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Collasso Economico Globale
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Autore:  vimana131 [ 13/05/2020, 20:31 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Collasso Economico Globale

La proposta: «Vendere la Gioconda per salvare la cultura dal Covid-19»
Stéphane Distinguin, consulente digitale parigino, ha lanciato la proposta su una rivista. Una boutade? «No. L’unica soluzione per un sistema a pezzi. La compri Bezos»
La proposta: «Vendere la Gioconda per salvare la cultura dal Covid-19»

La Gioconda è l’«albero che nasconde la foresta», un totem del patrimonio che non aiuta la nuova creazione, un «oggetto alto 79,4 centimetri, largo 54,4 e profondo solo 14 millimetri» che fa ombra a centinaia di altri capolavori (anche l’enorme «Le Nozze di Cana» del Veronese, appeso lì accanto, passa inosservato). Provoca bisticci con gli italiani che gridano con riflesso pavloviano «ridateci la Gioconda!» a ogni screzio diplomatico, ma la sua presenza al Louvre è la traccia di una antica grandeur alla cui scomparsa, quando mancano mascherine e tamponi, la Francia dovrebbe finalmente rassegnarsi. Per tutte queste e altre ragioni, dice Stéphane Distinguin, è venuto il momento: vendiamo la Gioconda. Cediamola per almeno 50 miliardi di euro a qualche principe arabo, o facciamone la garanzia di una nuova moneta virtuale, o mandiamola in tournée nelle Puglie per rilanciare il turismo. Un’idea iconoclasta in senso stretto ma non così strampalata, e che fa discutere da quando, qualche giorno fa, è stata lanciata sulla rivista Usbek & Rica dal fondatore della società Fabernovel specializzata in consulenze sull’innovazione digitale (molti clienti tra i quali Le Monde, i taxi parigini G7 o Canal Plus).

Signor Distinguin, davvero vuole vendere la Gioconda?
«Penso che potrebbe essere un buon affare, da un punto di vista economico e anche culturale. A tempi straordinari, risposte inedite. La pandemia e il confinamento autorizzano una nuova audacia. Il settore è a pezzi, la famosa eccezione culturale francese rischia di crollare, gli unici ad avere i mezzi per resistere e tentare qualche reazione sono i colossi americani, come Netflix che da qualche giorno propone sulla sua piattaforma anche i film di Truffaut».

E quindi?
«Vendiamo il gioiello di famiglia. Non certo per fare cassa ma per finanziare il rilancio di un mondo della cultura che altrimenti rischia di non sopravvivere al coronavirus».

Quali reazioni ha raccolto la sua proposta?
«Le più varie, dai nostalgici della monarchia che inorridiscono, ai conservatori che scuotono la testa e sottolineano come il patrimonio coincida con l’identità di un popolo, ai progressisti che capiscono la mia voglia di guardare verso il futuro. Poi ho avuto anche amici italiani che mi hanno ripetuto ”La Gioconda è nostra”, anche se a differenza di altri tesori presenti nei musei francesi o inglesi la Gioconda non è affatto un bottino di guerra né il frutto di un furto: come è noto fu acquistata dal re francese Francesco I».

Lei fa l’esempio del «Salvator Mundi» di Leonardo da Vinci, messo all’asta a New York nel 2017 e venduto a un miliardario saudita per 450 milioni di dollari. Ma la Gioconda non è inestimabile?
«Non direi, ci sono criteri per azzardare un prezzo. Diciamo come minimo cinquanta miliardi
, ovvero cento volte il Salvatori Mundi di Leonardo? Si calcola che due milioni di turisti l’anno vadano al Louvre soprattutto per vedere Monna Lisa. Possiamo stimare quindi che la Gioconda frutti al Louvre e indirettamente all’economia francese (tra merchandising, alberghi e biglietti aerei) grosso modo tre miliardi di euro l’anno. Una base d’asta di 50 miliardi mi pare ragionevole. Sull’opportunità di dare un valore ai gioielli di famiglia in tempi difficili, c’è il precedente di Detroit, la città che in pieno fallimento nel 2014 chiese a Christie’s di stimare i capolavori del suo museo ottenendo la cifra di 866,9 milioni di dollari».

E chi la comprerebbe?
«Penso che gli acquirenti non mancherebbero. Jeff Bezos ha speso poco meno per il suo recente divorzio. Oppure si potrebbe pensare a una sua sponsorizzazione, oppure ancora imitare quel che già si fa nel mondo dell’arte contemporanea per monetizzare le opere di alcuni artisti ricorrendo a token non fungibili e blockchain. La Gioconda a garanzia di una nuova moneta virtuale. Insomma una volta accettato il principio di sfruttare in modo diverso, più moderno, il valore della Gioconda, si aprono molte prospettive».

Ma a lei la Gioconda proprio non piace?
«Non particolarmente. La trovo un po’ inquietante, e non mi piace neanche la passione nazionalista che suscita da sempre. Senza voler fare della psicologia a buon mercato, il fatto che il soggetto del quadro sia una donna forse ha qualche peso. Attorno alla Gioconda c’è un’ossessione del possesso. Liberiamocene, e usiamo quei soldi per pensare al futuro della cultura e dell’arte».



https://www.corriere.it/esteri/20_maggi ... 0a45.shtml

Autore:  argla [ 17/05/2020, 11:30 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Collasso Economico Globale

Notizie curiose...

Cita:
Il Sindaco che stampa banconote per aiutare i suoi cittadini: “io non aspetto l’Europa”

https://www.jedanews.com/il-sindaco-che ... blWW3Wv6Wg

Autore:  MaxpoweR [ 17/05/2020, 14:25 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Collasso Economico Globale

ieri in conferenza stampa un giornalista ha domandato a Conte se ci fosse la possibilità di emettere btp patriottici come proposto da tremonti; a differenza del solito non lo ha escluso, è rimasto sul vago ma ha pur detto: E' UNA IPOTESI SUL TAVOLO [come tante altre] ma per ora aspettiamo quelle europee. Insomma un sassolino comincia a rotolare... Vediamo se diventa valanga.

Autore:  MaxpoweR [ 25/05/2020, 13:18 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Collasso Economico Globale

Cita:
I paesi BRICS dicono "no" al dollaro

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L'uso sfrenato della macchina da stampa in dollari statunitensi porterà a un'imminente svalutazione della valuta americana, avverte l'analista Maxim Rúbchenko. Per ridurre il rischio, sempre più paesi stanno cercando di sostituire il dollaro nel commercio estero con altre valute e i paesi del gruppo BRICS sono in prima linea in questo processo
Secondo il Servizio doganale federale, la quota del dollaro nelle transazioni della Russia con India e Cina è diminuita dal 73% al 49% in un trimestre dell'anno scorso, mentre le valute nazionali sono aumentate dal 19% nel 2018 al 28% in 2019. Il rublo rappresenta il 14% degli scambi della Russia con i paesi BRICS - Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica - sei punti percentuali in più rispetto al 2018.

Gli analisti affermano che la partecipazione delle valute nazionali, basate sulle vaste riserve auree delle banche centrali, crescerà rapidamente nel commercio internazionale. Non è un caso che l'anno scorso i maggiori acquirenti del metallo prezioso siano stati la Russia , la Cina e l'India.

Secondo il World Gold Council (WGC), Mosca ha acquistato 186,1 tonnellate di oro dal 2019. Pechino ha aumentato le riserve d'oro di 105,9 tonnellate durante lo stesso periodo, Delhi —in 41,4— . In totale, secondo il WGC , lo scorso anno le banche centrali del mondo hanno ottenuto 651 tonnellate di metallo prezioso. È un record negli ultimi 49 anni.

Questa settimana, l'oro è stato scambiato al prezzo più alto dal 2012: oltre $ 1.750 l'oncia. Gli analisti ritengono che questo non sia il suo limite, poiché il metallo prezioso è lo strumento di investimento più affidabile in tempi di crisi.

Gli esperti sottolineano che l'aumento delle riserve auree indica che i paesi continueranno a ridurre i loro investimenti in buoni del tesoro statunitensi, nonché l'uso del dollaro nel commercio internazionale.

Secondo Rúbchenko, la fiducia degli investitori nel tradizionale patrimonio protettivo - titoli del Tesoro USA - sta diminuendo rapidamente. Secondo il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, a marzo, i luogotenenti stranieri hanno venduto obbligazioni per quasi $ 300 miliardi.
Pertanto, l'Arabia Saudita si è sbarazzata delle obbligazioni statunitensi, valutate a $ 25,3 miliardi, il Brasile a $ 21,5 miliardi, l'India a $ 21 miliardi, la Tailandia a $ 9,5 miliardi.

La Banca di Russia, che nel 2018 aveva venduto quasi tutte le sue partecipazioni in titoli del Tesoro USA, ha tagliato il resto tre volte da $ 12,58 miliardi a $ 3,85 miliardi, costituendo meno dell'1% delle riserve internazionali del paese.
Secondo la banca di investimento JP Morgan ?has?, il motore della crescita economica si sta spostando in Asia. Nei prossimi decenni, il dominio degli Stati Uniti e del dollaro nell'economia mondiale sarà sostituito da un sistema dominato dall'Asia.

Questo significa che il dollaro diventerà più economico rispetto ad altre valute e oro. Le statistiche mostrano che Russia, Cina e India sono completamente preparate per questo nuovo scenario, conclude Maxim Rúbchenko.


Notizia del: 24/05/2020

Fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-i_paesi_brics_dicono_no_al_dollaro/82_35176/

Autore:  vimana131 [ 29/05/2020, 16:54 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Collasso Economico Globale

Per la Renault quasi 15.000 esuberi


Il piano di ristrutturazione del Gruppo Renault prevede anche risparmi per 2 miliardi in 3 anni e la riduzione della capacità produttiva.


RISPARMI E TAGLI - In un comunicato stampa diffuso in queste ore, il Gruppo Renault ha dichiarato di avere dato il via ai colloqui con i sindacati per riorganizzare i suoi stabilimenti in Francia. Un piano necessario poiché la casa francese prevede tra l’altro di tagliare 14.600 posti di lavoro in tutto il mondo, riducendo la sua capacità produttiva di un quinto per riuscire a sopravvivere alla crisi dell'industria automobilistica mondiale. La Renault ha precisato che ridurrà la sua capacità totale a 3,3 milioni di veicoli entro il 2024, in luogo dei 4 milioni di pezzi realizzati nel 2019. Sospesi quindi gli annunciati aumenti di produzione previsti in Marocco e Romania. Inoltre, la casa francese intende risparmiare circa 2 miliardi di euro nei prossimi tre anni, mentre la ristrutturazione costerà circa 1,2 miliardi di euro.

IL NODO DELLA FRANCIA - L’attuale ceo ad interim, Clotilde Delbos (a destra nella foto insieme al presidente Jean-Dominique Senard), ha sottolineato che si tratta di una contrazione indispensabile dopo anni di investimenti eccessivi allo scopo di aumentare il più possibile i ritmi produttivi. Nel comunicato non si fa cenno al futuro degli stabilimenti francesi: nodo fondamentale quest’ultimo viste le forti polemiche politiche e sindacali che si sono accese in Francia in questi giorni. Comunque sia, la casa transalpina ha ribadito che a breve dovranno essere avviati i colloqui sui vari scenari futuri possibili, con la riconversione degli impianti di Flins, dove si realizzano la Renault Zoe e la Nissan Micra, e Dieppe alla fine della carriera dell’attuale Alpine A110.

IMPIANTI CHIUSI - Alcuni stabilimenti come ad esempio quello di Flins potrebbero concentrarsi sulle attività dedicate al riciclaggio dei materiali da utilizzare sulle auto di domani. Mentre gli stabilimenti di Douai e Maubeuge, nel nord della Francia, diventerebbero "centri di eccellenza" rispettivamente per i veicoli elettrici e per i commerciali leggeri. Nel complesso, secondo Renault, gli stabilimenti in fase di revisione saranno sei in tutto. Nel comunicato si afferma inoltre che la casa ridurrà i costi vivi tagliando il numero di fornitori esterni, in settori nevralgici come nel caso della meccanica: componentistica generale, trasmissioni e così via.

PERDITA DI POSTI IN FRANCIA - Un portavoce del sindacato CFDT ha detto che il piano si tradurrà in una perdita complessiva di 4.500 posti in Francia, vale a dire circa il 10% della forza lavoro totale della casa automobilistica nel suo paese d'origine. Una cura dimagrante da effettuare anche attraverso meccanismi di incentivazione, come ad esempio piani specifici di prepensionamento. Al momento il Gruppo Renault conta circa 180.000 dipendenti in tutto il mondo.

LE ALLEANZE - Queste ultime proposte vanno ad aggiungersi a quanto comunicato nei giorni scorsi dall’Alleanza Renault Nissan Mitsubishi su quanto verrà fatto dalle tre aziende per contenere i costi di sviluppo e di produzione (qui per saperne di più). Da ricordare infine che anche Nissan ha da poco annunciato il suo piano di rinnovamento che prevede la chiusura della sua fabbrica di auto a Barcellona e la concentrazione della produzione europea nel solo stabilimento di Sunderland, in Inghilterra



https://www.alvolante.it/news/renault-p ... gli-368802

Autore:  MaxpoweR [ 30/05/2020, 13:12 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Collasso Economico Globale

Cita:

Raffica di sanzioni, Trump punisce Pechino e chiude con l’Oms, mentre l’Europa tedesca si smarca

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DI FEDERICO PUNZI

atlanticoquotidiano.it

Innanzitutto, bisogna premettere che qui non si tratta solo dell’autonomia e delle libertà di Hong Kong. Si tratta di Taiwan, del Mar Cinese meridionale, degli altri Paesi del Sud-Est asiatico, delle ambizioni di leadership globale della Cina comunista. Sono tutte tessere dello stesso domino. Hong Kong è la prima, ma è anche un test. Pechino ha scelto questo momento per porre fine all’autonomia della ex colonia britannica non solo perché gli ultimi mesi hanno dimostrato che sta perdendo la sua presa su di essa e l’autorità della governatrice Lam è ormai compromessa, non appare in grado di ristabilire l’ordine e un nuovo rovescio alle elezioni legislative di settembre è più che probabile. È anche perché i suoi avversari appaiono in difficoltà, indeboliti economicamente e politicamente, i governi e le opinioni pubbliche distratti dalla pandemia e concentrati sulla risposta alla crisi economica e sociale. Da come risponderanno su Hong Kong, però, dipenderanno le prossime mosse della leadership cinese.

Le dichiarazioni su Taiwan del generale Li Zuocheng, membro della Commissione militare centrale, sono eloquenti in tal senso:

“Se la possibilità di una riunificazione pacifica sarà persa, le forze armate, con tutta la nazione compresa la popolazione di Taiwan, prenderanno tutte le misure necessarie per distruggere in modo risoluto ogni complotto o azione separatista. Non promettiamo di abbandonare l’uso della forza e ci riserviamo l’opzione di intraprendere tutti i passi necessari per stabilizzare e controllare la situazione nello Stretto di Taiwan”.

Il prossimo obiettivo è già nel mirino… Se non si coglie appieno il rischio di un vero e proprio effetto domino, in grado nell’arco di un periodo di tempo relativamente breve di aumentare in modo esponenziale la potenza della Repubblica Popolare Cinese, non si può comprendere nemmeno il motivo, e il timing, di una risposta degli Stati Uniti di tale portata. Washington infatti ha giocato d’anticipo, senza aspettare che la legge sulla sicurezza nazionale, dopo il primo via libera del Congresso Nazionale del Popolo, fosse implementata e introdotta nell’ordinamento di Hong Kong, processo che presumibilmente durerà qualche settimana. Quasi uno strike preventivo quello messo a segno dall’amministrazione Trump in questi giorni.

“Ripetutamente la Cina ha infranto le promesse fatte a noi e ad altre nazioni. Vogliamo una relazione costruttiva con la Cina, ma l’interesse nazionale dell’America viene prima”, ha esordito il presidente Trump ieri sera parlando alla stampa per una decina di minuti dal Rose Garden della Casa Bianca. È tornato ad attaccare duramente Pechino per il cover-up sull’origine del virus, per non aver impedito la diffusione del contagio nel mondo, provocando molti morti e ingenti danni economici, ma anche per le sue politiche commerciali scorrette.

Riguardo Hong Kong, “la Cina ha sostituito la formula promessa, un Paese, due sistemi, con un Paese, un sistema“, una “palese violazione” dei suoi obblighi previsti dalla dichiarazione sino-britannica del 1984. E ha quindi annunciato una serie di misure:

ha ordinato di iniziare il processo per la revoca del trattamento speciale riconosciuto a Hong Kong rispetto al resto della Cina e l’aggiornamento degli avvisi di viaggio tenendo conto “dell’aumentato pericolo di sorveglianza e punizioni da parte degli apparati di sicurezza del regime cinese”. Mercoledì scorso, il segretario di Stato Pompeo aveva già certificato al Congresso che Hong Kong non gode più di “un alto grado di autonomia” dalla Cina, requisito indispensabile perché lo status privilegiato previsto dall’Hong Kong Policy Act del 1992 venga mantenuto;
ha ordinato di compiere i passi necessari per sanzionare i funzionari di Pechino e di Hong Kong “direttamente o indirettamente coinvolti nell’erosione dell’autonomia di Hong Kong”;
ha annunciato la fine delle relazioni con l’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Poiché non sono riusciti a realizzare le riforme richieste e fortemente necessarie, oggi porremo fine alle nostre relazioni con l’Oms e reindirizzeremo tali fondi ad altre urgenti esigenze di salute pubblica globale. (…) I funzionari cinesi hanno ignorato i loro obblighi di comunicazione all’Oms e l’hanno spinta a indurre in errore il mondo quando il virus è stato scoperto”, ha spiegato il presidente.
Altre misure annunciate ieri sera da Trump sono più strettamente legate alla sicurezza nazionale e hanno lo scopo di contrastare lo spionaggio e il furto di proprietà intellettuale e di tecnologia da parte cinese ai danni delle istituzioni accademiche e di ricerca americane: “Per anni, il governo cinese ha condotto spionaggio illecito per rubare i nostri segreti industriali”.

previsto il blocco dei visti agli studenti cinesi che “rappresentano un rischio per la sicurezza”, perché legati a entità in Cina che implementano o sostengono la strategia Military-Civil Fusion.
ordinata una revisione del gruppo di lavoro presidenziale sui mercati finanziari sulle “pratiche divergenti” delle compagnie cinesi quotate a Wall Street: “Gli investitori americani non devono essere sottoposti ai rischi nascosti e indebiti associati al finanziamento di società cinesi che non rispettano le stesse regole”, ha spiegato il presidente.
E nella serata di ieri la Casa Bianca ha reso nota anche una telefonata tra il presidente Trump e il primo ministro britannico Boris Johnson, nella quale i due hanno concordato di cooperare nel rispondere a qualsiasi azione di Pechino contro l’autonomia e la volontà del popolo di Hong Kong e hanno discusso una serie di dossier, dalla risposta globale al coronavirus all’accordo di libero scambio Usa-Uk, convenendo sull’importanza che il prossimo meeting dei leader del G7 avvenga “di persona”.

E l’Europa, come ha risposto alle mosse di Pechino?

L’Unione europea ha deciso deliberatamente di non associarsi alla dichiarazione congiunta Usa-Uk-Canada-Australia su Hong Kong, impedendo così che l’Occidente si esprimesse in modo compatto sul tentativo di Pechino di cancellare l’autonomia e le libertà della ex colonia britannica. Una fonte ha riferito al corrispondente del Wall Street Journal a Bruxelles che l’Ue era stata informata in anticipo della dichiarazione, messa al corrente del messaggio, e che il testo era aperto alla sua firma.

Ma i ministri degli esteri dei 27 dovevano ancora riunirsi e, come ha spiegato ieri l’Alto rappresentante Josep Borrell, rispondendo ad una domanda sul perché l’Ue non abbia aderito, “noi abbiamo una nostra dichiarazione. Non abbiamo bisogno di unirci alle dichiarazioni altrui”.

La differenza tra le due prese di posizione è netta: Usa, Regno Unito, Australia e Canada hanno espresso “profonda preoccupazione”, definendo la decisione di Pechino di imporre una legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong “in diretto contrasto con gli obblighi internazionali” assunti dalla Repubblica Popolare Cinese con la dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984, “legalmente vincolante e registrata all’Onu”. Quindi, il richiamo a Pechino a “lavorare insieme al governo e al popolo di Hong Kong” per giungere ad un “compromesso accettabile a entrambe le parti che rispetti gli obblighi internazionali della Cina”.

Dai 27 Paesi Ue è uscita come al solito una dichiarazione fiacca: innanzitutto, molto più stringata, senza riferimenti alla stabilità, alla prosperità e alle libertà di Hong Kong minacciate dalle intenzioni di Pechino. Anche l’Ue si dice “seriamente preoccupata” per le misure adottate dalla Cina il 28 maggio, che “non sono conformi” ai suoi impegni internazionali (più morbido rispetto a “in diretto contrasto”) e rischiano di “minare seriamente il principio un Paese, due sistemi e l’alto grado di autonomia di Hong Kong”. “Solleveremo la questione nel nostro dialogo continuo con la Cina”, conclude la nota. Nessun passaggio che possa apparire agli occhi di Pechino come una “ingerenza” nei suoi affari interni, come invece i numerosi riferimenti dell’altra dichiarazione al popolo di Hong Kong come controparte con la quale raggiungere un compromesso.

Definendo la Cina “un partner strategico, un rivale ma anche un alleato per le strategie che l’Ue intende perseguire nei prossimi anni”, Borrell mostra tutta la confusione che regna tra i 27. Ma al dunque, alla domanda esplicita se le azioni della Cina a Hong Kong potrebbero condizionare gli investimenti europei, risponde con un secco “no”, così come sulla possibilità di sanzioni: “Non sono il modo di risolvere i nostri problemi con la Cina”.

Anche se a Bruxelles spiegano che l’approccio europeo con la Cina è cambiato, ora sarebbe percepita come un rivale sistemico in continua crescita, in realtà cambiamenti concreti non se ne vedono. L’Ue è indispettita soprattutto per la mancanza di reciprocità in campo commerciale. Il tentativo degli ultimi mesi è di negoziare più duramente, ma Pechino continua a rimandare e ad aggirare le questioni di fondo e nulla è cambiato. Nel frattempo, sono arrivate la pandemia e le decisioni su Hong Kong, l’approccio della diplomazia cinese è diventato molto più aggressivo, la propaganda più intensa e le pressioni nei confronti di alcuni Paesi europei più spudorate, umilianti. Ma fondamentalmente l’approccio Ue è rimasto lo stesso: “Solleveremo la questione nel nostro dialogo continuo con la Cina”. Senza crearle imbarazzi.

Nessuna sorpresa. D’altra parte, Berlino e Parigi teorizzano da tempo una equidistanza strategica dell’Europa tra Washington e Pechino. Pensare che la dichiarazione Ue su Hong Kong sia stata ammorbidita per effetto delle pressioni del governo filo-cinese italiano è semplicemente ridicolo.

Basti pensare che lo stesso giorno, mercoledì scorso, in cui il segretario di Stato Usa Pompeo dichiarava Hong Kong “non più autonoma dalla Cina”, e nell’imminenza del primo via libera di Pechino alla legge sulla sicurezza nazionale, in un discorso sul prossimo semestre di presidenza tedesca dell’Ue la cancelliera Merkel affermava che l’Europa ha un “grande interesse strategico” nel mantenere la cooperazione con la Cina, nonostante una crescente lista di rimostranze.

Le relazioni Ue-Cina, annunciava la cancelliera, saranno la top priority del semestre di presidenza di Berlino, che punterà a mantenere con Pechino un dialogo “cruciale e costruttivo”: “Noi europei dovremo riconoscere la determinazione con cui la Cina rivendicherà una posizione di leader nelle strutture esistenti dell’architettura internazionale”. Ecco, è esattamente ciò a cui – giustamente – si oppone Washington, temendo che Pechino finisca per riuscire a rimodellare l’ordine internazionale secondo il proprio sistema di potere e i propri interessi.

La cancelliera Merkel ha ribadito anche il suo obiettivo di completare un accordo sugli investimenti con la Cina, nonché di trovare un terreno comune nella lotta ai cambiamenti climatici e alle sfide sanitarie globali. Sembra che l’Ue a guida tedesca sia già completamente inserita nell’ottica di quella “comunità umana dal futuro condiviso” che rappresenta la parola d’ordine delle ambizioni egemoniche del PCC.

Berlino non ha alcuna intenzione di cancellare il prossimo vertice Ue-Cina in programma a settembre a Lipsia, nonostante tutto quello che è accaduto in questi mesi, dal cover-up di Pechino sul virus alle tensioni su Hong Kong. Una dichiarazione non si nega, ma la sostanza non può certo cambiare per questi fastidiosi dettagli – una pandemia e l’aggressione all’autonomia dell’ex colonia britannica…

Sembra molto difficile però che l’Ue possa riuscire a strappare un accordo sugli investimenti simmetrico, il rischio è che Pechino coglierà la palla al balzo della crisi per acquistare a saldo asset strategici europei – per lo meno dei Paesi Ue più colpiti dalla pandemia (col permesso di Berlino, s’intende).

La storia si è rimessa in moto e occorre guardare agli ultimi sviluppi con realismo. L’Atlantico si sta allargando, l’Occidente è diviso di fronte al grande rivale del XXI secolo. La pandemia e la crisi di Hong Kong potrebbero rappresentare un momento spartiacque: da una parte, l’Anglosfera, i quattro Paesi che hanno espresso la posizione più ferma su Hong Kong – Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Canada. Dall’altra, la Vecchia Europa sempre più appendice dell’Eurasia. La Russia, in mezzo, destinata a rientrare anch’essa – più nolente che volente – nell’orbita cinese, perché senza la Germania è difficile che Washington da sola riesca a indurre Mosca a rivolgere il suo sguardo a occidente.



Federico Punzi

Thatcherite. Anti-anti-Trump. Anti-anti-Brexit. Direttore editoriale di Atlantico. Giornalista per Radio Radicale, dove cura le trasmissioni dei lavori parlamentari e le rubriche Speciale Commissioni e Agenda settimanale. Ha pubblicato “Brexit. La Sfida” (Giubilei Regnani, 2017)

30.05.2020

Fonte: https://comedonchisciotte.org/il-transumanesimo-luomo-macchina-prossimo-orizzonte-del-regime-globalista/


Autore:  vimana131 [ 08/06/2020, 19:42 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Collasso Economico Globale

“It’s Plutocracy, stupid!”


Quando un amico mi gira il video di una concessionaria in California in cui i rivoltosi incendiano tutte le Mercedes esposte, auto da 250 mila dollari in sù, mi è chiaro come interpretare le rivolte che hanno luogo in USA: “It’s Plutocracy, stupid!”.

E’ il risultato della plutocrazia come forma di governo e forma di vita, che presenta il conto.


Formato file: mp4
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In fondo, è il momento che gli stessi miliardari paventavano, se sono andati a comprarsi fattorie in Nuova Zelanda e persino nella disabitata Tasmania, con pista d’aviazione privata e bunker, tanto numerosi da aver fatto salire i prezzi immobiliari nelle due isole australi.

Sì, ci sono indizi che Soros sia dietro certe insurrezioni, ma questa potrebbe essere l’ultima provocazione di troppo per il miliardario ebreo. Emissari di Soros sono stati visti pagare gli spacca-tutto; ma il fatto che gli spacca tutto siano così numerosi, dice che troppe persone, interi starti sociali, nella plutocrazia americana non hanno da perdere null’altro che le proprie catene. Come disse quel tale.

L’assassinato Floyd era un attorucolo porno con condanne per rapine da quattro soldi, e integrava facendo il buttafuori per lo stesso locale in cui lo faceva il poliziotto suo assassino? Tutt’e due mostrano a quale vita di espedienti e precarietà la plutocrazia, ossia la perfezione del capitalismo terminale la cui efficienza sta nel remunerare sempre più il capitale e sempre meno il lavoro. Qua e là sono ricomparsi dei “crisis actors” visti in altre scene di disordini e false flag? Il fatto stesso che possa esser nata una tale professione, con tariffe riconosciute, la dice lunga sul grado di pauperismo dilagante.

Da un decennio e più, decine di migliaia di persone vivono accampate in tende e defecano per le strade, nelle stesse metropoli dove prosperano una dozzina di miliardari – miliardari del livello oltraggioso ormai instaurato, gente con mcnto-200 miliardi di dollari. E quasi sempre i defeca tori da marciapiede sono working poors, poveri benché lavoratori, sfrattati da casa loro d cui non hanno potuto pagare una rata di mutuo, che dormono in auto, si lavano le ascelle la mattina nelle toilets di Starbuck per andare a lavorare senza puzzare troppo.

Quello che la politica preferisce non vedere , è che i due fenomeni – il livello insolente, ingiurioso di ricchezza dei privilegiati e la povertà disperata dei tanti – sono lo stesso fenomeno, l’uno provoca l’altro. E’ una cecità volontaria perché ideologica ed esime l’intera classe politica dal fare il suo dovere cruciale.

Quale? Stupirà sapere che tra il 1950 e il 1963, negli Stati Uniti, il sistema fiscale applicava sullo scaglione marginale (la frazione superiore dei redditi più agiati) una aliquota del 90%.. Dicesi del 90 per cento: un prelievo d’esproprio.

Alla Casa Bianca non c’erano socialisti al comando. Si succedettero presidenti di nome Harry Truman, Dwight Eisenhower e John Fitzgerald Kennedy. Statisti che avevano conosciuto la Grande Depressione, e sapevano che di fronte al nemico sovietico dovevano curare che restasse saldo il patto sociale, il sogno del benessere americano per tutti.

Da Ronald Reagan e Margaret Thatcher, invece, parve meglio alleviare le tasse ai ricchissimi, nella convinzione ideologica (radicalmente erronea) che i privati sapessero allocare i capitali con più efficienza e fantasia dello Stato, e che consentendo ai milionari di diventare miliardari e triliardari, gocce della spropositata ricchezza sarebbero piovute anche sulla testa dei poveri (trickle down economics).

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L‘ultima privatizzazione.

Invece cosa hanno fatto i miliardari dei miliardi che il fisco non gli ha espropriato, s’è visto: hanno acquistato azioni proprie per aumentarne artificialmente il valore; spostato i posti di lavoro in Cina; si sono pagati capricci da infanti – come l’astronave privata di Elon Musk, o si sono comprati l’Organizzazione mondiale della Sanità come lo psicopatico maltusiano Bill Gates; senza parlare dei gruppi di sociopatici di Sylicon Valley che stanno preparandoci l’ultra-umano tecnologico, ossia il disumano..

L’astronave privata di Elon Musk è in fondo un capriccio da bambino viziato simile all’hameau de la Reine, dove Maria Antonietta si fingeva pastorella in un finto villaggio di contadini. Ma anche i 15 anni di guerre per destabilizzare il Medio Oriente come voleva la nota lobby, va interpretato come un immenso capriccio che è stato fatto perché gli Usa se lo potevano permettere; così ricchi e così armati da non aver nemmeno la preoccupazione di vincerle, le guerre; è più importante che durino, durino decenni, consumano materiali e centinaia di miliardi – miliardi che sono,in fondo, come aveva ben detto Eisenhower, salari che sono stati fatti mancare agli operai, previdenze sociali negate ai lavoratori, e servizi scolastici che sono risparmiati sui bambini. Senza contare il costo vero: tanto, l’hanno pagato i soldati al terzo o quarto richiamo di missione in Afghanistan, Irak o nella terra di nessuno siriana dove sono stati piazzati contro i russi per rubare il petrolio della Siria: un tasso di suicidi altissimo e di disadattamento psichico dilagante dei reduci divorati dalla colpa e dall’atrocità che hanno commesso in quelle occupazioni senza fine.

Quando si vedono militari in mimetica, invece di sparare sui negri arroganti e devastatori, inginocchiarsi a loro e chiedere perdono, d’accordo, c’entrerà anche il buonismo scemo degli snowflakes ; ma bisogna chiedersi quanti di quegli uomini sono reduci dal terzo o quarto dispiegamento in Irak o Afghanistan e assillati dall’incubo di esserci rimandati ancora.

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Inquietante. Per i miliardari.

Perché se anche i bianchi in divisa giungono alla conclusione che, anche loro “null’altro hanno da perdere che le loro catene”, come i negri, vuol dire che la Plutocrazia perfetta ha rotto in modo definitivo il patto sociale; che la esibizione di egoismo e cinismo come merito ed esempio a imitare (greed is good) ha consumato ogni patriottismo e fedeltà alla nazione, anzi alla società – diventata un coacervo di gated communities, senza solidarietà reciproca. E senza difensori comuni.

E’ il momento che previde Joseph Stigliz? “… l’1% superiore controlla il 40% della ricchezza nazionale l’1% superiore ha le case migliori , le migliori educazioni, i migliori medici e i migliori stili di vita, ma c’è una cosa che il denaro non sembra aver comprato: la comprensione che il loro destino è legato a come vive l’altro 99%. Nel corso della storia, questo è qualcosa che l’1% superiore alla fine impara. Troppo tardi”

E’ da oltre 10 anni che i movimenti chiamati “We are 99%” e “Occupy Wall Street” mandavano il segnale che i miliardari stavano rompendo il patto sociale.

Troppo educati, bianchi per lo più, sono stati facilmente debellati. La Clinton ha potuto chiamarli “deplorabili… Adesso i negri sono meno educati e devastano da settimane. Si sa – si crede – che i negri non sanno elaborare una prospettiva politica, una lotta di classe; possono solo far jacqueries, saccheggi.

Può essere un’illusione, stavolta. Come si illudono i democratici di scatenare a proprio vantaggio la rivolta negra e di guadagnarsi l’ elettorato di colore per cacciare The Donald.

Sardonico, il ricchissimo negro Robert Johnson ha proposto al candidato Joe Biden: se vuoi i voti di noi negri, devi impegnarti a versare 14 trilioni ai 40 milioni di neri che abitano qui, come risarcimento per la schiavitù e il “privilegio bianco” di cui ci avete fato soffrire.

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Basta precisare che Robert Johnson è lui stesso un miliardario, fondatore della Black Enterteinment Television (già il fatto che esista una catena per soli negri dovrebbe allarmare come patologia sociale), che ha venduto a Viacom per 3 miliardi di dollari.

Quello che propone ai democratici è dunque un deal, nel perfetto stile plutocratico. Un negoziato d’affari. La vostra banca centrale vi ha riempito di migliaia di miliardi CREATI DAL NULLA, per salvare i vostri speculatori, finanzieri e rentier. Che vi costa, in fondo, stamparne di più per noi neri?

Magari 14 mila miliardi è una richiesta eccessiva; ma in cui si riconosce il metodo di business di Trump , che la spara grossa all’inizio, per incontrarsi a metà strada: un “deal”, di cui si ritiene maestro. Non è escluso che faccia al negro una controfferta, per comprare i voti dai black. Nè èescluso che i negri abbiano trovato un leader politico in Johnson. In fondo viene dallo spettacolo, come Trump.

Post Scriptum per noi europei:

Che anche in Europa il patto sociale sia rotto, lo dicono i due anni di rivolta dei gilets gialli, pestati, amputati e mutilati impunemente dalla polizia d Macron: di cui i media italiani che oggi strombazzano la rivolta negra in odio a Donald, non hanno mai detto nulla. I Gilet Gialli, com Occupy Wall Street, sono bianchi e troppo ben educati, si sentono ancora tenuti ai valori della patria e ai sistemi di protesta pacifica. Adesso, la recessione mortale post pandemia, indotta di Ricchi di Stato, farà emergere la protesta dei milioni di clandestini regolarizzati, che nessun affetto, solidarietà e cultura lega al Paese. Allora potremo vedere scene così:

Guarda su youtube.com


https://www.maurizioblondet.it/its-plutocracy-stupid/

Autore:  MaxpoweR [ 09/06/2020, 13:09 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Collasso Economico Globale

Cominciano le prime schermaglie, gli stracci iniziano a volare qui e là [:298]

Cita:
Media cinese replica a Pompeo: In 32 anni gli USA hanno fatto guerre in 4 continenti: "Chi somiglia alla Germania nazista?"

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I commenti del caporedattore del Global Times sono arrivati dopo le critiche del Segretario di Stato americano ai piani della Cina, paragonando Pechino alla Germania nazista.

Il segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, ha paragonato, sabato scorso, durante un'intervista con il portale The Daily Caller le azioni della Cina con quelle della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale commentando i piani del governo del paese asiatico riguardo le leggi sulla sicurezza nazionale a Hong Kong.

Secondo Pompeo, la Cina sta attualmente " rafforzando il suo controllo su Hong Kong, in quanto cerca di diventare la più grande e unica potenza del mondo, che è in qualche modo paragonabile alle azioni della Germania durante la seconda guerra mondiale".


"Le promesse, che il Partito Comunista Cinese ha fatto nel suo trattato con il Regno Unito [sul trasferimento della sovranità da Hong Kong alla Cina] e che ha rotto quando ha preso la decisione di negare al popolo di Hong Kong le libertà che erano state promesse, sono simili ad alcune delle promesse che non erano state rispettate al tempo in cui la Germania avanzò contro il resto dell'Europa", ha dichiarato Pompeo.

Pompeo più tardi ha sostenuto in una dichiarazione che "Pechino nei giorni scorsi ha mostrato il suo costante disprezzo per la verità e la sua disprezzo per la legge ."

"Gli sforzi di propaganda del Partito Comunista Cinese - che cerca di confrontare le azioni statunitensi sulla scia della morte di George Floyd con la continua negazione dei diritti umani e della libertà fondamentali da parte del Partito Comunista - dovrebbero essere visti come sono, una frode ", ha aggiunto sprezzante il segretario di stato.

In risposta alle dichiarazioni di Pompeo, il caporedattore del quotidiano cinese Global Times, Hu Xijin, ha ricordato che il gigante asiatico "non ha intrapreso alcuna guerra in 32 anni, mentre gli Stati Uniti hanno costantemente combattuto in quattro continenti", inoltre si sono ritirati da "varie agenzie delle Nazioni Unite che aiutano a raggiungere la pace nel mondo" ed hanno avviato una "guerra commerciale senza precedenti". " Chi assomiglia di più alla Germania nazista?", è la domanda che ha posto Xijin.

Notizia del: 08/06/2020


fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-media_cinese_replica_a_pompeo_in_32_anni_gli_usa_hanno_fatto_guerre_in_4_continenti_chi_somiglia_alla_germania_nazista/82_35464/

Autore:  Robiwankenobi [ 09/06/2020, 15:01 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Collasso Economico Globale

MaxpoweR ha scritto:
Cominciano le prime schermaglie, gli stracci iniziano a volare qui e là [:298]

Cita:
Media cinese replica a Pompeo: In 32 anni gli USA hanno fatto guerre in 4 continenti: "Chi somiglia alla Germania nazista?"

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I commenti del caporedattore del Global Times sono arrivati dopo le critiche del Segretario di Stato americano ai piani della Cina, paragonando Pechino alla Germania nazista.

Il segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, ha paragonato, sabato scorso, durante un'intervista con il portale The Daily Caller le azioni della Cina con quelle della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale commentando i piani del governo del paese asiatico riguardo le leggi sulla sicurezza nazionale a Hong Kong.

Secondo Pompeo, la Cina sta attualmente " rafforzando il suo controllo su Hong Kong, in quanto cerca di diventare la più grande e unica potenza del mondo, che è in qualche modo paragonabile alle azioni della Germania durante la seconda guerra mondiale".


"Le promesse, che il Partito Comunista Cinese ha fatto nel suo trattato con il Regno Unito [sul trasferimento della sovranità da Hong Kong alla Cina] e che ha rotto quando ha preso la decisione di negare al popolo di Hong Kong le libertà che erano state promesse, sono simili ad alcune delle promesse che non erano state rispettate al tempo in cui la Germania avanzò contro il resto dell'Europa", ha dichiarato Pompeo.

Pompeo più tardi ha sostenuto in una dichiarazione che "Pechino nei giorni scorsi ha mostrato il suo costante disprezzo per la verità e la sua disprezzo per la legge ."

"Gli sforzi di propaganda del Partito Comunista Cinese - che cerca di confrontare le azioni statunitensi sulla scia della morte di George Floyd con la continua negazione dei diritti umani e della libertà fondamentali da parte del Partito Comunista - dovrebbero essere visti come sono, una frode ", ha aggiunto sprezzante il segretario di stato.

In risposta alle dichiarazioni di Pompeo, il caporedattore del quotidiano cinese Global Times, Hu Xijin, ha ricordato che il gigante asiatico "non ha intrapreso alcuna guerra in 32 anni, mentre gli Stati Uniti hanno costantemente combattuto in quattro continenti", inoltre si sono ritirati da "varie agenzie delle Nazioni Unite che aiutano a raggiungere la pace nel mondo" ed hanno avviato una "guerra commerciale senza precedenti". " Chi assomiglia di più alla Germania nazista?", è la domanda che ha posto Xijin.

Notizia del: 08/06/2020


fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-media_cinese_replica_a_pompeo_in_32_anni_gli_usa_hanno_fatto_guerre_in_4_continenti_chi_somiglia_alla_germania_nazista/82_35464/

Sarebbe il caso si che qualcuno iniziasse a zittire per bene gli stati Uniti.

Autore:  MaxpoweR [ 09/06/2020, 16:00 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Collasso Economico Globale

mah secondo me c'è la precisa volontà di arrivare ad un scontro. Gli stati uniti hanno bisogno di una guerra convenzionale con cui fare propaganda e con cui fare sfogo alla loro economia
A sto giro però rischiamo di schiantarsi. Cinesi e Russi non sono i talebani afgani o i soldati siriani ed iracheni. Tra l'altro contro i primi due gli USA hanno pure perso...

Autore:  MaxpoweR [ 12/06/2020, 13:51 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Collasso Economico Globale

Cita:
Bloomberg annuncia: "Il crollo del dollaro sta arrivando"

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L'era del "privilegio esorbitante" del dollaro USA sta finendo. Citando una storica frase del ministro delle finanze francese Valery Giscard d'Estaing negli anni '60, Stephen Roach sostiene su Bloomberg come dopo 60 anni quel momento sia ormai prossimo.


“A causa dell'impatto della pandemia di Covid-19, gli standard di vita negli Stati Uniti si ridurranno ad un livello mai toccato prima. Allo stesso tempo, il mondo conserva seri dubbi sulla presunzione un tempo ampiamente accettata dell'eccezionalismo americano. Le valute stabiliscono l'equilibrio tra queste due forze: fondamenti economici interni e percezioni straniere della forza o debolezza di una nazione. Il saldo si sta spostando e potrebbe verificarsi un crollo del dollaro.”, scrive chiaramente Roach.

Con il risparmio nazionale netto sceso all'1,4% del reddito nazionale – il livello più basso dal 2011 e un quinto della media del 7% dal 1960 al 2005 - gli Stati Uniti, prosegue la sua analisi Bloomberg, hanno approfittato del ruolo del dollaro come valuta di riserva primaria del mondo e attinto fortemente dai risparmi in eccesso dall'estero per quadrare il cerchio. “Ma non senza un prezzo. Al fine di attrarre capitali esteri, gli Stati Uniti hanno registrato un deficit nel conto corrente ogni anno dal 1982.”

Con il Covid-19, e la crisi economica che ha scatenato, la tensione tra il risparmio e le partite correnti sono arrivate al punto di rottura per l’esplosione del deficit di bilancio del governo – secondo l'Ufficio del Congresso bilaterale, il deficit del bilancio federale dovrebbe salire a un record in tempo di pace del 17,9% del prodotto interno lordo nel 2020 prima di retrocedere al 20,8% nel 2021.

Secondo Roach mentre dopo la crisi del 2008 il risparmio interno ha subito una flessione ma con una media dell’1,8% del reddito nazionale, adesso si potrebbe arrivare a terreni mai visti primi con un crollo da -5% a -10%. “Ed è qui che entrerà in gioco il dollaro. Per il momento, il biglietto verde è forte, beneficiando della tipica domanda di rifugio sicuro da tempo evidente durante i periodi di crisi. Contro un'ampia sezione di partner commerciali statunitensi, il dollaro è salito di quasi il 7% nel periodo gennaio-aprile in termini ponderati per l'inflazione, ponderati per il commercio, ad un livello che supera del 33% il minimo di luglio 2011, Bank for International Spettacolo di dati sugli insediamenti. (I dati preliminari suggeriscono uno slittamento frazionario all'inizio di giugno.) Ma il prossimo crollo dei risparmi indica un forte ampliamento del disavanzo delle partite correnti, portandolo probabilmente ben oltre il record precedente del -6,3% del PIL che ha raggiunto alla fine del 2005. Valuta di riserva o no, il dollaro non verrà risparmiato in queste circostanze.”

Il dollaro, conclude Roach, potrebbe facilmente arrivare ai suoi minimi di luglio 2011, indebolendosi fino al 35%. Con il Covid-19 e le turbolenze razziali, Bloomberg si aspetta quindi la caduta del dollaro.
Notizia del: 11/06/2020

Fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-bloomberg_annuncia_il_crollo_del_dollaro_sta_arrivando/82_35543/

Autore:  MaxpoweR [ 21/06/2020, 13:06 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Collasso Economico Globale

Cita:
Dollaro sempre più debole. Goldman Sachs: salirà il prezzo dell'oro e batterà un record mai registrato negli ultimi 50 anni

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Goldman Sachs ha rivisto al rialzo le sue previsioni sulla crescita del prezzo dell'oro ponendo all'orizzonte una possibile svalutazione del dollaro e l'incertezza economica causata dalla pandemia. Il valore dell'oncia potrebbe stabilire un record mai registrato in mezzo secolo.

Pertanto, una delle maggiori banche di investimento del mondo, Goldman Sachs, ha aumentato le sue previsioni sui prezzi dell'oro per i prossimi tre, sei e 12 mesi a $ 1.800, $ 1.900 e $ 2.000 per oncia , che erano stati precedentemente stimati a $ 1.600, $ 1.650 e $ 1.800, rispettivamente. Gli analisti bancari sottolineano che i timori di una possibile svalutazione della valuta statunitense continueranno ad essere il motore chiave dei prezzi dell'oro nel periodo post-crisi.


Una volta soddisfatta questa previsione, il prezzo dell'oro potrebbe battere un record non registrato in oltre mezzo secolo.

Un dollaro più debole aumenterà il potere d'acquisto dei principali consumatori di oro nei mercati emergenti, mentre gli Stati continueranno a sollevare gradualmente le restrizioni imposte dall'espansione del coronavirus, hanno sottolineato gli analisti di GS. Tuttavia, ora non è chiaro a quali livelli raggiungerà l'inflazione mentre l'economia globale cerca di riprendersi dal colpo Covid-19 e viene data una risposta politica senza precedenti.

"Affinché i prezzi dell'oro superino sostanzialmente i $ 2000, l'inflazione dovrebbe superare l'obiettivo del 2% della Federal Reserve", hanno affermato gli analisti di Goldman Sachs in una nota citata dall'agenzia Reuters.

Durante i primi sei mesi del 2020, i prezzi spot per questo metallo prezioso - concordati per transazioni immediate - sono aumentati di quasi il 14% , spinti da misure senza precedenti adottate dalla banca centrale americana per proteggere l'economia del paese contro impatti del coronavirus. Il 19 giugno 2020, questi prezzi erano di circa $ 1.730 l'oncia.


Notizia del: 20/06/2020

fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-dollaro_sempre_pi_debole_goldman_sachs_salir_il_prezzo_delloro_e_batter_un_record_mai_registrato_negli_ultimi_50_anni/82_35709/


Autore:  vimana131 [ 27/06/2020, 15:59 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Collasso Economico Globale

Prepararsi: 15 cose che possono accadere se l’economia collassa







Renovatio 21 mesi fa ha pubblicato vari articoli sull’argomento del possibile collasso economico, sociale, politico del nostro Paese – e forse di tutta la Civiltà. Abbiamo scritto del bisogno di preparsi. Chi ci derideva, ad inizio COVID, poi ha improvvisamente smesso.

Chi crede che il prepping sia una cosa da paranoidi destroidi non ha capito che sono le stesse élite liberal che stanno comprando terreni sui monti o in isole lontane, ammassando armi e viveri e financo ventilatori polmonari.

Non crediamo che la situazione sia sotto controllo, non lo abbiamo mai creduto: specie ora che il virus è diventato una forma di repressione sociopolitica e di distruzione economica – la famosa liquidazione della classe media, di cui tanto vi parliamo.

Non crediamo che la situazione sia sotto controllo, anche perché vediamo riaffiorare una violenza cieca e belluina nella rivolta pseudorazziale americana e nei suoi cascami europei – fatto ancora più inquietante quando si capisce che la violenza è sanzionata dall’establishment democratico, dai grandi gruppi industriali, mediatici, finanziari e perfino dal pensiero medico, che sostiene che le proteste di BLM non facciano salire il numero dei contagiati, anzi risparmi l’umanità da un virus ancora più tremendo che è quello del razzismo.

Perché il mondo è definitivamente impazzito, dovremmo essere tutti preparati per quello che verrà dopo. Per prepararci efficacemente, dobbiamo sapere cosa accadrà quando avverrà il collasso dell’economia. Quando ciò accadrà, l’urto della distruzione della classe media e dei consumi da essa generati manderà all’aria l’intero sistema.

Perché il mondo è definitivamente impazzito, dovremmo essere tutti preparati per quello che verrà dopo. Per prepararci efficacemente, dobbiamo sapere cosa accadrà quando avverrà il collasso dell’economia. Quando cioà, l’urto della distruzione della classe media e dei consumi da essa generati manderà all’aria l’intero sistema.


Epic Economist ha messo insieme un ottimo video che descrive in dettaglio le 15 cose (e sì, alcune sono un po’ spaventose) che accadranno quando l’economia crollerà.

Perché l’economia crollerà: lo ha fatto a più riprese nell’arco degli ultimi secoli, con sconquassi sociali immani, e spesso senza avere, come oggi, lo scusante della Pandemia.

Guardate al disastro USA: «quando l’economia più grande del mondo si trova in una fase di recessione, molti altri paesi non tarderanno a seguire lo stesso percorso» scrive SHTFplan.com.

Guarda su youtube.com


L’urto della distruzione della classe media e dei consumi da essa generati manderà all’aria l’intero sistema

La crisi finanziaria che il mondo sta per affrontare nei prossimi anni sarà una catastrofe senza precedenti, soprattutto se si considera che i problemi di fondo degli incidenti precedenti non sono mai stati risolti. Una vera riparazione richiederebbe una completa ristrutturazione del sistema, e le élite non erano mai interessate a riparare il sistema che hanno istituito per fregare la massa della popolazione.

1- Carenza di carburante o razionamento del carburante

2 – L’aumento di rapine automobilistiche

3 – Compromissione dell’autotrasporto interstatale, limitazione l’offerta di beni essenziali

4 – Inadempienza nello smaltimento dei rifiuti e dei servizi igienico-sanitari urbani

5 – Scarsità alimentare, interruzione delle catene di approvvigionamento alimentare

6 – Crollo della qualità dell’acqua

7 – La popolazione entra in modalità sopravvivenza, un esempio di questo potrebbe essere la macellazione di animali dello zoo per il cibo.

8 – Scomparsa degli animali domestici

9 – L’agitazione civile porta alla turbolenza nelle strade. Gli attacchi 10 diventano più frequenti

11 – Aumento dei rapimenti. Incrementi di attività a 12 bande


12 – Incremento dell’attività delle bande criminali


13 – Chiusura delle banche


14 – Sovraccarico degli ospedali



15 – Legge marziale

Molte persone stanno ancora lottando disperatamente per mantenere intatto il sistema nonostante la consapevolezza che esso è truccato e corrotto

Sapere che è probabile che queste cose accadano quando l’economia crolla dovrebbe aiutare a darci un’idea di ciò che dobbiamo preparare.

Assicuriamoci di sapere come difendere noi stessi e la nostra famiglia. Assicuriamoci di avere un modo per filtrare l’acqua.

Abbandoniamo invece il sistema, riponiamo la nostra fiducia in noi stessi

Dovremo essere in grado di evitare la folla e vivere da soli, potenzialmente fuori dal circuito sociale. Dovremo divenire autosufficienti e non riporre la fiducia nel sistema.



Molte persone stanno ancora lottando disperatamente per mantenere intatto il sistema nonostante la consapevolezza che esso è truccato e corrotto.



La continuazione della Civiltà potrà esservi solo se gruppi di uomini si porranno queste questionie risponderanno con vere azioni di resistenza al collasso del mondo moderno

Abbandoniamo invece il sistema, riponiamo la nostra fiducia in noi stessi, miglioriamo le capacità di pensiero critico.



Dobbiamo, tutti, creare i nostri piani B.



La continuazione della Civiltà potrà esservi solo se gruppi di uomini si porranno queste questioni, e risponderanno non con articoli e teorie, ma con vere azioni di resistenza al collasso del mondo moderno



http://www.renovatio21.com/prepararsi-1 ... -collassa/

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