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 Oggetto del messaggio: Venezuela
MessaggioInviato: 06/05/2017, 12:17 
Data la situazione in Venezuela, mi permetto di aprire un topic sull'argomento.

Cita:

Il Venezuela nel baratro della crisi economica ed il pericolo della guerra civile

E Papa Francesco si augura che" venga evitata ogni ulteriore forma di violenza"

03/05/2017 16:23 CEST | Aggiornato 03/05/2017 16:23 CEST


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Non si fermano e non si placano le proteste in tutto il Venezuela. Da quasi un mese le strade e le piazze di Caracas e di altre città sono teatro di pesanti scontri tra i cittadini , le forze di polizia e la Guardia Nazionale. La popolazione è esasperata, perché dappertutto ormai mancano cibo (non si riesce più trovare nemmeno pane e latte) e medicinali, con le farmacie e gli ospedali che non dispongono più neanche dei farmaci più elementari. Per ora si può fare la spesa solo una volta alla settimana, utilizzando una tessera alimentare fornita dal governo per razionare i viveri.

Una situazione incandescente che si trascina ormai da mesi, che è precipitata alla fine dello scorso marzo, quando la Corte Suprema di Giustizia ha deciso di esautorare il parlamento dai propri poteri, lasciando quindi al presidente, Nicolas Maduro, il dominio politico assoluto. A nulla sarebbe servito il dietrofront dello stesso Maduro, che dopo essersi reso conto che questa decisione rischiava di essere una miccia esplosiva ha successivamente chiesto alla Corte di rivedere la sua decisione.

I problemi veri sono iniziati a serpeggiare in tutta la nazione già dallo scorso mese di dicembre, quando il "Mesa de Unidad Democratica", forza di opposizione meglio conosciuto come "Mud", aveva vinto le elezioni. Da allora , secondo quanto viene riferito da numerosi venezuelani che hanno deciso da lasciare la nazione, Maduro ha cercato di rendere tutto il Venezuela una vera e propria dittatura. Sono tempi difficili, quindi, per il successore di Hugo Chavez, che per cercare di placare le proteste ha da poco annunciato di voler aumentare le pensioni e del 60% gli stipendi dei dipendenti pubblici. Ma questo provvedimento non sembra aver scalfito minimamente la volontà dei venezuelani di continuare nelle loro proteste.

Che la situazione sia drammatica lo ripete a gran voce anche la dott.ssa Lorena Franceschini, italo- venezuelana, vice presidente dell' associazione "Venezuela Italia Mondo", che si dice sicura che "i cittadini sono determinati ad andare avanti sino a quando non ci sarà un vero cambiamento nel quadro politico, anche se per ora la repressione è durissima. La Guardia Nazionale spara sulla folla di tutto, dai proiettili di gomma ai lacrimogeni. La cose peggiori le fanno i gruppi paramilitari dei "Collettivos", che sparano senza guardare in faccia nessuno. Sarebbero loro, infatti, i responsabili di ben 30 uccisioni compiute sino ad ora ". I più fortunati, se possono, riescono ad andare in Colombia a rifornirsi di cibo e medicine dato che, sempre secondo la dott.ssa Franceschini, "è impossibile trovare il pane perché il governo non distribuisce più la farina ai forni. Ed è impossibile trovare anche le medicine più essenziali come la tachipirina o gli antibiotici".

Alcuni analisti ritengono che, in realtà, queste proteste sarebbero fomentate dagli Stati Uniti per spazzare via un governo non allineato con i loro interessi economici in Sud America. Su questo punto le sue parole sono chiare. "Questa storia della cospirazione americana credo sia solo una scusa per non voler ammettere che il Venezuela stia diventando una dittatura. La verità e che il popolo è ridotto alla fame più totale". Anche in Italia molti venezuelani stanno tenendo delle manifestazioni in questi giorni, recentemente anche a Roma, dove è stato possibile fare un giro per raccogliere qualche ulteriore informazione in loro possesso.

E parlando con loro vieni a sapere che ormai anche la libertà di stampa nel loro paese è messa gravemente a rischio, dato che nelle tv nazionali si possono vedere solo telenovele o notiziari che non parlano minimamente della proteste in corso. Molti giornali, invece, non vengono neanche più stampati per la mancanza di carta. Sui volti e negli occhi delle persone che incontri puoi notare solo la tristezza per quello che sta accadendo al loro paese, che un tempo era uno dei più ricchi e più prosperosi di tutto il Sud America. E di loro si è anche ricordato Papa Francesco, che pochi giorni fa ha fatto un suo appello con parole limpide e precise: "Mentre mi unisco al dolore dei familiari delle vittime, per le quali assicuro preghiere di suffragio, rivolgo un accorato appello al Governo e a tutte le componenti della società venezuelana affinché venga evitata ogni ulteriore forma di violenza, siano rispettati i diritti umani e si cerchino soluzioni negoziate alla grave crisi umanitaria, sociale, politica ed economica che sta stremando la popolazione".


http://www.huffingtonpost.it/nicola-lof ... _22064415/


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 Oggetto del messaggio: Re: Venezuela
MessaggioInviato: 06/05/2017, 12:22 
Cita:
Venezuela, la repressione sempre più dura, i morti salgono a 34 il blindato investe i manifestanti

Le immagini degli scontri cruenti in piazza dei contestatori di Maduro con la polizia


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Balla Maduro, dimena il suo fisico corpulento a ritmo di musica il presidente venezuelano sul palco davanti ai suoi sostenitori . Ha appena firmato il decreto che istituisce l’Assemblea Costituente e denunciato l’inizio di «una insurrezione armata da stroncare». «Abbiamo il diritto di difenderci dal terrorismo e lo faremo», promette mentre nelle strade di Caracas i blindati della polizia investono e schiacciano i manifestanti che volevano raggiungere in corteo la sede del Parlamento per protestare contro quella che considerano un espediente del «presidente-tiranno» per evitare le elezioni chieste a gran voce dalla piazza. Le immagini postate sui social mostrano un furgone della Guardia nazionale che investe almeno tre manifestanti nella capitale prima di essere centrato da una molotov.

Giovedì, giornata nazionale di mobilitazione studentesca, la repressione dalle strade è arrivata fin dentro le università. Un leader studentesco, José López, è stato ucciso mentre partecipava a un’assemblea nel suo campus, nella città di El Tigre, nella regione orientale di Anzoátegui. Alcuni civili armati - dei famigerati «colectivos», il braccio armato del regime — si sarebbero infiltrati tra gli studenti. «Uno dei presenti lo ha avvicinato e gli ha sparato diverse volte prima di scappare in sella a una motocicletta”, ha spiegato la Procura in una nota. Salgono così a 34 le vittime di un mese di proteste. All’ Università Centrale del Venezuela, il più importante ateneo pubblico del Paese, gli agenti hanno sparato gas lacrimogeni contro centinaia di studenti. Tensione anche negli atenei di altre città, come l’Università Bicentenaria di Aragua, dove molti manifestanti sono stati colpiti da granate lacrimogene sparate ad altezza d’uomo e pallettoni di gomma.
Un gruppo di studenti dell’Università cattolica di Caracas è marciato fino alla sede della Conferenza episcopale per consegnare ai vescovi un messaggio per Papa Francesco, «deve sapere che ci stanno picchiando e ci stanno uccidendo».

La mobilitazione studentesca è arrivata all’indomani di una delle giornate più sanguinose. Le violenze più gravi sono avvenute a una manifestazione antigovernativa a Las Mercedes, quartiere alla periferia est di Caracas, dove la Guardia nazionale è intervenuta con cariche e lacrimogeni contro i cortei di manifestanti che hanno lanciato bottiglie molotov. Qui è stato ucciso un manifestante di 17 anni, Armando Cañizales, colpito al collo da un proiettile. «Stava per diplomarsi, faceva il musicista e voleva iscriversi a Medicina all’università come sua mamma», ha twittato il deputato José Manuel Olivares , rimasto pure lui ferito lunedì scorso mentre partecipava a un corteo a El Paraíso, nel cuore della capitale. Tra i 300 manifestanti feriti negli scontri anche il vicepresidente dell’Assemblea Nazionale, Freddy Guevara, colpito da un lacrimogeno alla caviglia. Un altro dimostrante è stato arso dalle fiamme generate dall’esplosione di una moto della polizia.

Stretto tra la crescente tensione nelle piazze — con centinaia di migliaia di venezuelani che si riversano nelle strade ogni giorno ormai da oltre un mese — e la montante pressione internazionale, Maduro reagisce stracciando la Costituzione scritta dal suo padrino politico , Hugo Chávez. Un inganno, denunciano alcuni espatriati italiani: la Costituente sarà formata da 500 membri, ma soltanto la metà saranno eletti dal popolo a suffragio universale. Gli altri saranno scelti da consiglieri comunali e altri funzionari, tutti «uomini» del presidente.


http://www.corriere.it/video-articoli/2 ... 814c.shtml


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 Oggetto del messaggio: Re: Venezuela
MessaggioInviato: 06/05/2017, 13:04 
In pratica il presidente Venezuelano ha fatto quello che ha fatto Erdogan in Turchia. MA mi sa che i venezuelani sono meno gonzi dei turchi ^_^



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 Oggetto del messaggio: Re: Venezuela
MessaggioInviato: 06/05/2017, 13:34 
l'anno prossimo si votano le presidenziali..
è pretendere troppo aspettare l'esito del voto?
se hanno la maggioranza governano,
sennò rispettano la legge..

invece no..

tutti questi che si professano democratici
poi pretendono di arrivare al potere
con colpi di stato..
(rivoluzione arancione, ecc.)
strano modo di ragionare..
a questi il voto fa schifo..
fanno un pò di casino
e si credono padroni dello stato..

ecco l'ennesima attivista..
fresca fresca di estetista e manicure..
trucco e parrucco..
col conto in banca in salute..
foraggiata abbondantemente dall'estero..

http://www.corriere.it/esteri/17_maggio ... 9aaa.shtml

Lilian Tintori «Sparano sui nostri figli, noi donne sfidiamo Maduro»
La moglie dell’oppositore Lopez sulle violenze che hanno causato 36 vittime: «Intervenga Papa Francesco». Oggi la marcha de las mujeres a Caracas

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https://roma.corriere.it/notizie/politi ... 0b7e.shtml

Conte ripercorre le tappe della crisi: «Vorrei ricordare che con la parlamentarizzazione della crisi la Lega ha poi formalmente ritirato la mozione di sfiducia, ha dimostrato di voler proseguire, sono stato io che ho detto “assolutamente no” perché per me quell’esperienza politica era chiusa».


http://www.lefigaro.fr/international/mi ... e-20190923
il stipule que les États membres qui souscrivent à ce dispositif de relocalisation des personnes débarquées en Italie et à Malte s’engagent pour une durée limitée à six mois - éventuellement renouvelable.
Le mécanisme de répartition serait ainsi révocable à tout moment au cas où l’afflux de migrants vers les ports d’Italie et de Malte devait s’emballer.
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 Oggetto del messaggio: Re: Venezuela
MessaggioInviato: 06/05/2017, 15:47 
MaxpoweR ha scritto:
In pratica il presidente Venezuelano ha fatto quello che ha fatto Erdogan in Turchia. MA mi sa che i venezuelani sono meno gonzi dei turchi ^_^

Esatto



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 Oggetto del messaggio: Re: Venezuela
MessaggioInviato: 06/05/2017, 15:51 
Plutone77 ha scritto:
Cita:
Venezuela, la repressione sempre più dura, i morti salgono a 34 il blindato investe i manifestanti

Le immagini degli scontri cruenti in piazza dei contestatori di Maduro con la polizia


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Balla Maduro, dimena il suo fisico corpulento a ritmo di musica il presidente venezuelano sul palco davanti ai suoi sostenitori . Ha appena firmato il decreto che istituisce l’Assemblea Costituente e denunciato l’inizio di «una insurrezione armata da stroncare». «Abbiamo il diritto di difenderci dal terrorismo e lo faremo», promette mentre nelle strade di Caracas i blindati della polizia investono e schiacciano i manifestanti che volevano raggiungere in corteo la sede del Parlamento per protestare contro quella che considerano un espediente del «presidente-tiranno» per evitare le elezioni chieste a gran voce dalla piazza. Le immagini postate sui social mostrano un furgone della Guardia nazionale che investe almeno tre manifestanti nella capitale prima di essere centrato da una molotov.

Giovedì, giornata nazionale di mobilitazione studentesca, la repressione dalle strade è arrivata fin dentro le università. Un leader studentesco, José López, è stato ucciso mentre partecipava a un’assemblea nel suo campus, nella città di El Tigre, nella regione orientale di Anzoátegui. Alcuni civili armati - dei famigerati «colectivos», il braccio armato del regime — si sarebbero infiltrati tra gli studenti. «Uno dei presenti lo ha avvicinato e gli ha sparato diverse volte prima di scappare in sella a una motocicletta”, ha spiegato la Procura in una nota. Salgono così a 34 le vittime di un mese di proteste. All’ Università Centrale del Venezuela, il più importante ateneo pubblico del Paese, gli agenti hanno sparato gas lacrimogeni contro centinaia di studenti. Tensione anche negli atenei di altre città, come l’Università Bicentenaria di Aragua, dove molti manifestanti sono stati colpiti da granate lacrimogene sparate ad altezza d’uomo e pallettoni di gomma.
Un gruppo di studenti dell’Università cattolica di Caracas è marciato fino alla sede della Conferenza episcopale per consegnare ai vescovi un messaggio per Papa Francesco, «deve sapere che ci stanno picchiando e ci stanno uccidendo».

La mobilitazione studentesca è arrivata all’indomani di una delle giornate più sanguinose. Le violenze più gravi sono avvenute a una manifestazione antigovernativa a Las Mercedes, quartiere alla periferia est di Caracas, dove la Guardia nazionale è intervenuta con cariche e lacrimogeni contro i cortei di manifestanti che hanno lanciato bottiglie molotov. Qui è stato ucciso un manifestante di 17 anni, Armando Cañizales, colpito al collo da un proiettile. «Stava per diplomarsi, faceva il musicista e voleva iscriversi a Medicina all’università come sua mamma», ha twittato il deputato José Manuel Olivares , rimasto pure lui ferito lunedì scorso mentre partecipava a un corteo a El Paraíso, nel cuore della capitale. Tra i 300 manifestanti feriti negli scontri anche il vicepresidente dell’Assemblea Nazionale, Freddy Guevara, colpito da un lacrimogeno alla caviglia. Un altro dimostrante è stato arso dalle fiamme generate dall’esplosione di una moto della polizia.

Stretto tra la crescente tensione nelle piazze — con centinaia di migliaia di venezuelani che si riversano nelle strade ogni giorno ormai da oltre un mese — e la montante pressione internazionale, Maduro reagisce stracciando la Costituzione scritta dal suo padrino politico , Hugo Chávez. Un inganno, denunciano alcuni espatriati italiani: la Costituente sarà formata da 500 membri, ma soltanto la metà saranno eletti dal popolo a suffragio universale. Gli altri saranno scelti da consiglieri comunali e altri funzionari, tutti «uomini» del presidente.


http://www.corriere.it/video-articoli/2 ... 814c.shtml



mah..
queste uccisioni anonime mi fanno pensare a piazza maidan..
agli assassini perpetrati dai golpisti
da imputare al regime "sanguinario"..

non si capisce xchè un sostenitore di maduro
dovrebbe infiltrarsi tra gli studenti
e amazzare a bruciapelo questo lopez,
leader studentesco..
dove starebbe il vantaggio?
a me puzza di propaganda..

i consiglieri comunali sono scelti dal governo?
o eletti dai cittadini??

anche in italia partecipano all'elezione del presidente
esponenti di regioni ed enti locali..ecc.
il senso è quello..
rendere il più rappresentativo possibile l'organo assembleare..

a me pare tutto un remake della rivoluzione ucraina..

e al posto della timoshenko..
codesta..


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a farsi le treccine c avrà messo almeno 1 ora e mezza..
dalla parrucchiera..
noto anche una certa somiglianza con la collega..

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dev'essere un marchio di fabbrica..
consigliato dal marketing..



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 Oggetto del messaggio: Re: Venezuela
MessaggioInviato: 06/05/2017, 16:48 
mik.300 ha scritto:
a me pare tutto un remake della rivoluzione ucraina..


Sono totalmente d'accordo.

Solo che ora come da tradizione, si aggiungeranno i soliti tifosi, che inevitabilmente butteranno la discussione sul confronto tra capitalismo e sistemi comunisti-socialisti quando non anche quelli del destra vs sinistra.



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"Se riesci a mantenere la calma quando tutti intorno a te hanno perso la testa, forse non hai afferrato bene la situazione" - Jean Kerr

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"Soltanto chi non ha approfondito nulla può avere delle convinzioni" - Emil Cioran

"Quanto piu' una persona e' intelligente, tanto meno diffida dell'assurdo" - Joseph Conrad

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 Oggetto del messaggio: Re: Venezuela
MessaggioInviato: 06/05/2017, 17:08 
zakmck ha scritto:
mik.300 ha scritto:
a me pare tutto un remake della rivoluzione ucraina..


Sono totalmente d'accordo.

Solo che ora come da tradizione, si aggiungeranno i soliti tifosi, che inevitabilmente butteranno la discussione sul confronto tra capitalismo e sistemi comunisti-socialisti quando non anche quelli del destra vs sinistra.


E' sempre lo stesso balletto.



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 Oggetto del messaggio: Re: Venezuela
MessaggioInviato: 06/05/2017, 23:05 
La questione è diversa:il Venezuela va bene agli Stati Uniti?


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 Oggetto del messaggio: Re: Venezuela
MessaggioInviato: 06/05/2017, 23:18 
zakmck ha scritto:
Solo che ora come da tradizione, si aggiungeranno i soliti tifosi, che inevitabilmente butteranno la discussione sul confronto tra capitalismo e sistemi comunisti-socialisti quando non anche quelli del destra vs sinistra.

Credo che la situazione venezuelana rispetto ad altre rivolte già viste dipenda quasi unicamente da questioni di miseria e non da questioni politiche. Il tutto alimentato dal pugno di ferro che sta usando Maduro in pieno stile Erdogan. Questo colpevole anzicchè farsi da parte e fare tante scuse colpisce il popolo allo stremo quindi doppiamente colpevole. Personalmente non ci vedo un confronto tra capitalismo e sistemi comunisti-socialisti, in Venezuela l'unico reale motivo della attuale situazione sono la corruzione e l'errato modo di governare il paese.



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 Oggetto del messaggio: Re: Venezuela
MessaggioInviato: 06/05/2017, 23:35 
Chissa se le nazioni unite(Stati Uniti),promovueranno sanzioni verso il Venezuela.Domanda:hanno già oscurato i siti internet come nella nostra, civilissima e fortemente democratica ,alleata Turchia?


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 Oggetto del messaggio: Re: Venezuela
MessaggioInviato: 07/05/2017, 11:21 
sottovento ha scritto:
zakmck ha scritto:
Solo che ora come da tradizione, si aggiungeranno i soliti tifosi, che inevitabilmente butteranno la discussione sul confronto tra capitalismo e sistemi comunisti-socialisti quando non anche quelli del destra vs sinistra.

Credo che la situazione venezuelana rispetto ad altre rivolte già viste dipenda quasi unicamente da questioni di miseria e non da questioni politiche. Il tutto alimentato dal pugno di ferro che sta usando Maduro in pieno stile Erdogan. Questo colpevole anzicchè farsi da parte e fare tante scuse colpisce il popolo allo stremo quindi doppiamente colpevole. Personalmente non ci vedo un confronto tra capitalismo e sistemi comunisti-socialisti, in Venezuela l'unico reale motivo della attuale situazione sono la corruzione e l'errato modo di governare il paese.


ma non diciamo fesserie..

c sono le votazioni l'anno prossimo,
no?

se perde le elezioni va a casa..
se lo votano, rimane..
con buona pace degli attivisti neo-liberisti..
gente benestante che c mette molto del suo
nel sabotaggio economico della nazione..
è così che funziona..
invece i paladini della democrazia
vogliono il golpe.



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 Oggetto del messaggio: Re: Venezuela
MessaggioInviato: 07/05/2017, 12:28 
sottovento ha scritto:
Credo che la situazione venezuelana rispetto ad altre rivolte già viste dipenda quasi unicamente da questioni di miseria e non da questioni politiche.


La miseria è dovuta a scelte politiche (volutamente) sbagliate, come la tristemente famosa "austerity" (che conosciamo molto bene anche in ambito UE).

Tra un po' se ne verrà fuori qualcuno con la storia che il Venezuela è un paradiso, non ci sono omicidi dovuti a repressione di regime, non c'è carestia alimentare, la gente non muore per mancanza di medicinali e che comunque quello venezuelano "non è il vero socialismo" (altro cavallo di battaglia)... che magari Maduro è invece un seguace di von Mises o addirittura di Rothbard [:297] [:297] [:297] ... e che comunque, se la crisi c'è, è solo colpa degli yankee o delle donne che si fanno le treccine. [:300]


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 Oggetto del messaggio: Re: Venezuela
MessaggioInviato: 07/05/2017, 12:33 
Cita:
Morire di fame in mezzo al petrolio: Venezuela, storia di una rivoluzione naufragata

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Caracas, 6 mag – Si può morire di fame in un paese che ha riserve petrolifere accertate pari o addirittura superiori rispetto al paese che è il produttore di oro nero per definizione, vale a dire l’Arabia Saudita? Si può, se ti chiami Venezuela e se la rivoluzione promessa da Chavez quasi vent’anni fa è ormai finita, più che nel petrolio, nel sangue dei tanti morti in mezzo alle strade. Quasi 40 venezuelani uccisi, 717 i feriti e centinaia di arresti: sono questi i numeri delle numerose proteste di piazza che, in questi giorni, stanno mettendo a dura prova il governo di Maduro, subentrato al defunto presidente a partire dal 2013.

Al netto dei dubbi – più o meno legittimi – sulla reale natura della forte contestazione all’esecutivo, l’innesco della rabbia popolare nasce, più che da spinte straniere, da una devastante situazione interna, con una nazione sull’orlo del baratro economico e sociale. Non serve infatti scomodare gli Stati Uniti (comunque da sempre interessati a conservare il loro ‘cortile di casa’ sudamericano) per rendersi conto che la rivoluzione chavista partita nel 1999 si è risolta in un pressoché totale fallimento.

Parliamo di numeri. Dati alla mano, il Venezuela siede su qualcosa come 300 miliardi di riserve. Tanto? Poco? L’Arabia Saudita – sia pur con valori solo stimati, dato che quelli reali sono coperti da segreto di Stato – è seconda in classifica, staccata di misura di un abbondante 30%, mentre il Canada (sul terzo gradino del podio) ne ha circa la metà. Caracas può dunque contare su quasi il 20% delle riserve mondiali accertate, riserve che però non riesce in alcun modo a mettere a frutto. Buona parte dei guai legati al petrolio vanno fatti risalire al 2006, quando Chavez decise d’imperio di nazionalizzare l’intero settore. Mossa non sbagliata in teoria, visto che le sorti del Venezuela dipendono dal greggio, ma inopportuna dato che il governo si è ritrovato da un giorno all’altro senza le competenze necessarie per gestire la propria ricchezza. La manutenzione ha così cominciato a scarseggiare, non tutti gli impianti sono in funzione, il fruttuoso bacino dell’Orinoco sconta gravi ritardi nell’esplorazione sotterranea, gli operai sono pagati male e lavorano in condizione precarie. Il risultato? Rispetto ai massimi del 2005, la produzione è collassata da 3,6 a poco più di 2 milioni di barili al giorno. Il calo ha inciso sui conti nazionali doppiamente, trascinato dal ribasso nei corsi del Brent e Wti. Tanto che in certi momenti, complice anche la non sempre eccelsa qualità di tutto il greggio locale, il paese si è trovato costretto addirittura a…importarlo, per di più dagli Stati Uniti.

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Scaffali vuoti al supermercato: un’immagine emblematica della crisi Venezuelana, dove anche il cibo è razionato

I controsensi non finiscono qui. Perché i proventi dalla vendita dei barili, che valgono il 95% delle esportazioni, finisco poco e male alla popolazione venezuelana, dato che i conti pubblici sono da anni in condizioni precarie. La conseguenza è che oltre al petrolio il Venezuela non ha mai seriamente intrapreso un solido sentiero di crescita ed investimenti industriali e di creazione di un indotto che lo mettesse al riparto dalle fluttuazioni sui mercati. Come ad esempio ha fatto l’Iran, dove nonostante le sanzioni l’economia ha tutto sommato tenuto. Invece in Venezuela, che sconterà quest’anno il terzo consecutivo di recessione (il 2016 si è chiuso con un -16% che nemmeno in una nazione in guerra), l’inflazione dopo aver toccato il 550% nel 2015 l’anno scorso ha raggiunto il 720%, la disoccupazione è quasi triplicata e oltre il 30% della popolazione vive ancora sotto la soglia di povertà assoluta mentre quella a rischio supera il 60%. Inoltre negli ospedali mancano il 70% medicinali di base e molti cittadini si curano con farmaci inviati da parenti residenti all’estero (per chi ha la fortuna di averne, mentre gli altri devono dar fondo ai risparmi per acquistarli al mercato nero), il cibo è spesso razionato, l’energia non sempre disponibile e negli ultimi mesi ha iniziato a scarseggiare anche l’acqua potabile.

Filippo Burla


http://www.ilprimatonazionale.it/esteri ... ela-63719/


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 Oggetto del messaggio: Re: Venezuela
MessaggioInviato: 07/05/2017, 13:37 
Plutone77 ha scritto:
Caracas, 6 mag – Si può morire di fame in un paese che ha riserve petrolifere accertate pari o addirittura superiori rispetto al paese che è il produttore di oro nero per definizione, vale a dire l’Arabia Saudita? Si può, se ti chiami Venezuela e se la rivoluzione promessa da Chavez quasi vent’anni fa è ormai finita, più che nel petrolio, nel sangue dei tanti morti in mezzo alle strade. Quasi 40 venezuelani uccisi, 717 i feriti e centinaia di arresti: sono questi i numeri delle numerose proteste di piazza che, in questi giorni, stanno mettendo a dura prova il governo di Maduro, subentrato al defunto presidente a partire dal 2013.



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Articolo del 24 giugno 2016 che lega con quello riportato da Plutone77.


Perché il Venezuela è sull’orlo del baratro e l’Arabia Saudita no

Gwynne Dyer, giornalista
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Questa settimana centinaia di migliaia di venezuelani hanno cominciato il lungo processo di convalida delle loro firme per una petizione che mira all’organizzazione di un referendum per revocare i poteri del presidente Nicolás Maduro. In tutto il paese si registrano disordini legati alla mancanza di cibo e la capitale Caracas è la città con il tasso di omicidi più alto al mondo. Molti cittadini si aspettano una rivoluzione.

Dall’altra parte del mondo, i cittadini dell’Arabia Saudita non devono preoccuparsi di alcun referendum e, se è per questo, di nessun genere di elezione. Ma nessun cittadino saudita ha fame e la capitale Riyadh ha un tasso di omicidi più basso di quello di Toronto. E nessuno si aspetta una rivoluzione. Allora perché paragonare il Venezuela e l’Arabia Saudita se sono così diversi? Perché in realtà hanno molto in comune.

I due paesi hanno le più ingenti riserve petrolifere al mondo e le esportazioni di petrolio rappresentano oltre il 90 per cento delle loro entrate nazionali. Hanno più o meno lo stesso numero di abitanti (27 milioni l’Arabia Saudita, 30 milioni il Venezuela), e oltre metà degli adulti in ciascun paese dipende direttamente dal governo per quanto riguarda il lavoro o perlomeno le proprie entrate. E allora perché uno dei paesi è ricco e l’altro è povero?

Il “socialismo” saudita

Il boom petrolifero venezuelano è cominciato negli anni trenta, ma solo una minima parte delle entrate finiva nelle tasche della maggioranza della popolazione. L’Arabia Saudita ha cominciato a guadagnare grazie al petrolio negli anni sessanta. La famiglia regnante al Saud è diventata ricchissima, ma ha fatto in modo che una parte di questa ricchezza fosse usata per alzare il tenore di vita di tutta la popolazione.

Negli anni novanta praticamente ogni cittadino saudita aveva una casa dignitosa, cibo in abbondanza e accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria. Meno di metà della popolazione venezuelana poteva godere di simili benefici, così nel 1998 l’ex militare e socialista Hugo Chávez è stato eletto presidente e ha avviato quella che ha definito la “rivoluzione bolivariana”.

In realtà si trattava semplicemente di quello che il regime saudita stava già facendo da vari decenni, travestito da “socialismo”. Chávez ha creato falsi posti di lavoro nel governo e nell’industria petrolifera per trasferire il denaro nelle mani dei poveri, ha offerto sussidi diretti a quanti non erano in condizione di lavorare e ha fornito istruzione e assistenza sanitaria gratuita a tutta la popolazione.

Nel giro di dieci anni la “rivoluzione” di Chávez aveva portato gli ex poveri del Venezuela agli stessi standard di vita e servizi sociali essenziali di cui gli ex poveri d’Arabia Saudita già godevano.

La corruzione endemica ha frenato la produzione petrolifera in Venezuela, che possiede più petrolio dell’Arabia Saudita ma ne estrae solo un quarto. Una parte sempre più consistente dei generi alimentari in Venezuela, finanziati pesantemente dallo stato, è finita sul mercato nero, svuotando i supermercati statali ma arricchendo i dipendenti pubblici.

Poi c’è stato il crollo del prezzo del petrolio, passato da 110 dollari al barile del giugno 2014 ad appena 26 dollari nel gennaio 2016. Adesso è tornato intorno ai 50 dollari, un valore che è ancora meno della metà rispetto a quanto i governi di Venezuela e Arabia Saudita (e tutti gli altri esportatori) ottenevano in passato. Per questo il Venezuela è sull’orlo della rivoluzione. Ma l’Arabia Saudita no.


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La crisi venezuelana potrebbe finire in un bagno di sangue, mentre in Arabia Saudita non ci sono gravi conseguenze
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Ogni anno l’Arabia Saudita ha messo da parte una quota delle sue entrate petrolifere, e quando il prezzo è crollato aveva 750 miliardi di dollari di riserve monetarie a cui attingere. Negli ultimi due anni ha consumato 150 miliardi di dollari di queste riserve, ma probabilmente sarà in grado di mantenere gli standard di vita della popolazione alti fino a quando il prezzo tornerà nuovamente ai livelli precedenti.

Il Venezuela non aveva riserve monetarie, quindi il crollo del prezzo del petrolio ha significato una crisi immediata e grave. Chávez è morto nel 2013 e il suo successore democraticamente eletto, Nicolás Maduro, non possiede un briciolo del suo carisma. E anche se lo avesse, la mancanza di un qualsiasi cuscinetto monetario ha reso inevitabile un crollo degli standard di vita, e oggi Maduro non potrebbe mai essere rieletto.

I partiti d’opposizione hanno ottenuto un’ampia maggioranza alle ultime elezioni legislative di dicembre, e oggi stanno spingendo per un referendum che potrebbe destituire Maduro molto prima della fine del suo mandato nel 2019. Il presidente sta resistendo strenuamente, minacciando perfino di abolire il congresso se questo dovesse continuare a opporsi a lui. La crisi venezuelana potrebbe realmente finire in un bagno di sangue, mentre l’Arabia Saudita sta attraversando un analogo crollo delle entrate statali senza gravi conseguenze.

Sconfitta della democrazia

Cosa possiamo imparare da questa differenza? Nessuna lezione universale, ma un consiglio per i paesi più poveri che diventano improvvisamente ricchi grazie al petrolio: se potete, non scegliete una democrazia, perché la corruzione sarà terribile e il potere guarderà solo al breve termine. Meglio avere una famiglia reale intenzionata a restare al governo per molto tempo.

Anche le monarchie sono corrotte, ma le famiglie regnanti mantengono la cosa entro certi limiti. Ridistribuiscono la ricchezza anche meglio delle democrazie, perché è nel loro interesse avere dei sudditi felici e leali. E fanno progetti a lungo termine (per esempio, risparmiando per i tempi di vacche magre) perché pensano in termini di generazioni: le loro generazioni. Ma in ogni caso, neanche loro restano al potere per sempre.


(Traduzione di Federico Ferrone)
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Fonte




Cosa che a me da più fastidio è che di mezzo c'è il petrolio (una risorsa che comunque i venezuelani non vedono nemmeno con il binocolo)... in più, con un governo che se ne fo##e del popolo.

Ritornello di una canzone di Vasco Rossi: “Corri e fo##i#ene dell'orgoglio, ne ha rovinati più lui che il petrolio”.
In Venezuela, tra oro nero, governo menefreghista e corruzione...... altro che orgoglio. È povertà.. è fame!



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नमस्ते

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Time to eat all your words
Swallow your pride
Open your eyes. (Tears for Fears)
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Tutto l'acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino.

Se rovini i giovani cambi il futuro del mondo.【Argla di UfoForum】
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