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Grigio
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MessaggioInviato: 11/06/2009, 08:56 
basterebbe che mettessero in atto un paio delle invenzioni di Tesla, per mettere fuori uso con qualche impulso elettromagnetico gli impianti della Corea del Nord. Ma sapete, credo che ci sia un forte interesse affinchè nasca un conflitto da quelle parti, nella + classica delle tradizione USA:

1) crisi economica

2) serve una guerra per far ripartire l'economia

3) troviamo una guerra FUORI e LONTANA dall'America

han sempre fatto così in tempi di magra gli americani


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MessaggioInviato: 11/06/2009, 11:02 
Cita:
Sirius ha scritto:

basterebbe che mettessero in atto un paio delle invenzioni di Tesla, per mettere fuori uso con qualche impulso elettromagnetico gli impianti della Corea del Nord. Ma sapete, credo che ci sia un forte interesse affinchè nasca un conflitto da quelle parti, nella + classica delle tradizione USA:

1) crisi economica

2) serve una guerra per far ripartire l'economia

3) troviamo una guerra FUORI e LONTANA dall'America

han sempre fatto così in tempi di magra gli americani

Gli Alieni lo sanno chi è in buona fede e a chi devono bloccare le testate Nucleari.[;)]



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Sintassi, analisi logica, grammatica, preposizioni ,ecc siano quelle che sono: stronzate da intellettuali che si credono intelligenti solo perché stanno bene e sanno mettere una parola dopo l'altra .
Conoscere in modo perfetto la scrittura non è significato di intelligenza.
Con intelligenza intendo quella vera che ci fa rispettare,capire,apprezzare gli altri e la vita che non è fatta solo del saper scrivere.(Kirara 12)

La più grande punizione che hanno dato all'Umanità è:
"" Quando verso la fine si comincia ad aprire gli occhi e capire ci tocca morire."" (bleffort)

Non c'è peggio di una misera anima di Uomo che si sente superiore a Dio.
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MessaggioInviato: 11/06/2009, 11:32 
Pensi che dunque tutto questo abbia come scopo quello di far intenzionalmente intevenire degli EBE per porre fine a tutto, mostrandosi così a tutto il pubblico mondiale ( che attualmente punta gli occhi proprio sul Nord Corea)?
Stile Indipendence Day, una mega astronave madre apparirà sopra le rampe dei missili e fermerà tutto? beh sarebbe bello


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MessaggioInviato: 12/06/2009, 21:58 
salve a tutti sono new di questo forum,ma vorrei mostrarvi un film ke quando ho visto la trama mi ha incuriosita,e vorrei qualche giudizio da qualcuno di voi..il film si chiama Ww3 La 3 guerra mondiale,ed è uscito nel 2001,prima dell'attentato delle Torri Gemelle!questo è il link http://www.fantafilm.net/Schede/2001b/001-83.htm(trama del film)
Vi ringrazio in anticipo


Ultima modifica di terminator il 12/06/2009, 22:30, modificato 1 volta in totale.

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MessaggioInviato: 16/06/2009, 00:48 
N. Corea: "Verso azioni militari"13/6/2009 http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/arti ... 2377.shtml
"Useremo il plutonio per le armi"
La Corea del Nord intraprenderà azioni militari se gli Stati Uniti e i loro alleati cercheranno di isolarla. Lo rende noto l'agenzia nordcoreana Kcna. Pyongyang torna anche ad alzare la posta nella sfida con la comunità internazionale e annuncia di voler dedicare al programma militare nucleare tutto il plutonio ottenuto dalle barre di uranio esausto. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso l'inasprimento delle sanzioni.

l regime di Pyongyang ha anche minacciato una risposta militare se gli Stati Uniti e i suoi alleati cercheranno di isolare il Paese. Proprio venerdì il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso all'unanimità l'inasprimento delle sanzioni che prevede l'ispezione delle navi sospettate di portare in Corea del Nord materiale proibito dall'embargo e utile per i programma militare atomico e missilistico.


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MessaggioInviato: 16/06/2009, 22:04 
Cita:
GoldenBoy ha scritto:

N. Corea: "Verso azioni militari"13/6/2009 http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/arti ... 2377.shtml
"Useremo il plutonio per le armi"
La Corea del Nord intraprenderà azioni militari se gli Stati Uniti e i loro alleati cercheranno di isolarla. Lo rende noto l'agenzia nordcoreana Kcna. Pyongyang torna anche ad alzare la posta nella sfida con la comunità internazionale e annuncia di voler dedicare al programma militare nucleare tutto il plutonio ottenuto dalle barre di uranio esausto. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso l'inasprimento delle sanzioni.

l regime di Pyongyang ha anche minacciato una risposta militare se gli Stati Uniti e i suoi alleati cercheranno di isolare il Paese. Proprio venerdì il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso all'unanimità l'inasprimento delle sanzioni che prevede l'ispezione delle navi sospettate di portare in Corea del Nord materiale proibito dall'embargo e utile per i programma militare atomico e missilistico.



azz azz quì si mette davvero male....


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MessaggioInviato: 16/06/2009, 22:09 
Inoltre in risposta alla Corea ecco cosa risponde Obama:

Obama: Corea Nord, minaccia per mondo
Presidente Usa, inasprire le sanzioni
(ANSA) - WASHINGTON, 16 GIU - La Corea del Nord rappresenta ''una minaccia'' non solo per la penisola coreana ma per il mondo: lo ha detto Barack Obama. Il presidente americano, dopo aver incontrato alla Casa Bianca il presidente della Corea del Sud, Lee Myung-bak, ha aggiunto che gli Stati Uniti sono ''risoluti nella difesa della sicurezza'' della penisola. Secondo Obama nei confronti della Corea del Nord la comunita' internazionale dovrebbe inasprire le sanzioni gia' in atto.

Fonte: http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus ... 97629.html

Si mette davvero male...


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MessaggioInviato: 16/06/2009, 22:14 
La Corea del nord non può essere accettata fra le potenze nucleari e gli Stati Uniti difenderanno la Corea del sud in caso di attacco. Lo ha assicurato il presidente americano Barack Obama al suo omologo sudcoreano Lee Myung-bak in visita alla Casa Bianca:

Voglio dire chiaramente che esiste un’altra strada percorribile per la Corea del nord, una strada che porta alla pace e a migliori opportunità economiche per la popolazione, compresa la piena reintegrazione nella comunità delle nazioni. Questo obiettivo può essere raggiunto solo attraverso negoziati pacifici che portino a una piena e verificabile denuclearizzazione della penisola coreana”.

Dopo gli ultimi test atomici e balistici di Pyongyang, a Seul è esplosa la protesta contro i fratelli divisi del nord. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha deciso di inasprire le sanzioni contro la Corea del del nord. Il regime di Pyongyang ha reagito minacciando di usare il proprio plutonio a fini militari. Gli USA: pieno appoggio a Seul in caso di attacco..


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MessaggioInviato: 16/06/2009, 22:20 
scusatemi nn ho scritto la fonte...FONTE: http://it.euronews.net/2009/06/16/gli-u ... i-attacco/
aspetto vostri commenti


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MessaggioInviato: 18/06/2009, 23:06 
Obama dichiara guerra a Mosca...



[:D] [:D]


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MessaggioInviato: 20/06/2009, 00:37 
Caspita che velocità di riflessi secondo me è un rettiliano,ahahaa;)!


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MessaggioInviato: 20/06/2009, 02:05 
16 febbraio 2007
http://www.voltairenet.org/article145295.html

Conto alla rovescia
L'Iran deve tenersi pronto a bloccare un attacco nucleare

Per il generale Leonid Ivashov, ex capo di Stato Maggiore interarma della Federazione della Russia, non c’è nessun dubbio che l'amministrazione Bush stia pianificando interventi nucleari contro l'Iran e che il Pentagono sarà in grado di effettuarli nelle prossime settimane. Non c’è neppure dubbio che gli Stati Uniti non saranno dissuasi dalle altre potenze nucleari e che comporteranno solamente una risposta convenzionale. L'unica incognita risiede nell'approvazione o nell'opposizione a questo progetto da parte del Congresso degli Stati Uniti.

Léonid Ivashov *

Nell'insieme delle notizie provenienti dal Medio Oriente, un numero crescente di articoli afferma che da qui a qualche mese gli Stati Uniti condurranno degli interventi nucleari contro l'Iran. Ad esempio il Kuwaiti Arab Time, citando fonti molto informate ma anonime, riferisce che gli Stati Uniti progettano di lanciare un attacco supportato da missili e bombe sul territorio iraniano prima della fine del mese di aprile 2007. La campagna partirà dal mare e sarà appoggiata dal sistema di difesa anti-missile Patriot, in modo da risparmiare alle truppe statunitensi un'operazione terrestre e ridurre l'efficacia di una risposta proveniente da “non importa quale paese del Golfo Persico”.

“Non importa quale paese” fa essenzialmente riferimento all’Iran. La fonte che ha comunicato la notizia al giornale kuwaitiano crede che le forze statunitensi in Iraq come negli altri paesi della regione saranno protette da ogni lancio di missili iraniani dai Patriot alle frontiere.

Così, i preparativi di una nuova aggressione statunitense hanno raggiunto la loro fase di definizione. Le esecuzioni di Saddam Hussein e dei suoi più stretti collaboratori sono state parte di questi preparativi. Il loro scopo era di servire come "operazione dissimulatoria" dei tentativi degli strateghi statunitensi, volti ad esacerbare deliberatamente la situazione al tempo stesso in Iran ed in tutto il Medio Oriente.

Gli Stati Uniti hanno ordinato l'impiccagione del deposto dirigente iracheno e dei suoi collaboratori valutando realisticamente le conseguenze del gesto. Ciò dimostra che gli Stati Uniti hanno adottato irreversibilmente il piano di spartizione dell'Iraq in tre pseudo-stati: sciita, sunnita e curdo. Washington considera che una situazione di caos controllato aiuterà a dominare strategicamente l'approvvigionamento di petrolio dal Golfo Persico così come da altre vie di trasporto petrolifero strategicamente rilevanti.

L'aspetto di più importante della questione è che sarà creata una zona cruenta di conflitto senza fine nel cuore del Medio Oriente, nella quale i paesi vicini all'Iraq, segnatamente l'Iran, la Siria e la Turchia (attraverso il Kurdistan), saranno inevitabilmente coinvolti. Ciò risolverà il problema della completa destabilizzazione della regione, un compito di primaria importanza per gli Stati Uniti e particolarmente per Israele. La guerra in Iraq non è stata che un passo per una serie di tappe nel processo di destabilizzazione regionale. E’ stata solamente una fase del processo di avvicinamento di un regolamento di conti con l'Iran e con altri paesi che gli Stati Uniti intendono stigmatizzare.

Tuttavia non è agevole per gli Stati Uniti lanciarsi in un’altra campagna militare mentre l'Iraq e l'Afganistan "non sono pacificati" (gli Stati Uniti mancano delle risorse necessarie per farlo). Inoltre, le proteste contro la politica dei neoconservatori di Washington si intensificano ovunque nel mondo. A causa di tutto questo gli Stati Uniti faranno uso dell'arma nucleare contro l'Iran. Si tratterà del secondo caso di utilizzo in combattimento di armi nucleari dopo l'attacco statunitense del 1945 contro il Giappone.

I circoli militari e politici israeliani fanno apertamente dichiarazioni sulla possibilità di interventi di missili nucleari sull'Iran dall’ottobre del 2006, quando l'idea fu sostenuta da George W. Bush. Attualmente si parla di una "necessità" di interventi nucleari. Si spinge l'opinione a credere che questa eventualità non ha niente di mostruoso e che, proprio al contrario, un intervento nucleare è relativamente fattibile. Secondo loro non c'è altro mezzo per "fermare" l'Iran.

Come reagiranno le altre potenze nucleari? Per ciò che riguarda la Russia, nel migliore dei casi, il suo governo si accontenterà di condannare gli interventi, al peggio dichiarerà che "anche se gli Stati Uniti hanno fatto un errore, il paese preso di mira ha provocato egli stesso l'attacco". Come all'epoca degli interventi che ha subito la Jugoslavia.

L'Europa reagirà probabilmente dello stesso modo. E’ tuttavia possibile che le proteste della Cina e di altri paesi nei confronti gli attacchi nucleari siano più rilevanti. In ogni caso, non ci sarà rappresaglia nucleare contro le forze statunitensi - l'amministrazione Bush ne è totalmente sicura.

Le Nazioni Unite non hanno nessun peso in questo contesto geopolitico. Non avendo condannando l'attacco subito dalla Jugoslavia, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ne ha condiviso la responsabilità. Questa istituzione si accontenta di adottare delle risoluzioni che i russi ed i francesi interpretano come una rinuncia all'uso della forza, ma che gli statunitensi ed i britannici intendono come una "garanzia" delle loro aggressioni.

Quanto ad Israele, sarà certamente nel mirino degli attacchi dei missili iraniani; è allora possibile che la resistenza di Hezbollah e dei palestinesi diventi più attiva. Gli israeliani poseranno a vittime, faranno ricorso a delle provocazioni per giustificare un'aggressione, patiranno danni ragionevoli e gli Stati Uniti indignati finiranno per destabilizzare l'Iran, presentando ciò come un castigo ben meritato.

Qualcuno sembra credere che le proteste dell'opinione pubblica potranno fermare gli Stati Uniti. Non penso. Non bisogna sopravalutare l'importanza di questo fattore. Ho provato in passato, per ore, a convincere Milosevic che la Nato si preparava ad attaccare la Jugoslavia. Per molto tempo, ha rifiutato di considerarlo, ripetendomi senza tregua: "Leggete dunque la Carta dell'Onu. Per quali ragioni potrebbero fare ciò? ».

Ma l'hanno fatto. Hanno ignorato deliberatamente la legislazione internazionale, e l'hanno fatto. E quale è il risultato? Certamente, l'opinione pubblica è stata urtata ed indignata. Ma gli aggressori hanno ottenuto esattamente ciò che volevano: Milosevic è morto, la Jugoslavia è divisa e la Serbia è colonizzata; e gli ufficiali della Nato hanno stabilito il loro quartier generale negli uffici del Ministero della Difesa del paese.

La stessa cosa è avvenuta in Iraq. L'opinione pubblica è stata urtata ed indignata. Ora ciò che interessa agli Stati Uniti non è l’ampiezza dell'indignazione ma l’estensione dei redditi del loro complesso militar-industriale.

La notizia secondo la quale una seconda portaerei statunitense dovrebbe arrivare nel Golfo Persico entro la fine del mese di gennaio permette di fare un'analisi dell'evoluzione possibile del conflitto. Per attaccare l'Iran, gli Stati Uniti adopererebbero essenzialmente la forza nucleare aerea. Sarebbero utilizzati missili da crociera (lanciati da aerei, da sottomarini e da postazioni di superficie) e, eventualmente, dei missili balistici. Con ogni probabilità, i colpi nucleari sarebbero seguiti da raid aerei lanciati dalle portaerei, così come di altri tipi di attacchi.

L'Iran possiede un esercito potente e le forze US potrebbero patire delle perdite ingenti. Ciò è inaccettabile per G. W. Bush, che si trova già in posizione delicata. Ma non è necessario lanciare un attacco terrestre per distruggere le infrastrutture dell’Iran, contrastare lo sviluppo del paese, generare il panico e creare caos politico, economico e militare. È un obiettivo realizzabile accedendo al nucleare, poi con i mezzi da guerra convenzionali. Ecco l'utilità del dispiegamento della flotta di portaerei vicino alle coste iraniane.

Quali sono i mezzi di difesa dell'Iran? Sono considerevoli ma restano largamente inferiori per forza. L'Iran possiede 29 sistemi di missili antiaerei russi "Tor." Costituiscono indiscutibilmente un rafforzamento della difesa aerea iraniana. L'Iran non ha tuttavia, al momento attuale, nessuna protezione sicura contro i raid aerei. La tattica sarà quella abituale: subito, neutralizzare la difesa aerea ed i radar, poi attaccare l‘armata aerea in volo, poi le installazioni di controllo e le infrastrutture a terra, evitando i rischi.

Tra qualche settimana, vedremo mettersi in movimento la macchina dell'informazione di guerra. L'opinione pubblica è già sotto pressione. Vedremo montare una sorta di isteria anti-iraniana, di "fughe" di notizie nei media, di disinformazione, ecc.

Tutto ciò manda simultaneamente un messaggio all'opposizione "filo-occidentale" e ad una frazione dell'élite di Mahmoud Ahmadinejad affinché si preparino agli eventi a venire. Gli Stati Uniti contano sul fatto che un attacco all'Iran generi inevitabilmente il caos nel paese, per poi corrompere alcuni generali iraniani e quindi crearsi una "quinta colonna" nel paese.

Beninteso, l'Iran e l'Iraq sono dei paesi assai differenti. Tuttavia, se l'aggressore riuscisse a provocare un conflitto tra i due rami delle forze armate iraniane- il Corpo delle guardie della Rivoluzione islamica e l'esercito- il paese si ritroverebbe in una situazione critica, particolarmente nell'ipotesi che, fin all’inizio della campagna, gli Stati Uniti riuscissero a uccidere il presidente iraniano ed a portare un intervento nucleare, o un massiccio intervento convenzionale contro lo Stato Maggiore del paese.

Ad oggi, la probabilità di un attacco degli Stati Uniti contro l'Iran è estremamente elevata. Resta una questione ancora incerta: che il Congresso statunitense dia l'autorizzazione per questa guerra. Il ricorso ad una provocazione potrebbe eliminare questo ostacolo (un attacco su Israele o su bersagli statunitensi dentro le basi militari). L'ampiezza della provocazione potrebbe essere dell'ordine degli attentati del 11 settembre 2001 a New-York. Allora il Congresso dirà certamente "sì" al presidente statunitense.

* Il generale Léonid Ivashov, ex Capo di Stato Maggiore interarma della Federazione della Russia, oggi vicepresidente dell'Accademia russa di geopolitica e membro del conferenza Axis for Peace.

N.B. Questo articolo è stato redatto dal generale Leonid Ivashov prima della deposizione al Congresso del segretario della Difesa statunitense Robert Gâtes, il 6 febbraio 2007, che ha detto che Washington deve prepararsi ad un confronto militare con la Russia; e prima del discorso del presidente Vladimir V. Putin davanti alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il 10 febbraio 2007, che ha affermato che Mosca non lascerebbe decidere solo gli Stati Uniti della guerra o della pace [in Iran].

Traduzione dal francese Bf per http://www.resistenze.org


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MessaggioInviato: 20/06/2009, 02:11 
» 02/06/2009 12:59
ISRAELE - USA
Israele si prepara alla guerra con l’Iran, mentre Obama giunge in Medio oriente
di Joshua Lapide
Esercitazioni di guerra e di emergenza per tutta la popolazione e tutte le scuole. Ci si esercita a attacchi missilistici da nord e da sud. L’aviazione israeliana ha fatto esercizi per bloccare bombe e missili da Siria e Iran. Obama sembra essere divenuto “impaziente” con l’Iran.


Gerusalemme (AsiaNews) – “L’attacco all’Iran arriverà di certo. Qui aspettiamo le elezioni presidenziali a Teheran e poi si decide”. Parla così un membro della sicurezza israeliana che chiede l’anonimato, alla vigilia del viaggio del presidente Barack Obama, che vuole riformulare un nuovo rapporto fra gli Usa e il mondo islamico e arabo e che preferisce – per ora – il dialogo con Teheran. “Obama dovrà convincersi” dice ancora l’anonima fonte ad AsiaNews. E aggiunge: “Anche l’economia mondiale, per uscire dalla crisi ha bisogno di una sola cosa: una guerra, che cambi tutti i ritmi e le spinte nel commercio internazionale”.

Da tempo Israele mette in guardia il mondo contro la minaccia nucleare che proviene da Teheran e le voci di possibili attacchi aerei per distruggere i siti nucleari di Isfahan, Natanz e Arak girano da anni nel mondo diplomatico.

Ad accrescere il senso di una guerra imminente, quest’oggi alle 11 tutte le sirene di allarme hanno suonato in Israele per un’esercitazione di guerra chiamata “Turning point 3”. Al suono delle sirene tutti gli abitanti e le scolaresche hanno raggiunto al più presto rifugi anti-bomba e di sicurezza, dove hanno potuto assistere a filmati sulle operazioni di emergenza.

Il “Turning point 3” è iniziato il 31 maggio scorso e dura fino al 4 giugno. È il terzo esercizio di questo tipo dall’estate 2006 – dalla guerra fra Israele e Hezbollah in Libano – e stavolta coinvolge tutta la popolazione e tutte le scuole per affrontare una lunga lista di emergenze: attacchi missilistici dal sud (v. Gaza) e dal nord (v. Hezbollah); minaccia di armi non convenzionali (batteriologiche); possibili attacchi contro infrastrutture essenziali alla popolazione.

Che queste esercitazioni puntino all’Iran si vede dal fatto che due settimane fa le forze aree israeliane hanno svolto esercitazioni per contrastare possibili bombardamenti aerei e missili provenienti da Siria e Iran.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha basato tutta la sua campagna elettorale sull’urgenza di neutralizzare la minaccia nucleare che viene da Teheran e ha chiesto sostegno a questa sua posizione perfino a Benedetto XVI, ma soprattutto a Obama, durante il loro incontro lo scorso maggio a Washington. Secondo alcune voci, egli avrebbe lanciato alla politica americana una sorta di ultimatum: se entro agosto la linea di Teheran non sarà concretamente cambiata, gli aerei israeliani ne attaccheranno i siti nucleari.

Alla conferenza stampa che ne è seguita, Obama ha dichiarato che si attende qualche segno da Teheran almeno fino a dicembre prossimo, per vedere se la sua politica di apertura verso l’Iran lanciata all’inizio del suo mandato, porta frutti.

In questo mettere delle “scadenze” , alcuni analisti vedono un cambiamento nella politica del presidente Usa, divenuto “impaziente” verso Teheran.

Da domani Barack Obama sarà in Arabia saudita e poi in Egitto. Secondo le previsioni dei media egli spingerà i Paesi arabi ad impegnarsi per la soluzione del conflitto israelo-palestinese; in Egitto egli ha detto che cercherà di “riparare la fiducia spezzata” fra Usa e Islam. Ma il suo viaggio in Medio oriente potrebbe servirebbe anche a coalizzare il mondo arabo, o la maggior parte di esso, in un fronte anti-Iran. Anche le sue critiche a Israele sul blocco degli insediamenti e la sua richiesta di impegno per la soluzione dei “due Stati” (Israele e Palestina), sarebbe un modo per avvicinare i Paesi arabi a un presidente degli Stati Uniti che – almeno in apparenza - non è totalmente succube della politica israeliana.


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MessaggioInviato: 20/06/2009, 07:17 
Cita:
GoldenBoy ha scritto:

» 02/06/2009 12:59
ISRAELE - USA
Israele si prepara alla guerra con l’Iran, mentre Obama giunge in Medio oriente
di Joshua Lapide
Esercitazioni di guerra e di emergenza per tutta la popolazione e tutte le scuole. Ci si esercita a attacchi missilistici da nord e da sud. L’aviazione israeliana ha fatto esercizi per bloccare bombe e missili da Siria e Iran. Obama sembra essere divenuto “impaziente” con l’Iran.


Gerusalemme (AsiaNews) – “L’attacco all’Iran arriverà di certo. Qui aspettiamo le elezioni presidenziali a Teheran e poi si decide”. Parla così un membro della sicurezza israeliana che chiede l’anonimato, alla vigilia del viaggio del presidente Barack Obama, che vuole riformulare un nuovo rapporto fra gli Usa e il mondo islamico e arabo e che preferisce – per ora – il dialogo con Teheran. “Obama dovrà convincersi” dice ancora l’anonima fonte ad AsiaNews. E aggiunge: “Anche l’economia mondiale, per uscire dalla crisi ha bisogno di una sola cosa: una guerra, che cambi tutti i ritmi e le spinte nel commercio internazionale”.

Da tempo Israele mette in guardia il mondo contro la minaccia nucleare che proviene da Teheran e le voci di possibili attacchi aerei per distruggere i siti nucleari di Isfahan, Natanz e Arak girano da anni nel mondo diplomatico.

Ad accrescere il senso di una guerra imminente, quest’oggi alle 11 tutte le sirene di allarme hanno suonato in Israele per un’esercitazione di guerra chiamata “Turning point 3”. Al suono delle sirene tutti gli abitanti e le scolaresche hanno raggiunto al più presto rifugi anti-bomba e di sicurezza, dove hanno potuto assistere a filmati sulle operazioni di emergenza.

Il “Turning point 3” è iniziato il 31 maggio scorso e dura fino al 4 giugno. È il terzo esercizio di questo tipo dall’estate 2006 – dalla guerra fra Israele e Hezbollah in Libano – e stavolta coinvolge tutta la popolazione e tutte le scuole per affrontare una lunga lista di emergenze: attacchi missilistici dal sud (v. Gaza) e dal nord (v. Hezbollah); minaccia di armi non convenzionali (batteriologiche); possibili attacchi contro infrastrutture essenziali alla popolazione.

Che queste esercitazioni puntino all’Iran si vede dal fatto che due settimane fa le forze aree israeliane hanno svolto esercitazioni per contrastare possibili bombardamenti aerei e missili provenienti da Siria e Iran.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha basato tutta la sua campagna elettorale sull’urgenza di neutralizzare la minaccia nucleare che viene da Teheran e ha chiesto sostegno a questa sua posizione perfino a Benedetto XVI, ma soprattutto a Obama, durante il loro incontro lo scorso maggio a Washington. Secondo alcune voci, egli avrebbe lanciato alla politica americana una sorta di ultimatum: se entro agosto la linea di Teheran non sarà concretamente cambiata, gli aerei israeliani ne attaccheranno i siti nucleari.

Alla conferenza stampa che ne è seguita, Obama ha dichiarato che si attende qualche segno da Teheran almeno fino a dicembre prossimo, per vedere se la sua politica di apertura verso l’Iran lanciata all’inizio del suo mandato, porta frutti.

In questo mettere delle “scadenze” , alcuni analisti vedono un cambiamento nella politica del presidente Usa, divenuto “impaziente” verso Teheran.

Da domani Barack Obama sarà in Arabia saudita e poi in Egitto. Secondo le previsioni dei media egli spingerà i Paesi arabi ad impegnarsi per la soluzione del conflitto israelo-palestinese; in Egitto egli ha detto che cercherà di “riparare la fiducia spezzata” fra Usa e Islam. Ma il suo viaggio in Medio oriente potrebbe servirebbe anche a coalizzare il mondo arabo, o la maggior parte di esso, in un fronte anti-Iran. Anche le sue critiche a Israele sul blocco degli insediamenti e la sua richiesta di impegno per la soluzione dei “due Stati” (Israele e Palestina), sarebbe un modo per avvicinare i Paesi arabi a un presidente degli Stati Uniti che – almeno in apparenza - non è totalmente succube della politica israeliana.





come volevasi dimostrare [B)]


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Gli Usa avvertono la Corea del Nord 22/6/2009 tgcom
Obama: "Pronti a ogni evenienza"
"Gli Stati Uniti sono pronti a fronteggiare un eventuale lancio di un missile nordcoreano nel pacifico". Lo ha ribadito Barack Obama in un'intervista alla CBS. Nei giorni scorsi era stata avanzata l'ipotesi che Pyongyang lanciasse un missile in direzione delle Hawaii. "Siamo pronti a qualsiasi evenienza", ha detto il presidente Usa. "Siamo nelle condizioni di proteggere il territorio americano", ha aggiunto il capo del Pentagono, Robert Gates.

Il 25 maggio la Corea del Nord ha effettuato un test nucleare e ora potrebbe essere tentata di lanciare un missile verso le Hawaii per rispondere all'inasprimento delle sanzioni deciso dall'Onu. "Una cosa su cui la comunità internazionale è sempre stata chiara è stata quella di indicare alla Corea del Nord la strada per il suo pieno reintegro", ha detto Obama.

Il governo giapponese ritiene che il test nordcoreano avverrà questo mese, con il lancio di un altro missile Taepodong-2 o un Taepodong-2 migliorato, di gittata tra i 4.000 e i 6.000 chilometri, che cadrà in mare prima di raggiungere le Hawaii. Nei giorni scorsi il capo del Pentagono, Robert Gates, aveva annunciato che Washington ha messo in piedi una una difesa affidata al sistema di intercettazione Thaad, utilizzato per colpire missili a corto e medio raggio, e un radar. "Siamo nelle condizioni di proteggere il territorio americano",


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