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 Oggetto del messaggio: Dietro i Panama Papers la più colossale truffa del pianeta
MessaggioInviato: 10/05/2016, 09:22 
Dietro i Panama Papers la più colossale truffa del pianeta

http://www.altrogiornale.org/dietro-pan ... l-pianeta/

Vi ricordate il recente scandalo dei cosiddetti “Panama Papers”?
di Piero Cammerinesi (corrispondente di Altrogiornale)

AVVERTENZA – Questo articolo – che contiene notizie che credo non siano mai state pubblicate sulla stampa italiana né ‘alternativa’ né tantomeno mainstream – nasce da un’approfondita ricerca e da due fonti. Una riferibile a dei siti in lingua inglese più avanti indicati e l’altra a fonti personali di cui l’autore può garantire competenza e serietà, ma soprattutto conoscenza diretta degli argomenti trattati. Pertanto si tranquillizzi il lettore se alcune notizie qui contenute gli parranno inverosimili o quantomeno fantasiose; lo erano anche per l’autore prima di approfondire la storia narrata. Dunque, prima di liquidare il tutto come una bizzarra fantasia, approfondisca l’argomento e le fonti indicate.

In fondo il modo migliore per nascondere qualcosa è metterlo sotto gli occhi di tutti.

Dunque, si parlava dello scandalo dei Panama Papers…

Immagine

Quello, per intenderci, in cui sui media di regime compariva Putin in primo piano – nonostante dichiaratamente non fossero riferibili a lui i fondi occulti a Panama, attribuibili solo a “delle persone a lui vicine” – in buona compagnia con vari capi di Stato e di governo?

Quello in cui, tra migliaia e migliaia di nomi con società e conti segreti nel paradiso fiscale panamense – guarda caso – mancavano personaggi di spicco statunitensi?

Quello che, dopo una momentanea fiammata sul mainstream media, è scomparso dall’orizzonte delle notizie?

Quello che, partito da una opaca organizzazione denominata International Coalition of Investigative Journalists (ICIJ) – basti pensare che essa dipende dalla Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP) finanziata (a volte le combinazioni…) dal governo americano tramite l’USAID – alcuni ritengono un’operazione dei servizi anglo-americani nel contesto di scontri al vertice dei poteri mondiali?

Ebbene su questi Panama Papers va fatta qualche considerazione più approfondita.
Ma iniziamo con ordine.

Il leak dei Panama Papers consta di circa 11,5 milioni di documenti, costituiti principalmente da e-mail, file PDF, file di foto e parti di un database interno della Mossack Fonseca.

Si riferiscono a un periodo che va dal 1970 alla primavera del 2016.

Riguardano conti e società offshore intestati a personalità politiche, imprenditori, miliardari, mafiosi, criminali e società-ombra.

Ora, naturalmente, possedere una società offshore non è illegale di per sé nella maggior parte dei Paesi, trattandosi di qualcosa che può essere utile per una vasta gamma di transazioni commerciali.

Tuttavia, uno sguardo ai Panama Papers indica chiaramente che l’obiettivo primario, nella stragrande maggioranza dei casi, era quello di occultare l’identità dei veri titolari dei conti e delle società. I documenti rivelano anche numerosi scandali e individuano capi corrotti di Stato e di governo. Le società offshore attribuibili ai capi di Stato e di governo attuali o ex-tali costituiscono una delle parti più spettacolari di questa colossale fuga di notizie, così come i collegamenti ad altri leader, e alle loro famiglie, ai consiglieri più vicini e ai loro amici.

Capi di Stato direttamente coinvolti:

Mauricio Macri, presidente dell’Argentina

Salman, re dell’Arabia Saudita

Khalifa bin Zayed Al Nahyan, presidente degli Emirati Arabi Uniti e emiro di Abu Dhabi

Petro Poroshenko, presidente dell’Ucraina

Ex-capi di Stato direttamente coinvolti:

Qatar Hamad bin Khalifa Al Thani, ex emiro del Qatar

Ahmed al-Mirghani, ex presidente del Sudan

Capi di governo direttamente coinvolti:

Sigmundur Davíð Gunnlaugsson, primo ministro dell’Islanda

Ex-capi di governo direttamente coinvolti:

Bidzina Ivanishvili , ex primo ministro della Georgia

Ayad Allawi, ex primo ministro dell’Iraq

Silvio Berlusconi, ex presidente del consiglio dell’Italia

Ali Abu al-Ragheb, ex primo ministro della Giordania

Benazir Bhutto, ex primo ministro del Pakistan

Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, ex primo ministro del Qatar

Pavlo Lazarenko, ex primo ministro dell’Ucraina

Ion Sturza, ex primo ministro della Moldavia

Vi sono poi altri 200 politici in tutto il mondo tra i clienti della Mossack Fonseca, tra cui un certo numero di ministri oltre a familiari di governanti, come, ad esempio, il padre di David Cameron.

Fin qui la panoramica sui personaggi coinvolti.

Ora, a prescindere dal fatto che questa non può che essere la punta dell’iceberg della reale magnitudo del fenomeno, nonché dal fatto che una analisi dei nomi coinvolti – ma soprattutto di quelli non coinvolti – porta a comprendere parecchie cose, che cosa c’è veramente sotto?

A parte gli indubbi vantaggi fiscali di possedere conti o società offshore a Panama o in altri paradisi del genere, perché – come si è detto – l’analisi di questi conti mostra che l’obiettivo primario è quello di occultare l’identità dei veri titolari?

Solo per difendersi dal fisco?

No, decisamente no.

In realtà il leak dei Panama Papers ha solo sollevato il lembo del velo che nasconde uno scandalo di proporzioni colossali di cui la maggior parte della gente non ha idea alcuna e di cui i media non parleranno mai.

Dietro c’è la più straordinaria, gigantesca, mostruosa truffa che mai sia stata concepita sul pianeta.

Di che si tratta?

Ebbene, dalle ricerche condotte e da fonti molto introdotte in questi ambienti ho potuto appurare che da decenni il governo americano e la Federal Reserve (compresi Tesoro, Banca mondiale, FMI etc.) apre ‘conti mirror’ o conti fantasma, conti illegali in ogni parte del mondo e nelle maggiori banche internazionali.

Questi conti vengono messi a disposizione – come si è visto nel caso dei Panama Papers – di determinate personalità in certi Paesi allo scopo di finanziare guerre, rivoluzioni colorate, genocidi, monopoli di informazione controllati e utilizzati per disinformare ma anche per pianificare ulteriori sottrazioni delle ricchezze di organismi e Paesi.

Il funzionamento è semplice.

Quando il governo USA o un’altra entità autorizza ufficialmente la Federal Reserve (o il FMI o la Banca Mondiale o il Tesoro degli Stati Uniti etc.) ad aprire un conto mirror presso una delle 250 banche più grandi del mondo, avviene che dal conto principale, che rimane nella banca originaria, vengono trasferite delle somme su questi conti aperti in altri Paesi.

Il conto mirror ha la stessa intestazione del conto principale, in modo che tutto appaia regolare, mentre in realtà non è affatto regolare in quanto non vi è l’autorizzazione dei reali – e legali – titolari dei capitali depositati, che provengono dai Collateral Accounts.

Cosa sono i Collateral Accounts?

Va prima di tutto precisato che se il lettore cercherà in Rete elementi sui Collateral Accounts troverà ben poco, o meglio, troverà fonti private, su blog, siti o Wikipedia che ne parlano, chi in modo positivo chi negativo; le fonti istituzionali non ne parlano affatto.

Ciò in quanto si tratta di questioni classificate Top secret di cui ufficialmente molto poco è trapelato sino ad oggi.

Come ogni notizia secretata, ufficialmente o verrà negata o non verrà commentata.

Ebbene, si tratta di una complessa rete di conti e asset (in primis oro, ma anche argento, metalli preziosi di altra natura, opere d’arte di valore inestimabile, alcune presenti anche in musei, e molto altro) sparsi per l’intero globo, anche in banche centrali ed in banche commerciali ma fuori bilancio.

Queste ricchezze sono custodite in depositi nei luoghi più disparati, sotto montagne o sotto deserti, e perfino negli oceani.

Molti di questi depositi segreti hanno trappole mortali all’entrata, e numerosi ‘cercatori d’oro’ indipendenti o ingenui indigeni manipolati da qualche scaltro manipolatore dell’intelligence americana deviata o simili, a conoscenza di qualche segreto, sono letteralmente saltati per aria, in particolare nei depositi delle Filippine.

Ricordate il film americano National Treasure (2004), in italiano Il Mistero dei Templari, con Nicolas Cage? In quel film, fonti ben informate mi hanno riferito che furono rivelati alcuni dettagli proprio di questa ricchezza internazionale nascosta in giro per il mondo, con l’errata informazione, tuttavia, che si trattasse di un National treasure, appunto, americano.

In realtà, si tratta di un tesoro internazionale, parte dei Collateral Accounts.

Sulla base di tali ricchezze, nel secondo dopoguerra venne creato un sistema di creazione del denaro dal nulla, ispirato apparentemente ad un’idea già avuta dal Conte di Saint-Germain, consigliere di famiglie reali europee nel ‘700, attraverso l’emissione di titoli bancari delle maggiori banche internazionali, che aveva lo scopo di finanziare la ricostruzione e lo sviluppo di tutti i Paesi del mondo.

In realtà, invece, ben presto esso venne manipolato dai ‘gestori del sistema’, in primis americani, e gestito di fatto per fini privati, per arricchire se stessi, amici, amici degli amici e per corrompere e finanziare le più disparate nefandezze.

I titoli bancari emessi, oggigiorno, sono soprattutto Medium Term Note (MTN) ma anche Bank Guarantee (BG) e Stand-by Letter of Credit (SBLC), emessi a una percentuale che parte anche dal 20% del valore facciale e, attraverso alcuni passaggi di compravendita a valori sempre un po’ più alti, chiamati tier 1, tier 2 e tier 3, giunge infine ai compratori finali, tipicamente fondi pensione, fondi assicurativi o altri generi di fondi, che le detengono fino a scadenza, acquistandole a valori, dopo i vari passaggi, superiori solitamente al 90% del valore facciale. La taglia di questi strumenti può variare, ma tagli frequenti sono quelli da 500 milioni di dollari/euro.

Questi passaggi sono gestiti dai Trader specializzati (che nulla hanno a che fare con il trading online!).

È in questi passaggi che vengono coinvolti amici ed amici degli amici dei banchieri per arricchirsi, permettendo loro di investire cash o direttamente strumenti finanziari (in genere MTN, BG, SBLC) per accedere a queste compravendite con lauti guadagni, di solito con investimenti minimi di 100 milioni di dollari/euro, ma più spesso, attraverso cash pooling, anche con cifre inferiori.

Se, ad esempio, partecipo all’acquisto di uno strumento al 40% del valore facciale e viene rivenduto al 60%, con contratti già predeterminati dal sistema e garantiti, si ha un guadagno del 50%, che viene poi solitamente diviso tra le parti in causa, investitori ed intermediari inclusi. Considerando che si partecipa, tipicamente, a un programma (Trading program, Private placement program o simili) in cui si comprano e vendono, attraverso il Trader, molti di questi strumenti finanziari, anche per un anno consecutivo o più, si capisce che si parla di guadagni stratosferici.

Facile arricchirsi così, no?

E molte persone, anche pubblicamente conosciute, italiani inclusi, si sono arricchite grazie a questi programmi. Date le cifre necessarie per questi investimenti così redditizi, è chiaro che parliamo di possibilità non accessibili a tutti, bensì solo ai cosiddetti sophisticated investors, investitori sofisticati: un termine dell’alta finanza utilizzato per indicare coloro che possono avere accesso ad investimenti privilegiati, non accessibili alla massa.

Tuttavia chi sa, di regola non parla di questi argomenti, talvolta per egoismo, talaltra per paura, talaltra ancora per entrambe le cose. La Securities and Exchange Commission (SEC), il Tesoro americano e l’FBI, guarda caso tutti americani, smentiscono sui loro siti che operazioni di compravendita di strumenti finanziari, come quelli sopra accennati, siano legali, considerandole frodi. In effetti non sono legali, come accennato, ma certamente esistono e quelle pagine web servono solo per mascherare, come sempre, ciò che non si vuole far sapere al pubblico.

Coloro che si trovano al vertice della piramide di questo sistema finanziario, ai quali viene affidata una certa quantità di titoli da emettere e far poi scendere a cascata, attraverso i passaggi sopracitati, nel sistema finanziario, vengono chiamati Master Commitment Holders e si contano sulle dita di meno di due mani.

Tanto questi Commitment Holders quanto i Trader del sistema sono, come si può immaginare, controllati da specifiche intelligence affinché svolgano adeguatamente il loro lavoro, secondo le direttive impartite dai grandi banchieri.

I Collateral Accounts, chiamati anche Global Accounts, Global Debt Facility, o più precisamente Combined International Collateral Accounts of the Global Debt Facility, contengono al loro interno asset che le famiglie reali del mondo hanno accumulato in una storia plurimillenaria, con riferimenti non casuali (si pensi al “God Save the King/Queen” britannico, ripreso dai saluti biblici ai primi Re israeliti) che risalgono sin all’Antico Israele.

Già dal ‘500-‘600 alcune famiglie reali europee iniziarono, attraverso accordi privati e segreti, a riunire i loro asset, probabilmente come forma di protezione verso i montanti movimenti che avrebbero portato alla creazione degli Stati moderni.

Un impulso importante in questa direzione venne dato dallo Zar di Russia intorno al 1875, quando inviò i propri figli presso le famiglie reali sparse nel globo al fine di organizzare una riunificazione collettiva di tutte le loro ricchezze, per poi utilizzarle per il bene comune ed evitare future guerre.

Piano nobile, ma che non ebbe però molta fortuna considerando quanto sarebbe accaduto da lì a pochi decenni.

Al vertice di tale complessa struttura, costituita da migliaia di fondazioni e Trust, vi è una Fondazione, chiamata Foundation Divine, ed un connesso Trust chiamato Heritage International Trust, che sono rispettivamente la Master Foundation ed il Master Trust dei Combined International Collateral Accounts of the Global Debt Facility.

Parte di tale ricchezza funse da collaterale per il sistema finanziario, centrato nella FED americana (Fed System) in quanto il dollaro americano venne imposto dagli USA come valuta di riserva internazionale (rigettando la famosa proposta del bancor di Keynes), creato con gli accordi di Bretton Woods del 1944, ed attivo dal 1945.

I Collateral Accounts costituirebbero dunque – secondo le fonti interpellate – un sistema internazionale legale ma segreto, di proprietà privata e riconosciuto da molteplici trattati internazionali Top secret, gestito dal 1945 al 1995 dalla Trilateral Trillenium Tripartite Gold Commission (TTTGC) di cui facevano parte i vincitori occidentali della seconda guerra mondiale (USA, UK e Francia). In buona fede, fu, infatti, a queste potenze che le famiglie reali nel dopoguerra diedero in gestione tali enormi ricchezze reali, sperando che esse le avrebbero utilizzate a fin di bene.

Ma così non fu.

A queste potenze, avendo esse perpetrato numerose frodi con le ricchezze dei Collateral Accounts, vennero sottratti successivamente tutti i poteri di gestione degli asset dei medesimi e, nel 1995, venne istituita una entità sovrana indipendente da ogni Stato, religione e politica, registrata alle Nazioni Unite ma classificata Top Secret, vale a dire l’attuale entità che gestisce gli asset dei Collateral Accounts.

Si tratterebbe dell’Office of International Treasury Control (OITC, al cui vertice vi è l’ITC, l’International Treasury Controller).

I proprietari di tali asset sono, come si è detto – secondo le fonti sopra accennate – le famiglie reali di tutto il mondo.

Esse avrebbero dato in gestione alla TTTGC le loro ricchezze, non rinnovando tuttavia con essa l’accordo cinquantennale (1945-1995) di gestione dei loro asset di ulteriori 50 anni.

Così nel ’95 decisero di istituire l’OITC che viene considerata l’unica istituzione o organizzazione nella storia umana ad avere abbastanza oro e mezzi necessari per garantire con l’oro le valute di tutte le 207 nazioni del pianeta.

Stiamo parlando di una quantità d’oro, accumulata da migliaia di anni, non inferiore ai 2 milioni di tonnellate (oro non registrato ufficialmente, né presente nei bilanci delle banche in cui è in parte depositato), molto superiore a quella dichiarata ufficialmente dal World Gold Council secondo cui, a fine 2015, l’oro stoccato a livello globale era pari a 186.700 MT (metric tons, ossia tonnellate).

In Internet si trova, da parecchi anni oramai, abbastanza materiale che parla dei Collateral Accounts, ma vi è da fare attenzione e usare discernimento perché, data la tematica ‘scottante’, vi è molta disinformazione da parte di alcune intelligence. Si pensi, ad esempio, all’OPPT ma anche a personaggi quali Neil Keenan e Karen Hudes – guarda caso tutti americani – o a giornalisti fantasiosi come Benjamin Fulford. Personaggi che molta gente, in buona fede ed ingenuamente, segue in rete, ignara di come funzionino i vertici del mondo, quel ‘dietro le quinte’ che i media non rivelano ma che, quasi sempre, nemmeno conoscono. Anche il caso della Foundation X, risalente a qualche anno fa, citata da Lord James of Blackheath, è interessante ai fini della notizia dell’esistenza di un sistema finanziario internazionale ‘fuori bilancio’ nel quale girano, effettivamente, ricchezze che appaiono incredibili.

Come è noto, fino al 1971 le valute erano garantite dall’oro, ma quell’anno gli americani, per scelta unilaterale, sganciarono il dollaro dall’oro. Ed essendo il dollaro americano la valuta di riserva internazionale, come deciso negli accordi di Bretton Woods del ’44-45, di fatto tale decisione determinò a cascata uno sganciamento dall’oro anche delle altre valute nazionali.

Dal 1971 il mondo si trova, dunque, in un regime di fiat money, ossia denaro non garantito da nulla, se non dalla nostra (ingenua) fiducia.

Il presente sistema finanziario centrato nella Federal Reserve, fu garantito attraverso oro prestato dalle famiglie reali alla Banca mondiale e al Fondo monetario internazionale, attraverso il Manager dei Collateral Accounts dell’epoca, chiamato M1 (in possesso dell’Anello Alpha-Omega che ne rappresenta il ruolo spirituale), Ferdinand Marcos delle Filippine.

La Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale vennero finanziati con 3.000 tonnellate d’oro l’una. Quelle ricchezze dovevano servire come vere e proprie start up per i Paesi distrutti dalle guerre o dalle rivoluzioni.

Ma l’inizio dei problemi più grossi risale a qualche decennio prima.

Ad esempio, quando la Federal Reserve fu incorporata nel 1913, gli USA non avevano oro sufficiente per garantire il valore del dollaro.

Fu lo Zar di Russia che inviò 75.000 tonnellate d’oro negli USA come garanzia per finanziare la Federal Reserve.

Quell’oro era parte dei Collateral Accounts depositato in Russia e come tale custodito legalmente dallo Zar di Russia (il Presidente, Primo Ministro o il Re/Regina di un Paese, a seconda dei casi, è il Custode legale degli asset dei Collateral Accounts custoditi in quel Paese).

La Federazione Russa è in possesso di documenti che provano questo fatto.

Ora, il problema è che recenti indagini hanno rivelato che quelle 75.000 tonnellate d’oro non sono più presso la Federal Reserve né in altri depositi del Governo americano.

Insomma, quella montagna d’oro si è volatilizzata.

Questo sarebbe – secondo alcuni – il motivo per cui Kissinger si è recato di recente in Russia ed è tornato in America con la coda tra le gambe.

A causa sempre di questa situazione il Papa – avendo lo IOR un rapporto molto stretto con la Federal Reserve – sarebbe rimasto sconvolto e starebbe ora prendendo le distanze dagli Stati Uniti.

Ciò sarebbe collegato con il recente incontro di Papa Francesco con il Patriarca moscovita Kirill a Cuba.

Se le cose stanno in questi termini non ci sarebbe dunque da meravigliarsi se i media occidentali stanno in tutti i modi cercando di screditare e attaccare Putin.

Si tratta di disinformazione e propaganda di primissimo ordine per coprire le tracce di ciò che l’America ha fatto in passato, e continua a fare.

Dopo il Trattato di Londra del 1920, Trattato non conosciuto ai più, l’oro venne trasportato e immagazzinato in depositi in molti Paesi del mondo, secondo un complesso sistema ideato dalle famiglie reali, e con un apparente ruolo di primo piano dell’allora giovane, e futuro imperatore, Hirohito.

Lo scopo era di secretare tali asset in modo da evitare, per quanto possibile, future frodi.

Sono 178 le nazioni che firmarono trattati internazionali per aderire a questo progetto, compresi gli Stati Uniti e i loro alleati. Anche nel secondo dopoguerra, tutti gli Stati dovettero depositare una larga parte delle loro riserve d’oro nei Collateral Accounts, in modo da non avere, terminato il conflitto, situazioni di estremo squilibrio tra diversi Paesi, situazioni che avrebbero potuto generare una nuova futura guerra. Lo stesso Vaticano fu costretto a fare altrettanto. Gli asset vennero quindi riuniti in modo da finanziare, in modo bilanciato, la ricostruzione e sviluppo di tutti i Paesi del mondo.

Tuttavia, chi ha infiltrato il Pentagono e la Casa Bianca, e i loro alleati, hanno iniziato a fare guerre, conquistare nazioni e rubare gli asset custoditi in altri Paesi. Negli ultimi decenni, personaggi come i Bush, padre e figlio, Bill Clinton, Dick Cheney e Tony Blair sarebbero stati coinvolti, insieme a molti altri, in queste enormi frodi.

Questa sarebbe dunque la vera storia delle guerre dei secoli XX e XXI, dagli interventi in Estremo Oriente negli anni ’60 e ’70, a quelli in America Latina e America Centrale negli anni ‘70 e ’80.

Anch’essi erano per l’oro e altri asset dei Collateral Accounts.

Stesso discorso per quanto riguarda la seconda guerra mondiale; la distruzione della Germania era per l’oro. Ma le stesse forze dell’Asse, apparentemente, andarono a caccia di questi tesori nelle Filippine.

La Russia e lo Zar? Per l’oro.

La Corea? Per gli asset dei Collateral Accounts.

E sempre questo è ciò che oggi continua ad alimentare il caos in Medio Oriente, la distruzione e le stragi.

Iran, Libia, Iraq, Siria, Turchia; il domino di Paesi del Medio Oriente ha continuato fino a quando la Russia si è messa di traverso come la storia recente ha mostrato; il governo russo, assieme ad altri Paesi, in primis gli aderenti ai BRICS, sta, infatti, lavorando per la creazione di un nuovo sistema finanziario internazionale equilibrato e benefico per tutti i Paesi, garantito dall’oro.

Come si è detto sopra, il responsabile legale, proprietario e arbitro degli asset di garanzia della linea di credito globale, l’International Treasury Controller (ITC), è stato nominato dalla ‘gerarchia’ che rappresenta le famiglie reali del mondo al fine di sostenere la valuta di ogni nazione del pianeta con l’oro necessario per collegare le valute delle nazioni al nuovo sistema finanziario sostenuto dall’oro mondiale. Ciò in realtà sarebbe dovuto già accadere secondo gli accordi di Bretton Woods, o meglio secondo alcuni trattati segreti paralleli a quello ufficiale.

Ma non avvenne a causa delle manipolazioni degli Alleati (USA, UK e Francia).

Tuttavia all’ITC, vale a dire al Dr Ray C. Dam, discendente della famiglia reale cambogiana e con esperienza finanziaria maturata in varie banche centrali, nonché in precedenza firmatario dell’oro per i G7 (ed al precedente M1, Ferdinand Marcos, che svolgeva in sostanza il ruolo svolto dal ’95 dall’ITC), non è mai stato permesso di svolgere il suo ruolo a causa degli ostacoli frapposti dal governo americano e dai suoi agenti e alleati, i quali hanno sempre fatto di tutto per eliminare gli uomini chiave del sistema.

Si pensi a Sukarno, che fece un accordo con Kennedy, proprio pochi giorni prima della morte di quest’ultimo, per la creazione di un dollaro sovrano e non targato FED, garantito da una parte di asset (oro) dei Collateral Accounts custoditi in Indonesia; accordo, ovviamente, mai attuato dal successivo governo americano. Fu anzi il vicepresidente Lyndon Johnson, divenuto improvvisamente presidente alla morte di Kennedy, ancora nel suo hotel di Dallas, ad annullare quell’accordo (Green Hilton Treaty, 1963), revocando i relativi Presidential Executive Order. Così facendo, il Governo americano fu in grado di ritirare dalla circolazione quelle banconote da 1 e 2 dollari della nuova valuta (garantita dall’oro) che già erano state messe in circolazione, ed impedire l’emissione dei tagli da 5, 10, 20, 50 e 100 dollari.

Successivamente gli americani, per creare confusione, fecero circolare varie copie false di tale accordo.

Non migliore sorte toccò a Ferdinand Marcos, precedente M1, che, dopo essere stato deposto da presidente delle Filippine nel 1986 per intervento degli americani, morì ‘esiliato’ in un ospedale hawaiano tre anni dopo. Egli fece tuttavia in tempo, nel dicembre dell’88, a ‘passare il testimone’ di M1 (e relativo Anello Alpha-Omega) ad una persona stimata, a livello internazionale, che tuttora lo detiene.

Ma del quale alle nostre fonti non è stato consentito rivelare il nome.

Anche il primo ITC, Dr. Ray C. Dam, in carica dal 1995 al 2011, venne messo fuori gioco, come i precedenti, da operazioni della CIA deviata. E nel maggio 2012 le famiglie reali hanno nominato un nuovo ITC, il cui nome non è dato sapere.

Le Forze Alleate vincitrici della seconda guerra mondiale, americani in primis, avrebbero dunque utilizzato costantemente questi asset internazionali per i propri fini egoistici, al fine di soggiogare popoli ed invadere nazioni, come la storia recente dimostra ampiamente.

Quello che non è noto neppure agli addetti ai lavori è la magnitudo di quest’azione di rapina cui bisogna dedicare una speciale attenzione.

All’insaputa anche degli addetti ai lavori, il Controller avrebbe giurisdizione legale sulla Federal Reserve, sull’FMI, sulla Banca Mondiale, sulla Banca dei regolamenti internazionali, e su ogni altra banca che fa parte dei 250 maggiori istituti bancari del mondo, dato che ognuna di esse detiene in deposito asset dei Collateral Accounts. E per trattati internazionali, per quanto riguarda i Collateral Accounts, l’ITC/OITC e la relativa giurisdizione hanno precedenza su – e stanno ‘sopra’ – ogni altra entità nazionale o internazionale.

Si tratterebbe – sempre secondo le fonti indicate – della legge suprema del pianeta.

Ma ritorniamo ai conti mirror e al meccanismo della gigantesca truffa che ci riporta ai Panama Papers.

Ora, gli interessi di tali conti – si tratta d’importi di miliardi di dollari – si accumulano su ‘conti fantasma’ aperti presso le 250 più importanti banche in vari Paesi a nome di capi di governo, ministri e capi di Stato e vengono utilizzati per finanziare rivoluzioni, guerre e via dicendo.

La banca ricevente dunque apre conti offshore segreti Panama style in modo da comprare capi di Stato, di governo, i loro agenti e alleati, facendo così in modo che i beni dei loro Paesi possano venir depredati dall’organizzazione, che alcuni chiamano Cabala (the Cabal), con esplicito riferimento all’origine di molti membri delle famiglie di banchieri internazionali.

Gruppi mercenari e agenzie d’intelligence vengono finanziati dai ‘conti fantasma’ loro intestati per organizzare rivoluzioni colorate, guerre civili, genocidi etc.

Ogni Paese che viene aggredito dagli agenti statunitensi finanziati dai Collateral Accounts rubati viene finanziariamente violentato, dominato, controllato e derubato di tutte le risorse naturali.

E, come ad esempio è avvenuto recentemente in Ucraina, vengono sottratte al Paese le riserve auree.

O, come è accaduto in Libia, dove le risorse per armare i mercenari provenivano da tali risorse rapinate e, una volta invaso il Paese, è stato anche saccheggiato dell’oro depositato nella locale Banca centrale.

L’oro libico è stato portato via dal Paese, rifuso e rivenduto a Wall Street, mentre i profitti sono stati utilizzati per altri complotti, stragi e saccheggi di nazioni e popoli.

Il conto di deposito principale cui è collegato il ‘conto fantasma’ non viene toccato e può essere ritrasferito in qualsiasi momento al conto principale. Ciò che viene sottratto ai Collateral Accounts sono tuttavia miliardi di dollari di interessi che non vengono accreditati al legittimo titolare del conto principale.

Il trasferimento di questi fondi avviene sia Bank to Bank, che attraverso meccanismi perversi, estranei al meccanismo Swift internazionale, quali il cosiddetto Server to Server, meccanismo illegale ma conosciuto in certe banche internazionali attraverso il quale certi ambienti ‘deviati’, con la compiacenza di banchieri e/o bancari corrotti, cercano di ‘scaricare’ fondi senza lasciarne traccia nel sistema Swift. Tutto illegale, naturalmente, ma purtroppo a tutt’oggi utilizzato per derubare fondi dei Collateral Accounts. O anche, a volte, per trasferire denaro non pulito.

Ora questo sistema di controllo globale – fino a pochissimo tempo fa totalmente Top Secret, inizia a venire a galla.

Numerosi politici di tutto il mondo – funzionali alla strategia di dominio mondiale americana – vengono comprati e controllati in questo modo.

E, per non far emergere questa realtà di fatto, il denaro dei Collateral Accounts viene utilizzato ampiamente per controllare i mainstream media a livello globale.

Quanto sopra fa chiaramente capire che nel caso dei Panama Papers et similia non si tratta solo di evitare le tasse, bensì di una manovra intesa a controllare le attività di élite nazionali da parte del proprietario transnazionale del denaro, pertanto uno stratagemma per controllare le élite nazionali stesse.

Ora è altamente probabile che nel contesto di lotte di potere tra le piramidi più oscure delle congreghe che gestiscono le politiche e le strategie mondiali una fazione – quella collegata all’impero americano – abbia cercato di dare un avvertimento alle altre fazioni facendo emergere elementi – attraverso i Panama Papers – atti a creare difficoltà a certi Stati e a certi personaggi, tra i quali in particolare a Putin, che sarebbe a conoscenza della colossale rapina di 75.000 tonnellate d’oro appartenenti ai Collateral Accounts, depositate sino al 1913 in Russia e prestate agli USA dal suo custode, lo Zar, e mai restituite.

La storia finanziaria degli Stati Uniti d’America, sin dalla sua creazione – 240 anni fa circa – non è in realtà mai stata rose e fiori. Un Paese che, da allora, è caduto in recessione una cinquantina di volte, numerose volte in bancarotta, e ripetutamente supportato per riprendersi dalla comunità internazionale. Non solo nel 1913, come detto, ma anche negli anni ’30 la comunità internazionale, attraverso i Collateral Accounts, venne in supporto degli USA in seguito all’ennesimo default, prestando dell’altro oro. L’oro accumulato in patria dal Governo americano, attraverso l’Executive Order 6102 del 1933 e il Gold Reserve Act del 1934, fu infatti sufficiente a ripagare solo il 10% circa dei debiti degli USA.

Tuttavia oggi la comunità internazionale non ha alcuna intenzione di venire ancora in supporto agli americani, la cui disciplina finanziaria è solo peggiorata dagli anni ’30, causando enormi frodi internazionali, come accennato in questo articolo.

Gli americani stanno cercando di nascondere il default già raggiunto, attraverso continui aumenti del debt ceiling legale, che nel maggio 2013 fu portato a 16,699 T (trilioni) di dollari, giungendo anche a sospendere tale tetto massimo del debito americano, con l’ultima sospensione risalente all’ottobre 2015 e che rimarrà in vigore fino a marzo 2017.

Ad oggi, il debito americano ha superato i 19 trilioni di dollari e continua ad aumentare.

Come si è detto, vi sono segreti, al vertice delle piramidi di potere mondiali, di cui probabilmente non verremo mai a conoscenza.

Ma ve ne sono altri che, per qualche motivo, volontario o meno, a volte vengono lasciati trapelare.

Nelle classificazioni dell’intelligence internazionale, vi sono non solo questioni classificate Top secret, ma ve ne sono altre superiori – sia nazionali che internazionali – chiamate Above top secret che, magari, sono note ad un manipolo di persone.

O, addirittura, questioni che non dovranno mai essere rivelate, nemmeno fra secoli, le cosiddette questioni Shrouded/cloaked in secrecy.

Termini, questi, a quanto pare, realmente utilizzati al vertice.

Ma forse di questi tempi qualche spiraglio si sta aprendo, qualche velo che separa i comuni mortali dalle alte sfere che governano il mondo sta cadendo.

Se è così, e ce lo auguriamo, potremmo vederne delle belle nel prossimo futuro…


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 Oggetto del messaggio: Re: Dietro i Panama Papers la più colossale truffa del piane
MessaggioInviato: 10/05/2016, 13:11 
La vera truffa sta nel fatto che gli USA per evitare il collasso del dollaro stanno cercando in tutti i modi di attrarre capitali, DI QUALUNQUE TIPO, cercando di trasformarsi in un "paradiso fiscale" a discapito degli altri.

Guarda un pò il caso non c'era nemmeno un americano su quella lista... Eh.. si AMERICANI brava gente.



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la prima religione nasce quando la prima scimmia, guardando il sole, dice all'altra scimmia: "LUI mi ha detto che TU devi dare A ME la tua banana. (cit.)
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 Oggetto del messaggio: Re: Dietro i Panama Papers la più colossale truffa del piane
MessaggioInviato: 10/05/2016, 18:02 
dovrei essere pagato
per leggere tutte queste stronxate
messe insieme..

questo qui mi ha letto nel pensiero..
ma non è giocando d'anticipo che si salva..

articoli sconclusionati come questo
sembrano fatti apposta per mandare in vacca tutto..


http://www.altrogiornale.org/dietro-pan ... l-pianeta/

AVVERTENZA – Questo articolo – che contiene notizie che credo non siano mai state pubblicate sulla stampa italiana né ‘alternativa’ né tantomeno mainstream – nasce da un’approfondita ricerca e da due fonti. Una riferibile a dei siti in lingua inglese più avanti indicati e l’altra a fonti personali di cui l’autore può garantire competenza e serietà, ma soprattutto conoscenza diretta degli argomenti trattati. Pertanto si tranquillizzi il lettore se alcune notizie qui contenute gli parranno inverosimili o quantomeno fantasiose; lo erano anche per l’autore prima di approfondire la storia narrata. Dunque, prima di liquidare il tutto come una bizzarra fantasia, approfondisca l’argomento e le fonti indicate.

tutto un romanzo
in cui ovviamente fatti reali
sono mischiati a ricostruzioni immaginifiche..



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https://roma.corriere.it/notizie/politi ... 0b7e.shtml

Conte ripercorre le tappe della crisi: «Vorrei ricordare che con la parlamentarizzazione della crisi la Lega ha poi formalmente ritirato la mozione di sfiducia, ha dimostrato di voler proseguire, sono stato io che ho detto “assolutamente no” perché per me quell’esperienza politica era chiusa».


http://www.lefigaro.fr/international/mi ... e-20190923
il stipule que les États membres qui souscrivent à ce dispositif de relocalisation des personnes débarquées en Italie et à Malte s’engagent pour une durée limitée à six mois - éventuellement renouvelable.
Le mécanisme de répartition serait ainsi révocable à tout moment au cas où l’afflux de migrants vers les ports d’Italie et de Malte devait s’emballer.
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 Oggetto del messaggio: Re: Dietro i Panama Papers la più colossale truffa del piane
MessaggioInviato: 10/05/2016, 23:22 
in una sola parola: PROPAGANDA.



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la prima religione nasce quando la prima scimmia, guardando il sole, dice all'altra scimmia: "LUI mi ha detto che TU devi dare A ME la tua banana. (cit.)
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 Oggetto del messaggio: Re: Dietro i Panama Papers la più colossale truffa del piane
MessaggioInviato: 06/11/2017, 14:36 
La Bomba di Report! Dal Vaticano alla Apple, passando per 120 potentissimi politici ecco dove hanno imboscato un vero tesoro..


domenica 5 novembre 2017
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Guarda su dailymotion.com



Comunicato stampa
Rivelazioni sugli affari nei paradisi fiscali di 120 politici di tutto il mondo, imprenditori, reali e istituti religiosi. I segreti sono nascosti nei 13 milioni di documenti acquisiti dalla testata tedesca “Suddeutsche Zeitung” e dal consorzio internazionale di giornalismo investigativo.
Dopo il clamore dei “Panama papers” l’inchiesta svela i nomi dei clienti degli studi legali off-shore Appleby e Asiaciti. Svelati anche i dati dei registri aziendali di 19 paesi off-shore come Bermuda e Cayman.
Nei documenti riservati emergerebbero i rapporti tra la Russia e il ministro per il commercio, Wilbur Ross, uno dei più stretti collaboratori di Trump. Ross ha partecipazioni nella società di trasporti Navigator Gas. Avrebbe ricevuto circa 68 milioni di dollari dalla Sibur azienda di energia che ha tra gli azionisti Kirill Shamalov, genero di Putin.

Nei “Paradise papers” emergerebbero anche gli affari di Stephen Bronfman responsabile della raccolta fondi del premier canadese Justin Trudeau, che ha fatto della lotta all’evasione il cavallo di battaglia della campagna elettorale. Proprio la società di investimenti di Bronfman, la Claridge’s, avrebbe aiutato altri imprenditori a spostare milioni di dollari nei paradisi fiscali con lo scopo di evitare di pagare tasse in Canada, Stati uniti e Israele.
Tra le carte anche i meccanismi societari che avrebbero consentito ai colossi Apple, Nike, Uber di risparmiare sulle tasse e gli investImenti nelle Cayman della regina Elisabetta. L’inchiesta è stata condotta da 382 giornalisti di 96 testate di tutto il mondo. I segreti che riguardano imprenditori e aziende italiane, che operano in settori sensibili e strategici, saranno svelati in esclusiva per la televisione italiana dalla trasmissione di Raitre “Report” e per la carta stampata dal settimanale “l’Espresso”
DI PAOLO BIONDANI, ALESSIA CERANTOLA, GLORIA RIVA, LEO SISTI per L’espresso




Quando il segretario al commercio degli Stati Uniti Wilbur Ross è stato interrogato dai giudici per chiarire il suo ruolo di ex vicepresidente della Banca di Cipro, che ha una lunga storia di finanziamenti a favore degli oligarchi legati a Putin, si è limitato a rispondere che quei russi non erano suoi partner. Finita l’udienza, un gruppo di senatori democratici gli ha anche scritto una lettera per saperne di più sui legami tra la banca cipriota, i russi, l’amministrazione Trump, la sua campagna elettorale e l’organizzazione che porta il nome del presidente. A quella lettera Ross non ha mai risposto.
Ma da quanto emerge ora dai Paradise Papers, le nuove carte riservate dei paradisi fiscali, un database con 13,4 milioni di documenti ottenuti dal giornale tedesco Süddeutsche Zeitung e condivisi con il Consorzio internazionale dei giornalisti d’inchiesta (Icij), Wilbur Ross trae profitto dai legami d’affari con il cerchio magico del presidente russo Vladimir Putin. Il ministro americano risulta infatti titolare di partecipazioni in un’azienda di trasporti tra i cui proprietari compaiono il genero di Putin e un altro magnate russo, sanzionato dal dipartimento del tesoro statunitense proprio per i suoi legami con la cerchia di Putin.


Centoventi politici di tutto il pianeta, tra cui il segretario al commercio Usa, il tesoriere del premier canadese, il ministro delle finanze brasiliano. E poi star come Madonna e Bono, le regine d’Inghilterra e Giordania, i big della finanza e delle multinazionali. Ecco la nuova inchiesta giornalistica internazionale che rivela 13,7 milioni di documenti riservati di migliaia di società offshore collegate ai potenti del mondo

LA CONNECTION RUSSO-AMERICANA
Ross è un investitore miliardario nel settore finanziario, che si è liberato di buona parte, circa l’80 percento, delle sue partecipazioni aziendali prima di entrare a far parte dell’amministrazione di Donald Trump a febbraio. Tuttavia, quello che non si sapeva, è che ha mantenuto le sue quote nell’azienda di trasporti Navigator Holdings Ltd, una società offshore creata nelle isole Marshall nell’Oceano Pacifico, di cui è stato anche presidente. Nel 2016 Ross e altri investitori detenevano il 31,5 percento dell’azienda, che dal 2014 ha ricevuto i maggiori profitti, per un ammontare di oltre 68 milioni di dollari, da un colosso russo del gas, chimica e petrolio, la Sibur. Basandosi sulla quotazione di mercato del 30 ottobre 2017, il valore è di circa 179 milioni di dollari.
Tra i proprietari principali della Navigator ci sono Kirill Shamalov, genero di Putin, e Gennady Timchenko, oligarca sanzionato dagli Usa per le sue attività nel settore dell’energia. secondo il dipartimento del tesoro americano, è direttamente legato a Putin. E c’è anche Leonid Mikhelson, che controlla un’altra compagnia energetica colpita dalle sanzioni decise dagli Stati Uniti per punire l’intervento russo nella guerra civile in Ucraina.
Molti dei fondi di private equity che gestiscono questi investimenti sono stati creati e gestiti da Appleby, il grande studio professionale che ha la sede centrale alle Bermuda. Appleby è una delle due società specializzate nella creazione di offshore che sono al centro della colossale fuga di notizie dei Paradise Papers.



In quanto segretario (cioè ministro) al commercio, Ross esercita oggi una forte autorità sulle politiche economiche internazionali degli Stati Uniti ed è una voce molto influente anche nei rapporti con la Russia. Un nemico storico dai tempi della guerra fredda con il quale gli Usa sono tornati ad avere relazioni sempre più tese in seguito all’invasione della Crimea nel 2014 e alle indagini americane sulle interferenze di Mosca nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016, dirette a favorire Trump e a danneggiare la candidata democratica Hillary Clinton.

Dai documenti dei Paradise Papers ora emerge una catena di società e accordi commerciali (partnership) con base nelle isole Cayman, attraverso i quali Ross continuava a mantenere la propria partecipazione sulla Navigator. Sono relazioni dubbie, secondo gli esperti consultati dal consorzio Icij, con possibili conflitti d’interesse tra doveri pubblici di imparzialità e attività economiche private. «A parte gli aspetti legali, sarei molto preoccupato se qualcuno nel governo degli Stati Uniti guadagnasse facendo affari con i russi, e vorrei sapere come stanno i fatti», ha commentato Richard Painter, avvocato responsabile dei controlli sull’etica pubblica durante l’amministrazione di George W.Bush.
GLI UOMINI DI MOSCA DENTRO TWITTER E FACEBOOK
Ma gli affari con la Russia rivelati dalle carte dei Paradise Papers si estendono anche alla Silicon Valley. Nei documenti infatti spunta anche il nome di un grosso investitore di Twitter e Facebook, che a sua volta ha legami con due aziende di stato russe. Una delle aziende in questione è la banca Vtb, che ha dirottato 191 milioni di euro in un fondo d’investimento, chiamato Dst Global, per comprare una grossa partecipazione in Twitter nel 2011. Sempre dalla parte russa compare una filiale del gigante dell’energia di Mosca, la Gazprom Investholding, che ha finanziato una società offshore, partner della stessa Dst Global, in un grosso investimento su Facebook.
A guidare queste operazioni e a fare da punto di connessione tra gli investitori è il miliardario Yuri Milner, 55 anni, nato a Mosca, con un passato di studi all’università della Pennsylvania. Tornato in Russia, Milner prende in mano le sorti incerte della Mail.ru, un’azienda russa di posta elettronica, trasformandola nel primo provider di email del paese. Poi, nel 2005, forma la società Digital Sky Technologies (Dst) e tre anni dopo diventa partner del miliardario russo-uzbeko Alisher Usmanov, che diventa quindi il principale azionista del fondo di investimento Dst Global, che Milner crea nel 2009.
Gli interessi di Milner guardavano alla California e al fiorente mercato della tecnologia. Milner, e altri partner, hanno ottenuto ingenti guadagni dall’investimento nei due colossi americani, rivendendo poi le loro partecipazioni, poco dopo il lancio in borsa di Facebook nel 2012 e di Twitter nel 2013. Questo non significa che il Cremlino sia riuscito a esercitare la propria influenza su Twitter e Facebook, come precisa il consorzio Icij, o che abbia ricevuto informazioni riservate sulle due società americane grazie agli investimenti legati a Milner. Ma le carte documentano un fatto prima sconosciuto: già anni risulta prima che la Russia si immischiasse nelle elezioni presidenziali statunitensi nel 2016, i magnati legati al Cremlino allungavano i propri interessi finanziari nei social media americani. Una scoperta che oggi, mentre il Congresso sta investigando su questi giganti della tecnologia per la massiccia diffusione di informazioni false durante la campagna di Donald Trump per la Casa Bianca, potrebbe aprire un altro fronte del Russiagate.
In risposta alle domande di Icij, Milner ha dichiarato che tutti gli investimenti, inclusi gli affari con Twitter e Facebook, sono sempre stati basati su criteri di merito aziendale e non hanno niente a che vedere con la politica. E ha confermato che la banca Vbt era uno dei partner che hanno contribuito a finanziare l’investimento su Twitter. Secondo Milner, meno del 5 percento dei fondi gestiti dalla sua azienda arrivano da istituzioni del governo russo.
Dietro alla Gazprom Investholding c’è ancora Usmanov, una figura dalle forti connessioni politiche in Russia, che per anni ha gestito la compagnia. Usmanov è anche un importante investitore privato, con partecipazioni in diversi settori. E ha preso parte, assieme a Milner, anche alle trattative per gli investimenti su Twitter e Facebook. Il Cremlino, da parte sua, ha più volte usato Gazprom Investholding per importanti accordi di carattere politico e strategico, come ha riferito al New York Times un esperto, Ilya Zaslavskiy, consulente di Kleptocracy Initiative, un progetto dell’Hudson Institute a Washington: «Si tratta di un potente strumento economico e politico».
La banca Vbt è nota per essere un attore importante nel sistema politico russo. Il suo direttore, Andrei Kostin, è un alleato dichiarato di Putin. «Da un lato è una banca, ma dall’altro è uno strumento del Cremlino», spiega Sergey Aleksashenko, esperto di banche russe della Brookings Institution, che ha lavorato nel direttivo della Vtb negli anni ’90: «Quella banca è pronta a fare qualsiasi cosa chieda il Cremlino».
Anche la Vtb ha confermato al consorzio Icij di aver investito in Twitter attraverso la società Dst Global di Milner. La banca ha inoltre dichiarato di aver venduto la propria partecipazione con profitto, ma senza alcuna motivazione politica. Milner da parte sua ha sottolineato che anche in precedenza la Vtb aveva fatto affari, attraverso la Borsa di Londra, nella Silicon Valley.
Un portavoce di Gazprom Investholding ha confermato di aver fatto prestiti a una società offshore denominata Kanton Services, che dai documenti esaminati risulta azionista di alcuni veicoli di investimento usati da Dst Global negli accordi con Twitter e Facebook. Ma la società ha negato il coinvolgimento di alcun pubblico ufficiale russo. La stessa Kanton Services è però legata in diversi modi all’oligarca Usmanov. Dai documenti dei Paradise Papers, infatti, risulta che tutti gli investimenti di Kanton erano gestiti da un consulente finanziario, Leon Semenenko, noto per essere socio in affari dello stesso Usmanov.


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Fonte



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 Oggetto del messaggio: Re: Dietro i Panama Papers la più colossale truffa del piane
MessaggioInviato: 15/11/2017, 16:11 
Un italiano a Panama - Speciale Report 12/11/2017


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 Oggetto del messaggio: Re: Dietro i Panama Papers la più colossale truffa del piane
MessaggioInviato: 24/04/2019, 02:22 
Lega, ecco la rete segreta dei commercialisti. Da Bergamo agli Emirati: una girandola di società scattata dopo le indagini


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Il risiko dei professionisti e delle società che si muovono ai confini del partito di Salvini. Persone e operazioni legate tra loro e che cominciano ad avere un’attività più frenetica alla fine del 2018, quando la Guardia di Finanza inizia a indagare sui 49 milioni di fondi pubblici oggetto di una truffa ai danni dello Stato. Un filo che porta ai Panama leaks
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Commercialisti citati nei Panama Papers, colletti bianchi legati a riciclatori argentini, società che in pochi mesi cambiano nome e proprietari: prima vengono schermate dietro fiduciarie, poi tornano alla casella di partenza. E ancora aziende che fanno shopping creando clamore nella tranquilla provincia lombarda. Persone e operazioni legate tra loro e che cominciano ad avere un’attività più frenetica alla fine del 2018, quando la Guardia di Finanza inizia a indagare sulla Lega di Matteo Salvini e sui 49 milioni di fondi pubblici oggetto di una truffa ai danni dello Stato. Eccola qui la rete segreta dei professionisti del Carroccio. Un intreccio di nomi e società che si muove ai confini del partito del ministro dell’Interno e che ilfattoquotidiano.it è in grado di ricostruire. Con un’avvertenza: mentre scriviamo, manager e aziende continuano a cambiare. Ma andiamo con ordine.

Bergamo, la cassaforte della Lega – C’è una città che è diventata la capitale economica della Lega. Non è la Milano del segretario e neanche la Varese delle origini: è Bergamo. È qui, in un palazzone al civico 24 di via Angelo Maj, cinque minuti a piedi dalla stazione, che Salvini ha trasferito la cassaforte del partito. L’idea, per la verità, non è del segretario ma del tesoriere, Giulio Centemero. Commercialista e revisore contabile, nato a Milano nel 1979 ma cresciuto ad Arcore, è cugino di Elena Centemero, ex deputata di Forza Italia. Nonostante le parentele berlusconiane, Centemero si iscrive alla Lega a 16 anni: vent’anni dopo, nel settembre del 2014, Salvini gli affida la cassa del partito. È uno dei momenti più bui della Lega: a bilancio sono rimasti 17 milioni, mentre solo due anni prima erano più di 40. “Al mio arrivo i costi di gestione del partito erano molto elevati e all’esito dell’attività di ristrutturazione sono stati ridotti di oltre il 70 percento”, ha detto lui stesso a un giornale locale qualche tempo fa. Ilfattoquotidiano.it ha già raccontato quali fossero quei costi di gestione.

La cacciata dei dipendenti. Quasi tutti – L’attività di ristrutturazione di Centemero colpisce soprattutto i dipendenti storici del Carroccio: tra il 2015 e il 2017 vanno via in 70, alcuni con un accordo (in cambio di 10 mensilità, s’impegnano a non fare causa), altri in mobilità. “Sembrava che il partito dovesse chiudere. Solo ora rifletto sul fatto che a essere messi alla porta furono soprattutto quelli che si occupavano di bilanci, gestione economica, contabilità. E lo facevano dai primi anni ’90: conosciamo tutta la storia della Lega. Non solo da contabili, ma anche e soprattutto da militanti”, racconta una ex dipendente che ha chiesto di non comparire con nome e cognome. Rimane al suo posto solo Nadia Dagrada, storica responsabile della sede di via Bellerio. Citata nell’inchiesta su Bossi e Belsito, è la donna che aveva parlato di “soldi in nero” finiti nelle casse ufficiali della Lega. Alla fine del processo per truffa al senatùr, la procura di Genova aveva chiesto alla corte d’indagare su Dagrada per falsa testimonianza. Secondo la pm Paola Calleri l’ex segretaria di Bossi aveva “un potere di ricatto sul partito e la prova del suo potere stava nel fatto che fosse ancora dentro la Lega”. Dagrada è stata risparmiata dall’attività di “ristrutturazione” di Centemero. Che mentre si liberava dei dipendenti, ha trasferito a Bergamo – la città dove si è laureato – il cuore economico del partito.

La rete dei professionisti della Lega – La prima a traslocare nella città orobica è la vecchia Pontida-Fin, storica cassaforte della Lega, proprietaria del palazzo di via Bellerio (dove ha sempre avuto sede sociale) e del pratone di Pontida. La nuova sede della Pontida Fin è proprio in via Angelo Maj, 24. Il palazzone visitato dai finanzieri nel dicembre scorso ospita la società dei commercialisti alla quale Centemero ha affidato la gestione dei conti del partito: si chiama, anzi si chiamava, Dea Consulting e appartiene ad Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni. Coetanei del tesoriere della Lega, grazie a Centemero salgono ai piani alti del Carroccio. Manzoni è oggi revisore dei gruppi parlamentari alla Camera, mentre Di Rubba ha lo stesso incarico ma al Senato. Dal gennaio scorso, poi, Di Rubba è ottenuto la presidenza della Sin spa una società del ministero dell’Agricoltura guidato dal leghista Gian Marco Centinaio. La vicinanza dei due commercialisti a Centemero e quindi al Carroccio è sancita anche da un paio di altre società: c’è la Dea spa, che fa da cassaforte di famiglia dei Di Rubba e in cui Centemero ha un incarico. E poi c’è la Di Rubba e Manzoni srl in cui una piccola quota è direttamente in mano allo stesso tesoriere e a Stefano Borghesi, senatore eletto dalla Lega a Brescia. Prima di entrare nelle grazie di Salvini, invece, i due bergamaschi acquistano la Dea Consulting: è il 2013 quando rilevano la società da Laura Balduzzi, sorella di Giorgio Balduzzi. È un altro manager importante, sul quale si è focalizzato più volte il settimanale l’Espresso, e che ricorre spesso negli affari legati in un modo o nell’altro al mondo della Lega.

C’è l’indagine: la girandola di cambi di nome – Il nome della società è da tenere a mente: Dea Consulting, infatti, è diventata nota nei mesi scorsi perché la Guardia di finanza è andata a perquisirla, nell’ambito dell’indagine per finanziamento illecito sull’associazione Più Voci, che aveva ricevuto 250mila euro dall’imprenditore Luca Parnasi, per il quale è stato di recente chiesto il processo. Sarà anche per questo, per la pressione delle indagini e dei giornali, che Di Rubba ha modificato il nome di Dea Consulting. Dal 4 febbraio scorso si chiama Partecipazioni srl e al suo interno ha assorbito altre due società: Studio Cld, società di consulenza, e soprattutto la Taaac, una società di cui Di Rubba è amministratore unico dal 20 novembre del 2018. Prima di quella data l’ad era Vanessa Servalli, proprietaria di una bar a Clusone, in provincia di Bergamo. La Taaac si occupa di “sviluppo di progetti immobiliari senza costruzione”. Ha il suo recapito in via delle Stelline 1 a Milano, dove c’è la sede fantasma della nuova Lega per Salvini premier, la versione sovranista del Carroccio, creata materialmente da Di Rubba e Manzoni, che ne hanno depositato il simbolo.

La società schermata ora è del commercialista della Lega – Quando i giornalisti del fattoquotidiano.it Luigi Franco e Thomas Mackinson vanno in via delle Stelline a caccia della sede del nuovo partito, scoprono che a quell’indirizzo figura anche la sede della Taaac: che però in quel momento è una società con proprietari fantasma. È infatti schermata dietro la San Giorgio Fiduciaria di Giorgio Balduzzi. Impossibile in quel momento sapere a chi appartiene. Centemero aveva assicurato al Fatto che con la Lega quella srl non aveva alcun legame. Otto mesi dopo il commercialista della Carroccio la incorpora nella sua società: apparteneva a lui dunque? E perché era schermata? Ma soprattutto: a cosa è servita nel frattempo? La Taaac è nata l’8 agosto del 2017 e da allora – a vedere l’unico bilancio fin qui presentato alla fine di quell’anno – ha totalizzato ricavi per soli due euro e perdite per 1.185. Ha anche acquistato un immobile a Desenzano del Garda da 310mila euro, con 200mila euro di mutuo acceso alla Ubi banca, un istituto bancario dove lo stesso Di Rubba ha lavorato. Quel rogito è stato firmato dal notaio Alberto Maria Ciambella. Lo stesso che – secondo l’Espresso – ha registrato sette società domiciliate negli uffici della Dea Consulting, sulle quali si sono concentrate le indagini della finanza.

Fiduciarie e società schermo – La storia di quelle sette società è curiosa. Vengono tutte create tra il 2014 e il 2016, quando cioè Salvini ha già scalato il partito, a cadenza trimestrale e con identico capitale sociale da 10mila euro. Hanno nomi che non dicono nulla: Biotetto srl, Alchimia, Sasso, Ma.Se. Areapergolesi e Growth and challenge srl Srl. Della penultima l’amministratore è Manzoni, della Growth (che è inattiva) è invece Centemero. Hanno tutte sede a Bergamo nella solita via Angelo Maj, 24. Gli investigatori sospettano che quelle sette società siano state utilizzate in passato per nascondere una parte del denaro riconducibile alla Lega. A chi appartengono quelle società? Alla Seven Fiduciaria, che però nel 2015 – e quindi dopo la creazione delle sette società – viene ceduta alla Sevenbit del finanziere Angelo Lazzari, recentemente indagato per truffa e autoriciclaggio. Di chi è la Sevenbit? Della lussemburghese Ivad. È dunque impossibile sapere da dove provengono i soldi. Presidente della Seven Fiduciaria è un altro stimato commercialista bergamasco: si chiama Andrea Onorato Cattaneo ed è genero di Gianpaolo Bellavita, ex assessore provinciale di Forza Italia. Condannato a 10 anni e mezzo per truffa aggravata, associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta e appropriazione indebita, Bellavita è attualmente latitante in Romania. Su di lui pendeva una richiesta di estradizione rigettata dalle autorità: l’ex assessore era stato individuato mentre utilizzava un documento irregolare. Fermato a Oradea era stato rimesso in libertà perché la corte d’appello rumena voleva processarlo per quel reato commesso in Romania, prima di restituirlo all’Italia.

L’universo Wic e quel filo che porta agli Emirati Arabi – Prima che Cattaneo diventasse presidente della Seven Fiduciaria, e che quest’ultima venisse ceduta a Lazzari, il procuratore speciale era Giorgio Balduzzi. Un professionista di cui Di Rubba e Manzoni evidentemente si fidano. È il fratello di Laura, la donna che ha ceduto ai commercialisti del Carroccio lo studio Dea Consulting. Ma è anche il titolare della San Giorgio Fiduciaria cioè lo schermo usato per rendere anonimi i proprietari della Taaac, poi finita in mano a Di Rubba. Sono sempre gli stessi nomi, le stesse sigle, le stesse pedine tutte collegate tra loro e quindi legate ai commercialisti di Salvini. Un complicato schema che si ripropone di continuo e al quale si aggiungono nuovi passaggi, volti e nomi. Balduzzi è presidente della Wic private equity spa: è una società che raccoglie investimenti per piccole e medie imprese. La maggioranza delle azioni è in mano alla sua San Giorgio Fiduciaria. Di Wic ne esistono parecchie, tutte collegate tra loro: Wic Engineering è socia di minoranza della società principale, e appartiene a sua volta a un’altra Wic, l’Automotive. È seguendo questa traccia che si arriva nel Golfo Persico: Wic Automotive è controllata dalla Ras Alaistisharat Dwc – Llc, cioè una società degli Emirati Arabi. Anche qui: impossibile sapere da dove vengono i soldi. Anche il presidente della Wic automotive è un commercialista attivo a Bergamo, l’ennesimo: si chiama Aldo Ventola ed è di origine lucana. Digitando il suo nome negli archivi di Panama Papers si scopre che fino al 2014 è stato presidente e amministratore di due società ammesse a beneficiare del cosiddetto regime offshore di Malta: si chiamano Callex limited ed Hecate limited.

L’avvocato argentino e i soldi sulla ruta K – Nel suo studio di via Masone 5 a Bergamo, Ventola ospita la sede sociale di quasi tutte le società del gruppo Wic (tranne la spa di Balduzzi, la più grande). Allo stesso indirizzo ha il suo recapito anche l’avvocato italo argentino Nestor Marcelo Ramos. Si tratta di un uomo d’affari che vive e lavora in Svizzera: nel 2017, però, Buenos Aires invia per lui una richiesta d’estradizione. Ramos è accusato di aver riciclato circa 30 milioni di dollari per Lázaro Báez, un imprenditore legato a Nestor e Cristina Kirchner, gli ex presidenti dell’Argentina. L’inchiesta di Buenos Aires era stata ribattezzata “la ruta del dinero K”, con sospetti che si erano allungati anche sugli inquilini della Casa Rosata. È per questo motivo che nel 2017 i giornalisti del Clarin vanno direttamente in Svizzera, nella sede della società di Ramos, la Helvetic service group: le foto dimostrano che quell’ufficio di Lugano è anche il recapito svizzero del dottor Aldo Ventola. Evidentemente molto legato al finanziere che Buenos Aires voleva estradare.

Shopping in provincia – Recentemente il commercialista originario della Basilicata ha fatto parlare di sé nella provincia bergamasca. Tra i suoi svariati incarichi, c’è anche la presidenza di una società quasi omonima della ricca Wic private equity di Balduzzi: si chiama allo stesso modo ma è una srl. È una società molto più povera della gemella di Balduzzi, con un capitale sociale minimo: 10mila euro. A febbraio, però, ha acquistato per quasi 800mila euro le storiche Fonti di Gaverina a Casarsa. Un acquisto che in provincia ha fatto rumore. Meno scalpore ha fatto l’acquisto di alcuni colossi della stampa da parte di Marzio Carrara, titolare della Cpz. Ha comprato dai tedeschi tre aziende note in tutta Europa: Il Nuovo istituto italiano di arti grafiche, Eurogravure e il gruppo Lediberg, leader nella produzione di agende. Un’operazione molto ricca e in cui un ruolo importante – sempre secondo l’Espresso – ha avuto anche Di Rubba. Che infatti è stato fino al maggio del 2018 consigliere d’amministrazione di tutte le tre aziende tipografiche. Poi ha ceduto tutto a Carrara, che è diventato praticamente il primo stampatore d’Italia. E anche quello della Lega: dai suoi stabilimenti escono manifesti e brochure elettorali del partito di Salvini. Il 2018 per Di Rubba è un periodo di dimissioni: oltre agli incarichi e le participazioni nelle società grafiche, ha lasciato anche la Energy trade, una società bolognese che si occupa di commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi. Quello che Di Rubba non abbandona è la Non solo auto, società di noleggio mezzi da 500mila euro di fatturato l’anno, di cui possiede il 70%. Fino a 6 mesi fa l’ad era Vanessa Servalli, la stessa della Taaac. A novembre però il nuovo amministratore è suo marito: Luca Di Rubba, cugino di Alberto. Il risiko di società e professionisti della Lega non si ferma mai.
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