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 Oggetto del messaggio: Il Cristo Storico di Emilio Salsi - Paolo di Tarso
MessaggioInviato: 01/11/2009, 00:07 
San Paolo.

Da quanto dichiarato sopra, mi rendo conto dell’importanza dell’affermazione “dissacrante” fatta sull’inesistenza di san Paolo e questo può far pensare che io e quelli che la condividono siamo degli sprovveduti. E lo capisco. Il condizionamento religioso, che tutti noi (compresi gli atei) abbiamo subìto, porta a dare per scontato che i personaggi teologici descritti nel Nuovo Testamento siano effettivamente vissuti.
Non consideriamo nemmeno che il dovere di comprovare l’esistenza di un uomo sovrannaturale, come san Paolo, spetta a coloro che dichiarano sia effettivamente esistito. Non stiamo parlando di un uomo normale ma di un essere dotato di poteri straordinari, un Super Apostolo che, secondo la Bibbia, faceva resuscitare i morti e guariva le persone affette da qualsiasi malattia.
Se io, oggi, da ateo, incontrassi un uomo in grado di fare simili prodigi lo adorerei come un Dio.
Fra tutti i miei parenti, conoscenti e amici, coloro che, da credenti, si recano alla messa domenicale da oltre mezzo secolo (sono anziano) …nessuno di essi conosce Paolo come il “Grande Demiurgo”.

La Chiesa, ad iniziare dal Papa (in rete cliccare “Udienza Generale su san Paolo" del 7 Gennaio 2009 o quella del 28 Gennaio 2009) e di conseguenza i parroci, durante le prediche, “evitano” di esaltare i portentosi prodigi divini di San Paolo e San Pietro. Quest’ultimo un pò meno potente: faceva miracoli anche lui, ma non in grado di resuscitare nessun uomo; arrivò, al massimo, a far resuscitare un’aringa affumicata “facendola sguazzare in una piscina natatoria”. Questo secondo gli “Atti di Pietro” (9,2) che la Chiesa dichiarò “apocrifi”… nonostante quell’evangelista vi abbia profuso tanto ardore pur di fare proseliti.
Per tornare a “San Paolo”, compito di uno storico è verificare se le vicende narrate, riguardanti la sua esistenza, sono accadute veramente; e questo lo si può fare con una ricerca sui personaggi famosi con i quali ebbe causa. Per gli errori commessi da chi ne descrisse i rapporti intercorsi con eminenti personalità giudaiche e funzionari romani famosi, sino a Nerone, rintracciabili nella storiografia, diventa facile comprovarne l’invenzione umana per fini dottrinali ed essere cancellato dalla realtà dell’epoca.

San Saulo Paolo, ovvero "l'Apostolo delle Genti"

San Paolo, come San Pietro, nei sacri testi cristiani vengono descritti dotati di poteri divini miracolistici straordinari e, nel caso di San Paolo, addirittura superiori a Gesù.
Sono personaggi di cui si narra esclusivamente nei Vangeli o negli scritti apologisti dei Padri fondatori del Cristianesimo; cioè una dottrina creata per fare adepti grazie all’illusione della vita eterna ed alla resurrezione del proprio corpo dopo la morte.
La domanda da porsi è se san Saulo Paolo sia esistito veramente o, come per gli altri Apostoli, verificare se questi personaggi non siano piuttosto rappresentanti ideologici di una dottrina che, obbligatoriamente, doveva essere “incarnata” in uomini prescelti e ispirati da Dio.
Un non credente, che si accinge a leggere di questo San Saulo Paolo senza essere condizionato da prediche confessionali, percepisce subito che la trovata “geniale”, di San Luca, intesa a far creare un altro Apostolo dallo stesso Gesù Cristo “post mortem”, è un contro senso assurdo sia storicamente, come intendo dimostrare, sia teologicamente, in quanto palesemente finalizzata a revisionare la dottrina precedente.

Un Dio che, per riscattare l’umanità dal peccato, si fa uomo e come tale si sottopone ad una passione di sangue ed estrema sofferenza, dopo aver predicato, istruito e scelto dodici “Apostoli” con un preciso mandato, una volta salito in cielo, si accorge di aver dimenticato “qualcosa d’importante”, allora scaraventa una folgore (a imitazione di Giove) su un certo Saulo Paolo, accecandolo, e con la “Voce” nomina un altro Apostolo con l’incarico di “aggiornare” la dottrina degli altri suoi “colleghi”che Lui stesso aveva appena istruiti, è una logica che può stare in piedi solo previo millenario lavaggio del cervello.

Nominati i dodici Apostoli, “Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani, rivolgetevi, piuttosto, alle pecore perdute della casa d’Israele»” (Mt.10, 5-6). Questo “comandamento” nazionalista, conforme alla missione di Gesù, limitata alla sua Patria (nulla avrebbe potuto impedire a Cristo di predicare ovunque volesse), andava cambiato, ma la modifica di una dottrina non poteva risultare dipesa da una esigenza umana, pertanto, bisognava “dimostrare” che fu la stessa divinità a “rivelarsi” attraverso un altro super “Apostolo”, strumento della Sua Rivelazione e depositario della nuova “verità” da divulgare fra i Gentili pagani.

Fu semplicissimo: bastò inventare “Saulo Paolo” e fargli scrivere alcune lettere per testimoniare su se stesso e sul nuovo credo del “sacrificio del Figlio di Dio e la sua resurrezione per la salvezza della vita eterna degli uomini” dimostrando, così, che il nuovo Apostolo era esistito veramente.
“« Il vangelo da me annunziato non è opera d’uomo; perché io stesso non l’ho ricevuto né imparato da un uomo, ma l’ho ricevuto per rivelazione di Gesù Cristo »” (Lettera ai Galati 1,11).
L’esigenza di una seconda “Rivelazione” di Gesù portò a redigere degli appositi manoscritti, successivi a Vangeli primitivi, poi distrutti, allo scopo di ufficializzare un apostolato promotore della diffusione di una dottrina, evolutasi da quella originale, e creare, artatamente, un nesso ideologico per farla apparire coerente sin dall’inizio. I Vangeli che noi leggiamo non sono i primi: san Saulo Paolo è venuto dopo; come gli “Atti degli Apostoli”.

Eusebio di Cesarea, Vescovo cristiano sotto Costantino, dal IV secolo, denuncia la pubblicazione di un altro “Atti degli Apostoli”, che taccia come eretico (HEc. I 9,3-4). Di tale documento non ci è pervenuta traccia ma è evidente che fu eliminato assieme ad altri per cancellare gli insanabili contrasti, con quello fattoci pervenire, che avrebbero palesato il fine della sua artificiosa redazione.
San Saulo Paolo, stiamo per provarlo con l’aiuto della storia, come persona non è mai esistito: fu soltanto un’ideologia, “incarnata” in un uomo “discepolo apostolo di Gesù”, resasi necessaria perché rappresentava la soluzione politica religiosa per quella parte di ebrei della diaspora la cui esistenza, nelle Province dell’Impero Romano, era diventata difficile in quanto seguaci di una fede nazionalista integralista che imponeva loro di non sottomettersi ad alcuna dottrina, o “Padrone”, o “Signore”, se non al proprio Dio: “Yahwè”.
Un’ideologia imposta dall’evoluzione politica e militare che vide sconfitti, atrocemente, i patrioti yahwisti, di conseguenza voluta da una corrente religiosa ebraica che decise di revisionare il messianismo zelota, sulla base di una logica opportunista, adeguata alla realtà dell’epoca, rivedendo le profezie messianiche della Legge ancestrale e aprendosi, infine, ai culti pagani della “salvezza” oltre la morte, grazie alla resurrezione del corpo.

Nel I secolo, le sette ebraiche, ufficialmente riconosciute, credevano solo nell’immortalità dell’anima e non nella “resurrezione della carne”, e fra esse, i Sadducei non confidavano neanche in quella. Per questo fondamentale motivo ideologico, gli “Atti degli Apostoli” e gli stessi Vangeli, riadattati in tal senso successivamente, divengono un vero e proprio atto di accusa contro il popolo ebraico. Pietro e Paolo emettono continue sentenze di condanna contro gli Ebrei, contro il Sinedrio e contro le Sinagoghe, scagliando vere e proprie maledizioni nei confronti dei Giudei facendo ricadere su di essi, sui loro figli e le generazioni future, il “sangue di Gesù” da essi fatto versare.

Ma ora mettiamo da parte l’escatologia e sottoponiamo ad una verifica storica, analizzando le vicende che lo vedono coinvolto come uomo, San Saulo Paolo, ovvero “l’Apostolo delle Genti”.
L’evangelista lo fece nascere a Tarso in Cilicia (At. 22, 3), poi lo spedì a predicare, senza sosta, da una città all’altra dell’Impero. Giunto a Gerusalemme, dopo aver offeso il Sommo Sacerdote Ananìa all’interno del Sinedrio, secondo la sceneggiatura di San Luca, per impedire che i Giudei “lo togliessero di mezzo, non facendolo più vivere” (At. 22, 22), dichiara: “io sono un cittadino romano di nascita” (At. 22, 27-28).
Luca ci sta propinando che, nel I secolo, in Giudea, se un cittadino veniva accusato dal Sinedrio di Gerusalemme di aver violato la Legge ebraica e offeso il Pontefice, per evitare la lapidazione, bastava mentisse spudoratamente come fa San Paolo sul suo luogo di nascita, dichiarando di essere un “cittadino romano”, e tutti erano tenuti a credergli sulla parola, anzi, dovevano spaventarsi; addirittura un Tribuno romano doveva tremare: “anche il Tribuno ebbe paura, rendendosi conto che Paolo era cittadino romano” (At. 22, 29). Ma il ridicolo diventa farsa per la dichiarazione opposta, resa poco prima, allo stesso Tribuno: “Io sono un Giudeo di Tarso di Cilicia, cittadino di una città non certo senza importanza” (At. 21, 39), riconfermata, subito dopo, davanti alla folla di Gerusalemme ed in presenza dello stesso Tribuno: “Io sono un Giudeo nato a Tarso in Cilicia” (At. 22, 3).
E’ evidente che l’evangelista, quando scrisse queste contraddizioni stupide, era convinto che anche i Tribuni romani erano degli stupidi, così pure coloro che le avrebbero lette in futuro.
Un vero Tribuno, obbligato a conoscere le leggi imperiali per poterle far rispettare, era consapevole che il Sommo Sacerdote del Tempio che presiedeva il Sinedrio era stato insignito da un Procuratore o un Re voluto da Roma, pertanto, chiunque avesse offeso il Pontefice, si sarebbe messo contro Roma, pagandone le conseguenze: il Procuratore aveva il diritto di uccidere…

Secondo l’insulsa interpretazione del “diritto romano”, descritta negli “Atti degli Apostoli”, in Giudea, tutti i trasgressori della “Legge degli antichi padri”, anche i peregrini stranieri, era sufficiente dicessero “sono un cittadino romano di nascita” e le autorità, in perfetta buona fede, anziché lapidarli, gli avrebbero messo a disposizione una nave trireme per inviarli a Roma dove avrebbero trovato Nerone che li attendeva per giudicarli; perché è al “Principe” che le massime autorità, preoccupate della “cittadinanza romana” del Santo, invieranno Paolo. E’ così che ce la racconta Luca.
E’ il “diritto di mentire” a un Tribuno (comandante del presidio romano di Gerusalemme), sul proprio luogo di nascita e sulla “cittadinanza”, palesato da Paolo nella recita inventata dall’evangelista, che dimostra la fantasiosa, puerile, dabbenàggine dell’autore.

La persona che godeva della “cittadinanza romana” era sottoposta alla legge romana, la quale, fra le varie possibilità di rilasciare (nel I secolo) questo privilegio, ne contemplava il diritto a tutti i cittadini nati a Roma: diritto che Luca “accreditò” a San Paolo. Ma non è plausibile che i Romani, nel I secolo, potessero concedere questo “diritto”, con sciocca leggerezza, senza alcuna possibilità di riscontro (modalità che stiamo per verificare), proprio perché avrebbe leso il diritto stesso, ma quello vero, vanificandolo. Eppure tale assurdità, contenuta negli “Atti degli Apostoli” (che avrebbe fatto chiudere il Sinedrio, impossibilitato a procedere per non competenza giuridica in quanto chiunque si sarebbe avvalso di quel “diritto” mentendo), è ancora oggi sottoscritta da alcuni storici ispirati i quali sanno perfettamente che a salvarli dal ridicolo è solo l’ignoranza della gente sul contenuto di questo “Sacro Testo”.

Nel I secolo a.C. la cittadinanza romana venne estesa agli alleati Italici e l’Imperatore, con un editto, aveva il potere di concedere agli abitanti delle Province questo onore che comportava vari privilegi fra cui l’impedimento ad essere sottoposti, nei processi, a giurie non romane. Tale privilegio rimase in vigore sino al 212 d.C..
Ma nel I secolo d.C. (l’episodio di San Paolo è stato ambientato - vedi Atti 24, 27 - nel 58 d.C.), gli Imperatori, secondo quanto riportato da Svetonio in (Caligola 38), rilasciavano veri e propri “Diplomi di Cittadinanza”, cioè attestati ufficiali che comprovavano il diritto a tale prerogativa ed era fatto assoluto divieto appropriarsi di questo privilegio al punto che “coloro che usurpavano il diritto di cittadinanza romana, (Claudio) li fece decapitare sul campo Esquilino” (Cla. 25).

Per quanto documentato, l’assoluzione di San Paolo, riferita da lui stesso nella sua II^ lettera a Timoteo (IV, 17), è tanto puerile quanto falsa e può essere avallata solo da qualche storico genuflesso consapevole dell’ignoranza di masse di fedeli che tali devono rimanere.
Peraltro va rilevato che, a seguito gravi disordini fra Giudei e Samaritani, il Sommo Sacerdote Ananìa, figlio di Nebedeo, insieme ad Anano, Capitano delle Guardie del Tempio, fu arrestato e inviato in catene a Roma, nel 52 d.C., dal Legato di Siria Ummidio Durmio Quadrato (vedi Tacito Ann. XII 54), per rendere conto all’Imperatore Claudio di quelle vicende (e Antichità Giudaiche XX, 131).

Dalla lettura di “Antichità” e “La Guerra Giudaica” sappiamo che, dopo di lui, a presiedere il Sinedrio, si succederanno, fra il 52 e l’inizio del 66 d.C., i Sommi Sacerdoti: Gionata, figlio di Anano (fatto poi uccidere dal Procuratore Felice e fratello del successivo Anano che avrebbe voluto lapidare Giacomo, fratello di Gesù figlio di Damneo); Ismaele, figlio di Fabi; Giuseppe, detto Kabi, figlio di Simone; Anano, figlio di Anano (è lui, per soli tre mesi); Gesù, figlio di Damneo (fratello di Giacomo); Gesù, figlio di Gamalièle; e Mattia, figlio di Teofilo … “sotto il quale ebbe inizio la guerra dei Giudei contro i Romani”, nel 66 d.C. (Ant. XX, 223)…
Pertanto, nella scenetta inventata da San Luca, il litigio di Paolo Saulo che offende Ananìa chiamandolo “muro imbiancato”, per poi ritrattare:“« Non sapevo che è il Sommo Sacerdote; sta scritto infatti: Non insulterai il capo del tuo popolo»” (At. 23, 5), collocato nel 58 d.C. - avrebbe avuto un senso (un errore in meno fra i tanti) se fosse avvenuto con Ismaele, figlio di Fabi, nominato Pontefice dal Re Agrippa II quando Felice era ancora Procuratore, dopo che questi aveva fatto uccidere il Sommo Sacerdote Gionata fratello di Anano.

Una volta sfuggito di mano ai Procuratori di Roma il controllo politico della situazione, Ananìa sarà rieletto Sommo Sacerdote nel 66 d.C. e verrà ucciso, poco dopo, dall’ultimo dei figli di Giuda il Galileo (figli che, vedremo in seguito, avranno i nomi dei fratelli di “Gesù”) il quale, a sua volta, sarà ucciso da Eleazar, Comandante delle Guardie del Tempio e figlio dello stesso Ananìa, per vendicare la morte di suo padre.
Da quanto esposto, la cronologia degli avvenimenti e delle investiture dei Pontefici non ammette il “battibecco” intercorso, nel 58 d.C., fra San Paolo Saulo e il Sommo Sacerdote del Sinedrio, Ananìa, già arrestato da un Luogotenente di Claudio (anche se, per intercessione del Sommo Sacerdote Gionata, poi sarà liberato; ma Gionata, a sua volta, verrà fatto uccidere da Felice), come dimostra la sequenza, ordinata nel tempo, dei designati a ricoprire l’importante ufficio. Infatti, con simile fedina penale, pur se appoggiato da una fazione politicamente importante, nessun Procuratore, gerarchicamente inferiore ad un Legato dell’Imperatore, come Ummidio Durmio Quadrato, in carica in Siria sino al 60 d.C. (Annali XIV 26) e vincolato da precisi passaggi di consegne, avrebbe più potuto confermare Ananìa “Sommo Sacerdote” del Tempio e del Sinedrio, neanche se proposto da Re Agrippa II, fino alla rivolta contro i Romani, essendo le nomine dei Pontefici sottoposte al “placet” dei Procuratori, a loro volta subordinati ai Legati imperiali di stanza ad Antiochia in Siria.

A conclusione di questa prima analisi su san Paolo, come uomo veramente esistito, uno storico deve constatare che a nessun suddito dell’Impero sarebbe stato possibile agire, in modo così plateale, contro le leggi di Roma senza pagarne lo scotto immediato. Un vero Tribuno romano, adempiendo al suo dovere, avrebbe messo subito in catene Saulo Paolo e Antonio Felice lo avrebbe decapitato dopo un processo sommario in cui avrebbe agito da accusatore e giudice: come previsto dalla legge.
Il battibecco intercorso fra un qualsiasi ebreo, o ex ebreo, ed un Sommo Sacerdote del Tempio dimostra che il redattore di questa farsa non sapeva o non riconosceva né l’autorità, né il potere detenuto da chi ricopriva tale sacro uffizio. Potere sottoposto soltanto all’autorità dei Legati romani o Regnanti, designati direttamente dall’Imperatore.
Questo “Atto del Sinedrio” riportato in “Atti degli Apostoli” è un falso conclamato, falso come il personaggio “San Paolo”: l’incarnazione umana della dottrina, a lui “rivelata” da un “Gesù” già salito in cielo, che i fedeli cristiani seguono tutt’oggi.

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MessaggioInviato: 02/11/2009, 10:42 
La “Folgorazione di San Paolo”

Ritorniamo su San Paolo, una persona inventata la cui esistenza è giustificata da un movente evolutivo, base di un credo e, di conseguenza, documentata solo da scritture dottrinali risalenti ad epoche successive ai fatti narrati.
Di lui, nonostante (secondo la Bibbia) si sia esibito con miracoli vistosi nelle Province dell’Impero, non esiste alcuna traccia se non quella creata da una “tradizione” posteriore appositamente costruita sul suo culto.
E’ stato immaginato e dipinto in modo così puerile e con errori storici talmente madornali, al punto che nessuno può dichiarare e tanto meno dimostrare storicamente che sia esistito; pertanto, un uomo che non è esistito non può aver scritto nessuna lettera ed il fatto che ci sia contrasto, tra gli stessi filologi credenti, su quali “lettere” gli vengano attribuite o meno non fa che confermare quanto appena detto perché le “lettere” furono scritte da altri a suo nome e in tempi diversi a seconda dell’evoluzione della dottrina.
Prima di verificare la narrazione della “folgorazione” di Saulo - che secondo quanto scritto negli "Atti degli Apostoli", da feroce e zelante aguzzino, si spostava da una nazione all’altra pur di far strage di Cristiani - è necessario calarsi, brevemente, nel contesto reale dell’epoca per farsi un’idea precisa di cosa stiamo parlando.

Tacito (Ann. IV 5) riferisce che ad Antiochia risiedeva il Quartiere Generale che controllava tutto l’Oriente, un immenso territorio agli ordini del Governatore di Siria, Luogotenente dell’Imperatore, al comando di quattro legioni più forze ausiliarie con equivalente numero di uomini.
Ad esso erano subordinati, giuridicamente e militarmente, anche tutti i Procuratori, i Prefetti, Tetrarchi, Etnarchi e Re vassalli con i rispettivi eserciti. Era una forza di pronto intervento, dislocata, in tempo di pace, per un totale non inferiore ai trentamila uomini schierati in difesa di un limes che si dipartiva dal Mar Nero, il Ponto, l’Armenia, l’alto corso dell’Eufrate, sino al Mar Morto comprendendo la Palestina. Roma voleva garantirsi contro la potenziale minaccia dei Parti che avrebbero avuto tutto l’interesse ad affacciarsi sul Mediterraneo, la via di comunicazione più efficiente per i traffici e gli scambi commerciali fra le terre più fertili e ricche del mondo allora conosciuto.
E’ questo contesto territoriale, militare e giuridico che ignorò, e fece male, Luca quando si inventò


“la folgorazione di San Paolo sulla via di Damasco”

Saulo, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al Sommo Sacerdote e gli chiese lettere per le Sinagoghe di Damasco per essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne seguaci della dottrina di Cristo” (At. 9, 1/4);
Io (Saulo) perseguitai a morte questa nuova dottrina arrestando e gettando in prigione uomini e donne, come può darmi testimonianza il Sommo Sacerdote e tutto il collegio degli anziani (il Sinedrio). Da loro ricevetti lettere per i nostri fratelli di Damasco e partii per condurre anche quelli di là come prigionieri a Gerusalemme” (At. 22, 4/5).

Questa “testimonianza”, sull’esistenza dei primi “seguaci di Gesù”, con il forzato e ulteriore richiamo al Sommo Sacerdote del Tempio e del Sinedrio (per Luca era una fissazione, ma non poteva fare a meno di inciamparvi), si dimostra un’altra messa in scena sconfessabile dal diritto romano, funzionale a conservare il dominio imperiale tramite un corpo di pubblici ufficiali, strutturato e rigidamente gerarchizzato.
Il Sommo Sacerdote che presiedeva il Sinedrio di Gerusalemme non aveva il potere per inviare suoi sgherri ad arrestare cittadini damasceni assoggettati alla giurisdizione della Provincia di Siria, governata direttamente da Roma tramite il suo funzionario di stanza ad Antiochia: il Luogotenente dell’Imperatore, subordinato solo a lui.
La sua autorità sarebbe stata scavalcata da quella di un Sommo Sacerdote e dal Sinedrio Giudeo, per di più, col potere (esclusivo dei Romani) di fare “strage” di uomini.

Solo un asceta ignorante e al di fuori del contesto reale dell’epoca, poteva inventarsi simili assurdità facendole apparire come una dottrina “dettata da Dio”. Era il Principe dell’Impero Romano, o il Senato, che potevano mettere al bando o dichiarare legittimo un culto; solo l’Imperatore o i funzionari da lui delegati nelle Province avevano il potere di esercitare il “ius gladii”, cioè il diritto, egemone, di sottoporre a supplizio, uccidere o reprimere gli abitanti responsabili di provocare tumulti, compresi quelli di origine religiosa.
Nei territori, sottoposti al dominio romano, governati da Re nominati dall’Imperatore e devoti a Roma, era concesso a questi monarchi il diritto di uccidere in funzione delle proprie leggi patrie, ma nessun capo di qualsiasi culto o setta poteva perseguitare seguaci di altri culti, tanto più se si trattava di religiosi cittadini residenti in altri territori sottoposti a pubblici ufficiali nominati direttamente dall’Imperatore.

Il “cursus honorum” degli alti funzionari romani nelle Province imperiali imponeva loro il rispetto di una gerarchia, rigidamente disciplinata, facente capo al Cesare.
In Giudea, all’epoca della “folgorazione di Saulo”, governava un Prefetto incaricato dall’Imperatore e da lui delegato con pieni poteri e diritto di uccidere; solo lui, caso per caso, poteva concedere al Sinedrio di Gerusalemme il permesso di riunirsi per deliberare ed eventualmente, a suo insindacabile giudizio, di giustiziare, nel proprio territorio, uno o più ebrei colpevoli di aver trasgredito la Legge ancestrale.
Perché potesse avviarsi tale procedura era indispensabile la presenza di un Prefetto o un Procuratore e la violazione di tale norma comportava la destituzione immediata del Sommo Sacerdote del Tempio che presiedeva il Sinedrio (Ant. XX, 202-203).
In Siria (ove sorgeva Damasco), i Presidii militari di Roma erano indispensabili per tenere a bada i Parti e vi risiedevano contingenti con forze più numerose e strategicamente più importanti della guarnigione di stanza a Gerusalemme agli ordini di un Tribuno romano. Lui soltanto e non un Sommo Sacerdote giudeo, in linea teorica ma con altre e ben più gravi motivazioni, avrebbe potuto richiedere - tramite il suo superiore, Prefetto di Giudea, residente a Cesarea a Mare - l’autorizzazione al Luogotenente dell’Imperatore, Comandante del Quartiere Generale romano di Antiochia, per poter arrestare cittadini di Damasco ed estradarli a Gerusalemme, in Giudea.

San Luca progettò che la “missione” di Paolo, destinata a stroncare il movimento dei seguaci di “Gesù”, si sarebbe trasformata in una “missione” a favore dei “Cristiani” grazie ad un evento straordinario: la “folgorazione”.
Fu durante questo viaggio, fasullo sia per la motivazione che per la procedura (entrambe in contrasto alla rigida struttura gerarchica, giuridico-militare, facente capo al Cesare), che l’evangelista si inventò la “conversione di Saulo” (At. 9, 1/9) e, dopo averlo fatto “folgorare” e accecare da un “Gesù risuscitato e già seduto sulla destra di Dio Padre Onnipotente” (At. 2, 32), creò il nuovo Apostolo: “San Paolo”.
La nuova “Rivelazione” di Dio fu così incarnata in un personaggio inventato di sana pianta da più mistici, ignoranti di leggi, ma sufficientemente furbi da capire che l’illusione della “resurrezione della carne” era un miraggio cui pochi uomini avrebbero saputo resistere.


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Cita:
Messaggio di Emilio Salsi

San Paolo.

Da quanto dichiarato sopra, mi rendo conto dell’importanza dell’affermazione “dissacrante” fatta sull’inesistenza di san Paolo e questo può far pensare che io e quelli che la condividono siamo degli sprovveduti. E lo capisco. Il condizionamento religioso, che tutti noi (compresi gli atei) abbiamo subìto, porta a dare per scontato che i personaggi teologici descritti nel Nuovo Testamento siano effettivamente vissuti.



Salve e un ben trovato!

Non abbiamo ancora avuto l'occasione di interloquire direttamente e penso che questa potrebbe essere l'occasione giusta.

Ho giò postato diversi post, in vari forums, in merito al personaggio Paolo di Tarso. Ragione per cui, qui non faccio altro che ripetermi.

L'affermazione 'Paolo di Tarso non è mai esistito' è quanto meno riduttiva, dal momento che essa è poco aderente alla realtà storica. Infatti, detto personaggio non è 'mai esistito' come entità individuale, ma semplicemente come il risultato di due entità distinte, dalla cui 'somma' sincretica i falsari che hanno dato origine al catto-cristianesimo hanno tratto la figura del Paolo di Tarso che tutti noi oggi conosciamo.

Il primo personaggio che contribuì a tale somma sincretica, e che troviamo descritto nella prima parte degli Atti degli Apostoli, fu Paolo/Saul. Si trattò di un vero e proprio farabutto, appartenente allo schieramento degli erodiani, collaboratori dei romani e dei sacerdoti del tempio di Gerusalemme, oltrechè del Sinedrio, per il quale svolgeva un ruolo simile a quello di un 'agente segreto'. Egli fu imparentato con la casa degli Erodi. Giuseppe Flavio parla di lui in tre passaggi distinti, molto importanti per capire la reale dinamica che fu all'origine del trasferimento di Paolo (Saul) da Gerusalemme a Cesarea Marittima: vicenda che l'autore (o gli autori) degli Atti degli Aposotli ci descrive in modo totalmente mistificato, così come mistificata è la narrativa circa il trasferimento di Paolo/Saul a Roma.

Il secondo personaggio della 'somma' di cui sopra, fu il 'vero' Paolo di Tarso e di esso si parla principalmente nella seconda parte degli Atti degli Apostoli. Ho virgolettato 'vero' in quanto, in realtà, nessuno dei due personaggi citati si chiamava Paolo, dal momento che si trattò di un mero attributo latino (paulus), significante 'piccolo', con particolare riferimento alla statura del personaggio a cui tale attributo veniva applicato. Inoltre, nessuno dei due era di Tarso dal momento che entrambi erano nativi della Palestina. Probabilmente il vero personaggio definito Paolo di Tarso, non affermò mai di essere nativo di tale città, ma di un'altra località fuori della Palestina.

Infine, nessuno dei due ebbe a che vedere con la nascita del catto-cristianesimo, dal momento che tale culto venne fondato a Roma intorno al 140-150: cioè diversi decenni dopo la loro morte. Tuttavia è molto probabile che Paolo/Saul (e quindi NON Paolo di Tarso) abbia avuto un ruolo, seppure indiretto, nella nascita del culto 'giudeo-cristiano', fondato in Antiochia tra l'85 ed il 90; altrimenti non si spiegherebbe la sua implicazione nel culto catto-cristiano, nato sulla falsariga del giudeo-cristianesimo, praticamente estintosi in seguito alla seconda guerra giudaica contro Roma (132-135), detta anche 'Guerra di bar Kockba'.

Al personaggio sincretico, risultante da tale 'fusione letteraria', venne applicato il nome di Paolo di Tarso. Secondo le amene fantasie degli evangelisti, Paolo da Tarso sarebbe stato mandato dai genitori a studiare a Gerusalemme. La verità, quasi sicuramente, fu l'esatto contrario, vale a dire che dalla Giudea Paolo venne inviato, dalla sua famiglia, a studiare a Tarso: prestigiosa città della Cilicia, rinomata per la presenza di numerosi centri di studio, dovuti principalmente alla colonizzazione greca in seguito alle conquiste di Alessandro Magno.

Cita:
La Chiesa, ad iniziare dal Papa (in rete cliccare “Udienza Generale su san Paolo" del 7 Gennaio 2009 o quella del 28 Gennaio 2009) e di conseguenza i parroci, durante le prediche, “evitano” di esaltare i portentosi prodigi divini di San Paolo e San Pietro. Quest’ultimo un pò meno potente: faceva miracoli anche lui, ma non in grado di resuscitare nessun uomo; arrivò, al massimo, a far resuscitare un’aringa affumicata “facendola sguazzare in una piscina natatoria”. Questo secondo gli “Atti di Pietro” (9,2) che la Chiesa dichiarò “apocrifi”… nonostante quell’evangelista vi abbia profuso tanto ardore pur di fare proseliti.



E' importante quello che hai citato, perchè, con il senno di poi, molti eruditi si dovranno chiedere come sia potuto accadere che aspetti di tale importanza siano stati così assurdamente ignorati o, nella migliore delle ipotesi, trascurati.

Dal momento che le 'opere meravigliose' accrediate a Gesù, altro non furono che giochi di illusionismo e meri trucchi da 'baraccone' (come l'acqua 'trasformata in vino' mediante l'uso di volgarissimo ossido di piombo!), trasformati in 'opere divine' dai falsari che fondarono il culto catto-cristiano, è sin troppo intuitivo che i 'miracoli' accreditati a Paolo ed a Simon Pietro a loro volta furono anch'essi dei trucchi.

L'elite intellettuale pagana, a cui apparteneva anche lo stoico neoplatonico Celso, era al corrente di questi insulsi trucchi atti a strabiliare il popolino ignorante, ed alcuni personaggi di tale mondo, come ad esempio il Celso citato, perchè spinti da motivazioni etiche, tipiche del pensiero stoico del tempo, si davano da fare per mettere in guardia i più spovveduti tra i popolani, affinchè non si lasciassero incantare dai volgari espedienti dei 'maghi'.

Non è certo un caso che l'obiettivo delle invettive dei santi padri falsari furono i giudei, in quanto diffondevano verità 'scomode' circa Gesù e sua madre, e l'intellighenzia pagana, la quale denunciava l'operato dei truffatori, sia 'convenzionali' che 'maghi', svelandone gli insulsi trucchi ed espedienti per 'catturare' la credulità dei popolani sprovveduti.

Per ciò che concerne poi la 'resurrezione' del defunto, accreditata a vari personaggi in odore di 'divinità' (guarda Gesù, Apollonio di Tyana, Simon Mago, etc.), la cosa non presentava alcuna difficoltà, soprattutto in quei tempi in cui l'ignoranza la faceva da padrone. Allora, come oggi, era sufficiente mettersi d'accordo con un compare fidato per fare il morto, lo storpio, il cieco, il sordo, il finto lebbroso, etc. etc.!

Cita:
Sono personaggi di cui si narra esclusivamente nei Vangeli o negli scritti apologisti dei Padri fondatori del Cristianesimo; cioè una dottrina creata per fare adepti grazie all’illusione della vita eterna ed alla resurrezione del proprio corpo dopo la morte.



Da tenere presente che questo accade anche per Simon Mago. Fuori degli scritti neotestamentari e patristici non si trova alcuna traccia di Simon Mago. Solo in Svetonio troviamo un vago accenno ad un certo 'Icaro', il quale, cadendo in seguito ad un tentativo di volo, spruzzò del proprio sangue l'imperatore Nerone.

Aldilà dell'insulsa esagerazione di Svetonio, di cui è sin troppa nota la sua vena dissacrante e sarcastica nei confronti di Nerone (e stigmatizzata dallo stesso Giuseppe Flavio, sebbene quest'ultimo non faccia apertamente il nome di Svetonio), vi sono pochi dubbi circa il fatto che il personaggio evocato da questo storico latino non sia stato Simon Mago.

Tutto questo, come nel caso di Paolo, potrebbe solo significare che i romani o gli abitanti delle varie provincie dell'impero (almeno di quelle orientali) conobbero tali personaggi sotto identità diverse. Allora non c'era l'Interpool, la quale in poco tempo permette di individuare personaggi anche situati nell'altra faccia del pianeta!


Saluti


Veritas

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MessaggioInviato: 04/11/2009, 16:03 
Ho letto con molto interesse sia il post del sig Salsi che quello del sig Veritas;devo dire che l’analisi del primo circa la dimostrazione della non esistenza di Paolo e’davvero “robusta”, non dico di più! E d’altra parte totalmente opposta a quella del secondo forumista :la due tesi mi sembrano inconciliabili !!
Ho riflettuto, nel mio piccolo , su alcune parti dell’uno e dell’altro e vi ho travato quanto basta per dover fare della domande !!
SALSI

1)Secondo l’insulsa interpretazione del “diritto romano”, descritta negli “Atti degli Apostoli”, in Giudea, tutti i trasgressori della “Legge degli antichi padri”, anche i peregrini stranieri, era sufficiente dicessero “sono un cittadino romano di nascita” e le autorità, in perfetta buona fede, anziché lapidarli, gli avrebbero messo a disposizione una nave trireme per inviarli a Roma dove avrebbero trovato Nerone che li attendeva per giudicarli; perché è al “Principe” che le massime autorità, preoccupate della “cittadinanza romana” del Santo, invieranno Paolo. E’ così che ce la racconta Luca.
E’ il “diritto di mentire” a un Tribuno (comandante del presidio romano di Gerusalemme), sul proprio luogo di nascita e sulla “cittadinanza”, palesato da Paolo nella recita inventata dall’evangelista, che dimostra la fantasiosa, puerile, dabbenàggine dell’autore.


Tutto si spiegherebbe se quanto afferma Veritas fosse vero:
.
Il primo personaggio che contribuì a tale somma sincretica, e che troviamo descritto nella prima parte degli Atti degli Apostoli, fu Paolo/Saul. Si trattò di un vero e proprio farabutto, appartenente allo schieramento degli erodiani, collaboratori dei romani e dei sacerdoti del tempio di Gerusalemme, oltrechè del Sinedrio, per il quale svolgeva un ruolo simile a quello di un 'agente segreto'. Egli fu imparentato con la casa degli Erodi. Giuseppe Flavio parla di lui in tre passaggi distinti, molto importanti per capire la reale dinamica che fu all'origine del trasferimento di Paolo (Saul) da Gerusalemme a Cesarea Marittima: vicenda che l'autore (o gli autori) degli Atti degli Aposotli ci descrive in modo totalmente mistificato, così come mistificata è la narrativa circa il trasferimento di Paolo/Saul a Roma.


2)Come si concilia la costruzione di un mito con Atti 23,23 e Atti 31,28
I falsari avrebbero sicuramente evitato di nominare “l’Egiziano”cio’ di inserire negli Atti il nome di un personaggio cosi pericoloso !!
Inoltre mi sembra assai strano che per accompagnare un mito a Cesarea da Felice i falsari inventino una scorta di 200 soldati,70 cavalieri e 200 lancieri. Ma?


Per Veritas
Il secondo personaggio della 'somma' di cui sopra, fu il 'vero' Paolo di Tarso e di esso si parla principalmente nella seconda parte degli Atti degli Apostoli. Ho virgolettato 'vero' in quanto, in realtà, nessuno dei due personaggi citati si chiamava Paolo, dal momento che si trattò di un mero attributo latino (paulus), significante 'piccolo', con particolare riferimento alla statura del personaggio a cui tale attributo veniva applicato. Inoltre, nessuno dei due era di Tarso dal momento che entrambi erano nativi della Palestina. Probabilmente il vero personaggio definito Paolo di Tarso, non affermò mai di essere nativo di tale città, ma di un'altra località fuori della Palestina.



Il Saulo della prima parte degli atti in che cosa si differenzia da quello della seconda parte?In somma perche’ dici trattarsi di due personaggi diversi ?
E’ mai possibile che i redattori degli Atti utilizzino due personaggi reali per crearne uno irreale ,e mettersi poi a raccontare quasi sempre bugie ?


Un saluto


P.S.
Le mie domande non hanno lo scopo di mettere in difficolta' nessuno,non ne sarei all'altezza,ma hanno il solo scopo di suscitare altre domante e tante risposte,in modo da raggiungere attreverso il confronto di tutti ,quella verita' tanto odiata dai catto-credenti che sola ci renderebbe davvero "LIBERI"


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MessaggioInviato: 04/11/2009, 19:39 
Sig. Veritas,

ho letto il suo “credo”.
Prima di ricercare appigli nella storia per tentare di dimostrare che un protagonista, soprannaturale per le “sacre scritture” (non per lei), ha interagito con qualche personaggio famoso, riconoscendo, comunque, che è esistito…innanzitutto bisogna verificare se è realmente vissuto…perché, se si può dimostrare che non è esistito, è inutile fantasticare richiamandosi genericamente al nome di un qualsiasi storico.
Se si trovasse di fronte un esegeta credente, le contestazioni che farebbe al suo “credo” sarebbero: san Paolo non aveva un fratello di nome Costobar; i fratelli Saul e Costobar non erano nati a Tarso (ed io aggiungo, neanche a Roma, dal momento che san Saulo Paolo avrebbe dovuto avere la cittadinanza romana per nascita); il nome Saul era un nome comune dei Giudei, essendo un importante Re dell’Antico Testamento; la vicenda di Costobar e Saul è un episodio della Guerra Giudaica avvenuto dopo la disfatta di Cestio Gallio e non ha nulla a che vedere con gli Atti degli Apostoli o le Lettere di Paolo, pertanto, l’accostamento fra i due episodi è una forzatura fantasiosa mirante ad avvalorare un suo “credo” personale.

Una religione al potere da oltre milleseicento anni non la si contesta con ipotesi basate sul nulla.
Per esempio. Lei afferma che “vi son pochi dubbi circa il fatto che il personaggio evocato da Svetonio non sia stato Simon Mago”. In verità, lo storico latino nella sua “Vita dei Cesari”, in Nero 12, riferisce di uno spettacolo teatrale, tratto dalla narrazione di Ovidio, in cui veniva rappresentato l’episodio mitologico dell’amplesso di Pasifae (moglie di Minosse) col toro, e del volo umano di Icaro, precipitato mortalmente mentre fuggiva dal labirinto. L’attore che impersonava Icaro, durante la rappresentazione del volo, cadde presso il palco di Nerone e “lo spruzzò di sangue”.
Se per lei, questa vicenda, è la dimostrazione dell’esistenza di “Simon Mago”, un altro protagonista di “Atti degli Apostoli”, allora vuol dire che interpreta e usa la storia nel tentativo, ingenuo, di dar forza a delle ipotesi senza logica. E glielo dimostro.
Nello stesso passo, dopo la rappresentazione teatrale, Svetonio riferisce che agli efebi, attori di quella sfortunata scena, Nerone offrì “il brevetto di cittadinanza”. Questo, per uno storico, vuol dire semplicemente che Nerone rilasciava personalmente quell’attestato; è uno dei molteplici dati storici che, contrariamente alle informazioni evangeliche, dimostra la falsificazione del personaggio “san Paolo”, sia come uomo che come Santo. Ma lei questo non lo nota: ha una sua tesi personale da “dimostrare” e pensa soltanto a “Simon Mago”, perché é convinto che sia esistito…e vorrebbe convincere anche gli altri. E’ una specie di “apostolato” sul proprio “credo”.

Peraltro, gli stessi documenti che lo attestano, gli “Atti degli Apostoli”, vengono cancellati dalla storia.
E’ la storia che fa a pezzi le vicende in esso descritte e i personaggi come Simon Mago o il Profeta Agabo. Ho iniziato a trattare degli “Apostoli” e, sottoponendo le loro gesta ad una verifica critica della storia, si riesce a dimostrare che non sono esistiti: si legga lo studio! Ma se non è esistito Simon Pietro, tanto meno è esistito Simon Mago: come avrebbe fatto il “Mago” ad interagire con “Pietro” se questi non è esistito?
Lei, Veritas, dichiara che la mia “affermazione che Paolo di Tarso non è esistito è quanto meno riduttiva”… cosa significa. Lei dichiara che è esistito come uomo, io no. Io riporto dati storici e riferimenti precisi … ma lei si limita a dire che “la mia affermazione è quanto meno riduttiva” poi mi sottopone … un “atto di fede” in “forma sincretica”. Il sincretismo si addice alle filosofie, dottrine, ideologie … non agli uomini. Una dottrina si può innestare in un’altra, sommare; ma non un uomo. Se ci si riferisce ad un uomo, ebbene, è uno solo, nato e vissuto in un’epoca precisa e verificabile con dati precisi. Se manca questo, ciò che rimane è fanta storia.

Provo a fare studi comparati fra la storiografia dell’epoca con le “verità” storico-clericali consapevole che nessuno di noi, oggi, ha scritto né la storia né i vangeli e, se ho commesso errori nelle mie analisi, le sarò profondamente grato se me li segnala: provvederò a correggerli alla prima ristampa del libro.
Una vera ricerca deve essere sempre aperta; il fine soltanto scientifico non un dogma intoccabile … come i Vangeli.
Voglio approfondire la ricerca per conoscere le vicende che originarono il Cristianesimo; non basandomi su ipotesi. Una tesi, tutt’al più, potrebbe essere utile per avviare uno studio che successivamente dovrà essere provato con dati inconfutabili…altrimenti rimarrà una “scrittura” fra le molte decine di migliaia pubblicate sul “Cristo Storico”.
No! Il suo “credo” è “nudo” e lo sa … ma, come ha detto, lo ha già “postato” e intende ribadirlo.
Mi sono già confrontato con esegeti filo clericali cui ho sottoposto le analisi, fra le quali anche su san Paolo…e sono stati “cheti”. Ebbene, leggendo il suo “post”, ho la sensazione di trovarmi davanti a un “prete” che si arrampica sugli specchi per difendere la sua dottrina.
A meno che, “Veritas”, dica la “Verità”…non è che con le mie analisi le ho messo in crisi un “post”
lungo quanto un libro pronto per essere pubblicato o già pubblicato?
In tal caso le sarei doppiamente grato se mi comunicasse il suo vero nome di autore: eviterei di acquistarlo e leggere, inconsapevolmente, un “credo”…”anticredo”.

Mi stia bene.



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MessaggioInviato: 04/11/2009, 22:06 
Leviatan,

alla sua prima domanda la risposta non è “tutto ciò si spiegherebbe se quanto afferma Veritas fosse vero”. Non conosco Veritas né i suoi scritti; ho letto di lui prima di rispondergli e non so altro.
Pertanto, o il mio studio è giusto, o è sbagliato; e se è sbagliato, dove e perché: storia alla mano...non Veritas.
Secondo: è esattamente il contrario di quanto lei afferma. I falsari hanno letto Antichità Giudaiche che Giuseppe Flavio scrisse alla fine del I secolo d.C.; solo lì si parla “dell’egiziano” che tentò, invano, di prendere Gerusalemme…ma gli andò bene solo per aver salvato la pelle.
Questo episodio è servito ai futuri redattori di “Atti degli Apostoli” (dopo il I secolo) per rendere “storicamente” credibile san Paolo…ottenendo l’effetto contrario. Perché. Oltre al particolare di quando lo storico scrisse la sua opera:

Tacito Annali XIII 34: “Al principio dell’anno (58 d.C.) si riaccese violenta la guerra, iniziata in sordina e trascinata fino allora, tra Parti e Romani per il possesso dell’Armenia”.
Giuseppe Flavio “Antichità” XX 173 e segg., Guerra fra i Giudei e i Siri: “Quando Felice s’accorse che la contesa aveva preso forma di una guerra, intervenne subito invitando i Giudei a desistere…”

In una situazione simile, allorquando tutte le forze d’Oriente dell’Impero dovevano rendersi disponibili per fronteggiare una guerra contro i Parti; mentre è in corso una guerra civile fra Giudei e Siri…un Tribuno imperiale impiega una forza militare di pronto intervento, di quella portata, per…difendere san Paolo, dopo che gli aveva mentito tre volte sul suo luogo di nascita e col dubbio, da lui stesso dichiarato, che potesse essere “l’egiziano”
Via! Diamoci una regolata con le “ipotesi”. Leviatan, gli “Atti degli Apostoli” sono un falso conclamato; un libello puerile ed ingenuo…fatto per accalappiare gli ingenui dolciotti “gentili”.
Segua la discussione sugli “Apostoli”; anche se quello che è già venuto fuori è più che sufficiente a dimostrarlo.

Salute e libertà…insieme alla conoscenza.

http://www.vangeliestoria.eu/index.php


Ultima modifica di Emilio Salsi il 04/11/2009, 22:08, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 05/11/2009, 01:42 
Prima di rispondere a Leviatan, il quale ha posto delle domande molto interessanti, da cui si evince tutto l'acume della persona molto attenta ai vari aspetti della questione, vorrei rispondere al sig. Salsi, il quale anche lui produce e solleva argomenti di tutto rispetto, i quali mi impegnano molto nella risposta: cosa di cui sono ben felice, in quanto percepisco il reale interesse dello studioso e non del semplice 'contestatore' ad oltranza, il quale, alla fine, lascia il tempo che trova.

Bene, entriamo dunque nell'argomento.

Cita:

Sig. Veritas,

ho letto il suo “credo”.
Prima di ricercare appigli nella storia per tentare di dimostrare che un protagonista, soprannaturale per le “sacre scritture” (non per lei), ha interagito con qualche personaggio famoso, riconoscendo, comunque, che è esistito…innanzitutto bisogna verificare se è realmente vissuto…perché, se si può dimostrare che non è esistito, è inutile fantasticare richiamandosi genericamente al nome di un qualsiasi storico.



Innanzitutto mi preme puntualizzare una cosa (per la verità lo già fatto in altri threads): la mia certezza circa la reale storicità del personaggio Gesù di Nazareth, non inficia ASSOLUTAMENTE la tesi dell'esistenza storica del personaggio Giovanni di Gamala, cosa di cui io sono convinto anche di più degli stessi 'arpiolidi'! Ciò è talmente vero che diversi anni fa, quando feci i miei primi approcci con il personaggio Luigi Cascioli, io cercai di convincerlo che tanto Gesù di Nazareth che Giovanni di Gamala furono entrambi dei caratteri storici, legati, però, a mondi completamenti diversi tra loro. Leggendo le prime e-mail che gli inviai, sembrava che egli provasse interesse per i miei argomenti, poi però decise di proseguire per la strada che aveva imboccato.

Per ciò che concerne il tuo punto di vista (spero che non dispiaccia che io ti dia del 'tu'), circa le riserve riguardo all'esistenza storica del Nazareno, penso che possa servire egregiamente, almeno come primo approccio, il post dei 'perchè' che io ho inserito nel threads 'Suggerimento...", relativo alla sezione 'Origini delle Religioni'. Vediamo dunque di cosa si tratta.


Cita:
Veritas ha scritto:

Cita:
Leviatan ha scritto:

Caro Cecco gia' quando contestiamo il "pappone"come tu lo chiami,e ne dimostriamo le assurdita' e le contraddizioni non veniamo creduti da nessuno,figurati se ci mettiamo a raccontare un storia completamente diversa!!!!
Per quello ancora non c'e' futuro !!!!Bisogna stare alle regole dei cattolici,nel loro territorio e possibilmente "devastarlo"
Per adesso alcune teorie, che io condivido, possono risultare contro-producenti!!

Un saluto



Finalmente una riflessione dettata dal buon senso!..

Francamente mi sfugge il motivo di tanta ostinazione nel voler sostenere ad oltranza, malgrado la miriade di indizi a favore della storicità di Gesù di Nazareth e dell'assurdo atteggiamento (se così fosse stato) delle autorità rabbiniche nel non voler denunciare la cosa (anche oggi che esse potrebbero farlo in tutta tranquillità, senza temere le solite, criminali rappresaglie cattoliche): vale a dire la NON STORICITA' di Gesù di Nazareth!..

A causa delle testimonianze rabbiniche, registrate nel Talmud e nelle Toldoth, un testo che, malgrado l'apparente aspetto parodistico è MOLTO più punuale dello stesso Talmud, per ciò che concerne le figure di Gesù di Nazareth e di sua madre, i giudei della diaspora subirono ferocissime e sanguinarie persecuzioni da parte dei 'pii e santi cattolici'!

Perchè i giudei della diaspora passata e quelli attuali, non hanno MAI denunciato il fatto di essere stati perseguitati a causa di un personaggio, come quello di Gesù di Nazareth, mai esististo, costruito appositamente dal clero falsario delle origini a partire da modelli conosciuti e relativi al mondo della mitologica pagana?...

E perchè loro stessi, nel Talmud e nelle Toldoth, avrebbero dovuto scrivere di Gesù e di sua madre, se si fosse trattato di personaggi 'inventati'?..

E perchè avrebbero dovuto scrivere di aver giustiziato Gesù mediante lapidazione, attirandosi così il disprezzo e l'odio millenario da parte degli antisemiti cattolici, se tutto ciò non fosse stato vero?...

E perchè i Mandei, vissuti sempre fuori dei confini dell'impero romano, e quindi lontani dalle grinfie insanguinate dei cattolici, avrebbero dovuto dare 'indebita' testimonianza a Gesù, arrivando addirittura a definirlo 'un traditore'?... Chi li obbligava a farlo, se si fosse trattato di un personaggio non storico?...

E perchè lo scrittore stoico Celso, vissuto nel secondo secolo della nostra era, avrebbe parlato di Gesù NON come di un carattere inventato, ma come di un personaggio TOTALMENTE diverso da quello evocato dai missionari- imbonitori cattolici, per la gioia di una massa infelice e plagiata?... Una massa di 'poveri spirito, a causa della loro forzata ignoranza, alla totale mercè di siffatti individui....

E perchè l'erudito Hierocles, un funzionario governativo, amico dello stesso Diocleziano, il quale aveva a sua disposizione TUTTO l'archivio imperiale del passato, esattamente come fu per Tacito, Svetonio e tantissimi altri storici del tempo, non parla di un Gesù inventato, ma di una figura TOTALMENTE diversa da quella fraudolentemente proposta dal cattolico clero falsario?...

Hierocles, attraverso le 'stringate' citazioni fatte da Lattanzio, dal momento che la sua opera, "Gli amanti della Verità", venne distrutta o fatta sparire dal santo clero falsario, ci dice che Gesù fu un capobandito, il quale, alla testa di circa 900 uomini armati, compiva scorrerie banditesche nel territorio della Galilea occidentale e della Samaria settentrionale.

Lo STESSO personaggio viene praticamente, ed inequivocabilmente, evocato da Giuseppe Flavio nella sua opera autobiografica, dove egli lo chiama sia GESU' IL CAPITANO, sia GESU' IL GALILEO: inequivocabile figura presente anche nei vangeli canonici!..

Perchè, dunque, tale personaggio, Gesù il capitano/Gesù il galileo, SCOMPARE letteralmente dalla Guerra Giudaica, scritta da Giuseppe Flavio ad appena alcuni anni dalla conclusione di tale guerra??.. Tutto ciò è assurdo!.. Ciò non trova nessuna spiegazione/giustificazione razionale...senza ricorrere ai soliti, squallidi 'sofismi', a cui l'attività apologetico-cattolica ci ha assuefatto sin sopra la cima dei capelli!

Il fatto, però, che gli scribi falsari (tipo il famigerato 'Hegesippus'), al soldo del clero falsario e del potere secolare del tempo, abbiano fatto scomparire dalla Guerra Giudaica il nome del personaggio (Gesù il capitano/galileo), non vuol dire che essi abbiano fatto sparire anche la sua figura nel contesto della narrativa flaviana; figura che, quasi sicuramente, ha avuto un importantissimo ruolo negli anni che vanno dal 67/68 sino al 70.

Fare ciò, vale a dire sopprimere tutta la narrazione relativa al personaggio Gesù (sotto le spoglie di Gesù il Capitano o Gesù il Galileo), sarebbe stato, praticamente, come interpretare ad-hoc e riscrivere completamnete l'opera dello storico giudaico, in maniera del tutto antistorica. Dunque, molto meglio lasciare la narrativa così com'era, nel suo complesso, ed espungere e far scomparire il nome di Gesù, semplicemente camuffando la sua figura dietro un altro 'insospettabile' nome.

Nome che, con alta probabilità, pur essendo insospettabile anche all'erudizione ufficiale, malgrado la notevole mole di dati acquisiti negli ultimi tre secoli, potrebbe tuttavia avere a che fare con la figura del Messia giudaico.

Proprio ultimamente, grazie ad un vero e proprio colpo di fortuna, sono riuscito ad acquisire un preziosissimo indizio, il quale non solo permetterebbe di far emergere la figura di Gesù di Nazareth dal contesto della Guerra Giudaica, ma addirittura di riscriverne buona parte di essa, reintroducendo reali elementi storici, soppressi dall'apparato falsario clerico-scribale!...

Per la cronaca, ho scovato tale indizio nel cosiddetto 'vangelo degli Ebrei' e, soprattutto, nel commento che di tale lavoro è stato fatto!
.


Anche se l'interlocuratore era formalmente Leviatan, tuttavia il target era un altro personaggio, facente parte della schiera dei 'negazionisti'. Proprio da lui mi aspettavo una qualche confutazone che però, stranamente, non è arrivata.

Credo che prima di addentrarci in terreni più 'accidentati', sia più produttivo discutere degli argomenti sollevati dai miei 'perchè'.


Saluti


Veritas

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Ultima modifica di Veritas il 05/11/2009, 01:48, modificato 1 volta in totale.


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Cita:
leviatan ha scritto:


...E’ il “diritto di mentire” a un Tribuno (comandante del presidio romano di Gerusalemme), sul proprio luogo di nascita e sulla “cittadinanza”, palesato da Paolo nella recita inventata dall’evangelista, che dimostra la fantasiosa, puerile, dabbenàggine dell’autore.

Tutto si spiegherebbe se quanto afferma Veritas fosse vero:

Il primo personaggio che contribuì a tale somma sincretica, e che troviamo descritto nella prima parte degli Atti degli Apostoli, fu Paolo/Saul. Si trattò di un vero e proprio farabutto, appartenente allo schieramento degli erodiani, collaboratori dei romani e dei sacerdoti del tempio di Gerusalemme, oltrechè del Sinedrio, per il quale svolgeva un ruolo simile a quello di un 'agente segreto'. Egli fu imparentato con la casa degli Erodi. Giuseppe Flavio parla di lui in tre passaggi distinti, molto importanti per capire la reale dinamica che fu all'origine del trasferimento di Paolo (Saul) da Gerusalemme a Cesarea Marittima: vicenda che l'autore (o gli autori) degli Atti degli Aposotli ci descrive in modo totalmente mistificato, così come mistificata è la narrativa circa il trasferimento di Paolo/Saul a Roma.



Secondo quanto riportato da Recognitiones, del cosiddetto Pseudo-Clemente, Paolo/Saul nel 62, anno in cui venne massacrato il povero Giacomo il Giusto, fratellastro di Gesù, era in Gerusalemme e fu protagonista in prima persona, insieme alla sua banda di assassini, del massacro di Giacomo. Ora, se Paolo nel 62 era a Gerusalemme, come poteva essere stato portato a Roma in catene nel 60?... E' dunque sin troppo evidente che siamo di fronte a DUE personaggi, entrambi indicati con l'attributo-nomignolo 'Paulus', vale a dire PICCOLO.

Cita:
2)Come si concilia la costruzione di un mito con Atti 23,23 e Atti 31,28
I falsari avrebbero sicuramente evitato di nominare “l’Egiziano”cio’ di inserire negli Atti il nome di un personaggio cosi pericoloso !!
Inoltre mi sembra assai strano che per accompagnare un mito a Cesarea da Felice i falsari inventino una scorta di 200 soldati,70 cavalieri e 200 lancieri. Ma?



Acuta osservazione! Come ho già detto, è possibile spiegare questa apparente assurdità attraverso le citazioni di Giuseppe Flavio, in merito al personaggio Saul/Saulus. Ho detto 'apparente' in quanto tutto ciò è dovuto all'opera dei falsari che retrodatarono l'evento di circa 7-8 anni. Infatti, stando alla narrativa degli Atti, il trasferimento di Paolo da Gerusalemme a Cesarea sarebbe avvenuto tra il 58-60. In quel periodo la Palestina era sostanzialmente in quiete (la ribellione scoppiò intorno al 66/67) e quindi NULLA poteva giustificare una scorta così imponente per Paolo, formata da circa 500 soldati, tra semplici fanti, lancieri e cavalieri: praticamente quasi un'intera coorte!

E' proprio la collocazione temporale che ne è stata fatta che provoca, almeno in apparenza, l'improbabilità dell'evento. Se invece si colloca l'episodio nel suo REALE contesto storico (intorno al 67), allora l'impiego della robusta scorta di cui sopra appare pienamente giustificato!

Verso la fine del 66 o agli inizi del 67, la situazione in Gerusalemme era diventata ingovernabile per i notabili della città, collaboratori delle autorità imperiali del tempo, ed essi arrivarono a temere per la propria vita. Giuseppe Flavio, infatti, ci parla di esecuzioni sommarie di alcuni di tali notabili, eseguite dai ribelli più fanatici. Fu così che tali notabili si riunirono segretamente e decisero di inviare a Cestio Gallio, insediatosi in Cesarea per meglio controllare l'esplosiva situazione che si stava delineando in tutta la Palestina, un ambasciatore per informarlo dei tragici eventi che si stavano verificando in città, affinchè inviasse una forza sufficiente a riprendere il controllo della situazione. Per tale compito venne scelto SAUL (al secolo Saul il 'piccolo', cioè Paulus), a cui si unì suo fratello Costobarus.

Ci sono abbastanza indizi per ipotizzare che il furbo Saul/Paolo abbia fatto del tutto per farsi scegliere per tale compito, in quanto, molto probabilmente, era riuscito a sapere del prossimo arrivo in città di un 'certo' Gesù il Galileo e del suo piccolo 'esercito' di oltre 600 giovani galilei armati, il quale era particolarmente incazzato con Paolo/Saul per l'assassinio del fratello Giacomo.

Per assicurarsi che la missione andasse a buon fine, i notabili decisero di far partire Saul di notte (Paolo/Saul era ben conosciuto dai ribelli i quali lo odiavano a morte). Dal momento che i dintorni di Gerusalemme erano infestati da ribelli armati, particolarmente inferociti con i romani, per le recenti stragi di giudei (v. Gessio Florio) e con i collaborazionisti giudaici, fu giocoforza far accompagnare gli uomini della misione da UNA ROBUSTA SCORTA. Una volta giunti nella località chiamata Antipàtride, una parte della scorta tornò indietro a Gerusalemme, dal momento che da quella località in poi sino a Cesarea non v'erano rischi di attacchi da parte dei ribelli.

Una volta riferita a Cestio la sua ambasceria e, sicuramente, notizie riguardanti la consistenza della forza ribelle, sia in numero che in armamenti, Paolo/Saul riuscì ancora una volta a farsi 'scegliere' dal governatore Cestio Gallo per una nuova ambasceria: questa volta verso Nerone, il quale, proprio in quell'epoca, si trovava in 'tournèe' in ACAIA, la cui capitale era CORINTO! (v. Paolo in Acaia ed a Corinto in Atti degli Apostoli)

Per capire la dinamica che fu alla base dell'invenzione circa l'arresto di Paolo e del suo invio a Roma per giustificarsi davanti a Cesare, è assolutamente necessario rifarsi alla figura di FILIPPO!.. In sostanza, quella dell'arresto di Paolo e del successivo trasferimento a Roma, non fu una vera invenzione, quanto piuttosto una 'sostituzione' di persona: in breve, l'intera vicenda (arresto e trasferimento) ebbe come protagonista Filippo e NON Paolo/Saul!...


Cita:
Per Veritas

«Il secondo personaggio della 'somma' di cui sopra, fu il 'vero' Paolo di Tarso e di esso si parla principalmente nella seconda parte degli Atti degli Apostoli. Ho virgolettato 'vero' in quanto, in realtà, nessuno dei due personaggi citati si chiamava Paolo, dal momento che si trattò di un mero attributo latino (paulus), significante 'piccolo', con particolare riferimento alla statura del personaggio a cui tale attributo veniva applicato. Inoltre, nessuno dei due era di Tarso dal momento che entrambi erano nativi della Palestina. Probabilmente il vero personaggio definito Paolo di Tarso, non affermò mai di essere nativo di tale città, ma di un'altra località fuori della Palestina. »

Il Saulo della prima parte degli atti in che cosa si differenzia da quello della seconda parte? In somma perche’ dici trattarsi di due personaggi diversi ?
E’ mai possibile che i redattori degli Atti utilizzino due personaggi reali per crearne uno irreale ,e mettersi poi a raccontare quasi sempre bugie ?

Un saluto



"..Il Saulo della prima parte degli atti in che cosa si differenzia da quello della seconda parte?"

In tutto!.. Paolo/Saul fu un fior fiore di criminale e Giuseppe Flavio ci rende bene l'immagine del suo carattere, del resto 'abbozzato' anche nella prima parte degli Atti degli Apostoli. Il secondo Paolo, invece, fu un carattere totalmente diverso. Non si trattò di un volgare delinquente assassino, ma di una persona colta, con la tendenza di predicatore e di 'viaggiatore'. Purtroppo, non posso fornire al presente maggiori dettagli, in quanto essi dovranno comparire per la prima volta nel mio libro.

Per ciò che concerne la fine di Paolo, esistono due distinte versioni. Secondo una di queste, Paolo sarebbe stato giustiziato a Roma insieme a Simon Pietro, mentre, secondo l'altra (citata in vari documenti), egli sarebbe emigrato in Spagna. Anche in questo caso, è sin troppo evidente che siamo di fronte a DUE personaggi distinti.


Saluti


Veritas

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Veritas ha scritto:

Una volta riferita a Cestio la sua ambasceria e, sicuramente, notizie riguardanti la consistenza della forza ribelle, sia in numero che in armamenti, Paolo/Saul riuscì ancora una volta a farsi 'scegliere' dal governatore Cestio Gallo per una nuova ambasceria: questa volta verso Nerone, il quale, proprio in quell'epoca, si trovava in 'tournèe' in ACAIA, la cui capitale era CORINTO! (v. Paolo in Acaia ed a Corinto in Atti degli Apostoli)



Da tenere presente, comunque, che anche Paolo di Tarso, nel suo lungo peregrinare che durò circa 14 anni, 'approdò' in Acaia ed a Corinto, prima di recarsi anch'egli a Roma.

Tutti questi sono elementi che agevolarono enormemente i falsari nell'opera di 'fusione' dei due personaggi.

Per ciò che concerne Paolo/Saul, quasi sicuramente egli raggiunse Roma (che lasciò più tardi per 'emigrare' in Spagna) al seguito della corte neroniana, quando l'imperatore decise che era il momento (tragico per lui!) di ritornare nella capitale.



Veritas
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Carissimo Veritas
Scusami se mi permetto di darti un buon consiglio. Cerca di allontanarti, di abbandonare per un po’ di tempo il tuo ammirevole specchio arcano, e rifletti un po’su tutto quello che viene detto. Punto1°)Il Flavio oltre che farti conoscere le vicende criminogene di Paolo/Saul fratello Costobar, ti fa conoscere anche le INCANTEVOLI folgorazioni, i suoi sollazzevoli viaggi in crociere sul mar Egeo? I suoi innumerevoli miracoli perche G. Flavio non ce li racconta? Quando Vitellio è sceso a Gerusalemme ed impose agli Ebrei o il re o distruzione, ti risulta che S.T.O.R.I.C.A.M.E.N.T.E fece a qualcuno qualche processo? Il processo a Gesù-Giovanni è un falso conclamato-inventato. E tu da questo falso trai il tuo Barabba da Lidda. Leggi il “PROCESSO” di Marco Capurro nel suo sito, che ti spiega i tantissimi perche delle falsità. Ho notato nei tuoi interventi, che stai percorrendo la stessa strada degli amanuensi, cioè prendi un personaggio, diciamo, nella storia, poi dai approvazione certa alla favola costruita su di lui. L’Unica tua contrapposizione è che Gesù di Nazareth fù lapidato a Lidda, invece che crocifisso a Gerusalemme. Correggimi se ho sbagliato; ma il tuo rimarcare che Gesù di Nazareth, Giacomo il minore, Saulo di Tarso, sono esistiti, mi fa pensare che tu sia un prete con un’unico peccato, Lapidazione a Lidda.

Un sincero saluto Cecco


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MessaggioInviato: 05/11/2009, 12:17 
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Sig. Cecco scrive:

Quando Vitellio è sceso a Gerusalemme ed impose agli Ebrei o il re o distruzione, ti risulta che S.T.O.R.I.C.A.M.E.N.T.E fece a qualcuno qualche processo? Il processo a Gesù-Giovanni è un falso conclamato-inventato.


Egregio Sig. Cecco, sinceramente e senza ombra di dubbio, io la penso esattamente come Lei. Anzi le dirò di più, per me, tale contesto è diventato un punto fermo ben solido, senza incertezze e dubbi su cui poter ancorare con certezza ogni ulteriore analisi.

1) Giuseppe Flavio non aveva alcun motivo di inventarsi le due discese di Vitellio a Gerusalemme.

2) I donativi di Vitellio agli Ebrei di Gerusalemme, hanno chiesto qualcosa come contropartita.

2a) I donativi di Vitellio, consistevano in una proposta a cui gli Ebrei non potevano rinunciare, infatti si era fatto accompagnare dalle sue legioni, altrimenti poteva concedere i suoi doni con un semplice dispaccio da Antiochia.

3) Questo qualcosa è stato censurato da chi ha avuto la forza , il potere per farlo, e aveva tutto l'interesse di farlo, cioè la chiesa cattolica.

4) Tale contropartita è stata così importante che negli scritti di Tacito sono stati cassati, tagliati anche gli eventi ad essa collegati, cioè le due discese di Vitellio a Gerusalemme.

Un caro saluto.


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MessaggioInviato: 05/11/2009, 13:03 
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Cecco ha scritto:

Carissimo Veritas
Scusami se mi permetto di darti un buon consiglio. Cerca di allontanarti, di abbandonare per un po’ di tempo il tuo ammirevole specchio arcano, e rifletti un po’su tutto quello che viene detto. Punto1°)Il Flavio oltre che farti conoscere le vicende criminogene di Paolo/Saul fratello Costobar, ti fa conoscere anche le INCANTEVOLI folgorazioni, i suoi sollazzevoli viaggi in crociere sul mar Egeo? I suoi innumerevoli miracoli perche G. Flavio non ce li racconta? Quando Vitellio è sceso a Gerusalemme ed impose agli Ebrei o il re o distruzione, ti risulta che S.T.O.R.I.C.A.M.E.N.T.E fece a qualcuno qualche processo? Il processo a Gesù-Giovanni è un falso conclamato-inventato. E tu da questo falso trai il tuo Barabba da Lidda. Leggi il “PROCESSO” di Marco Capurro nel suo sito, che ti spiega i tantissimi perche delle falsità. Ho notato nei tuoi interventi, che stai percorrendo la stessa strada degli amanuensi, cioè prendi un personaggio, diciamo, nella storia, poi dai approvazione certa alla favola costruita su di lui. L’Unica tua contrapposizione è che Gesù di Nazareth fù lapidato a Lidda, invece che crocifisso a Gerusalemme. Correggimi se ho sbagliato; ma il tuo rimarcare che Gesù di Nazareth, Giacomo il minore, Saulo di Tarso, sono esistiti, mi fa pensare che tu sia un prete con un’unico peccato, Lapidazione a Lidda.

Un sincero saluto Cecco



"..Punto1°)Il Flavio oltre che farti conoscere le vicende criminogene di Paolo/Saul fratello Costobar, ti fa conoscere anche le INCANTEVOLI folgorazioni, i suoi sollazzevoli viaggi in crociere sul mar Egeo? "

Giuseppe Flavio ci dice che intorno agli inizi del 67 (data ricavata per deduzione) Cestio Gallio inviò Paolo/Saul in ACAIA, quale ambasciatore/messaggero presso l'imperatore Nerone, il quale, guarda caso, proprio in tale periodo si trovava in 'tournèe' in Acaia. (altrimenti perchè Cestio avrebbe inviato Saul in Acaia?..)

Per raggiungere una tale località, Paolo/Saul poteva scegliere tra il viaggio via mare o via terra. Se hai presente la carta geografica del Mediterraneo orientale, potrai renderti conto da te delle differenze tra le due scelte....

"...I suoi innumerevoli miracoli perche G. Flavio non ce li racconta?.."

E' chiaro che tu non hai ancora preso atto che qui si sta parlando di Paolo/Saul e NON di 'Paolo di Parso'!.. Cosa c'entra Saul con i presunti miracoli di Paolo di Tarso??...

"...Quando Vitellio è sceso a Gerusalemme ed impose agli Ebrei o il re o distruzione, ti risulta che S.T.O.R.I.C.A.M.E.N.T.E fece a qualcuno qualche processo? "

Vuoi dire che tu contesti la posizione degli 'arpiolidi' in merito a ciò?... Strano, ero convinto che tu fossi d'accordo con loro..

Non risulta nulla di tutto ciò: molto probabilmente a causa della frenetica attività falsaria dei santi padri falsari, i quali espunsero dai testi flaviani tutto ciò che consideravano compromettente per il loro esilarante castello di sacre menzogne! (Gesù il Capitano/Gesù il Galileo docet!)

Secondo gli ameni quanto sinistrati apologeti cattoclericali, il fatto che nel vangelo di Tomaso NON si parli di crocifissione e resurrezione di Gesù dopo tre giorni, non vuol dire che tutto ciò non sia accaduto... Non credi che la stessa regola debba applicarsi anche al contesto che tu hai citato?...

"...Il processo a Gesù-Giovanni è un falso conclamato-inventato. E tu da questo falso trai il tuo Barabba da Lidda."

Non è MAI esistito un Gesù-Giovanni, così come non è MAI esistito un Gesù Cristo. Questa figura fittizia nasce dalla sovrapposizione sincretica della figura storica Gesù di Nazareth, conosciuto come CHRESTOS, cioè il 'buono', su quella di Giovanni degli Asmonei, noto anche come Giovanni di Gamala o Giovanni ben Giuda: il vero sedicente 'moschah' (christos) fatto crocifiggere dai romani negli anni 30. (probabilmente verso la fine del mandato di Ponzio Pilato o nel primo periodo del suo immediato successore, il procuratore Marcello)

In quanto a Gesù, egli venne sottoposto a DUE processi, come del resto si evince dagli stessi vangeli canonici: vale a dire quello davanti all'autorità romana (P. Pilato) e quello davanti al Sinedrio. Si trattò, quasi sicuramente, di due eventi storici. L'unica, 'piccola' incongruenza è che gli ameni evangelisti non ci hanno spiegato che tra i due processi trascorse un lasso ti tempo di oltre 30 anni!!....

Nel primo processo, quello tenuto davanti a Pilato, Gesù, all'epoca un semplice 'bar Abba', predicatore e guaritore esseno-nazareno, era accusato di essere stato complice del sicario (o dei sicari) che provocarono l'uccisione di un uomo tra la folla. Vediamo:

Marco - cap. 15

[7]"..Un tale chiamato (Gesù)Barabba si trovava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio."

Gli stessi vangeli canonici ci dicono che Gesù Barabba venne fatto rilasciare da Pilato. La conferma di ciò ci viene dalla versione slava delle opere di Giuseppe Flavio, nella quale è detto esplicitamente che Pilato fece rilasciare Gesù.

Quasi sicuramente, Gesù dovette la sua scarcerazione all'intervento in suo favore del tetrarca Erode Antipas, anche se, con molta probabilità, il responsabile dell'omicidio (Simone di Cyrene?) era stato già scoperto attraverso la confessione ottenuta con la tortura.

Nel secondo processo, quello davanti al 'Bet Din' o Tribunale Sinedriale (v. il Talmud rabbinico), riunito per l'occasione presso l'Accademia rabbinica di Lydda, dal momento che Gerusalemme era stata distrutta (siamo intorno al 72) Gesù era stato accusato, oltre che di 'stregoneria' (attività illusionistica) e di 'magia' (utilizzo di trucchi da 'baraccone', poi trasformati in miracoli per la goduria dei 'creduli devoti') di aver condotto Israele fuori della retta via. Conoscendo che Gesù fu tra i capi ribelli che conducevano la guerra contro i romani, quest'ultima accusa, di gran lunga la più grave di tutte, deve essere vista in funzione di ciò.

Esiste la concreta possibilità che Tito, il quale sicuramente aveva conosciuto ed apprezzato Gesù nell'ambiente romano, abbia cercato in qualche modo di salvarlo. Tuttavia, il reato di ribellione armata contro Roma pesava come un macigno sulla sorte di Gesù, il quale venne condannato a morte, mediante lapidazione, dal Bet Din.

"..Correggimi se ho sbagliato; ma il tuo rimarcare che Gesù di Nazareth, Giacomo il minore, Saulo di Tarso, sono esistiti, mi fa pensare che tu sia un prete con un’unico peccato.."

Francamente è proprio quello che vado pensando di te!... E la tua 'simpatia' nicolottiana non gioca certo a tuo favore!.. (che sia il tuo 'unico' peccato?..)

Ho già rimarcato più volte che la tesi di un Gesù non storico, inventato a partire da modelli mitologici presenti nei vari culti pagani del tempo, è la tesi 'antagonista' che il clero falsario preferisce. Infatti, sono oltre due secoli che una modesta corrente erudita sostiene la tesi di un Gesù non storico. Tuttavia le cose non somo mutate di una virgola e questo anche grazie all'atteggiamento tenuto sin qui dall'erudizione ufficiale, la quale ha sempre ignorato una tale tesi!

Molto più preoccupante, invece, per il santo clero falsario è la tesi di quelli come me: vale a dire un Gesù storico ma totalmente diverso da quello 'commercializzato' dai padri falasri circa 19 secoli fa. E' una tesi, questa, che rischia di fare pericoloso proselitismo tra gli eruditi, quando verranno a conoscenza delle mie ricostruzioni e dei dati che fornirò a corredo di esse.


Saluti


Veritas
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Carissimo Veritas

Io il Nicolotti non so neanche chi sia, per la prima volta questo cognome l'ho aprreso dal tuo post. Forse sarai tu che "forse" tante volte ci sarai andato anche a cena, perche noto che lo specchio ti si è appiccicato sulla faccia e a staccarlo è cosa ardua.
Mi potrai incontrare in compagnia o a cena con Giovanni Dalla Teva,(mente acuta) in compagnia di Emilio,(il genio per eccellenza), in compagnia del prof. Filipponi,( il Guru, la sapienza, la conoscenza), in compagnia di Tranfo,(lo scriba perfezionista, il tecnico) con Alessio(il giovane che sa leggere con acutezza) ed infine, con nonno Cascioli,(detto da me, colui che sa, il CORAGGIOSO)
Questi sono i miei compagni di viaggio, che di quello che affermano, ne danno riscontro effettivo. Non fantasticherie.
Un caro saluto (Padre Veritas).
Cecco


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Veritas,

diventa sempre più evidente che le analisi critiche da me pubblicate sul “Cristo Storico” al solo ed unico scopo di verificare l’autenticità degli scritti neotestamentari sotto il profilo storico, involontariamente, hanno sconvolto tesi che lei ha formulato anni addietro; anni dedicati a studi finalizzati a cercare sostegni, pretestuosi, pescati qua e là, facendo confusione, una vera e propria miscellanea, fra storia, pura e semplice, con “storia clericale” (gli esegeti la chiamano “tradizione”) già contraddittoria a se stante, e “credo ebraico”: gli manca solo aggiungere qualche “pizzico” di “islamismo” e la fricassea sarà pronta e servita.
Secondo gli “Atti” Agrippa disse: “Sei pazzo, Paolo; la troppa scienza ti ha dato al cervello !”.
L’errore che lei ha commesso, sin dall’inizio, è stato quello di leggere gli scritti pervenutici al solo, unico, scopo di ricavarne indizi su cui impiantarvi la sua tesi. Questo non è un modo razionale di procedere in una ricerca; lo lasci agli storici genuflessi, ferventi ispirati il cui obiettivo è quello di far apparire che il Cristianesimo, come lo conosciamo oggi, è stato sempre così, sin dall’Avvento del loro Gesù: essi sono obbligati da questa logica, noi no!. Gli esegeti mistici son capaci di far diventare “cristiani” (intesi come seguaci di Gesù), persone realmente vissute, riferite dagli storici dell’epoca, grazie a “profonde” analisi basate su “se”, “potrebbe”, “forse”, “secondo quanto sostenuto dal professore spiritualista Tizio”, “dal lato della critica interna”, “…ma una corretta lettura del testo, chiarisce…”. Tutto basato su condizionali. Si legga “I Cristiani e l’Impero Romano” di Marta Sordi: “Io credo che l’episodio di Tertulliano sia storico. Non ho intenzione qui di ripetere tutte le argomentazioni che ho fatto altrove e che non possono essere respinte”…
Oppure si legga “La satira di Giovenale e il supplizio di san Giovanni a Roma sotto Diocleziano” della docente Ilaria Ramelli. Milano. Università Cattolica del Sacro Cuore. E’ in rete.
Senza contare che altri “studiosi”, anch’essi usando condizionali, con la stessa “logica” e con lo stesso “diritto”, “dimostrano” che Gesù Cristo era un…alieno.
Ebbene, come per i numerosi “mistici docenti profondamente ispirati”, leggendo i suoi studi, ritengo doveroso, da parte mia, dichiarare che sono basati sul nulla. Glielo ho già detto: non si può criticare, scientificamente, una Fede con un’altra Fede. Inevitabilmente diventa un dialogo fra religiosi: “Credo” contro “Credo”.
Avrei avuto veramente piacere confrontarmi con uno storico analista, vero, logico; per ringraziarlo laddove dimostrasse che ho sbagliato. Mio unico fine è la conoscenza di eventi realmente accaduti, pertanto dimostrabili. Le ipotesi non mi interessano. Ma quando leggo (è solo un esempio) la sovrapposizione che lei fa tra Saul, fratello di Costobaro, con san Paolo: poiché quest’ultimo, in latino, si chiamava “Paulus”, che vuol dire “piccolo”… allora, per tale motivo, fa diventare “piccolo” anche il Saul fratello di Costobaro (sic!). Scusi…ma mi scappa da ridere; esattamente come mi è scappato da ridere quando ha confuso il mitico Icaro con Simon Mago...così come rido quando leggo del "supplizio di san Giovanni".
La prego, non mi faccia più perdere tempo con le sue argomentazioni campate in aria…nascoste dietro uno pseudonimo. Piuttosto si assuma la responsabilità di quanto afferma sottoscrivendolo con un vero nome e cognome.

Distinti saluti.


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MessaggioInviato: 05/11/2009, 18:43 
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Cecco ha scritto:

Carissimo Veritas

Io il Nicolotti non so neanche chi sia, per la prima volta questo cognome l'ho aprreso dal tuo post. Forse sarai tu che "forse" tante volte ci sarai andato anche a cena, perche noto che lo specchio ti si è appiccicato sulla faccia e a staccarlo è cosa ardua.
Mi potrai incontrare in compagnia o a cena con Giovanni Dalla Teva,(mente acuta) in compagnia di Emilio,(il genio per eccellenza), in compagnia del prof. Filipponi,( il Guru, la sapienza, la conoscenza), in compagnia di Tranfo,(lo scriba perfezionista, il tecnico) con Alessio(il giovane che sa leggere con acutezza) ed infine, con nonno Cascioli,(detto da me, colui che sa, il CORAGGIOSO)
Questi sono i miei compagni di viaggio, che di quello che affermano, ne danno riscontro effettivo. Non fantasticherie.
Un caro saluto (Padre Veritas).
Cecco



"..Forse sarai tu che "forse" tante volte ci sarai andato anche a cena, perche noto che lo specchio ti si è appiccicato sulla faccia e a staccarlo è cosa ardua."

Secondo l'opinione degli esperti, il peggior sordo è quello che non vuol sentire.....Io, da che ho iniziato a scrivere nei forums, ho sempre esposto e commentato costruzioni organiche, razionali, supportate da dati oggettivi, verificabili da chiunque si prenda la briga di farlo. NON sono mai ricorso a 'sofismi' di sorta, vale a dire inutili giri di parole vacue, le quali lasciano il tempo che trovano: atteggiamento che ho sempre stigmatizzato con la massima fermezza, ricorrendo anche all'ironia ed al sarcasmo.

Per rendersi conto che la teoria di un Gesù mai esistito non si regge in piedi, basterebbe solo 'riflettere, riflettere, riflettere..', per usare le tue stesse parole!....

Quella cattolica non è l'unica versione del 'gesuanismo', così inteso in quanto il Gesù storico non ebbe mai NULLA a che vedere con il cristianesimo: sia quello giudeo (giudeo-cristianesimo), sia quello cattolico (catto-cristianesimo). Infatti, accanto alla 'chiesa cattolica apostolica romana' vi furono anche una miriade di sètte gnostico-gesuane, che gli 'ortodossi' cattolici definirono 'eretiche', malgrado il fatto che anch'esse facessero riferimento alla figura di Gesù di Nazareth.

Tra cattolici 'ortodossi' e gnostico-gesuani, vi fu SEMPRE una feroce contrapposizione, tant'è che nel quarto secolo, quando gli assassini cattolici riuscirono a guadagnare il potere, grazie alla sozza complicità dei costantiniani, gli gnostici vennero anch'essi barbaramente trucidati (come avvenne anche ai pagani 'refrattari' ed ai giudei) dalle 'squadracce' ante-litteram, composte da fanatici assassini cattolici, guidate da vescovi, alti prelati e diaconi, non meno criminali dei loro capi!(*)

Facendo un confronto tra i vari padri 'eresiologi', si contano oltre 70-80 di queste sètte gnostico-gesuane. Qual'è l'opinione in merito, da parte dei negazionisti?...Gli 'inventori' del Gesù di Nazareth si sarebbero inventati anche gli 'oppositori'??... Tutto ciò è semplicemente pazzesco!... Francamente io mi chiedo con quale leggerezza si possa ritenere quella del Nazareno una figura di pura 'sintesi' mitologica.....

Sostenere la storicità del carattere gesuano NON VUOL DIRE IN ALCUN MODO avallare l'allucinante cumulo di menzogne attraverso il quale i padri falsari della 'prima ora' diedero vita al culto catto-cristiano!.. Una tale ovvietà trascorre così fluente attraverso i miei numerosi posts che ancora NON capisco come non se ne sia preso ancora atto!... Ma, tant'è....Qualcuno ha detto che il mondo è bello perchè vario...Come si può dargli torto?..


Saluti
_______________________________________

Nota:

(*) - Ancora oggi una parte dell'alto clero, quella che si può definire 'tout-court' di derivazione satanica (la stessa che definì i vari Mussolini, Hitler, Pavelich, Franco, Salazar, etc., 'uomini mandati dalla provvidenza"!) ha ancora la spudoratezza di affermare che in quei tempi vi furono 'entusiastiche e spontaneee' (sic!) conversioni al cristianesimo!!..


Veritas

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Ultima modifica di Veritas il 05/11/2009, 18:49, modificato 1 volta in totale.


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