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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 09/04/2019, 18:20 
shighella ha scritto:
Dobbiamo rivedere il nostro modo di vivere...nn si puo continuare a consumare uomini e terre!! [:(!]


No, certo, ma ormai il dolo è irritrattabile, è l'ora per i beoti di pagare i loro beati sfarzi, ed è inutile che fanno i finti redenti buonisti.



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Offtopic (fuori argomento)
Correte correte... che per pagare i mercanti e i loro camerieri dovrete rubare sempre di più, e attenti a non dimenticarvi la carta di credito a casa... che se vi rompete il muso per strada neppure il carroattrezzi viene più a prendervi.
Mi raccomando: Votate, umili e silenti.
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 Oggetto del messaggio: Re: CONGO & COLTAN: un Olocausto taciuto per interessi
MessaggioInviato: 08/05/2019, 03:41 
IL NUOVO PETROLIO SI CHIAMA COLTAN E IL VENEZUELA NE È CASUALMENTE PIENO

Pubblicato Febbraio 22, 2019 · Aggiornato Febbraio 21, 2019



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Da mesi ci viene descritto un Paese sull’orlo del collasso, eppure le ricchezze della Repubblica bolivariana del Venezuela sono invidiabili: il Paese sudamericano conserva nel suo sottosuolo cospicue quantità di oro (le riserve stimatesono intorno alle 15 tonnellate), possiede le più grandi scorte petrolifere del pianeta e negli ultimi anni ha scoperto di avere giacimenti ricchissimi di coltan, un minerale destinato a diventare il petrolio del futuro.

Il coltan è una combinazione di columbite, manganesio e tantalite, e contiene un’alta percentuale di tantalio, un superconduttore che sopporta elevate temperature, resiste alla corrosione e possiede una grande capacità di immagazzinare cariche elettriche. Il coltan è il materiale fondamentale per la fabbricazione di condensatori, microchip, console per videogiochi, sistemi di posizionamento globale, satelliti, missili telediretti, apparati di microelettronica e nella chirurgia estetica viene utilizzato per gli impianti mammari. Per il suo utilizzo sempre più massiccio in diversi settori strategici, gli esperti prevedono un’impennata nella richiesta globale che potrebbe triplicare entro il 2025.

Continua… QUI.
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 Oggetto del messaggio: Re: CONGO & COLTAN: un Olocausto taciuto per interessi
MessaggioInviato: 08/05/2019, 13:11 
Ma tu guarda...



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 Oggetto del messaggio: Re: CONGO & COLTAN: un Olocausto taciuto per interessi
MessaggioInviato: 09/11/2019, 07:37 
Gli schiavi bambini del Congo
Dalle miniere di coltan, oro, cobalto e diamanti alle strade di periferia delle grandi città, tra fame, miseria e sfruttamento

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- Lo scorso 3 settembre il Prof. Francesco Barone (Docente presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila) è tornato dalla sua 52esima missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. Una missione straordinaria, densa di belle emozioni, ricordi indelebili ma anche di grandi preoccupazioni.
Prof. Barone, lei conosce bene l’Africa e la dura realtà nella quale sono costretti a vivere migliaia di bambini. In tutti questi anni, partendo dalla sua prima missione, cosa è cambiato?

Purtroppo devo riconoscere che rispetto al passato è cambiato poco. La povertà esiste ed è una realtà drammatica. Esistono i nuovi schiavi, sono coloro che hanno fame, che non hanno accesso all’istruzione e non dispongono di cure mediche e medicine. Sono coloro che vengono sfruttati da potenze mondiali e da multinazionali per l’estrazione di coltan, oro, cobalto, diamanti e altre preziose risorse. E inoltre, bambine e bambine vittime di violenze, soprusi, traffico di organi e sfruttamento della prostituzione. Unitamente a Benvenue Kasole, a Bukavu ho incontrato Denis Mukwege, premio Nobel per la pace 2018. Si è parlato di pace, diritti umani, no alla violenza sulle donne, al traffico degli esseri umani e allo sfruttamento delle bambine e dei bambini. Abbiamo ribadito il nostro impegno a difesa delle infanzie vulnerabili. Abbiamo fatto tutto il possibile per restituire speranze a chi vive in condizioni di vulnerabilità ed emarginazione economica e sociale. Abbiamo svolto attività di gioco e di divertimento per consentire loro momenti di felicità e di allegria.



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- Qual è stata la paura più grande in tutti quei giorni passati a Goma?
L’ebola. Una parola che incute preoccupazione, che spinge a cambiare il modo di rapportarsi con gli altri. Il timore dell’ebola ci ha accompagnati per l’intero periodo di permanenza a Goma. Questa volta, ho letto la paura anche nei volti degli abitanti. Ho notato che erano cambiate certe abitudini, meno frequenti le strette di mano, meno propensi ad abbracciarsi. Siamo partiti consapevoli del rischio che correvamo, ma tale considerazione non è stata sufficiente a farci desistere. Migliaia di bambini erano in attesa dei nostri aiuti umanitari e non potevamo deluderli. Questo viaggio è partito da lontano, conseguente a decine di eventi di beneficenza per la raccolta fondi, incontri di sensibilizzazione nelle scuole, giornata della pace a Bussi sul Tirino il 21 luglio 2019. E inoltre, in giro per le città italiane a ritirare le medicine, i vestiti, le scarpe, il materiale didattico. Perché una missione umanitaria non inizia con un decollo e non termina con un atterraggio di rientro a casa. Chiunque ha sentito nel cuore il richiamo ed ha accettato di partire per una missione umanitaria ha sentito la propria vita cambiare in modo significativo.

- Quali sono stati i vostri interventi nel corso di questa missione?
La parola chiave per ogni missione è concretezza, ciò di cui le persone hanno bisogno. Abbiamo provveduto alla consegna di cibo, vestiti, scarpe, medicine e materiale didattico agli orfanotrofi Mama wa wote e Flamme d’amour. Abbiamo continuato con le attività di sostegno al Centro che ospita gli ex bambini soldato. In un quartiere periferico della città di Goma, abbiamo inaugurato il Centro “Kwetu-gli amici di Francesco” e immediatamente iniziato con la consegna di decine e decine di quintali di riso, fagioli, medicine, sapone e sale alle famiglie poverissime del posto. In un altro quartiere Karisimba, abbiamo incontrato numerosi bambini di strada e consegnato loro oltre 500 panini e altri viveri di prima necessità. Abbiamo visitato un ospedale, verificato le condizioni di salute delle persone ricoverate, provvedendo a pagare le spese sanitarie per consentire le dimissioni dei bambini ricoverati e guariti.



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- In base alla sua esperienza sul campo, di cosa c’è realmente bisogno per provare a risolvere le problematiche dei paesi più poveri?
C’è bisogno di interventi immediati e incisivi. È necessaria l’assunzione di responsabilità da parte dei Paesi più ricchi del mondo, evitando annunci propagandistici. È necessario che i politici si rechino sul posto per verificare da vicino quale sia la reale condizione in cui vivono milioni di persone indifese e affamate. Solo toccando con mano la sofferenza, la disperazione, l’isolamento nel quale vivono tanti bambini, si può realmente comprendere la portata del problema.



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- Dalle sue parole traspare una profonda amarezza, segno che la consapevolezza di cui parla è ancora lontana a venire. Pensa che le grandi potenze mondiali stiano ignorando il dramma dei paesi più poveri?
Come bene scrive Majid Rahnema, il povero universale “svolge il ruolo del personaggio negativo, un personaggio definito “per sottrazione”, ovvero per ciò che non ha, contrariamente al “ricco”, che invece viene ammantato di tutte le qualità positive”; pertanto, il povero diventa “un peso costante per una economia che peraltro rappresenta la sua unica possibilità di salvezza, ma nella quale non riesce ad integrarsi”. Assistere con indifferenza alla povertà e alle sofferenze delle persone è un crimine. Esperti dell’invisibile, con gli occhi a forma di potere, i potenti non vogliono guardare in faccia la realtà. Si può forse negare che a causa di “disumani appetiti” si stanno lasciando morire di fame milioni di persone? Si può forse negare che la maggior parte delle ricchezze è nelle mani di pochi, mentre altri milioni di persone muoiono di fame? Non ci sono i fondi per sfamare popolazioni ridotte allo stremo, invece, ci sono disponibilità economiche per costruire armi e aerei per bombardare. Chi ordina di costruirle, non è mai vittima delle stesse. Ritengo che non vi sia un’adeguata attenzione della politica nei confronti dell’Africa. Non è tollerabile restare indifferenti di fronte al dramma di milioni di persone costrette a fuggire dalle guerre e dalle violenze. Non servono gli spot, ma interventi necessari ed immediati. Inoltre, ritengo sia importante un piano di sensibilizzazione. Penso al ruolo della scuola per la formazione degli alunni sui temi della pace, dei diritti umani e del rispetto delle diversità. Non credo all’attuazione di interventi di tipo assistenzialistico. I progetti umanitari devono prevedere la compartecipazione delle popolazioni interessate, ma soprattutto, devono prevedere la concretezza degli interventi. Inoltre, è necessario che vi siano certezze in merito alla destinazione dei fondi. Esiste il rischio concreto che i soldi non arrivino alle persone bisognose.
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 Oggetto del messaggio: Re: CONGO & COLTAN: un Olocausto taciuto per interessi
MessaggioInviato: 16/11/2019, 07:28 
Nel post (di Thethirdeye) con cui è stato aperto il thread, è presente il link a un video che non è più viṡìbile.

Aggiungo questo:


Congo e coltan - il neocolonialismo 1/2

Guarda su youtube.com



Congo e coltan - il neocolonialismo 2/2

Guarda su youtube.com



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 Oggetto del messaggio: Re: CONGO & COLTAN: un Olocausto taciuto per interessi
MessaggioInviato: 16/11/2019, 13:57 
Visto l'impiego del Coltan (e la drammatica filiera descritta per estrarlo), mi è sorto spontaneo fare una ricerca in rete per capire se vi fossero delle alternative e dunque ho letto per la prima volta in vita mia il termine "Fair Phone" .......

https://www.repubblica.it/tecnologia/pr ... refresh_ce



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 Oggetto del messaggio: Re: CONGO & COLTAN: un Olocausto taciuto per interessi
MessaggioInviato: 16/11/2019, 20:24 
Non male, non lo conoscevo nemmeno io ma il costo, almeno per i miei gusti, è comunque eccessivo ma capisco che è inevitabile che sia così. qualora un giorno dovessi cambiare il mio cinesino huawei ci farò un pensierino.



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 Oggetto del messaggio: Re: CONGO & COLTAN: un Olocausto taciuto per interessi
MessaggioInviato: 17/11/2019, 11:28 
MaxpoweR ha scritto:
Non male, non lo conoscevo nemmeno io ma il costo, almeno per i miei gusti, è comunque eccessivo ma capisco che è inevitabile che sia così. qualora un giorno dovessi cambiare il mio cinesino huawei ci farò un pensierino.

Si, effettivamente gli smart cinesi hanno i loro vantaggi e Huawei che ho usato hanno diversi pregi a cominciare dal SO davvero facilissimo.

Il problema è che davanti a questa faccenda del Coltan non si può rimanere a guardare per cui gli Stati dovrebbero dare, ad esempio, degli incentivi a chi produce con metodi eco-sostenibili (citiamo anche il riciclo già che ci siamo... discorso valido anche per i pc, tablet etc), e magari una campagna sconti ai cittadini in modo che uno smart del genere viene a costare quei 150 euro in meno e allora inizia a diventare appetibile.

Infine gli smart eco-sostenibili andrebbero venduti dalla grande distribuzione in modo che la gente possa vederli, toccarli e provare i modelli in prova.



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 Oggetto del messaggio: Re: CONGO & COLTAN: un Olocausto taciuto per interessi
MessaggioInviato: 17/11/2019, 21:18 
Guarda su youtube.com



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 Oggetto del messaggio: Re: CONGO & COLTAN: un Olocausto taciuto per interessi
MessaggioInviato: 19/11/2019, 13:47 
Ragà, qualcuno che va in giro per centri commerciali etc. ha avuto modo di vedere se vendono/espongono questi Fairphone???



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 Oggetto del messaggio: Re: CONGO & COLTAN: un Olocausto taciuto per interessi
MessaggioInviato: 19/11/2019, 14:36 
mai visto uno in vita mia



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 Oggetto del messaggio: Re: CONGO & COLTAN: un Olocausto taciuto per interessi
MessaggioInviato: 19/11/2019, 17:24 
In Svizzera sono in vendita già dal 2016

https://www.swisscom.ch/it/about/news/2 ... phone.html

https://www.digitec.ch/it/s1/brand/fairphone-15803



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 Oggetto del messaggio: Re: CONGO & COLTAN: un Olocausto taciuto per interessi
MessaggioInviato: 07/12/2019, 21:45 
Cina, Stati Uniti e la geopolitica del litio


Per diversi anni,a partire dall’impulso globale a sviluppare veicoli elettrici su larga scala, l’elemento litio ha assunto le caratteristiche di metallo strategico. Al momento la domanda è enorme in Cina, nell’UE e negli Stati Uniti, e l’assicurarsi il controllo sulle forniture di litio sta già sviluppando una propria geopolitica non dissimile da quella per il controllo del petrolio.

La Cina si muove per assicurarsi le fonti

Per la Cina, che ha fissato i principali obiettivi per diventare il più grande produttore mondiale di veicoli elettrici, lo sviluppo di materiali per batterie al litio è una priorità per il 13°piano quinquennale (2016-2020). Sebbene la Cina abbia le proprie riserve di litio, il ritrovamento è limitato e la Cina è andata a garantirsi i diritti di estrazione del litio all’estero.

In Australia, la società cinese Talison Lithium, controllata da Tianqi, estrae e possiede le riserve di spodumene(1) più grandi e di più alto grado a Greenbushes, in Western Australia vicino a Perth.

Talison Lithium Inc. è il più grande produttore primario di litio al mondo. Il proprio sito di Greenbushes in Australia produce oggi circa il 75% della domanda cinese di litio e circa il 40% della domanda mondiale. Questo [il litio] e altre importanti materie prime australiane hanno permesso di intrattenere relazioni di importanza strategica per Pechinocon l’Australia, tradizionalmente un solido alleato americano. Congiuntamente, la Cina è diventata il principale partner commerciale per l’Australia.

Tuttavia, la crescente influenza economica della Cina nel Pacifico intorno all’Australia ha portato il Primo Ministro Scott Morrison a inviare un messaggio di avvertimento alla Cina, affinché non contenda il territorio del cortile australiano d’importanza strategica. Alla fine del 2017 l’Australia, con crescente preoccupazione per l’espansione dell’influenza cinese nella regione, ha ripreso la cooperazione informale in quello che a volte viene chiamato Quad(2), con USA, India e Giappone, rilanciando un precedente tentativo di controllare l’influenza cinese nel Sud Pacifico. Di recente l’Australia ha anche intensificato i prestiti alle nazioni strategiche delle isole del Pacifico per contrastare i prestiti cinesi. Tutto ciò rende chiaramente indispensabile che la Cina si attivi su scala globale in altri siti, per garantirsi il suo litio, al fine di diventare protagonista chiave nell’emergente economia dei veicoli elettrici nel prossimo decennio.

Quando lo sviluppo dei veicoli elettrici è diventato priorità nella pianificazione economica cinese, la ricerca per assicurarsi il litio si è rivolta al Cile, un’altra delle maggiori fonti di litio. Lì, la cinese Tianqi sta accumulando una quota importante della Sociedad Quimica Y Minera (SQM) del Cile, uno dei maggiori produttori mondiali di litio. Se la cinese Tianqi riuscirà a ottenere il controllo della SQM, secondo i rapporti del settore minerario, ciò cambierà la geopolitica del controllo mondiale del litio.

La disponibilità globale di metalli di litio, un componente strategico delle batterie agli ioni di litio utilizzate per alimentare i veicoli elettrici, è concentrata in pochissimi Paesi.

Per dare un’idea della potenziale domanda di litio, la batteria per la Tesla Model S richiede 63 chilogrammi di carbonato di litio, che sono sufficienti per alimentare circa 10.000 batterie di telefoni cellulari. In un recente rapporto, la Banca Goldman Sachs ha definito il carbonato di litio “la nuova benzina”. Solo un aumento dell’1% nella produzione di veicoli elettrici potrebbe aumentare la domanda di litio di oltre il 40% dell’attuale produzione globale, secondo Goldman Sachs. Con molti governi che richiedono una riduzione delle emissioni di CO2, l’industria automobilistica globale sta espandendo massicciamente i piani per veicoli elettrici nel prossimo decennio, il che renderà il litio potenzialmente strategico quanto lo è oggi il petrolio.

Un’Arabia Saudita di litio?

La Bolivia, il cui litio è molto più complicato da estrarre, negli ultimi anni è diventata un obiettivo di interesse anche per Pechino. Alcune stime geologiche classificano le riserve di litio della Bolivia come le più grandi del mondo e si stima che le sole saline di Salar de Uyuni contengano nove milioni di tonnellate di litio.

Dal 2015 una società mineraria cinese, la CAMC Engineering Company, gestisce un grande impianto in Bolivia per produrre cloruro di potassio come fertilizzante. Ciò che la CAMC minimizza è il fatto che, sotto il cloruro di potassio, ci sono le più grandi riserve di litio conosciute al mondo nelle saline di Salar de Uyuni, una delle 22 saline di questo tipo in Bolivia. Nel 2014 la cinese Linyi Dake Trade ha costruito un impianto sperimentale per batterie al litio nello stesso sito.

Quindi, nel febbraio 2019, il governo Morales ha firmato un altro accordo per il litio,in questo caso con la cinese Xinjiang TBEA Group Co Ltd che deterrà una partecipazione del 49% in una joint venture pianificata con la società statale boliviana YLBper il litio. L’accordo è di produrre litio e altri materiali dalle saline di Coipasa e Pastos Grandes, il che costerebbe circa 2,3 miliardi di dollari.

In termini di litio, la Cina domina finora il nuovo Grande Gioco globale per il controllo. Le entità cinesi ora controllano quasi la metà della produzione globale di litio e il 60 percento della capacità di produzione di batterie elettriche. Entro un decennio, Goldman Sachs prevede che la Cina potrebbe fornire il 60 percento dei veicoli elettrici a livello mondiale. In breve, il litio è una priorità strategica per Pechino.

Stati Uniti-Cina, rivalità per il litio?

L’altro grande attore nel mondo contemporaneo per l’estrazione di litio globale sono gli Stati Uniti. Albemarle, una società di Charlotte, nella Carolina del Nord, con un impressionante Consiglio di Amministrazione, ha importanti attività di estrazione del litio in Australia e Cile, segnatamente, proprio come la Cina. Nel 2015 Albemarle è diventata un fattore dominante nell’estrazione mondiale del litio, quando ha acquistato la società statunitense Rockwood Holdings. In particolare, Rockwood Lithium aveva attività in Cile, nella Salar de Atacama, e nella stessa miniera di Greenbushes in Australia, dove il gruppo industriale cinese Tianqi detiene il 51%. Ciò ha concesso ad Albemarle una quota del 49% dell’enorme progetto australiano al litio, in partnership con la Cina.

Ciò che sta cominciando a diventare chiaro è che le tensioni USA-Cina sui piani economici cinesi, probabilmente includono il contrasto all’influenza cinese nel controllo delle principali riserve strategiche di litio. Il recente colpo di Stato militare in Bolivia, che ha costretto Evo Morales all’esilio messicano, dai primi indizi, ha dimostrato il coinvolgimento di Washington. L’entrata in scena della Presidente ad interim Jeanine Áñez, una cristiana di destra, e del milionario di destra, Luis Fernando Camacho, segnalano una brutta svolta a destra nel futuro della politica del Paese, apertamente sostenuta da Washington. Fondamentale, tra le altre questioni, sarà se un futuro governo annullerà gli accordi di estrazione del litio con società cinesi.

Allo stesso modo, la cancellazione del meeting dell’APEC(3) del 16 novembre in Cile, che avrebbe dovuto presentare un summit tra Trump e Xi Jinping sul commercio, assume un altro significato. Il meeting doveva anche essere la sede di importanti accordi commerciali tra Cina e Cile, secondo il South China Morning Post. La delegazione prevista di Xi avrebbe incluso 150 responsabili aziendali e di pianificazione, per firmare importanti accordi economici, rafforzando ulteriormente i legami economici tra Cile e Cina, cosa contro la quale gli Stati Uniti hanno recentemente messo in guardia.

Lo scoppio di proteste di massa in tutto il Cile,in opposizione agli aumenti della tariffa del trasporto pubblico governativa, porta i segni di simili inneschi per fattori economici in altri Paesi, usati per dare avvio alle Rivoluzione Colorate di Washington. Le proteste hanno avuto l’effetto a breve termine dell’annullamento del vertice APEC in Cile. Il ruolo attivo delle ONG finanziate dagli Stati Uniti nelle proteste del Cile non è stato confermato, ma le crescenti relazioni economiche tra Cile e Cina non sono chiaramente considerate positive da Washington. Lo sfruttamento cinese del litio Cile, a questo punto, è un fattore geopolitico strategico poco discusso che potrebbe essere il bersaglio degli interventi di Washington, nonostante l’economia del libero mercato dell’attuale governo.

In questo momento ciò che è chiaro è che si assiste a una battaglia globale per il dominio del mercato delle batterie per i veicoli elettrici del futuro e il controllo del litio è al centro.



https://comedonchisciotte.org/cina-stat ... del-litio/


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