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 Oggetto del messaggio: L'Italia che protesta
MessaggioInviato: 03/10/2010, 09:54 
Il popolo “no ponte” invade le strade di Messina. 10000 in corteo: "I soldi dell'ecomostro siano destinati alla sicurezza"
Il popolo “no ponte” invade le strade di Messina. 10000 in corteo per chiedere che i soldi destinati all’ecomostro vengano destinati alla messa in sicurezza del territorio


Nei giorni scorsi abbiamo assistito al rimpallo di responsabilità tra governo centrale, Protezione civile e poteri locali sui ritardi nella messa in sicurezza dei luoghi colpiti dalle alluvioni e dalle frane dell’uno ottobre 2009. Si tratta dello stesso deprimente scarica-barile di responsabilità cui abbiamo assistito subito dopo gli eventi calamitosi. Si tratta di un modello già sperimentato per nascondere l’assenza di una reale volontà di intervenire con investimenti adeguati.
Ad un anno di distanza dalla tragedia di quel 1. ottobre, insomma, il rischio, per chi abita in quelle zone rimane alto, così come incerto è il futuro per larghe parti del territorio siciliano e calabrese caratterizzate da un’accentuata fragilità dal punto di vista idrogeologico.
Sono questi i motivi per i quali abbiamo ritenuto importante manifestare in corrispondenza dell’anniversario di quella notte terribile, sebbene il timore di accodarsi all’ipocrisia istituzionale cui abbiamo assistito nelle scorse ore fosse forte.
Abbiamo, però, dato, al nostro corteo il tono della rabbia e dell’indignazione piuttosto che quello del cordoglio e del lutto che rimangono ambiti intimi che appartengono per intero a chi in una notte ha perso tutto ciò che aveva.
Quella rabbia e quella indignazione si sono tradotte in un fiume di persone che ha invaso le strade di Messina per chiedere che si ponga fine allo sperpero di risorse pubbliche per trivellazioni, progetti e progettini.
Mentre non ci sono i soldi per mettere in sicurezza chi rischia la vita ad ogni scroscio di pioggia, infatti, si manda avanti un iter del ponte che vede impegnati per il futuro 1,3 miliardi di euro di fondi Fas, centinaia di milioni di euro per la ricapitalizzazione della Stretto di Messina Spa, un canone di 100 milioni annui per 30 anni che Rfi dovrà versare per poter consentire il passaggio dei treni.
Tutte risorse pubbliche che andrebbero meglio spese, piuttosto che per una cantierizzazione senza operai, per interventi di cura del territorio e dell’ambiente urbano, per il potenziamento del trasporto pubblico nello Stretto, per l’ammodernamento del sistema viario, per il rifacimento delle condotte dell’acqua e la gestione pubblica come bene comune non alienabile, per l’allestimento dei servizi essenziali fondamentali in ogni territorio (a partire da quelli sanitari), per investimenti nella scuola pubblica (a partire dalla messa in sicurezza degli edifici scolastici).
Le mappe rese pubbliche dalla Stretto di Messina Spa nelle scorse settimane, peraltro, segnalano chiaramente discariche poste in aree d’impluvio sulle colline messinesi già così fragili.
I lavori del Ponte possono, quindi, non solo impedire, attraverso lo sperpero di denaro che da essi deriva, la mancanza di risorse per interventi realmente utili, ma rischiano di causare essi stessi eventi tragici come quelli cui abbiamo assistito negli scorsi anni.
Le dimensioni e la determinazione del corteo di oggi, comunque, ci autorizzano a ritenere che sia possibile battersi perché si possa invertire la rotta.
Noi lo faremo. Noi andiamo avanti.

RETE NO PONTE

http://www.noponte.it/2010/10/il-popolo ... de-di.html



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MessaggioInviato: 03/10/2010, 09:58 
Pastori sardi all’assalto

di Rossella Anitori

MOBILITAZIONE. Il movimento degli allevatori sardi accerchia alcuni tir sbarcati dalla Spagna e scopre un carico di oltre 300 maiali in viaggio senza targhetta identificativa.

Ad attendere l’arrivo del traghetto della Grimaldi Lines, che ogni giorno salpa dalla Spagna alla volta dell’Italia, ieri a Porto Torres, in provincia di Sassari, c’erano almeno mille pastori. Arrivati da ogni lato della Sardegna, gli allevatori aderenti al movimento guidato da Felice Floris, hanno assediato lo scalo portuale fin dalle prime luci dell’alba dando vita all’ennesima giornata di protesta. Armati di campanacci, fischi e tanta rabbia, hanno travolto i militari che presidiavano l’ingresso del porto, sfondando i cancelli e occupando la banchina. Il sospetto che in Italia si continuino ad importare capi di bestiame provenienti da altri Paesi spacciandoli per sardi, ha spinto i pastori ad accerchiare i tir sbarcati dalle navi con l’obiettivo di controllarne il carico. Superato lo sbarramento di Polizia e Carabinieri, i manifestanti hanno bloccato prima i mezzi che scendevano dalle navi Tirrenia e Gnv partite da Genova, poi quelli provenienti da Barcellona. È nel corso di quest’ultimo controllo che il gruppo ha identificato un carico sospetto: circa 300 maiali con le orecchie bucate ma apparentemente senza targhetta identificativa diretti a un mattatoio di Settimo San Pietro. Accanto al camion che trasportava i suini ce n’era anche un altro, con a bordo lo stesso quantitativo di pecore. E mentre la Asl di Sassari veniva allertata perché accertasse che gli animali fossero stati trasportati secondo le normative di legge, gli autisti dei due tir che trasportano i maialini e le pecore sono spariti, portando con loro i documenti di viaggio, con tutte le informazioni sul carico. «Siate severi nei controlli così come lo siete stati con noi», hanno ricordato gli allevatori agli ispettori della Asl, convinti che che il bestiame proveniente dall’estero venga punzonato in Sardegna e poi venduto come sardo, anche sul mercato locale. Ma gli accertamenti dei veterinari al momento non si possono fare: circa 250 maiali e almeno 300 pecore sono infatti sottochiave nei tir, senza acqua nè cibo. A capitanare la protesta è Felice Floris che ha ricordato le ragioni del sit in al porto: «Siamo di nuovo qui a Porto Torres - ha detto il leader del movimento dei pastori sardi - perché vogliamo ribadire qual è la situazione del nostro comparto. La giunta e il Consiglio regionale hanno preso degli impegni precisi nei nostri confronti. Impegni che vanno rispettati. Non siamo più disposti ad aspettare - ha aggiunto - la pazienza dei pastori è finita e da questo momento sarà battaglia. Le promesse vanno mantenute. Siamo in attesa di risposte concrete, di provvedimenti che diventano ogni giorno più urgenti. I pastori non sopporteranno di essere presi in giro. Vogliamo fatti. Fatti che devono arrivare oggi e non domani. Noi non smobiliteremo, anzi rafforzeremo la nostra lotta e la nostra denuncia davanti all’opinione pubblica di tutta la Sardegna e di tutta Italia». Continua quindi il braccio di ferro tra i manifestanti del Movimento pastori sardi e le forze di polizia nello scalo marittimo di Porto Torres, insieme ai pastori anche il sindaco di Orune, Francesca Zidda, e altri primi cittadini. La situazione rimane molto tesa.


http://www.terranews.it/news/2010/10/pa ... %99assalto



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MessaggioInviato: 03/10/2010, 18:48 
Coltivare Ogm in Italia? No, grazie. Le Regioni rifiutano di votare regole che lo permettono
Le Regioni all’unanimità ieri hanno detto no alle coltivazioni Ogm e hanno chiesto allo Stato che l’Italia sia libera da Ogm. E questa è la buona notizia.



C’è anche quella cattiva, purtroppo. Il ministro dell’Agricoltura Galan non aveva chiamato le Regioni a dire Ogm sì – Ogm no.

Le aveva chiamate invece a stabilire le regole per la coesistenza fra colture convenzionali, biologiche ed Ogm.

Questo, ovviamente, implica che secondo il ministro dev’essere possibile coltivare Ogm. Anzi, Galan aveva lasciato capire che, in assenza di decisioni delle Regioni, avrebbe agito lui. E adesso?

La questione è complicata, naturalmente. Anzi: doppiamente complicata, perchè i grovigli legislativi italiani si intrecciano con le norme europee. Per cercare di capire bisogna dare uno sguardo rapidissimo allo sfondo.

In Italia, una legge del 2004-05 voluta dall’allora ministro dell’Agricoltura Alemanno prevede la coesistenza fra colture convenzionali, biologiche ed Ogm. Prescriveva anche le regole per evitare la contaminazione fra i diversi tipi di colture.

La Corte Costituzionale ha bocciato quest’ultima parte: la competenza nel settore dell’agricoltura spetta alle Regioni. Di conseguenza, in assenza delle regole, la coltivazione Ogm è stata per lungo tempo teoricamente ammessa ma praticamente impossibile. Finchè…

Alla fine di gennaio il Consiglio di Stato ha decretato che in Italia è ammissibile coltivare senza restrizioni tutte le sementi Ogm approvate dall’Unione Europea.

Su questo nodo si è innestato il pasticcio brutto degli Ogm in Friuli, con palleggi in punta di diritto fra la sentenza del Consiglio di Stato e il no della Commissione Sementi alla semina del Mon 810, la varietà cresciuta in Friuli quest’estate.

Ma non è ancora finita. Nel frattempo la Commissione Europea ha proposto una strategia nuova riguardo agli Ogm: regole più snelle per ammettere la coltivazione delle varietà geneticamente modificate, e la possibilità per gli Stati membri di dichiararsi Ogm free.

Proprio su questo fanno leva le Regioni che ieri all’unanimità – azzurre rosa o rossoverdi non importa – hanno rifiutato di esaminare i criteri di coesistenza fra le colture convenzionali, biologiche ed Ogm e hanno invece approvato un ordine del giorno in cui chiedono al ministro Galan di rappresentare all’interno dell’Unione Europea il no compatto delle Regioni alle colture Ogm.

Galan ha fama di essere favorevole agli Ogm e l’ordine del giorno approvato ieri dalle Regioni deve ancora essere votato il 7 ottobre dalla conferenza dei presidenti delle Regioni. Arrivederci alla prossima puntata.

Sul Sole 24 Ore le Regioni dicono no alle coltivazioni Ogm

Da Regioni.it e Regioni chiedono a Galan di dire no agli Ogm

http://www.blogeko.it/2010/coltivare-og ... ermettono/



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MessaggioInviato: 03/10/2010, 19:46 
Cita:
Blissenobiarella ha scritto:

Coltivare Ogm in Italia? No, grazie. Le Regioni rifiutano di votare regole che lo permettono
Le Regioni all’unanimità ieri hanno detto no alle coltivazioni Ogm e hanno chiesto allo Stato che l’Italia sia libera da Ogm. E questa è la buona notizia.



C’è anche quella cattiva, purtroppo. Il ministro dell’Agricoltura Galan non aveva chiamato le Regioni a dire Ogm sì – Ogm no.

Le aveva chiamate invece a stabilire le regole per la coesistenza fra colture convenzionali, biologiche ed Ogm.

Questo, ovviamente, implica che secondo il ministro dev’essere possibile coltivare Ogm. Anzi, Galan aveva lasciato capire che, in assenza di decisioni delle Regioni, avrebbe agito lui. E adesso?

La questione è complicata, naturalmente. Anzi: doppiamente complicata, perchè i grovigli legislativi italiani si intrecciano con le norme europee. Per cercare di capire bisogna dare uno sguardo rapidissimo allo sfondo.

In Italia, una legge del 2004-05 voluta dall’allora ministro dell’Agricoltura Alemanno prevede la coesistenza fra colture convenzionali, biologiche ed Ogm. Prescriveva anche le regole per evitare la contaminazione fra i diversi tipi di colture.

La Corte Costituzionale ha bocciato quest’ultima parte: la competenza nel settore dell’agricoltura spetta alle Regioni. Di conseguenza, in assenza delle regole, la coltivazione Ogm è stata per lungo tempo teoricamente ammessa ma praticamente impossibile. Finchè…

Alla fine di gennaio il Consiglio di Stato ha decretato che in Italia è ammissibile coltivare senza restrizioni tutte le sementi Ogm approvate dall’Unione Europea.

Su questo nodo si è innestato il pasticcio brutto degli Ogm in Friuli, con palleggi in punta di diritto fra la sentenza del Consiglio di Stato e il no della Commissione Sementi alla semina del Mon 810, la varietà cresciuta in Friuli quest’estate.

Ma non è ancora finita. Nel frattempo la Commissione Europea ha proposto una strategia nuova riguardo agli Ogm: regole più snelle per ammettere la coltivazione delle varietà geneticamente modificate, e la possibilità per gli Stati membri di dichiararsi Ogm free.

Proprio su questo fanno leva le Regioni che ieri all’unanimità – azzurre rosa o rossoverdi non importa – hanno rifiutato di esaminare i criteri di coesistenza fra le colture convenzionali, biologiche ed Ogm e hanno invece approvato un ordine del giorno in cui chiedono al ministro Galan di rappresentare all’interno dell’Unione Europea il no compatto delle Regioni alle colture Ogm.

Galan ha fama di essere favorevole agli Ogm e l’ordine del giorno approvato ieri dalle Regioni deve ancora essere votato il 7 ottobre dalla conferenza dei presidenti delle Regioni. Arrivederci alla prossima puntata.

Sul Sole 24 Ore le Regioni dicono no alle coltivazioni Ogm

Da Regioni.it e Regioni chiedono a Galan di dire no agli Ogm

http://www.blogeko.it/2010/coltivare-og ... ermettono/



Questo era da postare nel topic delle buone notizie.[:D]



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MessaggioInviato: 05/10/2010, 23:09 
Non so se questo sia il topic adatto (abbiate pietà, con questo telefonino impiego secoli per caricare una pagina [:(]) ma segnalo che molte università italiane sono entrate di nuovo in protesta, in virtù del decreto scolastico della Gelmini risalente a due anni fa (che a breve dovrebbe essere definitivamente approvato).

Pensate che la facoltà di fisica di Firenze ha dovuto cancellare il 90% delle attività opzionali (ma necessarie imho), ha dovuto rimandare molti dei corsi al 2° semestre per mancanza di insegnanti.. ed alcuni corsi obbligatori sono a rischio per mancanza di personale!
Forse dall'anno prossimo a Firenze non sarà possibile più iscriversi a tale facoltà, cosi' come in tante altre città.

http://www.smfn.unifi.it/upload/sub/Moz ... tt2010.pdf

P.S. Mi tocca anche iniziare le lezioni con 3 settimane di ritardo. [:(!]


Ultima modifica di Lawliet il 05/10/2010, 23:14, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 05/10/2010, 23:40 
In effetti, la mia prima figlia s'iscrive al II anno di psicologia a Padova. Le lezioni non sono ancora inizate (e non si sa quando inizieranno) e i corsi sono stati falcidiati (credo d'aver capito di una cosa come quasi il 30%).



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MessaggioInviato: 06/10/2010, 18:27 
Finalmente ho trovato un articolo..

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/05/atenei-bloccati-per-la-protesta-dei-ricercatori-%E2%80%9Cla-riforma-gelmini-allunga-il-nostro-precariato%E2%80%9D/67999/

Atenei bloccati per la protesta dei ricercatori
“La riforma Gelmini allunga il precariato”


L'avvio delle lezioni è in ritardo in diverse università italiane perché molti hanno ritirato la propria disponibilità a svolgere l'attività didattica. Oggetto della contesa è il ddl che verrà discusso alla Camera il 14 ottobre

L’inizio delle lezioni è rinviato a data da destinarsi. Ecco la novità di quest’anno per gli studenti delle università italiane. Molte facoltà hanno posticipato l’avvio dell’anno accademico, dopo che 10mila ricercatori, quasi la metà del totale, hanno ritirato la loro disponibilità a tenere corsi. Per protestare contro la riforma del ministro Gelmini che deve essere approvata alla Camera. E contro i tagli della finanziaria.

Le lezioni sono bloccate in diverse facoltà degli atenei della capitale, da La Sapienza a Tor Vergata, a Roma Tre. Ritardi anche nelle università di Napoli, Bari, Palermo, Torino, Milano, Firenze, Pisa. E’ soprattutto l’abolizione della figura di ricercatore a tempo indeterminato a essere contestata da chi protesta. “Scaduto l’assegno di ricerca, un ricercatore potrà solo firmare un contratto di tre anni e poi ancora uno di altri tre”, dice Alessandro Ferretti, rappresentante di Rete29Aprile, il sito di riferimento per chi protesta. “Il precariato verrà così allungato di sei anni”. Se alla fine di questo periodo il ricercatore non riuscirà a ottenere l’idoneità per diventare professore associato, dovrà lasciare l’università. Per evitare questo, un ateneo magari preferirà assegnare il posto da associato a un precario, anziché a un ricercatore con più anzianità che ha firmato il contratto a tempo indeterminato prima della riforma. “Sarà una guerra tra poveracci”, dice Ferretti. “A guadagnarci da questo disastro non è certo l’università”.

I ricercatori si sentono colpiti dalla riforma, benché il loro ruolo all’interno del sistema universitario sia cruciale. Per dimostrarlo, molti hanno deciso di non svolgere più quelle attività didattiche che per legge sono volontarie e non obbligatorie. E se manca chi insegna, le lezioni non possono partire. “Non siamo nemmeno riusciti a mettere giù la programmazione dei corsi”, spiega Umberto Mura, preside della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell’università di Pisa, che non fa mancare la propria solidarietà ai ricercatori, “che sono presi a pedate dalla riforma”. Alla protesta dei ricercatori si aggiunge quella dei docenti, che lamentano la difficoltà a portare avanti i programmi didattici. “Con i fondi dell’università non riusciamo nemmeno a pagare la corrente elettrica”, racconta Mura: “Per garantire agli studenti le lezioni di laboratorio dobbiamo prendere una parte dei soldi destinati alla ricerca”.

A Bologna le lezioni di Ingegneria partono oggi, in ritardo di due settimane. Secondo Cristian Trovato, studente al terzo anno e rappresentante di facoltà nella sede di Cesena, “la protesta dei ricercatori è giusta. Abbiamo però chiesto loro di rinnovare la disponibilità a insegnare e di passare a forme alternative di mobilitazione, per non danneggiare gli studenti”. Una protesta alternativa è quella della facoltà di Design del Politecnico di Milano: questa settimana, invece che il blocco alla didattica, è stata organizzata l’iniziativa “Design no. Stop”, con docenti, ricercatori e studenti impegnati a progettare “messaggi, forme, modi e strumenti per rilanciare l’università pubblica”.

Tra lezioni alternative e lezioni che proprio non ci sono, la situazione delle università italiane in questo inizio di autunno è piuttosto confusa. E ad aumentare i problemi è arrivato il rinvio al 14 ottobre della discussione alla Camera del ddl Gelmini. Se l’esame della riforma non verrà anticipato, la sua approvazione slitterà quasi certamente di un mese (il 15 inizia in aula la sessione di bilancio che ha la precedenza sugli altri provvedimenti) e rischierà di saltare del tutto nel caso di elezioni anticipate in primavera. Ipotesi che ai rettori non piace: “Questa riforma deve essere approvata – ha detto al Corriere della Sera Enrico Decleva, presidente della Crui, la conferenza dei rettori – o il vuoto legislativo potrebbe prolungarsi per anni”. Parole che i ricercatori criticano in modo deciso: “I rettori avranno più poteri se il ddl passa. Per questo lo appoggiano”, commenta Ferretti. “Noi speriamo che il rinvio della discussione alla Camera consenta la modifica dei punti critici. Altrimenti meglio il vuoto rispetto a questa riforma”.


Ultima modifica di Lawliet il 06/10/2010, 18:28, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 06/10/2010, 22:30 
Allora, la metto qua perché nell'Italia che protesta ci sta pure e buon titolo anche il prode Sallusti il quale, come credo sia noto, è il nuovo direttore responsabile del Giornale e che, giusto ieri, ha sparato in prima pagine la notizia che i pm stanno intercettando quelli del Giornale.

Ecco, di seguito il commento di Travaglio:

"Ci sono pm che intercettano qualcuno senza prima dirglielo, il che è già ben strano: di solito, quando si intercetta qualcuno, lo si avverte con largo anticipo, anzi si domanda se abbia nulla in contrario; in caso di diniego, si soprassiede."

Niente da dire, come esordio nelle vesti di neo-direttore Sallusti ha fatto la sua bella figura di cacca [:o)]


Ultima modifica di eSQueL il 06/10/2010, 22:31, modificato 1 volta in totale.


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eSQueL ha scritto:

Allora, la metto qua perché nell'Italia che protesta ci sta pure e buon titolo anche il prode Sallusti il quale, come credo sia noto, è il nuovo direttore responsabile del Giornale e che, giusto ieri, ha sparato in prima pagine la notizia che i pm stanno intercettando quelli del Giornale.

Ecco, di seguito il commento di Travaglio:

"Ci sono pm che intercettano qualcuno senza prima dirglielo, il che è già ben strano: di solito, quando si intercetta qualcuno, lo si avverte con largo anticipo, anzi si domanda se abbia nulla in contrario; in caso di diniego, si soprassiede."

Niente da dire, come esordio nelle vesti di neo-direttore Sallusti ha fatto la sua bella figura di cacca [:o)]



A Sallusti sembra strano che dei giornalisti possano venir intercettati solo perchè vicini ad una certa area politica.
Poichè non si può intercettare il presidente del consiglio allora - continua Sallusti - si intercettano persone a lui vicine nella speranza di catturare qualche conversazione interessante.



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Cita:
rmnd ha scritto:

Cita:
eSQueL ha scritto:

Allora, la metto qua perché nell'Italia che protesta ci sta pure e buon titolo anche il prode Sallusti il quale, come credo sia noto, è il nuovo direttore responsabile del Giornale e che, giusto ieri, ha sparato in prima pagine la notizia che i pm stanno intercettando quelli del Giornale.

Ecco, di seguito il commento di Travaglio:

"Ci sono pm che intercettano qualcuno senza prima dirglielo, il che è già ben strano: di solito, quando si intercetta qualcuno, lo si avverte con largo anticipo, anzi si domanda se abbia nulla in contrario; in caso di diniego, si soprassiede."

Niente da dire, come esordio nelle vesti di neo-direttore Sallusti ha fatto la sua bella figura di cacca [:o)]



A Sallusti sembra strano che dei giornalisti possano venir intercettati solo perchè vicini ad una certa area politica.
Poichè non si può intercettare il presidente del consiglio allora - continua Sallusti - si intercettano persone a lui vicine nella speranza di catturare qualche conversazione interessante.




Tesi suggestiva e in base alla quale a Tizio basta diventare presidente del consiglio o membro del governo per creare, ipso facto, una rete di nomi non sottoponibili ad indagini di polizia.

MA ROTFL!


Ultima modifica di eSQueL il 07/10/2010, 09:01, modificato 1 volta in totale.


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Protesta studenti in tutta Italia

Indette manifestazioni contro le politiche
per l'istruzione del governo Berlusconi


08 ottobre, 10:44

Immagine

Fonte:
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 27879.html

ROMA - Studenti in piazza in tutta Italia per protestare contro le politiche per l'istruzione del governo Berlusconi. L'Unione degli Studenti annuncia una novantina di cortei all'insegna dello slogan "Chi apre una scuola chiude una prigione". "Da Milano a Palermo passando per Genova, Trieste, Torino, Bologna, Roma, Napoli, Bari e tanti capoluoghi piccoli e grandi gli studenti prenderanno la parola perché è ora di cambiare registro" afferma Tito Russo, Coordinatore UdS.

"La 133, i tagli agli organici e i provvedimenti sul riordino delle scuole superiori rappresentano - aggiunge - il colpo finale al sistema pubblico di istruzione, il mutamento radicale della concezione del valore formativo e la messa in discussione definitiva dell'istruzione laica e pubblica. Alla 'riforma epocale' del ministro Gelmini, noi contrapponiamo 'L'AltraRiformà, un percorso nazionale di costruzione di un modello diverso di didattica, rappresentanza, autonomia, partecipazione che da mesi stiamo portando avanti nelle scuole". Ai cortei - informano le associazioni studentesche - non mancherà la partecipazione anche di rappresentanze dei genitori, dei lavoratori della scuola e in particolare dei precari e degli studenti universitari. "Anche noi abbiamo aderito a questa data di mobilitazione - spiega Claudio Riccio rappresentante degli studenti universitari di Link - perché oggi tutto il mondo della conoscenza è sotto attacco e serve un fronte comune per fermare i devastanti progetti di riforma che ora si rivolgono anche sull'università".

A Roma il corteo partirà nella mattina da Piramide per raggiungere il Ministero di Viale Trastevere, a Milano la partenza è prevista in largo Cairoli mentre a Napoli gli studenti si danno appuntamento piazza Garibaldi. L'UdS fa sapere che non mancheranno azioni creative e di visibilità in tutti i cortei.

BLITZ STUDENTI UDS E LINK, STRISCIONI AL MINISTERO - Con due striscioni piazzati davanti al ministero della Pubblica Istruzione in viale Trastevere a Roma all'alba, è cominciata la giornata di protesta contro la riforma della scuola dell'Unione degli Studenti e di Link-coordinamento universitario. "8 ottobre, 6.30 del mattino. Voi l'incubo, noi la sveglia" recita uno striscione, "La paura fa 90 ...CORTEI IN ITALIA", recitano i due grandi striscioni sorretti da alcuni ragazzi con una maschera da mimo, secondo quanto informano Uds e Link in un comunicato. Oggi studenti di vario ordine e grado aderenti a varie sigle e movimenti studenteschi si mobilitano con manifestazioni in numerose città italiane contro la riforma. Un'ora di sciopero é stata indetta anche dalla Flc-Cgil; l'Unicobas manifesterà insieme agli studenti e ai coordinamenti dei precari di tutta Italia.



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"…stanno uscendo allo scoperto ora, amano annunciare cosa stanno per fare, adorano la paura che esso può creare. E’ come la bassa modulazione nel ruggito di una tigre che paralizza la vittima prima del colpo. Inoltre, la paura nei cuori delle masse risuona come un dolce inno per il loro signore". (Capire la propaganda, R. Winfield)

"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

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MessaggioInviato: 08/10/2010, 14:44 
Una protesta molto vasta (100.000 persone in tutta Italia a quanto pare, qui a Firenze eravamo in 5000) ma abbastanza inutile in mia opinione, anche se necessaria.

Moltissime lezioni universitarie erano/sono tenute da ricercatori ESTERNI (appartenenti ad altri enti) che ottenevano un bonus sul loro stipendio di base. La Gelmini ha deciso di punto in bianco che se questi ricercatori avessero voluto continuare, lo avrebbero dovuto fare gratis. [:D]
Ecco dunque che il 99% di loro ha ritirato la disponibilità, ed ora tutte le facoltà più "inusuali" d'Italia (quelle scientifiche in toto) si ritrovano con quasi tutti i corsi facoltativi CANCELLATI, e parte di quelli obbligatori SPOSTATI al 2° semestre (nella speranza che per quel periodo sia stato trovato qualche sostituto). Ma ci rendiamo conto?

Considerate che questi ricercatori, pienamente competenti, venivano già pagati di meno rispetto ad un professore normale, poiché il loro era un SURPLUS che offrivano alle università.

Almeno 1/3 dei collaboratori universitari di facoltà scientifiche (in ricerca principalmente) sono dei PENSIONATI che offrono i loro servizi GRATIS.. data, anche in questo caso, la mancanza di personale. In pratica stanno mettendo il dito nella piaga! Cercano di tagliare addirittura il personale che già faceva dei sacrifici enormi per mantenere a galla la situazione.. [:(]

Tagliate i finanziamenti alle scuole/università private!!

I casi sono 2:
1) Ci troviamo di fronte a degli incompetenti/ignoranti.
2) Ci troviamo di fronte a dei cospiratori che tentano di sabotare il settore PUBBLICO dell'educazione.


Ultima modifica di Lawliet il 08/10/2010, 14:56, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 08/10/2010, 15:47 

WAITING FOR SUPERMAN


http://www.repubblica.it/spettacoli-e-c ... a-7691286/


Un film sulla scuola in USA

E' chiaro che il piazzista di letame vuole imporre questo modello.



ZIO OT


Ultima modifica di barionu il 08/10/2010, 15:48, modificato 1 volta in totale.


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MessaggioInviato: 09/10/2010, 13:30 
Fisco: Bonanni, governo risponda o cambia la musica
I partecipanti alla manifestazione di Cisl e Uil sul fisco sono,
secondo gli organizzatori, oltre centomila


09 ottobre, 12:40

Immagine

Fonte:
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche ... 58351.html

ROMA - I partecipanti alla manifestazione di Cisl e Uil sul fisco sono, secondo gli organizzatori, oltre centomila. Una piazza ''straordinaria: e' l'Italia della responsabilita' ed e' il modo migliore per rifiutare i violenti e metterli all'angolo''. Lo ha detto il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, commentando la manifestazione di oggi promossa dalla sua confederazione insieme alla Uil per chiedere innanzitutto la riforma fiscale.

BONANNI: RISPOSTE CHIARE O LA MUSICA CAMBIA.
BASTA MERETRICI, APPARTAMENTI E RICATTI

'Vogliamo risposte chiare e immediate: il governo risponda o per noi la musica cambia, questo e' uno spartito essenziale''. Lo ha detto il leader della Cisl, Raffaele Bonanni nel corso della manifestazione sul fisco indetta da Cisl e Uil aggiungendo: ''saremo rigorosi col governo e non daremo tregua, cosi' come speriamo possano fare anche gli imprenditori''.

''E' ora di finirla con meretrici, appartamenti, litigi personali, ricatti, riforma della giustizia ed elettorale: si parla solo dei loro problemi''. Cosi' il leader della Cisl, Raffaele Bonanni nel suo comizio alla manifestazione promossa insieme alla Uil sul fisco. ''Molti politici - ha scandito Bonanni - hanno dimenticato di essere loro i servitori del paese e non il contrario''

ANGELETTI, SCANDALOSO DIPENDENTI PAGANO PIU' DATORI
"La stragrande maggioranza dei lavoratori paga più tasse dei loro datori o di quello che paga chi ha un reddito finanziario". Lo ha detto il leader della Uil, Luigi Angeletti, giudicando "uno scandalo sociale ed economico che vogliamo eliminare". ''Per la prima volta i sindacati manifestano per ridurre le tasse''. Lo ha detto il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, secondo il quale ''e' stato rovesciato il detto in base al quale per il sindacato bisognava solo combattere l'evasione''. Angeletti ha quindi insistito sulla necessita' di ''rivoluzionare il sistema fiscale'' perche' ''se non si riducono le tasse sul lavoro difficilmente potremo essere competitivi''. In questo senso, per il leader sindacale, il federalismo ''e' un'ottima occasione per ridurre le tasse''. Angeletti ha anche sottolineato la necessita' di ridurre i costi della politica: ''riducendoli solo del 10% - ha concluso - sara' possibile avviare una riduzione delle tasse''.



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MessaggioInviato: 10/10/2010, 12:52 
Lo inserisco qui, perchè è comunque una forma di protesta:

Sindaco leghista di Tarzo (Tv) stanzia fondo per l’asilo di bimbi immigrati


Il sindaco leghista di Tarzo (Treviso), a capo di una giunta di centrodestra, ha stanziato un fondo per garantire l’asilo ai bambini di immigrati che non si possono pagare la retta. Questo per permetter loro di imparare bene l’italiano prima di frequentare la scuola elementare.
Il sindaco, Gianangelo Bof, rileva di essere stato criticato per questa sua decisione ma, come riferisce oggi La Tribuna di Treviso, ”è stata un’azione necessaria” per garantire il buon decorso verso l’integrazione di bambini che se arrivassero alle elementari con un italiano stentato avrebbero difficoltà a seguire le lezioni, rallentando l’apprendimento degli altri studenti.
Il contributo stanziato dalla giunta è di 10 mila euro e vanno agli asili del comune e ne usufruiranno anche famiglie italiane.

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-i ... ti-584445/



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