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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 22/12/2017, 11:03 
Soldati israeliani uccidono un disabile palestinese

I soldati israeliani hanno ucciso un disabile palestinese con una pallottola alla testa, ieri, durante le proteste contro la decisione del Presidente USA Trump di riconoscere Al-Quds- Gerusalemme, capitale di Israele.
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews ... /82_22510/

COMPLIMENTI...



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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 22/12/2017, 13:15 
.. èh .. avranno preso bene la mira scommeto! [:306]
(Mia moglie è disabile, non va in giro a contestare ...)



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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 22/12/2017, 13:36 
Si vabbè Massimo, ma come si fa a giustificare queste porcherie?

Mah, contenti voi...



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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 22/12/2017, 18:07 
No, no! Non giustifico nulla ... Ma certe notizie ... [8)] Sono anche "condite" a dovere ...



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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 22/12/2017, 20:51 
Anni fa uccisero un bambino deliberatamente,nonostante il papà cercasse in ogni modo di ripararlo dai proiettili israeliani....


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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 23/12/2017, 10:18 
Guarda su youtube.com

Un po di allegria, ogni tanto... :wink:



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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 29/12/2017, 19:21 
Gerusalemme, altri Stati pronti a seguire Donald Trump

Dic 28, 2017

L’annuncio di Trump sullo spostamento dell’ambasciata a Gerusalemme ha scatenato un effetto-domino non soltanto in Medio Oriente, ma in tutta la politica mondiale. Dopo il voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (atteso, vista la composizione, ma forse non così compatto), gli Stati Uniti e Israele sono apparsi isolati sotto questo aspetto, in tutti i continenti. È mancato il sostegno dei Paesi a maggioranza islamica (come da copione), ma è mancato anche il sostegno delle potenze asiatiche, della Russia, dei Paesi africani ed è mancato l’appoggio dei partner europei e di molti Stati dell’America latina. Ma proprio da queste due arre del mondo, sembrano arrivare i primi segnali dell’avvio di certi effetti da parte del pressing diplomatico asfissiante messo in atto da Washington e da Tel Aviv sul fare in modo che altri Paesi del globo seguano la via intrapresa dal presidente Trump e decidano di spostare la propria ambasciata nella città di Gerusalemme. A Natale è arrivato il primo annuncio, quello del Guatemala, che riporterà la propria ambasciata a Gerusalemme dopo 37 anni. Jimmy Morales, “il Trump del Guatemala”, come viene ironicamente soprannominato dai media internazionali e nazionali, ha comunicato, attraverso il proprio profilo Facebook di aver dato ordine al ministero degli Esteri per iniziare le operazioni tecniche per lo spossatamente dell’ambasciata a Gerusalemme, rivolgendosi al popolo guatemalteco e parlando degli “eccellenti rapporti” con Israele dai tempi della nascita dello Stato israeliano. Il ministero degli Esteri dell’Anp, appresa la notizia, ha definito la decisione del Guatemala “una vergogna ed un atto illegale che va contro i desideri dei leader di tutte le chiese a Gerusalemme”, facendo leva dunque sul sentimento cristiano delle comunità che caratterizzano la società del Guatemala. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha invece lodato la scelta del presidente Morales, dicendo che “altre nazioni riconosceranno Gerusalemme” come capitale una ed indivisibile di Israele e che “annunceranno lo spostamento delle loro ambasciate. Un secondo Paese (dopo gli Usa) lo ha fatto ed altri, lo ripeto, seguiranno”.

Secondo i media israeliani, il Guatemala sarà presto seguito da un altro Paese dell’America centrale, l’Honduras, il cui governo è stato uno dei nove a votare contro la risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni unite che censurava la decisione di Donald Trump su Gerusalemme e l’ambasciata americana in Israele insieme a Togo, Micronesia, Nauru, Palau e Isole Marshall. La viceministra degli Esteri di Israele, Tzipi Hotovely, ha detto che “ci sono contatti in corso con una decina di Paesi”, precisando che attualmente ciò che si valuta non è tecnicamente lo spostamento delle ambasciate quanto il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele. La Repubblica Ceca, astenutasi durante il voto dell’Assemblea Generale, ha riconosciuto Gerusalemme ovest come capitale di Israele. Azione di per sé non risolutiva, dal momento che anche la Russia ha sempre sostenuto il riconoscimento della parte ovest della Città santa come capitale dello Stato di Israele, pur votando a favore della risoluzione che condanna il riconoscimento di Gerusalemme come capitale. Mosca, infatti, sostiene la soluzione politica dei due Stati, e il riconoscimento della parte occidentale quale capitale israeliana è sempre stato messo in parallelo con il riconoscimento di Gerusalemme Est quale capitale dello Stato di Palestina. Ma oltre alla Repubblica Ceca, in Europa sembra che anche Slovenia e Romania siano in procinto di sostenere la decisione di riconoscere la città quale capitale di Israele. Se fosse confermata questa operazione diplomatica, la breccia all’interno del blocco europeo sarebbe evidente. L’Unione europea ha contrastato la decisione di Trump e così anche gli Stati più importanti appartenenti all’Ue. Il fatto che tre Stati del sistema di Bruxelles decidano di andare contro questa volontà politica di evitare di schierarsi apertamente con Usa e Israele, comporta una nuova frattura in un sistema della politica estera comunitaria già abbastanza effimero, se non quasi nullo sotto molti aspetti. Ancora una volta, l’Europa dell’Est potrebbe assestare un duro colpo alla già fragile impalcatura della politica comune.

http://www.occhidellaguerra.it/gerusale ... ald-trump/



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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 29/12/2017, 19:27 
Andorra e Lichnestain?



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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 29/12/2017, 19:32 
.. si comincia sempre dal poco ... [^]



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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 08/01/2018, 17:17 
“Accontentatevi di Ramallah”

L’Egitto ora scarica i palestinesi

L’onda lunga delle reazioni arabe alla decisione di Trump sul riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele non si è ancora esaurita. Sembra invece che negli ultimi giorni abbia ripreso vigore in particolare in Egitto.

I governi arabi, attenti alla simpatia popolare per la causa palestinese, si sono affrettati a condannare pubblicamente il presidente americano Trump. Il presidente al Sisi aveva personalmente protestato contro Donald Trump mentre le autorità religiose di al-Azhar insieme a quelle cristiane copte si erano rifiutate di incontrare il vicepresidente statunitense Mike Pence, che proprio a causa delle proteste ha poi dovuto annullare la sua visita al Cairo prevista per lo scorso mese.

Che molti dei gesti e delle parole forti utilizzate dai leader arabi contro la decisione americana fossero solo facciata era abbastanza prevedibile. Oggi però, almeno per quanto riguarda l’Egitto, ne abbiamo una prova concreta.

Il New York Times è infatti entrato in possesso di quattro scottanti registrazioni telefoniche in cui si sente distintamente un ufficiale dei servizi segreti egiziani, il comandante Ashraf al-Kholi fare pressioni su alcuni famosi conduttori televisivi egiziani per spingere l’opinione pubblica a cambiare idea sulla questione palestinese. Invece di condannare la decisione, il compito dei conduttori tv, secondo al-Kholi, dovrebbe essere quello persuadere i telespettatori ad accettare Gerusalemme capitale di Israele.

Per al-Kholi “un conflitto con Israele non è nell’interesse nazionale egiziano”. Un’altra Intifada infatti porterebbe al rafforzamento dei più acerrimi nemici di Al-Sisi, gli appartenenti alla Fratellanza Musulmana, oltre che creare ulteriore caos nella regione del Sinai, regione in cui l’esercito egiziano è da tempo impegnato in una sanguinosissima lotta contro i miliziani dello Stato islamico. L’Egitto non ha alcun interesse nel vedere altri dei suoi giovani morire per una causa che ormai non sente più sua. Sono lontani i tempi di Nasser e le passate guerre contro lo Stato ebraico hanno dimostrato quanto sia difficile una vittoria contro Israele e il suo alleato americano. Per questo l’Egitto negli ultimi mesi ha pensato a rafforzarsi sia dal punto di vista militare, acquistando armamenti dai Paesi occidentali e dai russi, grazie ai quali ha anche iniziato i lavori per un potenziamento energetico costruendo la centrale nucleare di Dabaa, prima del continente africano (se si esclude il Sudafrica). Al-Sisi ormai bada poco a quello che succede al di là dei suoi confini orientali e da tempo ha rivolto il suo sguardo a ovest, verso la Libia.

Nelle intercettazioni telefoniche pubblicate dal New York Times il comandante al-Kholi suggerisce ai palestinesi di rinunciare alle proprie rivendicazioni su Gerusalemme e “accontentarsi di Ramallah”, città della Cisgiordania che ad oggi ospita la sede dell’Autorità Nazionale Palestinese. “In che modo Gerusalemme sarebbe diversa da Ramallah?” ha cinicamente domandato al-Kholi ad uno dei suoi interlocutori.

Nessuna personalità del mondo arabo aveva fino ad oggi avanzato una simile proposta: i sauditi avevano suggerito Gerusalemme Est come capitale attirandosi le ire della popolazione palestinese e dei suoi leader. Casa Saud aveva già tranquillamente segnalato la sua acquiescenza e la sua tacita approvazione della rivendicazione israeliana su Gerusalemme. Giorni prima dell’annuncio di Trump, il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, ha esortato privatamente il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, ad accettare una radicale riduzione delle sue pretese, escludendo la possibilità di avere il controllo sull’intera Gerusalemme.

“Noi, come tutti i nostri fratelli arabi, stiamo denunciando questo problema” – si sente dire da al-Kholi in una delle intercettazioni con uno dei conduttori televisivi riferendosi a Gerusalemme capitale di Israele – “ma presto o tardi questa cosa diventerà una realtà. I palestinesi non possono resistere e non vogliamo andare in guerra. Come sai abbiamo troppi interessi in gioco. Ciò che conta è porre fine alla sofferenza del popolo palestinese ” ha concluso.

Per decenni, potenti Stati arabi come l’Egitto e l’Arabia Saudita hanno pubblicamente criticato il trattamento riservato ai palestinesi da parte di Israele. Ma ora un’alleanza de facto contro nemici comuni come l’Iran e i Fratelli Musulmani, sta portando i leader arabi sunniti in una collaborazione sempre più stretta con la loro nemesi Israele, producendo uno scostamento particolarmente marcato tra la loro posizione pubblica e privata. Scostamento che mina la fiducia dell’opinione pubblica verso i propri leader, aumentando pericolosamente il malcontento della popolazione.

Non è ancora chiaro come le registrazioni delle telefonate tra al-Kholi e i conduttori televisivi siano giunte alla redazione del quotidiano statunitense. Certamente l’intermediario in possesso di queste intercettazioni telefoniche è qualcuno di molto vicino alla causa palestinese e che in aperta opposizione alle politiche del presidente al-Sisi. L’imbarazzo venutosi a creare all’interno dell’amministrazione egiziana è evidente. Nessuno dei diretti interessati, compreso il comandante dei servizi segreti, ha confermato né smentito il contenuto delle registrazioni e in molti non si sono fatti trovare raggiungibili per ulteriori chiarimenti.

Soltanto uno dei quattro conduttori di talk show ha confermato pienamente quanto è stato pronunciato nel corso delle telefonate intercettate. Si tratta di Azmi Megahed, volto noto della Tv egiziana che in un’ intervista ha dichiarato di essere totalmente d’accordo con quanto detto dal comandante al-Kholi.

“Sono amico di Ashraf al-Kholi e parliamo molto spesso”, ha detto Megahed. “un’altra intifada sarebbe devastante. Non ho alcun problema a ripetere, anche in pubblico tutte le cose che si sono sentite in quella registrazione”. Riguardo a coloro che lo stanno criticando per il mancato appoggio alla causa palestinese ha detto: “Dovremmo organizzare un autobus per raccogliere tutti coloro che si dicono pronti al martirio per Gerusalemme e portarceli davvero. Andate pure a combattere se siete così forti. Le persone intelligenti si sono stufate degli slogan. Io personalmente mi preoccupo soltanto degli interessi del mio paese”.

Proprio nella conversazione con Megahed è interessante notare come al-Kholi chieda al suo interlocutore di calcare la mano, durante la sua trasmissione televisiva, sui legami e sulle oscure collaborazioni tra Israele e il Qatar, ormai divenuto un vero e proprio nemico alla stregua dell’Iran per aver dato rifugio ai Fratelli Musulmani in fuga dall’Egitto.

“Dirai anche che Tamim al-Thani (emiro del Qatar) ha legami segreti con Israele” ha detto al-Kholi al conduttore del talk show. “Strettissimi legami”, ha ribadito Megahed, che ha concluso così la telefonata: “Il piacere è tutto mio. Lo (l’argomento ndr) includerò certamente nel prossimo episodio, a Dio piacendo. Inshallah“.


http://www.occhidellaguerra.it/acconten ... lestinesi/



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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 09/01/2018, 14:04 
Israele si prepara per il “day after”

E teme un conflitto con Libano e Siria



Il fronte nord, per Israele, non è solamente quello libanese. È anche quello delle alture del Golan, strappate alla Siria nel 1967. A pochi chilometri da qui, infatti, sono presenti le forze sciite legate all’Iran. Una minaccia che Israele non può tollerare, tanto che l’amministrazione Netanyahu avrebbe cercato in tutti i modi di boicottare la tregua in Siria sponsorizzata da Stati Uniti e Russia.

Secondo quanto riporta il Jerusalem Post, il gabinetto di sicurezza di Israele si sarebbe riunito più volte in questi ultimi giorni per discutere degli sviluppi al confine settentrionale. L’obiettivo è il “day after”, ovvero il giorno in cui verrà ufficializzata la vittoria di Bashar al Assad in Siria. Una vittoria resa possibile sia dall’intervento russo che da quello iraniano. Che ora si sono guadagnati il diritto di dirigere, in un modo o nell’altro, la politica siriana.

E l’unione di un fronte a nord, compreso tra Siria e Libano, non deve stupire. Lo stesso ministro della Difesa israeliano Avigdor Liberman lo aveva ipotizzato lo scorso ottobre. Secondo le stime diffuse dal Jerusalem Post, al fianco di Damasco ci sarebbero almeno 10mila combattenti sciiti più 80mila miliziani di Hezbollah (un numero decisamente molto alto e difficile da verificare, dato che lo stesso Partito di Dio si rifiuta di fornire i dati dei suoi uomini impiegati al fianco del regime). Questi militari hanno combattuto senza sosta per sette anni. Hanno potuto addestrarsi e conoscere le ultime tecniche di guerra. Da volontari sono diventati soldati professionisti.

Lo stesso capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano, Gadi Eisenkot, ha affermato che i Pasdaran iraniani starebbero cercando di allargare la propria sfera di influenza in Libano, Siria, Yemen, Barhein e anche nella Striscia di Gaza.
Israele colpisce un deposito di armi in Siria

E proprio in base a queste informazioni, andrebbe letto l’attacco con jet e missili terra-terra che questa notte Israele ha compiuto ai danni di un deposito di armi non lontano da Damasco. Secondo un comunicato diffuso dall’esercito siriano, l’attacco sarebbe iniziato alle 2.40 di questa mattina con il lancio di diversi missili da parte di Tel Aviv, seguito da altri due missili lanciati alle 3.04 e da altri quattro alle 4.14. L’aviazione siriana sarebbe riuscita ad abbattere un missile mentre gli altri sarebbero caduti su una base militare dell’esercito di Damasco causando danni materiali.

Israele sa che la partita in Siria si è ormai conclusa e che i suoi nemici ne sono usciti più forti. Ed è questa la sfida più grande da affrontare ora.

http://www.occhidellaguerra.it/40137-2/



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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 09/01/2018, 21:49 
Si,si,pasdaran,hezbollah,micidiali missili palestinesi in arrivo(50000 secondo qualcuno)...Ma gli attacchi su territorio straniero sono sempre israeliani.Strana coincidenza....


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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 09/01/2018, 21:54 
Ufologo 555 ha scritto:
Israele si prepara per il “day after”

E teme un conflitto con Libano e Siria
http://www.occhidellaguerra.it/40137-2/

Teme e attacca,questa è una bella filosofia Fascista e Nazista, Hitler temeva i Comunisti e li ha dovuti attaccare per distruggerli, anche se vi era un Patto di non aggressione fra loro.!. [:296]



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Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria.
Si distruggono i loro libri,la loro cultura,la loro storia.
E qualcun'altro scrive loro altri libri,li fornisce un'altra cultura,inventa per loro una storia.
Dopo di che il popolo incomincia lentamente a dimenticare quello che è stato.
E il mondo attorno a lui lo dimentica.
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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 10/01/2018, 14:11 
lox1 ha scritto:
Si,si,pasdaran,hezbollah,micidiali missili palestinesi in arrivo (50000 secondo qualcuno)... Ma gli attacchi su territorio straniero sono sempre israeliani. Strana coincidenza....



Tre guerre, ma solo per DIFENDERSI, amico! [^]



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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 11/01/2018, 16:04 
.. o per AVVISARE ... prevenendo ... [8D]


“Il raid israeliano contro Damasco è un messaggio all’Iran e alla Russia”


Immagine

L’attacco delle forze israeliane alla base militare siriana nei pressi di Damasco non è un messaggio rivolto ad Assad, ma un messaggio rivolto a tutti gli attori coinvolti nel conflitto siriano. È questo quanto si evince, secondo il Jerusalem Post, dall’incontro avvenuto martedì scorso tra Benjamin Netanyahu e gli ambasciatori dei Paese membri della Nato, in cui sono stati elencati i motivi per i quali Israele ha interesse a colpire in Siria, nonostante non sia formalmente mai entrata in guerra. L’obiettivo principale resta evidentemente l’Iran, che per Tel Aviv resta la minaccia più importante per la sua sicurezza ma, in generale, per la sua stessa politica estera. È chiaro che per le forze di sicurezza israeliane, avere i militari di Teheran a pochi chilometri dal confine da Israele sarà sempre considerato un problema da risolvere con ogni mezzo. E, infatti, il governo israeliano non ha mai negato di essere profondamente scontento della decisione della creazione delle de-escalation zones in Siria che, di fatto, permettono alle forze iraniane e di Hezbollah di presidiare il territorio siriano senza che sia possibile colpirle. Da un punto di vista strategico, è probabile che Iran e Israele non andranno mai direttamente alla guerra. Israele sa che attaccare l’Iran equivarrebbe a iniziare una guerra dalle potenzialità catastrofiche, che lo isolerebbe dal resto del mondo e che non sarebbe per niente semplice anche da un punto di vista esclusivamente militare. Le forze iraniane sono forti, ben addestrate e contano su una rete di alleanze che li porta da Teheran al Mediterraneo, potendo colpire Israele in più punti. A Tel Aviv sono perfettamente consapevoli di questo: l’Iran non è un avversario debole e impreparato. Dall’altro lato, anche l’Iran non ha alcun interesse a muovere guerra e per lo stesso motivo di Israele: il nemico è troppo forte. In questa fase di stallo, l’unica possibilità per l’Iran è quella di muovere le proprie pedine per espandere la sua sfera d’influenza, andando a mettere pressione a Israele più che a colpirlo. E, specularmente, Israele non colpirà mai direttamente Teheran, ma tutti quegli alleati che formano parte della grande macchina iraniana in Medio Oriente per evitare che le forze armate del governo iraniano abbiano le infrastrutture necessarie per potenzialmente colpire Israele a pochi chilometri dal confine. Una partita a scacchi che, se ben giocata, può risultare quantomeno utile a evitare un conflitto planetario. Ma il dubbio è che basti un errore per scatenare un conflitto dagli effetti incendiari, specialmente per via dei legami di Israele e Iran con le grandi potenze che sono coinvolte in Medio Oriente, in primis la Russia per Teheran.

Ed è anche alla Russia che, probabilmente, è rivolto il messaggio contenuto nel bombardamento a nordest di Damasco. Ovviamente non è un messaggio che indica guerra imminente tra Mosca e Tel Aviv, ma è più che altro rivolto al Cremlino per far comprendere in maniera più plateale possibile la volontà israeliana di incunearsi nella Siria postbellica. Israele vuole garanzie che Hezbollah, Iran e Siria non costituiscano una minaccia per la sua sicurezza. E queste garanzie le pretende anche da Mosca, ormai vera potenza dominante in Siria dopo la guerra contro il terrorismo, e il mantenimento delle proprie basi militari. I rapporti fra esercito russo e israeliano sono cordiali ma non troppo amichevoli. I due Stati si trovano su posizioni totalmente diverse riguardo alla Siria e ai rapporti con la Repubblica islamica dell’Iran, ma sono anche due Stati che hanno più interessi a rimanere partner piuttosto che ad alimentare la tensione. Ragioni politiche, economiche ma anche strategiche che, di fatto, rendono impossibile a Netanyahu e Putin di ignorarsi o di farsi la guerra, seppur indiretta. E in questo rapporto di amore-odio, è la Russia a trovarsi nella situazione più complicata, dovendosi districare fra i suoi alleati sul campo in Medio Oriente e la volontà di evitare lo scontro con Israele e con i suoi partner arabi (in particolare persici).

Come sostenuto già da Matteo Carnieletto per Gli Occhi della Guerra, il problema per Israele è semplicemente il “day after”. Netanyahu, per motivi di politica interna (il suo governo è fragile e sotto attacco) e per motivi geopolitici, deve dimostrare di non essere stato messo da parte per ciò che riguarda il futuro della Siria. E in questo, può trovare evidentemente il sostegno degli Stati Uniti e dei partner arabi, i quali, pur avendo accettato l’ascesa del cosiddetto blocco di Astana, composto da Iran, Russia e Turchia, non hanno intenzione di abbandonare la Siria dopo che la guerra avrebbe potuto avere come conseguenza il rovesciamento di Assad.
Adesso che la Siria non sembra più a rischio sfaldamento e che gli alleati di Damasco sono presenti sul campo, per Israele l’unica alternativa è colpire per “recapitare” un certo tipo di messaggio: l’Iran deve essere lontano dai suoi confini.

http://www.occhidellaguerra.it/raid-isr ... la-russia/



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