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 Oggetto del messaggio: Re: Puglia: semina sperimentale di Marijuana
MessaggioInviato: 02/11/2018, 17:29 
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La cannabis danneggia davvero il cervello: ecco gli effetti sulla memoria degli adolescenti
I risultati di un nuovo studio suggeriscono che le sostanze chimiche psicoattive della cannabis riducono il quoziente intellettivo dei giovani danneggiando il cervello


Gli adolescenti che smettevano di fumare marijuana avevano un enorme miglioramento della memoria entro un mese: sono questi i risultati di un nuovo studio che suggerisce che la droga intorpidisce davvero il cervello. Lo studio, uno dei primi a seguire i cambiamenti cognitivi nel tempo associati all’astinenza dalla marijuana e pubblicato su Journal of Clinical Psychiatry, è stato condotto su 88 ragazzi tra i 16 e i 25 anni che facevano uso di marijuana almeno una volta a settimana e che durante lo studio avevano smesso di fumare del tutto oppure ridotto le loro abitudini.

Entro una settimana, coloro che avevano rinunciato del tutto al fumo hanno ottenuto risultati migliori nei test di memoria ed erano migliorati ancora di più dopo un mese. Questo si aggiunge alle prove a sostegno del fatto che le sostanze chimiche psicoattive della droga riducono il quoziente intellettivo dei giovani danneggiando il cervello, ma che si può invertire tutto questo rinunciando al consumo. Inoltre, un mese di astinenza non era associato a miglioramenti dell’attenzione e nessun aspetto delle funzioni cognitive migliorava tra coloro che continuavano a fare uso di cannabis.

cannabis memoria cervelloLo psicologo clinico Randi Schuster, direttore di neuropsicologia del Center for Addiction Medicine del Massachusetts General Hospital (Boston) e autore dello studio, ha dichiarato: “I nostri risultati forniscono due prove convincenti. La prima è che gli adolescenti apprendono meglio se non fanno uso di cannabis. La seconda, che è la buona notizia della storia, è che almeno parte dei deficit associati all’uso di cannabis non è permanente e che in realtà migliorano abbastanza velocemente dopo aver interrotto il consumo di cannabis”.

L’adolescenza è un periodo fondamentale per la maturazione cerebrale, soprattutto per le regioni che sono più vulnerabili agli effetti della cannabis. Uno studio del 2016 dello stesso team di ricerca ha svelato che i giovani fino a 16 anni d’età che utilizzavano cannabis avevano difficoltà ad apprendere nuove informazioni, un problema non osservato al di sopra dei 16 anni.

marijuanaIl Dott. Schuster sottolinea che “ci sono ancora molte domande aperte” a cui dare risposta, motivo per il quale seguiranno ulteriori studi. Uno includerà partecipanti più giovani (13-19 anni) e un gruppo che non ha mai fatto uso di cannabis per determinare se i miglioramenti cognitivi prodotti dall’astinenza riportano le performance dei partecipanti a livelli simili a quelli di coloro che non hanno mai fatto uso della sostanza. Un altro studio seguirà giovani consumatori di cannabis che rinunceranno alla droga per 6 mesi, per scoprire se le funzioni cognitive continuano a migliorare oltre i 30 giorni di astinenza.

La droga è ottenuta dalla pianta di cannabis e contiene oltre 400 sostanze chimiche diverse che hanno una gamma di effetti diversi su corpo e mente, come le sostanze psicoattive che agiscono sul cervello. L’elemento principale è il tetraidrocannabinolo (THC) che fornisce la sensazione di “relax” associata all’uso della cannabis, ma che è collegato anche a disturbi della memoria. Alcune di queste sostanze sono già presenti nei nostri cervelli, indipendentemente dall’uso di cannabis, poiché il cervello ha il suo sistema endocannabinoide. Ma il cervello degli adolescenti cambia notevolmente anche se in termini di dimensioni è già sviluppato entro i 7 anni. In questo periodo in cui la struttura e la funzione del cervello stanno cambiando, l’organo potrebbe essere più vulnerabile alla cannabis rispetto al cervello di un adulto.




http://www.meteoweb.eu/2018/11/cannabis ... i/1174958/


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 Oggetto del messaggio: Re: Puglia: semina sperimentale di Marijuana
MessaggioInviato: 02/11/2018, 21:51 
quindi non si trattava di danni irreversibili a guanto mi pare di capire, mi sembra una buona cosa no? Da adolescenti non ci si dovrebbe drogare, nè si dovrebbe bere tanto meno si dovrebbe entrare in contatto con sostanze cancerogene presenti ovunque ma se lo si facesse che caXXo di adolescenza sarebbe? Quella di un seminarista?



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 Oggetto del messaggio: Re: Puglia: semina sperimentale di Marijuana
MessaggioInviato: 18/11/2018, 01:43 
Canapa: da prodotto tradizionale a tessuto del futuro


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di Matteo Gracis
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La Canapa è la più antica fibra tessile utilizzata dall’uomo. I primi frammenti fossili di corde e nodi risalgono a più di 15.000 anni fa.

In Cina ci sono riferimenti a riguardo risalenti all’8.000 a.C. e per questo potrebbe essere una delle prime piante utilizzate dall’uomo insieme al frumento e all’orzo.

I Sumeri la usavano sia come incenso nei templi e per scopi medici, ma anche per fare corde, tessuti e reti da pesca.

Il tessuto per abbigliamento, arredamento, corde e tappeti, si ricava dalla fibra lunga della pianta di canapa. Quella che ci aveva resi primi al mondo per qualità della nostra canapa, era proprio la fibra, dalla quale si ottenevano ad esempio corde e vele per le navi, ma anche corredi per le spose, biancheria, tende e rivestimenti per materassi e poltrone. Le navi della famosa ed imbattibile flotta britannica avevano le vele realizzate in canapa italiana, così come l’Amerigo Vespucci, per statuto deve avere le vele di canapa di Carmagnola, una varietà italiana piemontese coltivata ancora oggi.

La stessa fibra tessile che in passato era considerata “oro verde”: un prodotto dal forte valore aggiunto lavorato in modo artigianale, che garantiva la maggior parte degli introiti di chi lavorava la canapa. La successiva diminuzione delle coltivazioni ha purtroppo impedito, tra le altre cose, anche il passaggio da una lavorazione artigianale a quella industriale meccanizzando i processi di lavorazione come la macerazione o la pettinatura successiva. Il risultato è che oggi in Italia, non c’è la possibilità di produrre tessuto di canapa e quello a disposizione viene importato dall’estero, soprattutto dalla Cina. Se pensiamo che il cotone è una delle colture più inquinanti del pianeta, mentre la canapa non necessita quasi mai di diserbanti o fitofarmaci, avremmo una ragione in più per andare in questa direzione, nonostante sia un investimento non indifferente. Immaginiamo però il valore che potrebbe avere una canapa made in Italy, coltivata con nostre genetiche, che dia vita a capi di vestiario fatti in Italia.

Richard Fagerlund, studioso che ha oltre 40 anni di esperienza nella gestione di specie nocive per le piante, ha di recente spiegato che: “La coltivazione del cotone è probabilmente il più grande inquinante del pianeta poiché, occupando solo il 3% dei terreni agricoli del mondo, esige il 25% dei pesticidi utilizzati in totale. Le sostanze chimiche vanno nelle acque sotterranee e il veleno non ha come bersaglio solo gli insetti, ma tutti gli organismi, compresi gli esseri umani. Inoltre la fibra di canapa è più lunga, più assorbente, resistente e isolante della fibra di cotone”.
Sempre a livello di coltivazione il cotone per crescere, richiede circa il doppio dell’acqua rispetto alla canapa.

Come tessuto, grazie alla sua fibra cava, la canapa rimane fresca in estate e calda in inverno. Ha proprietà antibatteriche ed è in grado di assorbire l’umidità del corpo, tenendolo asciutto e assorbe i raggi infrarossi e gli UVA fino al 95%. La resistenza agli strappi è tre volte maggiore a quella del cotone e tra le fibre naturali è quella che meglio resiste all’usura.

“Il ritorno della canapa tessile? Basterebbe ripristinare gli impianti esistenti o crearne di nuovi, è una cosa che abbiamo già fatto per la lana, non vedo perché non possiamo farlo per la canapa”. Va dritto al punto il dottor Marco Antonini, che oltre ad essere ricercatore per l’ENEA (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) è anche presidente di Arianne, consorzio internazionale per le fibre tessili naturali.
Secondo il ricercatore: “Quello che si deve fare è creare una filiera tessile di qualità. Bisogna costruire un impianto apposito, l’interesse c’è, ora servono gli imprenditori e gli investimenti”.

Un tentativo era stato fatto agli inizi degli anni duemila con il consorzio Canapa Italia, appoggiato anche dal gruppo Armani, che aveva provato a riavviare una produzione di canapa tessile utilizzando la varietà Fibranova. Per la filatura del prodotto era poi intervenuto il Linificio Canapificio nazionale, ma purtroppo l’esperimento si è concluso con un nulla di fatto.

I problemi fondamentali nel ricreare una moderna filiera tessile sono due: il know how ed i macchinari necessari: “Abbiamo perso la capacità delle persone di lavorarla, ma c’è anche un problema di macchinari: non abbiamo più quelli che servono ad estrarre la fibra lunga e quindi stigliarla. Ricreare una filiera italiana significa anche ricreare i macchinari per andare a tagliarla sul campo che presuppone investimenti molto importanti ed è il limite che oggi tutti incontrano. Si parla di 4 o 5 milioni di euro di investimenti che spaventano chi si avvicina. Poi resta il problema della macerazione”.

L’interesse per la canapa è crescente e il mercato sembra che si stia muovendo in questa direzione per la sua alta sostenibilità: è un materiale del passato che potrebbe diventare anche il materiale del futuro, ma ad oggi la canapa ad uso tessile in Europa praticamente non esiste. Ci sono sperimentazioni in Francia e nell’Europa dell’est, però siamo ancora lontani dall’ottenere una canapa di qualità ad uso tessile che possa essere lavorata per ottenere dei filati interessanti.
E’ notizia di quest’anno che Italia e Austria stanno lavorando insieme per ricostruire una moderna filiera tessile.

Sempre più spesso (e volentieri) vesto abiti di canapa e personalmente ritengo non ci sia tessuto più confortevole e sano.
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 Oggetto del messaggio: Re: Puglia: semina sperimentale di Marijuana
MessaggioInviato: 25/11/2018, 12:00 
Legalizzazione droghe leggere, l’Asia è pronta a dare il via al commercio di marijuana per scopi terapeutici


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A guidare la regolamentazione dell'industria troviamo uno dei paesi in cui il narcotraffico è più diffuso e allo stesso tempo punito più severamente come la Thailandia e la Malaysia. In Giappone una quarantina di agricoltori ha ottenuto le licenze necessarie alla coltivazione, mentre in Cina le province dello Heilongjiang e dello Yunnan contano già per quasi la metà delle piantagioni di canapa destinate legalmente a uso commerciale a livello globale
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Prosegue a sobbalzi la lunga marcia dei paesi asiatici verso la legalizzazione delle droghe leggere. Combattuta tra la necessità di limitare il consumo tra i giovani e la volontà di sfruttare le potenzialità economiche del settore, l’Asia si accinge ad allentare le ferree restrizioni sul commercio di marijuana per scopi terapeutici. A guidare la regolamentazione dell’industria troviamo uno dei paesi in cui il narcotraffico è più diffuso e allo stesso tempo punito più severamente.

In Thailandia il possesso, la coltivazione e il trasporto di cannabis fino a 10 kg può comportare una pena massima di 5 anni di carcere e/o una sanzione amministrativa. Nella prigione di massima sicurezza di Bangkok Klong Prem il 64% dei detenuti ha alle spalle arresti per droga e la prolungata durata delle sentenze è all’origine di una crescita esponenziale della popolazione carceraria nel paese, per un totale di 321.347 prigionieri nel 2016. Mentre la maggior parte dei casi riguarda il contrabbando di metanfetamine, da tempo il governo thailandese ha al vaglio un rilassamento delle misure, almeno per quanto riguarda le droghe leggere.

Il 9 novembre, l’assemblea legislativa nazionale ha presentato una proposta per riclassificare la marijuana come farmaco legale, consentendone la vendita e il possesso regolamentati, tanto che, secondo il Washington Post, la cannabis potrebbe diventare disponibile previa licenza addirittura entro la fine dell’anno. Se così fosse, la Thailandia diventerebbe la prima nazione asiatica a legalizzare il consumo terapeutico, spianando la strada a un mercato interno che già nel 2024 potrebbe raggiungere i 5 miliardi di dollari.

Un primato che Bangkok rischia di vedersi strappare dalla Malaysia, dove proprio lo scorso mese il governo di Mahathir Mohamad ha abolito la pena capitale per tutti i reati, compreso il narcotraffico. La possibilità di rimuovere le restrizioni sul commercio per fini medici è già stata introdotta informalmente nell’agenda di governo con il pieno appoggio del ministro delle Risorse naturali Xavier Jayakumar. Complice il caso di Muhammad Lukman, condannato a morte lo scorso agosto per aver venduto olio di cannabidiolo a pazienti affetti da malattie come il cancro e la leucemia.

Sebbene con più cautela, anche altri paesi asiatici storicamente conservatori si avviano verso una progressiva apertura. Stando al South China Morning Post, se la Corea del Sud sta valutando la possibilità di modificare le leggi nazionali in modo da legalizzare le importazioni di medicine contenenti cannabinoidi, in Giappone, dove l’uso di cannabis è illegale, una quarantina di agricoltori ha ottenuto le licenze necessarie alla coltivazione, mentre nello Sri Lanka lo scorso aprile il ministro della Salute ha annunciato che la produzione della cannabis terapeutica inizierà entro la fine dell’anno. Persino in Cina, dove la leadership di Xi Jinping è impegnata in una campagna moralizzatrice spiccatamente proibizionista, le province dello Heilongjiang e dello Yunnan – stando ai dati ufficiali dell’Ufficio nazionale di statistica – contano già per quasi la metà delle piantagioni di canapa destinate legalmente a uso commerciale a livello globale.

Il motivo è semplice. Secondo Grandview Research, nel 2025 il mercato mondiale della marijuana per scopi terapeutici è destinato a raggiungere i 55,8 miliardi di dollari, pari a un terzo di tutte le transazioni legali. D’altronde, fino al divieto internazionale del 1961, nel continente asiatico il consumo della ganja (cannabis in sanscrito) era estremamente comune tanto nei rituali religiosi quanto nell’ambito delle usanze contadine. Nulla sembra, tuttavia, suggerire un ripensamento circa l’impiego della marijuana per fini ricreativi. Da quando il Canada è diventato il secondo paese a legalizzare la cannabis i governi di Seul, Pechino e Tokyo hanno diramato severi avvertimenti per i cittadini sudcoreani, cinesi e giapponesi, intenzionati a farne uso durante il loro soggiorno estero. Chi viene scoperto a fumare erba rischia fino a cinque anni di carcere una volta tornato in patria, hanno intimato giorni fa le autorità sudcoreane.
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 Oggetto del messaggio: Re: Puglia: semina sperimentale di Marijuana
MessaggioInviato: 12/12/2018, 18:10 
Cita:

Canapa: quel materiale scomodo per le lobby che in Puglia sta rinascendo “volevano farla sparire”


“Bene i controlli che stanno interessando il settore della canapa che in Puglia negli ultimi anni ha avuto uno sviluppo importante che va salvaguardato da frodi e speculazioni. Sono numerose le imprese agricole che stanno segnalando e denunciando dal 2017 fenomeni distorsivi e speculativi. La Legge italiana c’è, va rispettata e fatta rispettata, magari completandola, in modo da renderla ancora più efficace e rispondente alle esigenze produttive e di mercato reali degli imprenditori agricoli”, è il commento del Presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia, a quanto disposto dalla Procura di Taranto.

Il boom della canapa in Puglia è stato registrato anche grazie alla legge regionale entrata in vigore il 14 gennaio 2017 che ha favorito – dice Coldiretti Puglia – il moltiplicarsi di terreni e produzione, oltre ad idee innovative nella trasformazione della ‘pianta’ dai mille usi, dalla birra alla ricotta e agli eco-mattoni isolanti, dall’olio antinfiammatorioalle bioplastiche, fino a semi, fiori per tisane, pasta, taralli, biscotti e cosmetici e ancora vernici, saponi, cere, detersivi, carta o imballaggi, oltre al pellet di canapa per il riscaldamento che assicura una combustione pulita.

“La nuova frontiera è la cannabis light con la coltivazione e la vendita di piante, fiori e semi a basso contenuto di principio psicotropo (Thc) – aggiunge il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti– attività regolamentate dalla legge numero 242 del 2 dicembre 2016 recante “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa” che ha disciplinato il settore. Con la nuova norma non è più necessaria, infatti, alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di Thc al massimo dello 0,2%, fatto salvo l’obbligo di conservare per almeno dodici mesi i cartellini delle sementi utilizzate. Resta il divieto di utilizzo di foglie e fiori di canapa per scopo alimentare”.

La percentuale di Thc nelle piante analizzate potrà inoltre oscillare dallo 0,2% allo 0,6% senza comportare alcun problema per l’agricoltore. Al momento risulta consentita – precisa ColdirettiPuglia – solo la coltivazione delle varietà ammesse, l’uso industriale della biomassa, nonché la produzione per scopo ornamentale, mentre per la destinazione alimentare possono essere commercializzati esclusivamente i semi in quanto privi del principio psicotropo (Thc).

“L’affermarsi di stili di vita più ecologici ha favorito – precisa Claudio Natile, referente del comparto della canapa di Coldiretti Giovani Impresa Puglia – la diffusione della canapa che è particolarmente versatile negli impieghi, ma anche in grado dal punto di vista colturale a basso impatto ambientale di ridurre il consumo del suolo, la percentuale di desertificazione e la perdita di biodiversità. Considerata l’importanza economica del settore, occorre formare le aziende agricole per favorire la qualità della produzione nazionale e supportarle nella trasformazione del prodotto, scongiurando l’alterazione della legge italiana di riferimento anche attraverso un sistema di controllo nei confronti degli operatori delle filiere per favorire la legalità e prevenire truffe e comportamenti illeciti. Valorizzare la canapa italiana, di nostra tradizione, considerato che negli anni Quaranta eravamo il secondo Paese mondiale a produrla, dopo la Russia e promuoverla all’estero per sostenere le aziende italiane anche nelle esportazioni”.

Si tratta in realtà – rileva Coldiretti Puglia – del ritorno ad una coltivazione che fino agli anni ‘40 era più che familiare in Italia, tanto che il Belpaese con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore di canapa al mondo (dietro soltanto all’Unione Sovietica). Il declino è arrivato per la progressiva industrializzazione e l’avvento del “boom economico” che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche, ma anche dalla campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha gettato un ombra su questa pianta.

ll Governo italiano nel 1961sottoscriveva una convenzione internazionale chiamata “Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti” (seguita da quelle del 1971 e del 1988), in cui la canapa sarebbe dovuta sparire dal mondo entro 25 anni dalla sua entrata in vigore mentre nel 1975 esce la “legge Cossiga” contro gli stupefacenti, e negli anni successivi gli ultimi ettari coltivati a canapa scompaiono. Il boom della coltivazione della canapa è un’ottima dimostrazione – conclude Coldiretti Puglia – della capacità delle imprese agricole di scoprire e sperimentare nuove frontiere e soddisfare i crescenti bisogni dei nuovi consumatori che proprio da queste esperienze di green economy si aprono opportunità di lavoro nelle campagne che possono contribuire alla crescita sostenibile e alla ripresa economica ed occupazionale del Paese. M5S a parte, ve lo ricordate lo spettacolo di Grillo “rivelatorio” del 1997? Guardate qua:

Guarda su youtube.com




http://www.complottisti.info/canapa-que ... a-sparire/


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MessaggioInviato: 14/12/2018, 01:41 
Bell'articolo vimana131. [;)]



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MessaggioInviato: 10/01/2019, 01:03 
Cannabis, il Movimento 5 Stelle propone legge per la liberalizzazione: “Consentire l’autoproduzione per uso ricreativo”


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Il ddl è stato presentato a Palazzo Madama dal senatore Matteo Mantero: prevede la possibilità di coltivare in casa fino a 3 piantine di marijuana. Un'idea simile era già stata dibattuta dalla scorsa legislatura, approdando in aula il 25 luglio 2016, ma il dibattito non è mai proseguito
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La coltivazione e la vendita della cannabis e dei suoi derivati per uso personale e ricreativo non sarà più reato. E’ quanto prevede il disegno di legge presentato a Palazzo Madama dal senatore del Movimento 5 Stelle Matteo Mantero. “Libera cannabis in libero Stato”, scrive lo stesso parlamentare come titolo di un post pubblicato sulla sua pagina Facebook in cui spiega i punti salienti e le motivazioni della sua proposta. Un’idea simile era già stata dibattuta dalla scorsa legislatura, approdando in Aula, per la prima volta nella storia della Repubblica, il 25 luglio 2016. A proporla era stato l’intergruppo guidato da Benedetto Della Vedova di Scelta Civica, ma la proposta era stata bloccata. “In molti sono d’accordo che sia insensato perseguire chi si fuma uno spinello, visto che la marijuana non fa male come invece l’alcol e il tabacco. Anzi, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Reports, affiliata di Nature, l’alcol ha un indice di pericolosità 114 volte superiore alla cannabis, seguito da eroina, cocaina e tabacco”, spiega il senatore. Mantero evidenzia come “oltre il 70 per cento degli italiani sarebbe concorde” alla legalizzazione. A sostenere la proposta, secondo Mantero, anche la Direzione Nazionale Antimafia che nella sua relazione annuale del 2015 sottolineava il risparmio di un eventuale provvedimento a riguardo. Il senatore sottolinea che “con la cancellazione del reato di produzione e vendita delle droghe leggere, che rappresenta più della metà del mercato degli stupefacenti, si risparmierebbero quasi 800 milioni di euro, in seguito alle minori spese tra magistratura, carcerari e quelle relative all’ordine pubblico ed alla sicurezza. Risorse economiche e finanziarie che potrebbero essere spostate al contrasto alle droghe pesanti, come cocaina, eroina e droghe sintetiche, queste sì realmente pericolose”. Matteo Mantero, al secondo mandato da parlamentare, figura tra i “dissidenti” su alcuni provvedimenti del governo come il decreto Sicurezza ma il procedimento dei probiviri del M5s è finito con un’archiviazione. E’ anche nota la contrarietà a proposte come queste dell’altra parte della maggioranza, rappresentata dalla Lega.


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Matteo Mantero

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LIBERA CANNABIS IN LIBERO STATO

Perchè ho presentato una proposta di legge per consentire l’autoproduzione di cannabis? Perché legalizzare la produzione e la vendita di marijuana per uso personale è una questione tutt’altro che secondaria?

In molti sono d’accordo che sia insensato perseguire chi si fuma uno spinello, visto che la marijuana non fa male come invece l’alcool e il tabacco. Anzi, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista “Scientific Reports”, affiliata di Natur... Altro...
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Non solo, per dare prova della correttezza del provvedimento, nel messaggio il parlamentare evidenzia anche i paesi che hanno optato per la legalizzazione. Una scelta che avrebbe portato Olanda, Spagna e diversi membri degli Stati Uniti d’America, ai quali recentemente si è aggiunta anche la California, a diminuire il numero di utilizzatori di cannabis. “A crescere sono stati solo il reddito legale e il gettito fiscale del mercato legalizzato”, continua Mantero che conclude il post sottolineando i rischi derivati dall’uso della mancata liberalizzazione. “Ogni anno circa 5 milioni di persone fanno uso di hashish o marijuana, essendo illegale coltivarla a casa propria queste persone sono costrette a rivolgersi al mercato nero – continua – In uno studio del 2016 l’università di Berna ha analizzato 191 campioni di marijuana sequestrati dalle forze dell’ordine sul territorio svizzero. La scoperta è preoccupante: il 91% di questi prodotti è contaminato”. Tra le sostanze con cui la cannabis viene “tagliata” per aumentarne il peso, sempre secondo il parlamentare, molte sarebbero nocive: ammoniaca, lacca, lana di vetro, piombo, alluminio, ferro, cromo e cobalto. “Trovate qualche motivo per non legalizzarla?”, conclude il senatore nel post.


In appoggio alla proposta del senatore sono arrivati i Radicali Italiani, tra i principali sostenitori della liberalizzazione. “In Italia consumare cannabis non è un reato, lo è invece auto produrla, coltivandosela sul balcone o in giardino. Ed è un reato per cui si rischiano fino a 6 anni di carcere. È come se lo Stato dicesse: ‘puoi fumarti uno spinello, l’importante è che lo acquisti al mercato nero'”, si legge in una nota diffusa dal gruppo. Anche l’Associazione Luca Coscioni, tra i promotori della legge di iniziativa popolare del 2016, è scesa in campo chiedendo di riprendere in mano i testi di due anni fa. “Si tratta di un testo che va anche oltre le ottime proposte oggi ripresentate dal Senatore Matteo Mantero, che rafforza l’accesso terapeutico alla cannabis e liberalizza la coltivazione domestica per fini di consumo personale o sociale. E depenalizza totalmente l’uso e la detenzione di tutte le sostanze proibite. Nei prossimi giorni dal sito Legalizziamo.it verrà lanciata una petizione ai Parlamentari affinché presentino altri testi di legge e si attivino per far sì che si rispetti la volontà di decine di migliaia di persone che hanno chiesto al Parlamento di regolamentare quanto oggi è proibito e genera povertà e criminalità”.

E se da un lato la proposta potrebbe trovare un ostacolo negli stessi alleati di governo, Mantero è però convinto che molti della Lega “la pensano diversamente”. “È vero che alcuni nella Lega, come il ministro Fontana o il vicepremier Salvini, si oppongono in maniera pregiudiziale a questa tematica senza probabilmente scendere nei dettagli, senza conoscerla così bene, ma non tutti i rappresentanti (del Carroccio) sono così contrari”, ha detto il senatore a Radio Capital. “Il governo potrebbe lasciare l’attività legislativa al Parlamento su questa e altre tematiche, come l’eutanasia, e fare un passo indietro politicamente per far cominciare una discussione importante”, ha continuato, specificando che, anche se la proposta ‘non è nel contratto’ il legislativo può “andare avanti”.

La proposta di legge: 9 articoli dall’autoproduzione alla vendita di infiorescenze – Tre punti principali e 9 articoli: questo il disegno che il parlamentare ha portato all’attenzione del Senato. Come si legge nel documento, la liberalizzazione si attuerà consentendo la coltivazione della cannabis in forma individuale e associata, rendendo lecita la detenzione della sostanza entro determinate quantità e disciplinando le condotte illecite, prevedendo una differenziazione di pena in relazione alla tipologia delle sostanze (droghe pesanti, droghe leggere). In particolare i maggiorenni potranno produrre cannabis per uso ricreativo, coltivando al massimo tre piante di sesso femminile ciascuno. Consentita anche la coltivazione in forma associata (sul modello dei social club spagnoli), in numero massimo di trenta persone per ‘gruppo’. Dei direttivi dei ‘maria club’ però non potranno far parte coloro che sono stati condannati in maniera definitiva per alcuni reati “di maggiore pericolosità sociale (associazione di tipo mafioso, commercio illecito di precursori di droghe e associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope”). Per avviare la coltivazione, sia individuale sia in forma associata, sarà sufficiente comunicarlo alla prefettura competente, senza ricevere un’autorizzazione preventiva. Il provvedimento rende lecita anche la detenzione di una piccola quantità di cannabis, pari a 5 grammi, che possono arrivare a 15 se si detengono in casa. Depenalizzata anche la cessione gratuita di una modica quantità di cannabis (meno di un grammo) se coltivata in forma personale o associata. La violazione della legge, specifica il provvedimento, sarà considerata ‘illecito amministrativo’ e sanzionata con una somma che potrà andare dai 100 ai 1000 euro. I guadagni delle multe, però, si legge all’articolo 6 saranno reinvestiti per interventi formativi, educativi, preventivi, curativi e riabilitativi, attuati dalle istituzioni scolastiche e da quelle sanitarie per arginare il fenomeno delle tossicodipendenze. Tra le novità, specifica lo stesso senatore Mantero, anche una correzione della precedente normativa. “Ora sarà possibile vendere le infiorescenze nei cosiddetti ‘shop cannabis light’ anche per uso alimentare o erboristico, e non più solo tecnico come in precedenza”.
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MessaggioInviato: 10/01/2019, 15:46 
Se legalizzano la marijuana la disoccupazione scende del 90% nel giro di 2 anni e molte delle terre oggi incolte ed abbandonante tornerebbero a produrre ed essere curate con risvolti importanti sia dal punto di vista ambientale che sociale. Per non parlare poi dei vantaggi in termini di produzione ed uso di tutti i derivati di questa pianta a prescindere dal solo uso ricreativo.

vietare l'uso di questa pianta è solo un modo per preservare delle lobby industriali consolidate che sparirebbero nel giro di 15 anni con una industria della cannabis fiorente (in tutti i sensi" ^_^).



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 Oggetto del messaggio: Re: Puglia: semina sperimentale di Marijuana
MessaggioInviato: 10/01/2019, 17:13 
MaxpoweR ha scritto:
Se legalizzano la marijuana la disoccupazione scende del 90% nel giro di 2 anni e molte delle terre oggi incolte ed abbandonante tornerebbero a produrre ed essere curate con risvolti importanti sia dal punto di vista ambientale che sociale. Per non parlare poi dei vantaggi in termini di produzione ed uso di tutti i derivati di questa pianta a prescindere dal solo uso ricreativo.

vietare l'uso di questa pianta è solo un modo per preservare delle lobby industriali consolidate che sparirebbero nel giro di 15 anni con una industria della cannabis fiorente (in tutti i sensi" ^_^).

Per "poter" legalizzare la marijuana e la prostituzione, devono "dare" alle lobby ed ai mafio-camorristi, un'altra "branca" di business.
Sarà dura, molto dura.



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 Oggetto del messaggio: Re: Puglia: semina sperimentale di Marijuana
MessaggioInviato: 10/01/2019, 20:59 
B eh negli USa che di mafia se ne intendono quanto noi l'hanno legalizzata e frutta decine di miliardi l'anno. Da noi però c'è il vaticano e GIOVANARDI vari col cervello fermo al 1750.



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 Oggetto del messaggio: Re: Puglia: semina sperimentale di Marijuana
MessaggioInviato: 24/01/2019, 01:18 
Abbiamo già parlato in passato di come può essere impiegata la cannabis (che sia indica o sativa).
Ecco qua un'esempio:

Sandro, il maestro artigiano che crea la carta di canapa


Formato file: mp4



¯
Il maestro artigiano Sandro Tiberi ha riprodotto una piccola cartiera alla fiera Canapa Expo di Milano per creare dal vivo fogli di carta con cellulosa di canapa.

Originario di Fabriano, la città in cui si produce carta fatta mano dal 1264 e dove è stata inventata la filigrana che Tiberi utilizza, sta portando avanti con il comune un progetto pilota per produrre cellulosa di canapa italiana, ad oggi non disponibile sul mercato; oltre alla grande qualità e alla grande resistenza di questo tipo di carta, c'è da sottolineare che sarebbe un progetto un forte valore ambientale sia perché la canapa è una pianta annuale e non necessita di anni per crescere e svilupparsi, sia perché immagazzina CO2 dall'atmosfera 4 volte in più della media degli alberi, e infine perché la sua cellulosa non necessita di sbiancanti chimici.
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Fonte



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