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 Oggetto del messaggio: DOVE SON FINITI VERAMENTE I MAYA ?
MessaggioInviato: 26/11/2012, 00:16 
DOVE SON FINITI VERAMENTE I MAYA ?

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Le ultime ricerche suggeriscono che il potente Impero Maya crollò a causa del cambiamento climatico, dei conflitti, e forse delle migrazioni verso la costa.

Ogni civiltà ha vissuto ascese e declini. Ma nessuna è crollata così velocemente come quella Maya, apparentemente inghiottita dalla giungla dopo secoli di sviluppo urbano, culturale, intellettuale e agricolo.

Cosa accadde veramente? Le ultime scoperte sembrano indirizzarsi verso i cambiamenti climatici piuttosto che ad un unico evento catastrofico, come un'eruzione, un terremoto o una terribile epidemia. E secondo l'ultima teoria, per sfuggire alla rovina i Maya potrebbero aver fatto le valigie per spostarsi sulle spiagge della costa.

Prima, però, tra il 300 e il 600 d.C. ci furono gli anni del boom. All'inizio del cosiddetto periodo classico, fiorirono almeno una sessantina di grandi città - abitate in media da 60-70 mila persone - in un territorio che oggi comprende il Guatemala, il Belize e la penisola messicana dello Yucatan. I cittadini Maya vivevano in mezzo a piramidi, piazze e palazzi maestosi, discutevano di filosofia e utilizzavano un elaborato calendario solare. Primi fra tutti inventarono la cioccolata calda, che all'epoca era una bevanda densa e amara ricavata dai semi del cacao. Abili agricoltori, lavoravano la terra e modellavano i ripidi versanti in campi terrazzati per far fronte alle richieste di una popolazione sempre più numerosa.

Poi iniziò la fase di declino che durò almeno due secoli, e a partire dal 1100 d.C i Maya abbandonarono improvvisamente le loro fiorenti città. Ma dove e perché se ne andarono?

Quando nel XIX secolo gli esploratori iniziarono a scoprire le rovine delle "città perdute" dei Maya, nascoste nella giungla, teorizzarono varie catastrofi per giustificarne la fine: eruzioni vulcaniche, terribili terremoti, pandemie e addirittura una disastrosa tempesta.

Oggi però gli studiosi sono concordi nel ritenere che le ragioni del collasso della civiltà Maya siano diverse e tutte collegate fra di loro: sovrappopolamento, guerre, carestie e siccità. Al momento, le ricerche e gli studi si concentrano sui cambiamenti climatici.

Il periodo classico

L'ultimo studio sul cambiamento climatico nell'Impero dei Maya, pubblicato su Science, ha analizzato le stalagmiti di una grotta in Belize e ha collegato sia la fioritura che la caduta dell'Impero alle variazioni climatiche.

Le stalagmiti, che si formano per la precipitazione dei minerali disciolti nell'acqua che filtra nelle grotte, crescono molto velocemente nei periodi piovosi, permettendo così agli scienziati di ricostruire l'andamento storico delle precipitazioni. Un campione usato nello studio documenta, per esempio, le fluttuazioni degli ultimi duemila anni. Nelle curve della piovosità ricavate dalle stalagmiti, "il periodo classico iniziale fu insolitamente umido, molto più dei secoli precedenti", spiega Douglas Kennet, primo autore dello studio e antropologo alla Pennsylvania State University. "In quel periodo la popolazione crebbe", favorita anche da una fiorente agricoltura.

Nei secoli più piovosi, dal 440 al 660 d.C., le città esplosero e tutti gli elementi caratteristici della cultura Maya - il sofisticato sistema politico, l'architettura monumentale e la complessa religiosità - raggiunsero la loro massima espressione.

Instabilità climatica

Ma questi due secoli di stabilità climatica si rivelarono solo un'anomalia, e quando il clima mutò iniziarono tempi duri. "Il sistema Maya era basato su piogge regolari e abbondanti, ed essi non riuscirono ad adattarsi quando questo modello cambiò", dice Kennet.

I secoli seguenti, dal 660 al 1000, furono caratterizzati da ripetuti e intensi periodi di siccità. Iniziò allora il declino dell'agricoltura e non casualmente sorsero i primi conflitti sociali. Il sistema politico e religioso dei Maya si basava sulla presunta connessione diretta tra i governanti e le divinità, ma quando questa connessione divina fallì nel tentativo di provocare piogge e raccolti abbondanti, probabilmente si crearono delle forti tensioni sociali. Secondo il nuovo studio, per esempio, in soli 25 anni, tra il 750 e il 775 d.C., 39 sovrani commissionarono lo stesso numero di monumenti, a riprova delle "rivalità, guerre e alleanze strategiche".

Ma la situazione peggiorò ancora. Lo studio delle stalagmiti indica che tra il 1020 e il 1100 la regione patì il periodo di siccità più lungo degli ultimi duemila anni, che provocò carestie, migrazioni di massa e morte. Quando nel XVI secolo arrivarono i conquistatori spagnoli, la popolazione Maya era diminuita del 90 per cento, i centri urbani erano ormai abbandonati e già soffocati dalla vegetazione.

Un avvertimento?

Il collasso però non fu del tutto naturale. In qualche modo i Maya stessi potrebbero aver provocato la loro fine. "C'erano decine di milioni di persone in quel territorio che costruivano città e fattorie alle spese della foresta".

L'estesa deforestazione, infatti, ridusse il circolo idrico dal terreno all'atmosfera interrompendo il ciclo naturale della pioggia e diminuendo l'entità delle precipitazioni, spiega il climatologo del Goddard Institute for Space Studies (NASA) e del Lamont-Doherty Earth Observatory, Benjamin I. Cook.

Secondo le simulazioni di Cook, pubblicate su Geophysical Research Letters, la deforestazione determinò una diminuzione dell'umidità atmosferica compresa tra il 5 e il 15 per cento in un anno: "Già il 10 per cento è considerato un evento ambientale catastrofico", ha aggiunto Cook. La situazione poi si aggravò ulteriormente, "una storia che dovrebbe insegnarci qualcosa", commenta Cook. "Oggi, che sempre più foreste vengono distrutte per far posto a città, coltivazioni e allevamenti, con la temperatura globale in aumento, potremmo rischiare lo stesso destino dei Maya". Ma per B.L. Turner, docente di ambiente e società all'Arizona State University, "dobbiamo evitare il rischio di semplificare troppo le cose. La situazione Maya non è comparabile con la nostra, poiché la nostra società è profondamente differente dalla loro".

Nuova vita sulla costa

In un altro studio, uscito ad agosto su Proceedings of the National Academy of Sciences, Turner ha cercato di sfatare alcuni miti sui Maya, come l'idea che essi scomparvero dopo l'arrivo degli spagnoli. "La loro civiltà non ha cessato di esistere; ancora oggi vivono in quest'area dei Maya. La loro cultura e le loro tradizioni sono state mantenute". L'unica cosa strana è che le loro città non hanno resistito.

Nella storia, "raramente si possono trovare esempi di civiltà che si spostarono per non tornare più", dice Turner. Il caso più simile è quello relativo all'improvviso e definitivo abbandono del complesso di Ankor Wat in Cambogia avvenuto nel XV secolo.

Turner, nel suo studio, sostiene che l'ambiente naturale si riprese piuttosto velocemente dopo i secoli di aridità. E allora perché i Maya non ritornarono nelle loro gloriose città?

Secondo Turner la risposta è da cercare sulla costa. In fuga dalla fame, con le città in guerra, molti Maya si rifugiarono infatti vicino alle spiagge. E verso le coste si spostarono anche i commerci. Grazie a una vita relativamente più facile vicino al mare forse le antiche città vennero semplicemente dimenticate. Nessun terremoto catastrofico, nessuna epidemia o terribile piaga, ma solo una graduale migrazione verso le spiagge, dove forse la vita era un po' più dolce.

Almeno fino all'arrivo degli spagnoli.

http://www.antikitera.net/news.asp?id=12127&T=5


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MessaggioInviato: 26/11/2012, 02:45 
Vidi su discovery un interessante documentario che collegava proprio una serie di congiunture climatiche all'improvviso (ma nemmeno tanto, si tratta pur sempre di 100\200 anni) declino di questa civiltà. A quanto pare vi fu una sorta di congiuntura tra el nino ed altri fenomeni atmosferici simili che causarono un periodo di siccità lunghissimo al quale i maya evidentemente non hanno saputo adattarsi



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MessaggioInviato: 26/11/2012, 10:26 
La cosa che non mi torna sta tutta nella dichiarazione di Turner

Cita:
In un altro studio, uscito ad agosto su Proceedings of the National Academy of Sciences, Turner ha cercato di sfatare alcuni miti sui Maya, come l'idea che essi scomparvero dopo l'arrivo degli spagnoli. "La loro civiltà non ha cessato di esistere; ancora oggi vivono in quest'area dei Maya. La loro cultura e le loro tradizioni sono state mantenute". L'unica cosa strana è che le loro città non hanno resistito.


E' questo il mistero... possibile che, comunque siano andate le cose, abbiano perso la capacità o la voglia di costruire quei monumenti che la scienza e la storia attribuiscono loro?

Immagine

Se sei stato capace una volta di costruire una piramide simile la riproduci dovunque vai; soprattutto se riveste carattere religioso e, come dice Turner, le tradizioni si sono mantenute intatte.

A meno che, senza nulla togliere alla civiltà Maya, quei monumenti non fossero esistiti già prima del periodo di massimo splendore della cultura Maya.

Un po' come per le piramidi egizie... forse erano già lì da millenni nel tempo in cui i faraoni come Cheope governavano sulla gente d'Egitto.

[quote]Secondo Turner la risposta è da cercare sulla costa. In fuga dalla fame, con le città in guerra, molti Maya si rifugiarono infatti vicino alle spiagge. E verso le coste si spostarono anche i commerci. Grazie a una vita relativamente più facile vicino al mare forse le antiche città vennero semplicemente dimenticate. Nessun terremoto catastrofico, nessuna epidemia o terribile piaga, ma solo una graduale migrazione verso le spiagge, dove forse la vita era un po' più dolce.[quote]

In fuga dalla fame, con le città in guerra... ok.. ma perchè non avrebbero dovuto o potuto ricostruire città gloriose come Tikal, Palenque, Yaxchilán, Copán.

O non ne erano più capaci, ma allora mi devono dire perchè.

O non lo sono mai stati, e allora mi devono dire chi le ha costruite.

Oppure hanno seguito un percorso di "Decrescita felice"...

[:)]



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MessaggioInviato: 02/12/2012, 20:23 
Cita:
Atlanticus81 ha scritto:

La cosa che non mi torna sta tutta nella dichiarazione di Turner

Cita:
In un altro studio, uscito ad agosto su Proceedings of the National Academy of Sciences, Turner ha cercato di sfatare alcuni miti sui Maya, come l'idea che essi scomparvero dopo l'arrivo degli spagnoli. "La loro civiltà non ha cessato di esistere; ancora oggi vivono in quest'area dei Maya. La loro cultura e le loro tradizioni sono state mantenute". L'unica cosa strana è che le loro città non hanno resistito.


E' questo il mistero... possibile che, comunque siano andate le cose, abbiano perso la capacità o la voglia di costruire quei monumenti che la scienza e la storia attribuiscono loro?

Immagine

Se sei stato capace una volta di costruire una piramide simile la riproduci dovunque vai; soprattutto se riveste carattere religioso e, come dice Turner, le tradizioni si sono mantenute intatte.

A meno che, senza nulla togliere alla civiltà Maya, quei monumenti non fossero esistiti già prima del periodo di massimo splendore della cultura Maya.

Un po' come per le piramidi egizie... forse erano già lì da millenni nel tempo in cui i faraoni come Cheope governavano sulla gente d'Egitto.

Cita:
Secondo Turner la risposta è da cercare sulla costa. In fuga dalla fame, con le città in guerra, molti Maya si rifugiarono infatti vicino alle spiagge. E verso le coste si spostarono anche i commerci. Grazie a una vita relativamente più facile vicino al mare forse le antiche città vennero semplicemente dimenticate. Nessun terremoto catastrofico, nessuna epidemia o terribile piaga, ma solo una graduale migrazione verso le spiagge, dove forse la vita era un po' più dolce.
Cita:

In fuga dalla fame, con le città in guerra... ok.. ma perchè non avrebbero dovuto o potuto ricostruire città gloriose come Tikal, Palenque, Yaxchilán, Copán.

O non ne erano più capaci, ma allora mi devono dire perchè.

O non lo sono mai stati, e allora mi devono dire chi le ha costruite.

Oppure hanno seguito un percorso di "Decrescita felice"...

[:)]


Perché nel Medioevo non furono costruiti ancora i grandi monumenti della classicità? Perché in Egitto, dopo la fine dei Faraoni, non furono più costruiti monumenti identici o simili a quelli più antichi?
La verità è che la cultura era cambiata, e non si sentiva più la necessità, o la spinta, a costruire cose simili. Lo stesso deve essere avvenuto ai Maya, così come a tante altre culture.


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MessaggioInviato: 02/12/2012, 22:06 
La verità era che non ne erano più capaci. Infatti non lo siamo nemmeno adesso.



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MessaggioInviato: 02/12/2012, 22:44 
Sappiamo che prima dei Maya c'erano sicuramente gli Olmechi (nome di comodo data dall'archeologia... forse non si chiamavano nemmeno così).
Ad esempio è degli Olmechi l'invenzione del famoso, e oggi famigerato, calendario a punti e barre.
Graham Hancock ipotizza una precedente civiltà prima dei Maya e questo spiegherebbe l'architettura raffinata che i Maya ed i loro successori furono incapaci di riprodurre.
Trovo calzante l'esempio dell'Egitto... prima piramidi rozze, poi piramidi perfette (vedi Giza), ed infine nuovamente piramidi rozze.



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MessaggioInviato: 02/12/2012, 23:27 
Gilbert e Bauval trovano altre assonanze di allineamento con Giza?Non dimenticate che per poter elaborare e portare a termine un progetto come Giza,lo sforzo socio-economico deve essere stato altissimo.Si dovrebbe cercare l'effettiva relazione fra le tre piramidi e i faraoni:grandezza delle opere e potenza dei tre sovrani.



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MessaggioInviato: 03/12/2012, 03:23 
Io sono convinto che i nostri avi non abbiano costruito un bel niente, hanno trovato tutto già imbandito e ne hanno preso possesso...



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MessaggioInviato: 03/12/2012, 08:33 
Cita:
MaxpoweR ha scritto:

Io sono convinto che i nostri avi non abbiano costruito un bel niente, hanno trovato tutto già imbandito e ne hanno preso possesso...


Esatto! [:)]



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Perchè i faraoni precedenti e successivi non hanno preso possesso del sito?Non sarebbe stato semplice legare il proprio nome alla maestosità e passare poi alla storia?



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MessaggioInviato: 03/12/2012, 10:54 
La domanda di AleBon è legittima e mi ha acceso un piccolo dubbio.

Esistono documenti del tempo, dei faraoni successivi a Cheope, Chefren e Micerino, che attestino la paternità delle piramidi ai faraoni tradizionalmente conosciuti?

Ovvero, quale è il primo documento che attribuisce la costruzione della grande piramide a Cheope?

Cosa sosteneva Erodoto al riguardo?



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MessaggioInviato: 03/12/2012, 10:57 
" ... Vi fu un epoca in cui i sovrani d'Egitto erano degli dei e questi vivevano inmezzo agli uomini! L'ultimo di Loro che regnò sull'Egitto fu HORUS, figlio di Osiride ..."
(Erodoto, Libro II)

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secondo me...SONO PASSATI ...ALL'INCASS....[:17]

(questa ,secondo me,é la battuta dell'anno )


Ultima modifica di star-man il 03/12/2012, 11:08, modificato 1 volta in totale.


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http://thesky.freeforumzone.leonardo.it ... 1&f=183131

Inoltre,un ottimo sito per scrivere quello che volete!

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eheheh....la verità prima o poi viene a galla no?!
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Cita:
Atlanticus81 ha scritto:

La domanda di AleBon è legittima e mi ha acceso un piccolo dubbio.

Esistono documenti del tempo, dei faraoni successivi a Cheope, Chefren e Micerino, che attestino la paternità delle piramidi ai faraoni tradizionalmente conosciuti?

Ovvero, quale è il primo documento che attribuisce la costruzione della grande piramide a Cheope?

Cosa sosteneva Erodoto al riguardo?



[8]
Non credo esistano documenti "originali" che facciano questa attribuzione. Nel nostro immaginario tendiamo a sopravalutare di molto quanto gli egizi ci abbiano realmente tramandato.

Per quello che ne so noi ci riferiamo a quanto riportato dai vari Erodoto, Diodoro Siculo, Plinio il Vecchio e Strabone, ma anche questi alla fine riportano solo testimonianze indirette e decisamente postume rispetto alla presunta data di costruzione.

In ogni caso l'attribuzione ufficiale credo derivi dalla comparazione tra i rilievi archeologici e quanto riportato da Erodoto. E gia' questo credo sia ampiamente piu' che sufficiente a far riflettere pesantemente.

Di piu' originale credo ci sia solo la "Storia di Egitto" a cura del sacerdote Manetone che la scrisse in greco per i sovrani Tolomei attingendo a fonti locali (quali poi?) e che in parti e' giunta fino a noi attraverso quanto riportato a posteriori da Beroso Caldeo, Eusebio di Cesarea e da Giuseppe Flavio (e forse anche qualche altro), ma che, purtroppo, e' relegata al rango di mito e leggenda dagli egittologi ufficiali (sai che novita'). In ogni caso, come si puo' ben vedere, tutta roba di terza o quarta mano.



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Per cui, come nel caso dei Maya, non vi è paternità certificata delle opere che la storiografia attribuisce ai popoli antichi.

Magari anche in Egitto, se avessimo potuto avere la "fortuna" di chiedere ai diretti discendenti degli antichi egizi chi avesse mai costruito opere così grandiose, avremmo ricevuto la risposta.

"Non siamo stati noi... sono stati gli dei"

Come accadde a Pedro Cieza de Leon, nel 1549 dinanzi alle rovine di Tiuhanaco...

http://ufoplanet.ufoforum.it/headlines/ ... LO_ID=9683

Per rispondere ad AleBon, ecco perchè i faraoni successivi a Micerino non si impossessarono del sito legando il loro nome a tanta maestosità... forse nell'Antico Egitto sapevano bene che quelle piramidi non erano state costruite da loro.



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