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 Oggetto del messaggio: Colonia Sicilia
MessaggioInviato: 10/01/2020, 13:10 
Un altro anno va via e la Sicilia sempre più mortificata

Nella monotonia di un giorno ormai sempre più uguale a quello trascorso, nell’attesa di una festività che ha perso i suoi connotati, ancora per i sentieri del mondo, itinerario di scoperte e nostalgie, dove un destino, ormai accettato, ci ha posto “amaro pane a rompere”: Viaggiamo ma non recuperiamo i luoghi della memoria che si perdono, tendono a mutare o forse si sono già cancellati.
È il momento tradizionale per interrogarsi sulla vita, cercare un nesso nelle cose, nell’immagine riflessa da uno specchio improbabile, nei contrasti delle vetrine, mentre il mondo scorre tutto intorno nei cambiamenti della giornata che diventa poi ora, prima attimo solidificato da un ricordo e, superati i momenti di riflessione profonda, tempo. Ma temporalità banale, ordinaria, quasi una paura che si è ora fermata proprio per aiutarti a comprendere. Paura del ritorno in un luogo che non esiste più nella realtà, un angolo rimasto nelle pieghe della memoria, nel risveglio dei sogni.
Chi non è siciliano, chi non vive giorno per giorno questa terra, anche in maniera ideale, come facciamo noi costretti nel nord lontano, non riuscirà a capire, non riuscirà a gustare il suono del ricordo che non è nostalgia nè rimpianto, ma rievocazione, incontro ideale con il genitore, con la terra, con i riti della terra, ormai stravolti purtroppo da una società moderna che tutto livella e da un sistema che annulla l’anima delle cose, nel cemento imperante, nei disordini delle città ormai artificiali, nel caos del traffico, nei colori delle automobili e nella confusione di valori e sentimenti che, al contrario, dovrebbero risultare irrinunciabili per una società troppo spesso distratta dall’effimero, dal consumismo che riduce il senso stesso dell’esistere.
Ci portiamo dentro perciò il lieve fastidio, la nostra sicilitudine, come sopportabile malessere che non fa poi tanto male ed inspiriamo i venti della stagione che cambia ma anche l’attualità che assilla l’Isola. Molti ci criticano, noi continuiamo a mettere in rilievo quello che non va, evidenziando quello che potrebbe invece essere fatto. Porgere la mano al nostro fratello in difficoltà, ancora più grave se vittima di ingiustizia in un paese del nord lontano, dove il suo destino gli ha posto amaro pane a rompere: un paese che si vuole “civile“ in un nord lontano che prima lo sfrutta, ma non appena la sua vitalità flette, lo isola, lo umilia e lo caccia via.
Gridare forte ai responsabili regionali di opporsi alla sciagurata proposta di concedere la sanatoria all’abusivismo imperante, proprio per impedire che altre migliaia di costruzioni illegali possano sorgere non laddove ce ne sia effettivamente bisogno, ma in riva al mare, nelle baie e nelle coste più belle del mondo.
Invocare imprenditorialità, iniziative concrete per impedire ai nostri giovani di continuare a partire, non per restare a carico della famiglia, ma per trovare appena fuori dall’uscio di casa l’occasione di lavoro e di crescita che la politica ancora non ha saputo offrire loro.
Autocarri frigoriferi partono pieni di zibibbo verso le terre del nord lontano. Lo Stretto è attraversato da camion carichi di rossi pomodori e da cisterne colme di olio che si lasciano alle spalle un’Isola troppo lontana, piena di tesori naturali, ma anche di teatri, templi, chiese, piazze e palazzi, gemme del tempo. Le banche del sud inviano al Nord i soldi dei risparmiatori, perchè da noi nessuno chiede di investire; gli incentivi agli industriali che investono nel sud sono utilizzati soprattutto dalle aziende del nord che, di ritorno, ci danno un pugno di posti di lavoro, sempre occupazione subalterna, ma si portano al Nord i profitti. Lo stesso avviene quando gli appalti nell’Isola sono vinti da imprese settentrionali che poi, al sud, lasciano soltanto lavori di subappalto.
E’ il mercato aperto a tutto.
Ribadiamo da tempo che dobbiamo valorizzare le ricchezze della terra e dell’ambiente, avvicinare le rive con un manufatto che consentirebbe di superare la strozzatura dei trasporti, il tempo dell’attraversamento, ma di fronte al mercato aperto, alla globalizzazione imperante, tutto questo può anche non bastare. Allora, invece dell’uva, invece dell’olio o del pomodoro, dovremmo vedere il nostro Stretto, Fatamorgana e Scilla e Cariddi, attraversato da autocarri sì, ma pieni di bottiglie di vino, di fusti di olio, di barattoli di salsa di pomodoro, di conserve, di succhi di frutta, così potremo rispondere, noi stessi, in prima persona alle sfide della globalizzazione, senza continuamente subirle.
L’industria del turismo poi, non può offrire soltanto tramonti e panorami: ha bisogno di strade, porti ed aeroporti, organizzazione, serietà e impegno. Perché allora lasciare fare sempre agli altri e non prenderci mai noi stessi carico delle nostre ricchezze? Perchè soltanto le aziende del Nord devono poter vendere i nostri prodotti, la nostra uva, il nostro olio, la nostra frutta, il nostro turismo?
Dopo gli interrogativi i pensieri e i disagi delle nostre contraddizioni, alla fine di una giornata di preoccupazioni e di lavoro, se ci fermiamo per un attimo e guardiamo lontano, vedremo ancora e sempre la nostra Isola. E dal suo mare riemergono ombre e nostalgie, ma anche le nostre stanchezze e la voglia di ritornare indietro, nel forziere delle nostre memorie e dei nostri affetti, alla fine di una giornata trascorsa con il rimorso – forse – di averla, in qualche modo, sciupata.
Eugenio Preta
https://www.laltrasicilia.org/5385/un-a ... rtificata/


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 Oggetto del messaggio: Re: Colonia Sicilia
MessaggioInviato: 10/03/2020, 11:21 
Trattato Ceta e agricoltura siciliana: “id quod servat, occidit”

L’ormai inarrestabile avanzare della globalizzazione si prefigura in una legislazione che possa regolare gli accordi mondialisti.
In questo settore l’Unione europea si presenta in prima linea con normative che attaccano pero’ soprattutto la sovranità degli Stati Nazione e diventano una vera sventura per i territori del continente che rimangono poco tutelate dai loro rappresentanti istituzionali.
E se, come da copione, una disgrazia non arriva mai da sola , dopo la fortunosa (e fortuita ) cancellazione del Tafta, l’accordo transcontinentale euro-americano di libero scambio, l’esecutivo europeo si è ripreso la scena chiedendo agli Stati membri la ratifica del trattato di libero scambio col Canada e con la Cina, il CETA.
Un accordo che, in considerazione del previsto aumento delle quote di importazione di carne canadese e dell’aumento della protezione delle denominazioni di origine europee in Canada, non sembrerebbe neanche un accordo catastrofico per gli Stati dell’Europa , ma in realtà rappresenta il cavallo di legno che si fa largo nella fortezza europea, approfittando di un’unione in deficit di coesione che lascia intere sue regioni , senza difesa.
Guardando infatti in casa nostra, l’agricoltura siciliana resta senza tutele, In realtà l’intero Sud , che avrebbe invece il diritto di essere meglio rappresentato in sede UE al momento della formulazione delle direttive , cosa che, purtroppo , non avviene ancora.
il trattato Ceta si rivela un attacco distruttivo per la fragilissima economia del sud. Già a suo tempo avevamo messo in guardia e denunziato l’accordo Ceta che l’Unione europea aveva disegnato con il Canada quasi alla chetichella, votato in commissione a fine maggio da un parlamento ormai in scadenza di mandato, quindi moralmente poco legittimato.
In cauda venenum; questo trattato avrebbe dovuto essere bocciato in nome dei popoli europei perché non è ammissibile che, in virtù della libertà di circolazione di tutto – la vera essenza ormai di questa Europa diventata oggi solo una grande area di libera circolazione di persone, merci, capitali, servizi e …criminalità – vengano penalizzate tante eccellenze europee e annientato un intero settore agricolo importante come quello siciliano.
In Italia i marchi dei prodotti agricoli ed alimentari protetti e registrati sono 293 e di questi 84 nelle regioni del Nord, 53 al Centro, 156 al Sud .La Sicilia inoltre è la regione italiana con il maggior numero di IGP . Con questo corollario viene estremamente difficile accettare la scelta dei prodotti italiani da tutelare effettuata nell’ambito del CETA: 40 di cui solo 4 siciliani (e meridionali in genere) nel comparto con il Canada ed 1 solo nel settore la Cina.
Delle due l’una : o la politica italiana è formata da imbecilli ed incompetenti o i nostri rappresentanti politici che hanno partecipato alla stesura di questi accordi hanno abbassato la maschera e si sono rivelati anti siciliani acclarati.
Purtroppo i prodotti protetti del Sud Italia non hanno alle spalle Consorzi di Tutela in grado di promuoverli a livello nazionale ed internazionale come quelli del nord e questa debolezza cronica si paga con una minore attenzione nella loro promozione.
Finché il Ministero dell’Agricoltura inserisce nei Trattati di commercio solo Parma, Modena, Reggio Emilia, la Food Valley emiliana, e il «sistema del prosecco» veneto, la crescita di tutto il sistema economico e produttivo italiano sarà sempre pari a zero anche se l’Italia non può certo permettersi di abbandonare i mercati del Sud dove le aziende del nord esportano il 70% circa della loro produzione.
La cosa che fa più rabbia è l’assordante silenzio della classe politica siciliana che, evidentemente , non è in grado di garantire gli interessi e le esigenza della terra e dei siciliani che è stata chiamata a rappresentare.
Purtroppo anche i cittadini dell’Isola/arcipelago hanno la loro parte di colpa relativamente alle politiche necessarie di accompagnamento e tutela dei loro prodotti dal momento che non sono stati capaci di costituire Consorzi di Tutela per promuoverli a livello nazionale ed internazionale come fanno quelli del nord.
Altra ulteriore vergogna perpetrata in questi offensivi trattati commerciali è rappresentata dalle regole che consentono l’inserimento di nuovi prodotti a posteriori, in pratica condannando a morte tutti i prodotti DOP, IGP DOC , che sono, in maggior , parte Prodotti del Sud Italia e della Sicilia in particolare, ecc. ecc. esistenti prima della stesura degli elenchi del CETA. A dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, di un viscerale anti-meridionalismo che non può più venire celato.
I latini credevano che nel nome di una persona ne fosse indicato persino il destino . “in nomine numen” dicevano e , senza malizia, giriamo la locuzione Latina alla situazione annunciata dall’attuale ministro dell’agricoltura Bellanova, ringraziandola per la “Bella nuova” ( si fa per dire) della firma italiana del Ceta e per l‘evidente sicilianità da Lei manifestata nella trattativa.
Lo abbiamo sempre detto ed oggi lo riconfermiamo anche in occasione del Ceta: non vogliono tutelarci, tolgono alla nostra terra ogni possibilità di sviluppo ed aprono ai nostri giovani la via di una ennesima Diaspora. Tanto che ormai non ci stanchiamo di chiederci: ma se non ci vogliono, perché restiamo?
Eugenio Preta
https://www.laltrasicilia.org/5439/trat ... t-occidit/

Spero che non mi accusate di essere anti-Nordista, la verità è sempre stata un'altra. [:305]


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 Oggetto del messaggio: Re: Colonia Sicilia
MessaggioInviato: 10/03/2020, 11:21 
Trattato Ceta e agricoltura siciliana: “id quod servat, occidit”

L’ormai inarrestabile avanzare della globalizzazione si prefigura in una legislazione che possa regolare gli accordi mondialisti.
In questo settore l’Unione europea si presenta in prima linea con normative che attaccano pero’ soprattutto la sovranità degli Stati Nazione e diventano una vera sventura per i territori del continente che rimangono poco tutelate dai loro rappresentanti istituzionali.
E se, come da copione, una disgrazia non arriva mai da sola , dopo la fortunosa (e fortuita ) cancellazione del Tafta, l’accordo transcontinentale euro-americano di libero scambio, l’esecutivo europeo si è ripreso la scena chiedendo agli Stati membri la ratifica del trattato di libero scambio col Canada e con la Cina, il CETA.
Un accordo che, in considerazione del previsto aumento delle quote di importazione di carne canadese e dell’aumento della protezione delle denominazioni di origine europee in Canada, non sembrerebbe neanche un accordo catastrofico per gli Stati dell’Europa , ma in realtà rappresenta il cavallo di legno che si fa largo nella fortezza europea, approfittando di un’unione in deficit di coesione che lascia intere sue regioni , senza difesa.
Guardando infatti in casa nostra, l’agricoltura siciliana resta senza tutele, In realtà l’intero Sud , che avrebbe invece il diritto di essere meglio rappresentato in sede UE al momento della formulazione delle direttive , cosa che, purtroppo , non avviene ancora.
il trattato Ceta si rivela un attacco distruttivo per la fragilissima economia del sud. Già a suo tempo avevamo messo in guardia e denunziato l’accordo Ceta che l’Unione europea aveva disegnato con il Canada quasi alla chetichella, votato in commissione a fine maggio da un parlamento ormai in scadenza di mandato, quindi moralmente poco legittimato.
In cauda venenum; questo trattato avrebbe dovuto essere bocciato in nome dei popoli europei perché non è ammissibile che, in virtù della libertà di circolazione di tutto – la vera essenza ormai di questa Europa diventata oggi solo una grande area di libera circolazione di persone, merci, capitali, servizi e …criminalità – vengano penalizzate tante eccellenze europee e annientato un intero settore agricolo importante come quello siciliano.
In Italia i marchi dei prodotti agricoli ed alimentari protetti e registrati sono 293 e di questi 84 nelle regioni del Nord, 53 al Centro, 156 al Sud .La Sicilia inoltre è la regione italiana con il maggior numero di IGP . Con questo corollario viene estremamente difficile accettare la scelta dei prodotti italiani da tutelare effettuata nell’ambito del CETA: 40 di cui solo 4 siciliani (e meridionali in genere) nel comparto con il Canada ed 1 solo nel settore la Cina.
Delle due l’una : o la politica italiana è formata da imbecilli ed incompetenti o i nostri rappresentanti politici che hanno partecipato alla stesura di questi accordi hanno abbassato la maschera e si sono rivelati anti siciliani acclarati.
Purtroppo i prodotti protetti del Sud Italia non hanno alle spalle Consorzi di Tutela in grado di promuoverli a livello nazionale ed internazionale come quelli del nord e questa debolezza cronica si paga con una minore attenzione nella loro promozione.
Finché il Ministero dell’Agricoltura inserisce nei Trattati di commercio solo Parma, Modena, Reggio Emilia, la Food Valley emiliana, e il «sistema del prosecco» veneto, la crescita di tutto il sistema economico e produttivo italiano sarà sempre pari a zero anche se l’Italia non può certo permettersi di abbandonare i mercati del Sud dove le aziende del nord esportano il 70% circa della loro produzione.
La cosa che fa più rabbia è l’assordante silenzio della classe politica siciliana che, evidentemente , non è in grado di garantire gli interessi e le esigenza della terra e dei siciliani che è stata chiamata a rappresentare.
Purtroppo anche i cittadini dell’Isola/arcipelago hanno la loro parte di colpa relativamente alle politiche necessarie di accompagnamento e tutela dei loro prodotti dal momento che non sono stati capaci di costituire Consorzi di Tutela per promuoverli a livello nazionale ed internazionale come fanno quelli del nord.
Altra ulteriore vergogna perpetrata in questi offensivi trattati commerciali è rappresentata dalle regole che consentono l’inserimento di nuovi prodotti a posteriori, in pratica condannando a morte tutti i prodotti DOP, IGP DOC , che sono, in maggior , parte Prodotti del Sud Italia e della Sicilia in particolare, ecc. ecc. esistenti prima della stesura degli elenchi del CETA. A dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, di un viscerale anti-meridionalismo che non può più venire celato.
I latini credevano che nel nome di una persona ne fosse indicato persino il destino . “in nomine numen” dicevano e , senza malizia, giriamo la locuzione Latina alla situazione annunciata dall’attuale ministro dell’agricoltura Bellanova, ringraziandola per la “Bella nuova” ( si fa per dire) della firma italiana del Ceta e per l‘evidente sicilianità da Lei manifestata nella trattativa.
Lo abbiamo sempre detto ed oggi lo riconfermiamo anche in occasione del Ceta: non vogliono tutelarci, tolgono alla nostra terra ogni possibilità di sviluppo ed aprono ai nostri giovani la via di una ennesima Diaspora. Tanto che ormai non ci stanchiamo di chiederci: ma se non ci vogliono, perché restiamo?
Eugenio Preta
https://www.laltrasicilia.org/5439/trat ... t-occidit/

Spero che non mi accusate di essere anti-Nordista, la verità è sempre stata un'altra; L'opposto!. [:305]


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