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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 12/01/2018, 21:13 
Quindi le forze militari russe in Siria sarebbero in pericolo?


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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 13/01/2018, 13:22 
Usa e Arabia hanno proposto l'”accordo del secolo” sulla Palestina



Qualcosa si muove sul fronte israelo-palestinese, ed è di nuovo la premiata coppia Arabia Saudita e Stati Uniti a muovere le fila per tentare di arrivare un accordo che ponga fine allo scontro. Secondo quanto riporta il Daily Sabah, che cita fonti dell’agenzia Anadolu, i più alti funzionari dell’Autorità nazionale palestinese sono stati informati di un “accordo del secolo”, che sarebbe stato proposto da Washington al principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, il quale svolgerebbe il ruolo di tramite tra l’amministrazione americana e il fronte palestinese. “Jared Kushner, consigliere e genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha comunicato i dettagli dell’accordo al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman“. Queste le parole di Ahmed Majdalani, membro del Comitato esecutivo dell’Olp e del Consiglio nazionale palestinese e figura di spicco del Fronte popolare per la Liberazione della Palestina, durante un’intervista telefonica all’agenzia turca Anadolu.

Secondo Majdalani, il principe saudita Bin Salman, avrebbe già a sua volta informato i funzionari palestinesi, i quali avrebbero risposto ribadendo il loro impegno per un’iniziativa di pace araba, purché basata sulle regole già fissate nel 2002 durante il tentativo di soluzione al conflitto proposto dai sauditi alla Lega Araba. L’iniziativa di pace del 2002 era molto semplice, quanto estremamente difficile da attuare: richiedeva il riconoscimento ufficiale di Israele da parte di tutti gli Stati arabi in cambio di un ritiro israeliano da tutti i territori palestinesi occupati nel 1967. Autore della proposta fu, nel 2002, l’allora principe ereditario Abd Allah, che regnò poi su Riad per il decennio che va dal 2005 al 2015. E oggi, pur senza una proposta saudita, ma più che altro americana, è sempre un principe ereditario dei Saud a fare da promotore a una nuova soluzione.

Secondo Majdalani, la leadership palestinese avrebbe intrapreso nelle ultime settimane dei “passi decisivi” a questo riguardo, in particolare a seguito di una riunione del Consiglio centrale dell’Olp avvenuta a fine dicembre. Non si sa bene cosa sia avvenuto durante questa riunione, ma quello che è certo è che la classe dirigente palestinese ha ascoltato la proposta americano-saudita con estrema attenzione e, probabilmente, vi sarebbero stati primi segnali di accoglimento di una soluzione al conflitto. I dettagli del piano non sono stati rivelati. Tuttavia sembra essere alquanto ambizioso, in pieno stile Trump-bin Salman, se, come dice Majdalani, non solo è stato definito “l’accordo del secolo”, ma vedrebbe addirittura il coinvolgimento di più Stati della regione. Quindi non soltanto Israele e Arabia Saudita. Tuttavia qualche dettaglio, molto rilevante, sembra essere trapelato. Secondo le informazioni riportate dal Daily Sabah, “l’accordo si basa in gran parte su una sorta di ‘alleanza arabo-israeliana’ contro l’Iran”. Non interessa tanto la questione israelo-palestinese, quanto la volontà di creare un fronte comune sempre più unito fra Riad e Tel Aviv che non abbia una dicotomia così evidente su un punto chiave come la Palestina. Israele e Arabia Saudita pur non potendosi formalmente considerare alleati, lo sono nella sostanza, condividendo progetti infrastrutturali ed energetici, progetti sul Medio Oriente, nemici in comune (Turchia e Iran in primis), e hanno un alleato mondiale che li unisce sotto il profilo delle strategia da seguire: gli Stati Uniti. Insomma, da un punto di vista strategico e geopolitico, Arabia Saudita e Israele sono Stati che hanno interessi convergenti e che hanno obiettivi tali da dover mettere da parte le divergenze insorte sulla questione di Gerusalemme e dello Stato di Palestina. Per la Casa Saud è importante far vedere di avere comunque a cuore gli interessi dei palestinesi, per evitare di essere considerati dei traditori dopo che Erdogan ha tentato di ergersi a leader del mondo musulmano sunnita. Per il governo Netanyahu e, in genere, per gli israeliani, è fondamentale poter contare sull’apporto finanziario e politico dei sauditi, unica potenza regionale con cui può allearsi per contrastare l’allargamento dell’asse sciita che dopo Iraq, Siria e Libano, adesso può chiudere anche in Yemen.

In tutto questo, è evidente che l’impegno dell’amministrazione Trump sia giustificato dalle medesime esigenze. Attualmente gli Usa possono contare soltanto su due partner mediorientali, Israele e Arabia Saudita, escludendo le altre monarchie del Golfo che, per motivi diversi, hanno forti divergenze con Riad. E tutti e tre formano il triangolo che si contrappone al blocco composto da Teheran e dagli alleati sciiti. Con la Turchia che scivola verso oriente, l’Egitto titubante, l’Iraq sempre più legato a Teheran e la guerra in Siria che non vedrà la fine di Assad, l’unica alternativa è ricomporre quest’asse Usa-Israele-Arabia Saudita cercando di togliere un problema a tutti i Paesi coinvolti: la Palestina.

http://www.occhidellaguerra.it/usa-arab ... palestina/



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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 13/01/2018, 14:23 
Due stati di cui ci si può fidare [:246]



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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 16/01/2018, 20:06 
Come no ... [:306]


Il messaggio di Hezbollah a Israele nascosto dietro a questa foto

Gen 16, 2018

La notizia l’ha data Al Masdar, un sito molto vicino al governo di Bashar al Assad e fortemente anti israeliano: un simpatizzante di Hezbollah, la milizia sciita libanese che ha giurato guerra allo Stato ebraico, ha pubblicato sui social una foto mentre, da Tel Aviv (almeno questa è l’indicazione geografica data), mostra l’immagine del leader del Partito di Dio Hassan Nasrallah e di Imad Mughniyah, il comandante sciita ucciso il 12 febbraio del 2008 in un’operazione congiunta di Cia e Mossad a Damasco. Un’immagine vera o creata ad arte?

Il messaggio che manda il Partito di Dio, sempre che dietro a questa operazione ci sia Hezbolla, sarebbe palese: siamo riusciti a eludere i vostri sistemi di sicurezza e siamo già tra voi. Una tecnica, questa, usata anche recentemente dai simpatizzanti dello Stato islamico in Italia. E, nonostante Isis e Hezbollah si trovino su due barricate differenti in Medio Oriente, la tecnica comunicativa sembra esser la stessa. Del resto, i kamikaze, nati in seno al movimento sciita, hanno trovato un rilancio anche nel mondo dell’estremismo sunnita dalle Torri gemelle in poi.

Le tensioni tra Israele e Hezbollah non si sono mai placate dalla guerra del 2006. Il Partito di Dio ha sviluppato un vasto sistema di bunker per difendersi da un possibile attacco dell’aviazione di Tel Aviv. I miliziani sciiti hanno inoltre visto nel conflitto siriano un’opportunità per addestrarsi e perfezionare le tattiche di guerra. Secondo quanto riporta Haaretz, inoltre, il Partito di Dio sarebbe in grado di colpire le piattaforme di gas israeliane.

Immagine
L’ingresso di uno dei tunnel di Hezbollah in Libano

Dall’altra parte, Israele non è stata a guardare. Lo scorso 4 settembre, Tel Aviv ha avviato delle esercitazioni “per rafforzare le difese nell’evenienza di un conflitto nel corso del quale gli Hezbollah potrebbero penetrare in aree della Galilea ed occuparvi villaggi”, come riporta l’Ansa.

Dopo le manifestazioni di Hezbollah per la “liberazione di Gerusalemme”, manifestazioni nate contro la decisione di Donald Trump di riconoscere la Città Santa come capitale di Israele, il ministro dell’intelligence israeliano Yisrael Katz ha detto che, in caso di una nuova guerra, “tutto il Libano sarà un bersaglio”. La guerra del 2006, ha continuato il ministro, riporta La Stampa, “al confronto sembrerà un picnic, il Libano tornerà all’età della pietra”.

E ora Hezbollah sembra aver alzato l’asticella. La struttura del Partito di Dio è molto rigida e ogni azione bellica o di propaganda deve essere approvata dai vertici del movimento. Difficile pensare che le foto diffuse in questi giorni dall’anonimo sostenitore, sempre che sia davvero dì Hezbollah, siano frutto di un’iniziativa personale.

http://www.occhidellaguerra.it/messaggi ... viamo-gia/



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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 16/01/2018, 22:58 
Un tombino,davvero micidiale.....al massimo,bene che vada,uno ci può cascare dentro.....


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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 03/02/2018, 14:46 
Inizia la partita tra Putin e Netanyahu: grosse sorprese in arrivo in Siria?

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Sette incontri e innumerevoli consultazioni al telefono in soli due anni. In più, i contatti continui tra gli alti gradi delle forze armate, indispensabili per coordinare le azioni tra due eserciti decisi e potenti, quello russo e quello israeliano, divisi solo dal confine della Siria. Non stupisce, quindi, che Benjamin “Bibi” Netanyahu, in visita ufficiale a Mosca, abbia definito “eccellenti” i rapporti tra Israele e la Russia e “concreti e non teorici” i contenuti di quest’ultima tornata diplomatica.

Il tema al centro dell’incontro ha un nome corto e comprensibile a tutti: Iran. Israele lo considera “una minaccia grave” alla propria sicurezza, se non alla propria esistenza, e il suo premier ha recapitato al Cremlino un messaggio molto chiaro: non permetteremo all’Iran di insediarsi militarmente in Siria e stroncheremo qualunque tentativo di produrre missili di precisione in Libano. Come sempre, il governo israeliano, per dare un’idea completa della serietà delle proprie intenzioni, ha accoppiato la parola dei politici a quella dei militari. Nelle stesse ore, il brigadiere generale Ronen Manelis, portavoce delle forze armate di Israele, dichiarava a un giornale libanese che una nuova guerra con il Libano sarebbe molto probabile se l’Iran cominciasse a produrre missili nel Paese dei cedri. Non una minaccia ma quasi, espressione di un sentimento assai diffuso in tutto Israele.

LEGGI ANCHE
Tutti i dubbi sull'attacco chimico in Siria

In questo non c’è molto di nuovo. Da tempo Israele lancia tale messaggio e lo accompagna con incursioni anti-Iran e anti-Hezbollah nei cieli e nel territorio della Siria. Incursioni cui la Russia ha in ogni modo evitato di opporsi. Infatti ciò che ora più colpisce nel dialogo tra Netanyahu e Putin non è tanto il merito ma il modo. I due sembrano riconoscersi come gli unici leader in grado di dare le carte in Medio Oriente. Netanyahu ha portato dalla sua parte gli Usa di Donald Trump, che con la mossa su Gerusalemme capitale unica di Israele si sono schierati come non mai dalla parte della destra israeliana. Nello stesso tempo, accredita Putin come colui che può “far ragionare” l’Iran, considerato il primo tra i nemici.

Putin, come si diceva, non ha alcuna intenzione di farsi coinvolgere nella guerra a bassa intensità già in corso tra Israele e Iran in Siria e dintorni. Cerca, senza nascondere l’asse strategico costruito con Iran e Turchia, di accreditarsi come il grande mediatore, ruolo che gli è già perfettamente riuscito nel 2015 in occasione dell’accordo sul nucleare iraniano sottoscritto dagli Usa di Barack Obama, dall’Onu, dalla Ue attraverso la Germania e appunto dalla Russia. Netanyahu ha provato a instillargli qualche dubbio dicendo che ci sarebbero buone probabilità di stabilizzare la situazione in Siria e in Libano, a patto però di mettere sotto controllo le ambizioni iraniane. Ovvero, offrendo una specie di “neutralità” israeliana rispetto agli interessi russi se agli ayatollah saranno tagliati quelli che Israele vede come artigli pronti a colpire. È una partita tra vecchie volpi, quella di Netanyahu e Putin. E non siamo neanche alla fine del primo tempo.

http://www.occhidellaguerra.it/inizia-l ... ivo-siria/



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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 12/02/2018, 13:04 
Si incendia il Medio Oriente. Abbattuto un F-16 israeliano
Il Giornale, 11 febbraio 2018

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E' cominciata alle 4:00 di mattina fra venerdì e sabato l'evento bellico che cambia le regole del gioco mettendo Israele faccia a faccia con l'Iran, anche se con l'intermediazione della complicità di Assad con gli Ayatollah. Un'operazione audace da parte israeliana in risposta a una provocazione iraniana, che è costata la perdita di un F16 nelle prime ore della mattina. Un grosso drone ultimo modello, esempio dell'impegno tecnologico e strategico del regime iraniano si avventura nel cielo israeliano del Golan e della Galilea. Un'impresa che se fosse riuscita avrebbe rappresentato una vittoria e uno sberleffo da parte dell'alleanza Iran-Hezbollah-Assad, mentre sullo sfondo la Russia diventa parte di uno scontro forse troppo caldo per Putin. Un elicottero Apache si leva in volo e neutralizza il drone, i cui resti danno ai portavoce israeliani la sicurezza che si tratti di un aereo iraniano. I siriani rispondono mandando gli abitanti del nord di Israele nei rifugi, fra sirene e scoppi.

Qui si organizza l'operazione che segue decine di operazioni di disturbo contro obiettivi stranieri in Siria. E' una decisione fulminea presa sulla base evidente di una lunga preparazione e nella convinzione che il Paese islamico più radicale e sostenitore del terrorismo non debba basare le sue armi sul confine del Paese che condanna a morte ogni giorno.

I piloti israeliani dormono con le scarpe e con i caschi accanto al letto, possono raggiungere la base in un'ora al massimo. Una squadra di aerei da guerra si solleva in volo al nord e colpisce fino a 400 chilometri dentro i confini siriani obiettivi che hanno a che fare con la nuova dimensione strategica di Assad e dell'Iran.

Gli obiettivi colpiti sono stati dodici, di cui quattro direttamente gestiti in proprio dagli iraniani fino alla proibizione ai siriani di entrarvi, e sono molto importanti, tali da cambiare il gioco sul terreno. Aeroporti, basi militari, depositi, strutture tecnologiche.

E' stata colpita la base da cui è partito il drone di sorveglianza; il centro di smistamento delle forze iraniane dalla sconfitta di Daesh, nel cuore della Siria; tre batterie antimissile dei siriani; due aeroporti militari di cui uno a cinque chilometri dal palazzo di Assad, che quindi deve aver sentito fisicamente gli scoppi, la torre di controllo e la camera di coordinamento; é stata colpita la caserma dell'unità speciale siriana 104 che difende personalmente il regime alawita...

Com'è mai l'F16 si è schiantato al suolo? Probabilmente lo ha colpito un missile antiaereo siriano. Le notizie sicure riguardano i piloti che sono riusciti a riportarlo su territorio israeliano e poi si sono proiettati fuori col paracadute. Uno di loro è ferito gravemente ma stabile, il secondo ha ferite lievi. Le loro identità sono segrete.

La versione siriana è eccitata, la televisione trasmette musiche militari, per le strade si distribuiscono caramelle, il nemico sionista in una delle sue più temibili espressioni, i suoi aerei da guerra, è stato battuto. E gli iraniani negano che il drone provenisse dai suoi arsenali.

Ambedue le cose non hanno attualmente peso nell'opinione pubblica israeliana: la consultazione che tutto il giorno si è svolta freneticamente ai massimi vertici del governo, Netanyahu in testa, prende in considerazione due punti: come evitare che la situazione si complichi ulteriormente portando a una guerra in cui Siria-Iran-Hezbollah si muovano in preda a illusioni di vittoria; e come convincere il mondo che è impossibile immaginare che l'Iran si permetta la violazione dello spazio sovrano di Israele.

La risposta è internazionale, i russi, interessati alla stabilità siriana che vedono (illusoriamente) legata ad Assad, potrebbero accendere una luce rossa alla presenza iraniana. E' possibile, ma solo se a Putin conviene. E non è detto che sia così proprio nel momento in cui in questi giorni Trump si è trovato impegnato in uno scontro inusitato coi militanti sciiti.

Anzi, può darsi che la provocazione iraniana sia stata generata proprio dal grande scontro internazionale che si sta svolgendo intorno alla Siria in questi giorni, sempre più complicato anche dalla presenza dei carri armati e dei missili di Erdogan, al nord.

http://www.fiammanirenstein.com/articol ... =3&Id=4180



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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 12/02/2018, 17:37 
[;)] (Visto che Obama li aveva ... abbandonati!) [:291]



La telefonata di Putin a Netanyahu
ferma le bombe israeliane in Siria

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È la domanda che molti si sono posti questo fine settimana: come mai la Russia permette a Israele di bombardare le postazioni governative in Siria? La risposta è semplice: Vladimir Putin non può perdere un alleato come Israele. I legami storici tra i due Paesi sono profondi – un sesto della popolazione israeliana è costituita da russi di origini ebraica – e Tel Aviv è uno degli attori chiave della regione. Andare allo scontro frontale sarebbe una follia (se non un suicidio politico).

Ma la “linea rossa” sarebbe stata oltrepassata questo fine settimana, quando le forze siriane hanno abbattuto un F16 israeliano che aveva condotto attacchi contro “obiettivi iraniani” in Siria. Secondo quanto riporta Haaretz, il presidente russo avrebbe chiamato il premier israeliano per chiedergli di evitare mosse capaci di condurre a “nuove e disastrose conseguenze per la regione”. Conseguenze che riguardano non solo gli alleati sciiti di Mosca, ma anche (e soprattutto) le stesse truppe russe presenti in Siria. Questo invito, secondo quanto riporta il quotidiano israeliano, sarebbe stato accolto da Tel Aviv.

La prudenza di Mosca deriva da una semplice preoccupazione: i bombardamenti israeliani hanno colpito postazioni non lontane dai luoghi presidiati dai soldati e dai consiglieri russi, compresa la base T4 vicino a Palmira, dalla quale sarebbe partito il drone iraniano che ha violato lo spazio aereo di Tel Aviv. Putin non può permettersi di perdere altre vite umane in questa guerra, soprattutto in vista delle elezioni che si terranno a marzo.

Quel che nota Haaretz è che l’attacco siriano non sarebbe stato eseguito senza il tacito consenso della Russia: “Il messaggio è in realtà una tacita ammissione che Israele non ha altra scelta se non quella di accettare, almeno per ora, l’egemonia del Cremlino al suo confine settentrionale”. Un’ipotesi non così peregrina dato che Mosca ha collegamenti diretti con il quartier generale dell’aviazione di Tel Aviv. Se Mosca ha permesso che l’esercito siriano abbattesse un caccia israeliano è perché voleva mettere un paletto: attacchi contro i soldati di Damasco non saranno più tollerati.

Allo stesso modo, però, la Russia sta anche facendo in modo che la Siria non diventi una base iraniana permanente. Ed è questo un altro motivo per cui Tel Aviv non può permettersi di perdere un alleato come Putin. La sua unica scelta, almeno per il momento, è quella di accettare le regole di Mosca.

http://www.occhidellaguerra.it/putin-netanyahu-siria/



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MessaggioInviato: 12/02/2018, 18:37 
Forse ci siamo evitati una settimana di film in tv sul giorno della memoria.


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MessaggioInviato: 12/02/2018, 19:20 
magari



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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 12/02/2018, 22:26 
Stiamo attenti Max a dire certe cose.Se fossimo in Palestina,rischieremmo un sms con su scritto.....attenzione,siete i prossimi....


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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 12/02/2018, 23:39 
Gentili però... O siamo noi i "gentili"? ^_^



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MessaggioInviato: 14/02/2018, 19:08 
Il ministro della Difesa israeliano: “L’Iran ci ha dichiarato guerra”

“L’Iran ci ha dichiarato guerra. I più alti gradi di Teheran vogliono cancellare l’entità sionista. Non nascondono il fatto che vogliono cancellare lo Stato di Israele dalla faccia della terra “. Le parole del ministro della Difesa di Israele, Avigdor Lieberman, alla conferenza annuale organizzata dalla Federazione delle autorità locali e dal Fondo Nazionale Ebraico (Keren Kayemeth LeIsrael), non lasciano molti dubbi su quale sia il pensiero della Difesa israeliana e del governo di Tel Aviv sul presente e futuro delle relazioni con l’Iran e con i suoi alleati. Se non una dichiarazione di guerra in senso tecnico, da un punto di vista politico è la certificazione di quanto sostenuto fino ad oggi: non c’è una guerra, ma è come se ci fosse. E Israele ha intenzioni di colpire tutto ciò che rappresenta il cosiddetto asse sciita in Medio Oriente.

“L’Iran ci sta combattendo anche attraverso i suoi proxy – Hezbollah, Jihad Islamico Palestinese e ora Hamas, e ovviamente il regime siriano. Pertanto, è una guerra quotidiana non solo sotto l’aspetto militare, ma anche nel regno del terrorismo internazionale, e facciamo tutto al fine di preservare la sicurezza di Israele”, ha continuato il ministro, aggiungendo che Israele mantiene una assoluta libertà di azione. “Tutto ciò che dobbiamo fare è stato fatto”. Una frase, quest’ultima probabilmente rivolta alla Russia, che controlla lo spazio aereo siriano e che in questi mesi ha rappresentato la chiave di accesso per l’aviazione israeliana di colpire le postazioni siriane, di Hezbollah e iraniane sena subire la risposta della contraerea siriana. Cosa che invece è accaduta durante il raid successivo all’abbattimento del drone iraniano nella valle del Giordano e che ha comportato l’avvio dell’escalation militare fra Israele e Siria e la tensione con Mosca per la volontà di Putin di fermare nuove incursioni aeree.

“L’attività iraniana deve, ovviamente, infastidirci. Non sono solo minacce teoriche. Stanno investendo miliardi di dollari in armi di distruzione di massa e stanno cercando di stabilirsi in Siria”, ha detto il ministro come riporta il Jerusalem Post. Un’accusa rivolta alla Siria ma che coinvolge anche il Libano, visto che da mesi il governo israeliano continua a sostenere la necessità di fermare Hezbollah in Libano che è considerato la base dei missili iraniani rivolti verso Israele. Una situazione che rischia di evolversi in senso negativo e che potrebbe comportare, nel medio termine, anche un conflitto diretto fra forze israeliane e libanesi. Lo stesso Lieberman, pochi giorni fa, ha espresso la convinzione di non voler separare le milizie sciite del Partito di Dio dalle forze armate libanesi, in quanto considera Beirut complice di questo consolidamento dell’asse sciita. E le minacce di una guerra al Libano non sono mancate.

Secondo Lieberman, Israele non starebbe pianificando alcuna guerra sul fronte settentrionale. “Ci sono cose che sono inquietanti, e ci sono cose che sono una minaccia esistenziale per la nostra stessa esistenza qui in Medio Oriente”, ha detto Lieberman, aggiungendo che “se raggiungeremo una situazione in cui non avremo altra scelta, agiremo “. Ma sul fatto che le Israel Defense Forces non stiano preparando alcuna operazione al confine, i dubbi rimangono, soprattutto dopo le continue esercitazioni militari proprio in quell’area che hanno coinvolto un numero sempre più elevato di uomini e mezzi, con l’avvio anche di esercitazioni navali e il coinvolgimento di forze alleate. Insomma, i movimenti delle forze armate e i rapporti dell’intelligence appaiono in realtà convergenti sul fatto che il confine israelo-libanese così come le alture del Golan sono tornate a essere a dir poco bollenti. Del resto, lo ha confermato sul finire della conferenza lo stesso ministro della Difesa, che ha detto che la realtà mediorientale, rende irrilevante la parola “pace”. Come ricorda il Jerusalem Post, il pensiero di Lieberman e che “l’unico modo per vivere qui serenamente, è prepararsi alla guerra”. Parole che rivelano molto della politica israeliana nella regione.

http://www.occhidellaguerra.it/israele- ... an-guerra/



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MessaggioInviato: 14/02/2018, 19:12 
[;)]

Chi è il nuovo alleato di Hezbollah pronto a combattere contro Israele

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Il capo della potente milizia irachena Harakat al-Nujaba si è impegnato a schierarsi con il suo alleato libanese, Hezbollah, se scoppierà una nuova guerra con Israele. Lo riporta il The Times of Israel. Il segretario generale del movimento, Akram al-Kaabi, ha visitato nel pomeriggio di ieri la tomba del massimo comandante di Hezbollah, Imad Mughniyeh, pseudonimo Haj Radwan, per commemorare i dieci anni dalla sua morte avvenuta a Damasco. La commemorazione arriva durante la peggiore crisi militare fra Siria e Israele ma anche in una fase di estrema tensione fra Israele e Libano, con Hezbollah e le forze armate israeliane pronte a scendere di nuovo in guerra. Ma è una visita che dimostra anche l’assoluta solidità dell’asse sciita che da Teheran arriva nel Mediterraneo e dove le forze alleate dell’Iran hanno rinsaldato un’alleanza politica e militare che ora li porta ade essere tutti uniti in un fronte comune. Lo ha confermato al-Kaabi, che, a margine della cerimonia a Beirut, ha dichiarato: “Noi della resistenza irachena staremo con Hezbollah, e staremo con Hezbollah in ogni attacco israeliano o azione contro di essa“, dice Kaabi.

Un impegno che per gli iracheni equivale a onorare un patto siglato in questi anni fra le sabbie e le città della Siria e dell’Iraq e che vedrà Harakat al-Nujaba combattere con Hezbollah “in una sola fila, su un fronte unico, proprio come noi stavamo con loro su un singolo fronte in Iraq o in Siria”. Sia Harakat al-Nujaba che Hezbollah hanno combattuto al fianco delle truppe del governo siriano e di altre milizie alleate per cacciare l’Isis dalle principali città della Siria orientale l’anno scorso, tra cui Abu Kamal. Le due forze hanno dato un supporto estremamente importante alla Siria e ai suoi alleati e adesso si ritorvano a dover di nuovo pensare a una guerra, ma questa volta non con le bandiere nere del Califfato, ma con un avversario decisamente più forte.

La costruzione dell’asse mediorientale che si contrappone ai sogni di Israele rappresenta un mosaico di milizie diverse ma tutte unite da un avversario comune e da una sorta di vertice condiviso: l’Iran. L’Iraq, in questa guerra, ha rappresentato una vittoria politica per Teheran, che ha avuto la possibilità di risolvere il tentativo indipendentista del Kurdistan iracheno e ha creato le condizioni per il riconoscimento delle forze popolari sciite nella politica irachena. Oggi Baghdad, pur rimanendo comunque collegata alla coalizione internazionale, che ha contribuito alla liberazione dall’Isis in particolare con l’offensiva su Mosul, deve in ogni caso la sua sopravvivenza anche alle forze sostenute dall’Iran. Uno Stato che ha saputo gestire la guerra e le forze armate ad esso legate in maniera molto pragmatica e ottenendo un alleato di fondamentale importanza nello scacchiere mediorientale, come appunto l’Iraq.

In questa concitata fase della guerra in Siria, dove ormai è difficile anche capire quali siano i veri nemici e i motivi per cui si combatte, Israele sta cambiando radicalmente le dinamiche belliche. Finora i suoi raid sono stati chirurgici, mentre adesso ha dato il via a una campagna di bombardamenti a tappeto che hanno debellato circa metà della contraerea siriana. Queste azioni, unite alle crescenti tensioni con le forze libanesi di Hezbollah e con la convinzione che Siria e Libano compongano un fronte unico, comporta il rischio che da un incidente in Siria possa scatenarsi anche la guerra sul confine israelo-libanese. Un confine dove i motivi per muovere guerra, purtroppo, non mancano e dove la Russia sembra essere l’unica superpotenza realmente interessata a una tregua. Le continue visite in Libano di leader di altre forze mediorientali per sostenere Hezbollah dimostrano che Nasrallah non aveva torto quando affermava che una guerra con Israele “potrebbe aprire la porta a centinaia di migliaia di combattenti provenienti da tutto il mondo arabo e islamico per partecipare a questa lotta – da Iraq, Yemen, Iran, Afghanistan, Pakistan”. Non sarà una guerra uno contro uno, ma un incendio dalle proporzioni ancora poco quantificabili e che coinvolgerà tutto il Medio Oriente. Con una sola certezza: sarà più devastante dell’ultimo conflitto tra Israele e Libano.

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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 14/02/2018, 23:18 
Io continuo a non vedere un solo proiettile cadere sul suolo israeliano.Ma si sa,in quelle zone,se festeggi sei considerato una minaccia....misteri della politica estera.Mah!


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