Time zone: Europe/Rome




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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 21/06/2020, 14:44 
Sarà contento l'elohim che controlla quei luoghi di vedere un pezzo di terra intitolato a Donaldo.



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la prima religione nasce quando la prima scimmia, guardando il sole, dice all'altra scimmia: "LUI mi ha detto che TU devi dare A ME la tua banana. (cit.)
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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 24/06/2020, 08:31 
Coloni israeliani: «È tutto nostro, mai uno Stato palestinese»


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Non solo i palestinesi e i loro (pochi) alleati si battono contro il piano Trump, madre del progetto di annessione unilaterale a Israele di un 30% di Cisgiordania che il premier Benyamin Netanyahu vorrebbe avviare il primo luglio.

Una levata di scudi contro l’Accordo del Secolo, così come è nota la proposta fatta dal presidente Usa, viene dai coloni israeliani. Per motivi opposti a quelli dei palestinesi. Questi ultimi contestano un piano palesemente finalizzato a relegarli in bantustan.

Secondo i coloni la Palestina storica non è altro che la biblica Eretz Israel (la Terra di Israele) e appartiene solo agli ebrei. E la popolazione indigena, i palestinesi, non ha alcun diritto su di essa.

Per questo centinaia di coloni e attivisti israeliani di estrema destra hanno lanciato una campagna contro il piano Trump e per impedire che sia costituito uno Stato palestinese seppur privo di sovranità reale e sotto il controllo di Israele.

Il nome della campagna «È tutto nostro» non lascia spazio ad interpretazioni. Prevede tre fasi. La prima, già in corso da giorni, vede centinaia di «giovani delle colline» – coloni poco più che adolescenti noti per le loro scorribande nei villaggi palestinesi e per la creazione di avamposti coloniali – e studenti delle scuole religiose più nazionaliste, distribuire migliaia di volantini e affiggere manifesti lungo le strade della Cisgiordania occupata che mettono in guardia contro «il pericolo della divisione di Eretz Israel».

La seconda prevede raduni di protesta. Nella terza dovrebbero sorgere altri avamposti anche, avvertono i coloni, nelle zone B e C della Cisgiordania amministrate dall’Anp del presidente palestinese Abu Mazen. L’obiettivo è superare i confini attuali degli insediamenti coloniali e stabilirsi in quei pezzi di territorio cisgiordano che verrebbero lasciati ai palestinesi.

«Siamo di fronte a una sfida e a una opportunità. Se la proposta di Trump ci assegna il 30% del territorio, noi diciamo che anche il 70% ci appartiene, perché è tutto nostro», spiega ai giornalisti che vanno ad incontrarlo Yedidya Shapira, 25 anni, della colonia di Beit El e promotore della campagna «È tutto nostro».

Shapira rivela che nei mesi scorsi sono state effettuate «esplorazioni» per stabilire su quali terreni palestinesi saranno create le «nuove comunità», con o senza l’approvazione del governo israeliano.

Un’altra campagna, caratterizzata da grandi manifesti di Netanyahu e Trump con la scritta «Sovranità – Fallo nel modo giusto!», è guidata da David ElHayani, presidente di Yesha, il consiglio che racchiude le colonie ebraiche in Cisgiordania. ElHayani è insediato nella Valle del Giordano, il territorio che Netanyahu nelle ultime due campagne elettorali ha promesso di annettere a Israele poiché, dice, rappresenta «il confine orientale di Israele».

ElHayani perciò dovrebbe essere soddisfatto degli sviluppi che si annunciano dopo il 1 luglio. Invece è a capo della protesta più dura contro il piano Trump. «Non accetteremo mai la creazione di uno Stato palestinese», avverte il capo dei coloni che ha dietro di lui quasi 140 insediamenti. Sarebbero solo una dozzina le colonie che appoggiano senza riserve il programma del premier e il piano Trump.

Netanyahu ha promesso che non darà mai il suo consenso alla nascita dello staterello palestinese. ElHayani non si fida ed esorta il governo: «Che Israele estenda la sovranità legale su tutta la Cisgiordania, controlliamo già tutto il territorio, il piano Trump ci crea solo inutili problemi».

* da http://www.ilmanifesto.it
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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 06/09/2020, 17:57 
'Ero quasi paralizzato': Come George Floyd, palestinese racconta il momento in cui soldato israeliano gli ha messo ginocchio sul collo

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Un anziano palestinese ha dichiarato a Ruptly cosa si prova ad essere bloccato e soffocato da un soldato israeliano, dicendo che era quasi paralizzato dalla forza bruta usata. La sua detenzione ha scatenato l'indignazione dei media in tutto il mondo arabo.


Khairy Hanoun, 65 anni, vive a Tulkarm in una città palestinese di circa 62.000 persone, è andato a sostenere una manifestazione palestinese nel territorio della Cisgiordania occupato da Israele diversi giorni fa.

Disarmato e con indosso la tradizionale vestizione araba, si è presentato alla manifestazione con in mano una bandiera palestinese.

Una volta lì, ha notato dei bambini che assistevano alla protesta, supervisionati da un gruppo di truppe israeliane armate. Mentre i minori si comportavano pacificamente, Hanoun ha cercato di convincere i soldati ad andarsene. “Ho cercato di intervenire per tenere lontani i bambini dai danni. Ho parlato con l'ufficiale, dicendogli: 'Questi sono bambini - non puoi puntare la tua arma contro di loro' ”, ha spiegato.

Spinto di lato da un soldato, l'anziano ha cercato di afferrare la cinghia della sua arma, in modo, ha detto, " per cambiare la direzione del bersaglio".Quello che è successo in seguito è stato ripreso da numerosi giornalisti internazionali presenti ed è diventato una notizia molto dibattuta in Medio Oriente e oltre.

Il soldato israeliano ha lottato con Hanoun a terra e, dopo una breve colluttazione, ha messo ginocchio sul collo e sulla schiena. I suoi compagni, nel frattempo, brandivano le loro pistole, probabilmente per assicurarsi che nessuno intervenisse per aiutare Hanoun.

"Ciò che mi ha sorpreso è stato che mi ha messo un piede sul collo" , ha ricordato Hanoun, aggiungendo che non aveva resistito e non aveva armi addosso. Ha detto di essere stato "quasi paralizzato" , facendo paragoni con il famigerato arresto dell'afroamericano George Floyd, la cui morte in una simile detenzione ha scatenato massicce manifestazioni negli Stati Uniti e altrove contro la brutalità e il razzismo della polizia.

Hanoun, la cui fortuna è stata migliore di quella di Floyd, ha detto che la tecnica brutale, che è stata usata contro altri manifestanti palestinesi, è spericolata all'estremo. "Se calpesti il ??collo, stai cercando di ucciderlo", ha ricordato il pensionato con tono schietto.

La protesta in questa occasione era contro i piani degli israeliani di confiscare terre palestinesi per costruire un parco industriale fuori Tulkarm. In particolare, la mossa è avvenuta poche settimane dopo che gli Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto uno storico accordo con Israele sulla "normalizzazione" legami e sulla creazione di relazioni formali.

Per Hanoun, tuttavia, fare accordi con lo Stato ebraico è un atto atroce. "Peccato che tu veda questo crimine e che ancora [dia loro] la tua benedizione ... l'esercito israeliano uccide con le tue armi e i tuoi soldi", ha concluso, rivolgendo il suo disprezzo ai nuovi ricchi finanziatori di Israele.

Notizia del: 04/09/2020
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 Oggetto del messaggio: Re: GAZA: la guerra infinita
MessaggioInviato: 14/11/2020, 13:16 
Lettera dai bambini Gaza: Perché non abbiamo il diritto di vivere come i nostri coetanei del mondo?


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In tempi di Covid, di lezioni presidenziali USA, nulla distorglierà la nostra attenzione da quello che è il dramma dei Palestinesi attravverso l'occupazione e i blocchi di Israele.

Riceviamo e pubblichiamo da Gaza...

10/11/2020
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Ai governanti del mondo, a Israele e alle donne e madri che sanno e vanno davanti alle telecamere rimanendo in silenzio

Con questo messaggio non chiediamo aiuto, ma piuttosto abbiamo delle domande da rivolgervi, la prima delle quali è il motivo per cui non abbiamo diritto di vivere come gli altri bambini del mondo.

Perché siamo esposti alla morte, ai bombardamenti e alla fame?

Qual è la colpa che ci ha portato a essere trattati in questo modo?

Qui non c'è vita in tutti i suoi dettagli. Niente acqua, niente elettricità, niente luoghi di intrattenimento e, a parte questo, i genitori non lavorano né ci possono dare cibo e vestiti.

Molti di noi vivono per strada perché le nostre case sono state distrutte da Israele. Anche tante scuole sono state rase al suolo da Israele, anche in questi giorni.

Per favore, fa sentire il tuo cuore per noi e indirizza a noi il tuo aiuto rompendo il silenzio.

Ci rivolgiamo ai vostri cuori e alle vostre coscienze prima di rivolgerci agli occhi.

I bambini della Palestina

#Here_Palestine_serving_life

To the rulers of the world, Israel and to women and mothers who know and go in front of the cameras while remaining silent

Greetings,

and after our message, we are not asking for help, but rather a group of inquiries, the first of which is why we do not have the right to live like the rest of the world’s children. Why are we exposed to death, bombing and hunger?
What was the guilt that caused us to be treated this way? There is no life here in all its details. No water, no electricity, no entertainment places. Other than that, the parents are neither working nor providing food and clothes for us. However, many of us are living on the streets because our homes are destroyed by Israel. Many schools have also been razed to the ground by Israel which is continuing even in these days. Please make your hearts feel for us and direct your help to us breaking the silence. We address your hearts and your consciences before we address the eyes.

The children of Palestine

#Here_Palestine_serving_life
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