11/10/2015, 11:29
La priorità per i profughi? Un corso sulla Resistenza
Una onlus offre corsi gratuiti «per una cultura di pace». Ma c'è chi dice: «Io voglio solo lavorare»
I profughi? Devono conoscere la storia della Resistenza. Al movimento Shalom devono aver preso molto sul serio le parole della presidente della Camera. «Molti dei giovani immigrati che arrivano in Italia nei loro Paesi sono partigiani», aveva detto Laura Boldrini il 25 aprile, festeggiando la Liberazione.
Loro, i volontari della onlus fondata a Santa Croce sull'Arno dal sacerdote Andrea Cristiani «per diffondere una cultura di pace, tolleranza e solidarietà verso gli ultimi della Terra», nel giro di pochi mesi sono passati dalle parole ai fatti. E nei progetti formativi predisposti nel settore dell'accoglienza hanno inserito come materia di studio la «storia della resistenza italiana ed il ruolo dei giovani per conquistare la libertà e la democrazia».
Sin qui ai migranti era stato proposto di tutto di più, quasi sempre contando sulla generosa elargizione di fondi pubblici: a Bergamo dal 2014 sono attivi corsi di formazione «in estetica, agricoltura, elettronica, ristorazione, legno e meccanica». A Napoli, appena qualche giorno fa, l'Università Orientale ha abolito le tasse universitarie per i richiedenti asilo intenzionati a conseguire una laurea. E per velocizzare il reinserimento sociale dei rifugiati, l'Aci ha organizzato per loro corsi di guida sicura, finendo per questo nel mirino del M5S, in campo a chiedere lumi «sulla funzione sociale dell'Automobile Club e sulle effettive priorità dei richiedenti asilo». Incidenti di percorso – è il caso di dire - che non hanno frenato la corsa all'ingegno.
Del resto, come ha stabilito pure l'Anpi nel suo ruolo di vestale della memoria partigiana, «i rifugiati vanno accolti nella logica dell'inclusione e del rispetto degli impegni sottoscritti a livello europeo». Tra i quali, col rango di imprescindibile requisito per una perfetta integrazione, figura probabilmente (sebbene all'insaputa dei più) pure la conoscenza della Resistenza. Forse tutta intera, comprensiva del contributo dato anche dalle formazioni cattoliche e liberali, solitamente ignorato a sola gloria delle brigate di ispirazione comunista, o magari depurata di eccidi e nefandezze commessi in nome della libertà. Più o meno necessari come in ogni guerra, eppure sempre negati. La certezza è che il corso si farà.
A Fucecchio, dal 19 ottobre e per 3 mesi, 2 mattine a settimana. Ne saranno beneficiari - gratuitamente, ça va sans dire - 150 giovani migranti accolti dagli enti promotori, ovvero i Comuni di Fucecchio, San Miniato, Montaione, Castelfranco di Sotto, Montopoli, Santa Croce sull'Arno. Il programma formativo prevede lo studio di sociologia della pace, teoria dello sviluppo dei popoli, educazione civica, ma pure laboratori di cucina, sartoria, teatro, informatica. E naturalmente, come obiettivo irrinunciabile, la storia della Resistenza. «Un capitolo fondamentale del Paese che li ospita», spiegano dalla Shalom, sorvolando sul malessere già palesato da molti dei potenziali alunni. «Seguirò il corso di cucina, perché quello potrà darmi da vivere», dice Shah Mufti, sbarcato in estate in Sicilia dal Bangladesh. «Sono un autista. Mi interessa solo lavorare», taglia corto Sikandar il pachistano. Per loro, la Resistenza può aspettare.
11/10/2015, 12:44
12/10/2015, 12:00
12/10/2015, 12:03
12/10/2015, 12:59
Ufologo 555 ha scritto:(Ennesima volta): non per niente i giapponesi sono rispettati da sempre, II WW compresa!
12/10/2015, 15:54
ubatuba ha scritto:Ufologo 555 ha scritto:(Ennesima volta): non per niente i giapponesi sono rispettati da sempre, II WW compresa!
.....pure l'italia ...............![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
12/10/2015, 16:48
12/10/2015, 17:54
Ufologo 555 ha scritto:No: CHI SI COMPORTA LEALMENTE! (Non sono entrati in guerra con uno e, alle brutte (con tutte le conseguenze del caso), sono poi PASSATI ALLL'ALTRO ...........![]()
Questo, a casa mia, si chiama onore (impegno), lealtà.![]()
I traditori non sono MAI stati rispettati da NESSUNO!
ma l'italia e' abituata a cio',gia'nel primo conflitto da alleati agli imperi centrali,entro' poi in conflitto contro.................
12/10/2015, 19:06
12/10/2015, 19:53
ubatuba ha scritto:Ufologo 555 ha scritto:No: CHI SI COMPORTA LEALMENTE! (Non sono entrati in guerra con uno e, alle brutte (con tutte le conseguenze del caso), sono poi PASSATI ALLL'ALTRO ...........![]()
Questo, a casa mia, si chiama onore (impegno), lealtà.![]()
I traditori non sono MAI stati rispettati da NESSUNO!
...si puo' vincere o perdere,.....ma quando si perde sarebbe necessario farlo con dignita'e non fregiarsi di situazioni inesistenti e fantasiose![]()
ma l'italia e' abituata a cio',gia'nel primo conflitto da alleati agli imperi centrali,entro' poi in conflitto contro.................
![]()
12/10/2015, 19:57
13/10/2015, 12:49
Secondo l'FT l'immigrazione è economicamente dannosa
Una delle più grandi bufale sull’immigrazione è quella che “gli immigrati servono perché la popolazione invecchia, e ci pagheranno le pensioni”: è un evergreen dei fanatici e dei giornalisti che poco capiscono di economia.
Diciamo subito una cosa, prima di spiegare perché è una bufala: anche fosse vero, il beneficio economico da immigrazione, ci sono così tanti danni dal punto di vista culturale, sociale e della sicurezza che sarebbe comunque un male.
Negli ultimi giorni, i media ci hanno raccontato che l’Italia ha bisogno di immigrati, perché è il paese più vecchio d’Europa.
Fosse così semplice, il Congo sarebbe un paese ricchissimo. Purtroppo per i fanatici, conta la qualità, in mancanza della quale, la quantità diventa solo un peso, non un vantaggio.
È vero che avere tanti soldi è un bene, ma avere tanta ********** in casa non è un bene.
Ieri, sul FT è uscito un sorprendente articolo, visto che si tratta della bibbia del liberismo globale, a firma di Martin Wolf. Ebreo. Rifugiato in GB dalla Germania durante il Nazismo: quindi è difficile accusarlo di essere un ‘neonazista’.
Affronta il tema dell’immigrazione, e ci spiega perché non è positiva per gli autoctoni.
Definisce l’impatto dell’immigrazione di massa sui redditi dei cittadini europei, di proporzioni enormi. E che, anche se così non fosse, il cosmopolitismo è incompatibile con l’organizzazione delle democrazie nazionali. Ed è anche incompatibile anche con il diritto dei cittadini di decidere chi può condividere i vantaggi di vivere al loro fianco.
Un messaggio importantissimo, per coloro che vedono solo il presunto ‘diritto di chi vuole entrare in casa di altri’.
Ci spiega, sempre Wolf, che i paesi hanno il diritto di controllare l’immigrazione, e che il criterio per l’immigrazione non è il bene globale, ma i vantaggi per i cittadini ed i loro discendenti. I benefici per gli aspiranti immigrati, che sono la maggior parte di quelli generati dalla migrazione, contano meno.
E allora, Wolf si domanda: quali sono dunque i benefici dell’immigrazione per i cittadini ed i loro discendenti?
E subito centra il problema domandandosi:
È importante aumentare la popolazione? La risposta è sicuramente no. Aumentare la popolazione di un piccolo paese prospero, come la Danimarca, non aumenterebbe il tenore di vita dei suoi cittadini. Ma imporrebbe costi di investimento e di congestione consistenti.
Poi passa ad analizzare la ‘bufala’ di cui sopra, quella della giovane età degli immigrati che ci pagheranno le pensioni.
Gli immigrati, che sono più giovani, abbassano il rapporto tra i pensionati e coloro in età lavorativa (il rapporto di dipendenza degli anziani). Ma l’impatto sulla dipendenza, almeno con gli attuali livelli di immigrazione, è modesto. Per abbassarlo dovremmo ricorrere ad una immigrazione massiccia.
Nel 2014, ci sono stati 29 pensionati per ogni 100 persone in età lavorativa. Secondo le Nazioni Unite, mantenere questo rapporto al di sotto di un terzo richiederebbe una immigrazione di 154 milioni in Europa tra il 1995 e il 2050, con ben più in seguito: perché anche gli immigrati poi, invecchiano. Di conseguenza, una forte riduzione nei tassi di dipendenza richiede enormi movimenti di persone.
Qualcuno potrebbe sostenere che un continente con così pochi bambini deve accettare una simile trasformazione della sua popolazione. Ma al di là dei costi culturali, quale sarebbe l’impatto economico? Significativo sulle necessità di investimento (in abitazioni e altre infrastrutture) e di congestione, in particolare nei paesi già densamente popolati.
E i beneficiari sarebbero gli immigrati. Non i cittadini.
In sintesi: per avere un effetto positivo sulle pensioni, dovremmo importare così tanti immigrati da avere un effetto negativo sui costi in case e altri servizi. Alla fine, sarebbe un danno.
Ma la migrazione non è solo di economia. Gli immigrati sono persone. Portano famiglie, per esempio. Nel corso del tempo, l’immigrazione su vasta scala trasformerebbe le culture dei paesi beneficiari in modo complesso. Gli immigrati portano diversità culturale. Allo stesso tempo, come fa notare il premio Nobel Thomas Schelling, una sostanziale segregazione. Senza lealtà condivise.
L’immigrazione ha effetti economici. Ma riguarda anche i valori attuali e futuri di un paese, compresa la sua preoccupazione per gli stranieri. Le persone possono legittimamente differire sulle politiche corrette.
E conclude:
In tal modo, è perfettamente ragionevole che i paesi mettano il bene dei propri cittadini al primo posto, non degli immigrati.
13/10/2015, 13:31
Plutone77 ha scritto:ubatuba ha scritto:Ufologo 555 ha scritto:No: CHI SI COMPORTA LEALMENTE! (Non sono entrati in guerra con uno e, alle brutte (con tutte le conseguenze del caso), sono poi PASSATI ALLL'ALTRO ...........![]()
Questo, a casa mia, si chiama onore (impegno), lealtà.![]()
I traditori non sono MAI stati rispettati da NESSUNO!
...si puo' vincere o perdere,.....ma quando si perde sarebbe necessario farlo con dignita'e non fregiarsi di situazioni inesistenti e fantasiose![]()
ma l'italia e' abituata a cio',gia'nel primo conflitto da alleati agli imperi centrali,entro' poi in conflitto contro.................
![]()
"In ogni guerra, la questione di fondo non è tanto di vincere o di perdere, di vivere o di morire; ma di come si vince, di come si perde, di come si vive, di come si muore. Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà. La resa ed il tradimento bollano per secoli un popolo davanti al mondo." (Junio Valerio Borghese)
13/10/2015, 18:22
13/10/2015, 18:30