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Essere Interdimensionale
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MessaggioInviato: 18/08/2013, 12:28 
Morto il giornalista che ha indagato sul caso Orlandi

Il giornalista Dino Marafioti è stato trovato morto il 17 agosto a casa sua, all’età di 53 anni. Un semplice trafiletto, nessun dettaglio ulteriore.

Questo il documentario pubblicato su youtube il 1 luglio del 2013 sul caso Orlandi.

Guarda su youtube.com



Fonte:
http://www.stampalibera.com/?p=65819



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 Oggetto del messaggio: Re: Emanuela Orlandi - un mistero infinito.
MessaggioInviato: 24/09/2015, 09:50 
Ieri sera durante la trasmissione "Chi l'ha visto" in onda su Rai 3 si è parlato del caso di Manuela Orlandi

Orlandi, a 'Chi l'ha Visto' un'intercettazione del 1997: e Accetti telefona in studio furioso

ROMA - 'Chi l'ha Visto?' torna a parlare di Emanuela Orlandi mandando in onda la ricostruzione di un'intercettazione telefonica tra Marco Accetti e l'ex convivente nel 1997. Le utenze del fotografo e dei suoi familiari erano sorvegliate in seguito alle rivelazioni di una "fonte fiduciaria qualificata" della Questura di Roma, che lo indicava come il possibile responsible della scomparsa del piccolo Bruno Romano due anni prima.

La donna parla esplicitamente di una certa Emanuela Orlandi. Marco Fassoni Accetti è il fotografo romano che ha sostenuto davanti al magistrato di avere fatto parte a suo tempo di “una fazione vaticana, favorevole alla politica anticomunista di Papa Wojtyla, in lotta contro la fazione contraria a tale politica” e di essere lui l’organizzatore del “finto sequestro” di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori per conto della sua fazione. Secondo questa ricostruzione le due ragazze erano d’accordo nel simulare il rapimento così come erano d’accordo anche i loro padri per questioni economiche. La convivente di Accetti lo minacciò molte volte di rivelare tutta la verità su lui ed Emanuela Orlandi.

http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/emanuel ... 3726.shtml


Sono rimasto peraltro sorpreso nello scoprire che il documento della questura relativo alla intercettazione citata nell'articolo, se non ho capito male, sarebbe stata controfirmata da Nicola Calipari, l'agente segreto del SISMI rimasto ucciso a Baghdad durante quello strano incidente occorsogli durante la liberazione di Giuliana Sgrena, il quale era effettivamente in quel periodo a capo della questura di Roma.

Che la sua uccisione a Baghdad facesse comodo a molte persone e che pertanto non si sia trattato solo di un incidente?

Ma quanto "grosso" è il caso di Emanuela Orlandi e di tutto il contorno di odore pedofilo che ci sta intorno??????? E chi è coinvolto di così importante perché ci sia un interesse da parte di tutti codesti potentati nell'insabbiare, confondere e non fare emergere la verità?!

Ammetto di essere rimasto un po' inquieto dopo la visione della puntata di "Chi l'ha visto" e della telefonata tra la Sciarelli e l'Accetti...

[8)]



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 Oggetto del messaggio: Re: Emanuela Orlandi - un mistero infinito.
MessaggioInviato: 24/09/2015, 13:17 
è il corrispettivo italiano del casso dotruox...



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 Oggetto del messaggio: Re: Emanuela Orlandi - un mistero infinito.
MessaggioInviato: 17/09/2016, 13:07 
Cita:
'Chi l'ha visto' e l'audio choc: "E' la voce di Emanuela Orlandi?"





"E' di Emanuela Orlandi la voce in questa registrazione arrivata 25 giorni dopo la scomparsa? Di chi erano quelle cancellate? Dov'è la cassetta originale non manipolata?". Sono le domande che la trasmissione 'Chi l'ha visto?' si pone sulla propria pagina Facebook dopo il ritrovamento di una registrazione audio che documenterebbe le sevizie ai danni di una ragazza. Nell'audio non sono udibili 3 voci maschili. Le frasi pronunciate dagli uomini, però, compaiono nel verbale della trascrizione.




Il video è nel link

http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/ ... refresh_ce


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 Oggetto del messaggio: Re: Emanuela Orlandi - un mistero infinito.
MessaggioInviato: 17/09/2016, 13:40 
A me mi sembra piu una recita che qualcosa di reale.



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 Oggetto del messaggio: Re: Emanuela Orlandi - un mistero infinito.
MessaggioInviato: 18/09/2016, 11:16 
cardinali alti prelati, politici e uomini d'affari tutti sono implicati nel caso, e non è l'unica loro vittima. di questi riti pedo satanici che vengono svolti da sempre, basta documentarsi. come è stato detto è l'equivalente del belgio con dutroux dove venne insabbiato tutto ma arrivarono fino alla corona.


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 Oggetto del messaggio: Re: Emanuela Orlandi - un mistero infinito.
MessaggioInviato: 18/09/2016, 11:59 
Padre Amorth,che per noi non morirà mai ,ha detto più volte che Emanuela era stata uccisa durante un festino in Vaticano.

Una cosa gravissima per la quale lui non èxstato neanche ...rimproverato e loro non hanno neanche proferito Verbo.

Io aspetto una Pandora o un Pandoro che rovesci la Terra come un calzino facendo uscire all'aperto tutto il male nascosto .

Diventerà il primo pianeta rivelato di materia oscura ma oscura proprio,in tutti i sensi,cosmici e "terreni"!!!!

Un pianeta Unico nel suo genere e davvero Divino ma all'incontrario.

Uno schifo.

Buona domenica!


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 Oggetto del messaggio: Re: Emanuela Orlandi - un mistero infinito.
MessaggioInviato: 18/09/2016, 13:03 
per noi chi?



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 Oggetto del messaggio: Re: Emanuela Orlandi - un mistero infinito.
MessaggioInviato: 18/09/2016, 14:11 
Wolframio ha scritto:
A me mi sembra piu una recita che qualcosa di reale.


Mah... ho dei dubbi sul fatto che sia una recita.
Il fatto di aver omesso le voci (maschili) sembra tanto un avvertimento a CHI sa....



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"…stanno uscendo allo scoperto ora, amano annunciare cosa stanno per fare, adorano la paura che esso può creare. E’ come la bassa modulazione nel ruggito di una tigre che paralizza la vittima prima del colpo. Inoltre, la paura nei cuori delle masse risuona come un dolce inno per il loro signore". (Capire la propaganda, R. Winfield)

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 Oggetto del messaggio: Re: Emanuela Orlandi - un mistero infinito.
MessaggioInviato: 18/09/2016, 14:31 
MaxpoweR ha scritto:
per noi chi?


noi esseri umani liberi o relativamente liberi dai disumani,non umani ,subumani e antiumani


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 Oggetto del messaggio: Re: Emanuela Orlandi - un mistero infinito.
MessaggioInviato: 18/09/2017, 11:48 
Lo metto qua nel caso prego i mod di spostare/eliminare il post nel caso già se ne parli...

Emanuela Orlandi, il giallo del nuovo dossier: "Oltre 483 milioni di lire spesi dal Vaticano per il suo allontanamento"

Un documento choc esce dalla Santa Sede. È il cuore di un libro-inchiesta di Emiliano Fittipaldi, “Gli impostori”. Se è vero, apre squarci clamorosi sulla vicenda della ragazzina scomparsa nel 1983. Se falso, segnala uno scontro di potere senza precedenti nel pontificato di Francesco. Ecco un'anticipazione.

Prima di consegnarmi i documenti, la fonte aveva tergiversato per settimane. Nei primi due incontri, durante i quali avevo chiesto consigli su come raggiungere l'obiettivo, aveva escluso con fermezza di avere le carte che cercavo. "Le ho solo lette, se le avessi te le darei, figurati," aveva chiarito seccamente di fronte alle mie insistenze. Non ero convinto che dicesse la verità, ma tentai le strade alternative che mi aveva indicato. Capii presto che era fatica sprecata, e dopo un po' tornai alla carica.

Alla fine, al terzo appuntamento, la fonte ha ammesso di avere il dossier. "Te li do solo perché credo che sia venuto il momento di far luce sulla storia." Al quarto incontro, avvenuto in un bar del centro di Roma, mi consegnò una cartellina verde. Me ne tornai a casa di corsa senza neanche guardarci dentro.

Appena varcata la porta del mio studio, la aprii. C'erano dei fogli: una lettera di cinque pagine, datata marzo 1998. È scritta al computer o, forse, con una telescrivente, ed è inviata (così leggo in calce) dal cardinale Lorenzo Antonetti, allora capo dell'Apsa (l'Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica), ai monsignori Giovanni Battista Re e Jean-Louis Tauran.
Emanuela Orlandi, il giallo del nuovo dossier: "Oltre 483 milioni di lire spesi dal Vaticano per il suo allontanamento"
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Al tempo, Giovanni Battista Re era il sostituto per gli Affari generali della segreteria di Stato della Santa Sede; Jean-Louis Tauran era il numero uno dei Rapporti con gli stati, un'altra sezione del dicastero della Curia romana che "più da vicino", come spiega il sito del Vaticano, "coadiuva il Sommo Pontefice nell'esercizio della sua suprema missione".

Insomma, Re e Tauran erano nei vertici della Curia e, secondo l'estensore del documento, si sarebbero occupati direttamente della vicenda Orlandi. Il nome di Re era spuntato fuori già dalla lettura della prima sentenza istruttoria sul caso, firmata dal giudice Adele Rando nel 1997.

La presunta missiva di Antonetti, come molte altre a cui ho avuto accesso nelle mie inchieste sulla Santa Sede, non era firmata a penna. Alla fine, l'autore chiariva che non era stata nemmeno protocollata, "come da richiesta".

Leggo il testo della prima pagina tutto d'un fiato.

"Resoconto sommario delle spese sostenute dallo stato città del vaticano per le attività relative alla cittadina emanuela orlandi (roma 14 gennaio1968),", è il titolo.

"La prefettura dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica ha ricevuto mandato di redigere un documento di sintesi delle prestazioni economiche resosi necessarie a sostenere le attività svolte a seguito dell'allontanamento domiciliare e delle fasi successive allo stesso della cittadina Emanuela Orlandi.

"La sezione di riferimento, sotto la mia supervisione, ha provveduto a raccogliere il materiale attraverso gli attori dello Stato che hanno interagito con la vicenda.

"Moltissimi limiti nella ricostruzione sono stati riscontrati nell'impossibilità di rintracciare documentazione relativa agli agenti di supporto utilizzati sul suolo italiano stante il divieto postomi di interrogare le fonti, incaricando esclusivamente il capo della Gendarmeria Vaticana in questo senso.

"L'attività di Analisi è suddivisa in archi temporali rilevanti per avvenimenti e per spese sostenute.

"Il documento non include l'attività commissionata da Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Segretario di Stato Emerito Agostino Casaroli al 'Commando 1', in quanto alcun organo a noi noto o raggiungibile è a conoscenza di quanto emerso e della quantità di denaro investita nell'attività citata.

"I documenti allegati (197 pagine) al presente rapporto sono presentati in originale per la parte relativa ai pagamenti per i quali è stata rilasciata quietanza, sono presentati in forma di resoconto bancario le quantità di denaro utilizzate e prelevate per spese non fatturate."

La lettera che ho in mano sembra, o vuole sembrare, un documento di accompagnamento a una serie di fatture e materiali allegati di quasi duecento pagine che comproverebbero alla segreteria di Stato le spese sostenute per Emanuela Orlandi in un arco di tempo che va dal 1983 al 1997. Scorro rapidamente le fredde voci di costo elencate. Delineano scenari nuovi e oscuri su una vicenda di cui si è scritto e ipotizzato molto, e su cui il Vaticano ha sempre negato di avere informazioni ulteriori rispetto a quanto raccontato e condiviso con i giudici italiani che hanno investigato in questi ultimi trentaquattro anni.

Il dossier sintetizza gli esborsi sostenuti dal Vaticano dal 1983 al 1997. La somma totale investita nella vicenda Orlandi è ingente: oltre 483 milioni, quasi mezzo miliardo di lire.

L'elenco riempie pagina due, tre, quattro e, in parte, cinque del rendiconto. La prima voce riguarda il pagamento di una "fonte investigativa presso Atelier di moda Sorelle Fontana". La Orlandi, nell'ultima telefonata alla famiglia prima della sparizione, aveva in effetti detto che qualcuno le aveva proposto di pubblicizzare i prodotti di una marca di cosmetici, la Avon, durante una sfilata delle stiliste Fontana. Per la fonte, la Santa Sede aveva sborsato 450.000 lire. C'era un'altra spesa per la "preparazione all'attività investigativa estera" costata altre 450.000 lire, uno "spostamento" da ben 4 milioni di lire e, soprattutto, le "rette vitto e alloggio 176 Chapman Road Londra".

Chi ha scritto il documento, come vedremo, aveva digitato male l'indirizzo: a quello giusto c'è la sede londinese dei padri scalabriniani, la congregazione dei missionari di San Carlo fondata nel 1887 da Giovanni Battista Scalabrini. Dagli anni sessanta gestiscono un ostello della gioventù destinato esclusivamente a ragazze e studentesse. Nel periodo 1983-1985, per le rette, erano stati versati 8 milioni di lire. Il prezzo giusto, mi dico, per ospitare una persona in quell'arco temporale (per dare un ordine di misura, nel 1983, secondo i dati storici della Banca d'Italia, lo stipendio medio di operai e impiegati era di circa 500.000, 600.000 lire nette al mese).

La prima pagina si chiude con i costi per l'"indagine formale in collaborazione con Roma" (23 milioni) e con la misteriosa "attività di indagine riservata extra 'Commando 1', direzione diretta Cardinale Casaroli", per una cifra di 50 milioni di lire. Agostino Casaroli era il segretario di Stato che nella vicenda Orlandi ha avuto un ruolo importante, soprattutto all'inizio.

La nota, nella seconda e nella terza pagina, racconta i costi sostenuti per l'"allontanamento domiciliare" di Emanuela nel periodo "febbraio 1985-febbraio 1988". Si elencano dispendiosi viaggi a Londra di esponenti vaticani di altissimo livello, soldi investiti per la "attività investigativa relativa al depistaggio", spese mediche in ospedali e fatture per specialisti in "ginecologia". Si parla di "un secondo" e di "un terzo trasferimento", di decine di milioni di lire per "rette omnicomprensive" di vitto e alloggio.

Gli anni scorrono. Arrivo all'ultima pagina. Il documento segnala che il resoconto dei costi per le attività relative alla cittadina Orlandi e al suo "allontanamento domiciliare" si riferisce stavolta al periodo "aprile 1993-luglio 1997". Le voci del quadriennio sono solo tre: oltre alle solite rette (con "il dettaglio mensile e annuale in allegato 22") e ad altre "spese sanitarie forfettarie", figura il capitolato finale. Mi si gela il sangue: "Attività generale e trasferimento presso Stato Città del Vaticano, con relativo disbrigo pratiche finali: L. 21.000.000".

La lista finisce qui, ma in fondo alla quinta pagina il mittente aggiunge una postilla. "Il presente documento è presentato in triplice copia, per dovuta conoscenza ad entrambi i destinatari, si rimanda a documentazione allegata sulle modalità di redazione. Non si espleta funzione di protocollazione come da richiesta. APSA è sollevata dalla custodia della documentazione allegata presentata in originale. In fede, Lorenzo Cardinale Antonetti. Stato Città del Vaticano, A.D. 1998, mese di marzo giorno 28."

Smetto di leggere. Il documento, che esce certamente dal Vaticano, anche se non protocollato e privo di firma del suo estensore, pare verosimile. Ma quasi incredibile nel suo contenuto. Dunque, delle due l'una: o è vero, e allora apre per la prima volta squarci impensabili e clamorosi su una delle vicende più oscure della Santa Sede. O è un falso, un documento apocrifo, che mischia con grande abilità tra loro elementi veritieri che inducono il lettore ad arrivare a conclusioni errate.

In entrambi i casi, il pezzo di carta che ho in mano è inquietante. Perché, fosse un documento non genuino, significherebbe che gira da almeno tre anni un dossier devastante fabbricato ad arte per aprire una nuova stagione di ricatti e di veleni in Vaticano. Chi e quando avrebbe costruito un simile documento, che come vedremo contiene dettagli, indirizzi, nomi e circostanze molto particolari che solo un soggetto "interno" alla Città Santa poteva conoscere così bene? Se non è davvero stato scritto dal cardinale Antonetti, chi l'ha redatto con tale maestria, e chi l'ha poi messo, anni fa, nella cassaforte della Prefettura?

Difficile rispondere ora a queste domande. Ma è chiaro che, se il documento fosse falso, la Gendarmeria guidata da Domenico Giani avrà parecchio da lavorare. Il report fasullo potrebbe essere rimasto nascosto per anni in qualche cassetto, mai usato (almeno fino ad ora) e infine dimenticato. O potrebbe essere stato costruito ad hoc più di recente, dopo il furto del marzo del 2014, e restituito dai ladri insieme ad altri documenti certamente veritieri. Ma se è così, perché monsignor Abbondi non ha detto davanti ai magistrati di papa Francesco che lo interrogavano sul contenuto del plico anonimo con i documenti rubati che era tornato, tra gli altri, anche un dossier sulla Orlandi che non aveva mai visto, e quindi forse fasullo? Perché ha parlato genericamente di carte "sgradevoli"?

È pure evidente, però, che il report non spiega chiaramente cosa sia accaduto alla ragazzina che amava le canzoni di Gino Paoli, né accusa con nome e cognome qualcuno di responsabilità specifiche sul rapimento e sulla fine di Emanuela. Per quanto incredibile, cerco di costringermi a pensare che il documento possa essere anche una lettera autentica. Il report di un burocrate, il cardinale Antonetti appunto, che rendiconta minuziosamente ai due destinatari tutte le spese sostenute per "l'allontanamento domiciliare" della Orlandi, spese divise per quattro archi temporali definiti. Una pratica obbligatoria nei servizi segreti di ogni Stato del pianeta: alla fine di un'operazione, anche quelle in cui vengono usati fondi neri, i responsabili devono presentare il consuntivo di ogni spesa effettuata ai superiori.

La missiva è "presentata in triplice copia", come si usa fare da sempre in Vaticano anche per i documenti riservati (uno va ai destinatari dei vari dicasteri coinvolti, un altro resta nell'archivio dell'Apsa). Stavolta una copia è finita anche negli archivi della Prefettura degli affari economici, cioè il ministero della Santa Sede che aveva il compito di supervisionare le uscite dei vari enti vaticani. Non è una stranezza: nell'enorme armadio blindato che i ladri hanno aperto nel marzo del 2014 ci sono migliaia di documenti provenienti anche da altri enti vaticani. Tra cui, per esempio, le lettere di Michele Sindona spedite non in Prefettura, ma ai cardinali presidenti di pontifice commissioni.

Fosse veritiero, dunque, il rendiconto datato marzo 1998, pur in assenza delle 197 pagine di fatture, darebbe indicazioni e notizie sbalorditive che potrebbero aiutare a dipanare la matassa di un mistero irrisolto dal 1983. Perché dimostrerebbe, in primis, l'esistenza di un dossier sulla Orlandi mandato alla segreteria di Stato, mai consegnato né discusso con le autorità italiane che hanno investigato per decenni senza successo sulla scomparsa della ragazzina. Perché evidenzierebbe come la chiesa di Giovanni Paolo II abbia fatto investimenti economici importanti su un'attività investigativa propria, sia in Italia sia all'estero, i cui risultati sono a oggi del tutto sconosciuti. Perché il dossier citerebbe un fantomatico "Commando1" guidato direttamente da Agostino Casaroli, potente segretario di Stato della Santa Sede, forse un gruppo di persone composto da pezzi dei servizi segreti vaticani (il corpo della Gendarmeria ha funzioni di ordine pubblico e di polizia giudiziaria, ma svolge anche lavoro di intelligence per la sicurezza dello stato) che ha preso parte alle attività successive alla scomparsa della ragazza.

Ma, soprattutto, il resoconto diventa clamoroso quando mostra come tra il 1983 e la fine del 1984 il Vaticano, dopo indagini autonome, avrebbe investe in un primo "spostamento" la bellezza di 4 milioni di lire.

Da allora il campo da gioco dei monsignori che si sarebbero occupati della vicenda di Emanuela si sposta in Inghilterra. In particolare, a Londra.

Possibile che Emanuela Orlandi sia stata ritrovata viva dal Vaticano e poi nascosta in gran segreto nella capitale inglese? Se non è così, e se il documento è autentico, a chi la Santa Sede ha pagato per quattordici anni "rette vitto e alloggio" elencate in un report che ha come titolo "Resoconto sommario delle spese sostenute dallo Stato Città del Vaticano per le attività relative alla cittadina Emanuela Orlandi" e per il suo "allontanamento domiciliare"? Come mai nella nota sulla ragazza viene indicato che il capo della Gendarmeria del tempo, Camillo Cibin, avrebbe sborsato la bellezza di 18 milioni di lire, tra il 1985 e il 1988, per andare avanti e indietro da Londra? Chi sarebbe andato a trovare qualche tempo dopo il medico personale di papa Wojtyla, Renato Buzzonetti, insieme a Cibin, "presso la sede l. 21", una "trasferta" da 7 milioni di lire? Perché e a chi, all'inizio degli anni novanta, il Vaticano avrebbe pagato spese sanitarie - come segnala ancora l'estensore dello scritto - per i controlli (o addirittura un ricovero) alla Clinica St. Mary, sempre a Londra? Chi è andata, sola o accompagnata, a farsi visitare dalla "dottoressa Leasly Regan, Department of Obstetrics & Gynaecology" dello stesso nosocomio un'unica "attività economica a rimborso" di cui il capo dell'Apsa non indica la spesa precisa, invitando a leggere i "dettagli in allegato 28"? (contattata da l'Espresso, la Regan nega di avere fatture a nome della Orlandi, e dice di non poter ricordare, dopo tanti anni, se ha curato una ragazza con le fattezze di Emanuela)

La storia, secondo il documento, non sembra finire bene. Perché la lista si conclude con un ultimo capitolato di spesa, sull' "attività generale e trasferimento presso Stato Città del Vaticano con relativo disbrigo pratiche finali". Il trasferimento è il quarto segnalato nel report: chi viene portato in Vaticano? Perché nel luglio 1997 la "pratica" di Emanuela Orlandi viene considerata chiusa?

A metà giugno del 2017 capisco, dal Corriere della Sera, che qualcun altro è ha conoscenza del documento misterioso. La famiglia Orlandi ha infatti presentato un'istanza di accesso agli atti per poter visionare "un dossier custodito in Vaticano". Il quotidiano accredita che il fascicolo possa contenere resoconti di attività inedite fino al 1997, con dettagli anche di natura amministrativa svolta dalla segreteria di Stato ai fini del ritrovamento". Capisco che si tratta proprio del report che ho in mano. Il giorno dopo monsignor Angelo Becciu, sostituto per gli Affari generali della segreteria, nega l'esistenza di qualsiasi carta riservata: "Abbiamo già dato tutti i chiarimenti che ci sono stati richiesti. Il caso per noi è chiuso". Anche il cardinale Re interviene, assicurando che "la Segreteria di Stato" di cui nel 1997 lui era sostituto "non aveva proprio niente da nascondere.

Essendo uno dei due destinatari della presunta lettera di Antonetti, decido di chiamarlo, e domandargli se ha mai ricevuto quel report sull "allontanamento domiciliare" di Emanuela Orlandi, e se in caso contrario quello che ho in mano è un report apocrifo che vuole inchiodarlo a responsabilità che lui non ha. L'inizio del colloquio è rilassato. Appena gli leggo il titolo, il cardinale, senza chiedermi nulla nel merito del documento, tronca improvvisamente la conversazione: "Guardi io non so di questo. E mi dispiace non poterla aiutare. Sono qui con altre persone". Clic.

La mia ricerca è iniziata nel febbraio del 2017. Leggendo il libro di Francesca Chaoqui e dell'ex direttore della sala stampa del Vaticano Federico Lombardi. Quest'ultimo ricordava come un testimone eccellente del processo che mi vedeva coinvolto, quello su Vatileaks 2, aveva parlato di alcuni documenti trafugati. Il test era monsignor Alfredo Abbondi, capo ufficio della Prefettura degli Affari economici.

La parte più interessante del suo interrogatorio riguarda un misterioso furto avvenuto nelle stanze di quell'ufficio nella notte tra il 29 e il 30 marzo 2014.

Dopo mezzanotte, qualcuno si era introdotto nel palazzo senza rompere alcuna serratura dei portoni di accesso, aveva sgraffignato qualche spicciolo negli uffici delle congregazioni ai primi piani dell'immobile e s'era poi concentrato sulla cassaforte e su uno soltanto dei dodici armadi blindati nascosti in una delle stanze della Prefettura, al quarto piano del grande edificio che si affaccia su piazza San Pietro.

A don Abbondi, la mattina del 14 maggio 2016, i magistrati chiedono conto di quella singolare vicenda. Il prelato spiega che nell'ufficio esisteva "un archivio riservato che era sotto la responsabilità del segretario Balda", custodito inizialmente "in un armadio in una stanza vicina a quella del monsignore"; aggiunge che "dopo il furto, l'archivio riservato venne piazzato direttamente nella stanza di Vallejo". Quando il promotore di giustizia gli domanda cosa avessero rubato i ladri, Abbondi specifica che, se dalla piccola cassaforte "portarono via soldi e delle monete, dall'armadio blindato prelevarono invece dei documenti dell'archivio riservato... alcuni dei quali vennero poi riconsegnati in busta chiusa nella cassetta della posta del dicastero".

Proprio così: alcune carte trafugate vennero rispedite in un plico anonimo, quasi un mese dopo lo scasso. Un dettaglio già raccontato da Gianluigi Nuzzi. Non solo. Il giornalista aveva pubblicato anche alcuni dei documenti restituiti alla Prefettura, tra cui diverse lettere mandate dal "Banchiere di Dio", Michele Sindona, a esponenti delle gerarchie vaticane, oltre a missive con riferimenti a Umberto Ortolani, fondatore - insieme a Licio Gelli - della loggia massonica deviata P2.

"Cosa c'era nel plico?" chiede diretto il promotore di giustizia a don Abbondi. "Documenti di dieci, vent'anni fa, che di fatto non avevano più alcun valore," risponde il prelato. "Nel riordinare i fogli dopo l'effrazione, vidi che gli atti contenuti nell'archivio non erano tanto relativi alla sicurezza dello stato," ma a fatti che il monsignore definisce "sgradevoli". "Sgradevoli," ripeto tra me e me.

Riponendo il libro mi domandai se, come ipotizzavano Abbondi e numerosi esponenti della Santa Sede, restituendo alcuni o tutti i documenti trafugati, i ladri avessero voluto lanciare un avvertimento, una minaccia, o se il furto nascondesse in realtà altre motivazioni. Certamente vi avevano collaborato persone informate dei segreti della Prefettura, visto che i banditi, violando un solo armadio blindato, erano andati a colpo sicuro. Di certo Abbondi fa intendere ai magistrati vaticani che i documenti ritornati dopo il furto non sono diversi da quelli che lui sapeva essere conservati nella cassaforte.

Cominciai a leggere il volume della Chaouqui...Senza tanti giri di parole, la Chaouqui fa poi capire al lettore che, dalla discussione avuta quella mattina con il suo amico (i due in seguito diventeranno acerrimi nemici), aveva compreso che era stato lo stesso Balda a compiere l'effrazione, forse con il supporto di manovalanza esterna. Un'accusa pesantissima.

Balda, che era già stato sentito dalla Gendarmeria insieme ad altri dipendenti dell'ufficio, ha sempre negato ogni addebito...L'avvocatessa calabrese - che nel 2014, ricordiamolo, era membro della Cosea e lavorava negli uffici della Prefettura che ospitavano la commissione - è uno dei pochissimi testimoni diretti di ciò che avvenne negli uffici dopo l'effrazione. E, come aveva fatto monsignor Abbondi in tribunale durante la sua deposizione, decide di raccontare nel suo libro il momento in cui tornano le carte sottratte un mese prima. Ma se il prete aveva parlato genericamente di documenti "sgradevoli", la Chaouqui entra nei dettagli, narrando in prima persona: "Alla fine i fascicoli ricompaiono, spediti da mano ignota agli uffici della Prefettura. C'è il dossier su un vescovo molto potente e sulle delicate questioni legate a un'eredità ricevuta quando era nunzio in Francia. Ci sono i resoconti delle spese 'politiche' di Giovanni Paolo II ai tempi della Guerra fredda e di Solidarno??. C'è il carteggio tra il banchiere Michele Sindona e il faccendiere Umberto Ortolani, che il Vaticano avrebbe cercato in capo al mondo. C'è il file di Emanuela Orlandi e capisco il finale di una storia che deve rimanere sepolta"...

Ora ho deciso di pubblicare il documento. Avessero ragione Becciu e il cardinale Re, il documento sarebbe certamente un falso. Sarebbe importante capire allora chi sono gli impostori che l'hanno architettato, e per quali oscuri motivi la storia di una ragazza scomparsa nel 1983 venga ancora usata per ricatti e lotte intestine della città sacra. Ma se le verosimiglianze impressionanti delle note spese del dossier fossero confermate da nuovi elementi determinati, il Vaticano e i suoi alti esponenti avrebbe mentito ancora una volta. E gli impostori sarebbero loro.

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/09/18/news/_oltre_483_milioni_di_lire_spesi_dal_vaticano_per_l_allontanamento_di_emanuela_orlandi_


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 Oggetto del messaggio: Re: Emanuela Orlandi - un mistero infinito.
MessaggioInviato: 18/09/2017, 13:52 
Ma la conclusione quale sarebbe? Che ci sia qualcosa di losco nella sparizione di Emanuela Orlandi è palese ma non vi sono prove della colpevolezza del Vaticano che in qualità di Stato è libero di svolgere indagini dove lo ritiene opportuno, quindi mi sembra normale il suo coinvolgimento dato che la vicenda riguardava (o riguarda) una sua cittadina.



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 Oggetto del messaggio: Re: Emanuela Orlandi - un mistero infinito.
MessaggioInviato: 18/09/2017, 15:26 
sottovento ha scritto:
Ma la conclusione quale sarebbe? Che ci sia qualcosa di losco nella sparizione di Emanuela Orlandi è palese ma non vi sono prove della colpevolezza del Vaticano che in qualità di Stato è libero di svolgere indagini dove lo ritiene opportuno, quindi mi sembra normale il suo coinvolgimento dato che la vicenda riguardava (o riguarda) una sua cittadina.



veramente l'articolo parla di tutto meno che del Vaticano che faceva indagini...

comunque la conclusione non c'è... potrebbe essere un falso tranquillamente ma è l'ennesimo capitolo di questa vicenda


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 Oggetto del messaggio: Re: Emanuela Orlandi - un mistero infinito.
MessaggioInviato: 18/09/2017, 17:18 
Vegeta_82 ha scritto:
veramente l'articolo parla di tutto meno che del Vaticano che faceva indagini...

Estrapolo dall'articolo di cui sopra:
"A metà giugno del 2017 capisco, dal Corriere della Sera, che qualcun altro è ha conoscenza del documento misterioso. La famiglia Orlandi ha infatti presentato un'istanza di accesso agli atti per poter visionare "un dossier custodito in Vaticano".

Generalmente un dossier presuppone delle indagini a monte per costruirlo perché un dossier è una raccolta di informazioni e per raccogliere informazioni si fanno delle indagini.



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 Oggetto del messaggio: Re: Emanuela Orlandi - un mistero infinito.
MessaggioInviato: 19/09/2017, 13:58 
sottovento ha scritto:
Vegeta_82 ha scritto:
veramente l'articolo parla di tutto meno che del Vaticano che faceva indagini...

Estrapolo dall'articolo di cui sopra:
"A metà giugno del 2017 capisco, dal Corriere della Sera, che qualcun altro è ha conoscenza del documento misterioso. La famiglia Orlandi ha infatti presentato un'istanza di accesso agli atti per poter visionare "un dossier custodito in Vaticano".

Generalmente un dossier presuppone delle indagini a monte per costruirlo perché un dossier è una raccolta di informazioni e per raccogliere informazioni si fanno delle indagini.


si ma più che del dossier si parla delle spese che il Vaticano ha intrapreso per tenere la Orlandi fuori dall'Italia...

bufala o meno quella è la notizia...


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