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IN LAVORAZIONE ....
1 )DA SALVARE
https://documenti.camera.it/_dati/leg17 ... intero.htmDoc. XXIII, N. 29
COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SUL RAPIMENTO E SULLA MORTE DI ALDO MORO
(istituita con legge 30 maggio 2014, n. 82)
(composta dai deputati: Fioroni Giuseppe, Presidente; Bazoli Alfredo, Bolognesi Paolo, Carra Marco, Cominardi Claudio, Cozzolino Emanuele, D'Alessando Luca, Distaso Antonio, Epifani Ettore Guglielmo, Galli Carlo, Garofalo Vincenzo, Garofani Francesco Saverio, Grande Marta, Grassi Gero, Guerini Lorenzo, Kronbichler Florian, Segretario, La Russa Ignazio, Lavagno Fabio, Minnucci Emiliano, Palladino Giovanni, Pastorelli Oreste, Pes Caterina, Piepoli Gaetano, Vicepresidente, Pini Gianluca, Pisicchio Pino, Pizzolante Sergio, Preziosi Ernesto, Sisto Francesco Paolo, Spessotto Arianna, Squeri Luca; e dai senatori: Bencini Alessandra, Buemi Enrico, Caliendo Giacomo, Cervellini Massimo, Compagna Luigi, Corsini Paolo, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, D'Adda Erica, D'Ambrosio Lettieri Luigi, Di Biagio Aldo, Di Giorgi Rosa Maria, Fornaro Federico, Segretario, Gasparri Maurizio, Giovanardi Carlo, Gotor Miguel, Lepri Stefano, Liuzzi Pietro, Lucidi Stefano, Manconi Luigi, Mangili Giovanna, Maturani Giuseppina, Migliavacca Maurizio, Montevecchi Michela, Morra Nicola, Naccarato Paolo, Pagliari Giorgio, Sposetti Ugo, Stefani Erika, Tarquinio Lucio Rosario Filippo, Vicepresidente, Tronti Mario).
RELAZIONE SULL'ATTIVITÀ SVOLTA
(Relatore: Giuseppe Fioroni, Presidente)
Approvata dalla Commissione nella seduta del 6 dicembre 2017
Comunicata alle Presidenze il 7 dicembre 2017
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INDICEI. Istituzione, costituzione e attività istruttorie della Commissione Pag. 9
1. Elementi normativi » 9
2. Assetto organizzativo » 10
3. Le modalità di svolgimento dell'inchiesta » 11
4. Le audizioni » 13
4.1. Il programma delle audizioni » 13
4.2. Le audizioni ed ex appartenenti alle Brigate rosse » 14
4.3. Le audizioni di investigatori (magistrati ed ex appartenenti alle forze di Polizia) » 39
4.4. Le audizioni di esponenti politici » 58
4.5. Le audizioni di periti » 66
4.6 Le audizioni di appartenenti a Servizi di sicurezza e a Reparti speciali » 71
4.7. Le altre audizioni » 78
II. I principali filoni di indagine sviluppati e le risultanze » 93
5. Premessa » 93
6. Il «memoriale Morucci» » 93
6.1 Ulteriori accertamenti sulla latitanza di Morucci e Faranda » 94
6.2 L'arresto di Morucci e Faranda » 98
6.3. L'elenco dei 94 nomi » 107
6.4 Il «memoriale Morucci» e la sua genesi » 110
6.5 La diffusione del «memoriale» » 129
6.6 Conclusione » 138
7. Il sequestro Moro, le Brigate rosse, i palestinesi » 140
7.1. L'attività della fonte «Damiano» » 146
7.2. Intorno al sequestro Moro » 154
7.3. Conclusione » 167
8. Approfondimenti su Alessio Casimirri » 169
8.1. Premessa » 169
8.2. Il cartellino fotosegnaletico del 4 maggio 1982 » 172
8.3. Accertamenti sulla latitanza di Alessio Casimirri » 176
8.4. La missione SISDE del 1993 » 190
9. Iniziative per la liberazione di Moro e tentativi di recuperare scritti dello statista » 198
9.1. La testimonianza del maresciallo Incandela » 199
9.2. Ulteriori presenze in via Monte Nevoso » 211
9.3. Altri percorsi per liberare Moro: le dichiarazioni di Umberto Giovine e Aldo Bonomi » 212
9.4. Ulteriori accertamenti sulla «trattativa» della Santa Sede. » 216
9.5. La visita di un sacerdote ad Aldo Moro durante la prigionia e le affermazioni di Michele Galati » 219
9.6. La proposta di grazia in favore di Paola Besuschio » 221
10. I covi e la morte di Moro » 225
10.1. Accertamenti sul covo di via Gradoli » 225
10.2. Accertamenti sul covo di via Montalcini » 229
10.3. Gli esami tecnici del RIS » 231
11. Il covo di via Fracchia e la possibile presenza di carte di Moro a Genova » 238
11.1. Il covo di via Fracchia » 239
11.2. I tempi e i modi del rinvenimento della documentazione in via Fracchia » 245
11.3. La ricerca dei documenti » 247
11.4. La telefonata notturna al «Corriere mercantile» » 248
11.5. Le dichiarazioni del Pubblico ministero Maffeo » 249
11.6. Le dichiarazioni di Luigi Carli e i successivi approfondimenti » 250
12. Le indagini su un possibile covo nell'area della Balduina » 255
12.1. L'abbandono delle auto dei brigatisti » 256
12.2. Le indagini in area e la fonte della Guardia di finanza » 259
12.3. Le palazzine di via Massimi 91 » 261
12.4. La pubblicazione di Di Donato » 263
12.5. La latitanza di Gallinari in via Massimi » 266
13. Considerazioni conclusive Pag. 268
I. Istituzione, costituzione e attività istruttorie della Commissione
1. Elementi normativi La legge istitutiva della Commissione (legge 30 maggio 2014, n. 82) ha assegnato alla stessa il compito di accertare (articolo 1):
a) eventuali nuovi elementi che possono integrare le conoscenze acquisite dalle precedenti Commissioni parlamentari di inchiesta sulla strage di via Fani, sul sequestro e sull'assassinio di Aldo Moro;
b) eventuali responsabilità sui fatti di cui alla lettera a) riconducibili ad apparati, strutture e organizzazioni comunque denominati ovvero a persone a essi appartenenti o appartenute.
La medesima legge ha stabilito per la Commissione un termine di ventiquattro mesi dalla propria costituzione, termine entro il quale è chiamata a presentare al Parlamento una relazione sulle risultanze delle indagini condotte (articolo 2, comma 1).
Tale termine è stato prorogato al termine della XVII legislatura dall'art. 12-bis del decreto-legge 30 dicembre 2015, n. 210, coordinato con la legge di conversione 25 febbraio 2016, n. 21.
Nulla è stato innovato in relazione alla disciplina relativa all'organizzazione dei lavori, contenuta nella citata legge n. 82 del 2014.
Per quanto attiene alla dotazione finanziaria della Commissione, essa è pari a 17.500 euro per gli anni 2014 e 2016 e a 35.000 euro per l'anno 2015. Grazie alla linea di assoluta sobrietà che la Commissione ha adottato non sono state richieste integrazioni per l'anno 2017.
2. Assetto organizzativo Con riferimento alle collaborazioni esterne, la legge istitutiva (articolo 7, comma 3) affida al regolamento interno il compito di stabilire il numero massimo di collaborazioni di cui la Commissione può avvalersi.
La Commissione ha scelto di avvalersi esclusivamente di collaborazioni a titolo gratuito, senza fissare un tetto e adeguando il numero delle collaborazioni esterne alle necessità dell'inchiesta.
Sino alla data di presentazione del presente documento sono stati conferiti ventisei incarichi di collaborazione, tutti a titolo gratuito: tre ufficiali di collegamento con le forze di polizia (Laura Tintisona, primo dirigente della Polizia di Stato, Leonardo Pinnelli, colonnello dei Carabinieri, Paolo Occhipinti, colonnello della Guardia di finanza), sette magistrati (Gianfranco Donadio, Guido Salvini, Antonietta Picardi, Massimiliano Siddi, Antonia Giammaria; Paolo D'Ovidio e Carlo Mastelloni) e quindici tra esperti in discipline di interesse e ufficiali di polizia giudiziaria (i generali dei Carabinieri della riserva Giovanni Bonzano, Pellegrino Costa e Paolo Scriccia; il tenente colonnello dei Carabinieri Massimo Giraudo; il maggiore dei Carabinieri Gabriele Di Prete; i marescialli Marco Mezzetti e Danilo Pinna, appartenenti all'Arma dei carabinieri; i sostituti commissari della Polizia di Stato Maurizio Sensi e Cinzia Ferrante; il sovrintendente della Polizia di Stato in quiescenza Pier Salvatore Marratzu; il dottor Angelo Allegrini; il professor Sabino Aldo Giannuli; l'avvocato Nunzio Raimondi; il maggiore Paride Minervini e il sottufficiale dei Carabinieri Pasquale Cicalese).
Tutti i suddetti incarichi sono a tempo parziale, ad eccezione degli incarichi affidati ai tre ufficiali di collegamento e al dottor Donadio, che sono a tempo pieno.
A tutti i collaboratori si applicano i criteri stabiliti nella riunione dell'Ufficio di presidenza, integrata dai rappresentanti dei gruppi, del 15 aprile 2015, in esecuzione delle disposizioni dell'articolo 23, comma 2, del Regolamento interno della Commissione.
3. Le modalità di svolgimento dell'inchiesta Come previsto dalla legge istitutiva, la Commissione ha assunto come principale finalità la individuazione di nuovi elementi che possono integrare le conoscenze acquisite dalle precedenti Commissioni parlamentari di inchiesta.
Finalità della Commissione non è, dunque, quella di operare una completa riscrittura della vicenda del rapimento e dell'omicidio di Aldo Moro, che è stata del resto oggetto di più processi, ma di far emergere, per quanto possibile a quarant'anni dagli eventi, aspetti non approfonditi o approfonditi in maniera carente, e, eventualmente, specifiche responsabilità in merito.
Le cospicue ricerche documentali e le attività di indagine delegate hanno consentito, come già sottolineato nelle precedenti relazioni, di approfondire percorsi investigativi a suo tempo non adeguatamente valorizzati e di arrivare a chiarire diversi, importanti, aspetti della vicenda Moro, come sarà meglio specificato nel corpo della relazione.
Il complessivo riesame della documentazione processuale e di inchiesta ha consentito di individuare la presenza di piste investigative non adeguatamente valorizzate nelle indagini svolte a suo tempo e di avviare una complessiva riconsiderazione della vicenda Moro, sia attraverso approfondimenti di tipo documentale sia tramite l'acquisizione di nuove testimonianze sia anche tramite l'impiego, nelle indagini, di moderne tecnologie e nuove tecniche di indagine, non disponibili in precedenza.
I principali risultati conseguiti negli anni precedenti sono stati già esposti nelle precedenti relazioni. Questa relazione li assume per acquisiti e li completa con le ulteriori indagini compiute nel corso dell'ultimo anno di attività, che hanno portato significative acquisizioni in molteplici ambiti. Essa non si presenta pertanto come una relazione complessiva, ma deve essere letta insieme alle due precedenti. Proprio il complesso delle tre relazioni disegna una complessiva revisione di diversi aspetti della vicenda del rapimento e dell'omicidio di Aldo Moro.
Proprio i numerosi elementi emersi, anche in tempi recenti, hanno indotto la Commissione a programmare un proseguimento delle attività di indagine anche nei mesi successivi, fino al termine della legislatura.
Si segnala, infine, che la Commissione ha mantenuto, nello svolgimento dell'inchiesta, un rapporto di stretta collaborazione con l'Autorità giudiziaria. Tale collaborazione si è realizzata soprattutto con la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Roma e con la Procura generale presso la Corte d'appello di Roma - ciascuna delle quali è tuttora titolare di indagini concernenti il caso Moro - e con la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Reggio Calabria, per i temi relativi a un possibile ruolo della 'ndrangheta nella vicenda Moro.
Le attività istruttorie svolte dalla Commissione possono ricondursi a tre principali tipologie:
a) acquisizioni documentali;
b) accertamenti affidati ai collaboratori della Commissione o a strutture di polizia;
c) libere audizioni.
Per quanto attiene le acquisizioni, l'articolo 5 della legge istitutiva attribuisce alla Commissione la facoltà di disporre l'acquisizione di atti e documenti:
a) relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l'autorità giudiziaria o altri organi inquirenti, anche in deroga al divieto stabilito dall'articolo 329 del codice di procedura penale (comma 3);
b) relativi a indagini e inchieste parlamentari (comma 3);
c) custoditi, prodotti o comunque acquisiti da organi e uffici della pubblica amministrazione (comma 5).
Sulla documentazione così acquisita, la Commissione garantisce il mantenimento del regime di segretezza fino a quando gli atti e i documenti trasmessi siano coperti da segreto (comma 4).
La Commissione, avvalendosi dei poteri dell'autorità giudiziaria che le sono attribuiti dall'articolo 82 della Costituzione e confermati dall'articolo 5, comma 1, della legge istitutiva può, infine, disporre l'esibizione e l'acquisizione di documenti formati o custoditi da soggetti privati.
Nel complesso la documentazione acquisita ammonta a 2.250 unità documentali, per un totale di 700.000 pagine.
Tale patrimonio documentale - sulla base di quanto disposto al n. 2) della deliberazione di acquisizione e informatizzazione di atti e documenti approvata dall'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione del 21 ottobre 2014 - è stato integralmente digitalizzato e indicizzato a cura del personale del Nucleo delle Commissioni parlamentari di inchiesta della Guardia di finanza addetto alla tenuta dell'archivio della Commissione, nonché del personale del medesimo Nucleo addetto all'archivio informatico delle Commissioni parlamentari d'inchiesta.
Per quanto riguarda gli accertamenti delegati a collaboratori della Commissione o a strutture di polizia.
Complessivamente, sino alla data di approvazione della presente relazione sono stati affidati oltre 440 incarichi e sono stati svolte 256 escussioni, delegate a collaboratori della Commissione.
Gli accertamenti delegati sono di varia natura. Statisticamente il maggior numero di essi ha riguardato l'assunzione di informazioni testimoniali da persone al corrente dei fatti o approfondimenti documentali, anche finalizzati all'acquisizione di atti. A queste due tipologie si aggiunge l'esecuzione di accertamenti tecnici, anche irripetibili, delegati alla Polizia scientifica o al RIS di Roma.
Per quanto attiene alle attività, si ricorda infine che nel complesso sono state svolte 164 sedute plenarie e 130 riunioni dell'ufficio di presidenza, per complessive 251 ore e 15 minuti, ai quali si aggiungono 7 ore e 40 minuti di audizioni svolte nel corso di missioni.
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4. Le audizioni4.1. Il programma delle audizioni Nel periodo di riferimento, la Commissione ha orientato il programma di audizioni in base all'evoluzione delle indagini in corso, in maniera da disporre prontamente di elementi utili all'inchiesta.
Si segnala che, in diversi casi, persone che l'Ufficio di presidenza aveva convenuto di ascoltare in audizione hanno preferito declinare l'invito della Commissione, ritenendo di non voler aggiungere nulla a quanto già in atti o comunicando di non essere in condizioni fisiche tali da poter partecipare ad un'audizione.
Analogamente alle precedenti due relazioni approvate dalla Commissione, sono presentate in questa sezione le sintesi delle audizioni svolte nel terzo anno di attività, eccetto quelle interamente secretate: quella di Armando Sportelli, svolta a Taranto da una delegazione della Commissione il 16 maggio 2017, quella di Pietro Modiano, svolta il 5 settembre 2017, e le due sedute dedicate ad "esame testimoniale di persona informata dei fatti" (25 luglio e 14 settembre 2017).
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4.2 Le audizioni di ex appartenenti alle Brigate rosse Le audizioni di ex militanti delle Brigate rosse hanno riguardato uno dei capi storici già detenuti all'epoca del sequestro Moro, Alberto Franceschini, dirigenti e appartenenti alla colonna romana (Valerio Morucci, Adriana Faranda, Raimondo Etro, Walter Di Cera), e, infine, un importante militante genovese, Enrico Fenzi.
Nelle sedute del 27 ottobre 2016 e del 26 gennaio 2017 si è svolta l'audizione di Alberto Franceschini.
Nella prima delle due sedute, Franceschini, riguardo al sequestro Moro, ha affermato che, in carcere, i capi storici delle BR avevano la consapevolezza che «qualcosa di grosso» si stava preparando, ma non conoscevano né l'obiettivo né le modalità; pensavano che potesse essere un sequestro, ma quando giunse la notizia del rapimento di Moro, si stupirono della capacità «tecnico-militare».
Franceschini ha dichiarato che i rapporti con i brigatisti all'esterno erano tenuti tramite gli avvocati Edoardo Arnaldi e Sergio Spazzali e, nella seduta del 26 gennaio 2017, ha aggiunto: «Loro stessi ci dicevano che avevano un rapporto diretto con alcuni compagni che stavano fuori [...]. Io non so quanto poi i discorsi che facevamo noi con questi avvocati influenzarono l'attività dei compagni fuori». L'avvocato Giannino Guiso, invece, durante il sequestro Moro, «affermava che quello che diceva l'aveva concordato con Craxi». A Guiso, secondo Franceschini, lui e gli altri dirigenti delle BR detenuti dissero che una base per la trattativa poteva essere la chiusura del carcere dell'Asinara. L'audito ha ricordato che, comunque, i brigatisti reclusi cercarono di non farsi coinvolgere nella vicenda Moro, anche perché avevano presente la morte, l'anno precedente, di alcuni terroristi tedeschi detenuti: «Avevamo chiaro che, se quelli fuori avessero ucciso Moro, probabilmente noi saremmo stati uccisi».
Ha poi riferito che varie persone - don Cesare Curioni, Franca Rame (a nome anche di Renato Dell'Andro) - andarono a trovarli in carcere, tutti sostanzialmente recando il messaggio: «Liberate Moro senza condizioni. [...] Non libereranno mai i compagni di cui voi richiedete la liberazione. [...] Liberate Moro e poi dopo si vedrà».
Il Presidente ha chiesto all'audito come si conciliava la loro richiesta di alleggerimento delle condizioni di detenzione con gli attentati agli agenti di custodia. Franceschini ha risposto che ciò corrispondeva all'idea di innalzare continuamente il livello dello scontro per ottenere quanto richiesto, fino al punto in cui «qualcuno dei due contendenti sarebbe crollato».
L'audito ha affermato che Curcio e lui, dal 1976 in poi, avevano un atteggiamento critico verso la linea delle BR, che a loro giudizio era estremista e aveva «abbandonato il terreno del movimento».
Il senatore Fornaro ha richiamato le affermazioni di Duccio Berio, secondo cui la divisione avvenuta nel 1970 era tra chi (Curcio, Franceschini, Cagol) era per il passaggio alla clandestinità e alla violenza e chi (il cosiddetto Superclan) non voleva seguirli su quella via. Franceschini ha detto di non ritenere molto credibile tale ricostruzione, individuando la differenza piuttosto nel desiderio degli appartenenti al secondo gruppo di sviluppare lo spirito comunitario, anche sulla base di novità che venivano dagli Stati Uniti, mentre quelli del primo gruppo (incluso lui stesso) privilegiavano la teoria marxista-leninista e volevano la costruzione del «partito comunista combattente».
Di Corrado Simioni, l'audito ha detto che i primi rapporti con lui risalivano al 1968-69, quando Simioni proponeva di fare un quotidiano del «movimento», facendo intendere di avere il denaro necessario. Ha inoltre aggiunto che Simioni affermava che «c'erano due parlamentari che erano infiltrati, da parte loro, all'interno del Parlamento dell'epoca», ma non ne faceva i nomi. Secondo l'audito, ciò che Simioni cercava di far capire era: «Se volete fare la rivoluzione, dovete scendere a dei compromessi». Nella seduta del 26 gennaio 2017 ha aggiunto, sempre in riferimento a Simioni: «Lui mi ha educato. Se io non avessi avuto un incontro con lui, non so se avrei... [...] L'incontro con lui per me è stato fondamentale. Mi diede quelle basi teoriche minime innovative che in qualche modo davano un senso a quello che noi volevamo fare».
Della scuola di lingue Hypérion l'audito ha detto di aver saputo solo più tardi e ha ricordato che Vanni Mulinaris, quando fu arrestato, incontrò in carcere Renato Curcio, al quale disse di essere innocente. Sui rapporti tra Simioni e Moretti, ha affermato che «erano anche conflittuali, però certamente Simioni stimava Moretti». Successivamente ha riferito che, in un dibattito con il generale Inzerilli, questi gli disse che il punto chiave era l'Hypérion spiegandogli che era una «camera di compensazione tra i vari Servizi».
Franceschini ha osservato poi, sempre rispondendo al senatore Fornaro, che se per il sequestro Sossi (che non era scortato) furono impiegate dalle BR complessivamente diciotto persone (sei eseguirono materialmente il rapimento, altre tre che presero in consegna l'ostaggio per trasportarlo al luogo di prigionia e le rimanenti nove erano nei dintorni, pronte a intervenire in caso di necessità). Pertanto il numero di persone coinvolte per l'agguato di via Fani - secondo la ricostruzione di Morucci - appare evidentemente molto esiguo.
Il senatore Gasparri ha chiesto, facendo riferimento al libro di Francschini Mara, Renato e io, e in particolare al primo capitolo (Il filo rosso), cosa pensasse delle ricostruzioni che, con eccessi di dietrologia, tentano di togliere alle Brigate rosse la «paternità» degli avvenimenti dei quali furono protagoniste, incluso il sequestro e l'assassinio di Moro. L'audito ha affermato di aver scritto il libro per dire «chi eravamo veramente» e ha espresso l'opinione che il problema principale non sia la dietrologia e che occorra fare una lettura «geopolitica» del terrorismo, anche quello di destra, nel contesto della guerra fredda. Ha quindi rievocato la «mitologia» nata nel 1945-47, la propria formazione comunista e l'atteggiamento che in quell'ambito esisteva verso la democrazia («Non eravamo certamente dei democratici»).
Ha ricordato che dopo il sequestro Sossi, l'intenzione era di sequestrare Andreotti e che egli immaginava, all'epoca, la foto che gli avrebbero fatto, mettendogli un rospo in bocca, perché pensava al rospo che i comunisti avevano dovuto ingoiare nel 1948, quando avevano perso le elezioni. Ha rievocato anche il clima che esisteva dal 1968, con «un movimento di lotta e di liberazione che ha riguardato veramente tutto il mondo» e ha affermato che il primo gruppo straniero con cui le BR ebbero rapporti era la RAF tedesca, fino al 1972 (in seguito ripresi col Movimento 2 giugno, pure tedesco), e poi con l'«arcipelago» palestinese; ha ricordato che il Mossad aveva cercato di avvicinare le BR, che rifiutarono, e che mentre Giangiacomo Feltrinelli sosteneva che occorresse allearsi con i Paesi del «campo socialista» (con i quali lo stesso Feltrinelli intratteneva rapporti), le BR ritenevano che la rivoluzione dovesse essere fatta in Italia («Da questo punto di vista eravamo dei togliattiani»).
Franceschini ha osservato che nel 1976 le BR erano praticamente finite e che erano rimasti in libertà pochissimi brigatisti, ma che proprio allora venne sciolto il nucleo speciale del generale Dalla Chiesa e poi, per due o tre anni, non avvennero arresti significativi.
Riguardo a Francesco Marra, l'audito ha detto che, a suo giudizio, era un infiltrato dell'Ufficio affari riservati del Ministero dell'interno, e ha ricordato che Marra (che poi lasciò le BR all'inizio del 1975) e Moretti votarono a favore dell'uccisione di Mario Sossi.
In merito ai documenti del Centro di resistenza democratica (CRD) di Edgardo Sogno, portati via dai brigatisti durante un'irruzione alla sede del CRD nel 1974, Franceschini ha affermato che contenevano, tra l'altro, un elenco di oltre mille nomi di persone; quando furono arrestati, Franceschini e Curcio avevano con loro quella documentazione, che però poi sparì.
Rievocando la nota vicenda dell'arresto suo e di Curcio, e della circostanza che Moretti, pur essendo stato avvisato della loro possibile cattura con tre giorni di anticipo, non li avvertì, Franceschini ha affermato di non voler accusare Moretti, ma ha aggiunto che, in seguito a questo episodio, sorsero dei sospetti: «Il primo che mi ha detto che, secondo lui, Moretti era un infiltrato è stato Curcio». Ha riferito che le BR fecero un'«istruttoria» su Moretti (a sua insaputa), condotta da Bonosoli e Azzolini, i quali conclusero che era «pulito». L'audito ha espresso l'opinione che Moretti non fosse una spia, ma che «avesse giocato le sue carte in un certo contesto», aggiungendo: «La contraddizione tra me e Moretti è sempre stata sui compromessi. Io non ero d'accordo sul fare certi compromessi». Ha ulteriormente precisato che la sua critica a Moretti è di natura politica, attribuendogli la responsabilità di «aver distrutto, in base [...] a una linea politica assolutamente sballata, tutta un'ipotesi politica».
Nella seduta del 26 gennaio 2017, Franceschini, rispondendo a una domanda del Presidente, ha affermato di non aver mai avuto contatti con Khoury Ali (cioè Ronald Stark), ma di aver saputo che Curcio lo aveva incontrato, in carcere.
Tornando al sequestro Moro, Franceschini ha detto che «mentre i compagni fuori soprattutto dicevano che il senso del sequestro e di tutte le loro attività era quello di processare la Democrazia cristiana [...] noi invece sostenevamo che il discorso era l'attacco al compromesso storico»,
Riguardo ad Aldo Bonomi, l'audito ha dichiarato di averlo conosciuto nel 1972: «Era uno che forniva informazioni. [...] Su di lui ci furono una serie di chiacchiere e di giudizi da parte soprattutto [...] degli ambienti anarchici, che dicevano di stare attenti perché era un personaggio bivalente e pericoloso».
Franceschini ha poi risposto a una domanda sull'appartamento di Firenze nel quale si riuniva il comitato esecutivo delle BR al tempo del sequestro Moro, affermando: «Da discorsi che si facevano tra noi eccetera, ebbi la sensazione precisa che certamente a Firenze c'era un luogo importante». Ha proseguito dicendo che su Firenze nessuno dei brigatisti da lui conosciuti ha mai detto nulla e che Moretti, in particolare, diceva che Firenze «non c'entrava niente», aggiungendo che tale atteggiamento lo insospettì.
L'audito ha affermato che Senzani - da lui mai conosciuto allora - era in rapporto con le BR già prima del sequestro Moro e ha detto di aver avuto l'impressione che nel testo della "direzione strategica" reso pubblico durante il periodo del sequestro Moro ci fosse anche la mano di Senzani.
Rispondendo a una domanda dell'onorevole Bolognesi su eventuali sistemi anti-infiltrazione adottati dalle BR, Franceschini ha detto che la compartimentazione serviva appunto a questo scopo, facendo sì che ciascuno conoscesse solo alcune informazioni. A una domanda sui motivi per i quali nel 1972 fu respinta la richiesta di Morucci di entrare nelle BR, l'audito ha risposto che il primo motivo era che «a me e ad altri non piaceva Morucci. Era un personaggio che per noi non era molto affidabile»; ha aggiunto che invece Moretti era favorevole a far entrare Morucci nelle BR.
In risposta a domande del senatore Fornaro, Franceschini ha affermato che Riccardo Dura, da lui mai conosciuto, era legatissimo a Moretti.
L'audito, infine, ha osservato che mentre nella prima fase del sequestro Moro i rapitori fecero sapere che Moro stava parlando, poi affermarono che non aveva detto nulla. Ha rilevato anche che dal giorno del ritrovamento del covo di via Gradoli l'atteggiamento delle BR verso i brigatisti detenuti cambiò: «Quelli fuori [...] fanno sapere a noi dentro: "Ci dispiace, non possiamo tirarvi fuori". [...] Poi [...] a noi non dissero più nulla».
Il 17 gennaio 2017 la Commissione ha svolto l'audizione di Valerio Morucci, che preliminarmente ha dichiarato di volersi avvalere della facoltà di non rispondere a domande inerenti a fatti per i quali era stato imputato. Il presidente della Commissione ha chiarito che Valerio Morucci veniva ascoltato in sede di libera audizione, non di esame testimoniale, e che quindi era libero di rispondere o meno a qualsiasi domanda postagli.
Alla prima domanda, riguardante il numero di persone coinvolte nelle attività connesse all'agguato di via Fani, Morucci ha osservato che la Commissione, a suo avviso, poteva disporre di tutto il materiale necessario, poiché egli aveva già deposto sia in numerosi processi sia presso due precedenti Commissioni parlamentari d'inchiesta, e aveva inoltre scritto libri e articoli, nonché concesso interviste; per tale motivo non ha risposto al quesito. Analogo atteggiamento Morucci ha tenuto durante l'audizione riguardo a numerose altre domande postegli dal presidente, dichiarando di non voler rispondere e, spesso, aggiungendo (non di rado in tono polemico) di aver già dato abbondanti risposte in sede giudiziaria alle stesse domande. Ha anche affermato che l'audizione era posta «in termini inquisitoriali».