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Astronave
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 Oggetto del messaggio: Le finestre della percezione
MessaggioInviato: 25/07/2022, 15:50 
LE FINESTRE DELLA PERCEZIONE
UNA STORIA ONESTA DEGLI PSICHEDELICI
Articolo di Nikita Bryant

Con la rinascita d’interesse per le sostanze psichedeliche in ambito accademico e culturale del XXI seco­lo, viene qui discussa un’accurata comprensione di queste potenti piante e composti e della loro profonda in­fluenza sugli esseri umani. Sin dalle prime testimonianze della Storia, l’umanità si è sforza­ta d’esplorare la propria coscienza ed espandere la mente. La ricerca nell’arte rupestre, che risale al Paleolitico supe­riore, 35.000 AEV, ha collegato le raffigurazioni prodotte a stati alterati indotti da sostanze psichedeliche come l’LSD (dietilamide dell’acido lisergico), il catalizzatore della controcultura degli anni ‘60 negli USA. Certo è che molte culture, nel corso della Storia, hanno ruotato attorno ad alcuni intossicanti, stimolanti, sedativi o psichedelici. Dagli acacti visionari delle Americhe ai funghi deliranti delle tundre settentrionali, all’iboga allucinante dell’Africa equatoria­le e dell’Occidente industriale imbevuto di alcool e zucchero, se c’è una tribù, una nazione o un Impero - ovunque nel mezzo - c’è una droga che altera la mente, comunemente usata nella ricer­ca della comunione con il divino. Attraverso un processo chiamato fil­traggio selettivo i nostri sistemi sensoriali elaborano una quantità significativa di dati, la maggior parte dei quali viene scartata in quanto non utile per la sopravvivenza biologica. Si pensa che il talamo, dal greco “ca­mera”, sia il fulcro di collegamento dove i neuroni sensoriali s’incontrano e i segnali vengono inviati alla corteccia cerebrale, il più grande sito d’integrazio­ne neurale nel sistema nervoso centrale. Gli accademici europei hanno contem­plato e compreso tale processo neurolo­gico dalla fine del XIX secolo. L’epistemologo inglese C.D. Broad commenta sulla teoria della “perce­zione pura” del filosofo francese Henry Bergson del 1896: “Il suggerimento è che la funzione del cervello, del sistema nervoso e degli organi di senso sia principalmente eliminativa e non produttiva... La funzione del cervello e del sistema nervoso e degli organi sensoriali è quello di proteggerci dall’essere sopraffatti e confusi da questa massa di conoscenze in gran parte inutile e irrilevante, escludendo la maggior parte di ciò che altrimenti percepiamo o ricordiamo in qualsiasi momento, lasciando solo quella selezione molto piccola e speciale che proba­bilmente avrà utilità pratica”. Aldous Huxley, autore del romanzo distopico “Brave New World” ha spiegato nella sua opera illuminata, “The Doors of Perception”, che: “Secondo una tale teoria ognuno di noi è “mente in senso ampio”, ma nella misura in cui siamo animali i nostri affari sono a tutti i costi sopravvivere. Per rendere possibile la sopravvivenza biologica la mente in generale deve essere incanalata attraverso la valvola di riduzione del cervello e del siste­ma nervoso. Quello che esce dall’altra parte è un misero rivolo del tipo di coscienza che ci aiuterà a rimanere in vita sulla superficie di questo particolare pianeta.” La nostra esperienza percettiva ordinaria è limitata, e solo pochi veggenti dotati sono in grado di penetrare naturalmente questo velo razionale, fermare la “valvo­la di riduzione” e osservare il resto della realtà. Le travolgenti sinfonie di Beetho­ven, i capolavori visionari di Da Vinci, le teorie mutevoli paradigmatiche di Einstein e il linguaggio del dramma sha­kespeariano, ritraggono tutti un’innata capacità non solo di vedere oltre il velo, ma di riportare qualcosa alla “norma­lità”, nella coscienza di veglia. L’artista e “glorioso luminare” William Blake ha detto della percezione restrittiva dell’umanità: “Se le porte della percezione fossero sgombrate tutto sembrerebbe all’uomo così com’è, infinito. Perché l’uomo si è chiuso, finché non vede tutte le cose attraverso le anguste fessure della sua caverna”.

Capire gli psichedelici
Per comprendere le sostanze psichedeliche è necessario spogliarsi di tutti i preconcetti. La conoscenza generale di queste piante e composti onnipresenti deriva da diversi decenni d’influenza del Governo e dei media. Da quando i primi hippy indotti dall’LSD hanno manifestato pubblicamente con cartelli e slogan su ‘amore libero e potere dei fiori’, le autorità si sono impegnate a sottomettere e rimuovere questa scomoda spina. Un altro approccio è guardare ai nostri antenati e viaggiare verso le alte civiltà dell’antichità, nel tentativo di comprendere l’uso rituale degli psichedelici e le loro capacità di potenziamento della coscienza. Nell’Egitto dinastico o Al-Kemet, come lo chiamavano gli antichi arabi, iniziarono le “radici” dell’alchimia e della chimica e fu scritto il primo testo medico. Nel XIV secolo AEV l’esumazione della tomba di Tutankhamon portò alla scoperta, in vasi di alabastro, di tracce di un estratto liquido della ninfea blu, Nymphaea caerulea, un potente ipnotico. Con l’aggiunta della radice di mandragola, una pianta psicoattiva usata anche dalle streghe nell’Europa medievale, gli Egizi entravano in stati di trance ove stabilivano un contatto con il “mondo sotterraneo” e conducevano cerimonie di guarigione. Nella scena raffigurata il dio della Saggezza, Thoth, sta inscrivendo il nome del Faraone Seti nell’Albero della Vita. Dennis McKenna, direttore di Etnofarmacologia presso l’Heffter Research Institute, nel suo libro “The Invisible Landscape”, con il coautore Terence McKenna, identifica l’albero con l’Acacia nilotica, una pianta ricca di dimetiltriptamina (DMT) e diffusa nell’iconografia e nella mitologia egizia. Quando viene fumato il DMT è uno psichedelico potente e di breve durata ed è endogeno, essendo prodotto naturalmente negli esseri umani. I suoi effetti sono un dissolvimento totale della realtà in visioni profonde e travolgenti, ed è anche l’ingrediente attivo dei fermenti sciamanici dell’Amazzonia e delle cime delle antiche civiltà andine. Se gli egiziani abbiano utilizzato le sue proprietà psichedeliche, è ancora da scoprire. Tuttavia, la prevalenza dei teriantropi (mezze forme animali/umane) presenti in tutta la loro mitologia dà credito ad alcuni aspetti dell’esperienza psichedelica, così come le raffigurazioni nell’arte rupestre visionaria del Paleolitico superiore e oltre.

Usi storici in Europa e in India
Quanto sono state influenti le esperienze visionarie degli psichedelici nel misticismo arcano dell’Egitto? Questo, infatti, è il misticismo che ha permeato gran parte del mondo. Qual è la loro influenza nello sviluppo del linguaggio geroglifico dell’Egitto, nell’architettura delle piramidi di Giza e nella medicina egiziana? La ricerca futura in archeologia e stati alterati di coscienza mirerà a rispondere proprio a queste domande. Perlomeno, la relazione appare correlativa, se non causale. Sin dal V secolo a.C. in Grecia il mistero di Eleusi ha visto le persone viaggiare attraverso tutto l’Impero greco-romano per ben 2.000 anni, onde prendere parte a tale rituale. Nelle sale buie del Tlesterion, ora un cumulo di macerie fuori Atene, gli iniziati bevevano la bevanda kykeon a base di orzo e Claviceps paspali, una forma non velenosa di ergot che dà origine a visioni simili all’LSD. In tali esperienze divinatorie, le domande senza tempo che lasciavano perplesso il pensiero intellettuale si rivelavano in una visione psichedelica. Tra gli iniziati c’erano Platone, Aristotele, Sofocle, Plotino e Pindaro, che riferirono: “Felice colui che avendo visto questi riti, va sotto la terra cava. Perché conosce la fine della vita e conosce il suo inizio mandato da Dio”. Figure così influenti della filosofia antica hanno dunque preso parte a queste cerimonie psichedeliche, tutte esaltandone l’importanza. E come sia diametralmente opposta la percezione di un rituale visionario della durata di due millenni popolato da alti accademici e e invece se ne fa nei tempi attuali. Cicerone, il filosofo romano che rese popolare la parabola della spada di Damocle, espresse che: “Atene non ha dato nulla al mondo di più eccellente e divino dei Misteri Eleusini. Perché per mezzo di essi siamo stati trasformati da uno stile di vita rozzo e selvaggio allo stato di umanità, e abbiamo appreso da loro i fondamenti della vita, e ho colto le basi non solo per vivere con gioia, ma anche per morire con una speranza migliore”. Come devono esser state veramente supreme e fondamentali le esperienze visionarie di Eleusi per questi antichi filosofi! Quanto della filosofia greca, e quindi del pensiero moderno, può essere attribuito alle visioni divine vissute ad Eleusi? E l’esperienza psichedelica è stata l’impulso e il catalizzatore mentale per questi filosofi dell’antica Europa nell’evoluzione della Storia? La profondità di tali domande dà luogo a una netta rivalutazione dello sviluppo dell’umanità nel tempo. Graham Hancock, scrittore e giornalista britannico, afferma: “Non dovremmo essere sorpresi di trovare l’uso di sostanze psichedeliche al centro di così tante civiltà avanzate, perché sembra che le sostanze psichedeliche abbiano svolto un ruolo chiave nell’emergere del comportamento moderno”. Percorriamo la notevole influenza che l’esperienza visionaria ha avuto sulla mente, sulla cultura e sulla vita dell’umanità, e il lettore più perspicace potrebbe persino riconoscere il ruolo significativo che gli psichedelici potrebbero svolgere nei nostri tempi moderni di disconnessione sacra e saturazione commerciale. Ancora più imponente di Eleusi è il Soma, la droga esaltata della cultura vedica dell’India che fiorì dal 1500 al 500 a.C. I quattro Veda - che hanno codificato le idee e le pratiche di questa antica società e sono le dottrine storiche che hanno posto le basi dell’induismo classico - hanno al loro interno 114 inni dedicati esclusivamente alla droga Soma. Gli accademici hanno solo teorie su quale pianta sia stata utilizzata per l’approvvigionamento della droga, tuttavia la centralità di Soma è evidente nella sua esaltazione e devozione. R. Gordon Wasson, il famoso economista ed etnobotanico che per primo portò i funghi psilocibina in Occidente da uno sciamano mazateco, tentò di dimostrare nel suo libro “Soma: Divine Mushroom of Immortality” che il farmaco era stato preparato dall’Amanita muscaria, il potente mu­scimoloso fungo rosso e bianco utilizzato nelle pratiche sciamaniche siberiane da secoli, se non millenni. Sfortunatamente, la sua teoria non ha ottenuto un’ampia accettazione nel mondo accademico, a causa dell’elevata tossicità dell’Aminta mu­scaria. In Siberia gli sciamani lasciano passare l’estratto del fungo attra­verso i loro corpi per rimuovere le tossine, dopodiché la tribù lo beve sottoforma di urina, un esempio con­vincente della devozione dell’uomo all’esperienza visionaria. L’American Institute of Vedic Studies spiega che “Soma è la grande divini­tà, potere cosmico e principio spirituale nel pensiero vedico”. Che si trattasse dell’Amanita (filtrata dalla vescica) o di un’altra pianta o intruglio sconosciuto, è per noi scarsamente rilevante. Il culto delle sue proprietà divinatorie nella cultura sviluppata dell’In­dia vedica, che ha dato origine all’in­duismo classico, chiarisce l’importanza del suo impatto sulle menti degli umani, antichi e moderni. Dagli antichi abitanti della valle dell’Indo fino alla Grecia e all’Egit­to, l’incessante ricerca dell’unione con il divino e lo sforzo per espandere la coscienza è evidente nel relativo uso storico di sostanze psichedeliche e, dai primi secoli EV in poi, la correlata te­nace diffamazione e repressione evi­denzia solo l’ignoranza che circonda tali sostanze ed esperienze. Anche i riti eleusini - che duravano da ben 2.000 anni - furono infine spazzati via dai cristiani ariani che distrussero e profa­narono i luoghi sacri nel 396 EV. Nel Medioevo anche le streghe eu­ropee che si sforzavano di espandere la loro coscienza con piante psicoattive della famiglia delle Belladonna - prin­cipalmente Giusquiamo, Belladonna e Mandragora - furono perseguitate atrocemente, e 40.000 di loro furo­no giustiziate, spesso bruciate vive dalle autorità cristiane. Una nota a margine interessante (e recondita) è la con­vinzione che le streghe che cavalca­no su manici di scopa potrebbero non derivare necessariamente dalle potenti allucinazioni che hanno incon­trato, ma da loro stesse che effettivamente applicavano unguenti psicoattivi su manici di scopa o bastoni e “ungendosi sotto le braccia e altre parti pelose”, cavalcando fisicamente sui manici di scopa.

Usi storici in America
Per quanto insoliti fossero tali “meto­di d’illuminazione”, queste esperienze perenni e sacre sono sempre persi­stite nel corso della Storia, indoma­bili alle forze perniciose che hanno combattuto contro di esse essendo, tuttavia, elementi essenziali per la vita e le culture dei loro utenti. Ora navigheremo dall’altra parte dell’oceano verso le Americhe, dove la prevalenza dell’uso psichedelico pervade ogni società e tribù. L’esperienza visionaria rappresenta infatti il ‘pilastro centra­le’ delle loro culture. “Nella coscienza dimora il meraviglioso, con esso l’uomo raggiunge il regno al di là del materiale e il Peyote ci dice dove trovarlo.”. Così lo scrittore francese e teorico del movimento surrealista, An­tonin Artaud, commentando il Peyote, o Lophophora Williamsii. Originario del Messico e del sud degli Stati Uniti, il peyote è un cactus allucinogeno il cui principio attivo è la mescalina, ed è sta­ta la prima pianta allucinogena ad essere analizzata chimicamente. Gli indiani messicani e americani han­no usato il cactus peyote sia in modo cerimoniale sia medicinale per migliaia di anni. Le scoperte archeologiche in Texas hanno prodotto “campioni, trovati nel contesto dell’uso cerimoniale, [che] indicano come il suo uso ha più di settemila anni”. (Plants of the Gods di Richard Evans Schultes, Albert Hofmann e Christian Ratsch). È noto che molti popoli etnici dell’America centrale hanno utilizzato anche funghi psichedelici per migliaia di anni. La Psilocybe mexicana, un fungo psichedelico coltivato da micologi dilettanti in tutto il mondo moderno per il suo composto attivo, la psilocibina, è stato onorato già nel 100 AEV nella regione Maya. Santuari sottoforma di pietre ‘a fungo’ sono stati trovati sparsi nelle antiche regioni Maya, e le illustrazioni nel Codex Vindobonensis Maya mostra­no celebranti religiosi e divinità che detengono tali funghi allucinogeni. Gli psiconauti odierni utilizzano una pletora di funghi del genere Psilocybe, che crescono in tutti i continenti tran­ne l’Antartide, per entrare in stati visionari. “Le droghe psichedeliche, in particolare la psilocibina, consentono di proiettare un riflettore su questi livelli più profondi della psiche, come [Carl] Jung ha correttamente affermato. Ma non è un museo di archetipi o costrutti psichici, come sembrava presu­mere. È una frontiera di completezza in cui qualsiasi persona, così motivata e così co­raggiosa da desiderare di farlo, può andare e lasciare il piano mondano dietro di sè.”. Queste le parole di Terence McKenna - un uomo il cui impatto sulla cultu­ra e sulla comunità psichedelica è incommensurabile, essendo peraltro stato un etnobotanico universalmen­te considerato come “una delle princi­pali autorità sui fondamenti ontologici dello sciamanesimo” - con le quali descrive simili esperienze. Francisco de Orellana, un conquistatore spagnolo che completò la prima navigazio­ne conosciuta dell’intera lunghezza del Rio delle Amazzoni, si imbatté in enormi città all’interno della foresta pluviale. Raccontava di immensi tesori d’oro e cannella e di incontri con tribù guidate da donne che assomigliavano alle Amazzoni della mitologia greca, da cui il nome del fiume, ma fu ridicolizzato per aver apparentemente esagerato queste affermazioni. Solo quando la tecno­logia moderna è avanzata al punto tale d’essere in grado di scansionare la volta della giungla e produrre im­magini del terreno sottostante, sono stati portati alla luce vasti complessi, a volte ampi molti chilometri. Quest’ultima cultura matriarcale fu spazzata via dal vaiolo portato dai con­quistadores spagnoli, ed è l’antenata del­le tribù che bevono Ayahuasca di oggi. L’Ayahuasca, un nome quechua che significa “vite dell’anima”, è un infuso allucinogeno solitamente fatto con l’ar­busto Chacruna, Psychotria viridis, e la liana, Banisteriopsis caapi. Chacruna, la pianta principale dell’Ayahuasca, ha un alto contenuto di DMT. Tuttavia la DMT è inattiva per via orale, a causa di un enzima nell’intestino, la monoamino ossidasi (MAO), che la scompone troppo ra­pidamente. Questo è il motivo per cui la DMT viene estratta e affumicata nel mondo moderno. Su oltre 150.000 specie vegetali che esistono nella foresta pluviale, gli amazzonici, attraverso una straordinaria impresa farmaco­logica, hanno trovato la vite Baniste­riopsis caapi che ha un inibitore MAO presente in natura che blocca la rot­tura del DMT! Quando è stato chie­sto dagli antropologi come si fossero imbattuti in questa conoscenza, essi hanno spiegato che era stata portata in loro dagli spiriti. Essi credono che l’infuso visionario pos­sa liberare l’anima dalla reclusione corpo­rea, liberando il suo proprietario dalla re­altà mondana e ordinaria e inserendolo nel meraviglioso regno degli spiriti, consentendo la comunione e l’esplorazione. O in altre parole, fermare l’azione dell’ipotalamo, la valvola riduttrice della mente. L’antichità dell’Ayahuasca è un punto cruciale della mitologia e della filosofia amazzoniche, con il suo utilizzo che varia dalla guarigione alla divinazione. Con l’aumento dell’interesse in tutto il mondo occidentale per gli psichel­delici, le cerimonie indigene dell’Ayahuasca si sono trasformate in un’economia in forte espansione. I suoi sostenitori giustificano tale ‘industria’ con l’i­nondazione di denaro nelle aree eco­nomicamente povere, ma quelli più dubbiosi lamentano che la ricchezza della regione non si basi sul valore monetario. E poiché l’effetto della grande influenza occidentale nelle aree remote e nelle culture della giungla è stato in passato catastrofico, possia­mo solo sperare che venga fatto un passo più attento con le tribù Ayahua­sca dell’Amazzonia nord-occidentale.

Usi moderni: libertà o controllo?
Finora, abbiamo viaggiato attraver­so vaste regioni del mondo e della Storia, toccando solo la punta dell’i­ceberg psichedelico. L’esperienza visionaria ha collegato molte culture al divino, e le ha tenute in equi­librio per migliaia di anni. La sua influenza sugli esseri umani antichi e moderni è probatoria e significativa, e la sua inesorabile sottomissione dimostra solo la nostra disconnessione, come società, dalla mano guida che ci ha nutrito fin dall’inizio. Ben documentati sono gli hippy e i tumultuosi anni ‘60 negli USA, di Woodstock e Timothy Leary, del fami­gerato LSD ‘che ha spinto tutto’ e l’impossibile guerra alla droga che ne è derivata di conseguenza. Ma si sa meno dell’attacco del Governo alla con­trocultura psichedelica, che ha prodotto una serie di leggi generali per vieta­re qualsiasi uso e ricerca, e la nascita di oltre mezzo secolo d’inerzia per mettere a tacere (e dimenticare) quei tempi esaltati e avanzati. Mentre infatti vasti cambiamenti cultu­rali si stavano diffondendo in tutti gli Stati Uniti con la preparazione delle riforme politiche e l’esplosione delle riforme sociali, l’amore e la pace venivano elevati come le virtù più alte e la proprietà il peccato più infimo, scuotendo di fatto le rigide fondamenta della società americana che pertanto iniziarono ad incrinarsi e vacillare: evolvendosi dai beatnik de­gli anni ’50 - la cui icona Jack Kerouac scrisse il romanzo liberatorio “On the Road” - arrivarono gli hippy con un dogma simile di libertà e conformità. Solo che la loro obiezione alle conven­zioni aveva un’importanza dieci volte maggiore rispetto ai beatnik. Prima è arrivata l’apparenza. Ca­pelli lunghi e abiti eclettici influen­zati da musica e band come i Beatles. Barbe spettinate e bassi livelli d’igie­ne influenzati da un senso di alie­nazione che Jerry Rubin, icona del movimento hippie, ha spiegato sinteti­camente: “La pubblicità non si preoccu­pa della povertà, dell’oppressione razziale, della polizia, il problema più grande è: hai i capelli pettinati e com’è sotto le braccia? Questa è l’ossessione dell’America, quindi penso che una generazione di ragazzi che dice ‘non ci interessa il tuo concetto di pu­lizia’ sia rivoluzionaria”. Questo allontanamento dalle con­venzioni causò trepidazione nelle menti delle generazioni più anziane, e iniziò la spaccatura che sarebbe stata in se­guito nota come “divario generaziona­le”, e non passò molto tempo prima che ci fosse altro dietro le apparenze. Con uno stile disinvolto di amore ed esplorazione, il movimento iniziò ad evolversi e nacque uno stile di vita, promiscuo e intrinsecamente eretico. Il sesso, uno dei catalizzatori di questo cambiamento culturale, è stato un entusiasmante percorso d’indagine, e con l’introduzione della pillola contraccettiva nel 1960 gli scienziati hanno alimentato il giovane fuoco rivo­luzionario. Tutte le componenti della società sono state profondamente interrogate dalla gioventù ribelle, esaminate per uno scopo o per una ragione, come ha sperimentato Tho­mas Fleming, editore di Chronicles: A Journal of American Culture: “Pensavo che il mondo fosse cambiato, che tutto ciò che forse aveva dato un senso alla vita in passato, tutte le tradizioni, che fosse reli­gione, modi, vestiti, matrimonio, famiglia, tutto, tutto questo fosse crollato”. Entro la metà degli anni ‘60, le proteste erano diffuse. Il 1965 ha mostrato manifestazioni contro la guerra di 15.000 e 17.000 persone a Washin­gton e al Madison Square Garden e, nel 1967, si sono verificate proteste di oltre 100.000 persone, una delle quali ha mar­ciato direttamente sul Pentagono. La guerra del Vietnam ha dato alla controcultura un altro fronte comune. Con i diritti civili, l’amore libero, i pro-droga e l’anti convenzionalismo, milioni di giovani si univano sotto la promessa di un mondo migliore, l’eliminazione dei loro fratelli e sorelle dai confini restrittivi del Governo e dalle norme stagnanti della società.

Scoprire l’LSD
Sotto questo pervasivo cambiamen­to culturale, insieme a sesso e musica, c’era un noto - ma poco compreso - catalizzatore psichedelico chiamato LSD. I suoi effetti psicoattivi furono osservati più di due decenni prima, nel 1943, da un chimico svizzero di nome Albert Hofmann. Egli - dopo aver sco­perto il composto e prima di un mo­vimentato viaggio in bicicletta verso casa - ne versò accidentalmente un po’ sulla propria mano, ingerendo il potente farmaco per via transdermica. Nel suo libro di memorie del 1980, “LSD: My Problem Child”, ha ricorda­to il primo viaggio in assoluto con l’LSD nella storia umana: “Ho percepito un flusso ininterrotto di immagini fantastiche, forme straordinarie con un gioco di colori intenso e caleidoscopico... Questa è stata, nel complesso, un’esperienza straordinaria, sia nel suo inizio improvviso sia nel suo corso straordinario”. Dalla sua genesi e fino all’inizio degli anni ‘60, l’LSD è stato rele­gato agli esperimenti di scienziati e accademici e alla mercé delle agenzie governative. Percepita come una sostanza simile ad una panacea dalla comunità scientifica, con risul­tati promettenti nella guarigione e nell’aiuto a varie malattie - dall’alco­lismo alla tossicodipendenza alla depres­sione e alla schizofrenia - questo com­posto innovativo ha preannunciato una comprensione più profonda della men­te, delle emozioni e della coscienza. Il dottor Humphry Osmond, espa­triato britannico che lavorava nel Sakatchewan, in Canada, non ha solo coniato il termine “psichedelico” nelle sue lettere al saggista Aldous Huxley, ma ha anche condotto i più grandi esperimenti di LSD al mondo, ed è stato lo psichiatra di riferimento per quanto riguarda gli psichedelici. Osmond chiese ai suoi medici ed infermieri di assumere LSD per comprendere meglio i loro pazienti, e assunse persino un architet­to per assumere LSD e riprogettare l’istituto in modo che fosse più adatto alla guari­gione, iniziando così il campo della psicologia ambientale. Nei suoi studi sulla dipendenza da alcolici, in collaborazione con Abram Hoffer, furono trattati circa 2.000 pa­zienti con un’intensa sessione di terapia e una grande dose di LSD. Un anno dopo i trattamenti produssero un notevole tasso di sobrietà del 40-45%. Osmond ha anche lavorato con gli schizofrenici, tentando d’entrare in contatto con i suoi pazienti penetrando gli stati che imitano la psicosi con LSD e me­scalina. Gli psichedelici erano in realtà chiamati psicotomimetici, tra gli altri termini, prima della denominazione appropriata di Osmond. Tra il 1963 e il 1966, sotto la guida di Osmond, i pazienti ricoverati al Weyburn Mental Hospital sono scesi da 1.519 a 421 - il calo ospedaliero più netto in Gran Bretagna e Nord America - e tale evento è stato ad­dirittura riconosciuto dall’OMS. Molti studi seguirono le orme di Osmond, e nel 1961 c’erano oltre 1.000 articoli pubblicati sull’LSD in riviste mediche in 15 paesi. Un’altra pertinente domanda passò quindi all’interno della comunità scientifica: c’era una relazione tra gli psichedelici e lo stato mistico di coscienza? Walter Pahnke, sacerdote e psichiatra, sotto la supervisione di Timothy Leary - un importante portavoce della suc­cessiva controcultura in via di sviluppo - ha tentato d’affrontare tale questio­ne con il “Marsh Chapel Experiment” o “Esperimento del Venerdì Santo” Il Venerdì Santo del 1962 alla Boston University, dieci sacerdoti seminaristi presero una capsula di psilocibina, il principio attivo dei funghi psichedelici, mentre altri dieci in alternativa pre­sero la niacina come gruppo di controllo. Quasi tutto il gruppo attivo subì una potente esperienza mistica, con pun­teggi elevati nella sensazione d’unità esterna e interna, trascendenza del tempo e dello spazio, transitorietà e comportamento positivo persistente nei confronti di sé, degli altri e della vita. Un aggiornamento dell’esperimento condotto a 25 anni di distanza, nel 1986, ha rilevato che tutti i soggetti a parte uno che avevano assunto la psilocibina “caratterizzava [l’esperienza] come uno dei punti più alti della loro vita spirituale”. L’esperimento è stato successivamente denomina­to “The Miracle of Marsh Chapel”, ed è stato più recentemente replicato in un recente studio pubblicato nel 2006 da Roland R. Griffiths dove in un follow-up a 14 mesi di distanza oltre la metà dei partecipanti ha valutato l’espe­rienza tra le migliori cinque esperienze spi­rituali più significative della loro intera vita.

Il Project MKUltra e la CIA
Mentre gli scienziati continuavano a esplorare ulteriormente nel subcon­scio, la Central Intelligence Agency ame­ricana aveva macchinazioni di tipo meno nobile. Il 1953 vide l’inizio del programma comportamentale della CIA denominato “Project MKUltra”. “I concetti coinvolti nella manipolazione del comportamento umano sono ritenuti da molte persone sia all’interno sia all’ester­no dell’agenzia essere sgradevoli e non eti­ci”. Queste le parole di John K. Vance, un membro dello staff dell’ispettore generale della CIA nel commentare il proprio rapporto sul Progetto Project MKUltra dopo la sua scoperta in un sondaggio della divisione dei servizi tecnici dell’agenzia. Esaminare a fondo l’infanzia delle scienze comportamentali richiederebbe una discussione separata, tuttavia questi due decenni hanno dato ori­gine ad alcune delle più prolifiche violazioni dei diritti umani e attività ille­gali da parte di un Governo sviluppate sul proprio popolo e non in tempo di guerra. Il Project MKUltra della CIA fu un grande finanziatore di un medico canadese di nome Dr. D. Ewen Ca­meron, fornendo l’equivalente di oltre 4 milioni di dollari - al valore attuale - per il suo ‘programma’. Il Dr. Cameron, presidente dell’Ame­rican Psychiatric Association nel 1953 e della World Psychiatric Association nel 1961, causò danni irreparabili a molti pazienti mentre conduceva gli esperimenti di Montreal finanziati dalla CIA. I pazienti vennero posti in coma farma­cologico utilizzando la torazina per giorni e settimane (quasi tre mesi, in un caso). Quando si svegliarono, vennero sot­toposti a terapia shock ad alto voltaggio e iniettati di LSD e, durante quella che Cameron chiamò “guida psichica” (mentre erano ancora sotto alte dosi di LSD), gli vennero fatti ascoltare messaggi preregistrati della sua voce per un massimo di 16 ore al giorno. Inoltre, ispirato da Donald Hebb - un uomo il cui lavoro di deprivazione sensoriale è iniziato “con il problema del lavaggio del cervello” - Cameron implementò la propria tecnica all’interno di un ‘pro­gramma di trattamento’ in cui i pazienti vennero privati dei sensi, scarsamente nutriti e idratati, scarsamente ossigenati, mentre venivano iniettati con LSD e curaro, un veleno paralizzante. Ebbene: Nel 1988 il Dipartimento di Giustizia USA ha pagato 750.000 dollari in un accordo extragiudiziale a 9 vittime, e all’inizio del 1992 oltre 6.000.000 dollari sono stati altresì pagati dal Governo canadese a 77 vittime dei bar­bari esperimenti di Cameron. Centinaia di altri pazienti hanno chiesto un risarcimento al Governo canade­se all’inizio degli anni ‘90 con affer­mazioni di perdita della capacità di leg­gere o scrivere, totale amnesia per qualsiasi cosa prima degli esperimenti e persino dover esser stati addestrati ad andare in bagno. Sorprendentemente, a molti è stato negato il risarcimento perché ritenuti non sufficientemente danneggiati dagli esperimenti! Le complessive implicazioni del ‘programma’ del Dr. D. Ewen Cameron non sono ancora note. Nel 1954, come ausiliario del Project MKUltra della CIA fu istituita l’Opera­tion Midnight Climax (OMC). “In quale altro luogo un ragazzo ameri­cano dalla testa calda potrebbe mentire, uccidere, imbrogliare, rubare, violentare e saccheggiare con la sanzione e la benedi­zione dell’Altissimo?” Così ha scritto George White, capo dell’OMC, a Syd­ney Gottlieb, il chimico che dirigeva l’Operazione MKUltra. Utilizzando prostitute pagate a San Francisco, New York e California, uo­mini ignari sono stati attirati nei bordelli gestiti dalla CIA o “rifugi”, come li chiamavano gli agenti, e trattati con LSD e altre droghe. Lo sco­po era determinare se questi composti potessero essere usati come siero della verità in combinazione con il sesso e se le lavoratrici del sesso potessero essere risorse vitali per l’agenzia. Attraverso un vetro unidirezionale, George White e i suoi agenti osserva­vano le prostitute drogare e andare a letto con uomini di varia estrazione, tentando di sollecitarli a rivelare informazioni riservate. L’operazione è stata quindi ulteriormente ampliata drogando di nascosto persone in bar, ristoranti e spiagge, continuando per oltre un decennio e fino al 1977. L’Operation Midnight Climax è solo una delle operazioni declassificate della CIA nella tumultuosa era psiche­delica: è preoccupante considerare ciò che può ancora saltar fuori dagli annali della ‘storia CIA’. MKUltra e OMC sono strumenti preziosi per comprendere che quelli che per alcuni sono strumenti illuminanti di trascendenza, per altri sono armi. La comprensione scientifica delle sostanze psichedeliche continuò a svilup­parsi, e la gioventù americana aveva ora stabilito una ‘base controcultu­rale’ nel distretto di Haight-Ashbury a San Francisco. I movimenti stavano di­lagando nel Paese, e veniva ristabilita una connessione con lo spirito. Un risveglio arcaico e una rinascita di antiche filosofie si agitavano nelle menti della gioventù ribelle. Il vecchio sistema non era riuscito a fornire loro appagamento, e attra­verso una connessione con l’esperienza psichedelica, vasti gruppi di persone si univano nell’amore e all’unisono. Non avevano bisogno di lauree o la­vori o di essere d’accordo con i tabù: la vita era esplorare, vivere apertamente senza pregiudizi. Abbandonando i vecchi metodi e unendosi, i giovani hanno scheggia­to le fondamenta della società. Sesso, droga, musica ad alto volume, amore libero, niente guerra, uguaglianza: i princìpi sembravano semplici e solo negli anni ‘60 si formarono più di 2.000 comuni. Ma per la struttura del Potere e per le grandi imprese, il pugnale psichedelico era puntato direttamente al cuore del loro establishment, e presto pas­sarono dall’agitazione all’allarme totale. Nel tentativo di controllare il movimento, il Governo criminalizzò l’LSD nel 1967 e arrestò alcune dei suoi espo­nenti chiave, e nel 1970 il Congresso aveva approvato il Controlled Substan­ces Act che vietava, di fatto, qualsiasi uso, ricerca e trattamento. “Gli psichedelici sono illegali non perché un Governo amorevole sia preoccupato che tu possa saltare da una finestra del terzo piano. Gli psichedelici sono illegali perché dissolvono strutture di opinione e modelli di comportamento e di elaborazione delle informazioni stabiliti culturalmente. Ti aprono alla possibilità che tutto quello che sai è sbagliato.” (Terence McKenna). Con effetto immediato ogni lavoro scientifico cessò. Decenni di ricer­che su alcolismo, tossicodipendenza, schi­zofrenia e coscienza vennero accantonati a tempo indeterminato. Lo sconvolgi­mento culturale si diffuse dall’ebolli­zione, alla lenta ebollizione, al nulla. Tutto ciò che è emerso è stato un movimento clandestino illecito che ha lot­tato per affermarsi. Hunter S. Thomp­son, un appassionato psiconauta e giornalista politico, ha cantato poe­ticamente i sentimenti della maggior parte delle persone all’interno della tarda controcultura psichedelica nella sua abbattuta malinconia: “Così ora, meno di cinque anni dopo, puoi salire su una ripida collina a Las Vegas e guardare a Ovest, e con il giusto tipo di occhi puoi quasi vedere il segno dell’acqua alta, il luogo in cui l’onda alla fine si è rotta e per tornare alla situazione precedente.” Questa ondata psichedelica che si era precipitata in tutta l’America era stata interrotta. I suoi valori prevalevano ancora in molti dei suoi devoti, ma i movimenti unificati si sciolsero. Chiunque fosse stato trovato in pos­sesso di sostanze psichedeliche era passibile di lunghe pene detentive e così la vita ha tentato di tornare alla “normalità”, e per mezzo secolo gli psiconauti esegui­vano i loro rituali nell’intimità delle loro case o nei boschi, mentre il com­mercio illecito di droga cresceva. Ora, con una riforma diffusa in tutta l’America e nel mondo, le dro­ghe psichedeliche stanno tornando in primo piano. Uno studio condotto nel 2015 ha rilevato che nel periodo di tre anni fino al 2018, il consumo di LSD negli adulti è aumentato del 56,4% negli Stati Uniti. Stati e Paesi stanno depenalizzando le sostanze psichede­liche con regolarità crescente, e ora esiste quasi un decennio di nuove ricerche sulla psilocibina e l’LSD. I poteri forti si stanno rendendo conto dell’incredibile potenziale terapeutico di queste sostanze, e anche del sostan­zioso profitto finanziario che grazie ad esse può essere realizzato. “I soggetti vedono nuove dimensioni nell’u­niverso, hanno forti sentimenti di essere parte integrante della creazione e tendono a considerare le cose ordinarie nella vita di tutti i giorni - come i pasti, le passeg­giate nella natura, i giochi con i bambini o i rapporti sessuali - come sacre”. (Dott. Stanislav Grof). Gli psichedelici sono strumenti che cambiano la vita, possono aiutare le persone a vivere vite più signifi­cative e appaganti. Man mano che collettivamente progrediamo ulte­riormente nella loro comprensione, il cambiamento nella coscienza e i potenti cambiamenti che vibre­ranno attraverso la nostra società saranno fondamentali e belli. Le aziende farmaceutiche stanno ve­dendo segnali di profitto, e la popo­lazione e la società hanno l’oppor­tunità di curare traumi radicati di vecchia data. Ma un equilibrio deve essere sia trovato sia mantenuto. Se questo nuovo capitalismo psiche­delico vuole spingersi troppo oltre verso il profitto, allora l’evoluzione che l’esperienza visionaria può fornire sarà soffocata dall’avarizia, il nostro spi­rito divino annegherà in un pozzo di mere ricchezze monetarie. Tuttavia, se accettiamo la responsa­bilità personale di prenderci cura del nostro viaggio, separatamente e insie­me, speriamo di poter riconnetterci alla ‘verità infinita’ che risiede dentro di noi tutti, ed emancipare noi stessi e il nostro pianeta dalle grinfie rapaci di un’ideologia morente. “Con gli psichedelici, se sei fortunato e sfondi, capisci cosa ha veramente valore nella vita. Beni materiali, potere, dominio e territorio non hanno valore. Le persone non combatte­rebbero guerre e l’intero sistema che abbiamo attualmente crollerebbe. Le persone diven­terebbero cittadini pacifici e amorevoli, non robot che marciano nell’oscurità con tutte le luci spente”. (Gary Fisher)


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