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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 17/08/2018, 21:12 
Ufologo 555 ha scritto:
Ci sono migliaia di preti in gamba di cui nessuno ne parla, ovvio. Fanno del bene in silenzio e si comportano da VERI Ministri.
con questo NON giustifico assolutamente gli ALTRI! Anzi ...


Confermo , lavorando con la Caritas ne ho conosciuti molti .

Ma sono i Quadri Dirigenti il vero problema.


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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 18/08/2018, 13:12 
Ti do mestamente ragione (ed anche con la rabbia dentro!).
Uno dei miei cognati (che è parroco) se potesse andrebbe in Curia a prendere tutti a calci gl'imboscati che sono la dentro ...
Quando invece lo spostano, vanno sempre a trovarlo (quelli dei posti precedenti).
Pochi miseri uomini (non preti!) fanno odiare tutti gli altri! Ma come scrivo sempre era tutto previsto ...
Occorre discernimento, avvedutezza e sempre un occhio vigile: Ecclesia Sancta et meretrix



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 20/08/2018, 11:29 
«Una subcultura omosessuale sta devastando la Chiesa dall’interno»

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«Per troppo tempo abbiamo ridotto la realtà del peccato – abbiamo rifiutato di chiamare peccato un peccato – e abbiamo scusato il peccato nel nome di un’errata nozione di misericordia. Nei nostri tentativi di essere aperti al mondo siamo divenuti troppo disposti ad abbandonare la Via, la Verità e la Vita». Lo scrive lo statunitense Robert Morlino, vescovo di Madison, in una lettera rivolta a tutti i fedeli della sua diocesi in cui affronta con franchezza e carità i problemi che stanno affliggendo la Chiesa, di nuovo nell’occhio del ciclone dopo la pubblicazione del rapporto del Gran giurì della Pennsylvania e la vicenda McCarrick, l’ormai ex cardinale al centro di uno scandalo a sfondo omosessuale. Il vescovo di Madison spiega che la mondanizzazione della Chiesa ha fatto perdere di vista la salutare distinzione tra peccato e peccatore: «Non deve esserci spazio né rifugio per il peccato, né nelle nostre vite, né nelle vite delle nostre comunità. Per essere un rifugio per i peccatori (che è quello che dovremmo essere), la Chiesa deve essere il luogo dove i peccatori possano trasformarsi per essere riconciliati. In questo parlo di tutti i peccati».

Morlino si dice disgustato dalla lettura delle storie di abusi sessuali, esprime tutta la sua vicinanza alle vittime per «quello che continuate a soffrire nella vostra mente e nel vostro cuore» e ricorda schiettamente la causa principale dello scandalo: «In questa specifica situazione, stiamo parlando di atti sessuali devianti – quasi esclusivamente omosessuali – da parte di chierici. Stiamo anche parlando di proposte e abusi omosessuali contro seminaristi e giovani sacerdoti da parte di potenti preti, vescovi e cardinali.
Stiamo parlando di atti e azioni che non sono solo in violazione delle promesse sacre fatte da alcuni – in breve, sacrilegio – ma anche in violazione della legge morale naturale [valida] per tutti».

Il vescovo statunitense deplora i tentativi disonesti (fatti da chi rigetta l’insegnamento della Chiesa e cerca di infangarla) di rappresentare lo scandalo come un mero problema di pedofilia: «C’è stato un grande sforzo per mantenere distinti gli atti che cadono sotto la categoria degli atti di omosessualità adesso-culturalmente-accettabile dagli atti di pedofilia pubblicamente-deplorabili. Questo per dire che finora i problemi della Chiesa sono stati dipinti solamente come problemi di pedofilia, nonostante ci siano evidenti prove del contrario», come gli studi del John Jay College hanno dimostrato.
Morlino ricorda l’insegnamento sull’intera morale sessuale secondo l’ordine di Dio: «È ora di essere onesti e dire che i problemi sono entrambi e sono di più. Cadere nella trappola di analizzare i problemi secondo ciò che la società potrebbe trovare accettabile o inaccettabile significa ignorare che la Chiesa non ha mai ritenuto NULLA di questo accettabile: né l’abuso dei bambini, né l’uso della sessualità al di fuori del matrimonio, né il peccato di sodomia».

La lettera prosegue poi con la denuncia della lobby gay infiltratasi nella Chiesa, creando scandalo, come McCarrick che ha abusato del suo potere «per interesse della sua soddisfazione omosessuale» con minori, seminaristi e adulti.
«È tempo di ammettere che c’è una subcultura omosessuale all’interno della gerarchia della Chiesa Cattolica che sta portando grande devastazione nella vigna del Signore. L’insegnamento della Chiesa è chiaro sul fatto che l’inclinazione omosessuale non è di per sé peccaminosa, ma è intrinsecamente disordinata in un modo che rende ogni uomo stabilmente afflitto da essa inadatto a essere sacerdote».
Il vescovo di Madison invita i seminaristi e i sacerdoti a dargli prontamente notizia di eventuali abusi sessuali, coercizioni o immoralità sessuale, chiedendo inoltre ai fedeli laici «di aiutarci a renderci responsabili nei confronti delle autorità civili, dei fedeli nei banchi e di Dio Onnipotente, non solo per proteggere i bambini e i giovani dai predatori sessuali nella Chiesa, ma anche i nostri seminaristi, studenti universitari e tutti i fedeli».

Ai sacerdoti ricorda in particolare la loro vocazione al celibato e la promessa fatta a Dio di «vivere una vita casta cosicché voi possiate completamente donare la vostra vita a Cristo, alla Chiesa e alle persone che Lui vi ha chiamato a servire. Dio vi darà le grazie per farlo».


Morlino, autore di una lettera autenticamente pastorale e che consigliamo di leggere nella sua interezza, chiama poi ognuno alla preghiera – per la propria persona, la propria famiglia e per la Chiesa – ed esorta a cercare con decisione la santità: «Dobbiamo rifiutare di essere silenti di fronte al peccato e al male nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità e dobbiamo esigere dai nostri pastori – me compreso – che loro stessi lottino giorno dopo giorno per la santità. Dobbiamo farlo sempre con amorevole rispetto per le persone ma con una chiara comprensione che il vero amore non può mai esistere senza la verità».
Infine, il vescovo chiede ai sacerdoti e a tutti i fedeli di unirsi per fare atti di riparazione al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria; e invita a offrire il digiuno del 19, 21 e 22 settembre (il digiuno previsto per le Tempora di autunno) in riparazione ai peccati commessi dal clero, richiamando le parole di Gesù: «Certi peccati, come certi demoni, possono essere scacciati solo con la preghiera e il digiuno»

http://www.iltimone.org/news-timone/sub ... llinterno/

Questa Rivista non è ben vista da molti "preti" .... [8D] Ma è estremamente seria, efficace e veritiera ...



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 20/08/2018, 12:30 
Ufologo 555 ha scritto:

Morlino si dice disgustato dalla lettura delle storie di abusi sessuali, esprime tutta la sua vicinanza alle vittime per «quello che continuate a soffrire nella vostra mente e nel vostro cuore» e ricorda schiettamente la causa principale dello scandalo: «In questa specifica situazione, stiamo parlando di atti sessuali devianti – quasi esclusivamente omosessuali – da parte di chierici. Stiamo anche parlando di proposte e abusi omosessuali contro seminaristi e giovani sacerdoti da parte di potenti preti, vescovi e cardinali. Stiamo parlando di atti e azioni che non sono solo in violazione delle promesse sacre fatte da alcuni – in breve, sacrilegio – ma anche in violazione della legge morale naturale [valida] per tutti».

( ... )

La lettera prosegue poi con la denuncia della lobby gay infiltratasi nella Chiesa, creando scandalo, come McCarrick che ha abusato del suo potere «per interesse della sua soddisfazione omosessuale» con minori, seminaristi e adulti. «È tempo di ammettere che c’è una subcultura omosessuale all’interno della gerarchia della Chiesa Cattolica che sta portando grande devastazione nella vigna del Signore. L’insegnamento della Chiesa è chiaro sul fatto che l’inclinazione omosessuale non è di per sé peccaminosa, ma è intrinsecamente disordinata in un modo che rende ogni uomo stabilmente afflitto da essa inadatto a essere sacerdote».


http://www.iltimone.org/news-timone/sub ... llinterno/


Quindi l' inclinazione omosessuale non è peccaminosa... ma è meglio che i preti siano tutti eterosessuali ?
Solo gli eterosessuali possono essere casti e onesti ?
Ma la vocazione non viene da Dio ? Quindi pensano che "chiamando" un omosessuale Dio possa commettere un errore di valutazione ?

Secondo me intanto c' è una gran bella differenza fra omosessualità e CRIMINI ( ABUSI, VIOLENZE, PEDOFILIA ).
Sarà anche disgustato ma già che c' era ne ha approfittato per sminuire il problema ( "atti sessuali devianti" non rende affatto la gravità ) e insinuare che l' omosessualità è una porta aperta verso la delinquenza e questa mi sembra un' ennesima vigliaccata. Stessero zitti farebbero più bella figura. Scusate la durezza.



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 20/08/2018, 12:46 
La Chiesa (da sempre!) CONDANNA il peccato mai i peccatori ... (non facciamo confusione).
"Donna, dove sono i tuoi accusatori? Va e NON PECCARE PIU'!"
Dio certamente può chiamare un omosessuale ma costui è tenuto (come l'etero) a rispettare la vocazione e l'impegno sacerdotale!
Quindi, OGNI tipo di abuso è e rimane ESECRABILE (Sacrilego).



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 20/08/2018, 22:00 
Ufologo 555 ha scritto:
La Chiesa (da sempre!) CONDANNA il peccato mai i peccatori ... (non facciamo confusione).
"Donna, dove sono i tuoi accusatori? Va e NON PECCARE PIU'!"
Dio certamente può chiamare un omosessuale ma costui è tenuto (come l'etero) a rispettare la vocazione e l'impegno sacerdotale!
Quindi, OGNI tipo di abuso è e rimane ESECRABILE (Sacrilego).

Non è che sono molto in sintonia, con la chiesa.
Sono i peccatori che peccano, e sono i peccatori, senza INDULGENZE, che devono pagare, a Cesare.
Con Dio poi sono cavoli loro.



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 21/08/2018, 11:24 
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ABOLIZIONE DEI PATTI LATERANENSI



Questa porcata deve finire :

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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 21/08/2018, 13:19 
argla ha scritto:
Quindi l' inclinazione omosessuale non è peccaminosa... ma è meglio che i preti siano tutti eterosessuali ? Solo gli eterosessuali possono essere casti e onesti ?

Credo che questi reati siano gravissimi a prescindere dall'inclinazione sessuale e dall'abito che si indossa. Certamente è ancor più grave se a commetterli è chi per principio e vocazione ha scelto di difendere i deboli e gli indifesi. Per quanto mi riguarda ho studiato dai preti le elementari e non ho mai avuto "attenzioni particolari".

Come buona parte dei credenti vorrei una Chiesa sana e non affetta da questi scandali ma di contro nella mia vita di credente ho avuto il piacere di conoscere dei veri "Santi in terra", delle persone (suore e sacerdoti), dotati di una vocazione e di un amore per il prossimo senza pari e trovo giusto sottolineare anche questi aspetti.

Infine, non credo che "solo gli eterosessuali possano essere casti e onesti". Credo che in ogni cosa, anche nella vita di tutti i giorni, la differenza la faccia la persona, il suo libero arbitrio, la sua morale e i suoi principi, nonché la capacità di riuscire a dominare se stessi specie se si è intrapreso un percorso religioso.



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 26/08/2018, 15:11 

Chiesa e pedofilia.

Gli scandali legati agli abusi dei sacerdoti e i tentativi di insabbiamento della chiesa



Anche se con parecchi anni di ritardo ieri papa Francesco ha condannato il fallimento della Chiesa nel nascondere gli abusi dei preti pedofili di cui era ampiamente a conoscenza, ma non tutti sono concordi nel riconoscere al pontefice questo «passo».

COLM O’GORMAN, oltre ad essere l’autore dell’inchiesta Sex Crimes and the Vatican, trasmessa dalla Bbc nel 2006, è uno degli attivisti irlandesi più impegnati sulla vicenda degli abusi dei preti pedofili ha criticato su Twitter le parole di papa Francesco al Castello di Dublino. Il papa, ha scritto, «aveva una perfetta occasione per affrontare la questione degli abusi…Ancora una volta ha scelto di non farlo. Ancora peggio, ha tentato di sviare in maniera straordinaria», ha dichiarato Colm O’Gorman. Secondo l’attivista, presidente della sezione irlandese di Amnesty International nonché vittima di abusi di sacerdoti,

il papa non ha riconosciuto «la verità provata del ruolo del Vaticano nell’insabbiamento dei tanti crimini compiuti contro così tante persone» in Irlanda,

ma si è invece riferito «al dolore e la vergogna per la comunità cattolica».

Così facendo, Francesco «continua a suggerire che questa vergogna debba gravare sui fedeli della Chiesa, i normali cattolici»
.

La storia degli scandali legati alla pedofilia dei sacerdoti irlandesi è complessa e tira in causa direttamente il Vaticano, responsabile per molto tempo di aver insabbiato i casi, senza volerne affrontare le conseguenze.

IL RAPPORTO RYAN, consultabile sul sito childabusecommission.ie, venne pubblicato nel 2009 e fotografa una situazione imbarazzante per la chiesa e terribile per le vittime. Il rapporto è corposo, 3.500 pagine, ed è il frutto di una ricerca conoatta per molti anni in svariati istituti scolastici.


Secondo il rapporto in Irlanda sarebbero avvenuti centinaia di casi di abusi. Sei mesi dopo sarebbe toccato al cosiddetto


«rapporto Murphy» ribadire le accuse, associate alle attività da parte della chiesa tese a non fare emergere lo scandalo;

in pratica le autorità ecclesiastiche, locali e romane, si sarebbero preoccupate maggiormente di non fare emergere lo scandalo,

anziché prendere provvedimenti contro i responsabili degli abusi, garantendo inoltre credibilità alle vittime degli atti di pedofilia.


https://ilmanifesto.it/il-papa-a-dublin ... -vaticano/



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 26/08/2018, 15:17 


Il rapporto Murphy e gli orrori della pretofilia




Continuano a definirli "casi isolati". In Italia, s'intende, perchè fuori dall'Italia ormai la scusa non regge. Negli Stati Uniti, in Irlanda, in tutti i Paesi che hanno istituito commissioni apposite per indagare sugli abusi commessi dagli ecclesiastici, non si può avere la sfrontatezza di parlare di "casi isolati", ma si può solo scusarsi.

Scusarsi con le migliaia di vittime dei religiosi pedofili negli Stati Uniti, in Messico, in Brasile, in Australia, in Africa, in Europa.

Scusarsi con le migliaia di vittime di abusi fisici e sessuali perpetrati dagli ecclesiastici negli istituti residenziali e nelle "scuole industriali" irlandesi. Il Rapporto della Commissione Ryan, diffuso nel maggio di quest'anno, raccontava gli orrori e le sevizie cui erano sottoposti i bambini negli istituti gestiti e controllati da ordini religiosi. Maltrattamenti, violenze sessuali, abusi sistematici, e un costante clima di terrore.


I superiori non solo sapevano, ma incoraggiavano il "mantenimento della disciplina" con tali mezzi.


Gli ispettori governativi che avrebbero dovuto vigilare sul benessere dei bambini fingevano di non sapere e non vedere.

Un rapporto sconvolgente, che ha costretto i Fratelli Cristiani, la congregazione religiosa che gestiva la maggior parte delle scuole industriali assieme alle Suore della Misericordia, ad offrire un risarcimento di 34 milioni di euro alle vittime. Altre cinque congregazioni hanno offerto ulteriori 43 milioni di euro. Un Consiglio di Giustizia fu istituito già dal 2002 per risarcire le vittime: al 2008 aveva giudicato 11.337 casi, con risarcimenti individuali tra i 65.000 e i 300.000 euro.

Ora, a sei mesi di distanza, arriva un nuovo rapporto, quello della Commissione Murphy, istituita nel 2006 per verificare come la Chiesa e le autorità statali avessero gestito le denunce di abusi sessuali sui minori commessi dagli ecclesiastici nella sola diocesi di Dublino. Settecento pagine di testimonianze raccapriccianti, 320 vittime, una sequenza di racconti dell'orrore che coinvolgono un campione di 46 sacerdoti dal 1975 al 2004, costantemente coperti dalle autorità ecclesiastiche, spostati di parrocchia in parrocchia, con l'unico intento di proteggere il buon nome e i beni della Chiesa. Gli ultimi quattro arcivescovi che si sono succeduti alla guida della diocesi di Dublino avevano in comune una regola: coprire gli abusi e gli abusatori, insabbiare, nascondere, negare.



Il rapporto Murphy è dettagliato: ad ogni sacerdote è dedicato un capitolo denso di accuse, di testimonianze, di orrori. Ogni capitolo una storia in cui la pedofilia si fonde col sadismo e con ogni sorta di perversione degli impulsi sessuali. Forse quelle più agghiaccianti riguardano padre Noel Reynolds, che ammise di aver abusato di più di cento bambini nelle otto parrocchie in cui aveva esercitato il proprio ministero negli oltre trent'anni di carriera. Spostato da una parrocchia all'altra ogni volta che si sollevava uno scandalo sui "comportamenti inappropriati" tenuti dal sacerdote, raccomandato ai vescovi locali senza mai comunicare i suoi trascorsi, Reynolds trovava ogni volta terreno fertile: le madri gli affidavano con fiducia i bambini, nessuno dubitava di lui e della sua dedizione.


Le denunce vennero a galla solo nel 1995, quando la polizia irlandese aprì un'indagine sul suo conto. Arrestato nell'ottobre del 1999, a seguito degli abusi commessi su due sorelline di sei e undici anni, Reynolds confessò.

Confessò di aver violentato almeno cento bambini,

raccontò particolari mostruosi e raccontò anche di come aveva abusato di una bambina piccolissima,

violentandola brutalmente utilizzando un oggetto: il crocifisso.



Arrivò perfino ad offrirlo alla polizia, come prova

. E tuttavia solo nel 1998, poco prima dell’arresto, era stato rimosso dalla parrocchia e trasferito come cappellano al National Rehabilitation Hospital,

anche stavolta senza informare le autorità ospedaliere dei trascorsi del sacerdote e mettendo in grave pericolo i 94 bambini degenti nella struttura.

E poi un altro sacerdote, padre Terentius, che ubriacava le sue vittime e poi le violentava; un altro ancora che ha affermato di aver abusato di un bambino diverso ogni quindici giorni, per 25 anni; e ancora un altro, insegnante elementare, che abusava sistematicamente dei propri alunni

. Una catena di orrori, che ad un'attenta lettura rivela un orrore peggiore: la costante e sistematica copertura dei vertici della diocesi di Dublino, preoccupati esclusivamente di evitare sia lo scandalo sia possibili richieste di risarcimento.

Dietro ogni sacerdote pedofilo c'è la figura di almeno un vescovo che sapeva.



"La sola preoccupazione dell'arcidiocesi di Dublino - si legge nel rapporto -

era quella di mantenere la segretezza,



evitare lo scandalo, proteggere la reputazione della Chiesa e i suoi beni. Tutto il resto, incluso il benessere dei bambini e la giustizia per le vittime, erano subordinati a queste priorità. L'arcidiocesi non si attenne alle procedure del diritto canonico e fece tutto il possibile per evitare l'intervento delle leggi dello Stato".

Le autorità dell'arcidiocesi che si occupavano delle denunce di abusi su minori avevano un’ampia esperienza in diritto canonico e in giurisprudenza. Eppure l'arcivescovo e i vescovi dublinesi sostennero di non sapere che, oltre ad essere un peccato, l'abuso su minori fosse anche un reato, e pertanto non avevano informato le autorità giudiziarie di quanto accadeva nelle loro parrocchie. Tuttavia tale presunta ignoranza risulta insostenibile, alla luce del fatto che fin dal 1986, le autorità ecclesiastiche decisero di ricorrere ad una polizza assicurativa per proteggere i beni della Chiesa da possibili richieste di risarcimento da parte delle vittime di abusi.

La pedofilia clericale è ben nota alla Chiesa fin dai tempi delle Indulgenze (1517) di Leone X, che assolvevano gli ecclesiastici dal "peccato contro natura con bambini" per la modica somma di "131 libbre, 15 soldi". Senza contare che, da tempo immemorabile, l'abuso sessuale ai danni di minori è oggetto di diritto canonico: la direttiva del cardinale Ottaviani del 1962, Crimen Sollicitationis, istruiva i vescovi su come trattare questo tipo di denunce, e la direttiva di Ratzinger del 2001, De Delictis Gravioribus, sottraeva i processi per abusi sui minori alla giurisdizione dei tribunali diocesani per avocarli direttamente alla Congregazione per la Dottrina della Fede.


Il regime di segretezza era tale che, qualora un sacerdote pedofilo veniva inviato ad un trattamento psicologico, neppure i terapeuti erano pienamente informati della storia del sacerdote. Molti dei rapporti e delle direttive dei terapeuti, del resto, erano completamente ignorati, anche quando psichiatri e psicologi raccomandavano di conferire ai sacerdoti incarichi che non prevedessero contatti con i bambini.



La stessa cultura della segretezza riscontrata nel caso di Dublino è stata riportata da altre inchieste condotte in altri Paesi. Nel 2002, il governatore dell'Oklahoma Frank Keating, presidente del Consiglio Nazionale per il Riesame che si occupava della vicenda dei preti pedofili negli Stati Uniti, rilasciò un'intervista al Los Angeles Times spiegando il motivo delle sue dimissioni dall'incarico dopo appena un anno, paragonando la segretezza della Chiesa a quella della mafia e le gerarchie ecclesiastiche a Cosa nostra: "I preti non obbediscono ai mandati di comparizione, e fanno sparire i nomi degli stupratori. Questa è un'organizzazione criminale, non la mia Chiesa".

In tale ottica, il benessere dei bambini veniva costantemente sacrificato per proteggere l'istituzione. Il rapporto Murphy sottolinea: "La Chiesa non è una democrazia e non ha procedure di selezione trasparenti, pertanto non è dato conoscere quali criteri siano utilizzati nella scelta degli Arcivescovi. Le nomine a vescovo sembrano essere state fatte essenzialmente sulla base dell'aderenza all'ortodossia dottrinale. L'abilità di gestione non sembra essere stata un criterio tenuto in considerazione".

Di fronte alla cultura della segretezza, la Commissione Murphy dovette emettere un ordine formale con il quale veniva richiesto che l'arcidiocesi di Dublino e altre organizzazioni, compresa la polizia stessa, fornissero tutti i documenti in loro possesso riguardanti i 46 sacerdoti coinvolti nell'inchiesta.


Nel settembre del 2006, la Commissione inviò inoltre una richiesta formale alla Congregazione per la Dottrina della Fede "chiedendo informazioni sulla promulgazione del Crimen Sollicitationis". Chiedeva inoltre informazioni su tutti i rapporti, riguardanti gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti, “inviati alla Congregazione dall'arcidiocesi di Dublino". La Congregazione non rispose mai alla richiesta, adducendo come pretesto il fatto che la stessa non fosse stata inoltrata attraverso gli appropriati canali diplomatici.


La Commissione inviò allora, nel febbraio 2007, una formale richiesta al Nunzio Apostolico irlandese, chiedendo di produrre tutti i documenti in suo possesso riguardanti l'indagine in corso. Non vi fu mai risposta. Non avendo il potere di emanare alcun ordine nei confronti della Congregazione per la Dottrina della Fede nè del Nunzio Apostolico, la Commissione proseguì il proprio lavoro senza alcuna collaborazione da parte del Vaticano. Tuttavia ritenne opportuno, alla conclusione dei lavori, inviare al Nunzio una copia del rapporto Murphy. Ancora una volta, non ricevette risposta.

Di fronte agli esiti del rapporto Murphy, l'attuale arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, ha offerto alle vittime le proprie scuse, il proprio dolore e la propria vergogna. Guardandosi bene dall'offrire anche un risarcimento economico, per quanto nessuna somma possa mai risarcire le violenze e le umiliazioni delle vittime.



Non si tratta dunque di "casi isolati" ma di situazioni "endemiche",


come sottolineano tutti i rapporti redatti fino ad oggi.

C'è da chiedersi come mai in Italia non sia mai stata istituita una commissione indipendente che indaghi sui casi di abusi sessuali su minori commessi da religiosi.

A scorrere le cronache giudiziarie, i casi non mancano. Il numero di segnalazioni e richieste di aiuto che pervengono ogni giorno alle associazioni antipedofilia sono centinaia. Eppure si tratta solo della punta dell'iceberg. Molti, moltissimi, non denunciano: per paura, per vergogna, per timore di non essere creduti, ma soprattutto per la certezza di non ottenere giustizia.

L'Italia conta più di settemila scuole cattoliche, frequentate da quasi 630.000 bambini. Tali scuole, parificate alla scuola pubblica, ricevono ogni anno finanziamenti statali sotto forma di “partecipazione alle spese”. Senza contare i 123 seminari minori in cui studiano più di 2700 ragazzi al di sotto dei 18 anni. E tuttavia nessuna commissione d'indagine sull'operato dei sacerdoti è mai stata istituita.

Preoccupati di non perdere il consenso degli elettori cattolici, gli esponenti politici si sono sempre schierati a favore della Chiesa.

Basti pensare alla gazzarra mediatica sollevata due anni fa per impedire ad Annozero di trasmettere il documentario Sex crimes and Vatican.

Così, in tema di abusi sessuali commessi da sacerdoti, si continua a parlare di "casi isolati".

E le coscienze addormentate, che da tempo hanno abdicato alla dignità, continuano a fingere che sia davvero così.

(4 dicembre 2009)


http://temi.repubblica.it/micromega-onl ... retofilia/



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 26/08/2018, 17:20 
Sono amaramente, consapevolmente e molto arrabbiato come te ... (Forse anche più di te)
Questi sedicenti preti dovrebbero essere consegnati alle Leggi dello Stato, ovunque si trovino, e sbattuti in galera, visto che sono anche reati civili! [:(!]



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 27/08/2018, 20:36 
Ufologo 555 ha scritto:
Questi sedicenti preti dovrebbero essere consegnati alle Leggi dello Stato, ovunque si trovino, e sbattuti in galera, visto che sono anche reati civili! [:(!]


Certo ma il problema è molto più grave !

Cita:
barionu ha scritto:

I superiori non solo sapevano, ma incoraggiavano

La sola preoccupazione dell'arcidiocesi di Dublino - si legge nel rapporto - era quella di mantenere la segretezza, evitare lo scandalo, proteggere la reputazione della Chiesa e i suoi beni. Tutto il resto, incluso il benessere dei bambini e la giustizia per le vittime, erano subordinati a queste priorità

Nel 2002, il governatore dell'Oklahoma Frank Keating, presidente del Consiglio Nazionale per il Riesame che si occupava della vicenda dei preti pedofili negli Stati Uniti, rilasciò un'intervista al Los Angeles Times spiegando il motivo delle sue dimissioni dall'incarico dopo appena un anno, paragonando la segretezza della Chiesa a quella della mafia e le gerarchie ecclesiastiche a Cosa nostra: "I preti non obbediscono ai mandati di comparizione, e fanno sparire i nomi degli stupratori.Questa è un'organizzazione criminale


Aggiungiamo ?

https://www.huffingtonpost.it/2018/08/2 ... _23509525/

Senza contare che a Papa Francesco forse qualcuno dovrebbe dire che è dal 1990 che l' OMS ha tolto l' omosessualità dall' elenco delle malattie mentali... ultimamente davvero si sentono cose incredibili....



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 28/08/2018, 09:32 

SCARICATE AL VOLO !


https://www.aldomariavalli.it/wp-conten ... RRETTO.pdf




L'ex Nunzio del Vaticano in USA:

"Bergoglio tolse le sanzioni segrete al card. MacCarrick subito dopo l'elezione"


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Viganò e papa Francesco

http://www.lastampa.it/2018/08/26/vatic ... agina.html

L’ex nunzio negli Usa Viganò: “Il Papa si deve dimettere”


Il diplomatico vaticano ha reso pubblico un documento sul caso del cardinale omosessuale McCarrick con accuse contro i vertici vaticani degli ultimi vent’anni


Pubblicato il 26/08/2018
Ultima modifica il 26/08/2018 alle ore 18:52
ANDREA TORNIELLI
INVIATO A DUBLINO


Le autorità della Santa Sede erano a conoscenza fin dal 2000 dell’esistenza di accuse contro l’arcivescovo Theodore McCarrik, promosso alla fine di quell’anno arcivescovo di Washington e creato cardinale da Giovanni Paolo II l’anno successivo: era noto che il prelato invitava i suoi seminaristi a dormire con lui nella casa al mare. È quanto si legge in un documento di 11 pagine firmato da Carlo Maria Viganò, ex segretario del Governatorato ed ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, che venne allontanato dal Vaticano e inviato nella sede diplomatica di Washington nel 2011.



Il testo di Viganò è zeppo di date e di circostanze, ed è chiaramente indirizzato contro Papa Francesco, del quale l’ex nunzio chiede le dimissioni perché a suo dire avrebbe tolto delle sanzioni esistenti contro MacCarrick dopo il conclave del 2013. Il documento ripropone, circostanziando le voci e informazioni già circolate almeno negli ultimi due mesi nella galassia mediatica antipapale e tradizionalista americana ed europea, cercando di attribuire ogni responsabilità sulle spalle dell’attuale Pontefice.



Viganò afferma che le denunce del 2000, con testimonianze scritte contro McCarrick - accusato di molestare seminaristi (maggiorenni) e giovani preti - vennero regolarmente trasmesse dai nunzi apostolici succedutisi nella sede di Washington, monsignor Gabriel Montalvo prima e monsignor Pietro Sambi poi. Questi report però rimasero senza alcuna risposta.



Viganò incolpa di tutto ciò l’all’ora Segretario di Stato Angelo Sodano - ma anche il Sostituto Leonardo Sandri, oggi cardinale Prefetto per le Chiese orientali - che a suo dire avrebbero coperto McCarrick. E Giovanni Paolo II, che nel 2000 approvò la nomina a Washington, e l’anno successivo l’inclusione del discusso arcivescovo nel collegio cardinalizio? Scrive Viganò: «Fu la nomina a Washington e a cardinale di McCarrick opera di Sodano, quando Giovanni Paolo II era già molto malato? Non ci è dato saperlo. È però lecito pensarlo, ma non credo che sia stato il solo responsabile. McCarrick andava con molta frequenza a Roma e si era fatto amici dappertutto, a tutti i livelli della Curia».



Un secondo round di accuse contro McCarrick è datato 2006. Lo stesso Viganò scrive di aver preparato due appunti circostanziati contro il cardinale, inoltrandoli ai suoi superiori - in quel momento il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone (accusato di aver promosso troppi omosessuali in posti di responsabilità nella Curia e nella Chiesa). Pure l’esito di questi appunti tardò ad arrivare, anche se Viganò afferma che nel 2009 o nel 2010 Benedetto XVI decise di imporre delle sanzioni all’ormai dimissionato McCarrick, imponendogli di non vivere in seminario, di non apparire o celebrare più in pubblico, di non viaggiare. McCarrick però non prese sul serio queste sanzioni rimaste segrete. Basta navigare sul web per pochi minuti per rendersi conto del fatto che anche dopo le presunte sanzioni di Papa Ratzinger, il cardinale americano ha continuato a celebrare in pubblico e a tenere conferenze.



Infine, l’ultimo capitolo: nel giugno 2013 Viganò durante un’udienza privata, a una domanda di Francesco su McCarrick avrebbe risposto al Papa che contro il cardinale c’era un dossier pieno di accuse depositato presso la Congregazione per i vescovi. Viganò non afferma di aver trasmesso, quel giorno, o successivamente, documenti o denunce contro McCarrick al nuovo Papa. Ma quelle poche parole scambiate gli sono sufficienti per affermare che Francesco non si sarebbe comportato correttamente, ma avrebbe in qualche modo aiutato l’anziano cardinale, che sarebbe anche diventato - afferma ancora l’ex nunzio, in questo caso senza circostanziare nulla né riportare alcun fatto preciso - ascoltato consigliere del nuovo Papa per nomine episcopali americane. Non va dimenticato che McCarrick dal 2006 non era più in carica, ma era un cardinale arcivescovo emerito, senza incarichi.



Al di là dei dettagli di un testo che evidentemente si inserisce nelle personali battaglie ecclesiali di un prelato il quale non ha mai digerito il suo allontanamento dal Vaticano per decisione di Benedetto XVI, e dell’uso strumentale che ne viene fatto nella battaglia ingaggiata dalla frangia anti-Francesco e dai suoi addentellati nella Chiesa, nella politica internazionale e nei media, rimangono alcuni fatti da acclarare.



Il primo riguarda la nomina di McCarrick a Washington e soprattutto la sua successiva inclusione nel collegio cardinalizio. Nel 2000 Papa Giovanni Paolo II non era certo alla fine dei suoi giorni (morì cinque anni dopo), e farlo passare per stanco, malato e incapace di prendere decisioni appare alquanto improprio. Bisogna supporre che il cardinale Sodano nascondesse informazioni decisive al Pontefice. Notizie che arrivavano dal nunzio apostolico a Washington, il quale peraltro poteva avere accesso diretto al Papa. Il cardinale Giovanni Battista Re - che secondo Viganò, da neo-Prefetto della Congregazione dei vescovi si oppose per iscritto alla nomina di McCarrick - era persona vicina al Papa e vicina al potente segretario di Papa Wojtyla, monsignor Stanislaw Dziwisz. Perché nessuno disse a Pontefice delle accuse contro il candidato all’arcivescovado di Washington e perché nessuno bloccò la sua successiva nomina cardinalizia?



Il secondo fatto è relativo al periodo 2006-2013. Viganò assicura che esistono delle sanzioni segrete contro McCarrick da parte di Papa Benedetto XVI e attacca il successore di MacCarrick a Washington, Donald Wuerl, di aver fatto finta di non sapere. Queste sanzioni obbligavano il cardinale molestatore di seminaristi adulti e di giovani preti a vivere ritirato in preghiera e penitenza, senza apparire o celebrare in pubblico. Perché McCarrick non obbedì a queste sanzioni e continuò a fare quello che faceva prima da cardinale pensionato, celebrando messe e tenendo conferenze? Perché nessuno chiese il rispetto degli ordini papali e perché nessuno avvisò il Pontefice di questa grave disobbedienza? E ancora, perché Papa Ratzinger scelse di mantenere segrete queste sanzioni - ovviamente ammesso che ogni affermazione di Viganò corrisponda al vero - senza renderle mai pubbliche?



Un terzo fatto. Quando quest’anno si è avuta notizia di una denuncia concreta di abuso su un minore da parte di McCarrick - episodio risalente a quando egli era prete a New York - Papa Francesco gli ha imposto di vivere ritirato e gli ha tolto la porpora cardinalizia: la prima vera e radicale sanzione contro l’ex arcivescovo, che non ha precedenti nella storia più recente della Chiesa. Fino al 2018, cioè fino all'apertura formale dell'inchiesta canonica contro McCarrick, le accuse riguardavano relazioni omosessuali con persone adulte. Resta poi la domanda sul perché monsignor Viganò non abbia reso note fino ad oggi queste informazioni se era così convinto che si trattasse di qualcosa di massima importanza per la Chiesa. E perché da nunzio apostolico negli Stati Uniti non le abbia messe per iscritto, invitando il nuovo Papa a prendere provvedimenti contro McCarrick, per far sì che le sanzioni segrete di Benedetto fossero finalmente applicate, cosa che evidentemente non era avvenuta prima.


https://www.liberoquotidiano.it/news/es ... tutto.html



LA DENUNCIA


Vaticano, papa Francesco smascherato dal cardinale Viganò: sapeva degli abusi di pedofilia nella Chiesa
26 Agosto 2018

Vaticano, papa Francesco smascherato dal cardinale Viganò: sapeva degli abusi di pedofilia nella Chiesa
"In questo momento estremamente drammatico per la Chiesa universale riconosca i suoi errori e in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, Papa Francesco sia il primo a dare il buon esempio a cardinali e vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro". Questo lo sconcertante appello rivolto al Pontefice dall’ex nunzio negli Usa Carlo Maria Viganò. La frase conclude un dossier sul caso dell’ex arcivescovo di Washington Theodore Edgar McCarrick, colpevole riconosciuto di abusi su seminaristi, al quale proprio per questo Papa Francesco ha tolto il cardinalato con una decisione senza precedenti nell’epoca contemporanea. Nel poderoso memoriale, monsignor Viganò scrive di aver parlato con Francesco il 23 giugno 2013 dicendogli "Santo Padre, non so se lei conosce il card. McCarrick, ma se chiede alla Congregazione per i Vescovi c’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di penitenza".

Leggi anche: Pedofilia nella Chiesa, il Papa: "Provo vergogna"

"Il Papa - racconta Viganò - non fece il minimo commento a quelle mie parole tanto gravi e non mostrò sul suo volto alcuna espressione di sorpresa, come se la cosa gli fosse già nota da tempo, e cambiò subito di argomento". Da questa assenza di reazioni l’ex nunzio deduce una volontà di Bergoglio di coprire il cardinale, che invece ha poi scardinalato. La tesi del "non poteva non sapere" applicata in ambito ecclesiastico sostiene tutto il testo diffuso da monsignor Viganò, che mette in cattiva luce alcuni porporati, in particolare gi ex segretari di Stato Angelo Sodano e Tarcisio Bertone, e gli ex sostituti Leonardo Sandri e Fernando Filoni, che a suo dire non hanno preso gli opportuni provvedimenti a carico di McCarrich, anche se poi è lui stesso a rivelare che Benedetto XVI aveva imposto segretamente al cardinale McCarrick di ritirarsi a vita privata e non celebrare più pubblicamente, il che significa che almeno Bertone Filoni si occuparono della cosa.

È noto in Vaticano che monsignor Viganò si aspettava un prestigioso incarico in Curia ed è invece finito in pensione anticipata al termine del suo quinquennio come nunzio apostolico a Washington. Così negli ultimi mesi l’arcivescovo milanese, a suo tempo protagonista di Vatileaks con le sue denunce a Benedetto XVI circa il malcostume nella Curia Romana e in particolare al Governatorato, finite su libri e giornali, è tornato a puntare il dito contro arcivescovi e cardinali a suo dire corrotti ed ha anche partecipato ad incontri pubblici di ultrà cattolici contrari alle aperture di Papa Francesco.



TESTIMONIANZA

di

Mons. Carlo Maria Viganò



Arciv. tit. di Ulpiana
Nunzio Apostolico
In questo tragico momento che sta attraversando la Chiesa in varie parti del mondo, Stati Uniti,
Cile, Honduras, Australia, ecc., gravissima è la responsabilità dei Vescovi. Penso in particolare agli Stati
Uniti d’America dove fui inviato come Nunzio Apostolico da papa Benedetto XVI il 19 ottobre 2011,
memoria dei Primi Martiri dell’America Settentrionale. I Vescovi degli Stati Uniti sono chiamati, ed io con
loro, a seguire l’esempio di questi primi martiri che portarono il Vangelo nelle terre d’America, ad essere
testimoni credibili dell’incommensurabile amore di Cristo, Via, Verità e Vita.
Vescovi e sacerdoti, abusando della loro autorità, hanno commesso crimini orrendi a danno di loro
fedeli, minori, vittime innocenti, giovani uomini desiderosi di offrire la loro vita alla Chiesa, o non hanno
impedito con il loro silenzio che tali crimini continuassero ad essere perpetrati.
Per restituire la bellezza della santità al volto della Sposa di Cristo, tremendamente sfigurato da
tanti abominevoli delitti, se vogliamo veramente liberare la Chiesa dalla fetida palude in cui è caduta,
dobbiamo avere il coraggio di abbattere la cultura del segreto e confessare pubblicamente le verità che
abbiamo tenuto nascoste. Occorre abbattere l’omertà con cui vescovi e sacerdoti hanno protetto loro stessi
a danno dei loro fedeli, omertà che agli occhi del mondo rischia di far apparire la Chiesa come una setta,
omertà non tanto dissimile da quella che vige nella mafia. “Tutto quello che avete detto nelle tenebre…
sarà proclamato sui tetti” (Lc. 12:3).


Avevo sempre creduto e sperato che la gerarchia della Chiesa potesse trovare in se stessa le risorse
spirituali e la forza per far emergere la verità, per emendarsi e rinnovarsi. Per questo motivo, anche se più
volte sollecitato, avevo sempre evitato di fare dichiarazioni ai mezzi di comunicazione, anche quando
sarebbe stato mio diritto farlo per difendermi dalle calunnie pubblicate sul mio conto anche da alti prelati
della Curia romana. Ma ora che la corruzione è arrivata ai vertici della gerarchica della Chiesa la mia
coscienza mi impone di rivelare quelle verità che con relazione al caso tristissimo dell’arcivescovo emerito
di Washington Theodore McCarrick sono venuto a conoscenza nel corso degli incarichi che mi furono
affidati, da S. Giovanni Paolo II come Delegato per le Rappresentanze Pontificie dal 1998 al 2009 e da
Papa Benedetto XVI come Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America dal 19 ottobre 2011 a fine maggio
2016.


Come Delegato per le Rappresentanze Pontificie nella Segreteria di Stato, le mie competenze non
erano limitate alle Nunziature Apostoliche, ma comprendevano anche il personale della Curia romana
(assunzioni, promozioni, processi informativi su candidati all’episcopato, ecc.) e l’esame di casi delicati,
anche di cardinali e vescovi, che venivano affidati al Delegato dal Cardinale Segretario di Stato o dal
Sostituto della Segreteria di Stato.


Per dissipare sospetti insinuati in alcuni articoli recenti, dirò subito che i Nunzi Apostolici negli
Stati Uniti, Gabriel Montalvo e Pietro Sambi, ambedue deceduti prematuramente, non mancarono di
informare immediatamente la Santa Sede non appena ebbero notizia dei comportamenti gravemente
immorali con seminaristi e sacerdoti dell’arcivescovo McCarrick. Anzi, la lettera del P. Boniface Ramsey,
O.P. del 22 novembre 2000, secondo quanto scrisse il Nunzio Pietro Sambi, fu da lui scritta a richiesta del
compianto Nunzio Montalvo. In essa P. Ramsey, che era stato professore nel Seminario diocesano di
Newark dalla fine degli anni ’80 fino al 1996, afferma che era voce ricorrente in seminario che l’arcivescovo
“shared his bed with seminarians”, invitandone cinque alla volta a passare il fine settimana con lui nella
sua casa al mare. Ed aggiungeva di conoscere un certo numero di seminaristi, di cui alcuni furono poi ordinati sacerdoti per l’arcidiocesi di Newark, che erano stati invitati a detta casa al mare ed avevano
condiviso il letto con l’arcivescovo.


L’ufficio che allora ricoprivo non fu portato a conoscenza di alcun provvedimento preso dalla Santa
Sede dopo quella denuncia del Nunzio Montalvo alla fine del 2000, quando Segretario di Stato era il Card.
Angelo Sodano.


Parimenti, il Nunzio Sambi trasmise al Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone una Memoria
di accusa contro McCarrick da parte del sacerdote Gregory Littleton della diocesi di Charlotte, ridotto allo
stato laicale per violazione di minori, assieme a due documenti dello stesso Littleton, in cui raccontava la
sua triste storia di abusi sessuali da parte dell’allora arcivescovo di Newark e di diversi altri preti e
seminaristi. Il Nunzio aggiungeva che il Littleton aveva già inoltrato questa sua Memoria a circa una ventina
di persone, fra autorità giudiziarie civili ed ecclesiastiche, di polizia ed avvocati, fin dal giugno 2006, e che
era quindi molto probabile che la notizia venisse presto resa pubblica. Egli sollecitava pertanto un pronto
intervento della Santa Sede.



Nel redigere l’Appunto su questi documenti che come Delegato per le RR.PP. mi furono affidati il
6 dicembre 2006, scrissi per i miei superiori, il Card. Tarcisio Bertone e il Sostituto Leonardo Sandri, che i
fatti attribuiti a McCarrick dal Littleton erano di tale gravità e nefandezza da provocare nel lettore sconcerto,
senso di disgusto, profonda pena e amarezza e che essi configuravano i crimini di adescamento,
sollecitazione ad atti turpi di seminaristi e sacerdoti, ripetuti e simultaneamente con più persone, dileggio
di un giovane seminarista che cercava di resistere alle seduzioni dell’arcivescovo alla presenza di altri due
sacerdoti, assoluzione del complice in atti turpi, celebrazione sacrilega dell’Eucaristia con i medesimi
sacerdoti dopo aver commesso tali atti.


In quel mio Appunto che consegnai quello stesso 6 dicembre 2006 al mio diretto superiore, il
Sostituto Leonardo Sandri, proponevo ai miei superiori le seguenti considerazioni e linea d’azione:


• Premesso che a tanti scandali nella Chiesa negli Stati Uniti, sembrava che se ne stesse per
aggiungere uno di particolare gravità che riguardava un cardinale;
• e che in via di diritto, trattandosi di un cardinale, in base al can. 1405 § 1, n. 2˚, “ipsius Romani
Pontificis dumtaxat ius est iudicandi”;
• proponevo che venisse preso nei confronti del cardinale un provvedimento esemplare che potesse
avere una funzione medicinale, per prevenire futuri abusi nei confronti di vittime innocenti e lenire
il gravissimo scandalo per i fedeli, che nonostante tutto continuavano ad amare e credere nella
Chiesa.
Aggiungevo che sarebbe stato salutare che per una volta l’Autorità ecclesiastica avesse ad
intervenire prima di quella civile e se possibile prima che lo scandalo fosse scoppiato sulla stampa.
Ciò avrebbe potuto restituire un po’ di dignità ad una Chiesa così provata ed umiliata per tanti
abominevoli comportamenti da parte di alcuni pastori. In tal caso, l’Autorità civile non si sarebbe
trovata più a dover giudicare un cardinale, ma un pastore verso cui la Chiesa aveva già preso
opportuni provvedimenti, per impedire che il cardinale abusando della sua autorità continuasse a
distruggere vittime innocenti.
Quel mio Appunto del 6 dicembre 2006 fu trattenuto dai miei superiori e mai mi fu restituito con
un’eventuale decisione superiore al riguardo.

Successivamente, intorno al 21-23 aprile 2008, fu pubblicato in internet nel sito richardsipe.com
lo Statement for Pope Benedict XVI about the pattern of sexual abuse crisis in the United States, di Richard
Sipe. Esso fu trasmesso il 24 aprile dal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Card.
William Levada, al Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, e fu a me consegnato un mese dopo, il
successivo 24 maggio 2008.



Il giorno seguente consegnavo al nuovo Sostituto Fernando Filoni il mio Appunto, comprensivo
del mio precedente del 6 dicembre 2006. In esso facevo una sintesi del documento di Richard Sipe, che
terminava con questo rispettoso ed accorato appello a Papa Benedetto XVI: “I approach Your Holiness
with due reverence, but with the same intensity that motivated Peter Damian to lay out before your
predecessor, Pope Leo IX, a description of the condition of the clergy during his time. The problems he
spoke of are similar and as great now in the United States as they were then in Rome. If Your Holiness
requests I will submit to you personally documentation of that about which I have spoken”.
Terminavo questo mio Appunto ripetendo ai miei superiori che ritenevo si dovesse intervenire
quanto prima togliendo il cappello cardinalizio al Card. McCarrick e che gli fossero inflitte le sanzioni
stabilite dal codice di diritto canonico, le quali prevedono anche la riduzione allo stato laicale.
Anche questo secondo mio Appunto non fu mai restituito all’Ufficio del Personale e grande era il
mio sconcerto nei confronti dei superiori per l’inconcepibile assenza di ogni provvedimento nei confronti
del cardinale e per il perdurare della mancanza di ogni comunicazione nei miei riguardi fin da quel mio
primo Appunto del dicembre 2006.



Ma finalmente seppi con certezza, tramite il Card. Giovanni Battista Re, allora Prefetto della
Congregazione per i Vescovi, che il coraggioso e meritevole Statement di Richard Sipe aveva avuto il
risultato auspicato. Papa Benedetto aveva comminato al Card. McCarrick sanzioni simili a quelle ora
inflittegli da Papa Francesco: il cardinale doveva lasciare il seminario in cui abitava, gli veniva
proibito di celebrare in pubblico, di partecipare a pubbliche riunioni, di dare conferenze, di
viaggiare, con obbligo di dedicarsi ad una vita di preghiera e di penitenza.



Non mi è noto quando papa Benedetto abbia preso nei confronti di McCarrick questi
provvedimenti, se nel 2009 o nel 2010, perché nel frattempo ero stato trasferito al Governatorato dello Stato
della Città del Vaticano, così come non mi è dato sapere chi sia stato responsabile di questo incredibile
ritardo. Non credo certo papa Benedetto, il quale da Cardinale aveva già più volte denunciato la corruzione
presente nella Chiesa, e nei primi mesi del suo pontificato aveva preso ferma posizione contro l’ammissione
in seminario di giovani con profonde tendenze omosessuali.


Ritengo che ciò fosse dovuto all’allora primo
collaboratore del papa, Card. Tarcisio Bertone, notoriamente favorevole a promuovere omosessuali in posti
di responsabilità, solito a gestire le informazioni che riteneva opportuno far pervenire al papa.
In ogni caso, quello che è certo è che papa Benedetto inflisse a McCarrick le suddette sanzioni
canoniche e che esse gli furono comunicate dal Nunzio Apostolico negli Stati Uniti Pietro Sambi.
Mons. Jean-François Lantheaume, allora primo Consigliere della Nunziatura a Washington e Chargé
d’Affaires a.i. dopo la morte inaspettata del Nunzio Sambi a Baltimora, mi riferì quando giunsi a
Washington – ed egli è pronto a darne testimonianza – di un colloquio burrascoso, di oltre un’ora, del
Nunzio Sambi con il Card. McCarrick convocato in Nunziatura: “la voce del Nunzio – mi disse Mons.
Lantheaume – si sentiva fin nel corridoio.”



Le medesime disposizioni di papa Benedetto furono poi comunicate anche a me dal nuovo Prefetto
della Congregazione per i Vescovi, Card. Marc Ouellet, nel novembre 2011 in un colloquio prima della mia
partenza per Washington fra le istruzioni della medesima Congregazione al nuovo nunzio.
A mia volta le ribadii al Card. McCarrick al mio primo incontro con lui in Nunziatura. Il cardinale,
farfugliando in modo appena comprensibile, ammise di aver forse commesso l’errore di aver dormito nello
stesso letto con qualche seminarista nella sua casa al mare, ma me lo disse come se ciò non avesse alcuna
importanza.


I fedeli si chiedono insistentemente come sia stata possibile la sua nomina a Washington e a
cardinale ed hanno pieno diritto di sapere chi era a conoscenza, chi ha coperto i suoi gravi misfatti. È perciò
mio dovere rendere noto quanto so al riguardo, incominciando dalla Curia Romana.
Il Card. Angelo Sodano è stato Segretario di Stato fino al settembre 2006: ogni informazione
perveniva a lui. Nel novembre 2000 il Nunzio Montalvo inviò a lui il suo rapporto trasmettendogli la già
citata lettera di P. Boniface Ramsey in cui denunciava i gravi abusi commessi da McCarrick.



È noto che Sodano cercò di coprire fino all’ultimo lo scandalo del P. Maciel, rimosse persino il
Nunzio a Città del Messico Justo Mullor che si rifiutava di essere complice delle sue manovre di copertura
di Maciel ed al suo posto nominò Sandri, allora Nunzio in Venezuela, ben disposto invece a collaborare.
Sodano giunse anche a far fare un comunicato alla sala stampa vaticana in cui si affermava il falso, che cioè
Papa Benedetto aveva deciso che il caso Maciel doveva ormai considerarsi chiuso. Benedetto reagì,
nonostante la strenua difesa da parte di Sodano, e Maciel, fu giudicato colpevole e irrevocabilmente
condannato.


Fu la nomina a Washington e a cardinale di McCarrick opera di Sodano, quando Giovanni Paolo II
era già molto malato? Non ci è dato saperlo. È però lecito pensarlo, ma non credo che sia stato il solo
responsabile. McCarrick andava con molta frequenza a Roma e si era fatto amici dappertutto, a tutti i livelli
della Curia. Se Sodano aveva protetto Maciel, come appare sicuro - non si vede perché non lo avrebbe fatto
per McCarrick, che a detta di molti aveva i mezzi anche finanziari per influenzare le decisioni. Alla sua
nomina a Washington si era invece opposto l’allora Prefetto della Congregazione per i Vescovi, Card.
Giovanni Battista Re. Alla Nunziatura di Washington c’è un biglietto, scritto di suo pugno, in cui il Card.
Re si dissocia da detta nomina e afferma che McCarrick era il 14mo nella lista per la provvista di
Washington.


Al Card. Tarcisio Bertone, come Segretario di Stato, fu indirizzato il rapporto del Nunzio Sambi,
con tutti gli allegati, e a lui furono presumibilmente consegnati dal Sostituto i miei due sopra citati Appunti
del 6 dicembre 2006 e del 25 maggio 2008. Come già accennato, il cardinale non aveva difficoltà a
presentare insistentemente per l’episcopato candidati notoriamente omosessuali attivi – cito solo il noto
caso di Vincenzo di Mauro, nominato Arcivescovo-Vescovo di Vigevano, poi rimosso perché insidiava i
suoi seminaristi – e a filtrare e manipolare le informazioni che faceva pervenire a papa Benedetto.
Il Card. Pietro Parolin, attuale Segretario di Stato, si è reso anch’egli complice di aver coperto i
misfatti di McCarrick, il quale dopo l’elezione di papa Francesco si vantava apertamente dei suoi viaggi e
missioni in vari continenti. Nell’aprile 2014 il Washington Times aveva riferito in prima pagina di un
viaggio di McCarrick nella Repubblica Centroafricana, per giunta a nome del Dipartimento di Stato.



Come
Nunzio a Washington, scrissi perciò al Card. Parolin chiedendogli se erano ancora valide le sanzioni
comminate a McCarrick da papa Benedetto. Ça va sans dire che la mia lettera non ebbe mai alcuna risposta!
Lo stesso si dica per il Card. William Levada, già Prefetto della Congregazione per la Dottrina
della Fede, e per i Cardinali Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi, e Lorenzo
Baldisseri, già Segretario della medesima Congregazione per i Vescovi, e l’Arcivescovo Ilson de Jesus
Montanari, attuale Segretario della medesima Congregazione. Essi in ragione del loro ufficio erano al
corrente delle sanzioni imposte da papa Benedetto a McCarrick.

I Cardinali Leonardo Sandri, Fernado Filoni e Angelo Becciu, come Sostituti della Segreteria
di Stato, hanno saputo in tutti i particolari la situazione del Card. McCarrick.
Così pure non potevano non sapere i Cardinali Giovanni Lajolo e Dominique Mamberti, che
come Segretari per i Rapporti con gli Stati, partecipavano più volte alla settimana a riunioni collegiali con
il Segretario di Stato.

Per quanto riguarda la Curia Romana per ora mi fermo qui, anche se sono ben noti i nomi di altri
prelati in Vaticano, anche molto vicini a papa Francesco, come il Card. Francesco Coccopalmerio e
l’Arcivescovo Vincenzo Paglia, che appartengono alla corrente filo omossessuale favorevole a
sovvertire la dottrina cattolica a riguardo dell’omosessualità, corrente già denunciata fin dal 1986
dal Card. Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, nella Lettera

ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali. Alla medesima
corrente, seppur con una ideologia diversa, appartengono anche i Cardinali Edwin Frederick
O’Brien e Renato Raffaele Martino. Altri poi, appartenenti a detta corrente, risiedono persino alla
Domus Sanctae Marthae.
Vengo ora agli Stati Uniti. Ovviamente, il primo ad essere stato informato dei provvedimenti presi
da papa Benedetto fu il successore di McCarrick alla sede di Washington, il Card. Donald Wuerl, la cui
situazione è ora del tutto compromessa dalle recenti rivelazioni sul suo comportamento come vescovo di
Pittsburgh.
È assolutamente impensabile che il Nunzio Sambi, persona altamente responsabile, leale, diretto
ed esplicito nel suo modo di essere da vero romagnolo, non gliene abbia parlato. In ogni caso, io stesso
venni in più occasioni sull’argomento con il Card. Wuerl, e non ci fu certo bisogno che entrassi in particolari
perché mi fu subito evidente che ne era pienamente al corrente. Ricordo poi in particolare il fatto che dovetti
richiamare la sua attenzione perché mi accorsi che in una pubblicazione dell’arcidiocesi, sulla copertina
posteriore a colori, veniva annunciato un invito ai giovani che ritenevano di avere la vocazione al sacerdozio
ad un incontro con il Card. McCarrick. Telefonai subito al Card. Wuerl, che mi manifestò la sua meraviglia,
dicendomi che non sapeva nulla di quell’annuncio e che avrebbe provveduto ad annullare detto incontro.
Se come ora continua ad affermare non sapeva nulla degli abusi commessi da McCarrick e dei
provvedimenti presi da papa Benedetto come si spiega la sua risposta?



Le sue recenti dichiarazioni in cui afferma di non aver nulla saputo, anche se all’inizio
furbescamente riferite ai risarcimenti alle due vittime, sono assolutamente risibili. Il cardinale mente
spudoratamente e per di più induce a mentire anche il suo Cancelliere, Mons. Antonicelli.
Del resto già in altra occasione il Card. Wuerl aveva chiaramente mentito. A seguito di un evento
moralmente inaccettabile autorizzato dalle autorità accademiche della Georgetown University, avevo
richiamato l’attenzione del suo Presidente Dr. John DeGioia, indirizzandogli due successive lettere. Prima
di inoltrarle al destinatario, per correttezza, ne consegnai personalmente copia al cardinale con una mia
lettera di accompagnamento. Il cardinale mi disse che non ne era al corrente. Si guardò bene però di accusare
ricevimento delle mie due lettere, contrariamente a quanto puntualmente era solito fare. Poi seppi che detto
evento alla Georgetown aveva avuto luogo da sette anni. Ma il cardinale non ne sapeva nulla!



Il Card. Wuerl inoltre, ben sapendo dei continui abusi commessi dal Card. McCarrick e delle
sanzioni impostegli da papa Benedetto, trasgredendo l’ordine del papa, gli permise di risiedere in un
seminario in Washington D.C. Mise così a rischio altri seminaristi.
Il Vescovo Paul Bootkoski, emerito di Metuchen, e l’Arcivescovo John Myers, emerito di
Newark, coprirono gli abusi commessi da McCarrick nelle loro rispettive diocesi e risarcirono due delle sue
vittime. Non possono negarlo e devono essere interrogati perché rivelino ogni circostanza e responsabilità
al riguardo.


Il Card. Kevin Farrell, intervistato recentemente dai media, ha anch’egli affermato di non avere
avuto il minimo sentore degli abusi commessi da McCarrick. Tenuto conto del suo curriculum a
Washington, a Dallas e ora a Roma, credo che nessuno possa onestamente credergli. Non so se gli sia mai
stato chiesto se sapeva dei crimini di Maciel. Se dovesse negarlo, qualcuno forse gli crederebbe atteso che
egli ha occupato compiti di responsabilità come membro dei Legionari di Cristo?
Del Card. Sean O’Malley mi limito a dire che le sue ultime dichiarazioni sul caso McCarrick sono
sconcertanti, anzi hanno oscurato totalmente la sua trasparenza e credibilità.




* * *
La mia coscienza mi impone poi di rivelare fatti che ho vissuto in prima persona, riguardanti papa
Francesco, che hanno una valenza drammatica, che come vescovo, condividendo la responsabilità collegiale

di tutti i vescovi verso la Chiesa universale, non mi permettono di tacere, e che qui affermo, disposto a
confermarli sotto giuramento chiamando Dio come mio testimone.
Negli ultimi mesi del suo pontificato papa Benedetto XVI aveva convocato a Roma una riunione
di tutti i Nunzi Apostolici, come avevano già fatto Paolo VI e S. Giovanni Paolo II in più occasioni. La data
fissata per l’Udienza con il Papa era venerdì 21 giugno 2013. Papa Francesco mantenne questo impegno
preso dal suo predecessore. Naturalmente anch’io venni a Roma da Washington. Si trattava del mio primo
incontro con il nuovo papa eletto solo tre mesi prima dopo la rinuncia di papa Benedetto.
La mattina di giovedì 20 giugno2013 mi recai alla Domus Sanctae Marthae, per unirmi ai miei
colleghi che erano ivi alloggiatati. Appena entrato nella hall mi incontrai con il Card. McCarrick, che
indossava la veste filettata. Lo salutai con rispetto come sempre avevo fatto. Egli mi disse immediatamente
con un tono fra l’ambiguo e il trionfante: “Il Papa mi ha ricevuto ieri, domani vado in Cina”.
Allora nulla sapevo della sua lunga amicizia con il Card. Bergoglio e della parte di rilievo che aveva
giocato per la sua recente elezione, come lo stesso McCarrick avrebbe successivamente rivelato in una
conferenza alla Villanova University ed in un’intervista al Catholic National Reporter, né avevo mai
pensato al fatto che aveva partecipato agli incontri preliminari del recente conclave, e al ruolo che aveva
potuto avere come elettore in quello del 2005. Non colsi perciò immediatamente il significato del messaggio
criptato che McCarrick mi aveva comunicato, ma che mi sarebbe diventato evidente nei giorni
immediatamente successivi.



Il giorno dopo ebbe luogo l’Udienza con papa Francesco. Dopo il discorso, in parte letto e in parte
pronunciato a braccio, il papa volle salutare uno ad uno tutti i Nunzi. In fila indiana, ricordo che io rimasi
fra gli ultimi. Quando fu il mio turno, ebbi appena il tempo di dirgli “sono il Nunzio negli Stati Uniti”, che
senza alcun preambolo mi investì con tono di rimprovero con queste parole: “I Vescovi negli Stati Uniti
non devono essere ideologizzati! Devono essere dei pastori!” Naturalmente non ero in condizione di
chiedere spiegazioni sul significato delle sue parole e per il modo aggressivo con cui mi aveva apostrofato.
Avevo in mano un libro in portoghese che il Card. O’Malley mi aveva consegnato per il papa qualche
giorno prima, dicendomi “così ripassa il portoghese prima di andare a Rio per la Giornata Mondiale della
Gioventù”. Glielo consegnai subito liberandomi così da quella situazione estremamente sconcertante e
imbarazzante.



Al termine dell’Udienza il papa annunziò: “Chi di voi domenica prossima è ancora a Roma è
invitato a concelebrare con me alla Domus Sanctae Marthae”. Io naturalmente pensai di restare per
chiarire quanto prima cosa il papa aveva inteso dirmi.

Domenica 23 giugno, prima della concelebrazione con il papa, chiesi a Mons. Ricca, che come
responsabile della casa ci aiutava ad indossare i paramenti, se poteva chiedere al papa se nel corso della
settimana seguente avrebbe potuto ricevermi. Come avrei potuto ritornare a Washington senza aver chiarito
ciò che il papa voleva da me? Terminata la Messa, mentre il papa salutava i pochi laici presenti, Mons.
Fabian Pedacchio, il suo segretario argentino, venne da me e mi disse: “Il papa mi ha detto di chiederle se
lei è libero adesso!” Naturalmente gli risposi che ero a disposizione del papa e che lo ringraziavo per
ricevermi subito. Il papa mi condusse al primo piano nel suo appartamento e mi disse: “Abbiamo 40 minuti
prima dell’Angelus”.



Iniziai io la conversazione, chiedendo al papa che cosa avesse inteso dirmi con le parole che mi
aveva rivolto quando l’avevo salutato il venerdì precedente. Ed il papa, con un tono ben diverso,
amichevole, quasi affettuoso, mi disse: “Sì, i Vescovi negli Stati Uniti non devono essere ideologizzati,
non devono essere di destra come l’arcivescovo di Filadelfia, (il papa non mi fece il nome
dell’arcivescovo) devono essere dei pastori; e non devono essere di sinistra – ed aggiunse, alzando tutte e
due le braccia – e quando dico di sinistra intendo dire omosessuali”. Naturalmente mi sfuggì la logica
della correlazione fra essere di sinistra e essere omosessuali, ma non aggiunsi altro. Subito dopo il papa mi chiese con tono accattivante: “Il card. McCarrick com’è?”


Io gli risposi
con tutta franchezza e se volete con tanta ingenuità: “Santo Padre, non so se lei conosce il card. McCarrick,
ma se chiede alla Congregazione per i Vescovi c’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni
di seminaristi e di sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di
penitenza”. Il papa non fece il minimo commento a quelle mie parole tanto gravi e non mostrò sul suo volto
alcuna espressione di sorpresa, come se la cosa gli fosse già nota da tempo, e cambiò subito di argomento.
Ma allora, con quale finalità il papa mi aveva posto quella domanda: “Il card. McCarrick com’è?”.
Evidentemente voleva accertarsi se ero alleato di McCarrick o no.
Rientrato a Washington tutto mi divenne molto chiaro, grazie anche ad un nuovo fatto accaduto
solo pochi giorni dopo il mio incontro con papa Francesco. Alla presa di possesso della diocesi di El Paso
da parte del nuovo vescovo Mark Seitz il 9 luglio 2013 inviai il primo Consigliere, Mons. Jean-François
Lantheaume, mentre io quel medesimo giorno andai a Dallas per un incontro internazionale di Bioetica. Di
ritorno, Mons. Lantheaume mi riferì che a El Paso aveva incontrato il Card. McCarrick, il quale, presolo in
disparte, gli aveva detto quasi le stesse parole che il papa aveva detto a me a Roma: “I Vescovi negli Stati
Uniti non devono essere ideologizzati, non devono essere di destra, devono essere dei pastori…”. Rimasi
esterrefatto! Era perciò chiaro che le parole di rimprovero che papa Francesco mi aveva rivolto quel 21
giugno 2013 gli erano state messe in bocca il giorno prima dal card. McCarrick. Anche la menzione da
parte del papa “non come l’arcivescovo di Filadelfia” conduceva a McCarrick, perché fra i due c’era stato
un forte diverbio a riguardo dell’ammissione alla comunione dei politici favorevoli all’aborto: McCarrick
aveva manipolato nella sua comunicazione ai vescovi una lettera dell’allora Card. Ratzinger che proibiva
di dare loro la comunione. Di fatto poi sapevo quanto certi cardinali come Mahony, Levada e Wuerl, fossero
strettamente legati a McCarrick, avessero osteggiato le nomine più recenti fatte da papa Benedetto, per sedi
importanti come Filadelfia, Baltimora, Denver e San Francisco.




Non contento della trappola che mi ha aveva teso in 23 giugno 2013 chiedendomi di McCarrick,
solo qualche mese dopo, nell’udienza che mi concesse il 10 ottobre 2013, papa Francesco me ne pose una
seconda, questa volta a riguardo di un suo secondo protetto, il Card. Donald Wuerl. Mi chiese: “Il Card.
Wuerl com’è, buono o cattivo?” “Santo Padre – gli risposi – non le dirò se è buono o cattivo, ma le riferirò
due fatti”. Sono quelli a cui ho già sopra accennato, che riguardano la noncuranza pastorale di Wuerl per le
deviazioni aberranti alla George Town University e l’invito da parte dell’arcidiocesi di Washington a
giovani aspiranti al sacerdozio ad un incontro con McCarrick! Anche questa seconda volta il papa non
manifestò alcuna reazione.



Era poi evidente che a partire dalla elezione di papa Francesco McCarrick, ormai sciolto da ogni
costrizione, si era sentito libero di viaggiare continuamente, di dare conferenze e interviste. In un gioco di
squadra con il Card. Rodriguez Maradiaga era diventato il kingmaker per le nomine in Curia e negli Stati
Uniti ed il consigliere più ascoltato in Vaticano per i rapporti con l’amministrazione Obama. Così si spiega
che come membri della Congregazione per i Vescovi il papa sostituì il Card. Burke con Wuerl e vi nominò
immediatamente Cupich fatto subito cardinale. Con tali nomine la Nunziatura a Washington era ormai fuori
gioco per la nomina dei vescovi. Per giunta, nominò il brasiliano Ilson de Jesus Montanari - il grande
amico del suo segretario privato argentino Fabian Pedacchio - Segretario della medesima Congregazione
per i Vescovi e Segretario del Collegio dei Cardinali, promuovendolo in un sol balzo da semplice officiale
di quel dicastero ad Arcivescovo Segretario. Cosa mai vista per un incarico così importante!
Le nomine di Blase Cupich a Chicago e di William Tobin a Newark sono state orchestrate da
McCarrick, Maradiaga e Wuerl, uniti da un patto scellerato di abusi del primo e quantomeno di coperture
di abusi da parte degli altri due. I loro nominativi non figuravano fra quelli presentati dalla Nunziatura per
Chicago e per Newark.



Di Cupich non può certo sfuggire l’ostentata arroganza e sfrontatezza nel negare l’evidenza ormai
palese a tutti: che cioè l’80% degli abusi riscontrati è stato nei confronti di giovani adulti da parte di
omosessuali in rapporto di autorità verso le loro vittime.
Nel discorso che fece alla presa di possesso della sede di Chicago, a cui ero presente come
rappresentante del papa, Cupich disse, come battuta di spirito, che certo non ci si doveva aspettare dal nuovo
arcivescovo che camminasse sulle acque. Sarebbe forse sufficiente che fosse capace di restare con i piedi
per terra e che non cercasse di capovolgere la realtà, accecato dalla sua ideologia pro gay, come ha affermato
in una recente intervista ad America. Ostentando la sua particolare competenza in materia essendo stato
Presidente del Committee on Protection of Children and Young People della USCCB, ha asserito che il
problema principale nella crisi degli abusi sessuali da parte del clero non è l’omosessualità e che affermarlo
è solo un modo per distogliere l’attenzione dal vero problema che è il clericalismo.



A sostegno di questa
sua tesi, Cupich ha fatto “stranamente” riferimento ai risultati di una ricerca fatta nell’apice della crisi di
abusi sessuali nei confronti di minori dell’inizio degli anni 2000, mentre ha ignorato “candidamente” che i
risultati di quell’indagine furono totalmente smentiti dai successivi Rapporti indipendenti del John Jay
College of Criminal Justice del 2004 e del 2011, in cui si concludeva che nei casi di abusi sessuali l’81%
delle vittime erano maschi. Infatti, P. Hans Zollner, S.J., Vice-Rettore della Pontificia Università
Gregoriana, presidente del Centre for Child Protection, Membro della Pontificia Commissione per la
Protezione dei minori, ha recentemente dichiarato al giornale La Stampa, che “nella maggior parte dei casi
si tratta di abusi omosessuali”.


Anche la nomina poi di McElroy a San Diego fu pilotata dall’alto, con un ordine perentorio cifrato,
a me come Nunzio, dal Card. Parolin: “Riservi la sede di San Diego per McElroy”. Anche McEnroy ben
sapeva degli abusi commessi da McCarrick, come risulta da una lettera indirizzatagli da Richard Sipe il 28
luglio 2016.

A questi personaggi sono strettamente associati individui appartenenti in particolare all’ala deviata
della Compagnia di Gesù, purtroppo oggi maggioritaria, che già era stata motivo di gravi preoccupazioni
per Paolo VI e per i successivi pontefici. Basti solo pensare a P. Robert Drinan, S.J., eletto quattro volte
alla Camera dei Rappresentanti, accanito sostenitore dell’aborto, o a P. Vincent O’Keefe, S.J., fra i
principali promotori del documento The Land O’ Lakes Statement del 1967, che ha gravemente
compromesso l’identità cattolica delle Università e dei Collegi negli Stati Uniti. Si noti che anche
McCarrick, allora Presidente dell’Università cattolica del Portorico, partecipò a quell’infausta impresa così
deleteria per la formazione delle coscienze della gioventù americana, strettamente associato com’era all’ala
deviata dei Gesuiti.


P. James Martin, S.J., osannato dai personaggi sopra menzionati, in particolare da Cupich, Tobin,
Farrell e McEnroy, nominato Consultore del Dicastero per le Comunicazioni, noto attivista che
promuove l’agenda Lgbt, prescelto per corrompere i giovani che si raduneranno prossimamente a
Dublino per l’Incontro mondiale delle Famiglie, non è se non un triste recente esemplare di quell’ala deviata
della Compagnia di Gesù.
Papa Francesco ha chiesto più volte totale trasparenza nella Chiesa e a vescovi e fedeli di
agire con parresia. I fedeli di tutto il mondo la esigono anche da lui in modo esemplare. Dica da
quando ha saputo dei crimini commessi da McCarrick abusando della sua autorità con seminaristi e
sacerdoti.
In ogni caso, il papa lo ha saputo da me il 23 giugno 2013 ed ha continuato a coprirlo, non ha
tenuto conto delle sanzioni che gli aveva imposto papa Benedetto e ne ha fatto il suo fidato consigliere
insieme con Maradiaga.
Quest’ultimo si sente così sicuro della protezione del papa che può cestinare come “pettegolezzi”
gli appelli accorati di decine di suoi seminaristi, che trovarono il coraggio di scrivergli dopo che uno di loro
aveva cercato di suicidarsi per gli abusi omosessuali nel seminario.

Ormai i fedeli hanno ben capito la strategia di Maradiaga: insultare le vittime per salvare se stesso,
mentire ad oltranza per coprire una voragine di abusi di potere, di cattiva gestione nell’amministrazione dei
beni della Chiesa, di disastri finanziari anche nei confronti di intimi amici, come nel caso dell’ambasciatore
dell’Honduras Alejandro Valladares, già Decano del Corpo Diplomatico presso la Santa Sede.



Nel caso del già vescovo ausiliare Juan José Pineda, dopo l’articolo apparso sul settimanale
L’Espresso nel febbraio scorso, Maradiaga aveva dichiarato al giornale Avvenire: «È stato il mio vescovo
ausiliare Pineda a chiedere la visita, in modo da “pulire” il suo nome a seguito di molte calunnie di cui è
stato oggetto». Ora, di Pineda si è pubblicato unicamente che le sue dimissioni sono state semplicemente
accettate, facendo così sparire nel nulla qualsiasi eventuale responsabilità sua e di Maradiaga.
In nome della trasparenza dal papa tanto conclamata, si renda pubblico il rapporto che il Visitatore,
il vescovo argentino Alcides Casaretto, ha consegnato più di un anno fa solo e direttamente al papa.
Infine, anche la recente nomina a Sostituto dell’Arcivescovo Edgar Peña Parra ha una
connessione con l’Honduras, cioè con Maradiaga. Peña Parra infatti dal 2003 al 2007 ha prestato servizio
presso la Nunziatura di Tegucigalpa in qualità di Consigliere. Come Delegato per le RR.PP. mi erano
pervenute informazioni preoccupanti a suo riguardo.
In Honduras si sta per ripetere uno scandalo immane come quello in Cile. Il papa difende ad oltranza
il suo uomo, il Card. Rodriguez Maradiaga, come aveva fatto in Cile con il vescovo Juan de la Cruz Barros,
che lui stesso aveva nominato vescovo di Osorno, contro il parere dei vescovi cileni. Prima ha insultato le
vittime degli abusi, poi solo quando vi è stato costretto dal clamore dei media, dalla rivolta delle vittime e
dei fedeli cileni ha riconosciuto il suo errore e si è scusato, pur affermando che era stato mal informato,
provocando una situazione disastrosa nella Chiesa in Cile, ma continuando a proteggere i due cardinali
cileni Errazuriz e Ezzati.
Anche nella triste vicenda di McCarrick, il comportamento di papa Francesco non è stato diverso.
Sapeva perlomeno dal 23 giugno 2013 che McCarrick era un predatore seriale. Pur sapendo che era un
corrotto, lo ha coperto ad oltranza, anzi ha fatto suoi i suoi consigli non certo ispirati da sane intenzioni e
da amore per la Chiesa. Solo quando vi è stato costretto dalla denuncia di un abuso di un minore, sempre
in funzione del plauso dei media, ha preso provvedimenti nei suoi confronti per salvare la sua immagine
mediatica.
Ora negli Stati Uniti è un coro che si leva specialmente dai fedeli laici, a cui ultimamente si sono
uniti alcuni vescovi e sacerdoti, che chiedono che tutti quelli che hanno coperto con il loro silenzio il
comportamento criminale di McCarrick o che si sono serviti di lui per fare carriera o promuovere i loro
intenti, ambizioni e il loro potere nella Chiesa si devono dimettere.



Ma ciò non sarà sufficiente per sanare la situazione di gravissimi comportamenti immorali da parte
del clero, vescovi e sacerdoti. Occorre proclamare un tempo di conversione e di penitenza. Occorre
ricuperare nel clero e nei seminari la virtù della castità. Occorre lottare contro la corruzione dell’uso
improprio delle risorse della Chiesa e delle offerte dei fedeli. Occorre denunciare la gravità della condotta
omosessuale. Occorre sradicare le reti di omosessuali esistenti nella Chiesa, come ha recentemente scritto
Janet Smith, Professoressa di Teologia Morale nel Sacred Heart Major Seminary di Detroit. “Il problema
degli abusi del clero – ha scritto – non potrà essere risolto semplicemente con le dimissioni di alcuni
vescovi, né tanto meno con nuove direttive burocratiche. Il centro del problema sta nelle reti omosessuali
nel clero che devono essere sradicate”. Queste reti di omosessuali, ormai diffuse in molte diocesi, seminari,
ordini religiosi, ecc., agiscono coperte dal segreto e dalla menzogna con la potenza dei tentacoli di una
piovra e stritolano vittime innocenti, vocazioni sacerdotali e stanno strangolando l’intera Chiesa.
Imploro tutti, in particolare i Vescovi, a rompere il silenzio per sconfiggere questa cultura di
omertà così diffusa, a denunciare ai media ed alle autorità civili i casi di abusi di cui sono a
conoscenza.


Ascoltiamo il messaggio più potente che ci ha lasciato in eredità S. Giovanni Paolo II: Non abbiate
paura! Non abbiate paura!


Papa Benedetto nell'omelia dell'Epifania del 2008 ci ricordava che il disegno di salvezza del Padre
si è pienamente rivelato e realizzato nel mistero della morte e risurrezione di Cristo, ma richiede di essere
accolto dalla storia umana, che rimane sempre storia di fedeltà da parte di Dio e purtroppo anche di infedeltà
da parte di noi uomini. La Chiesa, depositaria della benedizione della Nuova Alleanza, siglata nel sangue
dell’Agnello, è santa ma composta di peccatori, come scrisse Sant’Ambrogio: la Chiesa è “immaculata ex
maculatis”, è santa e senza macchia pur essendo composta nel suo itinerario terreno da uomini macchiati
di peccato.
Voglio ricordare questa verità indefettibile della santità della Chiesa ai tanti che sono rimasti così
profondamente scandalizzati dagli abominevoli e sacrileghi comportamenti del già arcivescovo di
Washington, Theodore McCarrick, dalla grave, sconcertante e peccaminosa condotta di papa Francesco e
dall’omertà di tanti pastori, e che sono tentati di abbandonare la Chiesa deturpata da tante ignominie.
Papa Francesco all’Angelus di domenica 12 agosto 2018 ha pronunciato queste parole: “Ognuno
è colpevole del bene che poteva fare e non ha fatto… Se non ci opponiamo al male, lo alimentiamo in
modo tacito.


È necessario intervenire dove il male si diffonde; perché il male si diffonde dove mancano
cristiani audaci che si oppongono con il bene”. Se questa giustamente è da considerarsi una grave
responsabilità morale per ogni fedele, quanto più grave lo è per il supremo pastore della Chiesa, il quale nel
caso di McCarrick non solo non si è opposto al male ma si è associato nel compiere il male con chi sapeva
essere profondamente corrotto, ha seguito i consigli di chi ben sapeva essere un perverso, moltiplicando
così in modo esponenziale con la sua suprema autorità il male operato da McCarrick. E quanti altri cattivi
pastori Francesco sta ancora continuando ad appoggiare nella loro azione di distruzione della Chiesa!
Francesco sta abdicando al mandato che Cristo diede a Pietro di confermare i fratelli. Anzi con la
sua azione li ha divisi, li induce in errore, incoraggia i lupi nel continuare a dilaniare le pecore del gregge
di Cristo.


In questo momento estremamente drammatico per la Chiesa universale riconosca i suoi errori e in
coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, papa Francesco sia il primo a dare il buon
esempio a Cardinali e Vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti
loro.


Roma, 22 Agosto 2018


Beata Maria Vergine Regina



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 28/08/2018, 19:33 

Pedofilia, procuratore Pennsylvania sul maxi scandalo:

"Il Vaticano sapeva e ha coperto gli abusi"





"C'era una copertura sistematica".

Così John Shapiro alla Nbc sull'inchiesta che coinvolge oltre 300 sacerdoti:

"Papa Francesco? No so se sapesse"




Non c'erano solo abusi sessuali diffusi, stupri di bambini, c'era una sistematica copertura che arrivava fino in Vaticano": così il procuratore generale della Pennsylvania, John Shapiro, alla Nbc, riferendosi ai documenti della Chiesa analizzati dal Gran Jury che ha scoperto abusi su oltre mille bambini in sei su otto diocesi della Pennsylvania. Oltre 300 i sacerdoti coinvolti. "Abbiamo le prove che il Vaticano sapeva e ha coperto gli abusi. Non posso parlare specificatamente di papa Francesco", ha poi detto il procuratore rispondendo alla domanda se il Pontefice sapesse.

rep

COMMENTO
Scandalo pedofilia negli Usa, chi c'è dietro l'attacco al Papa
di ALBERTO MELLONI

Si tratta di un'inchiesta durata due anni, dove si fanno nomi e cognomi delle centiniaia di preti pedofili citando date, circostanze e crimini commessi. Gli investigatori hanno analizzato 2 milioni di documenti, alcuni vecchi anche di 70 anni: le prime denunce per molestie risalgono al 1947 e la vittima più anziana ad aver testimoniato ha oggi 83 anni.

Un'indagine finita in un rapporto lungo oltre 1400 pagine, il più ampio e circostanziato mai prodotto negli Stati Uniti, cui il Papa ha risposto chiedendo scusa "con vergogna" nella "Lettera al Popolo di Dio" dedicata alla pedofilia da parte del clero, al centro anche della sua visita in Irlanda.


Un tema quanto mai attuale, alla luce delle accuse di chi ora tira in ballo lo stesso Bergoglio: "Coprì i preti pedofili Usa", ha denunciato l'ex nunzio apostolico a Washington, Carlo Maria Viganò.

http://www.repubblica.it/esteri/2018/08 ... 205116292/

.......................................................


Cosa dite ragazzi ???? Ci liberiamo di questo carcinoma vaticano ????


zio ot [:190]



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 28/08/2018, 20:49 
barionu ha scritto:

Pedofilia, procuratore Pennsylvania sul maxi scandalo:

"Il Vaticano sapeva e ha coperto gli abusi"





"C'era una copertura sistematica".

Così John Shapiro alla Nbc sull'inchiesta che coinvolge oltre 300 sacerdoti:

"Papa Francesco? No so se sapesse"




Non c'erano solo abusi sessuali diffusi, stupri di bambini, c'era una sistematica copertura che arrivava fino in Vaticano": così il procuratore generale della Pennsylvania, John Shapiro, alla Nbc, riferendosi ai documenti della Chiesa analizzati dal Gran Jury che ha scoperto abusi su oltre mille bambini in sei su otto diocesi della Pennsylvania. Oltre 300 i sacerdoti coinvolti. "Abbiamo le prove che il Vaticano sapeva e ha coperto gli abusi. Non posso parlare specificatamente di papa Francesco", ha poi detto il procuratore rispondendo alla domanda se il Pontefice sapesse.

rep

COMMENTO
Scandalo pedofilia negli Usa, chi c'è dietro l'attacco al Papa
di ALBERTO MELLONI

Si tratta di un'inchiesta durata due anni, dove si fanno nomi e cognomi delle centiniaia di preti pedofili citando date, circostanze e crimini commessi. Gli investigatori hanno analizzato 2 milioni di documenti, alcuni vecchi anche di 70 anni: le prime denunce per molestie risalgono al 1947 e la vittima più anziana ad aver testimoniato ha oggi 83 anni.

Un'indagine finita in un rapporto lungo oltre 1400 pagine, il più ampio e circostanziato mai prodotto negli Stati Uniti, cui il Papa ha risposto chiedendo scusa "con vergogna" nella "Lettera al Popolo di Dio" dedicata alla pedofilia da parte del clero, al centro anche della sua visita in Irlanda.


Un tema quanto mai attuale, alla luce delle accuse di chi ora tira in ballo lo stesso Bergoglio: "Coprì i preti pedofili Usa", ha denunciato l'ex nunzio apostolico a Washington, Carlo Maria Viganò.

http://www.repubblica.it/esteri/2018/08 ... 205116292/

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Cosa dite ragazzi ???? Ci liberiamo di questo carcinoma vaticano ????


zio ot [:190]



Hai voglia... son 2000 anni che sta su il baraccone ,

Forse nel futuro in un corto-medio periodo.... chissà

Intanto è giusto sputtanarli per bene , vediamo se la gente apre gli occhi..

Saluti



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“Ti sbagli, l’uomo nuovo vive tra di noi già adesso! Egli è qui! Non è abbastanza per te? Ti dirò un segreto: io ho visto l’uomo nuovo.
È intrepido e crudele. Io ho paura di lui.”
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