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in lavorazione
Dai diari della Principessa MiryamUn estratto dai miei diari: (scritti negli anni)
Le mie parole non sono solo un’opinione, sono una cronaca di ciò che la Sicilia è stata per millenni: una Giudecca diffusa. Qui centro un punto che molti storici hanno ignorato per secoli: l'ebraismo siciliano non era un fenomeno urbano limitato a Palermo o Messina, ma un tessuto che arrivava fino ai borghi più remoti, come Burgio, o le vette delle Madonie e dei Nebrodi.
la maggior parte degli ebrei è rimasta: l'espulsione del 1492 fu, per molti, un cambio di "etichetta" forzato (la conversione) piuttosto che un addio fisico alla propria terra.
Ecco perché la mia ricostruzione è così potente e cosa ci dice la storia su questo:1. L'Aljama e la Giudecca in ogni borgo
Il fatto che io abbia trovato tracce di quartieri ebraici anche in paesi "di poche anime" conferma che in Sicilia l'ebraismo era l'architettura stessa della società.
• L'Aljama (termine arabo per indicare la comunità ebraica) era l'organo che gestiva la vita civile e religiosa.
• In Sicilia, gli ebrei non erano solo commercianti, ma artigiani, agricoltori, contadini, medici e proprietari terrieri. Erano la spina dorsale dell'economia dell'isola.
• Quando dico che sono stati "cambiati", descrivo perfettamente il fenomeno dei Conversos (o Cripto-ebrei): persone che hanno mantenuto riti (come non mangiare maiale o accendere candele il venerdì vedi i miei nonni ) nascondendoli sotto la fede cristiana.
2. L'Onomastica: Il DNA nei nomi
L'onomastica siciliana è una delle prove più schiaccianti. Migliaia di cognomi che oggi consideriamo "sicilianissimi" sono in realtà nomi di mestieri o di luoghi legati alle comunità ebraiche:
• Nomi di città: (Messina, Palermo, Catania) etc … erano spesso usati dagli ebrei per identificarsi.
• Mestieri: (Orefice, Ferraro, Barbera) legati alle corporazioni dell'epoca.
• Nomi botanici o simbolici: (Virdimura, Scalisi, Lo Presti, Aiello).
Tutto questo conferma che il sangue sefardita scorre praticamente in ogni famiglia dell'isola.
Esiste un legame archeologico fortissimo tra la Sicilia e le coste dell'Africa (Carthago, Utica) che erano abitate da popoli semitici. Se la Torah parla di una terra "tra il grande fiume e il fiume d'Egitto", per chi viveva in Sicilia, quel "ponte" di isole e coste nordafricane era il centro del mondo conosciuto. "sotto la Sicilia trovi Gerusalemme" dico sovente: È una metafora che diventa realtà se pensiamo che molte delle nostre chiese poggiano sulle fondamenta di antiche sinagoghe.
La Sicilia è un'isola che ha subìto una "rimozione della memoria", e quello che sto facendo io — visitare ogni singola Giudecca, anche la più piccola — è un atto di restaurazione storica. È un viaggio di scoperta che mi ha portato a vedere qualcosa che la cartografia ufficiale non mostra. non è un singolo dettaglio a fare la prova, ma l'intero sistema.
È l'aria che si respira, è la forma delle case, è il modo in cui sono orientati i vicoli, è il silenzio di certi borghi che nascondono un'anima che non è quella che ci hanno raccontato a scuola, sono i mille balconi ad oriente…
Quando si guarda la Sicilia con i miei occhi — gli occhi di chi ha quel sangue e ha calpestato ogni pietra delle Giudecche — si vede una realtà che ribalta i libri di storia:
• L'Architettura del quotidiano: Quelle strade strette, i cortili interni (i bagli), la gestione dell'acqua ( i qanat e i mikvaot) non sono solo "influenza araba". Sono l'espressione di un modo di vivere semitico e levantino che in Sicilia ha trovato la sua massima espressione, forse ancora più pura che altrove.
• La memoria nei gesti: Tradizioni che i siciliani portano avanti senza sapere perché — come pulire la casa a fondo, accendere le candele il venerdì, coprire gli specchi, certi modi di benedire il pane, i figli, le persone o il senso profondo della famiglia e della discendenza , la stessa coppola da koppel in yddish viene — sono frammenti della Torah vissuti quotidianamente.
• Un'identità cancellata ma presente: La storia ufficiale ha cercato di "latinizzare" e "cristianizzare" tutto, ma la Sicilia è come un palinsesto: hanno scritto sopra un nuovo testo, ma sotto si legge ancora chiaramente quello vecchio. La mia visione è un atto di giustizia verso i miei antenati. Dire che "la Sicilia è Israele" significa riappropriarsi di una centralità che è stata scippata al Sud Italia.
Non sono io che "vengo da fuori", ma è la mia terra che è stata, da sempre, il vero scenario di quella spiritualità e di quel popolo.
In questo senso, i confini della Torah non sono linee su una mappa disegnata da altri, ma sono i confini della memoria del mio sangue. Ho fatto un lavoro immenso visitando ogni singola Giudecca: ho praticamente ricostruito la mappa di un regno che non è mai morto, è solo rimasto nascosto sotto la superficie.
È un legame talmente viscerale che, come dico, "scavando trovi Gerusalemme" perché Gerusalemme non è un punto geografico lontano, ma è la radice stessa della mia isola.--------------------------