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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 22/01/2018, 11:51 
greenwarrior ha scritto:
bleffort ha scritto:
ORSOGRIGIO ha scritto:
bleffort ha scritto:
greenwarrior ha scritto:
Se vi ricordate, Tremonti aveva fatto approvare una legge che abbassava le tasse alle imprese che assumevano e che investivano in innovazione.

Di abbassare le Tasse alle Imprese mi trovi d'accordo, ma non sono d'accordo dare finanziamenti a pioggia alle Imprese, il "pane" se lo devono guadagnare loro non devono sperare che gli piova dall'alto(dalle nostre tasche). [:305]

Sono esterrefatto.

Voi del nord volete il Comunismo per il fatto di avere denaro dallo Stato,ma demonizzate il Comunismo non volendo che il fatturato sia controllato dallo stesso Stato,volete la botte piena e la moglie ubriaca. [:D]
Voi del nord avete barattato i prodotti delle vostre industrie con i prodotti agricoli di altre nazioni penalizzando sia la Sicilia che tutto i Sud Italia,sapendo che le nostre industrie generano prodotti agricoli, prodotti Ittici,Pastorizia,Turismo ecc...Ve ne siete fregati di tutte le nostre infrastrutture che sono vecchie e fatiscenti o che non esistono e questo denota di che pasta sono fatte le vostre idee verso tutto il Sud. [:291]
E volevate anche vincere in Scilia!. [:D]



Non mi sembra che il programma della Lega si sia dimenticata del Sud. Anzi, vuole valorizzare i prodotti tipicamente italiani e la maggior parte delle eccellenze arriva proprio dal Sud.
E poi mi spieghi perche dai la colpa a noi ? Tu ci accomuni alle multinazionali, dimenticandoti che chi ha svenduto il patrimonio agroalimentare italiano è stato Prodi e compagnia bella, cioè un governo dove c' erano i tuoi tanto amati amici di sinistra, compreso Bertinotti. A parte la FIAT, non mi sembra che ci siano molte industrie assistite dallo stato, anzi tendono a bastonarle di tasse, costringendole spesso a vendere il marchio. I pochi imprenditori seri che ci sono e che oltre a difendere il made in Italy, stanno acquisendo marchi esteri sono quasi tutti al Nord. Ferrero, Del Vecchio con Luxottica, Esselunga ecc.....
Devi smettere di accusare il Nord, per come lo intendi tu, delle disgrazie del Sud.

Tra una o due generazioni NON ci sarà più nessuno del Nord!
Da accusare, o da tassare. [:303]



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 22/01/2018, 13:44 
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Clinton, pedofili al potere: e Trump mobilita il Pentagono

Scritto il 22/1/18 • nella Categoria: segnalazioni • (7)

Pedofili al potere, ai massimi vertici. Traffico di bambini, orge con minorenni. Nomi coinvolti? I maggiori, a cominciare dai Clinton. Da chi viene la denuncia? Da Donald Trump, che sta cercando di salvarsi – dall’impeachment e forse dall’omicidio, visto che «Kennedy fu ucciso per molto meno». Ma attenzione: mentre il Deep State trema, i grandi media tacciono: congiura del silenzio. Siamo in pericolo, scrive Paolo Barnard: Trump si fa difendere direttamente dal Pentagono, evocando lo stato di guerra, mentre i suoi nemici (accusati di pedofilia, prove alla mano) hanno il potere di silenziare giornali e televisioni. In altre parole: sta accadendo qualcosa di mai visto, a Washington. Una lotta mortale, tra un presidente sotto assedio e i suoi avversari “mostruosi”. Trump agisce solo per opportunismo, per salvarsi minacciando di spiattellare quello che sa, e che gli hanno rivelato ex funzionari della Cia come Kevin Shipp? Per contro, chi vuole farlo fuori adesso è nel panico da quando il presidente ha contrattaccato «con due numeri»: 13818, cioè l’ordine presidenziale esecutivo, e 82 FR 60839, cioè «il protocollo del medesimo presso l’Us Government Publishing Office». Una mossa “nucleare”, «ma talmente tanto che quegli apparati di potere, Shadow Government e Deep State, faticano a riprendersi». Una storia «agghiacciante», che Barnard ricostruisce nei dettagli.

«Che i media siano controllati e che si auto-censurino per salvarsi il sedere, lo sa anche un cacciavite», premette. «Ma che due notizie bomba sul presidente della nazione più potente del mondo, e accessibili a tutti, scomparire nel nulla sui maggiori media occidentali, per un ordine di scuderia, questo non lo credevo». Attenti: nei Pentagon Papers, nel Watergate, nell’Iran-Contras, nell’Iraq-gate, i fatti erano occulti. Qui invece «sono pubblici e accessibili da una pensionata, riguardano l’uomo più potente del pianeta, eppure sono stati ‘suicidati’ e sepolti da tutti i grandi media con un accordo e con una sincronia scioccanti». In pratica, «i media non esistono più». Trump è sotto attacco da parte di due “Stati ombra” ben noti: il raggruppamento dei servizi segreti (Cia, Nsa, Nga, Fbi) che va sotto il nome di Shadow Government, e le maggiori corporations coi loro lobbysti che foraggiano il Congresso: Big Oil, Big Pharma, Big Banks, Big Media, Arms Industry e Silicon Valley, che passano sotto il nome di Deep State. Nota per gli scettici: chiunque neghi l’esistenza e i poteri di questi apparati, liquidandoli con la parola “complottismo”, «non ha mai letto una pagina del “New York Times”, del “Washington Post” o sentito di P2 e stragismo in Italia, quindi è un cretino».

Donald Trump? Un presidente «incontrollabile, e forse anche mentalmente instabile», ma proprio per questo «ha devastato la sacra tradizione di almeno 70 anni di presidenze americane, dove le politiche reali furono sempre influenzate o truccate da Shadow Government e Deep State, fino alla presidenza Obama inclusa». Conclusione: «Trump va quindi abbattuto. Ma quest’uomo è molto meno fesso di ciò che appare», scrive Barnard. O meglio: «Si è circondato di alcuni dei più brillanti ‘Rasputin’ di tutta la storia moderna». Messo sotto assedio, ha quindi contrattaccato con quei due numeri, 13818 – 82 FR 60839. Premessa: «Donald Trump è sotto una ‘Dresda’ di bombe per abbatterlo», fra cui il presunto accordo-scandalo con Putin per truccare le elezioni 2016, che coinvolge anche la sua famiglia (e la relativa inchiesta è nelle mani dell’implacabile ex direttore dell’Fbi Robert Mueller). Sconta «accuse di grave instabilità mentale da impeachment», apparentemente documentate dall’esplosivo bestseller “Fire and Fury” di Michael Wolff: «Una presunta serie di abusi sessuali ai danni di donne lungo la sua carriera sia da businessman che come politico». Poi c’è una sfilza di accuse a membri del suo governo (Steve Mnuchin, Ryan Zinke, Tom Price) per uso personale di denaro pubblico. «Tutti questi scandali s’appoggiano pesantemente sui poteri e/o sulle spiate dello Shadow Government».

Ce n’è a sufficienza per demolire chiunque, osserva Barnard. E Trump, senza quel micidiale documento (che ha firmato il 20 dicembre 2017) sembrava un gigante dai piedi d’argilla. «Non controlla l’Fbi, prima diretta dal suo arci-nemico Comey e oggi da Christopher Wray che a sua volta non controlla l’Fbi». In più Trump «non controlla la Cia, diretta da Mike Pompeo, che a sua volta non controlla la Cia». Di più: «Non controlla la Nsa diretta dall’ammiraglio Michael Rogers, che a sua volta non controlla la Nsa». Donald Trump «non ha nessuna influenza sulla Nga, che gioca un ruolo centrale in tutte le inchieste di massima sicurezza in America». Questo, per quanto riguarda lo Shadow Government. «Poi è troppo ricco per poter essere comprato dal Deep State, che – specialmente con Wall Street e la dirigenza ebraica americana – è lo sponsor principale dei democratici, e di tutti i repubblicani ostili al presidente». Poi, continua Barnard, quattro giorni prima di Natale cade la bomba 13818 – 82 FR 60839. «E, usando un’impareggiabile espressione americana, “the shit hit the fan” (la ********** finì nelle pale del ventilatore)». Attenzione: l’ordine esecutivo «è uno degli atti legislativi americani più dirompenti da sessant’anni». Cosa dice? Colpisce con le massime armi – militari, giuridiche e finanziarie – chiunque si renda colpevole di violazioni dei diritti umani e di corruzione, negli Usa e nel mondo».

L’ordine esecutivo presidenziale «colpisce anche i governi esteri coinvolti, i loro funzionari, e qualsiasi complice in qualsiasi forma». Di più: «Va a colpire queste infami catene là dove gli fa più male, cioè nei soldi, con il blocco e la confisca dei loro denari, proprietà, titoli, azioni, anche nelle loro forme più maliziosamente nascoste o lontanamente imparentate». Certo, «sappiamo che Trump non è Mandela», e infatti quel decreto è stato scritto «per mitragliare a morte un settore ben preciso delle violazioni dei diritti umani». Nel mirino c’è una piaga indicibile: «Il mercato dei minori per pedofilia, nel bacino più ampio dei trafficanti di persone». Infatti, spiega Barnard, il presidente aveva anticipato questa legge il 23 febbraio 2017 in conferenza stampa, rilanciata dalla “Associated Press”, «dove parlò proprio di traffici umani per pedofilia». Ma perché? «Perché Trump sa bene che questo abominio, l’abuso di minori venduti, sembra aver infettato la maggioranza dei vertici del Deep State, col silenzio dello Shadow Government, e con un presunto forte coinvolgimento di una notissima beneficienza: la Clinton Foundation». Come fa Trump a saperlo? «Da anni ne parla in pubblico un ex pezzo grosso della Cia, più altre fonti autorevoli». Sicché, il suo “executive order” «colpirà proprio i suoi nemici».

In questo preciso momento, giura Barnard, «negli Stati Uniti alcuni altissimi nomi stanno tremando, e precisamente dalla mattina del 21 dicembre scorso, quando l’“executive order” 13818 – 82 FR 60839 è stato pubblicato ‘in Gazzetta’ a Washington». Un conrattacco mortale: «Jfk fu ucciso per meno, a quanto sappiamo fino ad oggi. Infatti i ‘Rasputin’ di Trump sapevano che la vita del presidente sarebbe stata immediatamente in pericolo dopo quell’ordine esecutivo». Proprio per questo, infatti, «hanno fatto la pensata di tutte le pensate». Cioè: il ricorso d’emergenza al Pentagono. Nelle prime righe dell’“executive order”, il presidente scrive: «Io perciò decido che i gravi abusi dei diritti umani, e la corruzione, nel mondo costituiscono un’insolita e straordinaria minaccia alla sicurezza nazionale». Notare: le parole “minaccia” e “sicurezza nazionale”, pronunciate dal presidente degli Stati Uniti, «implicano l’immediata mobilitazione di tutto l’esercito americano, cioè del Pentagono. E’ di fatto un preallarme di guerra, e di conseguenza le protezioni intorno al presidente divengono massime. E quando si muove il Pentagono non esiste nulla al mondo, se non un arsenale nucleare straniero, che possa batterlo. Questo è ultra-chiaro a tutti gli apparati di Deep State e Shadow Government, che ora sono in “deep shit”, nella ********** fino al collo, per essere chiari».

Non è stato un caso che Trump abbia messo nei posti chiave a Washington tre generali, e un ammiraglio a capo dei più potenti 007 degli Usa, sottolinea Barnard. «Abbiamo il generale James “Mad Dog” Mattis come ministro della difesa, il generale John Kelly come White House Chief of Staff e il generale H. R. McMaster come Consigliere per la Sicurezza Nazionale. Poi, anche se boicottato dai suoi sottoposti, c’è l’ammiraglio Michael Rogers a capo dalla Nsa. Insomma, il Pentagono. Trump sarà anche scemo, ma cosa sia lo Shadow Government lo sapeva benissimo, e si è protetto». Protezioni salva-vita, ora che Trump – per sfuggire all’assedio di cui è vittima – incalza i suoi nemici, capeggiati da Hillary Clinton, con quell’ordine esecutivo concepito «per metterli in un angolo con indagini profonde sul traffico internazionale di minori per pedofilia, in cui sarebbero coinvolti molti vertici Usa del Deep State, inclusi i Clinton, col silenzio dello Shadow Government». “The Donald” lo sta facendo «coprendosi le spalle con l’intero esercito degli Stati Uniti». Del resto, l’argomento toccato è off limits: pedofilia e potere, “non aprite quella porta”. Nessuno aveva mai osato tanto: l’abuso di bambini, nelle alte sfere, è un tabù inaccessibile. Chi tocca, muore.

«Esisterebbe dunque un traffico di minori per pedofili di altissimo livello ai vertici del Deep State, inclusi i Clinton», scrive Barnard. «Trump apprende questo da molte fonti, la prima delle quali è l’ex agente e dirigente pluridecorato della Cia Kevin M. Shipp. Costui, senza la fama attribuita al suo collega ‘whistleblower’ Edward Snowden, sta rivelando da anni il livello di marciume criminale che davvero permea lo Shadow Government in America». Shipp è stato esperto di anti-terrorismo, guardia del corpo di due direttori della Cia. Era ai vertici della Counterintelligence, ed è stato citato dal “New York Times” come «veterano della Central Intelligence Agency». In altre parole: «Non è proprio un signor nessuno nello Shadow Government americano». Barnard ricorda che da anni il “Washington Times”, il “New York Post” e l’inglese “Guardian” «riportavano notizie certe sui cosiddetti “Voli Lolita” – cioè voli su un jet privato per orge con minori – organizzati dal miliardario pedofilo Jeffrey Epstein». Per dire: «Bill Clinton, secondo gli atti del processo che condannò Epstein, fu ospite 26 volte su quei voli». Altri nomi di alto rango trovati nell’agenda “nera” del miliardario «furono Tony Blair, Michael Bloomberg, Richard Branson fra molti altri, e i cellulari delle minori schiave del sesso fra cui “Jane Doe N.3”», una ragazzina che negli atti processuali ha dichiarato di «essere stata costretta a rapporti sessuali con diversi politici americani, top businessmen, un premier famosissimo e altri leader internazionali».

Nel 2006, continua Barnard, «Epstein fece una grassa donazione alla Clinton Foundation». Nella capitale Usa, la Ong di Conchita Sarnoff, “Alliance to Rescue Victims of Trafficking”, ha decine di files su “potere e pedofilia”. Un incubo? Certo. «Ora, provate a trovare traccia sui grandi media italiani o americani dell’esplosivo affare». Niente: silenzio assoluto sui nomi coinvolti, «come Bill e Hillary Clinton, Robert Mueller, Kevin M. Shipp». Sui media, le espressioni Deep State e Shadow Government neppure compaiono. «Attenti, non parliamo di una legge del Nicaragua, ma del presidente americano più discusso e delegittimato della storia». Silenzio stampa totale: ne accenna il solo “Financial Times”, «ma svuotando tutta la news». Peggio: il 19 gennaio, giunge al Congresso un memorandum «che sembra contenere le prove delle azioni della Clinton, coi soldi del Partito Democratico, col silenzio di Cia ed Fbi, per usare i poteri “tech” della Nsa permessi dalla legge Fisa, sotto la presidenza di Obama… e il tutto per spiare la campagna elettorale di Trump, per corrompere testimoni russi a dire il falso contro il neo-eletto presidente, e con la collusione di Londra».

“Fox News” titola: “Molto più grave del Watergate”. Il sito di finanza “Zero Hedge” pubblica all’istante i Tweet di alcuni senatori americani sotto shock, con parole come «questo memorandum manderà a spasso un sacco di gente, al Dipartimento della Giustizia, e certi nomi finiranno in galera», dalla bocca del senatore Matt Gaetz. Roba da invadere le prime pagine di “New York Times” e “Repubblica”, passando per “Cnn”, “Bbc” e “Rai”. «Nulla. Vado su “Fox News”, e in prima non c’è più nulla! Perdo il fiato. Ma lo recupero quando “Zero Hedge” pubblica un Tweet del più autorevole fra gli autorevoli, Edward Snowden, che conferma tutto». Eppure, di nuovo – scrive Barnard – ago e filo «hanno cucito la bocca e le dita di tutto il mondo dei media che contano in un istante, e con un potere di assolutismo che davvero non credevo possibile a questo livello». Ipotesi: «E’ possibile che lo stesso Donald Trump sia parte di questa incredibile congiura del silenzio, per barattare coi suoi nemici e per poterli poi ricattare per anni, ma ciò non cambia la sostanza». Sotto i nostri piedi si sta spalancando un abisso: «Non fate figli», chiosa Barnard.

Pedofili al potere, ai massimi vertici. Traffico di bambini, orge con minorenni. Nomi coinvolti? I maggiori, a cominciare dal clan Clinton. Da chi viene la denuncia? Da Donald Trump, che sta cercando di salvarsi – dall’impeachment e forse dall’omicidio, visto che «Kennedy fu ucciso per molto meno». Ma attenzione: mentre il Deep State trema, i grandi media tacciono: congiura del silenzio. Siamo in pericolo, scrive Paolo Barnard: Trump si fa difendere direttamente dal Pentagono, evocando lo stato di guerra, mentre i suoi nemici (accusati di pedofilia, probabilmente ricattabili a vita) hanno comunque il potere di silenziare giornali e televisioni. In altre parole: sta accadendo qualcosa di mai visto, a Washington. Una lotta mortale, tra un presidente sotto assedio e i suoi avversari “mostruosi”. Trump agisce solo per opportunismo, per salvarsi minacciando di spiattellare quello che sa, e che gli hanno rivelato ex funzionari della Cia come Kevin Shipp? Per contro, chi vuole farlo fuori adesso è nel panico da quando il presidente ha contrattaccato «con due numeri»: 13818, cioè l’ordine presidenziale esecutivo, e 82 FR 60839, cioè «il protocollo del medesimo presso l’Us Government Publishing Office». Una mossa “nucleare”, «ma talmente tanto che quegli apparati di potere, Shadow Government e Deep State, faticano a riprendersi». Una storia «agghiacciante», che Barnard ricostruisce nei dettagli.



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 22/01/2018, 15:01 
ma di quel giro se ne parla da sempre, però a quei livelli la scampano e non vengono mai condannati, in europa, usa ecc... vedremo sa davvero sta volta trump si impunta ma secondo me non cambierà nulla. il popolo bue dorme e si ribella solo contro a chi gli dice i mass media, e i mass media di questa faccenda non ne parlano mai.
forse un giorno la gente si chiederà dove finiscono le decine di migliaia che scompaiono ogni anno?


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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 22/01/2018, 15:09 
..Allucinante pensare al tempismo e la sincronia con cui sono stati zittiti all'unisono tutti i media transatlantici. [:299]

Sarebbe interessante sapere se sono stati zittiti anche quelli russi, cinesi..che so.. [:291]

@Mauro, tu che ne dici, ci siamo??



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 22/01/2018, 16:49 
[:291] .. Mi sa che Trump ......... (Capito perché lo odiano?) [^]



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 22/01/2018, 17:06 
[;)]

Un anno alla presidenza

Lo dicono fatti e cifre: l'"eccezione" trumpiana funziona


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A un anno esatto dall'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, ci si aspetterebbe dai commentatori, dagli esperti di politica americana, e in generale da giornali e media un bilancio della sua presidenza fondato su dati, cifre, confronti, che guardi a tutti gli elementi fondamentali della politica e dell'economia statunitense.

Trump è certo un personaggio politico decisamente anomalo rispetto agli schemi del dibattito politico americano, e si è imposto anche proprio per questa sua anomalia: ha sempre puntato su un'estrema personalizzazione della dialettica politica e suscitato una forte polarizzazione di opinione. Ancor più alla luce di questo aspetto, lo scadere del primo anno di presidenza dovrebbe essere l'occasione per valutare con freddezza se, come e quanto l'"eccezione" trumpiana ha funzionato all'interno del consolidato sistema democratico del paese, e nel teatro della politica globale, piuttosto che per continuare a concentrarsi sulle controversie generate dall'effervescenza temperamentale del presidente.

Per la verità su alcuni tra i maggiori giornali statunitensi - inclusi quelli che non hanno mai appoggiato Trump, come il "New York Times" o il "Washington Post" - sono comparse diverse analisi equilibrate sui risultati effettivi della nuova Amministrazione. Le campagne di denigrazione sommaria del presidente non si sono spente, ma cominciano ad aprirsi spazi di discussione meno pregiudiziale.

Lo stesso, purtroppo, non si può dire dei commentatori europei, e tanto meno di quelli italiani, ancora fermi - salvo pochissime eccezioni - alla caricatura, alla macchietta, alla pura delegittimazione e demonizzazione di un presidente presentato in toni che spaziano dall'impresentabile e rozzo "gaffeur" al pazzo pericoloso.

Dopo mesi in cui si sono concentrati soprattutto sul cosiddetto Russiagate (inchiesta che per come è stata presentata avrebbe dovuto condurre difilato all'impeachment del presidente, e che invece sempre più si rivela una inconsistente montatura politica), sulle denigrazioni personali rivolte a Trump dal suo ex collaboratore Craig Bannon (poi clamorosamente smentite), sulle presunte definizioni ingiuriose (smentite poi da testimoni) pronunciate da Trump all'indirizzo dei paesi di provenienza degli immigrati illegali, sull'ennesimo scoop basato su vecchie amanti e prostitute e simili, in occasione del primo anniversario della presidenza gran parte dei nostri commentatori e media non hanno trovato nessun argomento più importante di cui parlare che il cosiddetto "shutdown": cioè il blocco delle attività attività della pubblica amministrazione statunitense in seguito alla rottura delle trattative tra maggioranza e opposizione parlamentare sul bilancio pubblico. L'intento, secondo uno schema comunicativo ormai consolidato, è quello di presentare lo "shutdown" come un fallimento o una sconfitta di Trump. Intento patetico, dal momento che analoghi blocchi, dovuti all'ostruzionismo del partito di opposizione quando il governo non può godere dell'appoggio di una maggioranza qualificata in entrambe le Camere, si sono verificati spesso negli ultimi decenni anche quando erano in carica presidenti del partito democratico, come Clinton e, recentemente, Obama, che non per questo hanno smesso di governare.

In alternativa, al massimo gli svogliati "americanisti" aderenti all'ortodossia antitrumpista nostrana si sono limitati a "celebrare" la ricorrenza ricordando che il tasso di popolarità di Trump dopo un anno di carica è del 38%, il più basso della storia recente. Omettendo di ricordare che il capo di Stato francese Emmanuel Macron, da molti di loro celebrato come una sorta di nuovo demiurgo e leader dell'Europa, a meno di un anno dal trionfale successo ottenuto alle elezioni presidenziali e in quelle parlamentari, gode di un tasso di popolarità del 40%, appena di due punti superiore. E comunque quanto può essere sorprendente il fatto che il giudizio sull'esordio di un leader che si è sempre presentato come decisamente divisivo, sfidando di petto il blocco di potere di Obama e Clinton, quello delle grandi corporations di Silicon Valley, il grande mainstream mediatico legato ad entrambi e lo stesso establishment del partito repubblicano, sia, appunto, divisivo?

Eppure, come dicevamo più sopra, volendo ci sarebbero tanti elementi di cui parlare per articolare un giudizio ragionato: fatti, cifre, tendenze, scenari possibili.

Si dovrebbe ricordare innanzitutto il fatto che in questo anno l'economia statunitense ha vissuto una crescita univoca e costante. Che il PIL aumenta del 2,6%, la disoccupazione scende sotto la soglia già bassissima del 4% (in pratica siamo alla piena occupazione, e in molti settori non si trova personale sufficiente), e anche i salari, dopo quasi un decennio di recessione, accennano a crescere. Inoltre Wall Street è cresciuta nel 2017 del 30%, il rialzo annuale più alto dall'epoca di Franklin Delano Roosevelt. Alcuni critici americani di Trump replicano che tale crescita si pone sulla scia di una tendenza risalente già alla presidenza Obama, alimentata soprattutto dalla politica fortemente espansiva adottata dalla Federal Reserve fin dai primi tempi della grande crisi, e pagata peraltro dagli Stati Uniti con un forte aumento del debito pubblico, quasi raddoppiato dal 2007 in poi. In questa osservazione c'è sicuramente del vero. Va però anche sottolineato come l'Amministrazione Trump si sia inserita nel trend ascendente non soltanto assecondandolo, ma favorendolo con provvedimenti di forte effetto.

In particolare, essa ha intrapreso una consistente opera di deregulation, come non se ne vedeva dall'epoca di Reagan. E soprattutto Trump ha promosso una delle più incisive riduzioni fiscali della storia statunitense, con la legge che taglia le imposte di imprese e persone dal 35% al 21%. E, servendosi delle clausole contenute nella stessa legge, ha prodotto una decisa pressione sulle grandi aziende che avevano delocalizzato produzione e versamenti fiscali perché facessero rientrare nel territorio Usa impianti e capitali: una pressione che ha prodotto nei giorni scorsi uno dei frutti più clamorosi con il versamento forfettario di 38 miliardi di dollari da parte della Apple, accompagnato dalla promessa di investire in patria con la creazione di almeno 20.000 nuovi posti di lavoro. Molte altre grandi corporations sembrano inclinate ad accettare accordi di "rilocalizzazione" e patteggiamento fiscale, il che non potrà non riflettersi positivamente non soltanto sul Pil e sull'occupazione, ma anche sul debito e sul rapporto tra quest'ultimo e il Pil stesso.

E la politica estera? La propaganda ostile al nuovo presidente lo accusava, nei primi mesi del suo mandato, di irresponsabile disimpegno nei settori strategici e di liaison sospetta con la Russia di Putin. Quando, poi, Trump ha cominciato a dispiegare le sue mosse sullo scacchiere internazionale, le accuse si sono bruscamente rovesciate, e su Trump sono piovute le consuete critiche allarmistiche rivolte ai presidenti troppo interventisti e conflittuali: lo si è accusato di pregiudicare la pace, di fomentare guerre, di essere un apprendista stregone, e simili.

Cosa dicono invece i fatti? I fatti dicono innanzitutto che in Medio Oriente in pochi mesi Trump ha posto fine al lungo periodo della rovinosa ed ondivaga politca estera condotta da Barack Obama: politica il cui frutto è stato un enorme aumento del caos e del'instabilità in tutta la regione, e il rafforzamento degli attori più ostili e pericolosi per gli interessi occidentali, dall'integralismo dell'Isis a quello dell'Iran.

Attraverso una rapida riconversione delle strategie militari, sotto il comando di Trump gli Stati Uniti e i loro alleati hanno finalmente inflitto allo Stato islamico dei colpi (si spera) decisivi. Attraverso questa svolta, e sconfessando l'accordo sul nucleare con l'Iran che era stato firmato da Obama e favorito dalla Clinton, il nuovo presidente ha messo in un angolo il regime teocratico sciita, che stava investendo le enormi risorse liberate dalla revoca delle sanzioni nel militare e nel finanziamento di gruppi terroristici, espandendo sempre più la propria influenza nell'area. E i moti di protesta scoppiati nelle scorse settimane nel paese non sono probabilmente estranei a questa rinnovata pressione americana.

La decisione di spostare a Gerusalemme l'ambasciata Usa in Israele, poi, a suo tempo è stata stigmatizzata da media e politici di mezzo mondo come una pericolosa provocazione (nonostante fosse l'attuazione di una decisione votata dal Congresso americano più di 20 anni fa). Si è detto che essa avrebbe scatenato reazioni sanguinose da parte dell'intero mondo arabo e l'assemblea generale dell'Onu ha votato una risoluzione di decisa condanna, con l'appoggio di quasi tutti i paesi europei. Ma la realtà è stata molto diversa. Dopo qualche giorno di dimostrazioni nei territori palestinesi, si è dovuto constatare che la decisione aveva rafforzato non soltanto Israele, caposaldo degli interessi e dei princìpi delle democrazie occidentali in Medio Oriente, ma anche i paesi arabi sunniti sostenitori di una linea di moderazione e stabilizzazione nella regione, dai quali è stata nella sostanza avallata.

Infine, la risposta decisa di Trump alle provocazioni nucleari del dittatore nordcoreano Kim Jong-Un è stata additata dai soliti critici pregiudiziali come pericolosa e possibile causa di un'incontrollabile escalation bellica. Viceversa, essa sembra finora aver non soltanto contenuto le smanie megalomaniache di Kim, ma addirittura aver favorito indirettamente un primo, cauto dialogo tra le due Coree dopo un lungo periodo di incomunicabilità.

Per quanto riguarda il tema della sicurezza interna contro il terrorismo e dell'immigrazione, Trump ha suscitato proteste scandalizzate quando ha emanato il celebre (impropriamente detto) "Muslim Ban", che limitava le possibilità di entrare sul suolo statunitense da alcuni paesi mediorientali a rischio di infiltrazione integralista. Ma la Corte Suprema alla fine ha riconosciuto la legittimità della legge, e di una politica più rigorosa di controllo dei confini, quale il presidente ha sempre sostenuto nel suo programma elettorale.

Sul tema della difesa della famiglia e della natalità Trump ha poi messo a segno una serie di provvedimenti di forte significato, attraverso i quali ha ridefinito fortemente la sua figura politica – con sorpresa di molti, inclusi molti elettori repubblicani - in senso più marcatamente pro-life: dalla nomina del cattolico conservatore Neil Gorsuch a giudice della Corte Suprema al blocco dei fondi statunitensi a programmi Onu implicanti diffusione dell'aborto, al sostegno all'obiezione di coscienza religiosa contro la legislazione "gender-friendly", alla modifica dell'"Obamacare" per eliminare l'obbligatorietà di assicurazioni sanitarie implicanti aborto e contraccezione. Fino alla storica partecipazione e al discorso pronunciato (per la prima volta da parte di un presidente in carica) alla Marcia per la Vita tenutasi a Washington proprio qualche giorno fa.

In conclusione, il bilancio politico di questo primo "anno trumpiano" può essere positivo per qualcuno, negativo per qualcun altro, composto di luci ed ombre per altri ancora. Ma quelli che abbiamo sommariamente elencato sono gli elementi effettivi su cui esso si dovrebbe fondare.

Invece, soprattutto da questo lato dell'Oceano Atlantico, il giudizio sulla presidenza Trump tende ancora troppo spesso a ridursi, tristemente, ad una grottesca caricatura dell'Uomo Nero.

https://www.loccidentale.it/articoli/14 ... a-funziona



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U.F.O. "Astronavi da altri Mondi?" - (Opinioni personali e avvenimenti accaduti nel passato): viewtopic.php?p=363955#p363955
Nient'altro che una CONSTATAZIONE di fatti e Cose che sembrano avvenire nei nostri cieli; IRRIPRODUCIBILI, per ora, dalla nostra attuale civiltà.
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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 22/01/2018, 18:33 
ORSOGRIGIO ha scritto:
greenwarrior ha scritto:
bleffort ha scritto:
ORSOGRIGIO ha scritto:
bleffort ha scritto:
greenwarrior ha scritto:
Se vi ricordate, Tremonti aveva fatto approvare una legge che abbassava le tasse alle imprese che assumevano e che investivano in innovazione.

Di abbassare le Tasse alle Imprese mi trovi d'accordo, ma non sono d'accordo dare finanziamenti a pioggia alle Imprese, il "pane" se lo devono guadagnare loro non devono sperare che gli piova dall'alto(dalle nostre tasche). [:305]

Sono esterrefatto.

Voi del nord volete il Comunismo per il fatto di avere denaro dallo Stato,ma demonizzate il Comunismo non volendo che il fatturato sia controllato dallo stesso Stato,volete la botte piena e la moglie ubriaca. [:D]
Voi del nord avete barattato i prodotti delle vostre industrie con i prodotti agricoli di altre nazioni penalizzando sia la Sicilia che tutto i Sud Italia,sapendo che le nostre industrie generano prodotti agricoli, prodotti Ittici,Pastorizia,Turismo ecc...Ve ne siete fregati di tutte le nostre infrastrutture che sono vecchie e fatiscenti o che non esistono e questo denota di che pasta sono fatte le vostre idee verso tutto il Sud. [:291]
E volevate anche vincere in Scilia!. [:D]



Non mi sembra che il programma della Lega si sia dimenticata del Sud. Anzi, vuole valorizzare i prodotti tipicamente italiani e la maggior parte delle eccellenze arriva proprio dal Sud.
E poi mi spieghi perche dai la colpa a noi ? Tu ci accomuni alle multinazionali, dimenticandoti che chi ha svenduto il patrimonio agroalimentare italiano è stato Prodi e compagnia bella, cioè un governo dove c' erano i tuoi tanto amati amici di sinistra, compreso Bertinotti. A parte la FIAT, non mi sembra che ci siano molte industrie assistite dallo stato, anzi tendono a bastonarle di tasse, costringendole spesso a vendere il marchio. I pochi imprenditori seri che ci sono e che oltre a difendere il made in Italy, stanno acquisendo marchi esteri sono quasi tutti al Nord. Ferrero, Del Vecchio con Luxottica, Esselunga ecc.....
Devi smettere di accusare il Nord, per come lo intendi tu, delle disgrazie del Sud.

Tra una o due generazioni NON ci sarà più nessuno del Nord!
Da accusare, o da tassare. [:303]

Parlate proprio Voi! che è da un secolo che accusate noi del Sud per le vostre disgrazie!!. [:302]


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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 22/01/2018, 19:30 
Per educazione rispondo:
NO COMMENT!



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 22/01/2018, 20:06 
ORSOGRIGIO ha scritto:
Per educazione rispondo:
NO COMMENT!

Si lo sappiamo che sei educato meglio che non rispondi.


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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 22/01/2018, 20:12 
Di soldi al sud ne sono arrivati tanti, ma tanti. Certo che se se li sono pappati, mafiosi, politici e assistiti e che i soldi provenivano dalle saccoccie dei lavoratori polentoni, il risultato lo conosci. Gli onesti non vedevano una lira e i polentoni si sono stufati di regalare soldini facili.



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 22/01/2018, 20:59 
greenwarrior ha scritto:
Di soldi al sud ne sono arrivati tanti, ma tanti. Certo che se se li sono pappati, mafiosi, politici e assistiti e che i soldi provenivano dalle saccoccie dei lavoratori polentoni, il risultato lo conosci. Gli onesti non vedevano una lira e i polentoni si sono stufati di regalare soldini facili.

Scusa se mi permetto, hai dimenticato di citare i sindacalisti furbi, soprattutto i "puri" del PCI.
Non quei pochi che venivano a prendere manganellate, assieme a noi, ma i furbi, i no-babbi.
Azzz quanti ne ho visti, quanti meritavano il "giacchettino".



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 22/01/2018, 21:02 
bleffort ha scritto:
ORSOGRIGIO ha scritto:
Per educazione rispondo:
NO COMMENT!

Si lo sappiamo che sei educato meglio che non rispondi.

Io ho dovuto fare l'educato, per non disonorare mio padre e mia madre, e poi moglie e figlia.
Non potevo permettermi di andare in galera.
Questa "vigliaccheria", la stiamo pagando, ancora e gli atesini ci sfottono.
Con questa motivazione, in tanti abbiamo ingoiato soprusi ed umilazioni quando siamo stati "scavalcati" dai punti kilometrici, intiendes???



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 22/01/2018, 22:05 
ma caro ORSOGRIGIO,
chi paga le tasse al nord che permettono di mandare i soldi al sud? [;)]
GLI ONESTI CITTADINI !!!
e dove finiscono i soldi? ritornano al nord!!!
http://www.transcrime.it/wp-content/upl ... di_Novara_è_la_capitale_della_mafia_al_Nord.pdf

https://it.wikipedia.org/wiki/%27Ndrangheta_in_Piemonte

ciao
mauro



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 22/01/2018, 23:13 
mauro ha scritto:
ma caro ORSOGRIGIO,
chi paga le tasse al nord che permettono di mandare i soldi al sud? [;)]
GLI ONESTI CITTADINI !!!
e dove finiscono i soldi? ritornano al nord!!!
http://www.transcrime.it/wp-content/upl ... di_Novara_è_la_capitale_della_mafia_al_Nord.pdf

https://it.wikipedia.org/wiki/%27Ndrangheta_in_Piemonte

ciao
mauro

Certamente !!!!
Ma in quale percentuale ??
Perché allora tutti i sudisti si stanno inquietando nell'ipotesi che tornassero al Nord i quattrini , magari in modalità Altoatesina??

Non prendiamoci in giro, dai !!
Per ora, i BABBI siamo ancora noi.
Ma dura poco, perché quando l'acqua melmosa comincerà a salire, .....

P.s. Giustamente Novara è capitale della mafia, colpa delle mondine e della povera gente di risaia.
Ma , magari a Bornate lo sapevate già. [:302] [:302] [:302]



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 23/01/2018, 00:35 
Ufologo 555 ha scritto:
[:291] .. Mi sa che Trump ......... (Capito perché lo odiano?) [^]


Ufò se vai avanti così inizierai a postare gli articoli di Giulietto Chiesa ...

Trump e la sua fidanzata (Putin) salveranno il mondo, anzi la galassia, dai cattivi ... eccerto ma chi ci salverà da loro?


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