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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 07/02/2019, 19:26 
Si appunto ….la colpa è di Obama, se non fosse diventato Presidente, la colpa sarebbe stata dell'ultimo Presidente Democratico Americano prima di lui. [:306] [:246]


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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 07/02/2019, 19:28 
E certo! Prima di lui c'era ... LUI! [:302]



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 07/02/2019, 20:05 
Ufologo 555 ha scritto:
E certo! Prima di lui c'era ... LUI! [:302]


Sarebbe stato J. Clinton!, importante per te è dare la colpa a un Democratico. [:D]


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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 07/02/2019, 20:14 
A parte che intendevo il doppio mandato di Obama; ma guarda che tutte le guerre le hanno fatte i DEM! Kennedy (con il Viet-Nam) docet ....



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 08/02/2019, 10:47 
Ufologo 555 ha scritto:
A parte che intendevo il doppio mandato di Obama; ma guarda che tutte le guerre le hanno fatte i DEM! Kennedy (con il Viet-Nam) docet ....


Io non distinguo,gli americani sono fatti tutti della stessa pasta,che poi i Bush cosa hanno fatto ritiro spirituale?. [:D]


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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 08/02/2019, 12:29 
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Donald Trump può stappare lo spumante: il dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti ha certificatola creazione di 304 mila posti di lavoro in più, che hanno fatto la loro comparsa, statistica e concreta, dall’inizio del 2019 a oggi. Vale la pena sottolineare come le previsioni non fossero così bene auguranti.

Ad annunciarlo è stato il segretario ufficiale Alexander Acosta che, come si legge sul sito del dicastero, ha specificato quanto segue: “Il Job Report relativo al mese di gennaio è in grado di dimostrare la solidità dell’economia americana: 304mila posti di lavoro in più, mentre la creazione di quelli del settore privato continua a essere in crescita, prescindendo dalla parziale interruzione del governo ( si riferisce al blocco della agenzie federali via shutdown, ndr) con un aumento significativo nel settore minerario, in quello edilizio e in quello dei magazzini…”. Questi aspetti, in vista delle elezioni presidenziali del 2020, rappresentano un discreto biglietto da visita.

Anche la stampa progressista è stata costretta ad ammettere che il tycoon sta risalendo la chinanei sondaggi. Il discorso sullo stato dell’Unione ha soddisfatto, dicono le rilevazioni, il 70% dei cittadini statunitensi. Lo shutdown ha avuto qualche effetto negativo sul tasso di disoccupazione, com’era pronosticabile, ma questo dettaglio non può mettere discussione il trend generale in materia di lavoro, che non fa che parlare di crescita complessiva.

Lo avevamo già raccontato poco dopo l’elezione di The Donald: l’obiettivo dichiarato di quest’amministrazione repubblicana consiste nel raggiungere e mantenere la piena occupazione.Il disegno nasconde una motivazione politica: il presidente degli Stati Uniti ha battuto Hillary Clinton perché la candidata dei Democratici ha perso negli Stati del Midwest. Le chiacchiere, insomma, gravitano attorno allo zero e per essere rieletto, Trump deve fornire risposte alle persone che hanno dovuto affrontare problemi lavorativi per via della crisi economica. Altrimenti rischia di compromettere la sua riconferma.

Il favour sta interessando pure le minoranze. L’opposizione sta cavalcando il tema del “ritorno del razzismo”, sperando di convincere gli afroamericani, gli hispanici e gli asiatici a votare in massa contro il Gop. Ma non è escludibile che molti elettori, in fin dei conti, finiscano col giudicare positivamente la ripresa lavorativa, ponendo in secondo piano la propaganda ideologica di Kamala Harris e colleghi.

Il dipartimento del Lavoro, dal canto suo, ha citato ottimistiche stime previsionali che arrivano sino alla fine del 2020. E se il trumpismo, cioè la dottrina politica di Donald Trump, tabelle sull’occupazione alla mano, fosse solo all’inizio di un’inarrestabile ascesa? Alle elezioni presidenziali del 2020 manca più di un anno e mezzo.

http://www.occhidellaguerra.it/trump-su ... rlWDWtEdGk



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 09/02/2019, 14:27 
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La notizia che è stata al centro delle cronache internazionali di questo inizio febbraio è stata la denuncia, da parte degli Stati Uniti, del Trattato Inf, acronimo di Intermediate-range Nuclear Forces o sui missili nucleari a raggio intermedio.

Molto si è scritto e ancor di più si è speculato sulle conseguenze di questa decisione e sui motivi che hanno condotto Washington a stracciare un trattato che aveva garantito la stabilità in Europa per quasi un trentennio, ma che ora, come avremo modo di dimostrare, non aveva più la necessità di esistere, almeno dal punto di vista americano.
Cos’era il Trattato Inf?

Il Trattato Inf (Intermediate-range Nuclear Forces Treaty) è stato siglato l’8 dicembre del 1987 dal presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan e dal Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbachev a Washington.

Divenuto operativo il primo giugno dell’anno successivo, esso prevedeva che entrambe le parti provvedessero a distruggere tutti i missili balistici e da crociera basati a terra con un raggio d’azione compreso tra i 500 ed i 5500 chilometri e i loro sistemi di lancio (lanciatori di qualsiasi tipo e strutture ed equipaggiamento di supporto) entro tre anni dall’entrata in vigore.

Per capire bene che portata ebbe il Trattato e le conseguenze che esso ha avuto e sulla strategia della difesa in Europa e perché questo sia divenuto ormai obsoleto per la politica americana, è bene fare alcune precisazioni.

Innanzitutto il Trattato non eliminava in toto i missili da crociera, ma solo quelli basati a terra. Quindi i sistemi navali o aviolanciabili, come ad esempio il neonato missile ipersonico russo Kinzhal o i ben noti missili Tomahawk americani lanciabili da unità navali, non rientrano nelle clausole dello stesso.

Per quanto riguarda i missili balistici a raggio intermedio, tipo gli SS-20 Saber il cui dispiegamento nell’Europa dell’Est è stato la causa scatenante dell’escalation militare avvenuta nei primi anni ’80 che prende il nome di “crisi degli euromissili”, il Trattato Inf proibisce ad entrambe le parti il possesso, non solo il dispiegamento in Europa, di tali sistemi missilistici. Pertanto anche lo sviluppo di tecnologie missilistiche di questo tipo è proibito.

Qualora un sistema di lancio basato a terra possa essere rapidamente abilitato a utilizzare missili da crociera con raggio d’azione compreso tra i 500 ed i 5500 chilometri, questo rientrerebbe comunque nelle clausole restrittive del Trattato e pertanto risulterebbe porsi in violazione dello stesso.

Entrando in vigore il Trattato ha così eliminato dagli arsenali delle due superpotenze tutta una serie di sistemi Glbm (Ground Launched Ballistic Missile) e Glcm (Ground Launched Cruise Missile). Essi a quel tempo erano costituiti da:

Per gli Stati Uniti:

Mgm-31B Pershing II
Bgm-109G Gryphon (ovvero i Tomahawk “terrestri” che erano stati dispiegati anche a Comiso)
Mgm-31A Pershing IA

Per l’Unione Sovietica:

Rsd-10 Pioneer (SS-20 Saber in Codice Nato)
R-12 Dvina (SS-4 Sandal)
R-14 Chusovaya (SS-5 Skean)
Otr-22 Temp-S (SS-12/22 Scaleboard)
Otr-23 Oka (SS-23 Spider)

Un lustro di reciproche accuse

Quello che è avvenuto all’inizio di febbraio è solo la fine di un processo accusatorio reciproco che è iniziato all’incirca cinque anni fa e che ha visto protagonisti due sistemi d’arma schierati dalle due Potenze: da parte russa il missile da crociera Novator 9M729, da parte americana il sistema di lancio tipo Vls (Vertical Launch System) tipo Mk-41 del sistema Aegis Ashore sito in Romania e Polonia.

Gli Stati Uniti accusano la Russia di avere infranto il Trattato Inf in merito al dispiegamento nell’oblast di Kaliningrad del missile 9M729 (SS-C-8 in codice Nato) lanciabile da una variante della piattaforma mobile del sistema Iskander, la N, che molto probabilmente è un adattamento della K che utilizza i missili da crociera 9M728.


Il missile è una variante di quello navale 3M-14 Biryuza (SS-N-30A), a sua volta appartenente alla famiglia del ben noto Kalibr (3M-54) utilizzati entrambi durante la campagna siriana.

Secondo le stime occidentali avrebbe una gittata massima che cadrebbe tra i 500 ed i 5mila chilometri (2500 secondo alcuni analisti) e avendo anch’esso, come il 9M728, capacità atomica, violerebbe quindi le clausole del Trattato.

La Russia avrebbe dispiegato già due battaglioni di questo sistema d’arma, come riportato da fonti americane lo scorso anno: il primo nella zona del poligono di Kasputin Yar il secondo in un’altra regione del Paese, che potrebbe essere più occidentale se non addirittura in quella di Kaliningrad.


Le accuse americane di violazione del trattato sono però precedenti al 2017. Già il 29 luglio del 2014 il capo ufficio stampa della Casa Bianca Josh Earnest aveva rilasciato una dichiarazione che accusava la Russia di aver violato il Trattato Inf dopo che l’intelligence aveva raccolto informazioni a riguardo. Accusa che è stata ufficializzata sei mesi dopo che, in via riservata, Washington aveva informato gli alleati della Nato del programma di test del nuovo missile russo (in opera sin dal 2008) che violava l’accordo.


A nulla è valso il recente tentativo del Ministero della Difesa russo di svelare pubblicamente il missile fornendo rassicurazioni in merito alla sua gittata: il 23 gennaio scorso, davanti ad un folto pubblico di giornalisti, è stato presentato il 9M729 per la prima volta in assoluto con una dettagliata descrizione tecnica – fornita dal Ministero della Difesa Russo – che ha sottolineato come il suo raggio d’azione sia di 480 chilometri e quindi al di sotto del limite di 500 chilometri imposto dal Trattato Inf.

La Russia, per parte sua, sostiene invece che lo sviluppo ed il dispiegamento del missile 9M729 sia la risposta ad una prima violazione del Trattato Inf da parte americana.

Secondo Mosca, infatti, Washington avrebbe violato gli accordi schierando in Europa un sistema di lancio per missili facilmente riconvertibile all’utilizzo di Glcm.

Si tratta appunto del Mk 41 dell’Aegis Ashore, ovvero il sistema antimissile americano che è stato dispiegato in Romania e che presto sarà operativo anche in Polonia.

Il Mk 41 nella sua versione navale, infatti, è in grado di lanciare i missili da crociera Bgm-109 Tomahawk oltre che i missili Standard adibiti anche all’intercettazione dei vettori balistici e da crociera avversari (come il Rim-156 SM-2, Rim-161 SM-3 e Rim-174 SM-6). Questo sistema è montato sugli incrociatori classe Ticonderoga e sui cacciatorpediniere classe Arleigh Burke della Marina Americana ed equipaggia anche fregate e caccia delle marine di Germania, Corea del Sud, Turchia, Giappone, Australia, Canada, Danimarca, Olanda, Norvegia, Spagna, Nuova Zelanda e Tailandia.

La possibilità di lanciare da terra i missili Tomahawk dal complesso Aegis Ashore, rappresenterebbe quindi, grazie alla loro gittata compresa tra i 1250 ed i 2500 chilometri a seconda della versione, una prima e aperta violazione del Trattato Inf secondo la Russia.

Sempre Mosca, col Trattato già praticamente stracciato, ha fornito delle prove satellitari secondo le quali Washington, nel 2017, avrebbe iniziato in segreto la riconfigurazione degli impianti industriali della Raytheon, ditta specializzata nella costruzione – tra le altre cose – di razzi di vario tipo, per la produzione di missili balistici a raggio intermedio, ma le accuse appaiono del tutto pretestuose e volte a cercare una giustificazione ex post.
Perché gli Usa hanno stracciato il Trattato Inf?

La domanda fondamentale, in casi come questi, è sempre una sola: perché? Per rispondere occorre guardare ad un teatro molto lontano rispetto all’Europa, sede della nascita del Trattato Inf: l’Estremo Oriente.

Non è infatti un caso che gli Stati Uniti abbiano denunciato l’accordo proprio ora, a due anni dalla salita alla Casa Bianca di Donald Trump, e non è affatto una contraddizione che questa scelta sia stata presa da un Presidente considerato da tutti “filo russo” quando non addirittura connivente con la strategia globale del Cremlino.

Per capire come non si tratti di una contraddizione occorre considerare la visione strategica della Casa Bianca che ha sempre visto la Russia come un avversario di secondaria importanza rispetto alla Cina, ed infatti le recenti dimissioni di James “Mad Dog” Mattis dal dicastero della Difesa sono motivate proprio dalla differenza di visione politica tra il Presidente Trump ed il suo, ormai ex, Segretario della Difesa: il primo più morbido nell’approccio verso Mosca, il secondo molto più duro ponendosi nel solco quasi di un maccartismo di ritorno e perfettamente in linea con il personaggio: un ex generale dei Marines da sempre considerato un falco.

Oltre a queste motivazioni “politiche” la scelta di denunciare il Trattato Inf risponde ad un’esigenza molto pratica e circostanziale: l’accordo era stato siglato solo da Russia e Stati Uniti e non considerava la Cina, che allora non era ritenuta l’avversario principale per la politica americana, in quanto, in funzione antisovietica, i legami tra Washington e Pechino erano basati sulla reciproca collaborazione, se pur con alti e bassi.

Ora la situazione strategica è radicalmente mutata e potremmo dire quasi rovesciata, con la Russia meno minacciosa rispetto alla Cina per quanto riguarda gli interessi globali americani: è ormai risaputo che Pechino sia in possesso di missili balistici a raggio intermedio coi quali può bersagliare obiettivi americani nel Pacifico oltre che, parrebbe, perfino le portaerei Usa in navigazione.

Senza considerare che, proprio dal punto di vista globale, la Cina con la sua penetrazione in quasi ogni continente non solo nel quadro della Belt and Road Initiative, si è ormai configurata come il concorrente primario per il sistema economico americano e pertanto è passata, abbastanza rapidamente, dall’essere un partner con cui collaborare ad essere un avversario a cui contrapporsi, come si evince anche dalla loro stessa dialettica diplomatica che, proprio negli ultimi mesi, sta parlando – e valutando – apertamente della possibilità di un conflitto armato con gli Stati Uniti.

Avendo presente le clausole del Trattato Inf e le considerazioni fatte sulla Cina e su come sia diventata il nemico principale per gli Usa, risulta quindi chiaro il motivo per il quale Washington abbia stracciato il Trattato sui missili a raggio intermedio e possiamo dire che, benché ci siano forti sospetti che il missile russo incriminato – il 9M729 – non rispettasse veramente le clausole dello stesso, le accuse rivolte a Mosca fossero solo un pretesto per poter ricusare l’accordo del 1987, divenuto ormai obsoleto.

Certamente Mosca, come sempre accade, ha contribuito attivamente affinché il Trattato decadesse, ma crediamo che anche se non avesse schierato il 9M729 Washington lo avrebbe comunque denunciato unilateralmente così come avvenne per il Trattato Abm sui sistemi antimissili balistici.

Cosa ci aspetta?

E’ difficile fare previsioni a medio e lungo termine quando si tratta di complesse dinamiche internazionali come queste. In queste ore concitate, però, stiamo assistendo a provvedimenti da parte russa che sono indicativi più della volontà di Mosca di mascherare la propria debolezza che dettati dal dover rispondere ad una reale necessità di avere asset strategici a raggio intermedio: del resto in Europa non esistono tali tipi di armi e nel breve termine nemmeno esisteranno.

Da parte americana è difficile pensare che verranno costruiti nuovi vettori balistici a raggio intermedio: dalla progettazione all’ingresso in servizio passerebbero troppi anni. Più ragionevole pensare che, come si sta pensando anche in Russia, si aumenterà la gittata di missili da crociera già esistenti e si procederà a costruire piattaforme terrestri, molto probabilmente mobili, di nuovi sistemi di questo tipo sulla scorta delle armi già in servizio – o prossime ad esserlo – con l’Us Air Force o la Us Navy e che queste armi non arriveranno, con ogni probabilità, sul suolo europeo ma saranno dispiegate nel vasto scacchiere estremo orientale o, semmai, in quello mediorientale.

L’uscita dal Trattato potrebbe essere anche una mossa rivolta verso l’Iran e non solo verso la Cina: del resto Teheran dispone di un arsenale missilistico primitivo ma di tutto rispetto nel quadro di un conflitto regionale che vedrebbe coinvolti alleati storici degli Stati Uniti come Arabia Saudita e Israele.

I grandi esclusi, o potremmo dire meglio “abbandonati”, siamo noi europei, che con la fine del Trattato Inf avremo puntati i missili russi senza nulla da poterci opporre se non qualche decina di bombe nucleari a caduta libera negli arsenali di Italia e Germania – ma di proprietà Usa – e i missili balistici di Francia e Inghilterra che sono adatti solo ad uno strike nucleare massiccio e non ad un attacco di precisione anche con carica convenzionale come potrebbe avvenire con un missile da crociera come il 9M729.

Con il termine del Trattato si aprono quindi diversi scenari possibili per l’Europa e per il mondo intero, e grazie alle nuove dottrine di impiego di armi convenzionali e atomiche a basso potenziale i rischi di un’escalation che porti ad un conflitto nucleare totale tra superpotenze si fanno sempre più seri: chi potrebbe mai sapere, infatti, che un missile da crociera a medio raggio, o un missile balistico a raggio intermedio come il DF-26 cinese, sia armato con una testata convenzionale e non nucleare in caso di attacco massiccio? Non lo saprebbe nessuno sino al primo impatto, ovvero troppo tardi per dare una risposta adeguata, troppo tardi per non aver impiegato preventivamente le armi atomiche.

http://www.occhidellaguerra.it/perche-g ... ttato-inf/



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 18/02/2019, 00:27 
'Europa processi 800 dell'Isis o li libero'

'Ue processi 800 combattenti Califfato o li liberiamo'


Immagine


¯
"Ci stiamo ritirando dopo una vittoria al 100% sul Califfato", twitta Donald Trump, riferendosi al ritiro delle truppe americane dalla Siria.

"Gli Stati Uniti - scrive ancora Trump - stanno chiedendo a Gran Bretagna, Francia, Germania e altri alleati europei di prendersi gli 800 combattenti dell'Isis che abbiamo catturato in Siria e di processarli. Il Califfato è pronto a cadere. L'alternativa non è buona ed è che saremo costretti a rilasciarli".

Trump sottolinea che gli Usa "non vogliono vedere questi combattenti penetrare Europa, dove si prevede che vadano. Noi abbiamo fatto e speso molto, ora tocca ad altri fare il lavoro che sanno fare".
_



Fonte


Sembra una minaccia più o meno velata.


IMHO, per me capelli di pannocchia, oltre a portare iella, ha ntenzioni di rompere i @@.

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Mettiamo che l'UE non processi gli 800 combattenti... non lo fa neanche l'USA, i terroristi vengono liberati e buonanotte al secchio. [:73]



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 18/02/2019, 09:53 
Sempre a loro convenienza ragionano questi Americani; se li hanno vinti loro, spetta a loro incarcerarli, che poi chi li ha indottrinati e finanziati…………. [:291] [:306]


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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 18/02/2019, 10:09 
Non li hanno sconfitti loro, bensì i russi ed Hezbollah! ;)

Che per evitare il problema non hanno fatto prigionieri. Gli americani li hanno fatti evacuare? Mo se li tengano.



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 18/02/2019, 10:51 
TheApologist ha scritto:
Non li hanno sconfitti loro, bensì i russi ed Hezbollah! ;)

Che per evitare il problema non hanno fatto prigionieri. Gli americani li hanno fatti evacuare? Mo se li tengano.


Concordi con quello che dico io!. [^]


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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 18/02/2019, 17:05 
Russia: Gli USA e i loro miliziani in Siria bloccano l'uscita dei rifugiati dal campo di Rukban


In precedenza, il governo siriano e le forze armate russe hanno accusato le forze statunitensi e "gruppi di miliziani illegali" sotto il loro controllo di mantenere con la forza donne e bambini nel campo, situato nel sud della Siria, sul confine del paese devastato dalla guerra con la Giordania.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha fatto in qualche modo saltare il banco mostrando l'inattività degli Stati Uniti nell campo profughi di Rukban, ribadendo le preoccupazioni di vecchia data di Mosca sul destino dei rifugiati nel territorio controllato dagli Stati Uniti in Siria.

"È passato molto tempo per far uscire i rifugiati dal campo di Rukban", ha detto Lavrov, parlando ai giornalisti dopo il suo incontro con il ministro degli affari esteri dell'Oman, Yusuf bin Alawi bin Abdullah, a Mosca, oggi.

Noi, insieme al governo siriano, chiediamo che ciò avvenga. Ma gli Stati Uniti e gli estremisti sotto il loro controllo che controllano questo campo proibiscono alle persone di andarsene ", ha aggiunto Lavrov.

Il capo della diplomazia russa ha espresso la speranza che i rappresentanti delle Nazioni Unite, che di recente hanno accompagnato un secondo convoglio di soccorso umanitario a Rukban, "vedano che tutto è lontano dall'essere in ordine" nel campo e riferiscano sulle loro conclusioni al Consiglio di sicurezza dell'ONU.

Commentando la recente dichiarazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul fatto che i paesi europei dovrebbero riprendere più di 800 terroristi dell'ISIS catturati in Siria e portarli davanti alla giustizia, Lavrov ha precisato che è necessario capire esattamente cosa hanno in mente gli Stati Uniti.

"Questi individui sono sospettati di terrorismo, sono combattenti terroristi stranieri, questo è esattamente il termine sancito nella risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e queste risoluzioni contengono un elenco molto chiaro di misure da adottare contro questi combattenti terroristi stranieri quando cadono nelle mani dei paesi che combattono contro i terroristi", ha spiegato Lavrov.


"Il primo passo, assolutamente indispensabile, è la trasparenza e il trasferimento di informazioni su questi individui", ha aggiunto.

Il ministro degli Esteri ha sottolineato che in precedenza gli Stati Uniti hanno inviato individui sospettati di terrorismo nella prigione di Guantanamo Bay a Cuba, "dove sono stati trattenuti per anni senza processo ... o trasferito illegalmente queste persone in prigioni segrete della CIA nell'Europa orientale, con il risultato in un grande scandalo." Questa è una cosa che deve essere evitata questa volta, secondo Lavrov.

"Quindi dobbiamo prima capire che cosa è in gioco, perché gli Stati Uniti in tali situazioni sono in grado di agire in modo diametralmente opposto", ha ricordato Lavrov.
Il campo profughi di Rukban si trova vicino alla base americana di At-Tanf, in Siria, attorno al quale le forze statunitensi nella zona hanno stabilito una "zona cuscinetto" di 55 km. I miliziani sostenuti dagli Stati Uniti nell'area hanno bloccato le uscite e le entrate nell'area. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, il campo contiene circa 40.000 persone, per lo più donne e bambini, con condizioni difficili nel campo che portano alla morte di numerosi rifugiati.

Damasco ha ripetutamente invitato gli Stati Uniti a ritirarsi dal suo "illegale" avamposto siriano meridionale, mentre le forze armate siriane e russe hanno accusato Washington di addestare i miliziani jihadisti ad At-Tanf per nuove operazioni contro il governo siriano.

Fonte: Sputnik - Foto AP
Notizia del: 18/02/2019
https://www.lantidiplomatico.it/dettnew ... a/8_27234/


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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 18/02/2019, 17:42 
bleffort ha scritto:
TheApologist ha scritto:
Non li hanno sconfitti loro, bensì i russi ed Hezbollah! ;)

Che per evitare il problema non hanno fatto prigionieri. Gli americani li hanno fatti evacuare? Mo se li tengano.


Concordi con quello che dico io!. [^]




Sé! Poi se li schiaffano a Guantanamo, tutti a .. piangere! [:246]



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 18/02/2019, 17:45 
Ah, io no di sicuro!
Comunque "rendono" di più come concime :)



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 Oggetto del messaggio: Re: Mr. President Trump
MessaggioInviato: 18/02/2019, 18:21 
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L’isolamento italiano in Europa porta il governo giallo-verde a una scelta di campo: schierarsi apertamente con gli Stati Uniti. In questo periodo di guerra (neanche troppo fredda) fra Italia e Francia e dopo le parole grosse dell’Europarlamento nei confronti di Giuseppe Conte, l’Italia ha deciso di volgere lo sguardo a Ovest. Consapevole che le esigenze della maggioranza di governo possano trovare più di una sponda dall’altra parte dell’Atlantico.

Matteo Salvini è da tempo impegnato a organizzare il suo viaggio negli States. Ed è del tutto evidente che il leader della lega punti a un asse a tutto campo con l’amministrazione Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha molti punti in comune con l’agenda del leader della lega. E a Washington piace molto, sopratutto per le sue prese di posizione in politica estera.
Salvini è ormai perfettamente inserito nella cosiddetta internazionale sovranista. E il fatto di aver parlato senza mezzi termini del riconoscimento di Juan Guaidò, della difesa di Israele e il sostegno a Jair Bolsonaro, sono elementi che fanno capire l’asse con Washington sia già una realtà. E Salvini piace anche dall’altra parte dell’Atlantico.

Il viaggio del sottosegretario Guglielmo Picchi è servito ad arare il campo in vista dello sbarco del ministro. Picchi, che è andato negli States a sue spese, ha incontrato diversi esponenti dell’establishment Usa. E ha così predisposto una serie di rapporti utili a costruire un asse strategico non solo con l’amministrazione Trump, ma in generale con l’area repubblicana statunitense. Fra incontri al Dipartimento di Stato, Wall Street e altre sedi istituzionali, Picchi ha potuto creare i presupposti per un rafforzamento delle relazioni atlantiche della Lega. E questo servirà soprattutto per facilitare l’accreditamento di Salvini nella politica americana, che dovrebbe arrivare ufficialmente a fine febbraio con l’incontro dei conservatori. Dovrebbe, perché iniziano a filtrare delle indiscrezioni, riportate da Repubblica, sul fatto che il viaggio in America potrebbe non essere più così certo. Anche se sembra difficile credere che Salvini non voglia giocarsi il jolly di Trump anche in vista delle Europee.

Ma nella maggioranza di governo non c’è solo la Lega a muovere le fila dei rapporti con gli Stati Uniti. E anche il Movimento 5 Stelle, in particolare con Luigi Di Maio, prova a riallacciare le fila dei rapporti con l’America. Dopo che il suo tour negli Usa è saltato per questioni interne, ora il vice premier pentastellato sembra intenzionato a recarsi negli Stati Uniti tra fine marzo e inizio aprile. L’idea non è solo quella di incontrare più persone possibile dell’entourage di Trump, ma anche quella di evitare di partire per l’America subito dopo Salvini. Altrimenti, anche in questo caso, il leader della Lega anticiperebbe l’M5S. Dando l’immagine di un partito che insegue il suo alleato di governo.

Per Di Maio la questione è particolarmente importante. Completamente isolato in Europa, dove almeno Salvini può contare su tutto il fronte sovranista, il Movimento ora ha dei problemi molto seri di natura politica e internazionale. Le posizioni espresse dal Movimento non piacciono agli Stati Uniti. E non piacciono nemmeno all’Europa. E questa situazione lo porta ad avere una posizione del tutto priva di sbocco. Serve un cambio di registro. Ed è per questo che i pentastellati ora tornano a puntare Washington. E soprattutto quel Trump che apprezza Giuseppe Conte ma che guarda con preoccupazione alle derive pentastellate in politica estera, specialmente nei rapporti con la Cina e dopo le forti divergenze su Venezuela e altri dossier. E Di Maio, che intrattiene rapporti cordiali con l’ambasciatore Usa a Roma vuole rassicurare gli Usa sull’essere pienamente inserito nella Nato e nel blocco occidentale. La sfida alle Europee passa anche per l’accreditamento a Washington.

http://www.occhidellaguerra.it/trump-sa ... rIVQhN8CEA



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