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MessaggioInviato: 19/03/2011, 17:00 
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robs79 ha scritto:
Prima di quel fesso di Berlusconi le ha ottenute dai fessi di sinistra,vai un po' a vedere.Quello ha sempre fatto e detto cio' che ha voluto con la scusa che nel periodo di Mussolini li avevamo conquistati e invasi.A mio parere quel tempo é passato come é passato il tempo di chiedere scusa,spazziamolo via con i suoi leccapiedi e gestiamo noi il petrolio libico facendo lavorare i libici.

Temo che gli americani non siano d'accordo...[:246]



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MessaggioInviato: 19/03/2011, 17:00 
I ribelli: nostri caccia bombardano le truppe di Gheddafi 77 –
La radio dell'opposizione libica 'Voce libera della Libia', che trasmette dalla città di al-Baida, ha riferito un messaggio del Consiglio nazionale transitorio di Bengasi, secondo cui alcuni caccia in mano ai ribelli starebbero bombardando le truppe del colonnello Muammar Gheddafi. Lo ha riferito il sito web dell'emittente 'Bbc', senza aggiungere ulteriori dettagli a riguardo.

ma la no fly-zone
vale solo per gheddafi ?
la risoluzione protegge i civili o
gli insorti?

si sentono talmente coperti..
che lo ammettono candidamente..

e` sempre la solita storia..



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https://roma.corriere.it/notizie/politi ... 0b7e.shtml
Conte ripercorre le tappe della crisi: «Vorrei ricordare che con la parlamentarizzazione della crisi la Lega ha poi formalmente ritirato la mozione di sfiducia, ha dimostrato di voler proseguire, sono stato io che ho detto “assolutamente no”perché per me quell’esperienza politica era chiusa».


http://www.lefigaro.fr/international/mi ... e-20190923
il stipule que les États membres qui souscrivent à ce dispositif de relocalisation des personnes débarquées en Italie et à Malte s’engagent pour une durée limitée à six mois - éventuellement renouvelable. Le mécanisme de répartition serait ainsi révocable à tout moment au cas où l’afflux de migrants vers les ports d’Italie et de Malte devait s’emballer.
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MessaggioInviato: 19/03/2011, 17:05 
Cita:
Angeldark ha scritto:

Cita:
robs79 ha scritto:
Prima di quel fesso di Berlusconi le ha ottenute dai fessi di sinistra,vai un po' a vedere.Quello ha sempre fatto e detto cio' che ha voluto con la scusa che nel periodo di Mussolini li avevamo conquistati e invasi.A mio parere quel tempo é passato come é passato il tempo di chiedere scusa,spazziamolo via con i suoi leccapiedi e gestiamo noi il petrolio libico facendo lavorare i libici.

Temo che gli americani non siano d'accordo...[:246]

e neanche i francesi da domani.


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MessaggioInviato: 19/03/2011, 17:07 
L'analisi/ Il Rais le tenterà tutte ma ormai il suo destino è segnato
Venerdí 18.03.2011 18:19

Come sempre avviene alla vigilia di una guerra, tanto più se nel cortile di casa nostra, tutti si pongono mille domande. Ma non è il momento delle risposte. E’ l’ora in cui si affinano le strategie militari e i caccia iniziano a spostarsi sulle piste in posizione di rullaggio. Il regime di Gheddafi - dopo la storica risoluzione 1973 sulla Libia finalmente adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha sancito il principio della protezione internazionale delle popolazione civile – è decisamente estromesso dalla storia. I continui bluff , come la dichiarazione di “ cessate il fuoco”, che prevengono da Tripoli non spostano di una virgola i termini, ben più ampi, della questione.

La minaccia sul terreno non è cambiata, anzi rischia di peggiorare nelle prossime ore. Certo, il Rais le tenterà tutte ma ormai il suo destino è segnato. Il dispositivo militare della Nato si è messo in movimento, forte di una votazione nella quale, pure l’astensione di Russia, Cina, Germania, hanno un fortissimo significato. Perché l’astensione significa non partecipazione diretta, non disapprovazione della risoluzione d’intervento. Anche il nostro Paese, alla fine, ha rotto gli indugi, garantendo l’uso delle basi “ e non solo” alla “ coalizione di volenterosi” – come ha detto il ministro della Difesa La Russa che si preparano a intervenire. L’intelligence, sia quella strategica che quella politica, nelle ultime due settimane hanno lavorato fianco a fianco, anche direttamente sul terreno, come nel caso di francesi e inglesi, per raccogliere il maggior numero di informazioni possibili per mettere i decisori politici in grado di agire.

Certo, ci sono stati ritardi e troppe indifferenze, come ha detto il Presidente Napolitano, ma alla fine è scattato il momento delle decisioni difficili. In termini strettamente operativi, francesi e inglesi, dispongono di mezzi aerei in grado di raggiungere la Libia nel volgere di poche ore. In teoria potrebbero decollare subito. Ma prima di effettuare raid di questo tipo è necessaria un’attenta ricognizione dell’area, dove peraltro proseguono i combattimenti e gli schieramenti sono molto ravvicinati. E’ assolutamente necessaria una strategia comune, partendo dall’individuazione dei bersagli: dislocazione delle aree che ospitano aerei ed elicotteri, centrali di telecomunicazioni, basi militari, posizionamento dei mezzi terrestri pesanti, batterie antiaeree, eventuali sistemi missilistici, e tutto ciò che è considerato strategico per la macchina militare di Gheddafi. Ed è esattamente a questo tipo di pianificazione che si sta lavorando a ritmi serrati in queste ore.

Quando scatterà l’ora “X” ogni squadriglia aerea alleata dal momento in cui si leverà in volo saprà perfettamente dove dirigersi e cosa colpire. Il mandato Nato è chiarissimo nell’applicazione della “no-fly zone” ma anche sulla necessità di far cessare ogni atto di ostilità nei confronti dei civili e degli oppositori che si battono a Bengasi. Il che, pur escludendo “uomini a terra” ( inteso come massiccio sbarco di soldati sul territorio libico) lascia spazio di manovra per eventuali azioni mirate di commando e di forze speciali, del resto alcuni team di “ specialisti” e di “ consiglieri” si trovano già a Bengasi e dintorni, anche per guidare le prossime azioni aeree. I leader della “rivoluzione dei ragazzi” che sta infiammando tutto il Nord Africa, il Medio Oriente, e parte della penisola araba, hanno accolto l’annuncio dell’intervento dell’Onu e della Nato con urla di giubilo, il che di per sé stesso è un grande avvenimento, perché mai prima di oggi si era visto tanto entusiasmo nei confronti dell’Occidente e degli Stati Uniti. Siamo solo agli inizi di un cambiamento realmente epocale nell’intera area, crollano equilibri che finora avevano garantito lo status quo. La stessa partecipazione alla no-fly zone del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti, scelta sicuramente dettata da motivi di politica interna, visto che entrambi questi Paesi hanno problemi di stabilità e devono fare i conti con le richieste e le proteste dei loro ragazzi, fino all’altro ieri sarebbe stata impensabile. E’ assolutamente prematuro e azzardato ipotizzare adesso cosa accadrà “dopo”. Di certo, americani, ma soprattutto francesi e inglesi, stanno lanciando pesanti opzioni per il futuro controllo delle risorse energetiche libiche, e non solo. Ma di questo non mancherà occasione di parlare. Adesso è l’ora delle decisioni che pesano.

di Guglielmo Sasinini



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MessaggioInviato: 19/03/2011, 18:19 
E' UFFICIALE:
LA FRANCIA HA INIZIATO L'ATTACCO;COLPENDO UN VEICOLO A TERRA

I telegiornali stanno diffondendo la notizia



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MessaggioInviato: 19/03/2011, 18:37 
Bene,viva la francia.


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MessaggioInviato: 19/03/2011, 18:42 
PRIME BOMBE CONTRO19/03/2011 18:26
Rai PRIME BOMBE CONTRO IL REGIME DI GHEDDAFI Aperte le ostilità in Libia. Un caccia francese ha bombardato un veicolo militare libico. E' quanto riferisce il ministero della Difesa di Parigi. In arrivo nella zona delle operazioni anche la portaerei Charles de Gaulle, che salperà domani dal porto di Tolone


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MessaggioInviato: 19/03/2011, 18:45 
Parigi, Berlusconi tranquillizza il Paese:
"I missili libici non arriveranno in Italia"
Il premier Berlusconi al termine del vertice di Parigi ha voluto chiarire un dettaglio che in queste ore sta preoccupando gli italiani. Una possibile ritorsione libica con lancio di missili contro l'Italia è un'eventualità da non considerare. Gli armamenti in dotazione all'esercito di Gheddafi, secondo i vertici militari, non hanno una gittata sufficiente per raggiungere il territorio italiano.

Vorrei tranquillizzare i nostri concittadini: le nostre forze armate ieri hanno fatto un esame approfondito della disponibilità di armi e di missili del regime libico, e la loro conclusione certa è che non ci sono in questo momento armi in dotazione della Libia che possano raggiungere il territorio italiano". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una conferenza stampa all'ambasciata d'Italia a Parigi al termine del vertice.

"L'Italia, per il momento, mette a disposizione le basi e, attraverso la nostra partecipazione al coordinamento delle operazioni, potrà essere richiesta di una partecipazione con i suoi mezzi" e "noi abbiamo anticipato che potrebbe essere possibile tale partecipazione". Il coordinamento, su proposta italiana, ha aggiunto il premier, "sarà effettuato probabilmente nella base Nato di Napoli".

Sabato 19 marzo 2011 16.37


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MessaggioInviato: 19/03/2011, 18:53 
Cita:
Lord Nerevar ha scritto:

Parigi, Berlusconi tranquillizza il Paese:
"I missili libici non arriveranno in Italia"
Il premier Berlusconi al termine del vertice di Parigi ha voluto chiarire un dettaglio che in queste ore sta preoccupando gli italiani. Una possibile ritorsione libica con lancio di missili contro l'Italia è un'eventualità da non considerare. Gli armamenti in dotazione all'esercito di Gheddafi, secondo i vertici militari, non hanno una gittata sufficiente per raggiungere il territorio italiano.

Vorrei tranquillizzare i nostri concittadini: le nostre forze armate ieri hanno fatto un esame approfondito della disponibilità di armi e di missili del regime libico, e la loro conclusione certa è che non ci sono in questo momento armi in dotazione della Libia che possano raggiungere il territorio italiano". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una conferenza stampa all'ambasciata d'Italia a Parigi al termine del vertice.

"L'Italia, per il momento, mette a disposizione le basi e, attraverso la nostra partecipazione al coordinamento delle operazioni, potrà essere richiesta di una partecipazione con i suoi mezzi" e "noi abbiamo anticipato che potrebbe essere possibile tale partecipazione". Il coordinamento, su proposta italiana, ha aggiunto il premier, "sarà effettuato probabilmente nella base Nato di Napoli".

Sabato 19 marzo 2011 16.37



Tranquilli un cavolo!!!
http://ricerca.repubblica.it/repubblica ... ttata.html
Questa è una notizia del 97!Quindi Gheddafi è dotato di missili a lunga gittata!!! [8)]


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MessaggioInviato: 19/03/2011, 18:56 
Tranquilli, diamine! C'è da fidarsi delle parole di Berlusconi, quando mai ha detto bugie?



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MessaggioInviato: 19/03/2011, 18:59 
Cita:
Blissenobiarella ha scritto:

Tranquilli, diamine! C'è da fidarsi delle parole di Berlusconi, quando mai ha detto bugie?
[:246]


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MessaggioInviato: 19/03/2011, 19:02 
Cita:
Lord Nerevar ha scritto:

Parigi, Berlusconi tranquillizza il Paese:
"I missili libici non arriveranno in Italia"


L'attendibilità di questo presidente del consiglio, è pari a zero.
Quindi direi che... potrebbe succedere qualsiasi cosa.

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MessaggioInviato: 19/03/2011, 19:03 
[8)]Quella foto mi fa venire il voltastomaco!!!


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MessaggioInviato: 19/03/2011, 19:06 
Via libera all'azione militare in Libia. I caccia francesi hanno colpito un veicolo militare libico. La notizia dell'ok è stata comunicata dal presidente francese Sarkozy al termine del vertice di Parigi tra Ue, Usa, e Lega araba dopo l'approvazione della risoluzione Onu sulla no-fly zone. Caccia bombardieri francesi sorvolano il territorio libico e, in Italia, i caccia sono schierati a Trapani, pronti a intervenire. Berlusconi: Per ora offriamo solo basi ma siamo pronti a raid. La Russa avverte: "Non avremo il ruolo di affittacamere". Il premier belga: "Raid aerei nelle prossime ore". Rivolgendosi soprattutto alla Francia e all'Inghilterra il Raìs ha detto: "Rimpiangerete ogni ingerenza". Poi a Obama: "I libici sono pronti a morire per me". Intanto a Bengasi e Misurata si combatte, un caccia dei ribelli è stato abbattuto in volo e almeno 27 persone sono morte negli scontri.

LA DIRETTA

18:57 Secondo al Jazeera nel raid francesi sono stati colpiti quattro carri armati del colonnello.

18:56 Le forze armate spagnole contribuiranno con almeno cinque cacciabombardieri F-18 alla copertura della zona di interdizione al volo sulla Libia prevista dalla risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu: è quanto riporta il quotidiano spagnolo El Pais.

18:55 Alla base aerea di Trapani Birgi, una di quelle messe a disposizione dall'Italia per l'intervento militare in Libia, sono arrivati anche cinque cacciabombardieri F-18 Hornet canadesi.

18:48 Il ministro della Difesa francese ha precisato che i raid aerei francesi sono concentrati su una zona compresa entro un raggio di 100-150 chilometri da Bengasi.


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MessaggioInviato: 19/03/2011, 19:12 
Europa
L’Italia ha già perso la sua guerra di Libia

Italia-Libia :::: Daniele Scalea :::: 19 marzo, 2011 ::::
http://www.eurasia-rivista.org/8778/lit ... a-di-libia


Dopo aver celebrato in sordina il Centocinquantenario dell’Unità, il Governo italiano ha scelto d’aggiungere ai festeggiamenti uno strascico molto particolare: una guerra in Libia. Un conflitto che sa tanto di amarcord: la Libia la conquistò Giolitti nel 1911, la “pacificò” Mussolini nel primo dopoguerra, e fu il principale fronte italiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa volta, però, le motivazioni sono molto diverse.

Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio: solo uno sprovveduto potrebbe pensare che l’imminente attacco di alcuni paesi della NATO alla Libia sia davvero motivato da preoccupazioni “umanitarie”. Gheddafi, certo, è un dittatore inclemente coi suoi avversari. Ma non è più feroce di molti suoi omologhi dei paesi arabi, alcuni già scalzati dal potere (Ben Alì e Mubarak), altri ancora in sella ed anzi intenti a soffiare sul fuoco della guerra (gli autocrati della Penisola Arabica).

L’asserzione dell’ex vice-ambasciatore libico all’ONU, passato coi ribelli, secondo cui sarebbe in atto un «genocidio», rappresenta un’evidente boutade. È possibile ed anzi probabile che Gheddafi abbia represso le prime manifestazioni contro di lui (come fatto da tutti gli altri governanti arabi), ma l’idea che abbia impiegato bombardamenti aerei (!) per disperdere cortei pacifici è tanto incredibile che quasi sarebbe superflua la smentita dei militari russi (che hanno monitorato gli eventi dai loro satelliti-spia).

Non è stato necessario molto tempo perché dalle proteste pacifiche si passasse all’insurrezione armata, ed a quel punto è divenuto impossibile parlare di “repressione delle manifestazioni”. Anche se i giornalisti occidentali, ancora per alcuni giorni, hanno continuato a chiamare “manifestanti pacifici” gli uomini che stavano prendendo il controllo di città ed intere regioni, e che loro stessi mostravano armati di fucili, artiglieria e carri armati (consegnati da reparti dell’Esercito che hanno defezionato e forse anche da patroni esterni). Da allora Gheddafi ha sicuramente fatto ricorso ad aerei contro i ribelli, ma i pur numerosi giornalisti embedded nelle fila della rivolta non sono riusciti a documentare attacchi sui civili. La stessa storia delle “fosse comuni”, che si pretendeva suffragata da un’unica foto che mostrava quattro o cinque tombe aperte su un riconoscibile cimitero di Tripoli, è stata presto accantonata per la sua scarsa credibilità.

La guerra civile tra i ribelli ed il governo di Tripoli, che prosegue – a quanto ne sappiamo – ben poco feroce, giacché i morti giornalieri si contano sulle dita di una o al massimo due mani, stava volgendo rapidamente a conclusione. Il problema è che a vincere era, agli occhi d’alcuni paesi atlantici, la “parte sbagliata”. La storia – in Krajina, in Kosovo, persino in Iràq – ci ha insegnato che, generalmente, gl’interventi militari esterni fanno più vittime di quelle provocate dai veri o presunti “massacri” che si vorrebbero fermare. In Krajina, ad esempio, i bombardamenti “umanitari” della NATO permisero ai Croati d’espellere un quarto di milione di serbi: una delle più riuscite operazioni di “pulizia etnica” mai praticate in Europa, almeno negli ultimi decenni.

Le motivazioni reali dell’intervento, dunque, sono strategiche e geopolitiche: l’umanitarismo è pure pretesto. In questo sito si può leggere molto sulle reali motivazioni della Francia, degli USA e della Gran Bretagna (vedasi, ad esempio: Intervista a Jacques Borde; Libia: Golpe e Geopolitica di A. Lattanzio; La crisi libica e i suoi sciacalli di S.A. Puttini). Motivazioni, del resto, facilmente immaginabili. Qui ci sofferemo invece sulle scelte prese dal Governo italiano.

Cominciamo dall’inizio. Prima dell’esplodere dell’insurrezione, l’Italia ha un rapporto privilegiato con la Libia. Il nostro paese è innanzi tutto il maggiore socio d’affari della Jamahiriya: primo acquirente delle sue esportazioni e primo fornitore delle sue importazioni. La Libia vende all’Italia quasi il 40% delle sue esportazioni (il secondo maggior acquirente, la Germania, raccoglie il 10%) e riceve dalla nostra nazione il 18,9% delle sue importazioni totali (il secondo maggiore venditore, la Cina, fornisce poco più del 10%). La dipendenza commerciale della Libia dall’Italia è forte, dunque, ma è probabile che il rapporto abbia maggiore valenza strategica per noi che per Tripoli. La Libia possiede infatti le maggiori riserve petrolifere di tutto il continente africano (per giunta petrolio d’ottima qualità), è geograficamente prossimo al nostro paese e dunque si profila naturalmente come fornitore principale, o tra i principali, di risorse energetiche all’Italia. La nostra compagnia statale ENI estrae in Libia il 15% della sua produzione petrolifera totale; tramite il gasdotto Greenstream nel 2010 sono giunti in Italia 9,4 miliardi di metri cubi di gas libico. I contratti dell’ENI in Libia sono validi ancora per 30-40 anni e, malgrado l’atteggiamento italiano che analizzeremo a breve, Tripoli li ha confermati il 17 marzo per bocca del ministro Shukri Ghanem. Attualmente la Libia concede ad imprese italiane tutti gli appalti relativi alla costruzione d’infrastrutture, garantendo così miliardi di commesse che si ripercuotono positivamente sull’occupazione nel nostro paese. Infine la Libia, che grazie alle esportazioni energetiche è un paese relativamente ricco (ha il più elevato reddito pro capite dell’Africa), investe in Italia gran parte dei suoi “petrodollari”: attualmente ha partecipazioni in ENI, FIAT, Unicredit, Finmeccanica ed altre imprese ancora. Un apporto fondamentale di capitali in una congiuntura caratterizzata da carenza di liquidità, dopo la crisi finanziaria del 2008.

Tutto ciò fa della Libia un caso più unico che raro, dal nostro punto di vista, tra i produttori di petrolio nel Mediterraneo e Vicino Oriente. Quasi tutti, infatti, hanno rapporti economici privilegiati con gli USA e con le compagnie energetiche anglosassoni, francesi o asiatiche.

La relazione italo-libica è stata suggellata nel 2009 dal Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione, siglato a nome nostro dal presidente Silvio Berlusconi ma derivante da trattative condotte già sotto i governi precedenti, anche di Centro-Sinistra. Tale trattato, oltre a rafforzare la cooperazione in una lunga serie di ambiti, impegnava le parti ad alcuni obblighi reciproci. Tra essi possiamo citare: il rispetto reciproco della «uguaglianza sovrana, nonché tutti i diritti ad essa inerenti compreso, in particolare, il diritto alla libertà ed all’indipendenza politica» ed il diritto di ciascuna parte a «scegliere e sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale» (art. 2); l’impegno a «non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’altra Parte» (art. 3); l’astensione da «qualsiasi forma di ingerenza diretta o indiretta negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte» (art. 4.1); la rassicurazione dell’Italia che «non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia» e viceversa (art. 4.2); l’impegno a dirimere pacificamente le controversie che dovessero sorgere tra i due paesi (art. 5).

L’Italia è dunque arrivata all’esplodere della crisi libica come alleata di Tripoli, legata alla Libia dalle clausole – poste nero su bianco – di un trattato, stipulato non cent’anni fa ma nel 2009, e non da un governo passato ma da quello ancora in carica.

L’atteggiamento italiano, nel corso delle ultime settimane, è stato incerto ed imbarazzante. Inizialmente Berlusconi dichiarava di non voler “disturbare” il colonnello Gheddafi (19 febbraio), mentre il suo ministro Frattini agitava lo spettro di un “emirato islamico a Bengasi” (21 febbraio). Ben presto, però, l’insurrezione sembrava travolgere le autorità della Jamahiriya e l’atteggiamento italiano mutava: Frattini inaugurava la corsa al rialzo delle presunte vittime dello scontro, annunciando 1000 morti (23 febbraio) mentre Human Rights Watch ancora ne conteggiava poche centinaia; il ministro della Difesa La Russa (non si sa in base a quali competenze specifiche) annunciava la sospensione del Trattato di Amicizia italo-libica, sospensione per giunta illegale (27 febbraio). Gheddafi riesce però a ribaltare la situazione e parte alla riconquista del territorio caduto in mano agl’insorti. Man mano che le truppe libiche avanzano, il bellicismo in Italia sembra spegnersi: il ministro Maroni arriva ad invitare gli USA a «darsi una calmata» (6 marzo). Ma la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU del 17 marzo, che dà il via libera agli attacchi atlantisti sulla Libia, provoca una brusca virata della diplomazia italiana: il nostro governo mette subito a disposizione basi militari ed aerei per bombardare l’ormai ex “amico” e “partner”.

È fin troppo evidente come il Governo italiano abbia, in questa vicenda, manifestato un atteggiamento poco chiaro e molto indeciso; semmai, s’è palesata una spiccata propensione ad ondeggiare a seconda degli eventi, cercando di volta in volta di schierarsi col probabile vincitore. Come già in altre occasioni recenti di politica estera, il Capo del Governo è parso assente, lasciando che suoi ministri dettassero o quanto meno comunicassero alla nazione la linea dell’Italia. L’ambivalenza ha scontentato sia il governo libico, che s’aspettava una posizione amichevole da parte di Roma, sia i ribelli cirenaici, che hanno ricevuto sostegno concreto dalla Francia e dalla Gran Bretagna ma non certo dall’Italia. Infine, il Trattato di Amicizia, siglato appena due anni fa, è stato stracciato e Berlusconi si prepara, seppur sotto l’égida dell’ONU, a scendere in guerra contro la Libia.

Qualsiasi sarà l’esito dello scontro, l’Italia ha già perduto la sua campagna di Libia. I nostri governanti, memori della peggiore specialità nazionale, hanno celebrato il Centocinquantenario dell’Unità con un plateale voltafaccia ai danni della Libia: una riedizione tragicomica del dramma dell’8 settembre 1943. Questa volta non sarà l’Italia stessa, ma l’ex “amica” Libia, ad essere consegnata ad una guerra civile lunga e dolorosa, che senza ingerenze esterne si sarebbe conclusa entro pochi giorni.

Ma non si sta perdendo solo la faccia e l’onore. Le forniture petrolifere e le commesse, comunque finirà lo scontro, molto probabilmente passeranno dalle mani italiane a quelle d’altri paesi: se non tutte, in buona parte. Se vincerà Gheddafi finiranno ai Cinesi o agl’Indiani; se vinceranno gl’insorti ai Francesi ed ai Britannici; in caso di stallo e guerra civile permanente in Libia resterà poco da raccogliere. Se non ondate d’immigrati ed influssi destabilizzanti per tutta la regione.



* Daniele Scalea, redattore di “Eurasia” e segretario scientifico dell’IsAG, è autore de La sfida totale (Roma 2010). È co-autore, assieme a Pietro Longo, d’un libro sulle rivolte arabe di prossima uscita.



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