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Pleiadiano
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 Oggetto del messaggio: Re: Collasso Economico Globale
MessaggioInviato: 25/12/2018, 19:50 
Cita:

Morire di freddo e stenti in Occidente


Da tempo siamo abituati a considerare le ingiustizie, che portano migliaia di uomini a patire la fame sino a morirne, come eventi distanti nel tempo e persino nello spazio: si ritiene quasi impossibile pensare che oggi, e non in un posto lontano ma nel cuore dell'Occidente, ci siano schiere abbandonate, come scarti della produzione industriale.



In una nazione che comunemente si classifica come ricca, finanziariamente avanzata, un numero statistico ha fatto sobbalzare per il suo crudo realismo: in Inghilterra, ci fa sapere l'Office for National Statistics, sono morti almeno 600 diseredati; si sono ridotti invece in Galles. Si tratta di un aumento del 24%, in un arco di tempo di 5 anni: complessivamente sono 2627 morti. La BBC, quattro giorni fa, pubblicò un'inchiesta nella quale si dimostrava che i picchi di mortalità più elevati sono concentrati nella capitale Londra e nella parte nord-occidentale dell'Inghilterra, che è la terza regione più popolosa del Regno Unito. La Camera dei comuni ha redatto, ad agosto di quest'anno, un documento puntuale sulla situazione della povertà in Gran Bretagna; la causa principale potrebbe essere l'alto costo delle case e degli affitti. Estremamente interessante, e preoccupante, ciò che viene detto a riguardo dei bambini: "Le previsioni pubblicate dall'Institute for fiscal studies hanno indicato che la quota di bambini, con un reddito relativo basso, sarebbe aumentata acutamente nel 2015-2016 e nel 2021-2022". Sempre questo studio ufficiale dimostra, con calcoli e grafici, che è proprio il costo delle case ad essere un elemento cruciale che determina l'aumento o la diminuzione dei poveri; difatti si riporta quanto segue: "La quota di persone con reddito bassissimo, dopo i costi per la casa [in inglese "After housing costs"; n.d.A], resterà stazionario… ma vi sono marcate differenze rispetto i diversi gruppi sociali. Il tasso di persone con reddito bassissimo diminuirà leggermente in riferimento a pensionati e soggetti in età lavorativa senza figli. Mentre questo tasso, riferito ai bambini, aumenterà di 4 punti percentuali, soprattutto a causa delle tasse e dei cambiamenti dei benefit previsti". Un incoraggiamento alla denatalità, nei fatti. Osservando i grafici circa le previsioni per il futuro, immediato e prossimo, si prevede che i bambini di famiglie con redditi bassi relativi aumenteranno, a livello nazionale, del 2% (per la popolazione complessiva) e del 7% (in riferimento alle famiglie con bambini). I punteggi più preoccupanti, con Londra che totalizza rispettivamente un aumento del 2% e del 5%, sono registrati per il Galles (3% e 10%), l'Irlanda del Nord (4 e 9%) e il Nord-est (4 e 12%); la parte nord-occidentale viene invece interessata da un aumento del 3% di persone con reddito basso relativo, e dell'8% di aumento per i bambini in nuclei familiari con reddito basso.

SOS povertà, sempre più italiani non possono curarsi
In Francia, a Parigi, all'inizio del 2018 si è svolto un censimento particolare: si sono contati i senzatetto sparsi per le strade della romantica capitale; duemila fra volontari e membri del servizio civile si sono organizzati in squadre per la ricerca e il conto: se ne contarono 3mila. L'emittente televisiva francese France24, già all'epoca, parlò del fatto che questo grande problema sociale veniva addebitato dai locali al Presidente Macron, che avrebbe "minimizzato" la questione. C'è persino di più: Sylvain Maillard, parlamentare del partito macroniano "En Marche!", disse nel mese di febbraio del 2018 a una radio francese che alcuni erano mendicanti o senzatetto per loro scelta. Insomma se ora la Francia è in subbuglio per una profonda ondata di risentimento contro il governo di Macron, forse mettendo in relazione povertà, ingiustizie e simili posizioni politiche, si può ricevere una risposta corposa.

Restando in Europa, è allarmante il dato del nostro Paese: secondo i dati dell'Istat, risalenti però a 2 anni fa, si stimano 50.724 persone che languono nelle strade. Milano ospitava, secondo quei dati, il numero più alto (12mila), mentre al secondo posto vi è Roma (7.700). Comparando gli altri dati in possesso, risalenti al 2011 che parlavano di 47mila senzatetto, i numeri sono cresciuti vistosamente.



Negli Stati Uniti la situazione è complessa: il quotidiano statunitense The Christian Science Monitor citando un rapporto federale, spiega che il problema dei poveri costretti a dormire per le strade, soprattutto delle metropoli della costa occidentale, si stia riducendo. Per il futuro, nel 2020, si prospetta di dover intervenire anche qui sul costo delle case: i prezzi degli alloggi vanno alle stelle, mentre i salari sono stagnanti. Nonostante il dato positivo su ciò che avviene sulla costa ovest, a livello nazionale se ne contano 552.800, con un aumento di duemila persone rispetto al 2017.


A Los Angeles si parla di 37mila senzatetto quest'anno, ridotti del 2% rispetto al 2017;
sempre in questa colossale città da 4 milioni di abitanti, nel mese di ottobre, vi è stata un epidemia di tifo: gli "untori" responsabili per tale contagio, furono le pulci. Sebbene ciò potesse esser stato causato dagli animali domestici, infettati da altri che vivono nell'immondizia o in posti insalubri, così non fu: si trattava infatti dei poveri, di chi è costretto a cercare rifugio in auto abbandonate, vicoli stretti o capannoni fatiscenti. Furono molti giornali locali a riportare la vicenda, mentre l'Ufficio per la salute pubblica della Contea di Los Angeles non si espresse chiaramente. A San Diego, invece, l'epatite A ha ucciso una ventina di senzatetto; è trasmessa o tramite il contatto orale con delle feci oppure a causa dell'uso di droghe iniettate in vena. Il Morbidity and Mortality Weekly Report americano, compendio epidemiologico pubblicato dal Centers for disease control and prevention che monitora la sanità americana, l'anno scorso parlò di una grave epidemia di epatite A, in più stati americani, proprio fra indigenti e fra chi fa uso di droghe: morirono in 41, in California e Michigan, mentre gli infetti furono 1521. Un membro del consiglio comunale della città di Seattle, Debora Juarez, alla proposta di vaccinare i diseredati nelle strade commentò così: "Ma dove siamo?! Nella Germania nazista?!". Sempre qui, a maggio, fu creata un'apposita legge che prevedeva nuove imposte sulle imprese per finanziare la costruzione di case a prezzo popolare: Starbucks, Amazon e altre compagnie hanno però fatto in modo che venisse abrogata in giugno, con un risparmio di 48 milioni di dollari.




https://it.sputniknews.com/opinioni/201 ... in-europa/


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 Oggetto del messaggio: Re: Collasso Economico Globale
MessaggioInviato: 28/12/2018, 12:54 
Forse vi sfugge un particolare essenziale:

I criminali che da millenni gestiscono questo pianeta-pollaio (scusate l'espressione cruda), da sempre edificano religioni civetta ed imperi di comodo ai loro scopi, dunque anche l'Occidente è solo un castello di carte destinato al fuoco, non diversamente dalla Roma antica degli dèi, dall'Egitto di Horus, dall'Israele di Javè, e da tutti quei popoli che non si rendono conto di "cosa" sono in realtà e da chi sono burattinati, bensì adorano i loro aguzzini anche in forma UFO, oltre che i loro capi.

Naturalmente gli aguzzini li sfruttano molto bene e poi cancellano i loro imperi ormai obsoleti forgiandone di nuovi, il tutto con il cavillo legale della corruzione umana, e con il plauso delle genti solerti e timorate; il Diluvio doveva insegnare qualcosa, credo.



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 Oggetto del messaggio: Re: Collasso Economico Globale
MessaggioInviato: 28/12/2018, 13:15 
A tal proposito, consiglio la letturta del libro " La bestia " di Carlo Palermo.
Illuminante riguardo la struttura impostata dai poteri forti, per modellare il mondo futuro a nostra insaputa.



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 Oggetto del messaggio: Re: Collasso Economico Globale
MessaggioInviato: 28/12/2018, 13:33 
Morley ha scritto:
Forse vi sfugge un particolare essenziale:

I criminali che da millenni gestiscono questo pianeta-pollaio (scusate l'espressione cruda), da sempre edificano religioni civetta ed imperi di comodo ai loro scopi, dunque anche l'Occidente è solo un castello di carte destinato al fuoco, non diversamente dalla Roma antica degli dèi, dall'Egitto di Horus, dall'Israele di Javè, e da tutti quei popoli che non si rendono conto di "cosa" sono in realtà e da chi sono burattinati, bensì adorano i loro aguzzini anche in forma UFO, oltre che i loro capi.

Naturalmente gli aguzzini li sfruttano molto bene e poi cancellano i loro imperi ormai obsoleti forgiandone di nuovi, il tutto con il cavillo legale della corruzione umana, e con il plauso delle genti solerti e timorate; il Diluvio doveva insegnare qualcosa, credo.

Giapponesi e cinesi, quanto sono "vaccinati" ?
È da quanto deduco, che nasce questa domanda, oppure ho mal interpretato?? [:304]

P.S. BEN ARRIVATO. [:264] [:264]



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 Oggetto del messaggio: Re: Collasso Economico Globale
MessaggioInviato: 28/12/2018, 14:46 
Un ottimo consiglio Greenwarrior, bisogna soprattutto però accendere la luce interna che rende chiara la situazione del mondo, solo allora si sale in quota e si vede bene.

Cinesi? Giapponesi? Questi popoli hanno si radici interiori solide ma... alle carmelle dei padroni non è facile resistere, quelli usano Eva in ogni occasione per pilotare la Storia.
Il Sole sta sorgendo, e le stelle saranno in breve cancellate dal globo, ma in quanto a cancellare certi criminali occulti non saprei... loro sono qui da molto molto tempo e sanno bene come manovrare il genere umano.
La medicina efficace resta rifiutare ogni loro lusinga, Eva d'Oriente ne sarà capace?



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 Oggetto del messaggio: Re: Collasso Economico Globale
MessaggioInviato: 28/12/2018, 15:38 
Cita:
I criminali che da millenni gestiscono questo pianeta-pollaio (scusate l'espressione cruda), da sempre edificano religioni civetta ed imperi di comodo ai loro scopi, dunque anche l'Occidente è solo un castello di carte destinato al fuoco, non diversamente dalla Roma antica degli dèi, dall'Egitto di Horus, dall'Israele di Javè, e da tutti quei popoli che non si rendono conto di "cosa" sono in realtà e da chi sono burattinati, bensì adorano i loro aguzzini anche in forma UFO, oltre che i loro capi


caro Morley,
quali sono le tue fonti?

ciao
mauro



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 Oggetto del messaggio: Re: Collasso Economico Globale
MessaggioInviato: 28/12/2018, 17:34 
mauro ha scritto:

caro Morley,
quali sono le tue fonti?

ciao
mauro


A questa domanda ho già risposto nella presentazione, ma ero sicuro di riaverla.

Pensi che la verità sia scritta da qualche parte? Sogni di trovarla forse nei files della National Geographic? In quali fonti?
Puoi leggere la Storia e fare il resoconto.

Ripeto, non faccio link inutili, magari con il rischio di violare qualche copyright, dico quello che so, chi ci ragiona ci arriva, ma non pretendo credibilità da chi non può.



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 Oggetto del messaggio: Re: Collasso Economico Globale
MessaggioInviato: 29/12/2018, 10:55 
caro Morley,
Cita:
Pensi che la verità sia scritta da qualche parte?



in realtà è scritta, molte volte, ben in evidenza, ma non la vediamo, se non quando, magari, qualcuno ce la fa notare, ma dobbiamo...essere risvegliati [;)]

comunque, anche per me sarebbe difficile ricapitolare tutte le mie fonti che per altro ho già citato nei vari topic
era solo curiosità, per il fatto, che ciò che dici in quel trafiletto, è una verità che ho acquisito ,sul forum e, non solo io. [;)]
ciao
mauro



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 Oggetto del messaggio: Re: Collasso Economico Globale
MessaggioInviato: 29/12/2018, 12:12 
E' così, la verità è davanti a tutti, ma pochi hanno le chiavi interiori per leggerla, io l'ho "acquisita" direttamente molto tempo fa, per cui potrei solo confermare quelle fonti che la riportano, ma non posso indicarvi le mie.



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 Oggetto del messaggio: Re: Collasso Economico Globale
MessaggioInviato: 12/01/2019, 18:06 
Cita:

Una analisi congiunta con Dmitry Orlov sul collasso degli Stati Uniti

L’Occidente è marcio! Può essere… ma senti che buon odore…

Barzelletta dell’era sovietica

La parola “catastrofe” ha diversi significati, ma il concetto originale greco è quello di una “improvvisa recessione” (in greco katastrophē “ribaltamento, svolta improvvisa” da kata “giù” + strofe “girare”). Per quanto riguarda la parola “superpotenza,” anche per questa esistono diverse definizioni possibili, ma le mie preferite sono questa: “superpotenza è un termine usato per descrivere uno stato con una posizione dominante, caratterizzato dalla sua ampia capacità di esercitare influenza o proiettare forza su scala globale. Ciò si ottiene attraverso una combinazione di forza economica, militare, tecnologica e culturale, nonché con l’opera della diplomazia e della capacità di persuasione. Tradizionalmente, le superpotenze si trovano preminentemente fra le grandi potenze,” e questa: “una nazione estremamente potente, specialmente una in grado di influenzare gli eventi internazionali e gli atti e le politiche delle nazioni meno potenti,” o ancora questa: “un organo di governo internazionale, in grado di imporre la propria volontà su quella degli stati più potenti.”

Ho già parlato del visibilissimo declino degli Stati Uniti e del suo impero in molti dei miei articoli, quindi non mi ripeterò qui, se non per dire che la “capacità di esercitare influenza ed imporre la propria volontà” è probabilmente il criterio migliore per misurare l’entità della caduta degli Stati Uniti da quando Trump è salito al potere (il processo era già stato avviato da Dubya e da Obama, ma ha sicuramente accelerato con The Donald). Quello che vorrei fare è usare una metafora per rivisitare il concetto di catastrofe.

Se si posiziona un oggetto in mezzo ad un tavolo e poi lo si spinge fino al bordo, ci vorrà una certa quantità di energia, che possiamo chiamare “E1.” Poi, se il bordo del tavolo è liscio e vogliamo spingere l’oggetto oltre il bordo, basterà una quantità di energia molto più piccola, che possiamo chiamare “E2.” E, nella maggior parte dei casi (se il tavolo è abbastanza grande), si scoprirà anche che E1 è molto più grande di E2, ma che E2, per il fatto di essere avvenuta dopo E1, ha innescato un evento molto più drammatico: invece di planare dolcemente oltre il piano del tavolo, l’oggetto cade di colpo e va in pezzi. Questa caduta improvvisa può anche essere definita una “catastrofe“. Questo capita anche nella storia, prendete l’esempio dell’Unione Sovietica.


Alcuni lettori potrebbero ricordare come Alexander Solzhenitsyn avesse ripetutamente dichiarato negli anni ’80 di essere sicuro che il regime sovietico sarebbe crollato e che sarebbe potuto ritornare in Russia. Naturalmente, era stato ridicolizzato in modo caustico da tutti gli “specialisti” e da tutti gli “esperti”. Del resto, perché qualcuno avrebbe dovuto ascoltare un eccentrico esiliato russo con idee politicamente sospette (c’erano voci di “monarchismo” e di “antisemitismo”) quando l’Unione Sovietica era un’immensa superpotenza, armata fino ai denti, con un enorme servizio di sicurezza, con alleati politici e sostenitori in tutto il mondo? Non solo, ma tutti gli specialisti e gli esperti “rispettabili” erano unanimi nel ritenere che, anche se il regime sovietico soffriva di diversi problemi, era ben lungi dal collasso. L’idea che la NATO avrebbe presto sostituito l’esercito sovietico non solo nell’Europa Orientale, ma anche in una parte della stessa Unione Sovietica era assolutamente impensabile. Eppure è successo proprio questo, il tutto molto, molto velocemente. Mi verrebbe da dire che l’Unione Sovietica è completamente crollata in meno di 4 anni: dal 1990 al 1993. Come e perché questo sia accaduto va oltre lo scopo di questo articolo, ma ciò che è innegabile è che nel 1989 l’Unione Sovietica era ancora un’entità all’apparenza potente, mentre, alla fine del 1993, era praticamente sparita (fatta a pezzi dalla stessa nomenklatura che l’aveva governata). Come mai non lo aveva previsto quasi nessuno?

Perché un’analisi condizionata dall’ideologia porta al compiacimento intellettuale, al fallimento dell’immaginazione e, di solito, all’incapacità quasi totale di prendere in considerazione, anche ipoteticamente, i possibili risultati. Questo è il perchè quasi tutti gli “specialisti sovietici” si erano sbagliati (il KGB, al contrario, aveva previsto questo risultato e aveva avvertito il Politburo, ma i gerontocrati sovietici erano ideologicamente paralizzati ed erano incapaci, e spesso anche contrari, a prendere una qualsiasi misura preventiva). Il regime massonico di Kerensky in Russia nel 1917, la monarchia in Iran o il regime dell’apartheid in Sud Africa erano crollati molto in fretta, una volta messo in atto e avviato il meccanismo di autodistruzione.

Potete pensare al “meccanismo di autodistruzione del regime” come alla nostra fase E1 nella metafora di cui sopra. Per quanto riguarda E2, potete immaginarla come un qualsiasi, piccolo evento scatenante che innesca il collasso rapido e finale, apparentemente con grande facilità e minimo dispendio di energia.

A questo punto, è importante spiegare come si presenta esattamente un “collasso finale”. Alcune persone pensano erroneamente che una società o una nazione collassata assomigli al mondo di Mad Max. Non è così. L’Ucraina è uno stato fallito già da diversi anni, ma esiste ancora sulle carte geografiche. La gente ci vive, ci lavora, la maggior parte di essa ha ancora l’elettricità (anche se non 24 ore al giorno e 7 giorni su 7), esiste un governo e, almeno ufficialmente, la legge e l’ordine vengono mantenuti.

Questo tipo di società fallita può andare avanti per anni, forse per decenni, ma è comunque in uno stato di collasso, poiché ha attraversato tutte le 5 fasi del collasso, così come sono state descritte da Dmitry Orlov nel suo libro “The Five Stages of Collapse: Survivors ‘Toolkit,” dove l’autore definisce le seguenti 5 fasi del collasso:

• Fase 1: collasso finanziario. La fede nell’“ordinaria amministrazione” è persa.
• Fase 2: collasso commerciale. La fede nel “ci penserà il mercato” è persa.
• Fase 3: collasso politico. La fede nel “il governo si prenderà cura di te” è persa.
• Fase 4: collasso sociale. La fede nel “la tua gente si prenderà cura di te” è persa.
• Fase 5: collasso culturale. La fede nella “bontà dell’umanità” è persa.

Avendo visitato di persona l’Argentina negli anni ’70 e ’80 e visto la Russia all’inizio degli anni ’90, posso attestare che una società può collassare completamente, pur mantenendo molte delle caratteristiche esterne di una normale società ancora funzionante. A differenza del Titanic, la maggior parte dei regimi collassati non affondano completamente. Rimangono metà sotto e metà sopra l’acqua, magari con un’orchestrina che suona ancora qualche musichetta. E nelle cabine più costose del ponte superiore, l’elite riesce ancora a mantenere uno stile di vita abbastanza lussuoso. Ma, per la maggior parte dei passeggeri, un simile collasso vuol dire povertà, insicurezza, instabilità politica e un’enorme perdita di benessere. Inoltre, in termini di movimento, una nave mezza affondata non è affatto una nave.

Ecco la cosa più importante: finché gli altoparlanti della nave continuano ad annunciare bel tempo e brunch a buffet, e finché la maggior parte dei passeggeri rimangono nelle loro cabine, incollati davanti alla TV invece di guardare fuori dagli oblò, l’illusione della normalità può essere mantenuta per un tempo abbastanza lungo, anche dopo un collasso. Durante la fase E1 delineata sopra, la maggior parte dei passeggeri verrà tenuta completamente all’oscuro (perchè non insorgano o protestino) e solo dopo l’avvento di E2 (totalmente inaspettato per la maggior parte di essi) la realtà, alla fine, distruggerà l’ignoranza e le illusioni di quei passeggeri a cui era stato fatto il lavaggio del cervello.

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Obama è stato veramente l’inizio della fine



Ho vissuto negli Stati Uniti dal 1986 al 1991 e dal 2002 fino ad oggi e non ho alcun dubbio che il paese abbia subito un enorme declino negli ultimi decenni. In realtà, direi che gli Stati Uniti hanno vissuto in condizioni E1 almeno da Dubya in poi e che questo processo ha accelerato drammaticamente con Obama e con Trump. Credo che abbiamo raggiunto il punto E2, “bordo del tavolo,” nel 2018 e che da ora in poi anche un incidente relativamente piccolo potrebbe determinaree un’improvvisa recessione (cioè una “catastrofe”). Tuttavia, ho deciso di verificare la situazione con l’indiscusso specialista di questo problema e così ho mandato una mail a Dmitry Orlov e gli ho posto la seguente domanda:

Nel tuo recente articolo “The Year the Planet Flipped Over” [L’anno in cui il pianeta si è ribaltato] dipingi un quadro devastante dello stato dell’Impero:

Si può già tranquillamente affermare che il piano di Trump per ripristinare la grandezza dell’America (MAGA) è un fallimento. Dietro le statistiche ottimistiche sulla crescita economica degli Stati Uniti rimane il fatto odioso che [questo dato positivo] è il risultato di un’esenzione fiscale concessa alle società transnazionali, per incoraggiarle a rimpatriare i loro profitti. Non solo non le ha aiutate (le loro quotazioni azionarie sono attualmente in forte calo), ma si è rivelata un disastro per il governo degli Stati Uniti, così come per il sistema economico nel suo insieme.

Le entrate fiscali sono diminuite, con un conseguente deficit di oltre 779 miliardi di dollari. Nel frattempo, le guerre doganali dichiarate da Trump hanno fatto crescere il deficit commerciale del 17% rispetto all’anno precedente. I piani di rimpatrio per la produzione industriale [precedentemente delocalizzata] nei paesi a basso costo sono tuttora in alto mare, perché mancano totalmente negli Stati Uniti i tre elementi chiave che la Cina aveva avuto a disposizione per la sua industrializzazione (energia a basso costo, manodopera a basso costo e bassi costi di gestione).

Il debito pubblico è già oltre il ragionevole e la sua espansione continua ad accelerare, con una previsione che, per quanto riguarda unicamente il pagamento degli interessi sul debito, dovrebbe superare i 500 miliardi di dollari l’anno, entro un decennio. Questa traiettoria non promette nulla di buono per l’esistenza stessa degli Stati Uniti. Nessuno, negli Stati Uniti o altrove, ha il potere di cambiare questa tendenza in modo significativo. Le sbandate di Trump potrebbero aver fatto precipitare gli eventi più velocemente del normale, almeno nel senso che potrebbero aver aiutato a convincere il mondo che gli Stati Uniti sono egoisti, inoffensivi, in definitiva autodistruttivi, e generalmente inaffidabili come partner. Alla fine, non importa chi sia il presidente degli Stati Uniti, la situazione non cambia.

Tra quelli a cui il presidente degli Stati Uniti è riuscito a far più male vi sono i suoi alleati europei. I suoi attacchi alle esportazioni energetiche russe verso l’Europa, contro le case automobilistiche europee e contro gli scambi commerciali europei con l’Iran hanno provocato una gran quantità di danni, sia politici che economici, senza che potessero essere compensati da benefici reali o almeno percepiti. Nel frattempo, mentre l’ordine mondiale globalista, che una larga parte della popolazione europea sembra pronta a considerare un fallimento, inizia a sgretolarsi, l’Unione Europea sta diventando rapidamente ingovernabile, con i partiti politici governativi incapaci di formare coalizioni e sempre più populisti che escono allo scoperto.

È troppo presto per dire che l’UE ha fallito completamente, ma sembra già abbastanza certo che entro un decennio essa cesserà di essere un attore internazionale serio. Sebbene la qualità disastrosa e gli errori rovinosi della dirigenza dell’Unione Europea abbiano una grossa responsabilità, parte di essa dovrebbe essere attribuita al comportamento erratico e distruttivo del loro Grande Fratello d’oltreoceano. L’UE si è già trasformata in una entità strettamente regionale, incapace di proiettare il suo potere o mantenere ambizioni geopolitiche globali.

Lo stesso vale per Washington, che se ne andrà volontariamente (per mancanza di soldi) o verrà cacciata [a forza] da gran parte del mondo. La partenza dalla Siria è inevitabile, sia che Trump, sotto la pressione incessante dei falchi bipartisan, rinneghi o no questo impegno. Ora che la Siria dispone di una moderna forza di difesa antiaerea fornitale dalla Russia, gli Stati Uniti non mantengono più la superiorità aerea e, senza superiorità aerea, le forze armate statunitensi non possono fare nulla.

L’Afghanistan è il prossimo; è molto probabile che i Washingtoniani non saranno in grado di raggiungere un accordo ragionevole con i Talebani. La loro partenza significherà la fine di Kabul come centro di corruzione, dove gli stranieri fanno man bassa degli aiuti umanitari e delle altre risorse. Durante tutto questo processo, verrà anche ritirato quello che rimane delle truppe statunitensi dall’Iraq, dove il parlamento, irritato dalla visita improvvisa di Trump ad una base americana, ha recentemente votato per la loro espulsione. E questo danneggerà l’intera avventura americana in Medio Oriente; dall’11 settembre in poi sono stati sprecati 4.704 miliardi di dollari, per essere precisi, 14.444 dollari per ogni uomo, donna e bambino negli Stati Uniti.

I più grandi vincitori, ovviamente, sono le popolazioni dell’intera regione, perché non saranno più soggette alle vessazioni e ai bombardamenti indiscriminati degli Stati Uniti. Gli altri vincitori sono la Russia, la Cina e l’Iran, con la Russia che consolida la sua posizione come arbitro definitivo degli accordi internazionali sulla sicurezza, grazie alle sue capacità militari senza precedenti e alla sua comprovata esperienza nell’imporre la pace con metodi coercitivi. Il destino della Siria sarà deciso da Russia, Iran e Turchia, gli Stati Uniti non saranno nemmeno invitati ai negoziati. L’Afghanistan aderirà all’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai.
E i più grandi perdenti saranno gli ex alleati regionali degli Stati Uniti, in primo luogo Israele, poi l’Arabia Saudita.

La mia domanda è questa: dove collocheresti gli Stati Uniti (o l’Impero) nelle tue 5 fasi del collasso e credi che gli USA (o l’Impero) siano in grado di invertire questa tendenza?

Ecco la risposta di Dmitry:

Il collasso, in ogni fase, è un processo storico che ha bisogno tempo per seguire il suo corso, perchè il sistema si adatta alle circostanze in continua evoluzione, compensa le proprie debolezze e trova modi per continuare a funzionare più o meno bene. Ma ciò che cambia all’improvviso è la fede o, per dirla in termini più aziendali, il sentimento. Un ampio segmento della popolazione o un’intera classe politica all’interno di una nazione o del mondo intero può continuare a funzionare sulla base di un certo insieme di presupposti per molto più tempo di quanto ci si aspetterebbe in base alla situazione, per poi passare, in un lasso di tempo brevissimo, ad insieme di presupposti completamente diversi. Tutto ciò che sostiene lo status quo [del sistema] al di là di questo punto è l’inerzia istituzionale. Essa impone dei limiti a quanto velocemente i sistemi possono cambiare senza crollare del tutto. Oltre quel punto, le persone tollereranno le metodiche più vecchie solo fino a quando non si sarà trovato il modo di sostituirle.

Fase 1: collasso finanziario. La fede nell’”ordinaria amministrazione” è persa.


A livello internazionale, il principale cambiamento mondiale del senso di fiducia ha a che fare con il ruolo del dollaro americano (e, in misura minore, dell’euro e dello yen, le altre due valute di riserva dello sgabello bancario globalista a tre gambe). Il mondo sta passando all’utilizzo delle valute locali, alle conversioni valutarie e ai mercati delle materie prime sostenuti dall’oro. Il catalizzatore di questa nuova consapevolezza è stato fornito dalla stessa amministrazione statunitense, che ha segato il ramo su cui stava seduta con il suo abuso di sanzioni unilaterali. L’uso del potere di controllo sugli scambi basati sul dollaro per bloccare le transazioni internazionali a lei non gradite ha costretto gli altri paesi a cercare delle alternative. Ora, un elenco crescente di paesi considera l’idea di liberarsi delle catene del dollaro americano alla stregua di un obbiettivo strategico. La Russia e la Cina usano il rublo e lo yuan per il loro commercio in espansione, L’Iran vende petrolio all’India in rupie. L’Arabia Saudita ha iniziato ad accettare lo yuan per il suo petrolio.

Questo cambiamento produce molti effetti a catena. Se il dollaro non è più necessario per il commercio internazionale, le altre nazioni non ne devono più detenere grandi quantità come riserva. Di conseguenza, non è più necessario acquistare grandi quantità di buoni del tesoro statunitensi. E quindi, non è più necessario avere grandi eccedenze commerciali con gli Stati Uniti (cioè operare praticamente in perdita). Inoltre, l’attrattiva degli Stati Uniti come mercato di esportazione cala e il costo delle importazioni verso gli Stati Uniti sale, facendo in questo modo aumentare l’inflazione al consumo. Ne segue una spirale viziosa, in cui le capacità del governo degli Stati Uniti di accendere prestiti a livello internazionale per finanziare la voragine aperta dai suoi tanti deficit risultano compromesse. Dopo vengono il default sovrano del governo degli Stati Uniti e la bancarotta nazionale.

Gli Stati Uniti possono ancora sembrare potenti, ma, con la loro terribile situazione fiscale e con il continuo diniego dell’inevitabilità della bancarotta, sembrano quasi la Blanche DuBois dela commedia Tennessee Williams “A Streetcar Named Desire” [Un tram che si chiama Desiderio]. “Dipendeva sempre dalla gentilezza degli estranei,” ma era tragicamente incapace di distinguere tra gentilezza e desiderio. In questo caso, il desiderio è di avere vantaggi e sicurezza per la propria nazione, e di ridurre al minimo i rischi sbarazzandosi di un partner commerciale inaffidabile.

Quanto velocemente o lentamente questo avverrà è difficile da indovinare e impossibile da calcolare. È possibile pensare al sistema finanziario in termini di un analogo fisico, con la massa monetaria che viaggia ad una certa velocità e con una certa inerzia (p = mv) e con forze che agiscono su quella massa per accelerarla lungo una traiettoria diversa (F = ma). È anche possibile immaginarlo in termini di branchi di animali al galoppo che possono cambiare improvvisamente direzione quando vengono presi dal panico. I recenti e bruschi movimenti nei mercati finanziari, dove migliaia di miliardi di dollari, di valore unicamente teorico e speculativo, sono stati spazzati via in poche settimane, sono più in linea con quest’ultimo modello.

Fase 2: collasso commerciale. La fede nel “ci penserà il mercato” è persa

All’interno degli Stati Uniti non esistono veramente altre alternative al mercato. Ci sono alcune enclave rurali, per lo più comunità religiose, che possono autosostenersi, ma questo è un caso raro. Per tutti gli altri non c’è altra scelta che essere dei consumatori. I consumatori diventati poveri vengono chiamati “barboni”, ma continuano ad essere dei consumatori. Nella misura in cui gli Stati Uniti hanno una cultura, questa è una cultura commerciale in cui la bontà di una persona si basa sulle ‘buone’ somme di denaro in suo possesso. Una simile cultura può morire diventando irrilevante (quando tutti sono completamente rovinati) ma, a quel punto, è probabile che sia defunta anche la maggior parte dei portatori di questa cultura. In alternativa, potrebbe essere rimpiazzata da una cultura più umana, che non sia interamente basata sul culto di Mammona, magari, oserei pensare, attraverso il ritorno ad un’etica cristiana pre-protestante e pre-cattolica che ponga le anime delle persone al di sopra degli oggetti di valore.

Fase 3: collasso politico. La fede nel “il governo si prenderà cura di te” è persa.

Al momento tutto è molto oscuro, ma mi azzarderei a dire che la maggior parte delle persone negli Stati Uniti sono troppo distratte, troppo stressate e troppo preoccupate dei propri vizi e delle proprie ossessioni per prestare attenzione alla sfera politica. Di quelli che lo fanno, un buon numero sembra essere consapevole del fatto che gli Stati Uniti non sono affatto una democrazia, ma esclusivamente il terreno di gioco delle diverse elites, dove gli interessi corporativi transnazionali ed oligarchici costruiscono e abbattono castelli di sabbia.

La fortissima polarizzazione politica, in cui due partiti filo-capitalisti e bellicisti, virtualmente identici, fingono di darsi battaglia mettendo in mostra le proprie virtù, può essere un sintomo dello stato di estrema decadenza dell’intero assetto politico: le persone vengono costrette a guardare le volute di fumo e ad ascoltare un rumore assordante, nella speranza che non si accorgano che il sistema ha smesso di funzionare.

Il fatto che un vero e proprio intrigo di palazzo (la frattura tra la Casa Bianca, i due rami del Congresso e un inquieto, macabro inquisitore di nome Mueller) sia al centro del palcoscenico ricorda stranamente diversi crolli politici avvenuti in precedenza, come la disintegrazione dell’Impero Ottomano o la caduta e la conseguente decapitazione di Luigi XVI. Il fatto che Trump, alla pari dei notabili ottomani, abbia riempito il suo harem con donne dell’Est Europeo, aggiunge una nota imquietante. Detto questo, la maggior parte delle persone negli Stati Uniti sembrano non accorgersi della vera natura dei loro padroni, un atteggiamento che i Francesi, con il loro movimento dei Giubbotti Gialli (solo per fare un esempio) non condividono affatto.

Fase 4: collasso sociale. La fede nel “la tua gente si prenderà cura di te” è persa.

Da alcuni anni sto affermando che, all’interno degli Stati Uniti, il collasso sociale ha già in gran parte terminato il suo corso, anche se la gente, in effetti, crede che la questione sia ancora tutta da chiarire. Dare una definizione della “tua gente” è piuttosto difficile. I simboli sono ancora tutti lì: la bandiera, la Statua della Libertà e una predilezione per le bevande ghiacciate e piatti abbondanti di cibi fritti e grassi, ma il melting pot sembra essersi fuso ed essere colato fino in Cina. Attualmente, negli Stati Uniti, metà delle famiglie parla in casa una lingua diversa dall’inglese e una buona parte delle altre si esprime con forme dialettali di inglese che non sono reciprocamente comprensibili con l’inglese nordamericano standard delle trasmissioni televisive e dei conferenzieri universitari.

Nel corso della loro storia come colonia britannica e poi come nazione, gli Stati Uniti sono stati dominati dall’ethnos anglosassone. Il termine “ethnos” non è un’etichetta etnica. Non si basa unicamente su genealogia, lingua, cultura, habitat, forma di governo o un qualsiasi altro singolo fattore o gruppo di fattori. Questi possono essere tutti importanti, in un senso o nell’altro, ma la possibilità di sopravvivenza di un ethnos si basa esclusivamente sulla sua coesione e sulla reciproca inclusività e sulla comunità di intenti dei suoi membri. L’ethnos anglosassone si era trovato al suo massimo subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante la quale molti gruppi sociali si erano arruolati nell’esercito ed erano venuti a contatto con i loro membri più culturalmente preparati.

Si era liberato un potenziale fantastico quando il privilegio (la maledizione originale dell’ethnos anglosassone) era stato temporaneamente sostituito dal merito e quando agli uomini più ricchi di talento che venivano messi in congedo, di qualsiasi estrazione essi fossero, era stata data una possibilità di istruzione e di avanzamento sociale tramite il GI Bill [1]. Esprimendosi in una nuova forma di inglese americano, basato sul dialetto dell’Ohio, come Lingua Franca, questi Yanks, maschi, razzisti, sessisti e sciovinisti e, almeno nella loro mente, vittoriosi, si erano ritrovati pronti a rifare il pianeta a loro immagine e somiglianza. Avevano iniziato ad inondare il mondo intero di petrolio (la produzione statunitense di greggio era allora al suo massimo) e con le macchine per bruciarlo. Atti così appassionati di etnogenesi sono rari ma non inusuali: i Romani che avevano conquistato l’intero bacino del Mediterraneo, i barbari che poi avevano saccheggiato Roma, i Mongoli che più tardi avevano conquistato la maggior parte dell’Eurasia e i Tedeschi che, per un brevissimo periodo, avevano posseduto un enorme Lebensraum, sono altri esempi.

E ora è il momento di chiederci: che cosa rimane oggi di questo orgoglioso ethnos anglosassone conquistatore? Ascoltiamo stridule grida femministe sulla “mascolinità tossica” e minoranze di ogni genere che tuonano contro “l’arroganza dei bianchi” e, come tutta risposta, sentiamo qualche piagnucolio, ma soprattutto silenzio. Quei fieri, conquistatori e virili Yanks che si erano incontrati e avevano fraternizzato con l’Armata Rossa sul fiume Elba il 25 aprile 1945, dove sono? Si sono trasformati in una triste sub-etnia di ragazzini effemminati e pornodipendenti, che si radono i peli pubici e hanno bisogno del permesso scritto per fare sesso per paura di essere accusati di stupro?

Gli ethnos anglosassoni diventeranno un relitto, proprio come gli Inglesi sono riusciti a rimanere aggrappati ai loro reali (che, tecnicamente, non sono nemmeno più aristocratici dal momento che ora praticano l’esogamia con il popolino)? O verranno spazzati via da un’ondata di depressione, malattie mentali e abuso di oppiacei, la loro gloriosa storia di rapine, saccheggi e genocidi sarà cancellata e le statue dei loro eroi/criminali di guerra verranno abbattute? Solo il tempo ce lo dirà.

Fase 5: collasso culturale. La fede nella “bontà dell’umanità” è persa.

Il termine “cultura” per molta gente ha significati diversi, ma è più produttivo osservare le culture piuttosto che discuterne. Le culture si esprimono attraverso i comportamenti stereotipati degli individui e sono facilmente osservabili in pubblico. Non stiamo parlando degli stereotipi negativi, spesso usati per identificare e respingere gli estranei, ma degli stereotipi positivi (in realtà, standard di comportamento culturale), che sono i requisiti principali dell’inclusione e dell’adeguatezza sociale. Possiamo facilmente valutare la sostenibilità di una cultura osservando i comportamenti stereotipati dei suoi membri.

La gente esiste come entità unica, sovrana, continua, e inclusiva o come un insieme di enclavi esclusive, potenzialmente in guerra tra loro, segregate per reddito, etnia, livello di istruzione, affiliazione politica e così via? Vedete molti muri, cancelli, posti di blocco, telecamere di sicurezza e cartelli “non oltrepassare”? La legge dello stato è applicata in modo uniforme o ci sono quartieri buoni, quartieri cattivi e zone talmente pericolose dove persino la polizia ha paura ad entrare?

Persone qualsiasi che si ritrovano insieme in pubblico entrano spontaneamente in conversazione fra di loro e si sentono a loro agio nello stare tutte insieme, o sono distanti e paurose, e preferiscono nascondere le loro facce nei piccoli rettangoli luminosi dei loro smartphone, custodendo gelosamente lo spazio personale, pronte a considerare qualsiasi intrusione come un assalto?

Le persone rimangono di buon umore e tolleranti l’una verso l’altra anche se sono sotto stress o si nascondono dietro una facciata di tesa, superficiale cortesia e vanno su tutte le furie alla minima provocazione? La conversazione è tranquilla, gentile e rispettosa o è fatta ad alta voce, stridula, rozza e ammorbata da un linguaggio volgare? Le persone si vestono bene per rispetto reciproco, o per mettersi in mostra, o sembrano tutti solo degli sciattoni decaduti, anche quelli con i soldi?

Osservate come si comportano i loro figli: hanno paura degli estranei e sono intrappolati in un piccolo mondo tutto loro o sono aperti al mondo e pronti a trattare qualsiasi straniero come un fratello o una sorella surrogata, come zia o zio, nonna o nonno, senza chiedere una qualche introduzione speciale? Gli adulti ignorano di proposito i figli altrui o agiscono spontaneamente come un’unica famiglia?

Se capita un incidente stradale, corrono volontariamente in soccorso agli altri ed estraggono i feriti prima che il veicolo esploda, o, secondo gli immortali versi di Frank Zappa, “prenderanno il telefono e chiameranno qualche buono a nulla” che “si precipiterà e farà ancora più danni”?

Se c’è un’alluvione o un incendio, i vicini accoglieranno i senzatetto o li faranno aspettare fino a che le autorità non si saranno fatte vive e li avranno portati in un qualche rifugio governativo improvvisato?

È possibile citare statistiche o fornire prove aneddotiche per determinare lo stato e la sostenibilità di una cultura, ma i vostri occhi e gli altri sensi possono darvi tutte le prove di cui avete bisogno per capirlo da soli e decidere quanta fede mettere nella “bontà del genere umano” che vedete nelle persone intorno a voi.

Dmity ha concluso la sua replica riassumendo così la sua opinione:

Il collasso culturale e quello sociale sono ancora molto lontani. Il collasso finanziario è in attesa di un innesco. Il collasso commerciale avverrà a tappe, alcune delle quali, i deserti alimentari, p.e., si sono già verificate in molti luoghi. Il collasso politico diventerà visibile solo quando la classe politica si sarà arresa. Non è semplice dire in quale fase ci troviamo attualmente. Stanno avvenendo tutte in parallelo, in un modo o nell’altro.

La mia (totalmente soggettiva) opinione è che gli Stati Uniti hanno già raggiunto gli stadi da 1 a 4 e che ci sono segnali che indicano che la fase 5 è iniziata; sopratutto nelle grandi città, mentre i piccoli centri degli Stati Uniti e le zone rurali (la base elettorale di Trump, tra l’altro) stanno ancora lottando per mantenere le norme di comportamento che si potevano osservare negli Stati Uniti degli anni ’80. Quando ho visitatori dall’Europa, rimangono sempre stupiti di quanto siano amichevoli e accoglienti gli Americani (è vero, vivo in una piccola città nella Florida centro-orientale, non a Miami …). Queste sono le comunità che hanno votato per Trump perché avevano detto “rivogliamo indietro il nostro paese“. Ahimè, invece di restituire loro il paese, Trump lo ha regalato ai Neoconservatori …

Conclusione: unire i puntini; o no

Francamente, i puntini sono dappertutto; è veramente difficile non vederli. Tuttavia, per i superbenpensanti “automi ideologici,” essi rimangono in gran parte invisibili, e questo non è dovuto a problemi di vista, ma alla totale incapacità di questi automi di unire i puntini. Sono quel genere di persone che ballavano sul ponte del Titanic mentre la nave stava affondando. Per loro, quando arriverà l’inevitabile catastrofe, sarà una totale e strabiliante sorpresa. Ma, fino a quel momento, continueranno a negare l’evidenza, non importa quanto evidente sia diventato l’ovvio.

Nel frattempo, le élites al potere negli Stati Uniti sono avvinghiate in una orrenda lotta intestina, che indebolisce ulteriormente la nazione. Ciò che è veramente significativo è che i Democratici sono ancora bloccati dalla loro stessa leadership incompetente ed infinitamente arrogante, nonostante tutti sappiano che il Partito Democratico è in crisi profonda e che sono disperatamente necessari dei volti nuovi. Ma no, sono ancora completamente arroccati nei loro vecchi sistemi e la stessa banda di gerontocrati continua a governare l’apparato del partito.

Questo è un altro sintomo infallibile di degenerazione: quando un regime riesce a produrre solo leader incompetenti, spesso vecchi, completamente fuori dalla realtà e che danno la colpa dei propri fallimenti a fattori interni (“deplorabili”) ed esterni (“i Russi”). Ancora una volta, pensate all’Unione Sovietica sotto Breznev, al regime dell’apartheid in Sudafrica sotto F. W. de Klerk, o al regime di Kerensky nel 1917 in Russia. E’ abbastanza significativo che un leader politico che gli Anglo-Sionisti cercano di spaventare li consideri semplicemente degli “idioti di prim’ordine“, non è così?

Per quanto riguarda poi i Repubblicani, questi sono fondamentalmente una succursale del Partito Israeliano Likud. Date solo un’occhiata alla lunga lista di nullità che il Likud ha prodotto a casa sua, e avrete un’idea di cosa possono fare nella loro colonia statunitense.

Alla fine, gli Stati Uniti si riprenderanno; non ho alcun dubbio a riguardo. Questo è un grande paese, con milioni di persone di talento, enormi risorse naturali e nessuna minaccia credibile al suo territorio. Ma ciò potrà avvenire solo dopo un reale cambio di *regime* (l’opposto di un cambiamento nell’amministrazione presidenziale) che, di per sé, avverrà solo dopo un collasso da “catastrofe E2.”

Fino ad allora, staremo tutti ad aspettare Godot.




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 Oggetto del messaggio: Re: Collasso Economico Globale
MessaggioInviato: 21/01/2019, 17:43 
Cita:
"Paperoni sempre più ricchi, poveri sempre più poveri"

Le fortune dei super-ricchi sono aumentate del 12% lo scorso anno, al ritmo di 2,5 miliardi di dollari al giorno, mentre 3,8 miliardi di persone, che costituiscono la metà più povera dell’umanità, hanno visto decrescere quel che avevano dell’11%. L’anno scorso, da soli, 26 ultramiliardari possedevano l’equivalente ricchezza della metà più povera del pianeta. Una concentrazione di enormi fortune nelle mani di pochi, che evidenzia l’iniquità sociale e l’insostenibilità dell’attuale sistema economico. Un dato, quello sull'Olimpo della ricchezza, che è la rappresentazione estrema del divario patrimoniale registrato lo scorso anno: a metà 2018 l’1% più ricco deteneva infatti poco meno della metà (47,2%) della ricchezza aggregata netta, contro un magro 0,4% assegnato alla metà più povera della popolazione mondiale, 3,8 miliardi di persone. Il Rapporto di Oxfam, diffuso oggi alla vigilia del meeting annuale del Forum economico mondiale di Davos, rivela come il persistente divario tra ricchi e poveri comprometta i progressi nella lotta alla povertà, danneggi le nostre economie e alimenti la rabbia sociale in tutto il mondo.

Immagine

In Italia il 20% più ricco dei nostri connazionali possedeva, nello stesso periodo, circa il 72% dell’intera ricchezza nazionale. Il 5% più ricco degli italiani era titolare da solo della stessa quota di ricchezza posseduta dal 90% più povero. Allo stesso tempo, se la quota della ricchezza globale nelle mani dell’1% più ricco è in crescita dal 2011, un trend opposto caratterizza la riduzione della povertà estrema. Dopo una drastica diminuzione, tra il 1990 e il 2015, del numero di persone che vivono con un reddito di meno di 1,90 dollari al giorno, ad allarmare è il calo del 40% del tasso annuo di riduzione della povertà estrema (che secondo le stime è rallentato ulteriormente tra il 2015 e il 2018). Un aumento della povertà estrema che colpisce in primis i contesti più vulnerabili del globo, come l’Africa subsahariana.

Lo studio mette inoltre in evidenza le responsabilità dei governi, in ritardo nell’adottare misure efficaci per contrastare questa galoppante disuguaglianza. Servizi essenziali come sanità e istruzione infatti continuano a essere sotto-finanziati, la lotta all’elusione fiscale ristagna, mentre le grandi corporation e i super-ricchi contribuiscono fiscalmente meno di quanto potrebbero. L’enorme disuguaglianza che caratterizza il nostro tempo, inoltre, colpisce soprattutto donne e ragazze. “Non dovrebbe essere il conto in banca a decidere per quanto tempo si potrà andare a scuola o quanto a lungo si vivrà -sottolinea Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International-. Eppure è proprio questa la realtà di oggi in gran parte del mondo. Mentre multinazionali e super-ricchi accrescono le loro fortune a dismisura, spesso anche grazie a trattamenti fiscali privilegiati, milioni di ragazzi – soprattutto ragazze - non hanno accesso a un’istruzione decente e le donne continuano a morire di parto”.

Per potenziare il finanziamento dei sistemi di welfare nazionali, è necessario rendere più equo il fisco. Invertendo la tendenza pluridecennale, che ha portato alla graduale erosione di progressività dei sistemi fiscali e a un marcato spostamento del carico fiscale dalla tassazione della ricchezza e dei redditi da capitale, a quella sui redditi da lavoro e sui consumi. Una proposta che parte da alcune evidenze, che fotografano l’ingiustizia fiscale di cui inevitabilmente fanno le spese i più poveri.

Globalmente nel 2015 solo 4 centesimi per ogni dollaro raccolto dal fisco proveniva dalle imposte sul patrimonio, come quelle immobiliari, fondiarie o di successione. Questo genere di imposte ha subito una riduzione – o è stato eliminato del tutto – in molti paesi ricchi e viene a malapena reso operante nei paesi in via di sviluppo.

L’imposizione fiscale a carico dei percettori di redditi più elevati e delle grandi imprese si è significativamente ridotta negli ultimi decenni. Nei paesi ricchi, per esempio, in media, l’aliquota massima dell’imposta sui redditi delle persone fisiche è passata dal 62% nel 1970 al 38% nel 2013. Nei paesi in via di sviluppo questa aliquota è ora in media al 28%.

Per 90 grandi corporation l’aliquota effettiva versata sui redditi d’impresa ha visto un forte calo tra il 2000 e il 2016, passando dal 34% al 24%. Tenendo conto di imposte dirette e indirette, in paesi come il Brasile o il Regno Unito, il 10% dei più poveri paga, in proporzione al reddito, più tasse rispetto al 10% più ricco. Se I’1% dei più ricchi pagasse appena lo 0,5% in più in imposte sul proprio patrimonio, si avrebbero risorse sufficienti per mandare a scuola 262 milioni di bambini e salvare la vita a 100 milioni di persone nel prossimo decennio.

I servizi pubblici sono sistematicamente sotto-finanziati o vengono esternalizzati ad attori privati, con la conseguenza che spesso i più poveri ne vengano esclusi. Ecco perché in molti paesi un’istruzione e una sanità di qualità sono diventate un lusso che solo i più abbienti possono permettersi. Basti pensare che ogni giorno 10 mila persone muoiono nel mondo, perché non hanno accesso a cure mediche, per il semplice fatto che non le possono pagare. Nei paesi in via di sviluppo un bambino di una famiglia povera ha il doppio delle possibilità di morire entro i 5 anni, rispetto a un suo coetaneo benestante. In un paese come il Kenya, un bambino di una famiglia ricca frequenterà la scuola per il doppio degli anni rispetto a un bambino proveniente da una famiglia senza mezzi.

Vi è una forte correlazione tra disuguaglianza economica e disuguaglianza di genere. Società più eque registrano anche condizioni di maggiore parità tra uomini e donne. A livello globale gli uomini possiedono però oggi il 50% in più della ricchezza netta delle donne e controllano oltre l’86% delle aziende. Anche il divario retributivo di genere, pari al 23%, vede le donne in posizione arretrata. Un dato che per di più non tiene conto del contributo gratuito delle donne al lavoro di cura. Secondo le stime di Oxfam, se tutto il lavoro di cura non retribuito, non contabilizzato oggi dalle statistiche ufficiali, svolto dalle donne nel mondo fosse appaltato ad una sola azienda, questa realizzerebbe un fatturato di 10 mila miliardi di dollari all’anno, ossia 43 volte quello di Apple, la più grande azienda al mondo. “Le persone in tutto il mondo sono arrabbiate e frustrate – conclude Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia – Ma i governi possono apportare cambiamenti reali per la vita delle persone assicurandosi che le grandi aziende e le persone più ricche paghino la loro giusta quota di tasse, e che il ricavato venga investito in sistemi sanitari e di istruzione a cui tutti i cittadini possano accedere gratuitamente. A cominciare dai milioni di donne e ragazze che ne sono tagliate fuori. I governi possono ancora costruire un futuro migliore per tutti, non solo per pochi privilegiati. È una loro responsabilità”.






https://www.adnkronos.com/soldi/economi ... aa46J.html


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 Oggetto del messaggio: Re: Collasso Economico Globale
MessaggioInviato: 21/01/2019, 17:49 
Ma questi della OXFAM, sono tutti comunisti???? [:302] [:302] [:302] [:302] [:302]



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 Oggetto del messaggio: Re:
MessaggioInviato: 21/01/2019, 22:39 
Semeru ha scritto:
Secondo il mio modesto parere questa "analisi" russa tenta di far più propaganda che altro.
Siamo tornati in guerra fredda?



No, siete sempre sotto il terrorismo della falsa contrapposizione.

A loro piacerebbe tanto l'implosione controllata, con miliardi di morti per fame e stenti, ma qualcosa gli andrà storto.



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E' la favola a cui ti piace credere.


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