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 Oggetto del messaggio: Re: FANTASMI IN CERTOSA
MessaggioInviato: 17/03/2018, 10:41 
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GALLERIA DEL CHIOSTRO VI

NEL MEZZO

ARCO AUGUSTO BONAZZI

MARMO DI T. GOLFARELLI

( Raule pag. 161 )



BONAZZI 2.jpg





Attuale, furto dello Stemma




Galleria annessa al Chiostro VI  860.GIF




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 Oggetto del messaggio: Re: FANTASMI IN CERTOSA
MessaggioInviato: 12/07/2020, 14:12 
barionu ha scritto:
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RECINTO DEI SACERDOTI PRIMA STANZA

SUL SEPOLCRO DI MONS. ARISTIDE MAGNI

CROCEFISSO

OPERA DI PETRONIO ROSARI




Immagine


[align=center]( Erano presenti anche 2 angeli ceroferari ,

di cui non abbiamo nessuna foto . )


una buona notizia , era sparito poichè in restauro ,,,oggi è al suo posto ....

i 2 angioli invece sono proprio scappati in cielo ....



zio ot [:305]



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 Oggetto del messaggio: Re: FANTASMI IN CERTOSA
MessaggioInviato: 18/04/2021, 08:42 
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CORSIA DEL CHIOSTRO VI

BRACCIO DI MEZZOGIORNO

TOMBA AVV. LUIGI BASSI




Immagine





ATTUALE

Immagine






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MessaggioInviato: 18/04/2021, 11:18 
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RECINTO DEI CAPPUCCINI

LOGGIATO SUPERIORE

LEONE DI GIOVANNI PUTTI





91_041_certosa_1.jpg





DALLA TOMBA DI MONS BENEDETTO IPPOLITO CONVENTI

IDEATA DA VINCENZO VANNINI

ESEGUITA DA GIACOMO DE MARIA




zecchi-conventi-benedetto.jpg













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Il Monumento Conventi , in cattivo stato di conservazione , venne soppresso alla fine dell' ottocento ,

era rimasto solo il Leone di Giovanni Putti , che fu rubato nel 1991 .



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 Oggetto del messaggio: Re: FANTASMI IN CERTOSA
MessaggioInviato: 19/04/2021, 14:01 
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SALA DELLE CATACOMBE


EVA



93_036_certosa_1 (1).jpg




93_038_certosa_1 (1).jpg




93_037_certosa_1.jpg



Poppi_F1_165 EVA.jpg






SALA DELLE CATACOMBE SULLA DESTRA SI INTRAVEDE LA SCULTURA DI EVA



92_049_certosa_2 EVA.jpg









ATTUALE

0eventicertosa16 eva.jpg














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Nel 1837 Cincinnato Baruzzi partecipa all’esposizione di Brera con tre sculture:
Salmace, la Timpanista ed Eva.


Quest’ultima in particolare destò l’interesse del pubblico, tanto da oscurare parzialmente il successo della Fiducia in Dio di Lorenzo Bartolini, anch’essa esposta in quell’anno. Dal giudizio entusiastico di Massimo d’Azeglio, che scriveva al fratello Roberto: «La statua che fa veramente furore è un’Eva tentata dal serpente di Baruzzi… Oh, questa se la vedessi ti piacerebbe! Ed è proprio lavoro d’ispirazione…» (d’Azeglio), si passava a quelli lusinghieri delle maggiori testate di critica artistica come “Glissons n’appuyons pas”, “Biblioteca Italiana”, il “Ricoglitore” e “L’Annotatore Piemontese”.

A questo coro unanime si contrappose la voce di Defendente Sacchi, che paragonò la scultura ad una figura in convulsioni, determinando un crollo delle sue quotazioni, fino a quel momento tutte favorevoli. Baruzzi, che aveva già collezionato due commissioni, venne abbandonato dal favore del pubblico e solo l’atto controcorrente del marchese Bolognini Attendolo, che gli scrisse una lettera estremamente cortese, proponendo di acquistare la statua per 1000 scudi Romani, aggiungendone altri 100 per far superare allo scultore la delusione per le crude critiche verso il suo lavoro, riuscì a ripristinare la sua posizione (“Annotatore Piemontese”).

Nel 1863 l’Eva veniva donata dal marchese al Comune di Milano e perveniva alla Galleria d’Arte Moderna, dove è attualmente esposta. Il successo della statua spinse l’imprenditore tedesco Enrico Mylius a commissionarne subito una replica per la sua villa di Loveno. Come osserva acutamente Giovanni Meda nel recente contributo in cui propone di identificare una statua in marmo ragurante Eva conservata a Milano a palazzo Chierici con quella donata all’Accademia di Brera dagli eredi Mylius nel 1927, l’Eva tentata dal serpente era un soggetto particolarmente adatto al progetto iconograco di decorazione della villa, che proprio in quel periodo l’imprenditore si accingeva a realizzare.

Il soggetto, tratto non dalla Bibbia, ma dal Paradiso perduto di John Milton, un libro che Baruzzi possedeva e che Mylius conservava in tre copie nella propria biblioteca, era molto adatto a esprimere lo smarrimento che lo aveva colto alla morte del giovane figlio ed erede. La morte prematura dell’unico figlio, appena sposato e dunque proiettato verso una promessa di continuità della stirpe, poneva di fronte a due alternative. Da una parte il desiderio di rifiutare Dio e i suoi precetti, come aveva scelto di fare Eva, dall’altra la fedeltà al suo volere, che nel caso di Mylius e di sua moglie ebbe la meglio. Dalla statua di Eva, collocata al centro di una sala della villa che da lei prese il nome, partiva un percorso iconograco-simbolico che conduceva il visitatore, guidato da pannelli esplicativi e successivamente da un volume a stampa con illustrazioni a puro contorno, alla scoperta del cammino di mistica accettazione della volontà divina da parte di una famiglia che aveva fatto del proprio inspiegabile dolore un punto di forza.

La prima versione dell’Eva era stata iniziata nel febbraio 1835. Il marmo, lavorato da Carlo Chelli a partire dal mese di agosto, sarà affidato all’ornatista Franzoni per i capelli e i fiori e la statua finita verrà esposta nel maggio a Brera. La versione commissionata da Enrico Mylius il 30 giugno 1837 viene iniziata immediatamente e nell’aprile del 1838 si trovava in stato avanzato di lavorazione, stando alle lettere di Baruzzi al numismatico milanese Gaetano Cattaneo, che seguiva per conto di Mylius la realizzazione della scultura e la sua collocazione nella villa. Il gesso originale per la scultura, proveniente dalla collezione dello scultore, si trova in una raccolta privata. Il soggetto di Eva verrà ulteriormente trattato da Baruzzi negli anni successivi, ma in forme diverse.


Nel 1850 lo scultore inizia a lavorare ad un’Eva che stacca il pomo, il cui abbozzo, descritto nell’inventario notarile del 1878, verrà terminato dall’allievo Carlo Monari e collocato sulla tomba dei coniugi Baruzzi alla Certosa di Bologna. La statua, rubata nel 1992, è certamente una delle opere da cui Baruzzi si proponeva di ottenere il successo e la fama e incarna perfettamente il concetto di bellezza muliebre così in voga nell’Europa della seconda metà dell’Ottocento. La completa nudità sinuosa della figura, proiettata in avanti nell’atto di avanzare per cogliere il frutto, richiama tanta pittura francese di questo momento. Basta pensare alla Nascita di Venere di Cabanel (1863).



La Tentazione di Eva raffigura invece la prima donna accucciata sul terreno, in attitudine pensosa, mentre il serpente le si muove attorno con confidenza, arrivando a poggiarle l’estremità della coda sulla coscia sinistra. La nudità completa della donna è schermata dalla posa ripiegata su se stessa. La contrapposizione tra la parte posteriore, dalla schiena quasi gracile, dall’ampia supercie liscia, e quella frontale, ricca di dettagli, permette di comprendere l’entusiasmo del pubblico per una scultura quasi manieristicamente ricca di punti di vista.

Un ulteriore richiamo al testo del poema inglese è ravvisabile nelle trecce arcaiche in cui sono raccolti i capelli di Eva, che le ricadono suggestivamente sulle spalle. Altrettanto affascinante doveva risultare per il pubblico il nodo di capelli sulla fronte, una citazione libera dall’antico, che finiva col conferire alla figura, stando almeno alle pagine della critica, un’aura vagamente selvaggia. Tra gli elementi più signicativi spicca il serpente dalla testa di giovinetto ricciuto con ali di pipistrello che ricompare anche nelle successive versioni di Eva che raccoglie il pomo e nel gesso con Eva tentata.

Si tratta di un richiamo al testo di Milton dal quale Baruzzi si riprometteva un’eco da parte del pubblico più colto, tanto da valutare la possibilità di presentare una nuova versione della scultura all’Esposizione di Londra del 1851, che verrà poi scartata. Baruzzi eseguirà un’altra Eva, questa volta sorpresa a staccare il frutto proibito, per Vittorio Emanuele II. Assieme ad una Venere dormiente, l’Eva venne scolpita per compensare i Savoia della mancata realizzazione del Trionfo della Vergine, in base ad un nuovo accordo stipulato nel 1860 tra Baruzzi e Ludovico di Breme, a nome del re.

Secondo tale accordo entro il 1861 lo scultore si impegnava a far recapitare a Torino le due statue, realizzate col marmo già messo a sua disposizione per la scultura sacra. Trasferite a Napoli nel 1886 le due statue sono oggi conservate presso il museo di Capodimonte.

Ma la riflessione sull’argomento era tutt’altro che esaurita con la realizzazione dell’Eva per Torino. A distanza di pochi anni Baruzzi realizza due gruppi in terracotta che ragurano entrambi i progenitori nella pace dell’Eden. Recentemente restaurate e conservate presso le Collezioni Comunali d’Arte di Bologna, le due terrecotte hanno per soggetto ancora una volta un tema tratto da Milton.

I progenitori sono raffigurati in un momento del loro ingenuo idillio, ai piedi di un albero, circondati da coppie di animali. La data avanzata incisa da Baruzzi assieme alla firma e al soggetto ci permette di concludere che questo tema lo occupò quasi fino alla fine dei suoi giorni. Come attesta anche il piccolo gesso ragurante Eva pensosache ascolta la voce del serpente, anch’esso conservato presso le Collezioni Comunali.

Un’ulteriore riflessione su questo tema è documentato nel 1868, quando si registra nello studio di Baruzzi un modello in creta di Eva pentita al quale stava lavorando Prudenzio Piccioli, che verrà formato in gesso da Malpieri, ma della quale non restano tracce.

Antonella Mampieri
maggio 2014

Estratto sintetico dalla scheda realizzata dall'autrice per il volume Cincinnato Baruzzi (1796 - 1878), secondo numero della Collana Scultori bolognesi dell'800 e del '900 (a cura di Roberto Martorelli), Bononia University Press, Bologna, 2014




https://www.storiaememoriadibologna.it/ ... va-tentata

https://www.storiaememoriadibologna.it/ ... ala-gemina


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MessaggioInviato: 19/04/2021, 14:32 


L' ULTIMA SERIE DI FOTO SONO DEL FOTOGRAFO

CLAUDIO CRUPI


QUI


https://parridigit.istitutoparri.eu/fon ... ewFondo=13

https://parridigit.istitutoparri.eu/fon ... cerca&cp=2

http://parridigit.istitutoparri.eu/fond ... 4884&cp=13



La raccolta delle fotografie della Certosa di Bologna sono state depositate dall'autore all'Archivio nel 2003. La città dei morti acquista con l'800 e l'apoteosi della supremazia borghese, un volto assolutamente fedele alla rappresentazione della realtà sociale. Esaltazione dei fasti e della ritualità domestica in consuetudini formali. Le immagini comprendono il periodo dal 1983 al 1986 in una Certosa monumentale e decadente al limite del degrado, ma integra nella sua struttura. Le immagini nascono da una ricerca estetica libera da qualsiasi catalogazione o documentazione documentaristica. La ricerca estetica si è poi intrecciata con la sociologia, la filosofia, l'antropologia e la storia della morte. Portando l'autore a elaborare con i lavoratori della Certosa, le istituzioni un progetto sulle forme di rappresentazione della morte, una kermesse volta ad affrontare l'ultimo tabù sociale, presentato all'allora Assessore alla Cultura. Il progetto non andò a buon fine ma creò comunque un interessamento della Certosa da parte dell'Amministrazione e degli addetti ai lavori. Nel 1988 si concretizzo una mostra al Circolo dei dipendenti comunali dal titolo:
"Il corpo della morte", con la presentazione del professore Pietro Bonfiglioli.

Dopo venticinque anni queste fotografie assumono l'aspetto del documento storico, mantenendo la loro espressione originale prive di didascalia topografica, avranno solo quella evocativa Certosa di Bologna, un corpo vivo della Morte.

Claudio Crupi nato a Bologna il 19 agosto 1955, inizia l'attività fotografica nel 1977, grazie ai consigli e l'incoraggiamento dell'amico fotografo Carlo Valentini in Firenze.

Questo gli ha permesso di passare dallo spazio chiuso di un'esperienza amatoriale a quella professionale. L'interesse per l'immagine, dalla fotografia editoriale al reportage, approda ad una ricerca estetica che cerca di esaltare una poetica della rappresentazione. Indagine che lo ha portato a scegliere un terreno d'azione libero da vincoli imprenditoriali, per continuare una ricerca visiva interiore come questa della Certosa di Bologna.

L'esito di questo lavoro fu la pubblicazione del volume con Piero Forosetti, presentazione Ando Gilardi, Trittico delle analogie, I De Hominibus, Milano, Tranchida Editori, 1986; supportato con personali a Firenze e Bologna.


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MessaggioInviato: 20/04/2021, 20:04 
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SOTTERRANEO SALA DELLA PIETA'




SOTTERRANEO 91_050_certosa_1.jpg






Ai 2 lati i busti che poi sono stati rubati .



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Immagine


192504219_10220647557595017_4004681358181304852_n.jpg




quella sopra la posa reale, sotto in miglior definizione , invertita ....


192463582_10220647579355561_2287408664746722876_n.jpg




i 2 busti rubati in miglior definizione







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91_039_certosa_1.jpg



puttigiovannibentivoglio-1.jpg



puttigiovannibentivoglio-2.jpg





https://www.storiaememoriadibologna.it/ ... 1978-luogo


I Leoni della tomba Bentivoglio rubati nel 1992






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Guarda su youtube.com




SIMBOLI ESOTERICI NELLA CERTOSA DI BOLOGNA


http://sevbru.altervista.org/simboli/?f ... b6OdMu959w

https://storiaememoriadibologna.it/arch ... -e-segreti

https://mirartecoop.it/portfolio_page/q ... a-svelata/




MAPPE E FOTO DELLA CERTOSA


https://www.panopticondibologna.it/Luog ... rtosa.html


BELLLISSSSIME FOTO DI FRANCESCO PERLINI ....CERTOSA DARK



https://www.facebook.com/coltellodispagna/photos_albums


https://www.facebook.com/FrapPerla/medi ... 919&type=3


UN BEL VIDEO SUI SOTTERRANEI


https://www.youtube.com/watch?v=aZAVwwoDT3k&t=5s

https://www.facebook.com/reel/1157860242794551


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SALA DEL COLOMBARIO

MARAT PEPOLI

FOTO DEL 1800


MARAT FVQ-F-162803-0000_pr.jpg




Vela_Murat_Carisbo_F1_247 marat (2).jpg







ATTUALE

Sala_del_Colombario,_Certosa_di_Bologna,_monumento_Murat_Pepoli_abc2 (2).jpg





Il bastone da Maresciallo di Marat sparì negli anni 60 ....


https://it.wikipedia.org/wiki/Gioacchino_Murat


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