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 Oggetto del messaggio: IL CHININO
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pag-54l CHININO.jpg











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https://it.wikipedia.org/wiki/Chinino

https://www.museotorino.it/view/s/5564a ... cd153b7c24




CHININO DI STATO





Nel 1916 il Comune di Torino dispone l’assegnazione di un’area di circa 14.000 metri quadrati per la creazione di un laboratorio per la trasformazione di solfato di chinina, strumento di contrasto alla malaria, in prodotti medicamentosi. Fino ad allora la lavorazione era svolta nei locali del Laboratorio Chimico Farmaceutico Militare, struttura annessa alla Farmacia Centrale Militare di corso Siccardi.

La nuova realtà produttiva prende forma nel 1922: nasce il Laboratorio Chinino di Stato, un complesso di dieci capannoni, esteso su una superficie di 7.000 metri quadrati alle dipendenze del Monopolio di Stato. Per ottenere una riduzione dei costi di lavorazione, il Monopolio acquista un appezzamento di terreno sull’isola indonesiana di Giava, impiantandovi una piantagione di alberi di china. Le prime partite di corteccia arrivano nel 1928: da questo momento il Laboratorio, che impiega circa 150 dipendenti, produce con risorse proprie le compresse di chinino, vendute in Grecia e Bulgaria.

Nel 1939 il consumo di prodotti chinacei raggiunge quota 38.678 chilogrammi, tutti lavorati dalla fabbrica torinese, che nel periodo bellico trasferisce parte della produzione a Volterra.

La progressiva diminuzione del consumo di prodotti farmaceutici a base di chinino (sceso nel 1954 a soli 6.458 chilogrammi) (1) in seguito alla contrazione della malaria e le difficoltà produttive dello stabilimento torinese, dotato di macchinari usurati in grado di produrre soltanto 6.000 compresse all’ora a fronte delle 120.000 delle macchine moderne, portano il Monopolio a decidere, nel 1956, il trasferimento delle lavorazioni a Volterra e la chiusura del complesso di Torino, che occupa 50 dipendenti, riassorbiti dalla locale Manifattura Tabacchi(2).

Attualmente la palazzina del Laboratorio ospita la sede della Polizia Municipale della IX Circoscrizione.



(1) I dati relativi a produzione e occupati per gli anni 1953-1954 sono reperibili in Aziende tabacchi, Sali, chinino di Stato, cartine e tubetti per sigarette, Bilancio industriale esercizio 1953-1954, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1955, tabelle riepilogative.

(2) I dati relativi a produzione e occupati sono reperibili in La vittoria contro la febbre malarica ha distrutto il laboratorio del chinino, in «Gazzetta del Popolo», 2 ottobre 1956.


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https://www.garagecomunicazione.com/la- ... -di-stato/

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Non la peste, non il colera, né l’Hiv, la Sars o il Corona Virus: si ritiene che l’epidemia che ha provocato più vittime nella storia sia stata la malaria.
La “medicina” per contrastare questa parassitosi arriva in Europa alla metà del 1600 e porta il nome di Chinino, usato successivamente anche a scopo preventivo da chi si recava nei paesi in cui la malaria era endemica.

Le qualità medicamentose del chinino si scoprirono per caso: un indio peruviano guarì dalla malaria dopo aver bevuto casualmente in uno stagno nel quale erano caduti alberi di china che conferivano all’acqua un deciso sapore amarognolo.

Il chinino arrivò in Italia grazie allo speziale Frate Pietro Paolo Puccierini, che iniziò a lavorare le cortecce di china individuando il principio medicamentoso in un alcaloide in grado di uccidere il parassita della malaria e favorire lo sfebbramento.

All’inizio del secolo scorso, il farmaco era fabbricato direttamente dallo Stato, nella città di Torino, dove nel 1922 sorse il Laboratorio Chinino di Stato.

Il chinino era distribuito senza prescrizione medica, gratuitamente a tutti i lavoratori nelle zone paludose e ai poveri, mentre agli altri veniva venduto a basso costo.

Inoltre, la sua produzione era costante e programmata sia per la cura sia per la profilassi. Per sensibilizzare la popolazione al suo utilizzo, venne introdotta la pubblicità sulle confezioni delle spagnolette, le attuali sigarette.

Come tutte le cose che fanno parte della cultura di massa, anche oggi c’è chi rivendica nel chinino capacità medicamentose che potrebbero risolvere l’attuale pandemia da Covid-19, ma lasciamo agli esperti queste valutazioni farmacologiche.
Noi, dal canto nostro, ne abbiamo analizzato la grafica e il packaging.

Il Chinino di Stato si vendeva nelle tabaccherie che esponevano all’esterno l’insegna in latta, corredata dallo stemma della Casa Reale, che recava la scritta “Qui si vende il Chinino di Stato”.


ERA OBBLIGATORIO PER LE RIVENDITE E LE FARMACIE ESPORRE LA TARGA.

IN QUESTA INSEGNA SONO PRESENTI GLI STEMMI DELLA REAL CASA.


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Il prodotto è stato confezionato per molti anni in una scatola di cartoncino avorio, stampata ad un solo colore; la variante in verde con un lettering corsivo apparve nel secondo dopoguerra. La scatola conteneva 50 tavolette “inzuccherate” divise in 5 tubetti con etichetta.

La grafica, composta da un’elegante cornice geometrica e dalle essenziali informazioni sul contenuto, racconta visivamente i cambi sociali e politici della nostra nazione. Le scritte con stili tipografici differenti cambiano, infatti, a seconda dei periodi storici: in elzeviro maiuscolo in una delle prime versioni, successivamente un carattere Egizio uniforme grassetto, poi un bastoni razionalista, lineare e compatto di colore viola e, nel secondo dopoguerra, un lettering corsivo spaziato su fondo verde.


ARTICOLI CORRELATI



https://www.inomidellepiante.org/cinchona.html


https://www.isadoraverite.it/la-storia- ... in-africa/


https://antropocene.it/2018/10/01/il-chinino/


https://www.geopop.it/nel-gin-tonic-ce- ... -cocktail/

https://www.codifa.it/farmaci/c/chinina ... timalarici

https://products.erzkontor.com/it/produ ... di-chinina


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SU EBAY !


https://www.ebay.it/sch/i.html?_nkw=CHI ... m570.l1313



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GLOSSARIO STORICO

E ARTICOLI STORICI




COLLOQUINTIDA




La coloquintide (Citrullus colocynthis)


è una pianta rampicante erbacea delle Cucurbitaceae, tipica di zone desertiche, nota per i suoi frutti gialli sferici simili a piccoli cocomeri con polpa amarissima. Contiene principi attivi (colocintina) che la rendono un potente lassativo drastico, ma è altamente tossica, causando gastroenteriti severe, dolore, disidratazione e rischi mortali.
Caratteristiche Principali e Tossicità
Aspetto: Pianta strisciante con foglie palmatolobate e viticci, predilige climi aridi e terreni sabbiosi in Africa settentrionale, Medio Oriente e Asia.
Frutto: Grande come un'arancia, con polpa spugnosa bianca molto amara e semi piccoli.
Uso e Rischi: Il frutto (senza epicarpo) è usato in medicina come purgante energetico, ma il suo uso richiede stretto controllo medico.
Sintomi d'intossicazione: Nausea, vomito, intensi dolori colici, diarrea sanguinolenta, anuria, crampi, e nei casi gravi collasso, convulsioni e morte.
Utilizzo tradizionale: Noto nell'antichità per le sue proprietà purgative estreme, a volte citato come "melone agreste".
Si raccomanda di non utilizzare mai la pianta senza la supervisione di un esperto a causa dell'elevata tossicità.


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SASSAFRAS

https://it.wikipedia.org/wiki/Sassafras_albidum

https://it.wikipedia.org/wiki/MDMA

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SCAMONEA



Convolvulus scammonia


https://it.wikipedia.org/wiki/Convolvulus_scammonia




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SPICONARDO

https://it.wikipedia.org/wiki/Lavandula_dentata

https://anthosart.florintesa.it/flora-i ... folia-mill


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ASSARO

https://anthosart.florintesa.it/flora-i ... uropaeum-l
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chemiatrìa
s. f. [comp. di chemio- e -iatria].

– Nella storia della medicina, lo stesso che iatrochimica (v. anche chimiatria).

La chemiatria (o chimiatria) è un termine storico che indica la fusione tra chimica e medicina, noto anche come iatrochimica. Deriva dalla composizione di chemio- (dal greco khymía, "chimica") e -iatria (dal greco -iatreía, "cura, medicina"), riflettendo l'approccio medico basato sull'uso di rimedi chimici, particolarmente diffuso tra il XVI e XVII secolo.

Dettagli sull'etimologia e significato:

Origine: Composto dai termini greci chumeía (alchimia/chimica) e iatreía (cura).

Significato storico: Indica la branca della medicina che applica i principi della chimica alla preparazione di rimedi farmaceutici, in contrapposizione alla medicina galenica basata su sostanze vegetali

Contesto: Fu introdotta nel XVI secolo, in particolare dal medico e alchimista Paracelso, che pose le basi per la transizione dall'alchimia alla chimica moderna.

Sinonimi: Iatrochimica (dal greco iatros "medico" e *chimica").

In sintesi, la chemiatria rappresenta la "medicina chimica".



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https://it.wikipedia.org/wiki/Iatrochim ... ccantonato.

La iatrochimica è una dottrina medica del XVI-XVII secolo, fondata da Paracelso, che unisce chimica e medicina per curare le malattie attraverso sostanze minerali e chimiche, interpretando i processi fisiologici come reazioni chimiche. Superando la teoria umorale tradizionale, considerava la salute un equilibrio chimico interno.

Origini: Fondata da Paracelso nel Rinascimento, che promosse l'uso di minerali e sostanze sintetiche, allontanandosi dalla medicina galenica basata sulle erbe.

Concetti chiave: I fenomeni biologici venivano interpretati in termini chimici (acido/base, fermentazione). Paracelso introdusse i tria prima (sale, zolfo, mercurio) come principi costitutivi.

Esponenti: Oltre a Paracelso, figure chiave includono Jan Baptist van Helmont, che studiò i processi fermentativi e coniò il termine "gas".

Eredità: Sebbene abbandonata nel tempo, è considerata l'antecedente della biochimica moderna e della farmacologia, introducendo rimedi come il ferro e composti di mercurio.

La iatrochimica si oppose alla concezione vitalistica, cercando risposte concrete nella manipolazione della materia per curare il corpo, considerato una sorta di laboratorio chimico.




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ARCHIATRO

https://it.wikipedia.org/wiki/Archiatra

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Un midriatico è un farmaco, solitamente in collirio, che provoca la midriasi, ovvero la dilatazione della pupilla, stimolando i recettori adrenergici o bloccando quelli colinergici. Utilizzato in oculistica per esami del fondo oculare o interventi, agisce temporaneamente sul muscolo dell'iride. Esempi comuni includono la tropicamide, fenilefrina e atropina.
Ecco i dettagli principali sui midriatici:
Utilizzo: Sono fondamentali per le visite oculistiche, in particolare per l'esame del fondo oculare, e in alcune procedure chirurgiche.
Meccanismo d'azione:
Anticolinergici (es. Atropina, Tropicamide): Bloccano i recettori dell'acetilcolina, rilassando il muscolo sfintere dell'iride.
Simpaticomimetici (es. Fenilefrina): Stimolano il muscolo dilatatore dell'iride.
Effetti collaterali: La midriasi comporta spesso offuscamento della vista e sensibilità alla luce (fotofobia), che si risolvono spontaneamente una volta terminato l'effetto del farmaco.
Tipi di farmaci: La tropicamide è oggi molto diffusa per le visite di routine grazie al suo effetto più rapido e breve (poche ore) rispetto all'atropina, che può durare giorni.
La midriasi può anche essere causata da sostanze non farmaceutiche, traumi cranici o condizioni patologiche.

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La gialappa (Ipomoea purga o Exogonium purga)


è una pianta rampicante perenne della famiglia delle Convolvulacee, originaria del Messico. Nota per le sue proprietà medicinali, i suoi rizomi seccati e la resina estratta sono utilizzati come un potente lassativo drastico. Il nome deriva dalla città messicana di Xalapa.
Caratteristiche Principali:
Aspetto: Pianta rampicante che può raggiungere i 2-4 metri, con foglie cuoriformi e fiori a forma di trombetta, solitamente di colore porpora.
Uso erboristico: Le radici tuberose vengono essiccate e tritate per preparare infusi o estratti resinosi ad azione purgante irritante.
Effetti: Un tempo molto utilizzata per la stitichezza, va usata con estrema cautela poiché un dosaggio eccessivo può provocare vomito ed effetti letali.
Curiosità: Il noto trio comico "Gialappa's Band" ha scelto questo nome per ironizzare sull'effetto lassativo della pianta.
In sintesi, la gialappa è una pianta officinale di origine tropicale con spiccate proprietà evacuanti, nota sia in campo botanico che nella cultura di massa italiana.



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BIBLIOGRAFIA



Carlo Francesco Cogrossi (1682-1769)

è stato un medico e naturalista italiano, autore del trattato "Della natura, effetti, ed uso della corteccia del Perù, o sia China China..." pubblicato a Crema tra il 1711 e il 1718. L'opera analizza le proprietà medicinali e l'uso terapeutico della china, nota anche come corteccia del Perù, fondamentale per curare le febbri.
Dettagli sull'opera e l'autore:
Autore: Carlo Francesco Cogrossi.
Titolo: Della natura, effetti, ed uso della corteccia del Perù, o sia China China... Considerazioni fisico meccaniche.
Periodo: Prima metà del XVIII secolo (edizioni 1711-1718), edito da Mario Carcheno a Crema.
Contenuto: L'opera esplora le proprietà della china (che contiene chinino) nel contesto della medicina del tempo, proponendo considerazioni meccanicistiche sulla sua efficacia.
Il Cogrossi è noto anche per i suoi studi sulle malattie infettive e per la sua difesa della medicina razionale. L'opera è citata tra gli studi dell'epoca che cercavano di comprendere il meccanismo d'azione dei farmaci esotici.

https://archive.org/search?query=COGROS ... FRANCESCO+




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GUIDI BART.

LA CHINA CHINA LIBERATA DALLE CALUNNIE CUNEO 1701


citato in Malati, medici, farmacisti, in due volumi, edita a Milano hoepli nel 1924-25

PAG 937 VOLUME 2


DI ALBERICO BENEDICENTI

https://www.treccani.it/enciclopedia/al ... Biografico)/





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Zendrini, Bernardino, 1679-1747


Trattato della chinachina ... con una prefazione intorno a' pregiudici che s'hanno per l'arte medicinale; e al modo piu sicuro d'apprenderla


Zendrini, Bernardino, 1679-1747



https://dn720003.ca.archive.org/0/items ... 0_0001.pdf

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TALBOT

Le mirabili virtu della kinakina, con la maniera di servirsene in qualunque sorte di febbre, e complessione; con un'aggiunta di un nuovo metodo dalle osservazioni del Barone di Wansvieten [sic.] e del Cavalier Eislingeu . per servirsi di questo rimedio senza prenderlo per bocca 1785


https://www.abebooks.it/servlet/BookDet ... 1618597413


L’apporto di Talbot nella storia del chinino

Un altro fervente sostenitore della china fu R. Talbot, medico personale del re d’Inghilterra, autore di un’opera del 1687 che ebbe largo successo e diffusione anche il Italia, intitolata “La kina-kina e le di lei stupende qualità“. Secondo Talbot, le proprietà curative della china per la febbre derivavano dai diversi sapori contenuti nella corteccia: freddo, caldo, secco, umido, amaro, piccante ecc. Ma per essere totalmente risolutiva della febbre, la china andava somministrata subito ai primi sintomi e poi con continuità durante tutta la malattia.

https://www.isadoraverite.it/la-storia- ... in-africa/


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CHIARAMONTE GIERONIMO GERONIMO GIROLAMO


https://www.google.it/search?hl=it&tbo= ... ta_r&cad=1

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FRASI CELEBRI







Opiologia ad mentem academiae naturae curiosorum.

Wedel, Georg Wolfgang.


la medicina non è altro che l'incessante rinnovamento dell'ignoranza

https://www.abebooks.it/prima-edizione/ ... 4318010/bd




TALBOT

GLI ACCADEMICI AL TALBOT " CHE COSA E' LA FEBBRE ?


E' una cosa che so guarire e non so definire

mentre voi la sapete definire ma non la sapete guarire


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ERBORISTERIA


https://www.actaplantarum.org/glossario/glossario.php

https://anthosart.florintesa.it/flora-i ... folia-mill



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zio ot [:305]





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Cinchona QUINA CHININO










C. von Linné, Species Plantarum 1: 172, 1753

Forse in onore di ​Francisca Henriquez de Rivera, contessa di Chinchon


​​


Cinchona è un genere della famiglia delle Rubiaceae che comprende una ventina di specie di alberi e arbusti originari delle foreste "nebulose" d'altura delle Ande amazzoniche, soprattutto in Perù, Bolivia e Ecuador. Sono sempreverdi, con foglie cerose, simili a quelle del caffè, e fiori bianchi, rosa, rossi, raccolti in racemi, con corolla tubolare, impollinati da farfalle e colibrì. La corteccia di alcune specie è ricca di chinino, un alcaloide naturale, con proprietà antimalariche, antipiretiche, antinfiammatorie, che ne ha fatto per quasi tre secoli il principale presidio sanitario contro la malaria.

Oggi largamente soppiantato come antimalarico da prodotti di sintesi (anche se è ancora utilizzato in erboristeria e nella medicina omeopatica e in molti paesi del terzo mondo) trova ancora impiego nell'industria farmaceutica per l'estrazione della chinidina, un alcaloide utilizzato nella cura delle aritmie cardiache. Nell'industria alimentare, è utilizzato per la produzione di liquori (noti come china, elixir china) e per aromatizzare le cosiddette acque toniche.


Cinchona calisaya ​Wedd.


è originaria delle foreste nebulose di Ecuador, Perù e Bolivia, tra 400 e 3000 metri. E' un arbusto o un albero sempreverde, alto fino a 8 metri, con corteccia rugosa, grigio-bruna o biancastra. Ha foglie lucide, coriacee e cerose, ovoidali, color verde scuro, lunghe oltre 20 cm e large una decina; i fiori, raccolti in infiorescenze terminali, hanno tubo rossastro e corolla bianca o rosata, con petali villosi, intensamente profumati. I frutti sono strette capsule cilindriche, che contengono 3 o 4 semi. Nota con il nome di china gialla, è la specie più pregiata sia per l'alta concentrazione di chinino sia per la presenza di altri alcaloidi che ne arricchiscono l'aroma. E' dunque sia la più costosa sia la più apprezzata nell'industria liquoristica e alimentare. La varietà C. calisaya var. ledgeriana (nota anche con il sinonimo C. ledgeriana) ebbe enorme importanza nella storia del chinino; è originaria delle foreste d'altura della Colombia e della Bolivia (1500-3000 metri); di dimensione maggior della specie tipo, è un albero che può raggiungere i 20 metri. Prende il nome da Charles Ledger che ne vendette i semi agli Olandesi, che impiantarono vaste piantagioni a Giava e in Indonesia, assicurandosi per un ottantennio il monopolio della produzione e del commercio mondiale del

Cinchona officinalis L.



è nativa delle foreste montane umide di Colombia, Ecuador, Perù e Bolivia, tra i 1600 e i 2700. E' l'albero simbolo del Perù ed è ritratto sullo scudo araldico nazionale. Può essere un arbusto o un albero, tra i 6 e i 20 m, con corteccia rugosa e rami fittamente pelosi. Le foglie sono da lanceolate ad ellittiche, solitamente lunghe circa 10 cm e larghe 3,5-4 cm, con punta acuta e base arrotondata, di consistenza coriacea, glabre nella pagina superiore, glabre o pulverulente o pelose in quella inferiore. Le infiorescenze terminali comprendono numerosi fiori con calice rossastro, glabro, corolla bianca, rosa o rossa, serica, con lobi acuti spesso villosi. E' la specie tipo, descritta da Linneo, nota come china rossa, corteccia del Perù, meno pregiata e meno costosa della precedente. E' la specie più utilizzata per i preparati erboristici e omeopatici.




Cinchona pubescens Vahl (= C. succirubra Pav. ex Klotzsch)


è la specie di più vasta diffusione, essendo presente dal Centro al Sud America (Costa Rica, Panama, Venezuela, Ecuador, Perù e Bolivia) dai 300 ai 3900 metri. E' un grande albero sempreverde eretto, alto fino a 30 m, anche se abitualmente ha dimensioni più contenute, sparsamente ramificato, con rami giovani glabri o pubescenti. Le foglie opposte, ellittiche o ovate, sono lunghe tra 20 e 40 cm e larghe tra 10 e 30, con pagina superiore verde chiaro, di consistenza membranosa o papiracea, con venature numerose, rosso-aranciato nelle foglie mature; pagina inferiore con ciuffi di peli all'ascella delle venature. I numerosi fiori rosa vivo, con calici villosi, profumati, sono raccolti in grandi racemi. Anch'essa è nota come china rossa. Fu questa specie, più robusta della più pregiata ma delicata C. calisaya, ad essere introdotta dai Britannici in India, sebbene con risultati che non poterono competere con le piantagioni olandesi, a causa del suo basso tenore di chinino. Nel corso della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti ne incoraggiarono la coltivazione in vari paesi del Centro e Sud America. Si è così diffusa anche al di fuori dell'area originaria, rivelandosi invasiva nelle piccole isole, come le Galapagos o le Hawaii, tanto da guadagnarsi l'inclusione nella lista delle 100 specie più invasive.



Breve storia del genere Cinchona



Gli inizi: la polvere dei gesuiti

Dal monopolio spagnolo a quello olandese

Gli indios...



Gli studiosi discutono se la malaria fosse presente nelle Americhe prima dell'arrivo degli europei; l'opinione più comune è che la zanzara Anophele, e con essa il temibile morbo, sia giunta nel Nuovo mondo tramite le acque infette delle sentine delle navi. Quanto all'Europa, era endemica in molte zone, dall'agro romano, alle Fiandre, a vaste aree della penisola iberica. I medici la curavano con salassi, emetici e purganti (la medicina del tempo, ancora condizionata alla teoria dei quattro umori, considerava le febbri segno di un eccesso di sangue, oltre che influenzate dagli astri, nella loro periodicità). Nessuno di questi rimedi era efficace e la mortalità era molto alta.


Prima dell'arrivo degli Europei, le piante del genere Cinchona non rientravano nella farmacopea indigena, il che è ben spiegabile se si accetta l'ipotesi che la malaria fosse sconosciuta in America fino al 1500. Tuttavia gli indios ne potrebbero aver notato le proprietà antisettiche e febbrifughe; nella letteratura i primi cenni alle sue proprietà - ma ancora senza alcun riferimento alla malaria - si trovano nella Historia medicinal di Monardes (1574). Bisogna attendere però gli anni '30 del secolo successivo perché compaiono le prime notizie del suo uso nel trattamento delle febbri malariche; la prima notizia certa risale al monaco agostiniano Antonio de Calancha che intorno al 1630 parla dei suoi effetti miracolosi a Lima.

Qualche anno più tardi il gesuita Bernabé Cobo (1653) testimonia come la cura a base di corteccia di Cinchona fosse ormai diffusa e si fosse affermata non solo in America, ma anche in Europa. Nessuna di queste fonti parla della viceregina, la contessa di Chinchon, come prima paziente guarita dalla magica polvere, dimostrando, insieme ad altre prove, il carattere leggendario della storia che lega la nobildonna alla scoperta e alla diffusione del nuovo rimedio.

... e i gesuiti



I maggiori promotori di quella diffusione erano stati invece i gesuiti, primo fra tutti il cardinale Juan de Lugo. Negli anni '60, istruzioni sull'uso della corteccia "peruviana" vennero inclusi nel prontuario farmaceutico ufficiale dello Stato della Chiesa, la Schedula Romana. Da Roma, i delegati gesuiti che presero parte ai concili generali dell'ordine (tenutisi nel 1646, 1650 e 1652) riportarono il medicinale con sé nei diversi paesi europei, cominciando a diffonderlo nelle farmacie e negli ospedali gestiti dalla Compagnia di Gesù. Grazie alla loro presenza in Sud America, i gesuiti potevano con maggiore facilità procurarsi la corteccia giusta e assicurarne l'uso corretto nelle farmacie annesse alle missioni; in tal modo, la china raggiunse anche altri paesi, tra cui la corte di Pechino.


L'identificazione tra Cinchona e gesuiti era così forte che la medicina era nota come "polvere dei gesuiti", un legame che ne rallentò l'adozione nei paesi protestanti. Altri fattori alimentavano le diffidenze: applicata a febbri non malariche, la medicina era inefficace; molto spesso, alla corteccia del vero albero della china venivano fraudolentemente mescolate cortecce di specie meno efficaci, o anche di altri alberi; il lungo viaggio poteva danneggiare il prodotto, peggiorandone il rendimento o rendendolo inutilizzabile. Ma soprattutto, i medici, che consideravano le febbri un eccesso di umore da "rinfrescare", erano restii ad usare come cura una tisana calda e amara, anziché un emetico, un purgante o un salasso.

Diffidenze e teste coronate

Le resistenze furono in gran parte vinte quando la cura fu applicata a pazienti illustri. Un ruolo importante lo giocò Robert Talbot. Era un semplice farmacista, che a suo dire aveva messo a punto una formula segreta capace di curare in modo efficace le febbri malariche. Si trattava essenzialmente di un vino medicinale a base di corteccia di Cinchona e oppio, ma, vista l'ostilità del pubblico inglese, nel suo Pyretologia, A rational Account of the Cause and Cure of Agues (1672), egli astutamente evitò ogni accenno alla temuta "polvere dei gesuiti", anzi ne denunciò l'inefficacia e la pericolosità. Il successo del suo farmaco lo arricchì rapidamente e ne assicurò il prestigio, tanto che prima fu nominato medico del re, poi fu fatto cavaliere.

Quando il delfino di Francia si ammalò, il re d'Inghilterra Carlo II inviò Talbot in Francia; fu l'inizio di una prestigiosa carriera europea che lo portò a curare la regina di Spagna e centinaia di membri delle famiglie reali e dell'aristocrazia, tra cui gli stessi Carlo II e Luigi XIV. Alla sua morte, portò però con sé il segreto della formula, che venne tuttavia rivelata nel 1712 da Francesco Torti, professore di medicina di Modena, che svelò che si trattava essenzialmente di una forte infusione della "polvere dei gesuiti". Da quel momento le resistenze caddero, e le proprietà antimalariche della corteccia di Cinchona furono universalmente riconosciute.





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