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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 27/02/2019, 13:26 
mauro ha scritto:
caro ORSOGRIGIO,
Nei meandri del forum avevo già messo in evidenza il problema [;)]
cioè, che ache gli"altri non sono "immuni".
https://www.lastampa.it/2011/11/05/vati ... agina.html
http://www.cristianicattolici.net/pedof ... icani.html

(solo alcuni esempi)

in particolare dall'ultimo:
Cita:
Questo dimostra, fra l’altro, che il celibato non c’entra: la maggior parte dei pastori protestanti in genere e anglicani in specie è sposata.


da come la penso io non c'entra la religione, quanto i "personaggi" in particolare [;)]

ciao
mauro

Ciao Mauro, scusa ma non avevo visto questo tuo intervento.
Dunque NON è il celibato, ma è che le PORCHERIE le abbiamo sotto tutti i cieli e tutte le latitudini.
Ergo se si cominciasse a FARLI FUORI TUTTI, religiosoi, politici, cittadini qualunque, il mondo no potrebbe che guadagnarci, sopratutto bambini e bambine.
Ci vorrebbe una legge, magari internazionale, che invii tutti sti maiali al carcere dell'Ucciardone, dove sono particolarmente "seguiti". [:303] [:303] [:303]



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 27/02/2019, 13:33 
Tempus1891 ha scritto:
MaxpoweR ha scritto:
Ho letto che è stata trovata morta la giornalista argentina che aveva accusato papa Francesco... Ma non ricordo dove sinceramente, è vero?


Accusato di cosa?

https://www.politicamentescorretto.info ... francesco/



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 03/03/2019, 01:27 
Lecce, il prete accusato di abusi sessuali alla vittima: “Era affetto. Dammi l’Iban, ti faccio un regalo”


Formato file: mp4



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“Dammi l’Iban, così ti faccio un regalo”. È una delle tante sollecitazioni che don Carmelo Rampino, sacerdote 70enne della diocesi di Lecce indagato per abusi sessuali, rivolge a un uomo, presunta vittima di abusi sessuali quando aveva nove anni, per “sistemare le cose”. Questi, che racconta di essersi trasferito in Germania per “cambiare vita”, telefona al prete, nei cui confronti ha depositato una querela, registrando la chiamata. L’audio è stato pubblicato sul sito Rete l’abuso, che opera contro gli abusi sessuali da parte del clero.

Gli abusi si sarebbero protratti per sette anni, fino al giorno in cui la vittima deciso di cambiare residenza e andare all’estero. Sulla vicenda la Procura di Lecce aveva già aperto un’indagine a carico del sacerdote accusato di abusi sessuali sui minori. Nel corso del colloquio tra i due, il prete ammette, sostanzialmente, le violenze: “Era affetto, è stata la natura, una debolezza”. In più, numerose volte, offre soldi alla vittima: “Mandami il tuo Iban”, chiamando in causa, contemporaneamente, il vescovo Michele Seccia: “Lui sa tutto, è d’accordo, chiamalo”. Alla fine della telefonata don Rampino chiede all’uomo di perdonarlo.

L’arcivescovo della diocesi di Lecce, dopo la diffusione dell’audio, ha preso le distanze dalla vicenda: “Informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017 – sottolinea una nota dell’arcivescovo riportata dalla stessa Rete – ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente. Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà”.
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Fonte





E l’arcivescovo (il furbo) si è parato il “CIPS”. Immagine



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 06/03/2019, 08:31 
https://www.panorama.it/news/cronaca/gl ... -vaticano/


Gli abusi (nascosti) ai chierichetti del Papa in Vaticano


Le anticipazioni in esclusiva per Panorama dell'inchiesta

sugli abusi subiti da alcuni giovani che servivano Messa in Vaticano



Dopo sei mesi d’indagini riservatissime si sta per chiudere in Vaticano l’inchiesta sugli abusi sessuali che avrebbero subito alcuni chierichetti del Papa, alunni del pre-seminario san Pio X all’interno del piccolo Stato. L’istituto, voluto da Pio XII dal 1956, ospita gli studenti delle scuole medie inviati dalle diocesi di tutto il mondo per il cosiddetto «discernimento vocazionale», ovvero capire se esprimono una predisposizione al sacerdozio. A questi giovani, tra l’altro, è affidato un compito davvero privilegiato, ovvero quello del servizio liturgico nella basilica di san Pietro. Da qui l’appellativo di «chierichetti del papa», visto che spesso come piccoli ministranti servono le messe officiate dal pontefice in persona.

I fatti risalgono al periodo tra 2010 e 2011. Di giorno gli alunni frequentavano la scuola privata parificata Sant’Apollinare nella Capitale, per poi ritirarsi nelle camerate del pre-seminario, ospitato nel corpo interno di palazzo san Carlo. Qui si sarebbero consumate le violenze ai danni di alcuni seminaristi minorenni. Uno scandalo emerso nel novembre del 2017, quando nel saggio Peccato Originale veniva raccontata la storia di un ex alunno, il polacco Kamil Jarzembowski, entrato in collegio nel settembre del 2009 e che dall’estate del 2014 aveva denunciato alle autorità ecclesiastiche gli abusi dei quali sarebbe stato testimone oculare, compiuti ai danni di un suo compagno di stanza, un ragazzino che chiameremo Paolo. La vicenda si amplificò: altre vittime - tutte frequentanti l’ex seminario - si fecero avanti. In diverse interviste in tv vennero indicati almeno due «carnefici»: uno studente già grande, alloggiato anche lui nella struttura e che frequentava l’università, e un monsignore assai noto in curia e messo in disparte da Francesco poche settimane dopo la sua elezione a pontefice. Tutte accuse smentite da chi gestiva e gestisce il pre-seminario, ovvero l’opera don Folci di Como, e anche dalla diocesi di Como che aveva ricordato come le accuse nei confronti del seminarista presunto molestatore, ora sacerdote, fossero «già state oggetto di accertamento da parte delle competenti sedi ecclesiastiche» ed evidentemente ritenute infondate.

la decisione di bergoglio

Invece, negli ultimi mesi, la nuova indagine ha preso consistenza, grazie anche alla denuncia penale presentata a marzo scorso proprio da Paolo. Il promotore di Giustizia, Gian Piero Milano, con l’aggiunto Roberto Zanotti, entrambi docenti universitari in atenei italiani, hanno sentito decine e decine di testimoni (in tutto circa 30) tra presunte vittime e potenziali carnefici, chierichetti testimoni, sacerdoti confessori e monsignori. Nel fascicolo sono finite anche numerose lettere di denuncia scritte da Jarzembowski a cardinali e alti prelati (da Angelo Comastri a Giovanni Angelo Becciu), dvd di puntate di programmi televisivi che seguirono la storia (da Quartogrado alle Iene) e persino alcune registrazioni con testimonianze e accuse. Il procedimento si è così sviluppato ipotizzando diversi reati (dagli abusi sessuali all’omissione di atti d’ufficio al favoreggiamento) a carico di più persone. Sui nomi degli indagati c’è ancora il massimo riserbo, anche se è destinato a durare poco. Appena conclusa l’indagine, questione ormai di giorni se non di ore, il promotore di Giustizia chiederà o l’archiviazione o il processo. Sarà poi il tribunale vaticano a decidere anche se in curia è chiaro che l’ultima parola sullo sviluppo processuale di questa storia imbarazzante sarà quella pronunciata da Bergoglio. Essendo il Papa monarca assoluto nel piccolo Stato, a lui spetta la decisione finale.

vittime e carnefici

Di certo l’indagine conquista alcuni rilevanti primati. Innanzitutto è la prima che viene condotta su diversi episodi che si sarebbero tutti consumati non in qualche polveroso sottoscala di oratori di provincia, ma addirittura all’interno delle mura leonine, negli inviolati sacri palazzi, cuore pulsante della curia romana. L’altro primato riguarda certamente la profondità degli accertamenti svolti. Francesco ha chiesto che venisse portato avanti un accertamento non di facciata ma approfondito, senza sconti e indulgenze.

Si è quindi partiti proprio dalla lunga testimonianza di Kamil, sentito più volte come testimone in Vaticano: «A settembre 2011, cioè al mio rientro in Vaticano dopo le vacanze estive, il rettore mi assegnò una stanza-dormitorio da dividere con Paolo, anch’egli alunno del pre-seminario. Nel corso dell’anno scolastico 2011/2012 e, più precisamente, dalla fine del mese di settembre 2011 fino all’inizio del mese di giugno 2012, sono stato testimone di atti sessuali che Antonio (nome di fantasia, ndr) esigeva da Paolo, atti sessuali che si compivano nonostante la mia presenza. Gli atti venivano svolti sempre di sera, intorno alle ore 23. Antonio, dopo che tutti gli altri alunni si erano già coricati, accedeva nella stanza-dormitorio condivisa da me e Paolo. Qui avvenivano rapporti di sesso orale, mentre, alcune volte, i due si recavano insieme nella stanza di Antonio per proseguire il rapporto».

Altri episodi si sarebbero consumati ai danni di un altro ragazzo, vittima di abusi a casa di un potente monsignore che, pur non essendo nell’organico del Pio X, aveva modo di frequentare gli allievi dell’istituto e di adescarli. Questo stando almeno alla presunta vittima che ha raccontato in tv delle vessazioni subite e di come pur essendo trascorsi diversi anni dai fatti, ancora oggi si fa numerose docce al giorno, come per «pulire» quel senso profondo di vergogna. Quest’ultima vittima ha tra l’altro anche tentato più volte il suicidio, mentre il presunto carnefice ancora oggi è monsignore e frequenta liberamente i sacri palazzi.

Servirà L’incontro al vertice di febbraio?

La decisione sul futuro di questa inchiesta cade in un momento assai particolare, essendo in Vaticano il tema della pedofilia sempre più di attualità, dopo gli esposti su presunte coperture presentate da monsignor Carlo Maria Viganò la scorsa estate. In più sono ormai in corso i preparativi per gli incontri che si terranno a Roma dal 21 al 24 febbraio 2019, quando Francesco incontrerà i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per discutere proprio della questione della pedofilia e della protezione dei minori. Un appuntamento senza precedenti, visto che gli alti prelati saranno chiamati proprio a studiare misure efficaci ad arginare il fenomeno della pedofilia nella Chiesa.

Misure non solo sociali, di diritto canonico ma anche penali. C’è poi da colpire quella rete di protezioni, insabbiamenti che hanno spesso garantito l’impunità ai molestatori e ai violentatori. Un sistema «Spotlight», dal nome del recente film e ben raccontato di recente proprio su Panorama da Antonio Rossitto. Del resto solo qualche settimana fa è stato Georg Ganswein, storico collaboratore di Benedetto XVI, a paragonare per gravità questa piaga all’11 settembre quando Al Qaida attaccò le Torri gemelle a New York: «La Chiesa» ha spiegato «guarda con sconcerto al proprio “11 settembre”, anche se questa catastrofe purtroppo non è avvenuta in una sola data, ma in tanti giorni, mesi, anni, che hanno creato innumerevoli vittime. Non fraintendetemi: non confronto né le vittime né gli abusi con le 2.996 persone che persero la vita in quegli attentati. Nessuno sinora ha attaccato la Chiesa cattolica con aerei passeggeri, la basilica di San Pietro è ancora in piedi, e tuttavia tutte queste anime ferite mortalmente, per noi sacerdoti è un messaggio più terribile della notizia che fossero crollate tutte le chiese della Pennsylvania e la Basilica del santuario nazionale dell’Immacolata concezione di Washington».

È anche vero che la celebrazione di un simile processo non ha precedenti nella storia d’Oltretevere, a eccezione di quando nel settembre del 2014 venne arrestato e processato l’ex nunzio Jozef Wesolowski, sotto inchiesta per pedofilia. In verità, quella storia si concluse ancor prima di iniziare. Infatti, rinviato a giudizio il 15 febbraio del 2015, Wesolowski ebbe un malore tanto da rinviare la prima udienza, che si sarebbe dovuta celebrare nel luglio successivo. Ma il processo non ebbe mai luogo perché il nunzio morì nella sua stanza del collegio dei penitenzieri nella sera del 27 agosto 2016 per un problema di cuore. Dovesse essere celebrato un processo sarebbe quindi, di fatto, la prima volta. n



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 06/03/2019, 08:35 
L'11 settembre della Chiesa

di Gianluigi Nuzzi





Panorama in edicola




Panorama nel numero in edicola dal 6 marzo dedica la storia di copertina allo scandalo pedofilia che ha scosso la Chiesa. Argomento di cui nella settimane passate la nostra rivista aveva portato alla luce una serie di episodi e misfatti avvenuti anche in Italia

Papa Francesco, è ora di cambiare davvero


In Vaticano si è appena concluso il summit dove il Pontefice ha ripetuto parole di condanna. La cronaca, però, va più veloce: in Australia è stato arrestato il potentissimo cardinale Pell, colpevole di abusi sui minori. Mai come adesso la Chiesa non può restare in silenzio davanti alla piaga che ne mina le fondamenta.


https://www.panorama.it/magazine/l11-se ... a-edicola/



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 06/03/2019, 14:15 
Quelli sono capaci di pararsi dietro il versetto:

Matteo 19,14-15:

"Lasciate che i bambini vengano a me, ...



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 06/03/2019, 14:49 
ma dovrebbero leggere

Matteo 18 ,1-7

ciao
mauro



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 06/03/2019, 16:00 
.. sanno tutto, sanno tutto ma è "meglio" ignorare se hai determinate tendenze! (E quelli si fanno preti apposta ..)
E dimenticano: "A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più" (Lc 12,39-48).


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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 06/03/2019, 16:46 
Credo di averlo già scritto ma mi ripeto, non si tratta di "tendenze" ma di REATI.

Bisogna evitare di scivolare nell' equivoco intellettuale e lessicale di equiparare, anche involontariamente, l' omosessualità col fatto di compiere atti criminali. Sono due cose completamente differenti, anche se noto che in generale fa molto comodo insinuare questo tipo di associazione.



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 06/03/2019, 20:11 
(Per tendenze intendo i pedofili: quella è una vera e propria malattia!)


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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 06/03/2019, 20:24 
barionu ha scritto:
Cita:
Tanto più che la Chiesa non sarà mai annullata.


E non deve esserlo .

ma bisogna trasformarla .

per prima cosa, abolizione del concordato , poi il Vaticano faccia chiarezza sui suoi averi e possedimenti .

poi , INDISPENSABILE ,

che i Sacerdoti possano sposarsi ( con una donna , ben inteso ... )

Nella Religione Ebraica, un Rabbino non può diventare Rabbino se non è sposato ( con una donna )



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Noi siamo al tramonto, la notte è ancora tutta davanti, ma alla fine il sole sorgerà anche stavolta. Quello che cambia, è quello che i suoi raggi illumineranno. Facciamo che domani sotto il Sole ci sia un mondo migliore.
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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 06/03/2019, 20:33 
.. Quello però è il Veccho Testamento.

Mt 5,17-19
Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

I discepoli, quelli sposati, abbandonarono la loro famiglia proprio per seguire Gesù, senza "impedimenti" o preoccupazioni del genere.
Infatti:" “In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto”.

In quel tempo, Pietro disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo,
che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.
E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi». (Mc 10,28-31)

E' SEMPRE TUTTO SPIEGATO NEL VANGELO, altrimenti che rivelazione sarebbe ...?


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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 07/03/2019, 00:28 
argla ha scritto:
Credo di averlo già scritto ma mi ripeto, non si tratta di "tendenze" ma di REATI.

Bisogna evitare di scivolare nell' equivoco intellettuale e lessicale di equiparare, anche involontariamente, l' omosessualità col fatto di compiere atti criminali. Sono due cose completamente differenti, anche se noto che in generale fa molto comodo insinuare questo tipo di associazione.



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 Oggetto del messaggio: Re: VATICANO. CELIBATO DEI PRETI E PEDOFILIA
MessaggioInviato: 08/03/2019, 00:37 
Preti pedofili, condannato a sei mesi l’arcivescovo di Lione Philippe Barbarin: non denunciò gli abusi di Bernard Preynat



Immagine


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Nei giorni scorsi ha continuato a ripetere di non avere idea di cosa potesse essere giudicato colpevole. Il sacerdote Preynat è accusato di aver abusato di un gruppo scout tra il 1986 e il 1996 e il cardinale avrebbe saputo. La sentenza, che si è aperto ai primi di gennaio, era attesissima. Un caso così sentito da aver spinto il regista francese François Ozon a farne un film
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L’arcivescovo di Lione e cardinale Philippe Barbarin, 68 anni, è stato condannato a 6 mesi di prigione con la condizionale per mancata denuncia di abusi sessuali su minori perpetrati negli anni ’70 e ’80 durante i campi scout da padre Bernard Preynat. La sentenza è stata pronunciata dal tribunale di Lione. Nei giorni scorsi Barbarin ha continuato a ripetere di non avere idea di cosa potesse essere giudicato colpevole. Preynat è accusato di aver abusato di un gruppo scout tra il 1986 e il 1996. La sentenza del processo, che si è aperto ai primi di gennaio, era attesissima. Un caso così sentito da aver spinto il regista francese François Ozon a farne un film, Grâce à Dieu presentato all’ultimo Festival di Berlino. Noto come Primate des Gaules, il Primate dei Galli, l’alto prelato è tra le personalità ecclesiastiche più importanti e influenti della Francia. L’arcivescovo ricorrerà in appello: “La motivazione del tribunale non mi convince. Contesteremo dunque questa sentenza con tutti i mezzi utili della giustizia“, ha dichiarato il legale dell’alto prelato, Jean-Félix Luciani. La condanna è “una grande vittoria per la tutela dell’infanzia” per La Parole Libérée, l’associazione francese di vittime da anni in lotta contro i fatti di pedofilia perpetrati negli anni ’70 e ’80 da padre Bernard Preynat nella diocesi di Lione.

Di fatto il porporato, in Francia, incarna pienamente la crisi che la Chiesa sta attraversando con gli scandali di abusi e con gli insabbiamenti. Dopo le audizioni, la procuratrice Charlotte Trabut non aveva formulato accuse precise né contro l’arcivescovo né contro i cinque ex membri della diocesi indagati assieme a lui, garantendo la sua imparzialità. Una posizione difficile da tenere dopo le testimonianze, crude e struggenti, consegnate da alcuni ex scout. Ma la sua posizione era anche in linea con precedenti indagini dei pm che erano state chiuse senza formulazione di accuse per fatti avvenuti prima del 1991.

Supportati dall’associazione di vittime ‘La Parole libéréè, nove uomini hanno prima accusato padre Preynat di averli abusati – fatti per i quali quest’ultimo non è stato processato -, quindi hanno presentato denuncia contro chi avrebbe coperto gli abomini del sacerdote. In assenza di procedimenti giudiziari, nel 2017 hanno fatto richiesta di convocazione diretta davanti al tribunale, che ha garantito loro un processo, bypassando le indagini che si erano chiuse con un nulla di fatto. “Non ho mai cercato di nascondere nulla, tantomeno questi fatti orribili”, si è difeso il prelato 68enne davanti al giudice, spiegando di aver saputo degli abusi di Padre Preynat solo nel 2014, quando una vittima si confidò con lui. Però per l’avvocato di parte civile, Jean Boudot, il cardinale era a conoscenza dei fatti almeno dal 2010, quando parlò con il prete dei rumors che giravano attorno a lui. Sapeva abbastanza, al momento, per denunciarlo? Per l’arcivescovo no, per i suoi accusatori sì e il pubblico ministero era d’accordo con loro. La mancata denuncia di aggressione sessuale sui minori di 15 anni è classificata dal codice penale francese tra i reati di ostruzione alla giustizia, la cui “intenzionalità” nel caso di Barbarin non sembrava stabilita. C’è però uno scambio di lettere avvenuto nel 2015 tra il vescovo e il Vaticano, che gli consigliava di licenziare il prete “evitando lo scandalo pubblico”: istruzioni seguite alla lettera dal cardinale, per sua stessa ammissione. I querelanti avevano dichiarato che dal processo, qualsiasi fosse stato il verdetto, si aspettavano “l’inizio di una nuova era“.
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Cita:
Nei giorni scorsi ha continuato a ripetere di non avere idea di cosa potesse essere giudicato colpevole. Il sacerdote Preynat è accusato di aver abusato di un gruppo scout tra il 1986 e il 1996 e il cardinale avrebbe saputo. La sentenza, che si è aperto ai primi di gennaio, era attesissima. Un caso così sentito da aver spinto il regista francese François Ozon a farne un film





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Francois Ozon:

pedofilia e omertà nella Chiesa cattolica




BERLINO - La parola che libera. E' il tema di fondo del nuovo film di Francois Ozon (Doppio amore, Frantz, 8 donne e un mistero) in concorso alla Berlinale (è la sua quinta volta in questo festival). Grace à Dieu, questo il titolo nettamente sarcastico, è un film abbastanza anomalo nella filmografia del regista francese, anche perché ispirato a un fatto di cronaca, l'inchiesta sul prete pedofilo Bernard Preynat - il dibattimento è ancora in corso, la sentenza è attesa entro l'anno - accusato di aver abusato di una settantina di boy scout nell'omertà e nel silenzio delle alte sfere religiose che, pur sapendo da tempo, non hanno mai sospeso il sacerdote che ha continuato a occuparsi di minorenni e a dire messa.

Il film, che ha una struttura in qualche modo tripartita, si concentra su tre casi in un crescendo di pathos e partecipazione: quello di Alexandre (Melvil Poupaud), un alto borghese ultracattolico che è il primo a denunciare, ma lo fa rivolgendosi soltanto alle autorità ecclesiastiche;

Francois (Denis Ménochet), ateo dichiarato che sporge denuncia e alimenta il caso anche sui media; Emmanuel (Swann Arlaud), ragazzo fragile che porta conseguenze indelebili delle molestie subìte. Ognuno di loro ha accanto un tessuto familiare a volte in grado di sostenere la sua difficile battaglia per la verità, altre volte ostile. E questa dialettica privata viene restituita da Grace à Dieu con molta verità e attenzione perché l'intento di denuncia è sempre perfettamente bilanciato con lo scavo del vissuto dei personaggi.

Ozon, che ha incontrato i membri dell'associazione delle vittime La Parole Libérée per scrivere la sceneggiatura, non ritiene che il film avrà un impatto diretto sul processo. "Tutto ciò che raccontiamo è già apparso sui giornali francesi, non ci sono rivelazioni. Penso che il nostro sistema giudiziario sia abbastanza solido da sostenere l'impatto di una pellicola", dice in conferenza stampa.

In attesa della proiezione di lunedì 11 febbraio a Lione, la città dove si sono svolti i fatti, Ozon ammette tuttavia di aver subìto pressioni per fermare l'uscita nelle sale. "Molti di coloro che ci attaccano, non hanno visto il film, quindi lo fanno per partito preso". E aggiunge: "Le riprese, a parte alcuni esterni, sono avvenute in Belgio e Lussemburgo, proprio per evitare pressioni e censure da parte di una città estremamente cattolica".


Del resto, non sono mancate le difficoltà nel trovare finanziamenti, ad esempio Canal plus si è tirata indietro e il film aveva inizialmente.un "falso titolo" per sviare l'attenzione. Recentemente gli avvocati di Preynat e di Régine Maire, che si era occupata degli abusi per conto della diocesi e che è accusata insieme al cardinal Barbarin di non aver denunciato all'autorità giudiziaria, hanno querelato la produzione chiedendo di non usare i nomi dei loro assistiti e minacciando di bloccare l'uscita.

Ozon ha raccontato di essere partito dal desiderio di fare un film sui sentimenti e le emozioni di alcuni personaggi maschili dopo aver a lungo raccontato l'animo femminile. "Quando mi sono imbattuto nel sito delle vittime, La Parole Libérée, mi ha toccato molto e ho capito di aver trovato l'argomento giusto". Spiega di aver cercato il punto di vista umano, piuttosto che quello giudiziario: "La pedofila riguarda tanti ambiti della società, lo sport, le parrocchie ma anche la famiglia, anzi soprattutto la famiglia".

A proposito della scelta di passare da un personaggio all'altro, spiega: "E' andata proprio così. Alexandre ha veramente iniziato da solo a denunciare, poi c'è stato un commissario di polizia che ha dato il via a un'inchiesta e poi si sono aggiunte le varie testimonianze. Una sorta di passaggio del testimone tra i vari protagonisti".

Ad agevolare il lavoro preparatorio d'inchiesta è stata proprio la scelta di un film di finzione: "Sia le vittime che i parenti erano stati intervistati decine di volte dalle tv, ma si sono fidati e aperti di più sapendo che si trattava di una storia di finzione e non di un documentario". E ancora: "Non lo considero un film politico, ma piuttosto civile. Spero che aprirà il dibattito anche nella Chiesa, che romperà il silenzio".

Grace à Dieu più volte chiama in causa le posizioni nette di Papa Francesco (decisive le sue dichiarazioni pubbliche nel convincere Alexandre ad aprire il caso dopo oltre trent'anni), ma il punto di vista è sostanzialmente laico e non manca una drammatica battuta sull'esistenza di Dio che sembra destinata a sparire sullo sfondo nonostante i costanti inviti dei prelati alla preghiera e al perdono. Anche se Ozon dice di non voler mettere in discussione la fede ma solo l'istituzione ecclesiastica, è difficile credergli fino in fondo.

Venduto in tantissimi territori (in Italia l'ha acquisito Academy Two), Grace à Dieu rilancia anche il discorso sui tempi di prescrizione dei reati sessuali (una delle richieste più pressanti del movimento #MeToo): "Per le vittime di abusi è molto difficile parlare, spesso lo fanno solo dopo essersi realizzate nella vita familiare e lavorativa. Vent'anni sono troppo pochi, adesso il limite è salito a 30, grazie a questa inchiesta, ed è un passo avanti".



https://news.cinecitta.com/IT/it-it/new ... olica.aspx





RECENSIONE


https://www.cinematografo.it/recensioni/grace-a-dieu/



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