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 Oggetto del messaggio: Re: ITALIAN BANKSTER
MessaggioInviato: 29/06/2017, 01:51 
ALTRI MILIARDI DI EURO REGALATI ALLE BANCHE!!

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 Oggetto del messaggio: Re: ITALIAN BANKSTER
MessaggioInviato: 04/07/2017, 13:22 
ECCO SVELATA LA TRUFFA DELL'ULTIMO SALVABANCHE

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 Oggetto del messaggio: Re: ITALIAN BANKSTER
MessaggioInviato: 02/09/2017, 15:42 
Banca Popolare di Bari, l'ennesimo disastro bancario


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di Rosa D'Amato, EFDD - M5S Europa
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La Banca Popolare di Bari non "può crollare", altrimenti sarebbe un disastro per l'intero territorio, i 70mila azionisti e i 3500 dipendenti. Così dicono negli ambienti della finanza e della politica dopo che la magistratura ha aperto una inchiesta su presunte voragini nascoste nei bilanci di questa banca. Voragini che, stando alle accuse dei giudici, sarebbero frutto di gestioni irregolari, prestiti anomali, acquisizioni di altri istituti decotti. Se fosse così, saremmo di fronte a un nuovo caso Monte Paschi (o popolari venete).

Lo schema sarebbe sempre lo stesso: finanza e politica che si scambiano favori con le risorse dei correntisti, banche che chiudono le porte del credito ai comuni cittadini, ma che non hanno alcuna remora ad aprire il portafoglio per finanziare i progetti fallimentari degli amici degli amici e speculazioni ardite. Tanto chi dovrebbe vigilare - Bankitalia e Consob - non vigila. E a pagare non saranno mai loro, ma i risparmiatori e i contribuenti.

La Banca Popolare di Bari "non può crollare"? Siamo di fronte a un nuovo salvataggio di un istituto italiano? Beh, se così sarà, sia chiaro: le tasche di risparmiatori e contribuenti non si toccano. E chi eventualmente ha sbagliato, dai vertici della banca a chi doveva vigilare, deve pagare.

È ora di dire basta alle nuove, famigerate regole europee sui fallimenti bancari, votate da PD e Forza Italia, che hanno dimostrato di essere controproducenti per il sistema bancario italiano e che colpiscono duramente chi colpe non ne ha: risparmiatori e contribuenti, per l'appunto. È ora di inasprire le pene per i manager che mettono in ginocchio gli istituti di credito. Sono questi i punti su cui il MoVimento 5 Stelle sta portando avanti una dura battaglia a Roma e a Bruxelles.

L'UE nei prossimi mesi affronterà le revisioni dei due provvedimenti europei che regolamentano i fallimenti bancari e i requisiti di capitale. Il M5S sta già proponendo misure per stralciare il bail-in e orientare i requisiti di capitale verso i prodotti finanziari, invece che sul credito all'economia reale.

Inoltre, il MoVimento 5 Stelle ha anche deciso di tutelare migliaia di risparmiatori danneggiati attraverso un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, poiché ogni cittadino ha diritto al rispetto dei suoi beni e il diritto di proprietà si applica anche con riferimento alle azioni ed alle obbligazioni bancarie. Il ricorso è finanziato coi tagli degli stipendi dei portavoce.
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Intanto il Bomba (un essere ridicolo)...



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 Oggetto del messaggio: Re: ITALIAN BANKSTER
MessaggioInviato: 03/09/2017, 10:20 
quello è il guaio,
prestanosoldi ad amici diamici
senza remore..
poi il giocattolo si rompe..
chi paga?

gli amministratori finsicono al gabbio?
sono sotto indagine?
secondo me se una banca è in dissesto
dovrebbe partire in automatico, d'ufficio
l'azione di responsabilità verso gli amministratori,
indagine penale e civile,
senza aspettare il voto dei soci,
che spesso sono conniventi e complici con la gestione..
tanto paghiamo noi,
no?



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https://roma.corriere.it/notizie/politi ... 0b7e.shtml

Conte ripercorre le tappe della crisi: «Vorrei ricordare che con la parlamentarizzazione della crisi la Lega ha poi formalmente ritirato la mozione di sfiducia, ha dimostrato di voler proseguire, sono stato io che ho detto “assolutamente no” perché per me quell’esperienza politica era chiusa».


http://www.lefigaro.fr/international/mi ... e-20190923
il stipule que les États membres qui souscrivent à ce dispositif de relocalisation des personnes débarquées en Italie et à Malte s’engagent pour une durée limitée à six mois - éventuellement renouvelable.
Le mécanisme de répartition serait ainsi révocable à tout moment au cas où l’afflux de migrants vers les ports d’Italie et de Malte devait s’emballer.
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 Oggetto del messaggio: Re: ITALIAN BANKSTER
MessaggioInviato: 03/09/2017, 17:29 
ArTisAll ha scritto:



Parole del Bomba:
Cita:
“avete rubato lo dice a sua sorella”.



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 Oggetto del messaggio: Re: ITALIAN BANKSTER
MessaggioInviato: 07/09/2017, 00:38 
Alla Ubi c’è Bazoli: Bankitalia non multa, coccola gli indagati

Con l’inchiesta sulle oligarchie bergamasche e bresciane che si sono spartite la banca emerge l’occhio benevolo della vigilanza. Ma anche le manovre per silenziare chi denunciava


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La mano della vigilanza bancaria di Bankitalia “po esse fero e po esse piuma”, diceva il mai troppo rimpianto Mario Brega (Bianco, rosso e Verdone, 1981, era governatore Carlo Azeglio Ciampi, altri tempi e altre tempre). Con i disobbedienti è sempre fero. Con le banche amiche è dolcemente piuma. Crollata la Popolare di Vicenza del prediletto Gianni Zonin, è rimasta a beneficiare della delicatezza di Bankitalia la Ubi Banca di Bergamo, guidata da Victor Massiah.

La vigilanza ha una predilezione per gli uomini Ubi. Luciano Goffi, mandato da Bankitalia a salvare Banca Marche con risultati non entusiasmanti, era vicedirettore generale a Bergamo. L’ex direttore generale Riccardo Sora è stato scelto come commissario di Carim, Tercas, Carichieti ed Etruria in rapida successione: non ne ha messo a posto nessuna. Il suo successore Francesco Iorio è stato comandato a salvare Zonin e la sua Popolare di Vicenza, con la propria retribuzione come unico successo.

Bisogna mettere in ordine i fatti e unire i puntini. Il 4 settembre 2015, Bankitalia decide “l’avvio di accertamenti sul gruppo Ubi Banca in tema di rispetto della normativa in materia di trasparenza e (…) contrasto del riciclaggio”. All’esito dell’ispezione notifica l’avvio di una procedura sanzionatoria. Il riciclaggio è la spina nel fianco di Ubi: sulla controllata Iw Bank sono in corso un’inchiesta della Direzione antimafia di Brescia e una della procura di Milano, nella quale è indagato il vicepresidente vicario di Ubi Mario Cera. Intanto per l’ad Massiah, insieme ad altri 30 tra cui il presidente Andrea Moltrasio, lo stesso Cera, il presidente onorario di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli e sua figlia Francesca (consigliere Ubi), c’è a Bergamo la richiesta di rinvio a giudizio per ostacolo alla vigilanza, cioè per aver nascosto i patti occulti che governavano la banca.

A inizio 2017 accadono due fatti apparentemente scollegati. Il 18 gennaio il Fondo di risoluzione (cioè la Banca d’Italia) si accorda con Ubi per venderle a un euro Banca Marche, Etruria e Carichieti, tre delle quattro banche “risolte” il 22 novembre 2015. Pochi giorni dopo la Banca d’Italia comunica a Ubi di aver deciso, “valutate le controdeduzioni presentate”, di non dare seguito a quell’iter sanzionatorio avviato dieci mesi prima. È come se il giudice vendesse un appartamento all’imputato e poi lo assolvesse.

Misteri di un sistema in cui Bankitalia è giocatore e arbitro. Da quattro anni i vertici di Ubi giocano una partita a poker con Consob, Bankitalia e magistratura nella quale toccherà al Tribunale di Bergamo districarsi. L’inchiesta dei pm Walter Mapelli e Fabio Pelosi pone seri interrogativi sui rapporti tra vigilanza e banche.

Il momento più caldo è la primavera 2014. L’indagine parte dall’assemblea del 20 aprile 2013 che elegge un cda spartito tra l’oligarchia bergamasca che fa capo a Moltrasio e quella bresciana che fa capo a Bazoli, benché sia presidente del principale concorrente. I due gruppi sono in guerra. Moltrasio non ama il presidente di Intesa Sanpaolo, lo chiama “l’onnipotente”. La Procura di Bergamo è stata attivata dall’Adusbef di Elio Lannutti e dal piccolo azionista Giorgio Jannone, ex senatore di Forza Italia. Il 13 febbraio 2014 Bankitalia notifica a Ubi un verbale sulle irregolarità della governance e inizia la fitta trattativa per mettere le cose a posto. Il 30 aprile arriva un analogo verbale di contestazione della Consob, attivata dai cinque consiglieri di minoranza di Ubi guidati da Andrea Resti, economista e docente alla Bocconi. Il 13 maggio Moltrasio e Cera, presidente e vicepresidente, vanno a lamentarsene con il presidente della Consob Giuseppe Vegas. Il 14 maggio la procura di Bergamo ordina perquisizioni a raffica, anche nell’ufficio di Bazoli, proprio mentre il banchiere è a colloquio con il governatore Ignazio Visco, per parlare di Ubi o di Intesa, o di tutt’e due.

I big di Ubi dispiegano la strategia di contenimento. Chiedono conforto al capo della vigilanza di Bankitalia Carmelo Barbagallo e si convincono di averlo ottenuto. Massiah viene intercettato mentre racconta a Franco Polotti, presidente del consiglio di gestione, il suo colloquio con Barbagallo, con il quale avrebbe esordito riconoscente: “Sono stato testimone fisico, ed è la verità, di quello che lei ha fatto per noi”. Chiede soccorso contro “l’accanimento” della Consob e descrive Barbagallo “assolutamente stupito da questa cosa, che però, dice, sa ci sono anche due Consob non una sola. Mi ha detto di mandargli il provvedimento… la lui la potesse approfondire e… però stupito e stupito oltretutto dell’uso di un articolo che è pesante nel fare queste robe qui… Insomma mi ha dato segnali di fiducia e solidarietà”.

Resti, con la sua denuncia, avrebbe destato il raccapriccio del capo della vigilanza che, nel racconto di Massiah, dice: “Un’altra cosa che mi stupisce è questo atteggiamento di Resti che mi stupisce in assoluto… sa noi qui in Banca di Italia lo usiamo per diversi lavori, non sembrava essere una persona così… come dire…”. Massiah ci mette il carico: “Al di là di tutto, questo uomo secondo me ha un po’ sottovalutato anche chi si mette contro perché con tutte… pensa… alla rete di conoscenze che ha un Pedersoli… Bazoli”. Polotti va al punto: “Lo massacrano”.

Nella stessa telefonata Massiah canta l’ira funesta di Ester Faia, consigliere di Ubi ma anche moglie di Ignazio Angeloni, membro italiano del Supervisory Board della Bce, che vigila sulle banche maggiori, oggi impegnato a contendere a Visco la poltrona in scadenza a novembre. Dice Massiah: “Mi ha detto Andrea [Moltrasio] che la Ester era furibonda, mi ha detto che lei dice… io lo asfalto, adesso parlo con tutti…”. Chiosa il banchiere di sistema: “Sai, questa parla con Draghi, parla con Visco… poi è uscito fuori che si è sfogata… dice… quello ogni tanto mi telefona per avere qualche incarico a Francoforte ma vedi adesso io dove lo faccio trattare…”. Sentito dai pm, Barbagallo nega: “Non credo di aver fatto commenti (…) sul prof. Resti né nell’occasione dell’incontro del maggio in Banca d’Italia né in altri incontri”. Sarebbe utile sapere se Massiah si è inventato tutto o no.

In ogni caso Visco e Barbagallo si mostrano sensibili al grido di dolore che si leva dalle valli bergamasche e ricevono a Palazzo Koch lo stato maggiore: Massiah, Moltrasio, Cera e Polotti. Racconta Barbagallo ai pm: “Ci hanno informato del fatto che avevano ricevuto un provvedimento di perquisizione da parte della autorità giudiziaria e si sono mostrati stupiti e un po’ meravigliati. Noi non abbiamo espresso valutazioni”. La Commissione parlamentare d’inchiesta potrà studiare questo mondo meraviglioso in cui i vertici di una banca sono indagati per un reato che ha Bankitalia come parte offesa, e il governatore, anziché farsi ragguagliare dagli inquirenti, riceve una delegazione degli indagati.

Barbagallo nega di aver espresso valutazioni sull’intervento della Consob ma ricorda che già nel 2013 un’ispezione Bankitalia aveva verificato la governance, senza elevare sanzioni. Però ammette: “Laddove le decisioni della banca risultassero prese all’esterno dei suoi organi sarebbe un fatto estremamente grave”. Chissà se rientrano nelle “decisioni prese all’esterno” le riunioni private in cui esponenti apicali di Ubi discutono le strategie con il presidente della maggiore concorrente. I magistrati di Bergamo hanno sequestrato i dettagliati verbali scritti dal consigliere Italo Lucchini. Il 13 marzo 2014 c’è uno scontro epocale tra Moltrasio e Bazoli sulla decisione di fondere in un’unica banca i vari istituti del gruppo. Bazoli è contrario. Lucchini appunta: “Bazoli mai visto così agitato”, è “sempre più sorpreso e sconcertato”, reagisce “in modo duro e risentito”. Nel resoconto di Lucchini, Bazoli illumina con una sola frase la vision globale della finanza italiana: “Per risolvere i problemi di Bergamo non si possono certo mettere in discussione valori non negoziabili per Brescia”.

Il giorno dopo il presidente di Intesa viene intercettato mentre si sfoga con la figlia Francesca, consigliere di Ubi: “Quello (verosimilmente Andrea Moltrasio) è partito in ira a presenza di altri due e quindi a recitare la parte… ma l’ha recitata in modo durissimo… facendo tutta una serie di considerazioni che portavano poi a dire: andiamo alla banca unica”. La figlia, sentendo “banca unica”, si unisce allo sbigottimento del presidente della maggiore concorrente di Ubi: “Eh, ho capito che è stata molto dura”. Il padre conferma: “Ho reagito in modo fortissimo… fortissimo… perché i miei due compagni, i miei due colleghi (verosimilmente Franco Polotti e Mario Cera)… anche… impegnati quotidianamente a contatto con gli altri… erano… avrebbero reagito in un modo molto più soft… io ho voluto far capire che su questa strada non si va da nessuna parte… (…) ma ti dico di più… l’uomo (verosimilmente Andrea Moltrasio) non è granché intelligente…”.

Le grandi banche sono in queste mani. Chi governa un pezzo decisivo dell’economia dedica il tempo alle contese tra bergamaschi e bresciani e al (simulato) gioco del gatto col topo con la vigilanza. Con tante e tali pecorelle smarrite, il governatore Visco merita pertanto umana comprensione se talvolta ha ceduto alla tentazione di girarsi dall’altra parte e se con Ubi la sua mano è stata piuma più che fero.
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Incontri, multe segrete: le carezze di Vegas alla vigilata Ubi Banca

Il duro scontro tra il capo dell’authority e i dirigenti che stavano ispezionando l’istituto. Il caso dei conti correnti del commissario dati ai giornali (aveva criticato la gestione Unipol-Fonsai)


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Il 2 febbraio 2015 il presidente della Consob Giuseppe Vegas viene interrogato dal procuratore capo di Bergamo Francesco Dettori e dal sostituto Fabio Pelosi. L’inchiesta riguarda i vertici di Ubi Banca, accusati di aver assoggettato il gruppo, quotato in Borsa, a un patto occulto (vietato) tra le oligarchie di Bergamo e quelle di Brescia. Chiedono a Vegas di un incontro avuto il 13 maggio 2014 con il presidente di Ubi Andrea Moltrasio e il suo vice Mario Cera. “A domanda risponde”: “Escludo categoricamente che, durante l’incontro suddetto, ci sia stato un accordo tra me e Cera e Moltrasio secondo cui, a fronte di un mio interessamento in favore del gruppo Ubi riguardo alla procedura sanzionatoria, gli stessi Cera e Moltrasio si adoperassero per ‘far uscire’ da Iw Bank gli estratti dei conti correnti di Pezzinga. Non se ne è assolutamente parlato, né in quell’incontro né mai”. Che significa? Chi è Pezzinga?

I tortuosi sentieri dei rapporti tra i banchieri e i loro controllori sono lastricati di questi momenti magici. Michele Pezzinga, commissario Consob fino al dicembre 2013, era stato protagonista di un duro scontro con Vegas sulla fusione Unipol-Fonsai. Un giorno Pezzinga va dal pm milanese Luigi Orsi e mette a verbale che Vegas in quella partita è stato più tifoso che arbitro. Escono notizie del verbale di Pezzinga. Il 16 luglio 2014 il Corriere della Sera pubblica un singolare scoop: gli estratti conto di Pezzinga presso Iw Bank (controllata Ubi) dai quali risulterebbero investimenti in titoli non ammessi dal Codice etico Consob. Il giorno stesso Vegas fa un esposto alla Procura di Roma e viene aperto un fascicolo, poi finito nel nulla. Il presidente dell’Adusbef Elio Lannutti si rivolge alla Procura di Bergamo segnalando la tempestività di Vegas e solleva la questione della fuga di notizie sui conti correnti di Pezzinga, che è il vero reato. Il pm Pelosi sente odore di bruciato e inscrive la vicenda “in un contesto di contrasti tra Pezzinga e Vegas in merito alla vicenda Unipol-Fonsai, in relazione alla quale emerge che gli estratti dei conti correnti di Pezzinga erano accesi presso Iw Bank, banca online del gruppo Ubi”.

Nessuno ha mai chiarito chi abbia trafugato i conti di Pezzinga per passarli al Corriere della Sera, ma quell’incontro Vegas-Moltrasio resta al centro dell’inchiesta Ubi dell’attuale procuratore capo di Bergamo Walter Mapelli . Il 30 aprile 2014 la Consob aveva notificato ai vertici Ubi la contestazione di irregolarità rilevate in seguito a un esposto dei cinque consiglieri di minoranza guidati dall’economista della Bocconi, Andrea Resti. Secondo il dirigente Consob Marcello Bianchi, interrogato dal pm Pelosi, l’esposto di Resti “evidenziava un sistema di governance non palesato” che si organizzava attorno alle due associazioni di azionisti bergamaschi e bresciani. Su di esse viene fatta l’ispezione.

Ricevuta la contestazione, i vertici Ubi si agitano e decidono di andare a parlare con Vegas. Moltrasio lo incontra a un convegno il 12 maggio. Così (intercettato) racconta all’amministratore delegato Massiah l’approccio: “Bene… no, tutto bene, nel senso che alla fine della conversazione sono andato un attimo fuori, ho detto: ‘Si ricorda, presidente, che mi aveva detto che in caso di accanimento dovevo rivolgermi a lei, eccomi qua! …cioè noi abbiamo un caso di un grave (ridono)… di un grave accanimento che tra l’altro metterebbe in cattiva luce non soltanto la nostra istituzione, ma soprattutto la sua… per cui credo che dobbiamo vederci e parlare al più presto (…) alla fine però quando ho detto la cosa ho visto una certa preoccupazione… tanto da fissarci l’appuntamento domani, scusa eh!…”.

Che cosa deve ricordare il presidente della Consob? Probabilmente di un incontro dell’autunno precedente, con Moltrasio e il vicepresidente Cera. Moltrasio lo racconta in una riunione privata verbalizzata dal consigliere di Ubi Italo Lucchini: “Con riferimento all’ispezione in corso sulle Associazioni, è stata segnalata l’eccessiva attenzione che viene riservata alle osservazioni del prof. Resti. Vegas ha invitato Andrea e Mario a contattarlo in qualunque momento nel caso in cui vi siano iniziative che possano creare sconcerto e confusione nel mercato”. E anche nel caso che vi sia “accanimento”, par di capire.

L’iniziativa c’è stata e Moltrasio contatta Vegas ottenendo l’appuntamento per il pomeriggio successivo alle 17. Prima dell’incontro l’ad Massiah lo catechizza. Ha ricevuto dal capo della vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo la preziosa indicazione che “ci sono due Consob” e spinge sull’idea di mettere un cuneo tra Vegas e gli uffici: “Che gli sia passata sotto il naso, insisto… non è per metterlo in difficoltà… al contrario… perché se lui… se veramente l’hanno fatto partire senza che lui lo sapesse…”. Gli inquirenti così sintetizzano il dialogo: “Moltrasio riferisce che Mario Cera è rimasto particolarmente colpito dalla sollecitudine manifestata sull’argomento da Giuseppe Vegas. In proposito lo stesso Massiah ipotizza che Vegas potrebbe aver ricevuto telefonate da parte di qualcuno dei 35 consiglieri destinatari del provvedimento di contestazione”. Moltrasio è d’accordo e mette in campo le sue competenze di ingegnere chimico: “No, anche perché se tu fai dei 35… fai un attimo uno spettro dei 35, vedi che il livello di radiazioni U.V. che può aver ricevuto è molto alto perchè i colori son tutti veramente in una zona…”.

Vegas è dunque pronto ad accontentare i vertici di Ubi preoccupati dall’iniziativa degli uffici Consob? Sentito dai pm, nega. Al momento dell’incontro con Moltrasio e Cera “non ero a conoscenza dell’avvenuta notifica del menzionato atto di contestazione”. Chissà a quale urgenza pensasse quando ha dato l’appuntamento in meno di 24 ore. Vegas dice al pm: “Prendo atto sulla circostanza di cui lei mi ha reso edotto, e cioè che Cera e Moltrasio, dopo avermi incontrato, avrebbero riferito a terzi di essere molto soddisfatti del contenuto del colloquio intercorso con me in relazione all’esito della procedura sanzionatoria in quel momento in corso. Al riguardo, voglio precisare che il fatto che io mi sia dimostrato cortese con loro, come abitualmente faccio, non ha alcun significato rispetto all’esito della pratica”. Forse per mostrarsi ancora più cortese, Vegas il giorno dopo fa nero il dirigente Bianchi per aver notificato la contestazione senza dirglielo.

La mattinata del 14 maggio è convulsa. La Procura di Bergamo fa partire le perquisizioni negli uffici di tutti i big Ubi, ma anche del presidente di Intesa Giovanni Bazoli, considerato “pattista occulto” della banca concorrente. Riferisce agli inquirenti il direttore generale della Consob Gaetano Caputi, uomo di fiducia di Vegas: “Il presidente era ‘seccato’, perché credeva che la perquisizione avesse origine dall’attività Consob e quindi di non essere stato preventivamente informato”.

Racconta Marcello Bianchi: “Abbiamo avuto una riunione di vigilanza: allora in quella riunione ho spiegato al presidente le ragioni delle contestazioni. Vegas era molto arrabbiato e il segretario generale Stazi mi ha riferito che Vegas era molto arrabbiato perché aveva incontrato Cera”. Ma Bianchi non sa dell’incontro del giorno prima in Consob, dice che Vegas “dovrebbe aver incontrato il prof. Cera in una occasione pubblica. E Cera si sarebbe lamentato delle contestazioni e poi il presidente mi ha chiesto notizie”. Poi aggiunge: “Gli incontri che avvengono nell’ambito della procedura sanzionatoria sono formalizzati: altri incontri informali (…) non dovrebbero avvenire su quei temi, in ogni caso io non ne ho avuti”.

Moltrasio ammetterà con il procuratore capo che quell’incontro con Vegas “è un errore, ha ragione e lo accetto”. E poi incalza il magistrato: “Lei non ha mai sbagliato niente in vita sua?”. Vegas invece assicura che è stato tutto dentro le regole e che “la pratica ha seguito il suo corso ordinario”. Bianchi sostiene il 18 giugno 2014 che “la nostra contestazione nasceva dall’urgenza che mancava una comunicazione al mercato”. L’argomento è delicatissimo, si sta parlando di trasparenza degli assetti di comando su una grande società quotata. La sanzione arriva a ottobre 2015 (27 mesi dopo l’esposto di Resti) ma rimane segreta perché, si legge nel bilancio Ubi, Consob ha “accolto l’istanza di non pubblicazione (art. 195, comma 3 TUF) ritenendo sussistenti i presupposti ivi richiesti (grave rischio per i mercati finanziari/danno sproporzionato per le parti)”. Così funziona la vigilanza sul mercato finanziario: per evitare “danno sproporzionato” ai sanzionati si tengono all’oscuro gli azionisti e il mercato.

A questo punto non sembra peregrino chiedersi a che cosa serva la Consob. Nello stesso bilancio di Ubi si annota che è ancora in corso l’indagine della magistratura sulla “supposta mancata comunicazione di patti parasociali alle competenti autorità”, senza dire che le due vicende sono collegate. Gli azionisti Ubi hanno avuto notizia delle sanzioni Consob, che agitava i sonni dei loro amministratori nel 2014, solo due mesi fa, quando la Corte d’appello di Brescia le ha annullate. Sugli stessi fatti però il Tribunale di Bergamo deve adesso rispondere alla richiesta di rinvio a giudizio per i vertici passati e presenti di Ubi. Gli azionisti e il mercato possono attendere.
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 Oggetto del messaggio: Re: ITALIAN BANKSTER
MessaggioInviato: 07/10/2017, 19:20 
Banche, il presidente dell’Abi chiede alla commissione che deve indagarle di proteggerle da garanzie della Bce


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La singolare iniziava del presidente dell'associazione bancaria che scrive al presidente della noeonata commissione d'inchiesta Casini per chiedere ai commissari di "approfondire" l'aumento degli accantonamenti richiesti dall'Europa a garanzia dei crediti deteriorati. Girotto (M5S): "Un tentativo di condizionare il nostro operato e di far passare le banche come vittime"
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Il presidente dell’Abi chiede a quello della Commissione d’inchiesta che deve indagare le banche di proteggerle. L’organismo non si è ancora mai riunito, non ha neppure un calendario ma Antonio Patuelli, senza indugi, ha scritto una lettera al Pier Ferdinando Casini che, senza aggiungere un rigo, trasmette a tutti e 40 i commissari. Lettera che il Fatto.it può anticipare. Ovvio che qualcuno aggrotti le ciglia perché Patuelli sarà in cima alla lista delle richieste di audizione dell’organismo che deve far luce sul devasto dell’industria del credito. E qui sta il secondo punto singolare dell’iniziativa: Patuelli chiede sostegno contro la decisione della Bce di alzare gli accantonamenti come garanzia sui crediti deteriorati, rivedendo i livelli stabiliti in aprile. In pratica chiede qualcosa che deve ancora accadere e sta per definizione fuori dalla cornice stessa della Commissione cui si appella.


lettera-On.le-Casini


Nella sulla lettera spiega che quella scelta non graverebbe solo sulla banche italiane, a detta del presidente della loro associazione, ma avrebbe effetti nefasti per l’intera economia. “Ci preme sottolineare la necessità che si approfondisca adeguatamente questo documento posto in consultazione ai fini di una sua radicale rivisitazione”, si legge nella lettera pubblicata dal Fatto.it. “Da una prima analisi – prosegue il presidente dell’Abi – emergono forti punti critici sia sul metodo, sia sul contenuto”. Segue breve elenco di incongruenze e doglianze per il sistema del credito italiano: l’incoerenza con le decisioni dell’Ecofin in materia, l’impatto della proliferazione di regole diverse, gli effetti sui “canali di finanziamento dell’economia reale”, soprattutto nei confronti delle pmi e “quindi sulla crescita e il livello di occupazione”. Insomma di quel rabbocco di garanzie l’Abi non vuol sapere e scrive tutto il male possibile vaticinando rovine qualora l’Italia non si faccia sentire a dovere.

Qualche commissario teme però che l’iniziativa sia in qualche modo volta a condizionarne l’operato dei commissari. “A Patuelli evidentemente non è bastata l’uscita di due settimane fa nella quale metteva in guardia i parlamentari ricordando loro che “c’è il penale” in caso non rispettassero il segreto d’ufficio”, attacca ad esempio il senatore Gianni Girotto (M5S). “Adesso forse si è reso conto di aver sbagliato approccio e ne tenta uno più malizioso che fa apparire le banche vittime anziché carnefici. Le banche hanno tutto il diritto di difendersi e chiedere alla politica di aiutarle contro quelle che loro ritengono indebite intromissioni della Bce, ma lo devono fare nei confronti della politica in generale, non certo rivolgendosi ad una commissione di inchiesta che deve esaminarle e nel caso denunciarle, non certo proteggerle”.
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 Oggetto del messaggio: Re: ITALIAN BANKSTER
MessaggioInviato: 12/10/2017, 16:20 
Commissione banche, Casini: “Partiremo dalle crisi più recenti”. Così il caso Etruria finisce in coda


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La relazione del senatore che presiede l'organismo: "Ragionevole partire da audizioni sugli interventi più vicini". Cioè quelli su Pop Vicenza e Veneto Banca. Slittano quelle sulle quattro banche messe in risoluzione dal governo Renzi. Doveva essere sentito l'ex ad Unicredit Ghizzoni, che avrebbe potuto confermare se la Boschi gli chiese di salvare l'istituto aretino. Bonifazi: "Querelo Vittime del Salvabanche"
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Meglio partire dal fondo. E lasciare in coda le crisi più recenti, tra cui quella di banca Etruria. A sostenerlo è il presidente della commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche Pier Ferdinando Casini. Nella relazione presentata giovedì, il senatore centrista spiega che le indagini dovranno seguire “il criterio dell’attualità” in base al quale “appare ragionevole partire dalle audizioni sugli interventi più vicini che i governi pro-tempore hanno posto in essere, per poi risalire a ritroso a quelli più lontani”. Tradotto: si partirà dalla crisi di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, messe in liquidazione dal governo Gentiloni e vendute a Intesa Sanpaolo al prezzo simbolico di un euro.

La vicenda delle quattro banche messe in risoluzione dal governo di Matteo Renzi con il decreto del novembre 2015, tra cui quella di cui è stato vicepresidente il padre del sottosegretario Maria Elena Boschi, può attendere. Come l’audizione dell’ex ad Unicredit Federico Ghizzoni, l’unico che avrebbe potuto confermare se davvero l’allora ministro per le Riforme Boschi gli chiese di salvare l’Etruria come Ferruccio de Bortoli ha scritto nel suo ultimo libro. Nel frattempo la legislatura va verso la naturale conclusione, che impedirà all’organismo di produrre qualunque risultato. Non ci sarà tempo nemmeno per la relazione sull’attività svolta nei primi sei mesi.

Eppure Casini afferma che l’attività della commissione “deve essere mossa da un’esigenza di verità e trasparenza, al fine di chiarire le carenze del sistema nel suo complesso” e assicura che l’intenzione è quella di “fare luce su episodi gravissimi e individuare le responsabilità, senza inutili sovrapposizioni con le attività investigative poste in essere dall’autorità giudiziaria, ma al contempo senza esitazioni“. Il tema delle retribuzioni dei manager andrà però, aggiunge, trattato “separatamente”, visto che “acquista particolare rilievo alla luce del fatto che a volte gli standard stipendiali in questione non sono risultati in linea con la situazione di difficoltà delle singole banche”.

L’annuncio che la commissione procederà a passo di gambero arriva mentre il tesoriere Pd Francesco Bonifazi, fedelissimo di Renzi e componente dell’organismo, annuncia querela nei confronti di alcuni membri dell’Associazione Vittime del decreto SalvaBanche. Colpevoli di aver appeso sul palazzo fiorentino dove ha sede il suo studio di avvocato degli striscioni su cui si leggeva tra l’altro “Il giglio magico in commissione inchiesta banche! Vergogna!!!” e “Babbo, amico, fratello Etruria al macello”. Letizia Giorgianni, presidente dell’associazione, ha ricordato che “Bonifazi è innegabilmente molto vicino alla famiglia Boschi, stretto amico di Maria Elena Boschi e, addirittura, socio in affari del fratello, Emanuele Boschi, figlio dell’ex vicepresidente di Banca Etruria, Pierluigi Boschi. Con lui infatti è socio da quando Boschi Junior è entrato qualche anno fa tra i partner dello studio legale e tributario fondato da Bonifazi”.
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Fonte




Cita:
Meglio partire dal fondo. E lasciare in coda le crisi più recenti, tra cui quella di banca Etruria.



Meglio partire dal fondo. E lasciare in coda le crisi più recenti, tra cui quella di banca Etruria?

Azz che genio (cammello fubbino).


Che un lahar li travolga e sotterri tutti.


Guarda su youtube.com



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 Oggetto del messaggio: Re: ITALIAN BANKSTER
MessaggioInviato: 18/10/2017, 22:02 
SCANDALO ETRURIA, 10 MILIONI DI EURO ANCHE ALLO ZIO DELLA BOSCHI! ECCO CHI SI E’ PAPPATO I SOLDI CHE RENZI HA “RUBATO” AI CORRENTISTI PER DECRETO


martedì 17 ottobre 2017


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Pure lo zio della Boschi tra i grandi debitori del crac Banca Etruria

L’istituto ha finanziato con 10 milioni la “Saico”, l’azienda rossa di cui è stato per anni amministratore Stefano Agresti, fratello della mamma

Una famiglia, quella dei Boschi, che non finisce mai di stupire. Dall’albero genealogico più chiacchierato d’Italia ora spunta anche un oscuro zio.

Stefano Agresti, ragioniere, 57 anni, nato a Spoleto oggi vive ad Arezzo, fratello di Stefania, professoressa ed ex vicesindaco di Laterina, e soprattutto madre del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi. L’azienda dove lo zio Stefano ha ricoperto per anni incarichi dirigenziali all’interno del cda è tra quelle che hanno accumulato enormi debiti con Banca Etruria e che ha contribuito ad affossare l’istituto. La Saico, fondata nel 1973, era un’azienda leader a livello internazionale nel mercato degli impianti di verniciatura, forni, sistemi di ventilazione e barriere fonoassorbenti, con sede ad Arezzo e una succursale a Laterina, la Saico Refinish, dove è nata, a un centinaio di metri dalla grande casa rosa della famiglia Boschi. L’azienda fallisce nel 2013, dopo una crisi che determina un fabbisogno di più di 70 milioni di euro, mettendo in mezzo ad una strada 200 dipendenti. Il 21 marzo 2013 il tribunale di Bologna dichiara il fallimento di Energia & Ambiente, la società che aveva «assunto» il concordato delle imprese rimaste formalmente attive dopo la fine di Saico Refinish. I debiti riguardano le diverse articolazioni dell’azienda: quella relativa ai forni (Refinish) e quella dei pannelli frangirumore per le autostrade (Energia & Ambiente). Quasi 25 milioni, per la precisione 24,5, spariscono nel crac legato al fallimento della Saico e poi di Energia & Ambiente. Circa 10 milioni di questi vengono finanziati da Banca Etruria e non sono mai rientrati. La Saico Refinish di Laterina è la prima a fallire, nel 2011.

Le altre aziende del gruppo (Energia & Ambiente, Boss, Air, Saico Co e Saico Spa) vivono prima la fase del concordato e poi muoiono anche loro. Gli aretini più anziani conoscono la Saico come «l’azienda dei Ds, del tutto politicizzata, che usava come mano d’opera cooperative sociali, l’avamposto del settore industriale del partito e che vinceva commesse pubbliche milionarie come quelle i pannelli fonoassorbenti per le autostrade». Tutti sanno che negli anni Novanta funge da poltronificio per i compagnucci. Il fallimento del gruppo Saico, che ha contribuito a trascinare nella fossa Banca Etruria, è legato a personaggi del Pci, Ds e Pd. Dirigenti famosi in città come Paolo Nicchi (socio di minoranza), esponente politico di primo piano dal Pci fino al Pd, ex vicesindaco e al momento del fallimento, nel 2013, alla presidenza della Fiera Antiquaria . Luciano Baielli (che ha lasciato ad altri il «cerino» delle responsabilità), eminenza grigia e uomo forte dei Ds aretini, alla guida dell’ex azienda dei trasporti Atam ai tempi di Nicchi vicesindaco. Gianni Arno, ex dirigente della San Giovanni Valdarno Calcio (serie D). E, infine, appunto zio Stefano Agresti. Nel suo profilo Linkedin lo zio Stefano si definisce «Libero professionista Macchinari industriali» (con un diploma di ragioneria) e su Facebook rimanda il suo nome alla Saicozero Sa di Stabio, nel canton Ticino, in Svizzera. Il centralino della Saicozero, però, è allacciato ad una segreteria telefonica.Ieri Matteo Renzi al Senato ha parlato di Banca Etruria come «discussione allucinante», «di non aver riguardo per nomi e cognomi», «per noi non ci sono amici o amici degli amici», «non si può parlare di conflitto di interessi».Va riconosciuto: questo ragazzo ha un coraggio da leoni.

Fonte: ILGIORNALE.IT
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 Oggetto del messaggio: Re: ITALIAN BANKSTER
MessaggioInviato: 24/10/2017, 14:54 
Caso banche, Boschi sfida Di Maio: "Ora confronto in tv"

Il sottosegretario perde la pazienza dopo le accuse del vicepresidente della Camera


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"Ora basta con le bugie: sono pronta a un dibattito televisivo con l'onorevole Di Maio sulla questione bancaria". Dopo giorni di silenzio, Maria Elena Boschi esce allo scoperto e replica dura alle ultime accuse espresse dal candidato premier del M5S che ha definito la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio e l'ex premier Matteo Renzi "gli aguzzini dei correntisti bancari italiani". Luigi Di Maio tira in ballo Banca Etruria, ma nel mirino c'è la mozione Pd contro Ignazio Visco e Banca d'Italia. "Ricapitolando: io non avevo e non ho nessuna banca, mio padre è stato mandato a casa come tutti, noi abbiamo salvato i correntisti. L'onorevole Di Maio, come spesso gli accade, parla di cose che non conosce o che più semplicemente non capisce", conclude l'ex ministra per le Riforme. Intanto è partito il conto alla rovescia che poterà al Consiglio dei ministri del 27 ottobre, durante il quale dovrebbe uscire il nome del governatore di Bankitalia. E parte da Mdp l'attacco al sottosegretario Maria Elena Boschi.

In una interrogazione parlamentare a Paolo Gentiloni, a firma di Arturo Scotto, si chiede che l'ex ministro non partecipi al Cdm di venerdì prossimo perché su Boschi "grava un pesante conflitto di interessi che non può essere più ignorato" considerato anche che le attività del padre Luigi, in qualità di ex vicepresidente di Banca Etruria, "sono state a lungo oggetto della vigilanza bancaria e finanziaria operata da Palazzo Koch".

La riconferma di Ignazio Visco al soglio più alto di palazzo Koch sembra ormai quasi scontata, almeno per quanto riguarda il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che sul secondo incarico al governatore sembra più che mai convinto. Tentennamenti invece arrivano da palazzo Chigi, dove il premier Paolo Gentiloni, potrebbe anche optare per una 'nomina' soft o interna, consegnando al vicedirettore Fabio Panetta la guida di Banca d'Italia. Una scelta per dare un colpo al cerchio e uno alla botte: mantenere calmi i mercati e accontentare il suo segretario di partito, Matteo Renzi. Inoltre questa scelta potrebbe salvare la faccia a Ignazio Visco, perché non si tratterebbe di una sfiducia nel lavoro fatto da Banca d'Italia in questi anni e soprattutto sul dossier banche. Non sarebbe della stessa idea il capo dello Stato che invece spinge per fare bene e in fretta, confermando Visco.

Dal canto suo Di Maio non si tira indietro e accetta il confronto pubblico. Ma le condizioni sono due: farlo dopo il 5 novembre, data delle elezioni regionali in Sicilia. "Vorrei falo all'americana, magari in una piazza davanti ai risparmiatori" dice a L'Aria che Tira, su La7.
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 Oggetto del messaggio: Re: ITALIAN BANKSTER
MessaggioInviato: 24/10/2017, 16:09 
Ci credo poco sinceramente ad un confronto TV tra la vergine delle banche e di maio :|



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 Oggetto del messaggio: Re: ITALIAN BANKSTER
MessaggioInviato: 05/11/2017, 15:07 
Banche, Renzi e Casini ne discutono in privato. Faccia a faccia a porte chiuse (in una sede pubblica). E scatta la polemica


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L'incontro nella sala del Consiglio regionale, il pretesto è la presentazione di un libro su La Pira. Il `faccia a faccia´ si sarebbe reso necessario sia per il lavoro che Casini sta svolgendo in commissione banche ma anche in vista delle coalizioni. La polemica dell’M5S: "Si fa dettare un’agenda della commissione a uso e consumo del segretario Pd?". La replica di Casini: "M5S state sereni"
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Venti minuti di faccia a faccia tra Renzi e il presidente della commissione bicamerale d’inchiesta Casini. Che ci mettono pure la foto ricordo. Se c’era un modo per incendiare ulteriormente il pentolone delle banche il segretario del Pd Matteo Renzi non se l’è fatto sfuggire. A Firenze oggi, in una sede istituzionale come il Consiglio regionale della Toscana è andato in scena un incontro ad altissimo rischio perché non molti sono disposti a credere che ruotasse davvero attorno alla presentazione di un libro su Giorgio La Pira, ex parlamentare dc ed ex sindaco di Firenze morto nel 1977. Incontro per altro a porte chiuse sul quale gli stessi protagonisti non hanno fatto chiarezza, mentre fuori arrivavano conferme e infuriavano le polemiche. Perché? Perché Casini presiede la commissione che Renzi da subito vuol orientare contro i vertici di Bankitalia, mentre le opposizioni sono assai più interessate a far luce sul dissesti e salvataggi delle banche, su tutte quella Banca Etruria che fa rima con Boschi?Dopo l’incontro con Casini, Renzi ha lasciato la sede del Consiglio senza dire niente. “Devo fare la spesa”, ha scherzato. “Come è andato l’incontro con Casini? Tutto benissimo” ha aggiunto Renzi che conversando con il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani, gli ha confidato come il “faccia a faccia” odierno con Casini si è reso necessario sia per il lavoro che quest’ultimo sta svolgendo in commissione banche ma anche in vista delle coalizioni che la legge elettorale Rosatellum, varata dal Capo dello Stato, esige che vengano fatte e che interessano anche il Pd.

Le opposizioni fanno due più due e vanno all’attacco, ipotizzando che l’incontro – inopportuno di per sé, sostengono – possa aver prodotto uno scambio di reciproci favori tra l’uomo che il Pd ha voluto a capo della commissione tra mille polemiche (che già la bollava come “inutile”) e il numero uno del partito in cerca di alleati in vista del voto. Una “convergenza di interessi” sospetta. “Cosa fa Casini, che è chiaramente abituato culturalmente a trattare su tutto sottobanco, ma soltanto con le persone che per lui contano?”, accusa un comunicato dei membri M5S dell’organismo bicamerale. “Si fa dettare un’agenda della commissione a uso e consumo del segretario Pd? O passa all’incasso, dati i suoi servigi, in vista delle prossime elezioni? Un’istituzione che si sta trasformando in una specie di talk show, perde di giorno in giorno credibilità soprattutto per i metodi di conduzione di un presidente che, come abbiamo denunciato dall’inizio, è funzionale a garantire il sistema di cui Renzi è solo un finto avversario, ma reale beneficiario”, concludono. La replica di Casini arriva in serata: “I 5 stelle stiano sereni: se ci fosse stato qualcosa di riservato non avrei visto Renzi davanti a centinaia di persone”.

Anche Sinistra Italiana va all’attacco: “Trovo allucinante che il segretario non parlamentare del PD incontri in via riservata il Presidente della Commissione Banche Casini e all’uscita faccia trapelare che si sia discusso dell’attività della Commissione stessa e insieme di alleanze e liste elettorali. Che metodi sono questi? Dov’è il rispetto minimo per la credibilità delle istituzioni? Praticamente siamo ai pizzini mediatici”. Lo afferma il deputato Giovanni Paglia, componente della commissione di inchiesta sulle banche.

Di sicuro l’incontro non serve a distendere i nervi su una partita che si annuncia da sempre come cruciale nella campagna elettorale alle porte e che per ora ha visto sopratutto gli organi di vigilanza (Consob e Bankitalia) scontrarsi tra loro ma presto dovrà affondare il coltello per ricostruire il reale ventaglio di responsabilità (tecniche, politiche). E qui la grandezza della lente come la durata dell’osservazione farà la differenza, come dimostrano le polemiche con il presidente Grasso sul termine dei lavori in caso di scioglimento delle Camere. Che il tema sia molto caro a Renzi si sa, e lo dimostra il grado di attenzione che riserva ai lavori della Commissione. Giusto ieri l’ex premier, su Facebook, aveva commentato l’esito delle audizioni esprimendo ancora una volta le sue perplessità sul funzionamento del sistema di vigilanza. “Noi diciamo che troppe cose non hanno funzionato, e già ieri, nell’audizione di Banca d’Italia e Consob a proposito delle banche popolari venete, è emerso con chiarezza – almeno nella parte della discussione pubblica – che il sistema tecnico di vigilanza e controlli non sempre è stato all’altezza”, ha scritto Renzi. A dimostrazione che quello è il tasto che intende battere. Nella speranza che la commissione lo segua.
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 Oggetto del messaggio: Re: ITALIAN BANKSTER
MessaggioInviato: 05/11/2017, 16:29 
Scusate il piccolo sfogo personalistico..
Quando dicevo che il conto del malaffare delle banche lo pagano gli italiani è proprio vero..!!

Io avevo un conto intesasanpaolo,
ZEROTONDO..si chiamava..
Cioè a costo zero..appunto,
Non sono uno che analizza i movimenti ogni giorno,
Vedo se più o meno c siamo e quindi faccio altro..
L'altro giorno per caso mi sono accorto di una voce..
"Canone fisso mensile 4€"..!! Mi
Accidenti!!
Cambiati tutti i conti,
Lo zerotondo non esiste più,
Da zero annui a 48€ !!!!
+ il bollo!!

In galera tutti.......!

Capito chi paga?
Immagino lo stesso con le altre banche..
Sti stronxi figli di mign.otta..
Mica pagano coi loro dividendi e stipendi
I salvataggi..
Li addebitano a noi..!
Facile no?



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https://roma.corriere.it/notizie/politi ... 0b7e.shtml

Conte ripercorre le tappe della crisi: «Vorrei ricordare che con la parlamentarizzazione della crisi la Lega ha poi formalmente ritirato la mozione di sfiducia, ha dimostrato di voler proseguire, sono stato io che ho detto “assolutamente no” perché per me quell’esperienza politica era chiusa».


http://www.lefigaro.fr/international/mi ... e-20190923
il stipule que les États membres qui souscrivent à ce dispositif de relocalisation des personnes débarquées en Italie et à Malte s’engagent pour une durée limitée à six mois - éventuellement renouvelable.
Le mécanisme de répartition serait ainsi révocable à tout moment au cas où l’afflux de migrants vers les ports d’Italie et de Malte devait s’emballer.
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 Oggetto del messaggio: Re: ITALIAN BANKSTER
MessaggioInviato: 28/11/2017, 12:00 
capito?
nonsolo evitano il gabbio,
imboscano pure il bottino !
e sono tutti d'accordo ..!


http://roma.corriere.it/notizie/politic ... f9f2.shtml

Veneto Banca, case a Cortina e terreni in Puglia, ecco il tesoro degli ex amministratori dell’istituto in liquidazione La lista dei 100 debitori
Decine i beni che gli ex amministratori hanno cercato di sottrarre ai risarcimenti


In 19 sono esposti per aver guidato Veneto Banca verso il precipizio. E in 11 hanno tutta l’aria di aver reagito allo stesso modo: cercando di mettere i propri beni al riparo. Terreni in Puglia e case a Cortina, appartamenti a Treviso e Roma, uffici a Padova. Sono decine i beni che gli ex amministratori dell’istituto di Montebelluna oggi in liquidazione hanno cercato di sottrarre alle richieste di risarcimento, per lo più creando dei fondi patrimoniali o tramite compravendite e cessioni di immobili in famiglia. Il meccanismo è simile a quello utilizzato dai manager di Popolare di Vicenza per cercare di sfuggire ai sequestri. Ma in questo caso il rischio che alcuni patrimoni non siano più aggredibili è più concreto, perché vari manager e consiglieri di amministrazione si sono mossi per tempo. In molti casi mancano pochi mesi alla scadenza dei cinque anni concessi dalla legge per rendere inattaccabile un fondo patrimoniale, di fronte a una richiesta di sequestro in sede civile legata a un’azione di responsabilità.

Quest’ultima è stata mossa all’inizio dell’estate da Veneto Banca sotto la guida di Fabrizio Viola, quando l’istituto era in mano al fondo Atlante. La causa serve per reclamare un indennizzo di 2,2 miliardi di euro dagli amministratori che hanno portato l’istituto al dissesto. Eppure lo stesso Viola, ora incaricato dal governo di gestire la liquidazione, non ha ancora chiesto i sequestri. Proprio per questo, ora il tempo gioca a favore di chi spera di sottrarre i propri patrimoni alla responsabilità civile una volta per tutte.

afferrato il concetto?
non solo la azione di responsabilità
è stata richiesta dal commissario di governo
(l'unico titolato secondo la legge..)
con estremo ritardo,

ma senza il sequestro dei beni!!



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https://roma.corriere.it/notizie/politi ... 0b7e.shtml

Conte ripercorre le tappe della crisi: «Vorrei ricordare che con la parlamentarizzazione della crisi la Lega ha poi formalmente ritirato la mozione di sfiducia, ha dimostrato di voler proseguire, sono stato io che ho detto “assolutamente no” perché per me quell’esperienza politica era chiusa».


http://www.lefigaro.fr/international/mi ... e-20190923
il stipule que les États membres qui souscrivent à ce dispositif de relocalisation des personnes débarquées en Italie et à Malte s’engagent pour une durée limitée à six mois - éventuellement renouvelable.
Le mécanisme de répartition serait ainsi révocable à tout moment au cas où l’afflux de migrants vers les ports d’Italie et de Malte devait s’emballer.
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 Oggetto del messaggio: Re: ITALIAN BANKSTER
MessaggioInviato: 06/12/2017, 11:36 
lunedì 4 dicembre 2017

NOTIZIA BOMBA: arrestato! E' coinvolto nello scandalo di Banca Etruria


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Aveva già subito una perquisizione con l'accusa di bancarotta fraudolenta, poi sono scattate le manette. Il gup della Procura di Arezzo ha disposto l'arresto di Valeriano Mureddu, collaboratore stretto di Pier Luigi Boschi, indagato per reati economici sul caso di Banca Etruria dalla Procura, scortato dalla Guardia di finanza fino al carcere di San Benedetto.

Il fallimento della Geovision
A portare all'arresto di Valeriano Mureddu è stato il fallimento della Geovision, azienda di imballaggi dell'Aretino interessata da passaggi di denaro sospetti, evasione di Iva e distrazioni patrimoniali che hanno configurato il reato di bancarotta fraudolenta. Il magistrato ha disposto che Mureddu fosse arrestato di fronte alla possibilità dell'inquinamento delle prove e della reiterazione del reato. Interdetto Emiliano Casciere, figlio dell'ex legale di Mureddu e titolare della Geovision.

Il legame con Boschi e Carboni
Mureddu era già salito alla ribalta per aver rivelato di essere un accompagnatore e collaboratore di Pierluigi Boschi, padre di Maria Elena, sottosegretario di stato alla Presidenza del Consiglio, quando questi doveva trovare il nuovo direttore generale di Banca Etruria, il cui crack economico ha poi travolto molti piccoli investitori. Assieme a Boschi padre, in queste missioni si muovevano Mureddu e Flavio Carboni, il faccendiere noto per i suoi rapporti con la P2 di Licio Gelli, la Banda della Magliana e la mafia corleonese del boss Pippo Calò.


Fonte: http://notizie.tiscali.it/cronaca/artic ... re-boschi/


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