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 Oggetto del messaggio: I figli del male
MessaggioInviato: 01/12/2019, 12:10 
I FIGLI DEL MALE

Assassino seriale (serial killer in inglese) è un termine che, a partire dagli anni Settanta del XX secolo, identifica un pluriomicida di natura compulsiva e che spesso uccide persone per lo più estranee al suo ambiente, con tempistiche variabili nel tempo, mediante un modo di operare atipico, caratteristico, talvolta privo di movente, non di rado legato a traumi nella sfera emotiva e sessuale. Tale definizione, esposta per la prima volta da Robert Ressler, agente dell’FBI e criminal profiler americano, aveva lo scopo di distinguere il comportamento di chi uccide ripetutamente nel tempo, intervallato con pause di raffreddamento, rispetto agli omicidi plurimi che si rendono colpevoli di stragi, ossia gli spree killer, autori di celebri casi, come il massacro al Virginia Polytechnic Institute, il disastro della Bath School, la Strage di Utøya o della Columbine High School. Sostanzialmente, s’inseriscono in questa categoria di persone coloro che compiono due o più omicidi in un arco di tempo relativamente lungo, intervallati da periodi di “raffreddamento” e in cui viene condotta una vita apparentemente normale, o quasi.

Il barone infernale
Ovviamente ci sono anche eccezioni, una delle quali fu la vicenda di Gilles de Montmorency-Laval, barone di Rais, o Rets o Raiz, (1405-1440), militare e assassino seriale francese. Dopo una carriera militare di grande pregio e rispetto, che lo portò al titolo di Maresciallo di Francia, venne accusato di praticare alchimia e stregoneria, nonché di aver torturato, stuprato e ucciso almeno 140 bambini e adolescenti. Di nobile casato e discendente di una tra le più potenti famiglie di Francia, entrò giovanissimo al servizio di Carlo VII, combattendo alla testa di un proprio contingente in svariati episodi di guerra ed entrando nelle grazie del sovrano. Fu in una di queste battaglie che incontrò Giovanna d’Arco, la famosa Pulzella d’Orléans (1412-1431), l’eroina nazionale francese, venerata poi come santa dalla Chiesa Cattolica, la quale possedeva una forza trascinante e carismatica che contribuì a riportare al proprio paese parte dei territori caduti in mano agli inglesi, risollevando le sorti dei francesi durante la Guerra dei Cent’anni, guidando vittoriosamente le armate reali contro quelle inglesi. Ed è in questa contingenza che le loro storie si intrecciarono. I due s’intesero immediatamente, diventando amici e confidenti; entrambi erano fanatici, lei intrisa di fervore mistico, lui freddo, cinico e portato a una gratuita crudeltà, lei scacciava le prostitute che normalmente facevano seguito agli eserciti in marcia, obbligando le truppe e i capitani ai sacramenti, redarguendoli dal bestemmiare, lui comandava la spedizione e a ogni azione di guerra massacrava i nemici senza pietà. Ma la storia, come sappiamo, aveva ben altri piani per entrambi, perché dopo anni di guerre e torbidi inganni, Giovanna venne catturata dal duca di Borgogna per essere venduta agli inglesi, che la processarono per eresia, condannandola a morire sul rogo il 30 maggio del 1431, mentre il barone di Gilles aumentò potere e popolarità ereditando un’immensa fortuna dalla famiglia, ritrovandosi a essere uno degli uomini più facoltosi del tempo. Ritiratosi a vita privata, iniziò a condurre un’esistenza dispendiosa e raffinata, circondandosi di opere preziose, manoscritti, artisti, alchimisti, e allestendo sfarzosi spettacoli, indebitandosi. Il punto di svolta avvenne quando dalla Toscana un certo Francesco Prelati, giovane monaco aretino e spretato, si trasferì alla sua corte, convincendo il barone di avere al proprio servizio un demone personale di nome Barron, per i cui favori pretese dal suo nuovo mecenate il sacrificio di un bambino. Fu l’inizio di una delle discese agli inferi più orribili e mostruose mai perpetrate da un singolo uomo, perché tra il 1432 e il 1440, alcune centinaia di fanciulli e ragazzi vennero uccisi, o fatti uccidere, il più delle volte dopo essere stati oggetto di abusi sessuali. Ogni sera, dopo i sontuosi banchetti che si tenevano nei suoi castelli, Gilles si ritirava, seguito da una corte di pochi intimi e dai suoi servi, nelle stanze più nascoste, dove venivano introdotte le giovani vittime, ragazzi del popolo, attratti al castello col miraggio di entrare a corte come paggi o servitori, e a cui invece si spalancavano le porte dell’Inferno. Dopo essere stati ripetutamente abusati, prima o dopo continue torture, i poveretti venivano uccisi e dei loro corpi non restava traccia, perché a volte venivano bruciati e le loro ceneri sparse, altre volte venivano gettati a decomporsi nelle cantine più profonde e quando questi rituali orgiastici e demoniaci divennero “monotoni” - come sostenuto dai pochi intimi, veri e propri parassiti che ne prendevano parte -, le azioni divennero ancora più efferate, incrementando la tortura, il sadismo sfrenato e le uccisioni. Trascorreva così la notte e quando sorgeva di nuovo il sole, Gilles passava dai suoi tormenti notturni a quelli diurni e per lo più mistici. Sì, perché in questo strano miscuglio di follia e normalità, finanziava un gruppo di cantori della Cappella di Machecoul, che tenevano bellissimi concerti di musica sacra, un gruppo composto di graziosi giovinetti, dai modi teneri ed educati, come lui stesso dichiarerà durante il suo processo, presenziando così alle varie messe e ai riti cristiani come un fervente devoto, dedicandosi al contempo all’Alchimia e alle evocazioni diaboliche, istigato dal Blanchet, dal fiorentino Prelati e dalla sua corte corrotta. Tutte quelle misteriose scomparse di giovanissimi cominciarono, ovviamente, a far sorgere dei sospetti, e dopo un passo falso il barone venne finalmente arrestato e incriminato il 14 settembre 1440, insieme ai suoi servitori e amici, e il 28 settembre iniziò il processo. Gilles de Montmorency-Laval venne accusato di eresia, orribili evocazioni del demonio, sodomia, omicidio, tanto che il 13 ottobre, quando il processo riprese, gli furono stilati ben 49 capi d’imputazione, tra i quali anche il rapimento di numerosi bambini (quantificato in 140), la loro uccisione nei modi più perversi, smembrati, bruciati e offerti in sacrificio al demonio. Il 25 ottobre fu emessa la sentenza di colpevolezza e il 26 ottobre, insieme ai due servitori e complici, venne giustiziato mediante impiccagione, ma non prima di aver ricevuto l’assoluzione dai peccati commessi. I giudici gli ritirarono la scomunica, ma quando il suo corpo si rilassò, dopo i fremiti dell’impiccagione, venne adagiato dolcemente in una bara e accudito da damigelle di alta condizione sociale, come si confaceva per un nobile del suo lignaggio. Ai due servi, invece, non solo fu concesso di pentirsi, ma i loro corpi furono dati alle fiamme e le ceneri disperse, proprio com’era avvenuto per l’altrettanto povera contadinella Giovanna. Eppure, una giustizia, umana o divina che sia, raggiunse anche le spoglie di Gilles de Rais, perché tre secoli e mezzo dopo, quando la Rivoluzione Francese scatenò anche a Nantes i disordini e i saccheggi contro il clero, la Chiesa dove era stato sepolto venne devastata, le tombe scoperchiate e i suoi resti dispersi nel nulla.

È stato Boogeyman
Secoli più tardi, mentre in Europa stava per scatenarsi l’inferno della Prima Guerra Mondiale, in America un singolo uomo riuscì a fare altrettanto. Albert Fish, nato Hamilton Howard Fish (1870-1936), è stato un serial killer noto come l’Uomo Grigio, il Lupo Mannaro di Wysteria, il Vampiro di Brooklyn e il Maniaco della Luna, che si vantò di aver molestato oltre 400 bambini e di averne uccisi più di 100, quasi tutti afroamericani, dal momento che all’epoca la loro scomparsa passava inosservata, specie tra l’opinione pubblica dell’America bianca. Fish venne trovato colpevole di almeno cinque omicidi e sospettato di molti altri, ma ne confessò “solo” tre; messo a giudizio per l’omicidio di Grace Budd, venne dichiarato colpevole e condannato a morte. L’Uomo Grigio divenne tristemente famoso nel mondo, anche tra gli studiosi di criminologia e medicina, sia per l’efferatezza dei suoi crimini (torturava, uccideva e mangiava bambini) che per i suoi innumerevoli disturbi, di cui molti sconosciuti fino ad allora, come l’abitudine di infilarsi degli aghi nel corpo, specialmente nell’inguine e nel perineo, alcuni dei quali incastrati in modo permanente, oltre a soffrire di numerose parafilie, tra cui dendrofilia, sadismo, masochismo, flagellazione, esibizionismo, voyeurismo, piquerismo, pedofilia, coprofagia, feticismo, urofilia, cannibalismo, castrazione, vampirismo, etc. Singolare è la storia di due bambini, Billy Gaffney e Billy Beaton, che l’11 febbraio del 1927, mentre stavano giocando sulla veranda di casa a Brooklyn, New York, sparirono; Beaton, per motivi ancora oscuri e mai del tutto spiegati, venne ritrovato sul tetto della casa. Quando gli chiesero cosa fosse successo al suo amico, Beaton rispose che «Boogeyman l’ha portato via», e del suo omicidio fu sospettata una persona innocente. Il Boogeyman è una creatura leggendaria, un essere amorfo, cattivo e oscuro, presente nella tradizione di vari paesi. Principalmente noto come l’Uomo Nero, è un demone con l’aspetto di un fantasma, senza gambe e che dalla vita in giù sfuma in una sorta di punta. Fino al XX secolo, ai bambini che non volevano dormire veniva raccontato che questa sinistra creatura sarebbe arrivata a prenderli se non avessero obbedito (come se quella figura orribile potesse rincuorarli per la notte!). In Italia, ad esempio, è conosciuto come Babau, in Puglia come il Vecchio col Sacco (l’Aùre o Avùrie, o lo Scazzamurrhieddru oppure lo Scazzamurrill), mentre in Sardegna è noto come Mommottu, Mommotti o anche “Bobotti”. Varie origini e termini per descrivere la stessa forma, il bogie, spirito meschino che vivrebbe nell’ombra, nei granai, nelle cantine e in tutti quei luoghi polverosi dove le persone tengono cose e oggetti che non vogliono buttare via. E comunque, da buon parassita che si rispetti, presenta un nutrito curriculum artistico, essendo presente in diversi film, romanzi e racconti. Non è un caso quindi che quel bambino di Brooklyn definì Fish un Boogeyman, vuoi per una certa e sinistra somiglianza fisica, vuoi perché con i suoi occhi di fanciullo riconobbe il mostro che vi si nascondeva. Anche Fish venne arrestato e nel 1935 si svolse il processo, in cui l’imputato addusse a pretesto i suoi problemi mentali, sostenendo di aver ricevuto nientemeno che da Dio dei messaggi che gli ordinavano di uccidere i bambini. Secondo quanto spiegato dallo stesso Fish, la violenza perpetrata su se stesso e sugli altri era finalizzata alla purificazione dell’anima e se Dio fosse stato contrario ai suoi omicidi, avrebbe mandato un angelo a fermarlo, proprio come fece con Abramo. Nonostante la sua follia, la giuria lo giudicò sano di mente e colpevole, e il giudice emise la sentenza di morte; fu giustiziato il 16 gennaio del 1936 sulla sedia elettrica. Prima di morire affermò che quell’esperienza sarebbe stata «la suprema emozione della mia vita» e aiutò addirittura gli inservienti ad allacciare le fibbie della sedia…

La donna che odiava la vita
Aileen Carol Wuornos (1956-2002) è stata una serial killer e prostituta statunitense. Sin dall’infanzia ebbe una vita travagliata, fatta di malattie in famiglia, specie mentali, soprusi e violenze (venne abusata giovanissima e costretta ad abortire), portandola a prostituirsi per mantenere se stessa e la propria compagna. Come una mantide religiosa, adescava le proprie vittime (almeno 7 vittime accertate) e le uccideva durante l’amplesso con dei colpi di pistola sparati freddamente. Fu la stessa compagna, Tyria, a confessare i suoi crimini, stanca di quella vita folle ed errabonda, e grazie a una telefonata tra le due, dove Aileen fece delle ammissioni sui propri omicidi, l’assassina venne arrestata. Il processo iniziò nel gennaio del 1992, anche se Aileen venne accusata solamente del primo omicidio, la corte della Florida non tenne in considerazione l’attenuante della violenza, e il 27 gennaio le inflisse la condanna alla sedia elettrica. Il 15 maggio dello stesso anno, la Wuornos venne condannata anche per altri tre omicidi, e nel febbraio del 1992 fu ritenuta colpevole anche per l’ultimo assassinio, quello di Walter Gino Antonio. La donna ricorse in appello senza successo e continuò a proclamare il suo disprezzo per la vita e il desiderio di continuare a fare del male. Le perizie psichiatriche la consideravano, tuttavia, capace di intendere e di volere. «Odio profondamente la vita umana e, se non mi giustiziate, ucciderò di nuovo» aveva detto ai giudici nel tentativo di accelerare l’iter dell’esecuzione. A un certo punto, licenziò anche i suoi avvocati, rinunciando agli appelli giudiziari, per poter essere mandata nella camera della morte al più presto. Aileen Wuornos venne giustiziata tramite iniezione letale il 9 ottobre 2002, dopo aver passato 12 anni nella prigione di stato di Raiford, in Florida; la sua morte fu serena e accompagnata da un confuso delirio mistico. Dopo una vita disperata, sfociata in una catena di delitti, fedele alla sua controversa immagine che ne fece anche la protagonista di film, libri e addirittura un’opera musicale, in punto di morte lasciò un ultimo, criptico messaggio, mentre si trovava sul lettino nella camera della morte del carcere di Starke: «Sto salpando con la Roccia. Tornerò come in ‘Independence Day’ con Gesù, con la nave-madre e tutto il resto. Tornerò, tornerò…». Gilles, Fish, Wuornos e gli innumerevoli altri serial killer, furono personaggi del tutto umani? Probabilmente no e, del resto, sibilline furono le parole di un altrettanto celebre assassino seriale, Ted Bundy, quando affermò: «Noi serial killer siamo i vostri figli, i vostri mariti, siamo ovunque…».

Articolo di Federico Bellini


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Pleiadiano
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 Oggetto del messaggio: Re: I figli del male
MessaggioInviato: 01/12/2019, 12:44 
Interessante, difficile però definire il confine tra malattia mentale e possessione, in ogni caso questi individui paiono prodotti sociali, in quanto ultimamente stanno aumentando con il degrado della ci-viltà, quindi bisogna solo capire se l'induzione spiritica produce putrefazione psichica o viceversa. Arduo.



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 Oggetto del messaggio: Re: I figli del male
MessaggioInviato: 01/12/2019, 15:04 
Bastion ha scritto:
I FIGLI DEL MALE

Assassino seriale (serial killer in inglese) è un termine che, a partire dagli anni Settanta del XX secolo, identifica un pluriomicida di natura compulsiva e che spesso uccide persone per lo più estranee al suo ambiente, con tempistiche variabili nel tempo, mediante un modo di operare atipico, caratteristico, talvolta privo di movente, non di rado legato a traumi nella sfera emotiva e sessuale. Tale definizione, esposta per la prima volta da Robert Ressler, agente dell’FBI e criminal profiler americano, aveva lo scopo di distinguere il comportamento di chi uccide ripetutamente nel tempo, intervallato con pause di raffreddamento, rispetto agli omicidi plurimi che si rendono colpevoli di stragi, ossia gli spree killer, autori di celebri casi, come il massacro al Virginia Polytechnic Institute, il disastro della Bath School, la Strage di Utøya o della Columbine High School. Sostanzialmente, s’inseriscono in questa categoria di persone coloro che compiono due o più omicidi in un arco di tempo relativamente lungo, intervallati da periodi di “raffreddamento” e in cui viene condotta una vita apparentemente normale, o quasi.

Il barone infernale
Ovviamente ci sono anche eccezioni, una delle quali fu la vicenda di Gilles de Montmorency-Laval, barone di Rais, o Rets o Raiz, (1405-1440), militare e assassino seriale francese. Dopo una carriera militare di grande pregio e rispetto, che lo portò al titolo di Maresciallo di Francia, venne accusato di praticare alchimia e stregoneria, nonché di aver torturato, stuprato e ucciso almeno 140 bambini e adolescenti. Di nobile casato e discendente di una tra le più potenti famiglie di Francia, entrò giovanissimo al servizio di Carlo VII, combattendo alla testa di un proprio contingente in svariati episodi di guerra ed entrando nelle grazie del sovrano. Fu in una di queste battaglie che incontrò Giovanna d’Arco, la famosa Pulzella d’Orléans (1412-1431), l’eroina nazionale francese, venerata poi come santa dalla Chiesa Cattolica, la quale possedeva una forza trascinante e carismatica che contribuì a riportare al proprio paese parte dei territori caduti in mano agli inglesi, risollevando le sorti dei francesi durante la Guerra dei Cent’anni, guidando vittoriosamente le armate reali contro quelle inglesi. Ed è in questa contingenza che le loro storie si intrecciarono. I due s’intesero immediatamente, diventando amici e confidenti; entrambi erano fanatici, lei intrisa di fervore mistico, lui freddo, cinico e portato a una gratuita crudeltà, lei scacciava le prostitute che normalmente facevano seguito agli eserciti in marcia, obbligando le truppe e i capitani ai sacramenti, redarguendoli dal bestemmiare, lui comandava la spedizione e a ogni azione di guerra massacrava i nemici senza pietà. Ma la storia, come sappiamo, aveva ben altri piani per entrambi, perché dopo anni di guerre e torbidi inganni, Giovanna venne catturata dal duca di Borgogna per essere venduta agli inglesi, che la processarono per eresia, condannandola a morire sul rogo il 30 maggio del 1431, mentre il barone di Gilles aumentò potere e popolarità ereditando un’immensa fortuna dalla famiglia, ritrovandosi a essere uno degli uomini più facoltosi del tempo. Ritiratosi a vita privata, iniziò a condurre un’esistenza dispendiosa e raffinata, circondandosi di opere preziose, manoscritti, artisti, alchimisti, e allestendo sfarzosi spettacoli, indebitandosi. Il punto di svolta avvenne quando dalla Toscana un certo Francesco Prelati, giovane monaco aretino e spretato, si trasferì alla sua corte, convincendo il barone di avere al proprio servizio un demone personale di nome Barron, per i cui favori pretese dal suo nuovo mecenate il sacrificio di un bambino. Fu l’inizio di una delle discese agli inferi più orribili e mostruose mai perpetrate da un singolo uomo, perché tra il 1432 e il 1440, alcune centinaia di fanciulli e ragazzi vennero uccisi, o fatti uccidere, il più delle volte dopo essere stati oggetto di abusi sessuali. Ogni sera, dopo i sontuosi banchetti che si tenevano nei suoi castelli, Gilles si ritirava, seguito da una corte di pochi intimi e dai suoi servi, nelle stanze più nascoste, dove venivano introdotte le giovani vittime, ragazzi del popolo, attratti al castello col miraggio di entrare a corte come paggi o servitori, e a cui invece si spalancavano le porte dell’Inferno. Dopo essere stati ripetutamente abusati, prima o dopo continue torture, i poveretti venivano uccisi e dei loro corpi non restava traccia, perché a volte venivano bruciati e le loro ceneri sparse, altre volte venivano gettati a decomporsi nelle cantine più profonde e quando questi rituali orgiastici e demoniaci divennero “monotoni” - come sostenuto dai pochi intimi, veri e propri parassiti che ne prendevano parte -, le azioni divennero ancora più efferate, incrementando la tortura, il sadismo sfrenato e le uccisioni. Trascorreva così la notte e quando sorgeva di nuovo il sole, Gilles passava dai suoi tormenti notturni a quelli diurni e per lo più mistici. Sì, perché in questo strano miscuglio di follia e normalità, finanziava un gruppo di cantori della Cappella di Machecoul, che tenevano bellissimi concerti di musica sacra, un gruppo composto di graziosi giovinetti, dai modi teneri ed educati, come lui stesso dichiarerà durante il suo processo, presenziando così alle varie messe e ai riti cristiani come un fervente devoto, dedicandosi al contempo all’Alchimia e alle evocazioni diaboliche, istigato dal Blanchet, dal fiorentino Prelati e dalla sua corte corrotta. Tutte quelle misteriose scomparse di giovanissimi cominciarono, ovviamente, a far sorgere dei sospetti, e dopo un passo falso il barone venne finalmente arrestato e incriminato il 14 settembre 1440, insieme ai suoi servitori e amici, e il 28 settembre iniziò il processo. Gilles de Montmorency-Laval venne accusato di eresia, orribili evocazioni del demonio, sodomia, omicidio, tanto che il 13 ottobre, quando il processo riprese, gli furono stilati ben 49 capi d’imputazione, tra i quali anche il rapimento di numerosi bambini (quantificato in 140), la loro uccisione nei modi più perversi, smembrati, bruciati e offerti in sacrificio al demonio. Il 25 ottobre fu emessa la sentenza di colpevolezza e il 26 ottobre, insieme ai due servitori e complici, venne giustiziato mediante impiccagione, ma non prima di aver ricevuto l’assoluzione dai peccati commessi. I giudici gli ritirarono la scomunica, ma quando il suo corpo si rilassò, dopo i fremiti dell’impiccagione, venne adagiato dolcemente in una bara e accudito da damigelle di alta condizione sociale, come si confaceva per un nobile del suo lignaggio. Ai due servi, invece, non solo fu concesso di pentirsi, ma i loro corpi furono dati alle fiamme e le ceneri disperse, proprio com’era avvenuto per l’altrettanto povera contadinella Giovanna. Eppure, una giustizia, umana o divina che sia, raggiunse anche le spoglie di Gilles de Rais, perché tre secoli e mezzo dopo, quando la Rivoluzione Francese scatenò anche a Nantes i disordini e i saccheggi contro il clero, la Chiesa dove era stato sepolto venne devastata, le tombe scoperchiate e i suoi resti dispersi nel nulla.

È stato Boogeyman
Secoli più tardi, mentre in Europa stava per scatenarsi l’inferno della Prima Guerra Mondiale, in America un singolo uomo riuscì a fare altrettanto. Albert Fish, nato Hamilton Howard Fish (1870-1936), è stato un serial killer noto come l’Uomo Grigio, il Lupo Mannaro di Wysteria, il Vampiro di Brooklyn e il Maniaco della Luna, che si vantò di aver molestato oltre 400 bambini e di averne uccisi più di 100, quasi tutti afroamericani, dal momento che all’epoca la loro scomparsa passava inosservata, specie tra l’opinione pubblica dell’America bianca. Fish venne trovato colpevole di almeno cinque omicidi e sospettato di molti altri, ma ne confessò “solo” tre; messo a giudizio per l’omicidio di Grace Budd, venne dichiarato colpevole e condannato a morte. L’Uomo Grigio divenne tristemente famoso nel mondo, anche tra gli studiosi di criminologia e medicina, sia per l’efferatezza dei suoi crimini (torturava, uccideva e mangiava bambini) che per i suoi innumerevoli disturbi, di cui molti sconosciuti fino ad allora, come l’abitudine di infilarsi degli aghi nel corpo, specialmente nell’inguine e nel perineo, alcuni dei quali incastrati in modo permanente, oltre a soffrire di numerose parafilie, tra cui dendrofilia, sadismo, masochismo, flagellazione, esibizionismo, voyeurismo, piquerismo, pedofilia, coprofagia, feticismo, urofilia, cannibalismo, castrazione, vampirismo, etc. Singolare è la storia di due bambini, Billy Gaffney e Billy Beaton, che l’11 febbraio del 1927, mentre stavano giocando sulla veranda di casa a Brooklyn, New York, sparirono; Beaton, per motivi ancora oscuri e mai del tutto spiegati, venne ritrovato sul tetto della casa. Quando gli chiesero cosa fosse successo al suo amico, Beaton rispose che «Boogeyman l’ha portato via», e del suo omicidio fu sospettata una persona innocente. Il Boogeyman è una creatura leggendaria, un essere amorfo, cattivo e oscuro, presente nella tradizione di vari paesi. Principalmente noto come l’Uomo Nero, è un demone con l’aspetto di un fantasma, senza gambe e che dalla vita in giù sfuma in una sorta di punta. Fino al XX secolo, ai bambini che non volevano dormire veniva raccontato che questa sinistra creatura sarebbe arrivata a prenderli se non avessero obbedito (come se quella figura orribile potesse rincuorarli per la notte!). In Italia, ad esempio, è conosciuto come Babau, in Puglia come il Vecchio col Sacco (l’Aùre o Avùrie, o lo Scazzamurrhieddru oppure lo Scazzamurrill), mentre in Sardegna è noto come Mommottu, Mommotti o anche “Bobotti”. Varie origini e termini per descrivere la stessa forma, il bogie, spirito meschino che vivrebbe nell’ombra, nei granai, nelle cantine e in tutti quei luoghi polverosi dove le persone tengono cose e oggetti che non vogliono buttare via. E comunque, da buon parassita che si rispetti, presenta un nutrito curriculum artistico, essendo presente in diversi film, romanzi e racconti. Non è un caso quindi che quel bambino di Brooklyn definì Fish un Boogeyman, vuoi per una certa e sinistra somiglianza fisica, vuoi perché con i suoi occhi di fanciullo riconobbe il mostro che vi si nascondeva. Anche Fish venne arrestato e nel 1935 si svolse il processo, in cui l’imputato addusse a pretesto i suoi problemi mentali, sostenendo di aver ricevuto nientemeno che da Dio dei messaggi che gli ordinavano di uccidere i bambini. Secondo quanto spiegato dallo stesso Fish, la violenza perpetrata su se stesso e sugli altri era finalizzata alla purificazione dell’anima e se Dio fosse stato contrario ai suoi omicidi, avrebbe mandato un angelo a fermarlo, proprio come fece con Abramo. Nonostante la sua follia, la giuria lo giudicò sano di mente e colpevole, e il giudice emise la sentenza di morte; fu giustiziato il 16 gennaio del 1936 sulla sedia elettrica. Prima di morire affermò che quell’esperienza sarebbe stata «la suprema emozione della mia vita» e aiutò addirittura gli inservienti ad allacciare le fibbie della sedia…

La donna che odiava la vita
Aileen Carol Wuornos (1956-2002) è stata una serial killer e prostituta statunitense. Sin dall’infanzia ebbe una vita travagliata, fatta di malattie in famiglia, specie mentali, soprusi e violenze (venne abusata giovanissima e costretta ad abortire), portandola a prostituirsi per mantenere se stessa e la propria compagna. Come una mantide religiosa, adescava le proprie vittime (almeno 7 vittime accertate) e le uccideva durante l’amplesso con dei colpi di pistola sparati freddamente. Fu la stessa compagna, Tyria, a confessare i suoi crimini, stanca di quella vita folle ed errabonda, e grazie a una telefonata tra le due, dove Aileen fece delle ammissioni sui propri omicidi, l’assassina venne arrestata. Il processo iniziò nel gennaio del 1992, anche se Aileen venne accusata solamente del primo omicidio, la corte della Florida non tenne in considerazione l’attenuante della violenza, e il 27 gennaio le inflisse la condanna alla sedia elettrica. Il 15 maggio dello stesso anno, la Wuornos venne condannata anche per altri tre omicidi, e nel febbraio del 1992 fu ritenuta colpevole anche per l’ultimo assassinio, quello di Walter Gino Antonio. La donna ricorse in appello senza successo e continuò a proclamare il suo disprezzo per la vita e il desiderio di continuare a fare del male. Le perizie psichiatriche la consideravano, tuttavia, capace di intendere e di volere. «Odio profondamente la vita umana e, se non mi giustiziate, ucciderò di nuovo» aveva detto ai giudici nel tentativo di accelerare l’iter dell’esecuzione. A un certo punto, licenziò anche i suoi avvocati, rinunciando agli appelli giudiziari, per poter essere mandata nella camera della morte al più presto. Aileen Wuornos venne giustiziata tramite iniezione letale il 9 ottobre 2002, dopo aver passato 12 anni nella prigione di stato di Raiford, in Florida; la sua morte fu serena e accompagnata da un confuso delirio mistico. Dopo una vita disperata, sfociata in una catena di delitti, fedele alla sua controversa immagine che ne fece anche la protagonista di film, libri e addirittura un’opera musicale, in punto di morte lasciò un ultimo, criptico messaggio, mentre si trovava sul lettino nella camera della morte del carcere di Starke: «Sto salpando con la Roccia. Tornerò come in ‘Independence Day’ con Gesù, con la nave-madre e tutto il resto. Tornerò, tornerò…». Gilles, Fish, Wuornos e gli innumerevoli altri serial killer, furono personaggi del tutto umani? Probabilmente no e, del resto, sibilline furono le parole di un altrettanto celebre assassino seriale, Ted Bundy, quando affermò: «Noi serial killer siamo i vostri figli, i vostri mariti, siamo ovunque…».

Articolo di Federico Bellini


Potrebbero essere stati individui disturbati... personaggi non del tutto umani... oppure potrebbe anche esserci altro, nei primi due casi. Conoscenze sul "segreto del sangue".
O più componenti contemporaneamente.

Leggendo la vicenda di Gilles de Montmorency-Laval ( guarda caso barone ) mi è venuta in mente quella truce della contessa Erszèbet Bàthory.
Ma si potrebbe pensare anche al recente Pizzagate e ai giri di "predatori" di bambini.

Quei personaggi potrebbero essere stati legati in qualche modo ad ambiti esoterici in cui omicidi, torture, cannibalismo facevano ( e fanno, purtroppo anche orrendamente al presente indicativo ) parte di rituali con scopi precisi. Le parti i rosso sembrano indizi piuttosto forti. I puntini ci sono, il più è collegarli bene...



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