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 Oggetto del messaggio: Re: Ustica: 40 anni dopo, speranze per la verità?
MessaggioInviato: 03/09/2023, 10:08 
e aggiungo [:293]

https://www.msn.com/it-it/notizie/itali ... adf7&ei=17

ritaglio schermata.jpg



...NESSUNO dei testimoni IMPORTANTI giunse MAI a colloquio con il giudice Priore...che stava facendo collimare il puzzle... [:305]

[:295]



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"...la vita è uno stato mentale..." tratto da "Oltre il giardino" di Hal Ashby
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 Oggetto del messaggio: Re: Ustica: 40 anni dopo, speranze per la verità?
MessaggioInviato: 03/09/2023, 19:47 
---

Un articolo di oggi, 3 settembre 2023, MOOOLTO interessante > https://palermo.gds.it/articoli/politic ... d576e914d/

Una delle descrizioni più significative (già evidenziate in passato) >



...


Allegati:
Ustica_aereo_impatto_acqua_01.jpg


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 Oggetto del messaggio: Re: Ustica: 40 anni dopo, speranze per la verità?
MessaggioInviato: 04/09/2023, 10:09 
ma oggi... [8D] [;)]

https://www.giornalone.it/t/2023/09/04/ ... 54409.webp

ciao
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 Oggetto del messaggio: Re: Ustica: 40 anni dopo, speranze per la verità?
MessaggioInviato: 04/09/2023, 12:43 
In quell'aereo è morto un giovane mio compaesano, un bravo ragazzo. [:(]


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 Oggetto del messaggio: Re: Ustica: 40 anni dopo, speranze per la verità?
MessaggioInviato: 07/09/2023, 04:30 
FABIOSKY63 ha scritto:
vimana131 ha scritto:
31 marzo 1987 – Viene trovato impiccato (la polizia scientifica dirà «In modo innaturale») il maresciallo Mario Alberto Dettori, in servizio a Poggio Ballone la sera del 27 giugno 1980. «Aveva commesso l’imprudenza di rivelare ai familiari di aver assistito a uno scenario di guerra», ha detto Priore


https://www.msn.com/it-it/notizie/itali ... a921&ei=47

.stralcio finale.
"Grande amarezza quando la Ragion di Stato, anzi “di Nato”, come la chiama Amato, ancora una volta schiaccia per mezzo secolo e ad ogni livello le ragioni di verità e giustizia in un paese a sovranità limitata", aggiunge Ingroia.

[:295]


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Per quanto possa essere buia la notte sulla Terra, il sole sorgerà quando è l' ora, e c' è sempre la luce delle stelle per illuminarci nel cammino.

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Noi siamo al tramonto, la notte è ancora tutta davanti, ma alla fine il sole sorgerà anche stavolta. Quello che cambia, è quello che i suoi raggi illumineranno. Facciamo che domani sotto il Sole ci sia un mondo migliore.
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 Oggetto del messaggio: Re: Ustica: 40 anni dopo, speranze per la verità?
MessaggioInviato: 07/09/2023, 20:45 
Riccardo aeritel ha scritto:
---

Un articolo di oggi, 3 settembre 2023, MOOOLTO interessante > https://palermo.gds.it/articoli/politic ... d576e914d/

Una delle descrizioni più significative (già evidenziate in passato) >



...



TESTIMONIANZA FONDAMENTALE !




Ustica_aereo_impatto_acqua_01.jpg







-----------------

qui altre tracce ... da valutare

https://www.ilparagone.it/attualita/ust ... xzhOSeGLLM



zio ot [:305]



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 Oggetto del messaggio: Re: Ustica: 40 anni dopo, speranze per la verità?
MessaggioInviato: 07/09/2023, 21:48 
--------------------


https://palermo.gds.it/articoli/politic ... d576e914d/












«I francesi ispezionarono l’area dove la sera del 27 giugno 1980 si inabissò il Dc9 dell’Itavia autonomamente, senza avvisarci: sui fondali del relitto trovammo tracce di mezzi che erano già stati nella zona».








A parlare è Leonardo Lecce, esperto aeronautico che faceva parte della commissione nominata dal giudice istruttore Vittorio Bucarelli che tra il 1984 ed il 1990 svolse la perizia sul caso. Lecce era a bordo del “Nadir”, nave della società statale francese Ifremer - qualcuno dice legata ai servizi transalpini - incaricata del recupero del velivolo a quasi 4mila metri di profondità nel Tirreno.

«Ciò che ha detto Giuliano Amato nell’intervista di ieri è coerente con quello che ho potuto accertare con le indagini svolte in quegli anni: l’aereo è stato colpito da un missile e l’operato dei francesi non è stato trasparente», sostiene.


Fin dall’inizio ci sono state opacità, secondo l’esperto. «Per poter ricostruire quanto accaduto - spiega - era fondamentale recuperare i resti del velivolo. Contattammo per prima una società privata americana: ci dissero che erano impegnati e furono proprio loro a segnalarci Ifremer. Non avendo alternative scegliemmo quest’ultima».


Con tre missioni la Nadir ha riportato in superficie circa il 70% del peso del Dc9, compresi motore, fusoliera e piani di coda.


«Secondo la nostra perizia - ricorda - l’aereo non si è disintegrato in volo, come sostenuto dagli assertori della bomba a bordo, ma è arrivato integro all’impatto con l’acqua. Abbiamo evidenze lampanti di questo: i pezzi sono stati trovati in un’area di un paio di chilometri mentre nel caso di aerei affondati per l’esplosione di ordigni a bordo i resti furono si sparpagliarono entro un’area decisamente maggiore, fino a 40 km».


Inoltre, aggiunge, «non è stata mai rilevata la presenza di bruciature all’interno dell’aereo; sui sedili non c’erano tracce di fiamme, cuscini e schienali erano nella fusoliera e non erano stati proiettati fuori come sarebbe avvenuto se ci fosse stata un’esplosione all’interno del velivolo».



Il Nadir fece tre spedizioni tra il 1987 ed il 1988 nel mare di Ustica. Lecce seguì le operazioni a bordo della nave per conto della commissione.


«Durante questi due anni - osserva - abbiamo avuto la sensazione, poi confermata dalla stessa Ifremer, che loro fossero tornati sul posto in maniera autonoma, senza avvertirci. Ci dissero che l’avevano fatto per la messa a punto delle attrezzature per il recupero. Ma noi, guardando tutte le riprese video che venivano fatto, ci accorgemmo che sul fondale c’erano solchi di un mezzo che era stato movimentato e ciò ci fece pensare».


Non è il solo elemento che induce l’esperto a guardare con sospetto verso la Francia. «Noi - rileva - facemmo indagini a tappeto sui radar, militari e civili, per cercare di capire cosa era successo quella notte. Verso la fine del nostro incarico il giudice Bucarelli ci chiamò una notte per mostrarci il tracciato prodotto da un sito dell’Aeronautica a Poggio Ballone, in Toscana: la traccia aveva un percorso molto particolare, circolare e non rettilineo, in prossimità della Corsica.

Una traccia inconfondibilmente identificabile come quella lasciata da un aereo radar, un Awacs della Nato, in contemporanea con l’evento di Ustica. Le operazioni militari necessitano di una sorveglianza in loco, per questo c’era evidentemente l’Awacs. In Corsica navigava in quelle ore la portaerei francese Clemenceau. Ciò dimostra che i francesi hanno dati radar che, a mia conoscenza, non sono stati mai consegnati all’autorità giudiziaria».

E se è vero che non ci sono segreti di Stato sul caso da parte dell’Italia, come affermato ieri dalla premier Giorgia Meloni, Lecce ricorda che l’indagine svolta successivamente dal giudice Rosario Priore «si fermò davanti al quartier generale della Nato. I tracciati radar di Marsala erano coperti dal codice Nato ed alla richiesta del magistrato di decodificarli l’Alleanza Atlantica rispose negativamente».



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 Oggetto del messaggio: Re: Ustica: 40 anni dopo, speranze per la verità?
MessaggioInviato: 26/06/2024, 15:21 
---

Si torna a parlare di Ustica a RAI3.
Trasmissione, di ieri sera, 25 giugno 2024, con l'esordio, meglio scrivere "il ritorno", di Giletti. 44 anni dopo la tragedia.
.
Ribadito da più parti, taluni si sono anche infervorati: ne bomba, ne missile.
Ma le versioni sono terribilmente, ancora, fortemente contrastanti.
.
E non si è accennato affatto all'UFO. Sembra che, con il passare degli anni, si enuncia sempre meno tale ipotesi. Sia in rete Internet che su programmi vari.
.
Invece la conclamata, terribile reticenza e le palesi pseudo-verità che perdurano ed anche ieri sera sono state sbandierate, risultano essere fortemente radicate.
.
Paradossalmente non fanno che avvalorare quella ipotesi che va oltre ogni standard terrestre.

...



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 Oggetto del messaggio: Re: Ustica: 40 anni dopo, speranze per la verità?
MessaggioInviato: 29/06/2024, 02:07 
https://www.ildubbio.news/strage-di-ust ... a-iyk7i90d

22 agosto, 2020 • 20:53
Strage di Ustica, prolungato il segreto di Stato. «La verità farebbe male all'Italia»
In una lettera indirizzata a Giuliana Cavazza, figlia di una delle 81 persone morte nella tragedia del 27 giugno 1980, Palazzo Chigi afferma che rendere pubbliche le carte arrecherebbe «un grave pregiudizio agli interessi della Repubblica»



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 Oggetto del messaggio: Re: Ustica: 40 anni dopo, speranze per la verità?
MessaggioInviato: 30/06/2024, 10:13 
https://www.ildubbio.news/strage-di-ust ... a-iyk7i90d

22 agosto, 2020 • 20:53
Strage di Ustica, prolungato il segreto di Stato. «La verità farebbe male all'Italia»
In una lettera indirizzata a Giuliana Cavazza, figlia di una delle 81 persone morte nella tragedia del 27 giugno 1980, Palazzo Chigi afferma che rendere pubbliche le carte arrecherebbe «un grave pregiudizio agli interessi della Repubblica»



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Strage di Ustica, prolungato il segreto di Stato. «La verità farebbe male all'Italia»

In una lettera indirizzata a Giuliana Cavazza, figlia di una delle 81 persone morte nella tragedia del 27 giugno 1980, Palazzo Chigi afferma che rendere pubbliche le carte arrecherebbe «un grave pregiudizio agli interessi della Repubblica»


Francesca Spasiano


22 agosto, 2020 • 22:53


«Stiamo valutando se ricorrere al Tar o riproporre la richiesta citando anche ciò che è stato già pubblicato sulle note del Sismi, inviate giorno per giorno poco prima della strage».

A dirlo è Giuliana Cavazza, presidente onoraria dell’associazione «Verità per Ustica» e figlia di una delle 81 persone morte nella strage del 27 giugno 1980, commentando la lettera a lei indirizzata e nella quale Palazzo Chigi afferma che rendere pubbliche le note del colonnello Stefano Giovannone, capocentro del Sismi in Libano dal 1973 al 1982, che nei giorni prima della strage avvertiva il governo italiano degli imminenti pericoli che correva il nostro Paese soprattutto per mano dell’Fplp, arrecherebbe «un grave pregiudizio agli interessi della Repubblica».


La lettera che Palazzo Chigi ha indirizzato alla Cavazza, riporta La Stampa, «ripercorre brevemente la storia: il colonnello Giovannone oppose il segreto di Stato durante l’inchiesta sulla scomparsa dei giornalisti Italo Toni e Graziella De Palo. Era il 1984 quando l’allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi, confermò il segreto di Stato e ciò impedì anche ai magistrati di visionare il dossier. Da quel momento sulle informazioni di Giovannone si è stesa una coltre impenetrabile che è durata fino al 2014. E quanto prescrive la legge: il segreto di Stato può durare al massimo trent’anni.



Immediatamente dopo, però, sulle sue carte è subentrata la classifica di «segretissimo». «Significa che ora almeno i magistrati potrebbero leggere questi documenti, ma con tanti vincoli, e non è dato sapere quali procure li hanno visionati». Subito dopo il quotidiano di Torino spiega: «Il segreto riguarda una serie di telegrammi cifrati sui rapporti occulti tra Italia e palestinesi, l’Olp, la formazione al-Fatah di Yasser Arafat, la formazione ancor più estremistica Fplp di George Habbash, altri servizi segreti arabi, i libici. Nel plico ci sono gli allarmi che Giovannone faceva rimbalzare a Roma.



L’escalation nel corso del 1979 e 1980 di minacce contro gli italiani da parte del gruppo terroristico Fplp dopo che furono sequestrati ad Ortona, in Abruzzo, alcuni missili terra-aria di fabbricazione sovietica che stavano portando attraverso l’Italia. Oppure i riferimenti al super-terrorista Carlos, sanguinario e folle, che era al soldo del Patto di Varsavia, ma anche di Gheddafi o di Saddam Hussein». C’è, poi, un documento che «impressiona più di tutti», scrive ancora La Stampa: «Un cablo arrivato a Roma il 27 giugno 1980, proprio il giorno in cui sarebbe precipitato il Dc9 dell’Itavia con 81 persone a bordo, nel quale il colonnello del Sismi avvisava che l’Fplp dichiarava superato il Lodo Moro.



Da quel momento per il gruppo di Habbash non vigeva più l’accordo che era stato stipulato sei o sette anni prima e che garantiva di tenere fuori l’Italia da atti terroristici. In cambio, ci eravamo impegnati a favorire i palestinesi in molti modi. Soprattutto sul piano diplomatico: avremmo aiutato l’Olp ad ottenere il riconoscimento dalla Comunità economica europea. Riconoscimento che venne il 14 giugno con una famosa, all’epoca, Dichiarazione di Venezia. Presidente del Consiglio era Francesco Cossiga».

E se oggi quel passaggio «è negletto - conclude il quotidiano -, occorre ricordare che per impedire la Dichiarazione di Venezia si mossero forze potenti. Saddam, Gheddafi e Assad erano come impazziti contro Sadat (che sarebbe stato assassinato l’anno dopo) e Arafat, considerati traditori della causa. La settimana seguente, tra il 22 e il 23 giugno, Venezia ospitò anche una riunione del G7 con il Presidente Carter. L’ex ambasciatore Richard Gardner nelle memorie accenna all’incubo di un attentato contro il suo Presidente.



Francesco Cossiga insomma fu il mattatore dell’estate ’80. Le stragi sono collegabili a quegli eventi? Le carte di Giovannone per il momento non ci aiuteranno». Cavazza spiega che nella missiva il governo italiano afferma che quelle note di Giovannone «non sono attinenti» alla strage di Ustica, «ma secondo noi, invece, sono interessanti per disegnare lo scenario». «Non sono arrabbiata - spiega Cavazza - me l’aspettavo, ma in sostanza, visto che il segreto scadrebbe nel 2029 e poi basterà mettere una firma per rinviare ancora di quinquennio in quinquennio, bisognerebbe vivere come degli Highlander… ma non ci diamo per vinti».


Ma Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti vittime della strage di Ustica, commenta: «Sono tre anni che queste persone continuano a diramare la stessa notizia, le stesse banalità e le stesse menzogne. Quelli sono incartamenti relativi a un’altra vicenda e che hanno dei livelli di segretezza previsti dalla legge, e se contenessero elementi relativi ad Ustica sarebbero già stati consegnati, da direttiva Renzi, all’Archivio di Stato, e sarebbero, dunque, visibili. Ma proprio perché non contengono nessun elemento relativo alla vicenda di Ustica, stanno lì e seguiranno il loro corso».


E subito dopo chiosa: «È vergognoso e davvero insultante, dopo 40 anni di battaglie e dopo la presenza del Capo dello Stato a Bologna, dove ha auspicato insieme a noi che gli Stati stranieri collaborino per dirci i nomi degli autori della strage, che ancora ci si attardi con un titolo, quello dell’articolo, indecente e indecoroso e che richiama un mai esistito segreto di Stato sulla vicenda». «L’unica sentenza che ha analizzato e confrontato fatti, testimoni e perizie, ha stabilito che parlare di battaglia aerea è pura fantascienza. Sentenza definitiva della Corte di Cassazione penale. L’ex senatrice Bonfietti dovrebbe saperlo. Questa è semplice verità dei fatti», replica Eugenio Baresi, già segretario della Commissione Stragi, in risposta alla presidente Bonfietti.


«La verità sulle stragi di Ustica e di Bologna farebbe male all’Italia», accusa Adolfo Urso, senatore di Fratelli d'Italia e vicepresidente del Copasir. «La giustificazione con cui il presidente del Consiglio avrebbe risposto ai familiari delle vittime - aggiunge - che chiedono verità e quindi giustizia non può in alcun modo essere condivisa. È solo la menzogna che fa male all’Italia». «Anche il Copasir ha chiesto, con una deliberazione assunta all’unanimità e dopo aver letto quei documenti, di desecretare le note di Giovannone dal Libano inerenti nello specifico l’assassinio di Aldo Moro e le stragi di Ustica e Bologna. Tutti coloro che hanno letto quelle carte sono convinti che possano contribuire a svelare la verità e quindi a fare vera giustizia.


Attendiamo la risposta ufficiale del presidente del Consiglio per giudicare», conclude il senatore Urso. Sul caso interviene anche Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia: «Da quarant’anni sulla strage di Ustica si combattono due tesi contrapposte: quella della bomba sull’aereo e quella del missile lanciato per sbaglio in uno scenario di guerra. A me oggi preme solo ricordare che nell’ultimo, recente anniversario della strage, il premier Conte ha detto che "non devono esserci più veli a coprire le pagine più tragiche della nostra storia nazionale".



Ebbene, la notizia che Palazzo Chigi ha prorogato per otto anni il segreto di Stato sui documenti del Sismi a Beirut va nella direzione esattamente opposta.


Se non si trattasse di una tragedia nazionale, sarebbe lecito parlare di farsa».



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 Oggetto del messaggio: Re: Ustica: 40 anni dopo, speranze per la verità?
MessaggioInviato: 28/06/2025, 15:43 
Ieri correva l'anniversario dei 45 anni dalla tragedia di Ustica. Si è sempre parlato di battaglie aeree, di americani,francesi,libici, persino di ufo, e poi spunta fuori questo: https://www.msn.com/it-it/notizie/mondo ... 8eab4&ei=8


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 Oggetto del messaggio: Re: Ustica: 40 anni dopo, speranze per la verità?
MessaggioInviato: 25/03/2026, 21:43 
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https://www.giannibarbacetto.it/2023/09 ... -sospette/





Strage di Ustica,

la lunga scia di morti sospette



Abbiamo anche noi, nel nostro piccolo, i nostri Prigožin.

O meglio: incolpevoli ufficiali e sottufficiali dell’Aeronautica militare italiana che dopo la strage di Ustica muoiono in circostanze misteriose e si uniscono alle 81 vittime che erano a bordo del Dc-9 Itavia. L’inchiesta del giudice Rosario Priore ne segnala 12: si premura di dire che “la maggior parte dei decessi che molti hanno definito sospetti, di sospetto non hanno alcunché”. Ma poi ribadisce che “nei casi che restano si dovrà approfondire, giacché appare sufficientemente certo che coloro che sono morti erano a conoscenza di qualcosa che non è stato mai ufficialmente rivelato e da questo peso sono rimasti schiacciati”.

Il maresciallo Mario Alberto Dettori viene trovato impiccato il 31 marzo 1987 a Grosseto. È la polizia scientifica a scrivere nel suo rapporto che si tratta di un suicidio “innaturale”. Nei mesi precedenti aveva confidato ai famigliari: “Sono molto scosso… Qui è successo un casino… Qui vanno tutti in galera! Siamo stati a un passo dalla guerra”. Aveva rovistato tutta la casa alla ricerca di microspie: una “mania di persecuzione” che lo aveva colpito dopo la strage di Ustica che lo aveva coinvolto perché Dettori prestava servizio presso il centro radar di Poggio Ballone. Al capitano Mario Ciancarella aveva detto al telefono: “Siamo stati noi a tirarlo giù, capitano, siamo stati noi… Ho paura, capitano, non posso dirle altro al telefono. Qui ci fanno la pelle”.

Viene trovato impiccato, il 21 dicembre 1995, anche il maresciallo Franco Parisi, come Dettori controllore di sala operativa di centro radar. Era di turno la mattina del 18 luglio 1980, data del ritrovamento di un Mig libico precipitato sulla Sila. Viene convocato in tribunale come testimone. Pochi giorni dopo muore. Scrive Proire: “Venuti a conoscenza di fatti diversi dalle ricostruzioni ufficiali… ne restano soffocati. E quindi, anche se non si raggiunge la prova di atti omicidiari, resta che gli atti di costoro, se suicidî, furono determinati da stati psichici di profonde prostrazioni connesse con gli eventi”.

Muore anche il colonnello Pierangelo Tedoldi, poco prima di assumere il comando dell’aeroporto di Grosseto, in un incidente stradale il 3 agosto 1980. Il capitano Maurizio Gari, capo controllore del Centro radar di Poggio Ballone, muore invece per infarto il 9 maggio 1981. In un incidente stradale perde la vita il maresciallo Ugo Zammarelli, che era stato in servizio presso il Sios di Cagliari, il servizio informazioni dell’Aeronautica.

I colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli muoiono nell’incidente aereo di Ramstein, il 28 agosto 1988. Erano piloti delle Fiamme tricolori, ma la sera del 27 giugno 1980 erano in volo su uno degli F-104 che lanciarono l’allarme di emergenza generale (mai poi spiegato dall’Aeronautica militare).

Muoiono anche il tenente colonnello Sandro Marcucci, testimone dell’inchiesta (per incidente aereo il 2 febbraio 1992); il maresciallo Antonio Pagliara, controllore radar a Otranto (incidente stradale il 2 febbraio 1992); il generale Roberto Boemio (ucciso a Bruxelles il 12 gennaio 1993); il maggiore medico Gian Paolo Totaro, in contatto con molti militari collegati agli eventi di Ustica, tra i quali Nutarelli e Naldini (viene trovato impiccato alla porta del bagno il 2 novembre 1994).

Il maresciallo Antonio Muzio, in servizio alla torre di controllo dell’aeroporto di Lamezia Terme nel 1980, viene ucciso il 1º febbraio 1991. Muore, per incidente stradale il 23 gennaio 1983, anche Giovanni Battista Finetti, sindaco di Grosseto che si era molto interessato ai fatti successi nella notte di Ustica.

-------




--------------E' verosimile, secondo te, che per un "semplice" incidente missilistico,
avvenga tutto questo (e non solo)?

Ustica 30 anni dopo: incidenti, suicidi e morti sospette

http://www.oggi.it/attualita/cronaca/20 ... -sospette/

Nella sciagura di Ustica non ci sono solo le 81 vittime del DC 9. C’è una serie di morti sospette e di testimoni scomparsi che lo stesso giudice Rosario Priore definisce: «Una casistica inquietante. Troppe morti improvvise».
Vediamola questa lista che secondo il magistrato è di una decina di morti strane, ma forse sono di più.

3 agosto 1980 - In un incidente stradale perde la vita il colonnello Pierangelo Tedoldi che doveva assumere il comando dell’aeroporto di Grosseto.

9 maggio 1981 - Stroncato da un infarto muore il giovane capitano Maurizio Gari, capocontrollore della sala operativa della Difesa aerea a Poggio Ballone. Era di servizio la sera del disastro.

23 gennaio 1983 - In un incidente stradale perde la vita Giovanni Battista Finetti, sindaco di Grosseto. Aveva ripetutamente chiesto informazioni ai militari del centro radar di Poggio Ballone.

31 marzo 1987 - Viene trovato impiccato (la polizia scientifica dirà «In modo innaturale») il maresciallo Mario Alberto Dettori, in servizio a Poggio Ballone la sera del 27 giugno 1980. «Aveva commesso l’imprudenza di rivelare ai familiari di aver assistito a uno scenario di guerra», ha detto Priore.

12 agosto 1988 - Muore in un incidente stradale il maresciallo Ugo Zammarelli. Era in servizio presso il SIOS (Servizio segreto dell’aeronautica) di Cagliari.

28 agosto 1988 - Durante una esibizione delle Frecce Tricolori a Ramstein (Germania) entrano in collisione e precipitano sulla folla i colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli. Quest’ultimo due giorni dopo doveva essere interrogato da Priore. La sera del 27 giugno 1980 si erano alzati in volo da Grosseto e avevano lanciato l’allarme di emergenza generale. Perché? Cosa avevano visto? I comandi dell’aeronautica militare e la Nato non lo hanno mai rivelato.

1° febbraio 1991 - Viene assassinato il maresciallo Antonio Muzio. Era in servizio alla torre di controllo di Lamezia Terme quando sulla Sila precipitò il misterioso Mig libico.

13 novembre 1992 - In un incidente stradale muore il maresciallo Antonio Pagliara, in servizio alla base radar di Otranto.

12 gennaio 1993 - A Bruxelles viene assassinato il generale Roberto Boemio. La sua testimonianza sarebbe stata di grande utilità per la sciagura del DC 9 e per la caduta del Mig libico sulla Sila. La magistratura belga non ha mai fatto luce sull’omicidio.

21 dicembre 1995 - È trovato impiccato il maresciallo Franco Parisi. Era di turno la mattina del 18 luglio 1980 (data ufficiale della caduta del Mig libico sulla Sila) al centro radar di Otranto. Doveva essere ascoltato come testimone da Priore.

Gian Gavino Sulas




da wiki

https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Ustica

Le morti sospette secondo l'inchiesta Priore


«La maggior parte dei decessi che molti hanno definito sospetti, di sospetto non hanno alcunché. Nei casi che restano si dovrà approfondire [...] giacché appare sufficientemente certo che coloro che sono morti erano a conoscenza di qualcosa che non è stato mai ufficialmente rivelato e da questo peso sono rimasti schiacciati.»

(Ordinanza-sentenza Priore, capo 4, pag. 4674)

Per due dei 12 casi di decessi sospetti permangono indizi di relazione al caso Ustica:[111]

maresciallo Mario Alberto Dettori: trovato impiccato il 31 marzo 1987, in un modo definito dalla polizia scientifica innaturale,[112] presso Grosseto. Mesi prima, preoccupato, aveva rovistato tutta la casa alla ricerca di presunte microspie.[112][113] Vi sono indizi che fosse in servizio la sera del disastro presso il radar di Poggio Ballone (GR) e che avesse in seguito sofferto di «manie di persecuzione» relativamente a tali eventi. Confidò alla moglie: «Sono molto scosso... Qui è successo un casino... Qui vanno tutti in galera!».[114] Dettori confidò con tono concitato alla cognata che «eravamo stati a un passo dalla guerra». Tre giorni dopo telefonò al capitano Mario Ciancarella e disse: «Siamo stati noi a tirarlo giù, capitano, siamo stati noi [...]. Ho paura, capitano, non posso dirle altro al telefono. Qui ci fanno la pelle».[115] Il giudice Priore conclude: «Sui singoli fatti come sulla loro concatenazione non si raggiunge però il grado della prova».


maresciallo Franco Parisi: trovato impiccato il 21 dicembre 1995, era di turno la mattina del 18 luglio 1980, data del ritrovamento del MiG libico sulla Sila. Proprio riguardo alla vicenda del MiG erano emerse durante il suo primo esame testimoniale palesi contraddizioni; citato a ricomparire in tribunale, muore pochi giorni dopo aver ricevuto la convocazione.


Sui suicidi di Dettori e Parisi, Priore scrive[116]: "Entrambi marescialli controllori di sala operativa in Centro radar. Entrambi in servizio, il Dettori con alta probabilità il Parisi con certezza, dinnanzi ai PPI, con funzioni delicatissime, rispettivamente la sera e la notte del 27 giugno e il mattino del 18 luglio. Venuti a conoscenza di fatti diversi dalle ricostruzioni ufficiali, rivelano la loro conoscenza in ambiti strettissimi, ma non al punto tale da non essere percepita da ambienti che li stringono od osteggiano anche in maniera pesante. E così ne restano soffocati. E quindi, anche se non si raggiunge la prova di atti omicidiari, resta che gli atti di costoro, se suicidî, furono determinati da stati psichici di profonde prostrazioni connesse con gli eventi."

Gli altri casi presi in esame dall'inchiesta, sono:

colonnello Pierangelo Tedoldi: incidente stradale il 3 agosto 1980;[117] avrebbe in seguito assunto il comando dell'aeroporto di Grosseto.
capitano Maurizio Gari: infarto, 9 maggio 1981; capo controllore di sala operativa della difesa Aerea presso il 21º CRAM (Centro radar Aeronautica militare italiana) di Poggio Ballone, era in servizio la sera della strage. Dalle registrazioni telefoniche si evince un particolare interessamento del capitano per la questione del DC-9 e la sua testimonianza sarebbe stata certo «di grande utilità all'inchiesta», visto il ruolo ricoperto dalla sala sotto il suo comando, nella quale, peraltro, era molto probabilmente in servizio il maresciallo Dettori. La morte appare naturale, nonostante la giovane età.
Giovanni Battista Finetti, sindaco di Grosseto: incidente stradale; 23 gennaio 1983. Era opinione corrente che avesse informazioni su fatti avvenuti la sera dell'incidente del DC-9 all'aeroporto di Grosseto. L'incidente in cui perde la vita, peraltro, appare casuale.
maresciallo Ugo Zammarelli: incidente stradale; 12 agosto 1988. Era stato in servizio presso il SIOS di Cagliari, tuttavia non si sa se fosse a conoscenza d'informazioni riguardanti la strage di Ustica, o la caduta del MiG libico.


colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli: incidente di Ramstein, 28 agosto 1988.[118] In servizio presso l'aeroporto di Grosseto all'epoca dei fatti, la sera del 27 giugno, come già accennato, erano in volo su uno degli F-104 e lanciarono l'allarme di emergenza generale. La loro testimonianza sarebbe stata utile anche in relazione agli interrogatori del loro allievo Aldo Giannelli,[94] in volo quella sera sull'altro F-104, durante i quali, secondo l'istruttoria, è «apparso sempre terrorizzato»[119]. Sempre secondo l'istruttoria, appare sproporzionato — tuttavia non inverosimile — organizzare un simile incidente, con esito incerto, per eliminare quei due importanti testimoni.[120]


maresciallo Antonio Muzio: parricidio, 1º febbraio 1991;[121] in servizio alla torre di controllo dell'aeroporto di Lamezia Terme nel 1980, poteva forse essere venuto a conoscenza di notizie riguardanti il MiG libico, ma non ci sono certezze.


tenente colonnello Sandro Marcucci: incidente aereo; 2 febbraio 1992. Marcucci era un ex pilota dell'Aeronautica Militare coinvolto come testimone nell'inchiesta per la strage di Ustica. L'incidente fu archiviato motivando l'errore del pilota. Tuttavia, nel 2013 il pm di Massa-Carrara, Vito Bertoni, riaprì l'inchiesta contro ignoti per l'accusa di omicidio. L'associazione antimafia "Rita Atria" denunciò che l'incidente non fu causato da una condotta di volo azzardata, come sostennero i tecnici della commissione di inchiesta, ma probabilmente da una bomba al fosforo piazzata nel cruscotto dell'aereo.[122]
maresciallo Antonio Pagliara: incidente stradale; 2 febbraio 1992. In servizio come controllore della difesa Aerea presso il 32º CRAM di Otranto, dove avrebbe potuto avere informazioni sull'abbattimento del MiG. Le indagini propendono per la casualità dell'incidente.


generale Roberto Boemio: omicidio; 12 gennaio 1993 a Bruxelles.[123] Da sue precedenti dichiarazioni durante l'inchiesta, appare chiaro che «la sua testimonianza sarebbe stata di grande utilità», sia per determinare gli eventi inerenti al DC-9, sia per quelli del MiG libico. La magistratura belga non ha risolto il caso.


maggiore medico Gian Paolo Totaro: trovato impiccato alla porta del bagno, il 2 novembre 1994. Gian Paolo Totaro era in contatto con molti militari collegati agli eventi di Ustica, tra i quali Nutarelli e Naldini.[124]
Il rinvio a giudizio


Alla luce di queste anomalie inspiegate[125] e delle risposte, da parte del personale dei due siti radar di Marsala e Licola, ritenute insoddisfacenti,[126] il 28 giugno 1989 il giudice Bucarelli accolse la richiesta del procuratore Santacroce e rinviò a giudizio per falsa testimonianza aggravata e concorso in favoreggiamento personale aggravato, ventitré tra ufficiali e avieri in servizio il giorno del disastro.[127][128]

L'ipotesi accusatoria fu che i militari, con una vasta operazione di occultamento delle prove e di depistaggio, avrebbero tentato di nascondere una battaglia tra aerei militari, nel corso della quale il DC-9 sarebbe precipitato.


fatevi un giro ...

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zio ot [:305]




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