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 Oggetto del messaggio: Re: La Cina è vicina a darci scacco matto
MessaggioInviato: 09/01/2021, 14:28 
Robiwankenobi ha scritto:
TheApologist ha scritto:
MaxpoweR ha scritto:
Il modesto affare Jack Ma ricorda che la Cina post-maoista ha miliardari, ma non detengono il potere.


Invece in Usa i miliardari fanno fuori mediaticamente il Presidente eletto! L'esatto contrario! [:246]


Che è un miliardario a sua volta [:246]

Ahahah si ancora peggio!
Beh ma scommetto che pure Xi Jinping un po' di soldini li ha messi da parte... [:246]



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“Questa crisi, questo disastro [europeo] è artificiale, e in sostanza questo disastro artificiale ha quattro lettere: EURO.”
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 Oggetto del messaggio: Re: La Cina è vicina a darci scacco matto
MessaggioInviato: 09/01/2021, 14:31 
TheApologist ha scritto:
Ahahah si ancora peggio!
Beh ma scommetto che pure Xi Jinping un po' di soldini li ha messi da parte... [:246]

Ma Jack lo avranno incarcerato o sarà morto?


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 Oggetto del messaggio: Re: La Cina è vicina a darci scacco matto
MessaggioInviato: 09/01/2021, 15:48 
Come dice l'articolo penso abbia ritenuto necessario farsi un pò da parte per evitare problemi al suo colosso. In Cina va bene il capitalismo ma se vuoi fare il turbo capitalista in stile occidentale, e quindi internazionalizzare i capitali togliendo il controllo del governo da un asset industriale fondamentale ti tagliano le mani. Ed a ragione aggiungerei.

tra l'altro lo stesse è stato fatto con microsoft a suo tempo (con risultati ovviamente scarsissimi) e lo si cercherà di fare con Facebook, Google, e presto anche amazon. Ma ovviamente quado lo si fa in occidente lo si fa PER IL BENE DEL MERCATOHHHHHHHH (senza tra l'altro scalfire minimamente l'enorme potere parastatale di queste multinazionli) se lo fanno in Cina, tra l'altro con effetti evidenti e significativi, si storce la bocca e si urla al regime.

come sempre due pesi due misure, e nel mondo al contrario le misure ipocrite vengono giudicate ESEMPLARI, quelle esemplari invece i regime.

Aveva ragione Sanchuniàthōn.



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 Oggetto del messaggio: Re: La Cina è vicina a darci scacco matto
MessaggioInviato: 09/01/2021, 16:01 
un esempio..

Cita:
La concorrenza secondo Amazon

L'azienda usa pratiche molto dure contro i suoi avversari ma anche contro alcuni venditori che lavorano sulla sua piattaforma, scrive il Wall Street Journal

Immagine

Fonte: https://www.ilpost.it/2021/01/09/amazon-concorrenza/

Pochi giorni fa il Wall Street Journal ha pubblicato un lungo articolo sulle molte tecniche usate da Amazon per combattere (e in alcuni casi eliminare) la concorrenza, elencando diverse aziende che sono entrate in crisi o hanno subìto gravi difficoltà a causa dell’atteggiamento aggressivo di Amazon. Le storie di alcune di queste aziende sono note da anni, altre sono inedite, e mostrano come Amazon e il suo fondatore, Jeff Bezos, non abbiano mai abbandonato un atteggiamento da startup, da compagnia agli inizi che attribuisce a ogni sfida, anche piccola, un’importanza decisiva.

Bezos ha codificato questo atteggiamento in numerose dichiarazioni pubbliche e in comunicazioni ai dipendenti, dicendo che è sempre «il giorno uno», cioè che Amazon, anche se esiste da 26 anni ed è una delle più grandi aziende del mondo, non deve mai smettere di comportarsi come se fosse agli inizi. La filosofia del «giorno uno», scrive il Wall Street Journal, ha dato enorme impulso ad Amazon, ma al tempo stesso l’ha spinta ad adottare contro la concorrenza pratiche aggressive e controverse, che sono diventate oggetto di indagini da parte delle autorità antitrust e della politica sia negli Stati Uniti sia in Europa.

A volte la concorrenza è sui prezzi, e questi sono i casi più noti: nel 2009, Amazon creò un team interno per contrastare Quidsi, un’azienda di e-commerce che possedeva il sito Diapers.com e che aveva ottenuto enorme successo vendendo pannolini e altri prodotti per neonati. Diapers.com aveva diversi servizi migliori di Amazon, ma Amazon ridusse i prezzi dei pannolini del 30 per cento. Secondo un ex dirigente di Quidsi sentito dal Wall Street Journal, Amazon perdeva 7 dollari per ciascuna confezione di pannolini venduta, ma mise Diapers.com fuori mercato: un anno dopo Quidsi fu venduta ad Amazon per 500 milioni di dollari.

Un altro esempio è Wayfair, un sito americano che vende mobili online e che, a partire dal 2016, fu oggetto di una campagna di Amazon volta a imitare gli aspetti di maggior successo del suo business. Amazon istituì internamente una squadra di 100 persone dedicata allo scopo, il “Wayfair Parity Team”, che rintracciò i principali fornitori di mobili di Wayfair e cominciò a vendere su Amazon gli stessi prodotti. I risultati economici di Wayfair, in quella circostanza, non ne risentirono.

– Leggi anche: Amazon vuole farci comprare meno cose

In altri casi Amazon non si limita a contrastare la concorrenza dei siti di e-commerce, ma secondo il Wall Street Journal usa tecniche controverse contro produttori di successo che vendono sul suo stesso sito, con l’obiettivo di favorire le merci a marchio Amazon, che hanno margini maggiori e fidelizzano i clienti. Uno degli esempi citati è Allibirds, una famosa marca americana che vende scarpe da ginnastica fatte di lana. Allbirds ha avuto molto successo, soprattutto nella Silicon Valley, ma si è sempre rifiutata di vendere i suoi prodotti su Amazon: a un certo punto sul sito di Amazon sono cominciate ad apparire in vendita delle copie fatte da altre aziende, poi Amazon ha creato la sua, a marchio Galen. La scarpa non ha molte delle caratteristiche di Allbirds, come i materiali ecosostenibili, ma è esteticamente molto simile e costa un terzo. Amazon ha detto al Wall Street Journal che nessun copyright è stato violato per la produzione delle scarpe Galen.

Uno dei casi più notevoli è quello di Pirate Trading, una società che, circa un decennio fa, vendeva treppiedi per macchine fotografiche su Amazon, ottenendo 3,5 milioni di dollari l’anno. Nel 2011, però, Amazon rintracciò i produttori che Pirate Trading usava per i suoi treppiedi e cominciò a rifornirsene, vendendo gli stessi oggetti con il marchio AmazonBasics a prezzi stracciati: Dalen Thomas, il proprietario di Pirate Trading, calcolò che avrebbe guadagnato di più a comprare i treppiedi AmazonBasics e a rivenderli su Amazon piuttosto che a comprarli dal fornitore, che a quel punto serviva entrambe le aziende, tanto era basso il prezzo chiesto. Amazon, inoltre, cominciò a sospendere periodicamente la vendita dei prodotti di Pirate Trading, adducendo varie ragioni, come la violazione della proprietà intellettuale, per periodi di tempo anche prolungati.

Secondo alcune aziende, Amazon utilizza a suo vantaggio le informazioni dei venditori che operano sul suo sito, come l’elenco dei fornitori che i venditori sono tenuti a rivelare come garanzia che le loro merci non siano contraffatte: se un prodotto ha successo, Amazon può andare dallo stesso fornitore e farselo fare per sé. Per questo alcuni venditori usano espedienti per rivelare meno informazioni possibili ad Amazon: per esempio, usano degli intermediari per spedire i loro prodotti, per evitare che Amazon possa risalire ai fornitori. Altre aziende accusano Amazon di usare il proprio algoritmo e la propria piattaforma per penalizzare i prodotti altrui e valorizzare i propri. Per esempio, scrive il Wall Street Journal, nel 2017 ha cominciato a vendere un marchio di vestiti simile per stile alla marca americana J.Crew e, approfittando del fatto che J.Crew non vendeva su Amazon, ha dirottato le ricerche che citavano J.Crew sul proprio marchio.

– Leggi anche: L’UE vuole riscrivere le regole di internet

L’ultima mira di Amazon, molto recente, è Shopify, un sito che vende prodotti online per consentire alle aziende di creare il proprio sistema di e-commerce, dal sito ai sistemi di pagamento. Negli ultimi anni, e soprattutto in seguito alla pandemia da coronavirus, Shopify è diventato estremamente popolare: non è un concorrente diretto di Amazon, perché non ha un servizio di e-commerce proprio, ma fornisce ai venditori servizi e infrastrutture forniti anche da Amazon (tra questi ha da poco inaugurato un sistema di consegne), con commissioni inferiori. Il piano per contrastare Shopify si chiama “Project Santos”.

Anche se Amazon nega tutte le accuse, diverse istituzioni hanno avviato indagini per pratiche anticompetitive. Tra queste la Commissione europea, che a novembre di quest’anno ha accusato Amazon di usare i dati dei venditori per favorire i propri prodotti e di usare metodi impropri per spingerli a usare le sue infrastrutture, per esempio nei servizi di consegna. A ottobre, invece, una commissione del Congresso americano ha paragonato Amazon e altre aziende tecnologiche americane a monopoli.



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 Oggetto del messaggio: Re: La Cina è vicina a darci scacco matto
MessaggioInviato: 11/01/2021, 09:05 
Robiwankenobi ha scritto:
TheApologist ha scritto:
Ahahah si ancora peggio!
Beh ma scommetto che pure Xi Jinping un po' di soldini li ha messi da parte... [:246]

Ma Jack lo avranno incarcerato o sarà morto?



https://it.wikipedia.org/wiki/Jack_Ma

https://www.ilsole24ore.com/art/cina-ja ... fresh_ce=1

https://www.money.it/jack-ma-scomparso- ... -ant-group

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 Oggetto del messaggio: Re: La Cina è vicina a darci scacco matto
MessaggioInviato: 15/01/2021, 11:56 
Cita:
Video. Da 620 a 800 km/h. La Cina presenta il treno più veloce al mondo

Immagine

La Cina ha presentato un nuovo prototipo di treno di tipo Maglev (trasporto a levitazione magnetica), in grado di raggiungere velocità fino a 620 chilometri orari.
I ricercatori della Southwest Jiaotong University hanno presentato il loro lavoro su una pista di prova di 165 metri situata nella città di Chengdu, nel sud-ovest della Cina. La velocità massima del treno è probabilmente la più veloce di tutti i veicoli a terra ed è vicina alla velocità di alcuni aerei, riferiscono i media locali.

Tuttavia, gli sviluppatori stanno lavorando per estenderlo fino a 800 chilometri all'ora .

Guarda su youtube.com


La Cina ha già il servizio di levitazione magnetica commerciale più veloce del mondo, Shanghai Transrapid, che opera con una velocità massima di 430 chilometri all'ora ed è stato inaugurato nel 2002.

Tuttavia, il nuovo treno Maglev fa parte di un ambizioso piano di Pechino per creare collegamenti ancora più veloci tra le città cinesi.

Il nuovo progetto sarà basato sulla tecnologia dei superconduttori, affermano gli sviluppatori. La superconduttività si verifica quando la resistenza elettrica si avvicina allo zero durante il raffreddamento a temperature molto basse.

Lo stato superconduttore sarebbe la chiave per supportare veicoli Maglev più veloci ed efficienti, spiegano gli esperti.

Il progetto cinese sarebbe un serio rivale per una linea di levitazione magnetica che dovrebbe aprire in Giappone tra Tokyo e Nagoya nel 2027, ma i ricercatori di Chengdu affermano che la loro tecnologia sarà molto più economica, poiché non utilizza l'elio come le sue controparti giapponesi per raggiungere le basse temperature necessarie per creare lo stato superconduttore

"L'elio liquido è molto costoso. Qui otteniamo la superconduttività a una temperatura leggermente superiore utilizzando azoto liquido, e questo riduce il costo a un cinquantesimo", spiega Deng Zigang, ricercatore presso il Key State Laboratory for Traction Power at Southwest Jiaotong University, citato da The South China Morning Post.

Inoltre, il prototipo cinese utilizza fibra di carbonio e pesa circa la metà del peso dei suoi omologhi dei treni ad alta velocità.

Il costo stimato per la costruzione di una nuova linea di levitazione magnetica, nel frattempo, sarebbe compreso tra 38,65 milioni e 46,41 milioni di dollari al chilometro, rispetto ai 31 milioni di dollari al chilometro per i binari di un treno ad alta velocità, secondo Wu Zili, l'ingegnere senior della squadra.

I ricercatori ammettono che ci sono ancora problemi da risolvere prima che la nuova tecnologia diventi commercialmente valida, osservando che il processo potrebbe richiedere circa sei anni.

Fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-video_da_620_a_800_kmh_la_cina_presenta_il_treno_pi_veloce_al_mondo/39099_39187/




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 Oggetto del messaggio: Re: La Cina è vicina a darci scacco matto
MessaggioInviato: 15/01/2021, 12:14 
considerando che il primo treno a levitazione magnetica è stato progettato e prodotto nei primi anni '60 mi chiedo oggi dove siamo arrivati VERAMENTE! 50 anni di know how nei cassetti!..avremmo potuto LIBERARE IL MONDO DA TUTTI I MALI... [:293] [:305]

https://it.wikipedia.org/wiki/Treno_a_l ... 2%2C%20vol.

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 Oggetto del messaggio: Re: La Cina è vicina a darci scacco matto
MessaggioInviato: 15/01/2021, 13:37 
non appena da qualche testo indù in sanscrito salterà fuori un superconduttore che operi a temperatura ambiente ci sarà la rivoluzione magnetica prima di allora con questi superconduttori che devono essere tenuti a temperature bassissime è difficile.



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 Oggetto del messaggio: Re: La Cina è vicina a darci scacco matto
MessaggioInviato: 16/01/2021, 18:28 
ce l'abbiamo dal '65 *senza* i superconduttori...e dalla fine dei '70 si può con l'applicazione della inversione gravitazionale, che però ancora NON esiste ufficialmente... [8]

**https://en.wikipedia.org/wiki/Eric_Laithwaite

sono certo che nelle PROSSIME future applicazioni, non solo per Maglev, passeremo direttamente al "controllo gravitazionale", saltando quel gradino tanto ricercato...anche perché come passo successivo integrativo, allo studio e test finale, c'è già la tecnologia quantistica applicata agli elaboratori... [:290]

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 Oggetto del messaggio: Re: La Cina è vicina a darci scacco matto
MessaggioInviato: 20/01/2021, 13:40 
Cita:
Auto elettrica cinese, rivale di Tesla, incorpora la guida autonoma in autostrada

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Il produttore cinese di auto elettriche Xpeng Motors ha annunciato progressi nello sviluppo della guida autonoma per i suoi veicoli, proseguendo la sfida per rivaleggiare con le aziende nazionali e Tesla.
L'azienda automobilistica introdurrà diverse nuove funzioni alla sua vettura di punta, la berlina P7, che sarà in grado di cambiare automaticamente corsia, accelerare o decelerare, sorpassare altre auto, immettersi e uscire dalle strade, secondo la CNBC .

Il cosiddetto Navigation Guided Pilot (NGP) non sostituirà completamente il conducente e formalmente farà parte dell'avanzato sistema di assistenza XPILOT 3.0 , che l'azienda Xpeng prevede di lanciare nel primo trimestre di quest'anno. Questa guida su strada parzialmente autonoma sarà disponibile solo sulla versione premium del P7 e per i clienti in Cina.

Xpeng rivaleggia sia con la compagnia di Elon Musk, e in particolare con la sua Model 3, sia con i concorrenti nazionali come NIO e Li Auto.

Nel 2020 è riuscita a vendere più del doppio dei veicoli dell'anno precedente, 27.041 unità.

In Cina, secondo una previsione pubblicata ieri, si prevede che la domanda di nuove auto crescerà nuovamente quest'anno dopo tre anni di calo.

Il mercato ha registrato una rivitalizzazione nella seconda metà del 2020 , con andamenti contrari a seconda della tipologia di veicolo: hanno subito una flessione (-6%) le vendite di auto tradizionali, comprese sia autovetture e SUV, sia minibus e veicoli polivalenti, mentre quelle delle auto elettriche hanno registrato un aumento dell'11%.

fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-auto_elettrica_cinese_rivale_di_tesla_incorpora_la_guida_autonoma_in_autostrada/39099_39271/



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 Oggetto del messaggio: Re: La Cina è vicina a darci scacco matto
MessaggioInviato: 22/01/2021, 13:28 
Sulla quesitone degli UIGURI sono ancora un pò nel limbo, nel senso che le informazioni che ho acquisito le ho tratte soprattutto dal main stream come National Geographic e simili e quei reportage sembrano molto convincenti, al netto delle solite interviste a presunti ESULI, della cui credibilità è sempre bene dubitare.

Però le immagini satellitari, la presenza le società di IA e sorveglianza attiva, presenti in quella regione e leader mondiale si monitoraggio attivo della popolazione, direi SOPRATTUTTO in quella regione, danno da pensare. Tra l'altro società che vendono i loro prodotti, che si presume sperimentino sugli UIGURI ai festanti governi di tutto il mondo, UE ed USA in primis.

Tra l'altro come sempre si usano due pesi e due misure, negli USA non ci sono forse LE RISERVE per le popolazioni che abitavano gli Stati Uniti ed il Canada prima che venissero conquistate dai coloni europei? Non sono forse stati sterminati sistematicamente per sottrargli il continente da nord a sud? Vogliamo parlare di Israele o meglio dei Khazari che si sono impossessati della Palestina sottraendola ai legittimi proprietari confinandoli dietro le mura e privandoli delle loro stesse risorse naturali?

Quindi quando si lanciano strali e discorsi di biasimo bisognerebbe prima farsi un bell'esame i coscienza.


In ogni caso c'è l'altra campana ed eccola qui:

Cita:
La fake news del "genocidio" degli uiguri smascherata... dalla matematica!

Immagine
Nuova presidenza, vecchia propaganda. Il cambio alla Casa Bianca è avvenuto. Il presidente brutto, sporco e cattivo, Donald Trump, è finalmente lontano e non può più nuocere. Però il buono e giusto, Joe Biden, non sembra trovarsi a disagio con alcuni aspetti della politica estera portata avanti dal presidente brutto, sporco e cattivo.

Per colpire la Cina la propaganda martellante sullo ‘genocidio’ degli uiguri nella regione autonoma dello Xinjiang va più che bene. Su questo, come su tanti altri temi, i due presidenti vanno a braccetto. Nonostante si tratti da temi da complottisti tante sono le menzogne sul tema. Ma tant’è. Spalleggiati dall’intero circuito informativo mainstream possono mentire spudoratamente.

Così, nell’ultimo giorno della presidenza Trump, il segretario di Stato Mike Pompeo ha dichiarato che la Cina compie un genocidio contro gli uiguri e altri popoli musulmani. L'amministrazione di Biden entrante ha indicato il proprio accordo generale con la falsa accusa. Un portavoce di Joseph R. Biden Jr. ha detto durante la campagna presidenziale dello scorso anno che le politiche di Pechino nella regione equivalgono a un genocidio.

Un genocidio alquanto strano visto che la popolazione della regione autonoma continua a crescere. Queste politiche di sterminio implementate dalla Cina sono quantomeno fallimentari. All'inizio del 1800 la popolazione sotto la dinastia Qing (Manchu) era circa il 60% turca e il 30% han. Nel 1953, un censimento della Repubblica popolare cinese registrò 4,87 milioni di cui il 75% erano uiguri e il 6% han. Nel 1964 il censimento documentava 7,44 milioni di cui il 54% erano uiguri e il 33% han. Dopo l'inizio delle riforme economiche, lo Xinjiang ha registrato 13,08 milioni di cui il 46% uiguri e il 40% han. Secondo il censimento del 2000, i 18,46 milioni di persone dello Xinjiang sono per il 45,21% uiguri e per il 40,57% han. L'attuale situazione della popolazione è simile a quella dei Qing, quando molti Han vivevano nella zona.

Nel 1953 c'erano 3,6 milioni di uiguri nello Xinjiang. In 2.000 erano 8,4 milioni. Wikipedia afferma che nel 2018 lo Xinjiang ha una popolazione totale di 25 milioni di cui 11,3 milioni sono di etnia uigura.
È abbastanza strano affermare che una crescita così consistente della popolazione di un gruppo etnico è in qualche modo un "genocidio".

Come spiega il giornalista e scrittore francese, Maxine Vivas, autore di un libro molto documentato 'Ouïghour pour en finir avec les fake news’, la regione dello Xinjiang è il punto di partenza della Nuova Via della Seta, quindi gli Stati Uniti hanno come priorità la destabilizzazione dell’area per minare il progetto strategico cinese sin dalle sue fondamenta. “In Tibet, hanno perso. Anche su Hong Kong, a quanto pare. Rimane lo Xinjiang, una regione grande tre volte la Francia, un sesto del territorio cinese dove vivono 12,7 milioni di uiguri, spesso musulmani. Questo è il punto di partenza della “Nuova Via della Seta”. Studio questa vicenda dal 2016, sono stato nello Xinjiang due volte e dico alcune cose nel mio libro ‘Ouïghours, pour en finir avec les Fake news’.

L’informazione mainstream è anche molto contraddittoria sul tema. Da una parte si afferma che gli uiguri sono costretti a lavorare, da un’altra che che i gruppi di minoranza nello Xinjiang vengono esclusi dal lavoro come forma di discriminazione razziale. Come fa il New York Times.

Negli anni passati nello Xinjiang giungevano tanti lavoratori da tutti gli angoli della Cina. Ma adesso non è più così. Dopo che la Cina ha introdotto una migliore politica di sviluppo e le società hanno iniziato a reclutare dalla popolazione uigura locale per la raccolta del cotone e altri lavori dell'industria tessile, gli stessi media "occidentali" si lamentano del "lavoro coatto".

Si tratta di pura propaganda anti-cinese. Pechino può fare poco o nulla per contrastarla. Non è propaganda invece evidenziare come l’amministrazione del ‘buono’ Joe Biden, sia perfettamente in linea con quella del tanto vituperato Trump su questo tema. Ma siamo solo agli inizi, col passare del tempo vedremo la continuità che c’è tra i due presidenti. Altri castelli di fake news che cadranno inesorabilmente davanti alla realtà dei fatti.

Fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_fake_news_del_genocidio_degli_uiguri_smascherata_dalla_matematica/8_39326/



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 Oggetto del messaggio: Re: La Cina è vicina a darci scacco matto
MessaggioInviato: 22/01/2021, 14:18 
Spero per il bene della mia gente e mio che la Cina sia sempre MENO vicina, dia a me il tempo di morire NORMALMENTE ed a tutto il mondo di organizzarsi prima.
Perchè a prescindere dalla differenza di cultura ed usanze, vivere con loro o peggio sotto di loro......



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 Oggetto del messaggio: Re: La Cina è vicina a darci scacco matto
MessaggioInviato: 23/01/2021, 12:52 
Cita:
Alla Cina manca poco per rimpiazzare il dollaro. C'è chi lo prevedeva con precisione nel 2016

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1) Ma perchè si dovrebbe leggere questo libro? Perchè, a dispetto del titolo ingannevole, si imparano cose che stanno succedendo nella economia-mondo che ci riguarderanno nel prossimo futuro. Sono tutti scritti già pubblicati tra il 2012 e il 2019 su “Marx21” e sull’“Antidiplomatico” per occasioni contingenti, ma sono sostenuti da una così solida visione complessiva che assicura loro una perfetta continuità di argomentazione. Per usare il bel titolo di una vecchia raccolta di saggi di Paul Sweezy, vi si legge “il presente come storia”, oppure, per dirla in altro modo, nel pieno di una foresta si scorgono i singoli alberi, ma senza mai perdere di vista la foresta.



2) Però possiamo metterla anche così: è aneddoto che la regina Elisabetta d’Inghilterra abbia riunito i “suoi” economisti dopo lo scoppio della Grande Crisi dei Mutui del 2008 per rimproverarli di non avere avvertito dello tsunami finanziario che sarebbe arrivato. Il rimprovero è però ingiusto perchè ci sono stati degli economisti che avevano avvertito per tempo, ma non erano stati ascoltati perchè “figli di un dio minore” come Karl Marx oppure perchè estranei o al margine delle istituzioni accademiche ufficiali.



3) Era accaduto lo stesso dopo il crollo del muro di Berlino e la scomparsa (ignominiosa) dell’Unione Sovietica. Ci furono intellettuali che subito teorizzarono la “fine della storia” oppure l’avvento di un Impero americano “senza se e senza ma”, ma ce ne furono altri che, non dimentichi della grande lezione leniniana sull’imperialismo, avvertirono che con la scomparsa l’URSS sarebbe ripartita alla grande la concorrenza interimperialistica, che adesso per evitare di dire parolacce si chiama “competizione geopolitica”. Ed è a partire da quella svolta epocale della storia che Cicalese ha scritto gli articoli che si leggono nel suo libro e di cui dirò qualcosa su ciò che vi ho appreso.



4) E’ certo che Lenin avrebbe fatto meglio ad intitolare il suo celebre libro agli “Imperialismi” (al plurale) invece che all’Imperialismo al singolare, perchè tale era per l’appunto lo stato del mondo ai tempi suoi, ma poi era sembrato che il titolo fosse azzeccato se applicato al “superimperialismo americano” che, dopo il 1945, aveva messo sotto tutela tutti gli altri imperialismi litiganti pur di salvarli dalla minaccia incombente del pericolo sovietico. Gli USA si erano autoproclamati i “poliziotti del mondo libero” e questa loro funzione durò indiscussa fino alla scomparsa dell’URSS, dopo di che le vocazioni imperialistiche particolari ritornarono alla grande in una Europa (mal)riunificata sotto la guida germanica, mentre il “pericolo rosso” cambiava di colore e adesso era diventato il “pericolo giallo”.



5) La Cina, dunque. Lasciando da parte l’interrogativo, a cui è imbarazzante rispondere, sulla “natura di classe” della nuova Cina, essa era certamente comunista nel 1989 ma, diversamente dalla Russia di di Gorbaciov, non si è fatta fregare dai moti studenteschi di piazza Tienanamen. Il Partito Comunista Cinese ha certamente allora chiuso i conti con la protesta della gioventù nella maniera più sconveniente possibile, ma dal punto di vista della storia economica cinese successiva la decisione sanguinaria è stata decisiva se Deng Xiaoping ha poi potuto aprire il paese ai capitali stranieri istituendo delle strategiche Zone di Libero Scambio in cui fare investire, mentre la diaspora finanziaria nazionale, che aveva abbandonato il paese dopo la presa del potere comunista nel 1949, ritornava in patria per farvi profitti, sicura ormai che Pechino non avrebbe fatto la fine miserabile della Mosca di Eltisn.



5) E’ quindi partita dal sangue di piazza Tienanmen la storia del successo economico della Nuova Cina, a cui perfino gli Stati Uniti hanno poi aperto nel 2001 le porte del WTO per approfittare di quelle sue merci a prezzi “low cost” che venivano esportate in quantità industriali (“la Cina è un’offiCina”, come allora si diceva) e di cui gli occidentali parlavano malissimo per la scarsa qualità produttiva, ma che comunque compravano perchè... costavano così poco! E la Cina che ha fatto di tutti quei dollari che riceveva in cambio delle proprie esportazioni? Li ha diligentemente restituiti agli Stati Uniti acquistando i titoli del suo debito pubblico, così da garantirsi di tenere il suo più importante avversario per i cordoni... della Borsa. E poi, piano piano, quei titoli li sta convertendo in riserve valutarie (che già nel 2012, come avvertito da Cicalese, “superano l’insieme delle riserve americane e tedesche”) e in metallo giallo per assicurare la base materiale alla sostituzione definitiva (quando poi sarà...) della propria “moneta del popolo”, il renminbi, al dollaro quale denaro mondiale e di cui tanti economisti cosiddetti competenti si accorgeranno solo quando la sostituzione sarà di fatto compiuta.



6) Fu ciò che accadde alla sterlina rispetto al dollaro. J.M. Keynes l’aveva intuito fin dal 1917 che prima o poi la supremazia della moneta britannica sarebbe stata sostituita da quella della moneta americana, ma sul momento gli Stati Uniti si erano messi, proprio alla maniera cinese, sulla riva del fiume in attesa di vedere passare il cadavere del nemico. Ci aveva invece pensato la canea degli altri imperialismi (in Europa la Germania e, nel ridicolo, l’Italia e in Asia il Giappone) a scatenarsi contro la “perfida Albione” che si salvò solo perchè gli Stati Uniti vennero in suo aiuto, salvo poi presentare il conto a Bretton Woods nel 1944 imponendo la propria valuta al posto della sterlina (e Keynes, che fallì nell’impedirlo, ci rimase così male che al ritorno in patria ne morì di crepacuore). Altrettanto sta facendo adesso la Cina, pazientemente aspettando che la moneta americana si tolga dai piedi da solo. Il che succederà, ma poi non si dica che non siamo stati avvisati se Cicalese ha potuto scrivere nel 2016 che “alla Cina servono 5-10 anni per rimpiazzare il dollaro”...



7) Ma la Cina sta dando anche una lezione di politica economica alla Unione Monetaria Europea, l’altro polo imperialistico fuoriuscito dalle macerie del Muro di Berlino. L’Europa a guida tedesca, finalmente libera dalla tutela americana, avrebbe voluto infilarsi come “terzo incomodo” geoeconomico tra Stati Uniti e Cina (la Russia, nonostante la buona volontà di Putin, ancora non ce la fa a risorgere), ma è partita con il piede sbagliato puntando sulle esportazioni extra-UE piuttosto che sul proprio mercato interno. Era stato previsto fin dal piano Werner del 1972 che nella nuova Europa si sarebbero introdotte la deflazione salariale “al di dentro” e l’avanzo commerciale “al di fuori” ed il programma è stata portato avanti con tale ostinazione che adesso è “come se un mercato interno di 350 milioni di persone – da tanti soggetti è costituita l’eurozona – non esistesse affatto”. All’interno si sono poi adottate le c.d. politiche di “austerità espansiva”(che espansive non sono state mai) a colpi di “meno salario privato e meno disavanzi pubblici”, mentre s’invocavano “riforme di struttura” che non bastano mai, perchè il loro completamento sarebbe solo quello di “salario zero, lavoro intero”.



8) E invece la Cina? Continuando a perseguire l’obiettivo di porsi quale polo valutario internazionale alternativo (da cui l’interesse, dal 2015, della City di Londra di offrirsi come “la piattaforma finanziaria dello yuan in Europa”), ha deciso di sottrarsi al cappio della domanda “degli altri” per puntare invece (ma, come al solito a piccoli passi) sulla domanda interna. In fondo perchè non approfittare di una popolazione di 1 miliardo di persone per trasformarla in un miliardo di consumatori? Però la domanda in economia vale soltanto se “assistita da moneta”, ed ecco perchè il governo pechinese (che non è un cagnolino da grembo, ma una vecchia volpe) ha introdotto dal 2008 una riforma del “salario di classe” così avanzata da far impallidire i sindacati dei lavoratori europei. E con quale mira finale? Lo si è detto: di dar vita alla più grande classe media “affluente” del mondo. Lo ha aveva capito Cicalese fin dal 2015: “entro il 2020 la classe media cinese raggiungerà i 500 milioni di persone, che viaggeranno e avranno stili di vita equivalenti a chi, da noi, ha un reddito medio di 30.000 dollari”. E al 2020 ormai ci siamo arrivati.



9) Ma la vocazione estera della Cina non è stata abbandonata del tutto, sebbene si muova, a mio parere, anche in un’altra direzione rispetto a quella indicata da Cicalese. Si tratta della Nuova Via della Seta che non potrà più ripercorrere quella vecchia battuta da Marco Polo perché, partendo da Pechino, si finisce in un Medio Oriente in convulsione geopolitica spinta (troppi personaggi che vorrebbero fare il primattore, dall’Iran sciita alla Turchia ottomana, dalla Siria alawita all’Arabia saudita wahabita, e senza dimenticare la spina nel fianco d’Israele ebraico). Ora per Cicalese la Nuova Via della Seta seguirebbe quel percorso marittimo che i cinesi chiamano della “collana di perle” e che dal Mar della Cina circumnavigando le penisole indocinese, indiana ed araba, finisce per sboccare, tramite il canale di Suez, nel Mar Mediterraneo per approdare in Europa o al porto del Pireo in Grecia, o a Trieste (meglio che a Venezia) in Italia e o Marsiglia in Francia. Ma c’è pure un’altra possibilità, e cioè che la Nuova Via della Seta rimanga terrestre volgendosi lungo una “via siberiana” di collegamento da Pechino a Mosca seguendo il percorso inverso compiuto da Michele Strogoff. Mi pare che anche questa sia una possibilità geopolitica da considerare e che sarebbe un fatto nuovo nella storia, chiudendo il continente euroasiatico agli Stati Uniti e coronando il grande disegno di Gengis Khan di un “impero dei due mari” dall’Oceano Pacifico all’Oceano Atlantico tutto compreso.



*Giorgio Gattei, Professore Ordinario di Storia del Pensiero Economico alla Facoltà di Economia e Commercio, è autore di diversi saggi. Tra i protagonosti del marxismo italiano degli ultimi 40 anni.

Fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-alla_cina_manca_poco_per_rimpiazzare_il_dollaro_c_chi_lo_prevedeva_con_precisione_nel_2016/11_39344/



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 Oggetto del messaggio: Re: La Cina è vicina a darci scacco matto
MessaggioInviato: 29/01/2021, 12:12 
Cita:
Perché le fake news sugli scontri al confine tra India e Cina?

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Puntuali, ogni volta che Cina e India provano a dialogare, invece che accapigliarsi, sui confini tibetani, si registrano incidenti di frontiera che pongono criticità al dialogo, spesso mandando in fumo possibilità.

Sembra sia accaduto anche alcuni giorni fa, alla vigilia dell’ennesimo incontro tra una delegazione indiana e una cinese, come da agenda stipulata nell’ambito di un accordo quadro tra le due nazioni.

Un’intesa che prevede una serie di negoziati bilaterali per concordare una de-escalation controllata, dopo l’escalation del giugno scorso, quando uno scontro di confine rischiò di dar inizio a un conflitto vero e proprio tra le due potenze asiatiche.

Dopo quello scontro, infatti, i due Paesi hanno incrementato i rispettivi apparati militari sul confine conteso, con una tensione crescente e a rischio, almeno fino a quando, dopo una serie di contatti, hanno un accordo su un disimpegno parallelo e l’avvio del dialogo.

In altre note abbiamo accennato come tanti si oppongano a questa distensione, sia perché si vuole usare la contesa Cina-India per contenere Pechino sia perché è evidente che, se quest’ultima riesce a fare di New Delhi un partner strategico, non ce n’è per nessuno, come si dice a Roma.

Insomma, nuovo round di negoziati e, puntuali, nuovi scontri al confine. E, se non ci sono, occorre inventarli, com’è appunto accaduto nell’ultima occasione. La notizia dell’acceso scontro al confine tibetano del 20 gennaio ha fatto il giro del mondo. A rilanciarla tutti i media più importanti, ché quando certi media Usa o britannici danno la notizia, questa diventa subito “verità”.

Esemplare in tal senso, e analogo agli altri, il titolo dell’Ansa: “Scontri tra truppe India e Cina al confine”. Peccato che non era vero nulla, solo un bisticcio tra alcuni militari e nulla più.

La smentita delle fonti cinesi forse può apparire di parte, dato l’interesse di Pechino per la de-escalation. Ma a negare che sia successo un incidente di frontiera (addirittura uno scontro tra truppe…) è stata anche l’India, nel modo più categorico e autorevole.

Questa la dichiarazione ufficiale dell’esercito indiano: “Abbiamo ricevuto diverse domande riguardanti un confronto tra le truppe dell’esercito indiano e dell’EPL [esercito popolare di liberazione, quello cinese, ndr] nel settore del Sikkim”.

“È stato chiarito che c’è stato un confronto minore nell’area di Nakula del Sikkim settentrionale il 20 gennaio 2021, risolto dai comandanti locali secondo i protocolli stabiliti, i media sono pregati di astenersi dal travisare o esagerare informazioni completamente errate”.

Ovviamente, nessuno si è premurato di smentire la notizia data. Né di dare la notizia meno esplosiva, ma vera e più rassicurante per il mondo, che le due delegazioni hanno concordato ulteriori passi distensivi.

Sul punto rimandiamo alla nota del Global Times dal titolo: “Negli ultimi colloqui tra militari della Cina e dell’India si è concordato di affrettare i tempi per attuare un disimpegno anticipato in vista dell’avvicinarsi della primavera”.

Al di là delle Fake news più o meno interessate, va spiegato questo cenno alla primavera, che non è solo un rimando temporale.

Il punto è che l’area di attrito tra i due giganti asiatici si trova sul Tibet, ad altitudini notevoli che in inverno raggiungono temperature quasi polari, con ghiaccio, neve e tempeste tali da rendere praticamente impraticabili eventuali operazioni militari.

Situazione che ha, giocoforza, congelato anche le teste più calde. Ma in primavera cambierà tutto. Con rischi che le due potenze, almeno le menti più ragionevoli di ambo le parti, vogliono evitare.

Anche perché tra India e Cina, dopo gli incidenti (quelli veri) del giugno scorso, si è riaccesa una conflittualità antica, che il governo Modi aveva in parte sopito. E gli scontri di confine tra le due potenze potrebbero portare i due Paesi a un vero e proprio conflitto militare.

S tratta di due potenze nucleari: il mondo dovrebbe aiutare gli sforzi per domare l’incendio piuttosto che alimentare fiamme che potrebbero allargarsi ben al di là dei ristretti confini asiatici.

Fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-perch_le_fake_news_sugli_scontri_al_confine_tra_india_e_cina/16658_39444/



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 Oggetto del messaggio: Re: La Cina è vicina a darci scacco matto
MessaggioInviato: 30/01/2021, 11:44 
vi voglio far partecipi di questa mia considerazione personale.

ogni tanto vado nei negozi di cinesi
che ormai sono un pò dappertutto..
giustamente vendono direttamente la loro merce senza intermediari...
dal produttore al consumatore, filiera corta, ecc.
il made in china è ovunque


immancabile macchinone da 100.000 euro parcheggiato fuori.
è da un pò che c faccio caso..
tempo fa erano emigranti in cerca di fortuna,
educati e gentili.
ultimamente, sempre educati e gentili (un pò meno)
ma è come se ci guardassero con supponenza,
sufficienza e quasi superiorità..

non parlo di razzismo ma la tendenza/sensazione è quella
magari pensano che siamo "tutti idioti straccioni, buoni per raccogliere qualche spicciolo" (=parco buoi)
e per educazione lo fanno trapelare poco.

loro invece forti, competitivi e con un roseo futuro davanti.
il che è abbastanza vero.
non so se è il nuovo corso cinese, il nazionalismo, l'eccesso di liquidità da investire,
il fatto di avere alle spalle un paese in ascesa economica, la corsa al danaro, cioè al successo

a volte è come se provassero fastidio, c sopportassero..
forse i proprietari del negozio preferirebbero un altro paese più blasonato..
ma invece "gli è toccata l'italia"..
sarà quello..

non so se c avete fatto caso anche voi..



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https://roma.corriere.it/notizie/politi ... 0b7e.shtml
Conte ripercorre le tappe della crisi: «Vorrei ricordare che con la parlamentarizzazione della crisi la Lega ha poi formalmente ritirato la mozione di sfiducia, ha dimostrato di voler proseguire, sono stato io che ho detto “assolutamente no”perché per me quell’esperienza politica era chiusa».


http://www.lefigaro.fr/international/mi ... e-20190923
il stipule que les États membres qui souscrivent à ce dispositif de relocalisation des personnes débarquées en Italie et à Malte s’engagent pour une durée limitée à six mois - éventuellement renouvelable. Le mécanisme de répartition serait ainsi révocable à tout moment au cas où l’afflux de migrants vers les ports d’Italie et de Malte devait s’emballer.
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