presente il suo fine. Parimente la pena non gli è pena, perché con la forza della considerazione ha presente il termine di quella. Cossì il sapiente ha tutte le cose mutabili come cose che non sono, ed afferma quelle non esser altro che vanità ed un niente; perché il tempo a l’eternità ha proporzione come il punto a la linea. (…) Allora è in stato di virtude, quando si tiene al mezzo declinando da l’uno e l’altro contrario: ma quando tende a gli estremi, inchinando a l’uno e l’altro di quelli, tanto gli manca de esser virtude, che è doppio vizio; il qual consiste in questo, che la cosa recede dalla sua natura, la perfezion della quale consiste nell’unità; e là dove convegnono gli contrarii, consta la composizione e consiste la virtude” (Gli eroici furori).

Il Furioso, il Sapiente di cui parla Bruno, è come un funambolo che ad ogni passo deve ricostruire il giusto equilibrio tra i contrari. è questa sottile tensione che lo tiene “sveglio” permettendogli di scorgere la Verità nell’unico posto dove Essa, realmente, si palesa: nel centro dei rapporti. È qui, infatti, che, se non ci lascia distogliere dal gioco delle forme, è possibile scorgere la folgore della vita che continuamente rinasce dalla morte: lo Spirito; è qui che Atteone può scorgere Diana venire a lui tutta nuda e mostrargli Eros, dove carne e spirito sono uno, quale regale via d’accesso al Sacro.

Io che porto d’Amor l’alto vessillo,
gelate ho spene e gli desir cuocenti:
a un tempo triemo, agghiaccio, ardo e sfavillo,
son muto, e colmo il ciel de strida ardenti;
dal cor scintillo, e dagli occhi acqua stillo;
e vivo e muoio, e fo riso e lamenti:
son vive l’acqui, e l’incendio non more,
ché agli occhi ho Teti, ed ho Vulcan al core.
Altr’amo, odio me stesso;
ma s’io m’impiumo, altri si cangia in sasso;
poggi’altr’al ciel, s’io mi ripogno al basso;
sempre altri sfugge, s’io seguir non cesso;
s’io chiamo, non risponde;
e quant’io cerco più, più mi s’asconde.
(Eroici furori)


Daniele Laganà



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 Oggetto del messaggio: Re: Essere Gnostici - Fiero di essere Eretico
MessaggioInviato: 17/02/2016, 14:23 
Giordano Bruno storia di un Adepto: l’attualità di un uomo senza tempo – Stefano Mayorca

Un rogo infame, che ha riempito di vergogna il mondo intero spargendo le spore malefiche e mefitiche di sopraffazioni immani e ingiustizie imperdonabili. Questo è stato il periodo nero dei fanatismi religiosi, ma più ancora della politica sotterranea rivestita del misticismo becero e ipocrita di chi voleva imporre, con la violenza, dogmi incontestabili frutto di un oscurantismo crescente. Un rogo che ha visto sacrificare inutilmente e impietosamente una vita, un pensiero, un illuminato che vedeva oltre, al di là di un orizzonte angusto e misero.

Nessuna pietà. Non amore cristiano, ma fiamme divoratrici, riflesso sinistro del male celato nei sottili ingranaggi di una macchina assassina. La vittima un uomo geniale, precursore di teorie delle quali la chiesa stessa, in futuro, si sarebbe appropriata. Stiamo parlando di Giordano Bruno, il filosofo-iniziato. Per uno scherzo del destino apparteneva all’Ordine dei Domenicani, proprio coloro che avevano dato vita all’infernale Inquisizione, il famigerato tribunale di Dio, o del diavolo piuttosto?

Filippo Bruno, questo il vero nome del sapiente, nacque nel vicereame di Napoli, nei pressi di Nola, nel mese di gennaio (qualcuno propende per febbraio) del 1548.

Nel 1562 si trasferisce a Napoli per studiare e approfondire diverse materie tra cui logica e dialettica, sotto la guida esperta di Giovan Vincenzo Colle conosciuto come il Sarnese. In seguito viene istruito nello studio delle littere de umanità anche dal padre agostiniano Teofilo da Vairano. E’ in questo periodo che si delinea l’interesse per le tecniche relative alla mnemotecnica. Nel 1565 intraprende il noviziato nel convento napoletano di San Domenico Maggiore prendendo il nome di Giordano.

L’anno seguente, nel 1566 quindi, viene sospettato per la prima volta di eresia. Al principio del 1572 viene ordinato sacerdote e dopo un breve periodo affronta gli studi di teologia che avranno fine nel 1575, anno in cui redige una dissertazione su la Summa contra Gentiles, di Tommaso d’Aquino. Nonostante il divieto dell’Ordine Domenicano legge e studia le opere erasmiane contravvenendo a una regola ufficiale. Nel 1576 lascia Napoli a causa di un processo per eresia intentato nei suoi riguardi e si trasferisce a Roma, nel convento di Santa Maria sopra Minerva. Il processo napoletano si fa serio, e Bruno è costretto ad abbandona Roma e a partire alla volta di Genova. Da quel momento il filosofo peregrina per tutta l’Italia e si reca a Savona, Torino, Venezia dove dà alle stampe un opuscolo ormai introvabile dal titolo Dé segni de tempi.

Dopo la sosta a Venezia riparte per Padova, Brescia (città in cui si narra abbia guarito un indemoniato), Bergamo e Milano. Girerà anche l’Europa visitando la Francia e la Svizzera, dove a Ginevra intratterrà rapporti con l’ambiente riformato. E’ il 1581 quando dopo essersi recato a Lione e poi a Tolosa, ancora una volta, suo malgrado, è costretto a fuggire visti i forti contrasti religiosi sorti tra cattolici e ugonotti, proprio a Tolosa. A Parigi, nel 1582, stampa alcune sue opere.

Tra queste il De umbris idearum, con l’aggiunta dell’Ars memoriae, il Cantus circaeus, il Compendius, il De compendiosa architectura et complemento artis Lullii, e la commedia in italiano Il Candelaio. Nel 1583 va in Inghilterra su richiesta di Enrico III che lo raccomanda a Michel de Castelnau, ambasciatore francese a Londra, e qui tiene una serie di lezioni a Oxford su Copernico. Accusato di plagio viene allontanato dalla cattedra. Scrive l’Ars reminescendi, l’Esxplicatio tringinta sigillorum e il Sigillus sigillorum.

Nel corso del soggiorno inglese Bruno compose i Dialoghi italiani; la Cena de le ceneri (1584); il De la causa, principio et uno. Dello stesso anno è il De infinito universo et mondi, mentre nel 1585 vede la luce la Cabala del cavallo pegaseo e il De gl’eroici furori. Un’opera dispersa è invece l’Arbor philosophorum. Questa, in sintesi, l’esperienza umana del grande genio prima degli eventi drammatici che lo condurranno al rogo. Molte altre peripezie si avvicenderanno nella sua tempestosa esistenza, ma noi ci fermiamo qui per affrontare, tra poco, aspetti meno conosciuti e riservati del percorso iniziatico del filosofo-ermetista.

L’attualità di Bruno è stata ben espressa in uno splendido spettacolo storico condotto dal giornalista Corrado Augias, al quale ho avuto il piacere di assistere all’interno dell’Auditorium del Parco della Musica, a Roma. Una rievocazione delle tappe fondamentali connesse con le vicende salienti che hanno portato il domenicano ribelle alla tristemente nota condanna a morte. La sua personalità, di elevato valore intellettuale e spirituale, e le sue doti umane sono state rese vive nell’ambito di tale rappresentazione che ha posto in rilievo le azioni criminose del clero. La cultura esoterica e classica di Bruno era sorprendente, e la sua conoscenza delle scienze ermetiche e del pitagorismo altrettanto notevole. Ma Egli non era solo un filosofo legato alla compagine domenicana, ma qualcosa di più.

Era il maggiore Sacerdote Egizio di quell’epoca, iniziato ai Misteri nilensi della Cumana sapienza. Di qui l’impossibilità di abiurare completamente le sue convinzioni, visto il giuramento che l’Adepto aveva siglato alla corrente iniziatica antichissima alla quale apparteneva.

Nel suo De magia, si percepisce chiaramente la natura occulta e operativa delle sue conoscenze concernenti la simbolica geroglifica e a riguardo afferma: “…Per indicare le singole cose, specifiche immagini ricavate dalle cose di natura o da parti di esse…, impiegate per parlare agli dèi onde operare meraviglie Quando Theut o un altro, inventò lettere del genere che oggi usiamo con impiego diverso, si attuò la massima dispersione, sia della memoria, sia della scienza divina e della magia. Perciò, imitando gli Egizi, oggi i Maghi, fabbricate immagini, descritti caratteri e cerimonie consistenti in specifici riti e gesti, esprimono il loro voto quasi con determinati cenni…E si tratta della lingua degli dèi…”.

Nello Spaccio della Bestia Trionfante allude alla pratica alchimica e alle trasmutazioni che ne derivano quando scrive: “Due sono le spezie di numeri pare et impare, de le quali l’una è maschio, l’altra è femina. Due sono gli Cupidi: superiore e divino, inferiore e volgare…Doi son gli principi essenziali de le cose: la materia e la forma. Due le specifiche differenze della sustanza: raro e denso, semplice e misto. Doi primi contrarii et attivi principii il caldo et il freddo. Doi primi parenti de le cose naturali: il Sole e la Terra…”.

L’allusione al dualismo alchimico, insito nelle due forze solari e lunari, e alla Terra quale materia pesante da trasmutare è palese. E ancora: “…E quell’istesso che fu sempre perseverando l’uno principio materiale, che è vera sustanza de le cose, eterna, ingenerabile, incorruttibile. Conosce bene che dell’eterna sustanza incorporea niente si cangia, si forma o si difforma; ma sempre rimane pur quella, che non può essere soggetto de dissoluzione, come non è possibil che sia soggetto di composizione”. In un altro punto spiega: “…Soccorre a tutto di dentro con il vital calore et umido radicale: onde tale ipostasi consista; e tal volto, figura e faccia appaia di fuori. Cossì si forma la stanza in tutte le cose dette animate, dal centro del core, o cosa proporzionale a quello: esplicando e figurando le membra; e quelle esplicate e figurate conservando. Cossì necessitato dal principio della dissoluzione, abandonando la sua architettura caggiona la ruina de l’edificio dissolvendo li contrarii elementi”. Tra le affermazioni di Bruno, una, correlata alla dottrina egizia, è esaustiva circa le profonde conoscenze del nolano: “…Quella croce che Hoggidì si tiene sopra l’altari è un carattere e segno scolpito sul petto della dea Iside…I Christiani l’avevano rubato dagl’antichi”.

In questo pensiero si ravvisa la questione relativa al fatto che la Chiesa aveva inglobato in sé simboli e chiavi occulte che appartenevano in realtà alla religione egizia e al Paganesimo, del quale sono stati occultati i riti. Riti poi officiati durante la liturgia cattolica. Uno dei capi d’accusa che furono utilizzati per la sua condanna a morte si basa su una teoria oggi largamente accettata.

E cioè che la Terra non è il centro dell’Universo, ma che anche in altri sistemi solari può esistere la vita, senza per questo invalidare la concezione di un principio Creatore. L’astronomo del Vaticano recentemente ha esposto i medesimi concetti rubati a Giordano Bruno, ma non per questo è stato arso vivo. La beffa è che il fine filosofo non è stato riabilitato e ai nostri giorni viene ritenuto ancora un eretico.

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A noi non interessano le fazioni politiche, tuttavia va rilevato che quando Pio XI, nel periodo relativo ai famosi Patti Lateranensi (11 febbraio 1929), chiese a Benito Mussolini di rimuovere la statua commemorativa che ritraeva Giordano Bruno, collocata in Campo dei Fiori a Roma, il Duce si rifiutò di compiere un’azione tanto esecrabile. Le affermazioni che Mussolini formulò durante il discorso che tenne alla Camera dei Deputati il 13 maggio 1929 circa l’incresciosa vicenda sono esaustive: “… Non v’è dubbio che, dopo il Concordato del Laterano, non tutte le voci che si sono levate nel campo cattolico erano intonate. Taluni hanno cominciato a fare il processo al Risorgimento; altri ha trovato che la statua di Giordano Bruno a Roma è quasi offensiva. Bisogna che io dichiari che la statua di Giordano Bruno malinconica come il destino di questo frate, resterà dove è…”.

Una decisione assennata, visto che quella scultura è il simbolo della libertà, della morte per mano del clero. E’ fondamentale non dimenticare l’opera di questo personaggio a torto finito nell’oblio. Quella mattina del 1600, quando alle prime luci dell’alba fu condotto al patibolo, gli fu chiusa la bocca con un marchingegno studiato per non farlo urlare e fu denudato e legato al palo.

Si concretava in quel momento uno dei crimini più efferati della cosiddetta Santa inquisizione. Senza ritrattare, circondato da avvoltoi incappucciati (i confortatori), che gli mostravano scene di martirio tratti dalle vite dei Santi, Giordano Bruno concludeva il suo ciclo terreno. Nonostante la sua fine, le idee luminose di un vero Adepto rischiarano tuttora le impervie Vie della Sapienza.

Stefano Mayorca



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 Oggetto del messaggio: Re: Essere Gnostici - Fiero di essere Eretico
MessaggioInviato: 29/02/2016, 15:26 
Solo nel 1439 viene introdotto nella dottrina cattolica il concetto di "Purgatorio"...

"La nascita del Purgatorio" di Jacques Le Goff, uscita nei primissimi anni 80, racconta la raffinata operazione teologica con cui la chiesa cattolica inventò di sana pianta una nuova dimensione tra inferno e paradiso.

Dimensione di patimento e di speranza che apriva una terza via alla nascente borghesia cittadina cui andava data una qualche via di scampo dal manicheismo della dannazione o della beatitudine: il mercante o il grande artigiano era spesso ricco, ma non nobile, colto ma non chierico, non necessariamente prevaricatore e immorale, ma seguace della “particolare” etica degli affari.

Col Purgatorio le occasioni di salvezza di dilatano e qualunque peccato può essere sanato con una permanenza nel nuovo spazio ultraterreno, qualunque peccatore allontanato da un destino di perenne castigo. Invenzione geniale che dà oltretutto alla Chiesa l’occasione di gestire in qualche modo l’aldilà attraverso preghiere, elemosine, messe di suffragio per abbreviare la permanenza del caro estinto tra le fiamme non eterne.

E ben presto solo i santi andavano in paradiso e gli eretici all’inferno, mentre un’intera società si auto assolveva o pagava per le indulgenze di cui la Chiesa stessa era la curatrice: la novità teologica divenne quelle centrale in un aldilà non più completamente altro, ma anzi dosato e coordinato da terra.

La velocità con cui l’idea di Purgatorio si affermò è testimoniato da Dante che ne fa uno dei gironi della sua Commedia, pochi decenni dopo la fortunata invenzione.

https://ilsimplicissimus2.wordpress.com ... urgatorio/



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 Oggetto del messaggio: Re: Essere Gnostici - Fiero di essere Eretico
MessaggioInviato: 29/02/2016, 19:14 
uno dei primi condoni della storia sembrerebbe di capire ^_^



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 Oggetto del messaggio: Re: Essere Gnostici - Fiero di essere Eretico
MessaggioInviato: 26/11/2017, 14:23 
Atlanticus81 ha scritto:
Domandona... Senza la presenza delle "capre" (per dirla alla Sgarbi) ci si potrebbe evolvere?

Ovvero, in termini più filosofici, senza poter conoscere il buio potremmo davvero apprezzare la luce?!

[:I]



Per conoscere veramente il buio , occorre essere "educati" alla comprensione del buio
Conoscere il buio senza coscienza non serve a niente,è il buio che conosce te
La stessa cosa per la "luce" senza comprensione si verrebbe accecati
"Buio e luce" sono 2 facce della stessa medaglia.Entrambi scatenano emozioni in un'esperienza,
"operare" senza coscienza sarebbero loro (buio,luce) a gestire l'esperienza e non la volontà del soggetto


Cita:
Se tu avessi saputo come soffrire,avresti avuto il potere di non soffrire"
"Conosci dunque il dolore e avrai il potere di non soffrire
"

Questo insegnamento veniva impartito 2000 anni fa, che deriva da un sapere molto più antico



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 Oggetto del messaggio: Re: Essere Gnostici - Fiero di essere Eretico
MessaggioInviato: 06/12/2017, 10:05 
Cita:
Da quando sono entrato nelle Tenebre, ho dovuto bere un’acqua che mi è stata amara. Ho portato un fardello che non era il mio. Ero in mezzo ai miei nemici, le bestie che mi circondavano. Il fardello che portavo è quello delle Potenze e dei Principati. Erano infiammati di collera, si sono levati contro di me, si sono avventati per afferrarmi, come una pecora senza pastore. La Materia ed i suoi figli mi hanno spartito fra di loro. Mi hanno bruciato nel loro fuoco. Mi hanno dato amara apparenza. Gli stranieri ai quali ero mescolato non mi conoscevano. Hanno assaporato la mia dolcezza, desiderato tenermi con loro. Ero vita per loro, erano morte per me


Un'estratto dall'Inno della Perla, uno scritto del secondo secolo d.c,ad opera di gnostici Manichei
"L'essere divino" ingannato e imprigionato nel mondo materiale,regno di forze malefiche che non vogliono perdere nessuna pecora del loro gregge
Uno "gnostico" avverte fin da bambino tale condizione,la materia è attaccamento,un vincolo che non finisce con la morte,ma che si perpetua per l'eternità.
Compito di un "pneumatico" è il ritorno alla "vera casa dopo la morte fisica", insidie e tranelli tenteranno l'anima gnostica durante il cammino
ma essa non cederà perchè si è "conosciuta" durante la vita
E ad ogni "arconte" che si presenterà,risponderà cosi: Io so chi tu sei,ma su di me non hai nessun potere,perchè io sono uno che viene dall'alto



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 Oggetto del messaggio: Re: Essere Gnostici - Fiero di essere Eretico
MessaggioInviato: 06/12/2017, 15:13 
Da quando sono rientrato nel forum sto rileggendo i vecchi topic ma questo mi era sfuggito...molto interessante e ad alto contenuto iniziatico...
Di recente ho ritrovato alcune interessanti frasi scritte da Wolf nel suo libro "The Catchers of Heaven" ad evidente contenuto gnostico...

Cita:
All’inizio, con la mia memoria bendata, fui inviato qui dai miei amati Creatori, la mia gente. La ben stretta benda alla memoria permise solo un episodio onirico occasionale, fin troppo vago e un po’ troppo rilassato, ardito, non sperimentato, non comprensibile, non noto, non determinato, non frenato, non libero, non felice, non commosso. Fui

Cut

Io non provengo – perdonerete il mio eccesso d’entusiasmo ed esuberanza – da questa genesi selvaggia. Io sono – è così che si dice? Oh, l’adoro; l’adoro! – non di questa Terra!Ma neppure la maggior parte di voi.

Cut

Sono incarcerato sul pianeta Terra. Non a casa, su Altair Quattro. Forse Reticulum Quattro, ma non Altair, il più puro tra tutti; altre stelle invidiose e soli avrebbero voluto essere figli dell’Energia di Luce Altaran. Invidia ben “celata”, anche troppo. Ed eccomi qui. In prigione. Ad apprendere di una genesi molto primitiva e a odiare ogni suo minuto

Cut

Dove ci stiamo dirigendo ad occhi bendati? Primo, fu sottomissione, ed è quello che fu. Secondo, fu schiavitù, ed è quello che fu. Terzo, fu assoggettamento, ed è quello che fu. Ora, è schiavismo economico, ed è quello che è.
Michael Wolf


Quanto all'Inno della Perla forse è meglio segnalarlo per intero...è un testo gnostico fondamentale:
Inno della Perla

Da segnalare anche "L'ipostasi degli Arconti"
Ipostasi degli Arconti

E il Pistis Sophia
Pistis Sophia svelato



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 Oggetto del messaggio: Re: Essere Gnostici - Fiero di essere Eretico
MessaggioInviato: 09/12/2017, 09:24 
@Angel
Per tua esperienza e convinzione,che significa essere "gnostici" oggi?



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MessaggioInviato: 09/12/2017, 20:20 
rew63 ha scritto:
@Angel
Per tua esperienza e convinzione,che significa essere "gnostici" oggi?


Significa avere un senso innato di non appartenenza a questo "mondo", un senso che ti segue fin da piccolo e che non ti ha mai fatto integrare appieno con quelli intorno a te, arriverei a dire di avere sempre avuto come un rifiuto interno di calarmi nel "ruolo"...e ovviamente le frasi di Wolf mi risuonano dentro...alla fine poi non è nemmeno la cosa più importante sapere se questa "caduta" sia una missione o una punizione, in ogni caso risuona come una condanna e il principale desiderio sarebbe di evadere...
Molti dipingono gli gnostici come dei depressi ma è errato, in effetti lo gnostico è malinconico e nostalgico di uno stato coscienziale che NON è "qui"...
La nostalgia gnostica



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 Oggetto del messaggio: Re: Essere Gnostici - Fiero di essere Eretico
MessaggioInviato: 11/12/2017, 17:39 
Angel_ ha scritto:
rew63 ha scritto:
@Angel
Per tua esperienza e convinzione,che significa essere "gnostici" oggi?


Significa avere un senso innato di non appartenenza a questo "mondo", un senso che ti segue fin da piccolo e che non ti ha mai fatto integrare appieno con quelli intorno a te, arriverei a dire di avere sempre avuto come un rifiuto interno di calarmi nel "ruolo"...e ovviamente le frasi di Wolf mi risuonano dentro...alla fine poi non è nemmeno la cosa più importante sapere se questa "caduta" sia una missione o una punizione, in ogni caso risuona come una condanna e il principale desiderio sarebbe di evadere...
Molti dipingono gli gnostici come dei depressi ma è errato, in effetti lo gnostico è malinconico e nostalgico di uno stato coscienziale che NON è "qui"...
La nostalgia gnostica


Concordo con quanto hai scritto
Priorità per uno "gnostico" è comprendere e unificarsi con il "divino" che è in lui,comprendere ciò che cerca senza intermediari,paradossalmente cerca ciò che è perduto/dimenticato

Parlare oggi di "arconti" e demiurgo" può apparire anacronistico,evoca "personaggi" di un lontano passato legati ad un mito più che ad una vera realtà,
ma il mito è la narrazione di un archetipo,il simbolo è la rappresentazione di un archetipo
Jung a proposito del simbolo dice:Il simbolo è il vero ed unico linguaggio dell’inconscio,chi ha padronanza con tale "linguaggio" parla direttamente alle parti più profonde e nascoste nell'uomo
Uomini nel corso dei secoli hanno lasciato dei "simboli" particolari,che in alcuni di noi hanno il potere di risvegliare quel "qualcosa" che ci rende particolari

Arconte significa: Prima del tempo
Eternità :Assenza di tempo

Gli Arconti creano il "tempo",scopo di uno gnostico è tornare all'eternità



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MessaggioInviato: 13/12/2017, 15:06 
Il pianeta prigione

Gnosticismo e Buddismo in The Matrix

Il ritorno dello Gnosticismo

Guarda su youtube.com


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