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 Oggetto del messaggio: "Gnosticismo" nell'Odissea?
MessaggioInviato: 18/04/2016, 12:17 
Quando sentiamo la parola gnosticismo di solito la associamo a credenze antiche in cui figure dal nome strano,Arconti,demiurgo,tessono le fila della
realtà che viviamo.

Gnosi significa conoscenza,cioè qualcosa che deve essere cercato e poi compreso,questo processo alchemico si perde nella notte dei tempi
Ogni uomo che iniziato a un dato sapere giunge a delle conclusioni proprie che ne caratterizzeranno il proprio essere,
che siano "giuste o sbagliate"non sta a noi giudicare,ogni "verità è affine al proprio essere
Non è mia intenzione ribaltare le tesi,traduzioni e interpretazioni che nel corso dei secoli eminenti personaggi e titolati accademici hanno dato
dell'Odissea
Le mie (e non solo)sono considerazioni personali,forse filosofeggianti nell'interpretazione di alcuni passi dell'odissea,ma cosa sarebbe la vita senza "filosofia?"

Il personaggio principale dell'opera è ULISSE,re di Itaca ,"un'isola" come tante niente di speciale,peculiarità dell'eroe
era l'intuito cioè«l’atto di guardare o di vedere dentro» sia in se stesso che negli altri,quella qualità che ognuno di noi dovrebbe avere innata ma che
purtroppo a volte non emerge,rendendo difficile orientarsi nei meandri della vita

Dunque un re,che parte lasciando la propria casa e la "giovane moglie" per avventurarsi nelle gioie e dolori della vita
Ma Re di un'isola o Re di se stesso?
Essere re di se stesso non è facile,un buon re deve scendere dal trono e lasciare il castello dorato,deve vivere veramente la vita in prima persona,
c'è bisogno di coraggio nell'intraprendere la via della vita perché se vissuta veramente ne deriverà una vera comprensione di essa.
Spogliarsi di scettro e corona (umiltà) è il giusto modo per comprendere,essere "povero di spirito" significa affrontare la vita senza manti regali
Essere consapevoli che questa realtà è "governata" da Dei bizzarri a volte eccentrici,chiedono sottomissione e asservimento in cambio restituiscono poco o niente
Giocano con il destino dell'uomo,si divertono a ostacolare l'evoluzione della coscienza infondendo paura e angoscia nei nostri cuori,nessun "pastore" vuol perdere pecore del proprio gregge
La paura è il primo nemico da affrontare,dobbiamo salire sulla nave che lascerà l'isola ,cioè "il certo per l'incerto", senza timore confidando nelle uniche armi a nostra disposizione,intuito e volontà


Continua......



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 Oggetto del messaggio: Re: "Gnosticismo" nell'Odissea?
MessaggioInviato: 20/04/2016, 11:50 
Calipso e Ulisse
Cita:
Rifletto in che modo questo è avvenuto. Chi mi ha trasportato in prigionia lontano dal mio luogo e dalla mia dimora, dalla casa dei miei genitori che mi hanno allevato ?


Il "lamento"gnostico,quella nostalgia che attanaglia un'anima,quell'essere che sà di essere prigioniero in un "paradiso" e che cerca in tutti i modi di venirne fuori

Ulisse si trova da 7 anni in un isola paradisiaca,dove tutto gli è concesso,finanche l'amore di una bellissima donna di nome Calipso
Calipso che letteralmente significa "colei che nasconde" ama follemente quest'uomo,un amore però non corrisposto in quanto Ulisse si dispera perchè vuol tornare
nella sua vera casa
Amandolo follemente Calipso in un gesto estremo offre a Ulisse "L'Immortalità" diventare un dio
Ma un dio di quale realtà?Non la vera realtà a cui un pneumatico anela fin dalla nascita ma un realtà "virtuale,dove il "finto pare vero" e per quanto
profumi di "paradiso" uno gnostico sa che non gli appartiene
Ulisse è "lusingato" dalla proposta ma non accetta,vuole tornare nella sua vera casa,non gli importa niente ne della bellezza del luogo ne dell'immortalità
Calipso lascia andare Ulisse pur amandolo follemente,questo è vero amore

La felicità dell' amato viene prima della felicità propria,anche se questa non coincide con il nostro fine
Lezione d"amore senza uguali da parte di Calipso
Ulisse riparte dall'isola su una zattera che lui stesso costruisce,non è un'imbarcazione sicura per attraversa il mare,ma qualunque mezzo è buono
pur di lasciare il "paradiso",abbatte gli alberi con un ascia dall'impugnatura scolpita nel legno di ulivo
L'ulivo ricorre spesso nell'odissea


Continua....



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 Oggetto del messaggio: Re: "Gnosticismo" nell'Odissea?
MessaggioInviato: 20/04/2016, 15:51 
L'argomento da te proposto è molto interessante rew, grazie.

Ulisse provava una forte passione per Calipso (dal poco che ricordo). Trascorre 7 anni sull'isola,
che non sono pochi per un mortale, ma che ha comunque deciso di spendere con lei in virtù di quella passione.
La passione senza amore di Ulisse ha fatto si che Egli tornasse in terra natia e l'amore di Calipso ha fatto si che Ella non lo trattenesse a se (essendo una Dea avrebbe potuto farlo).
Ulisse, avrebbe mai conosciuto se stesso se fosse rimasto sull'isola di Calipso?

Rew attendo il seguito.. [:264]

Ps:Che significato può avere l'ulivo secondo te?



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 Oggetto del messaggio: Re: "Gnosticismo" nell'Odissea?
MessaggioInviato: 20/04/2016, 17:32 
Questo è il messaggio di un caro amico che purtroppo non è più nel forum, tuttavia il suo contributo arriva lo stesso:
<<L'ulivo fu donato agli ateniesi dalla Dea Atena...Romolo e Remo nacquero sotto un ulivo...è una pianta dal significato esoterico molto antico...>>


Dal sacro al profano. L'olivo ha unito le genti e attraversato la storia dell'umanità - See more at:


...

Omero nei suoi poemi citò l’olivo: lo assurse a simbolo di pace e di vita. Era d’olivo il gigantesco tronco per mezzo del quale Polifemo venne accecato da Ulisse e dai suoi compagni. Il re di Itaca costruì per sè e per Penelope il letto nuziale, scavandolo nel tronco stesso di una possente pianta d’olivo, simbolo di un’unione salda e duratura.

- See more at: http://www.teatronaturale.it/tracce/cul ... VUawy.dpuf

Fico e Ulivo esoterici


Il fico e l’ulivo sono fra gli alberi più antichi del mondo ed erano alla base dell’agricoltura e dell’alimentazione mediterranea, specie per le classi meno abbienti, tanto che ad Atene ne era vietata l’esportazione.
Entrambi gli alberi erano considerati doni divini e quindi ieratici e, per questo, erano piantati presso i Templi o sui «monti sacri», come, ad esempio, il Giardino dei Getsemani a Gerusalemme dove, secondo la leggenda, Gesù trascorse le sue ultime ore.

Oltre all’origine divina, l’ulivo e il fico condividono il ruolo di «Asse del Mondo» attribuitogli da quasi tutte le culture in cui sono stati coltivati. Ciò conferisce loro anche la caratteristica di mettere in comunicazione il mondo umano con il mondo divino ma andiamo per ordine e conosciamo la simbologia e la storia di ciascun albero singolarmente.


L’olivo: albero divino

Secondo molte leggende l’olivo è un dono degli dei, forse per questa sua origine sacra il suo prodotto, l’olio, rivestiva un così forte ruolo nei riti sacri di tutte le religioni di area mediterranea, da quella Ebraica, all’Egizia, fino ai Greci e ai Romani.
Si può dire che l’olivo fosse simbolo della sacralità stessa, della benevolenza divina nei confronti dell’umanità, forse per questo motivo, fu unanimemente eletto da tutti i popoli quali simbolo della pace.
Secondo la leggenda greca, fu Athena, dea, appunto della giustizia e, successivamente alla colonizzazione romana anche della «pax», a donare l’olivo agli Ateniesi.
Secondo i Romani, invece, i gemelli divini Romolo e Remo nacquero sotto un albero d’olivo. È forse a ciò che dobbiamo l’attribuzione di poteri protettivi all’olivo e all’olio d’oliva, largamente usato nei riti di quasi tutte le religioni e in diversi incantesimi.
La funzione protettiva, nei confronti dell’infanzia, era comune anche alla cultura greca, e si è perpetrata fin quasi i giorni nostri. Si pensava, infatti, che la luce di lampade alimentate a olio d’oliva proteggessero i neonati e i bambini. Un’usanza greca, vuole, infatti, che alla nascita di un bambino sia piantato un nuovo albero d’ulivo che crescerà con l’infante proteggendolo ma non solo. Poiché gli ulivi sono alberi secolari, quando l’infante, ormai vecchio, lascerà questo mondo, l’albero continuerà ad esistere prolungandone l’esistenza.


Simbolo d’eternità

Per la sua longevità e resistenza l’olivo fu considerato simbolo dell’eternità e della tenacia. È risaputo, infatti, che gli olivi possono resistere alle peggiori condizioni di siccità e di freddo. Inoltre, l’ulivo è praticamente indistruttibile, anche quando il tronco sia tagliato, la pianta mette nuove gemme anche da monconi. Sopravvive a qualsiasi spaccatura dei rami e anche, a volte, agli incendi.
La sua capacità non solo di superare le difficoltà unita a quella di rinascere dopo essere stato abbattuto ne fecero il simbolo della vita e della capacità di sconfiggere le avversità e la morte stessa. I Romani seppellivano i loro morti con un ramoscello d’ulivo, per simboleggiare che avevano superato le prove della vita.


Asse cosmico e albero della Conoscenza

Ulivo Secolare
Ulivo Secolare. La crescita degli ulivi è lenta
ma continua. Per questo sono un simbolo
della costanza Nel mito di Ulisse il letto nuziale dell’eroe, e di sua moglie Penelope, è ricavato da parte del tronco d’ulivo attorno al quale è costruita l’intera casa.
Questo introduce a un altro significato simbolico dell’olivo: l’Asse del Mondo. Per la sua antichità quest’albero fu ritenuto presso tutti i popoli, un albero ancestrale. l’asse che congiunge i tre piani dell’esistenza, il perno attorno al quale ruotano i mondi, ma proprio per questa funzione anche Albero della Conoscenza al pari di Yggdrasil presso i Nordici e la Quercia presso i Celti.

Secondo una leggenda ebraica, comune alla tradizione cristiana, prima di morire Adamo inviò suo figlio Seth a chiedere ai cherubini tre semi dell’«Albero della Conoscenza del Bene e del Male».
Seth, tornò con quanto chiesto e quando il padre morì, piantò sulla sua tomba i tre semi, dai quali nacquero un cipresso, un cedro e, appunto, un olivo.
Quest’albero era, infatti, anche simbolo della sapienza che dissolve le tenebre dell’ignoranza, forse in rapporto all’uso che si faceva dell’olio per illuminare la notte. Tale associazione era tipica anche dei Greci e dei Romani presso i quali, come già detto, l’ulivo era sacro rispettivamente ad Athena e Apollo e a Minerva e Giove.
In epoca cristiana, l’ulivo quale simbolo di conoscenza si mutò nel simulacro del Cristo, apportatore della «Gnosi» nei primi secoli e, in epoca ormai costantiniana-cattolica, emblema della «Fede in Dio».


Dal Sole e la Luna alla ierogamia

L’ulivo non vide solo la nascita di Romolo e Remo, altri due gemelli divini nacquero sotto le sue fronde: Diana e Apollo.
Sacro a Giove e Minerva presso i romani, perpetua la sua natura solare e lunare anche in Egitto, dove, secondo la leggenda, fu Iside, Dea della Luna ma moglie e sorella del Sole Osiride, a insegnare agli uomini la coltivazione del sacro albero.

In effetti, le foglie dell’olivo con il loro verde scuro, risvoltate d’argento, ricordano la luna in un cielo notturno, tuttavia l’oro dell’olio non può che richiamare alla mente il Sole.
Tale caratteristica richiama all’unione degli opposti, il maschile e il femminile, la luce e l’oscurità, la ierogamia, in altre parole la «sacra unione del Cielo e della Terra».
Messaggero degli Dei, l’ulivo era dunque anche simbolo delle «unioni sacre», per tale motivo le corone di ulivo erano intrecciate per decorare il capo degli sposi nell’Antica Grecia e presso i Romani. Mosaico Cattedrale Otranto
Particolare del mosaico della Cattedrale Otranto.
Il pavimento della chiesa è interamente decorato
da un mosaico raffigurante l’albero cosmico.
Alberi Magici e Sacri

Sebbene l’ulivo sia sempre stato considerato anche un albero utile il cui prodotto era destinato, oltre che per i templi, anche per le tavole, specie dei più poveri.
Esso fu sempre considerato un albero sacro e magico allo stesso tempo.
Ad Atene esisteva un ulivo ritenuto, il primo ulivo del mondo, nato dalla lancia della stessa Atena e per questo considerato sacro e protetto da guardie.

Ancora oggi l’olio è largamente utilizzato nelle funzioni religiose, dal Battesimo e la Cresima fino alla Consacrazione degli strumenti dell’Arte o degli adepti prima di entrare nel Cerchio Magico.
Anche la magia fa un forte uso dell’olio, specie quella popolare che ne ha prediletto l’aspetto protettivo.
L’olio d’oliva è, infatti, insieme all’acqua lo strumento più utilizzato per comprendere se qualcuno sia o no vittima di malocchio ed eventualmente per toglierlo. [:0]

http://www.cronacheesoteriche.com/Crona ... oUlivo.jsp



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 Oggetto del messaggio: Re: "Gnosticismo" nell'Odissea?
MessaggioInviato: 21/04/2016, 14:30 
shighella ha scritto:
L'argomento da te proposto è molto interessante rew, grazie.

Ulisse provava una forte passione per Calipso (dal poco che ricordo). Trascorre 7 anni sull'isola,
che non sono pochi per un mortale, ma che ha comunque deciso di spendere con lei in virtù di quella passione.
La passione senza amore di Ulisse ha fatto si che Egli tornasse in terra natia e l'amore di Calipso ha fatto si che Ella non lo trattenesse a se (essendo una Dea avrebbe potuto farlo).
Ulisse, avrebbe mai conosciuto se stesso se fosse rimasto sull'isola di Calipso?

Rew attendo il seguito.. [:264]

Ps:Che significato può avere l'ulivo secondo te?


Ringrazio te per il tuo interessamento
Questi "sunti" spero siano motivo di riflessione,come dice Biglino "facciamo finta che..."
Ma per come la vedo io ,mi pare che tutto il poema sia "impregnato" di tesi gnostiche o perlomeno di "un certo sapere"

Per quanto riguarda l'ulivo grazie del tuo contributo,credo sia abbastanza esauriente,aggiungerò qualcosa nel "capitolo" finale



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 Oggetto del messaggio: Re: "Gnosticismo" nell'Odissea?
MessaggioInviato: 24/04/2016, 19:22 
Loto

Ulisse e i suoi uomini sbarcano su un'isola i cui abitanti avevano "strani usi " era consuetudine per loro "cibarsi" del loto,una pianta dagli effetti "nefasti" per l'uomo
Consumandone il frutto,la "memoria" vacillava,il senso di angoscia spariva,tutti i problemi non esistevano piu,continuando nel consumo si
arrivava a un punto in cui nessuno riconosceva più se stesso.Inebriati da tale stato il ricordo del ritorno alla vera casa svaniva
È senza dubbio una via dannosa per l'essere,già identificato nella realtà in cui vive,consumare qualsiasi stupefacente

Usarla per spegnere la voce dei demoni che abbiamo dentro (invece di affrontarli) attribuendo ad essa poteri miracolosi,le voci per un tempo limitato
scemano ma dopo ritornano più forti di prima,impedendoci di vivere veramente
La vita va affrontata senza paura,tutte le droghe hanno lo stesso effetto creano illusione del fare
Ma la magia del fare non viene dall'utilizzo di certe sostanze ma dalla vera comprensione della vita
Intanarsi in un'isola e inebriarsi di droga dimenticando la nostra vera meta vuol dire fare un grande favore agli "dei",avranno cibo per l'eternità

Ulisse parla ai suoi uomini,li sprona al ricordo iniziale,riaccende il "fuoco" che era spento ,quella fiamma che deve essere sempre
accesa e che invece le identificazioni nella vita tendono a spegnere



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 Oggetto del messaggio: Re: "Gnosticismo" nell'Odissea?
MessaggioInviato: 24/04/2016, 22:54 
rew63 ha scritto:
Loto

Ulisse e i suoi uomini sbarcano su un'isola i cui abitanti avevano "strani usi " era consuetudine per loro "cibarsi" del loto,una pianta dagli effetti "nefasti" per l'uomo
Consumandone il frutto,la "memoria" vacillava,il senso di angoscia spariva,tutti i problemi non esistevano piu,continuando nel consumo si
arrivava a un punto in cui nessuno riconosceva più se stesso.Inebriati da tale stato il ricordo del ritorno alla vera casa svaniva
È senza dubbio una via dannosa per l'essere,già identificato nella realtà in cui vive,consumare qualsiasi stupefacente

Usarla per spegnere la voce dei demoni che abbiamo dentro (invece di affrontarli) attribuendo ad essa poteri miracolosi,le voci per un tempo limitato
scemano ma dopo ritornano più forti di prima,impedendoci di vivere veramente
La vita va affrontata senza paura,tutte le droghe hanno lo stesso effetto creano illusione del fare
Ma la magia del fare non viene dall'utilizzo di certe sostanze ma dalla vera comprensione della vita
Intanarsi in un'isola e inebriarsi di droga dimenticando la nostra vera meta vuol dire fare un grande favore agli "dei",avranno cibo per l'eternità

Ulisse parla ai suoi uomini,li sprona al ricordo iniziale,riaccende il "fuoco" che era spento ,quella fiamma che deve essere sempre
accesa e che invece le identificazioni nella vita tendono a spegnere


Eppure...
Col tempo, nel vivere quotidiano, si sono insinuati usi e costumi che hanno teso a rendere la ghiandola pineale inattiva o quasi...E' possibile che un tempo essa funzionasse appieno quindi possiamo supporre che, grazie alla sua capacità di secernere dimetiltriptammina, l'uomo "arcaico" avesse insito un metodo naturale per spegnere, volendolo, le voci dei demoni...o anche per affrontarli sullo stesso piano e comunicare "alla pari" con essi...

Personalmente ho idea che probabilmente non tutte le cosiddette droghe rendono vulnerabili ai demoni.
Se è vero che essi sono i governanti di questo piano materiale, perchè tanto ostracismo alla cannabis addirittura per scopi terapeutici, quando vengono liberamente usate molecole con livelli di tossicità inauditi che a confronto il THC è acqua fresca? [8]



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 Oggetto del messaggio: Re: "Gnosticismo" nell'Odissea?
MessaggioInviato: 25/04/2016, 10:26 
shighella ha scritto:
rew63 ha scritto:
Loto

Ulisse e i suoi uomini sbarcano su un'isola i cui abitanti avevano "strani usi " era consuetudine per loro "cibarsi" del loto,una pianta dagli effetti "nefasti" per l'uomo
Consumandone il frutto,la "memoria" vacillava,il senso di angoscia spariva,tutti i problemi non esistevano piu,continuando nel consumo si
arrivava a un punto in cui nessuno riconosceva più se stesso.Inebriati da tale stato il ricordo del ritorno alla vera casa svaniva
È senza dubbio una via dannosa per l'essere,già identificato nella realtà in cui vive,consumare qualsiasi stupefacente

Usarla per spegnere la voce dei demoni che abbiamo dentro (invece di affrontarli) attribuendo ad essa poteri miracolosi,le voci per un tempo limitato
scemano ma dopo ritornano più forti di prima,impedendoci di vivere veramente



La vita va affrontata senza paura,tutte le droghe hanno lo stesso effetto creano illusione del fare
Ma la magia del fare non viene dall'utilizzo di certe sostanze ma dalla vera comprensione della vita
Intanarsi in un'isola e inebriarsi di droga dimenticando la nostra vera meta vuol dire fare un grande favore agli "dei",avranno cibo per l'eternità

Ulisse parla ai suoi uomini,li sprona al ricordo iniziale,riaccende il "fuoco" che era spento ,quella fiamma che deve essere sempre
accesa e che invece le identificazioni nella vita tendono a spegnere


Eppure...
Col tempo, nel vivere quotidiano, si sono insinuati usi e costumi che hanno teso a rendere la ghiandola pineale inattiva o quasi...E' possibile che un tempo essa funzionasse appieno quindi possiamo supporre che, grazie alla sua capacità di secernere dimetiltriptammina, l'uomo "arcaico" avesse insito un metodo naturale per spegnere, volendolo, le voci dei demoni...o anche per affrontarli sullo stesso piano e comunicare "alla pari" con essi...

Personalmente ho idea che probabilmente non tutte le cosiddette droghe rendono vulnerabili ai demoni.
Se è vero che essi sono i governanti di questo piano materiale, perchè tanto ostracismo alla cannabis addirittura per scopi terapeutici, quando vengono liberamente usate molecole con livelli di tossicità inauditi che a confronto il THC è acqua fresca? [8]



Avere veramente comprensione dell'effetto delle droghe è vivere quel momento da "presenti". purtroppo questo non accade
La funzione principale delle droghe è annullare la "presenza" cioè quello stato in cui dovremmo essere costantemente,l'attenzione non c'è più,la coscienza (se c'è) è in
catalessi ed è in quel momento che si diventa preda di "bestie"strane o di altri "io" che prendono posto del vero padrone
La reazione all'assunzione di droga varia da soggetto a soggetto,non sempre è uguale per tutti,fumare cannabis ai più può generare allegria o euforia ma ad altri
angoscia,paure.
Anche l'alcol ha le stesse proprietà anche se in tono minore



Ostracismo è solo di facciata,governi e servizi segreti si sono auto finanziati con la droga



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 Oggetto del messaggio: Re: "Gnosticismo" nell'Odissea?
MessaggioInviato: 25/04/2016, 12:01 
caro rew,
è un po' che pensavo di suggerire, se stavi usando la versione originale in greco , o la traduzione,
poiché:
Cita:
Loto

Ulisse e i suoi uomini sbarcano su un'isola i cui abitanti avevano "strani usi " era consuetudine per loro "cibarsi" del loto,una pianta dagli effetti "nefasti" per l'uomo


ma:

Cita:
Nel loto, i fiori, i semi, le foglie giovani e i rizomi sono tutti commestibili. In Asia, i petali vengono mangiati mentre le foglie sono solitamente utilizzate come piatto per il cibo. I rizomi (pning in Cinese, ngau in Cantonese, bhe in India e Pakistan, e renkon in Giapponese) sono utilizzati come condimento per una zuppa o fritti. Petali, foglie e rizomi possono essere consumati anche crudi, ma il rischio di trasmissione di parassiti ne consiglia una consumazione cotta.


da https://it.wikipedia.org/wiki/Nelumbo

ciao
mauro



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 Oggetto del messaggio: Re: "Gnosticismo" nell'Odissea?
MessaggioInviato: 25/04/2016, 12:15 
trovato questo

Cita:
Molte e svariate sono state le proposte di identificazione di questa pianta, peraltro in gran parte simbolica. La più comune vuole che si tratti del giuggiolo di Barberia (Zizyphus lotus), dai cui frutti si può ottenere una bevanda alcolica dagli effetti inebrianti.

https://it.wikipedia.org/wiki/Lotofagi
naturalmente il neretto è mio [;)]

ciao
mauro



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 Oggetto del messaggio: Re: "Gnosticismo" nell'Odissea?
MessaggioInviato: 26/04/2016, 14:43 
mauro ha scritto:
trovato questo

Cita:
Molte e svariate sono state le proposte di identificazione di questa pianta, peraltro in gran parte simbolica. La più comune vuole che si tratti del giuggiolo di Barberia (Zizyphus lotus), dai cui frutti si può ottenere una bevanda alcolica dagli effetti inebrianti.

https://it.wikipedia.org/wiki/Lotofagi
naturalmente il neretto è mio [;)]

ciao
mauro



Sono d'accordo,credo anch'io sia simbolica,che fosse loto,papavero o altre piante,non ha molta importanza,quello su cui riflettere è: perchè annebbiare la mente e "anima" ?
La droga non è veleno solo per il corpo ma lo è specialmente per "anima"



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 Oggetto del messaggio: Re: "Gnosticismo" nell'Odissea?
MessaggioInviato: 26/04/2016, 16:05 
caro rew,
ho comunque voluto precisare, perché non passasse, che il loto, quello che conosciamo noi, fosse una droga [;)]

ciao
mauro



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MessaggioInviato: 02/05/2016, 10:32 
Giuramento e propositi

Ulisse in viaggio costeggia l'isola del sole,i suoi compagni stanchi chiedono di fermarsi per ristorasi ma Ulisse, avvertito da Tiresia, sa che è meglio
proseguire poiché fermandosi i suoi compagni potrebbero cadere in "cattive tentazioni"
Chiede loro di proseguire ma sono irremovibili, vogliono sbarcare,allora si fa promettere che nessuno di loro toccherà le vacche che si trovano sull'isola in quanto
sono sacre agli dei. Tutti giurano di non toccarle

Ma il "destino" è befferdo,nessun vento si levò per piu di un mese,"calma piatta" che proibiva la ripresa della navigazione,le provviste finirono,
sull'isola non vi era altro cibo che le vacche ma sono "sacre" e non possono essere mangiate
Gli uomini cercano di "resistere" ma i morsi della "fame" sono incensanti,amplificati dagli stessi dei,decidono di cibarsene anche se avevano giurato di non farlo
Ulisse "dorme",svegliatosi da rumori di festa scorge i suoi uomini che banchettano con la carne delle vacche,tutti ne mangiarono solo Ulisse si astenne dal farlo,
Il loro destino era segnato,ripartiti morirono tutti ,solo Ulisse sopravvive

Ci sono periodi nella vita in cui si è soggetti alle "leggi del destino",quella "calma piatta" diventa padrona della nostra vita,antagonista della magia del fare,ci mette alla prova per testare il nostro essere
Promesse,buoni propositi,credenze,giuramenti,tutto viene messo in discussione
Per la maggior parte di noi sarà partita persa,noi non siamo dei ma ancora "umani",quel "qualcosa" che può sopravvivere alla morte non è ancora un "io" permanente
Per quanta "fame" ha Ulisse,egli non mangia di quella carne

Dentro di noi ci sono parecchi "io" che decidono "autonomamente"gli uni dagli altri,un "io" al mattino prende decisioni,promette,giura che "farà"
ma a sera un'altro "io" metterà in discussione e agirà in maniera opposta dalle decisioni prese dal "io" del mattino

L'osservazione o ricordo di Se ci aiuta a mettere ordine nel "caos" che c'è dentro di noi



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 Oggetto del messaggio: Re: "Gnosticismo" nell'Odissea?
MessaggioInviato: 04/05/2016, 23:13 
rew63 ha scritto:
Giuramento e propositi

Ulisse in viaggio costeggia l'isola del sole,i suoi compagni stanchi chiedono di fermarsi per ristorasi ma Ulisse, avvertito da Tiresia, sa che è meglio
proseguire poiché fermandosi i suoi compagni potrebbero cadere in "cattive tentazioni"
Chiede loro di proseguire ma sono irremovibili, vogliono sbarcare,allora si fa promettere che nessuno di loro toccherà le vacche che si trovano sull'isola in quanto
sono sacre agli dei. Tutti giurano di non toccarle

Ma il "destino" è befferdo,nessun vento si levò per piu di un mese,"calma piatta" che proibiva la ripresa della navigazione,le provviste finirono,
sull'isola non vi era altro cibo che le vacche ma sono "sacre" e non possono essere mangiate
Gli uomini cercano di "resistere" ma i morsi della "fame" sono incensanti,amplificati dagli stessi dei,decidono di cibarsene anche se avevano giurato di non farlo
Ulisse "dorme",svegliatosi da rumori di festa scorge i suoi uomini che banchettano con la carne delle vacche,tutti ne mangiarono solo Ulisse si astenne dal farlo,
Il loro destino era segnato,ripartiti morirono tutti ,solo Ulisse sopravvive

Ci sono periodi nella vita in cui si è soggetti alle "leggi del destino",quella "calma piatta" diventa padrona della nostra vita,antagonista della magia del fare,ci mette alla prova per testare il nostro essere
Promesse,buoni propositi,credenze,giuramenti,tutto viene messo in discussione
Per la maggior parte di noi sarà partita persa,noi non siamo dei ma ancora "umani",quel "qualcosa" che può sopravvivere alla morte non è ancora un "io" permanente
Per quanta "fame" ha Ulisse,egli non mangia di quella carne

Dentro di noi ci sono parecchi "io" che decidono "autonomamente"gli uni dagli altri,un "io" al mattino prende decisioni,promette,giura che "farà"
ma a sera un'altro "io" metterà in discussione e agirà in maniera opposta dalle decisioni prese dal "io" del mattino

L'osservazione o ricordo di Se ci aiuta a mettere ordine nel "caos" che c'è dentro di noi


A livello emozionale è una condizione molto forte quella di fare un giuramento e mortificante non poterlo assolvere..
Ricordo che da bambina quando facevamo un giuramento tra amiche incrociavamo gli indici e li baciavamo come a voler sigillare la promessa di quel giuramento...
(Mi capita con più facilità di non assolvere le promesse che faccio a me stessa che non quelle fatte agli altri... [8] )



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 Oggetto del messaggio: Re: "Gnosticismo" nell'Odissea?
MessaggioInviato: 05/05/2016, 18:04 
shighella ha scritto:

A livello emozionale è una condizione molto forte quella di fare un giuramento e mortificante non poterlo assolvere..
Ricordo che da bambina quando facevamo un giuramento tra amiche incrociavamo gli indici e li baciavamo come a voler sigillare la promessa di quel giuramento...
(Mi capita con più facilità di non assolvere le promesse che faccio a me stessa che non quelle fatte agli altri... [8] )



Il giuramento è in effetti una prova con se stessi,di solito durante il rito si fa appello a un Dio o ad altri personaggi "santificati",figure invisibili
che invochiamo per nome come testimoni e garanti della buona riuscita dell'atto

Di solito non giuriamo quasi mai su noi stessi come se inconsciamente sapessimo che difficilmente manterremo la parola data
I romani antichi giuravano anche sul proprio onore ,che a quel tempo valeva qualcosa,per esempio Attilio Regolo, che compiuta la missione a Roma ritornò a Cartagine dove venne giustiziato

Il problema è quale "io" giura,non essendo unità diventa "facile" promettere,difficile è mantenere



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