RU486
Inviato: 01/04/2010, 10:30
Da Il Fatto Quotidiano del 1° aprile 2010 (LOL)
La politica di Cota: basta pillola e basta gay
IL NEO PRESIDENTE DEL PIEMONTE: LASCERÒ LA RU486 NEI MAGAZZINI E NON DARÒ PIÙ SOLDI PER I PRIDE
di Gabriel Collina
A ncora ride, Roberto Cota,
dopo la vittoria al fotofinish
su Mercedes Bresso in Piemonte.
Ride, promette, lancia proclami,
spiega quanto lo ama la
sua gente. Qualcuno gli ricorda
anche che è finita la campagna
elettorale, ma lui niente. Quindi
ecco i primi intenti: basta
con la pillola Ru486, e basta
con i soldi ai gay. “La pillola
abortiva va somministrata in
ospedale e le confezioni già arrivate
in Piemonte potrebbero
restare al momento nei magazzini”
ha dichiarato l’esponente
leghista ai microfoni di "Mattino
Cinque" durante la rubrica
"La telefonata" di Maurizio Belpietro.
Sulla Ru486 non ha nascosto
di pensarla in modo
"completamente diverso"
dall’ex presidente. "Sono per la
difesa della vita - ha detto Cota -
e penso che la pillola abortiva
debba essere somministrata
quanto meno in regime di ricovero".
Alla domanda "Ma
quindi quelle pillole che la Bresso
aveva ordinato e che sono
già arrivate in Piemonte, rimarranno
nei magazzini?”, la risposta
è stata: "Eh sì, per quanto
potrò fare io sì".
Parole giudicate "stupidaggini"
da Enrico Rossi, presidente della
Regione Toscana. "In Italia è
garantita la libertà terapeutica,
un ambito che riguarda solo il
medico, il paziente e il loro rapporto.
Tutto il resto sono chiacchiere
inutili".
Tuttavia è reale la possibilità
che i presidenti delle regioni
possano rallentare l’arrivo della
Ru486 negli ospedali. A spiegarlo
è il sottosegretario alla Salute,
Eugenia Roccella: "Tecnicamente
i presidenti delle regioni
potrebbero rallentare o
anche impedire che il farmaco
arrivi negli ospedali non facendolo
introdurre nel prontuario
reg ionale".
Intanto i medici chiedono chiarezza.
I ginecologi degli ospedali
lombardi, riunitisi per elaborare
un protocollo condiviso
sull'impiego del farmaco, chiedono
linee guida nazionali più
precise per la legge 194 sull'aborto,
che specifichino meglio
come comportarsi nell’i m p i ego
della RU486. Tutti sono intenzionati
a rispettare in modo
"assoluto le disposizioni che
prevedono il ricovero ordinario
per tre giorni". Anche se rimane
la possibilità che la donna
firmi anticipatamente e di sua
volontà l’autodimissione: "Rispetto
a questo ovviamente
non possiamo fare nulla - precisa
Mauro Buscaglia, del San
Carlo Borromeo di Milano - se
non dare alle donne tutte le
spiegazioni in fase preventiva
per dimostrare l'utilità del ricove
ro " .
Ma chiusa la parentesi “pillola”,
ecco il secondo round di Cota:
“Sono cattolico, e l’affer mazione
di valori come il rispetto per
la vita e la famiglia naturale - ha
spiegato - sarà una delle priorità
del mio mandato.
Dopo avere appoggiato Bresso,
se l’Udc vorrà votarmi contro
faccia pure. Ma ciò che dovrò
fare lo so da me. A partire dal
fatto che non darò alcun patrocinio
a manifestazioni come il
Gay Pride”.
E questo è solo l’inizio.
La politica di Cota: basta pillola e basta gay
IL NEO PRESIDENTE DEL PIEMONTE: LASCERÒ LA RU486 NEI MAGAZZINI E NON DARÒ PIÙ SOLDI PER I PRIDE
di Gabriel Collina
A ncora ride, Roberto Cota,
dopo la vittoria al fotofinish
su Mercedes Bresso in Piemonte.
Ride, promette, lancia proclami,
spiega quanto lo ama la
sua gente. Qualcuno gli ricorda
anche che è finita la campagna
elettorale, ma lui niente. Quindi
ecco i primi intenti: basta
con la pillola Ru486, e basta
con i soldi ai gay. “La pillola
abortiva va somministrata in
ospedale e le confezioni già arrivate
in Piemonte potrebbero
restare al momento nei magazzini”
ha dichiarato l’esponente
leghista ai microfoni di "Mattino
Cinque" durante la rubrica
"La telefonata" di Maurizio Belpietro.
Sulla Ru486 non ha nascosto
di pensarla in modo
"completamente diverso"
dall’ex presidente. "Sono per la
difesa della vita - ha detto Cota -
e penso che la pillola abortiva
debba essere somministrata
quanto meno in regime di ricovero".
Alla domanda "Ma
quindi quelle pillole che la Bresso
aveva ordinato e che sono
già arrivate in Piemonte, rimarranno
nei magazzini?”, la risposta
è stata: "Eh sì, per quanto
potrò fare io sì".
Parole giudicate "stupidaggini"
da Enrico Rossi, presidente della
Regione Toscana. "In Italia è
garantita la libertà terapeutica,
un ambito che riguarda solo il
medico, il paziente e il loro rapporto.
Tutto il resto sono chiacchiere
inutili".
Tuttavia è reale la possibilità
che i presidenti delle regioni
possano rallentare l’arrivo della
Ru486 negli ospedali. A spiegarlo
è il sottosegretario alla Salute,
Eugenia Roccella: "Tecnicamente
i presidenti delle regioni
potrebbero rallentare o
anche impedire che il farmaco
arrivi negli ospedali non facendolo
introdurre nel prontuario
reg ionale".
Intanto i medici chiedono chiarezza.
I ginecologi degli ospedali
lombardi, riunitisi per elaborare
un protocollo condiviso
sull'impiego del farmaco, chiedono
linee guida nazionali più
precise per la legge 194 sull'aborto,
che specifichino meglio
come comportarsi nell’i m p i ego
della RU486. Tutti sono intenzionati
a rispettare in modo
"assoluto le disposizioni che
prevedono il ricovero ordinario
per tre giorni". Anche se rimane
la possibilità che la donna
firmi anticipatamente e di sua
volontà l’autodimissione: "Rispetto
a questo ovviamente
non possiamo fare nulla - precisa
Mauro Buscaglia, del San
Carlo Borromeo di Milano - se
non dare alle donne tutte le
spiegazioni in fase preventiva
per dimostrare l'utilità del ricove
ro " .
Ma chiusa la parentesi “pillola”,
ecco il secondo round di Cota:
“Sono cattolico, e l’affer mazione
di valori come il rispetto per
la vita e la famiglia naturale - ha
spiegato - sarà una delle priorità
del mio mandato.
Dopo avere appoggiato Bresso,
se l’Udc vorrà votarmi contro
faccia pure. Ma ciò che dovrò
fare lo so da me. A partire dal
fatto che non darò alcun patrocinio
a manifestazioni come il
Gay Pride”.
E questo è solo l’inizio.