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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 07/04/2019, 12:13 
E pensare che una trentina di anni fa si sosteneva che le varie specie di homo fossero una l'evoluzione dell'altra, poi dopo un po' di anni si è presa in considerazione l'idea che alcune di queste abbiano convissuto nello stesso tempo e luogo ma negando fermamente che ci sia stata ibridazione con tanto di prole fertile, ora invece nel DNA di europei e asiatici è stata identificata una porzione di DNA neanderthaliano ( tra il 2 e il 4%, trattasi di DNA nucleare, non quello mitocondriale, quindi gli incroci devono essere stati tra maschi Neanderthal e femmine Sapiens) e in quello degli abitanti del sudest asiatico una porzione di DNA denisoviano che arriva fino al 7% del DNA totale.


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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 08/04/2019, 14:35 
Aztlan ha scritto:
La cercherò anche se allocare 4 ore di fila con tutti i miei problemi non sarà impresa facile... Grazie del suggerimento. [:264]


Vabbè mica devi guardarlo tutto in una volta? e poi comunque non è necessario guardarlo, basta ascoltarlo :)

Tempus1891 ha scritto:
E pensare che una trentina di anni fa si sosteneva che le varie specie di homo fossero una l'evoluzione dell'altra, poi dopo un po' di anni si è presa in considerazione l'idea che alcune di queste abbiano convissuto nello stesso tempo e luogo ma negando fermamente che ci sia stata ibridazione con tanto di prole fertile, ora invece nel DNA di europei e asiatici è stata identificata una porzione di DNA neanderthaliano ( tra il 2 e il 4%, trattasi di DNA nucleare, non quello mitocondriale, quindi gli incroci devono essere stati tra maschi Neanderthal e femmine Sapiens) e in quello degli abitanti del sudest asiatico una porzione di DNA denisoviano che arriva fino al 7% del DNA totale.



non so adesso, ma io alle scuole medie e poi alle superiori ho studiato proprio quella versione INVENTATA dell'evoluzione lineare dell'homo. Ed a giudicare dai ragionamenti di alcuni miei amici che hanno fatto studi medici e biologici mi sa che quelli della mia generazione hanno studiato quelle pistolinate pure all'università.

Una cosa è ciò che realmente si sa ben altra cioè che si decide di rivelare alle masse bovine.



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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 08/04/2019, 15:11 
MaxpoweR ha scritto:
non so adesso, ma io alle scuole medie e poi alle superiori ho studiato proprio quella versione INVENTATA dell'evoluzione lineare dell'homo. Ed a giudicare dai ragionamenti di alcuni miei amici che hanno fatto studi medici e biologici mi sa che quelli della mia generazione hanno studiato quelle pistolinate pure all'università.

Una cosa è ciò che realmente si sa ben altra cioè che si decide di rivelare alle masse bovine.


Quello è certo, il problema è che ormai lo dicono pure alla televisione e sui canali ufficiali... MA i dottoroni non si aggiornano mica,
sicuri della loro posizione,

vai da loro e ne sai più di loro perchè sono rimasti fermi a quanto studiato negli anni '60 scoperto nei '40...

continuare a studiare tutta la vita la materia? Scherzi?

Ne conosco solo due che lo fanno, Doc e MarcoF...

Gli altri fanno già abbastanza coi convegni alle Bermuda

per aggiornarsi sul penultimo ritrovato dei fondi di magazzino dei reparti Ricerca e Sviluppo delle compagnie farmaceutiche
da sbolognare quando esistono cure di diverse generazioni avanti...

Ditemi se sbaglio...

CHI SA non si abbassa a incontrare te o me...



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Noi siamo al tramonto, la notte è ancora tutta davanti, ma alla fine il sole sorgerà anche stavolta. Quello che cambia, è quello che i suoi raggi illumineranno. Facciamo che domani sotto il Sole ci sia un mondo migliore.
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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 09/04/2019, 20:22 
Aztlan ha scritto:
MaxpoweR ha scritto:
Ed a giudicare dai ragionamenti di alcuni miei amici che hanno fatto studi medici e biologici mi sa che quelli della mia generazione hanno studiato quelle pistolinate pure all'università.



Quello è certo, il problema è che ormai lo dicono pure alla televisione e sui canali ufficiali... MA i dottoroni non si aggiornano mica,
sicuri della loro posizione,

vai da loro e ne sai più di loro perchè sono rimasti fermi a quanto studiato negli anni '60 scoperto nei '40...



Si, sembra proprio così. Tempo fa, su rai storia, in una puntata dedicata all'uomo di Neanderthal, persino uno storico del calibro di Alessandro Barbero ha dimostrato di ignorare l'esistenza di una certa percentuale di dna neanderthaliano presente nel nostro dna.


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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 09/04/2019, 23:43 
Tempus1891 ha scritto:
Aztlan ha scritto:
MaxpoweR ha scritto:
Ed a giudicare dai ragionamenti di alcuni miei amici che hanno fatto studi medici e biologici mi sa che quelli della mia generazione hanno studiato quelle pistolinate pure all'università.



Quello è certo, il problema è che ormai lo dicono pure alla televisione e sui canali ufficiali... MA i dottoroni non si aggiornano mica,
sicuri della loro posizione,

vai da loro e ne sai più di loro perchè sono rimasti fermi a quanto studiato negli anni '60 scoperto nei '40...



Si, sembra proprio così. Tempo fa, su rai storia, in una puntata dedicata all'uomo di Neanderthal, persino uno storico del calibro di Alessandro Barbero ha dimostrato di ignorare l'esistenza di una certa percentuale di dna neanderthaliano presente nel nostro dna.


Grandissimo storico medievalista, studioso serio di quelli che si aggiornano sempre nel loro campo, ma appunto secondo la iper-specializzazione moderna...

Di preistoria non sa più di quanto si insegnasse ai suoi tempi a scuola...



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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 10/04/2019, 19:36 
Delle origini dell'OGM non si sa nulla, però i visitatori del futuro sapranno bene alla sua fine che grossa testa evoluta era diventato:

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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 11/04/2019, 18:49 
Cita:

Scoperta una nuova specie umana nelle Filippine
L'ominine, battezzato Homo luzonensis, viveva sull'isola di Luzon fra 50 e 60 mila anni fa e possedeva un mix di caratteristiche primitive ed evolute: per gli scienziati si tratta di un rinvenimento storico

Immagine

I ricercatori che hanno esplorato la Grotta di Callao, nelle Filippine, hanno rinvenuto denti e ossa che apparterrebbero a una distinta specie di antico uomo, chiamato Homo luzonensis.
Fotografia di D. Pardo, National Geographic Your Shot

Si aggiunge un nuovo ramo all'intricato albero genealogico dell'uomo: i ricercatori hanno annunciato la scoperta, nelle Filippine, di un'antica specie umana finora sconosciuta al mondo scientifico.

L'ominine, caratterizzato da un corpo di piccole dimensioni e battezzato con il nome di Homo luzonensis, viveva sull'isola di Luzon, nelle Filippine, almeno fra 50 e 67 mila anni fa. Questo antico uomo, la cui identità è stata ricostruita grazie allo studio di sette denti e di sei piccole ossa, era caratterizzato da un mosaico di peculiarità, alcune primitive e altre più evolute. Una scoperta epocale, annunciata di recente da Nature, che rende Luzon la terza isola del sud-est asiatico ad aver portato alla luce, negli ultimi 15 anni, tracce inaspettatamente antiche di attività umana.

"Le isole delle Filippine sono state a lungo tempo tagliate fuori", afferma Armand Mijares, archeologo della University of the Philippines Diliman beneficiario di un finanziamento National Geographic, che è inoltre leader del progetto e uno degli autori dello studio. Ma
H. luzonensis ribalta il copione e contribuisce a superare l'idea obsoleta secondo la quale la linea evolutiva umana sarebbe progredita in modo lineare da specie meno avanzate a specie più evolute.


Immagine

Cinque dei sette denti attribuiti a Homo luzonensis. I denti hanno piccole dimensioni e forme relativamente semplici, ma un premolare è costituito da tre radici, cosa inusuale fra gli esseri umani moderni. Fotografia per gentile concessione di © Callao Cave Archaeology Project

"È una scoperta entusiasmante", commenta Yousuke Kaifu, paleoantropologo del National Museum of Nature and Science di Tokyo, non coinvolto nello studio. "Mette inoltre in evidenza l'incredibile varietà di specie di antichi ominini che un tempo vivevano in Asia, che è andata oltre le mie aspettative".

Aida Gómez-Robles, paleoantropologa della University College London che ha revisionato lo studio prima della pubblicazione, è riluttante nell'affermare che la scoperta rappresenta inequivocabilmente una nuova specie. Aggiungendo, tuttavia, che non meno intrigante è lo studio degli insoliti fossili rinvenuti.

"Rappresenta senza dubbio una delle scoperte più importanti di oggi e di domani", afferma.

Scavare più a fondo
Fino a qualche decennio fa, la storia dell'Asia appariva molto più semplice, pur se incompleta. I paleoantropologi sapevano che ominini arcaici come Homo erectus si avventuravano, quasi un milione di anni fa, percorrendo delle strette lingue di terra, in zone dell'attuale Indonesia. Ma si pensava che ancora più a est questi ominini avessero dovuto fare i conti con delle correnti oceaniche che era impossibile sfidare senza l'aiuto di imbarcazioni.

L'isola di Luzon sembrava particolarmente difficile da raggiungere per gli antichi ominini, poiché non era mai stata connessa alla terraferma da alcun istmo; per tale ragione gli archeologi pensavano che effettuare degli scavi nell'isola raggiungendo strati più profondi e più antichi non avrebbe prodotto risultati interessanti. Quando Mijares intraprese i primi scavi nella Grotta di Callao, nel 2003, trovò tracce di attività umana risalenti a 25mila anni fa. Ma gli scavi non superarono mai i 120 centimetri circa di profondità.

Immagine

La Grotta di Callao si trova nell’estremità settentrionale di Luzon, isola che non è collegata al continente asiatico da 2,5 milioni di anni. Fotografia per gentile concessione di © Callao Cave Archaeology Project

"La maggior parte degli archeologi del sud-est asiatico, negli scavi effettuati nelle grotte, scendevano solo fino a due metri di profondità e poi si fermavano", afferma Mijares.

Tutto è cambiato nel 2004, quando alcuni ricercatori hanno portato alla luce i resti di Homo floresiensis, un ominine molto piccolo, noto anche con il nome di "hobbit", che viveva nell'isola indonesiana di Flores fino a 50 mila anni fa. Ispirato dall'avvenimento, nel 2007 Mijares è tornato nella Grotta di Callao per tornare a scavare, stavolta più in profondità.

Il team di ricerca scavò, nell'argilla, più di un metro e mezzo al di sotto del livello al quale gli studiosi si erano fermati nel 2003, senza individuare alcun fossile. Per poi imbattersi in uno strato di breccia, un tipo di roccia formata da una combinazione di materiali diversi. Sorprendentemente, questo strato conteneva frammenti di osso che erano stati trasportati nella grotta molto tempo prima. Inizialmente, le ossa sembravano appartenere unicamente ad animali, quali cervi e maiali. Ma dopo un'osservazione più attenta, fu individuato qualcosa di particolare: un osso del piede, quasi completo, che sembrava umano. Il team inviò il fossile a Philip Piper, fra gli autori del nuovo studio, che stava esaminando i resti degli animali.

"Mi ha chiamato e mi ha detto: 'Abbiamo trovato dei resti umani', racconta Mijares. "E allora ho esclamato: 'Davvero? Beviamo una birra per festeggiare'".


Immagine

L’osso di un piede, attribuito a Homo luzonensis, è insolitamente cavo, caratteristica che si osserva più comunemente nei cugini più antichi degli esseri umani moderni, come gli australopiteci provenienti dall’Africa. Fotografia per gentile concessione di © Callao Cave Archaeology Project

Nel 2010, Mijares e i suoi colleghi hanno scoperto un fossile risalente a 67 mila anni fa che hanno ipotizzato appartenesse a un esemplare di Homo Sapiens di piccole dimensioni: si trattava, con ogni probabilità, della più antica traccia della nostra specie presente nelle Filippine in quel momento. Ma Mijares sospettava che il fossile potesse invece appartenere a una nuova specie, forse persino simile a H. floresiensis. Per esserne sicuri, i ricercatori avevano però bisogno di un numero maggiore di fossili.

Antico e moderno
Grazie a una buona dose di fortuna, gli scavi hanno portato alla luce altre due ossa riconducibili alle dita di un piede, insieme a sette denti, due ossa delle dita della mano e parte di un femore, durante le nuove spedizioni nella Grotta di Callao effettuate nel 2011 e nel 2015. In tutto, i resti appartengono ad almeno tre individui.

Le curve e le scanalature presenti nei piccoli fossili rivelano una combinazione inaspettata di tratti antichi e di altri più avanzati. Le piccole dimensioni dei denti e le forme relativamente semplici, ad esempio, fanno pensare a un individuo più "moderno"; tuttavia, un premolare superiore presenta tre radici: un tratto che si trova in meno del 3% degli esseri umani moderni. E l'osso di un piede assomiglia a quello degli antichi australopiteci, gruppo di cui fa parte Lucy, la nota antenata dell'uomo che attraversò l'Africa circa tre milioni di anni fa.

"Sono d'accordo con gli autori sul fatto che tale combinazione di caratteristiche è qualcosa che non abbiamo mai osservato prima", afferma María Martinón-Torres, direttore del National Research Center on Human Evolution, in Spagna.

Shara Bailey, antropologa della New York University, esperta di denti antichi, nota che anche Homo naledi, i cui resti sono stati rinvenuti in Sudafrica da un'équipe di ricerca di cui faceva parte anche Lee Berger, beneficiaria di un finanziamento National Geographic, comprende in sé caratteristiche sia antiche sia moderne. La studiosa considera le due scoperte come un segno del fatto che questa evoluzione "a mosaico" era più comune tra gli ominini di quanto si pensasse in passato.

Martinón-Torres suggerisce inoltre che il mix di caratteristiche che riguardano i denti ricorda, in qualche modo, quello riscontrato nei resti di ominini risalenti a 15 mila anni fa rinvenuti nella contea di Dushan, nel sud della Cina, descritti di recente dalla studiosa e dai colleghi. Le scoperte recenti, compresa quella di Homo luzonensis, si collegano a recenti studi che suggeriscono che circa 12mila anni fa, quando il Pleistocene volgeva al termine, in Asia erano presenti numerose specie di ominini.

Immagine

Nell’immagine, scattata durante gli scavi nella Grotta di Callao del 2011, i ricercatori scavano accuratamente alcuni centimetri di spessa argilla. Fotografia per gentile concessione di © Callao Cave Archaeology Project

Una scoperta straordinaria
Se da una parte molti scienziati esaltano lo studio per la sua accuratezza, è pur vero che descrivere una specie a partire soltanto da 13 piccoli frammenti di ossa e denti è complesso. Gli scienziati hanno tentato di estrarre il DNA, ma senza successo; cosa che non deve sorprendere quando si ha a che fare con campioni che per millenni sono stati sottoposti al caldo e all'umidità di ambienti tropicali.

La piccola statura di H. luzonensis potrebbe inoltre far apparire alcune peculiarità delle ossa più primitive di quanto non siano in realtà, spiega John Hawks, paleoantropologo dell'Università del Wisconsin-Madison, che non ha preso parte allo studio. E ciò crea confusione quando si mette a confronto questa specie con altri ominini noti. Sebbene siano presenti caratteristiche interessanti - e lo studioso è convinto che sia ragionevole ipotizzare l'esistenza di una nuova specie - la sua opinione generale è la seguente: "Vorrei davvero che fossero state rinvenute più ossa".

Altri ricercatori sono invece maggiormente convinti del fatto che H. luzonensis sia una nuova specie.

"Il team di ricerca ha svolto un lavoro davvero meticoloso ed encomiabile descrivendo questi nuovi fossili, ed è valida, a mio parere, la loro ipotesi riguardo all'esistenza di una nuova specie", dichiara Adam Brumm, archeologo della Griffith University, in Australia, profondo conoscitore di H. floresiensis, che non ha preso parte allo studio. "È una scoperta davvero straordinaria".

Florent Détroit, ricercatore del Museo nazionale di Storia naturale di Parigi, responsabile dello studio, aggiunge che le "specie" sono categorie create dagli esseri umani che hanno lo scopo di chiarire la storia evolutiva, e non necessariamente di definirla da un punto di vista biologico.

"Se in futuro i colleghi riusciranno a dimostrare che le nostre ipotesi sono errate e che i fossili appartengono a una specie di ominine già nota, ne prenderemo atto; ma nel frattempo, sono convinto che lo studio sia attendibile", afferma.

Attrezzi del mestiere
Anche se il nuovo ominine è stato essenzialmente descritto, i ricercatori sono entusiasti nell'osservare le tracce che testimoniano come i nostri antichi parenti che vivevano nelle Filippine fossero impegnati in attività a noi molto familiari, come l'utilizzo di attrezzi.

Nello studio del 2010 nel quale veniva descritto un osso del piede risalente a 67 mila anni fa, rinvenuto nella Grotta di Callao a Luzon - adesso considerato appartenente a H. luzonensis - i ricercatori mettono in evidenza la presenza di un osso di cervo rinvenuto negli stessi sedimenti che sembra recare segni di taglio prodotti da un attrezzo in pietra. Michael Petraglia, paleoantropologo del Max Planck Institute for the Science of Human History di Jena, in Germania, considera l'osso un indizio del fatto che H. luzonensis fosse un abile artigiano e cacciatore.

Vi è inoltre la prova che H. luzonensis, o forse un altro antico ominine, vivesse a Luzon persino in un'epoca più antica. Nel 2018, Mijares e i suoi colleghi hanno annunciato la scoperta di strumenti in pietra e lo scheletro di un rinoceronte squartato che risalgono a 700 mila anni fa, rinvenuti non molto lontano dalla Grotta di Callao. Tuttavia, poiché i resti e il sito nel quale sono stati rinvenuti gli attrezzi hanno datazioni diverse, è difficile dire se gli uomini che utilizzavano gli strumenti in pietra fossero predecessori di H. luzonensisor o di un ominine che con quest'ultimo non aveva nessun tipo di connessione.

Una miriade di possibilità
Se, da una parte, H. luzonensis e H. floresiensis avevano entrambi piccole dimensioni, non è noto agli scienziati quali condizioni insulari abbiano condotto alle differenze fra le due specie. Inoltre, sebbene una serie di studi esplicitino il regolare verificarsi dell'unione fra specie diverse, non è possibile affermare con certezza se gli antenati di H. luzonensis interagissero o si accoppiassero con altre specie di ominini che vivevano in Asia al tempo, come gli enigmatici Denisovani.

"È possibile concepirlo come una sorta di esperimento dell'evoluzione umana", afferma Gerrit van den Bergh dell'Università di Wollongong, in Australia, studioso di H. floresiensis.

Altra grande incognita riguarda le modalità attraverso le quali H. luzonensis raggiunse le Filippine. Nel 2016, i ricercatori hanno portato alla luce utensili in pietra sull'isola indonesiana di Sulawesi, situata a nord di Flores, risalenti a 118-194 mila anni fa, e almeno 60 mila anni più antichi degli esseri umani moderni più antichi noti nell'isola. Insieme ai resti provenienti da Flores e Luzon, questi siti suggeriscono che l'antica dispersione degli ominini in tutta la regione non era necessariamente così singolare - o casuale - come ritenuto un tempo dai ricercatori.

"Se i rinoceronti sono in grado di nuotare e raggiungere luoghi diversi, certamente possiamo pensare a Homo erectus, Homo floresiensis e Homo luzonensis, come capaci non solo di nuotare, ma anche di utilizzare zattere e forse anche di andare in barca", afferma Petraglia. "Sono pure e semplici ipotesi, che si possono proporre, formulando argomenti convincenti".

Ma una cosa è certa: il sud-est asiatico probabilmente ospitava più specie di ominini di quanto non provino i fossili scoperti. Mijares sta continuando a cercare altre tracce di H. luzonensis, per esempio attraverso uno studio nel Biak-na-Bato National Park, a Luzon, condotto con il sostegno della National Geographic Society. E grazie a tutto ciò, Mijares immagina un futuro brillante per H. luzonensis, così come per l'antropologia asiatica.
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"Sono molto orgoglioso, perché i filippini e gli abitanti del sud-est asiatico tendono a essere considerati la 'periferia' del dibattito scientifico". Adesso possiamo esserne attivamente coinvolti, poiché l'importanza delle nostre zone, dei nostri siti, è finalmente riconosciuta", conclude Mijares. "Ed è questa, immagino, l'eredità che lascerò al mondo".



http://www.nationalgeographic.it/scienz ... 67029/?rss


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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 12/04/2019, 12:50 
Ogni zona del mondo aveva la sua variante di ominide (dovrei dire razza per essere più preciso) così come oggi ogni parte del mondo ha le sue razze di cane predominanti.



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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 01/05/2019, 20:02 
Cita:

È ricomparsa la fabella, l'osso primordiale sparito con evoluzione

Secondo uno studio, la presenza della fabella è triplicata nelle persone adulte di tutto il mondo


Il corpo umano è definito da una serie di numeri: oltre ai 32 denti, abbiamo 24 costole e 206 ossa. O almeno questa dovrebbe essere la norma, perché capita che ci siano persone che ne abbiano un numero superiore, per esempio due costole in più o una vertebra lombare in aggiunta. Ma ora, sembra che si sia aggiunto un altro osso in più: la fabella, un osso primordiale, che con l'evoluzione era scomparso. Infatti, secondo uno studio riportato sul Journal of Anatomy ed effettuato dai ricercatori dell'Imperial College di Londra, negli ultimi 100 anni (dal 1918 al 2018) la presenza della fabella nel corpo umano è triplicata: nel 1918, solamente l'11% della popolazione la possedeva, mentre nel 2018 la percentuale è salita al 39%.

La fabella (dal lativo faba, granello) si trova dietro il ginocchio e, nelle scimmie, funzionava come una sorta di seconda rotula, per aumentare la forza della gambe. Con l'evoluzione, però, questo ossicino era scomparso nel genere umano, ricomparendo solo negli ultimi anni. Il motivo del ritorno della fabella non è chiaro, ma secondo alcuni studiosi, potrebbe dipendere dalla trasformazione dell'uomo, che oggi tende ad essere più alto e robusto, causando maggior peso al ginocchio.

La scoperta della sua ricomparsa permette di rendere più facile ricondurre alla fabella alcune patologie, come dolori alla parte posteriore del ginocchio: in questo caso basterà rimuovere l'ossicino per risolvere il problema.




http://www.ilgiornale.it/news/salute/ri ... 85958.html


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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 02/05/2019, 15:19 
Cita:


Denisoviani in Tibet, sul tetto del mondo ben prima dei sapiens


Sulle pagine di Nature l'annuncio di nuovi resti di Denisoviani sull'altopiano tibetano. Risalgono a 160 mila anni fa e sono stati i primi ominidi a conquistare il tetto del mondo


Prima di tutti lassù ci sono arrivati loro. Lassù è sull’altopiano tibetano, e loro, i denisoviani, sono tra gli ominidi più misteriosi scoperti finora. Anche perché in realtà ancora poco scoperti. Tutto quello che sappiamo su di loro ci arriva da qualche fossile rinvenuto nella grotta di Denisova, in Siberia, una decina di anni fa. Secondo quanto sappiamo probabilmente avevano capelli e carnagione scura, e hanno lasciato tracce della propria presenza (sotto forma di eredità genetiche) in alcune popolazioni asiatiche e dell’Oceania. Quei resti siberiani sui monti Altaj però da oggi non sono più così unici. Nuove testimonianze di ominidi denisoviani – risalenti a 160 mila anni fa – sono stati rinvenute sull’altopiano tibetano e ci aiutano a ricostruire un ritratto un po’ meno misterioso di questi antichi cugini dei sapiens. E ad assegnar loro, almeno per ora, un primato: quello del primo ominide a conquistare le altezze tibetane. Ben prima dei moderni sapiens. L’annuncio della scoperta sulle pagine di Nature.
Denisoviani, la scoperta di un altro ominide

Che i denisoviani fossero un tempo stati abbastanza diffusi in Asia e in Oceania, e di certo non ristretti alla sola Siberia, è più che un’ipotesi e da tempo. Lo suggeriva la sola sopravvivenza di tracce del loro DNA in diverse popolazioni, dall’Asia, all’Australia, alla Melanesia. Restava solo da trovare le tracce di questa presenza diffusa. Quelle presentate su Nature arrivano dall’altopiano tibetano, dalla grotta di Baishiya Karst, nella contea di Xiahe, in Cina, a oltre 3200 metri di altitudine. Quassù vennero scoperte già agli inizi degli anni Ottanta da un monaco locale, che avrebbe poi donato quei resti sconosciuti al sesto Budda Vivente di Gung-Thang, e da qui sarebbero poi arrivati alla Lanzhou University.

Immagine

La grotta da cui provengono i nuovi fossili di denisoviani. Si tratta di un sito buddista piuttosto importante nella zona. Qui, agli inizi degli anni Ottanta, un monaco trovò la mandibola di denisoviano presentata oggi su Nature. (Credits:
Dongju Zhang, Lanzhou University)

Solo nell’ultimo decennio l’attenzione nei confronti di quei fossili sarebbe cresciuta, coinvolgendo oltre agli istituti locali anche le collaborazioni con gli esperti di antropologia di diversi centri in Europa. Il lavoro congiunto di diversi esperti del campo avrebbe così permesso di costruire, pezzo per pezzo, la storia di quella mandibola, dai tratti abbastanza primitivi e con grossi molari attaccati ancora ben conservati.

Dall’esame anatomico, per esempio, appariva chiara la somiglianza con i neanderthal e con i denisoviani, e le analisi di datazione radiometrica indicavano un’età non inferiore ai 160 mila anni, compatibile con quella dei reperti più antichi rinvenuti in Siberia. Ma anche l’analisi delle proteine della mandibola puntavano nella stessa direzione: queste molecole erano molto simili a quelli di una popolazione di ominidi vicina ai denisoviani, ha raccontato Frido Welker del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology (MPI-EVA), tra gli autori del paper. Abbastanza per far concludere ai ricercatori che quella fosse stata proprio la mandibola di un denisoviano. Si tratta dei primi resti di questi ominidi rinvenuti al di fuori della grotta di Denisova.

I primi abitanti del tetto del mondo

La scoperta di un altro Homo di Denisova però racconta ben altro. Quella mandibola infatti è il primo fossile di ominide rinvenuto sull’altopiano tibetano, rimarca Fahu Chen a capo dell’Institute of Tibetan Research del Chinese Academy of Sciences di Pechino, primo nome dello studio. E dimostra così che i denisoviani, ancor prima dei sapiens, fossero ben adattati alla vita di alta quota con ridotte quantità di ossigeno. D’altra parte, ricordano gli scienziati, una variante genica che si ritrova oggi nelle popolazioni himalayane (EPAS1) si crede abbia avuto origine proprio dai denisoviani. Quella mandibola della grotta di Baishiya Karst potrebbe essere un loro vecchio antenato dunque. E un altro pezzo del puzzle utile per mettere insieme la storia degli ominidi in Asia, un’altra culla dell’evoluzione umana.




https://www.galileonet.it/denisoviani-o ... et-nature/


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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 16/05/2019, 19:05 
Cita:

Ci siamo separati prima del previsto dai Neanderthal?


Uno studio sul tasso di evoluzione di denti fossili scoperti nel sito spagnolo di Sima de los Huesos suggerisce che i rami filogenetici degli esseri umani e dei Neanderthal si sarebbero separati 800.000 anni fa, quindi molto prima di quanto stimato finora in base ad analisi del DNA
evoluzione
antropologia
Il più recente antenato che gli esseri umani moderni hanno avuto in comune con i Neanderthal è vissuto 800.000 anni fa, cioè in un’epoca molto più remota di quanto stimato finora sulla base degli studi genetici. Lo suggerisce un’analisi di denti fossili di ominidi, effettuata da Aida Gómez-Robles dello University College di Londra e pubblicata su “Science Advances”.

Immagine


I denti analizzati nel corso dello studio (Aida Gómez-Robles)
Lo studio era focalizzato sui resti di denti scoperti nel sito spagnolo di Sima de los Huesos, nelle montagne di Atapuerca, uno dei più ricchi e antichi: si tratta di fossili relativi a circa 30 individui diversi, attribuiti al genere Homo. L’analisi delle loro caratteristiche anatomiche fa pensare che si tratti di antenati prossimi di Homo neanderthalensis.

“Gli ominidi di Sima de los Huesos sono caratterizzati da denti posteriori, cioè premolari e molari, molto piccoli e assai simili a quelli dei neanderthaliani”, ha spiegato Gomez-Robles. “È probabile che i denti piccoli si siano evoluti da denti più grandi e più primitivi che si trovavano nell’ultimo antenato comune a neanderthaliani ed esseri umani”.

Il problema è che i reperti spagnoli sono datati, con un notevole grado di sicurezza, a circa 430.000 anni fa. Ciò implica che la separazione dal ramo dell’albero evolutivo su cui sono comparsi gli esseri umani dev’essere avvenuta in un’epoca precedente. Questa conclusione ha trovato conferma nell’analisi effettuata da Gomez-Robles e colleghi sui tassi di evoluzione dei denti, gli scienziati infatti ritengono che i tassi siano circa gli stessi in tutti gli ominidi. E questa conclusione ha implicazioni clamorose.

“Un’epoca di divergenza tra neanderthaliani ed esseri umani più recente
di 800.000 anni fa implicherebbe un’evoluzione dentale incredibilmente rapida dagli ominidi di Sima de los Huesos ai neanderthaliani, che potrebbe essere spiegata solo ipotizzando una selezione naturale molto forte su questi ominidi o il loro isolamento dagli altri Neanderthal scoperti nell’Europa continentale”, ha aggiunto Gomez-Robles.

L’ipotesi più semplice dunque è che la separazione dei due rami filogenetici sia molto più antica di quella ipotizzata finora sulla base delle analisi genetiche: tra 300.000 e 500.000 anni fa.

Il risultato è destinato ad alimentare il dibattito sui rapporti della nostra specie con altre specie umane ormai estinte. E i paleoantropologi dovranno mettere d’accordo dati genetici e anatomici che forniscono datazioni differenti delle tappe della nostra evoluzione.



http://www.lescienze.it/news/2019/05/16 ... 08077/?rss


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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 19/05/2019, 23:11 
vimana131 ha scritto:
Cita:

È ricomparsa la fabella, l'osso primordiale sparito con evoluzione

Secondo uno studio, la presenza della fabella è triplicata nelle persone adulte di tutto il mondo


Il corpo umano è definito da una serie di numeri: oltre ai 32 denti, abbiamo 24 costole e 206 ossa. O almeno questa dovrebbe essere la norma, perché capita che ci siano persone che ne abbiano un numero superiore, per esempio due costole in più o una vertebra lombare in aggiunta. Ma ora, sembra che si sia aggiunto un altro osso in più: la fabella, un osso primordiale, che con l'evoluzione era scomparso. Infatti, secondo uno studio riportato sul Journal of Anatomy ed effettuato dai ricercatori dell'Imperial College di Londra, negli ultimi 100 anni (dal 1918 al 2018) la presenza della fabella nel corpo umano è triplicata: nel 1918, solamente l'11% della popolazione la possedeva, mentre nel 2018 la percentuale è salita al 39%.

La fabella (dal lativo faba, granello) si trova dietro il ginocchio e, nelle scimmie, funzionava come una sorta di seconda rotula, per aumentare la forza della gambe. Con l'evoluzione, però, questo ossicino era scomparso nel genere umano, ricomparendo solo negli ultimi anni. Il motivo del ritorno della fabella non è chiaro, ma secondo alcuni studiosi, potrebbe dipendere dalla trasformazione dell'uomo, che oggi tende ad essere più alto e robusto, causando maggior peso al ginocchio.

La scoperta della sua ricomparsa permette di rendere più facile ricondurre alla fabella alcune patologie, come dolori alla parte posteriore del ginocchio: in questo caso basterà rimuovere l'ossicino per risolvere il problema.




http://www.ilgiornale.it/news/salute/ri ... 85958.html


[:303]



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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 19/05/2019, 23:16 
MaxpoweR ha scritto:
Ogni zona del mondo aveva la sua variante di ominide (dovrei dire razza per essere più preciso) così come oggi ogni parte del mondo ha le sue razze di cane predominanti.


E ogni parte ha ereditato più o meno da questa o quella...

gli europei e asiatici hanno un poco di DNA Neanderthal e Denisova, che sono allo stesso livello dell' albero filogenetico,
mentre gli africani hanno una parte maggiore di DNA di un ominide più arcaico ancora da identificare.



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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 29/05/2019, 18:12 
Secondo questo recente studio siamo diventati bipedi per non scottarci le mani [:D]


Cita:


Bipedismo: così le supernove ci costrinsero a stare in piedi


Se camminiamo su due piedi il merito, almeno in parte, potrebbe essere anche delle stelle. O meglio: delle esplosioni di supernove. Questi eventi celesti infatti avrebbero innescato a cascata una serie di cambiamenti sulla Terra, modificando l’habitat dei nostri antichi antenati e sostenendo l’evoluzione del bipedismo. Quella presentata oggi sulle pagine di Journal of Geology è una teoria che potrà sembrare bizzarra, almeno a una prima analisi. Ma secondo il suo autore, Adrian Melott della University of Kansas, questo tipo di cambiamenti ambientali potrebbe aver avuto un’impatto sull’evoluzione umana nell’Africa nordorientale, in particolare nella Great Rift Valley, dove si trovano le prime tracce di bipedismo in fossili di ominidi, come per esempio Lucy.
Supernove, fuoco e fiamme sulla Terra

Piccola premessa. Gli eventi celesti al centro del lavoro guidato da Melott riguardano, come accennato, le supernove. Come ricorda la Nasa si tratta delle più grandi esplosioni che avvengono nello Spazio, preziose per comprendere la natura dell’Universo e sull’origine e la distribuzione degli elementi chimici. Ma anche per dirci qualcosa in più sul nostro passato, azzardano oggi i ricercatori. La tesi degli scienziati infatti è che i cambiamenti innescati prima nell’ambiente, e poi sulla Terra, dall’esplosione delle supernovae abbiano influenzato anche le nostre abitudini.

In particolare, spiegano gli scienziati, la massiccia ionizzazione dell’atmosfera prodotta dalle supernovae avrebbe favorito la formazione di fulmini che avrebbero dato origine a incendi. Segni di un notevole aumento di incendi in tutto il mondo, infatti, si hanno a partire da circa 7 milioni di anni fa e fino a oggi non era stata avanzata nessuna tesi abbastanza convincente per spiegare a cosa fossero dovuti. L’ipotesi dei ricercatori è che siano stati proprio i fulmini a innescarli.

Questi incendi, a loro volta, avrebbero spazzato via buona parte delle foreste di questo antico mondo. I bombardamenti di energie provenienti da supernovae – moderatamente vicine, si legge nel paper – ebbero un picco infatti circa 2,6 milioni di anni fa. “L’aumento negli incendi si crede abbia favorito la transizione dai boschi alle savane in diverse aree del pianeta”, ricorda Melott, “così dove c’erano foreste, queste furono sostituite da prati con qualche arbusto qua e là”.
Da un albero all’altro: l’evoluzione del bipedismo

Gli incendi – confermati dalla presenza di depositi di carbone nel terreno, risalenti al periodo del probabile bombardamento cosmico – avrebbero accelerato un processo già in parte in corso, quello dell’evoluzione del bipedismo. Qualche forma di bipedismo trai i nostri antenati era infatti già nata ai tempi cui si riferiscono i ricercatori. La stessa Lucy, forse la più famosa dei nostri avi, vissuta circa 3 milioni di anni fa, era bipede, anche se gli Australopithecus afarensis (la specie a cui apparteneva) non fossero ancora scesi dagli alberi.

Con la diffusione delle savane e la riduzione degli alberi, osserva il ricercatore, le distanze da percorrere per arrampicarsi su quelli disponibili aumentarono, favorendo lo sviluppo e il diffondersi del bipedismo. Una teoria non del tutto originale a onor del vero: la conversione di foreste in savane è da tempo ritenuto uno dei fattori che contribuirono all’evoluzione del bipedismo, ricordano gli autori. “I cambiamenti ambientali innescati dalle esplosioni di supernove”, conclude Melott, “potrebbero aver avuto un impatto sull’evoluzione umana nell’Africa nordorientale, in particolare nella Great Rift Valley, dove si trovano tutti questi fossili umani”.

E a chi temesse il verificarsi di eventi simili in futuro, gli autori rassicurano: il progenitore di una supernova più vicino a noi è la stella Betelgeuse. Potrebbe esplodere nel prossimo milione di anni, ma, trovandosi a più di 600 di anni luce di distanza, non ci dovrebbero essere ripercussioni considerevoli per noi bipedi qua sulla Terra. “Per l’uomo tecnologico, gli eventi solari rappresentano un motivo più concreto di preoccupazione”, concludono gli autori.






https://www.galileonet.it/bipedismo-evo ... supernove/


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 Oggetto del messaggio: Re: Interrogativi sulle vere origini dell' Uomo
MessaggioInviato: 29/05/2019, 18:13 
Cita:


Tutto è avvenuto circa quarantamila anni fa
Svelata la causa dell'estinzione dell'Uomo di Neanderthal
Lo studio è frutto della collaborazione tra geologi dell'Istituto di scienze marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna (Cnr-Ismar) e dell'Università della Florida a Gainesville


29 maggio 2019
Svelata la causa dell’estinzione dei Neanderthals e di altri mammiferi. Uno studio condotto dal Cnr-Ismar e dall’Università della Florida, pubblicato su Reviews of Geophysics, è riuscito a spiegare cosa sia accaduto quarantamila anni fa. La causa è stata individuata in un periodo definito "Evento di Laschamp", ovvero un lasso di tempo di circa 2000 anni in cui il campo magnetico terrestre subì un improvviso crollo (a circa il 25% del valore attuale) con il conseguente aumento di radiazioni ultra-violette (UVR), i cui effetti selezionarono i nostri antenati Cro-Magnon, a scapito dei neanderthaliani. Una variante genetica di una proteina sensibile ai raggi UV, il recettore arilico (AhR), fu determinante nella selezione. Il geologicamente breve intervallo di tempo bastò a porre fine ai Neanderthals e sviluppare i nostri antenati Sapiens.

Perché i Neanderthal si estinsero 40 mila anni fa?
Uno dei grandi misteri della paleoantropologia è oggetto di una ricerca pubblicata dalla rivista Reviews of Geophysics e frutto della collaborazione tra geologi dell’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Cnr-Ismar) e dell’Università della Florida a Gainesville. Combinando le datazioni sulla scomparsa dei Neanderthal (41.030-39.260 anni fa) dai principali siti paleolitici con dati genetici, i paleomagnetisti Luigi Vigliotti e Jim Channell hanno identificato l’Evento di Laschamp, una delle principali escursioni del campo magnetico terrestre, avvenuta 41 mila anni fa (41.300+/-600 anni) come il fattore che probabilmente causò l’estinzione. Il campo magnetico, infatti, funziona come schermo di protezione contro i raggi UV provenienti dal cosmo e la ricerca dimostra che sono stati gli effetti delle radiazioni UV a selezionare in modo irreversibile i nostri antenati Cromagnon a scapito dei Neanderthal, a causa di una variante genetica di una proteina nota come recettore arilico (AhR), sensibile agli UV, che fu loro fatale durante quel breve intervallo di tempo (circa 2000 anni) di minima intensità del campo magnetico.

La svolta con la scoperta della variante genetica Ala-381
“Neanderthal e Sapiens hanno convissuto, incrociandosi, per alcune migliaia di anni, come dimostrano le ‘impronte’ lasciate nel nostro DNA e i tratti somatici di alcuni individui contemporanei”, spiega Luigi Vigliotti del Cnr-Ismar. “La loro estinzione è stata oggetto di numerose ipotesi, incluso l’istinto ‘fratricida’ dei nostri antenati. Nel 2016 un gruppo di biologi molecolari ha scoperto l’esistenza di una piccola variante genetica Ala-381 nel recettore arilico dei Neanderthal rispetto al Val-381 dei Sapiens (e dei fossili Cro-Magnon), che fu interpretata come un vantaggio nell’assorbimento delle tossine prodotte dal fumo legato allo stile di vita trogloditico. Il recettore arilico è infatti fondamentale nel regolare l’effetto tossico della diossina. La coincidenza con i tempi dell’estinzione dei Neanderthal suggerisce che invece fu lo stress ossidativo prodotto dalla mancanza dello schermo fornito dal campo magnetico terrestre rispetto ai raggi UV ad essere responsabile della loro scomparsa”. Molti organismi acquatici e terrestri hanno sviluppato strategie per limitare i danni che i raggi UV - in aggiunta ai loro effetti positivi nella sintesi della vitamina D e nel contrastare virus, batteri e parassiti - possono procurare alla struttura del DNA. “Non è un caso, secondo il nostro studio, che la fine del Laschamp segni l’uscita di scena dei Neanderthal e l’espansione dei Cro-Magnon, cioè dell’uomo moderno”, prosegue Vigliotti.

Non solo la fine dei Neanderthal, ma anche dei grandi mammiferi in Europa
“Il Laschamp non fu fatale solo ai neanderthaliani. Nello stesso intervallo di tempo in Australia si estinsero 14 generi di mammiferi, soprattutto di grossa taglia, - continua Luigi Vigliotti - come dimostra la drastica diminuzione nei sedimenti delle tracce di sporormiella, un fungo coprofilo che vive sullo sterco di grandi animali erbivori, proprio in corrispondenza del minimo di intensità del campo magnetico terrestre. Un altro minimo osservato circa 13 mila anni fa portò alla scomparsa di 35 generi di grandi mammiferi in Europa e soprattutto in Nord America intorno a questo intervallo di tempo, quasi in un ‘istante’ geologico. Questi due focolai di estinzione dipendono dalla diminuzione dell'ozono stratosferico durante gli episodi di bassa intensità di campo magnetico e dal ruolo della radiazione ultravioletta ben più che dall’overkill da parte dell'uomo o dal cambiamento delle condizioni climatiche”.

Nuove riflessioni sul rapporto tra esseri umani e campo magnetico terrestre
La ricerca appena pubblicata analizza anche le relazioni tra intensità del campo magnetico ed evoluzione umana negli ultimi 200 mila anni, l’intervallo di tempo che ha visto lo sviluppo dell’Homo sapiens. “Abbiamo integrato tutti i dati fossili esistenti con le datazioni delle ramificazioni principali dell’evoluzione umana in base all’analisi del DNA mitocondriale e del Cromosoma-Y. Nonostante la scarsità dei materiali fossili e i margini di errore delle metodologie utilizzate per ricostruire l’età delle ramificazioni dei vari aplogruppi (gruppi con lo stesso profilo genetico) umani, abbiamo trovato interessanti relazioni”, conclude il ricercatore Cnr-Ismar. “La datazione a circa 190 mila anni fa dei resti fossili del più antico Sapiens conosciuto (Omo Kibish, trovato in Etiopia) e del Mithocondrial Eve, il nostro più recente antenato comune su base matriarcale, coincide con un altro momento di assenza del campo magnetico terrestre noto come Iceland Basin Excursion. L’evoluzione umana ha poi avuto vari sviluppi concentrati tra 100 e 125 mila anni fa, nell’ultimo interglaciale, che hanno fatto considerare il clima uno dei fattori che hanno guidato l’evoluzione. Anche in questo caso però registriamo un altro minimo del campo magnetico terrestre: l’evento di Blake (125-100 mila anni fa). Con il procedere delle conoscenze sulla ricostruzione del campo magnetico, del suo ruolo nel modulare i raggi UV e di quello dell’AhR rispetto agli effetti di queste radiazioni, e quando saranno disponibili più accurate datazioni di nuovi reperti fossili e miglioramenti nella filogenesi umana, si chiarirà meglio il ruolo che l’intensità del campo magnetico gioca nell’evoluzione di tutti i mammiferi e forse non solo”




http://www.rainews.it/dl/rainews/artico ... 8a54d.html


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